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Full text of "Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da S. Pietro sino ai nostri giorni. Compilazione di Gaetano Moroni romano"

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C  J 7<zé 


DIZIONARIO 

DI  ERUDIZIONE 

STORICO-ECCLESIASTICA 

DA  S.  PIETRO  SINO  AI  NOSTRI  GIORNI 

SPECIALMENTE     INTORNO 

AI  PRINCIPALI  SANTI,  BEATI,  MARTIRI,  PADRI,  AI  SOMMI  PONTEFICI,  CARDINALI 
E  Più'  CELEBRI  SCRITTORI  ECCLESIASTICI,  AI  VARII  GRADI  DELLA  GERARCHI  V 
DELLA  CHIESA  CATTOLICA  ,  ALLE  CITTA  PATRIARCALI  ,  ARCIVESCOVILI  E 
VESCOVILI,  AGLI  SCISMI,  ALLE  ERESIE,  AI  CONCILII,  ALLE  FESTE  PIÙ  SOLENNI, 
AI  RITI,  ALLE  CERIMONIE  SACRE,  ALLE  CAPPELLE  TAPALI  ,  CARDINALIZIE  E 
PRELATIZIE,  AGLI  ORDINI  RELIGIOSI,  MILITARI,  EQUESTRI  ED  OSPITALIERI,  NON 
(UE    ALLA    CORTE    E    CURIA    ROMANA    ED    ALLA    FAMIGLIA      PONTIFICIA,    EC.     EC.    EC. 

COMPILAZIONE 

DEL  CAVALIERE  GAETANO  MORONI  ROMANO 

SECONDO  AIUTANTE  DI  CAMERA 

DI   SUA   SANTITÀ   PIO   IX. 


U)L  L. 


t  \     V  E  \  E  /  l  \ 

l»  A  L  L  A      T  I  P  O  GRAFI  A      B  NILI  A  N   I 
M  l)  CC  i  LI. 


DIZIONARIO 


DI  ERUDIZIONE 


STORICO-ECCLESIASTIC  \ 


O 


OSP 


0. 


'SP1ZI  DI  ROMA.  Ho  accennato 
a  Ospizio  come  V  alma  città  si  distinse 
nell' esercizio  dell' ospitalità  ,  e  divenne 
porto  e  asilo  di  tutte  le  genti,  avendo 
1'  impero  di  Roma  pagana  preparato  e 
appianato  la  strada  a  quello  di  Roma 
cristiana,  che  la  provvidenza  costituì  cen- 
tro del  cristianesimo.  Pertanto,  accioc- 
ché mai  ninno  potesse  dirsi  forestiere  in 
questa  città,  patria  comune  e  rifugio  di 
tutta  la  cristianità,  fino  dai  tempi  i  più 
remoti  furono  istituite  le  scuole  de' gì  e- 
ci,  de'  franchi,  de' sassoni,  de'  germani, 
degP  inglesi,  de'  longobardi,  degli  orien- 
tali e  de'  pellegrini  di  tutte  le  altre  na- 
zioni, come  riportai  ai  loro  articoli, per 
comodo  delle  quali  furono  aperte  chie- 
se, ospizi,  ospedali  e  cimiteri  ,  ed  eretti 
in  appresso  anche  numerosi  collegi,  on- 
de chiunque  entrava  nella  metropoli  del 
cattolicismo,  trovava  subito  il  suo  tem- 
pio nazionale,  che  poteva  frequentare  da 
sano,  l'annesso  ospedale  per  esservi  as- 
sistito da  infermo,  e  il  cimileno  pei  n- 
riposarvi  defunto.  Per  quelli  eretti  pres< 
so  la  basilica  di  s.  Pietro  ne  parlai  an« 


OSP 

che  a  Palazzo  Vaticano  e  Limivi,  dicen- 
do de'  motivi  che  determinarono  V  ere- 
zione di  tali  edilìzi  in  quel  luogo  che  pri- 
ma di  s.  Leone  IV  era  fuori  della  città. 
Tuttora  fioriscono  diversi   ospizi  nazio- 
nali indicati  a  Ospedali  di  Rom  \,  perchè 
alcuni  sono  chiamati  coi  nomi  di  ospizi 
e  ospedali,  come  quelli  di  s.  Antonio  pei 
portoghesi,  di  s.  Claudio  pei  borgognoni, 
di  s.  Luigi  pei  francesi,  di  s.  .Maria  di  1 
l'Anima  pei  teutonici,  di  S.  .Maria  inMou 
serrato  pei  nazionali  delle  conine  d'Ara- 
gona e  Castiglia ,  di  s.  Stanislao  pei  pò 
lacchi,  ec.  Attualmente  gli  ospizi  orien- 
tali in  Roma  sono  quelli  ili  s.  R  agio  pe- 
gli  armeni,  di  cui   parlo  a  Patriabca* 
to  armeno,   di  8.  Gregorio  I llumin a d  «I  i- 
de'monaci  di  s.  Antonio  di  Manie  I 
no  {F.\  de'  Weehitaristi  { I  '.),  deh' 
sima  (f^.),  di  s.  Maiia  in  Domnica  e  d 
i.  M  uria  in  Carinis  ile'  Mclchiù{l 
Maroniti  (/  '.),  de*  M,  &  :  co  dei 

Ruteni  (  /'.  ).  Trattai  a'  loro  articoli  de- 
gli ospizi  che  alcuni  ordini  e 
zioni  religiose    hanno  in  RoOM  ,    per  l<> 
più  ordinaria  residenza  de  procuratori 


4  o  s  P 

generali,  come  gli  ospizi  orientali  lo  so- 
no de'  procuratori  delle  loro  congrega- 
zioni monastiche.  Qui  appresso  dirò  dei 
pii  stabilimenti  romani  e  ospizi  di  s.  Mi- 
chele, de'  Convertendi,  di  s.  Galla,  di  s. 
Lucia  de' Ginnasi,  di  s.  Luigi,  di  s.  Ma- 
ria degli  Angeli,  con  Y  istituto  de'  sordo- 
muti, di  s.  Maria  Assunta,  detto  Tata 
Giovanni,  della  ss.  Trinità,  sui  quali 
scrissero  gli  autori  citati  a  Ospedali  di 
Roma.  A  Neofito  parlai  dell'  ospizio  pei 
catecumeni,  e  ad  Orfanotrofio  dell'ospi- 
zio di  s.  Maria  in  Aquiro,  e  di  altri  ai  lo- 
ro articoli.  Ad  Anni  Santi,  dissi  quali 
ospizi  si  aprono  pel  giubileo  universale  ; 
cosi  altra  e  mirabile  opera  di  operosis- 
sima carità  in  Roma  sono  gli  ospizi  fon- 
dati per  dar  ricovero  alla  miseria  e  alla 
sventura.  Quanto  alla  onorifica  carica 
di  Maestro  del  sacro  ospizio,  veggasi  ta- 
le articolo,  mentre  dell'  Ospizio  de  cen- 
to preti,  donato  da  Gregorio  XVI  al- 
l' ordine  gerosolimitano,  ne  trattai  nel 
voi.  XXIX,  p.  278  eseg.  in  un  alla  conti- 
gua chiesa,  ed  all'  ospedale  e  ospizio  di 
s.  Lucia  pei  sacerdoti  infermi.  V.  Pel- 
legrinaggio, ove  dico  pure  quanto  ri- 
guarda l'ospitalità,  ed  i  luoghi  di  pub- 
blico albergo  e  loro  origine. 

Ospizio  apostolico  di  s.  Michele  a  Ri- 
pa. Parthenotrophium  Michaelianum. 
Meraviglioso  monumento,  ed  una  delle 
più  insigni  opere  di  cristiana  pietà  che 
degnamente  risplendono  in  Roma,  il  qua- 
le in  ogni  tempo  richiamò  le  più  prov- 
vide cure  e  le  beneficenze  più  copiose 
dei  Papi.  Trovasi  nel  rione  Trastevere 
presso  la  ripa  maggiore  del  Tevere,  a- 
vendo  frammezzo  la  via  e  il  porto  dove 
si  fermano  le  barche  che  rimontano  il 
fiume,  e  chiamasi  Ripagrande,a  distin- 
zione dell'altro  luogo  dove  approdano  le 
navicelle  che  vengono  dall'alto  del  Te- 
vere, chiamato  Ripetla.  L'  ospizio  apo- 
stolico, posto  in  luogo  ridente  e  tran- 
quillo, si  forma  d'un  immenso  fabbri- 
cato o  unione  di  vasti  e  grandiosi  edi- 
fizi.  Deve  il  complesso  di  questa  gran- 


OSP 
d'opera  la  sua  orìgine,  dopo  Carlo  Tom- 
maso Odescalchi ,  a  Innocenzo  XII   che 
ne  fece  1'  erezione  colla  bolla  Ad  eser- 
citiuni  pietatisj  de'  20   maggio    i6g3, 
tanto  pei  poveri  invalidi  dell'  uno  e  del- 
l' altro  sesso,  quanto  pei  fanciulli   e  zi- 
telle povere  (le  quali  nel  1692  avea  po- 
ste nel  palazzo  Lateranense  ) ,  con  ave- 
re ad  esso  incorporato  ed  unito ,  con 
tutti  i  suoi  beni  e  privilegi,  1'  ospedale  e 
ospizio  Sistino  eretto  da  Sisto  V  a  Pon- 
te Sisto  pei  poveri  d' ambo  i  sessi,  secon- 
dando le  disposizioni  di  s.  Pio  V,  e  Gre- 
gorio XIII, onde  rimuovere  la  mendici- 
tà, tultoavendo  descritto  nel  voi.  XXIX, 
p.  278  eseg., narrando  come  il  locale  fu 
da  Gregorio  XVI  dato  ai  cavalieri  gero- 
solimitani. Inoltre  InnocenzoXII  unì  al- 
l'ospizio di  s.  Michele  la  casa  de'  putti 
detti  del  letterato,  fondata  dal  Ceruso,  e 
quella  nel  luogo  attuale  istituita  parimen- 
ti pei  fanciulli  da  Odescalchi,  aggregan- 
dole tutti  i  fondi  e  concessioni  che  ap- 
partenevano a  tali  due  case,  delle  qua- 
li darò  un  cenno  avanti  di    proseguire 
la  descrizione  dell'ospizio  di  s.  Michele. 
Giovanni  Leonardo  Ceruso  di  Carisi  del 
casale  di  Sanseverino  diocesi  di  Salerno, 
già  palafreniere  del  cardinal  de  Medici 
poi  granduca  di  Toscana  (il  p.  Ronan- 
ni  nel  Catalogo  degli  ordini, e  il  Cancel- 
lieri ne'  Possessi  Io  dicono  anche  scopa- 
tore segreto  di  Gregorio  XIII),  mosso  a 
compassione  de'  poveri  fanciulli  abban- 
donati, nel  pontificato  di  Gregorio  XIII 
e  circa  il  i58o  li  raccolse  in  alcune  pic- 
cole camere  a  pian  terreno  nella  via  dei 
Ranchi  nel  cortile  del  palazzo  Chigi.  Sic- 
come avea  un  poco  insegnato  la  gram- 
matica, soleva  dire  qualche  sentenza  la- 
tina, onde  gli  fu  dato  il  nome  di  lette- 
rato, che  si  trasfuse  poscia  ne'fanciulli  da 
lui  raccolti,  che  chiamavansi  letterati.  In- 
di passò  a  dimorare  a  strada  Giulia,  vi- 
cino alla  chiesa  dello  Spirito  Santo  dei 
napoletani,  e  si  trasferì  in  seguito  in  al- 
cune grotte  a  s.  Lorenzo  Pane-perna,  e 
finalmente  alla  radice  del  Monte  Pincio 


OSI' 

presso  la  Madonna  de'  Miracoli.  Questo 
uomo  caritatevole  faceva  scopare  le  stra- 
de dai  suoi  fanciulli,  e  cantare  laudi  spi- 
rituali, ricevendo  perciò  limosine  dai  bot- 
tegai ed  altri  benefattori.  Usava  una  ve- 
ste turchina  sino  a  mezze  gambe,  porta- 
va il  capo  nudo,  i  piedi  scalzi,  ed  al  col- 
lo una  grossa  corona;  anche  i  putti  ve- 
stirono di  turchino,  e  incedevano  perle 
strade  con  croce  di  legno  col  motto  Cha- 
ritas.  Egli  con  cassetta  in  mano  doman- 
dava limosina  dicendo  :  Deogratias,  Let- 
terato dimanda  limosina  pe'  suoi  putti. 
Per  la  sua  modestia  s.  Camillo  deLellis 
lo  chiamava  predicatore  mutolo,  e  s.  Fi- 
lippo Neri  l'ebbe  in  altissima  stima.  Ce- 
roso col  suo  compagno  Ottavio,  racco- 
gliendo le  povere  zitelle  disperse  per  la 
città,  contribuirono  alla  prima  origine 
del  Conservatorio  di  s.  Eufemia  (V.  ), 
come  pur  dissi  a  Cappuccine,  e  Deposi- 
teria  Urbana,  essendo  stati  aiutati  in  am- 
bedue le  istituzioni  dal  cardinal  Baro- 
nie Mori  Ceruso  li  i  3  febbraio  i  59  j  con 
gr;m  fama  di  santità,  e  fu  sepolto  avanti 
l'altare  maggiore  della  chiesa  dell' arci- 
confraternita  della  morte  :  il  p.  Marcello 
Mansio  descrisse  la  Vita  di  Gio.  Leonar- 
do Ceruso  detto  Letterato,  Roma  i834, 
nella  stamperia  dell'Ospizio  apostolico. 
Prese  cura  quindi  dell'istituto  il  ven.  car* 
dinal  Baronio  estimatore  del  defunto,  in- 
caricatone da  Clemente  Vili, e  ristabilì- 
rono  per  reggerlo  alcuni  deputali,  i  quali 
vedendo  i  putti  ammalarsi  nella  sud- 
detti casa,  comprarono  con  limosine  un 
sito  assai  grande  nel  palazzo  Baldinotti 
presso  s.  Silvestro  in  Capite,  nel  luogo 
detto  le  Convertile,  ove  li  trasferirono. 
Nel  1600  erano  circa  1  5o  fanciulli  che 
vi  si  mantenevano,  imparando  il  legge- 
re, lo  seri  vere,  la  dottrina  cristiana  e  le 
arti  meccaniche.  Pattando  a  dire  dell'i* 
stituzione  di  d.  Cailu  Tommaso  <Kle- 
scalchi  (di  cui  parlai  .1  Ooes<  in  hi  1  \- 
miglia),  comasco  e  parente  d1  Innocen- 
zu  \1,  Del  pontificato  <h  questo  istituì 
un  orfanotrofio  che  die*  Li  primaria  ori- 


OSI' 
gine  all'ospizio  di  s.  Michele.  Avendo  l'al- 
tro di  lui  parente  d.  Marc'Antonio  Ode- 
scalchi  fondato    1'  Ospìzio  di  s.    Galla, 
ivi  d.  Carlo  Tommaso  si  esercitava  nel- 
la carità,  ed  in  sua  morte  gli  successe  nel- 
la direzione  del  pio  ricetto  e  lo  condusse 
a  perfezione.  Siccome  vi  si  albergavano 
nella  notte  anche  i  fanciulli  fuggili  dai 
loro  genitori,  o  da  essi  abbandonati  ,  c- 
gli  non  credè   conveniente  che   stessero 
cogli  altri  mendici  ne'  medesimi  dormi- 
torti,  volle  separarli,  e  perciò  prese  ca«,a 
in  piazza  Margana,  cioè  nella  casa  gran- 
de dei  catecumeni,  parrocchia  dei  chie- 
rici regolari   della   Madre  di  Dio.  Indi 
nel  1  684. d'ordine  d'Innocenzo  XI.  i  fan- 
ciulli furono  per  la  direzione  consegnati 
agliscolopi,  che  vi  si  recarono  in  numero 
di  due  0  tre  sacerdoti,  con  altrettanti  fra- 
telli operai  e  due  secolari  serventi.    Da 
38  ch'erano,  ben  presto  giunsero  a  70 
i  poveri  orfanelli ,  ed  il  Papa  assegnò 
mensili  scudi    1  5o  dalla  elemosineria  e 
da  altri  pii  luoghi.  Nel  giorno  erano  man 
dati  alle  botteghe  della  città  per  istruii  > 
nelle  arti  meccaniche,  ma  essendo  pie 
giudicati   ne'  costumi ,  si  stimò   meglio 
trattenerli  in  casa  con  introdurvi  lavori 
grossi  e  di  lana,  e  questa  fu  la  prima  o- 
rigine  del  lanifìcio  di  s.  Michele,  come 
accennai  all'articoloL a\a.  Riuscendo  pie 
cola  la  casa,  col  divisamento  di   forma 
re  un  locale  dove  fossero  tutte  le  arti  e 
le  istruzioni   necessarie    ad    una  civile  e 
pia  educazione,  il  buon  prelato  d.  Car 
lo  Tommaso  nel   i(>8G  acquistò  un  Ino 
go  ben  vasto  presso  la  ripa  maggiore  de 
Tevere,  confinante  eollui  todei  riforma 
ti  francescani,  e  vi  fece  una  bella  febbri 
ca  con  cappella  dedicata  a  s  Michele,  no 
me  che  prese  l'ospizio,  con  officine  <  II  g 
necessari  anche  pei  lattificii.  A'  9 aprile 
1689  m  trasferì  gli  alunni  cogli  scolopt, 
01  Magnando  l'amministrazione  ipiritua 
le  ed  economica   del   pio  luogo  ad  uni 
congregazione  di  prelati  da  lui  nominai 
con  obbligo  di  render  conto   Mori  lo 
descalchi  .10  novembre,  dopo  essei  si  lui 


6  O  S  P 

to  impiegato  nella  santa  opera,  sino  a 
confondersi  coi  muratori  nel  fabbricare, 
servendo  agli  offici  più  abbietti  dell'in- 
fermeria e  della  cucina.  Legò  al  pio  luo- 
go una  vignn,  forse  quella  già  frequen- 
tata dagli  alunni, ed  un  lavatorea  s.  Gal- 
la, e  ne  lasciò  il  dominio  al  principe  d. 
Livio  Odescalchi  nipote  d'Innocenzo  XI, 
con  sostituzione  in  favore  del  Papa  se 
non  proseguiva  1' opera  cominciata,  e  la 
direzione  agli  scolopi. 

Innocenzo  XII  nel  magnanimo  inten- 
dimento di  effettuare  il  sublime  concet- 
to di  Sisto  V  per  estirpare  la  mendicità 
da  Roma  (benché  di  difficile  riuscita  per* 
esservi  un  perpetuo  flusso  e  riflusso  di 
tutte  le  nazioni,  le  quali,  come  patria  co- 
mune, divote,  penitenti  e  curiose  in  ogni 
tempo  la  visitano,  oltre  i  bisognosi  o 
speculatori  dei  circostanti  luoghi  che  vi 
accorrono,  e  il  vagabondaggio  numeroso, 
inevitabile  nelle  grandi  capitali),  tentato 
pure  da  Urbano  Vili  quando  riunì  i  po- 
veri al  Palazzo  Lateranense  (F^Xaii'iaài 
ancora  da  Innocenzo  X  che  rinchiusegli 
accattoni  de'  due  sessi  nel  medesimo  pa- 
lazzo apostolico  Lateranense  a  s.  Giovan- 
ni, e  aprì  altro  luogo  a  piazza  di  Pietra, 
ordinò  che  si  raccogliessero  tutti  i  poveri 
d'ogni  sesso  ed  eia  in  s.  Maria  in  Tras- 
tevere, indi  pubblicò  la  citata  bolla.  Pre- 
scrisse con  essa  che  si  unissero  tutti  i 
mendicanti,  poveri,  invalidi  incapaci  di 
lavoro;  gli  uomini,  le  fanciulle  nel  palaz- 
zo apostolico  Lateranense;  i  fanciulli  nel 
luogo  detto  s.  Michele  a  Ripagrande,  e 
provvide  ancora  che  i  poveri  coniugati 
non  mancassero  di  limosine  alle  loro  ca- 
se. Egli  chiamò  questo  istituto  generale, 
diretto  a  estirpare  la  mendicità  oziosa  e 
vagante  :  Ospizio  apostolico  de  poderi  in- 
validi. Per  le  tre  nominate  famiglie  donò 
il  palazzo  Lateranense,  tranne  soltanto  la 
porzione  •che  servir  dovesse  pei  Papi  in 
occasione  delle  solenni  funzioni  nella  con- 
tigua basilica,  giusta  la  delineazione  in- 
serita nell'  islromento.slipolato  col  car- 
dinal Chigi  arciprete,  in  un  ai  contigui 


OSP 

orto,  giardino  e  loro  piccola  casa.  Il  pa- 
lazzo Lateranense  edifìcatoda  Sisto  V  pei 
Pontefici,  meno  lui ,  mai  da  essi  fu  abi- 
tato, e  Paolo  V  lo  avea  donato  in  perpe- 
tuo all' arciprete  e  canonici  lateranensi 
per  loro  abitazione,  con  breve  degli  8  gen- 
naio 1609;  ma  rimasto  sempre  deserto, 
la  camera  apostolica  lo  avea  ripreso  ed 
usato  per  alloggio  di  soldati, per  ospedale 
in  tempo  di  peste,  e  per  lo  più  per  granaio 
dell'annona.  Pei  fanciulli  stabilì  l'edifizio 
eretto  dai  fondamenti  da  mg/Carlo  Tom- 
maso Od  escalchi,  che  d.  Livio  avea  ceduto 
allo  stesso  Innocenzo  XII,  con  alto  dell'i  1 
marzo  del  medesimo  anno  i6c)3,  volen- 
dovi collocare  3oo  fanciulli, da  3o  ch'era- 
no allora.  Unì  all'ospizio  apostolico  i  fan- 
ciulli detti  del  letterato,  per  cui  gli  alunni 
di  s.  Michele  furouo  poi  detti  letterati,  per- 
chè si  esercitassero  nell'arte  della  lana  e 
nelle  arti  meccaniche, il  cui  pio  luogool- 
tre  la  casa  avea  1 800  scudi  di  rendita.  In- 
corporò pure  all'ospizio  quello  di  Sisto  V 
colle  sue  entrate  di  scudi  10,000, ed  i  suoi 
palazzi,  oltre  la  fabbrica  che  restava  ad 
abitazione  pei  poveri.  Finalmente  Inno- 
cenzo XII  donòall'ospizioapostolicoscu- 
di  100,000  dalla  rev.  camera,  collocati 
in  un  censo  di  3ooo  scudi  annui  di  ren- 
dita, un  borgo  di  case,  parte  da  lui  edi- 
ficate in  Civitavecchia,  e  parte  da  edi- 
ficarsi, scudi  5ooo  dalla  penitenzieria , 
2000  dalle  dispense  matrimoniali,  2000 
dai  minuti  servigi  che  spellavano,  prima 
dell'abolizione  da  lui  fatta  della  vendita 
delle  cariche  camerali,  ai  chierici  di  ca- 
mera ;  e  gli  donò  inoltre  parecchi  uffici 
vacabili,  il  palazzo  della  Posta  {F.),  più 
quello  magnifico  in  cui  collocò  la  Caria 
romana  (  V.  ),  e  le  due  fabbriche  delle 
Dogane  di  Roma  (l '.),  da  lui  edificati  ; 
ed  ordinò  all'ospedaledi  s.  Spirito  di  som- 
ministrare ogni  anno  all'ospizio  100  l'ub- 
bia di  grano,  e  So  di  legumi.  Per  dirige- 
re l'istituto  mantenne  la  congregazione 
di  quattro  deputati  statuita  da  Sisto  V  pel 
suo  ospedale,  non  dovendosi  però  cam- 
biare ogni  anno,  ma  ad  arbitrio  del  Papa, 


OSP 

aggiungendovi  cucili  vomente  il  tesorie- 
re e  commissario  della  camera,  con  al- 
tri prelati  e  secolari.  Die  facoltà  ad  essa 
di  punire  i  cattivi  col  carcere  e  l'esilio, 
di  lare  imprigionare  i  mendicanti,  di  co- 
stringere i  congiunti  a  dare  alimento  ai 
poveri.  Permettendo  ricevere  i  coniu- 
gati con  reciproco  consenso,  nondimeno 
preferì  a  costoro  la  limosina  a  domicilio. 
Volle  die  tutti  i  ricovrati  dovessero  la- 
vorare, dando  loro  parte  del  guadagno, 
e  gl'infermi  si  portassero  agli  spedali.  In- 
culcò la  coltura  spirituale,  compartì  in- 
dulgenze, indulto  pei  cibi  di  carni  e  lat- 
ticini ne'giorni  vietati  ;  e  fornì  l'ospizio 
di  s.  Michele  ili  molte  oncie  d'acqua  Pao- 
la che  sgorga  da  un  gitto  saliente  entro 
fontana  nel  mezzo  al  cortile;  ma  come 
non  è  potabile,  l'ospizio  fa  uso  di  pozzi. 
L'ospizio  apostolico  si  costituì  da  Inno- 
cenzo XI 1  in  tre  siti  :  alla  fabbrica  di  Si- 
sto V,  o  ospizio  Sistino,dove  si  ritenne- 
ro i  vecchi  e  le  vecchie,  chiamata  volgar- 
mente s.  Sisto,  perchè  ivi  erano  stali  col- 
locati i  poveri  invalidi  de'  due  sessi  che 
Gregorio  XII 1  avea  stabiliti  nel  conven- 
to della  Chiesa  di s.  Sisto  (  V.)  ;  a  s.  Miche- 
le pei  fanciulli,  che  ascesero  a  360,  quei 
dell'Odescalchi  e  del  Letterato;  ed  al  pa- 
lazzo Lateranense  si  ritennero  le  sole  zi- 
telle, cui  abilitò  a  conseguire  tulte  le  do- 
ti dì  Roma,  e  nel  i6q4  c°l  moto  proprio 
Alias  rcs  gliene  concesse  20  dell'arcioni- 
fraternità  della  ss.  Annunziata,  per  mari- 
tarsi o  monacarsi.  iNel  i6q3  si  pubblicò 
in  Roma  :  La  mendicità  provveduta  nella 
città  di  Ruma  coli'  ospizio  pubblico  fon- 
dato  dalla  pietà  e  beneficenza  di  X.  S.  In- 
nocenzo \ll  P,  ì\l.  con  le  risposte  alle 
obbiezioni  contro  simili  fondazioni.  Dal 

p.  Leonardo  Frizoo  gesuita  fu  celebrata 
questa  insigne  pietà  coll'operetta  :  Inno- 
centio  \ll  ol>  Latemnum  palatami  sin- 
gulari  mirificaipte  benignità  te  1 1  magniti- 
caitia  converswn  in  Xcnodocliinm.  Ode 
panegirica triplcx ,V>\.\io\\^,\\m 'ili,,  ;  \\. 
.cenilo  la  congregazione  de'deputati  direi* 
Ilice  dell'ospizio  con  posta  di  1  i  inditi* 


OSI» 
dui,  iquali  pel  loro  numero  ingeneravano 
piuttosto  confusione,  nel  l6qq  Innocenzo 
XII  sostituì  tre  cardinali  protettori,  che 
furono  Tanara,  Sacripanti  e  Spinola,  e 
diede  loro  a  segretario  un  prelato.  Quan- 
to Innocenzo  XII  amasse  teneramente! 
poveri  e  f  ospizio,  lo  dissi  alla  sua  bio- 
grafia, e  ben  64  volte  visitò  s.  Michele, 
onde  la  memoria  di  sì  munifico  benefat- 
tore è  rimasta  nel  pio  istituto  in  eterna 
benedizione,  e  nell'anniversario  di  sua 
morte  tuttora  gli' celebra  solenne  fune- 
rale, dicendone  le  lodi  un  alunno  con  o- 
razione  funebre.  Quattro  medaglie  furo- 
no coniate  nel  suo  pontificato  con  la  sua 
efligie,  esprimenti  il  suo  benefico  e  ge- 
neroso amore  verso  i  poveri  :  la  i."  nel 
rovescio  rappresenta  la  Carità  con  bam- 
bino fra  le  braccia,  e  due  fanciulli  ut- 
torno  coli' iscrizione:  A  Deo  etproDco; 
la  i.3  ha  il  Papa  sedente  in  trono  che  ri- 
ceve i  poveri  genuflessi,  e  l'epigrafe: 
Beatusqui  intelligit  super  egenos  et  pan- 
peresj  nella  3."  si  vede  il  prospetto  del- 
l'ospizio apostolico  a  Ripagrande  da  lui 
ingrandito,  col  motto:  Erit  egeno  spes. 
Job.V.  MDXCIV;  la  4/ col  disegno  del 
palazzo  Lateranense  da  due  lati, il  porti- 
co Sistino,  l'obelisco,  e  l'iscrizione:  Ege- 
nos Vagosque  indite  in  Domimi  (nani. 
Isa.  58,  7. 

Clemente  XI  osservando  che  il  nu- 
mero de'poven  invalidi  erasi  accresciu- 
to nell'ospizio  Sistino  o  di  s.  Sisto,  tal- 
ché ne  provenivano  disordini,  e  consi- 
derando che  i  tre  luoghi  dell'ospìi 
postolico,  s.  Michele,  il  palazzo  Latera- 
nense e  l'ospizio  Sistmo,  erano  troppo 
distanti  tra  loro,  divisò  perfezionare  II 
meravigliosa  idea  del  predecessore  con 
riunirli,  onde  meglio  poterli  invigilare, 
e  per  maggiore  economia.  \  tale  effetto 
nel  1708  commise  alcav.  Carlo  Fonta- 
na il  prolungamento  dell'edifìcio  Olle 
scalchi,  con  lerezione  d'un  gran  corpo 
di  fabbrica  con  chiesa  da  aggiungersi  dal 
canta  orientale  .1  quella  di  s.  Michele, 
per  ricevervi  eziandio  tutti  ^h  uomini 


8  OSP 

e  donne  dette  di  s.  Sisto  dell'ospizio  Si- 
stino,  e  le  zitelle  del  palazzo  Lateranea- 
se;  e  per  l'esecuzione  abilitò  i  tre  car- 
dinali protettori  a  comprare  lo  spazio  oc- 
corrente, vendendo  censi  e  stabili,  crean- 
do vitalizi  e  un  nuovo  luogo  di  monte. 
L'edilìzio  riuscì  solido  e  maestoso,  ma 
s' innalzò  pe'  soli  vecchi  e  vecchie  di  s. 
Sisto,  non  essendo  condotto  a  compimen- 
to per  ricevere  ancora  le  zitelle  di  s.  Gio- 
vanni in  Laterano.  I  detti  cardinali  nel 
1710  gittarono  solennemente  la  prima 
pietra  della  chiesa  interna  e  maggiore 
dell'ospizio,  dedicata  al  ss.  Salvatore,  al- 
la Beata  Vergine,  a  s.  Michele  arcangelo 
e  a  s.  Francesco;  nel  1  7  1 5  fu  benedet- 
ta e  probabilmente  in  quell'anno  passò 
la  famiglia  de'  vecchi  dell'ospizio  Sistino 
ad  abitare  il  nuovo  luogo,  fornito  di  bel 
cortile,  ora  coltivato  a  giardino,  attor- 
niato da  due  ordini  di  loggie,  con  ampio 
refettorio,  dormitorii,  cappella,  inferme- 
ria, cucina,  spezieria  e  sotterranei  va- 
sti e  comodi.  Alla  chiesa  il  Fontana  die- 
de forma  di  croce  greca  a  quattro  na- 
vate eguali,  affinchè  ciascuna  delle  4  fa- 
miglie, cioè  vecchi,  vecchie,  ragazzi  e  zi- 
telle, avesse  il  suo  braccio  particolare 
(separati  da  grate  di  legno,  tranne  quella 
de'vecchi  tutta  aperta,  e  comune  al  pub- 
blico); e  l'altare  maggiore,  essendo  col- 
locato nel  centro,  rimanesse  a  tutti  vi- 
sibile. Però  come  il  braccio  per  le  zitelle 
non  venne  allora  eretto,  la  chiesa  quan- 
tunque grande  e  dovesse  essere  della  for- 
ma di  croce  perfetta,  rimase  monca  da 
quel  lato  e  in  forma  di  T;  la  gran  nic- 
chia fattavi  sotto  Gregorio  XVI,  ha  ser- 
vito a  darle  un  aspetto  più  grazioso  e 
imponente,  intervenendo  le  zitelle  nel- 
T  oratorio  o  chiesa  del  conservatorio  : 
per  di  sotto  alla  chiesa  è  il  cimiterio,  e 
per  di  sopra  un  stenditoio  per  le  bian- 
cherie, la  cui  copertura  è  di  eccellente 
magistero.  Nel  prospetto  vedesi  il  busto 
di  Clemente  XI,  ed  entro  la  chiesa  quel- 
li di  Sisto  V  e  Innocenzo XII.  11  Bom- 
belli,  Raccolta  delle  immagini,  t.  IV,  p. 


OSP 
29,  parla  di  quella  della  Madonna  del 
Rosario  dipinta  in  tela,  e  coronata  nel 
1668  con  corona  d'  oro  dal  capitolo 
Vaticano.  Questa  immagine  era  nella 
chiesa  di  s.  Sisto,  e  quando  Sisto  V  tras- 
portò gì'  invalidi  al  suo  ospizio  a  pon- 
te Sisto,  essi  condussero  seco  il  quadro, 
indi  pe'suoi  prodigi  lo  portarono  in  s. 
Michele,  e  collocarono  in  detta  chiesa, 
quando  vi  passarono  sotto  Clemente  XI. 
Questi  nell'ospizio  introdusse  il  primo 
opifìcio  e  fabbrica  degli  arazzi,  che  ac- 
quistarono rinomanza  per  la  loro  bel- 
lezza e  perfezione  (  e  ne  parlai  a  Cap- 
pelle pontificie  ed  altrove),  e  per  essa 
gli  studi  delle  belle  arti.  Quindi  l'araz- 
ziere dell'ospizio  apostolico  fu  registra- 
to tra  gli  officiali  minori  palatini,  come 
dai  ruoli  che  ho  riportato  a  Famiglia, 
pontificia.  Avendo  Clemente  XI  nel 
1703  istituita  una  prigione  correziona- 
le per  prevenire  i  vizi  e  i  delitti  dei  mi- 
norenni di  cattiva  indole  o  rei  di  delit- 
ti, presso  l'ospizio  apostolico,  questo  il 
volgo  chiamò  s.  Michele  de'  buoni,  per- 
chè in  esso  i  giovanetti  ricevevano  la 
prima  educazione,  e  s.  Michele  de'  cat- 
tivi appellò  il  carcere  ov' erano  corretti 
i  loro  falli,  onde  fu  coniata  la  medaglia 
coll'epigrafe,  Ut  eruantur  a  via  mala, 
vedendosi  nell'incisione  il  carcere  di  cor- 
rezione coi  ragazzi  che  lavorauo.  Cle- 
mente XI  all'ospizio  apostolico  nel  1708, 
con  importanti  privilegi,  incorporò  e 
sottomise  l'amministrazione  e  il  regola- 
mento di  tal  casa  di  correzione,  il  vitto, 
il  trattamento  e  l'utile  della  filatura  del- 
la lana  per  la  fabbrica  de'  drappi  del- 
l'ospizio stesso.  L'edificio  che  perciò  Cle- 
mente XI  eresse,  destinando  la  parte  in- 
feriore a  vastissimo  lanificio,  parallelo 
a  quello  dell'  ospizio  apostolico,  lo  ac- 
cennai nei  voi.  IX,  p.  268,  e  XLIV,  p. 
236,  ove  pur  dissi  come  nel  1828  da 
Leone  XII  furono  trasferiti  uel  luogo 
appositamente  edificato  presso  le  carce- 
ri nuove  i  ragazzi  condauuati  o  discoli, 
i  quali  continuano  a  filare  la  lana  per 


OSP 

l'ospizio,  ma  sono  soggetti  ad  un  parti- 
colare deputato  direttore.  Ivi  narrai  an- 
cora come  Clemente  XII  tra  l'ospizio 
di  s.  Michele  e  il  carcere  correzionale 
eresse  la  casa  di  penitenza  per  le  donne 
di  mala  vita,  e  poi  vi  si  posero  anche 
quelle  ree  di  delitti  comuni  ;  e  come  Pio 
Vili  stabi  Pi  per  carcere  delle  seconde 
1'  edilizio  di  Clemente  XII,  a  quello  di 
Clemente  XI  per  le  donne  di  mal  affa- 
re, formando  ambedue  uno  stabilimen- 
to, chiamato  casa  di  condanna  di  s. 
Michele.  Qui  aggiungerò  che  la  fab- 
brica di  Clemente  XII  consiste  princi- 
palmente in  una  gran  sala  lunga  palmi 
S3  e  larga  5o  ;  sopra  un  Iato  sorgono 
tre  ordini,  ciascuno  di  7  stanze;  però 
siccome  l'edilìzio  è  ora  unito  a  quello  di 
Clemente  XI,  la  sala  serve  ad  uso  di  cap- 
pella per  tutte  le  condannate.  iXel  pian- 
terreno vi  sono  le  officine  e  un  cortile 
eh' è  lo  spazio  tra  i  due  fabbricali,  es- 
sendo T  infermeria  contigua  alla  sala. 
Queste  riunite  prigioni  racchiudono  tal- 
volta più  di  25o  condannate,  pochis- 
sime di  Roma,  divise  in  tre  classi,  cioè 
le  ree  di  delitti  comuni,  le  condannate 
la  prima  volta  per  disonestà,  e  le  reci- 
dive. Una  pia  unione  di  sacerdoti,  isti- 
tuita nel  1 JS 38,  col  parroco  di  s.  Salva- 
tore della  Coi  te  religioso  de  minimi,  ha 
la  cura  spirituale  di  tutto  lo  stabilimen- 
to, essendone  ancora  superiore,  per  di- 
sposizione di  Clemente  XI,  il  Governato- 
re di  Horna  (  V .),  rappresentalo  da  un 
luogotenente.  Il  prelato  presidente  dell'o- 
spizio «li  ».  Miuhele  ha  sulo  cura  de'  la- 
vori che  per  conto  di  esso  fanno  le  don- 
ne. Nel  174^  si  pubblicò  in  Roma  :  Re- 
gole  per  1  giovanetti  alunni  dell' ospìzio 
apostolico  in  s.  Michele  a  Ripagrande. 
E  nel  17"  j  mg.  Giuseppe  Vai  stampò: 
Relazione  del  pio  istituto  di  t.  Michele  a 
Ripagrande  eretto  da  Innocenzo  XII. 
Indi  Pio  VI  considerando  che  pei  la  ter 
sta  mole  dei  crescente  ospisio  apostolico 

eia  meglio   che   IbsSC  ratto  d.i  un  supc- 
riore solo  che  dimorasse  nel  luogo  stesso. 


OSP  9 

con  annuo  assegnamento  di  scudi  100 
mensili  da  pagarsi  dall'  ospizio,  tolse  la 
congregazione  di  tre  cardinali,  ed  istituì 
la  presidenza  di  s.  Michele  in  favore  d'un 
prelato  chierico  di  camera  con  la  qua- 
lilìca  di  protonotario  apostolico  onorario, 
mediante  il  moto  proprio  Fra  le  pili  in- 
signi opere,  del  i\  febbraio  1790,  Unii. 
Cont.  t.  Vili,  p.  3g2,  con  tutte  le  facol- 
tà necessarie  ed  opportune,  di  dirigere; 
in  tulio  e  per  tutto  lo  spirituale  e  go- 
vernare il  temporale  del  pio  luogo,  eoa 
assoluta  e  libera  amministrazione  de'  be- 
ni, capitali  e  opilicii,  con  la  privativa  giu- 
risdizione ecouomica  sopra  i  collimo- 
ranti  entro  tutto  il  circondario  della  fab- 
brica, come  sui  relegati  nella  casa  di  cor- 
rezione, di  nominare  alle  cappellanie  e 
altri  giuspatronati  del  pio  luogo,  di  fare 
nuove  regole  e  ordinazioni,  ec.  Final- 
mente concesse  a  monsignor  presidente 
la  facoltà  di  ricevere  e  ammettere  nel- 
l'ospizio tanto  i  ragazzi  che  ragazze,  ed 
invalidi  dell'uno  e  l'altro  sesso,  salvo  il 
diritto  delle  nomine  a  quei  che  ne  sono 
in  possesso;  non  che  l'ammissione  e  di- 
missione de'  giovani  discoli,  spettando  ai 
tribunali  quella  de' ragazzi  da  loro  con- 
dannali, e  che  le  donne  ritenute  nella 
casa  di  penitenza  dovessero  lavorare  pel 
lanifìcio  di  s.  Michele.  A  provvedere  poi 
all'economia  dell'ospizio,  e  riparare  ai 
disordini  per  non  trovarsi  ad  esso  unite 
le  zitelle  ch'erano  al  conservatorio  di  s. 
Giovanni  in  Laterano,  Pio  VI  ordiuòla 
prosecuzione  della  fabbrica  decretata  da 
Clemente  XI,  onde  trasportarvi  le  zitel- 
le, per  la  (piale  asseguò  annui  senili  [.OOO 
sui  Lotti  per  pagamento  de'  frutti  d  un 
corrispondente  debito  ili  censi  vitalizi  da 
crearsi  dall'ospizio  per  costruire  l'edili- 
zio ;  quindi  ebbe  origine  in  Roma  pei 
vitalizi  la   notissima  tassa  ><  I  irifla   che 

diceti  di  s.  Michele.  Di  tulio  l'io  \  I  tu: 

commise  I* esecuzione  al  prelato  Luigi 
ii.  poi  cardinale,  cfaiei  icodi<  amerà, 
e  pruno  presidente  dell'  ospisio  apostoli- 
co, il  quale  eseguendo  1  pontificii  ordini 


io  OSP 

die  compimento  alle  intenzioni  di  Cle- 
mente XI,  e  terminata  la  fabbrica  con 
disegno  dell'architetto  Nicolò  Forti  (l'o- 
pera riuscì  inferiore  al  rimanente  del- 
l'edificio sì  pel  disegno,  che  per  solidità), 
le  donzelle  si  recarono  ad  abitarla  nel 
170,4-  Questo  conservatorio  consiste  in 
un  vasto  cortile  con  fontana  in  mezzo, 
per  tre  lati  circondato  da  lunghe  scale, 
ove  sono  le  scuole  o  lavorii,  i  dormito- 
rii,  e  nel  pianterreno  la  chiesuola,  il  re- 
fettorio, i  lavatoi,  la  cucina.  Nel  4-°  lato 
si  congiunge  alla  chiesa  maggiore;  i  due 
lati  paralleli  al  fiume  si  prolungano  , 
chiusi  da  una  linea  di  fabbriche  più  bas- 
se, ove  sono  case  e  botteghe  da  affittar- 
si, lasciando  in  mezzo  un  cortile  per  gal- 
linaio e  stenditoio.  Per  la  cattiva  co- 
struzione dell'edilìzio,  il  cardinal  Con- 
salvi visitatore  apostolico,  sotto  Pio  VII 
volle  costringere  il  falegname  e  l'archi- 
tetto all'ammenda,  e  sotto  Gregorio  XVI 
si  ripararono  gravi  guasti, rinnovandosi 
un  muro  maestro  e  altre  parti.  In  com- 
plesso la  fabbrica  dell'  ospizio  apostoli- 
co è  fra  le  più  belle  di  Roma,  e  vince 
quella  vastissima  dell'ospedale  di  s.  Spi- 
rito, poiché  è  lunga  palmi  i5o3,  larga 
36o,  alta  1  12  nel  punto  maggiore;  il 
perimetro  o  giro  è  palmi  3825,  cioè  più 
di  mezzo  miglio,  essendo  1'  area  media 
palmi  quadrati  54o,ooo  corrisponden- 
te a  circa  un  rubbio  e  mezzodì  terreno. 
Di  tutto  il  sontuoso  edilìzio,  la  parte  di 
mg/  Odescalchi  è  la  più  spaziosa  e  più 
bella,  che  ha  in  mezzo  un  cortile  eh'  è 
il  più  ampio  di  quelli  dell'  ospizio.  Da 
tre  lati  s'inualzano  tre  ale  di  fabbrica  che 
hanno  ne'  pianterreni  le  odierne  per  le 
diverse  arti,  e  la  cappella  nel  piano  su- 
periore, refettorio,  dormitorii  e  came- 
re pel  ministero  :  nel  4-°  lato  era  un  mu- 
ro che  chiudeva  il  gran  cortile  destina- 
to alle  ricreazioni,  poi  convertito  in  al- 
tre  officine.  Credesi  che  all'  ampliazio- 
ne  d'  Innocenzo  XII  spetti  il  lato  con- 
tenente le  camerale  di  S.Filippo,  s.  Car- 
lo, e  ss.  Innocenti,  ultimi  piani  dell'  e- 


OSP 

difizio.  Dalla  parte  orientale  sorge  la  fab- 
brica di  Clemente  XI  più  maestosa  e 
soda,  avendo  i  vecchi  che  non  possono 
salire  le  scale  nel  pianterreno  il  refet- 
torio, la  cucina  e  il  dormitorio:  il  cor- 
tile bislungo  delle  carrette  la  divide  da 
quella  di  Odescalchi,  essendo  in  linea  con 
essa  per  l'edifizio  che  contiene  le  cucine, 
la  dispensa,  il  macello,  ec. :  i  suoi  molti 
edifizi  racchiudono  8  cortili.  I  religiosi 
scolopi  restarono  alla  direzione  spiritua- 
le degli  alunni  dell'  ospizio  sino  al  pon- 
tificato di  Pio  VII. 

Leone  XII,  benemerito  del  pio  luogo, 
neconfermò  i  privilegi  di  Pio  VI,  Pio  VII 
e  degli  altri  predecessori,  eresse  in  par- 
rocchia l'ospizio  apostolico,  che  innanzi 
apparteneva  alla  cura  di  s.  Cecilia,  onde 
vi  è  il  curato  e  il  sotto  curato.  Incomin- 
ciò quel  corpo  di  fabbrica,  terminato  sot- 
to Gregorio  XVI,  per  le  arti  del  metal- 
laro, ottonaro,  chiavaro,  ec. ,  ed  intro- 
dusse le  scuole  della  scultura,  ed  incisio- 
ne di  medaglie  e  carnei,  come  della  fusio- 
ne di  caratteri.  Fra  quelli  cheLeoneXII 
pose  al  suo  regime, benché  non  chierici 
di  camera,  nominerò  a  cagione  d'  ono- 
re il  regnante  Pio  IX  qual  presidente, 
e  mg.r  Capaccini  poi  cardinale,  al  quale 
conferì  la  qualifica  di  visitatore  aposto- 
lico. Di  questa  Pio  Vili  insignì  il  cardi- 
nal Giuseppe  Albani,  eleggeudo  presiden- 
te il  prelato  Antonio  Tosti,  chierico  di 
camera  ora  cardinale,  innalzato  a  tal  di- 
gnità e  a  tesoriere  generale  da  Gregorio 
XVI,  che  in  premio  delle  somme  bene- 
merenze lo  nominò  visitatore  apostolico, 
carica  che  tuttora  esercita  con  singolare 
amore  verso  l'ospizio,  nel  quale  abita.  Per 
lo  zelo  di  tale  personaggio  e  per  la  parti- 
colare protezione  di  Gregorio  XVI,  che 
più  volte  benignamente  visitò  il  magni- 
fico stabilimento,  gli  edifizi  in  molte  par- 
ti e  con  glandi  spese  ebbero  aumento, 
notabili  miglioramenti  e  splendidi  ab- 
bellimenti insieme  alla  chiesa,  onde  sem- 
pre più  meritamente  l'ospizio  salì  in  al- 
ta fama  a  ulterior  decoro  di  Roma,  dap- 


OSP 
poiché  tornò  a  quella  vastità  e  mirabile 
compartimento  che  in  questo  genere  for- 
se non  ha  pari  in  Europa.  Lodato  ar- 
chitetto e  professore  dello  stabilimento 
fu  il  eh.  cav.  Luigi  Polelti,  invenzione 
del  quale  è  la  bella  macchina  idraulica, 
eseguita  dai  valenti  Hopfgartene  Jollage, 
per  estrarre  l'acqua  nel  pozzo  del  cortile 
de' ragazzi,  ed  è  la  prima  macchina-che 
sia  stala  fatta  in  Roma,  principalmente 
per  pozzo  di  tanta  profondità, alzandola 
per  i  "<>  palmi  da  vena  purissima; la  rio- 
nomala  cucina  degli  alunni  è  riuscita  as- 
sai bella,  comoda  ed  economica.  11  me- 
desimo nella  parte  più  interessante  della 
fàbbrica  operò  eziandio  una  nuova  so- 
vrapposizione di  doppio  ordine  di  logge 
doriche  e  joniche ,  le  quali  aggiungono 
eleganza,  vastità  e  comodo  all'edificio. 
Inoltre  d  cardinale,  secondato  dal  Pon- 
tefice, con  costante  alacrità,  tolse  molti 
abusi,  ili  hiamò  le  antiche  discipline,  in- 
trodusse nuove  arti,  e  rese  più  compiu- 
i locazione,  come  pure  migliorò  il 
trattamento  delle  famiglie,  fu  munifico 
con  molti  individui  di  esse,  accrebbe  le 
rendili',  e  per  l'energica  sua  amministra* 
zione  lo  purgò  di  alcuni  debiti  arretrali 
che  lo  gravitavano,  pubblicando  coi  tipi 
dell'ospizio  nel  i  832  l'importante  :  Re- 
lazioiic  di W  origine  e  de'  progressi  del- 
l'ospizo  apostolico  di  s.  Michele,  scritta 
da  Antonio  Tosti  presidente  del  medesi- 
mo. Il  marchese  Biondi  ci  die  :  Notizie 
eslrat'e  dalla  detta  opera,  stampate  nel 
l835.  1  Diari  di  Roma  celebrarono  le 
amorevoli  e  affettuose  sollecitudini  dei 
cardinale  in  vantaggio  e  incremento  del- 
l'istituto, e  perlezionamento  delle  scuole 
in  cui  Gorisoooo  le  belle  arti, venendo  ap- 
pellato rigenerato!  ee  sommo  benefàlto- 
re  dell'ospizio,  come  si  legge  nel  n.  8o 
del  i83<),  in  un  all' iscrizione  onorevole 
erettagli  dai  professori  del  disegno,  dai 
sacerdoti,  .e  dagli  altri  impiegati  addetti 
al  medesimo.  Le  molle  Iveneficenze  com- 
partite da  (  tregoi  in  \  \  1  sono  ricordale 
da  altra  mai  molta  iscrizione  posta  sol- 


OSI'  li 

to  il  di  lui  busto,  scolpito  dall'esimio  A- 
damo  Tadolini  professore  nell'ospizio, il 
quale  è  pure  autore  della  bella  statua  co- 
lossale del  Salvatore,  scolpita  in  marmo 
per  la  chiesa  maggiore  grande  e  como- 
da, per  la  quale  il  cardinal  Tosti  fece  in- 
cidere dal  valente  Giuseppe Cerbara  una 
gran  medaglia,  rappresentante  tale  sta- 
tua, e  nel  rovescio s. Michele  con  analo- 
ghe iscrizioni,  e  Gregorii  \f  l  V.  M. 
An.  V.  La  stessa  figura  del  Salvatore  dal 
medesimo  incisore  fu  riprodotta  d' ordi- 
ne del  cardinale  in  minorediametro,per 
avere  Iddio  preservato  dal  cholera  l'ospi- 
zio. Abbiamo  altra  gran  medaglia  latta 
eseguire  al  lodato  artista  dal  vi«ilan- 
tissimo  preside,  col  patrono  s.  Michele, 
relali\a  epigrafe, e  Gregorii \l  1  P.  M. 
An.  II,  e  nel  rovescio  l'  inno  e  la  pre- 
ghiera all'arcangelo  per  la  conservazione 
del  Papa.  Delle  medaglie  di  altri  santi 
incise  per  Gregorio  XVI  a  cura  dell'o- 
spizio, ne  parlai  a  Medaglie  benedette. 
Quanto  alla  chiesa  ,  il  cardinale  la  rese 
più  maestosa  e  decorata  ,  imperocché  con 
l'opera  dell'encomiato  architetto  aggiun- 
se la  cantoria  all'intorno  del  tempio  con 
un  peristilio  di  6  colonne  e  4  pilastri, 
nobilitando  l'ingresso  delle  due  princi- 
pali porte  con  frontoni  e  pilastri  corin- 
ti, come  pure  fece  restaurare  ed  accre- 
scere l'organo, antica  fattura  ilei  celebre 
Domenico  Testa.  Nel  mezzo  di  dette  due 
porte, tra  eleganti  ornamenti,  venne  tra- 
sferito  d  bustodi  Clemente  \1,  ch'era  pri- 
ma dove  fu  eretta  la  cantoria,  Per  to- 
gliere in  ipialrlie  modo  1  imperfezione 

del  tempio,  restato  in  fonna  ili  T  DOO  es- 
sendosi eseguito  il  braccio  ideato  sotto 
Clemente  XI,  e  sembrando  ad  un  corpo 
tronco  di  capo  eolle  Mie  br.ui  ie,  n< 

venne  prolungato,  eoo  porre  i  profitto  i 
luoghi  oscuri   ed  angusti  dietro  il  muro 

dn  ve  avevano  unii  III  le  zitelle.  Sol  ie  iiim- 
i.i  della   '|.     navata. ineoinm. 

te  fino  alle  imposte,  l'architeli 

io  una  tolta  al  pari  di  Ile  altre,  la- 
Ioti  un  am|  io  fi  io  nel  sommo  che 


12  O  S  P 

illumina  questa  parte,  e  insieme  tutto 
il  tempio  che  restava  alquanto  oscuro. 
Scompartì  questa  volta  con  grandi  ri- 
quadri a  foggia  di  lacunare,  e  decorò  le 
pareti  di  sfondo  d'  una  maestosa  edicola 
a  4  colonne  corintie  sopra  uno  stilobate, 
e  terminate  da  un  timpano.  Fra  le  co- 
lonne ricavò  un'ampia  nicchia,  onde  col- 
locarvi la  nuova  statua  colossale  del  Sal- 
vatore. Le  pareti  laterali  sono  ornate  di 
altre  nicchie  minori  e  di  cornici,  e  il  pa- 
vimento è  decorato  di  marmi  carraresi 
e  di  bardiglio.  Olire  l'altare  maggiore  vi 
sono  altri  5  altari  :  il  i.°a  destra  ha  per 
quadro  il  perdono  di  s.  Francesco,  del 
Barocci  ,  il  2.°  un  s.  Filippo,  il  3.°  il  s. 
Michele  dipinto  da  Giangiacomo  profes- 
sore dell'ospizio;  dall'altro  lato,  a  sini- 
stra dell'altare,  la  Madonna  del  Rosario 
che  celebrai  sopra,  e  l'altare  con  la  Tras- 
figurazione del  Domenichino.  A.'  27  set- 
tembre 1 83 5  il  cardinal  Giuseppe  della 
Porta  consagrò  con  solenne  cerimonia  il 
maggior  altare  e  tutto  il  tempio,  fino  al- 
lora solo  benedetto  :  a  p.  39  della  Disser- 
tano di  Gio.  Battista  de  Dominicis  To- 
sti avvocato  concistoriale,  è  riportata  l'i- 
scrizione mai-morea  celebrante  le  opere 
fatte  nella  chiesa,  e  la  sua  consagrazione. 
L'ospizio  apostolicoabbraccia  4  gran- 
di famiglie,  cioè  vecchi,  vecchie,  ragaz- 
zi e  zitelle,  tutti  mantenuti  di  vitto  e  ve- 
stito. I  ragazzi  occupano  tutto  l'edilìzio 
Odescalclii  ingrandito  da  Innocenzo XII  ; 
i  vecchi  e  le  vecchie  la  parte  di  Clemen- 
te XI;  le  zitelle  quella  di  Pio  VI.  1  vec- 
chi devono  essere  romani  o  almeno  do- 
miciliati in  Roma  da  5  anni;  si  divido- 
no in  due  classi,  quelli  che  si  possono  im- 
piegare in  diversi  uffici  oda  lavorare  nel- 
le officine  de'  ragazzi,  e  quelli  di  età  più 
grave  e  di  più  inferma  salute,  che  sono 
dispensati  da  qualsivoglia  occupazione, 
tutti  vestendo  di  lana  bigia  e  di  tela.  I 
primi  occupano  un  gran  dormitorio  det- 
to di  s.  Sisto,  ed  altre  stanze;  i  secondi 
hanno  una  sala  detta  infermeria  bassa, 
dalla  quale,  senza  ascendere  uno  scalino, 


OSP 

passano  al  refettorio  e  alla  chiesa:  un 
priore  sacerdote  dirige  la  disciplina  di 
questa  comunità,  che  ascende  a  circa  1 5o 
individui,  de' quali  100  da  ultimo  man- 
tenuti gratuitamente  ,  20  con  tenue  pen- 
sione: i  preti  alunni  stabiliti  dalbenefat- 
toreLorenzoBonincontri, aiutano  il  prio- 
re a  sorvegliare  i  vecchi.  Le  vecchie  so- 
no circa  cjo,  alle  quali  sono  aggiunte  3o 
faticanti,  presiedute  da  una  priora  scel- 
ta tra  le  alunne.  Esse  si  dividono  in  3 
classi,  d'inferme,  d'invalide  e  di  faticanti, 
ed  occupano  5  dormitorii,  uno  de' quali 
è  detto  infermeria  delle  invalide,  perchè 
vi  stanno  quelle  che  abbisognano  di  soc- 
corso. Un'  infermeria  è  destinata  per  le 
malate.  Le  vecchie  si  occupano  a  cucire 
biancherie,  far  calze  e  rattoppare  le  robe 
sdrucite  ,  ed  hanno  un  tenue  compenso 
dall'ospizio.  Le  faticanti  fanno  il  bucato 
pei  vecchi,  vecchie  e  ragazzi,  ed  esercita- 
no altri  uffizi.  II  priore  del  conservato- 
rio è  anche  priore  delle  vecchie.  La  co- 
munità de'  ragazzi  o  alunni  ultimamen- 
te si  componeva  di  circa  200,  divisi  in  6 
camerate  secondo  l'età, denominate  da'lo- 
ro  protettori,  s.  Michele,  S.Francesco  Sa- 
verio, s.  Filippo  Neri,  ss.  Pietro  e  Paolo,  s. 
Carlo  Borromeo, ss.  Innocenti,  aventi  per 
prefetti  la  camerata  de' grandi  un  chieri- 
co o  sacerdote,  e  le  altre  gli  alunni  i  più 
savi;  mentre  un  sacerdote  rettore  ha  cu- 
ra della  disciplina  dell'  intera  comunità. 
Per  esservi  ammessi  debbono  essere  or- 
fani romani,  o  almeno  dello  stato,  e  non 
superiori  in  età  a  12  anni;  alcune  volle 
si  ammettono  fanciulli  con  la  pensioue 
di  45  ai  60  paoli  mensili.  Nell'uscire  dal- 
l'ospizio  usano  veste  talare  di  saio  ne- 
ro (per  benignità  di  Gregorio  XVI,  es- 
sendo prima  di  tela  grossolana,  come  si 
legge  nel  Supplirne/ito  al  n.°8i  del  Dia- 
rio di  Roma  1 833)  con  fascia  e  cappello 
nero  tondo,  ed  intervengono  alle  solenni 
processioni  del  Corpus  Domila,  delle  Ca- 
nonizzazioni, ec.  che  celebra  il  Papa.  E 
permesso  agli  alunni  1'  andare  qualche 
volta  a  desinare  co' propri  pareuti.  Essi 


OS  p 

s'istruiscono  nelle  aiti  meccaniche  e  li- 
berali, perciò  nell'interno  dell'ospizio  so- 
no stabilite  le  odierne  di  stampatore,  le- 
gatore di  libri,  sarto,  calzolaio,  cappel- 
laio, lanaio,  tintore,  sellaio,  falegname, 
ebanista,  ferraio  e  metallieie.  Per  le  belle 
arti  m  hanno  gli  arazzi  in  figura  (ai  te  per- 
duta sin  dal  1796)  ed  in  ornati,  unica 
fàbbrica  che  v'abbia  in  Italia,  riattivata 
perlegrandi  cure  del  cardinal  Tosti  ;  l'in- 
taglio in  legno,  l'ornato,  la  pittura,  la  scol- 
tura, l'incisione  in  rame  di  ornato  e  fi- 
gura, in  carnei  e  in  medaglie;  onde  dal- 
l'ospizio uscirono  alunni  che  divennero 
valenti  nelle  arti  meccaniche  e  liberali , 
come  nelle  seconde  hanno  acquistato  gran 
fama  gl'incisori  Calamatta  e  Mercurj  ora 
direttore  della  calcogralìa  camerale,  per 
non  dire  di  altri.  Ottimi  maestri  istrui- 
scono gli  alunni,  né  manca  alcun  mezzo 
al  perfezionamento  dell'arte  intrapresa. 
Per  la  festa  solenne  di  s.  Michele  protet- 
tore dello  stabilimento,  a' 29  settembre, 
in  ampie  sale  decorosamente  si  la  l'espo- 
sizione de  saggi  degli  alunni  che  appren- 
dono i  mestieri  e  le  ai  ti  liberali, de' pro- 
dotti delle  manifatture  e  delle  ni  ti  mec- 
caniche, come  di  quelli  delle  belle  arti, 
con  grandissimo  concorso  di  popolo,  di 
personaggi  e  di  forestieri,  i  quali  tra  fan- 
no ancora  sogliono  visitare  questo  bene- 
fico e  sorprendente  asilo  della  cai  ila,  del- 
la religione  e  delle  arti,  non  senza  par- 
ticolareammirazione  esorpresa  pel  com- 
plesso de' suoi  stabilimenti.  Alcuni  alun- 
ni sono  impiegati  nella  computisteria  o 
inalili  incarichi,  in  cui  l'ospizio, in  vir- 
tù della  primitiva  istituzione,  preferisce 
quelli  che  .sono  stali  suoi  figli  :  gli  alunni 
escono  dall'ospizio  ai  20  o  >  •>.  anni,  e  pri- 
ma ricevevano  una  sovvenzione  di  scu- 
di 3o.  L'istruzione  letteraria  è  quale  ri- 
rhiedesi  per  artigli  e  artigiani  :  vi  è  an- 
che un  corso  ili  geomi  Uria  e  meccanica, 
ed  una  scuola  di  musica  votale  <  he  si 
accoppia  da  alcuni  giovani  con  qualche 
arte,  gli  abilita  al  caotoecclesiustico,  ed 
anche  talvolta  a  divertire  nel  e. in 


OSI» 
con  isceniche  rappresentale  non  54  loia 
comunità,  ina  lo  scelto  pubblico  che  vi 
accorre.  Laonde  1'  ospizio  apostolico  è 
una  vera  scuola  politecnica,  un  vero  con- 
servatorio darli  e  mestieri,  aperto  e  pro- 
tetto dal  genio  de'  Papi,  un  secolo  avan- 
ti che  ne  avessero  le  più  colte  nazioni  di 
Europa.  Finalmente  la  fjmiglia  delle  zi- 
telle, che  ancora  appellasi  conservatorio 
di  s.  Giovanni,  dall'essere  stalo  più  d'un 
secolo  nel  palazzo  Lateranense. contiene 
circa  .).4o  alunne,  quasi  tutte  mantenu- 
te gratuitamente.  Ivi  si  ammaestrano  nel- 
le cose  di  religione,  ne'  lavori  donneschi, 
e  nelle  faccende  domestiche.  Le  zitelle 
hanno  9  grandi  dormitori*!,  presieduti 
dalle  più  anziane,  tutte  dipendenti  dalla 
priora  e  sotto  priora,  che  si  scelgono  Ira 
le  più  mature  e  più  savie,  e  nella  disci- 
plina dal  priore  sacerdote.  I  parenti  più 
prossimi  possono  visitarle,  ed  escono  con 
tutta  la  comunità,  o  accompagnate  dalle 
maestre.  Vestono  uniformemente  di  saio 
nero  con  fazzoletto  bianco,  che  pongono 
sul  capo  quando  escono  perla  città.  Han- 
no scuola  di  leggere,  scrivere,  aritmeti- 
ca e  lavori  muliebri;  sono  pure  istruite 
nel  canto  fermo  e  figurato  che  facilita  ad 
alcune  1'  accettazione  ne'  monasteri,  e  si 
usa  nelle  sacre  funzioni  che  hanno  luo- 
go nella  chiesa  del  conservatorio.  La  cu- 
cina e  il  bucato  si  fa  dalla  stessa  comuni- 
tà, per  addestrare  le  zitelle  negli  uffici 
domestici.  Oltracciò  lavorano  tutti  gli  or- 
namenti per  le  milizie  pontificie,  dando 
loro  l'ospizio  la  metà  del  guadagno.  Al- 
tre travagliano  la  seta,  le  tele, le  feline- 
eie,  i  rigatini,  o  per  i'  ospizio  o  per  com- 
missioni private.  Il  conservatorio  non 
congeda  mai  le  alunne,  che  per  rendei  si 
monache  o  spose,  dando  loro  [OO scudi 
di  dote,  e  100  M  SÌ  fanno  monache:  le 
più  valide  sostengono  I'  uffizio  di  mae- 
sttc  e  sorveglianti.  Le  pratiche  religio- 
se che  si  adempiono  in  tutto  l  ospi/10, 
sono  quali  convengono  ad  ^^  luogo  pio 

di  Roma,  e  Ita  Tanno  ha  luogo  qualche 

1  iti ro  spirituale  e  gli  esercizi  di  s    I 


14  osp 

zio,  che  si  danno  pure  ai  molli  lavoranti 
del  lanificio. 

L'  ospizio  da  principio  godeva  della 
rendita  di  alcuni  pubblici  dazi,  che  riu- 
niti poi  all'erario,  questo  dà  in  compen- 
so annui  scudi  20,000,  compreso  quel- 
lo decapitali  perduti,  e  l'assegno  di  scu- 
di 1 00  mensili  per  la  scuola  degli  araz- 
zi. Altra  rendita  è  il  privilegio  di  forni- 
re i  pala?zi  apostolici  e  le  milizie  pon- 
tificie di  quanto  occorre  delle  cose  che 
si  fabbricano  nell'istituto.  Gregorio  XVI, 
assai  amorevole  verso  di  esso,  sommini- 
strò del  suo  scudi  6000  per  dono  alla 
cassa  del  lanificio,  in  aiuto  de' lavora- 
tori, che  per  ditèllo  di  lavoro  erano  re- 
stati inoperosi,  pei  quali  fu  sempre  sol- 
lecito. Di  tale  benefizio  se  ne  legge 
nell'  ospizio  marmorea  iscrizione,  che 
fa  menzione  ancora  de' privilegi  da  lui 
confermati  al  medesimo,  e  si  riporta 
nella  Disserlatio  dell'avv.  de  Dominicis 
Tosti,  p.  3g.  Alcuni  privati  assegnaro- 
no capitali  per  nomine  di  posti,  come 
da  ultimo  fecero  due  marinesi  lodati  nel 
voi.  XL1II,  p.  49,  sommando  in  tutto 
la  rendita  a  circa  scudi  5o,ooo.  Tra 
i  benefattori  dell'  ospizio  nominerò  il 
cardinal  Federico  Marcello  Laute,  già 
protettore  del  medesimo,  che  gli  lasciò 
36,5oo  scudi,  per  tanti  posti  da  nomi- 
narsi dai  primogeniti  di  sua  casa,  al 
modo  che  riporta  il  Carletli,  Memorie 
di  s.  Silvestro  in  Capite  p.  207.  Il  la- 
nificio può  considerarsi  come  un  pio 
luogo  o  casa  di  lavoro  e  d' industria  , 
essendo  l'edifizio  costruito  dal  Fontana 
in  modo  da  poter  ricevere  tutti  i  per- 
fezionamenti dell'  arte.  Prima  vi  erano 
allogati  molti  alunni,  e  l'ospizio  si  pro- 
fessa assai  riconoscente  all'egregio  An- 
tonio Costa,  che  gratuitamente  da  più 
anni  dirige  il  lanifìcio  con  zelo  e  peri- 
zia mirabile,  da  ottenerne  i  più  belli  ed 
utili  risultati.  Una  vasta  tintoria  è  for- 
nita di  tine,  caldaie  e  altro.  Sonovi  due 
grandi  magazzini  per  le  lane  gregge 
tratte  dalle  nostre  mandre,  non  esclu- 


OSP 

se  le  spagnuole  diventate  indigene.  Uno 
spazioso  luogo  è  destinato  pei  scardaz- 
zatori,  imprimatori  e  ammoratori,  sot- 
to al  quale  si  lavano  e  purgano  i  drap- 
pi. La  filatura  della  lana  sita  dalle  don- 
ne fuori  della  fàbbrica  e  in  gran  parte 
dalle  donne  della  casa  di  penitenza,  e 
dai  giovani  della  correzionale  alla  metà 
del  prezzo:  un'ampia  camera  contiene 
i  filati.  In  due  sale  sono  25  telai,  aven- 
done altrettanti  fuori  di  fabbrica.  I  ci- 
mitori  ed  i  garzatori  hanno  anch'  essi  i 
loro  posti,  e  siccome  non  tutti  i  lavori  qui 
si  possono  eseguire,  si  danno  alle  case 
de'medesimi  operai.  Tutto  il  lavoro  si 
faceva  a  mano,  ma  da  qualche  anno  si 
incominciò  a  introdurre  le  macchine. 
Gl'individui  d'ogni  età  e  sesso  che  si 
mantengono  dal  lanificio  di  s.  Michele 
sono  circa  85o,  comprese  le  condanna- 
te e  i  giovani  della  correzionale.  Ben 
3o,ooo  canne  di  drappi,  di  diverse  qua- 
lità e  colori,  annualmente  si  fabbricano 
e  smerciatisi  non  solo  alle  milizie  e  ai 
palazzi  pontificii,  ma  ancora  ai  privati 
che  vi  sono  tratti  dalla  bontà  delle  ma- 
nifatture. L'ospizio  da  lunghissimo  tem- 
po gode  il  privilegio  esclusivo  di  stam- 
pare e  venderei  libri  scolastici  che  ser- 
vono all'uso  delle  scuole  inferiori  in  tut- 
to lo  stato,  comprese  le  Horae  diuniae 
Breviarii  Romani,  prorogato  da  Gre- 
gorio XVI  nel  1  836.  Il  presidente  o  il 
visitatore  apostolico  dell'ospizio  ha  l'u- 
dienza dal  Papa  ogni  1 5  giorni  di  mar- 
tedì.Olire  le  opere  citate,  su  questo  be- 
nemerito e  celebre  stabilimento  si  pos- 
sono leggere:  Piazza,  Opere  pie, e  YEit- 
sevologio  romano.  Bonanni,  Catalogo 
par.  3,p.  53,54,09,60,  che  riporta  le 
figure,  e  tratta  degl'  invalidi  e  delle  in- 
valide di  s.  Sisto,  de'  fanciulli  detti  del 
letterato,  e  delle  povere  zitelle  al  palaz- 
zo Lateranense.  Cav.  Paolo  Drachi  :  No- 
tice  de  l'origine,  et  des  progres  de  Ì  Ho- 
spice  de  s.  Michel  à  Rome,  Paris  18  \i. 
Mg.r  Monchini  già  viceqjresidente  del- 
l'ospizio apostolico  :  Degli  istituti  di  Ro- 


OSP 
ma.  Cav.  Gaspare  Servi  :  Aumento  di 
fabbrica  nella  chiesa  dell'ospizio  aposto- 
lieo, Roma  i835.  F.  Gasparoni:  Prose, 
p.  64,dell'ospizioaposlolicodis.  Michele. 
Ospizio  de  convertateli,  per  gli  ere- 
liei  d'ambo  i  sessi,  che  vogliono  abbrac- 
ciare la  fede  cattolica.  E  posto  nel  rione 
Borgo,  nella  Città  Leonina,  sulla  piaz- 
za di  s.  Giacomo  Scossacavalli ,  incon- 
tro la  chiesa  di  lai  nome,  cioè  nel  bel 
palazzo  edificato  coi  disegni  di  Braman- 
te Lazzari  e  Baldassare  Peruzzi,  pei  Spi- 
nola nobili  genovesi,  corrispondente  da 
un  lato  incontro  alla  via  che  conduce 
alla  chiesa  di  s.  Maria  della  Purità  dei 
Caudatari.  Questo  palazzo  è  rinomato 
per  le  commedie  di  Plauto  e  Terenzio 
ivi  recitate  da  una  scelta  società  di  gio- 
vani studiosi  dell'idioma  latino,  siccome 
già  Pomponio  Letoavea  introdotto  pres- 
so s.  Andrea  della  Valle.  E  altresì  ce- 
lebre per  esservi  stata  alloggiata  Car- 
lotta regina  di  Cipro  (J7.),  (di  cui  par- 
lai altrove  come  nel  voi.  XXI,  p.  i63) 
ultimo  rampollo  dell'  illustre  casa  di 
Lusignano,  vedeva  di  Giovanni  di  Por- 
togallo duca  di  Coimbra,  e  di  Luigi  di 
Savoia  conte  di  Ginevra,  accolta  in  Ro- 
ma da  Sisto  IV,  e  morta  sotto  il  succes- 
sore Innocenzo  Vili.  Alcuni  pretesero 
che  ivi  abitasse  e  morisse  R-affaele  d'Ur- 
bino, ma  la  di  lui  casa  esisteva  sulla  piaz- 
za Ruslicucci,  che  a  suo  tempo  chiama- 
vasi  priorato,  la  quale  da  lui  lasciata  al 
cardinal  Divizi,  di  cui  dovea  sposar  la 
nipote,  poi  fu  atterrata  sotto  Alessan- 
dro VII  nell' erigersi  il  colonnato  che 
abbellisce  la  piazza  della  basilica  Vati- 
cana. L' origine  dell' ospizio  si  deve  al 
pontificato  di  Clemente  Vili,  poiché 
narra  il  Ricci,  De' giubilei  universali  p. 
333,  mancare  io  Roma  tra  i  molliplici 
pii  istituti  quello  pei  poveri  eretici,  che 
spogliati  talvolta  de'beni  temporali,  ven- 
gono alla  i'ede  cattolica  per  abiurare  i 
loro  infelici  errori,  (piando  nell'  anno 
santo  1600  il  servo  di  Dio  p.  Giovena- 
le Ancina  filippino  pel  zelo  grande  che 


OSP  1 5 

avea  per  la  conversione  degli  acattolici 
eterodossi,  incominciò  questa  commen- 
dabile opera;  ma  .mentre  felicemente  vi 
avea  dato  principio,  nel  1602  Clemen- 
te Vili  lo  costrinse  accettare  il  vesco- 
vato di  Saluzzo.  Dipoi  tre  sacerdoti  ani- 
mali dallo  stesso  zelo,  senza  mezzi,  e 
solo  confidando  nella  provvidenza,  apri- 
rono una  piccola  casa  incontro  1'  ospe- 
dale della  chiesa  di  s.  Giovauni  du' fio- 
rentini, ove  alloggiavano  con  edificante 
carità  e  molto  frutto  quelli  che  si  con- 
vertivano al  cattolicismo,  e  li  mantene- 
vano colle  periodiche  e  spontanee  of- 
ferte de'  benefattori,  che  presto  giunse- 
ro ad  annui  scudi  600.  Ai  3  sacerdo- 
ti si  aggiunsero  altri  pieni  dello  stesso 
spirilo,  e  tutti  con  esemplare  carità  pro- 
cedevano nel  lodevole  istituto.  Intanto 
nell'anno  santo  i6y5  a  questa  quanto 
necessaria  che  santa  impresa  rivolse  se- 
riamente l'animo  Clemente  X:  per  ope- 
ra e  industria  del  pio  p.  Mariano  Soc- 
cino,  allora  superiore  de' filippini  e  di- 
rettore della  lodata  opera,  acquistò  per 
scudi  7000  un  palazzo  aRipetta,  dalla 
compaguia  della  s.  Casa  di  Loreto  dei 
marchegiani,  e  vi  stabili  1'  ospizio,  riu- 
nendovi i  sacerdoti  suddetti,  sotto  la  me- 
desima direzione  del  p.  Soccino,  asse- 
gnandogli scudi  1  o,ooodi  luoghi  di  mon- 
te, dando  l'incarico  di  soprintendente  al 
suo  maggiordomo  cardinal  Rocci, quale 
presidente  d'  una  congregazione  di  pie 
persone  da  lui  istituita.  Quindi  fece  la 
canonica  erezione  dell'ospizio  colla  bol- 
la Inter  alia  gravissima  onera,  dei  3o 
marzo  1 67 5,  Bull.  Roni.  t.  VII,  p.  3o5, 
designando  come  più  opportuno  e  am- 
pio locale  pai  te  del  convento  degli  Ere- 
miti di  Roma  (  V.),  di  s.  Maria  delle 
Grazie  a  porta  Angelica,  onde  potesse 
l'ospizio  affittare  il  palazzo,  ove  tu  poi 
istituito  il  Conservatorio  della  divina 
Provvidenza,  e  ricavarne  un'altra  ren- 
dita. Dichiarò  1'  ospizio  sotto  l' invoca- 
zione di  s.  Maria  delle  Grazie  e  di  s. 
Michele  arcangelo,    membro  del  palaz- 


16  OSP 

zo  apostolico,  e  perciò  soggetto  alla  pri- 
vativa giurisdizione  de'  maggiordomi 
pro-tempore,  e  lo  è  tuttora  come  dissi 
nel  voi.  XLI,  p.  268,  affidandone  l'am- 
ministrazione ad  una  congregazione  di 
deputati  con  le  opportune  facoltà,  e  con- 
cedendo indulgenze.  Il  Piazza,  neH'£«- 
sevologio  trat.  V,  cap.  21,  del  collegio 
de' convertiti  alla  fede,  narra  che  l'ospi- 
zio ben  presto  fiorì,  e  nello  spazio  di 
16  mesi  abiurarono  l'eresia  67  eretici, 
tra'  quali  tre  predicanti,  e  morendo  il 
cardinal  Cesare  Rasponi  di  Piavenna  la- 
sciò in  parte  erede  di  sua  facoltà  la  pia 
casa,  allora  assistita  da  ministri  e  inser- 
vienti senza  stipendio.  Il  Novaes,  Vite 
de' Pontefici,  t.  X,  p.  233,  riferisce  che 
in  due  anni  vi  si  ricevettero  92  conver- 
tili, tra'quali  alcuni  regolari;  ed  il  Piaz- 
za aggiunge  che  nel  1680  il  cardi/ial 
Nini  sanese  lasciò  all'ospizio  un  grosso 
legato,  e  che  nel  1682  il  sacerdote  Ales- 
sandro Casola  nobile  alessandrino  pri- 
mo direttore  della  casa,  benemerito  e  ze- 
lante nell'istruzione  de'converlendi,  la- 
sciò il  suo  a  questo  e  ad  altri  luoghi 
pii,  venendo  sepolto  in  s.  Onofrio.  Poscia 
Innocenzo  XI  colla  bolla  Solleciludo  pa- 
storalis,  de'  22  aprile  1 686,  Bull.  Rom.  t. 
Vili,  p.  390,  confermò  il  disposto  da  Cle- 
mente X,  e  ad  istanza  della  congregazio- 
ne de*  deputati  trasferì  l'ospizio  in  parte 
del  palazzo  a  Scossaca valli, che  il  cardi- 
nal Girolamo  Gastaldi  di  Taggia  nel 
genovesato  avea  acquistalo  dagli  Spino- 
la, e  con  la  sua  eredità  donato  all'ospi- 
zio pei  novelli  convertiti  di  qualunque 
nazione.  Sopra  l'ingresso  del  pio  luogo 
un'iscrizione  marmorea  dice  che  fu  ivi 
l'ospizio  stabilito  nel  i685,  e  che  sotto 
gli  auspicii  del  palazzo  apostolico.  Il 
Venuti  nella  Roma  moderna  p.  JQ.92, 
dell'ospizio  degli  eretici  convertiti  alla 
fede  cattolica,  riferisce  che  questi  vi  so- 
no benignamente  ricevuti  e  alimentati 
finché  non  sono  bene  catechizzati  e  per- 
suasi degli  errori  di  loro  setla,  dall'am- 
maestramento di  alcuni  buoni  sacerdoti 


OSP 

a  ciò  destinati;  e  che  a  quelli  che  re- 
starono in  lloma  talvolta  fu  procura- 
to un  impiego  ,  dandosi  una  limosina 
a  quelli  che  ritornano  in  patria.  Final- 
mente abbiamo  dal  Costanzi,  L'  Osser- 
vatore di  Roma,  ivi  pubblicato  nel  182 5, 
che  l'ospizio  è  fiorente,  essendovi  istrui- 
ti e  alimentali  gli  eretici  che  risolvono 
rientrare  nel  grembo  della  Chiesa  cat- 
tolica ;  e  che  vi  sono  rettore  e  cappel- 
lani capaci  delle  lingue  oltramontane, 
i  quali  hanno  catechismi  scritti  in  vari 
idiomi  per  l'istruzione  de'novelli  candi- 
dati della  vera  fede.  Essendo  l'edifìzio  in 
cattivo  stato,  Gregorio  XVI  volle  che 
si  restaurasse,  cooperandovi  il  palazzo 
apostolico,  poiché  da  questo  gli  conces- 
se 9,000  scudi,  e  altrettanti  dall'erario 
pirbblico.  La  congregazione  de'deputati 
è  presieduta  dai  maggiordomi  pro-tem- 
pore, i  forieri  maggiori  sono  sempre  fab- 
bricieri, e  deputati  i  cavallerizzi  mag- 
giori. 

Ospizio  di  s.  Galla  per  ricoverare 
nella  notte  i  poveri,  è  situato  nel  rione 
Pupa,  nella  via  di  piazza  Montanara  , 
ove  fu  già  l'ospedale  poi  unito  a\Y Ospe- 
dale di  s.  Maria  della  Consolazione 
(V.),  e  la  Chiesa  di  s.  Maria  in  Porti- 
co (V.),  fondati  nella  casa  di  s.  Galla, 
di  cui  il  Piazzaci  diede  le  Memorie  nel 
Cherisologio.  Quivi  il  pio  e  zelante  sa- 
cerdote Marc' Antonio  Odescalchi,  os- 
servando che  non  bastavano  per  la  po- 
vertà forastiera  e  nazionale  di  Pioma  i 
molti  luoghi  pii  eh'  esercitano  la  santa 
ospitalità,  apri  con  generosa  risoluzione 
nel  i65o  una  casa  di  pubblico  ricetto, 
a  ricovero  della  povertà,  esercitandovi 
opere  e  virtù  segnalate.  Qui  egli  con 
piìi  di  5oo  o  600  letti ,  e  talvolta  più 
di  1000,  diede  ricetto  ai  poveri,  spe- 
cialmente nell'inverno,  somministrando 
di  sua  mano  la  sera  la  minestra  a  tut- 
ti quelli  che  concorrevano,  oltre  la  co- 
modità della  cucina  con  fuoco  alle  po- 
vere famiglie;  facendo  loro  rattoppare 
gli  abili  cenciosi,  accomodare  le  scarpe, 


OSP 

istruirli  con  incredibile  pazienza  nelle 
cose  della  salute,  custodire  con  singoiar 
cura  i  loro  fardelli,  e  talvolta  nettar  lo- 
ro la  testa  immonda,  medicar  la  tigna 
e  la  rogna  ;  avendo  speso  in  questo  pio 
luogo  ed  opera  immense  limosine  col 
soccorso  di  molti,  oltre  il  largo  sussidio 
che  riceveva  perii  medesimi  poveri  dal 
cardinal  Odescalchi  suo  parente.  Mar- 
c'Antonio  morì  io  odore  di  santità, 
pianto  come  padre  dai  poveri,  il  28 
maggio  1670,  e  fu  sepolto  nella  Chiesa 
di  s.  Maria  in  Campielli  {f/.)}  ov'  era 
stata  trasportata  la  prodigiosa  immagi- 
ne della  Madonna,  ch'era  nella  cadente 
chiesa  di  s.  Maria  in  Portico.  Quindi  il 
cardinal  Odescalchi  cheavea  particola- 
re affetto  alla  pia  opera,  vi  fece  soprav- 
\egliare  l'altro  parente  Carlo  Tomma- 
so Odescalchi  (che  l'ampliò  come  dissi 
nel  voi.  IV,  p.  76,  e  XI,  p.  200),  da 
cui  derivò  la  prima  origine  dell'  Ospì- 
zio apostolico  (T'.),  e  dopo  che  fu  as- 
sunto al  pontificalo  col  nome  d'Inno- 
cenzo XI,  ne  affidò  la  cura  al  duca  Li- 
vio Odescalchi  suo  nipote,  concedendo- 
gliene il  giuspatronato  col  breve  Adpa- 
sloralis  dignitalis  f astigiani,  del  5  apri- 
le 1686,  Bull.  Rom.  t.  8,  p.  384,  con- 
fermando e  dotando  l' ospizio.  Questi 
intraprese  la  riedificazione  della  chiesa 
e  dell'  ospizio  sotto  l' invocazione  di  s. 
Galla,  compiuti  il  1724  c°l  disegno  di 
Mattia  de  Rossi,  e  gli  angeli  di  stucco 
che  adorano  il  ss.  Sagramento  furono 
quelli  fatti  dal  Bernini  per  modello  di 
que'di  metallo  che  si  vedono  nella  cap- 
pella del  ss.  Sacramento  nella  basilica 
Vaticana.  L'ospizio  fu  appresso  ingran- 
dito dal  duca  d.  Baldassare  Odescalchi, 
della  qual  famiglia  è  tuttora  patronali), 
che  seguita  a  tutelare  e  dirigere  sì  bello 
istillilo  di  carità,  essendo  vietato  a  qua- 
lunque autorità  anche  ecclesiastica  d'in- 
gerirsene. La  famiglia  Odescalchi  tal- 
volta permise  che  1'  ospizio  servisse  pu- 
re di  pubblico  spedale,  come  nel  1  S3 7 
pel  cholera.  Dal  rettore  di  questo  ospi 

VOI..    L. 


OSP  17 

2Ì0  d.  Emilio  Lami,  ebbe  origine  I'  o- 
spedale  di  s.  Diaria  e  s.  Gallicano  (^)- 
Nel  1702  i  zelanti  sacerdoti  Carlo  Te- 
sta e  Girolamo  Vaselli  istituirono  in  s. 
Galla  una  società  di  ecclesiastici  perchè 
assistesse  i  poveri  nelle  cose  spirituali, 
ed  in  essa  il  ven.  can.  Gio.  Battista  de 
Rossi  esercitò  per  molti  anni  l'apostoli- 
co suo  zelo:  le  pratiche  religiose  con  cui 
la  società  coltiva  le  anime,  si  estendono 
poi  anche  aldi  fuori  dello  stabilimento, 
sempre  però  in  vantaggio  della  classe  po- 
vera e  abbandonata.  In  s.  Galla  accol- 
gonsi  i  poveri ,  e  v'  hanno  ricovero  e 
buon  letto;  nell'estate  il  pio  luogo  è  a- 
perto  fino  alla  mezz'ora  di  notte,  e  l'in- 
verno fino  alle  tre  ore,  ed  è  la  stagione 
di  maggior  concorso.  L'ospizio  è  pei  so- 
li uomini,  pe'  quali  tengonsi  in  5  dor- 
rnitorii  224  letti,  compreso  quello  per 
gli  ecclesiastici,  e  quando  il  numero  dei 
mendici  sia  maggiore,  conforme  inter- 
viene nell'inverno,  si  preferiscono  i  vec- 
chi ed  i  fanciulli.  Gli  stessi  individui  non 
si  dovrebbero  ricevere  piti  che  alcuni 
giorni  determinali,  ma  se  dura  il  biso- 
gno si  continua  il  ricovero:  prima  si  ri- 
cevevano ancora  i  convalescenti  dall'o- 
spizio della  ss.  Trinità.  A'5  ottobre,  fe- 
sta di  s.  Galla,  cavansi  a  sorte  12  dei 
poveri  ricovrati,  e  si  dà  loro  un  buon 
pranzo.  Fra  le  opere  spirituali  che  visi 
praticano,  han  luogo  gli  esercizi  di  s. 
Ignazio  pei  giovanetti  ricovrati,  che  f.in- 
no  la  prima  comunione.  La  chiesa  ha 
un  sagrestano,  l'ospizio  un  rettore  e  3 
famigliari. 

Ospizio  di  s.  Lucia  de'  Ginnasi  pei 
sacerdoti  pellegrini,  posto  nel  rione  Pi- 
gna incontro  la  chiesa  già  parrocchiale 
di  s.  Lucia,  della  quale  parlai  a  Ginna- 
si e  Lana.  Nel  1 4^9  m  istituita  la  con- 
fraternita de'sacerdoti  secolari  sollo  l'in- 
vocazione de'  ss.  Pietro  e  Paolo,  avente 
per  insegna  quattro  S ,  che  significano 
Sacro  Sanata Sacerdotum  Soeittai.  Pel- 
le vicende  de'tempi  diminuito  ilsuofer- 
uasi  si  estinse,  finché  nel  i5lo 


1  questo  ospi-      vore,  quasi  si  t 


.8  OS  P 

risorse,  e  gli  fu  data  la  Chiesa  di  s.  Ala- 
lia in  Acquiro,  ove  restò  sino  a  Paolo 
II],  che  assegnandola  per  orfanotrofio, 
nuovamente  il  sodalizio  decadde.  Forse 
sarebbe  terminato,  senza  lo  zelo  del  sa- 
cerdote Crescenzo  Selva  sanese,  che  pu- 
re molto  si  adoprò  per  lo  stabilimento 
delle  arciconfraternite  della  ss.  Trinità 
de' pellegrini,,  e  della  Morte.  Egli  ripri- 
stinando la  confraternita  de'  sacerdoti 
sotto  Giulio  111  la  convocò  nella  chiesa 
di  s.  Barbara  ora  de' Librari,  donde  nel 
i  5q6  passò  per  volere  di  Clemente  Vili 
nella  chiesa  di  s.  Lucia  de'  Ginnasi  al- 
le botteghe  oscure,  ove  istituirono  al- 
cune conferenze  de'casi  di  coscienza,  ed 
altre  esercitazioni  pei  parrochi  e  confes- 
sori, poi  trasferite  dai  gesuiti  nella  chie- 
sa di  Gesù,  celebrando  offizi  e  messean- 
niversari  pei  fratelli  defunti  che  associa- 
va alla  sepoltura,  dopo  averli  visitati 
infermi,  e  soccorsi  se  bisognosi,  accom- 
pagnando al  sepolcro  anche  altri  sacer- 
doti morti  in  Roma.  Incontro  alla  det- 
ta chiesa  stabili  la  confraternita  1'  ospi- 
zio, di  cui  feci  già  cenno  a  Convitto. 
Vi  albergava  per  i5  giorni  i  poveri  sa- 
cerdoti pellegrini  che  recavansi  in  Ro- 
ma, provvedendoli  del  necessario,  e  pro- 
curandone l'occupazione.  Ne  fu  deputato 
assistente  il  prelato  Rospigliosi,  il  quale 
compilò  con  elegante  latinità  le  costitu- 
zioni stampate  nel  1 644 J  divenuto  egli 
Papa  Clemente  IX  conservò  al  pio  luo- 
go il  suo  amore,  e  nel  maggio  soleva  ivi 
dare  una  lauta  cena  ai  poveri  sacerdoti 
pellegrini,  con  l'assistenza  del  suo  mag- 
giordomo e  camera  segreta.  11  sodalizio 
ebbe  grazie  e  indulgenze  dai  Papi  ,  ed 
ha  tuttora  un  cardinale  per  protettore: 
Pio  Vili  ne  fu  uno  nel  cardinalato.  Nel- 
l'ospizio vi  sono  6  letti_,  ed  i  sacerdoti 
pellegrini  che  recatisi  a  Roma  per  visi- 
tare i  luoghi  santi,  muniti  di  attestato 
del  proprio  ordinario,  possono  rimaner- 
■vi  8  giorni.  La  congregazione  nell'an- 
no santo  1825  ospitò  1  73  sacerdoti  pel- 
legrini. Di   essa   tratta  il  Piazza,  Eu- 


OSP 
sevologio  trat.    I,  cap.  8;  trat.   VII, 

cap.  4- 

Ospizio  di  s.  Luigi  Gonzaga  per  ri- 
cevere la  sola  notte  le  povere  donne,  che 
non  sieno  malate,  situato  presso  l'ospi- 
zio di  s.  Galla,  ma  da  esso  indipenden- 
te. Ne  fu  fondatore  il  p.  Francesco  Ma- 
ria Galluzzi  fiorentino,  gesuita  di  mol- 
to zelo  e  innocenti  costumi,  morto  in 
Roma  li  7  settembre  1730;  ed  il  ven. 
can.  de  Rossi  vi  fece  gran  bene,  onde  le 
loro  immagini  sono  nell'ospizio.  Esso  si 
compone  di  due  dormitorii  con  3o  letti, 
non  consentendo  le  rendile  tenerne  di 
più;  di  cappella,  della  camera  di  trat- 
tenimento, e  del  giardino.  Le  povere 
donne  vi  sono  ammesse  alle  ore  24,  e 
quanto  al  numero  finché  vi  è  luogo: 
sono  escluse  le  rognose  e  le  tignose  ,  le 
gravide  e  le  maiale,  perle  quali  si  han- 
no gì'  istituti  descritti  a  Ospedali  di  Ro- 
ma. Le  ricovrate  ogni  sera  recitano  al- 
cune preci,  e  una  volta  il  mese  ivi  ascol- 
tano la  messa,  e  fanno  la  comunione, 
ricevendo  bai.  5  in  compenso  del  gua- 
dagno, che  avrebbero  forse  fatto  lavo- 
rando in  quel  tempo.  L'istituto  dipen- 
de dal  cardinal  vicario,  che  delega  due 
deputati,  ecclesiastico  e  laico, che  ammi- 
nistrano le  poche  rendite.  Anticamente 
dipendeva  dal  rettore  gesuita  del  collegio 
romano.  Vi  è  la  priora  e  la  sotto  priora. 

Ospizio  di  s.  Maria  degli  Angeli  al- 
le terme  di  Diocleziano,  nel  rione  Mon- 
ti, presso  la  Chiesa  di  s.  Maria  degli 
Angeli  e  la  Fontana  di  Termini  (V?). 
L'edifìzio  in  cui  è  posto  l'istituto  non 
solo  è  vasto,  ma  è  anche  murato  con 
buona  e  solida  architettura,  e  fu  eretto 
per  uso  de'granai  dell'Annona  d'ordine 
di  Gregorio  XIII,  e  poscia  amplialo  da 
Paolo  V  e  da  Urbano  Vili.  Esso  si  com- 
pone di  quattro  ale,  di  cui  tre  sono  con- 
giunte fra  loro  ad  angolo  retto,  ed  una 
staccata  e  separala  dalla  piazza,  innal- 
zata già  da  Clemente  XI  con  disegno 
di  Carlo  Fontana,  e  però  chiamasi  brac' 
ciò  Clementina,  e  servì  per  infermeria 


OSP 

degli  uomini,  e  per  alcuni  lavorìi,  dopo 
che  utia  gran  parte  ridusse  in  buona 
forma  il  prelato  Capaccini  poi  cardina- 
le, che  diresse  in  principio  l'opera  sotto 
Leone  XII  colla  qualifica  di  visitatore 
apostolico  e  presidente.  Stabilito  da  Pio 
VII  il  commercio  libero,  questi  grandio- 
si edifìzi  essendo  rimasti  vuoti,  venne- 
ro volti  a  benefìcio  dell'umanità.  Quel 
Papa  mirando  ad  eliminare  l'ozioso  ac- 
cattonaggio, cui  per  estinguere  molto 
eransi  adoperati  diversi  suoi  predeces- 
sori da  s.  Pio  V  a  Pio  VI,  raccolse  nel 
1818  in  detti  granai  tutti  que'  poveri 
che  l'amministrazione  francese  avea  giù 
collocati  nel  palazzo  Lateranense  e  nel 
monastero  di  s.  Croce  in  Gerusalemme. 
Lo  stabilimento  prese  il  titolo  d! Istitu- 
to di  carità,  vi  si  ricevettero  tutti  i  po- 
veri privi  di  sussistenza,  portandosi  agli 
ospedali  gl'infermi  di  malattie  di  carat- 
tere. Sino  al  1824  questo  deposito  di 
mendicità  non  ebbe  notevoli  mutamen- 
ti, ma  Leone  XII  (J7.),  cui  erano  tanto 
n  cuore  i  pii  istituti,  pensò  farne  una 
Pia  casa  d'industria,  gliene  conferì  il  ti- 
tolo, onde  volgarmente  ancora  ne  por- 
ta il  nome,  per  darvi  lavoro  ai  poveri 
che  ne  avessero  abbisognato,  e  togliere 
in  tal  modo  ogni  prelesto  a  mendicare. 
Tutta  volta  una  vera  casa  d'industria  non 
vi  fu  aperta,  solo  prese  forma  di  ospizio 
per  ambo  i  sessi,  foggiato  più  o  meno  sul 
modo  dell'  altro  che  dicesi  apostolico. 
Leone  XII  pose  l'ospizio  sotto  la  speciale 
protezione  sua  e  de' successori,  come  lo 
è  tuttora*  Nominò  superiore  il  lodato 
prelato,  e  direttore  spirituale  un  arci- 
vescovo in  partibus.  Pio  Vili  dichiarò 
presidente  e  protettore  d  ambedue  le 
famiglie,  il  cardinal  presidente  della 
commissione  de'  Sutsidii.  In  principio 
l'ospizio  riceveva  individui  di  tutte  l'e- 
tà, ora  non  ammette  che  i  fanciulli  e 
fanciulle  01  fine,  e  per  volere  di  Grego- 
rio XVI,  che  ne  fu  sollecito  e  zelante 
benefattore,  sì  nel  materiale  che  nel  ino- 
rale, e  più  volte  lo  visitò,  prese  I'  odierno 


OSP  «9 

nome  dalla  vicina  chiesa.  L'ampia  fab- 
brica non  comoda  e  salubre  per  abita- 
zione d'uomini,  grandemente  venne  re- 
sa tale,  e  di  molto  migliorata  dallo  stes- 
so Gregorio  XVI.  Inoltre  questo  Pon- 
tefice con  sovrana  munificenza  impedì 
che  abbandonassero  1'  ospizio  le  mona- 
che figlie  del  Calvario  (F.),  cui  Leone 
XII  avea  affidato  il  reggimento  delle 
donne ,  non  solo  con  assegnar  loro  nel 
i833  stabile  pensione,  e  per  noviziato 
la  chiesa  e  monastero  di  s.  Norberto  dei 
Canonici  regolari  premostratensi (  V .), 
ma  col  donare  alle  religiose  scudi  6000 
di  suo  peculio,  e  in  morte  per  testamen- 
to gliene  lasciò  2000  da  rinvestirsi  in 
consolidato,  avendole  di  frequente  visi- 
tate per  incoraggirle  e  lodarle  nel  labo- 
rioso e  caritatevole  uffizio  che  con  zelo 
disimpegnano.  Essendo  presidente  del- 
l'ospizio il  cardinal  Luigi  del  Drago  (cui 
più  tardi  successe  l'attuale  cardinal  Ma- 
rio Mattei)  Gregorio  XVI  nel  i834,  a- 
vendo  sommamente  a  cuore  questo  ri- 
covero, ne  concesse  la  direzione  e  il  go- 
verno ai  fratelli  del  benemerito  istituto 
delle  Scuole  cristiane  (V.)  da  lui  amati 
con  particolare  benevolenza  ;  essi  vi  en- 
trarono a'24  dicembre.  Dipoi  col  breve 
Cum  nihil  majus,de\  21  agosto  18  |8, 
confermò  le  leggi  da  lui  prescritte  sul 
buon  regolamento  della  casa,  e  riguar- 
danti i  lodali  religiosi,  confermando  il 
decreto  che  sottomelte  l'ospizio  ali  im- 
mediata subordinazione  del  Papa.  Laon- 
de nel  i83r)  colle  stampe  si  pubblicò 
eziandio  il  Regolamento  dell'  ospizio  di 
s.  Maria  degli  angeli,  compilato  dal  nw 
fr.  Pio  ex  vicario  gen.  dille  scuole  cri- 
stiane. Avendo  il  regnante  Pio  IX  sot- 
toposti gli  ospizi  alla  magistratura  ro- 
mana, nel  iH'JH  cessarono  i  relig 
averne  la  direzione,  indi  nel  i85i  il 
Papa  dichiarando  il  cardinal  Mario  Mat- 
tei nuovamente  presidente  della  oonv 
missione  de'  sussidii,  si  ^10  governo  re- 
stituì questo  ospizio. 

Due  grandi  famiglie  albergano  nello- 


?.o  OSP 

ipizio,  cioè  di  giovani,  che  sono  circa 
4oo  ,  e  di  donne  che  ascendono  a  più 
di  5oo.  Dal  cardinal  presidente  dipeu- 
de  l'ammissione  de'ricovrati  de'due  ses- 
si nell'istituto,  sulle  proposte  de' 12  pre- 
fetti della  commissione  de'sussidii,  che 
gli  presentano  i  fanciulli  e  le  fanciulle 
meritevoli,  orfani,  liberi  d'ogni  male  at- 
taccaticcio o  incurabile,  e  d'età  non  in- 
feriore ai  7  anni  circa  e  non  maggiore 
di  12  ;  tutti  perciò  sono  veramente  po- 
veri, e  ricevuti  gratuitamente.  I  giova- 
ni d'ogni  età  si  dividono  in  4  centurie, 
le  quali  occupano  due  grandi  dormito- 
rio Ogni  centuria  è  divisa  in  camerate: 
ciascuna  ha  il  prefetto,  le  camere  dei 
quali  sono  situate  in  modo  che  per  mez- 
zo d'un  finestrino  possono  osservare  tut- 
to il  dormitorio.  I  giovani  vestono  cal- 
zoni e  camiciola  di  panno,  prima  grigio 
ed  ora  marengo,  e  ne' dì  festivi  quando 
escono  a  centurie  per  la  città,  hanno  il 
vestito  simile  e  cappello.  Ai  fanciulli  che 
per  1'  età  non  hanno  intrapresa  alcu- 
na aite,  viene  insegnato  il  catechismo, 
leggere,  scrivete  e  far  conti;  gli  altri 
sono  istruiti  dopo  il  lavoro.  Siccome  an- 
cora non  vi  è  in  Roma  alcuna  scuola 
pubblica  di  musica  strumentale,  mg.r 
Capatemi  compose  di  alcuni  alunni  una 
banda  alla  maniera  militare,  con  decen- 
ti uniformi,  senza  però  toglierli  dalle 
loro  arti;  dipoi  nel  1 84 1  si  aggiunse 
anche  la  scuola  di  musica  vocale  per  cu- 
ra dei  fratelli  delle  scuole  cristiane,  cioè 
dal  zelante  e  ottimo  fr.  Gioacchino  di 
Gesù,  ultimo  regolatore  e  direttore  del- 
la famiglia  degli  uomini.  I  giovani  ad- 
detti alla  musica  formano  due  camera- 
te a  parte,  e  perchè  chiamati  a  prestar 
servizio  nelle  pubbliche  feste  e  proces- 
sioni, il  guadagno  si  divide  in  tre  por- 
zioni, una  pei  giovani  per  quando  esco- 
no dall'istituto,  e  due  per  l'ospizio,  on- 
de in  parte  pagare  i  maestri,  gli  istru- 
menti  e  i  detti  abiti  o  uniformi.  Questi 
giovani  suonatori  sono  circa  4°!^  men- 
tre gli  altri  ricovrati  escono  per  Io  più 


OSP 
a'  1 8  anni,  questi  si  congedano  a'  2 1 ,  on- 
de potersi  formare  allievi  che  li  rimpiaz- 
zino nella  banda,  la  quale  dà  spesso  sag- 
gio di  molta  abilità.  Gli  alunni  si  edu- 
cano alle  arti,  anche  ai  lavori  della  cam- 
pagna. Una  gran  parte  s'impiegano  nel- 
la calzoleria  e  sartoria  militare,  poiché 
vi  si  fanno  tutti  i  vestimenti  e  calzatu- 
re delle  milizie  pontificie,  per  privilegio 
ripristinalo  da  Gregorio  XVI.  Evvi  al- 
tra officina  di  sarto  e  calzolaio  pei  la- 
vori della  casa  e  la  tipografia;  vi  fu  la 
tintoria  per  le  manifatture  che  si  (anno 
dalle  due  famiglie,  di  cotone  e  di  cana- 
pe. Dall'  officina  di  falegname-ebanista 
escono  eccellenti  lavori.  Vi  s'insegna  pu- 
re l'arte  dello  scalpellino  d'ogni  genere, 
ed  anche  la  bassa  scultura,  per  cui  l'en- 
comiato fr.  Gioacchino  nel  1841  al  i.° 
piano  dell'edifizio,  e  nel  migliore  corri- 
doio, per  gratitudine  del  pio  luogo,  eres- 
se un  busto  di  marmo  a  Gregorio  XVI, 
con  onorevole  iscrizione,  il  lutto  esegui- 
to dai  giovani  dell'ospizio.  Serve  d'inco- 
raggimenlo  agli  alunni  la  pubblica  e 
solenne  mostra  di  lavori  che  si  fa  pei  la 
festa  titolare  dell'ospizio  nella  domenica 
fra  l'ottava  dell'  Assunta  e  per  quella  di 
s.  Cecilia.  Alcune  di  queste  officine  sono 
a  conto  dell'ospizio,  le  altre  sono  affidale 
a  particolari  intraprendenti.  I  giovani  ar- 
tieri hanno  la  giornata,  il  cui  guadagno 
dividesi  in  tre  parti,  una  per  l'ospizio, 
una  si  pone  in  serbo  per  l'uscita,  una  si 
concede  al  giovane  pe'suoi  minuti  biso- 
gni. Oltre  il  direttore  ecclesiastico  pel  go- 
verno della  famiglia  degli  uomini,  4  cap- 
pellani assistono  alle  cose  spirituali  di 
ambedue  le  famiglie,  sotto  la  direzione 
d'un  preluto,  per  lo  più  insignito  della 
dignità  vescovile,  uè  mancano  molti  pii 
sacerdoti  che  vanno  ad  amministrare  i 

sacramenti.   I  religiosi  sullodali  stabili- 
ta o 

rono  parecchie  congregazioni  spirituali, 
cui  è  libero  l'ascriversi.  Una  volta  l'an- 
no si  tendono  «li  esercizi  spirituali  di  s. 

CO  L 

Ignazio,  si  celebrano  diverse  feste,  e  si 
fauno  le  principali  funzioni  della  Chiesa, 


OSP 

nelle  due  cappelle  delle  famiglie  ove  si 
veneta  il  ss.  Sagramento  nel  ciborio.  Da 
tutto  questo  sistema  di  educazione  reli- 
giosa, civile,  industriale,  si  ottennero 
buoni  risultamene.  La  famiglia  delle 
donne  si  divide  anch'essa  in  centurie,  e 
dimorano  in  vastissime  sale  di  3  o  \ 
camerale  ;  hanno  vitto  e  letto  come  gli 
uomini;  in  casa  vestono  panno  borgon- 
sò,  e  quando  escono  a  camerate  usano 
veste  turchina  cangiante,  coprendosi  il 
capo  con  pezza  bianca.  Lavorano  il  co- 
tone in  varie  forme,  e  qualche  volta  la 
canapa  e  il  lino,  impagliando  le  sedie 
delle  di  Chiavari  fatte  dai  maschi;  mol- 
te s'impiegano  al  bucato,  altre  a  cucire 
e  rattoppare  nella  guardaroba.  Riman- 
gono nell'ospizio  finché  non  si  monaca- 
no o  maritano  o  non  si  accomodano  al 
servizio  di  persone  private.  Le  suddette 
buone  suore  dirigono  l'istituto  delle  don- 
ne con  vera  carila  e  intelligenza,  facen- 
dosi aiutare  dalle  ricoverate  più  savie, 
le  quali  stanno  ne'  comuni  dormitori!, 
ed  accompagnano  le  loro  sorelle  quan- 
do escono  a  diporto.  La  superiora  delle 
religiose  ha  il  titolo  di  direttrice  gene- 
rale. Un  prelato  col  nome  di  deputato 
ecclesiastico,  cioè  quello  stesso  degli  uo- 
mini, ha  cura  delle  cose  spirituali  della 
comunità  delle  donne,  dove  la  pietà  e  le 
più.  divote  pratiche  religiose  fioriscono 
non  meno  che  in  quella  degli  uomini. 
L'ospizio,  tranne  il  prodotto  del  lavoro 
de'ricovrati,e  alcune  poche  sue  rendite, 
è  nel  resto  a  carico  dell'erario.  11  cardi- 
nal presidente  raccoglie  V  entrate  e  sor- 
veglia le  spese:  vi  è  pure  un  deputato 
economico. 

Ospizio,  istituto  e  convitto  di  scuo- 
la e  istruzione  di  sordo-muti  d'  ambo  i 
sessi  in  s.  Maria  degli  Angeli.  Nel  pon- 
tificato di  Pio  VI,  mosso  da  compassio- 
ne verso  gl'infelici  muti  e  sordi,  l'avvo- 
cato concistoriale  d.  Pasquale  di  Pietro, 
nel  vivo  desiderio  di  restituire  da  quasi 
bruti  alla  vita  civile,  alla  religione,  alla 
patria,  alla  società,  una  classe  di  nme- 


OSP  2! 

ri,  pe'  quali  la  natura  mostrossi  crudele 
matrigna,  dopo  aver  visitato  le  scuole 
aperte  ad  essi  in  Parigi  e  Vienna,  man- 
dò da  Roma  a  Parigi  il  dotto  e  esem- 
plare sacerdote  d.  Tommaso  Silvestri  di 
Trevignano,  perchè  sotto  uno  de' bene- 
fattori dell'  umanità  l' abaie  Cario  Mi- 
chele l'Enee  di  Versailles,  il  primo  che 
formò  uno  stabilimento  pei  sordomuti, 
si  ammaestrasse  nell'arte  difficile  d'i- 
struire i  sordo-muti,  sostituendo  il  ge- 
sto all'articolazione  della  voce,  poiché 
mutolo  resta  chi  nasce  sordo  coli'  orga- 
no acustico  o  ostruito  o  viziato,  consi- 
stendo tutta  l'arte  d'istruire  i  sordo-mu- 
ti, nel  far  sì  eh'  entrino  per  gli  occhi 
quelle  nozioni  che  non  possono  entrare 
per  le  orecchie;  per  la  qual  cosa  il  me- 
todo de'segni,  condotto  oggi  a  molta  per- 
fezione, rende  quegl'  infelici  atti  anche 
all'istruzione  scientifica.  Il  Silvestri  ani- 
mato dal  sentimento  sublime  di  giova- 
re a  questa  classe  di  persone,  in  pochi 
mesi  s'impratichì  egregiamente  del  me- 
todo d'insegnamento,  e  tornò  in  Roma 
con  attestato  dell'abate  l'Epée  che  lo  di- 
chiarava abile  e  maestro.  Quindi  il  di 
Pietro  avanti  il  1784  aprì  nell'alma 
città  la  i."  scuola  di  sordo-muti  e  forse 
la  1."  anche  d'Italia,  come  si  legge  nel 
Renani,  Storia  dell' universià  di  Roma 
p.  3o5  e  seg.,  che  riporta  le  notizie  su 
questa  utile  fondazione  e  sull'invenzio- 
ne di  siffatta  istruzione.  Non  fu  l'  abate 
l'Epce  l'inventore  di  arte  sì  ingegnosa 
e  benefica,  ma  bensì  di  essa  sommamen- 
te benemerito,  onde  si  procacciò  nome 
immortale  ed  eterna  riconoscenza  ,  per 
aver  ulteriormente  perfezionato  il  ri- 
trovato mirabile  di  favellare  colle  mani 
e  di  ascoltare  cogli  occhi,  il  quale  è  do- 
vuto interamente  allo  spirito  religioso. 
I  principii  teoretici  su  cui  tale  istruzio- 
ne si  fonda,  furono  scoperti  e  promul- 
gati da  Girolamo  Cardano  ili  Pavia, 
medico  e  geometra,  di  spirito  supersti- 
zioso e  dedito  alla  magia,  morto  in  Ro- 
ma circa  nel    1  576.  Sulle  ricerche  del 


32  OSP 

sordo- muto,  scrisse,  che  noi  possiamo 
condune  uno  di  questi  infelici  a  com- 
prendere mediante  la  lettura,  e  a  par- 
lare mediante  la  scrittura.  Ma  poiché 
l'Italia  rinvenuta  l'origine  delle  cose  suo- 
le per  lo  più.  lasciarle  in  abbandono,  co- 
me osserva  il  eh.  Rambelli,  Leti,  intor. 
no  invenzioni  e  scoperte  italiane,  p.  344» 
così  la  gloria  di  applicarne  i  pensamen- 
ti acuti  del  filosofo  lombardo  era  ser- 
bata allo  spoglinolo  Pietro  Ponce  mo- 
naco benedettino  del  monastero  di  So- 
hagune  e  morto  in  quello  d'  Ona  o  di 
Ogna  nel  i584,  che  celebrasi  il  i.°  in- 
ventore noto  nell'arte  d'istruire  i  sordo- 
muti, portandola  al  più  alto  grado  di 
perfezione,  come  si  può  leggere  ne'trat- 
tatisti  di  questo  argomento.  Non  lascian- 
do alcun  ragguaglio  del  suo  metodo, 
sembra  che  le  due  prime  opere  sopra  la 
stessa  arte  si  debbano  agli  spagnuoli  Pao- 
lo Conet  e  Ramirez  de  Carion.  Da  un 
documento  si  rileva  che  Ponce  insegnò 
ai  muti  anco  a  parlare,  e  che  ve  ne  fu 
uno  che  ricevette  1'  ordine  del  sacerdo- 
zio, con  oiììzio  e  benefizio  ecclesiastico, 
e  recitando  le  ore  del  breviario,  come 
si  legge  nel  voi.  Ili  del  giornale  di  Bru- 
ges intitolato:  Il  sordo-muto  e  il  cieco. 
Aggiunge  il  Rambelli  che  il  medico  Fa- 
brizio d'Acquapendente,  nel  descrivere  i 
fenomeni  della  voce  e  dell'  udito,  trattò 
della  parola  e  suoi  strumenti  per  ammae- 
strare i  sordo-muti;  Giovanni  Bonifacio 
scrisse  l'Arte  deJce?mi,co\\'a\i\lo  de'quali 
la  parola  si  rendesensibile;  il  p.  Francesco 
Lana  gesuita  bresciano  nel  suo  Prodro- 
mo all' arte  maestra,  stampato  nel  1690, 
ragionò  de' mezzi  per  ammaestrare  nel 
leggere  e  scrivere  i  ciechi, quindi  di  quel- 
li per  giovare  all'  istruzione  de*  sordo- 
muti. Ai  precetti  di  questi  italiani,  al- 
tri italiani  applicarono  la  pratica,  on- 
de Pietro  di  Castro  ammaestrò  il  figlio 
di  Tommaso  di  Savoia,  e  Antonio  da 
Ravenna  cisterciense  a  un  determinato 
numero  di  sordo-muli  insegnò  a  legge- 
re e  scrivere,  e  quanto  è  necessario  alla 


OSP 
religione,  mentre  il  p.  Francesco  San  vi- 
tali, morto  nel  1  765, pubblicò  in  Brescia 
una  Dissertazione  sul  modo  d'insegnare 
a' muti.  Si  celebra  poi  come  primo  istitu- 
tore de'  sordo-muti  in  Francia  Giacobbe 
Rodrigo  Pereire  spagnuolo,  dopo  avere 
aperto  scuola  a  Cadice,  la  quale  dicesi 
ebbe  corta  durata,  e  fatto  aggiunte  ai 
metodi  insegnati  da  Amman  ne'  Paesi 
Bassi, da  Wallis  in  Inghilterra,  e  da  al- 
tri, morendo  nel  1780  a  Parigi.  Ivi  il  sa- 
cerdote l'Epe'e  dopo  a  ver  consulta  lo  Wal- 
lis, Amman,  lo  spagnuolo  Eonet  e  altri, 
tanto  per  formarsi  l'arte  di  parlare, che 
per  dare  ai  suoi  scolari  1'  alfabeto  ma- 
nuale chiamato  dattilologia,  si  dedicò 
interamente  all'istruzione  de'sordo-mu- 
ti,  e  le  sue  rendite  furono  assorbite  dal- 
lo stabilimento  che  fondò,  aiutato  dal  du- 
ca di  Penlhièvre  e  da  altre  persone  ca- 
ritatevoli. Egli  fu  come  il  padre  de'suoi 
allievi,  ma  lo  stabilimento  che  faceva  la 
ammirazione  d'Europa  non  fu  allora  a- 
dottatodal  governo:  morì  nel  1  789,  pian- 
to, lasciando  delle  opere  sulla  istruzione 
de'sordo-muti,  e  la  sua  memoria  in  be- 
nedizione, avendo  pel  primo  fondato  per 
essi  un  ospizio  e  ridotta  l'istruzione  a 
regole  fisse,  colle  quali  formò  abili  allie- 
vi. Fra  questi  l'abate  Sicard  recò  la  scien- 
za del  maestro  ad  un  grado  sorprenden- 
te di  perfezione,  e  da  Bordeaux,  oveavea 
eretto  uno  stabilimento,  nel  detto  anno 
fu  chiamato  a  Parigi  per  succedergli,  ed 
allora  si  rese  perpetua  una  fondazione 
la  quale  era  privala.  Nel  180J  Pio  \  li 
visitò  coi  cardinali  lo  stabilimento,  be- 
nedì  la  nuova  cappella,,  assistette  a  di- 
versi esperimenti,  ed  esternò  la  sua  pie- 
na soddisfazione,  encomiando  altamente 
l'abate  Sicard  e  i  suoi  degni  cooperatori, 
come  e  meglio  riporta  il  eh.  Belloruo, 
Contin.  di  Bercastel,  voi.  I,  p.  182.  Si 
calcola  eh' evvi  un  sordo -mulo  ogni 
2000  abitanti.  Nel  1837  in  Nuova  York 
si  fabbricò  un  islrumento  che  serve  alle 
orecchie  come  gli  occhiali  (F.)  agli  oc- 
chi, e  consiste  in  due  piccole  conche  di 


OSP 
argento,  the  hanno  presso  a  poco  la  for- 
ma di  due  gusci  d'ostrica  un  po'  incava- 
ti, e  triplicano  la  forza  del  suono.  Nel 
Giornale  de  letterati  pel  1 749>  si  legge 
la  lettera  del  cav.  Costantino  Magno  sul 
metodo  d'insegnare  a'sordo-muti.  Si  pos- 
sono consultare,  Severino  Fabriani  isti- 
tutore nel  lo  stabilimento  dell  e  sordo- mu- 
te di  Modena  e  fondatore  delle  Figlie  del- 
la provvidenza  per  istruirle:  Sul  benefì- 
zio della  religione  sui  sordomuti,  Mode- 
na 1 826.  Bagnetti  :  Istruzione  de' sordo- 
muti, Milano  1828.  Basso:  Cenni  sul 
sordo-mulo  Gonella,  Torino  1 834-  Inol- 
tre abbiamo  del  Roselli  direttore  del 
reale  istituto  di  Genova  :  Memoria  sui 
sordo-muli,  sulla  loro  istruzione  ed  il 
loro  numero,  Genova  1 834-  ^e'  P-  Tom- 
maso Pendola  scolopo  :  Sul  dovere  di 
educare  lutti  i  sordo-muti,  Siena  1 83r. 
Manuale  per  la  scuola  de' sordo-muti 
di  Verona,  di  A.  Provolo  sacerdote,  Ve- 
rona 1840.  Di  questi  si  ha  pure:  Sul 
modo  d'insegnare  a  cantare  ai  sordi  di 
nascita,  Venezia  i83g.  V.  Lingue. 

In  Ti  evignano  il  Silvestri  morì  di  mor- 
te immatura,  5  anui  dopo,  non  senza  la- 
sciare qualche  allievo  nell'arte;  tutla- 
volta  forse  la  scuola  sarebbe  mancata  se 
il  sacerdote  romano  Camillo  Mariani  per 
volere  dei  signori  di  Pietro  non  si  fosse 
messo  all'opra  di  apprendere  il  meglio 
che  potè  quanto  avevano  studiato  i  sor- 
do-muti dal  suo  antecessore.  Il  sacerdo- 
te Bondi,  nelle  belle  e  importanti  Meni. 
star,  di  Trevignano  ec,  come  nipote  del 
benemerito  Silvestri,  a  p.65  e  seg.  e  120, 
non  solo  lo  celebra  come  il  primo  ch'eb- 
be la  gloria  di  aprire  in  Roma  ed  in  Ita- 
lia un  istituto  pei  sordomuti,  della  di  lui 
dottrina  e  delle  qualità  che  lo  fregiaro- 
no, ma  dice  de' suoi  allievi,  cioè,  quello 
che  lo  rimpiazzò  nell'istituto;  il  sacer- 
dote d.  Benedetto  Cazzolini,  a  richiesta 
di  Ferdinando  IV  redi  Napoli,  per  que- 
sta metropoli;  ed  il  sacerdote  d.  Salva- 
tore Sapiano  per  Malta,  onde  fu  il  Sil- 
vestri  fallo  da  quel  gran  maestro  cap- 


OSP  2Ì 

pellano  dell'ordine.  Del  metodo  che  si 
formò  per  tal  via  si  valse  il  benemerito 
e  instancabile  Mariani,  in  ^1  anni  che 
visse  neh'  esercizio  laborioso  di  maestro 
primario  della  scuola  di  Roma,  penetra- 
to dallo  spirito  caritatevole  del  fonda- 
tore dell'  istituto  avv.  di  Pietro.  Questi 
morendo  lasciò  nel  testamento  l'obbligo 
di  proseguire  la  scuola,  con  l'assegno  di 
scudi  io  mensili, accresciuti  poi  dal  suo 
fratello  cardinal  di  Pietro  che  trasferì  la 
scuola  nel  suo  palazzo,  e  terminò  di  vi- 
vere nel  1821.  La  scuola  rimase  nella 
detta  casa, finché  Leone  XII  per  tale  uso 
stabilì  due  stanze  nell'  università  roma- 
na, 1' una  pei  muti,  l'altra  per  le  mute. 
Nel  voi.  XXXVIII,  p.  62,  narrai  come 
Leone  XII  nel  1824  improvvisamente 
intervenne  all'esperimento  che  i  sordo- 
muti de'due  sessi  facevano.  Nel  pontifi- 
cato di  Pio  Vili,  a'24  settembre  i83o 
i  sordo-muti  nell'oratorio  di  s.  Maria 
della  Pace,  dove  allora  si  congregavano 
per  gli  atti  religiosi,  tennero  altro  sag- 
gio. Fecero  essi  conoscere  d'intendere  la 
grammatica  declinando  i  nomi  e  coniu- 
gando i  verbi  ;  appresso  esposero  quali 
sono  i  doveri  che  hanno  gli  uomini  ver- 
so Dio,  verso  sèj  verso  gli  altri.  Trat- 
tando de'doveri  verso  Dio,  fecero  essi  co- 
noscere come  concepissero  ancor  le  idee 
astratte,  intendessero  le  cose  concernenti 
la  (tòe,  e  adempissero  gli  atti  di  religio, 
ne.  Quindi  il  modo  di  onorare  Dio  colle 
preghiere:  alcuni  scrissero  diverse  ora- 
zioni, tutti  le  fecero  in  comune  per  via 
di  segni.  Quanto  a' doveri  verso  sé  stes- 
so il  sordo-muto  diede  ragione  della  pro- 
pria esistenza,  e  del  debito  di  conservar- 
la pel  vero  ed  unico  fine  della  vita  eter- 
na. Diede  anche  a  conoscere  quali  lusse- 
rò i  doveri  verso  altrui,  equal  sia  il  mo- 
do di  compierli.  Alcuno  significò  di  sape- 
re i  falli  principali  della  storia  sacra  e 
profana,  alcun  altro  le  operazioni  del- 
l'aritmetica ;  finalmente  v'ebbero  de-li 
allievi  che  proferirono,  confusamente  pe- 
rò, il  tuono  delle  sillabe  e  ancora  delle 


34  OSP 

parole.  Nel  maggio  i83a  mori  il  Maria- 
ni, ed  il  n.°  41  del  Diario  dì  Roma  ne 
pubblicò  l'elogio.  Con  approvazione  di 
Gregorio  XVI,  la  congregazione  degli 
studi i  nel  1 833  prese  a  sé  la  scuola  col  con- 
senso dell'illustre  famiglia  di  Pietro,  cui 
sarà  eterna  la  riconoscenza  de'buoui  per 
aver  promosso  in  Roma  l'educazione  dei 
sordo-muti,  e  in  benedizione  perenne  la 
memoria  dell'avv.  Pasquale.  Avendo  es- 
sa bisogno  di  essere  migliorata  di  molto, 
dopo  il  decesso  del  Mariani  i  sacerdoti 
Ignazio  Ralli  e  Ignazio  Gioazzini ,  gli 
succedettero  nell'insegnamento,  e  furono 
spediti  a  Genova  per  informarsi  del  me- 
todo tenuto  in  quella  fiorente  scuola, 
conilotta  a  tanta  perfezione  per  le  ze- 
lanti cure  del  p.  Ottavio  Assarotti.  Nel- 
l'anno seguente  la  stessa  congregazione, 
a  consiglio  principalmente  del  cardinal 
Lambruschini  prefetto  della  medesima, 
decise  che  fosse  aperto  un  ospizio  o  con- 
vitto, sotto  gli  auspicii  di  Gregorio  XVI. 
Ma  la  fabbrica  assai  vasta  e  comoda  che 
si  volea  prescegliere  fu  destinata  ad  al- 
tro uso;  ed  i  sordo-muti  continuarono 
sino  al  declinar  del  1 838  a  ricevere  quel- 
l'istruzione che  potea  loro  darsi  nelle  ore 
troppo  brevi  della  pubblica  scuola,  pub- 
blicando la  congregazione  a' 19  novem- 
bre, previa  approvazione  del  Papa,  il  Re- 
golamento per  la  istruzione  religiosa  e 
letteraria  de' sordo-muti  nella  città  di  Ro- 
ma, che  si  legge  nel  t.  2  della  Collectio 
p.  i6r,  di  mg.r  Caterini.  In  questo  si 
conferì  al  cardinal  presidente  de'sussi- 
dii  la  cura  particolare  de' sordo-muti  di 
ambo  i  sessi,  in  piena  armonia  colle  at- 
tribuzioni riservate  alla  medesima  con- 
gregazione degli  stuelli  ;  e  con  nomina  so- 
vrana si  stabilì  in  di  lui  aiuto  e  del  de- 
putato ecclesiastico,  un  deputato  specia- 
le tratto  dai  prefetti  della  commissione 
de'sussidii.  Inoltre  venne  affidata  l'assi- 
stenza particolare  de'sordo-muti  ricove- 
rati, le  donne  ad  una  suora  del  Calva- 
rio, i  maschi  ad  un  fratello  delle  Scuole 
cristiane  (finché  uon  fu  istituito  il  epu- 


OSP 

vitto):  vennero  stabiliti  i  maestri,  e  per 
luogo  venne  assegnalo  quello  ebe  un  tem- 
po servì  allo  stabilimento  della  fabbrica 
della  galangà,  contigua  all'ospizio  di  s. 
Ala  ri  a  degli  angeli,  e  a  destra  di  chi 
guarda  il  frontespizio  della  fontana  di 
Sisto  V  :  sulla  porta  è  scolpilo  in  mar- 
mo :  Istituto  dei  sordo -muti. 

Il  cardinal  Mario  Mattei  allora  e  di 
nuovo  attualmente  presidente  de'  sussi- 
di'!, ammise  nelle  due  famiglie  dell'ospi- 
zio di  s.  Maria  degli  Angeli  lutti  i  po- 
veri sordo-muti  d'ambo  i  sessi,  in  età  ca- 
pace d'istruzione,  romani  e  statisti.  L'am- 
maestramento ivi  cominciato  nel  dicem- 
bre 1 838  in  separate  scuole,  potè  avere 
più  regolare  e  maggior  sviluppo  ;  dopo 
8  mesi  i  maschi,  e  dopo  12  le  femmine 
si  esposero  nel  1839  a  pubblico  saggio, 
mostrando  significante  profitto,  come  si 
può  leggere  uell' opuscolo:  Saggio  del 
profitto  riportato  dai  sordo-muli,  e  nel 
Diario  di  Roma  n.°  81.  Nel  declinar  del 
1840  succeduto  nella  presidenza  il  car- 
dinal Giacomo  Luigi  Brignole,  pose  in 
buona  parte  ad  effetto  quanto  il  prede- 
cessore a  vea  in  animo  di  eseguire, e  la  con- 
gregazione degli  studii  proposto;  la  riu- 
nione cioè  de'sordo-muti  in  uno  specia- 
le ospizio  o  convitto^  imperocché  si  co- 
nobbe quanto  meglio,  tenendo  questi 
giovani  separati  dagli  altri,  si  raggiunge- 
rebbe lo  scopo  della  loro  educazione,  con- 
vivendo co'  loro  precettori.  Disposta  per- 
tanto all'  uopo  una  parte  della  fabbrica, 
die  contigua  all'ospizio  di  s.  Maria  de- 
gli Angeli,  si  congiunge  dall'altro  lato  al 
magnifico  fontanone  di  Sisto  V  dell'ac- 
qua Felice,  il  18  agosto  1 84 1  vi  furono 
trasferiti  i  sordomuti  della  famiglia  de- 
gli uomini,  composta  di  17  alunni,  men- 
tre le  femmine  erano  20  alunne.  Fu 
quel  giorno  di  apertura  del  convitto  ce- 
lebrato cou  pubblico  esperimento  de'lo- 
10  studii  e  progressi,  e  con  molti  cardi- 
nali v'  intervenne  Gregorio  XVI,  aven- 
do amorevolmente  accettato  la  dedicn 
del  solenne  saggio,  e  il  di  lui  busto  mar- 


OSP 
moreo  con  analoga  iscrizione  fu  collo- 
calo nell'istituto  a  monumento  di  gra- 
titudine. In  questi  saggi  i  sordo  muti  mo- 
strarono come  il  linguaggio  de'segni  può 
spiegarsi  a  tutte  le  l'orme  grammaticali, 
e  provarono  col  tradurlo  in  iscritto  l'e- 
sattezza di  ciò  ch'esprimevano  coll'alfa- 
beto manuale.  Dierono  essi  ordinatamen- 
te a  vedere  come  aveano  piena  intelli- 
genza di  tutte  le  parti  del  discorso  col- 
l'analisi  grammaticale  delle  proposizioni 
■empiici,  e  della  sintassi  coli'  analisi  lo- 
gica delle  proposizioni  composte.  Si  mo- 
•tmrono istruiti  nella  sacra  Scrittura,  nei 
donami  e  doveri  religiosi,  principale  sco- 
po dell'educazione,  nella  conoscenza  di 
sé  stessi  e  de'  doveri  sociali,  nella  misu- 
ra e  divisione  del  tempo,  ne'  principii 
della  geografìa,  nell'aritmetica  sino  alle 
prime  4  operazioni  de'  fratti.  Esposero, 
colla  loro  naturale  pantomima,  la  para- 
bola del  fìgliuol  prodigo.  Per  ultimo  fe- 
cero vedere  che  colla  sola  vista  compren- 
devano in  parte  il  linguaggio  parlato,  e 
il  romano  sordomuto  Antonio  Marto- 
ni,  a  nome  proprio  e  de'  compagni,  fece 
colla  sua  ai  tifìziale  pronunzia, per  quan- 
to il  comporta  l'arte,  e  assai  chiaramen- 
te, un  ringraziamento  al  Pontefice  loro 
benefattore.  Tanto  esso  che  i  cardinali 
proposero  diverse  domande,  cui  dai  sor- 
do muti  alunni  fu  sempre  risposto  con 
franchezza  e  precisione  mirabile,  come 
riporta  il  n.°  08  del  Diario  di  Roma,  che 
descrivendo  l'istituzione  benefica  di  Gre- 
gorio \\  I  e  il  saggio,  riprodusse  la  me- 
morata iscrizione, dicendo  pure  che  il  Pa- 
pa ricevette  un  mazzo  di  fiori  finti  dal 
prelato  Gio.  Battista  Arnaldi  deputato 
speciale  del  novello  stabilimento,  e  che 
regalò  i  maestri  e  gli  alunni  prima  di  par- 
lire,  dichiarandosi  soddisfattissimo  e  di 
voler  efficacemente  proteggere  l'istituto. 
Il  metodo  d'  istruzione  che  li  tiene  nel 
convitto,  minutamente  deaeri  Tesi  nell'e- 
ie-.iute  libretto  pubblicato  all'occasione 
del  leggio,  con  prefàsione  del  sacerdote 
romano  Halli,  pentissimo  istitutore  bc- 


OSP 


a5 


nemeiilo  de'  sordo-muti  :  Saggio  che  i 
sordo- muti  del  convitto  di  Roma  danno 
nel  secondo  anno  di  loro  istituzione,lio- 
ma  I&41-  I  sordomuti  si  esercitano  pe- 
riodicamente in  varie  opere  di  pietà,  ol- 
tre l'ascoltar  la  messa  nella  cappella;  una 
volta  all'anno  fanno  gli  esercizi  spirituali 
e  celebrano  con  solennità  una  festa  della 
Madonna.  Il  convitto,  ora  per  disposi- 
zione del  Papa  che  regna, non  piìi  dipen- 
de dal  cardinal  presidente  de'  sussidi», 
ma  dall'encomiato  cardinal  lirignole  di- 
chiarato presidente  dell'istituto,  e  dal  pre- 
lato deputato;  vi  sono  un  direttore  e  due 
maestri,  tutti  sacerdoti;  de' maestri  uno 
è  pure  economo,  l'altro  è  maestro  nella 
scuola  esterna  pei  sordomuti  non  ri- 
covrali. Dal  direttore  dipendono  ancora, 
per  ciò  che  riguarda  l'istruzione,  le  sor- 
do-mute, le  quali  esistono  nello  sfesso 
locale  de'  maschi,  separate  da  essi  quan- 
to alla  comunicazione, nel  resto  sono  sot- 
ta la  direzione  della  maestra  religiosa  del 
Calvario.  Ciascun  alunno  paga  scudi  4 
mensili,  cioè  pei  poveri  di  Roma  suppli- 
sce la  commissione  de'  sussidii,  pei  sta- 
tisti le  comuni  cui  appartengono,  o  se  im- 
potenti la  cassa  provinciale, come  dichia- 
rò la  circolare  della  segreteria  per  gli  af- 
fari di  stato  interni,  d'ordine  di  Grego- 
rio XVI,  nel  1842.  Pei  sordo- muti  di 
agiate  famiglie  varia  il  mensile  assegno, 
perchè  essi  possano  trovare  nel  convitto 
ciò  che  richiede  la  loro  condizione.  L'era- 
rio continua  a  somministrare  annui  scudi 
3oo  per  l'onorario  degl'istitutori,  e  il  car- 
dinal presidente  supplisce  a  quanto  mali- 
ci pel  mantenimento  del  pio  luogo.  In  Piu- 
ma nel  marzo  184  3  il  eh.  sacci  dote  Do- 
menico Z. nielli  recitò  nell'accademia  Ti- 
berina i\[\  erudito  discorso  sull'origine, 
progresso  e  stato  attuale  della  istituì  one 
<lc'  tordo-muti  ;e  nel  1  s  j  • .  m  I  n  13  del- 
l' .Ubimi  inserì  un  beli'  SI  -   |>ia    1 

tordo  muti  e  loro  principali  istitutori  . 
celebrando  anche  il  tìannasi  Cseob,  ri- 
portando il  monumento  innalaatoa  P«- 

risi  nella  chiesa  di  >-  Rocco  ali' ab.  l'I! 


26  OSP 

pée,efacendo  l'elogio  del  prof.Ralli  par- 
lando del  progresso  singolare  dell'  ospi- 
zio romano,  ove  alcun  allievo  legge  con 
voce  chiara  e  distinta,  ed  a  viva  voce  ri- 
sponde prontamente  alle  interrogazioni. 
Inoltre  lo  stesso  ab.  Zanelli  nel  1 8/p,  nel 
n.°  33  dell'  Album  pubblicò  un   impor- 
tante articolo  sulla  istruzione  de' ciechi 
sordomuti,  la  miseranda  condizione  dei 
quali  fu  resa  alquanto  più  mite  dalla  ca- 
rità operatrice  di  portenti,  narrando  co- 
me felicemente  il  benemerito  prete  Gar- 
ton  direttore  dell'istituto  de'  sordo-muti 
di  Brusselles,  istruì  una  cieca  sordo-mu- 
ta. Abbiamo  di  Michalori:  Decaeco,sur- 
do-muto,  Venezia  1646.  Nel  n.°  43  del 
1847  ci    diede  eziandio  il  eh.  abate  al- 
tro erudito  articolo  sulla  musica  con  tan- 
to successo  studiata  dai  ciechi ,  essendo 
per  essi  l'armonia  il  più  gran  conforto, 
noverando  i  principali  che  in  essa  si  di- 
stinsero, e  quali  e  quante  diverse  cose  i 
medesimi  imparano  nel  grandissimo  nu- 
mero degli  istituti  di  carità  cristiana  per 
loro  fondati.  Finalmente  noterò,  che    il 
eh.  p.   Morelli  somasco  ,  nel  settembre 
i845  lesse  nell'accademia   di  religione 
cattolica  in  Roma   un'  interessante  dis- 
sertazione intorno  all'  istituzione  de' sor- 
do-muti, considerata  sotto  l'aspetto  reli- 
gioso, come  opera  vantaggiosa  alla  reli- 
gione e  alla  società. 

Ospizio  di  s.  Maria  Assunta  in  ciclo 
detto  di  Tata  Giovanni,   per  gli  orfani 
derelitti  ed  abbandonati.  L'istitutore  cui 
Roma  è  debitrice  di  quest'utile  orfano- 
trofio, provò  al  mondo  che  non  occorre 
sempre  mezzi  pecuniari, ingegni  sublimi, 
quantità  di  ricchezze,  nascita  illustre  per 
operare  grandi  cose  a  beneficio  dell'  u- 
manità;ma  basta  fortemente  sentire  quel- 
la carità  che  dalla  religione   cristiana  e 
dall'amore  del  suo  simile  ad  ogni  perso- 
na viene  ispirata.   Giovanni  Borghi  ro- 
mano, rimasto  orfano  in  tenera  eia,  si 
die  all'arte  del  muratore;  ebbe  moglie, 
ed  una  figlia  che  morta  di  18  anni  lasciò 
fama  di  molta  virtù.  Esercitandosi  in  as- 


OSP 

sistere  gl'infermi  in  s.  Spirito,  e  nell'in- 
tervenire  all'oratorio  del  p.  Caravita,  nel 
passare  per  la  piazza  della  Rotonda  ve- 
dea  con  rammarico  molti  fanciulli,  che 
vagabondi  riducevansi  a  dormiresui gra- 
dini della  chiesa  o  sotto  i  banchi  de'  pol- 
iamoli, crescendo  all'infingardaggine  e  ai 
vizi.  Erano  essi  parte  scapestrati  alla  sog- 
gezione della  famiglia,  parte  abbandona- 
ti da  genitori  crudeli,  parte  orfani  affat- 
to. Commiserandone  lo  stato,  Giovanni 
ormai  quasi  vecchio  riuscì  a  raccoglierne 
alcuni  in  un  pianoterra  della  casa  che 
abitava  presso  i  filippini.  E  rivestitili  con 
limosine,  li  pose  in  alcune  botteghe  ad 
apprendere  il  mestiere,  onde  poterli  so- 
stentare. L'  incoraggirono  con  parole  e 
con  denaro  i  sacerdoti  Pinchetti  poi  ve- 
scovo d'Amelia,  e  di  Pietro  poi  cardina- 
le^edifìcati  in  vederGiovanni  accompa- 
gnare alle  botteghe  que'giovanelti,  e  con- 
durli a  varie  opere  di  pietà.  Cresciuto  il 
loro  numero  sino  a  4o>  passarono  in  am- 
pio locale  a  via  Giulia,  pagandone  il  fit- 
to di  Pietro.  Si  formò  inoltre  una  pia  so- 
cietà di  persone  che  l'aiutarono  con  più 
di  100  scudi  al  mese,  onde  la  famiglino- 
la si  potè  ben   vestire  e  nutrire,  e  tutta 
impiegarsi  a  mestieri  nel  1 784.  Per  le  sue 
cure  paterne  chiamava  Giovanni  i  fan- 
ciulli col  nome  d\  figli, ed  essi  in  contrac- 
cambio con  affezione  chiamavanlo  Tata, 
che  presso  il  volgo  suona  padre,  quindi 
il  nome  di  Tata  Giovanni  restò  all'  isti- 
tuto. Pio  VI  a  mezzo  del  di  Pietro  gli 
comprò  il  palazzo  Ruggia  dov'era  a  pi- 
gione, e  ne  divenne  munifico  prolettore, 
soccorrendo  Giovanni  in  più  modi,  e  po- 
nendogli alfetto;  talora  di  propria  ma- 
no dava  a  tutti  la  limosina,  ammonendo 
Giovanni,  benché  di  eccellente  cuore,  di 
esser  meno  rustico  e  severo  co'suoi  100 
fanciulli,  che  però  edificava  con  religio- 
ne soda  e  profonda,  insegnando  loro  il 
catechismo  quantunque  illetterato.  Vi- 
gilava sui  portamenti  e  sul  profitto  che 
facevano  nelle  arti,  esigeva  il  guadagno 
per  mantenerli ,  e  da  buoni  laici  ed  ec- 


O  S  i  ' 
desinatici  li  faceva  istruire  ne'più  neces- 
sarii  clementi  delle  lettere.  In  casa  era  vi 
online,  silenzio  a  tavola  e  nettezza,  ol- 
tre diversi  esercizi  di  pietà;  prelati  e  car- 
dinali di  sovente  recavansi  a  servir  la 
mensa  di  questi  poverelli,  ammirando  il 
loro  istitutore.  La  notte  Giovanni  ve- 
gliava che  tutti  stassero  in  letto,  e  nelle 
feste,  vestili  di  saio  rosso,  in  lunga  Illa  li 
conduceva  per  le  chiede  e  a  diporto  in 
luoghi  remoti,  prendendo  parte  ai  giuo- 
chi de'  suoi  putti.  Dopo  aver  così  retto 
per  |5  anni  l'ospizio,  Giovanni  assai 
pianto  morì  il  28  giugno  i"98,  nell'età 
di  67  anni,  ravvivando  lodevolmente  la 
memoria  di  questo  uomo  singolare  mg. 
Carlo  Luigi  Monchini  con  1'  opuscolo  : 
Di  Giovanni  Borghi  maestro  muratore 
detto  Tata  Giovanni,  e  del  suo  ospizio 
per  gli  orfani  abbandonali,  memoria, 
Roma  i83o.  Di  questa  se  ne  ha  pure 
stampato  Y Estratto,  del  medesimo  bene- 
merito autore,  che  1'  una  e  1'  altra  fece 
vendere  a  vantaggio  dell'ospizio,  per  cui 
fu  posto  nella  sala  dell'  istituto  il  ritratto 
del  fondatore  e  una  lapide  nella  chiesa 
di  s.  Nicola  desi'  Incoronati  ,  nel  rione 
Regola,  dov'  era  stato  sepolto  come  sua 
parrocchia. 

L'  orfanotrofio,  ad  onta  del  vortice  re- 
pubblicano del  1-98  che  affliggeva  Ro- 
ma, [tassò  in  cura  dell'avv.  Belisario  Cri- 
staldi poi  cardinale, che  vendutoli  palaz- 
zo li  uggia,  per  non  pagar  fitto  lo  traspor- 
tò in  v  .Nicola  da  Tolentino  ora  delle  bat- 
tutine, dond'erano  stati  levali  gli  agosti- 
niani Malti.  Ivi  furono  riuniti  altri  or- 
fani di   certo   Giovanni   Sarto,  the   per 

opera  di  fi*.  Bonifaxio  da  Sette  riforma- 
to francescano  di  gran  virtù,  avea  a- 
perto  tre  anni  avanti  un  piccolo  ospizio, 
capace  di  ?.  j   fanciulli,  iti  via  Lui 

l'ino  allora  l'istituto  del  bori; In  si  era 
governato  per  consuetudine,  ma  il  Cri- 
stalih  vi  provvidi-  con  Mggie  leggi,  e  per- 
che  *_;!  1  alunni  non  USCÌSSSI'0  dati  ospizio 

m  tempi  ìì  malvagi,  vi  stabilì  6  diversi 

lavorìi,  cioè  di  sarto,  calzolaio,  tessitore, 


O  S  P  27 

lanaro,  ferraio  e  làlegname.  Niel  1800 
venuto  in  Roma  Pio  VII  e  restituito  il 
convento  agli  agostiniani,  gli  orfani  per 
beneficenza  dell' arciduchessa  Marianna 
passarono  in  s.  Silvestro  al  Quirinale,  sot- 
to la  direzione  del  p.  Parranari  (  V.  ) , 
e  della  sua  compagnia  della  fede  di  Ge- 
sù, e  successivamente  nel  vicino  borgo 
s.  Agata,  al  palazzo  Ravenna  a  1.  Mai  1 
Maggiore,  finalmente  alla  Madonna  dei 
Munti  nella  pia  casa  de'  catecumeni  e 
neofiti,  dove  ad  essi  furono  riuniti  gli 
orfani  dell'  ospizio  dell'Assunta,  fondato 
qualche  tempo  dopo  di  quello  di  Tata 
Giovanni,  da  Francesco  Maria  Cervelli 
genovese,  uno  de'  fondatori  del  Conser- 
vatorio delle  Pericolanti  {V.\  Il  cari- 
tatevole Cervetti  era  stato  compagno  del 
Borghi,  aiutandolo  specialmente  coli'  i- 
struire  i  fanciulli,  ma  disgustato  dalla 
sue  ruvide  maniere  n'  era  partito  ben 
presto.  Avendo  però  molto  a  cuore  l'e- 
ducazione de'  poveri  fanciulli,  ne  riunì 
molli,  che  altre  pie  persone  aveano  rac- 
colto, e  die  origine  a  un  novello  ospizio 
chiamato  di  Maria  Assunta  in  cielo  e 
volgarmente  di  Tata  Francesco,  in  via 
de'Cbiavari  nel  rione  s.  Eustachio.  Tut- 
ti que*  contribuenti  che  si  disgustavano 
della  troppo  schietta  carità  del  Borghi, 
divenivano  benefattori  del  nuovo  istitu- 
to, del  quale  il  celebre  cardinal  Leonar- 
do Antonelli  era  il  prìncipalissimo  pro- 
tettore. Morto  il  Cervetti  nel  1  -q  j.  a'a8 
agosto,  i  sacerdoti  Guidi  e  Storace  suc- 
cedettero a  lui  nel  carico  e  neli'  amore, 
ed  operarono  tanto  bene  da  meritare  un 
quadro  nella  sala  dell'istituto.  Ne' tristi 
tempi  repubblicani  del  1-98  seppero 
essi  con  prudenza  preservar  gli  orfani 
da  o^iii  turbamento  nel  pietoso  ricetto, 
che  diressero  fino  all' esilio,  cui  I 
duino  per  la  loro  fedeltà  a  Pio  \  il  I 
g  >v<  ino  imperiale  fi  Li  riunione 

di  questi  due  o^pzi  che  formarono  al- 
iena 70  orfani,  avvenne  nei  181  1, 
per  opera  del  p  Isaia  dichiarato  loro  su- 
pcriore dalla  commissione  istituita  da 


38  OSP 

delto  governo  invasore,  ma  in  nulla  al- 
terò le  discipline  stabilite.  Perchè  l'ospi- 
zio del  Borghi  era  anteriore  d*  istituzio- 
ne all'  altro,  e  più  rinomato  per  l' isti- 
tutore, il  volgo  gli  rese  giustizia,  chia- 
mando l'orfanotrofio  riunito,  come  fa 
tuttora,  Ta'a  Giovanni.  Restituito  Pio 
VII  nel  181.4  alla  sua  sede,  tolse  l'ospi- 
zio da  ogni  altra  soggezione,  e  vi  nomi- 
nò direttori  i  sacerdoti  Guidi  e  Storace. 
Perchè  la  casa  de'neofiti  fu  resa  alla  sua 
destinazione,  il  Papa  donò  all'ospizio  la 
chiesa  di  s.  Anna  de'  falegnami, cosi  det- 
ta per  quelli  che  stavano  nella  contrada, 
nel  rione  s.  Eustachio  (  prima  apparte- 
neva a  quello  di  Regola),  già  delta  dei 
Funari  (  pel  motivo  detto  nel  voi.  XVH, 
p.  16),  e  parte  del  contiguo  monastero, 
il  quale  era  stato  abitato  dalle  Benedet- 
tine trasferitevi  da  quello  presso  X ospe- 
dale di  s.  Giovanni  di  Dio  nel  1073  (e 
non  altrimenti,  come  si  può  vedere  nel 
Cancellieri,  Notizie  isloriche  di  s.  Maria 
in  Julia,  p.  1  e  seg.  )  che  passando  nel- 
V  altro  di  Campo  Marzo,  l'anno  179! 
I' occuparono  fino  al  i8oq  le  Salesia- 
ne. Finché  vi  furono  le  benedettine,  i 
palafrenieri  si  recavano  a  prendervi  la 
statua  di  s.  Anna.  Il  Bombelli,  Raccolta 
delle  immagini,  t.  II,  p.  91,  narra  che 
il  monastero  nel  1285  fu  fondato  dalla 
b.  SantucciaTerrabotti  di  Gubbio,  insie- 
me a  quello  presso  detto  ospedale,  chia- 
mato di  s.  Maria  in  Julia,  le  monache 
tlel  quale  passarono  sotto  Gregorio  XIII 
in  questo,  ove  si  venerava  1'  anello  di  s. 
Anna  e  molle  reliquie,  portandovi  una 
miracolosa  immagine  di  Maria  Vergine 
col  divin  figlio  dipinta  in  muro,  poi  nel 
i65i  coronata  con  corona  d'oro  dal  ca- 
pitolo Vaticano,  che  non  senza  prodigio 
non  potè  collocarsi  sull'altare  maggiore 
in  alto  per  remozioue  d'un  ss.  Crocefisso, 
finché  questo  non  fu  situato  in  luogo  de- 
cente dell'altare.  Dal  nome  dell'antica 
chiesa  abbandonata  dalle  benedettine,  e 
dalla  celebrata  immagine,  questa  di  s. 
Anna  prese  anche  il  nome  di  s.  Maria 


OSP 

in  Julia,  e  ne  tratta  eziandio  il  Panciro- 
li  ne'  Tesori  nascosti,  p.  aio.  Il  Maran- 
goni p.  186,  Ist.di  ss.  Sanctorum,  affer- 
ma che  la  chiesa  di  s.  Salvatore  in  Julia 
fu  incorporata  al  monastero  di  s.  Anna 
nel  i538;  ed  il  Venuti,  Roma  moderna 
p.  52i,  narra  che  le  monache  riedifica- 
rono nel  i654  la  chiesa,  indi  l'ampliaro- 
no ed  abbellirono  nel  1675.  Ecco  poi 
come  descrive  la  chiesa.  L'altare  maggio- 
re le  monache  fecero  rinnovarlo  con  ar- 
chitettura di  Carlo  Rainaldi,  con  pitture 
del  Troppa  ;  i  4  angelelti  che  circonda- 
no l' immagine  della  Madonna  sono  scol- 
piti da  Naldini  e  da  Ottone,  e  i  due  so- 
pra l'ornamento  dell'altare  sono  del 
Cavallini,  e  que'  di  sotto  di  Ottone  stes- 
so ;  il  Passeri  dipinse  la  volta.  De' due 
altari,  quello  a  sinistra  colla  B.  Vergine, il 
Bambino  e  s.  Anna  è  del  Cavarozzi  detto 
Crescenzi,  e  le  pitture  d'intorno  a  fresco 
diconsi  di  Pelino  del  Vaga;  nell'altro  al- 
tare incontro  sono  effigiati  i  ss.  Giusep- 
pe e  Benedetto  con  angeli,  lavoro  del 
Savonanzi,  e  le  pitture  a  olio  de'pilastri 
sono  del  Passeri.  Nelle  cantine  del  mo- 
nastero si  vedono  avanzi  di  archi  e  di 
stanze  con  pavimenti  di  musaico,  che  si 
credono  bagni  antichi. 

Nel  181 5  dunque  I' ospizio  ebbe  la 
chiesa  e  l'attiguo  locale  non  molto  ac- 
concio all'  uopo,  non  ostante  le  gravi 
spese  fattevi.  Pio  VII  concesse  all'ospizio 
di  essere  solo  soggetto  al  direttore  pro- 
tempore, che  sceglie  a  suo  beneplacito 
un  compagno  che  gli  succede,  e  l'orfa- 
notrofio ebbe  sempre  utili  e  zelanti  su- 
periori. Lo  fu  il  regnante  Pio  IX, che  con 
zelo  e  carità  l'ebbe  in  cura, e  nella  chie- 
sa vi  celebrò  la  prima  messa  nel  18  19: 
elevato  al  pontificato  si  degnò  dire,  es- 
sere  ancora  Tata  de'  poveri  orfani  del- 
l'ospizio. Questo  ne  celebrò  l'esaltazio- 
ne con  inno  stampato  nel  1846  col  ti- 
tolo ;  Nel  celebrare  le  solenni  glorie  di 
Maria  ss.  assunta  in  cielo,  al  cui  patro- 
cinio affidasi  l'ospizio  dal  suo  fondato- 
re appellalo  Tata  Giovanni,  gli  orfani 


OSP 

abbandonali  in  esso  raccolti  al  novello 
Sommo  Pontefice  l'io  JX.  !l  predeces- 
sore Gregorio  XVI  ne  fu  amorevole  be- 
nefattore, sia  con  assegnargli  perpetua 
rendita,  sia  coll'incoraggire  gli  alunni  in 
ricevere  i  loro  saggi  artistici  e  regalan- 
doli, sia  col  dare  all'ospizio  annui  soc- 
corsi di  suo  peculio,  del  quale  in  mor- 
te per  testamento  gli  lasciò  iooo  scudi. 
Provocarono  queste  beneficenze  lo  zelo 
e  il  lodevole  impegno  de' prelati  Vespi- 
gnani  e  Luigi  Tomaselti,  fatti  da  Gre- 
gorio XVI  il  i.°  vescovo  d'Orvieto,  il 
■i.°  cameriere  segreto  soprannumerario 
e  canonico  Liberiano.  Due  sacerdoti  in- 
tendono all'  interna  disciplina,  un  buon 
laico  procura  il  collocamento  degli  or- 
fani nelle  botteghe  vegliandone  la  con- 
dotta ;  più  evvi  il  sarto,  il  calzolaio,  il 
cuoco,  1'  infermiere  ec.  Neil'  ospizio  si 
ricevono  fanciulli  romani  poveri,  orfani 
e  abbandonali, per  formarli  alla  società, 
abili  e  religiosi  artisti.  Sette  sono  le  ca- 
merate, presiedute  dai  giovani  più  savi 
e  maturi,  ed  insegnano  agli  altri  legge- 
re, scrivere  e  conti,  oltre  le  istruzioni 
clic  dà  qualche  buon  chierico  e  laico, 
anco  d'  ornato  e  geometria:  soprattut- 
to intendesi  a  formare  il  cuore  con  buo- 
na istruzione  catechistica  e  sode  pratiche 
di  pietà.  I  giovani  sono  circa  120, eser- 
citanti quasi  3o  diversi  mestieri,  né  sono 
disdette  le  arti  belle  e  gli  sludii  delle  let- 
tere, dopo  lunghe  e  sicure  provedi  qual- 
che ingegno  raro  e  perspicace.  L'ospi- 
zio celebra  solennemente  la  festa  del- 
l'Assunta,ed  espone  al  pubblico  i  lavori 
eseguiti  dagli  orfani  per  saggio  dell'an- 
nuo progredimento  nelle  rispettive  ai  ti 
eh'  esercitano,  con  concorso  numeroso 
di  personali,  e  successiva  premiazione 
della  condotta  morale  e  del  profitta  «Iti- 
le fatiche  ricavato  dagli  alunni.  L'isti* 
luto  riceve  dall'erario  3760  Friuli  an- 
nui, ha  alcune  limosine,  e  dal  prodot- 
to de' giovani  ricava  più  di  tendi  1  ">'> 
ni  mese,  e  quando  ognuno  arriva  a  KM* 
dannar  bai.   1  "i  al  giurno  il  resto  è  loro, 


OSP  39 

die  depositandosi  dal  direttore  nelle  cas- 
ta di  risparmio,  gli  alunni  lo  riprendono 
a  20  anni  quando  si  congedano  dal- 
l'ospizio.  11  vestire  de' giorni  feriali  è 
una  camiciola  di  grosso  panno  I 
con  calzoni  simili,  e  nelle  feste  un  ubilo 
di  panno  cenerino. 

Ospizio  della  ss.  Trinità  pei  pellegri- 
ni e  convalescenti  d'ambo  i  ses>i  nel  rio- 
ne Regola.  Dell' '  Arciconfralernita  della 
ss.  Trinità  de' pellegrini  (f  '.),  ideata  da 
Persiano  Rosa  pieneslino  e  istituita  da 
s.  Filippo  Neri  nelle  chiese  di  s.  Salva- 
tore in  Campo  e  s.  Benedetto  alla  I\ego- 
la,  ne  parlai  in  diversi  luoghi  e  princi- 
palmente nei  voi.  II,  p.  120,  XXI,  p. 
24  e  2  j,  XXlV,p.  280,  28")  e  296,  iti 
un  alla  posteriore  istituzione  della  con- 
gregazione de'sacerdoti  del  p.  Mariano 
Soccini  filippino,  i  quali  dovevano  assi- 
stere la  chiesa  e  l'ospizio  per  quanto  ri- 
guarda il  ministero  ecclesiastico,  e  me- 
nare vita  regolare  e  ristretta  nel  pio  luo- 
go. Delle  due  chiese  ne  tenni  propoMlo 
anche  ne'  voi.  XXI li,  p.  1  8  7,  e  XX\  I 
p.  228.  Quanto  a  quella  di  s.  Salvatole 
in  Campo,  Gregorio  XVI  col  breve  Ro- 
mani Ponti/ìces,  del  2-  luglio  18  4.1,  la 
concesse  colla  contigua  casa  alla  congre- 
gazione de'  missionari  del  preaiosissimo 
Sangue,  di  cui  parlai  nel  voi.  XL\  ,  p. 
224,  coll'annuo  canone  di  una  libbra  di 
cera  all'abazia  di  Fard  cui  spettava:  iu 
questa  chiesa  il  direttore  generale  di  det- 
ta congregazione  d.  Biagio  \  alcalini  di 
Recanati  vi  fu  sepolto  nel  18+-,  come 
si  legge  nel  n.°  40  delle  yotizie  del  gior- 
no. Ad  A  UHI  voti  ed  in  ciascuno,  cioè 
dal  X  celebrato  nel  1  5>5o  da  Giulio  HI, 
al  XX  inclusive  celebrato  nel  l8a5  di 
Leone  XII,  narrai  il  sommo  bene 
fatto  da  queto  grandioso  e  benemerito 
ospizio,  insieme  al  novero  di  quanti  con- 
valescenti e  pellegrini  albergo,  come  del- 
la Làvmmda  de' piedi  (t.\.  i»i  c-eguita 
(la  principi,  personaggi,  cardinali  e  Pa- 
pi; il  cerimoniale  che  ti  usa  pai  Ponte- 
liei  lo  dcs.il-.->!  nel  fol    XXXVII   p     '<>' 


3o  OSP 

e  2o3,  e  per  ultimo  Pio  IX  nella  sera 
del  venerdì  santo  1847  vibenedì  le  men- 
se, dopo  aver  lavato  i  piedi  ad  un  sacer- 
dote pellegrino.  Laonde  mi  limiterò  ad 
aggiungere  qualche  altra  erudizione,  con 
un  cenno  sul  magnifico  edifìzio  e  con- 
tigua chiesa.  Fondato  il  sodalizio  nel- 
l'antica chiesa  di  s.  Salvatore  in  Campo, 
ebbe  quindi  quella  di  s.  Benedetto  alla 
Regola,  presso  la  quale  comprò  una  casa 
che  servisse  di  ospizio  ai  pellegrini  che 
arrivano  in  Roma,  e  di  ospedale  ai  con- 
valescenti ch'escono  dagli  ospedali  di  Ro- 
ma ,  albergandoli  e  alimentandoli.  Nel 
16 12  si  fabbricò  la  chiesa  e  si  ridusse 
Ja  fabbrica  a  pianterreno  ad  uso  di  re- 
fettorio, e  ne' due  piani  superiori  a  dor- 
mitorio. Clemente  XI  formò  nell'  inter- 
no un  altro  lungo  refettorio,  e  sopra  2 
dormitori!  che  sono  ad  angolo  retto  coi 
nominati.  11  refettorio  piccolo  è  capace 
di  240  persone,  il  grande  di  4°°  j  •  pic- 
coli dormitorii  hanno  80  letti  per  ciascu- 
no, i  grandi  1 44-  La  parte  destinata  a 
ricevere  le  donne  ha  un  dormitorio  di 
4o  Ietti  e  due  refettorii,  l'uno  per  «44» 
l'altro  per  160  individui,  laonde  in  tut- 
to sono  488  letti,  de'quali  una  gran  par- 
te sono  larghi  da  poter  contenere  due 
persone.  In  tutti  i  refettorii  possono  con- 
temporaneamente servirsi  g44  persone. 
Negli  anni  santi  vi  furono  nel  di  mede- 
simo sino  a  60  7,000  pellegrini,  che  so- 
gliono mandarsi  ne'gran  conventi  e  mo- 
nasteri di  s.  Calisto,  s.  Agostino,  s.  Gri- 
sogono,  ss.  Apostoli,  s.  Andrea  della  Val- 
le, s.  Maria  sopra  Minerva,  s.  Bartolo- 
meo all'Isola,  di  Aracoeli,  del  Gesù  e 
de'  Benfratelli.  Due  sale  a  pianterreno, 
fornite  di  quanto  è  d'uopo, sono  destinate 
alla  devota  cerimonia  della  lavanda  dei 
piedi,  che  si  fa  in  memoria  di  quanto 
operò  cogli  apostoli  il  Redentore.  La  sala 
degli  uomini  dà  luogo  a  60  individui  nel 
medesimo  tempo,  a  5o  quella  delle  don- 
ne. Vasto  e  bello  è  l'oratorio  dove  i  fra- 
telli si  esercitano  ne' divini  uffizi;  \i  è 
un  quadro  di  s.  Gregorio  1  in  alto  di  ce- 


OSP 

lebrare,  del  Zucca.  Il  numero  de'pelle- 
grini  è  grande  negli  anni  santi:  negli  an- 
ni ordinari  se  ne  ha  il  massimo  a  Pa- 
squa ed  è  di  3  o  4°o  fra  uomini  e  don- 
ne; alcuni  ancor  vengono  per  le  feste  del 
Corpus  Domini  e  di  s.  Pietro,  ed  anche 
per  la  Porziuncula  o  in  occasione  del  pel- 
legrinaggio alla  s.  Casa  di  Loreto,  o  di 
altre  straordinarie  funzioni,  come  avven- 
ne nell'ultima  canonizzazione  nel  i83q. 
I  pellegrini  per  essere  ricevuti  devono  ve- 
nire da  paese  lontano  più  che  60  miglia, 
muniti  di  certificato  dell'ordinario  o  vi- 
cario foraneo,  che  attesti  essere  venuti 
in  Roma  alla  visita  de'santi  luoghi.  Fra 
l'anno  si  alimentano  gl'italiani  un  gior- 
no, gli  oltramontani  due,  i  boemi  per 
lascite  particolari  hanno  al  partire  uno 
scudo,  i  portoghesi  mantengonsi  5  dì,  e 
al  partire  si  dà  loro  un  zecchino.  Nella 
ricorrenza  di  Pasqua  gl'italiani  si  ali- 
mentano per  3  giorni,  per  4  g'i  oltra- 
montani, per  7  i  portoghesi.  II  giorno 
s'impiega  alla  visita  delle  basiliche,  alle 
ore  24  si  fa  nell'oratorio  un  acconcio 
sermone^  dicesi  il  Rosario,  indi  segue  la 
lavanda,  per  ultimo  il  pranzo.  I  fratelli 
vestiti  con  sacco  rosso  assistono  i  pelle- 
grini di  costumi  e  lingua  diversi,  tra  i 
quali  alcuna  volta  per  umiltà  presero 
luogo  alti  personaggi.  A  tanti  esempi  di 
virtù  molti  eretici  si  convertirono,  se- 
gnatamente ne'  Giubilei,  e  in  quello  del 
1825  si  ebbero  moltissime  abiure  e  bat- 
tesimi. Gli  stranieri  che  vengono  per  ren- 
dersi cattolici,  sono  alimentati  nel  pio 
luogo  un  più  lungo  tempo,  e  5  preti  vi 
sono  per  le  opere  spirituali.  Quanto  ai 
convalescenti  il  loro  numero  segue  la  pro- 
porzione de'malati;  il  massimo  è  di  120 
uomini  e  60  donne:  i  convalescenti  che 
escono  dagli  spedali  di  s.  Spirito  e  del 
ss.  Salvatore,  vi  sono  condotti  colle  car- 
rozze di  que'stabilimenti.  Quivi  si  accol- 
gono e  ritengonsi  3  o  4  giorni,  ed  an- 
che più  se  vi  è  bisogno;  i  convalescenti 
sentono  messa,  si  confessano  e  comuni- 
cano, ed  ascoltano  il  discorso  morale 


O  S  P  O  S  P                     3 1 

manina  e  sera.  Quando  escono  doll'o-  opere  de]  novarese  Ricci;  il  s.  Matteo  di 
spizio,  se  abbisognano  di  vestimenti  sup-  marino  dell'altare  della  crocerà  è  di  Co- 
plisce  il  pio  luogo.  Un  medico  visita  i  pe,  l'angeloè  di  Ferrucci.  La  pittura  dcl- 
convalescenti,  se  ricadono  sono  riportati  la  ss.  Trinità  dell'altare  maggiore  è  una 
all'ospedale,  e  se  non  sono  in  istato  di  delle  insigni  fatiche  di  Guido  Reni,  i  a 
potersi  trasportare  si  curano  nell'  ospi-  belli  candelieri  di  metallo  sono  del  Cen- 
zio.  Tutta  la  famiglia,  compreso  il  ser-  sore,  i  4  piofeti  negli  angoli  della  cu- 
vizio  della  chiesa,  sono  ordinariamente  noia  sono  del  Ricci,  come  pure  gli  mi- 
ao persone,  che  hanno  vitto  e  casa,  geli  attorno  al  Padre  Eterno  di  Guido 
Questo  della  ss.  Trinila  è  ora  1'  unico  posto  nel  lanternino.  L'altare  della  i." 
ospizio  e  spedale  amministrato  da  un'ar-  cappella  a  manca,  dopo  l'altare  maggio* 
ciconfralernila.  Le  rendite  ammontano  re,  ha  i  ss.  Giuseppe  e  Benedetto  a  olio 
ad  annui  scudi  i8,ooo,de'cpiali  2400  ne  di  Ricci:  l'immagine  di  Maria  col  Bam- 
contribuisce  l'erario:  in  esse  è  compreso  bino,  che  ivi  è  in  gran  venerazione,  era 
il  moltiplico  di  scudi  25,ooo  del  cardi-  anticamente  sul  muro  dell'abitazione  di 
Dal  Lazzaro  Pallavicino,  riservalo  per  Capranica  in  via  della  Valle,  che  rendu- 
l'anno  santo,  in  cui  si  hanno  pure  molle  tasi  celebre  per  miracoli,  il  sodalizio  ne 
straordinarie  limosine.  Nell'ultimo  anno  fece  nel  i562  l'acquisto  e  la  collocò  nel- 
santo  le  spese  ascesero  a  circa  65,ooo  l'antica  chiesa,  donde  la  trasportò  nel- 
scudi.  Nell'ospizio  sonovi  diverse  memo-  l'odierna,  e  nel  1  654  gl'Ottenne  la  co- 
rie  di  Papi,  cardinali  e  alili  personag-  rona  d'oro  dal  capitolo  Vaticano.  Pio 
gi,  i  quali  servirono  in  differenti  occasio-  IV  concesse  indulgenza  plenaria  nelle  5 
DÌ  ai  poveri  orfani.  Fra  i  molli  busti  di  principali  feste  e  loro  ottave,  conferma- 
metallo  e  di  marmo  che  stanno  collocati  ta  da  Pio  VI.  comesi  ha  dal  Bombelii, 
sopra  tali  memorie,  quello  di  Urbano  Raccolta  delle  immagini  t.  II,  p.  123. 
Vili  Io  designò  Bernini  e  giltò  in  bron-  Segue  il  deposito  di  Perini  con  due  put- 
zo  Laurenziani,  come  pure  i  due  angeli  ti  di  Lorenzetto.  La  2.'  cappella  ha  s. 
che  sostengono  il  triregno  vennero  l'usi  Gregorio  I  con  altre  figure  e  le  anime 
da  Ferrerie  II  busto  d'  Innocenzo  X  o  del  purgatorio,  pitture  del  Croce;  nel 
di  ClemenleX  Io  scolpì  l'Algardi,ed  evvi  quadro  della  3.'  il  cav.  d'Arpino  fece  il 
ancora  quello  di  s.  Filippo  Neri,  primo  quadro  di  Maria  con  Gesù  in  seno,  e  i 
fondatore  di  questo  celebre  luogo  pio.  Nel  ss.  Agostino  e  Francesco;  le  rimanenti 
suo  ingresso  si  vedono  i  busti  di  Cle-  pitture  sono  del  Croce.  L'ultima  cap- 
menle  Vili,  Innocenzo  X,  Clemente  X  pella  ha  nel  quadro  i  ss.  Carlo  Borro- 
e  Clemente  XI.  Architetto  della  chiesa  meo  e  Filippo  Neri,  con  altri  santi  del 
della  ss.  Trinità  fu  Paolo  Maggi,  ma  la  Cortesi;  le  storie  a  fresco  di  tali  santi  l'e- 
facciata  venne  edificata  a  spese  di  Gio.  seguì  il  Ferrari.  Di  recente  fu  decorata 
Batlitta  de  Rossi  piemontese  nel  1723,  di  un  eccellente  organo,  ed  ora  vi  si  e- 
co'  dilegni  di  Francesco  de  Sanctis,  ed  segoiscono grandi,  nobili  edeleganti  ri- 
è  tutta  di  travertini,  con  4  statue  simili  stauri  ed  abbellimenti.  Inoltre  l'arocon- 
degli  evangelisti,  scolpile  da  Ludovici,  fraternità  possiede  l'oratorio  con  cimile* 
L'interno  è  ornato  assai  bene.  Le  ligure  rio  annesso  pei  confi  ali,  ove  tuttora  m  sco- 
ncila 1."  cappella  a  destra,  ov'è  un  Cro-  pelliscono,a  Ponte  Molle,  pruni  di  ginn- 
cefisso  di  rilievo,  sono  della  scuola  di  de  aere  da  Roma  a  quello  a  destra  della 
Vecchi.  La  2."  contiene  il  quadro  di  s.  via,  avente  contigua  1'  edico  <  di  S.  An- 
Filippo  Neri,  forse  pittura  d' un  sacer-  diva  apostolo.  L'edicola  viene  formata 
dote  suo  divoto*:  l'Annunziata  nella  3.'  da  .\  colonne  d'alabastro  listalo,  e  etm- 
cappella  con  altri  dipinti  a  fresco  sono  tiene  la  di  lui  statua   scolpita  nella 


32  OSR 

sa  materia  da  Vairone  e  Nicolò  fioren- 
tini scolari  del  Filarete.  Essa  fu  eretta 
da  rio  II  in  memoria  della  solennissi- 
ina  Processione  (f^.),  magnifica  e  com- 
movente che  ivi  fece  a'  i3  api  ile  1462, 
allorché  si  portò  in  questo  luogo  ad  in- 
contrare e  ricevere  dalle  mani  del  car- 
dinal Bessarione  la  testa  di  s.  Andrea, 
che  Tommaso  Paleologo  despola  di  Mo- 
rea  avea  portato  da  Patrasso  in  Anco- 
na, donde  il  Papa  la  collocò  nella  basi- 
lica Vaticana,  in  cui  empiamente  fu  ru- 
bata ne'primi  del  1848  e  poi  ritrovata. 
Non  si  conosce  l'architetto  del  tempiet- 
to, e  1'  iscrizione  che  vi  si  legge  ricorda 
il  motivo  di  sua  edificazione,  e  V  indul- 
genza plenaria  concessa  a  quelli  che  lo 
visiteranno  nell'anniversario  della  fun- 
zione. All'ingresso  dell'edilizio  sono  scol- 
pite le  armi  del  cardinal  Piccolomini 
nipote  del  Pontefice,  poscia  Pio  III.  L'o- 
ratorio o  cappella  annessa  fu  fabbricata 
dal  sodalizio  nel  i566.  Appartiene  al 
sodalizio  la  cappella  fuori  di  Porta  s.  Pao- 
lo, che  descrivo  a  s.  Pietro. 

OSROENA  o  OSROHENE.  Contra- 
da dell'Asia  nella  Mesopotamia  citeriore, 
lungo  la  sinistra  dell'  Eufrate.  Sotto  i 
Seleucidi  una  porzione  prese  il  nome  di 
Mygdonia,  col  titolo  di  regno  :  Polibio 
parla  di  esso  in  occasione  d'Antioco  il 
grande.  Fu  assoggettata  all'impero  ro- 
mano da  Lucio  Vero,  e  divenne  una  gran- 
de provincia  ecclesiastica,  la  q."  della  dio- 
cesi e  patriarcato  d'Antiochia,  di  cui 
Edessa  (F.)  era  la  metropoli,  parlando 
de'suoi  contini  il  Terzi  nella  Siria  sacra 
p.  91.  Taddeo,  uno  de' 72  discepoli  del 
Redentore,  fu  mandato  dall'apostolo  s. 
Tommaso  per  predicarvi  l'evangelo,  es- 
sendo re  Abgaro,  il  quale  abbracciò  la  fe- 
de con  tutti  i  suoi  sudditi.  Oriens  christ. 
t.  II,  p.  C)53.  Neil'  anno  197  18  vescovi 
si  adunarono  a  Tisite  nell*  Osroena  per 
la  celebrazione  della  festa  di  Pasqua. 
JReg.  t.  I. 

OSSAROo  OSSERO.  Apsorus,Au- 
Xerus,  Ausara,  Opsaram.  Città  tresco- 


OSS 

vile  di  Dalmazia  nell'Illirico,  governo  di 
Trieste,  circolo  d'Istria,  sulla  costa  oc- 
cidentale dell'isola  di  Cherso  nell'Adria- 
tico, nel  luogo  più  stretto  del  canale  che 
la  dividedall'isola  Ossero.  Di  forma  qua- 
si triangolare,  è  cinta  di  mura,  e  difesa 
da  un  castello  di  mediocre  estensione 
dal  lato  del  canale,  in  una  pianura.  Il 
suo  aspetto  è  di  poca  importanza,  con 
pochi  abitanti  per  la  sua  aria,  impeden- 
do il  vicino  monte  Ossero  il  corso  dei 
venti.  E  antichissima^  e  dicesi  che  qui- 
vi nel  i23o  avanti  la  nostra  era  fu  uc- 
ciso Absyrto  da  Medea  sua  sorella,  uni- 
tamente a  Cherso,  Absyrlos.  Era  allora 
importantissima  e  cinta  di  mura.  Nel- 
1' 840  fu  abbruciata  dai  saraceni,  indi 
rifabbricata  divenne  sede  vescovile  ver- 
so 1'  anno  880,  sotto  Giovanni  Vili, 
suflìnganea  di  SpalatrOj  donde  Anasta- 
sio IV  la  sottopose  a  Zara.  Alcuni  gli  as- 
segnano per  1."  vescovo  s.  Gaudenzio, 
fiorito  verso  il  1060,  sotto  la  cui  invoca- 
zione è  la  cattedrale,  ove  si  venera  il 
corpo  di  s.  Isidoro,  ed  è  l'unica  parroc- 
chia della  città.  Vedasi  il  Fallato,  Illy- 
rici  sacri  t.  I,  p.  189,  e  III,  p».  10  e  1  7  J>. 
Ecco  gli  ultimi  vescovi  riportati  nelle 
Notizie,  di  Roma.  1738  Gio.  Ferro  di 
Chiozza.  174J  Nicolò  Dinaricio  di  Le- 
sina. 1737  Bonaventura  Bernardi  di 
Spalatro.  1781  Simone  Spalatin  d'Arbe, 
traslato  da  Curzola.  1801  Francesco  Pie- 
tro Raccamarich  di  Zara,  trasferito  da 
Cattare  Pio  VII  colla  bolla  Inter  mul- 
tiplices,  de' 1  5  gennaio  1822,  ne  com- 
mise 1'  amministrazione  a  beneplacito 
della  s.  Sede  al  vescovo  di  Veglia  (V.), 
sulfraganeo  di  Gorizia,  secondo  la  pro- 
posizione concistoriale. 

OSSAT  Arnaldo,  Cardinale.  Arnal- 
dod'Ossat  nacque  in  Cassanebrio  oCas- 
sagnabere ,  piccolo  castello  della  con- 
tea di  Armagnac  nella  diocesi  di  Auch 
nell'  Aquitania^da  genitori  oscuri  e  mi- 
serabili, eh*  ebbe  la  disgrazia  di  perdere 
iu  età  di  g  anni,  e  siccc%ie  il  padre  fa- 
ceva il  maniscalco,  allorché  morì  non  vi 


OSR 
fu  modo  di  potergli  fare  un  funerale, 
e  in  appresso  non  si  conobbe  alcun  suo 
congiunto.  Per  beneficio  del  nobile  Tom- 
maso della  Marca,  die  invaghito  del  ta- 
lento del  fanciullo  volle  elevarlo  dall'o- 
scurità de'suoi  natali,  e  lo  fece  applicare 
agli  studii  col  nipote  signore  ili  Castelnau 
di  Hagnoac,  facendone  rapido  profit- 
to, divenne  maestro  in  eloquenza  e  nel- 
le scienze,  onde  fu  annoverato  tra  gli 
avvocati  del  foro  di  Parigi  e  si  rese  a- 
bile  sotto  il  famoso  Culaccio.  Il  suo  di- 
stinto merito  gli  procacciò  la  conoscenza 
di  persone  ragguardevoli }  fra  le  quali 
Foix  poi  arcivescovo  di  Tolosa;  e  come 
savio  in  consiglio,  profondo  in  dottrina, 
di  spirito  elevato,  lo  prese  seco  per  con- 
sigliere e  confidente.  Dichiarato  poi  nel 
i  ~-\  da  Enrico  III  l'arcivescovo  amba- 
sciatore in  Roma,  questi  coli'  assenso 
del  re  conduce  seco  Arnaldo  per  segre- 
tario d'  ambasciala.  Aumentandosi  in 
Francia  la  fama  del  suo  valore  e  pru- 
denza, il  re  lo  dichiarò  segretario  di  sta- 
to, die  però  ricusò  o  per  essere  ecclesia- 
stico, o  per  non  vederne  escluso  Villeroy 
suo  benefattore.  Dopo  la  morte  di  Foix, 
il  cardiual  d'  Este  protettore  della  co- 
rona di  Francia  prese  Arnaldo  per  se- 
gretario, gli  lasciò  dopo  i3  anni  per 
testamento  4\ooo  scudi,  e  gli  donò  in 
vita  un  diamante  di  20,000,  che  virtuo- 
samente non  volle  accettare.  La  stessa 
moderazione  gli  fece  ricusare  le  abbazie 
che  gli  furono  offerte,  ed  entrò  per  se- 
gretario col  cardinal  Gioiosa  nuovo  pro- 
tettoie  di  Francia,  per  ordine  del  re , 
colla  qualifica  di  segretario  regio.  Que- 
sto porporato  nel  1  jSSgli  conti-ri  il  prio- 
rato di  s.  Martino  di  \  ieu\-Bellesme. 
Divenuto  re  Enrico  IV  lo  destinò  con 
Perron,poi  cardinale, a  tratiare  con  Cle- 
mente Nili  la  Bua  riconciliazione  colla 
Chiesa  romana,  udì.»  quale  si  condusse 
con  tanta  maturila  e  saviezza,  che  riu- 
scì di  soddisfazione  al  Papa  ed  al  re,  il 
quale  lo  deputò  ambasciatore  a  Perdi* 
uaudo  1  granduca  di  Toscana,  e  al  senato 

VOL.   L. 


OSR  33 

\'irio  per  notificare  la  pace  di  Ver- 
vin-..  Inoltre  Enrico  IV  a  beneplacito 
pontificio  nel  1  5g6  lo  nominò  alla  chiesa 
di  Renne*,  consigliere  di  stato  e  del  leal 
consiglio,  ed  interino  ambasciatore  alla 
partenza  del  duca  di  Luxembuigo  da 
Roma  nel  1  m|<S,  ed  alle  sue  fervide  i- 
stanze  Clemente  Vili  a'  3  marzo 
lo  creò  cardinale  prete  di  s.  Eusebio,  e 
nel  1  600  lo  trasferì  alla  chiesa  di  Bayeux. 
La  governò  4  anni,  zelando  il  culto  di- 
vino, la  disciplina  del  clero,  la  morigera- 
tezza nel  popolo,  e  siccome  non  poteva 
risiedervi,  ollennedi  rinuuziarla.  Ricusò 
al  cardinal  Gioiosa  denaro,  treno  e  mo- 
bili. Per  piìi  di  20  anni  amministrò  in 
Roma  gl'interessi  del  re  con  vantaggio 
della  monarchia,  come  di  acuta  e  pro- 
digiosa penetrazione  di  spirito,  di  fino 
discernimento,  che  mai  lo  fece  errare. 
Unì  in  grado  eminente  ad  una  giusta 
politica,  temperanza  e  giustizia,  sincera 
probità  ed  illibato  costume:  fu  uemico 
dell'avarizia,  alieno  dal  ricever  doni, 
amante  della  semplicità,  contrai  io  all'a- 
dulazione ed  all'  intrigo.  -Non  mancò  di 
erudizione,  collo  essendo  nella  teologia, 
nella  matematica  e  nelle  belle  lettere, 
come  ne  fan  fede  le  sue  epistole  riguar- 
date capi  d'opera,  nelle  quali  apparisce 
il  suo  amore  per  la  religione  e  l'eccel- 
lente sua  dottrina.  Amato  da  tutti  per 
affabilità  e  dolcezza,  moiì  in  Roma  nel 
1  l'i.,  j  d'anni  68,  e  fu  sepolto  in  s.  Luigi 
de'  Francesi  nella  cappella  della  b.  Gio- 
vanna, ove  gli  fu  eretto  elegante  avello 
con  bella  iscrizione,  avendo  lascialo  suoi 
eredi  i  poveri.  La  sua  vita  fu  stampata 
in  Parigi  nel  1 608.  Il  -Niceronne  parla  ne- 
gli Elogi  degli  uomini  illustri  di  Francia  ; 
il  \\  icqueibrt  nel  suo  libro  dell'. 7//iZ»</« 
sciatore^ e  splendidamente  GianoNicio fi- 
nti co  nella  Pina*  oteca,  il  quale  rileva  1  li<- 
senza  parenti,  nobiltà  e  ricchezze,  d'uuh- 
nario  scala  alle  pi  une  d  gnil  ».  egli  vi  per- 
venne col  solo  uie»  ito.  La  migliore  edizio- 
nedelle  sue  opere  è  quella  di  Amati 
1 708  colle  note  di  Eioussayi  tuo  b  1 
3 


34  o  S  S 

OSSEI  o  OSSENIANI.  Sellali  ebrei 
die  comparvero  fauno  5o  deli' era  cri- 
stiana e  che  fecero  professione  del  cristia- 
nesimo in  molli  articoli.  Verso  V  anno 
10G  cambiarono  il  nome  di  ossei  con 
({nello  di  elcesaili,  avendo  per  capo  Elei 
filosofo  ebreo.  Insegnavano  potersi  dissi- 
mulare o  rinunziar  alla  fede  esteriormen- 
te, purché  questa  si  conservasse  nel  cuo- 
re, e  che  il  martirio  per  essa  era  un  omi- 
cidio di  sé  stesso,  quindi  un  peccato  mor- 
tale. 

OSSER V AND  1 SS1  VI O,  Observantis- 
sìmus.  Titolo  che  si  dà  altrui  per  ono- 
ranza, degnissimo  di  essere  onoralo,  oh- 
servando  dìgnissimus.  Dice  il  Parisi,  t. 
Ili,  Istruzioni  p.  47?  che  il  titolo  di  os- 
servandissimo, sebbene  eguale  al  colen- 
dissimo, questo  però  è  di  maggiore  ono- 
ranza, e  che  gli  eguali,  come  Eminenze 
(V.)  con  eminenze.  Eccellenze  (V.)  con 
eccellenze,  si  cambiano  fra  loro  Vosser- 
vandissirno.  I  cardinali  tra  loro  si  danno 
indistintamente  V Eminenlissimo  e  reve- 
rendissimo signor  mio  osservandissimo 
nella  sopì  ascritta  e  in  cima  delle  lette- 
le o  biglietti,  in  corpo  /  ostra  eminenza, 
in  fine  Di  vostra  eminenza.  Chi  distin- 
guono, in  vece  dell'  osservandissimo  col 
colendissimo,  a  questo  articolo  lo  dissi, 
e  lo  davano  al  doge  di  Venezia,  cioè  Se- 
renissimo signor  mio  colendissimo.  Al 
cardinal  nipote  del  Papa  creatore,  dai 
cardinali  creature  si  dà  il  titolo  di  Emi- 
/lentissimo  e  reverendissimo  signor  mio 
padrone  colendissimo.  I  cardinali  dava- 
no agli  elettori  dell'impero  secolari  i  1  vSV*- 
renissimo  signor  mio  osservandissimo; 
Vostra  altezza  elelloralej  Di  vostra  al- 
tezza elettorale;  ed  agli  elettori  ecclesia- 
stici, come  al  gran  maestro  di  Malta,  E- 
minentissimo  e  reverendissimo  signor  mio 
osservandissimo,  cos'i  nel  resto  come  a- 
gli  altri  cardinali.  Questi  al  duca  di  Mo- 
dena, non  arciduca,  scrivevano  Serenis- 
simo signor  mio  osservandissimo  ;  Vo- 
stra altezza j  Di  vostra  altezza j  e  così  a 
tutti  gli  altri  principi  sovrani  assoluti,  in 


O  S  S 

un  alle  mogli,  sorelle  e  figli.  Agli  arci- 
vescovi e  vescovi  di  case  alle  quali  com- 
pete V  altezza,  i  cardinali  danno  il  i5>- 
renissimo  signor  mio  osservandissimo  j 
Vostra  altezza  reverendissima^  Di  vo- 
stra altezza  reverendissima.  Si  possono 
vedere  i  relativi  articoli  per  altre  nozioni. 

OSSERVANTI  MINORI.  V.  Fran- 
cescano ORDINE. 

OSSERVATORIO  astronomico,  o 
Specola  del  collegio  Romano.  V.  il  voi. 
XIV,  p.  201  e  202, ove  si  parla  degli  an- 
tichi osservatori!  di  Roma.  Del  Palazzo 
apostolico  Valicano (V.)  ossia  meridiana 
e  specola  erelta  da  Gregorio  Xlll  parlai 
a  quell'articolo;  ivi  dissi  ancora  di  altre 
specole  di  Roma,  come  dell'  osservatorio 
di  Campidoglio. 

OSSESSO,  Obsessus.  V.  Energume- 
no. Il  dotto  prelato  Angelo  Antonio  Scot- 
ti scrisse  la  dissertazione  :  Su  la  scar- 
sezza degli  energumeni,  che  si  legge  in 
estratto  nella  Raccolta  religiosa  la  scien- 
za e  la  fede,  voi.  VI,  fase.  32.  Egli  con 
erudizione  e  vigore  svolse  i  due  punti  : 
i .°  Le  ragioni  onde  il  demonio  non  ab 
bia  oggidì  premura  di  potentemente  im- 
possessarsi de'  corpi  umani.  2.°  Com'e- 
gli supplisca  a  questa  mancanza  con  al- 
tre malefiche  operazioni.  11  chiaro  au- 
tore a  meraviglia  converte  in  arma  di 
offesa  contro  I'  incredula  empietà  quel 
medesimo  strale,  ch'ella  vibra  a  danno 
della  religione.  Oggidì  sono  scarsi  i  veri 
energumeni,  ed  appunto  per  questo  so- 
no stati  veri  e  degni  di  fede  i  casi  di  tal 
fatta,  accaduti  ne' trascorsi  tempi  ;  ed  al- 
tresì questa  odierna  scarsezza  apre  l'a- 
dito al  nemico  dell'uman  genere  per  ti- 
ranneggiare se  non  il  corpo,  ma  di  certo 
l'anima  di  tanli  accecati  dallo  spirito  del- 
le tenebre  e  dell'  empietà.  Tanto  e  me- 
glio si  legge  nel  voi.  XVII,  p.  4^}  degli 
ninnali  delle  scienze  religiose. 

OSSORY  (Ossorien).  Sede  vescovile 
dell'Irlanda,  con  residenza  nella  città  di 
Kdkenny,  Kilchemnos  Fantini .  provin- 
cia di  Leinsler.  capoluogo  della  contea 


oss 

ilei  suo  nome,  ima  delle  prime  ilei  re- 
gno, e  di  una  piccola  divisione  che  porla 
il  nome  di  conica  della  città  di  Kilken- 
ny^ i3  leghe  da  Dublino  sulla  Nore  che 
si  attraversa  sopra  due  bei  ponti.  E  gran- 
de ed  una  delle  più  amene  d'Irlanda;  le 
sue  polle,  mura  e  bastioni  attestano  che 
fu  piazza  forte,  rome  dimostrano  la  sua 
antica  importanza  le  rovine  di  molte  chie- 
se, monasteri  e  abbazie.  Racchiude  an- 
cora molli  grandi  e  belli  edilizi,  alcuni 
de'  quali  adorni  di  marmo  nero  tolto  dai 
dintorni.  I  principali  fra  questi  sono:  il 
castello  del  conte  d'Ormond, situato  so- 
pra una  collina  e  cinto  da  un  muro  alto 
.40  piedi  ;  la  cattedrale  di  stile  gotico,  il 
palazzo  vescovile,  gli  edifizi  del  collegio 
fondato  nel  1602  dal  duca  d'Ormond,  il 
teatro,  e  l'asilo  per  le  persone  rovinate. 
Le  strade  sono  lastricate  di  marmo  nero, 
e  vi  sono  due  chiese  anglicane-  Il  duca 
v'  introdusse  la  fabbrica  di  stolte  di  lana, 
e  vi  si  trova  ora  una  gran  manifattura 
di  panni  e  coperte. La  maggior  parte  dei 
suoi  abitanti  sono  di  origine  francese, 
mentre  il  principio  della  città  si  fa  deri- 
vare da  una  cappella  di  S.  Canice  ivi  esi- 
stente. Un  tempo  il  parlamento  d'Irlan- 
da vi  si  teneva  spesso.,  e  famose  sono  le 
costituzioni  di  Kilkenny,  falte  sotto  E- 
doardo  III, che  per  lungo  tempo  furono 
considerate  importantissime  pel  paese. 
Kilkenny  fu  pure  la  sede  del  consiglio 
cattolico  durante  la  guerra  civile  che  se- 
gui la  insurrezione  del  1  64  1  • 

La  sede  vescovile  fu  l'ondata  da  s.  Pa- 
trizio, e  ne  fu  1 ,°  vescovo  s.  Kiriano  nel 
j  I  "i  circa. Egli, come  fecero  i  successori, 
abitò  nel  monastero  di  Saiger.  Nella  me- 
ri del  secolo  \I  fu  trasferita  la  sede  in 
Aghavoam,  nel  paeselli  Ossory,  ed  inco- 
minciarono i  vescovi  a  chiamarsi  d'Os- 
lory;  rilenendo  sempre  questo  nome  e 
Suffragatici  di  Dublino,  nel  line  del  seco- 
lo \ Il  li  stabilirono  in  Kilkenny.  Coni- 
man  ville  pei  ciò  chiama  la  sede  hilken- 
nino  Cella  s.  Carnei,  la  dice  istituita  in 
Seir  Kcuan  o  Scieera,  indi  trasferita  ad 


O  S  T  3  3 

Agadboa.  nel  1  o~2,e  pei  aK.iik.enny  sot- 
to Enrico  II  verso  il  1  160;  e  che  Insi- 
de vescovile  fu  delta  anche  Ossory  0 'La- 
mico a  cagione  del  territorio  in  cui  è  si- 
tuata. Gli  ultimi  vescovi  riportali  nelle 
Notizie  di  Roma,  sono:  1 789  Giacomo 
Lanigan  di  Lismore.  i<Si4Kyrano  Ma- 
rum,  sotto  del  quale  nel  1827  fu  pubbli- 
cato il  decreto  del  concilio  di  Trento  de 
refor.matr.  iBsgGuglielmoKinsela  che 
nel  1 83 1  celebrò  il  sinodo  diocesano. 
Gregorio  XVI  a'i  1  maggio  1  846  nomino 
l'attuale  vescovo  mg.T  Edoardo  Walsh. 
Ecco  lo  stato  della  diocesi.  Il  capitolo  ha 
le  dignità  di  decano,  percettore,  cancel- 
liere, tesoriere  e  arcidiacono,  e  7  cano- 
nici: non  hanno  rendite,  e  sono  sparsi 
per  la  diocesi  ;  due  preti  sono  penitenzie- 
ri ;  sacerdoti  70.  Vi  sono  ancora  gli  ago- 
stiniani, i  cappuccini,  i  carmelitani,  i do- 
menicani, ma  in  pochissimo  numero,  vi- 
vendo il  clero  esemplare  delle  oblazioni 
de' fedeli  e  de' proventi  pari-occhiali,  poi- 
ché la  cattedrale  e  i  beni  della  diocesi  so- 
no in  potere  de  protestanti  che  ascendo- 
no a  10,000,  mentre  200,000  sono  i 
cattolici.  Il  vescovo  pontifica  nella  par- 
rocchia di  S.  Maria  vicina  a  Kilkenny  e 
la  ritiene  con  quella  di  s.  Giovanni  loeo 
mensae.  Tutte  le  parrocchie  sono  49»  le 
chiese  de'  regolari  4)  quelle  delle  mona- 
che 3,  cos'i  gli  oratorii.  La  piccola  par- 
rocchia di  Saiger-Kiran  è  separata  dal 
resto  della  diocesi.  I  pii  stabilimenti  so- 
no il  seminario  di  Kilkenny  con  circa  35 
alunni  che  pagano  pensione,  altro  semi- 
nario donde  i  giovanetti  passano  al  col- 
legio nazionale  di  Maynoolli  con  circa  70 
alunni,  tre  case  di  monache  della  Presen- 
tazione con  clausura,  ospedale  presso  i 
cappuccini,  e  altri  5  ospedali,  monte  di 
pietà,  3  scuole  e  confraternite  del  ss. 
Cuore  di  Gesù,  del  ss.  Sagraincnto,  del 
Purgatorioedella  dottrina  cristiana  spar- 
se per  la  diocesi.  I  confesori  hanno  \  an- 
nue conferenze  sui  casi,  avanti  al  re* 
scovo. 

OSTIA M<>M'.  Osiamo.  Mostra.  Il 


36  OST 

Marangoni,  Delle  cose  gentilesche,  cap. 
27,  sull'origine  dell'esporsi  le  cose  sacre, 
le  immagini  e  reliquie  de'  nostri  santi, 
non  derivata  da'  gentili,  osserva  ch'è  re- 
lativo al  rito  delle  processioni  quello  di 
esporsi  al  pubblico  e  alla  venerazione  dei 
popoli  le  cose  più  sacrosante  della  catto- 
lica religione,  quali  sono  la  ss.  Eucaristìa, 
le  Immagini  e  le  Reliquie  de'  santi  (V.}. 
Pietro  Moretti  nel  1721  stampò  io  Ro- 
ma: De  ri  tu  ostensionis  sacrar  uni  reli- 
quiarum  a  nemine  haclenus  peculiari 
elucubralìonc  illustrato ,  dissertalo  hi- 
storico •  rituali s.  Egli  con  l'autorità  di 
molli  antichi  scrittori  dimostra  che  un 
tal  uso  da'  popoli  di  Fenicia  derivò  ne- 
gli egiziani,  i  quali  in  certe  solennità  con- 
ducevano  con  pompa  sul  carro  la  statua 
d'Iside  loro  deità,  da  un  tempio  all'  al- 
tro; ed  insieme  i  di  lei  sacerdoti  porta- 
vano avanti  tutte  le  simboliche  figure  e 
tutti  i  ministeri  consagrati  a  quell'idolo; 
che  l'uso  degli  egizi  passò  ne'  greci,  pres- 
so de'  quali  fra  le  altre  fu  solenuissima  la 
cerimonia  di  portar  l'immagine  della  dea 
Cibele  (dell'  uso  di  portar  gì'  idoli  sotto 
baldacchino,  V.  Ombrellino,  ove  dissi 
pure  dell'uso  dell'uno  e  dell'  altro,  per- 
messo o  vietalo  alle  cose  sacre  e  quali), 
e  come  i  romani  portavano  ne'  giuochi 
circensi  i  simulacri  de'  loro  dei,  affine  di 
eccitare  gli  animi  de'risguardanti  alla  re- 
ligione. Seneca  narra  che  i  romani  lene- 
vanochiuse  in  alcuni  armadi  le  immagi- 
ni de'  loro  antenati  (  lo  dissi  meglio  nel 
voi.  XL,  p.  208,  V .  Mani),  ed  in  certi 
giorni  festivi  e  di  maggior  allegrezza  le 
esponevano  alla  vista  di  tutti,  donde  al- 
cuni trassero  l'origine  del  culto  reso  agli 
antichi  re  come  a  dei,  anzi  ebbe  princi- 
pio nel  mondo  l'idolatria.  Questo  costu- 
me pertanto  di  esporre  alla  pubblica  vi- 
sta e  venerazione  le  cose  sagre  e  le  im- 
magini fu  praticato  da' gentili  in  tutti  i 
luoghi,  e  appresso  tutte  le  nazioni  idola- 
tre. Or  quanto  più  conveniva  che  prati- 
cato fosse  dalla  religione  del  vero  Dio, 
qual  è  la  cristiana?  L'umana  natura  è  di 


OST 

tal  condizione,che  non  può  agevolmente 
innalzarsi,  senza  1' aiolo  delle  cose  este- 
riori, alla  contemplazione  delle  cose  ce- 
lesti e  divine,  come  dice  il  concilio  di 
Trento,  sess.  in,  cap.  5.  Ond'era  neces- 
sario, che  anco  i  misteri  più  alti  e  pro- 
fondi, sotto  alcuna  specie  visibilegli  fos- 
sero rappresentati,  e  quali  esemplari  di 
virtù  da  imitare,  il  che  pratica  la  Chie- 
sa cattolica  nella  mostra  delle  cose  visi- 
bili de'  sagramenti  e  delle  reliquie  dei 
sanli.  Avverte  il  Marangoni  ch'essa  pe- 
rò non  ebbe  a  mendicare  dal  gentilesimo 
l'uso  dell'ostensione  e  mostramento  che 
fi  delle  sue  cose  sagre  alla  pietà  de'  suoi 
ligli, avendolo  ricevuto  dalla  sacra  Scrit- 
tura nelle  tavole  della  legge  mostrate  da 
Mosè  al  popolo,  nella  misteriosa  arca  che 
precedeva  gl'israeliti,  cui  Dio  stesso  vol- 
le esser  guida  in  figura  di  colonna  di  nu- 
vola e  di. fuoco,  e  Mosè  portò  seco  dal- 
l'Egitto le  ossa  di  Giuseppe  ;  laoude  giu- 
stamente la  stessa  Chiesa  ha  opposto  lo- 
stensione  suddetta  o  mostra  al  supersti- 
zioso e  vano  uso  degl'  idolatri.  Quindi  è 
che  tanto  nelle  basiliche  di  Roma,  quan- 
to nelle  chiese  principali  del  cristianesi- 
mo, si  pratica  il  lodevolissimo  costume, 
non  solo  di  esporre  ne'  giorni  destinati 
per  tutto  il  giro  dell'anno  il  ss.  Sagra- 
mento,  divozioue  detta  Quarant'ore^ma 
in  ispecie  in  que'  più  solenni,  come  di 
Pasqua,  il  mostrarsi  le  reliquie  de' santi, 
annunciandone  i  loro  nomi ,  per  eccitar 
ne'  fedeli  pietà  e  divozione,  e  la  brama 
d' imitare  i  loro  esempi  per  giungere 
all'eterna  felicità  che  godono  iu  cielo.  In 
diversi  luoghi  narrai  come  segue  l'osten- 
sione  delle  reliquie,  e  quella  che  si  fa  del- 
le maggiori  al  Papa  e  sacro  collegio,  ec, 
nella  basilica  Vaticana,  ne' voi.  Vili,  p. 
3 16,  e  IX,  p.  33.  Sull'ostensione  dell' Ó- 
stia  e  del  Calie  e,  veggasi  tali  articoli,  non 
che  Elevazione  e  Messaj  e  per  quella 
che  fa  il  Papa  quando  pontifica,  il  voi. 
IX,  p.  27. 

OSTENSORIO.  Arredo  sacro,  con 
cui  si  fa  l'esposizione  del  ss.  Sagrameli- 


O  S  T 
lo  de\Y  Eucaristia  ,a\  quale  articolo  trat- 
tai nel  tj  IV,  Dell'  esposizione,  ec.   Gli 
ostensori!  sono  eli   materie  diverse,  or- 
dinariamente d'  argento  o  di   metallo 
inargentato  o  dorato,  e   anche  d'oro 
massiccio,  ricchi  pure  di  gemme  con  mae- 
stose raggiere.  La  forma  dell'  ostensorio 
è  più  o  meno  alta,  con  zoccolo  e  piedi  con 
differenti  ornati,  bassorilievi, cornici, ce- 
sellature, sculture  ed  intagli.  11  tronco  o 
piede  fermasi  talvolta  di  ligure  d'an- 
geli, e  gli  ornamenti  e  guarnizioni    so- 
no con  emblemi   e  simboli  allusivi   al 
ss.  Sagramento,  col  pellicano  che  nutre 
i  figli  col  suo  sangue,  ovvero  con  grap- 
poli d'uva  e  spiche  di  frumento,  figu- 
ra delle  specie  del  pane  e  del  vino  .  Sul 
piede  o  tronco  posa  la  raggiera,  per  cui 
fu  chiamato   sole,  sovrastata    da   una 
piccola  croce.  iNel  centro  e  circolo  del- 
la raggiera,  la  quale  alcuna  volta  spic- 
ca da  nuvole  fra  teste   di  cherubini,    e 
fra  due  cristalli  rotondi  si  pone  nell'in- 
cavo V  Ostia  sagra(V.)  che  si  adatta  so- 
pra  un  mezzo   cerchio    d'  oro,   d'  ar- 
gento o  metallo  dorato,  perciò  chiama- 
to lunetta  o   mezza  lunetta  ,   comechè 
a  foggia  di  luna  crescente,  la  «"piale  s'in- 
castra  in  un  perno.  L'  ostensorio  serve 
per  1'  esposizione   del  ss.    Sagramento, 
per  portarlo  in  processione,  e  con  esso 
si  dà  la  benedizione  al   popolo.  Se  1'  o- 
stensorio  è  troppo  grande  o  pesante,  per 
portarlo  in  processione  e  per  la  benedi- 
zione si  toglie  la  raggiera  contenente  la 
sagra  ostia  e  si  pone  sopra  un  piede  pic- 
colo. Vi  sono  ostensori!  anche  di  cristallo 
di  monte  e  di  ambra  bellissimi, rilucenti 
e  diafani.  Coll'autorità  del  p.  Chardon, 
Storia  de sagranientì  1. 1.  cap.  i  'k  ripor- 
terò qualche  erudizione  siigli  o»tenso- 
rii.  Una  piova  dell'antichità  di  esporre 
il  ss.  Sagramento  nelle  chiese  o  portai  lo 
nelle  processioni  è  1'  uso  di  que'  j'itber- 
iiacoli  (ly.)  portatili,  chiamati  comune* 
mente  oslensoHi,  melchisedechx  .  soli  o 
custodir, alcuni  de'  quali  furono  lavorati 
nel  secolo  \1U   dopo  l'istituzione  delta 


OS  l  37 

festa  del  Corpus  Domini,  detti  anche  mo- 
stre, per  servire  all'esposizione  del  ss.  Sa  • 
grarnento,  in  forma  ti i  croce,  e  ordina- 
riamente di  sole  vetriato  e  trasparente, 
ed  eziandio  a  foggia  di  torri;  lungo  poi 
sarebbe  riprodurre  le  descrizioni  ch'egli 
riporta  di  diversi  antichi  ostensori!,  piut- 
tosto ne  indicherò  alcuni  che  altri  descris- 
sero. iNel  n.°  io  de\V Album  anno  IX  si 
vede  la  forma  del  grande,  ricco  e  nobi- 
le ostensorio  della  cattedrale  di  Barcel- 
lona, d'argento  dorato,  ornato  di  pietre 
preziose,  che  8  sacerdoti  a  stento  posso- 
no portare,  allorché  è  collocato  sopra  se- 
dia dello  stesso  metallo,  che  dicesi  essere 
stato  il  trono  di  Martino  re  d'Aragona 
del   i3«y):  ciò  che  vi  ha  di  più  meravi- 
glioso sono  moltissimi  e  preziosi  gioielli, 
perle,  rubini,  diamanti, granatedi  Siria, 
opali,  zaffiri,  cammei  e  pietre  incise  che 
vi  sono  sospesi,  divoti  doni  di  valore  ine- 
stimabile. Si  crede  lavorato  a'  tempi  di 
Ferdinando  V  e  Isabella,  e  vuoisi  che  già 
fosse  più  prezioso  e  più  ricco.  Nella  Ro- 
ma sacra  con  aggiunte  del  Cecconi,  si 
leggea  p.  679  che  la  principessa  di  Piom- 
bino donò  alla  chiesa  Nuova  de'  Filip- 
pini un  ricco  ostensorio  di  eccellente  di- 
segno e  lavoro,  intarsiatoci]  preziose  gem- 
me, del  valore  di  scudi   12,000.  Il   Bal- 
dassari,  Reità,  de  patimenti  di  Pio  VIt 
t.  II,  p.  3(io,  riferisce  come  i  repubbli- 
cani francesi  tolsero  al  principe  d.  An- 
drea Doria  Pamphilj  il  grande  ostenso- 
rio che  possedeva  la  famiglia  ,  e  impre- 
stava alla  loro  Chiesa  di  s.  Agnese  in 
piazza  Navona  (  V.  ),  per  la  divozione 
delle  Quarant'ore  (^.),  che  per  l'eccel- 
lenza del  lavoro  ,  e  per  oro,  argento  e 
gemme  era  una  maraviglia;  fu  valutalo 
1 3o  o  1 74)0°°  scuili  enea.  Il  Cancelliei  1 
poi  nel  suo  Mercato  p.   86,    196  e  segi 
descrive  l'ostensorio  tatto  da  Ciro  Ferri, 
del  valore  di  ioo,o<>.>  scudi,  e  che  pri- 
madel  1 740  la  rasa  Pamphilj  impresta- 
re .1  della  chiesa,  e  come  fu  rubato,  per 
cui  il  principe  d.  Cannilo  ne  feci 
più  ricco  (che  come  il  pruno  si  collocava 


38  O  S  T 

sotto  nobile  baldacchino,  e  sopra  trono 
d'argento,  valutato  quasi  7,000  scudi) 
nel  1  -4 ^ >  coll'opera  dei  celebri  Juvara 
scultore  in  argento  e  Gelpi  legatore  di 
gioie,  con  maestoso  disegno  e  mirabile 
maestria  di  ornati  e  figure,  che  riuscì 
preziosissimo  e  pesante  più  di  100  lib- 
bre, come  si  può  leggere  nella  minuta  de- 
scrizione, ch'è  quello  presodai  francesi. 
Il  medesimo  Cancellieri  a  p.  34  del  Ce- 
notaphiuin  al  cardinal  Antonelli,  descri- 
ve il  magnifico  e  prezioso  ostensorio  che 
il  cardinale  donò  nel  i8o3  alla  basilica 
Lateranense  di  cui  era  arciprete,  opera 
del  rinomato  Giuseppe  Valadier.  Allor- 
ché Nicolò  I  imperatore  delle  Russie  nel 
declinar  del  184  5  si  recò  a  visitare  in  Ro- 
ma Gregorio  XVI ,  nella  sagrestia  di  s. 
Pietro  in  Vincoli  avendo  meritato  la  sua 
attenzione  un  quadretto  con  testa  del  Sal- 
vatore creduta  del  Guercino,gli  fu  pron- 
tamente offerto  dal  p.  ab.  Valle  di  que' 
canonici  regolari.  Grato  l'imperatore  al 
dono,  da  Pietroburgo  mandò  a  detta  chie- 
sa un  magnifico  ostensorio  d'  oro  di  fi- 
nissimo lavoro,  ornato  di  smeraldi  e  ru- 
bini, con  raggiera  di  brillanti.  Nel  n.°  4 
della  Gazzetta  di  Roma  1848,  si  legge 
la  descrizione  del  bellissimo  e  magnifico 
ostensorio  di  argento  dorato,  lavorato  in 
Parigi  e  chiamato  capolavoro  francese 
dell'arte  cristiana  del  secoloXIX,  ornato 
con  ismalti  e  finissimi  rabeschi,  rilievi  e 
figure, come  degli  evangelisti  coi  loro  sim- 
boli, di  angeli  e  dell'  effigie  della  Beata 
Vergine  col  divin  Figlio,  ricco  di  perle 
bianche  e  nere,  grisopazi,  granate,  sme- 
raldi, rubini  e  ametiste;  essendo  la  palla 
che  deve  contenere  la  santa  ostia  di  pu- 
rissimo cristallo.  Questo  è  nobile  dono  del 
re  de'  francesi  Luigi  Filippo  I,  al  Papa 
Pio  IX.  In  fine  merita  speciale  menzio- 
ne quello  di  lavoro  sublime  e  splendido 
donato  dal  magnanimo  Ferdinando  li  re 
delle  due  Sicilie  alla  cattedrale  di  Vel- 
letri,  descritto  nel  n.°  1  58  del  Giornale 
di.  Roma  i  8  "io.  Di  altri  ostensori!  ne  fé- 
( i  parola  in  diversi  luoghi. 


OST 
OSTIA  SAGRA,  Hostìa  sacra.  Pa- 
ne Azimo  (^.)>  senza  lievito,  che  si  con- 
sagra nella  Messa  (  V .  ),  e  si  offerisce  a 
Dio  in  sagrifizio  sulla  Patena  (^.),che  il 
sacerdote  alza  dopo  la  consagrazione  e 
prima  del  Calice  (?'•),  acciò  il  popolo  a- 
dori  Gesù  Cristo  presente  :  ad  Elevazione 
dissi  pure  del  suono  delle  campane  0  cam- 
panello che  per  essa  ha  luogo;  ed  il  Lam- 
bertiui,  Della  s.  Messa,^.  108  e  124,  trat- 
ta sull'  elevazione  dell'ostia  e  suo  diver- 
so uso, giusta  la  diversità  de'  tempi  e  luo- 
ghi. Per  Ostia  si  dice  anche  vittima  che 
s'  immola  in  sagrifizio  alla  divinità:  que- 
sta parola  deriva  dall'antico  verbo  lati- 
no hoslio,  batto,  ferisco  od  uccido,  ov- 
vero da  hostis,  perchè  immolavansi  con 
sagrifizii  delle  vittime  prima  della  batta- 
glia, per  rendersi  propizi  gli  dei,  e  do- 
po la  vittoria  per  ringraziarli.  Ostia  di- 
cesi eziandio  il  corpo  e  sangue  di  Gesù 
Cristo,  che  si  contengono  nella  Eucari- 
stia sotto  le  specie  del  pane  e  del  vino, 
perchè  si  offeriscono  a  Dioqual  vittima  e 
sagrifizio,  non  meno  in  memoria  che  in 
ringraziamento  a  Dio  pel  gran  beneficio 
della  redenzione,  per  la  quale  Gesù  si  fe- 
ce ostia  per  noi  e  sagrificossi.  Chiamasi 
ostia  il  pane  destinato  alla  consagrazio- 
ne, benché  per  anticipazione,  perchè  gli 
antichi  chiamavano  ostia  la  vittima  che 
dovea  essere  sagrificata.  Nell'antica  leg- 
ge 1'  ostia  pacifica  erano  i  sagrifizi  of- 
ferti a  Dio  per  ringraziarlo  di  grazie  ot- 
tenute, o  per  chiedergliene  delle  nuove. 
Le  ostie  che  servono  per  la  messa  sono 
più  grandi  di  quelle  che  si  conservano 
per  la  comunione,  dette anche  Particole 
{l7.)'-  a  Comunione  e  altrovedissi  di  quel- 
la colle  due  specie.  Quando  non  si  tro- 
vasse un  numero  sufficiente  d'ostie  con- 
sacrate per  comunicare  tutti  quelli  che 
si  presentano  alla  sacra  mensa,  il  sacer- 
dote può  dividere  in  varie  parti  le  ostie, 
cioè  le  particole,  non  già  l'ostia  grande  se 
non  per  la  comunione  di  un  infermo  in 
pericolo  di  morte,  ovvero  per  qualche  al- 
tra urgente  e  notabile  ragione.  Le  ostie 


OST 

Consacrate  si  devono  cambiare  dopo  8 
o  iil  più  i  j  giorni.  Si  custodiscono  nel 
Ciborio  (P.)}  denlro  la  Pisside  le  parti- 
cole e  l'ostia  grande  per  l'esposizione,  di 
cui  parlai  al  *j  IV  di  Eucaristia,  nella 
scatola  d' argento  o  metallo  dorato,  e 
poi  si  pone  peli'  Ostento  rio  (f/-)-  nel  ce- 
rimoniale pontificio  chiamasi  hosliaria 
la  scatola  per  conservare  le  ostie  non 
consacrate.  L'ostia  si  fa  con  pane  di  fru- 
mento; ed  i  pani  o  le  oblate  che  antica- 
mente si  consagravano  furono  dette  an- 
che ostie  o  Balogie  (F.)y  cioè  paui  bene- 
detti, e  ne  parlo  anche  a  Diaco.vo;  men- 
tre a  Oblata  dissi  come  si  facevano  colla 
ialina  e  come  si  cuocevano.  Dice  il  Ma- 
cri,  che  Onorio  111  nel  1220  ordinò  che 
nelle  ostie  s'  imprimesse  1'  immagine  del 
Crocefisso,  poiché  altri  o  v'imprimeva- 
no Cristo  legato  alla  colonna  0  le  sole  let- 
tere indicanti  il  nome  di  Gesù.  Di  qual 
grandezza  e  sotto  qual  forma  fossero  le 
ostie  anticamente,  il  Lambertiui  scrive 
che  si  va  disputando  fra  gli  eruditi,  ed  il 
p.  Sirmond,  dal  concilio  di  Touis  del 
>6o,  deduce  l'introduzione  che  sull  ostia 
foste  improntato  il  segno  della  croci-.  Nel 
Io5  ì  le  ostie  erano  più  grandi  delle  o- 
dierne,  e  dopo  la  consacrazione  si  rom- 
pevano, e  con  es>e  si  i\asa  la  comunione 
al  popolo,  come  si  ha  dal  cardinal  Um- 
berto vescovo  di  Selva  Candida,  narran- 
do la  sua  disputa  coi  greci  che  consagra- 
vano  in  fermentato  o  pane  tatto  con  lie- 
vito, mentre  la  chiesa  romana  fiu  dal 
principio  lo  fece  sempre  in  azitno,  giu- 
sta l'insegnamento  di  s.  Pietro.  Aggiun- 
ge che  la  chiesa  di  Gerusalemme  conve- 
nendo colla  Ialina,  era  solita  offerire  o- 
blazioni  di  fior  ili  farina,   colle  quali  o- 

stie  comunicava  1!  popolo;  e  che  quelle 

ile'  Ialini  per  la  comunione  de  fedeli  ti- 
rano piccole  e  sottili,  perchè  gustino  la 
soavità  del  [tane  celeste,  che  non  rompa 
digiuno;  essendo  certissimo  che  in  qual- 
sivoglia minuzzolo  di  questo  pane  celo* 
sta  m  contiene  tutta  la  dolcezza  del  \  ci- 
bo incarnato,  tnlln  la  sapienza  dei  sein« 


0  S  I  lg 

piterno  Dio,  e  lutto  il  piacere  dell'  in- 
corrotta verità.  Verso  il  1  i3o  scrisse  O- 
norio  Augustodunense,  Gcmmae  lib.  I, 
cip.  (>(},  che  non  essendovi  pia  la  fre- 
quenza de'  comunicanti, s'introdusse  l'u- 
sanza di  far  le  ostie  grandi  come  un  de- 
naro. I  greci  non  usano  la  forma  roton- 
da nell'ostia,  ma  la  quadrangolare  con 
lettere  esprimenti  :  Jesus  Cliristus  vin* 
cit.  La  forma  delle  oslie  nostre  è  anti- 
chissima, come  prova  il  Berleudi,  Delle 
Oblazioni  (!'.),  ove  porta  un  decreto  di 
s.  Zeffirino  del  10Ì,  in  cui  chiama  l'  o- 
stia  Coronam,  sive  oblata  tphaericae  ti- 
gurae.  Durando  nel  Rationale ,  lib.  4> 
cap.  3o, spiega  il  senso  mistico  della  ro- 
tondità dell'  ostia:  Iloslia  formatiti'  ro- 
tiaitla,  c/uia  Domini  est  terra  et pimi  lu- 
do ej'us,  Orbis  lerrarum  ti  universi  qui 
habitant  in  eoj  ed  al  cap.  4-t,  n.°  8,  se- 
guitando Onorio  citato,  aggiunge,  che 
Panis  formatili-  in  modani  denariij  tum 
r/uia  panis  vitae  prò  denariis  traditili 
ests  tum  quia  idem  denarius  in  vinca  la- 
boranlibus  in  praeniiuni  dandus  est.  l- 
deo  Piiulus  dixii  :  Unusaidsque  pro- 
priam  mercedem  accipìetsecundum  ruoti 
labore:/!.  Il  berleudi  indagando  il  tempo 
in  cui  nella  Chiesa  s'  introdusse  la  pra- 
tica del  paue  in  sottile  leggerissima  m  1 
teria,  non  cotto  nel  forno,  ma  con  dif- 
ferente artifizio  compresso  e  sigillato  dal 
fèrro,  ed  in  tutto  dissimile  dal  pane  co- 
mune, si  protesta  non  poterlo  stabilire. 
Tanto  nella  chiesa  greca  quanto  nella  la- 
tina è  sempre  stato  il  costume,  e  conti- 
nua, d'  imprimere  nell'ostia  la  croce  o 
I'  immagine  del  Crocefisso,  come  rileva 
il  bollanoti  a  p.  56  delle  Osserv.  sui  ivw 
di  vetro:  dell'antica  ancor  Offerì  continuata 
disciplina  de'gi  eci,si  può  vedere  il  Goar. 
Eueotogiumtp.6o,  n.*i,e6r,n.  '  1.  Già  ti 
Barooio all'anno  58,  u.065  e 66,  iveaot- 

servatO  essere  stato  costume  degli  antichi 

ci  isti. un  d  imprimere  oe'pani  usuali  il  «ti- 
gno della  croce, e  che  poi  s'introdusse  ini 
primere  nel  pane  dell'Eui  aristia  n 
lo  il  detto  legno,  ma  anche  il  Croi 


4o  OST 

Ralmajer  nella  disseti.  Deoblatis  Eu 

chct risiici st  auae  Hostiae  vocari  solent, 
Amsterdam  1727,  pubblicò  le  figure  da 
esso  trovale  impresse  nelle  Ostiej  cbe  tut- 
te però,  in  un  modo  o  nell'altro,  rappre- 
sentano o  la  passione  o  la  resurrezione, 
o  il  nome  di  Gesù  Cristo  in  sigle,  e  la  sua 
figura  crocefissa.  Vedasi  il  Sarnelli,  Leti. 
eccl.  t.  g ,  lelt.  28,  della  origine  del  pa- 
ne bianco  e  sottile  per  la  ss.  Eucaristia, 
che  dicesi  ostia,  opinando  che  circa  il 
1000  si  praticò  fare  le  ostie  come  oggi  si 
fanno,  ufficio  prima  esercitato  dai  preti, 
o  dai  efiierici  o  sagrestani;  ora  le  fanno 
anco  le  monache  ed  i  laici,  llp.  Chardon, 
Storia  de'  sagramend  t.  I,  p.  ^5o  e  2  56, 
descrive  la  forma  delle  ostie  presso  i  gre- 
ci e  i  coftij  e  come  si  debbono  cuocere: 
riporta  il  canone  del  concilio  di  Toledo 
del  693, che  chiamando  le  ostie  pane  de' 
santi,  biasimò  que'sacerdoti  che  si  erano 
permessi  tagliare  in  rotondo  una  fetta  di 
pane  comune  per  offrirla  all'aliare,  e  or- 
dinò che  il  pane  da  odi  irsi  fosse  intero, 
proprio,  preparato  con  diligenza,  e  non 
sia  grande  ma  una  piccola  oblazione,  non 
dovendo  caricare  lo  stomaco,  ma  solo 
servire  per  alimento  dell' anima.  Indi 
somma  attenzione  si  pose  nel  far  il  pane 
destinato  a  diventare  il  corpo  di  Cristo, 
dai  sacerdoti  o  alla  loro  presenza  dai  chie- 
rici ;  in  che  si  distinsero  i  cluniacensi,  ac- 
compagnando l'azione  con  orazioni  e  re- 
cita di  salmi,  ed  i  canonici  regolari  di  s. 
Vittore,  le  costituzioni  de' quali  prescri- 
vevano che  il  sagrestano  facesse  le  ostie 
vestito  di  camice,  scegliesse  il  frumento 
più  puro,  in  luogo  decentissimo  e  coper- 
to di  bianefieria,  e  che  fosse  servito  da 
frati  ond'egli  non  toccasse  che  le  ostie: 
il  p.  Bernardo  riformato,  annotatore  del 
Chardon,  fa  osservare  che  nel  suo  ordi- 
ne il)  ogni  convento  vi  è  luogo  apparta- 
to per  far  le  ostie,  che  d'ordinario  è  uf- 
fizio del  sacerdote  sagrestano,  e  poi  si 
ripongono  iu  bellissime  scatole;  biasima 
quelli  che  comprano  ostie  fatte  da  ereti- 
ci e  da  femmine,  edice  che  Cirillo  palliar- 


OST 

ca  alessandrino  fulminò  la  scomunica 
contro  chi  farà  impastare  o  cuocere  dal- 
le femmine  il  pane  destinato  per  l'Eu- 
caristia. Ciò  fa  vedere  che  gli  orientali 
non  aveauo  meno  rispetto  per  questa  ma- 
teria, e  religiosa  era  1'  attenzione  pre- 
scritta da  s.  Pacomio  a'  suoi  monaci  nel 
fare  il  pane  delle  oblazioni.  I  primi  cri- 
stiani facevano  da  loro  il  pane  destinalo 
al  sagrilizio,  e  gì'  imperatori  stessi  non 
si  dispensavano  da  questo  dovere,  cosi  le 
regine  e  altri  pii  principi,  anzi  s.  Ven- 
ceslao  duca  di  Boemia  seminava  colle 
proprie  mani  il  frumento,  e  spremeva  le 
uve  pel  vino  del  sagrifizio  della  messa.  Il 
p.  Chardon  riprova  l'enorme  abuso  di 
quegli  orientali  che  mescolano  sale  e  olio 
col  pane  eucaristico,  come  i  giacobiti  di 
Siria  che  già  l'esercitavano  nel  secolo  XI I, 
e  vuoisi  incomincialo  da  Jacopo  Bara- 
deo,  uno  de' capi  di  loro  setta:  anche  i 
nestoriani  hanno  questa  erronea  usanza. 
Quasi  tutte  le  nazioni  orientali,  tranne 
gli  armeni,  maroniti,  ec. ,  si  servono  di 
pane  lievitato  nellEucaristia, ma  le  cine- 
se occidentali  adoperano  I'  azimo  seuza 
lievito,  conforme  a  ciò  che  avea  fallo  il 
Redentore,  che  istituì  il  sacramento  nel 
giorno  iu  cui  s  immolava  l'agnello  pa< 
squale,  in  cui  secondo  la  legge  gli  ebrei 
doveano  togliere  dalle  loro  case  ogni  sor- 
ta di  lievito.  Il  Rodotà,  Dell'origine  del 
rito  greco  in  Italia,  lib.  2,  p.  227,  parla 
di  quello  in  uso  tra'basiliani  d'Italia, cui 
Eugenio  IV  permise  la  variazione  della 
forma  dell'ostia  da  quadra  e  profonda, 
in  rotonda  e  sottile,  secondo  il  costume 
della  chiesa  romana  ,  restando  illesa  e 
invariabile  la  materia  del  pane  fermen- 
tato; e  che  ne' successivi  tempi  i  greci 
della  provincia  d'Otranto  indarno  richie- 
sero lai  cambiamento  alla  congregazio- 
ne del  s.  Olii/io,  mentre  il  vescovo  di  A- 
lessano  già  l'avea  ammesso  ne'  suoi  dio- 
cesani greci.  I  greci  preparano  avanti  la 
consagrazioue  il  pane  fermentato,  con 
formare  alcuni  piccoli  pani  di  pasta  bian- 
ca e  monda,  cui  imprimono  con  un  sigillo 


OS  T 

il  segno  della  croce  colle  memorate  gre- 
che paiole:  Jesus  Christus  vincit.  Indi 
estraggono  l'ostia  maggiore,  ed  altri  te- 
nui frammenti,  che  dispongono  attorno 
ad  essa  nella  patena.  Le  consagrano  e  le 
infondono  nel  calice.  Il  sacerdote,  con- 
sumata l'odia  maggiore, estrae  dal  cali- 
ce con  un  cucchiaio  d'argento  le  consa- 
crale particelle,  e  le  porge  al  popolo; 
oppure  egli  stesso  le  consuma,  quando 
non  gli  si  presenti  alcuno,  il  quale  par- 
tecipi de  sacrosanti  misteri.  Per  quanto 
accurata  sia  la  diligenza  che  i  sacerdoti 
usano  nel  rompere  e  nel  consumare  gli 
accidenti  fermentali,  accade  bene  spesso 
che  alcuni  frammenti  o  restino  nel  cali- 
ce, o  cadano  sparsi  sul  corporale,  spe- 
cialmente se  i  celebranti  sieno  di  del  iole 
vista.  Premessa  la  notizia  di  queste  co- 
se, vi  è  giusta  ragione  di  credere  che  i 
monaci  greci  d'Italia,  dopo  il  concilio  di 
Firenze,  divenuti  più  colti  sotto  il  car- 
dinal Bessarione,  volendo  prevenir  ogni 
sorta  d'irriverenza  verso  l'Eucaristia,  ot- 
tennero la  suddetta  facoltà  da  Eugenio 
IV.  Di  quanto  analogamente  dissi  sui 
monaci  di  Groltaferrata,  vedasi  il  voi. 
XXXIII,  p.  56. 

La  chiesa  latina  divide  l'ostia  in  3 
parti;  i  greci  in  4>  una  Pe'  celebrante, 
la  ?..J  pel  popolo  che  vuol  comunicare, 
la  3/  si  riserva  per  gli  ammalali,  e  la 
4-*  per  essere  posta  nel  calice  ;  i  inoza- 
rabi  in  9,  dando  a  ciascuna  il  nome  di 
qualche  misteio  di  Cristo.  Nella  stessa 
chiesa  latina,  un  tempo,  spezzata  l'ostia, 
se  ne  conservava  una  parte,  che  divide- 
vasi  io  varie  altre  piccole  parti  per  co- 
municare gli  astanti,  o  si  riservava  per 
gl'infermi,  come  dice  il  Micrologo  al  cip. 
28.  I  significali  simbolici  di  tale  divisio* 
ni  de'  latini  si  leggono  nel  Alacri  e  me- 
glio nel  Lambertini  citato.  Si  frange  l'o- 
stia poiché  Gesù  Cristo  nell' istituzione 
del  Sagramento,  preso  il  pane,  lo  bene- 
di,  lo  franse, e  lo  diede  a' suoi  discepoli, 
dicendo  che  facessero  lo  stesso  in  MM 
memoria.  "Nella  chiesa  Ialina  il  sacerdote 


O  S  T  4  1 

prende  l'ostia  tra  il  pollice  e  l'indice  del- 
la mano  destra,  e  con  esse  dita,  e  col 
pollice  e  indice  della  sinistra  tenendola 
sopra  il  calice  scoperto,  riverentemente 
la  frange  per  mezzo,  dicendo:  Per  eum- 
dem  Dominimi  N.  J.  C.  fili  uni  tuum,  e 
la  parte  che  tiene  nella  mano  destra  la 
pone  sulla  patena,  e  l'altra  mezza  che 
gli  limane  nella  sinistra  la  frange  nella 
parte  inferiore(nella  superiore,  come  più 
nobile,  insegnarono  gli  antichi  citati  dal 
Alacri,  che  vuole  significare  la  particel- 
la che  ponesi  nel  calice,  il  corpo  di  di- 
sio glorioso  e  risuscitato)  colla  destra, 
proseguendo:  Qui  tecuni  vivù  et  regnai, 
e  ritenendola  fra  le  dita  di  detta  mano, 
la  parte  maggiore  che  ha  nella  sinistra 
l'aggiunge  alla  mezza  posta  sulla  patena, 
dicendo:  In  imitate  Spirila*  sancii  Deusj 
e  la  particella  dell'ostia  che  ha  nella  de- 
stra tenendola  sopra  il  calice,  dice:  Per 
omnia  saecula  saeculorum ,  alle  quali 
parole  risposto  dal  ministro  Amen,  se- 
gna Ire  volte  colla  stessa  particella  il  ca- 
lice, dicendo  :  Pax  Domini  sii  se/nper 
vobiscum,  e  dal  ministro  si  risponde: 
Et  curn  spirita  tuo.  Poscia  pone  la  det- 
ta particella  nel  calice  a  fine  di  mischia- 
re il  corpo  col  sangue  di  Gesù  Cristo, 
imperciocché  quantunque  ne  il  corpo 
sia  senza  il  sangue  nell  ostia  consagrata, 
né  il  sangue  senza  il  corpo  nel  calice, 
tuttavia  perchè  si  consagrano  separata- 
mente, il  corpo  sotto  la  specie  del  pane 
e  il  sangue  sotto  la  specie  del  vino, così 
fu  stabilito  che  uno  si  frammischi  col- 
l'altro.  Indi  il  sacerdote  dice^eniu  Dei 
(f-),  le  orazioni  che  seguono,  ed  BS6U> 
me  le  due  poti  dell'ostia  comunican- 
dosi, poscia  col  sangue  assume  la  par- 
ticella dell'ostia.  Sul  comunicar* 
la  mano  sinistra,  ne  trattai  nel  voi. XV, 

[•■  109  e  1 1  o.  Nel  voi.  IX,  p 

parlando  della  solenn     mi  U  <  \  ontificale 
che   celebrai!   Papa,  dissicome  OOn  una 
delle  parti  dell'ostia  comunica  d  diai 
suddiacono  ministranti.  Quando  si  con- 
tagi a  un  vescovo,  il  1  ;i  aule 


4a  O  S  T 

divide  l'ostia  in  tre  parti,  mettendone 
una  nel  calice,  comunicandosi  coll'allra., 
e  comunicando  colla  terza  il  vescovo  con- 
sagrato. Se  sono  più  vescovi  i  consagrati, 
detta  parte  si  divide  in  altrettante  par- 
ticelle. Avverte  il  Macri,  che  il  venerdì 
santo,  quando  si  pone  nel  calice  la  par- 
ticella dell'  ostia,  il  sacerdote  non  deve 
fare  le  solite  croci  nell'orificio  del  calice. 
Narra  poiché  in  Francia  eravi  l'uso  che 
i  sacerdoti  novelli  ordinandosi  riceveva- 
no dal  vescovo  1' ostia  consagrata  invol- 
ta in  candida  pergamena,  qua  le  essi  con- 
sumavano in  4o  giorni,  pigliandone  ogni 
dì  una  particella  quando  celebravano, 
in  memoria  di  quelli  passati  co'discepoli 
dal  risorto  Redentore.  Nella  chiesa  am- 
brosiana la  frazione  dell'ostia  si  esegui- 
sce nella  messa  avanti  l'orazione  dome- 
nicale, rito  che  fino  dai  più  rimoti  tem- 
pi era  iu  uso  in  quasi  tutte  le  chiese 
d'oriente  e  d'occidente  ;  finché  s.  Grego- 
rio I  nella  liturgia  romana  trasportò  la 
frazione  dell'ostia  dopo  l'orazione  dome- 
nicale,ciò  che  gli  cagionò  alcune  opposi- 
zioni per  parte  di  diversi  vescovi  di  Sici- 
lia. Sulla  formula  usata  dalla  chiesa  am- 
brosiana, con  cui  si  dice  spezzarsi  il  cor- 
po di  Cristo,  vedasi  il  Sassi  nella  sua  Let- 
tera, ed  il  p.  Fumagalli  nella  dissert.  2  5 
dtWAulieh.  longob.  milanesi. 

Nel  Lamberti  ni  si  può  leggere  quan- 
to riguarda  1'  ostia  corrotta  o  di  mate- 
ria inetta,  riconosciuta  nell'atto  della  ce- 
lebrazione; la  particella  dell' ostia  che 
resta  nel  fondo  del  calice,  come  si  deb- 
ba prendere  ;  1'  ostia  che  per  inavver- 
tenza si  ritrova  intera  dopo  la  consu- 
mazione delle  due  specie,  cioè  quando 
ne  abbia  consacrate  due  ;  e  dell'  ostia 
da  riservarsi  per  la  processione;  come 
de' frammenti  dell'ostia  consacrata,  e  co- 
me in  diversi  casi  s'abbiano  a  consuma- 
re. 11  Cancellieri  ne' Tre  Pontificali  p.  70, 
narra  dell'ostia  caduta  per  terra  ad  A- 
lessandro  VI  sotto  le  sue  vesti,  e  raccol- 
ta dal  maestro  delle  cerimonie,  e  di  al- 
tra caduta  a  Innocenzo  X.  Dell'ostia  di 


OST 

Bolsena  e  di  Daroca,  da. cui  uscì  vivo 
sangue,  si  può  vedere  il  voi.  IX,  p.  4^, 
ed  Orvieto.  Il  Cardella,  Meni.  stor.  dei 
card.,  parlando  del  cardinal  Valtemberg, 
racconta  che  nel  restituire  al  rito  catto- 
lico la  cattedrale  di  Verden,  ritrovò  in 
un  antico  ciborio  o  tabernacolo  un'ostia 
grande  e  tre  piccole  dentro  una  pisside, 
tutte  candide,  intere  e  ben  conservate, 
quantunque  da  un  secolo  a  quella  parte 
non  vi  fosse  stato  in  quella  chiesa  eser- 
cizio alcuno  di  religione  cattolica.  Ab- 
biamo dal  Bercastel,  Storia  del  crisi,  t. 
17,  lib.  5i,  che  Eugenio  IV  ad  istanza 
di  Filippo  III  duca  di  Borgogna,  gli  man- 
dò in  dono  un'  ostia  consagrata  tratta 
dalla  propria  cappella,  già  trafitta  da 
molti  colpi  di  coltello  da  un  empio,  per- 
ciò tinta  di  sangue  :  1'  ostia  si  collocò 
nella  cappella  di  Dijon,  operò  diverse 
meraviglie,  uè  si  corruppe  coll'andardei 
secoli.  Innocenzo  XI  a'  12  marzo  167-, 
e  Alessandro  Vili  a' 22  giugno  1690, 
emanarono  costituzioni  contro  i  sagrile- 
ghi  rapitori  delle  ostie  sacre, e  Benedet- 
to XIV  le  approvò  e  rinnovò  li  4  mar- 
zo I744>  colla  bolla  Ab  Augustissimo. 
Il  successore  Clemente  Xlll  uel  maggio 
1759  fece  celebrare  solenne  triduo  nel- 
la chiesa  de'cappucciui,  per  pregare  Dio 
a  far  trovare  i  rei  del  furto  seguito  nel- 
le chiese  di  Ariccia  e  de'  cappuccini  di 
Civitavecchia,  delle  pissidi  coll'ostie  con- 
sagrale. Penetrato  il  Papa  di  sì  esecrabile 
misfatto,  per  prevenirne  possibilmente  la 
rinnovazione,  a'  20  marzo  1760  pubbli- 
cò la  bolla  Gravissimwn,  confermando 
quelle  de'predecessori  contro  siffatti  rei, 
ordinando  eh'  essi  fossero  consegnati  al 
braccio  secolare  per  subire  la  peua  del- 
l'ultimo supplizio,  sebbeue  avessero  con- 
fessato il  loro  delitto,  e  nel  1766  furo- 
no impiccati  i  due  rapitori  delle  nomi- 
nale chiese,  uno  maceratese,  l'altro  to- 
scano del  Casentino.  L'imperatore  En- 
rico VII  morì  per  essersi  comunicato 
con  ostia  avvelenala  ;  ed  Urbano  Vili 
vulevasi  uccidere  con  avvelenar  l'ostia 


os  r 

che  doveva  consagrare.  Nel  citato  voi. 
\\,  [>.  a3  e  i-f)  no  descritto  che  quando 
celebra  solennemente  il  Pontefice,  il  pre- 
lato sagrista  consuma  due  ostie  non  con- 
sacrale e  fa  la  pregustazione  dell'acqua 
e  del  vino,  dopo  aver  bevuto  1'  una  e 
l'altro  il  credenziere  pontificio.  Si  ha  dal- 
la vita  di  s.  Francesca  Romana,  che  vo- 
lendo un  sacerdote  verificarne  la  san- 
tità, la  comunicò  con  ostia  non  consa- 
grata, ma  Dio  permise  che  lo  conosces- 
se, onde  il  sacerdote  fece  penitenza  del 
fallo.  Finalmente  vi  sono  ostie  benedet- 
te, come  quelle  di  s.  Francesco  di  Paola, 
il  quale  deputò  i  suoi  religiosi  minimi 
a  benedille  per  le  donne  incinte,  con 
l'impressione  di  molte  lettere  iniziali  di 
un'orazione  in  onore  del  santo,  ed  in  Or- 
vieto nel  1840  fu  pubblicato  il  libretto 
di  tal  divozione. 

OSTIA  (Ostieri).  Vescovato  suburbi- 
cario  ,  già  città  celebre  e  antichissima, 
ridotta  a  squallido  borgo,  presso  la  luce 
orientale  del  Tevere,  in  un  angolo  di- 
stante da  Roma  1  5  miglia,  e  quasi  3  dal 
litorale  odierno  del  mare  Tirreno.  Gia- 
ce il  territorio  nelle  campagne  antica- 
mente dette  de'Laurenti,  le  quali  si  e- 
stendevano  sino  al  Tevere,  confine  del 
Lazio,  di  che  trattai  a  quell'articolo,  de- 
scrivendo Laurento.  11  borgo  attuale  è 
circa  un  mezzo  miglio  più  vicino  a  Ro- 
ma delle  rovine  della  città  antica,  quin- 
di sembra  straordinaria  e  iuconcepibile 
la  questione  mossa  dagli  antiquari  sulla 
distanza  precisa  di  Ostia  da  Roma.  Le  pa- 
ludi col  nome  di  lago  o  stagno  Ostiense, 
col  bosco  omonimo,  coprono  Ostia  dal 
canto  di  settentrione  e  ricordano  le  anti- 
(  be  saline  per  provvedere  all'uso  di  Roma, 
stabilite  perla  prima  volta  da  Anco  Mar- 
zio 4-°  I"*  di  Roma,  e  che  in  parte  an- 
cora oggi  sono  in  esercizio,  e  danno  ot- 
timo sale:  se  nr  farebbe  maggior  quan- 
tità se  l'insalubrità  dell'aria  proveniente 
da  dette  acque  stagnanti,  e  derivanti 
dall'acque  de' terreni  adiacenti,  permei* 
tesse  numerosi  lavoratori.  Il  iu  tolse  ai 


osi  43 

veienli  le  saline  che  aveauo  nell'altra 
parte  destra  del  Tevere,  o  perchè  que- 
ste presso  Ostia  si  trovassero  da  lui  già 
incominciate,  o  si  giudicassero  migliori. 
L'attuale  Ostia  si  compone  di  una  for- 
tezza costrutta  a' tempi  di  Sisto  IV  dal 
nipote  cardinal  Giuliano  della  Rovere  di 
Savona,  vescovo  d'Ostia  e  Velletri,  poi 
Giulio  II,  di  poche  case  rustiche  gene- 
ralmente del  secolo  XV,  e  della  chiesa 
cattedrale  con  baltisterio  dedicala  a  s. 
Aurea  vergine  e  martire,  con  architet- 
tura di  Baccio  Piotelli  riedificata  da  det- 
to cardinale;  manca  di  capitolo,  ed  avvi 
solo  l'arciprete  e  il  cappellano  ch'eserci- 
tano la  cura  d'anime,  ed  una  confrater- 
nita. La  chiesa  forse  fu  restaurata,  alme- 
no nella  porta,  dal  cardinal  vescovo  Ge- 
sualdo, sulla  quale  se  ne  legge  il  nome, 
come  pure  sulla  porta  del  borgo.  La 
santa  con  un  sasso  al  collo  poco  lungi 
fu  sommersa  nel  Tevere,  ed  il  suo  cor- 
po fu  portato  nella  cattedrale,  e  poi  le 
sue  reliquie  I' ebbero  diverse  chiese  di 
Roma,  come  si  legge  nel  Martirologio 
a'24  agosto.  Incerta  è  l'origine  di  que- 
sta chiesa,  è  noto  però  che  il  Papa  s.  Ser- 
gio I  del  687  la  rinuovòechiamò  basilici; 
altrettanto  fece  s.  Leone  111  dopo  l'8oo. 
Lna  carta  del  1  1  "9  fa  menzione  di  que- 
sta chiesa,  innanzi  alla  quale,  come  pri- 
maria, fu  convocato  il  popolo.  Per  ulti- 
mo ristorò  la  cattedrale  d  vescovo  cardi- 
nal Pacca  ,  aveudola  trovata  in  rovini. 
Ostia  è  cinta  di  un  debole  muro  merlato 
difeso  da  qualche  torre,  opera  in  gran 
pai  te  del  vescovo  cardinale d'Estoutevil- 
le.  La  forma  della  terra  murata  può  dirsi 
un  quadrato,  di  cui  il  lato  settentriona- 
le ha  la  porta,  il  meridionale  lachies  i,a> 
vente  vicino  il  palazzo  vescovile,  e  I  occi- 
dentale «iene quasi  interamente  occupato 
dalla  fbrtezaa,  volgarmente  detta  la  tor- 
re d'Ostia,  riunire  l'orientale  è  coperto 
di  case.  Ora  che  le  saline  fui  mio  1  iettavate, 
gh  abitanti  sono  circa  5oj  in  gran  parte 
operai  delle  saline,  e  nell  inverno  si  accre- 
sce di  qui!,  be  centinaio  di  contadini  :  au- 


44  o  s  t 

licamenle  era  amenissimo  il  clima  d'O- 
stia, al  presente  è  malsano.  Quantunque 
la  torre  sia  abbandonata  e  in  parte  ca- 
dente, ed  il  fossato  ricolmo,  siccome  ne  fu 
architetto  Giuliano  da  Sangallo,  e  fece  ta- 
lora valida  resistenza,  può  riguardarsi  co- 
me una  delle  più  belle  e  più  celebri  for- 
tezze delsuo  tempo,  per  cui  furono  conia- 
le medaglie  col  disegno  della  rocca  o  cit- 
tadella Ostiense,  e  la  leggenda  Jul.  Card. 
Nepos  in  Ostio  Tiberino;  altra  meda- 
glia colla  iscrizione  Jul.  Episc.  Ostieri. 
(noteremo  diesi  hanno  molle  medaglie 
de'cardinali  vescovi  ostiensi,  coniate  o 
per  celebrarli  o  per  porsi  nelle  porte 
sante  da  loro  aperte  e  chiuse,  come  del- 
la Chiesa  di  s.  Paolo  fuori  le  mura  (F.) 
chiamata  basilica  Ostiense,  perchè  situa- 
ta fuori  della  porta  di  tal  nome  in  que- 
sta omonima  via,  ed  il  Piazza  chiama  il 
cardinal  decano  abbate  di  tal  basilica). 
Si  hanno  pure  stemmi  e  iscrizioni  che 
confermano  averla  eretta  il  cardinal  Giu- 
liano della  Piovere  vescovo.  Nel  maschio 
PaldassarePeruzzi  dipinse  in  chiaro-scu- 
ro storie  bellissime,  specialmente  una 
battaglia  romana  e  un  assalto  di  rocca, 
come  pure  rappresentò  macchine  anti- 
che di  guerra  ed  armi;  e  quei  fatti  da 
lui  dipinti  in  una  sala  passano  per  1'  o- 
pera  migliore  che  dipingesse:  Cesare  da 
Sesto  scolare  di  Vinci  aiutò  il  Peruzzi 
in  tutti  questi  lavori,  che  per  l'incuria 
sono  ormai  perduti.  Inoltre  sulla  for- 
tezza sono  le  armi  di  Martino  V  (non 
saprei  il  perchè,  forse  per  memoria  d'al- 
tra minore  che  congetturo  demolita  ), 
Sisto  IV,  Innocenzo  \  111,  Giulio  II,  Leo- 
ne X,  Paolo  III  e  Pio  IV,  le  quali  ser- 
vono ad  indicare  l'origine,  la  fondazione 
e  i  restauri  sì  di  essa,  che  delle  opere  at- 
tinenti. 

Le  rovine  dell'antica  città  si  ricono- 
scono a  tanti  tumuli  o  collinette,  coperte 
di  cespugli  e  arbusti,  e  sormontate  da  ru- 
deri informi,  fra'  quali  torreggia  la  cella 
quadrata  di  magnifico  tempio.  Esse  si  e- 
stendono  dalla  chiesa  di  s,  Sebastiano 


OST 

martire  (edificata  nel  i63y  sopra  un  mas- 
so, forse  residuo  della  torre  di  Martino  V, 
dal  vescovo  cardinal  Ginnasi,  e  perciò  pa- 
tronato di  sua  famiglia,  il  quale  vi  unì  un 
ospizio  ospedale  da  lui  pure  fondato,  ora 
in  rovina),  alla  torre  detta  Bovacciana  sul 
Tevere,  eretta  per  difesa  della  foce  orien- 
tale dal  mentovatocatdinal  Rovere,  per 
un  tratto  di  circa  un  miglio  e  un  quar- 
to di  lunghezza;  e  dal  fiume  alla  così 
detta  Torretta  per  poco  meno  di  un  mi- 
glio di  larghezza.  IVon  tutte  però  appar- 
tengono alla  città  propriamente  detta, 
essendosi  trovalo  un  colombaio  tra  il 
teatro  e  Ostia  moderna,  presso  la  chiesa 
di  s.  Sebastiano.  Dalla  disposizione  visi- 
bile delie  rovine  risulta  che  la  città  a- 
privasi  in  una  specie  di  semicircolo  in- 
torno al  Tevere  presso  al  cubito  che  que- 
sto fiume  ivi  forma,  in  un  angolo  fra 
questo  ed  il  mare  Mediterraneo,  in  quel- 
la parte  chiamato  Tirreno.  Si  calcola  a 
due  miglia  e  mezzo  circa  l'estensione  del 
recinto  d'Ostia,  e  gli  abitanti  non  ave- 
re ecceduto  i  20,000.  Le  sue  mura  esi- 
stevano nel  III  secolo,  e  nel  VI  furono 
smantellate.  Gli  avanzi  superstiti  d'  O- 
stia  aulica  principalmente  consistono  in 
quelli  di  un'antica  piscina  o  conserva, 
dove  probabilmente  andava  a  finire  l'a- 
cquedotto ostiense;  ne' ruderi  del  roma- 
no teatro  ostiense,  molto  simile  a  quel- 
lo di  Pallade  in  Roma,  forse  de'  tempi 
di  Traiano  o  di  Adriano  ,  che  conservò 
ed  accrebbe  la  colonia  d'Ostia,  e  si  dice 
anfiteatro  nella  iconografia  delle  fabbri- 
che ostiensi  di  Zappati,  pubblicata  nel 
i8o5  da  Gualtani  ne'  Monumenti  anti- 
chi. Questo  tempio,  grande,  magnifico  e 
di  accurata  costruzione,  situato  prèsso 
la  Troia  nuova  d'Euea,  fu  sacro  a  Gio- 
ve (Ottimo  Massimo,e  Giunone  regina), 
il  quale  ebbe  pure  un  altro  tempio  in 
0>lia,  come  ve  l'ebbero  Nettuno  patro- 
no della  colonia  ostiense  perchè  città 
marittima,  Castore  e  Polluce  protettori 
de'naviganti.  In  Ostia  ebbe  culto  anche 
Iside,  qual  diviuità  tutelare  della  navi- 


O  S  T 

gazione,  e  Serapide:  presso  la  foce  ed 
il  mare  dovettero  averlo  Giove  e  Gin 
none  Palulci,  il  cui  cognome  alludeva 
al  tenere  aperta  la  bocca  del  Tevere. 
Altre  rovine  costeggiano  il  fiume,  oltre 
di  tabeine  e  portici,  cui  si  dà  il  nome 
di  scalo  antico,  appellandosi  palazzo  im- 
periale un  gruppo  di  rovine  magnifiche; 
si  vedono  eziandio  i  magnifici  avanzi  del 
lavacro  ostiense  eretto  da  Antonino  Pio 
con  portici.  Le  iscrizioni,  i  molti  sepol- 
cri, le  statue  ed  altri  marmi  rinvenuti 
negli  scavi  d'Ostia,  sono  riportali  e  de- 
.scritii  anche  dal  Fea  nella  Relazione  del 
viaggio  a  Ostia,  dal  Nibby  nel  tomo  i 
deli' analisi  de' dintorni  di  Fonia;  e  per 
gli  scavi  eseguiti  d'ordine  di  Pio  VI  e  Pio 
VII,  fu  arricchito  il  museo  Vaticano  di 
diversi  monumenti,  come  i  4  gruppi  del- 
le forze  d'Ercole,  una  statua  eroica  col- 

I  iscrizione  Mairi,  un  Ganimede,  un  An- 
tmoo,  la  bellissima  statua  della  Fortu- 
na, per  non  rammentarne  altri.  Anche 
particolari  amatori  d'antichità,  ricordati 
dal  Nibby,  vi  eseguirono  ubertosi  e  fe- 
lici scavi,  fra' quali  nel  i83r  il  vescovo 
cardinal  Pacca,  colto  amatore  delle  arti, 
«.ielle  scienze  e  di  chi  le  professa,  facen- 
doli trasportare  in  Ostia  moderna,  ce- 
lebrati dal  commend.  Pietro  Campana 
nel  1X34.  con  l'opuscolo:  Scavi  d'Ostia. 

II  cardinal  Pacca  vedendo  che  pochi  mo- 
numenti eransi  conservati  in  Ostia  mo- 
derna, de'tanti  ch'erano  stali  scavati  fra 
le  rovine  dell'antica,  raccolse  nelle  ca- 
mere dell'  episcopio,  da  lui  riparato  in 
gran  parte  e  richiamato  a  nuova  vita  , 
tutti  i  monumenti  che  potè,  e  formò 
un  piccolo  museo  ostiense,  come  aveva 
fatto  a  Porto  mentre  n'era  vescovo.  Per 
lui  di  sepolcrali  monumenti  e  di  prege- 
voli avanzi  di  bassorilievi  di  urne  va 
liceo  l'atrio  e  il  prospello  del  palazzo 
episcopale,  ed  una  copiosa  collezione  di 
eruditi  marmi  vestono  in  regolare  di- 
sposizione le  pareti  della  grande  •'cala  e 
parecchie  sale  dell'episcopio.  Fra  «pici 
luouumeuti  ìueriluuo  particolare  meo* 


USI  4  S 

zione,  il  sarcofago  di  Gaio  Comiuio  Suc- 
cesso, e  l'ara  sepolcrale  coll'epigrafe  di 
Lucio  Lepidio,  seviro  augustale  e  quin- 
quennale in  Ostia  e  Tusculo,  come  pu- 
re quinquennale  perpetuo  del  corpo  dei 
fabii  navali  ostiensi.  Da  torre  Bovac- 
ciana  si  tragitta  sopra  una  barca  per 
passare  all'Isola  Sacra,  nell'opposta  riva 
del  Te  vere,  o  v'ebbe  culto  Cibele,  il  cui  si- 
mulacro proveniente  dalla  Frigia  fu  por- 
tato in  Roma  con  solenne  pompa.  Ples- 
so la  torre,  rimontando  il  fiume, riman- 
gono ancora  visibili  le  traccie  di  una 
rada,  oggi  quasi  tutta  riempita  di  sabbia, 
dove  stava  probabilmente  ancorata  una 
parte  della  flotta  romana,  allorché  ven- 
ne dai  corsari  cilicii  rapita  per  un  colpo 
di  mano.  Un  mezzo  miglio  al  di  là  di 
tor  bovacciana  verso  il  mare,  il  terre- 
no a  sinistra  trovasi  fino  alla  spiaggia 
imboschito  :  dentro  questo  bosco,  un  mi- 
glio distante  dalla  foce,  fra  acque  sta- 
gnanti, residui  delle  acque  pluviali  e  del- 
le inondazioni  invernali,  è  una  torre  ot- 
tagona,  costrutta  con  molto  sapere  per 
difesa  della  spiaggia,  che  porta  il  nome 
di  Tor  s.  Michele,  visibile  da  Ostia,  e- 
dificata  secondo  Nibby  da  s.  Pio  V  (che 
prima  nvea  il  nome  di  Michele^  e  la  dedi- 
cò all'arcangelo)  nel  i56q,  e  perciò  po- 
steriore a  Michelangelo  cui  si  attribuisce. 
Anco  Marzio  dopo  aver  disfatto  4  cit- 
tà latine,  e  forzato  i  veienli  a  cedergli 
la  selva  Mesia,  ampliò  così  i  limiti  del 
dominio  romano  fino  al  mare  sulle  due 
live  del  fiume,  e  in  un  angolo  che  for- 
mava il  fiume  col  mare  edificò  la  nuova 
ciltàj  cioè  nello  stesso  luogo  dovè  1  Bea 
troiano  prese  terranei  Lazio,  e  che  forti- 
ficato ebbe  il  nome  di  Troja  nova.  Dal- 
l'essere questa  città  in  ore  Tiberìi  fu  della 
Ostia  o  /fostia,  e  Ostia  Tiberina^  'pia- 
si porta,  foce,  bocca  o  apertura  della  na« 
vigazione  del  Tevere  <  Nw  rva  il  fl 
parlando  del  territorio  d'Ostia,  Memo- 
rie par.  I,  p.  ri},  s«-  da  quel  tempo  il 
Tevere  avi  s*   1  due  rami  di  alveo,  pei 

quali  auch  oggi  si  scalila  nel  mare,  fui- 


46  OSI 

mando  con  grossi  alberi  e  fangose  tene 
una  specie  d'isola,  che  dicesi  sacra,  è  co- 
sa ignota:  si  sa  però  clie  questi  due  ra- 
mi vi  erano  da  tempo- antichissimo.  Il 
ramo  destro  fu  per  lungo  tempo  il  me- 
no praticato,  finché  Claudio  vi  fabbricò 
quel  porto,  perfezionato  poi  da  Nerone, 
e  ristorato  da  altri,  che  diede  il  nome 
alla  città  e  via  Porluense.  Nel  tempo 
più  antico  il  ramo  sinistro  era  il  più  fre- 
quentato, e  come  più  aperto  e  più  co- 
modo alle  navi,  per  questo  entrò  Enea 
quando  venne  nel  Lazio  a  stabilire  i  pri- 
mi fondamenti  della  potenza  romana. 
Non  essendo  però  l'alveo  di  questo  si- 
nistro ramo  troppo  agevole  a  transitarsi 
con  navigli  di  qualche  portata,  la  gran 
metile  del  re  Anco  Marzio  vide  il  biso- 
gno di  fabbricare  non  solo  il  porto  o 
rada,  ma  ancora  una  piccola  città,  e  vi 
formò  una  colonia  di  romani;  così  si 
accrebbe  il  comodo  del  commercio  per 
acqua,  e  forni  a  Roma  un  porto  marit- 
timo e  ne  divenne  il  suo  Pireo.  Lo  volle 
costruito  nel  luogo  dove  il  Tevere  sca- 
rica le  sue  acque,  né  deve  recar  mera- 
viglia se  ora  il  mare  è  più  lontano,  per- 
ch'esso come  in  altri  luoghi  si  è  ritiralo 
di  molto.  Nota  Dionigi  d'  Alicarnasso, 
che  detto  re  vi  fece  anche  un  arsenale, 
che  lo  rese  un  porlo  ampio  e  capace  di 
grossi  bastimenti,  non  meno  de'miglioii 
porli  di  mare,  cioè  si  servì  per  porto  del- 
la bocca  stessa  del  fiume.  Egli  osserva 
come  cosa  mirabile,  che  questa  bocca 
del  Tevere  non  si  chiudeva  ed  otturava 
colle  arene  del  mare,  come  pure  accade 
ai  fiumi  anche  grandi,  né  il  Tevere  per 
questa  parte  veniva  a  profondarsi,  o  di- 
sperdersi in  stagni  e  paludi,  prima  di 
giungere, d  mare,  ond'era  perpetuamen- 
te navigabile,  di  maniera  che  per  mez- 
zo di  remi  vi  entravano  grosse  navi  da 
carico,  restando  le  altre  al  porto  como- 
do e  sicuro,  quantunque  vi  dominasse  il 
vento  occidentale;  ma  le  navi  più  gran- 
di erano  obbligale  tenersi  in  alto  mare, 
essendo  riempita  la  bocca  ,  come  rica- 


OST 

vnsi  da  Dionigi  stesso.  Non  si  può  nega- 
re che  tal  vento  sia  stato  spesso  di  gra- 
ve incomodo  allo  scarico  del  Tevere,  di 
maniera  che  molte  volte  ha  prodotto 
inondazioni  e  ristagni,  onde  le  navi  do- 
veansi  alleggerire  per  entrar  nella  foce, 
tirandosi  fino  a  R.oma  per  190  stadi. 
Coll'andar  del  tempo  il  tragitto  di  que- 
sto ramo  si  rese  incomodo  e  la  città  di 
Ostia  fu  quasi  abbandonata,  quando  dal- 
l'imperatore Claudio  si  fabbricò  il  sud- 
detto porlo  dalla  parte  destra,  forse  per- 
chè da  quella  parte  il  viaggio  per  fiume 
a  R.oma  è  più  breve,  come  anche  a' no- 
stri dì  si  continua  a  praticare  in  Fiumi- 
cino. Su  questo  argomento  e  sull'impor- 
tanza del  porto  d'Ostia,  in  cui  vi  appro- 
davano le  romane  flotte  e  le  navi  d'  A- 
sia,  si  possono  leggerei  seguenti  autori. 
Orazio  Tigrino  de  Marsis  :  Ulriusque 
Porlus  Osliae  descriplio,  presso  il  Pia- 
vio  nel  Theatrum  civitatum.  Giampie- 
tro Lucatelli:  Dissert.  sopra  il  porlo  di 
Ostia  e  sua  medaglia,  e  sopra  la  ma- 
niera usala  dai  romani  nel  costruire  i 
porli  del  Mediterraneo,  Roma  1  j5o.  La 
dissertazione  è  pure  riportata  tra  quelle 
del  p.  Calogeri),  e  deìì'Accad.  di  Corto- 
na t.  VPCastiglioni  :  Numismalutn  O- 
stiensis,  et  Trajani  Porlus  explicalio , 
Roma  1  6 1 4-  Fea  :  Ristabilimento  della 
città  d' Ostia  coli' intero  suo  Tevere. Più: 
Il  Tevere  navigabile  oggidì  come  nei 
suoi  più  antichi  secoli,  eia  città  d'Ostia 
ivi  edificata  dal  re  Anco  Marzio,  empo- 
rio di  Roma,  da  risorgere  a  nuova  vita, 
Roma  1 835.  Più:  Storia  delle  saline 
d'Ostia  introdotte  da  Anco  Marzio,  Ro- 
ma 1 83  1 .  Cav.  Canina:  Sulla  stazione 
delle  flavi  d'  Ostia,  sul  porto  Claudio 
con  le  fosse  indicate  nel?  iscrizione  sco- 
perta l'anno  1 836,  e  sul  porto  interno 
di  Traiano,  eia  fossa  distinta  col  nome 
di  questo  imperatore,  Roma  1 838. 

Nell'anno  538  di  Roma  era  staziona- 
ta una  flotta  romana  a  Ostia,  e  nel  543 
vi  salpò  con  3o  quinqueremi  per  la  Spa- 
gna il  1 ,°  Scipione  Affricauo,  la  qual  spe- 


e;  S  T 
dizione  può  considerarsi  come  il  princi- 
pio della  salvezza  <•  dell'  ingrandimento 
ci i  Roma.  Nell'unno  547  so'°  Aimo  e 
Ostia,  fra  le  città  marittime  presso  Ro- 
ma, ottennero  esenzione  da  fornir  ti  lip- 
pe ;  essendo  Ostia  posto  .sì  importante 
e  da  esigere  tale  custodia,  che  malgrado 
il  bisogno, fn  una  delle  due  colonie  ma- 
rittime eccettuate  dal  completar  le  le- 
gioni ;  ed  i  giovani  di  esse  non  poteva- 
no pernottare  più  di  4°  giorni  fuoi  i  del- 
la loro  colonia.  Nella  guerra  civile  fra 
Mario  e  «Siila,  il  primo  In  prese  e  mise 
a  s;tcni.  Auclie  negli  ultimi  della  repub- 
blica vi  era  stanziata  una  flotta  romana, 
rlie  per  essere  stala  in  parte  predala  e 
distillila  col  fuoco  dai  pirati  cilicii,  die 
impulso  alla  spedizione  di  Pompeo  con- 
tro di  essi,  e  alla  piena  debellazione  del- 
la Cilicio.  E  d'uopo  riflettere,  che  il  por- 
to Ostiense  o  la  rada  in  che  stavano  an- 
corate le  navi,  non  era  fortificato.  Non 
polendo  le  navi  cariche  di  viveri  talvolta 
approdare  in  Roma,  per  l'accennato  in- 
ferramento  che  vi  faceva  il  Tevere,  onde 
talora  la  città  pali  carestia,  mosse  Cesa- 
re a  pensare  alla  costruzione  di  porli  sul 
litorale  ostiense,  e  Claudio  pose  in  esecu- 
zione l'idea  a  Porto  dal  lato  occidentale, 
quindi  si  formò  la  darsena, opera  di  Tra- 
iano, ed  il  nuovo  braccio  del  Tevere  del- 
lo Fiumicino,  clic  facendo  abbandonare 
l'ancoraggio  presso  Ostia,  scemi»  il  suo 
commercio. Tutta volt;i  Ostia  non  decad- 
de rapidamente  dal  suo  splendore,  sì  per 
la  vicinante  del  nuovo  stabilimento  ma- 
rittimo, che  per  le  cine  che  ne  mostra- 
rono sempre  gl'imperatori,  lino  alla  ma- 
laugurata traslazione  dell'impero.  Con 
tribuì    a    far    (ionie    Ostia    il    (empio    di 

Castore  e  Polluce,  ove  in  folla  concor- 
revano i  romani  a  celebrarvi  le   feste 

Maiumae,  e  dove  ^1  imperatori  i 
vansi  a  sacrificare  per  penuria  di  viveri 
cagionata  da  venti  contrari.  Il  su 
giorno  amenissimo  vi  attirava  continuai* 
mente  gente,  massime  a  prendi  rvii  ba- 
gni di  mare.   Lo  kles>o   Claudio    volcii- 


OSI 

tieri  vi  dimorava:  volle  Stabilirvi  una 
coorte  di  vigili  per  estinguere  ed  evitai  e 
gl'incendi,  e  partì  da  Ostia  per  la  spe- 
dizione britannica.  Sotto  Nerone  la  città 
continuava  ad  essere  popolosa  e  ri>ca, 
indi  venne  aumentata,  abbellita  e  be- 
neficata da  Adriano.  Il  •successore  An- 
tonino Pio  vi  costruì  il  lavacro;  e  Set- 
timio Severo  la  favorì,  e  costruì  la  via 
litorale  detta  Severiana,  ebe  comincian- 
do da  Ostia  raggiungeva  l'Appia  presso 
Tei  racina.  GÌ'  imperatori  susseguenti 
continuarono  a  ornarla  di  fabbriche  son- 
tuose ;  Aureliano  cominciò  a  erigervi  un 
foro  sul  mare,  ove  fu  poi  stabilito  il  pre- 
torio pubblico.  Tacilo  che  gli  successe  ga- 
reggiò con  lui  in  adornarla  ,  donandole 
100  colonne  di  marmo  numidico  e  gial- 
lo antico  alte  23  piedi.  Forse  a  Caro  e 
Carino  si  attribuisce  un  ponte  di  pietra 
ricostrutto  per  uso  degli  ostiensi  e  dei 
Morenti.  Renelle  vi  fosse  introdotta  la  re- 
ligione cristiana,  nel  secolo  IV  continua* 
vasi  a  sagrificare  a  Castore  e  Polluce,  per 
olleiiere  la  tranquillila  del  mare;  ma  nei 
primi  del  secolo  V  era  già  in  decadenza, 
sebbene  proseguissero  i  detti  sagi  ifizi  dal 
prefetto  e  console  di  Roma,  e  il  concor- 
so de'romani  nelle  leste  tb  maggio.  '  <  i  - 
tamente  che  la  presa  di  Roma  e  1  inva- 
sione gotica  gli  dovette  nuocere;  l'abo- 
lizione di  delle  feste  influirono  al  suo  de- 
cadimento, e  nel  5  [o  era  poco  frequen- 
tala, quantunque  la  foce  ostiense  li  sse 
ancor  navigabile,  al  riferire  di  ProCOp  0 
Caduta  Ostia  in  lutale  abbandono  e 
squallore,  nell'837  era  diruta  affatto.  Le 
incursioni  de' saraceni  finirono  di  spopo- 
larla, onde  Gregorio  l\  Papa  per  sai* 
vare  i  pochi  abitanti  clic  vi  einno  resta- 
li  da    tali    piraterie,  e   per  difendere  le 

e.  (  i  s'i  USSC   un  nuovo  I  l  !  - 
dentro  terra,  cu  <   presso  il  silo  ci  ' 
attuale,  sopra   ij'i  edifìzi  de'  l 
l'antica, e  a  questa  da'  il  mìo  non  e,  cu  »• 
mandola    Grrgoriopoli;   la  circondodi 
mura,  e  s(  emulo  ili  un  ■ 

in  unitissima  cittadella,  ove  ripose  le  ai- 


48  O  S  T 

mi  per  la  necessaria  difesa,  e  la  ridusse 
un  forte  antemurale  contro  le  scorrerie 
de'  saraceni  con  enormi  spese.  La  bor- 
gata per  poco  tempo  conservò  il  suo  no- 
me, e  nell'849  s.  Leone  IV  coi  napole- 
tani si  recò  a  combattervi  i  saraceni, 
ciò  che  dissi  a  Marixa  Pontificia,  nar- 
rando il  Piazza,  che  il  Papa  prima  del- 
la battaglia  si  recò  processionalmente  al- 
la cattedrale,  evi  comunicò  nella  messa 
i  capitani  e  soldati.  Avverte  il  Nicolai 
che  Porto  e  non  Ostia  fu  dato  da  s. 
Leone  IV  ad  abitare  ai  corsi.  Nuove  for- 
tificazioni e  restauri  fece  ad  Ostia  mo- 
derna s.  Nicolò  1  tlell'8  j8.  Indi  nel  917 
Abelcaylo  saraceno,  venuto  alla  foce  del 
Tevere,  prese  Ostia,  e  recatosi  verso  Peo- 
nia la  pose  in  istretto  assedio.  Dipoi  tro- 
\asi  menzionata  Ostia,  come  luogo  do- 
ve approdavano  coloro  che  per  mare  ve- 
nivano a  Roma  o  ne  partivano;  quindi 
sembra  che  le  cure  di  s.  Leone  IV  per 
ripopolare  Porlo  riuscissero  infruttuose, 
onde  quella  città  rimase  poco  dopo  ab- 
bandonata, e  mancata  la  popolazione,  in- 
terratosi il  porto,  e  resasi  men  pratica- 
bile la  foce  destra,  le  navi  furono  forza- 
le a  rimontare  il  Tevere  per  la  foce  si- 
nistra. Questo  fu  il  motivo,  secondo  Nib- 
by,  che  più  d'ogni  altro  contribuì  a  man- 
tenere qualche  popolazione  in  Ostia  mal- 
grado l'infelicità  de  tempi.  Vittore  III  re- 
candosi da  Monte  Cassino  in  Roma,  nel 
1087  passò  il  Tevere  presso  Ostia,  che 
ancora  era  tenuto  per  luogo  d'importan- 
za. A' 26  maggio  1  i5q  il  cardinal  Gia- 
cinto Dabò  Orsini,  poi  Celestino  III,  ri- 
cevè la  promessa  dal  popolo  ostiense  di 
mandare  a  titolo  di  tributo  ogni  anno  al 
Papa,  quando  sta  in  lloma,  a  Marmo- 
rata  o  Ripagrande,  due  carri  o  barconi 
di  legna,  uno  nel  giorno  di  Natale,  l'al- 
tro in  quello  di  Pasqua,  sotto  pena  di 
pagar  100  lire  provesine:  selle  furono» 
deputati  ostiensi  e  ne  fu  testimonio  Don- 
nellus  Bobò  fratello  o  nipote  del  cardi- 
nale. Quindi  l'alto  venne  letto  avanti 
la  chiesa  cattedrale  di  s.  Aurea,  alla  pie- 


OST 
senza  dell'arciprete  e  chierici  ostiensi,  al 
popolo  convocalo  pel  consenso  di  ciascun 
individuo,  e  sottoscritto  a'  3  1  maggio. 
Alessandro  III  nel  1  160  a'22  novembre, 
proveniente  da  Messina  colle  galere  del 
re  Guglielmo  I,  entrò  nella  foce  del  Te- 
vere, et  Ostiam  ubiea  nocte  due  lo  re.  Do- 
mino cimi  fratribus  suis  quievit,  sauus 
et  incolumis  pervenit.  Lo  slesso  Papa  ai 
25  novembre  1  166,  reduce  di  Francia, 
vi  approdò  e  pernottò,  venendo  incon- 
trato dal  senato  romano,  e  da  gran  mol- 
titudine di  chierici  e  di  popolo.  II  vesco- 
vo cardinal  Ugolino  Conti  fortificò  la  cit- 
tà con  torri  e  mura,  dopo  averla  tolta 
dalle  mani  di  alcuni  invasori,  e  uel  1227 
divenne  Gregorio  IX.  il  suo  nipote  car- 
dinal Raiualdo  Conti,  da  lui  fatto  vesco- 
vo d'Ostia  e  Velletri,  fu  sì  zelante  che 
andava  or  nell'una  or  nell'altra  città  a 
predicarvi  la  parola  di  Dio,  o  farvela  an- 
nunziare alla  sua  presenza,  lo  che  prova 
che  Ostia  continuava  ad  essere  popolala 
almeno  mediocremente:  nel  1254  Ri- 
naldo fu  Papa  Alessandro  IV. 

Mentre  i  Papi  sino  dal  i3o5  aveano 
stabilito  la- residenza  in  Francia  e  Avi- 
gnone, uel  1 327  a' 5  agosto  i  genovesi 
alleati  di  R.oberto  re  di  Napoli,  discesi 
sul  litorale  ostiense,  presero  esacebe^gia- 
rono  la  città,  e  la  ritennero  malgrado  il 
tentativo  fatto  dai  romani  perdiscacciar- 
neli,  i  quali  accorsi  senza  alcun  ordine 
e  a  furia  di  popolo,  furono  da  loro  mes- 
si in  piena  rotta  :  i  genovesi  preveden- 
do di  non  potervisi  mantenere,  misero 
fuoco  alla  terra,  e  se  ne  ritornarono  al- 
le navi.  A  questa  sciagura  tenne  dietio 
l'altra  dell'aunoseguente,  che  a'i3  mag- 
gio fu  di  nuovo  presa  dai  nemici  di  Ro- 
ma, essendosene  impadronite  le  galee  del 
re  Boberto,  seguace  di  Giovanni  XXII 
residente  in  Avignone,  e  sostenitore  dei 
guelfi;  invano  tentarono  rilorla  i  roma- 
ni uniti  a  800  cavalli  di  Lodovico  il  Ba- 
varo  nemico  del  Papa  e  fautore  de'ghi- 
bellini.  Questi  disastri  non  spopolarono 
affatto  la  città,  poiché  rilevasi   da  una 


OST 

bolla  di  Benedetto  XII,  de'  19  luglio 
1  33  7,  che  vi  era  ancora  una  considera- 
bile popolazione,  ingiungendo  il  Ponte- 
fice, che  olire  l'arciprete  ed  i  10  cano- 
nici, annessi  alla  cattedrale  d'Ostia,  do- 
vessero personalmente  risiedervi  ed  of- 
ficiarvi, ovvero  sostituire  persone  ido- 
nee, altrettanti  vicari.  La  lunghissima 
■sseosa  de'Papi  da  Roma,  se  fu  grave- 
mente risentita  dalla  metropoli,  molto 
piu  dove*  esserlo  da  questa  terra,  la  qua* 
le  solo  per  la  capitale,  e  pel  debolissimo 
commercio  fra  questa  e  il  mare  si  soste- 
neva. L'autore  dell'itinerario  del  viaggio 
di  Gregorio  XI  da  Avignone  in  Roma 
per  restituirvi  la  residenza  papale,  nur- 
ra  che  approdò  al  porto  d'Ostia  a'  14 
gennaio  1377,  e  descrive  la  città  come 
fortificata,  venerabile,  ma  di  nessuna  esi- 
stenza ;  di  questo  approdo  meglio  ne 
parlai  ne' voi.  Ili,  p.  1 99,  XXIX,  p.  228, 
e  WX1I,  p.  2S3.  Come  piazza  forte, 
Ostia  era  ancora  importante,  e  perciò 
Ladislao  re  di  Napoli,  amico  del  fuggia- 
sco Gregorio  XII,  ed  ambizioso  del  do- 
minio di  Roma,  nel  1  408  a'i  8  aprile  mi- 
se campo  ad  Ostia,  per  mare  con  60  (li- 
ste, per  terra  con  1  2,000  cavalli  e  1  0,000 
fanti;  la  prese  per  forza  dopo  ball  1 
essendone  castellano  messer  Paolo  di  Bat- 
tista di  Govio.  A'  20  mosse  per  Roma, 
pose  campo  a  s.  Paolo,  vi  entrò,  e  re- 
staurò le  mura.  Nel  i4«o  Ostia  si  ten- 
ne fedele  ad  Alessandro  V,  ma  a'afi  giu- 
gno 1  i  1  »  sotto  Giovanni  XXII),  fu  ri- 
presa da  Ladislao  di  lui  nemico,  che  poi 
saccheggiò  Roma.  Nel  pontificato  di  Mar- 
tino Y  reonera  restauratele  fortificazio- 
ni, e  (piando  al  successore  Eugenio  IV 
si  ribellarono  i  romani,  il  Papa  a'  18 
maggio  1  i  I  i  vi  giunta  dal  Tevere  in 
barchetta,  inseguita  dai  nemici  per  la 
riva,  e  salito  sopra  imi  galera,  \< 
per  Livorno  e  Pisa.  Onorò  di  sua  pie- 

senza  Osti»  Pio   11  nelle  sue  escursioni 
archeologiche,  dove  corse  grave  p 
lo  per  improvvisa  inoodasiooe   Nel  ri« 
.  u  in  Roma  Carlotta  regio  1  di  Ci* 

VOI  .     1  . 


OST  49 

pio  discese  a  Ostia.  Ivi  nel  i47a  a  2^ 
maggio  s*  imbarcò  per  la  legazione  di 
.Spagna  il  cardinal  Bolgia,  poi  Alessan- 
dro VI,  dopo  esservisi  trattenuto  parec- 
chi giorni  a  causa  de  tempi  contrari.  Ver* 
so  la  stessa  epoca  il  vescovo  cardinale 
d'  Estouleville  ristaurò  la  città  ,  e  forse 
sotto  di  lui  fu  dato  principio  alla  costru- 
zione della  torre  attuale,  la  quale  fu  in- 
nalzata e  fortificata  dal  cardinal  Giulia- 
no della  Rovere,  nipote  di  Sisto  IV,  poi 
Giulio  li.  Nel  vescovato  d'  Estouteville 
fu  di  molto  riparata  Ostia,  che  da  qual- 
che tempo  era  rimasta  abbattuta,  e  ven- 
nero edificale  diverse  case:  il  cardinale 
commise  a  Pintelli  il  disegno  per  la  rie- 
dificazione della  cattedrale,  che  poi  ese- 
guì il  cardinal  Rovere.  Sotto  il  vescovo 
d'Estouteville, essendo  Ferdinando  re  di 
Napoli  in  guerra  con  Sisto  IV,  il  cui  eser- 
cito giunse  sino  alle  porte  di  Roma,  nel 
1482  Ostia  fu  visitata  due  volte  dalle 
reali  galee,  prima  da  7,  poi  da  1  2,  oltre 
4  fuste,  forzate  però  ad  allontanarsi,  es- 
seudo  la  rocca  presidiata  da  fanti  coman- 
dati da  Maiannino  di  Firenze,  che  tras- 
se contro  la  squadra  un  passavolante. 
Divenuto  vescovo  il  cardinal  Rovere,  ri- 
conoscendo l'importanza  del  sito, si  diede 
a  fortificare  validamente  Ostia,  serven- 
dosi del  Sangallo,  uno  de' più  rinomati 
architetti  militari,  e  ritenendolo  in  (  tati  1 
per  ben  due  anni.  Sue  opere  sono  la  sus- 
sistente torre,  le  fortificazioni  che  la  co- 
ronano e  le  altre  sunnominate.  Sembra 
che  il  cardinale  invitasse  lo  zio  Sisto  IV 
■  vedere  i  suoi  lavori,  perchè  nel  1 
imbarcossi  in  Roma  a  Ripagrande,  al- 
lora detta  Ripa  bomea,  sopra  legno  ben 
adorno  e  corredato,  detto  il  Bucentoro. 
La  rocca  servi  nel  1  Un  di  ricovero  allo 
stesso  cardinal  Rovere  nel  pontificata  di 
Alessandra  VI,  col  quale  ebbe  dissapo- 
ri Dopo  esservisi  sostenuto  fino  al  1  'pi  j. 
ed  averla  fornita  per  tre  anni  di  viveri 

e  mimi/ioni,  la  Li-*  io  in  Custodia  dì  la  - 

briaio  Colonna,  indi  imbarcossi  in  un 
brigantino  perGcnoi  in  Fi  in< 

i 


5o  OST 

eia  persuase  il  re  Carlo  Vili  a  impadro- 
nirsi del  regno  di  Napoli,  per  le  ragioni 
che  vi  avea,  e  l'accompagnò  nella  sua  ca- 
lata in  Italia.  La  rocca  intanto  era  slata 
espugnata  da  Alessandro  VI  pel  conte  di 
Pitigliano  con  gagliardo  assedio,  la  pre- 
se a'26  aprile  e  con  essa  tenne  custodite 
le  foci  del  Tevere.  Portandosi  il  re  in 
Roma  nel  declinar  del  i494>costl'mse  ^ 
Papa  a  capitolare,  ed  ebbe  in  deposito 
la  fortezza  di  Civitavecchia,  Terracina 
ed  Ostia,  finché  avesse  conquistato  il  re- 
gno di  Napoli.  Cai  lo  Vili  fu  ricevuto  dal 
cardinal  Piovere  splendidamente  in  Vel- 
lelri,  e  dopo  delta  conquista  il  re  resti- 
tuì le  rocche  al  Pontefice,  tranne  Ostia 
che  consegnò  al  cardinal  Rovere.  Narra 
il  Piazza,  che  infestando  Ostia  Menaldo 
Guerra  di  Navarra,  famoso  corsaro,  A- 
lessandro  VI  vi  mandò  il  celebre  capita- 
no Consalvo,  che  presolo  lo  condusse  a 
modo  di  trionfo  in  Roma;  e  che  a'  2 5 
settembre  il  Papa  vi  si  recò  a  diporto 
col  proprio  figlio  Cesare  Borgia  (f.), 
formandovi  giardiui  e  dilettandosi  nel- 
la caccia,  per  cui  fu  Ostia  frequentata  da 
Cesare.  Morto  Alessandro  VI,  e  il  car- 
dinal Rovere  nel  i5o3  divenuto  Giulio 
lì,  pose  nella  rocca  d'Ostia  Cesare  Bor- 
gia, e  ne  affidò  la  custodia  al  cardinal 
Carvaial,  che  lo  favorì  e  lasciò  fuggire. 
Leone  X  fece  qualche  rislauro  alla 
rocca  (o  ciò  si  deve  al  vescovo  cardinal 
Riarionel  suo  pontificato), e  persua  mor- 
te essendo  nel  \5ii  eletto  Adriano  VI 
dimorante  nella  Spagna,  partito  da  que- 
sta con  numerosa  flotta,  con  2,000  tra 
prelati  e  cortigiani,  e  43ooo  soldati,  ap- 
jirodò  a  Ostia  al  modo  detto  nei  voi. 
XXXV,  p.  1  77,  e  XL1II,  p.  i5,  ed  al- 
trove. L'  Ortiz  che  fece  la  Descrizione 
del  viaggio,  narra  che  Adriano  VI  ap- 
prodò in  Civitavecchia  mercoledì  27  a- 
gosto,  indi  s'  imbarcò  al  tramontar  del 
sole,  e  continuando  tutta  la  notte  la  na- 
vigazione con  prospero  vento,  alle  9  del- 
la mattina  arrivò  al  porto  d'Ostia  e  alle 
foci  del  Tevere.  Qui  il  Papa  pel  primo 


OST 
entrò  in  una  piccola  scada  col  solo  suo 
diletto  dottor  Agreda,  e  giunse  a  Ostia 
poco  prima  di  mezzogiorno.  La  flotta 
seguir  volle  il  suo  duce,  ma  fu  impedita 
dalla  stessa  bocca  del  Tevere,  mentre 
contenendo  poco  fondo  d'acqua,  non  po- 
terono stare  a  galla  le  imbarcazioni,  per 
lo  che  fu  d'uopo  retrocedere  verso  il  ma- 
re. Adriano  VI  era  già  in  salvo  felice- 
mente, quando  insorta  burrasca,  molti 
patirono  gravissimi  danni;  il  vescovo 
d'Avi  la  perde  parte  di  sua  preziosa  sup- 
pellettile, e  parte  a  stento  fu  salvata  ben 
guasta.  Altri  ch'erano  rimasti  nelle  na- 
vi si  trovarono  esposti  a  maggiori  perico- 
li, dovendosi  abbandonar  all'impeto  del- 
le onde;  e  quando  riuscì  loro  con  molto 
travaglio  all'errar  terra,  si  abbandonaro- 
no al  più  gran  tripudio,  benché  arcive- 
scovi, vescovi,  duchi,  oratori  di  princi- 
pi, cavalieri,  letterati,  ed  altri  di  alto 
senno.  Tutti  si  ristorarono  coli'  abbon- 
dante mensa  preparata  dal  cardinal  Car- 
vaial, divenuto  vescovo  d'Ostia,  pel  Pa- 
pa e  per  tutto  il  numeroso  seguito.  Ter- 
minato il  pranzo,  Adriano  VI  accompa- 
gnato da  5  o  6  cardinali  s' incamminò 
per  Roma,  e  pochissimi  prelati  potero- 
no accompagnarlo  per  mancanza  di  vet- 
ture e  di  cavalli,  gli  altri  alla  meglio  si 
adattarono  su  carri,  giumenti  e  a  piedi, 
senza  distinzione  di  signoria,  perchè  l'ar- 
rivo del  Papa  riuscì  inatteso:  per  la  via 
Ostiense  tutti  si  recarono  alla  basilica 
di  s.  Paolo.  Dipoi  e  nel  1 537  Pa°l°  M 
rifece  la  rocca,  quasi  diruta  per  1'  inva- 
sione sofferta  sotto  Clemente  VII  nel 
sacco  di  Roma,  benché  qualche  restau- 
ro vi  avesse  fatto  prima  essendo  vescovo 
d'Ostia, pel  conto  che  sempre  si  fece  del 
luogo.  Nella  guerra  degli  spagnuoli  contro 
Paolo  IV,  il  duca  d'Alba  nel  i556  pre- 
se Ostia,  ma  poco  dopo  le  milizie  ponti- 
ficie tornarono  ad  occuparla.  Quindi  Pio 
IV  ristorò  la  rocca  d'Ostia,  le  mura  ed 
il  porto.  Come  luogo  interessante,  allor- 
ché Gregorio  XI 11  volle  proseguire  la 
guerra  contro  i  turchi,  si  recò  a  ricono- 


osi 

scere  il  porto  e  fortezza  d'Ostia  nel  i  ~>~  ■> 
Avendo  l'antica  (Mia  ricevuto  il  primo 
colpo  del  suo  deterioramento  all'  aper- 
tura del  porto  di  Claudio,  così  la  mo- 
derna Ostia  pel  rìaprìmenlo  della  foce 
destra  del  Tevere,  l'alto  da  Paolo  V  nel 
1612,  cadile  io  abbandono,  e  appena  si 
DC  un  pieci. lo  numero  di  abitatoli 
per  la  continuazione  delle  saline,  per  la 
pesca  dello  stagno,  per  la  coltivazione 
de  terreni  e  la  guardia  de  bestiami;  laon- 
de nel  17(0  eranvi  49  famiglie  e  l56 
anime,  elie  vi  restavano  ancora  durante 
l'estate.  L'abbandono  delle  salme  avve- 
nuto sul  finir  del  secolo  scorso,  l'essere 
stala  contemporaneamente  ridotta  Ostia 
asilo  di  Fuorusciti, finirono  di  deprìmerla. 
Della  colonia  clic  presso  Ostia  tentò  sta- 
bilirvi un  Saccbetti,  feci  cenno  nel  voi. 
I,  p.  1  >8. 

Abbiamo  d.d  n.°  187  del  Diario  di 
Roma,  ebe  lunedì  1  1  ottobre  1802  Pio 
^  II,  col  ristretto  servigio  di  campagna, 
avendo  nella  propria  carrozza  i  prelati 
Gavotti  maggiordomo  e  Laute  tesoriere, 
si  pollò  a  Ostia.  Nella  piazza  si  umiliò 
Giuseppe  Petrilli  direttore  delle  cave  ca- 
merali di  antichità  ebe  si  facevano  nelle 
vicinanze,  ed  accompagnò  poi  il  Papa  nei 
luoghi  ove  esistevano  le  cose  più  notabi- 
li per  l'antichità,  come  ancora  alle  saline. 
Pio  VII  si  recò  nella  cattedrale,  e  dopo 
la  benedizione  del  ss.  Sacramenloesposto, 
<i  trasferì  nel  palazzo  episcopale,  ove  il 
»  ini  mal  Alba  DÌ  vescovo  lo  sei  vi  di  un  con- 
veniente rinfresco,  indi  ammise  al  bacio 
del  pi<  tanti.  Si  condusse  al  Ior- 

io, dove  osservò  la   restaurazione  ed  i 

preparativi  tatti  pera 

petente  guarnigione  e  100  forzati, che  nel 
ino  novembre  and  ivano  ■  impie- 
garsi negli  scavi  dell'antica  Ostia.  Dipoi 
asceso  il  santo  P. i.Ue  in  carrozza, prose* 
giù  lungo  il  Tevere,  ov'erano  i  du 
cioni  pontificii  venuti  ila   Cìvitavi 

-  prniqual  ialìebeaedisse,nelqual  tem- 
po fecero  tre  replicati  spari  di  18  col  pi  di 
Basinone  per  ctascuuo.  Indi  si  condusse  1 


*  )  S  T  5 1 

piedi  col  seguito  a  visitare  tutti  i  ridotti 
di  quelleantichità;  asceso  poi  in  carrozza, 
Pio  VII  si  diresse  a  Castel  Fusano,  dove 
si  trovò  a  riceverlo  il  principe  Cingi  si- 
gnore del  luogo,  nel  palazzo  del  quale  a- 
vea  l'atto  preparare  il  pranzo  dagl'  inser- 
vienti del  pai azzo apostolico,  non  volendo 
die  il  principe  facesse  alcun  trattamento, 
onde  dovè  limitarsi  a  far  servire  un  rin- 
fresco. Dopo  il  pranzo  il  Papa  si  trasferì 
alla  marina  per  osservare  la  foce  ebe  tras- 
mette I'  acqua  salsa  alle  saline,  e  ad  ore 
2  3  riprese  il  viaggio  per  Pioma.  Gregorio 
XVI  nel  i832,  Dell'istituire  la  legazione 
di  Velletri  vi  comprese  Ostia,  e  la  con- 
fermò nella  giurisdizione  governativa  di 
essa  e  del  cardinal  vescovo  decano  del 
sacro  collegio.  Nel  1 838  Gregorio  XVI 
avea  divisato  portarsi  a  Ostia  a'  16  ot- 
tobre, ma  il  cattivo  tempo  l'impedì. Es- 
sendogli a  cuore  la  navigazione  del  Te- 
vere e  di  migliorare  la  sorte  d'Ostia,  vi  si 
recò  a*2  ottobre  1839, dopo  aver  onorato 
di  sua  presenza  il  palazzo  di  Castel  Posi- 
no, collocato  nel  mezzo  di  ui\  vasto  bo- 
sco di  pini.  Giunto  in  Ostia  fu  ricevuto 
nella  cattedrale  dal  vescovo  cardinal  l'ac- 
ca, poscia  ascese  nell'episcopio  ammiran- 
dovi quau lo  di  sopra  descrissi.  Indi 
verso  la  spiaggia,  fermandosi  in  un  pa- 
diglione appositamente  eretto;  progre- 
dendo nel  e  immillo  furono  tirate  alla  di 
lui  presens  1  due  reti  di  pesci.  Scopo  del- 
la nta  fu  l'esaminare  sul  luogo  come  po- 
ter liberare  la  città  dalle  acque  stagnanti 
del  liume  morto,  dallo  Stagno  di  levante 
e  dai  bassi  ac  ruastrini, purgando  com  l'a- 
ri 1  dalle  inifitiche  esalazioni,  e  rendere 
ad  ubertosa  produzione  le  nuove  terre, 
rare  1  bassi  tei  reni  del  lenimen- 
to d'Ostia,  e  questa  ripopolare; e  final- 
mente  per  facilitare  il  regolamento  delle 
•eque  del  Tevere  dì  I  e  male  di  Fiumici- 
no, mantenendole  al  conveniente  livello 
per  sostenere  la  nai  tione  e  impedire 
i  deposili  d'arena  alla  sua  foce  k  fronte 
dell'ini'  1 1  sse  die  11    id  mai  lare  id<  I 

tetto  lauti  utili  oli,  le  circuitali- 


5-2  O  S  T 

ze  de'  tempi  non  glielo  permisero.  I  mi- 
nistri palatini  imbandirono  la  mensa  al 
Pontefice, che  vi  ammise  oltre  il  cardinale 
pure  la  sua  nobile  corte  e  altri  personag- 
gi. Prima  di  partire  esternò  ilsuo  gradi- 
mento al  cardinal  Pacca,  e  si  recò  a  veder 
la  fortezza.  Dipoi  pel  medesimo  fine,  ai 
ì5  ottobre  fece  un'escursione  a  Fiumi- 
cino. Sopra  Ostia,  oltre  i  citati  autori,  si 
possono  vedere  ilRircher,  Latitivi  jYoì- 
pi,  Velus  Latitivi,  t.  63  de  Laurenlibus 
et  Osliensibtis;  Nibby,  Viaggio  antiqua- 
rio ad  Ostia,  nel  t.  3  degli  Atti  di  ar- 
cheologia. 

La  fede  cattolica  predicata  in  Roma 
dai  ss.  Pietro  e  Paolo,  ben  presto  si  pro- 
pagò pure  in  Ostia,  che  fra  le  città  sub- 
urbane  più  vicine  fu  la  prima  ad  avere 
un  vescovo  immediatamente  soggetto  al- 
ias. Sede,  circostanza  che  principalmente 
influì  soli'  uso  da  epoca  immemorabile 
stabilito,  che  il  vescovo  ostiense,  come 
primo  fra'suburbicarij  consacri  il  nuovo 
sommo  Pontefice.  A  Decano  del  sacro 
collegio,  il  più  degno  dei  6  cardinali 
Vescovi  suburbicari  (V.),  e  di  quelli  del 
cristianesimo  ,  parlai  di  tultociò  che  lo 
riguarda, della  sublime  sua  dignità  e  pre- 
minenza, che  a  lui  incombe  ordinare  e 
consacrare  il  Papa  come  vescovo  d'Ostia 
(riportando  gli  esempi  di  quelli  che  sen- 
za essere  decani  lo  furono,  o  ch'essendo 
decani  non  ottarono  a  questo  vescova- 
to), pel  privilegio  che  gode_,  per  cui  da 
s.  Marco  Papa  del  336  ricevette  il  pallio 
e  ne  fa  egli  stesso  l'istanza  in  concistoro 
colla  furinola,  parlandosi  pure  di  questo 
punto  a  Consacrazione  de' sommi  Ponte- 
fici; e  checol  pallio  ungeva  ancora  gl'im- 
peratori, ove  rimarcai  che  con  Pelagio  I 
del  555  supplì  1'  arciprete  d'  Ostia,  co- 
me in  altri  casi  e  per  la  benedizione  di 
quei  Papi  che  già  erano  vescovi,  e  Sisto 
IV  fu  consagrato  dal  cardinal  d'Estou- 
teville,  vescovo  d'Ostia  e  Velletri,  ben- 
ché non  decano  del  sacro  collegio  ;  di- 
cendo finalmente  a  Decano  come  Gre- 
gorio XY1  lo  dichiarò  legato  apostolico 


OST 

di  Velletri  e  sua  provincia,  mentre  pri- 
ma era  solo  governatore  perpetuo.  Che 
al  vescovo  d  Ostia  toccava  l'ordinazione 
de'  vescovi,  lo  riporta  il  Baronio  all'an- 
no i  igojed  il  Piazza. Inoltre  il  pallio  vie- 
ne imposto  al  vescovo  d'  Ostia  e  Velie- 
tri  dal  Papa;  egli  non  è  metropolitano, 
ma  fu  chiamalo  talvolta  arcivescovo,  co- 
me anticamente  venivano  appellati  per 
eccellenza  i  vescovi  di  chiese  insigni,  an- 
zi Gerardo  Mercatore  nel  suo  Aliante 
chiamò  il  vescovo  ostiense  pali  iarca  del- 
la Campagna,  ed  altri  lo  dissero  metro- 
politano del  Lazio. 

Il  primo  vescovo  d'  Ostia  fu  s.  Ciria- 
co o  Quiriaco,  fiorito  in  principio  del  III 
secolo,  martire  nel  23o.  Gli  successe  s. 
Massimo, il  quale  nel  261  consagiò  il  Pa- 
pa s.  Dionisio,  e  fu  il  primo  vescovo  di 
Ostia  che  abbia  consacrato  il  romano 
Pontefice.  Indi  altro  Massimo  fiorito  sot- 
to Papa  s.  JMelchiade,  e  nel  3i3  inter- 
venne al  concilio  romano  contro  Felicia- 
no  e  Donato.  Al  suo  tempo  ad  istanza 
di  s.  Silvestro  I  l'imperatore  Costantino 
eresse  in  Ostia  una  basilica  in  onore  dei 
ss.  Pietro  e  Paolo  e  di  s.  Gio.  Battista, 
e  nobilmente  la  dotò  di  sacri  arredi  e  di 
possessioni,  fra'  quali  si  nomina  l'Isola 
Sacra  fra  Ostia  e  Porto,  che  Anastasio 
in  Vita  s.  Silvestri  I,  appella  Arsis,  no- 
me corrotto  dai  copisti  che  ci  ricorda  la 
selva  Arsia  mentovata  da  Livio. Nellostes- 
so  secolo  IV  s.  Gallicano  vi  edificò  una 
chiesa  con  ospizio  e  ospedale  annesso, 
per  ricevervi  i  pellegrini  di  tulle  le  na- 
zioni, e  fu  uno  dei  primi  della  cristiani- 
tà. V'istituì  prebende  pei  sacerdoti  ,  e 
lo  fornì  di  rendite,  rilirandovisi  a  eser- 
citare l'ospitalità,  con  s.  llarino  monaco 
ostiense  (in  onore  di  s.  Gallicano  Bene- 
detto XIII  eresse  in  Roma  un  Ospeda- 
le). Noterò,  che  verso  il  secolo  V,  fuo- 
ri del  recinto  della  città  antica,  fu  fab- 
bricata la  chiesa  di  s.  Ercolano  marti- 
re ,  e  che  nel  precedente  secolo  e  nel 
362  vi  morì  s.  Monica  madie  di  s.  A- 
gostino,  mentre  era  in  viaggio,  e  quivi 


OST 

fu  sepolto  il  suo  corpo,  clic  da  Martino 
V  nel  i43o  solennemente  fu  trasportato 
in  Roma  nella  chiesa  del  figlio,  recitan- 
do  il  Papa  una  pia  ed  elegante  orazio- 
ne. Abbiamo  dal  Piazza  che  questo  san- 
to colla  madre  ehhero  ospizio  presso  l'e- 
piscopio, quando  da  Roma  si    recavano 
in  Africa,  aspettandovi   l' imbarco,  onde 
s.  Agostino  assistè  alla  sua  infermità  ed 
esequie,  com'  egli  slesso  descrisse  nelle 
Confessioni.   Nella  cattedrale  ove  riposò 
il  corpo  di  s.  Monica  fu  eretta  una  cap- 
pella, che  rovinata  da  un  incendio,  venne 
rifatta  con  marmi  dal  vescovo  cardinal 
Gd)o.  Quarto  vescovo  d'Ostia  fu  N.  che 
consagrò  nel  336  Papa  s.  Marco,  il  qua- 
le perciò  gì'  impose  il   pallio.  Indi  fiori- 
rono Cono  che  intervenne  al  concilio  di 
s.  Felice  li  detto  III  nel  JS7  delapsis; 
Bellatore  che  nel  {.qq  sottoscrisse  al  con- 
cilio di  s.  Simmaco;  A  risto  si  trovò  agli 
altri  temiti  dal  medesimo  Papa  nel  Sor, 
5oa,  5o3,   hi  |  ;  Gloriano  o  Glorioso  del 
mi  j  circa  ;  Amabile  fu  al  concilio  del  64<J 
celebrato  da  s.    Martino  I;  Andrea  in- 
tervenne a  quello  di  s.  Agatone  nel  680 
contro  i  monoteliti,  indi  consagrò  s.  Leo- 
ne Il  (insieme  al  vescovo  di  Vellelri,  in 
mancanza  di  quello  d'Albano,  ed  abbia- 
mo  altri   esempi  che  i  vescovi  di  Vel- 
li tri   concorsero  alla  consacrazione  del 
Papa  )  e   Giovanni   V.  Indi  fu  vescovo 
Gregorio  delyo",  bibliotecario  della  se- 
de apostolica;  Teodoro  nel  r%43  si  recò 
al  concilio  di  s.    Zaccaria;  Giorgio  con 
\  diario  vescovo  Nomentano  e  molti  car- 
dinali nel  -  "5 3    accompagnò  in   Francia 
Stefano  II  detto  III;  Gregorio  fu  legato 
di  Adriano  I  in  Inghilterra, e  nel  787  ore- 
su  di'  al  concilio  di  Ghelchitjtlel  quale  par- 
lai pure  nel  voi.  XVII I,  p.  a  (.6;  Pietro 
cardinale  nel  798  lottosci  ine  la  donazio- 
ne di  s.  Leone  III  e  Cai  lo  Magno  dell'  aba- 
zia delle  Tre  lontane  j  liei  nardo  dell'Ho  j; 

Cesario  fu  presente  al  concilio  di  Eugenio 
Il  nel  1*826  ;  Megisto  o  Megetio  cardinale 
dell  854j  le  cui  notizie,  come  di  tutti  ^li 

altri  cardinali,  le  riporto  alle  biografie. 


O  S  T  53 

Successivamente  fiorirono  Leone  del- 
l' 864;  Donato  cardinale;  Eugenio  car- 
dinale dell'  8"8;  Guido  del  qo\;  Sicco- 
nc  cardinale  ,  che  consagrò  l'  antipapa 
Leone   f'IIf,  perciò  degradato;  gli  fu 
sostituito  Gregorio;  nel  q83  era  vescovo 
Leone; indi  Azzone  cardinale,  poi  Gre- 
gorio cardinale  del  098,  Pietro  del  1  oo3, 
Gregorio  e  animale  del  1  00",  Pietro  car- 
dinale del    1  o>(),  b.  Gregorio  cardinale 
del  1  o33,  Benedetto  cardinale  del  1  o\\, 
Deodalo  cardinale  del  1  o  {<),  Pietro  car- 
dinale del  io58;  s.  Pier  Damiani  car- 
dinale gli  successe,  il  primo  vescovo  che 
lo  fu  pure  di  Velletri,come  i  successori 
al  modo  che  dirò.  Nel  1072  fu  fatto  ve- 
scovo s.  Gherardo  cardinale;  nel    1078 
Ottone  di  Chatillon  cardinale,  poi   nel 
1088  Libano  li  {V.),  il  quale  nominò 
vescovo  il    nipote  cardinal  Ottone  Cita- 
li  don,  che   benedì  e  unse  Pasquale   IL 
L'antipapa  Clemente  III  v'intruse  Gio- 
vanni pseudo-cardinale, che  nel  1098  in- 
tervenne  al   conciliabolo   romano.    Nel 
1  101  il  celebre  cardinale  Leone  de  Mani 
monaco  di  Monte.  Cassino,  ove  pure  ne 
parlai,  vescovo  ancora  di  Yelletri,  come 
all'erma  il  Cardella,  avvertendo  col  Bor- 
gia, che  la  chiesa  di  Yelletri  già  era  stata 
aflidata  al  vescovo  d'Ostia,  mentre  l'ul- 
timo che  governò  la  chiesa  di  Yelletri  tu 
Giovanni  Mincio,  nel  1  o  18  antipapa  De- 
nedettoX.^ie\  1  1  1  -  Lambertocardiuale, 
che  nel  1  1  a  \  ili  venne  Onorio  II^P.).  Non 
lo  fu  Pandolfo  cardinale,  come  altri  pre- 
tesero ;  bens'i  Giovanni  cardinale  fatto  da 
Onorio  II  nel  1  ia5;  indi  per  breve  tem- 
po  Pietm   cardinale,  secondo  il  Boi 
Innocenzo  il  nel    1  uì  j  dichiarò  fCSCOfO 
Dragone  cardinale  .  torse  gli  successe  per 
breve  tempo  il  suddetto  Pietro  cardio** 
le,  poiché  Innocenzo    II    nel   1  i3  ì    fece 
vescovo  Alberico  cardinale.  Eugenio  III 
nel  1  1  |S,  secondo  alcuni,  elesse  vescovo 
il  cardinal  Guido  ;  certo  è  che  nel   1  1  5o 
I   1  e  fCSOOVO  il  b.  /  go  di  ChalooS  cardi- 
nale. Con  questi  l'Ughelli  ineoinincia  la 

serie  promiscua  de  vescovi  d'Ostia  t 


\ì 


54  OST 

Velie tri  (che  a  tale  articolo  proseguirò), 
Italia  sacra  t.  I,  p.  4'-  Per  la  poca  po- 
polazione cui  era  ridotta  Ostia,  Eugenio 
III  gli  uni  in  perpetuo   il  vescovato  di 
Velletri,  cioè  rese  stabile  1'  unione  delle 
due  chiese,  perchè  prima  di  questo  tem- 
po, sebbene  precariamente,  erano  già  u- 
nite  ad  arbitrio  de'  Papi,  onde  i  vesco- 
vi si  sottoscrissero  quindi  :  epìscopus  O- 
sliensis  et  Veliternus.  L'eguaglianza  del 
titolo  non  portò  eguaglianza  di  giurisdi- 
zione, che  passò  poi  tutta  nella  chiesa  di 
Velletri,  che  allora  e  poscia  grandemen- 
te fiorì,  mentre  Oblia  non  ebbe  più  ca- 
pitolo e  canonici,   né  clero.  L'arciprete 
di  Velletri  acquistò  il  diritto  d'interve- 
nire alla  consacrazione  del  Papa  in  caso 
che  il  vescovo  d'Ostia  e  Velletri  non  si 
trovasse  pi-esente;  ed  il  vicario  capito- 
lare di  Velletri  esercita  giurisdizione  or- 
dinaria in  Ostia  e  suo  distretto,    nella 
vacanza  della  sede.    I  vescovi  dopo  l'u- 
nione* considerarono  sempre  la  chiesa  di 
Velletri  per  loro  principal  sede,  ivi  fe- 
cero le  maggiori  funzioni,  i  sinodi,  gli  olii 
sanli;  vi  tengono  cattedra,  tribunale  e 
vescovo  sulfraganeo,  e  ne' sinodi  dierono 
all' arciprete  d'Ostia  luogo  trai  parro- 
chi  della  diocesi  di  Velletri.  Nel    1810 
pretese  Napoleone  sopprimere  questo  ve- 
scovato, con  decreto  del  5  agosto.  Il  Piaz- 
.  za,  che  visitò  la  diocesi  d'Ostia,  tratta  di 
questa    eruditamente    nella   Gerarchia 
cardinalizia,  come  della  via  Ostiense,  ce- 
lebre negli  atti  ecclesiastici  de' ss.  Mar- 
tiri, e  de' sacri  cimiteri  di  essa.  Descrive 
la  superstite  diocesi  ne' seguenti  castelli. 
Il  Castel  Romano  con  chiesa  edificata  dal 
marchese  Sacchetti,  e  suo  patronato.  Ca- 
stello Decimo,  già  della  nobile  famiglia 
Torregiani,    ove  patirono  il  martirio  s. 
Martina,  s.  Prisca,  ec.  Castel  Porciglia- 
no,  creduto  l'antico  Lamento,  e  perciò 
Io  descrissi  nel  voi.  XXXVII,  p.  219.  Ed 
il  Casale  Sacchetti,   con  villa  e  palazzo 
magnifico  edificato  dal  cardinal  Giulio 
Sacchetti,  con  comoda   chiesa  in  onore 
della  Concezione  e  delle  ss.  Caterina  ver- 


OST 
ghie  e  martire,  e  Maddalena  de'  Pazzi, 
protettrici  di  sua  famiglia.  G.  Marnovi- 
tio  Tonci  ci  diede:  Villa  Sacchetti  O- 
sliensis  cosmograjìcis  tabulis,  et  notis  il- 
lustrala, ruslicanis  legibus,  offìcinarum- 
quc  ìnscrìptìonibus  adnolata _,  Romae 
i63o.  Inoltre  trattarono  delle  notizie  ec- 
clesiastiche d'Ostia  :F,  A.  Maroni,  Com- 
mentarius  de  ecclesiis,  et  episcopis  O- 
stiensibus  et  Velitemis,  in  (pio  TJghellia- 
na  series  emendatur,  conlinualur,  et  il- 
lustra tur,Komae  1766.  DeMagistris  ve- 
scovo di  Cirene,  Ada  martyrum  ad  Ostia 
Tyberina  sub  Claudio,  Romae  1  7cp. 

OSTIARIO  o  OSTIARIATO.  Chic- 
lieo  investito  del  primo  degli  ordini  mi- 
nori, Ostiarius.  E  opinione  che  la  chiesa 
greca  considerò  l'ostiariato  non  come  or- 
dine ecclesiastico,  secondo  la  chiesa  Iali- 
na, ma  comesemplice  uffizio,  che  veniva 
talvolta  commesso  a' diaconi,  a' suddia- 
coni ed  altri  chierici  inferiori, ed  anche  ai 
laici,  per  cui  ora  molti  uffizi  degli  ostiari 
da  essi  vengano  esercitati  ;  opinione  che 
ha  il  suo  principal  fondamento  nel  silen- 
zio de'  libri  liturgici  di  quella  chiesa  cir- 
ca il  rito  riguardante  la  loro  ordinazio- 
ne. L'istituzione  dell'  ostiariato  rimonta 
a'primi  secoli  della  Chiesa,  eamhea'tem- 
pi  apostolici,  come  ne  fa  ^de.  la  letlera 
del  vescovos.  Ignazioscriltaa'fedelid  An- 
tiochia, e  meglio  si  può  vedere  a  Ordi- 
ne. Il  ministero  degli   ostiari   e  le  loro 
incombenze,  comprese  quelle  antiche,  so- 
no, di  aprire  il  libro  a  chi  predica,  di  a- 
ver  custodia  delle  chiavi  delle  chiese,  del- 
la loro  mondezza  e  decoro,  come  delle 
cose  ivi  contenute,  di  chiudere  le  porte 
e  di  aprirle  alle  ore  stabilite  ,  d'invigi- 
lare al  buon  ordine  delle  assemblee,  e  di 
vietare  che  ad  esse  e  ne'sacri  templi  in- 
tervenissero gl'infedeli  e  giudei  a  distur- 
bare i divini  uffizi  e  profanare  i  sacri  mi- 
steri, e  chiunque  altro  era  interdetto  di 
assistere  alla  celebrazione  de' divini  mi- 
steri; avevano  cura  di  tener  ciascuno  al 
suo  posto,   il  popolo  separato  dal  clero, 
gli  uomini  dalle  donne,  e  di  fer osserva- 


OST 

K  il  silenzio  e  la  modestia,  come  si  leg- 
ge negli  antichi  padri  e  scrittori  eccle- 
siastici ,  e  secondo  il  rito  prescritto  nel 
canone  q  del  concilio  Cartaginese  IV  e 
ne' libri  pontificali,  cioè  la  tradizione  del- 
le chiavi  (colle  quali  devono  chiudere  e 
aprire  le  porte  della  chiesa)  e  le  parole 
che  nell'atto  di  essa  si  proferivano  onde 
ipiegarne  il  significato.  Per  l'importan- 
za del  ministero  degli  ostiari  e  loro  gravi 
occupazioni,  per  l'osliariato  furono  pre- 
scelti uomini  di  matura  età,  i  lettori  es- 
sendo sovente  più  giovani  :  alcune  per- 
sone di  età  matura  esercitavano  l'oslia- 
riato per  tutta  la  loro  vita,  altre  ascen- 
devano all'accohtato  e  al  diaconato.  Il 
Nardi,  De'  parrochi ,  osserva  che  la  s. 
Sede  avea  i  suoi  ostiari,  e  che  antica- 
mente tutte  le  cattedrali  aveano  le  scuo- 
le o  collegi  di  ostiari;  aggiunge,  che  tra 
ostiario  stava  in  anticamera  del  vescovo 
per  annunziare  chi  domandava  udienza; 
portavano a'preli  di  campagna o rurali  gli 
ordini  superiori,  recando  ad  essi  le  lettere 
de!  primicerio  pei  digiuni  intimati  dal  ve- 
scovo; questi  rumoristi  andavano  incoro, 
ed  in  alcune  cattedrali  un  ostiario  restava 
nella  canonica  per  una  settimana  alla  cu- 
stodia della  chiesa  ed  ivi  mangiava,  Niun 
vestigio  si  rinviene  plesso  gli  antichi  scrit- 
tori e  libri  liturgici  dell'uffizio  attribuito 
secondo  l'odierna  liturgia  agli  ostiari,  di 
suonare  le  Campane  (  V.  ),  per  indicar 
l'ora  dell'orazione  e  delle  sacre  funzioni, 
e  dell'analogo  rito  della  tradizione  della 
fune  di  esse:  opina  pertanto  il  Catalani 
nel  Coturnati,  ut  rotti,  lìoni.,  al  titolo  del- 
l'ordinazione degli  ostiari,  che  il  detto  of- 
lì/io  venne  aggiunto  circa  il  secolo  \  1 1 1 , 
poiché  ne'  secoli  anteriori  esso  si  lene 
Commesso  a'  sacerdoti.  Il  rito  eolle  ora- 
zioni per  1  ostiariato  si  può  vedere  nel 
Pont.  Iloni.  :  de  ordìnationt  ostiariorum, 
11  Piazza  nella  Gerarchia  cardinalìzia 
p.  "I-,  nana  come  s.  Carlo  Borromeo 

fece  punire  ehi  offese  I  Ottiai  i",  DOStO  alla 

guardia  della  porta  delle  donne  nella  me- 
tropolitana di  Milano,  luogo  eh':  antica* 


OST 

mente  guardavano  le  diaconesse.  V .  Dia- 
conesse, e  Porte  di  Chiesa, ed  Osiianm 
in  Macri,non  che  il  p.  Chardon,  Storia 
de'  iagramenli,  t.  Ili,  p.  i  o  A  Maestro 
ostiariode  virga  rubea,  nou  solo  trattai 
di  quel  collegio,  ma  ancora  del  vocabo- 
lo ostiario  e  dei  diversi  u ili z i  palatini  de- 
nominali ostiari  custodi  delle  di  verse  por- 
te del  palazzo  pontificio  ;  mentre  del  col- 
legio de'  1 1  ostiari  custodi  dell'  immagine 
del  ss.  Salvatore  di  sancta  sanclorum)  ne 
tenni  proposito  nel  voi.  XLI,p.  irp;  fi- 
nalmente a  Cancelleria  apostolica  par- 
lai del  suo  ostiario  o  portinaio. 

OSTIENSE  Enrico,  Cardinale.  En- 
rico denominato  Ostiense  pel  vescovato 
d'  Ostia  che  ottenne  nel  i  262  ,  nacque 
in  Susa  nel  Piemonte,  d'ignota  famiglia, 
che  alcuni  dicono  de'  Bartolomei  o  dei 
Romani.  Dopo  aver  appresa  1'  una  e  l'al- 
tra legge  sotto  eccellenti  precettori  ,  la 
insegnò  prima  in  Bologna  e  poi  in  Pa- 
rigi,con  tal  credito  che  fu  chiamato  Fon- 
tana dilla  legge.  In  compagnia  del  nun- 
zio pontificio  fu  trasferito  in  Inghilterra, 
ove  apri  scuola  di  sacri  canoni  ;  ed  En- 
rico 111  che  assai  lo  apprezzavamo  ricol- 
mò di  molli  straordinari  favori,  e  lo  m  111 
dò  in  Roma  ad  Innocenzo  IV,  a  fine  ili 
procurare  la  deposizione  del  vescovo  di 
Yincesler,  ciò  che  negano  i  Sammarta- 
ni  ,  per  cui  viene  smentito  il  maledico 
Malico  Paris  che  lo  avea  tacciato  di  es- 
sersi appropriato  il  denaro  del  re.  Que 
sii  bensì  nel  ia5q  1'  impiegò  con  Teo- 
baldo arcidiacono  di  Liegi,  poi  Gii 
X,  per  trattare  con  Alessandro  1  Y  1  più 
ardui  affari.  Divenne  canonico  di  \.  icn- 
na  nel  Dellìnato,  beneficio  che  ritenne 
sempre,  arcidiacono  di  Parigi  e  prevo- 
sto ili  Gralz.  Promosso  quindi  al  I 
vaio  di  Sibteron,  lasciò  con  piacere  1  In- 
ghilterra, dove  la  sua  virtù  eia  SUB 
/a  avea    provocato  emuli  ed    invidiosi. 

Trasfei ilo  ah'  arcivescovato  <ì  ambrun, 
celebrò  d  concilio  provii  no  >> 

d. m,  eon  f  Intervento  di  ^>m\i  della 
provincia  d1  Ai  lei   Pi  -  d  1  ole  al 


56  O  S  T 

suo  popolo,  essendo  non  meno  gran  legi- 
sta ch'eccellente  teologo  e  famoso  orato- 
re. In  ricompensa  del  suo  merito,  Urba- 
no IV  nel  dicembre  1261  lo  creò  car- 
dinale vescovo  d'Ostia,  lasciando  la  chie- 
sa di  Ambrun.  La  sua  saviezza  e  dot- 
trina fu  incontanente  messa  in  opera  nel- 
la legazione  di  Lombardia  ,  dove  colla 
sua  eloquenza  ottenne  dal  clero  consi- 
derabili sussidia  pei  bisogni  della  chiesa 
romana,  vessata  dalle  armi  de'  nemici. 
Dopo  la  sua  promozione,  terminò  per  or- 
dine di  Urbano  IV  i  suoi  Commentari 
sul  libro  delle  decretali ,  che  lasciò  per 
legato  all'università  di  Bologna.  Più  ce- 
lebre e  più  commendata  riuscì  la  Som- 
ma delle  decretali  da  lui  pure  compo- 
sta, detta  la  Somma  Ostiense,  che  nel 
diritto  ecclesiastico  ha  la  medesima  au- 
torità che  quella  di  Azzone  nel  diritto 
civile,  che  vide  la  luce  in  Basilea  nel  i53j 
colle  note  del  Guarini,  e  poi  in  Lione 
nel  i588  e  nel  1597.  Dopo  esser  con- 
corso all'elezione  di  Clemente  IV,  fu  in 
Viterbo  a  quella  di  Gregorio  X,  dove 
prolungandosi  di  soverchio  i  comizi,  at- 
taccato da  grave  e  pericolosa  malattia, 
domandò  in  grazia  di  potere  uscire  dal 
palazzo  ove  si  celebravano  ,  con  rinun- 
ziare ad  ogni  diritto  sull'elezione.  Passò 
ad  Orte  e  col  consiglio  de'medici  in  Fran- 
cia ,  ove  nel  127  1  o  più  tardi  incontrò 
in  Lione  la  morte  tranquillameute  ,  ed 
ottenne  onorevole  sepoltura  nella  chiesa 
de'  domenicani.  Tolomeo  da  Lucca  Io 
disse  grande  nella  scienza  delle  leggi,  ec- 
cellente teologo,  egregio  oratore,  uomo  di 
lodata  vita  e  d' incontaminato  costume. 
OSTINI  Pietro,  Cardinale.  Pietro 
Ostini  nacque  in  Roma  da  civile  fami- 
glia a'  27  aprile  1775,  e  sino  dalla  gio- 
vanile età  si  mostrò  nato  pel  santuario 
e  per  le  lettere,  che  apprese  nel  semina- 
rio romano,  ove  poi  divenne  professore 
supplente  nelle  matematiche,  iudi  con- 
seguì la  cattedra  di  storia  ecclesiastica  , 
ed  in  pari  tempo  fu  eletto  professore  di 
teologia  dogmatica  e  scolastica  nell'acca - 


OST 

demia  ecclesiastica.  Fornito  di  acuto ia- 
gcgno,  a  M'erra  va  e  con  somma  facilità  ri- 
solveva le  più  ardue  questioni.  Ebhe  a 
discepoli  personaggi  che  meritarono  co- 
spicue cariche  e  il  cardinalato,  mostran- 
dosi loro  amorevole  e  premuroso  di  gio- 
varli. In  molti  pii  istituti  di  Roma  con 
evangelico  zelo  cooperò  all'incremento, 
come  si  prestò  al  confessionale  e  nella 
predicazione;  singolarmente  spiccò  la  sua 
attività  nella  pia  unione  di  s.  Paolo,  ed 
in  altre  opere  di  carila  cristiana.  Ideò  e 
promosse  la  società  dell'  amicizia  catto- 
lica, che  per  diversi  anni  e  con  tanta  u- 
tilità  impresse  e  divulgò  gratuitamente 
buoni  libri.  Per  lungo  tempo  s'impiegò 
nel  ricondurre  al  caltolicismo  gli  etero- 
dossi con  ubertosi  frutti.  Teologo  di  più 
cardinali,  esaminatore  del  clero,  consul- 
tore di  varie  congregazioni,  si  segnalò  in 
quella  degli  affari  ecclesiastici  straordi- 
nari. Pio  VII,  che  assai  lo  stimava,  ap- 
provò la  scelta  che  di  lui  avea  fatto  la 
congregazione  deputata  ai  bisogni  spi- 
rituali de' chileni ,  di  vicario  apostolico 
del  Chile.  Sebbene  avesse  accettato,  per 
l'affettuosa  opposizione  del  fratello  e  al- 
tri parenti,  vi  rinunziò,  come  riporta  il 
Sallusti,  Storia  delle  missioni  del  Chile, 
t.  1,  p.  2.  Leone  XII  nel  1  824  lo  man- 
dò internunzioa  Vienna, india'27  apri- 
le 1827  lo  promosse  ad  arcivescovo  di 
Tarso  in  partibus  ,  e  lo  nominò  nunzio 
all'  imperatore  del  Brasile.  Se  non  che 
le  vicende  politiche  dell'  impero  aven- 
dogli allora  impedito  l'andarvi,  nel  1828 
lo  stesso  Papa  lo  fece  passare  col  medesi- 
mo grado  a  Lucerna  presso  la  confedera- 
zione svizzera.  Composte  intanto  le  cose 
dell' America,  non  frappose  indugio  ad 
andare  in  Rio  Janeiro,  e  vi  restò  sino  al 
1 83  1  .Ritornato  in  Roma,  Gregorio  XVI 
nel  i832  lo  elevò  a  nunzio  di  Vienna, 
e  come  indicai  nel  voi.  VI,  p.  1  02,  quan- 
do già  l'avea  creato  cardinale  e  riserva- 
to in  petto  fino  dai  3o  settembre  i83  1, 
pubblicandolo  agli  11  luglio  1 836,  con- 
ferendogli poi  il  titolo  di  s.   Clemente. 


OST  OST  > 
Gliene  trasmise  la  notizia  pel  guardia  no-  Per  conseguenza  della  rivoluzione  di  Ro- 
bile  Filippo  dei  conti  Calcagni,  e  nomi-  ma,  riparando  il  cardinale  nell'ospitale 
nò  ablegato  l'  uditore  della  nunziatura  Napoli,  una  caduta  accelerò  il  termine 
irig.r  Secondiano  Bruschi,  come  notai  nel  de' suoi  giorni.  Poiché  senti  appressarsi 
▼ol.  V,  p.  162,  per  la  tradizione  della  il  punto  estremo,  richiese  i  sagramenti, 
berretta  cardinalizia,  che a'2  5  luglio  nel-  e  mori  a'f)  marzo  i849j  d'anni  "\.  Nel- 
la chiesa  di  corte  gì' impose  l'imperato-  la  metropolitana  di  Napoli  solennemen- 
re  Ferdinando  1.  Nello  stesso  concistoro  te  fu  trasportato  il  cadavere,  accompa- 
il  Papa  lo  fece  vescovo  di  Jesi,  chericol-  guato  da  tutto  il  clero  secolare  e  regola- 
tilo di  beneficenze,  quali  in  dettagliode-  re,  non  meno  che  dalla  milizia.  Ne  fune- 
sci  issi  nel  voi.  XXXVI,  p.  269  e  3  io,  rali  assistettero  i  cardinali  ivi  dimoranti, 
mentre  a  p.3o2  narrai  come  nel  1  84 1  tutto  il  clero  e  1  1  vescovi,  restando  se- 
decorosamente  ricevè  e  alloggiò  nell'epi-  pollo  in  quel  sontuoso  tempio  con  ono- 
scopio  Gregorio  XVI.  Di  questo  porpo-  revole  lapide.  Venne  compianta  da  tutti 
rato  insigne  parlai  anche  in  altri  luoghi,  sì  grave  perdita  ,  per  le  virtù  e  sapere 
e  siccome  mi  onorò  di  particolare  bene-  che  risplenderono  in  questo  principedel- 
volenza,  soleva  dirmi  se  lo  avea  seguito  la  Chiesa,  salendo  per  mèrito  a  tutti  i 
in  tutta  la  sua  carriera,  nulla  trovando  gradi  d'  onore  e  di  dignità.  Ministro  del- 
ommessodi  ciò  che  lo  riguardava.  Com-  la  s.  Sede  zelò  non  meno  il  ci  vii  reggi- 
mosso  il  Papa  in  vederlodecaduto  nella  mento,  che  la  ortodossia  della  religione 
salute,  nel  1  842  accettò  la  rinunzia  del  cattolica;  vescovo  promosse  la  pietà  e  l'i- 
■vescovato,  lo  dichiarò  prefetto  della  con-  struzione,  e  tutto  quanto  potesse  giovare 
gregazione  dei  vescovi  e  regolari  e  fé-  al  vero  incivilimento  ;  cardinale  tu  con 
ce  membro  di  altre.  Non  può  ridirsi  la  successo  adoperato  ognora  nelle  più  im- 
tenera  riconoscenza  del  cardinale,  come-  portanti  congregazioni,  e  a  lui  aflidaron- 
thè  d'animo  affettuoso  e  franco,  verso  il  si  alFari  di  molto  rilievo.  Saldo  nelle  a- 
benelìco  Pontefice,  per  averlo  tolto  forse  micizie  e  neh'  affabilità  ,  ben  presto  si 
da  vicina  morte.  Inoltre  Gregorio  XVI  guadagnò  l'animodi  tutti.  Fino  alla  vec- 
gli  concesse  diverse  protettone  e  quella  chiezza  colla  vigoria  dell'intelletto  ap- 
dell'accademia  teologica,  della  quale  era  plico  l'animo  agli  stuelli,  sostenendo  con 
stato  censore  emerito,  ed  a'3  aprile  1843  esemplare  rassegnazione  e  coraggio  le  tri- 
Io  annoverò  tra'  vescovi  suburbicari,  as-  bolazioni  e  1'  infermità  che  lo  trasse  al 
segnandogli  la  chiesa  d'  Albano,  ove  più  sepolcro. 

volle  venne  onorato  dalla  pontificia  pie-  OSTRACINA.   Sede  vescovile  d' E- 

senza  nell'episcopio.  In  questa  nuova  se-  gitlo  nella  Auguslamnica  prima,  sotto  il 

de  curò  il  proseguimento  dell'  amplia-  patriarcato  d'  Alessandria,  chiamata  pu- 

zione  della  cattedrale,  vi  celebrò  il  sino-  re  Oslracene  e  Slragiani,  eretta   nel  V 

do, fece  rifiorire  il  seminario, donandogli  secolo.  Ebbe   3   vescovi.    Oriens  christ. 

le  macchine  di  fìsica,  senza  ricordare  al-  t.  2,  p.  5  jù. 

tre  elargizioni.  Nel  medesimo  anno  Gre-  OSTROG  (  Oslroginen).  Città  vesco- 
gorioXVl.con  mandato  apostolico,  in  suo  vile  della  Russia  europea,  nel  governo 
nome  gli  fece  consacrare  il  vescovo  della  di  Volinia,  capoluogo  di  distretto,  a  36 
propria  patria  ;  enei  i844  lo  fece  pie-  leghe  da  Zytomierx, sulla  sponda  sinu 
siedete  al  capitolo  generale  degli  eremiti  della  \  alba, che  in  vicinanza  si  getta  nel 
camaldolesi,  come  narrai  ne' voi.  XX.1II,  Gorin.  Si  divide  in  vecchia  e  nuova,  ed 
p.  >-  i,  e  \\\  II,  p.  2 ■>.'-.  lutei  venne  al  ha  un  antico  castello,  chiese  greche  e 
conclave  del  1846, ed  il  regnante  l'n>  IV  cattoliche,  qualche  monastero,  semina- 
lo trasferì  alla   prefettura  del   concilio,  rio  e  scuola  militare.  Quivi   fu  stampa- 


.58  O  S  T 

ta  la  prima  Bibbia  in  lingua  slava.  Il 
suo  commercio  considerabile  sta  nelle 
mani  degli  ebrei,  essendo  il  paese  ferti- 
lissimo e  bene  boschivo.  Dopo  aver  ap- 
partenuto ai  russi  e  fatto  parte  dell'ap- 
pannaggio del  principe  Igor,  cadde  in 
potere  de'  polacchi  che  ne  fecero  il  ca- 
poluogo di  un  gran  ducato,  il  cui  ultimo 
sovrano  statuì  nel  1600,  che  dopo  l'e- 
stinzione della  linea  maschile  di  sua  ca- 
sa, questo  ducato  sarebbe  trasformato 
in  gran  priorato  o  in  commenda  del- 
l'ordine di  Malta  o  gerosolimitano  ;  que- 
sta esistette  anche  con  diverse  vicissitu- 
dini, sino  all'  epoca  in  cui  questo  pae- 
se rientrò  sotto  il  dominio  russo,  nel- 
l' impero  di  Caterina  II,  che  s'imposses- 
sò delle  rendile  del  gran  priorato.  As- 
sunto al  trono  Paolo  I,  l'ordine  geroso- 
limitano commise  al  bah  Litta,  fratel- 
lo del  nunzio  apostolico  a  Pietroburgo, 
d'implorarne  la  restituzione.  L'impera- 
tore prontamente  l'esaudì,  non  solo  con 
restituire  le  antiche  rendite  di  120,000 
fiorini  polacchi, ma  le  aumentò  nel  1  797 
fino  a  3oo,ooo,  col  patto  che  le  dignità 
di  gran  priore  e  le  commende  di  Prussia 
solo  a' sudditi  russi  fossero  compartite, 
come  meglio  narra  il  dotto  p.  Thainer, 
neh'  opera  :  Vicende  della  Chiesa  catto- 
lica di  amendue  i  riti  nella  Polonia  e 
nella  Russia, n.  5o.\.  Della  sede  vescovi- 
le di  rito  greco-ruteno,  unita  a  quella  di 
Luck  o  Luceoria,  V.  Luceoria. 

OSTROGOTI.  V.  Goti. 

OSTUNI  (Ostimeli).  Città  vescovile 
del  regno  delle  due  Sicilie,  nella  provin- 
cia di  Terra  d'Otranto,  distretto  e  capo- 
luogo di  cantone,  a  più  di  8  leghe  da 
Brindisi,  in  vicinanza  al  mare  Adriati- 
co ov'  è  il  porto  di  Villanova, posta  fra 
monti,  e  circondata  al  di  fuori  da  spessi 
boschi  di  olivi  e  mandorle,  in  che  con- 
siste la  maggiore  sua  rendita.  Negli  ad- 
diacenti  stagni  crescono  moltissime  can- 
ne utili  all'agricoltura. La  cattedrale  con 
battisterio,  ottimo  edificio,  è  sacro  alla 
Beata  Vergine  Assunta,  essendone  par- 


OST 

roco  un  canonico  coadiuvato  dal  cappel- 
lano. Il  capitolo  si  compone  di  5  dignità, 
arcidiacono,  cantore,  arciprete,  tesorie- 
re, ec,  di  19  canonici,  compresi  il  peni- 
tenziere e  il  teologo,  di  26  mansionari 
e  di  i5  cappellani,  e  di  altri  ecclesiasti- 
ci. Vi  sono  due  altre  chiese  parrocchiali, 
tre  conventi  di  religiosi,  due  monasteri 
di  monache,  confraternite,  ospedale  e  se- 
minario con  alunni.  L'episcopio  è  pros- 
simo alia  cattedrale.  La  sede  vescovile  fu 
eretta  nel  VI  secolo  o  meglio  ristabilita 
circa  il  1000,  sotto  la  metropoli  di  Brin- 
disi (V),  la  quale  un  tempo  fu  riunita 
ad  Oria  (V.),  e  mentre  era  arcivescovo 
delle  due  chiese  Marco,  fiorito  nel  1 000, 
governava  pure  come  vescovo  la  diocesi 
di  Ostuni.  Pio  VII  nel  1 8  1 8  con  la  bolla 
De uliliori, affidò  la  sede  d'Ostuni  in  am- 
ministrazione perpetua  all'arcivescovo  di 
Brindisi,  che  dal  18T0  è  mg.1  Giuseppe 
Rotondo  di  Capua.  La  diocesi  di  Ostu- 
ni si  estende  per  circa  20  miglia  di  ter- 
ritorio e  contiene  4  luoghi. 

Il  primo  vescovo  di  Ostuni ,  Hoslu- 
nunt  o  Ostunurn,  che  si  conosca,  è  Dat- 
to  che  intervenne  nel  1071  alla  dedica- 
zione della  chiesa  di  Monte  Cassino.  Nel 
5q6  già  questa  sede  vescovile  fioriva,  ma 
pei  greci  scismatici  e  per  le  guerre  an- 
darono in  perdizione  tutte  le  memorie 
sino  all'anno  1000  de'  pastori  che  la  go- 
•vernaronOjComenel  1698  dichiarò  in  una 
lapidei!  vescovo  Melazio,  quando  decorò 
l'episcopiocolle  immagini  dei  suoi  prede- 
cessori, come  nota  il  Tafuri.  Tra  i  più  di- 
stinti vescovi  nominerò:  Antonio  Giona- 
ta  dottissimo,  difensore  delle  prerogative 
e  de'  beni  di  sua  chiesa,  eletto  nel  1099. 
Francesco  de  Caballeriis  di  Brindisi,  elet- 
to dal  capitolo  in  competenza  di  altro,  e 
confermato  nel  i33y  da  Benedetto  XII. 
Pietro  Calice  di  Cesena  nel  1370  fu  tras- 
lato a  Raglisi,  l'arcivescovo  della  qual 
chiesa  Ugo  Cigala  genovese,  fu  in  vece 
quivi  trasferito.  L'antipapa  Clemente  VII 
nel  i3t8  fece  amministratore  Pietro  de 
Barreria  e   pseudo  cardinale,  oude  ne 


OS  v 
parlai  nel  voi.  Ili,  p.  21  I.  Nel  i.\\~  Ni- 
cola de  Arpi  o  Arpono  arcidiacono  di  Ta- 
ranto, che  donò  sacre  suppellettili  alh 
cattedrale,  che  riedificò  dai  fondamenti, 
ed  eresse  altri  edilìzi.  Gio.  Antonio  de 
Ruggieri  salernitano  del  1  5 1  7,  vigilantis- 
simo pastore,  restaurò  ed  ampliò  l'epi- 
scopio. Cesare  Carafa  nobile  napoletano, 
morto  nel  i6o3,  che  celebrò  il  sinodo 
stampato  nel  1 588.  Nel  1606  Vincenzo 
Mei  igne  siciliano,  traslato  da  Castro^  in- 
trodusse in  Ostimi  i  paolotli,  eresse  il 
monte  di  pietà  pei  poveri,  ed  altro  per 
dotare  le  zitelle  miserabili,  un  terzo  mon- 
te destinò  per  esporre  una  volta  al  mese 
il  ss.  Sagra  mento;  donò  alla  chiesa  sup- 
pellettili sacre,  ridusse  in  miglior  forma 
il  coro  della  cattedrale,  eresse  la  parroc- 
chia dello  Spirito  Santo  e  fu  benemeri- 
to di  quella  di  s.  Vito.  Nel  i6{o  Fabio 
Magnesi  di  Putiniano  vi  fu  trasferito  da 
Tre  vico,  riformò  il  clero,  e  nella  catte- 
drale fabbricò  nobile  cappella  a  s.  Gae- 
tano. Nel  16ÌJ9  Carlo  Persone  barone 
d'Otranto,  lodato  per  dottrina,  zelo  e 
pietà.  Nel  1670  Benedetto  Melazio  pa- 
trizio di  Bisceglia,  eloquente  e  chiaro 
letterato  e  giureconsulto  ;  governò  egre- 
giamente, ornò  la  cattedrale,  nell'episco- 
pio fece  quanto  dissi  di  sopra  ed  eresse 
una  nuova  cappella,  incominciò  a  fab- 
bricare il  seminario,  e  difese  le  ragioni 
di  sua  chiesa.  Nel  1707  Bizanzio  Filo 
d'Altamura,  erudito  profondo,  traslato 
di  Oppido,  compì  l'edilìzio  del  semina- 
rio, e  morì  nel  1720.  Con  questi  nell'/- 
1,/l.a  sacra  d'  Ughelti,  t.  <) ,  p.  ì()  ,  >i 
termina  la  serie  de'  vescovi,  proseguila 
dalle  Notizie,  di  Roma,  L'ultimo  essendo 
Gio.  Ballista  Brancaccio  napoletano  del 
1  792. 

OSVALDO  (s  ),  arcivescovo  di  Yòrck. 
Era  nipote  di  s.  Odone  arcivescovo  di 
Cantorbery,  il  quale  si  prese  cura  spe- 
1  iale  della  sua  educazione,  e  lo  fece  de- 
cano del  capitolo  di  Winchester.  Osval- 
do, sentendosi  chiamato  alla  solitudine, 
rinunziò  il  suo  benefizio,  passò  in  Iran- 


0  S  VV  ;(J 

eia  e  si  rese  monaco  nell'abbazia  di  Fleu- 
ry.  Indi  a  non  molto  l'utilità  della  chie- 
sa d'Inghilterra  lo  fece  richiamare  nella 
sua  patria  ,  e  succedette  a  s.  Dunstano 
nella  sede  di  Worcester,  Terso  il  <)"')• 
Egli  adempì  a  tutti  i  doveri  dell'episco- 
pato con  molta  edificazione,  e  per  far 
fiorire  la  pietà  nella  sua  diocesi,  vi  fon- 
dò un  monastero  d'  uomini  a  Westber- 
ry  ;  quindi  per  commissione  del  duca 
àylwine  fondò  quello  di  Ramsey  nella 
contea  di  Huntington.  Nel  972  fu  co- 
stretto accettare  l'arcivescovato  di  Yorck. 
coli'  obbligo  di  governare  nello  stewj 
tempoanche  la  chiesa  di  Worcester.  Ap- 
plicossi  indefessamente  a  predicare  la 
parola  di  Dio,  a  riformare  gli  abusi  ,  a 
dilfondere  la  pietà.  Avea  sempre  alla 
sua  tavola  12  poveri,  cui  affettuosa- 
mente serviva  e  lavava  i  piedi.  Tutti  i 
momenti  clie  potea  togliere  alle  funzio- 
ni dell'episcopato,  andava  a  passarli  in 
un  convento  di  benedettini  ch'egli  avea 
fondato  a  Worcester,  affine  d'attender 
ivi  «/religiosi agli  esercizi  della  preghie- 
ra e  della  mortificazione.  Morì  in  que- 
sto convento  a'  2q  febbraio  092.  Il  suo 
corpo  fu  disotterrato  l'anno  1002  da  s. 
Adolfo  suo  successore,  e  Dio  l'onorò  di 
molti  miracoli  ;  poscia  fu  trasportato  a 
1  orck  il  dì  1  j  d'oltobre,  eh'  è  il  giorno 
in  cui  si  celebra  la  sua  festa  principale. 
OSWALDO  (s.),  re  e  martire  in  In- 
ghilterra. Figlio  di  Edelfrido, che  regna- 
va in  una  parte  del  Northuinbei  land,  do- 
po la  morte  del  padre,  ucciso  in  batta- 
glia nel  Gì",  si  rifugiò  nella  Scozia  coi 
suoi  fratelli  Eanfrido  ed  Om\  i.  Colà  fu- 
rono essi  istruiti  nella  religione  cristia- 
na e  battezzati.  Morto  il  re  Ed  w ino,  i  fi- 
gli di  Edelfrido  ritornarono  nel  loro  pae- 
se. Eanfrido,  ch'era  il  primogenito,  eb- 
be il  regno  di  Deire  ,  mentre  ()->wi  cu- 
gino germano  di  Edwino  ebbe  quello  di 
Bernicia  ;  ma  uccisi  ambedue  nello  stes- 
so anno,  caddero  i  due  regni  nel  potere 
di  Oswaldo.  Assai  1(0  da  Ceadwalla  o  Car- 
dwella,  re  dei  bretoni,  ne  riportò  coni- 


6ò  OSW 

pinta  vittoria  presso  alla  muraglia  dei 
pilli.  Prima  del  combattimento  Osw  aldo 
fece  fare  una  gran  croce  di  legno  ,  cui 
piantò  di  propria  mano,  esortando  i  sol- 
dati ad  implorare  l'  aiuto  divino  dinan- 
zi ad  essa  prostrati.  Questa  croce  diven- 
ne assai  celebre  in  progresso  di  tempo, 
come  narrano  Beda  ed  Alcuino,  ed  il 
luogo  ove  fu  innalzata  si  chiamò  TTcven- 
felik  ossia  Campo  del  cielo.  Il  santo  re 
si  diede  a  rimettere  il  buon  ordiue  nei 
suoi  stati,  ed  usò  tutta  la  sua  autorità 
per  farvi  trionfare  la  religione  di  Cristo, 
chiamando  a  tal  fine  degli  operai  evan- 
gelici dalla  Scozia,  e  facendo  edificare  da 
tutte  le  parti  chiese  e  conventi.  Egli  di- 
ventò molto  possente,  e  da  ultimo  tutti 
i  re  dell'eptarchia  gli  rendevano  omag- 
gio; ma  altrettanto  era  umile  e  sotto- 
messo a  Dio,  affabile  e  caritatevole  ver- 
so i  poveri.  Dopo  otto  anni  di  prospero 
regno,  Penda  re  di  Merci  a  pagano,  as- 
sali i  di  lui  stati,  e  si  venne  a  battaglia. 
Oswaldo,  inferiore  di  forze,  fu  sconfitto 
e  perdette  la  vita  sul  campo  a'5  di  ago- 
sto del  642,  nel  trcntesimo-ttavo  annodi 
sua  età.  Penda  ordinò  che  si  tagliassero 
Ja  testa  e  le  braccia  al  santo  re,  e  le  fe- 
ce appendere  a  due  alberi;  ma  Oswi  fra- 
tello e  successore  di  s.  Oswaldo,  le  invo» 
lo  l'anno  appresso,  portò  le  braccia  al 
suo  palazzo,  e  inandò  la  testa  a  Lindi- 
sfarne.  Queste  ed  altre  sue  reliquie  fu- 
rono in  appresso  trasferite  ed  onorate  in 
molli  luoghi.  La  festa  di  s.  Oswaldo  si 
celebra  a'  5  di  agosto. 

OSWINO  (s.),  re  in  Inghilterra.  Era 
figlio  di  Osrico  re  di  Deire,  e  passali 
io  anni  in  esilio  fra  i  west-sassoni,  ri- 
cuperò nel  644  Ulla  palle  del  regno  pa- 
terno. Mostrassi  zelante  per  la  religio- 
ne, umile,  caritatevole,  ripieno  di  dol- 
cezza e  di  bontà  per  tutti.  Breve  fu  il 
suo  regno,  dappoiché  assalilo  da  Oswi, 
non  osò  mettersi  in  campo  per  resister- 
gli ;  ma  ricoveratosi  nella  casa  del  con- 
te Unvaldo,  ch'egli  credeva  suo  amico, 
fu  da  questi  consegnalo  ad  Oswi,  il  qua- 


OTI 

le  Io  fece  trucidare ,  a'  10  agosto  del 
G'ji.  Eanfleda,  moglie  di  Oswi,  fondò 
un  monastero  a  Gilling  ,  presso  Riche- 
mond,  nella  contea  di  Yorck,  ove  il  san- 
to re,  suo  prossimo  parente  ,  era  stato 
trucidato.  Il  corpo  di  s.  Oswino  fu  por- 
tato a  Tinmoulh,  per  esservi  seppellito 
nel  monastero  fondato  dal  re  Oswaldo, 
o  secondo  altri  dal  re  Egfiido.  Avendo 
i  danesi  distrutto  questo  monastero,  re- 
stò perduta  la  memoria  del  santo  ,  fino 
allo  scoprimento  della  sua  tomba  ,  che 
si  fece  allorché  Tosti  conte  di  Norlhum- 
berland  lo  riedificò  ,  intitolandolo  alla 
Beata  Vergine  e  a  s.  Oswino. 

OTANA  o  OTTANA,  Othana.  Città 
rovinata  e  vescovile  di  Sardegna,  al  set- 
tentrione dell'isola,  situata  i3  miglia 
distante  da  Ampurias,  con  chiesa  cam- 
pestre dedicata  alla  Beata  Vergine,  ch'e- 
ra l'antica  cattedrale,  il  cui  capitolo  com- 
pouevasi  di  un  arciprete  e  8  canonici. 
La  sede  vescovile  fu  eretta  nel  secolo  XII 
sulfragauea  di  Sassari.  Giorgio  creduto 
primo  vescovo,  sottoscrisse  nel  q64  alle 
costituzioni  dell'  antipapa  Leone  Vili; 
ma  veramente  il  primo  vescovo  fu  Gio- 
vanni I  del  1 1  1 G.  Giulio  li  nel  1 5o3  e- 
rigendo  Alghero  (P.)  in  sede  vescovile, 
vi  trasferì  questa  di  Otana,  a  cui  erano 
pure  unite  le  sedi  di  Castro  e  Bìsarcio  : 
però  nell'erezione  di  Nuoro  nel  17796 
di  Bisarcionel  i8o3,  Alghero  soffrì  qual- 
che restrizione  nel  territorio.  Mattei,  Sar- 
dinia sacra,  a  pag.  2  ig,  riporta  la  serie 
de'  vescovi. 

OTHRYfS,  OTHIIYES,  Oiris.  Se- 
de vescovile  della  Frigia  Salutare  ,  sotto 
la  metropoli  di  Sinuada,  neh'  esarcato 
d'Asia,  eretta  nel  V  secolo.  Ebbe  5  ve- 
scovi. Orìens  christ.  t.   1,  p.  848. 

OTILIA  (s.  ),  abbadessa.  Nacque  da 
Adahico  o  Atico  duca  di  Alsazia  ,  e  da 
Berchsinda  o  Beruinda ,  zia  materna  di 
s.  Leodegario.  Essendo  nata  cieca,  suo 
padre  voleva  farla  morire ,  ma  la  ma- 
dre 1'  affidò  ad  una  fedele  nutrice  ,  e 
maudolla  poscia  iu  un  monastero.  Oli- 


OTR 
Jia,  ricevendo  il  battesimo,  ricuperò  la 
vista,  e  questa  grazia  le  inspirò  il  desi- 
derio di  dedicarsi  a  Dio.  Venuto  Adal- 
rico  a  cognizione  di  epiesto  miracolo,  non 
mutò  perciò  sentimento;  anzi  fece  mo- 
ine di  percosse  uno  de'  suoi  figli,  che 
per  tentar  di  piegarlo  aveva  fatto  secre- 
tamente  ritornare  la  sorella.  Sennonché, 
ravvedutosi,  detestò  la  sua  barbarie,  per- 
mise alla  figlia  di  seguire  la  sua  voca- 
zione, e  si  unì  ad  essa  per  inslituire  una 
comunità  di  vergini  in  Hohenburgo. 
Quindi  le  cedette  il  possesso  di  quel  ca- 
stello ,  colle  rendite  e  le  terre  che  n'  e- 
rano  dipendenti,  e  ritiratosi  poi  presso 
di  lei,  con  sua  moglie,  morì  negli  eser- 
cizi della  penitenza  li  20  febbraio  del 
figo.  Frattanto  la  comunità  di  Hohen- 
burgo divenne  sempre  più  florida.  O- 
tilia  insegnò  col  suo  esempio  ad  accop- 
piare la  contemplazione  agli  esercizi  del- 
la vita  attiva.  Fece  fabbricare  uno  spe- 
llale a  pie  del  monte  ov'  era  situato  il 
mio  monastero,  per  ricevervi  i  poveri 
ed  i  malati.  Circa  1'  anno  700  fondò,  vi- 
cino al  suo  spedale,  un  altro  monastero, 
e  tenne  il  governo  delle  due  comunità. 
Spirò  tranquillamente  li  i3  dicembre, 
probabilmente  circa  I'  anno  720,  dopo 
avere  radunate  le  sorelle  per  dar  loro  le 
sue  ultime  istruzioni,  e  ricevuto  il  san- 
to Viatico.  Fu  seppellita  a  Hohenburgo, 
dove  tuttavia  conservasi  il  suo  corpo,  ed 
«'"  patrona  dell'  Alsazia,  che  l'onora  con 
peculiare  devozione,  celebrandone  la  fe- 
sta il  giorno  i3  dicembre. 

OTRANTO  (Hydruntin).  Città  con 
lesidenza  arcivescovile,  nel  regno  delle 
due  Sicilie,  nella  provincia  di  Terra  d'O- 
tranto, antica  e  celebre  della  Japigia  o 
IWessapia,  distretto  e  capoluogo  di  canto- 
ne, 8  miglia  da  Lecce  e  28  da  Taranto, 
sullo  stretto  o  canale  del  suo  nome.  E' 
bagnata  dal  fiume  Idro, che  scaturendo 
da  un  monte  omonimo,  ivi  si  scarica  nel 
mare  Adriatico,  ed  d  promontorio  clic 
in  esso  si  sporge,  chiamato  Capo  d  (  >• 
tranlo,  forma  d  porto  della  città.  L'  A- 


OTR  <;. 

driatico  che  giace  in  mezzo  del  Medi- 
terraneo, dalla  parte  d'  Italia  comincia 
dal  Capo  d'Otranto,  mentre  il  Capo 
Linguetta  è  il  suo  principio  dalla  pai  te 
d'Albania.  La  città  trovasi  su  di  una  ru- 
pe, che  mette  in  mare,  ed  ha  l'Epiro  di- 
rimpetto, ossia  le  coste  albanesi.  Da  que- 
sto punto,  che  il  più  vicino  all'opposto 
continente,  voleva  Pirro  costruire  ui\ 
ponte  di  24  leghe  per  agevolare  le  co- 
municazioni col  suo  regno,  e  probabil- 
mente col  mezzo  di  navi  riunite,  idea 
rinnovata  poi  nella  guerra  piratica  da 
Vairone.  Sono  ben  munite  le  sue  mura, 
forte  è  la  cittadella  edificata  per  la  ma- 
rittima difesa,  ond  è  piazza  di  guerra  di 
3."  classe;  però  nel  resto  la  città  è  mal 
fabbricata  ed  in  cattivo  slato.  Fioriva 
ogni  dì  più  per  l'abbondanza  de'prodot- 
ti  e  per  l'attivo  commercio  col  Levan- 
te, quando  le  irruzioni  turche  nel  XV 
secolo  cominciarono  ad  affliggerla  ;  an- 
che dai  corsari  mussulmani  ebbe  fre- 
quenti molestie.  La  metropolitana  s'in- 
nalza su  bel  disegno,  ed  è  sacra  alla  Na- 
tività della  Beata  Vergine,  costrutta  da 
Ruggiero  I,  consagrata  nel  1088  d  or- 
dine d'  Urbano  11  dall'arcivescovo  Gu- 
glielmo, ed  abbellita  con  pavimento  di 
musaico  dall'arcivescovo  Gionata  :  vi  è 
il  fonte  battesimale  con  parroco  depu- 
tato dall'arcivescovo,  venerandosi  tra  le 
reliquie  quelle  de' ss.  martiri  otranlini. 
L'episcopio  è  contiguo.  Il  capitolo  si  com- 
pone della  dignità  d'arcidiacono  (prima 
v'  erano  quelle  del  decano,  tesoriere  e 
primicerio),  di  18  canonici,  compresi  il 
teologo  e  penitenziere,  di  4  mansionari 
e  di  altri  preti  e  chierici.  Vi  è  un'altra 
chiesa  parrocchiale,  per  non  nominare  le 
altre;  un  convento  di  religiosi,  un  mo- 
nastero ili  monache,  confi  atei  iuta  .ospe- 
dale e  seminario.  La  città  ebbe  parecchi 
uomini  illustri. 

Otranto,  HjrdfUtUum  a  ffydnu,  an- 
tichissima, ditesi  (ond. ita  il,i  .'Mellone  IV 

di  (  reta  1  a  So  anni  avanti  la  nostra  pi.i, 
t  prese  il  nome  dal  fiume  Idro.  Que- 


6a  OTR 

sto  fu  il  primo  luogo  che  Pitagora  illustrò 
colle  sue  opinioni  filosofiche  e  colle  ar- 
ti the  vi  fece  conoscere.  Sotto  i  romani 
la  città  assai  fiorì  e  fu  municipio  ;  indi 
passò  sotto  il  dominio  del  greco  impero. 
Allorché  Papa  Costantino  iteli' ottobre 
7  i  o,  recandosi  a  Costantinopoli  da  Giu- 
stiniano li,  per  accomodar  le  vertenze 
del  concilio  Trullano,  s'imbarcò  nel  Por- 
to romano,  onorò  di  sua  presenza  la  cit- 
tà, incontrato  con  gran  pompa.  Ivi  so- 
pravvenuto l' inverno,  fu  costretto  fer- 
marsi. L'imperatóre  scrisse  a  tutti  i  go- 
vernatori de'  luoghi  pe'  quali  dovea  pas- 
sare il  Pontefice,  ordinando  onorarlo  co- 
me la  sua  persona,  per  cui  ovunque  fu 
spesato  e  trattato  magnificamente:  ve- 
nuta la  primavera  partì  d'Otranto,  e  con- 
tinuò il  suo  viaggio.  Come  nel  14S0  la 
città  agli  1  1  aprile  andò  in  rovina  per 
l'assalto  terribile  e  presa  che  ne  fecero 
i  turchi,  trucidando  gli  adulti  in  odio 
alla  fede,  riserbando  per  ischiavi  i  fan- 
ciulli e  le  donne,  Io  dissi  nel  voi.  XV III, 
p.  60,61  ed  altrove, in  un  a  quanta  pre- 
murosa parte  ne  prese  Sisto  IV.  L'atro- 
ce fallo  venne  dipinto  in  una  cappella 
della  cattedrale,  ove  le  ossa  de' cristiani 
trucidati  sono  in  venerazione.  Tuttora 
si  dice  Valle  de' martorila  contrada, ove 
il  vescovo  alla  testa  degli  abitanti  perì 
sotto  il  ferro.  La  presa  d'Otranto  fu  me- 
morabile e  spaventò  tutta  Italia.  Ferdi- 
nando I  la  ritolse  ai  turchi,  sbalorditi 
per  l'improvvisa  morte  di  Maometto  II. 
Il  re  Alfonso  11  procurò  ripararne  i  dan- 
ni ed  accrescerne  l'importanza  con  mu- 
nirla di  nuove  fortificazioni,  costituen- 
dola emporio  del  commercio  levantino, 
laonde  veleggiarono  d'ogni  banda  le  na- 
vi per  afferrarne  il  porto.  Da  questa  nel 
1J71  salpò  una  parte  della  flotta  che 
a  Lepanto  distrusse  quella  degli  ottoma- 
ni. Nel  1804  i  francesi  obbligarono  il  re 
Ferdinando  IV  a  ricevere  lungo  la  co- 
sta adriatica  dal  Tronto  sino  ad  Otran- 
to, un'armata  di  osservazione  per  sorve- 
gliare i  movimenti  inglesi,   la  quale  si 


O  T  Et 

fece  strada  conciò  all'occupazione  di  tut- 
to il  regno.  Nel  18  io  Napoleone  die  il 
titolo  di  duca  d'Otranto  a  Fouché  suo 
ministro  di  polizia,  erigendo  perciò  la 
città  in  ducato  titolare. 

11  lume  della  fede  è  tradizione  che 
Io  ricevesse  dal  principe  degli  apostoli  s. 
Pietro,  che  vi  eresse  un  altare,  il  quale  di- 
venne cattedrale,  sinché  fu  edificata  l'o- 
dierna. La  sede  vescovile  eretta  nel  V 
secolo,  elevata  poi  a  metropolitana,  ora 
ha  tre  soli  suffragane*!,  Lecce,  Ugento  e 
Gallipoli.  Pio  VII  nel  18  1  8,  con  la  bolla 
De  uiiliori,  unì  ad  Ugento,  Alessano  al- 
tro sull'raganeo,  come  pure  unì  in  per- 
petuo ad  Otranto  la  chiesa  di  Castro 
(V.).  L'arcivescovo  d'Otranto  fu  deco- 
rato di  molte  prerogative,  come  signore 
della  provincia  d'  Otranto  con  titolo  di 
serenissimo,  godendo  le  regalie  alla  mor- 
te de'  baioni  e  vescovi  feudatari,  e  da 
questi  ultimi  avea  la  loro  mula,  letto, 
sandali,  croce  pettorale,  anello,  cappel- 
lo pontificale;  il  suo  sigillo  di  piombo 
pende  da  Un  cordone  rosso;  ne' concila 
provinciali  suole  convocarvi  anche  il  Te- 
seo vo  di  Nardo.  Il  i.°  vescovo  d'Otran- 
to fu  Benedetto  che  fiorì  nel  43  1 ,  e  con 
esso  principia  la  serie  l'Ughelli,  Italia  sa- 
era,  t.  e),  p.  5i,  ed  il  Coleti  nel  t.  io,  p. 
260),  di  benedetto  come  di  altri  rettifica 
alcuni  errori  e  oaamissionii.lt a.  vescovo 
fu  Pietro  1  ,  a  cui  s.  Gregorio  I  nel  096 
collimisela  visita  delle  chiese  di  Brindi- 
si e  Gallipoli.  Successero,  Sabino  o  Savi- 
niano  del  JQQJ  Pietro  11  del  60  1 ,  da  Po- 
lyeucto  patriarca  fatto  arcivescovo  ;  An- 
drea del  6  [q,e  Giovanni  de!  680,  dopo 
il  quale  per  più  di  3oo  anni  vacò  la.se- 
de  de'  vescovi  cattolici. 

Il  Rodotà,  Dell'origine  Jtl  rito  greco  in 
I/alia, avverte  che  la  chiesa  d'Otranto  fu 
per  qualche  tempo  governata  da  vescovi 
scismatici, chegh  si  davanodai  patriarchi 
di  Costantinopoli,  elevandoli  come  dirò 
ad  arcivescovi, dopo  che  il  patriarca  Ana- 
stasio occupò  le  chiese  delle  provinciedi 
Puglia  e  Calabria.  Nell'879  n'era  arme- 


OTR 

scovo  lo  scismatico  Marco  monaco  ed  eco- 
nomo della  chiesa  di  Costantinopoli, eccel- 
lente poeta,  il  quale  contribuì  alla  disposi- 
zione dell'uffizio  che  i  greci  recitano  dalla 
domenica  di  seltuagesirnasino  a  Pasqua; 
aggiunse  alcune  odi  e  perfezionò  il  ca- 
none che  recitano  nel  sabato  santo:  per 
la  sua  erudizione  sacra  venne  chiamato 
il  sapientissimo.  Esso  nudriva  sentimenti 
opposti  al  domma  cattolico,  e  fu  uno  del- 
lascismatica adunanzaFoziana  dell'Syg. 
Anastasio  suddetto  patriarca  di  Costan- 
tinopoli  iconoclasta  ,  col  favore  impe- 
riale sottrasse  dall'obbedienza  del  Papa 
diverse  chiese  anche  della  Puglia,  sedu- 
cendòne   i  pastori  con  titoli  e  lusinghe, 
onde  Otranto  che  a'  tempi  di  Leone  l'I- 
saurico  era  stata  unita  al  patriarcato  di 
Costantinopoli  con  titolo  arcivescovile  di 
solo  onore  e  senza  suffragane-!,  nel  secolo 
X  l'ebbe.  L'imperatore Niceforo per  odio 
contro  la  chiesa  romana,  ordinò  a  Po- 
lyeucto  patriarca  di  Costantinopoli  che 
attribuisse  a  Otranto  per  la  sua  fedeltà 
e  divozione  al  greco  impero  5  vescovi 
suffragane-!,  e  che  non  permettesse  che 
in  tutta  la  Puglia  e  Calabria  si  celebras- 
sero i   divini  misteri   in  rito  latino,  ma 
in  greco  ;  ciocche  effettuò  nel  968,  e  per 
suffragane!  d'Otranto  dichiarò  i  vescovi 
d'  Acerenza,  Tursi,  Gravina,  Matera  e 
Tricarico,  cui  si  appartenesse  la  loro  con- 
secrazione,  esercitata  fin  allora  dal  Papa. 
Quindi  Pietro  III  arcivescovo  d'Otran- 
to inculcò  a  tutte  le  chiese  delle  due  pro- 
vincie di  Puglia,  cioè  Otranto  eBasilica- 
ta, per  comando  del  patriarca,  che  adot- 
tassero il  rito  greco,  ma  per  tutto  l'oc- 
cidente si  eccitarono  gravissimi  rumori, 
mentre  le  chiese  d'Otranto  e  Tricarico, 
non  comprendendone  le  conseguenze,  si 
conformarono  all'  ordiue   detestabile  di 
Polyeucto.  Gli  altri  vescovi  di  Calabria, 
Basilicata  e  Terra  d'  Otranto,   benché 
avessero  orrore  alla  proposizione  di  ab- 
bandonare l'uso  degli  azimi  nel  sagrifi- 
zio,  si  mostrarono  deboli,  finché  il  co- 
raggioso Giovauui  arcivescovo  di  Bari 


OTR 


63 


li  scosse  a  rigettare  il  riprovevole  atten- 
tato, continuando  nel  rito  latino,  in  che 
si  unirono  i  popoli,  malcontenti  della 
greca  dominazione. 

Nel  secolo  XI   Otranto,  insieme  con 
molte  altre  chiese  delle  provincie  napo- 
letane, riacquistò  il  rito  latino,  e  fece  ri- 
torno all'antica  obbedienza  de'Papi,  don- 
de mai  poi  si  dipartì  :  fu  fregiata  di  gran- 
di onori  dai  Pontefici,  i  quali  aggiunse- 
ro tra'  suoi  suffragane-!  le  nuove  chiese 
di  Lecce,  Alessano,  Castro,  Gallipoli    e 
Ugenlo.  I  suffragane!  dati    ad   Otranto 
da  Polyeucto,  furono  sottratti  da  s.  Leo- 
ne IX   Papa  del    1  o4q,  forse  a  motivo 
della  distanza  della  città,  e  in  vece  si  at- 
tribuirono all'arcivescovo  d'  Acerenza; 
cos'i  Otranto  canonicamente  e  legittima- 
mente fu  fatta  metropolitana.  Tuttavol- 
ta  il  rito  greco  si  mantenne  in  altre  chie- 
se inferiori  della  città, uffizia te  da  sacer- 
doti nazionali,  finche  esse  pure  abbrac- 
ciarono il  latino.  Però  i  greci  sparsi  nel- 
1'  arcidiocesi  si  sostennero  sino  al  secolo 
XVI,  e  nel  sinodo  celebrato  dal  vescovo 
Corderos  vi  si  trovarono  200  sacerdoti 
greci.  La  moltitudine  de'greci  dell'arci- 
diocesi  e  provincia  d'Otranto,  fu  cagio- 
ne che  i  Pontefici  solleciti  del  loro  rego- 
lamento, riguardarono  l'arcivescovo  con 
distinzione  e  onore;  era   esso  il  canale, 
per  cui  comunicavano  le  loro  disposizio- 
ni a  vantaggio  delle  chiese  greche  nelle 
provincie  napoletane.  Sono  membra  del- 
l'arcidiocesi  d'  Otranto  le  terre  di  s.  Pie- 
tro in  Galatina  e  di  Coriliano,  che  per 
lungo  tempo   osservarono  il  rito  gioco, 
al  modo  che  descrive  il  Rodotà,  il  quale 
pure  descrive  il  celebre  monastero  gre- 
co di  s.  Nicolò  di  monaci,  presso  Otran- 
to. Questi  religiosi  professando  tutte  le 
scienze   dierono  alla  luce  molti  libri,  e 
copioso   numero  di  giovani  studenti  vi 
accorse  da  tutte  le   parti  del  regno   per 
apprendervi   da  sì  eccellenti   maestri   le 
greche  discipline  senza  pagar  mercede, 
essendo  eziandio  sostentati  dal  ni 
ro.  Fatalmente  i  monaci  deviarono  dal 


64  OTR 

ietto  sentiero  della  fede,  sostenendo  per 
qualche  tempo  gli  errori  comuni  agli  sci- 
smatici. Uno  de'moderatori  del  cenobio 
fu  il  famoso  Nettario,  che  intervenuto 
nel  1179  nel  concilio  di  Laterano  111, 
tuttavia  persistè  nell'errore,  onde  fu  lo- 
dato altamente  dai  suoi,  ma  fini  misera- 
mente poco  dopo  di  vivere.  Fu  abbate 
del  monastero  il  rinomato  filosofo  Nicolò 
d'Otranto  detto  Niceta,  fiorito  nel  120  r, 
che  vi  riunì  da  Grecia  una  scelta  libre- 
ria, alcuni  codici  della  quale  passarono 
poscia  al  cardinal  Bessarione,  indi  a  Ve- 
nezia nella  Marciana,  e  il  resto  perì  nel 
ì/±$o  nel  sacco  de'  turchi  tanto  memo- 
rabile. Grave  è  l'errore  di  coloro  che  ce- 
lebrarono l'abbate  Nicolò  come  affezio- 
nato e  unito  alla  chiesa  romana. 

Ugo  del  1068  fu  il  i.°  arcivescovo  la- 
lino  che  si  conosca,  mail  Coleti  afferma 
che  solo  il  3.°  suo  successore  ebbe  cer- 
tamente tal  dignità.  Fra  gli  arcivescovi 
ricorderò,  Tancredi  di  Monte  Foscolo 
francescano, 'vescovo  di  Neocastro,  richie- 
sto dal  capitolo,  non  confermato  da  Mar- 
tino IV  nel  1282;  invece  nel  1283  fu 
sostituito  Giacomo,  chiaro  per  scienza  le- 
gale e  virtù,  domenicano.  Giacomo  d'I- 
tri,  non  francese,  accorto  e  di  talento, 
già  vescovo  d'Ischia,  poi  di  Martorano 
enei  1  376  arcivescovo  d' Otranto,  col 
titolo  di  patriarca  di  Costantinopoli  in 
jiartibus,  per  cui  prese  abbaglio  mg.r 
d'Aste,  De  memorai,  eccl.  Hydrunt.,  nel 
dire  che  Giacomo  patriarca  di  Costan- 
tinopoli assoggettò  a  quella  sede  nuova- 
mente Otranto,  onde  restò  nello  scisma 
sino  a  Bonifacio  IX.  Sibbene  divenuto 
nel  1378  Papa  Urbano  VI,  essendo  Gia- 
como a  lui  di  voto  ed  amico,  i  cardinali 
scismatici  avendolo  guadagnato,  l'eletto 
antipapa  Clemente  VII  per  premio  di 
sua  fellonia  lo  fece  anticardinale,  onde 
procurò  di  assoggettargli  la  chiesa  d'O- 
tranto, ma  fu  deposto  da  Urbano  VI,  co- 
me dissi  nel  voi.  1 1 1,  p.  2  1  1 ,  e  gli  surrogò 
Tirello  o  Tinello;  mentre  1'  antipapa  a- 
vea  dato  in  commenda  Otranto   a  ir. 


O  T  R 

Guglielmo  francescano  vescovo  d'Urbi- 
no, dichiarandolo  patriarca  di  Costanti- 
nopoli nel  1  379,  anch'esso  spogliato  da 
Urbano  VI.  Questo  Papa  nel  i382  di- 
chiarò arcivescovo  fi*.  Pietro  Amelio,  ce- 
lebre agostiniano,  già  vescovo  di  Siniga- 
glia  e  sagrista  pontifìcio,  poi  traslato  a 
Taranto.  Giovanni  arcivescovo  di  Sipon- 
to,  essendo  stato  deposto  da  Urbano  VI, 
per  compassione  Bonifacio  IX  nel  l3qp 
lo  nominò  a  questa  chiesa.  A  suo  tempo 
l'antipapa  Benedetto  XIII  intruse  nella 
sede  Ricciardo.  Stefano  Pendinelli  di  Nar- 
do da  questa  sede  nel  i45r  fu  promos- 
so ;  dopo  a  vere  nel  1480  nella  cattedrale 
data  la  ss.  Eucaristia  a 'suoi  diocesani,  fu 
trucidato  dai  turchi,  ed  il  suo  corpo  fu 
riposto  nella  cappella  de'  martiri.  Sisto 
IV  gli  sostituì  i3  kalenda  decembris 
i4^o  fr.  Stefano  di  Squillace  francesca- 
no, dotto  e  celebre  predicatore  ;  Fabrizio 
di  Capua  nobilissimo  napoletano,  illustre 
pel  candore  de'  costumi,  intervenne  al 
concilio  Lateranense  V,  ed  ottenne  da 
Clemente  VII  alcuni  privilegi  per  la  sua 
chiesa,  in  considerazione  della  catastro- 
fe sofferta  dai  turchi.  Nel  i5t.6  il  Papa 
deputò  amministratore  il  cardinal  Ales- 
sandro Ctsarini,  cui  successe  qual  ve- 
scovo nel  1 536  Pietro  Antonio  di  Ca- 
pua, nipote  di  Fabrizio,  eruditissimo  in 
tutte  le  letterej  fu  al  concilio  di  Trento 
con  somma  lode  nel  1  567, e  celebrò  il  si- 
nodo; nel  1  586  Marcello  Acqua  vi  va  no- 
bilissimo, ch'esercitò  egregiameute  gra- 
vi legazioni;  nel  1623  fr.  Diego  Lopez 
de  Andrada, agostiniano  portogbese,  pie- 
no d'integrità  e  carità,  zelo  per  le  ani- 
me e  pel  clero,  onde  statuì  provvide  leg- 
gi nel  sinodo,  e  lasciò  dotte  opere  pre- 
dicabili; nel  1 635  Gaetano  Cossa  napo- 
letano teatino,  lodato  per  dottrina  e  sol- 
lecitudine pastorale  ;  nel  1696  France- 
sco Maria  d'Aste  nobile  romano,  dotto 
preposito  de' teatini,  encomiato  per  vi- 
gilanza, pietà  e  diligenza,  e  ci  lasciò:  Me- 
tnorabilia  Hydruntinae  ecclesiae  ;  Hit- 
lodo  della  sanla  visita  apostolica:   Di- 


OTR 

sceptationes  in  Marlyrologìum  Roma- 
mini.  Con  questi  Dell' Ughelli ri  termina 
la  serie  degli  arcivescovi,  che  prosegue 
le  Notizie  di  Roma.  Gregorio  XVI  nel 
i834  preconizzò  l'odierno  arcivescovo 
mg.r  Vincenzo  Andrea  Grande  di  Lee- 
ce,  quindi  nel  iS^fece  suo  ausiliare 
e  vescovo  di  Gerocesarea  inpartibus  mg.r 
Luigi  Bienna  d'Otranto.  L'arcidiocesi  è 
ampia,  si  estende  iu  circa  80  miglia,  e 
contiene  56  luoghi.  Ogni  arcivescovo  è 
tassato  in  4°°  fioriui,  ascendendo  le  ren- 
dite della  meusa  a  36oo  ducati  circa, 
con  qualche  peso. 

OTRICOLI,  Otriculum,  Utriculum, 
Ocricolum,  Ocrea.  Già  sede  vescovile, 
ora  borgo  e  comune  soggetto  alla  dio- 
cesi e  governo  di  Narni,  distretto  di  Ter- 
ni, delegazione  di  Spoleto,  situato  in  vet- 
ta d'una  collina  sulla  via  consolare.  E 
cinto  di  mura,  fuori  delle  quali  è  la  sta- 
zione postale,  con  diversi  alberghi  e  bot- 
teghe, lunge  12  miglia  da  Civita  Ca- 
slellana.  La  principal  chiesa  di  s.  Maria 
è  collegiata,  con  sotterraneo  antichissi- 
mo, e  ne'  tempi  remoti  era  un  ritiro  di 
monaci.  Il  Cancellieri  nelle  Memorie  di 
t.  Medico  martire  e  cittadino  d'  Od  i- 
coli,  Roma  18  12,  parla  di  questo  patro- 
no d'Otricoli,  e  di  altre  notizie  del  luo- 
go, come  de'corpi  de'santi  che  ivi  si  ve- 
nerano. Nel  sottoposto  piano  presso  il 
Tevere,  forse,  ovvero  unitamente  al  fab- 
bricato odierno,  surse  la  nobile  e  anti- 
ca città  di  Ocrea  o  Ocricoli,  già  colonia 
e  probabilmente  ancora  municipio  ro- 
mano e  città  degli  umbri,  che  altri  cre- 
dono de'sabini,  la  cui  importanza  indi- 
cano i  molti  diroccali  edifizi,  fra' quali 
un  anfiteatro  e  varie  torri,  rim petto  a 
Gallese,  dalla  quale  è  divisa  dal  fiume. 
Fu  sede  vescovile,  ed  ebbe  per  vescovi 
Erculio  o  Ercole,  che  assistè  al  concilio 
romano  di  s.  Felice  11  detto  III  nel  \&j  : 
Costanzo  che  fu  a  quello  tenuto  da  s.  Sim- 
maco nel  4q9  >  s-  Fulgentio  che  ne  occu- 
pò la  sede  sotto  \  igilio  Papa  nel  5^o  e 
sutto  il  crudele  Totila  re  dc'goti  ;  e  Do- 

VOL.  L. 


OTR  6  T 

inenico  diesi  recò  al  concilio  di  Roma 
nel  ">o,5  adunato  da  s.  Gregorio  I.  U- 
ghelli,  Italia  sacra  t.  X,  p.  1  5o.  Nel  ter- 
ritorio si  trovano  avanzi  di  antichi  mau- 
solei, e  i  ruderi  della  vilia  di  Tito  An- 
nio  Milone  e  della  famiglia  Manlia.  Gli 
otrìculani  o  nei  iculani  sonososente  men- 
zionati dagli  storici  di  Roma,  e  furono 
ricevuti  dalla  repubblica  in  amicizia  a 
buoni  patti.  Quivi  nel  4  '  3  fu  aspra  bat- 
taglia fra  Eracliano  uccisore  di  Stilico- 
ne,  e  Mario  uffiziale  di  Onorio  impe- 
ratore, che  riportò  vittoria.  Claudiano 
attesta  nel  Panegyr.  de  VI  consul.  Ho- 
nord,  che  i  sobborghi  di  Roma  giunge- 
vano fino  ad  Otricoli,  distante  46  mi- 
glia, ed  ora  5o  circa  per  la  strada  di 
Monte  R.osi.  Negli  scavi  fatti  ove  furono 
la  città  e  le  ville,  tra  le  molte  cose  rin- 
venute di  sepolcri,  statue,  busti,  teste, 
colonne,  iscrizioni,  monete,  nominerò 
il  celebre  e  grandioso  musaico  a  colori 
con  testa  di  Medusa  e  combattimento  di 
centauri  e  lapiti  ,  tratto  dalle  terme  e 
collocato  nel  Museo  Vaticano,  ove  si  am- 
mirano altri  preziosi  monumenti  otri- 
colani, descritti  e  illustrati  in  varie  ope- 
re, come  ne'  Monumenti  antichi,  Roma 
.784. 

Otricoli  antica  fu  fuori  del  ducato  di 
Spoleto  appartenendo  all'Umbria,  o  al- 
la Sabina  come  dichiara  il  Fatteschi. 
Otricoli  ne'tempi  di  mezzo  occupata  dai 
longobardi,  come  appartenente  al  ducalo 
romano,  quando  questo  dopo  il  726  si 
assoggettò  al  dominio  della  chiesa  roma- 
na, divenne  parte  degli  stati  ecclesiastici, 
solo  in  tempo  delle  fazioni  e  nelle  stranie- 
re occupazioni  temporaneamente  ne  fu 
sottratta,  e  nel  i433  se  ne  impadronì 
Francesco  Sforza.  Essendo  nella  via  con- 
solare, fu  onorata  dalla  presenza  di  mol- 
ti Papi.  Pio  II  recandosi  ad  Ancona  vi 
fu  nel  i4^4>  essendo  partito  da  Roma 
iu  barca  e  qui  approdò.  Paolo  IH  in%e- 
sù  Otricoli  a  terza  generazione,  con  bre- 
ve del  2q  novembre  1  S  j~.  a  Gio.  Bat- 
tista Savelli.  Pio  VI  recandosi  nel  1782 

5 


66  O  X  T 

a  Vienilo,  per  primo  luogo  di  fermata 
dormì  a  Otricoli  a' 27  febbraio  io  casa 
Genueusi,  e  nella  seguente  mattina  vi 
ascoltò  la  messa  nella  cappella,  ossequia- 
to dai   vescovi  di   Narni  e  Rieti,  e  dal 
governatore  di  Sabina.  Nel  ritorno  a' 12 
giugno  volle  vedere  gli   ubertosi  scavi, 
colle  cui  antichità  arricchì  detto  museo, 
esternando  la   sua  soddisfazione  ai  so- 
printendenti di  essi  ,  e  a  mg.r  Carrara 
dotto  archeologo  e  segretario  del  conci- 
lio. Pio  VII  diverse  volte  tragittò  per  O- 
tiicoli,e nel  voi. XLII,p.  1  53,  dissi  quan- 
to accordò  all'arciprete.  Allorché  Grego- 
rio XVI  nel  184»  visitò  il  santuario  di 
Loreto,  a'  3  1  agosto  nel  passare  da  Otri- 
coli, per  appagare  la  divozione  degli  a- 
bitanti,  ascese  una  tribuna  costruita  sul- 
l'arco autico  ivi  esistente,  perciò  vaga- 
mente ornato,  e  compartì  la  sua  bene- 
dizione all'affollato  tripudiante  popolo, 
indi  ammise  al  bacio  del  piede  gli  ec- 
clesiastici e  la  civica  magistratura,  aven- 
dolo già  incontrato  il  delegalo  di  Spoleto. 
OTTARD1  Gedizzo,  Cardinale.  Ge- 
hizzo  oGebisoneOltardida  Cesena,  mo- 
naco benedettino  e  abbate  del  monastero 
de'ss.  Bonifacio  ed  Alessio  sull'Aventino, 
nel   io83  s.Gregorio  VII  lo  fece  vesco- 
vo di  Cesena.  Già  con  Falcuino  vescovo 
ili  Fossoinbrone  uel  1076  lo  avea  inca- 
ricato della  legazione  di  Dalmazia  e  Schia- 
vonia,  coronando  in  re  uel  concilio  di  Sa- 
tana Demetrio,  che  fece  dette  provinole 
tributarie  della  chiesa    romana.  Indi   il 
Papa  l'inviò  a  visitare  moltissime  chiese 
d'Italia,  con  Mauro  abbate  di  s.  Sabba,  e 
in  premio  di   lauti  meriti   nel  1084   lo 
creò  cardinale  prete. 

OTTATO  (s),  vescovo  di  Milevi,  in 
Africa.  Fu  uno  de' più  illustri  difensori 
della  Chiesa  nel  IV  secolo,  ed  il  primo 
vescovo  ortodosso  che  scrisse  contro  lo 
scisma  dei  donatisti,  combattendo  Par- 
meniaiiOjCelebre  vescovo  di  quella  setta, 
con  un'opera  divisa  in  sei  libri,  che  fu 
sempre  molto  stimata,  alla  quale  poi 
circa  il  370  aggiunse   un  settimo  libro, 


O  T  T 

ch'i:  una  specie  di  supplemento  agli  alili 
sei,  ed  in  cui  risponde  alle  nuove  obbie- 
zioni de' donatisti.  S.  Agostino  lo  anno- 
vera insieme  co'  ss.  Cipriano  ed  Ilario, 
e  dice  eh'  era  un  prelato  di  venerabile 
ricordanza,  il  quale  si  rese  1'  ornamento 
della  Chiesa  cattolica  collo  splendore  del- 
le sue  virtù.  S.  Fulgenzio  gli  dà  il  titolo 
di  sauto,  e  lo  colloca  a  pari  con  s.  Ago- 
stino e  s.  Ambrogio.  Ignorasi  l'anno  in 
cui  morì,  ma  si  sa  che  viveva  ancora 
nel  384.  Il  suo  nome  trovasi  nel  mar- 
tirologio romano  a'4  di  giugno. 

OTTAVA,  Gelava.  Spazio  di  8  gior- 
ni destinato  alla  prorogazione  d'una  fe- 
sta, durante  il  quale  si  ripete  tutti  i  gior- 
ni una  parte  dell'uffizio  della  festa,  come 
sono  gl'inni,  le  antifone,  i  versetti,  con 
una  o  più  lezioni  relative  al  soggetto. 
L'ottavo  giorno,  che  chiamasi  propria- 
mente V oliava,  l'uffizio  è  più  solenne  di 
quello  de'giorni  precedenti.  Chiamasi  pu- 
re ottava  e  ottavario  il  periodo  delle 
prediche  o  sermoni  d'un  predicatore  du- 
rante 8  di,  con  altre  pratiche  religiose, 
come  l' ottavario  de'  defunti.  Questo  in 
Roma  sino  a  Pio  VII  si  celebrò  solo  ed 
esclusivamente  nella  chiesa  de'ss.  Andrea 
e  Gregorio  a  Monte  Celio  :  quel  Papa 
1'  estese  ad  altre  chiese.  Vedasi  Man- 
gearl  :  Sermoni  per  V  oliava  de'  morii, 
Venezia  1757.  Antica  poi  e  autorevole 
è  la  pratica  di  suffragare  con  alcun  tri- 
gesimo rito  le  anime  de' tra  passa  ti,  come 
di  consagrare  un  mese  intero  a  loro  prò. 
Nel  1846  in  Ancona  si  è  pubblicata  la 
3."  edizione  del  libro  :  77  mese  dì  novem- 
bri in  sujfragio  delle  anime  sanledtl  pur- 
gatorio, per  Francesco  filali  da  Ferra- 
ra. A  Mese  parlai  di  altri  simili  libri, 
anche  per  onorare  Gesù  Cristo,  la  Bea- 
ta Vergine,  ed  alcun  santo.  Questo  uso 
delle  ottave  è  antichissimo,  fu  praticato 
dagli  ebrei  e  poi  per  tradizione  introdot- 
to nella  Chiesa  cattolica.  Ebbe  origine 
per  la  festa  de'tabernacoli  nel  Levitieo, 
e  Salomone  lo  praticò  nella  dedicazione 
del  tempio;  così  per  essere  stato  quieto 


1 1  L  T 
profanato,  Ezechia  lo  santificò  con  fun- 
zione che  durò  8  giorni  :  fecero  lo  stesso 
i  Maccabei  che  celebrarono  la  dedicazio- 
ne del  tempio  per  8  giorni,  ne' quali  of- 
frirono olocausti  con  grande  allegrezza 
e  sommo  giubilo.  Questa  lodevole  con- 
suetudine l'approvò  Gesù  Cristo,  poiché 
intervenne  olle  feste  deli' encenia  o  con- 
sagrazione  del  tempio,  e  della  scenope- 
già  o  festa  de'tabernacoli,  le  quali  si  pro- 
traevano e  duravano  8  giorni,  onde  nel- 
l'ottavo dì  fece  quel  celebre  invito  a  tut- 
ti i  >uoi  credenti  :  Si  qui*  sitit,  venial  ad 
me,  ri  libai.  Gli  apostoli  senza  dubbio 
istituirono  le  ottave  di  Pasqua  e  di  Pen- 
tecoste ;  poscia  fu  introdotto  nella  Chie- 
sa l'uso  di  altre  ottave,  come  del  Natale, 
dell'Epifania  e  dell'Ascensione,  e  poi  io 
progresso  di  tempo  quelle  del  Corpus 
Domini,  de  ss.  Pietro  e  Paolo  e  di  altri 
santi,  massime  patroni  o  titolari.  Queste 
ottave  poi,  altre  sono  privilegiate  ed  al- 
tre no,  e  fra  le  privilegiale  altre  lo  sono 
piìi  ed  altre  meno;  onde  la  differenza 
delle  ottave  si  può  ridurre  a  \  classi  0 
gradi.  Nella  i.  sono  le  due  di  Pasqua 
e  Pentecoste,  nelle  quali  non  si  può  ce- 
lebrare uffizio  di  alcuna  festa  eziandio 
di  i.' classe,  uè  si  può  lare  commemo- 
razione di  altra  ottava,  ma  solo  del  san- 
to semplice  che  occorre,  dopo  però  i  pri- 
ori 3  giorni  di  dette  due  ottave,  perchè 
sono  di  i ."  classe,  ne'  quali  giorni  si  e- 
sclude  qualunque  commemorazione.  Nel 
2.0  grado  è  l'ottava  dell'  Epifania,  fra 
la  quale  si  può  celebrare  la  festa  del  pa- 
trono principale,  del  litolare  e  della  de- 
dicazione della  chiesa  soltanto,  sempre 
però  colla  commemorazione  dell'ottava, 
tanto  neh'  uffizio,  quanto  nella  DB 
nel  giorno  poi  8.°  non  si  può  far  nem- 
meno d'un  (loppio  di  i.  classe.  .Nel  3.' 
grado  viene  l'ottava  del  Corpus  lìomi- 
ni,  che  ammette  le  leste  doppie  soltanto 
e  non  traslate,  se  non  fosse  soleonissiaia 
come  la  Natività  di  •>.  Gio.  Battista, co- 
dm  decretò  Giovanni  XXII,  la  quale  ot- 
tava nou  la  cede  a  nessun' altra,  nem- 


O'I  I  67 

meno  a  quella  della  ss.  Trinità:  in  Ve- 
nezia lottava  del  Corpus  Domini  si  ce- 
lebra come  quella  deh  Epifania,  per  con- 
cessione di  Pio  VII.  Nel  4°  grado  final- 
mente vengono  tutte  le  altre  ottave,  che 
non  sono  privilegiate,  fra  le  quali  si  fa 
uffizio  non  solo  della  festa  doppia  e  se- 
midoppia che  occorre,  ma  eziandio  di 
qualunque  doppio  trasiato, colla  comme- 
morazioue  però  dell'ottava,  purché  quel- 
la festa  che  occorre  non  sia  di  i."  o  i' 
classe,  perchè  in  allora  non  si  (d  alcuna 
commemorazione:  si  eccettua  però  l'ot- 
tava del  Natale,  perchè  di  questa  si  fa 
sempre  commemorazione  uè' vesperi,  nel- 
le laudi  e  nella  messa  in  qualunque  fe- 
sta occorra,  eziandio  di  ì ."  classe.  Si  de- 
ve inoltre  notare  che  le  feste  ad  libitum, 
le  quali  cadono  fra  qualche  ottava,  nou 
si  possono  in  essa  celebrare. 

11  Alacri,  nella  iYot.  tic'  \-ocab.}  verbo 
Octava,  dice  che  siguiliea  la  perfetta 
glorificazione  de'  santi  in  quauto  all'  a- 
nima  e  al  corpo;  onde  nelle  feste  del 
Signore  la  Chiesa  non  suole  celebrare 
1'  ottavo  giorno,  poiché  udì'  ottava  del 
Natale  si  celebra  la  Circoncisione,  in 
quella  dell'Epifania  si  Uà  la  commemora- 
zione  del  battesimo  ;  la  Pasqua  termio  i 
l'ottava  nel  sabbato,  come  anco  la  Pen- 
tecoste, per  denotare  come  il  Salvatore 
è  già  compiutamente  glorioso  neh'  ani- 
ma e  nel  corpo:  1  Ascensione  solamente 
ha  lottava  perfetta,  perchè  in  essa  si  ma- 
nifesta la  gloria  ultimala  neh'  umanità 
di  Cristo.  Molti  salmi  per  la  medesima 
ragione  sono  intitoliti  prò  oclava,  per 
quelle  spiegazioni  che  riporta  il  Macri, 
come  le  dà  per  altre  ottave,  e  delle  loro 
eccezioni,  con  diverse  rubriche  ed  eru- 
dizioin.  Aggiunge  che  al  presente  la  chie- 
sa gì  eoa  non  celebra  ottave,  sebbene  an- 
ticamente le  celebrava,  chiamando  l'ot- 
_  orno  partenza,  perchè  in  esso  ter- 
minava la  solennità.  Il  Sarnelli.  I 
t  IV,  leti.  •■>,  delle  ottave,  colle  qu  ih 
si  prorogano  le  solennità  dello  fe<tr.  av- 
verte che  O   de'  ti- 


68  O  T  T 

bernacoli  era  di  7  giorni,  essendo  un'al- 
tra festa  l'ottavo,  citando  s.  Tommaso 
che  con  altri  interpreti  dicono  essere  due 
feste  quella  de'  tabernacoli  e  quella  del 
ceto  ossia  della  colletta.   Era  perciò  qua- 
si ottava  la  scenopegia,  come  la  prese  il 
Gavanto  nella  prefazione  al  suo  Olia- 
vano romano  (f/-),  adombrata  nella  leg- 
ge antica,  nella  quale  era  misterioso  il 
numero  settenario,  come  figurativo  del 
riposo  nella  legge  di  grazia  ;  essendo  l'ot- 
tavo della  legge  evangelica  pel   mistero 
della   risurrezione  e  della  glorificazione 
dell'anima  e  del  corpo,  come  scrisse  pu- 
re il  citato  Macri.  Dichiara  quindi  lo  stes- 
so Sarnelli,  che  sebbene  l'ottavo  giorno 
dopo  il  settimo,  era  un'altra  festa,  però 
era  consecutiva  e  connessa  con  quella, 
perciocché  nel  dì  della  festa  de'  taber- 
nacoli si  dinotava  la  dimora  nel  deserto, 
nel  dì  della  festa  del  ceto  e  della  colletta 
significava  adunalio  populi,et  pax prae- 
slita  in  terra  promissioni.*,  come  spiega  lo 
stesso  s.Tommaso, ed  ecco  perchè  il  Sal- 
vatore vi  si  trattenne  sino  al  giorno  ot- 
tavo. La  vera  ottava,  dice  il  Sarnelli,  fu 
quella  della  dedicazione  del  tempio,  fi- 
gura propriamente  della  nostra  ottava  ; 
indi  fa  alcuni  commenti  al  Macri,  e  le 
distinzioni  delle  diverse  specie  di  ottave, 
conchiudendo  colle  simboliche  spiegazio- 
ni che  delle  ottave  danno  i  padri.  Il  Sar- 
nelli, nella  lelt.  I,  del  t.  Vili,  spiega  ciò 
che  dinota  il  numero  ottavo;  e  nel  t. IX, 
lett.  53, parla  dell'ottava  della  ss.  Trini- 
tà. Quanto  alle  ottave,  loro  uffizio  e  lo- 
ro messe,  vedasi  il  Diclich  nel  Diz.  sa- 
cro liturgico,  articolo  Ottave.  In   molli 
luoghi  del  Dizionario,  oltre  gli  analoghi 
articoli,  si  parla  della  concessione  di  mol- 
te ottave,  come  degli  otta  vari  per  la  Ca- 
nonizzazione di  nuovi  santi.  I   Pontefi- 
ci concessero  molte  indulgenze  pei  di- 
versi otlavari  che  si  celebrano  in  onore 
di  Dio,  della  Beata  Vergine,  de'  santi  e 
de'  defunti.  V.  Novena.  Del  solenne  ot- 
tavario  istituito  in   Roma  dal  servo  di 
Dio  d.  Vincenzo   Pallotti,  per  la  festa 


OTT 

dell' Epifania,  ne  parlai  nel  voi.  XXI, 
p.  3oo. 

OTTAVARIO  ROMANO,  Gelava- 
riunì  Romanum.  Libro  che  contiene  ciò 
che  devesi  recitare  all'uffizio  nelle  Otta- 
ve (P*-),  uegl'  intervalli  cioè  di  8  giorni 
ne'  quali  la  Chiesa  celebra  la  festa  o  la 
commemorazione  d'un  santo,  o  di  qual- 
che solennità.  Fu  composto  dal  celebre 
p.  Gavanto,  e  venne  approvato  con  de- 
creto del  2  febbraio  1622  dalla  congre- 
gazione de'nti.Egli  avverte.»  Che  se  nel 
3.°  notturno  le  lezioni  comuni  non  ser- 
vono ad  alcune  feste,  le  quali  cioè  han- 
no l'evangelo  proprio,  in  quel  caso  dopo 
il  giorno  festivo  (in  cui  si  deve  leggere 
l'evangelo  proprio  colla  sua  omelia  )  nei 
giorni  che  seguono  fra  l'ottava  si  legge- 
rà nella  messa  quello  del  giorno,  e  nel- 
l'uffizio  0  il  primo  od  altro  più  congruen- 
te, tratto  dal  comune,  colle  sue  omelie, 
come  accade  fra  l'ottava  de' ss.  Pietro  e 
Paolo.  Nel  giorno  poi  8.°  si  leggerà  nel 
3.°  notturno,  come  nel  giorno  festivo,  se 
mancasse  di  lezioni  comuni,  purché  non 
si  noti  altrimenti.  "  Abbiamo  con  carat- 
teri rosso  e  nero  :  Octavarium  Romanum 
sive  octavae  fc-storum,  a  sacra  rituum 
congregai,  ad  usura  lothis  ecclesiarum 
approbatae,  Venetiis  1  78  r . 

OTTAVIANI  Ottavio,  Cardinale. 
Ottavio  degli  Ottaviani  patrizio  fioren- 
tino, si  guadagnò  la  grazia  di  Gregorio 
XII,  per  la  sua  singolare  destrezza  e  pru- 
denza nel  maneggio  de'  pubblici  alfari, 
anche  più  difficili  e  intrigati,  e  pel  co- 
stante affetto  patrio,  il  Papa  lo  creò  cardi- 
nale prete  in  Siena  a'  1  q  settembre  1 4oq. 
Non  mancano  scrittori  che  dubitano  as- 
sai del  suo  cardinalato. 

OTTAVIANO,  Cardinale.  Ottavia- 
no romano,  Alessandro  II  del  1061  Io 
creò  cardinale  prete. 

OTTOBOM  oOTTHOBON  Fami- 
glia. Anticamente  si  vuole  che  fiorisse  in 
Padova,  altri  dicono  nella  Dalmazia  o  più 
probabilmente  in  Lepanto.  D.  Casimiro 
TVeschot,  Della  nobrftà  veneta,  p.  66,  di- 


OTT 
ce  che  fu  quindi  trapiantata  io  Venezia, 
ove  per  4oo  anni  visse  nel  rango  e  ordi- 
ne de'  segretari  regi  della  repubblica,  dal 
quale  si  eleggeva  a  vita  il  gran  cancelliere 
della  medesima,  pel  quale  si  facevano  le 
stesse  feste  nell'elezione,  e  gli  stessi  fu- 
nerali in  morte,  che  aveano  luogo  pel 
doge.  La  famiglia  Otlhobon  nel  1646  ai 
?-4  agosto  fu  aggregata  al  patriziato  della 
nobiltà  veneta  ad  istanza  di  Marco  Ot- 
thobon  gran  cancellieredella  repubblica, 
il  cui  figlio  poi  divenne  Papa  Alessandro 
Vili,  avendo  offerto  perciò  alla  medesi- 
ma 100,000  ducati,  cioè  60,000  in  li- 
bero dono,  e  4">ooo  in  deposito  nella 
zecca.  Da  tale  istanza  si  apprende  che  la 
famiglia  Otlhobon  già  da  4oo  e  più  an- 
ni abitava  ed  era  sotto  gli  auspicii  del- 
la repubblica,  cui  fu  sempre  di  vota.  Che 
Antonio  Otthobon  nel  1470  con  la  sua 
nave  solasoccorse  Negroponte  assediata 
dai  turchi,  e  passando  tra  l'armata  ne- 
rjica.  Che  Stefano  suo  figlionel  1490  con 
la  sua  nave  fece  grandissimi  danni  all'ar- 
mata di  Bajazet  II,  che  guerreggiava  col- 
la repubblica,  ma  da  un  turco  schiavo, 
posto  il  fuoco  nella  munizione,  dopo  aver 
vinto,  arse  e  incendiò,  naufragando  nel 
mare  con  tutte  le  sostanze  della  famiglia 
che  serviva  a  proprie  spese.  Che  nella  fa- 
miglia Otlhobon  treeranoassunti  al  gra- 
do di  cancelliere  grande,  e  tanti  erano 
morti  fuori  della  patria  in  servigio  della 
repubblica,  la  quale  Marco  avea  servito 
in  26  viaggi.  Laonde  la  serenissima  signo- 
ria ed  il  maggior  consiglio  decretò  l'ag- 
gregazione della  famiglia  Otthobon,  in 
un  ai  suoi  discendenti,  al  patriziato  ve- 
neto; essendo  il  decreto  concepito  coi  più 
onorifici  termini  per  la  medesima,  chia- 
mandola degna  per  antichità  ,  cospicua 
per  cariche,  e  molto  chiara  per  azioni  va- 
lorose, con  allie  espressioni  distinte  per 
la  persona  del  magnifico  Marco  Ottho- 
bou.  Tra  gli  altri  uomini  celebri  che 
produsse  questa  illustre  stirpe,  nomi- 
nerò: Aldobrandino  Ottoboni  ch'ebbe 
il  titolo  di  patrizio  togato  dalla  repub* 


OTT  69 

blica,  la  quale  nel  i?.58  ordinò  con  de- 
cretagli fossero  fatti  solenni  funerali  nel- 
la sua  morte,  e  un  deposilo  nella  chiesa 
di  s.  Riparata,  come  narra  Tomassini  , 
negl'i  Elogi  degli  uomini  illustri.  France- 
sco Oltoboni  nel  1 5  K)  venne  fatto  gran 
cancelliere  della  repubblica,  la  maggiore 
dignità  che  vi  potesse  ottenere  un  citta- 
dino, e  la  stessa  ebbe  nel  1620  Leonar- 
do Oltoboni  ambasciatore  veneto  in  Ger- 
mania, Spagna  e  Portogallo. 

Nel  1610  nacque  Pietro  Vito  o  Vit- 
to, da  cui  gli  Ottoboni  ricevettero  il  mag- 
gior splendore,  e  si  stabilirono  in  Roma. 
Ne  furono  genitori  il  lodato  Marco  Ot- 
thobon patrizio  veneto  e  gran  cancellie- 
re della  repubblica,  e  la  dama  Vittoria 
Tornielli  (cui  erasi  maritata  a'  22  ot- 
tobre 1592,  e  non  altrimenti  come  altri 
di  recente  pubblicarono  )  di  distinta  e 
nobile  famiglia  veneta,  illustre  e  antica, 
onde  fiorì  in  diverse  città  d'Italia,  come 
in  Forlì  (f^.),  massime  in  Novaret{V.)t 
ove  già  fiorivano  nel  IX  secolo,  e  secon- 
do il  Marchesi,  Galleria  dell' onore, t.  2, 
furono  principi,  e  come  potentissimi  al- 
ternarono le  vicende  della  città  coi  Vi- 
sconti e  Sforza,  ed  altre  famiglie  domina- 
trici dello  stato  di  Milano.  Per  le  beneme- 
renze di  essa  colla  s.  Sede,  massime  per  a- 
ver  fatto  parte  della  sacra  lega  contro  l'e- 
retico Dulcigno,  Clemente  V  gli  confe- 
rì il  titolo  di  conte,  col  breve  1  1  ago- 
sto 1  307,  riportato  dal  p.  Filippo  di  Ri- 
ruella,  Orazione  soprala  sacra  lega  dei 
Valsesiani,  p.  1  1  5,  emanato  da  Poitiers, 
Vercelli  1793.  Da  questa  famiglia  Tor- 
nielli e  in  varie  epoche  uscirono  mol- 
ti uomini  celebri  nelle  armi  e  nelle  let- 
tere ,  e  diversi  insigniti  della  vescovile 
dignità.  A  voler  fare  menzione  di  alcu- 
ni fra  gli  ecclesiastici,  oltre  5  vescovi  del- 
la patria  .Novara,  Ugone  fu  vescovo  di 
Tortona;  altro  Ugone  ili  Alessandria  ed 
Acqui  ;  Giovanni  di  Bergamo,  celebre  pel 
colloquio  con  s.  Francesco  d'  Assisi,  cui 
accordò  il  locale  pel  convento  di  S.  \  1- 
gilio.   Sono  venerali  per  beali  Bouavcu- 


7o  OTT 

tura  servita,  Pagano  francescano  del  3.° 
ordine,  Francesco  cappuccino  ,  e  Fran- 
cesco minore  osservante.  Vi  fiorirono  le 
beate  Concordia  francescana,  e  le  sorel- 
le pur  francescane,  Margherita  e  Luci- 
da. Alba  Tornielli  fu  abbadessa  in  s.  Gi- 
rolamo di  Venezia, celebre  nelle  scienze 
ecclesiastiche.  Giulia  Tornielli  monaca 
orsolina,  morta  nel  1 549,  lasciò  scritto  un 
volumetto  di  rivelazioni,  che  fece  in  a5 
anni!  Francesco  cappuccino  fu  chiaro  o- 
ratore,  poeta  e  fdosofo.  Cristoforo  fu  be- 
nemerito generale  de' servili.  Agostino 
Tornielli  generale  de'  barnabiti  ,  dotto 
ed  esatto  annalista  dal  principio  del  mon- 
do sino  a  Gesù  Cristo,  morto  nel  1622 
nel  dì  anniversario  della  sua  nascita.  Gi- 
rolamo Francesco  gesuita,  celebre  pre- 
dicatore, morto  nel  1762,  e  di  lui  abbia- 
mo prediche,  panegirici,  discorsi  e  can- 
zonette sacre.  Vive  fr.  Antonio  da  Vene- 
zia cappuccino.  La  stessa  famiglia  da  cui 
derivò  Vittoria  tuttora  fiorisce  in  Vene- 
zia, nel  medesimo  palazzo  Sansoviniano 
ai  Servi,  ov'ella  nacque;  ed  il  commenda- 
tore egregio  Giorgio  Tornielli,  si  congiun- 
te in  matrimonio  colla  nobile  e  virtuosa 
Anna  Cappellai-i  della  Colomba,  prima 
degna  pronipote  del  Pontefice  Gregorio 
XVI.  Questi  con  suoi  brevi  pontificii  rico- 
nobbe nel  rispettabile  Baldassare  padre 
di  Giorgio,  il  titolo  di  conte  che  alla  nobi- 
lissima famiglia  avea  concesso  Clemen- 
te V;  di  più  decorò  dell'  ordine  e  titolo 
di  commendatore  di  s.  Gregorio  Magno 
il  detto  Giorgio;  fece  suo  cameriere  se- 
greto soprannumerario  il  sacerdote  Gior- 
gio fratello  del  conte  Baldassare  ;  ad  es- 
so e  famiglia  accordò  l' indulto  dell'  o- 
ratorio  privalo,  onde  poter  celebrare  la 
inessa  uelle  cappelle  domestiche  di  Ve- 
nezia e  di  Ceneda  ;  ed  insignì  del  cava- 
lierato del  menzionato  ordine  Gio.  Bat- 
tista Tornielli  cugino  del  commendatore. 
Pietro  Vito  Ottoboni  adunque,  tatti 
con  brillaute  successo  i  suoi  studii,  di- 
venne prelato,  vescovo  e  cardinale,  me- 
ritando di  essere  nel  1689  creato  Papa 


O  T  T 

col  nome  di  Alessandro  VII!  {  VX  La 
sua  esaltazione  fu  celebrata  con  molte 
feste  ed  opuscoli,  il  cui  novero  riporta  il 
Cancellieri  ne'  Possessi,  p.  3o3  e  3o4- 
Questo  Papa  fu  di  gran  petto  nella  di- 
fesa della  fede  e  della  disciplina  eccle- 
siastica; dotto,  eloquente,  ed  abile  nel- 
Pamministrazione.  11  suo  aspetto  era  no- 
bile, le  sue  maniere  obbliganti,  piacevole 
la  sua  conversazione,  alquanto  però  in- 
clinata ai  motti  piacevoli  earguti.  Fu  mol- 
to liberale  verso  la  patria,  i  poveri  e  di 
più  co' suoi  parenti.  Morì  nel  1 69 1  d'an- 
ni 80,  mesi  9  e  giorni  to.  Il  suo  nipote 
d.  Antonio  Ottoboni  ebbe  dalla  repub- 
blica di  Venezia  la  dignità  di  procura- 
tore di  s.  Marco  e  la  collana  di  cavalie- 
re della  stola  d'oro, che  fu  perpetuamen- 
te assegnata  al  primogenito  di  questa  fa- 
miglia. D.  Antonio  fu  fatto  dallo  zio  A- 
lessandro  Vili  generale  di  s.  Chiesa  ,  e 
il  figlio  di  questi  d.  Marco,  generale  del- 
le galere  e  marina  pontifìcia,  e  castella- 
no di  Castel  s.  Angelo:  egli  sposò  in  pri- 
me nozzed.  Isabella  Colonna  figlia  d'An- 
na Maria  Tarquinia  Altieri  pronipote  di 
Clemente  X,e  di  Egidio  Colonna  di  Sciar- 
ra  principe  di  Carbognano;edin  secon- 
de nozze  d.  Giulia  Boncompagni  proni- 
pote di  Gregorio  XIII  e  Gregorio  XV. 
Acquistato  il  ducato  di  Fianodai  Ludo- 
visi,  il  prozio  Alessandro  VIII  lo  diede 
al  detto  d.  Marco.  Inoltre  il  Papa  creò 
cardinali  il  di  lui  fratello  Pietro  Oltobo- 
ni  (?'■),  splendido  mecenate  de' lettera- 
ti; Giambattista  Rubini  (V.)}  suo  proni- 
pote materno;  Francesco  Barberini,  uel- 
la  cui  casa  entrò  una  Zeno  pronipote  del 
Papa,  e  Lorenzo  Allieti  altro  suo  affine. 
Il  cardinal  Pietro  eresse  al  pro-zio  quel 
grandioso  e  nobile  monumento  nella  ba- 
silica Vaticana  ,  di  cui  tenui  parola  nel 
voi.  XII,  p.  3oo,  facendo  eziandio  coma- 
re una  bellissima  e  gran  medaglia  mo- 
numentale coli' effigie  del  Pontefice,  e  nel 
rovescio  il  detto  sepolcro,  il  cui  conio  è 
nella  zecca  pontificia  con  altri  conii  di 
medaglie  d'  Alessandro  Vili.  II   p.  Bo- 


O  T  T 
■anni  nel  t.  \\iNumismataPonlificumi 
riporta  le  incisioni  di  i 8  medaglie  di  tal 
Papa  ,  ed  eruditamente  le  illustra  cele- 
brandone le  gesta.  Già  dissi  agli  articoli 
Boncompagni  e  Ludovisi,  ch'essendo  mor- 
to Marco Ottoboni  a'i  j  aprile  1725,  re- 
stò la  figlia  d.  Maria  Francesca  erede  an- 
che di  Fiano,  la  quale  nel  1  '-3*  sposò  d. 
Pietro  Gregorio  Boneompagni-Ludovisi, 
a  condizione  di  prendere  il  cognome  e  le 
armi  degli  Ottoboni  ;  cos'i  t'ondò  la  linea 
Boncompagno -Ludo  visi -Ottoboni  duca 
di  Fiauo.  Su  questa  famiglia  si  può  ve- 
liere il  t.   2  delle   Gcnéalogies  historì- 
(jites.  Da  detti  coniugi  nacquero  d.  Ales- 
sandro, d.  Antonio,  d.  Pietro  che  fu  mo- 
naco benedettino,   e  d.   Marco.  Si  unì 
questi   in   matrimonio  a  d.  Giustiniana 
Sambiasi  nobile  genovese,  principessa  di 
Campana,  che  restata  vedova  in  giova- 
nile età,  mori  nel  1  833  e  fu  lodata  nel 
n.°  lo  del  Diario  di  Roma,  dopo  aver 
dito  stato  ai  seguenti  tre  figli.  i.°  D.Lui- 
sa, nata  nel   1799,  e  nel  181  7  maritata 
al  conte  Francesco   Pappafava  Carrara 
di  Padova,  che  morta  nel  i836,  1'  Al- 
bum col  n.°    "»  ne  pubblicò  la  necrologia 
e  il  ritratto,  cioè  il  busto  stupendamente 
scolpito  dal  valoroso  artista  Rinaldi  pa- 
dovano. 2.0  D.  Giovanna  nata  nel  1802 
e  nel  182 2  maritata  in  Roma  al  marche- 
se Girolamo  Serlupi   Crescenzi  Melimi, 
cavallerizzo  maggiore  del  Papa  Pio  IX. 
3.°D.  Alessandro  Ottoboni  duca  di  Fia- 
no, nato  nel  l8o5,  ciambellano  dell'im- 
peratore d'  Austria,  maritato  nel   1  83  1 
a  d.  Costanza  figlia  del  principe  di  Piom- 
bino d.  Luigi  Doncompagni  LudovM.  da 
cui  nacque   nel  i83>.  l'odierno  duca  d. 
Marco,  e  benché  nel   iK3-  a'  ig  agosto 
perdesse  il  degno  consorte  in  verde  eia, 
virtuosamente  preferì  la  vedovanza.  Per 
le    belle  qualità    che    fregiarono  il  duca 
d.  Alessandro,  il  p.  Gioacchino  Ventura 
nepubblicòla  necrologia  nel  suppliinen- 
lo  al  u.°  75  del  Diario  di  Roma  .  quin- 
di 1'  Album  n."  33  ci  diede  il  di  lui    ri- 
tratto con  Elo^o  storico,  con  l'epicedio 


OTT  71 

di  d.  Domenico  Santucci,  il  tutto  ristam- 
pato a  parte  con  opuscolo. 

Fiano  ducato  della  nobilissima  e  illu- 
stre famiglia   Boncompagni-Ottoboni    è 
un  comune  soggetto  al  governo  di  Ca- 
steìnuovo  di  Porto,  distretto  e  comar- 
ca  di  Roma,  diocesi  di  Sutri  e  Nepi,  di- 
stante da  Roma  circa  24  miglia  per  la  %  ia 
Tiberina.  11  Galletti   nella  Coperta  mu- 
nicipio dt  romani  prova  (contro  il  Clu- 
verio  che  il  suo  nome  congetturò  deri- 
vasse dal  celebre  Fantini  Feroniae,  san- 
tuario comune  ai  capenati,  agli  altri  e- 
truschi  e  ai  sabini  )  che  il  nome  de' bas- 
si tempi  di  questo  fondo,  essendo  quello 
di  Flaianium, deve  l'origine  da   Flavia- 
num  e  dalla  gente  Flavia  che  lo  posse- 
dette. Narra  il  Xbby,  Analisi  dt  dintor- 
ni di  Roma  t.  2,  che  da  un  documento 
del  ro"4  rilevasi  che  a  quell'  epoca  era 
un  Castrum  di  pertinenza  del  monaste- 
ro di  s.  Paolo.  A  questo  poco  dopo  lo 
tolse  Teobaldo,  ma  dopo  la  sua  morte  i 
suoi  figli  Cencio  e  Stefano,,  nel  1  099  lo 
restituirono  ai  monaci ,  i  quali  coutem- 
poraneamente  lo  diedero  in  feudo  ai  me- 
desimi. Sembra  però  ch'essi  non  adem- 
pissero i  patti,  poiché  nel   1  1  3q  i  mona- 
ci reclamarono  al  concilio  Lateranensell, 
onde  ricuperarlo  insieme  con  altre  terre 
tolte  al  monastero.  A  questo  fu  confer- 
mato da  Innocenzo  III  nel   1  2 o3.  Da  al- 
tri documenti  riferiti  dal  Galletti  appa- 
risce, che  nel  secolo  XIV   questa  terra 
o  castello  venne  per  metà  in  potere  de- 
gli Orsini,  e  che  l'altra  metà,  col  favore 
di  Giovanni  Sanguigno  cognato  di  Pao- 
loOrsini,  verso  il  1  p>7  tu  venduta  dallo 
stesso  Paolo  per  soli   1  100  fiorini.  Dalla 
vita  ili  Pio  II  si  rileva,  che  nel   1  j<>i  da 
Roma  portandosi  in  Ancona  pel  fiume  e 
in  barca,  la  prima  sera  m  frinì»  a  Castel 
Giubileo  l'antica  Fidi  tic  (/  '.),  li  secon- 
da giunse  a  Fiano  ,  donde  pa>><>  al  mo- 
nastero ih  s.    Benedetto  nel   monte  So- 
latie, quindi  a  Otricoli,  come  si  ha  nelle 
Memoria  di  Degli  elicili,  nelle  quali  Mi- 
no altre  notizie  di  Piano,  massime  a  p. 


72  OTT 

4g  e  5o  ;  mentre  a  p.  70  dice  che  lo  prese 
Enrico  III, ed  ap.  232  parla  della  naviga- 
zionedel  Teveresino  a  questo  luogo.  Gli 
Orsini  con  titolo  di  contea,  ed  alcuni  del 
ramo  de'  conti  di  Pitigliano,  la  ritenne- 
ro fino  al  1600,  quando  uno  di  questi, 
il  conte  Alessandro,  la  vendette  a  Cate- 
rina de  Nobili,  madre  del  cardinal  Fran- 
cesco Sforza,  per  7 7,000 scudi;  questi  ve- 
nutone in  possesso,  ottenne  da  Paolo  V 
che  fosse  eretto  in  ducato  con  bolla  dei 
18  luglio  1607,  a  favore  di  Sforza  suo 
figlio,  nato  da  certa  Cecilia  Pariseni  Me- 
zangola,  già  fatto  legittimare  dallo  stesso 
Papa  e  sposato  a  Maria,  ereditiera  di  Ri- 
dolfo Pio  de'  signori  di  Carpi.  11  nuo- 
vo duca  di  Fiano  Sforza  godette  sino 
alla  morte  del  suo  titolo,  ma  non  del  du- 
cato, perchè  lo  stesso  cardinale  lo  ven- 
dette per  scudi  220,000  ad  Orazio  Lu- 
dovisi  fratello  di  Gregorio  XV  a' 7  giu- 
gno \(jii,  compensando  il  iiglio  co' be- 
ni e  feudi  di  Lombardia,  donde  deriva* 
lono  non  poche  liti,  proseguite  dal  car- 
dinal Girolamo  Boncompagui,  come  ere- 
de di  Sforza  duca  di  Fiano,  morto  nel 
1644  senza  successione,  qual  più  pros- 
simo parente  per  parte  di  Costanza  Sfor- 
za sua  ava  paterna  e  zia  del  duca,  tutto 
narrando  il  Ratti,  Della  famiglia  Sforza 
1. 1,  p.  3  1 9.  Finalmente  il  ducalo  di  Fia- 
no fu  acquistato  dagli  Ottoboni,  al  mo- 
do detto,  e  ne  sono  tuttora  signori. 

Il  palazzo  ove  in  Roma  risiede  que- 
sta cospicua  famiglia  è  nella  via  del  Cor- 
so, contiguo  alla  Chiesa  di  s.  Lorenzo  in 
Lucilia  (y.),  perchè  come  ivi  narrai  era 
del  cardinal  primo  prete  titolare  di  detta 
chiesa,  e  perciò  da  alcuni  di  essi  restaura- 
to. Qui  però  aggiungerò,  che  secondo  il 
Venuti,  Roma  moderna,^.  3  T),ed  il  cita- 
to Cancellieri, Pow?.«,  p.  1  o3,  il  palazzo 
fu  fabbricalo  sopra  le  rovine  d'un  gran- 
de edifizio,  che  allora  chiama  vasi  palaz- 
zo Domiziano,  dal  celebre  cardinal  tito- 
lare Ugone  Alrato  d'Evesham  del  1  ?.8o 
01281  inglese  ;  e  che  lo  stemma  e  iscri- 
zioni di  Nicolo    V  (  V,  ),  collocate  sul 


OTT 

portone  verso  i  palazzi  Ruspoli  e  Chigi, 
ricorda  quanto  vi  fece  il  di  lui  fratello 
uterino  cardinal  Calandrali  titolare  ;  e 
l'altra  dentro  il  cortile,  l'ampliazione  e 
restauro  eseguito  dall'altro  titolare  car- 
dinal Evangelista  Pallolta.  Vicino  a  que- 
sto palazzo  fino  al  1662  esistette  un  ar- 
co (di  cui  feci  parola  nei  voi.  X,  p.  84 
e  o3,  XLVI,  p.  85  ed  altrove)  detto  di 
Portogallo,  per  averlo  abitato,  benché 
non  titolare,  d  cardinal  Michele  Sylva 
portoghese  e  ambasciatore  del  re  di  Por- 
togallo, dicendo  il  Cancellieri  a  p.  io3, 
con  l'autorità  del  Biondo,  che  in  Roma 
non  vedeasi  cosa  più  bella  di  questo  pa- 
lazzo, dopo  il  Valicano.  Ivi  il  Cancellie- 
ri riporta  alcune  erudizioni  sull'arco  de- 
molito da  Alessandro  VII  per  render  li- 
bera e  più  dritta  la  via  del  Corso,  che  sì 
chiamò  delle  tre  Favicelle,  di  Tripoli  o 
de' Retrofoli  o  Trofei  ,  forse  dedicato  a 
Marc'Aurelio,  e  dove  furono  collocati  i 
bassorilievi  e  colonne  che  l'adornavano. 
Il  Nibby,  Roma  nel  1 838, par.  I,  antica, 
p.  j-  1 ,  ne  parla  con  più  critica  e  copia 
di  notizie,  e  confutando  chi  lo  chiamò 
arco  di  Domiziano  o  di  Druso  seniore,  lo 
dichiara  eretto  a  Marc'Aurelio.  Le  cor- 
se che  prima  in  tempo  di  carnovale  fa- 
cevano in  via  Florida,  poi  Giulia,  Pao- 
lo Il  del  14^4  'e  fece  eseguire  da  detto 
arco  sino  al  suo  Palazzo  di  s.  Marco 
(/  )  ,  e  poi  incominciarono  dalla  porta 
Flaminia  ;  ma  invalso  quindi  l'uso  di  cor- 
rere i  pallii  in  borgo  s.  Pietro,  s.  Pio  V 
lo  ritornò  alla  via  del  Corso,dicendo  che 
detta  strada  era  tutta  consacrata  dal  san- 
gue de'  martiri,  come  riporta  il  Catena, 
/  ila  p.  3c)  Il  palazzo  fu  comprato  per 
3o,OO0  scoili  dai  Peretti,  investiti  in  luo- 
ghi di  monte  per  dote  della  stessa  chie- 
sa titolale  ,  e  poi  passò  per  eredità  nel 
l656  a  Maria  Felice  Peretti,  che  mari- 
tandosi con  Bernardino  Savelli  dì  que- 
sta casa  divenne  proprietà,  e  finalmente 
l'acquistarono  prima  i  Ludovisiepoi  gli 
Ottoboni.  ISei  pianterreni  del  palazzo  da 
molti  anni  venne  stabilito  il  teatrino  Fia- 


OTT 

no  (ora  non  più  esistente),  rinomato  pei 
graziosi  spettacoli  e  rappresentanze  di 
cooimediole  e  balli  ,  di  burattini  o  ma- 
rionette, dove  fino  a'  nostri  giorni  assai 
figurò  una  lepidissima  maschera  detta 
Cassnndro,  pei  naturali  sali  piacevoli  e 
arguti  motti,  co'  quali  diceva  molte  ve- 
rità. II  Cancellieri  nel  Mercato,  p.  20  e 
258, riporta  alcune  erudizioni  sui  burat- 
tini, la  cui  festa  gli  antichi  celebravano 
a'  iq  dicembre,  quale  appendice  delle  sa- 
turnali, dì  cui  pallai  in  più  luoghi,  dette 
sigillarla  da  certe  figurine  di  terra  ap- 
pella te. v/g//7<7  e  offerte  a  Saturno;  sui  di- 
versi teatrini  de' burattini  ;  che  il  famo- 
so Filippo  I vara  (  morto  nel  1^35)  in- 
tagliò delle  scene  assai  belle,  nel  celebre 
teatrino  de' burattini  del  cardinal  Pietro 
Ottoboni  de' duchi  di  Fiano  ;  con  le  o- 
pere  scritte  da  alcuni  autori  sui  buratti- 
ni. V.  Giuoco,  Teatro,  Befana.  Nel  Car- 
novale di  Roma  {V  !),  questo  luogo  e  quel- 
lo del  vicino  palazzo  Ruspoli  sono  i  pun- 
ti più  brillanti  del  corso  e  delle  Ma- 
schere (<'".)•  Verso  il  1  ~()o  incominciò 
nell'  ultima  sera  il  giocondo  sollazzo  dei 
moccoletti  accesi,  il  quale  divertimento 
essendo  principalmente  ristretto  sotto 
questo  palazzo  e  1'  altro  nominato  come 
centro  del  corso,  negli  ultimi  anni  si  e- 
stese  a  tutta  la  via,  come  pure  è  qual- 
che anno  che  al  gettito  de' molestissimi 
confetti  si  vanno  sostituendo  i  fiori  in 
tempo  delle  maschere. 

OTTOBONI  Pietro  Vitto,  Cardi- 
nale. V.  Alessandro  Vili,  Papa. 

OTTOBONI  Pietro,  Cardinale. V\q- 
tro  Ottoboni  nacque  nobilmente  in  Ve- 
nezia a'  1  luglio  1 6(>7,  e  fu  educato  si- 
no dalla  tenera  età  sotto  la  disciplina 
del  cardinal  prozio,  con  indole  proclive 
alla  virtù  e  alle  belle  arti,  talento  vivo, 
spirito  penetrante  e  sottile,  non  che  af- 
fabile, amante  degli  artisti  e  de'  lettera- 
ti, della  poesia  e  della  musica.  Divenuto 
il  prozio  Alessandro  Vili,  pochi  giurili 
dopo,  a'  7  novembre  1(189,  di  22  anni, 
lo  creò  cardinale  diacono  di  s.  Lorenzo 


OTT  7  3 

in  Damaso,  segretario  de'  memoriali.,  so- 
printendente generale  di  tutto  lo  stato 
ecclesiastico,  legato  d'  Avignone  e  vice- 
cancelliere  di  s.  Chiesa.  Lo  provvide  an- 
cora di  ricche  abbazie  e  pingui  benefìzi, 
che  oltrepassavano  f  annua  rendita  di 
scudi  5o,ooo,  i  quali  erano  stati  riser- 
vati dall'antecessore  Innocenzo  XI  per 
piatto  de'nuovi  cardinali,  accordandogli 
pure  la  facoltà  di  esigere  i  frutti  non  e- 
satti  de'  benefizi  vacanti  ,  che  ascende- 
vano a  somme  considerabili.  Il  senato 
veneto,  nell'assenza  da  Pioma  dell'am- 
basciatore, lo  incaricò  de'  suoi  affari,  e  il 
re  di  Francia  gli  affidò  la  protettoria  del 
suo  regno,  nominandolo  ai  più  ricchi  be- 
nefizi della  monarchia.  Ad  onta  di  tan- 
te copiose  rendite  si  aggravò  di  debiti 
in  modo,  che  dopo  morte  la  sua  prezio- 
sa suppellettile  non  bastò  a  pagare  i  cre- 
ditori. Quella  magnificenza  che  usava 
nel  suo  trattamento,  la  faceva  risplen- 
dere ancora  nel  servigio  di  Dio,  nell'or- 
namento de'  sacri  templi,  nella  maestà 
e  decoro  delle  ecclesiastiche  funzioni,  e 
nella  famosa  biblioteca,  la  quale  nella 
sceltezza  de'  libri  e  nel  numero  de'  codi- 
ci greci,  latini  ed  ebraici,  al  dire  del  p. 
Monlfaucon,  solo  alla  Vaticana  cedeva. 
Bellissimo  era  pure  il  museo  di  meda- 
glie da  lui  raccolto,  di  cui  fa  menzione 
il  cardinale  Noris,  in  una  lettera  scritta 
al  Magliabecchi.  Al  pro-zio  fece  innal- 
zare nella  basilica  Vaticana  un  magnifi- 
co e  sontuoso  mausoleo,  cui  la  preziosi- 
tà de'  marmi,  l'eleganza  e  maestà  delle 
statue  ,  de'  bassorilievi  e  degli  ornati  lo 
rendono  uno  de'piìi  beili  epregievoli  che 
adornino  quel  tempio.  In  favore  de'  po- 
veri apri  nella  parrocchia  di  s.  Loren- 
zo in  Damaso  una  spezieria,  per  sommi- 
nistrare loro  gratuitamente  le  medicine, 
passandogli  ancora  medico  e  chirurgo. 
Negli  anni  santi  1700  e  I--25  mostrò  la 
sua  divozione  e  carità,  incontrando  i  pel- 
legrini, che  poi  riceveva  nella  propria 
casa,  sovveniva  e  serviva  a  mensa.  Fu 
ascritto  a  quasi   tutte  le  congregazioni 


r-  \  O  T  T 

cardinalizie,  non  che  fa  arciprete  Libe- 
riano e  poi  Lateranense,  gran  priore 
d'Irlanda,  e  segretario  del  s.  ofìizio.  Tro- 
vossi  presente  a  sei  conclavi,  e  per  la  sua 
autorità  e  destrezza  vi  ebbe  gran  parte, 
massime  in  quello  di  Clemente  XI.  Ri- 
tenuto in  commenda  s.  Lorenzo  in  Da- 
maso,  ottenne  successivamente  il  vesco- 
vato di  Ostia  e  Velletri,  dove  non  vi  fu 
alcun  luogo  pio  a  cui  non  recasse  aiuto. 
Finalmente  mentre  tenevasi  il  conclave 
di  Benedetto  XIV,  fu  sorpreso  da  grave 
malattia  e  dovette  uscirne,  morendo  in 
Lorna  a' 28  febbraio  1740,  d'anni  7  3 
non  compiti,  e  ^o  di  cardinalato,  deca- 
no del  sacro  collegio,  e  fu  sepolto  in  S. 
Lorenzo  in  Damaso,  nella  cappella  del  ss. 
Salvamento  da  esso  lui  fondata,  senza 
alcuna  funebre  memoria.  In  questa  ba- 
silica, mentre  era  vescovo  di  Porto,  fece 
costruire  una  vaga  e  adorna  confessione 
in  onore  di  s.  Ippolito  martire,  in  cui  fu 
collocata  la  di  lui  statua  scolpita  in  mar- 
mo bianco,  col  ciclo  pasquale  comporto 
dal  sauto,  impresso  in  tavola  di  marmo, 
negli  ultimi  restauri  trasferita  nella  na- 
ve destra.  Benedetto  XIV  per  la  Biblio- 
teca Vaticana  (V.)  acquistò  la  suddetta 
libreria.  V.  Cancelleria  apostolica  e 
Chiesa  ni  s.  Lorenzo  ir  Damami. 

OTTOMANI.  V.  Turchi,  Maomet- 
tismo e  Costantinopoli. 

OTTONE  (s.),  vescovo  di  Bamberga 
in  Franconia,  apostolo  della  Pomerania. 
Nacque  nellaSvezia,  ed  abbracciò  lo  sta- 
to ecclesiastico,  per  tutto  consacrarsi  in 
servigio  di  Dio.  La  fama  del  suo  sapere 
e  della  sua  pietà  giunse  sino  alla  corte 
dell'  imperatore  Enrico  IV  ,  che  lo  no- 
minò cappellano  della  principessa  Giu- 
ditta sua  sorella.  Dopo  la  morte  di  que- 
sta principessa,  Ottone  tornò  in  Alema- 
gna,  e  fu  fatto  cancelliere  dell'  impera- 
tore. Allorché  questi  elesse  l'antipapa  Gi- 
berto fece  ogni  sforzo  per  rimuoverlo  da 
tale  suo  imprendimento,  e  si  dichiarò  a- 
pertamente  contro  lo  scisma.  Ad  onta  di 
questa  sua  generosa  libertà,  l'imperatore 


OTT 

lo  tenne  sempre  in  grandissima  stima,  e 
nel  1  io3  lo  pose  sulla  sede  vescovile  di 
Bamberga.  Ottone  si  recò  a  Roma  perché 
fosse  confermata  la  sua  elezione,e  ricevet- 
te il  sacro  pallio  da  Pasquale  II.  Adope- 
rossi  zelantemente  a  spegnere  lo  scisma, 
e  soprattutto  nella  dieta  di  Ratisbona 
del  1 1  ol  mostrò  la  sua  abilità,  il  suo  ze- 
lo e  la  sua  eloquenza  nel  procurare  di 
rimettere  la  pace  colla  Chiesa.  Egli  fece 
molte  pie  fondazioni,  e  si  occupò  inces- 
santemente a  ristabilire  la  disciplina,  a 
riformare  i  costumi,  a  l'istaurare  i  tem- 
pli e  gli  spedali.  Avendo  Boleslao  IV,  du- 
ca di  Polonia,  conquistata  una  parte  del- 
la Pomerania,  pregò  Ottone  di  venire  ad 
ammaestrare  nelle  verità  del  cristiane- 
simo gì'  idolatri  di  quella  contrada.  Il 
santo  vi  si  recò  con  molti  altri  operai  e- 
vangelici  nel  1124,  e  fece  innumerabili 
conversioni.  Urati*>lao  II,  duca  dell'alta 
Pomerania  ,  ricevette  il  battesimo  colla 
maggior  parte  de'  suoi  sudditi.  L'anno 
seguente  s.  Ottone  ritornò  a  Bamberga, 
dopo  avere  colà  lasciato  dei  preti  ovun- 
que li  credette  necessari  ,  e  provveduto 
saggiamente  ai  diversi  bisogni  de'novel- 
li  convertiti.  Nel  1  128  fece  un  secondo 
viaggio  nella  Pomerania,  essendo  le  cit- 
tà di  Stettino  e  di  Giuliers  ricadute  nel- 
l' idolatria  ;  e  non  solo  ristabilì  la  pi  o- 
fessione  del  cristianesimo  in  queste  due 
città  ,  ma  portò  la  luce  del  vangelo  ad 
altri  popoli  barbari.  Indi  tornato  nella 
sua  diocesi,  vi  mori  a'3o  di  giugno  1  1  la, 
e  fu  sepolto  il  2  luglio,  giorno  nel  qua- 
le è  nominato  nel  martirologio  romano. 
Fu  canonizzato  da  Clemente  1 1 1  nel  1  1  8»), 
e  le  sue  reliquie  sono  custodite  ad  Annu- 
ver  nel  tesoro  dell'  elettore. 

OTTONE,  Cardinale.  Ottone  o  O lib- 
ile vescovo  di  Nepi,  cardinale  di  Urbano 
11  del  1  088  ,  fu  presente  alla  consacra- 
zione di  Pasquale  II  nel   1099. 

OTTONE,  Cardinale.  Ottone  fu  crea- 
tocardinale  pretedi  s.  Pudenziana  da  Pa- 
squale li,  sottoscrisse  ad  una  sola  bolla 
dei  1 1 06,  e  morì  prima  del  mi. 


OTT 

OTTONE  da  Brescia,  Cardinale.  Ot- 
tone da  Brescia  o  Cabuano,  nel  i  i  5o  da 
Eugenio  III  fu  creato  cardinale  diacono 
di  s.  Nicolò  in  Carcere,  indi  spedito  da  A- 
driano  IV  in  Lombardia  legato  aposto- 
lico col  cardinal  Ardizzone  per  istabilir- 
vi  la  pace,  ma  nulla  ottenne,  non  riu- 
scendogli d'indurre  i  milanesi  a  perdo- 
nare i  lodigiani.  Alessandro  III  1'  inviò 
nella  Spagna  per  mantenere  i  popoli  nel- 
l'obbedienza al  Papa, a  cui  egli  nello  sci- 
sma si  tenne  costantemente  unito,  ricu- 
sando intervenire  al  conciliabolo  di  Pa- 
via. Lo  stesso  Poutefice  lo  mandò  in  Lom- 
bardia col  cardinal  Manfredi,  dove  in 
Piacenza  compose  le  liti  tra  il  vescovo 
Tebaldo  e  i  canonici  di  s.  Antonino  ,  e 
quelle  tra  essi  ed  il  capitolo  della  catte- 
drale. Morì  sotto  Alessandro  III  ,  dopo 
essere  inlervenutoall'elezione  di  tre  Papi. 

OTTONE  o  ODONE,  Cardinale.  Ot- 
tone o  Odone  da  Castelridolfo  nella  dio- 
cesi di  Bourges  in  Francia,  o  di  Soissons, 
letterato  profondo  ed  eloquente,  da  ca- 
nonico e  cancelliere  della  cbiesa  di  Pa- 
rigi, si  ritirò  nel  monastero  di  Gransel- 
va  facendosi  cisterciense,  e  divenne  abba- 
te di  Orsocampo.  Innocenzo  IV  nel  di- 
cembre 1244  lo  creò  cardinal  vescovo 
Tusculano,  e  nel  1 1^6  lo  spedi  legato  a 
lalere  al  re  Luigi  IX  per  intraprendere 
la  sacra  guerra  contro  i  saraceni,  prima 
della  qual  spedizione  con  20  vescovi  con- 
sagrò nel  1248  la  santa  cappella  fonda- 
ta dal  re  nel  suo  palazzo  in  Parigi.  Con- 
dannògli  errori  di  Gio.  Brescain  profes- 
sore di  Sorbona,  e  fece  arrestare  l'altro 
professore  Raimondo  che  andava  spar- 
gendo errori.  Terminò  l' esame  del  Tal- 
muld,  che  venne  formalmente  condan- 
nato. Pubblicò  decreti  riguardanti  le 
chiese  di  Meaux  e  di  Sens.  Fu  in  gran 
venerazione  di  s.  Luigi  IX  pel  candore 
de' costumi  ed  esimia  scienza,  chiaman- 
dolo uomo  fatto  secondo  il  suo  cuore.  Con 
telanti  lettere  confermò  nella  cattolica 
fede  Erisalino  chaui  de'  tartari  orien- 
tali, e  gli  altri  signori  e  magnati  del  re- 


ocs  75 

gno,  pel  quale  oggetto  gì'  inviò  dotti  e 
zelanti  operai  evangelici.  Da  Innocenzo 
IV  ebbe  l'incarico  di  fondar  nell'  isola 
di  Cipro  alcuni  vescovati  di  rito  greco, 
e  vi  fece  richiamare  l'arcivescovo  esilia- 
to da  quello  latino.  Scrisse  alcune  ome- 
lie e  sermoni  sopra  i  santi,  che  mss.  fu- 
rono depositati  nel  convento  agostiniano 
di  Cremona.  Morì  in  Orvieto  nel  11  -3, 
e  fu  sepolto  nella  chiesa  de'  domenica- 
ni, dopo  di  essere  stato  all'elezione  di  \ 
Papi.  Anche  Innocenzo  IV  lochiamòuo- 
mo  fatto  secondo  il  suo  cuore,  cospicuo 
per  illibatezza,  eccellente  nella  cognizio- 
ne delle  leggi  e  assai  pregevole  per  ma- 
turità di  giudizio. 

OUSTIOUG  o  VELTRT,    Ustinga, 
Città  vescovile  di  Russia  inEuropa.in  ri- 
va alla  Sukhona,  vicino  al  confluente  col 
Iug.  Vi  si  contano  26  chiese  in  pietra: 
la  cattedrale  dell'Assunzione  ha  6  suc- 
cursali; vi  è  inoltre  un  convento  di  re- 
ligiosi ed  un  monastero  di  monache,  l'o- 
spizio de'trovatelli,  l'ospedale  e  altri  sta- 
bilimenti. S'ignora  il  tempo  preciso  di 
sua  fondazione^  solo  si  sa  che  anticamen- 
te era  edificata  sulla  destra  della  Sukho- 
na, ove  ora  si  trovano  il  convento  della 
Trinità,  ed  un  romitorio  di  s.  Gregorio 
Taumaturgo.  Questa  traslazione  è  del 
12  12   in  cui   fu   fabbricato  il  convento 
dell'Arcangelo.  Nel  1  226  un  signore  tar 
taro, avendo  abbracciato  il  cristianesimo 
ivi  fondò  un  monastero  di  monache  sot 
lo  l'invocazione  di  s.  Gio.  Battista,  e  ne 
i2qo  si  costruì  la  cattedrale,  onde  quel 
li  che  andarono  a  stabilirsi  intorno  a  tal 
edilìzi  nominarono    il  luogo  Oustioug 
Per  la  sua  posizione  vantaggiosa  al  coni 
mercio,  assai  prosperò,  ma  soggiacque  a 
diverse  sciagure.  Nel    1292  i   tartari  d 
Kazan  furono  a  devastarla,  scacciali  dal 
le  truppe  del  granduca  Vsevolod  di  Lia 
dimir.  Nel  i3a4  e  P0'  ne^  ^98  '  nov 
gorodii  presero,  arsero   e  saccheggiaro 
no  li  città,  che  ben  presto  yenne  rialza 
ti.  Umilio  il  lascito  principe  di  Gaiitch 
vi  entrò  per  sorpresa  nel   i.j.36  e  le  die 


76  OVI 

il  sacco.  Nel  i55j  fu  ricostruito  il  suo 
antico  muro  di  legno,  e  nel  i582  furo- 
no posti  cannoni  sui  ripari  :  la  peste  vi 
fece  strage  nel  i  635,  e  l'inondazione  del 
1761  la  devastò.  La  sede  vescovile  ven- 
ne unita  a  quella  di  Totma.  Oriens  chr. 
t.  i,  p.  1  3  1  7. 

OVIEDO  (Oveteli).  Città  con  residen- 
za vescovile  della  Spagna,  capoluogo  del- 
ia provincia  del  suo  nome,  nelle  Asturie, 
a  85  leghe  da  Madrid  e  66  da  Salaman- 
ca, al  piede  del  monte  Na ranco  in  una 
pianura  un  poco  elevata,  sull'Ovia  o  Ove, 
piccolo  affluente  del  Nora.  E"  sede  di  u- 
dienza  reale  e  di  un  capitano  generale. 
Gode  clima  temperato  ed  aria  pura  e 
sana.  Belle  sono  le  strade,  solide  le  case 
benché  antiche,  deliziosi  i  passeggi,  màs- 
sime del  Chambel.  Vi  si  osserva  un  su- 
perbo acquedotto  di  4'  archi  in  pietra, 
••he  porta  nella  città  le  acque  della  sor- 
gente Gitoria.  Tra  i  palazzi,  è  rimar* 
chevole  l'episcopio.  La  cattedrale  del  ss. 
Salvatore  è  un  bel  monumento  gotico 
di  magnifica  struttura,  di  cui  ammira- 
si principalmente  la  torre  per  la  sua  al- 
tezza, eleganza  e  finitezza  di  lavoro;  una 
delle  sue  cappelle  contiene  le  spoglie 
mortali  di  14  re  e  regine  che  regnarono 
nel  nord  della  Spagna  all'epoca  in  cui 
il  restante  della  penisola  era  occupata 
dai  mori,  e  si  conserva  nella  camera  san- 
ta, ch'èuno  dei  più  bei  monumenti  del- 
l'architettura araba,  un  grandissimo  nu- 
mero di  reliquie  quivi  portate  dai  cri- 
stiani di  tutte  le  parti  della  Spagna.  Inol- 
tre vi  si  venerano  i  corpi  di  s.  Eulogio 
e  Lucrezia  martiri,  di  s.  Vincenzo  abba- 
te, di  s.  Claudio  di  Leone,  e  de'  ss.  ve- 
scovi Giuliano  e  Serrano.  Non  vi  è  la 
cura  d'anime  perchè  priva  del  ba t liste- 
rio  :  l'episcopio  è  prossimo  alla  cattedrale. 
11  capitolo  si  compone  di  1  2  dignità,  la 
prima  essendo  il  decano,  con  più  di  3o  ca- 
nonici, comprese  le  prebende  del  teolo- 
go e  penitenziere,  e  di  altri  preti  e  chie- 
rici. Oviedo  ha  inoltre  4  chiese  parroc- 
chiali munite  del  fonte  battesimale,  3 


OVI 

monasteri  di  monache,  fra'quali  si  distin- 
gue quello  delle  benedettine,  ospedali, 
ospizio  pegli  esposti,  collegio,  accademia 
di  disegno,  università,  fondata  nel  1  58o 
con  importante  biblioteca,  società  let- 
teraria e  diverse  manifatture,  commer- 
ciando col  porto  di  Gijon.  Il  seminario  e 
il  monte  di  pietà,  non  più  esistenti  per 
le  vicende  politiche,  si  debbono  ristabi- 
lire. E  patria  di  Alfonso  II,  di  Pelagio 
Tescovo  della  città,  autore  della  genealo- 
gia de're  dell'Asturie,  di  Andrea  Llanes 
Estrada  poeta  e  istoriografo,  di  Luigi 
Fernandez  medico  e  botanico,  di  Gon- 
zalo di  Cagnas  Trelles  matematico  e  a- 
stronomo,  di  Michele  Jacintoe  France- 
sco Antonio  Menendez  pittori,  di  Fran- 
cesco Saverio  Marina  geografo  e  di  altri 
illustri.  I  dintorni  sono  benissimo  colti- 
vati e  fertili  :  ad  una  lega  vi  sono  i  ba- 
gni termali  chiamati  las  Caldas,  molto 
frequentati.  Oviedo  è  una  delle  più  an- 
tiche città  di  Spagna  e  fu  detta  Lucus, 
4 sturimi,  Ovetumj  l'antico  suo  nome 
era  Dritonia,  Bretagna  o  Brigetium,  indi 
chiamata  Oviedo  dai  due  piccoli  liunii 
che  la  bagnano,  l'Ovia  e  la  Deva.  Nel 
IX  secolo  fu  onorata  del  titolo  di  città 
de  vescovi,  perchè  un  grandissimo  nu- 
mero di  prelati  vi  si  rifuggirono,  onde 
evitare  le  persecuzioni  de'mori.  A  Leon 
dissi  come  Pelagio  del  7  18  fondò  il  re- 
gno cui  i  successori  diedero  il  titolo  di 
Oviedo,  e  che  i  re  di  Oviedo  portarono 
questo  nome  sino  a  Ordogno  li  del  92  3, 
che  assunse  quello  di  re  di  Leone,  ed 
allora  la  sede  del  reame  da  Oviedo  fu 
trasportata  a  Leone.  11  vescovato  ebbe 
origine  nel  VI  secolo,  leggendosi  il  no- 
me di  Metapio  suo  vescovo  tra  quelli 
che  furono  al  concilio  IV  di  Toledo  nel 
5-27,  mentre  il  vescovo  Mailoco  sotto- 
scrisse a  quello  tenuto  in  Braga  nel  563. 
Commanville  dice  che  la  sede  di  Brito- 
nia  ebbe  origine  nel  secolo  VI,  quindi 
nel  VII  fu  trasferita  a  Oviedo.  Fra  i 
primi  successori  de'  nominati  ricorderò 
Vistremoudo  e  Adolfo;  indi  nel  IX  se- 


OXF 

colo  ad  istanza  del  re  Alfonso  III  questa 
sede  fu  eretta,  secondo  il  Novaes,  da  Gio- 
vanni Vili  in  metropoli  della  Galizia,  e 
ne  fu  primo  arcivescovo  Ermenegildo,  a! 
quale  successero  Suero,  Serrano,  ec.  Nel 
secolo  X  tornò  ad  essere  semplice  vesco- 
vato sulFraganeo  di  Composlella,  goden- 
do però  l'onore  del  pallio,  se  deve  creder- 
si a  Commanville  ;  ma  ora  è  immediata- 
mente soggetta  alla  s.  Sede.  Gli  altri  ve- 
scovi d'Oviedo  dal  iy3o  sono  registrati 
nelle  Notizie  di  Roma.  Dopo  la  morte 
di  Gregorio  Ceruelo  de  la  Fuente  di  Pa- 
redes  diocesi  di  Palencia,  fatto  vescovo 
nel  i  8  i  5,  molti  anni  restò  la  sede  vacan- 
te, finché  dal  1848  n'è  vescovo  mg.r  I- 
gnazio  Diaz  Caneja  della  diocesi  di  Leon. 
La  diocesi  si  estende  per  circa  20  leghe  in 
lunghezza  e  4oin  larghezza,  contenente 
diversi  luoghi  e  molte  parrocchie.  Ogni 
nuovo  vescovo  è  tassato  in  fiorini  1600. 

Concilii  d'Oviedo. 

Il  1 .°  fu  tenuto  nell'87 3.  Il  2. "nel  90  1 
nazionale  per  la  riforma  del  clero  secolare 
di  Spagna  e  per  la  polizia  delle  chiese, on- 
de furono  fatte  diverse  ordinanze  saluta- 
ri; e  vuoisi  che  in  questo  concilio  Oviedo 
fosse  elevata  ad  arcivescovato,  mentre  la 
governava  Ermenegildo,  o  almenoessofu 
riconosciuto  dagli  altri  vescovi  co*  quali 
dovea  travagliare  al  ristabilimento  della 
disciplina  turbata  dal  dominio  degl'  in- 
fedeli. Il  re  Alfonso  III  vi  assistè  colla 
regina  e  figli,  accompagnato  da  17  o  18 
vescovi.  Il  3.°  nel  1  1  1  5,  e  si  fecero  tre 
canoni  sulla  disciplina. 

OXFORD,  Oxonia  o  Oxonium.  Cit- 
tà vescovile  d'Inghilterra,  capoluogo  del- 
la contea  del  suo  nome,  a  20  leghe  da 
Londra,  sulla  riva  sinistra  dell'  Isis,  che 
vi  riceve  il  Charwel  e  il  canale  d'Oxfbrd 
incominciato  nel  1  769, compito  nel  1  7qo 
e  sorgente  di  prosperità.  Amenamente 
situala  sopra  un'  altura  circondata  da 
una  valle,  è  quasi  cinta  dalle  due  rivie- 
re che  si  attraversano  su  tre  ponti,  fra' 


O  X  F  77 

quali  quello  della  Maddalena  sul  Char- 
^vel  merita  menzione:  l'aria  vi  è  pura  e 
salubre.  Da  lunge  presenta  un  aspetto 
imponente  per  le  quantità  e  varietà  dei 
suoi  campanili,  torri,  cupole  e  altri  pub- 
blici edilizi.  La  città  propriamente  det- 
ta è  di  forma  ovale,  ed  era  un  tempo 
cinta  di  mura  bastionate;  varie  nuove 
costruzioni  l'uniscono  quasi  ai  suoi  sob- 
borghi. La  strada  Alta  è  la  più  bella.  Le 
antiche  case,  costrutte  per  dimora  degli 
studenti  prima  che  fossero  alloggiati  nei 
collegi,  o  de' forestieri  durante  il  sog- 
giorno che  faceva  la  corte  in  questa  cit* 
tà,  sono  di  pietra  e  sopra  una  grandis- 
sima pianta  ;  quelle  d'epoca  più  recente 
sono  più  solide  e  comode.  Questa  città 
è  la  prima  e  la  più  antica  sede  delle 
scienze  nell'Inghilterra;  alcuni  dicono  si 
potrebbe  chiamare  la  città  de' collegi, 
noverandosene  19,  oltre  l'università,  che 
dicesi  fondata  da  Alfredo  il  grande  nel- 
l'SgS.  Vedasi  Wood,  Hisloria,  et  cinti- 
quitatis  universitalis  Oxoniensis,  Oxo- 
niae  1674.  Oxford  deve  tutta  la  sua  ce- 
lebrità e  il  suo  splendore  all'università  ; 
i  più  belli  edilizi  pubblici  furono  fonda- 
ti per  essa  e  le  appartengono.  Questa 
università  si  compone  di  collegi  fondati 
dai  re  o  dalle  persone  ricche  e  benefi- 
che. Si  governa  colle  sue  proprie  auto- 
rità, senza  che  nessuna  esterna  influen- 
za intervenga  negli  affari  di  sua  ammi- 
nistrazione; possiede  come  corpo  pub- 
blico uu'autorità  a  cui  quella  città  è  su- 
bordinata. Si  regge  in  virtù  di  una  car- 
ta che  ricevette  la  sanzione  da  Carlo  I, 
ed  ha  per  principale  dignitario  un  can- 
celliere, ch'è  eletto  d'ordinario  fra' più 
gran  personaggi  del  regno  dai  reggenti 
de'  collegi  per  uno,  due  o  tre  anni,  ed 
anche  in  vita.  Questo  alto  posto  è  mia- 
si  meramente  onorifico,  mentre  il  can- 
celliere delega  il  suo  potere  ad  un  vice 
cancelliere  che  sceglie  fra' capi  de  colle- 
gi. Vi  sono  molti  altri  dignitari  o  oflì- 
ciali  nominati  dai  membri  deli  univer- 
sità, che  hanno  voce  nelle  assemblee   Si 


7  8  O  X  F 

la  ascendere  a  3,ooo  il  numero  di  lulti 
i  membri  universitari!,  de'  quali    i  ooo 
ricevono  stipendio  dall'  università  sles- 
sa. Questa  è  composta  de'  delti  collegi 
e  5  sale;  i  primi  furono  fondati  col  mez- 
zo di  donazioni  in  beuifondi,  e  formano 
corpi  particolari  indipendenti,  lutti  pe- 
rò soggetti  al  governatore  generale  del- 
l'università; le  seconde,  quantunque  ab- 
biano avute  alcune  donazioni,  non  han- 
no però  la  loro  esistenza   assicurata  ,  e 
ricevono  pensioni  per  prezzo  dell'istru- 
zione, alloggio  e  mantenimento  degli  stu- 
denti; del  restante  godono  gli  slessi  pri- 
vilegi de' collegi.  Gli  studenti,  il  cui  nu- 
mero ascese  nel  i8a5  a  466o,  sono  al- 
loggiati nei  collegi,  e  vivono  parie  a  loro 
spese  e  parte  coi  soccorsi  che  ricevono 
dall'università;  hanno  un  costume  par- 
ticolare chedilferisce  per  gli  studenti  no- 
bili, pari  o  figli  di  pari  ;  i  protestanti  soli 
hanno  il  privilegio  di  studiare  ad  Oxford. 
Jl  collegio  che  gode  della  maggiore  ri- 
putazione è  quello    di  Christ- Chiudi; 
gli  edilizi   ne  sono  bellissimi  e  le  corti 
vastissime;  la  chiesa  di    elegante  archi- 
lettura  gotica  serve  di  cattedrale  alla  dio- 
cesi. Questo  collegio  fu  fondato  nel  i  525 
dal  celebre  cardinal  Volsey,  ed  Enrico 
V1JI  vi  trasportò  la  sede  vescovile  d'O- 
seney  nel  ì  543,  dichiarandola  suffraga- 
nea  di  Cantorbery.   Allorché  i  re  d'In- 
ghilterra visitano  l'università, questo  col- 
legio ha  l'onore  di  alloggiarli  ;  queste  vi- 
site reali  furono  per  Oxford  feste  bril- 
lanti, perchè  l'università  in  ogni  tempo 
fu  considerata  alTezionalissima  all'opinio- 
ne de'  torys.  Nel  collegio  Christ-Church 
vi  sono  gran  numero  di   pitture  classi- 
che, anco  di  Raffaele,  Domenichino,  Ti- 
ziano e  Perugino.    Gli  altri  collegi  più 
osservabili  pei  loro  edilìzi  sono:   quello 
della  Maddalena,  fondato  nel  i458  da 
Wainflete  vescovo  di  Winchester,  con 
decoroso  e  alto   campanile,  e  giardino 
botanico   istituito  nel    1622   da  Enrico 
«I  Anversa  conte  di  Daubv;  il   collegio 
(Jella  regina,  foudato  nel  1  34 o  da  Rober- 


OXF 

to  di  Egles  field  confessore  della  regina 
Filippa  moglie  di  Odoardo  III,  dalla  qua- 
le prese  il  nome,  ove  sono  rimarchevoli 
la  vasta  cappella  con  vetri  dipinti,  tra' 
quali  è  il  giudizio  universale,  l'ampio 
refettorio  coi  ritratti  de' benefattori  del 
collegio,  e  la  biblioteca  d'  ordine  corin- 
tio con  gran  chiostro  decorato  delle  sta- 
tue del  fondatore  e  di  altri  benemeriti 
dello  stabilimento.  Quasi  tutti  i  collegi 
hanno  gallerie  di  quadri,  giardini  e  co- 
piose biblioteche  sino  al  numero  di  17 
per  uso  de'professori  dell'università  e  de- 
gli studenti:  la  rivale  d'Oxford,  l'univer- 
sità di  Cambridge,  è  meno  ricca  in  bi- 
blioteche, contandone  io.  La  principa- 
le biblioteca  è  la  Bodley  che  nominai  col- 
l'altra  pubblica  di  Burg  nel  voi.  XXXI V, 
p.  3o3,  parlando  de' fondatori  :  l'edifizio 
è  considerato  capo  d'opera  di  architet- 
tura gotica,  con  5oo,ooo  volumi  circa, 
ed  è  celebre  soprattutto  pei  mss.  greci 
e  orientali.  La  biblioteca  fondata  dal  me- 
dico Radcliffe,  meno  vasta  e  meno  ric- 
ca di  libri  della  precedente,  è  di  forma 
rotonda,  ornata  di  elegante  cupola,  e  di 
bella  architettura  greca  :  oltre  i  molti 
importanti  oggetti  antichi,  vi  sono  due 
candelabri  trovati  nelle  rovine  della  vil- 
la Adriana  presso  Tivoli,  dono  di  sii' 
Roger  Newdigate;  e  la  magnifica  colle- 
zione di  marmi  antichi  formata  in  Ro- 
ma dall' avv.  Corsi  (del  quale  parlai  a 
Colonne  di  Roma  e  Gemma  )  contenente 
1000  pezzi,  acquistata  da  Stefano  Jar- 
ret  che  la  regalò  al  collegio.  L'osserva- 
torio eretto  dal  lodato  Radcliffe  è  fab- 
bricalo sul  modello  d'un  tempio  d'  Ate- 
ne; un  globo  sostenuto  da  un  Ercole  e 
da  un  Atlante  lo  corona,  e  bellissimi 
strumenti  servono  alle  osservazioni.  L'u- 
niversità possiede  inoltre  galleria  di  pit- 
ture, museo  in  cui  primeggiano  i  famosi 
marmi  di  Arundel,  che  servirono  a  sta- 
bilire la  cronologia  de' greci,  e  donati 
dal  lord  Howard  nel  1677  all'uni  versi- 
la; la  stamperia  Clarendon,  grande  e  so- 
lido edilìzio  costrutto  nel  1711,  famosa 


O  X  F 

per  le  sue  edizioni;  giardino  botanico, 
ti  teatro  sul  disegno  di  quello  di  Marcel- 
lo a  Roma,  ove  si  adunano  quelli  che 
hanno  luogo  nelle  grandi  cerimonie  del- 
l'università,  ma  non  vi  si  rappresentano 
opere  drammatiche  :  in  questo  teatro  nel 
i  8  i  \  furono  promossi  al  grado  di  dot- 
tori di  diritto  civile,  l'imperatore  delle 
Russie,  il  re  di  Prussia,  il  principe  di 
Mettermeli,  il  conte  di  Lieven,  il  prin- 
cipe bMucher,  ec.  Oltre  alle  chiese  de'col- 
legi,  Oxford  ne  contiene  1  3  altre  parroc- 
chiali e  diversi  templi  pei  cattolici,  me- 
todisti, anabattisti  e  quacqueri:  delle  scuo- 
le aperte  a  Oxford  dagli  ebrei,  feci  pa- 
rola nel  detto  voi.  p.  3  i  3.  Fra  gli  altri 
edilizi  interessanti  bisogna  ancora  nomi- 
nare il  palazzo  della  città,  la  sala  della 
contea  d'Oxford,  la  prigione,  la  casa  di 
correzione,  l'ospedale  di  Radclifle,  la  sa- 
la di  musica,  e  gli  edilizi  del  mercato; 
vi  si  contano  pure  alcuni  stabilimenti  di 
beneficenza.  Oxford  produsse  diversi  dot- 
ti uomini,  e  fra  gli  altri  D.  Wood  che  ce 
li  ha  fatti  conoscere,  Tommaso  Gale  dot- 
to letterato,  Tommaso  Harriot  matema- 
tico, Humphrey  Ilody,  Tommaso  Ly- 
diat,  Edoardo  Pocock,  Giovanni  Wil- 
mont,  ec. 

L'origine  d' Oxford  si  nasconde  nel 
buio  de'lempi  ;  si  suppone  che  il  suo  no- 
me derivi  da  un  guado,  ford,  ove  i  bo- 
vi, oxeii, passavano  la  riviera,  mentre  un 
tempo  portò  il  nome  di  Oxenford.  La 
storia  non  ne  fa  menzione  che  sotto  il 
regno  di  Alfredo,  epoca  in  cui  rinchiu- 
deva un  famoso  monastero  dedicato  al- 
la ss.  Trinità.  Guglielmo  il  Conquista- 
tore la  forzò  di  aprirgli  le  porte,  e  quan- 
tunque si  voglia  fare  risaltare  l'origine 
e  la  fondazione  dell'università  a  un  tem- 
po remotissimo,  è  eerto  che  anco  sotto 
il  regno  di  Guglielmo  non  v'erano  cor- 
pi regolari  distruzione  decorati  di  que- 
sto titolo.  Esistevano  senza  dubbio  mol- 
te sale  o  scuole,  il  cui  numero  aumen* 
tossi  sotto  i  ugni  di  Riccardo  1  e  di 
Giovanni.  Sotto  quello  di  Enrico  111  vi 


O  X  ¥  -9 

si  contavano  già  3,ooo  studenti  ;  in  que- 
sto ultimo  regno  s'introdusse  l'uso  di  e- 
rigervi  e  dotarvi  i  collegi,  e  dopo  que- 
st'epoca le  rendite  ed  i  privilegi  della 
università  prodigiosamente  aumentaro- 
no. Sul  catolicismo  dell'università  d'Ox- 
ford,  si  possono  vedere  gli  Annali  delle 
scienze  religiose,  massime  i  voi.  V,  p. 
161,  Vlll,p.  95,  e XIV,  p.  61.  Nel  voi. 
XXXV,  p.  i43,  149,  lòie  1 56  del 
Dizionario  pallai  della  conversione  al 
catlolicismo  del  dott.  Newman  capo  del- 
la scuola  teologica  d'Oxford  e  di  (\v\e\- 
\ade'Puseisti(f/.),e  di  Ward  altro  mem- 
bro dell'università;  non  che  dell'omelia 
del  vescovo  protestante  d'Oxford,  delle 
tendenze  dell'università  al  catlolicismo; 
che  ne' tempi  andati  fu  chiamata  alma 
mater  dell'alto  clero  anglicano,  e  del  vi- 
cariato apostolico  centrale  o  medio  in 
cui  è  compresa  la  contea.  ÌNel  n.°  65  del 
Diario  di  Roma  1847  si  legge  come  il 
dottor  Nervina  n  con  altri  illustri  ingle- 
si vestirono  in  Roma  l'abito  de' 'filippini 
onde  istituirne  la  congregazione  in  In- 
ghilterra, facendo  il  noviziato  nel  mo- 
nastero di  s.  Croce  in  Gerusalemme,  ove 
furono  onorati  della  visita  del  regnante 
Pio  IX.  Questo  Papa  nel  dichiarare  Bir- 
mingham residenza  vescovile  a'  2q  set- 
tembre i85o,  nella  circoscrizione  della 
diocesi  vi  comprese  Oxford  e  la  sua  u- 
ni  versi  là,  che  alle  sue  glorie  aggiunge 
ormai  quella  di  aver  fornito  al  cattoli- 
cismo  il  più  gran  numero  di  nuovi  figli 
colle  sue  conversioni  ammirabili,  le  (pia- 
li ebbero  un  sì  meraviglioso  eco  in  In- 
ghilterra ein  Europa  ;  dappoiché  in  que- 
sti ultimi  tempi  da  circa  100  membri 
dell'università,  fra 'quali  molti  ministri  e 
professori,  rientrarono  nel  grembo  della 
vera  Chiesa.  I  dintorni  d'Oxford  olirono 
belle  praterie  e  campagne  ridenti  ;  vi  è  il 
castello  di  Blenheim,  già  dimora  di  Mari* 
borough,  e  quello  di  Nuncham-Courte- 
nay, soggiorno  ordinario  del  conte  d  Hai  - 
court. In  questi  ultimi  tempi  vi  si  scoper- 
sero le  vestigia  di  una  città  romana. 


8o  OXI 

Concilii  (V  Oxford. 

li  i.°  fu  tenuto  nel  11600  1161, 
contro  gli  errori  de' valdesi  ch'eransi  in- 
trodotti in  Inghilterra:  furono  dati  io 
potere  del  braccio  secolare.  Di  questo 
e  seguenti  trattano  i  collettori  de'conci- 
lii.  Il  2.°  nel  1  1  66,  contro  i  medesimi  er- 
rori. Il  3.°  nel  Ì207 ,  sul  sussidio  do- 
mandato dal  re,  che  lo  rinunziò  in  vi- 
sta delle  eccezioni  fattegli  dai  vescovi.  Il 
4-°  nel  monastero  di  Oseney  o  Osney 
presso  Oxford,  che  fu  di  tutta  l'Inghil- 
terra, agli  1  i  giugno  1222,  tenuto  dal 
cardinal  Langthon  arcivescovo  di  Can- 
torbery.  Vi  si  fecero  /yq  canoni  per  la 
riforma  di  quella  chiesa,  conformi  a  quel- 
li del  concilio  Lateranense  IV.  II  5.° 
nel  124.1  o  1242,  per  determinare  i 
digiuni  e  le  preghiere  per  la  Chiesa.  Il 
6.°  nel  i25o,  sulla  libertà  delle  cap- 
pelle reali.  11  7.0  nel  1258.  L' 8.°  nel 
1287,  sulla  disciplina,  usanze  e  lèste 
della  Chiesa.  Il  g.°nel  1  382,  adunato  da 
Guglielmo  Courtenai  arcivescovo  di  Can- 
torbery,  contro  gli  errori  di  Wiclefo,  che 
vennero  condannati,  il  io. °  nel  i4o8, 
contro  lo  slesso  VViclefo,  e  fu  presiedu- 
to da  Tommaso  Arondel  arcivescovo  di 
Canlorbery,e  visi  fecero  1  3  regolamenti 
per  arrestarne  gli  errori. 

OXIRLNCO  o  OSSIRINCO,  Oxy- 
rynchus.  Sede  vescovile  dell'Egitto  assai 
considerabile,  nel  patriarcato  d'Alessan- 
dria, chiamata  pure  Belmese,  nella  pro- 
vincia d'  Arcadia  Heptauomus.  Eretta 
nel  IV  secolo,  poi  divenne  metropolita- 
na, coi  vescovati  suffraganei  di  Clisma, 
Tsicopoli,  Arsinoe,  Aphroditon,  Memphi, 
Thamiata,  Teodosiopoli,  ed  Eraclea  su- 
periore o  Magna.  Nel  IV  secolo  era  già 
una  eomunitàdi  santi  ;  il  suo  recinto  con- 
sideravasi  come  un  gran  tempio,  in  cui 
ne'diversi  monasteri  erano  riuniti  1 0,000 
religiosi  e  20,000  vergini.  1  pubblici 
edifizi  ed  i  templi  pagani  furono  cam- 
biati in  abitazioni  pei  religiosi.  Vi  era- 


OZI 

no  12  chiese,  nelle  quali  si  riuniva  il  po- 
polo; le  grotte,  le  torri,  i  luoghi  più  ap- 
partati ridondavano  di  solitari,  i  quali 
cantavano  notte  e  giorno  le  divine  lodi. 
Gli  eretici  meleziani  ed  ariani  ben  pre- 
sto vi  furono  espulsi.  I  magistrali  e  gli 
abitanti  tenevano  persone  alle  porle  del- 
la città,  acciò  fossero  ben  ricevuti  i  fo- 
restieri ed  i  poveri,  e  somministrato  lo- 
ro il  bisognevole.  Ebbe  8  vescovi.  Oriens 
christ.  t.  2,  p.  378.  Al  presente  Oxirinco, 
Oxirien,è  un  titolo  vescovile  inpnrtibns, 
sotto  l'arcivescovato  pure  in  parlibus  di 
Dannata,  che  conferisce  il  Papa,  e  Pio  IX 
a' 9  maggio  1848  lo  die  a  mg.r  Fioren- 
tino Stefano  Jassen  vicario  apostolico  di 
Thaiti  nell'Oceania. 

OZIONE,  Opto.  I  cardinali  chiama- 
no otta  re  il  desiderare,  optare,  il  pas- 
saggio da  uno  de'  loro  ordini  ad  altro; 
cioè  il  desiderare,  l'aspirare,  il  doman- 
dare ch'essi  fanno  al  Papa  in  concistoro 
il  passaggio  dall'ordine  de'diaconi  aquel- 
lo  de'preti,  e  da  quoto  a  quello  de' ve- 
scovi suburbicari  ;  ovvero  da  una  diaco- 
nia all'altra,  da  un  titolo  ad  altro,  e  ila 
un  vescovato  snburbicario  ad  altro.  Seb- 
bene questo  nome  ed  uso  di  ottare  .sia 
molto  antico  fra' canonici  in  molte  chie- 
se cattedrali  e  collegiate  d'Italia  e  del 
resto  della  cristianità  {V.  Ursaya,  Di- 
scursus  circa  vacationes,  et  optionex  ca- 
thedralis),  però  nel  sacro  collegio  de  car- 
dinali non  è  molto  antico,  e  col  Panvi- 
nio  lo  dissi  incominciato  da  Alessandro 
V,  nel  voi.  X,  p.  14,  rimarcando  i  pre- 
giudizi per  ciò  derivati  alle  chiese  tito- 
lari e  diaconali,  ed  il  discapito  delle  se- 
di vescovili.  L'antica  e  costaute  consue- 
tudine della  chiesa  romana,  che  i  diaco- 
ni non  mutassero  le  diaconie  una  volta 
ricevute,  né  i  preti  i  loro  titoli,  né  i  ve- 
scovi i  loro  vescovati,  dava  per  vantag- 
giosa conseguenza  che  i  diaconi,  i  preti 
ed  i  vescovi  maggiormente  si  affeziona- 
vano, e  coltivavano,  ornavano,  restaura- 
vano, non  che  accrescevano  le  diaconie, 
i  titoli  ed  i    vescovati  che  doveano  lite- 


OZI 

nere  loro  \ ita  durante,  per  cui  ne  assu- 
mevano il  nome,  col  quale  più  del  pro- 
prio venivano  da  tutti  riconosciuti;  lad- 
dove introdottesi  le  ozioni,  ricevono  fre- 
quentemente queste  chiese  soggetti  a- 
vanzati  negli  anni,  immersi  nelle  prin- 
cipali cure  della   romana  corte,  laonde 
non  di  rado  succede,  che  appena  princi- 
piano ad  avere  di  esse  piena  cognizione  o 
ci  prendono  amore,  che  o  dalla  morte  o 
da  nuova  ozione  sono  costretti  a  lasciar- 
le con  evidente    pregiudizio   delle  sedi 
vescovili  suhurhicarie,  massime  di  Por- 
lo e  chiese  unite,  e  di  Ostia  e  Velletri, 
come  osserva  pure  il  Cecconi,  Storia  di 
Paleslrina,  p.  288.  Questi  inoltre  avver- 
te che  il  cardinal  Giulio  nel  1  1  og  dal 
titolo  di  s.   Marcello  passò  al  vescovato 
di  Palestrina,  e  che  questo  poi  ottenne 
nel  i3o7  il  cardinal   Giovanni  diacono 
di  s.   Agata,  e  che  piuttosto  dovrà  cer- 
tamente dirsi  che  prima    di  Alessandro 
V  i  cardinali  non  ottavano  da  un  tito- 
lo all'  altro  dello  slesso  ordine,  da  una 
diaconia  all'altra,  da  un   vescovato  su- 
burbicario  ad  altro.  A  questi  esempi  ag- 
giungerò, che  il  cardinal  Bernardo  d'Al- 
by  del  titolo  di  s.  Ciriaco,  fu  da  Clemente 
\  I  nel  1  348  promosso  a  vescovo  di  Por- 
to, da  cui  restarono  esclusi  altri  cardi- 
nali più  antichi  che  vi  oliavano,  venen- 
do egli  preferito  per  essere  stato  vesco- 
vo prima  del  cardinalato,  come  allora  si 
praticava.  Quanto  ai  titoli  e  alle  diaco- 
nie di  Roma,  di  frequente  avviene  che 
sono  oliate  più  quelle  chiese  che   non 
hanno  Insogno  di  aiuto  0  restauro,  e  the 
godono  prerogative  ed  hanno  benefizi  ec- 
clesiastici da  conferirsi  dal  titolare  o  dia- 
cono.  Devesi  però  riflettere,  che  ora   i 
cardinali  hanno  ordinariamente  la  limi- 
tata  provvista  di  4,000  scudi,  non  go- 
dono più  le  rendite  ecclesiastiche  che  pri- 
ma aveano  in  copia,  e  non  possono  dis- 
porre ,  come  una  volta,  delle  pensioni  e 
benefizi  di  chiesa   in  favore  degli  eccle- 
siastici  loro   famigliari  e  ben  affetti.    11 
solo  titolo  che  non  si  può  mai  oliare   è 
t . 


OZ  I  8. 

la  chiesa  di  s.  Lorenzo  in  Damaso,  che 
sempre  si  ritiene  iu  commenda  dal  car- 
dinal vice-cancelliere,  sia  egli  o  dell'or- 
dine de'vescovi,  o  de'  preti,  o  de'diaconi. 
11  cardinal  de  Luca,  Rei.  Boni.  tur.  disc. 
n.°  5,  c'informa  esattamente  di  lutto   il 
metodo  delle  ozioni,   iu   questo  modo. 
»  Fra  lutti  gli  oidini  rispettivamentedal- 
l'uno  all'altro  (non  mai  un  cardinal  dia- 
cono può  oliare  all'ordine  de'vescovi  se 
non  sia   passato  in   prima  a  quello  dei 
preti),  viene  permessa  1' ozione.  Poiché 
quello  ch'entrato  è   nell'ordine  de'  ve- 
scovi, secondo  il  rango  d'anzianità,  a  suo 
piacele,  in  tempo  di  vacanza,  nel  pros- 
simo concistoro  può  otlare  altro  vesco- 
vato (suburbicario).  11  1 .°  prete  può  ot- 
tar  l'ultimo  vescovato  vacante;  o  tra  gli 
stessi  preti  o  diaconi  migliorare  rispet- 
tivamente il  titolo,   passare  dall'ordine 
diaconale  a  quello  di  prete,  colla  prero- 
gativa del  salto,  occupando  secondo  l'or- 
dine di  anzianità  il  luogo  sopra  gli  altri, 
che  prima  di  lui  collocati  erano  nell'or- 
dine presbiterale,  come   se  da  principio 
fosse  stalo  costituito  in  detto  ordine  ;  a 
patto  però  che   sia  presente  a  quel  con- 
cistoro, non   avendo  i  lontani  diritto  di 
ottare,  se  dispensati   non  vengono  dal 
Pontefice".  In  fatti  ai  cardiuali  assetiti, 
per   ottare  vescovato,  titolo  o  diaconia, 
occorre  un  pontificio  breve  facoltativo, 
e  siccome  le  ozioni  si  fanno  al  Papa  in 
concistoro  dai  cardinali  medesimi;  il  car- 
dinale assente  deputa  perciò  altro  car- 
dinale a  far  per  lui  lozione,  altrettanto 
si  pratica  se  il  cardinale  ottante,  per  in- 
fermità  non   può    recarsi  in  concistoro  . 
benché  sia  in  Roma.  Per  le  ozioni  va  av- 
vertito (pianto  notai  nel  voi.  XIX,  ; 
289,  sull'antico  passaggio  de' cardinali 
diaconi  all'ordine  de'  vescovi,  non  pili  iu 
uso:  ivi  pur  dissi  che  il  prefetto  de  mae- 
stri di  cerimonie  prima   del  concisloro 
in  cui  si  dee  far  l'ozione,  si  reca  ad  inter- 
pellare i  cardinali  che  precedono  in  an- 
zianità quello  che  olla,  qualora  alcuno 
di  essi  bramasse  passare  al  vacante  ve- 
li 


82                       OZI 
scovato  suburbicario ,  titolo  o  diaconia. 
Altrove  narrai  come  i  Papi  sollevarono 
precariamente  le  diaconie  in  titoli,  come 
per  ultimo  fece  Gregorio  XVI  con  la 
chiesa  diaconale  di  s.  Maria  in  Portico 
in  titolo,  a  favore  del  cardinal  Lodovi- 
co Altieri  ;  e  come  i  cardinali  preti  e  dia- 
coni, talvolta  oltre  il  proprio  titolo  o  dia- 
conia,  ottano  ad  altro  o  altra  in  com- 
menda, ciò  che  fanno  alcuni  vescovi  su- 
burbicari,  ordinariamente  coi  loro  anti- 
chi titoli,  o  per  una  particolare  loro  di- 
vozione o  per  non  defraudare  quellechie- 
se  della  continuazione  di  loro  beneficen- 
ze. Ecco  le  forinole  che  i  cardinali  nel- 
le ozioni  pronunziano  al  Papa  in  con- 
cistoro. Beatissime  Pater.  Si  Sanctitati 
veslrae  placuerit  ditnissis  ccclesiis  Por- 
tuense  el  ss.  Ritfinae,  opto  ecclesiae  O- 
sliensem  et  Veliternensem  eliam  inviceni 
wiitas.  -  Beatissime  Pater.  Si  Sanctitati 
veslrae  placueril  dirnisso  titulo  s.  Pra- 
xedis,  transito  ex  ordine  praesbylera- 
li  ad  episcopalem,  optando   ecclesiam 
Albanensen.  -  Beatissime  Pater.  Si  San- 
etilati  veslrae  placnerit  transito  ex  or- 
dine praesbyterali  ad  episcopalem  ,  o- 
■plando  ecclesiam  Praencslinam  pura  re- 
tenlione  in  commendavi  titilli  s.  Mar- 
imi  in  lilontibus.  I  cardinali  vescovi  su- 
burbicari  dicono,  dimissa  ecclesia  .... 
epto  ecclesiam ,   i  cardinali   pre- 
li  ,  dirnisso  lilulo  s opto   titillimi 

s ,  i   cardinali  diaconi ,    dimissa 

diaconia  s ,  opto  diaconiam  s. . . . , 

i  cardinali  diaconi  che  bramano  pas- 
sare all'ordine  presbiterale,  dimissa  dia- 
conia s opto  titillimi  s Ec- 
co la  forinola  che  lesse  il  cardinal  Mac- 
chi vescovo  suburbicario,  pel  cardinal 
Micara  malato,  nel  concistoro  de*  17  giu- 
gno i844>  a  Gregorio  XVI.  B.  Pater. 
Ego  Vinccntius  S.  R.  E.  e ardinalis  Mac- 
chi procurator  rev.  cardinali  Micara, 
prò  parte  dicli  R.  C. ,  et  procuratorio 
nomine  dimissa  ecclesia  Tusculana,  si 
Sanctitati  veslrae  placuerit,  opto  cecie- 
sias  Oslicnsem  el  F'clilernensem  sibi  in- 


OZI 

vicini  canonice  unitas.  Va  notato  che  i 
cardinali  diaconi  possono  passare  dopo 
io  anni  che  sono  stali  nel  loro  ordine 
all'ordine  de' preti,  e  prendono  il  posto 
di  anzianità  di  loro  esaltazione  al  cardi- 
nalato; lo  possono  fare  prima,  ma  allo- 
ra vanno  all'ultimo  luogo,  meno  pontifi- 
cia dispensa,  ed  una  recente  ne  riportai 
nel  voi.  XIX,  p.  287.  Nel  secolo  passato 
dall'ordine  de'diaconi  passarono  a  quel- 
lo  de'preti  i  cardinali  Marcantonio  Co- 
lonna, Andrea  Corsini,  Po!ignac,ec.;  nel 
secolo  presente  quelli  registrati  a  delta 
pagina. 

Il  Zaccaria,  nelle  note  alla  Relazione 
della  corte  di  Roma  del  Lunadoro,  e.  4, 
dell'ozione  de' titoli  cardinalizi,  dice  che 
l'elezione  de'  vescovi  fino  a  s.  Gregorio  I 
e  forse  anche  fino  ali*  V II I  secolo,  secon- 
do l'anlica  universal  disciplina,  dipende- 
va dai  voti  del  clero;  che  poscia  si  è  e- 
seguita  per  la  sola  creazione  libera  del 
romano  Pontefice.  Questo  slesso  mollo 
più  debbe  intendersi  de' titoli  presbite- 
rali e  delle  diaconie  cardinalizie,  come 
può  vedersi  all'articolo  Oedin.\ziom  dei 
Pontefici,  ove  parlai  delle  antiche  crea- 
zioni o  promozioni  de' cardinali.  La  ne- 
cessità del  bene  della  Chiesa  obbligò  Ales- 
sandro V,  creato  nel  i4°9  nel  concilio  di 
risa, a  pcrmetterelanon  prima  usata  mu- 
tazione de'vescovi  suburbicari,  e  decito- 
li ediaconie;  imperciocché  a  motivo  dello 
scisma  dell'antipapa  Benedetto XIII,  ve- 
deansi  da  due  cardinali  di  diversa  ub- 
bidienza", romana  e  avignonese,  ossia  da 
un  cardinale  e  da  un  anlicardinale,  oc- 
cuparsi il  medesimo  vescovato,  titolo  o 
diaconia,  a  cui  erano  stati  nominati  dai 
Papi  e  dai  pseudo-poutefici.'  Alessandro 
V  a  ciò  si  determinò  per  rimuovere  tal 
disordine,  una  delle  pessime  conseguen- 
ze del  lungo  scisma,  in  esecuzione  ezian- 
dio del  decretato  della  sessione  XX  del 
concilio,  di  formare  de'due  collegi  car- 
dinalizi un  solo,  con  ritenere  un  cardi- 
nale il  vescovato,  titolo  o  diaconia  che 
possedeva,  e  Tallio  che  pure  teneva  uno 


OZI 

dì  essi  passasse  ad  un  altro,  perchè  fini- 
to lo  scisma  non  si  continuasse  simile  mo- 
struosità. Osserva  il  Novaes,  clic  i  pri- 
mi a  far  l'ozionc  furono  i  cardinali  Gior- 
dano Orsini,  che  dal  titolo  di  s.  Marti- 
no passò  a  quello  di  s.  Lorenzo  in  Da- 
maso;  come  Antonio  Correrò,  che  dal 
■vescovato  di  Porlo  passò  a  quello  d'  O- 
stia  e  Velletri,  e  Pietro  Annibaldi  Ste- 
faneschi,che  dalla  diaconia  de'ss.  Cosma 
e  Damiano  passò  a  quella  di  s.  Angelo 
io  Pescherà. Eugenio  IV  poi  fu  il  primo 
the  dopo  Alessandro  V  autorizzò  que- 
ste ozioni,  accorciando  nel  1 43  i  che  il 
detto  cardinal  Orsini  dal  vescovato  d'Al- 
bano passasse  a  quello  di  Sabina,  rite- 
nendo in  commenda  il  titolo  di  s.  Lo- 
renzo in  Damaso.  Altri  scrittori  registra- 
no le  ozioni  del  Corralo  e  dell'Annibal- 
di  sotto  Eugenio  IV,  ma  il  secondo  tro- 
vo che  morì  nel  i4'7>  bensì  leggo  nel 
Borgia,  Storia  di  Velletri,  che  il  tra- 
sferimento di  Corraro  lo  fece  Eugenio 
IV  suo  parente*»  senza  alcuna  necessità, 
se  non  che  per  onorarlo  maggiormente, 
cominciando  in  questo  modo  a  gettare 
i  fondamenti  deirozione,dipoi  introdot- 
ta fra  i  vescovi  cardinali  ».  Il  citato  Cec- 
coni  rileva  ancora,  che  il  cardinal  Lu- 
signano  vescovo  di  Palestrina  fu  il  pri- 
mo che  da  questa  ottasse  ad  altra  chiesa 
senza  bisogno,  cioè  nel  ì^ZG  a  quella 
di  Frascati,  e  che  a  poco  a  poco  le  pro- 
mozioni e  ordinazioni  cardinalizie  ven- 
nero poi  a  celebrarsi  m  qualunque  tem- 
po. L'uso  delle  ozioni  non  si  mantenne 
in  principio  stabilmente,  poiché  Pioli, 
senza  ozionealeuna,  creò  vescovo  di  Por- 
to nel  1460  il  cardinal  Carvaial,  ch'e« 
ra  soltanto  diacono  di  s.  Angelo.  Il  Ta- 
magna, Origini  de'  cardinali  par.  I,  p. 
1G1,  conviene  die  le  ozioni  si  costuma- 
rono con  molta  parsimonia  sino  a  Sisto 
IV  del  i47',  il  quale  fu  il  Pontefice  più 
dispotico  in  questa  materia,  assegnando 
perfino  le  diaconie  a'  preti,  ed  i  titoli  ai 
diaconi;  Paolo  IV  stabilì  colla  bolla 
Quuntf  che  l'ozionc  fosse  concessa  ai  soli 


OZI  83 

cardinali  dimoranti  iu  Roma,  0  al  più 
entro  il  distretto  di  due  diete,  o  spazio 
di  due  giorni;  Sisto  V  finalmente  colla 
bolla  Postquam,  e  Clemente  XII  colla 
bolla  Pastorale,  determinarono  le  rego- 
le dell  ozione.  Vedasi  quanto  su  ciò  dis- 
si nel  voi.  XIX,  p.  289. 

Aggiungerò  altre  generiche  d'udizio- 
ni sulle  ozioni,  principiando  da  quel- 
le de' vescovi  suburbicari.  Urbano  Vili 
decretò,  al  riferire  di  Novaes,  che  gl'im- 
pediti per  malattia  a  far  le  funzioni  epi- 
scopali, benché  cardinali,  non  potessero 
essere  proposti  per  vescovi,  né  passare 
da  uno  all'  altro  vescovato.  Le  ozioni  c- 
rano  divenute  frequentissime  ne'  G  car- 
dinali vescovi  suburbicari,  perché  meno 
il  decano  e  sotto  decano,  appena  vacava 
una  chiesa,  succedevano  i  passaggi  di  4, 
onde  Clemente  XII  tolse  simili  inconve- 
nienze, che  talora  portavano  di  conse- 
guenza 1'  essere  alcuni  cardinali  vescovi 
per  pochi  mesi  pastori  d'ognuna  di  dette 
diocesi,  restando  solo  Porto  echiesc  unite, 
Ostia  e  Velletri  ad  otlarsi  a  chi  tocca  per 
anzianità  di  vescovato  suburbicario.  \  e- 
dasi  Vincenzo  A  madori:  Discursus  incqu* 
sa  romana  oplicnis  episcopatus,  Romae 
1715.  Prospero  Lambertini:  Discursus 
in  causa  optionis  episcopatus,  Romae 
1  7  1  5.  Il  citato  Rorgia  rimarcò,  che  il 
cardinal  Raffaele  Riario,  fatto  vescovo 
d'Ostia  e  Velletri  nel  1  5  1  1,  fu  il  primo 
che  per  ozione  ottenne  lutti  i  G  vesco- 
vati suburbicari  un  dopo  1'  altro,  stabi- 
lendosi allora  meglio  l'uso  e  diritto  del- 
Pozione.  A  Decano  del  sacro  collegio, 
parlando  dell'ozionc  al  vescovato  d'Ostia 
e  Velletri  e  al  decanato,  dissi  come  pri- 
ma un  cardinale  suburbicario  proponeva 
quello  cui  toccava  passarvi.  L'Amali  nel- 
la critica  e  note  al  Maestro  di  camera 
del  Sestini,ecco  quanto  ripoi  1 1  riguar* 
do  alle  ozioni  e  precedenze  de'cardinali 
preti  e  diaconi,  secondo  l'ordine  di  crea- 
zione. Se  in  questa  è  avvenuto  errore 
nella  nomina,  chi  é  nomili  ito  prima  ce- 
derà il  luogo  a  quello  che  per  sbaglio  è 


84  o  Z  I 

dichiaralo  dopo  di  lui.  Il  cardinal  Cam- 
peggi, crealo  da  Leone  X  insieme  con 
Giacobacci  e  altri  nel  i  5  i  7,  essendo  ve- 
rnilo in  Roma  1'  anno  seguente,  fu  posto 
a  sedére  in  pubblico  concistoro  dopo  Gia- 
cobacci, perchè  era  stato  nominato  dal 
Papa  dopo  di  lui  :  egli  in  veder  ciò  disse 
ch'essendo  stato  ordinato  vescovo  prima 
di  Giacobacci  dovea  precederlo.  Leone 
X,  venuto  di  ciò  in  cognizione,  ordinò 
che  restasse  ov'era  slato  collocato,  senza 
pregiudizio  di  sue  ragioni,  che  nel  primo 
seguente  concistoro  meglio  avrebbe  e- 
sposto  ;  ma  il  Campeggi  si  contentò  ce- 
dere al  collega.  I  cardinali  Osio  e  Gran- 
vela  furono  creati  da  Pio  IV  nel  1  56  r 
in  una  medesima  promozione,  e  sebbene 
il  secondo  fosse  stato  ordinato  prima  ve- 
scovo, nella  promozione  tultavolta  fu 
dichiarato  prima  Osio.  Quando  questi 
si  recò  a  Roma  si  dubitò  chi  di  essi  do- 
Tea  godere  la  precedenza,  ma  fu  risoluto 
a  favore  di  Granvela,  per  essere  stato 
prima  ordinato  vescovo,  giacché  dice  il 
maestro  di  cerimonie  Cornelio  Frimano 
ne'suoi  diarii  del  1669:  Quando  Papa 
non  declarat  in  specie  quod  vultaliqiiem 
esse  prinium  ,  non  altendilur  ordo  no- 
minationis,  sed tantum  dignitas  persona- 
rum.  Il  cardinal  Giustiniani  generale  dei 
domenicani  fu  nel  1 570  creato  cardinale 
das.  Pio  V,  insieme  conRusticucci  ch'era 
protonotario  non  partecipante,  e  nomi- 
nato prima  dell'altro  (vedasi  il  voi.  XVI, 
p.  1 35,  ove  parlai  della  precedenza  del 
generale  sui  protonotari  non  partecipan- 
ti); ma  fatto  conoscere  al  Papa  che  i 
protonotari  non  partecipanti  non  prece- 
devano ai  generali  degli  ordini,  nel  con- 
cistoro pubblico  Giustiniani  fu  posto  a 
sedere  sopra  Rusticucci.  Se  un  cardina- 
le diacono  passa  nell'ordine  de'preli,  opi- 


ozu 

na  l'Amati  che  se  la  sua  creazione  è  an- 
teriore al  primo  di  tale  ordine,  gli  toglie  il 
luogo  e  precede.  Egli  inoltre  riportando 
la  disposizione  di  Sisto  V,  ora  non  più 
in  vigore,  che  un  cardinal  diacono  dopo 
essere  stato  io  anni  nel  suo  ordine,  e 
dopo  la  vacanza  di  tre  sedi  suburbicarie 
otlar  potesse  alla  quarta,  purché  parten- 
do dal  suo  ordine  vi  rimanessero  1  o  dia- 
coni ;  afferma  che  anticamente  a  quel  car- 
dinal primo  diacono  che  avesse  coronalo 
due  Papi, si  concedeva  la  prima  chiesa  su- 
burbicaria  che  vacasse,  come  fu  pratica- 
to col  cardinal  Raffaele  Piiario,  che  co- 
ronando Paolo  III  e  Giulio  III  (dicasi 
invece  Alessandro  VI  e  Pio  III  ) ,  eb- 
be la  chiesa  di  Albano  (il  cardinal  Marco 
Cornaro  coronò  Adriano  VI  e  Clemen- 
te VII, e  nel  \5i^  divenne  vescovo  di 
Palestrina,  ed  il  cardinal  Francesco  Pi- 
sani avendo  nel  i  555  coronato  Marcel- 
lo II  e  Paolo  IV,  subito  passò  alla  chie- 
sa d'Albano).  Non  piaceva  all'Amati 
questo  passaggio  de' diaconi  all' ordine 
episcopale  senza  aver  toccato  quello  dei 
preti,  e  narra  che  Leone  X  die  la  chiesa 
di  Frascati  al  cardinal  Farnese  primo  dia 
cono  (poi  Paolo  III),  dipoi  lo  fece  prima 
prete  domenica  26  giugno  1 5 1 9,  col  ti- 
tolo de'ss.  Quattro,  enei  sabbato  seguen- 
te di  propria  mano  lo  consagrò  vescovo 
Tusculano,  indi  passò  ad  altre  quattro 
chiese  suburbicarie.  Quanto  si  pratica 
sull'ozione  de'diaconi  è  anche  detto  nel 
voi.  XIX,  p.  289.  Inoltre  vedasi  Vescovi 
suburbicari,  Titoli,  Diaconie,  Cardila- 
ie;  ed  il  Piati,  De  cardmalis,  cap.  2,  §  4, 
de  oplione  cardinalium. 

OZURUM.  Sede  vescovile  d'Armenia 
nel  patriarcato  di  Sis,  nella  provincia 
Sciahabunense.  Oriens  christ.  t.  1 ,  p. 
i44o. 


PAC 


PAC 


P 


Jl  AC  ANDO,  Pacaiuìus.  Sede  vesco- 
vile della  provincia  di  Licia  nell'esarca- 
to d'Asia,  sotto  la  metropoli  di  Mira,e- 
relta  nel  IX  secolo,  secondo  Coinman- 
ville.  Al  presente  Pacando,  Pacanden,  è 
un  titolo  vescovile  in  parti  bus,  che  si  con- 
ferisce dai  l'api,  e  Pio  IX  lo  die  a  mg.1 
Aidano  Devereux,  fatto  vicario  aposto- 
lico del  distretto  orientale  del  Capo  di 
Buona  Speranza. 

PACCA  Bartolomeo  ,  Cardinale. 
Bartolomeo  Pacca  nacque  in  Benevento, 
da  antichissima  famiglia  patrizia, a'2.5  di- 
cembre i  7 56,  da  Orazio  marchese  di  Ma- 
trice e  da  Cristina  Malaspiua  discenden- 
te dai  celebri  e  potenti  marchesi  e  signo- 
ri della  Lunigiana,  mentre  era  arcivesco- 
vo della  patria  l'illustre  e  benemerito 
pro-zio  mg.T  Fraucesco  Pacca,  di  chiaro 
nome  per  avere  rinunziato  1'  offertogli 
cardinalato,  essere  stato  modello  di  epi- 
scopale perfezione  e  per  avervi  lasciato 
tre  utilissime  fondazioni,  le  orsoliue  ,  i 
missionari  ,  la  biblioteca.  (  Abbiamo  di 
P,  S.  Sorda  :  Discorso  storico  sopra  la 
vita  e  le  opere  di  mg.1'  F.  Pacca  arciv. 
di  Benevento  ).  Venne  educato  dapprima 
nel  collegio  de'  gesuiti  in  Napoli,  poscia 
nel  collegio  dementino  de'  somaschi  iu 
Roma,  ove  applicossi  con  tanto  ardore 
agli  sludi  della  storia  e  delle  belle  Ielle- 
ri',  che  ancor  giovanetto  meritò  di  esse- 
re annoveralo  Ira  i  membri  della  celebre 
accademia  ili  Arcadia.  Compiuto  il  cor- 
so di  filosofìa  e  trasferitosi  nella  nobile 
accademia  ecclesiastica  (di  cui  poi  fu  be- 
nefico protettore  ),  die  pur  opera  agli  slu- 
di delle  scienze  legali  e  sacre,  nelle  quali 
tanto  si  approfondò,  clic  eccitò  verso  ili 
té  l'ammirazione  degli  slessi  suoi  precet- 
tori. Pio  VI  primieramente  l'annoverò 


tra'suoi  camerieri  segreti  soprannumera- 
ri ,  indi  di  soli  28  anni  non  solo  Io  pro- 
mosse a  prelato  domestico,  ma  poco  do- 
po a  nunzio  di  Colonia,  e  nel  concistoro 
de'26  settembre  1  y85  lo  preconizzò  ar- 
civescovo di  Dannata  in  parlibus,  venen- 
do consacrato  il  17  aprile  del  seguente 
anno.  Recatosi  in  Germania  fece  risplen- 
dere in  sé  (come  notai  a  suo  luogo,  an- 
zi qui  rammento  che  in  moltissimi  ana- 
loghi articoli  celebrai  e  celebrerò  questo 
amplissimo  personaggio  ,  per  cui  mi  li- 
mito a  iudicare  soltanto  le  sue  principa- 
li qualità  e  uffizi  importanti  che  con  gran 
lode  disimpegnò),  dinante  tutto  il  tem- 
po di  sua  grave  nunziatura,  maraviglio- 
sa  sagacità  e  destrezza  nel  condurre  gli 
affari  spettanti  al  suo  delicato  officio,  non 
che  singoiar  fortezza  d'  animo  nel  soste- 
nere e  difendere  i  diritti  della  s.  Sei\e  e 
de'suoi  rappresentanti,  contro  le  preten- 
sioni e  i  maneggi  di  que'  polenti  che  o- 
savano  allora  di  oppugnarli,  proteggen- 
do a  tale  elfetto  il  celebre  ex  gesuita  Fel- 
ler  che  oppugnava  validamente  le  av- 
verse opinioni.  Dimorando  in  Colonia  , 
Pio  VI  gli  affidò  l'onorevole  incarico  di 
portarsi  qual  nunzio  straordinario  pri- 
ma a  Federico  Guglielmo  II  re  di  Prus- 
sia, allorquando  egli  si  recò  in  \\  eslfiilia 
nel  1788,  poscia  a  Luigi  XVI  redi  Fran- 
cia, iu  epoca  che  cercava  salvezza  da  una 
fuga,  la  qual  seconda  missione  non  ebbe 
effetto  per  le  sopravvenute  vicende  poli- 
tiche. In  premio  di  sua  zelante  condot- 
ta, lo  stesso  Pontefice  lo  trasferì  alla  nun- 
ziatura di  Lisbona,  ove  passò  ai  I  mag- 
gio 1795,  dopo  aver  preso  in  Roma  la  di 
lui  benedizione ,  e  poscia  Del  pontificio 
nome  presentò  le  ricche  fascie  benedet 
te  per  l'infante  d  Antoni  -co  Pio 


86  P  A  C 

in  Portogallo.  Ivi  ancora  si  conciliò  la 
slima  di  tulle  le  persone  savie  e  dabbene, 
però  dovette  opporsi  con  pello  aposto- 
lico agli  assalti  del  giansenismo  ricove- 
ratosi in  quella  regione,  sotto  !a  prote- 
zione del  famoso  marchese  di  Pombal.Gli 
avvenimenti  derivati  dalla  rivoluzione 
francese  e  la  detronizzazione  del  glorioso 
l'io  VI,  impedirono  a  questi  di  premiar- 
lo colla  porpora,  al  che  prontamente  sup- 
plì il  degno  successore  Pio  VII,  che  nella 
prima  promozione  de' 2  3  febbraio  1801 
lo  creò  cardinale  dell'  ordine  de'  preti  , 
rimettendogli  la  berretta  cardinalizia  pel 
di  lui  nipote  e  ablegato  mg.'  Tiberio  Pac- 
ca (  poi  governatore  di  Roma),  a  ciò  de- 
putato benché  dimorasse  presso  di  lui  nel- 
la nunziatura,  ed  il  re  Giovanni  VI  glie- 
la impose  colle  consuete  solennità.  Ritor- 
nato nel  maggio  1802  in  Roma,  dopo  a- 
ver  visitalo  Gibilterra,  ebbe  per  titolo  la 
chiesa  di  s.  Silvestro  in  Capite.  Invaso 
nuovamente  dalle  armi  francesi  lo  slato 
pontificio,  in  sì  trista  e  calamitosa  con- 
giuntura di  tempo  a' 1 8  giugno  1808  gli 
Tenne  affidata  dal  Pontefice  la  carica  di 
pro-segretario  di  stalo  ,  quale  sostenne 
con  decoro  e  s'ingoiar  fortezza  d'animo, 
corrispondendo  pienamente  all'  aspetta- 
zione di  Pio  VII  (  al  modo  che  con  dif- 
fusione narro  nella  biografia  di  quel  Pa- 
pa ),  cui  non  cessò  mai  energicamente  di 
assistere  e  incoraggiare  con  opportuni  e 
amorevoli  conforti,  in  mezzo  alle  più  or- 
ribili procelle.  Trailo  il  Papa  violente- 
mente fuori  di  Roma  a'f>  luglio  1809,  il 
cardinale  gli  fu  compagno  fedele  nelle 
sciagure,  sostenendo  con  alacrità  i  disa- 
gi e  la  lunghezza  del  viaggio  unito  al  suo 
fianco;  e  quindi  separatone  a  viva  forza 
e  rinchiuso  nel  forte  di  Fenestrellc,  sop- 
portò con  invitto  animo  per  lo  spazio  di 
oltre  a  tre  anni  la  durezza  della  prigionia, 
pronto  a  dare  il  sangue  e  la  "vita,  ove  il 
bisogno  lo  chiedesse  ,  in  difesa  della  re- 
ligione. Tranquillate  le  cose,  a'  ii\  mag- 
gio 1814  partecipò  agli  onori  del  trion- 
fale Ingresso  in  Roma  del  supremo  gè- 


PAC 

rarca,  con  cui  avea  avuta  comune  la  ca- 
lamità dell'  esilio,  nel  quale  eziandio  gli 
si  rese  utile  co'suoi  consigli  in  Fontaine- 
bleau.  Indi  Pio  VII  a' 26  settembre  lo 
decorò  della  luminosa  dignità  di  caraer- 
lcngodi  s.  Chiesa,  in  cui  cooperò  alla  rein- 
tegrazione de'fondi  invenduti  agli  ordini 
religiosi,  massime  quelli  della  compagnia 
di  Gesù  che  tanto  amò.  Per  volere  del 
Pontefice  per  alcun  tempo  di  nuovo  eser- 
citò il  pro-segretariato  di  stato,  allorché 
il  cardinal  Consalvi  andò  al  congresso  di 
Vienna  ,  e  quando  il  Papa  si  rifugiò  a 
Genova  egli  lo  accompagnò,  affidando  il 
potere  al  cardinal  Somaglia  presidente 
della  giunta  di  stato.  Nell'uffizio  di  ca- 
merlengo molte  cose  vantaggiose  ope- 
rò, avendo  nella  sede  vacante  conialo 
monete  e  medaglie  col  suo  stemma.  Ri- 
nunziato il  camerlengato  a  Leone  XII, 
nel  settembre  1824,  fu  da  lui  dichiarato 
pro-datario,  nel  quale  uffizio  venne  pei 
suoi  grandi  meriti  confermato  da  PioVll  I 
e  Gregorio  XVI,  dopo  essere  intervenu- 
to con  autorità  ai  loro  tre  conclavi,  e  nei 
due  ultimi  ricevendo  molti  voti  pel  pon- 
tificato. Pio  VII  nel  1 8 1  8  lo  dichiarò  ve- 
scovo suburbicario  di  Frascati ,  e  nel 
182  1  di  Porto  e  s.  Ruflina  ,  essendo  di- 
venuto sotto  decano  del  sacro  collegio. 
Fregiato  di  queste  qualifiche,  Leone  XII 
nell'  anno  santo  1 8  >5  lo  deputò  legato 
a  Intere,  ad  aprire  e  chiudere  la  porta 
santa  della  basilica  di  s.  Maria  in  Traste- 
vere, sostituita  all'  incendiata  ed  ora  ri- 
sorta basilica  di  s.  Paolo,  con  quelle  par- 
ticolarità che  notai  nel  voi.  XII,  p.  1  70 
e  20 1 ,  descrivendo  eziandio  la  bella  me- 
daglia che  perciò  il  cardinale  fece  incidere 
con  saggio  accorgimento.  JVel  1829 Pio 
Vili  lo  trasferì  alle  chiese  d'Ostia  e  Vel- 
lelri,  divenuto  decano  del  sacrocollegio,  e 
fece  Arciprete  dell'arci  basilica  Lateranen- 
se.  A  Decano  non  solo  dissi  che  esercitò  le 
prerogative  e  cariche  ad  esso  unite,  che 
consagrò  in  sommo  Pontefice  Gregorio 
XVI,  e  dell'analoga  affettuosa  allocuzio- 
ne pronunziala;  ma  eziandio  che  avendo 


PAC 

quel  Papa  creilo  Vellclri  inlegazionc a- 
poslolica,  il  cardinale  ne  fu  primo  lega- 
lo. Perciò  il  senato  e  popolo  di  Vellelri 
coniò  una  medaglia  colla  sua  somiglian- 
te effigie.  Tanto  amore  e  distinta  stima 
ebbe  Gregorio  XVI  per  questo  insigne 
porporato,  che  volle  essere  suo  ospite  più 
■volte  a  Vellelri  e  Ostia,  tenendolo  seco 
a  mensa  e  in  carrozza  a  spalla.  Recan- 
dosi a  Frascati  ,  ove  il  cardinale  soleva 
passare  l' autunno,  il  Papa  l'onorò  sem- 
pre di  amorevoli  visite:  queste  pur  fece 
nel  suo  palazzo  in  Pioma  iucontro  la  chie- 
sa di  s.  Maria  in  Campitelli,  non  che  al- 
la sua  vigna  e  casino  fuori  di  porta  Ca- 
valleggieri  presso  la  tenuta  della  Bravet- 
la,  nella  via  Vitellia  o  Janiculensis ,  già 
spettante  in  un  al  contiguo  oratorio  di 
s.  Maria  del  Riposo  a  s.  Pio  V  (  a  Pe- 
stilenze notai,  che  sotto  Alessandro  VII 
vi  fu  un  lazzeretto);  il  casino  fu  dal  car- 
dinale ridotto  a  piccolo  museo,  massime 
con  pregiate  sculture  in  marmo,  rinve- 
nute negli  scavi  ubertosi  da  lui  intra- 
presi con  successo  presso  Porto  e  Ostia, 
acciocché  passando  a  godere  quel  quieto 
soggiorno  campestre,  l'archeologia  e  la 
storia  uaturale  avessero  ben  donde  pa- 
scere l'  occhio  e  la  mente  dell'  erudito. 
Ponendo  la  vigna  e  il  casino  a  piena  di- 
sposizione di  Gregorio  XVI,  gliene  die- 
de la  chiave,  quale  io  restituii  alla  di  lui 
morte  agli  credi.  Protettore  e  mecenate 
generoso  degli  artisti  e  de'  letterali,  sem- 
pre da  essi  fu  con  amore  e  ammirazio- 
ne circondato;  il  suo  palazzo,  la  sua  men- 
sa, la  sua  conversazione  potè  dirsi  una 
continua,  dotta  e  istruttiva  accademia  , 
ed  i  suoi  numerosi  e  rispettabili  amici 
che  lo  frequentavano,  non  erano  mai  sa- 
zi di  apprendere  dalla  sua  sempre  fresca 
memoria,  vasta  e  profonda  erudizione, 
e  lo  sue  tante  cognizioni ,  per  la  lunga 
felice  sperienza  in  ogni  genere  di  cose,  e 
pel  prudente  e  maturo  consiglio  esperi 
mentalo  da  molti  ;  accoppiando  al  sape* 
re  nobiltà  di  modi,  urbanità  singolare 
e  graziosissinia  bontà  d'animo,  quali  do- 


P  A  C  87 

ti  mai  vennero  meno  in  lanla  altezza  di 
grado.  Fu  tenuto  in  sommo  pregio  non 
meno  dai  suoi  nazionali  che  dagli  este- 
ri, fra' quali  non  v'ebbe  persona  di  chia- 
ro nome,  o  di  animo  gentile  che  non  si 
recasse  ad  onore  di  conoscerlo  e  con- 
versare con  lui  familiarmente ,  pel  suo 
perspicace  ingegno,  indole  soavissima  ed 
alben  fare  inclinata.  Riverito  da  ogni  sor- 
ta di  persone,  venne  onorato  della  stima 
e  benevolenza  di  parecchi  principi  e  so- 
vrani, principalmentedi  Pio  VI,  Pio  VII, 
Leone  XII,  Pio  Vili  e  Gregorio  XVI. 
Fu  leale  e  costante  nelle  amicizie,  com- 
passionevole e  generoso  oltremodo  verso 
ogni  sorta  di  sventurati;  e  molte  città  e 
luoghi  dellostatopontificio,ordinie  con- 
gregazioni religiose,  sodalizi,  pii  istituti 
e  accademie  l'ebbero  ad  amorevole  ed 
efficace  protettore.  Governò  con  pastora- 
le zelo  le  nominate  diocesi  suburbicarie, 
in  alcune  lasciando  monumenti  di  sua 
generosa  pietà  e  gusto  per  le  lettere  e  per 
le  arti;  e  sostenne  con  decoro  e  vantag- 
gio della  s.  Sede,  le  moltecarichc  che  l'un- 
se. Coltivò  con  successo  lo  studio  delle  lin- 
gue, (Vacuigli  furono  famigliari  la  Iran 
cese,  l' inglese,  la  tedesca,  la  spaglinola 
e  la  portoghese,  oltre  la  cognizione  del 
la  latina  e  della  patria  (avella,  la  quale 
scriveva  con  molta  facilità  e  naturalez- 
za,  riuscendo  assai  eleganti  e  forbite  le 
disseriazioni  che  lesse  in  diverse  accade- 
mie (di  una  feci  menzione  nel  voi.  X  \  1 1, 
p.  47  come  di  già  ve  argomento)  ,  delle 
quali  poi  a  moltissime  delle  primarie  fu 
aggregato.  Fece  parte  pressoché  di  tut 
te  le  congregazioni  cardinalizie,  fu  se- 
gretario di  quella  del  s.  offizio,  e  pre- 
fetto di  quelle  della  cerimoniale,  de've- 
scovi  e  regolari,  e  della  correzione  de'  li- 
bri orientali,  comeancora  presidente  del 
coniglio  supremo  della  camera  apostoli» 
ca  ;  nelle  congregazioni  si  fece  ammirare 
per  senno  e  libertà  di  consiglio,  di  cui 
fecerosemprealtocontoi  Pontefici. Scrii 
ture  insigne  di  parecchie  opere  per  <rera 
cita  storica  contemporanea, per  candore 


88  P  A  C 

di  penna,  per  gravità  ed  utilità  di  sen- 
tenze celebratissime,  non  potevano  non 
riuscire  sommamente  interessanti,  mas- 
sime quelle  cherisguardanoi  nostri  tem- 
pi, perchè  compilate  da  chi  ne  fu  testi- 
monio illustre,  e  parte  insieme  degli  av- 
venimenti clamorosi  del  declinare  del  se- 
colo decorso  e  di  quelli  del  corrente,  fe- 
raci di  tante  vicende.  Le  celebrai  nella 
lettera  dedicatoria  alla  mia  opera  stori- 
co-liturgica :  Le  Cappelle  pontifìcie,  car- 
dinalizie e  prelatizie,  Venezia  i84'-  A- 
nimato  dalla  singolardegnazione  con  cui 
gustava  questo  mio  Dizionario,  lo  pre- 
gai come  prefetto  della  cerimoniale  e  de- 
cano del  sacro  collegio  a  permettermi  che 
a  lui  l'intitolassi ,  ed  egli  prontamente 
vi  condiscese,  e  poi  mi  donò  onorevole 
e  simbolico  contrassegno  della  partico- 
lare bontà  e  propensione  cui  sempre  lar- 
gamente mi  riguardò,  a  mia  confusione 
e  consolazione,  servendomi  di  nobile  sti- 
molo a  progredire  ne'miei  laboriosi  slu- 
di di  ecclesiastica  erudizione.  Ecco  l'e- 
lenco delle  opere  edile,  da  me  pubblicato 
nella  citata  lettera,  delle  quali  megliofac- 
cio  menzione  a'rispettivi  articoli  in  cui  le 
cito  per  autorità.  Memorie  istoriche  per 
servire  alla  storia  ecclesiastica  del  seco- 
lo XIX ,  tre  edizioni.  Memorie  storiche, 
della  nunziatura  di  Colonia.  DeJ grandi 
meriti  verso  la  Chiesa  cattolica  del  clero, 
della  università  e  de'  magistrali  di  Co- 
lonia nel  secolo  XVI.  Relazione  del  viag- 
gio di  Pio  VII  a  Genova.  Notizie,  sul 
Portogallo  e  sulla  nunziatura  di  Lisbo- 
na. Notizie  istoriche  intorno  la  vita  e  gli 
scritti  di  mg.''  Francesco  Pacca  arcive- 
scovo di  Benevento.  Ad  utilità  della  re- 
pubblica letteraria  lo  pregai  ancora  nella 
medesima  lettera  a  permettere  la  pub- 
blicazione delle  altre  sue  opere  inedite, 
e  la  ristampa  colle  importanti  posterio- 
ri sue  giunte  delle  Memorie  storiche  per 
servire,  ec.  Dopo  avere  riportato  per  ca- 
duta nella  propria  stanza,  forte  contusio- 
ne al  femore,  fu  due  volte  visitalo  dal 
Pontefice,  indi  contrasse  una  penosa  ma- 


PAC 

Iatlia  di  petto, sofferta  con  esemplare  ras- 
segnazione; munito  di  tutti  i  conforti  del- 
la religione,  passò  il  cardinale  al  riposo 
de' giusti  il  19  aprile  i844>  d'anni  87  e 
4  mesi  circa,  e  più  di  43  anni  di  cardi- 
nalato, in  cui  fu  vero  ornamento  del  se- 
nato apostolico.  La  sua  morie  fu  una  per- 
dita che  venne  pianta  universalmente,  e 
la  memoria  di  lui  vivrà  in  benedizione, 
cara  e  preziosa  nel  cuore  degli  uomini, 
finché  durerà  nel  mondo  gentilezza  di  af- 
fetti e  amor  verace  per  la  virtù.  Né  per- 
duto veramente  può  dirsi  chi,  sebbene  tol- 
to allo  sguardo  mortale,  vive  ancora  co- 
s'i presenteal  pensiero  ed  al  cuore  di  quan- 
ti il  conobbero.  Il  funerale  si  celebrò  nel- 
la chiesa  di  s.  Maria  in  Campitelli  o  in 
Portico;  pontificò  la  messa  il  cardinal 
Lambruschini,  con  l'assistenza  di  Grego- 
rio XVI,  dolentissimo  di  s*j  grave  perdi- 
ta, che  fece  la  solenne  assoluzione,  ed  ivi, 
come  sua  parrocchia,  per  testamentaria 
disposizione  restò  sepolto.  Nel  n.°3qdel 
Diario  di  Roma  ne  pubblicò  la  bella  ne- 
crologia il  eh.  prof.  d.  Paolo  Carola  cu- 
stode generaled'Arcadia, dichiarando  vo- 
lere poi  dar  piena  e  compiuta  contezza  di 
questo  esimio  personaggio.  Altra  e  assai 
importante  si  legge  nel  n.°  1 G  ùeW Album 
di  detto  anno  1  844>  c'el  Gazola,  sulla  vita 
edazioni  del  cardinale, col  suo  ritratto  in- 
ciso. Nel  medesimo  il  conte  Francesco 
IM angelli  pubblicò  una  bellissima  canzo- 
ne. 11  eh.  poeta  Angelo  Maria  Geva  nel 
1  845  stampò  un  soave  canto  in  terza  rima 
delle  lodi  del  porpora  lo.  In  dello  anno  nei 
Diari  di  Roma,  n.°  7  e  60,,  si  riportano  le 
accademie  celebrale  per  encomiarne  l' ec- 
celse doti,  dalla  Tiberina  in  cui  lesse  l'elo- 
gio il  conte  Tommaso  Gnoli  decano  degli 
avvocati  concistoriali,  e  dal  collegio  de- 
mentino con  discorso  di  Emiliano  Carca- 
no,  ed  in  ambedue  un'  eletta  schiera  di 
persone  recitò  molti  poetici  componimen- 
ti, tutti  celebranti  i  singolari  pregi  di  che 
s'infiorò  la  vita  di  questo  principe  della 
Chiesa.  Il  cardinale  lasciò  in  omaggio  di 
venerazione  e  riconoscenza  al  Papa  un  bel 


l'AC 

quadro  di  s.  Matteo,  e  tra  le  sue  bene- 
fiche disposizioni  istituì  per  la  nobile  sua 
famiglia  una  prelatura  ,  e  pel  primo  ne 
gode  i  vantaggi  il  degno  nipote  mg.r  Bar- 
tolomeo Pacca,  giù  ammesso  in  prelatu- 
ra e  fatto  canonico  Vaticano  ila  Gregorio 
XV F,  ora  vice  presidente  del  tribunale 
criminale  di  Roma. 

PACCANARI  Nicolò  di  Trento,  con- 
ciapelli  di  professione,  indi  soldato  in 
Roma  nel  corpo  delle  corazze,  per  una 
predica  che  udì  dal  dottor  Dalpino,  ca- 
po allora  delle  missioni  Libane,  rinun- 
ziò alla  milizia  e  al  mondo  per  dar- 
si ad  una  vita  penitente.  Ritiratosi  a  Lo- 
reto per  consiglio  dello  stesso  Dalpi- 
no, nella  solitudine  invocando  il  patro- 
cinio di  Maria  Vergine,  compilò  delle 
regole  da  osservarsi  da  quei  compagni, 
che  Dio  gli  avesse  dato  per  impiegarli 
nella  sua  gloria  ed  alla  salvezza  delle  a- 
nime.  Tale  scritto,  come  opera  d'un  uo- 
mo quasi  affatto  privo  di  lettere  e  ignaro 
ile' doveri  della  vita  religiosa,  comparve 
come  un  prodigio,  e  riscosse  l'approva- 
zione di  molli,  cui  sembrò  vedere  per 
mezzo  di  quest'uomo  come  risorgere  nel- 
lo stato  pontifìcio  la  benemerita  compa- 
gnia di  Gesù.  In  fatti  gli  si  associarono 
subilo  diversi  compagni,  tra'  quali  qual- 
che sacerdote,  e  gli  riuscì  di  avere  una 
casa  in  Spoleto.  Nata  questa  società,  che 
si  disse  della  Fede  di  Gesù,  incontrò  im- 
mediatamente una  fiera  persecuzione 
nella  repubblica  romana,  che  allora  ap- 
punto nel  1798  sorse  sulle  rovine  del 
trono  temporale  del  Papa  ;  per  cui  il  p. 
Paccanari  ed  i  suoi  compagni,  legati  co- 
me malfattori,  su  cani  furono  traspor- 
tati in  Castel  s.  Angelo, dove  toccò  al  p. 
Paccanari  quella  camera  stessa  ch'era 
servita  per  carcere  al  rispettabile  p.  luc- 
ci generale  de'gesuili.  Formati  i  processi, 
non  si  trovò  in  essi  alcun  debito  ;  Don 
pertanto  furono  esiliati  dagli  stati  repub- 
blicani. 11  p.  Paccanari  co'  suoi  1  is 
tero  di  rifugiarsi  in  non  picciol  numero 
ne'dominii  austriaci,  poiché  ai  pi  imicom- 


P  A  C  89 

pagni  si  erano  uniti  alcuni  degli  emigrali 
preti  francesi,  non  che  diversi  alunni  dei 
collegio  Libano  (in  proposito  di  che  è  a 
vedersi  quanto  dissi  nel  voi.  XIV,  p.  22  j 
del  Dizionario  )  di  propaganda  fide,  i 
quali  nella  soppressione  del  collegio  era- 
no rimasti  raminghi.  Passando  il  p.  P.ic- 
canari  co'  suoi  per  Firenze,  riuscirono  a 
presentarsi  al  venerando  prigioniero  Pio 
\  I,  che  dal  i.°  giugno  1  —  r )<S  trovatasi 
nella  Certosa,  e  gli  umiliarono  vari  me- 
moriali, che  tutti  incominciavano  cosi: 
Nicolaus  Paccanari  superior  generali* 
socielalis  Fidei  Jesu  postulai.  Erano  le 
domande,  che  gli  alunni  di  questo  isti- 
tuto potessero  essere  ordinati  senza  pa- 
trimonio a  titolo  di  missioni  ;  che  i  col- 
legiali di  propaganda  rimanessero  sciolti 
dal  giuramento  emesso  nel  collegio  Ur- 
bano, unendosi  a  questo  istituto;  che  go- 
dessero il  privilegio  di  recitare  l'uffizio  di 
tutti  i  santi  gesuiti,  ed  altre  simili  doman- 
de. Tanta  analogia  del  p.  Paccanari  con 
s.  Ignazio,  tali  grazie  pontificie  ottenute, 
confermarono  in  molti  l'opinione  già  in- 
valsa che  per  questo  uomo  rinasceva  la 
compagnia  di  Gesù.  Tra  i  molti  ex.  ge- 
suiti, vi  fu  mg.r  Sanbonifazio  canonico 
di  Padova,  uomo  di  grandissimo  credito 
e  di  non  poche  ricchezze,  il  quale,  veden- 
doli passare  per  Padova,  li  accolse  come 
figli,  e  trattenendone  alcuni,  assegnò  loro 
un  piano  del  suo  palazzo,  assumendo  il 
peso  di  mantenerli.  I  più  continuarono 
il  viaggio  sino  a  \  ienna,  dove  il  p.  Pac- 
canari  Mele  in  breve  tempo  accrescersi  il 
numero  de' suoi  seguaci,  con  alquanti 
sacerdoti  che  ivi  eransi  uniti  per  menar 
vita  apostolica,  ed  incerti  del  corno,  eb- 
bero per  un  tratto  della    prOV vìdei 

conoscere  il  p.  Paccanari,  le  sue  : 
ed  intensioni,  e  cominciarono  a  darsi  al- 
i  <■  di  1  santo  ministei  0.  Ma  tanti  ec- 
clesiastici con  nuova  forma  di  vestilo  e 
di  parecchie  nazioni,  incedendo  da  ge- 
suiti, diedero  sospetto  al  governo,  il  (pia- 
le li  consigliò  ad  abbandonar  \  ienna,  e 
•     rono  in  l  agli  1  a,  Qui  fu  dove  il  p. 


9° 


PAG 


Paccanari  ebbe  non  senza  divino  aiuto 
un  potentissimo  e  inaspettato  appoggio 
nella  pietà  dell'arciduchessa  Marianna 
d'Austria  sorella  dell' imperatore  Fran- 
cesco II  ,  e  abbadessa  di  s.  Giorgio  di 
Praga.   Questa  principessa  appeua  co- 
nobbe quest'  uomo  straordinario,  gli  si 
fece  protettrice  e  madre,  e  giudicando 
opportuno  per  l' istituto  procacciarsi  il 
favore  del  nuovo  Papa,  che  sfavasi  crean- 
do in  Venezia,  si  condusse  a  quella  me- 
tropoli  col   p.   Paccanari  e  suoi  com- 
pagni. Creato  Pio  VII,  il  p.  Paccanari  a 
mezzo  dell'arciduchessa  se  ne  guadagnò 
la  protezione:  benché  di  poche  lettere 
•venne  ordinato  sacerdote,  e  potè  forma- 
re le  più  grandi  speranze  pel  suo  istitu- 
to. Portandosi  in  Roma  il  Papa,  l'arci- 
duchessa Marianna  lo  seguì,  adoperan- 
dosi poi  onde  verificare  le  concepite  lu- 
singhe ;  quindi  si  trattò  coi  teatini  pei* 
acquistare  la  casa  e  chiesa  loro  di  s.  Sil- 
vestro al  Quirinale,  ch'essi  vedevano  dif- 
fìcile poter  conservare.  Riuscì  il  trattato, 
sborsandone  l'arciduchessa  il  prezzo  e  fa- 
cendone acquisto  con  approvazione  pon- 
tificia pel  p.   Paccanari  e  suoi  religiosi. 
Divenuto  il  p.  Paccanari  proprietario  di 
sì  opportuuo  stabilimento,  tutto  si  diede 
co'  suoi  alle  opere  proprie  del  più  vivo 
zelo  apostolico.  Accolse  nella  casa  di  s. 
Silvestro,  oltre  la  sua  numerosa  famiglia, 
gli  orlimi  dell'  Ospizio  di  Tata  Giovan- 
ni, ed  ivi  aprì  per  essi  diverse  scuole  ed 
officine  per  istruirli  ne'  mestieri.   Intro- 
dusse nella  chiesa  catechismi,  prediche, 
tridui,  novene,  e  un'assidua  assistenza  al 
confessionale.  Premuroso  della  sua  gio- 
ventù, ne  promosse  gli  studi  secondo  le 
ottime  regole  de' gesuiti,  ed  i  romani  am- 
mirarono i  saggi  ch'essa  ne  diede  (  nel 
1807  esisteva  col  titolo  Collegii   Ma- 
riani, e  furouo  stampate  Tlieses  ex  uni- 
versa philosophia).  In  pari  tempo  il  p. 
Paccanari  aprì  un  collegio  pei  nobili  gio- 
vani nel  palazzo  Salviati  alla  Lunga ra, 
che  chiamò  Collegio  Mariano  Salviati, 
sempre  assistito  dai  costanti  generosi  aiu« 


PAC 

ti  della  virtuosa  arciduchessa,  la  quale 
avea  contemporaueamente  raccolto  don- 
zelle nella  casa  già  de'  maroniti,  ed  a- 
perto  un  convitto  di  altre  donzelle  nello 
stesso  palazzo  da  lei  abitato,  ove  fu  vi- 
sitata dal  Papa,  dai  cardinali,  dai  prelati 
e  dalla  nobiltà  :  della  divozione  sua  a 
s.  Ignazio  ne  parlai  nel  voi.  XXX,  p.  1  72 
del  Dizionario.  Intanto  andavasi  dila- 
tando l'istituto  del  p.  Paccanari,  il  quale 
oltre  la  casa  di  Roma  avea  quella  di  Pado- 
vani nuovo  quella  di  Spoleto,  e  per  l'ac- 
cennata unione  coi  preti  di  Vienna,  se 
n'erano  fondate  anche  a  Dilinga,  a  Sion 
nel  Vallese,  in  Francia  ed  a  Londra.  Ma 
mentre  il  p.  Paccanari  avea  motivi  di  tan- 
to compiacersi  della  sua  opera,  non  gli 
mancarono  argomeuti  di  esitanza  e  di  af- 
flizione. Priniieramentea'22  giugno  1 802 
con  decreto  del  corpo  legislativo  di  Fran- 
cia vi  fu  soppressala  società, benché  fosse 
slata  approvata  dal  Papa,  come  asserisce 
l'ab.  Belluino,  Cont.  di Bercastel,  voi.  1 ,  p. 
1 58,  il  quale  aggiunge,  che  i  padri  della 
fede  obbligavansi  al  voto  d'una  perfetta 
ubbidienza  verso  il  Papa.  In  Francia  essi 
aveano  3  o  4  case,  come  in  Belley  e  iu  A- 
miens.  Dipinti  con  colori  sinistri  i  pac- 
ennaristi  in  Francia,  fu  prescritto  agli  ec- 
clesiastici addetti  alla  congregazione  che 
si  ritirassero  nelle  rispettive  loro  diocesi 
e   vi  rimanessero  sotto  la  giurisdizione 
degli  ordinari.  Quindi  alle  vive  istanze 
del  re  delle  due  Sicilie,  di  ripristinare  i 
gesuiti  ne'  suoi  stali,  ben  volentieri  cor- 
rispose Pio   VII  col  breve  de'  3i    luglio 
i8o4;  ciò,  e  l'ordine  ch'ebbero  i  pacca- 
nai  isti  di  non  comparire  iu  pubblico  che 
col  collarino  da  prete,  come  pure  le  suc- 
cessive vicende  politiche  di  Roma,  raf- 
freddarono le  speranze  del  p.  Paccanari, 
ed  alla  fine  restarono  estinte  quando  Pio 
VII  colla  bolla  del  7  agosto  1814,  con 
plauso  universale,  ristabilì  per  tutta  la 
Chiesa  l'esimia  compagnia  di  Gesù.  Inol- 
tre Pio  VII  concesse  la  chiesa  e  casa  di 
S.  Silvestro  alla  congregazione  della  Mis- 
sione (F.)  di  s.   Vincenzo  de  Paoli,  iu 


l'AC 

compenso  di  quella  del  noviziato  e  chie- 
sa di  s.  Andrea  de'  gesuiti ,  che  restituì 
alla  compagnia  di  Gesù  nell'agosto  i  8  i  \ . 
Che  poi  ne  avvenisse  del  p.  Paccanari, 
tanto  sono  incerte  e  opposte  le  notizie  e 
dicerie  sparse  per  Roma,  che  quello  che 
\i  ha  di  più  certo  si  è  che  non  se  ne  sa 
nulla.  La  tradizione  che  ci  è  rimasta  è  sfa- 
vorevole e  piuttosto  infelice  al  p.  Pacea- 
nari,chc  nell'auge  in  cui  si  trovò,  fu  pre- 
so dall'orgoglio  e  da  altre  passioni.  Aven- 
do egli  realmente  incominciato  il  suo  i- 
stituto  con  ottime  e  rette  intenzioni,  po- 
tè inesso  ricevervi  parecchi  uomini  di  un 
merito  distinto.  Non  è  vero  che  in  Roma 
vi  si  sieno  ascritti  alcuni  gesuiti  ;  uno  solo 
entrò  tra  i  paccanaristi,  ma  poi  ne  usci. 
Bensì  Pio  VII  autorizzò  nel  i8i4 gl'in- 
dividui della  congregazione  della  Fede  di 
Gesù  a  potere  entrare  nella  da  lui  rista- 
bilita compagnia  di  Gesù,quandoil  p.  pre- 
posito  generale  li  accettasse,  e  colla  con- 
dizione che  dovessero  farvi  un  anno  di 
noviziato,  invece  di  due,  che  hanno  luo- 
go nella  compagnia,  e  ciò  in  considera  - 
■ione  di  quello  già  fatto  tra  i  paccanari- 
sii.  In  vero  ve  n'  entrarono  molti  esem- 
plari e  dotti,  ed  appunto  per  avere  il  p. 
Paccanari  nel  suo  istituto  rispettabili  re- 
ligiosi potè  un  tempo  fare  eccellente  fi- 
gura ,  ed  eziandio  comparire  anco  assai 
istruito  e  pieno  di  cultura. 

PACE,  Pax.  Concordia, pubblica  e  pri- 
vata tranquillità,  contrario  di  guerra  e  di 
discordia  :  pace  è  detta  da  patto,  il  quale 
si  deve  fedelmente  osservare  dalle  parti 
contraenti.  Il  Mamachi,  De  costumi  dei 
primitivi  cristiani,  tratta  quanto  l<>>se 
grandetta  loro  la  pace,  che  derivava  dallo 
scambievole  amore  fraterno  e  dalia  reci- 
proca carità,  come  fedeli  osservatori  del 
precetto  evangelico  di  non  fare  ad  altri  ciò 

che  non  piaceva  foste  fatto  a  loro.  La  pa  - 

ce  colla  Chiesa  i  cristiani  espressero  negli 
Epitaffi y  Iscrizioni,  Laudi  ed  Acclama- 
zioni '  (F.),  con  l'acclamazione  fu  pace, 
eh'è  la  più  comune  che  leggasi  ni  lapidi 

sepolcrali  uscite  dai  sacri  cimiteri;  cumc 


PAC  9i 

si  può  vedere  nel  Lupi  e  nel  Buonarroti, 
ove  sono  esempi  anche  dell'acclamazio- 
ne liturgica  Pax  (cenni,  Te  in  pace,  Te- 
cum  pace,  altre  cristiane  acclamazioni. 
L'origine  di  queste é evangelica  ed  ebrai- 
ca, come  l'altra  Pax  vobis.  Altre  accla- 
mazioni furono:  Pacca  le  in  Dio,  pres- 
so il  Fabrelti;  e  Dormii  in  pace,  di  cui 
parlai  altrove.  L'  abbandono  e  1'  obblio 
delle  offese,  reso  sensibile  coll'amorevo- 
le  amplesso  e  col  bacio  di  pace,  fu  co- 
stume piissimo  invalso  dai  primi  tempi 
della  Chiesa,  ricordatoci  da  s.  Giustino 
nella  sua  apologia  2.  A  tale  alto  di  cri- 
stiano amore  veniva  il  popolo  incitato,  se- 
condo s.Cirillo,  /Xfirt.5,n.°  2, dal  diacono 
che  rivolto  al  popolo  diceva  :  arnplcclimi- 
ni  et  osculamini  vos  invicela.  V.  P.  Mul- 
leri,  Disscrt.  de  osculo  sancto  ,  Jenae 
i6j5e  1718.  G.  G.  Langio,  Conimtn- 
talio  de  osculo  pacis  veterum  christiano- 
rum,  Lipsiae  1747-  M.  B.  deNiedek,  De 
osculo  religioso,  in  lib.  De  veter.  adora- 
tionibus,  e.  25.  Dai  primi  apologisti  del 
cristianesimo  si  rileva  il  rito  di  mandare 
l'Eucaristia  in  segno  di  pace  e  benevo- 
lenza, perchè  tutti  i  riti  della  primitiva 
Chiesa  tendevano  all'unità  e  alla  pace  da 
conservarsi  tra'  i  fedeli,  giusta  ciò  che 
trovasi  scritto  negli  alti  apostolici  e  nel- 
le lettere  di  s.  Paolo.  L'Eucaristia  in  se- 
gno della  comunione  e  unità,  che  pas- 
sava tra' vescovi  e  il  capo  della  Chiesa, 
da  questo  (u  loro  talvolta  mandata  in  un 
alla  professione  di  fede,  e  si  spediva  pu- 
re ai  titoli  o  parrocchie  per  lo  «desso  og- 
getto, rito  che  durò  lino  quasi  al  secolo 
X.  Gli  antichi  cristiani  prima  ili  parte- 
cipare alla  mensa  eucaristica  pregavano 
pace  e  diuturnità  di  vita  agl'imperatori, 
11I  innalzavano  preghiere  a  Dio  pel  po- 
polo romano,  per  eli  eserciti  e  pel  mj- 
Dato,  coi  rispondendo  in  tal  modo  all'o- 
dici feroce  che  li  perseguitava  Le  prime 
omelie  de' SS.  Padri  .il  popolo  pinna  (li 
ammetterlo  alla  comuuiutie,  sono  pieue 
ilei  precetto  subii  me  e  strettissi  modi  per* 
donare  le  olfese.  il  patriarca  alessandri; 


9*  P  A  C 

no  s.  Giovanni  1'  Elemosiniere,  menile 
celebre!  va  il  sacrifizio, rammentando  l'of- 
fesa ricevuta  da  un  nemico  ,  interruppe 
Ja  preghiera  e  pacificatosi  coll'offensore 
sali  di  nuovo  l'altare;  di  poi  respinse  dal- 
la comunione  il  diacono  Damiano,  per- 
chè nutriva  odio  contro  taluno.  V.  Ba- 
cio DI  l'ACR,  PiCE  DELLA  MESSA,  LJAX  V0B1S. 

A  Tregua  diDio  dirò  di  quella  che  fa- 
ceva cessare  le  ostilità  iti  alcuni  tempi  de- 
terminati, oltre  il  cenno  che  riportai  nel 
voi.  XXIV,  p.  2  )  7.  Nel  secolo  XIII  furo- 
no istituiti  ordini  equestri  per  pacificare 
le  fazioni,  come  quello  della  Fede  dì  Ge- 
sù Cristo  e  della  Pace, e  quello  de  Gau- 
denti. Iti  alcune  città  d'Italia,  onde  re- 
primere le  guerre  intestine,  furono  isti- 
tuiti collegi  di  pacilìci ,  come  a  For- 
lì. Paciere  ,  paciario  e  paciale  antica- 
mente si  chiamarono  i  pacificatori  o  con- 
servatori della  pace,  cioè  quelli  incarica- 
ti dal  Papa  a  far  osservare  la  pace,  a  co- 
loro cui  i  Pontefici  o  i  concilii  aveano 
ordinato  di  osservare.  Questo  u/lizio  di 
paciere  1' ebbero  diverse  città,  non  che 
lloma  con  autorità  di  giudice  ;  gli  anti- 
chi romani  lo  chiamavano  magisler  e- 
(juiluinj  più  tardi  il  paciere  di  Roma  si 
disse  mastro  giustiziere  Vedasi  il  Mu- 
ratori :  Introduzione  alle  paci  private, 
Modena  1708.  In  moltissimi  articoli  par- 
lo delle  più  famose  e  importanti  paci, 
massime  dicendo  de'  legati  e  nunzi  apo- 
stolici per  le  paci  e  alleanze,  di  cui  fu- 
rono mediatori  e  benemeriti  i  Papi  fra 
principi  cristiani,  implorando  con  ora- 
zioni e  digiuni  dal  pacifico  Signore  quel- 
la pace  che  ci  portò  in  terra  quando  ven- 
ne a  redimerci  e  consolarci.  F.  Gloria 

JN  EXCELSIS  Deo  ET  IN  TERRA  l'AX.  Delle 

paci  conchiuse  a  mediazione  e  per  le  pa- 
terne sollecitudini  de'  Pontefici ,  trattai 
pure  a  Milizie  e  Congresso.  J\el  1  782  fu 
stampato:  Doveri  de' principi  guerreg- 
giami verso  i  principi  neutrali. 

All'articolo  Concordato  parlai  dique- 
sto atto  solenne  che  si  conchiude  intor- 
no oggetti  disciplinari  misti,  fra  la  po- 


P  AC 
desta  ecclesiastica  e  la  civile,  ossia  fra 
il  Papa  ed  i  sovrani  o  chi  n'esercita  l'au- 
torità, per  amore  dell'unità  e  della  pa- 
ce, e  per  troncare  gravi  e  nocevoli  di- 
vergenze, quando  si  è  attentato  alla  in- 
dipendenza della  potestà  della  Chiesa, 
dalla  potestà  ci  vile;  in  fine  per  tutelare  la 
religione  di  Cristo  e  il  bene  comune  del- 
la sua  Chiesa.  Di  questo  ampio  argomen- 
to tenni  eziandio  proposito  a  Disciplina 
ecclesiastica,  Immunità  ecclesiastica 
ed  analoghi  articoli.  JN'oudiineno  aggiuu- 
geròqui  alcune  considerazioni, che  armo- 
nizzando col  soggetto  principale  del  pre- 
sente articolo,  gioveranno  in  pari  tem- 
po a  conoscere  la  origine  e  il  fine  vero 
de'  concordati.  Le  quali  considerazioni 
toglierò  dall'  aureo  libio:  Della  natu- 
ra e  carattere  essenziale  de'  concordali, 
disseriazione,  Parigi  dai  tipi  di  Firmino 
Didot,  i85o.  Questo  libro,  benché  ano- 
nimo e  di  piccola  mole,  pure  rivela  un 
grande  conoscitore  del  diritto  canonico, 
uno  scrittore  di  profonda  dottrina  e  di 
vasta  erudizione  civile-ecclesiastica  ,  in 
fine  un  uomo  eminente  nella  Chiesa  di 
Dio,  come  divinò  il  vicario  di  Ginevra 
ab.  G.  Mermilloud(neH'£y/m'e/\?,an.  19, 
n.°  109).  Tale  altresì  lo  giudicarono  i 
benemeriti  della  religione  e  della  mora- 
le ,  il  Cattolico  di  Genova,  e  la  Civiltà 
cattolica,  voi.  4>  P-  6(35- 

Spetta  esclusi  vameute  all'autorità  ec- 
clesiastica ,  che  governa  la  società  cri- 
stiana, il  diritto  di  definire,  di  corregge- 
re gli  abusi, modificare  o  riformare,  «piai 
saggia  madre  e  maestra,  senza  cambia- 
re il  suo  spirito,  la  esteriore  disciplina, 
secondo  le  particolari  circostanze  de'luo- 
ghi  e  de'tempi,  con  prudente  condiscen- 
denza in  cose  che  non  si  oppongono  ai 
domini  eal  gius  divino,  ed  in  giovamen- 
to della  pace  e  quiete  de* regni,  pel  salu- 
tare e  placido  governo  ,  in  bene  dei  sud- 
diti tranquillandone  le  coscienze.  Lo  che 
fu  sempre  a  cuore  de' Papi  ministri  del 
Dio  di  pace,  perciò  più  volte  si  determi- 
narono a  concedere  privilegi ,   indulti, 


PAC 

dispense,  grazie  ed  esenzioni  apostoliche, 
provvedendo  cosi  con  U-ggi  speciali  di  di- 
sciplina ai  bisogni  spirituali  di  alcuni  rea- 
mi ,  moderando  con  rettitudine  ciò  che 
spetta  al  foro  esterno,  onde  eliminare 
scandali,  dissensioni  e  turbamenti,  con- 
trari a  quella  pace  che  ci  portò  il  Sal- 
vatore. Ora  ecco  il  principio  e  il  germe 
dei  concordali  :  fino  a  che  tali  concessio- 
ni, indidti,  ec.  riguardarono  più  il  favo- 
le verso  chi  ne  veniva  arricchito,  che  non 
il  vantaggiogenerale  della  Chiesa,  ebbero 
la  forma  ordinaria,  quella  che  in  simili 
casi  suol  praticarsi  tuttavia  dalla  s.  Sede; 
ma  quando  si  estesero  a  più  gravi  inte- 
ressi, quando  tratta  vasi  di  assicurare  l'e- 
sercizio dei  diritti  della  religione,  quan- 
do modificavano  per  un'  intiera  nazio- 
ne alcuni  canoni  di  disciplina,  quando 
era  necessario  spiegare  il  diritto,  toglie- 
re le  dissensioni,  prevenire  i  mali,  e  per- 
ciò gli  stessi  privilegi  aver  effetto  di  leg- 
gi per  obbligare  i  sudditi  all'osservanza, 
allora  presero  un  carattere  più  solenne, 
vestirono  una  forma  pubblica  e  si  chia- 
marono Concordati.  Ognuno  che  pren- 
da a  disamina  i  concordati  da  me  ripor- 
tati nell'articolo  di  questo  nome,  rimar- 
la pienamente  convinto  di  questa  veri- 
tà. Parimenti  si  persuaderà,  che  i  con- 
cordali furono  promossi  dai  principi,  non 
potendo  da  loro  provvedere  in  cose  che 
eccedevano  le  loro  facoltà,  e  mediante 
suppliche  e  non  con  prelesedi  diritto;  e 
che  furono  dalla  s.  Sede  sanzionati  per 
gravi  molivi,  come  per  l'esercizio  libe- 
io  della  cattolica  religione,  per  la  liber- 
tà de'fedeli  di  comunicare  colla  romana 
chiesa,  madre  e  maestra  di  tulli  i  cre- 
denti, per  l'esercizio  libero  della  giuris- 
dizione de' vescovi  e  loro  dotazione,  co* 
me  per  quella  del  clero  secolare  e  rego- 
lare; per  la  venerazione  dovuta  alle  co- 
se sante  e  alle  persone  sacre; per  l'osser- 
vanza della  disciplina  ecclesiastica  ;  per 
la  circoscrizione  delle  diocesi  o  erezione 
<li  nuove;  per  le  nomine  de' vescovi  at- 
tribuite con  ispeciali  privilegi  ai  princi- 


P  A  C  93 

pi,  alle  repubbliche,  ai  capitoli,  non  che 
per  la  presentazione  di  soggetti  idonei 
per  alcune  altre  dignità  ,  per  tutto  ciò 
che  riguarda  la  collazione ,  riserva  o 
modificazione  dei  benefizi  ecclesiastici  , 
padronati  ,  alienazioni  e  sanazioni  ri- 
guardanti i  beni  di  Chiesa  ;  per  la  co- 
gnizione delle  cause  ecclesiastiche  e  ap- 
pello alla  s.  Sede;  pel  giuramento  di 
fedeltà  de'vescovi  alla  sovranità  con  for- 
inole condizionate;  per  provvedere  alla 
indennità  della  fede  e  de'costumi  pei  cat- 
tolici che  vivono  in  regioni  eterodosse, 
come  per  altre  cause  che  si  possono  ri- 
levare ne'  concordati  che  riprodussi  nel 
citato  articolo, ed  in  tulli  gli  articoli  che 
riguardano  le  nominate  materie.  I  con- 
cordati dunque  comprendono  i  doveri 
de'principi,e  le  liberalità  de'sommi Pon- 
tefici ;  sono  alti  solenni, con  cui  quelli  ri- 
conoscono 1'  indipendenza  dell'autorità 
della  Chiesa,  e  promettono  ili  protegger- 
la ne'  limiti  fra' quali  è  ristretta  la  loro 
protezione; ed  i  Papi  in  loro  favore  con- 
cedono indulti  e  privilegi  e  delegazio- 
ni intorno  a  materie  ecclesiastiche  ,  per 
quiete  delle  coscienze;  sono  in  som  ma  pei 
Pontefici  tratti  di  paterne  e  amorevoli 
condiscendenze,  e  conducenti  a  produr- 
re l'amichevole  accordo  e  la  necessaria 
unione  fra  il  sacerdozio  e  l'impero.  Quin- 
di i  concordati  non  devono  confondersi 
con  que'trattati  che  la  diplomazia  suole 
conchiudere  con  certe  forme  per  sem- 
plici temporali  interessi  e  con  palli  com 
detti  sinallagmatiei  (o  contratti  recipro- 
ci tra  due  persone).  Per  la  sublime  su- 
premazia della  Chiesa,  a  lei  sola  per  giu- 
ste cause  e  in  caso  di  necessità  compe- 
te il  pieno  diritto  di  modificare  e  inter- 
pretare, come  di  revocare  e  sciogliere  i 
concordati,  avendone  essa  soltanto  la  le- 
gittima giurisdizione,  quando  nel  privi- 
legialo si  verificasse  abuso  ed  eccesso  . 
quando  non  a  edificazione,  ma  in  distru- 
zione egli  si  servisse  dei  salutari  e  be- 
nigni indulti  apostolici.  Se  ciò  i\.\  ulu- 
lilo sia  avvenuto  negli  stati  sardi  rispetto 


94  p  A  e 

al  concordato  conchiuso  nel  1841  fra 
il  glorioso  Papa  Gregorio  XVI  e  il  re 
Carlo  Alberto  (di  cui  feci  cenno  nel  voi. 
XXXII,  p.  332,  e  diedi  un  sunto  nel 
voi. XXXIV, p.  38),  lo  giudichi  il  savio 
lettore,  e  ne  tragga  le  giuste  conseguen- 
ze. Nel  mio  articolo  Concordato,  come 
dianzi  ho  detto,  incominciando  dalla 
transazione  o  pacificazione  del  i  ili  fra 
Papa  Calisto  II  e  l'imperatore  Enrico  V, 
e  dal  concordato  germanico  nel  i447 
conchiuso  dal  Pontefice  Nicolò  V  cou 
l'imperatore  Federico  III, fino  al  concor- 
dato convenuto  fra  il  Papa  Leone  XII 
e  Guglielmo  I  re  de' Paesi  Bassi,  ripor- 
tai i  principali  concordati  sino  a' nostri 
giorni  stipulati  fra  la  s.  Sede  ed  i  mo- 
narchi e  repubbliche,  mentre  ne'propri 
articoli  degli  stati  aggiunsi  altre  oppor- 
tune notizie,  ovvero  parlai  di  quei  con- 
cordati non  riprodotti  a  Concordato  , 
comedi  quelli  conchiusi  dopo  la  pubbli- 
cazione di  tale  articolo.  In  questo  feci 
parola, per  la  distinzione  che  deve  far- 
sene, di  quei  trattati  di  rapporti  inter- 
nazionali convenuti  fra'  Papi  quali  su- 
premi signori  dei  domimi  della  Chiesa  ro- 
mana, ed  i  principi  o  stati  sovrani,  egual- 
mente per  ispirilo  di  pacifica  condiscen- 
denza. Di  tali  trattali  anche  in  molti  ar- 
ticoli fo  cenno, ove  pure  parlode'più  ce- 
lebri trattati  di  pace,  di  federazione  po- 
litico-commerciali eh'  ebbero  luogo  fra 
sovrani  secolari  o  fra  le  repubbliche  o 
fra  i  primi  e  le  seconde,  pel  reciproco  tem- 
porale vantaggio  de'popoli.  V .  Diploma- 
zia, Sovranità  della  s.  Sede. 

Fra  i  tanti  modi  tenuti  dai  nunzi  e 
legati  nel  celebrare  solennemente  le  con- 
cordie stabilite,  solo  farò  menzione  di 
quella  ottenuta  da  Innocenzo  VI  nel 
)  36o  a  Briligny  dai  re  di  Francia  e  d'In- 
ghilterra, per  mezzo  di  Egidio  Aisselliui 
che  creò  poi  cardinale.  Questi  alla  pre- 
senza de'due  principi  celebrò  la  messa, 
e  giunto  n\Y  Agnus  Dei,  rivoltosi  ai  so- 
vrani coli'  ostia  santa  tra  le  mani,  dopo 
aver  essi  giuralo  sopra  di  quella  di  mau- 


PAC 
tenere  inviolabile  la  stabilita  pace,  fu  ad 
entrambi  dal  legalo  amministrala  la  co- 
munione ;  dopo  di  ciò  presentato  loro  il 
libro  degli  evangeli,  rinnovarono  sopra 
di  esso  il  giuramento,  e  lo  stesso  fecero  i 
rispettivi  figli  eredi  della  corona,  insie- 
me con  altri  principi  e  magnati.  V.  E- 
vangelio, Giuramento, e  Agnus  Dei,  ove 
rimarcai  che  dopo  il  secolo  X,  attese  le 
grandi  avversità  della  Chiesa,  fu  ordina- 
to, che  in  luogo  del  terzo  miserare  nobis, 
si  dicesse  dona  nobis  paccrn,  tranne  la 
basilica  Lateranensc,  per  ciò  che  dissi  nel 
voi.  XII,  p.  4*«  Altrove  notai  che  Nicolò 
111  per  ottenere  la  pace  tra'  principi  cri- 
stiani, prima  di  detto  versetto  ordinò  si 
cantasse  nella  messa  solenne  il  salmo 
Lactatus  suni  con  alcuni  versetti  e  la  col- 
letta prò  pace  :  lo  stesso  ordinò  Giovan- 
ni XXI11  per  estinguere  il  lungo  scisma 
e  ridonar  la  pace  alla  Chiesa.  Vedasi  il 
Bona,  Far.  liturg.,  lib.  a,  cap.  iG,  §  4s  c 
Bocca, -in  Paralipomcnis  in  commetti,  de 
Campani*.  Della  famosa  pace  religiosa, 
fondamento  e  principio  della  libertà  re- 
ligiosa de'  protestanti,  ne  parlai  nel  voi. 
XL,  p.  ic)5,  ed  a  Passavia.  A' loro  luo- 
ghi dissi  delle  paci  riprovale  dai  Ponte- 
fici, come  lesive  de'  diritti  della  Chiesa,  o 
pregiudizievoli  al  cattolicismo,  come  fe- 
cero Innocenzo  X  colla  pace  di  West- 
falia  conchiusa  in  Miinslcr  e  Osnabriick 
(F-),  e  Clemente  XI  con  quella  di  Da- 
ilen,  di  cui  feci  parola  nel  voi.  XXVI li, 
p.  i  \S,  mediante  la  bolla  Romanus  Pon- 
ti/ex, de' i  o  dicembre  1718.  A  Grego- 
rio XVI  citai  la  costituzione  da  lui  ema- 
nala nel  1  83  1  per  amore  della  pace,  ri- 
mettendo in  vigore  quanto  erasi  stabili- 
to dai  suoi  predecessori  e  in  ispecie  da  Cle- 
mente V  nel  concilio  generale  di  \  iali- 
na, e  dopo  di  esso  da  Giovanni  XXII, 
Pio  lì,  Sisto  IV  e  Clemente  XI.  Ordinò 
pertanto  che  in  avvenire,  a  ben  condur- 
re l'amministrazione  da  Dio  affidatagli, 
se  per  avventura  nel  trattare  di  cose 
ecclesiastiche  co'  temporali  governi  di 
contrastalo  dirillo,  avessero  qualificato 


PAC 

alcuno  de'  loro  capi  ed  onoratolo  col  ti- 
tolo d'una  dignità  qualunque,  fosse  pure 
di  re,  non  venisse  con  ciò  attribuito  o 
acquistato  o  confermato  alcun  diritto, 
mentre  intendeva  solo  di  riconoscere  il 
fatto  senza  entrare  in  discussione  di  di- 
ritto; protestava  in  ultimo  che  nell'at- 
tuale rovesciamento  di  cose,  non  altro 
egli  cercava  se  non  Cristo,  e  che  propo- 
neasi  quale  unico  scopo  di  ogni  sua  in- 
trapresa, ciò  solo  che  potesse  più  eflìca- 
cemente  conferire  alla  spirituale  ed  eter- 
na felicità  de' popoli.  Finalmente  a  Es- 
clusiva dichiarai  doversi  riguardare  av- 
vertenza pacifica,  tollerata  per  amore 
della  pace,  preziosa  a  tutti,  segnatamen- 
te alla  Chiesa. 

PACE  DELLA  MESSA.  Funzione 
ecclesiastica ,  che  si  fa  o  col  segno  di 
baciarsi  nell'  abbracciamento,  o  col  por- 
gere a  baciare  l' istrumento  osculato- 
rio,  ossia  una  tavoletta  sacra  d'  argen- 
to, d'oro  o  altro  metallo,  e  talvolta  de- 
corata di  preziosi  ornati,  come  quella 
che  descrissi  nel  voi.  XLV,  p.  37,  ordi- 
nariamente coli' immagine  del  Salvato- 
re, detta  la  pietà,  talvolta  dipinta  ;  cioè 
nella  messa  dopo  l' Agnus  Dei{F.)ì  e  di- 
cesi propriamente  dar  la  Paee(V.).  Del- 
l'origine dell'istrumenlo  chiamato  oscil- 
latorio, derivato  dalla  pace, che  nella  mes- 
sa davasi  tra  le  persone  d'un  medesimo 
sesso  col  bacio,  trattai  nel  voi.  XI,  p.. 226. 
A  Evangelio  della  messa  ed  a  Messale 
parlai  del  bacio  di  essi,  a  chi  si  dà  a  ba- 
ciare, e  che  fra  i  significati  avvi  quello  di 
pigliar  la  pace  da  Cristo.  A  Milano  par- 
lai della  pace  ricchissima  donata  da  Pio 
IV  a  quel  duomo.  A  Bacio  di  pace  dissi 
di  quello  che  nell'antica  disciplina  si  por- 
gevano scambievolmente  i  fedeli,  che  as- 
sistevano a'  sacri  misteri,  prima  che  il 
sacerdote  facesse  la  comunione,  sino  al 
1  198  circa,  onde  fu  sostituita  la  tavolet- 
ta, non  che  degli  altri  baci  di  pace  nella 
messa  e  in  altre  funzioni.  Anche  prima 
al  santo  bacio  aggiunge  vasi  il  Pax  lecums 
e  dicevasi  dopo  il  Pater  nosler:  però  i 


PAC  95 

greci  sogliono  dare  la  pace  prima  della 
consacrazione,  secondo  il  decreto  del 
concilio  di  Laodicea.  Con  la  parolac- 
ce si  costumò  di  salutare  fnio  all'A- 
scensione di  Cristo.  Alla  parola  pace  gli  a- 
postoli  nelle  salutazioni  aggiunsero  la  pa- 
rola grada.  Il  pax  tecutn  fu  ancora  se- 
gno di  comunione  cattolica  ;  si  soleva  di- 
re al  lettore  quando  dovea  leggere  in 
chiesa  l'epistole  di  s.  Paolo.  Di  alcune 
antiche  forinole  di  dar  la  pace  nella  mes- 
sa si  può  vedere  il  Garampi,  Memorie, 
p.  192.  Il  primo  a  riformare  l'abuso  ch'e- 
rasi  introdotto  nel  dare  il  bacio  di  pace 
nella  messa,  prima  del  tempo  osservato 
dall'uso  della  Chiesa,  cioè  prima  della 
comunione,  fu  s.  Innocenzo  I  Papa  del 
4o2,  come  si  ha  óaW'epist.  ad  D  ecenti  uni  t 
cap.  1 .  Vedasi  il  capo,  Pacem  de  consecr. 
dist.  2  ;  Le  Brun,  t.  1,  p.  io3  ;  Pouget, 
t.  2,  p.  881;  Bingamo,  AnLiq.  eccl.,  t. 
6  ,  p.  2qrj  ;  e  Lambertini,  Del  sacrif. 
della  messa,  t.  2,  par.  4>  sez.  1,  p.  4oo. 
Dopo  Innocenzo  III  e  all' epoca  citata, 
come  osserva  quel  Pontefice,  De  myst. 
mìssae,  lib.  6,  cap.  5,  i  francescani  in- 
trodussero la  tavoletta  della  pace  o  l'ab- 
braccio, per  ovviare  agli  abusi  che  pote- 
vano ulteriormente  introdursi  dalla  ma- 
lizia umana,  poiché  gli  uomini  baciavano 
furtivamente  le  donne,  benché  il  bacio 
santo  frequentemente  fu  praticato  dai 
primitivi  fedeli  nelle  chiese  e  nell'incon- 
trarsi.  A'  tempi  di  Tertulliano  davasi  la 
pace  colla  patena,  e  nel  lib.  De  orai,  dice 
che  si  negava  ai  cortigiani,  come  persone 
ambiziose  ,  e  perciò  lontane  dalla  vera 
pace  e  quiete,  stando  in  continue  turba* 
zionij  ma  s.  Pio  V  proibì  di  dar  la  pace 
colla  patena.  Tertulliano  chiamò  il  bacio 
suggello  dell'orazione, che  però  si  trala- 
sciava ne'  giorni  di  digiuno,  dandosi  non 
solo  nella  messa,  ma  pure  al  fine  delle 
preghiere  della  chiesa, sia  che  si  facessero 
ne' sacri  templi,  che  nelle  case  privale. 
Osserva  il  Macri,  che  s.  Filippo  prescris- 
se nelle  costituzioni  di  sua  congregalo  • 
ne,  che  nella  sera  finita  l'orazione  men- 


9G  P  A  C 

tale,  in  segno  di  concordia  e  pace,  si  por- 
lasse  ad  ognuno  a  baciare  colia  tavoletta 
dipinta  il  simbolo  della  pace. 

La  pace  nella  messa  solenne  la  riceve 
il  diacono  dopo  V  Agnus  Dei,  e  il  Dona 
nobis  pacem,  dal  celebrante  in  abbrac- 
ciamento, cioè  questi  ponendo  le  sue 
braccia  sopra  i  di  lui  omeri  o  almeno  le 
sue  mani,  e  dicendo:  Pax  lecuni.  Se  vi- 
gesse in  qualcbe  luogo  l'uso,  die  quello 
il  quale  dà  la  pace  pone  la  sua  destra 
sopra  l'omero  sinistro  di  quello  die  la 
riceve,  la  sinistra  poi  sotto  le  ascelle,  si 
potrà  continuare.  Il  diacono  sottopone 
le  sue  braccia  a  quelle  del  celebrante, 
china  ad  esso  il  capo  prima  e  dopo  l'am- 
plesso, e  avvicina  la  guancia  sinistra  al- 
la sinistra  pure  del  celebrante,  in  modo 
ebe  ambedue  si  tocchino  leggermente, 
dicendo  il  diacono  nel  riceverla  :  et  citta 
spirita  tuo.  Indi  il  diacono  adora  il  sa- 
gramento,  si  volta  al  suddiacono  e  gli 
dà  la  pace,  il  quale  ricevutala  e  fatta  la 
genuflessione  all'altare,  accompagnalo 
da  un  accolito  si  porta  al  coro  e  dà  la 
pace  al  primo  di  qualunque  ordine,  inco- 
minciando dai  più  degni,  poi  agl'infe- 
riori ;  ritornato  il  suddiacono  all'altare, 
iàtta  la  genuflessione,  la  dà  all'  accolito 
che  lo  accompagnò,  il  quale  la  dà  ezian- 
dio agli  altri  accoliti  die  sono  intorno 
all'altare.  Si  deve  notare,  die  quello  che 
dà  la  pace  non  s'inchina  ad  alcuno^  se 
non  che  dopo  di  averla  data;  quello  poi 
che  la  riceve  s' inchina  prima  e  dopo  di 
averla  ricevuta:  parimenti  quello  che  dà 
la  pace, dice  :  Pax  tecttm,  e  quello  che  la 
liceve  risponde:  et  cuin  spirita  tuo,  e  si 
abbracciano  scambievolmente,  avvici- 
nandosi le  loro  guancie  sinistre,  perchè 
sono  dalla  parte  del  cuore  ,  come  si  è 
«letto  del  celebrante  col  diacono.  In  qua- 
lunque occasione,  il  primo  dopo  di  ave- 
re ricevuta  la  pace  dal  suddiacono,  la  dà 
a  quello  che  segue^  questo  ad  un  altro 
e  cosi  di  seguito  sino  all'  ullimoj  senza 
inviti,  i  quali  si  fanno  soltanto  neU'In- 
ccnsazione  (F.).  Ai  laici  si  dà  la  pace 


l'AC 
coli'  istruraenlo  o  tavoletta  baciata  da 
quello  che  ricevette  immediatamente  la 
pace  dal  celebrante,  come  prescrive  il 
Caeretn.  episc.  lib.  i,  cap.  9.4.  L'ordine 
poi  di  dare  la  pace  è  quello  stesso  che 
si  osserva  nell'incensazione.  Dal  suddia- 
cono si  dà  a  quei  laici  che  furono  in- 
censali dal  diacono,  e  dall'accolito  agli 
altri,  come  scrive  il  Diclich,  Diz.  sacro 
litui:,  della  messa  solenne  §  18.  Essen- 
dovi il  prete  assistente,  esso  deve  pigliar 
la  pace  dal  celebrante  e  darla  al  suddia- 
cono per  portarla  al  coro,  e  poi  al  dia- 
cono. Ciò  che  si  pratica  quando  celebra 
il  vescovo,  o  quando  assiste,  si  può  ve- 
dere nel  Macri,  Not.  de'  vocab.  etcì.,  ver- 
bo Pax,  il  quale  riferisce  che  la  con- 
gregazione de'  riti  a' 5  luglio  161  4  de- 
cretò, che  il  suddiacono  mai  deve  dare 
Ja  pace  ai  secolari,  ancorché  fossero  prin- 
cipi o  signori  del  luogo.  Nel  darsi  la  pa- 
ce coll'istrumento  o  coll'amplesso,  sem- 
pre chi  la  comunica  deve  dire  ,/Prt.r  lecititi; 
e  chi  la  riceve  deve  rispondere,  et  citta 
spirila  tuo.  La  pace  regolarmente  nelle 
messe  private  si  tralascia,  quando  non 
vi  finsero  prelati  o  magnati  o  persone 
ragguardevoli, come  avverte  il  Gavanto 
par.  1,  tit.  10,  rub.  2,  il  quale  dice  che 
il  velo  con  cui  si  asterge  ristrumento  o 
tavoletta  della  pace  dev'essere  del  colore 
del  paramento. 

Quanto  ha  luogo  nella  cappella  pon- 
tifìcia presente  o  assente  il  Pontefice,  lo 
dissi  a  Cappelle  Pontificie,  in  un  al  ba- 
cio che  riceveva  il  Papa  nella  spalla  de- 
stra dal  primicero  de'  cantori  al  princi- 
pio della  messa,  per  denotare  1'  angelo 
che  annunziò  ai  pastori  la  nascita  di  Ge- 
sù ,  ed  iu  significato  ch'egli  portò  la  pa- 
ce in  terra;  quindi  i  due  diaconi  assi- 
slenti  facevano  altrettanto,  baciando  pri- 
ma l'altare;  questo  ancora  faceva  nel  fi- 
ne della  messa  il  prete  assistente  avanti 
di  darsi  la  benedizione.  A  Cappella  del- 
la Circoncisione  riportai  il  cerimoniale 
come  procede  la  dispensa  della  pace,  e 
come  il  prete  assistente  la  comunica  al 


PAC 
laico  principe  assistente  al  soglio,  ed  il 
maestro  di  cerimonie  al  senatore,  con- 
servatori di  Roma  e  maestro  del  sacro 
ospizio,  altri  laici.  Descrivendo  poi  il 
pontificale  di  Pasqua,  dissi  come  l'udi- 
tore di  rota  porta  la  pace  al  principe  as- 
sistente al  soglio  ed  agli  altri  nomina- 
ti nobili  laici.  Allorché  il  Papa  celebra 
messa  bassa  nella  cappella  pontificia  per 
la  processione  del  Corpus  Domini,  al- 
l' Agnus  Dei  il  prefetto  delle  cerimonie 
prende  dalla  credenza  ristrumento  del- 
la pace,  e  nel  darla  a  baciare  al  Papa 
questi  dice:  Pax  lecum,  ed  il  cerimonie- 
re risponde  :  et  curii  spirila  tuo.  Indi  il 
cerimoniere  porta  a  baciarla  pace  ai  car- 
dinali dicendo:  Pax  tecum.  Prima  vi 
era  l'irregolare  costumanza  che  il  ceri- 
moniere taceva  baciare  l'istrumento  al 
incardinai  vescovo,  al  incardinai  pre- 
te, ed  al  i.°  cardinal  diacono,  e  questi 
si  rivoltavano  genuflessi  e  si  passavano 
la  pace.  Questa  costumanza  si  è  tolta, 
ontic  se  il  cerimoniere  trova  i  cardinali 
genuflessi  dà  a  baciare  a  ciascuno  l'istru- 
mento; se  poi  li  trova  in  piedi,  come  al- 
cune volle  è  accaduto  contro  la  regola 
di  questa  messa,  allora  lo  fa  baciare  al 
primo  solo  d'ogni  ordine,  i  quali  la  pas- 
sano ai  loro  colleghi.  Quando  il  Papa 
ascolta  la  messa  bassa,  il  libro  dell' -£"- 
vangelioe  la  pace  gli  vengono  presentati 
a  baciare  da  un  cardinale,  e  in  mancan- 
za di  esso  dal  prelato  maggiordomo  :  se 
l'ascolta  nella  cappella  domestica,  fa  ba- 
ciare al  Papa  la  pace  un  cappellano  se- 
greto o  un  chierico  segreto,  e  in  loro 
mancanza  chi  serve  la  messa,  come  fa- 
ceva io  con  Gregorio  XVI,  come  inol- 
tre ebbi  la  religiosa  consolazione  di  ser- 
vire costantemente  e  solo  a  lui  stesso  la 
divotissima  messa  per  ventini  anni,  e  sem- 
pre con  crescente  edificazione.  A  Cap- 
pelle pontificie  ancora  notai  ,  che  nel 
giovedì  e  venerdì  santo  non  si  dà  la  pa- 
ce in  detestazione  del  finto  bacio  dato 
da  Giuda  al  divino  Maestro;  che  non  si 
dù  nel  sabato  santo,  perchè  Cristo  non 

TOL.   L. 


PAC  97 

1  avea  ancora  annunziata  a'  suoi  disce- 
poli ;  e  che  si  tralascia  eziandio  nelle  mes- 
se de' morti,  perchè  essi  non  sono  più 
soggetti  alle  turbazioni  di  questo  seco- 
lo. Per  la  medesima  ragione  nelle  mes- 
se de'  morti  non  erano  esclusi  al  tempo 
della  consecrazione  gli  energumeni  e  i 
pubblici  penitenti,  perchè  non  si  dava 
la  pace,  né  si  porgeva  la  comunione,  la 
qualesempre  era  unita  con  la  pace;  laon- 
de presso  s.  Cipriano  e  altri  autori,  al- 
cune volte  la  frase,  dare  pacem,  signifi- 
ca porgere  la  comunione,  la  quale  da  s. 
Ignazio  martire  fu  chiamala  Pax  Cini- 
sii.  Il  Durando  scrive,  che  anticamente 
non  si  dava  la  pace  ai  monaci,  per  es- 
sere già  morti  al  mondo. 

PACE  [de  Pace).  Città  con  residenza 
vescovile  nell'America  meridionale  nel- 
l'alto Perù,  nella  repubblica  di  Bolivia, 
capoluogo  del  dipartimento  del  suo  no- 
me, a  98  leghe  da  s.  Cruz  della  Sierra, 
alle  falde  del  fianco  orientale  delle  Ande, 
che  verso  questa  parte  presentano  il  mon- 
te Illimani.  una  delle  più  alte  creste,  a 
qualche  distanza  dalla  sorgente  del  Ma- 
deira. E  posta  in  valle  profonda,  scava- 
ta e  bagnata  dal  torrente  Choqueapo. 
La  cattedrale  è  un  solido  e  bellissimo 
edifizio,  sotto  il  titolo  di  s.  Maria  della 
Pace,  munita  del  fonte  sacro,  con  par- 
roco e  due  sacerdoti  che  lo  coadiuvano, 
avente  prossimo  l'episcopio.  Al  presente 
ampliandosi  e  ornandosi  la  cattedrale, 
l'ufliziatura  si  fa  nella  chiesa  parrocchia- 
le di  s.  Domenico.  Il  capitolo  si  compo- 
ne di  3  dignità,  la  i."  delle  quali  è  il  de- 
cano, di  5  canonici  compreso  il  teologo 
e  il  penitenziere,  di  5  porziouari,  3  con 
l'intera  prebenda,  e  1  con  la  metà,  e  di 
altri  preti  e  chierici.  Vi  sono  altre  \  chie- 
se parrocchiali  e  con  battisterio,  4  con- 
venti di  religiosi,  1  monasteri  di  mona- 
che, sodalizi,  ospedale,  monte  di  pietà  e 
seminario.  Que-ta  città,  una  volta  ric- 
chissima, molto  soffrì  per  una  rivolta  di 
indiani;  visi  fa  gran  commercio  di  mat- 
te o  erba  del  Paraguay.  Ricevette  il  no- 


98  P  A  C 

ine  di  Pace,  o  la  Paz  de  Ayacuclio,  o 
Nuestra  Senora  de  la  Paz,  nella  sua 
fondazione  nel  1 548,  in  memoria  del- 
la tranquillità  ristabilita  colla  disfatta  di 
Gonzalo  Pizzarro,  fratello  de'conquista- 
tori  della  regione  peruviana  per  la  Spa- 
gna, onde  la  città  si  disse,  Pace  nelle 
ìndie  occidentali  di  Spagna.  Nel  1 824 
il  congresso  Boliviano  proclamò  la  to- 
tale indipendenza  della  contrada,  e  nel 
seguente  anno  avendo  principio  nuova 
politica  esistenza,  la  Pace  divenne  capo- 
luogo d' uno  de' dipartimenti  che  com- 
pongono la  repubblica.  La  sede  vesco- 
vile fu  eretta  nel  1608  da  Paolo  V,suf- 
fraganea  come  lo  è  ancora  della  metro- 
poli di  Piata,  nella  cui  diocesi  era  il  ter- 
ritorio ampio  che  la  forma,  composto  di 
più  luoghi  e  molte  parrocchie.  11  primo 
vescovo  fu  Domenico  di  Valderama  do- 
menicano, morto  nel  161 5.  Nel  17^.1 
nelle  Notizie  di  Roma  s'incominciòa  pub- 
blicare i  successori.  Pio IX  nel  1848  fece 
vescovo  Michele  Orosco  di  Cochabamba, 
e  poco  dopo  sapendosi  eh'  era  già  mor- 
to, a*  io  aprile  r85i  sostituì  l'attuale 
mg.1  Mariano  Ferdinando  de  Cordova 
boliviano.  Ogni  nuovo  vescovo  è  tassato 
in  fiorini  1  33,  essendo  le  rendile  circa 
scudi  1  1,000. 

PACECCO  Pietro,  Cardinale,  Pietro 
Pacecco  spagnuolo,  de'  nobilissimi  mar- 
chesi di  Yillena,  dopo  essere  stato  came- 
riere d'onore  di  Adriano  VI  e  decano  di 
Compostela,  fu  successivamente  vescovo 
di  Moudonedo,  di  Città  Rodrigo,  di  Pam- 
plona  e  di  Jaen.  Carlo  V  per  la  stima  che 
faceva  del  suo  alto  merito,  avendolo  rac- 
comandato pel  cardinalato  con  altri  tre 
soggetti,  e  vedendo  questi  soli  creati, proi- 
bì loro  usarne  le  insigne  finché  non  le 
avesse  Pietro.  Dopo  un  anno  Paolo  111  ai 
1 6  dicembre  1 545  lo  creò  cardinale  prete, 
mentre  si  trovava  al  concilio  di  Trento, 
dove  fu  riguardato  come  uno  de'  prelati 
per  zelo  e  dottrina  più  rispettabili,  aven- 
do parlato  sopra  la  giustificazione,  sopra 
la  residenza  de'  vescovi  e  loro  uffizio,  e 


PAC 
sopra  l'immacolata  Concezione,  con  gran 
scienza,  energia  e  plauso  universale.  In- 
tervenne ai  comizi  di  Giulio  III,  da  cui 
ottenne  in  titolo  s.  Balbina,  e  poi  fu  ascrit- 
to all'  inquisizione.  Dalla  chiesa  di  Jaen 
passò  a  quella  di  Siguenza,e  fu  surroga- 
to al  Toledo  vice-redi  Sicilia,  perchè  oc- 
cupato nella  guerra  di  Siena.  Nel  gover- 
no del  regno  si  mostrò  pieno  d'integrità 
e  prudenza,  componendo  le  querele  tra 
la  nobiltà  e  il  predecessore.  Nelle  discor- 
die tra  Paolo  IV  e  Filippo  II  s'interpo- 
se con  tutto  l'impegno  per  pacificarli,  e 
tal  riputazione  si  acquistò  che  nel  concla- 
ve di  Pio  IV  poco  gli  mancò  ad  essere  elet- 
to Papa.  D'ordine  di  Paolo  IV  in  Roma 
assistè  al  capitolo  generale  de' gesuiti,  in 
cui  fu  eletto  generale  il  p.  Lainez,  indi 
trattò  gli  elettori  di  lauto  convito,  e  nel 
i55y  divenne  vescovo  d'  Albano.  Morì 
nel  i56oin  Roma, d'anni  60, e  trasferito 
in  Ispagna  ebbe  tomba  nel  castello  della 
Puebla  denominato  di  Montalbano, nella 
chiesa  di  s.  Chiara,  da  lui  magnificamen- 
te fondata  e  provveduta  di  pingui  rendi- 
te, nel  sepolcro  de'suoi  antenati.  Fu  tac- 
ciato di  essere  più  favorevole  all'  impe- 
ratore che  alla  s.  Sede. 

PACECCO  Fratesco,  Cardinale. 
Francesco  Pacecco  de'marchesidi  Cer- 
ralvo ,  nacque  nella  Spagna  in  Città 
Rodrigo.  Da  canonico  di  Toledo  fu  am- 
messo da  giovine  nella  corte  di  Carlo  V 
e  di  Filippo  II,  ai  quali  pe' suoi  servigi 
riuscì  gratissimo.  Portatosi  in  Italia  col 
cardinal  Pietro  suo  zio,  fu  spedito  da 
Ferdinando  di  Toledo  duca  d'  Alba  a 
Madrid,  per  sentire  Filippo  li  intorno 
allecondizioni  della  paceda  stipularsi  con 
Paolo  IV,  e  benché  riuscisse  di  soddisfa- 
zione del  cardinal  Caraffa  nipote  del  Pa- 
pa, da  questi  non  fu  ricevuto  al  ritorno 
in  Roma.  Allora  si  recò  a  Napoli ,  e  si 
restituì  in  Roma  sotto  Tio  IV,  il  quale 
ad  istauza  di  Cosimo  l  e  di  Eleonora  sua 
moglie,  a'26  febbraio  1 56  1  lo  creò  car- 
dinale prete  di  s.  Susanna.  Fatto  protet- 
tore de'regni  di  Spagna,  presso  la  s.  Se- 


PAC 
de,  di  venne  amministratore  di  Burgos  , 
che  in  grazia  sua  fu  elevata  a  metropo- 
li, celebrandovi  il  sinodo  nel  i  5~  ).  Es- 
sendo in  Roma  oratore  di  Filippo  II  , 
presso  s.  Pio  V,  per  la  lega  contro  il  tur- 
co, nel  1570  fu  trasferito  al  titolo  di  s. 
Croce  in  Gerusalemme,  ed  ascritto  alla 
congregazione  del  s.  offizio.  Devotissimo 
della  Beata  Vergine,  donò  al  santuario 
di  Loreto  preziosi  paramenti  sacri,  e  pro- 
mosse la  venerazione  al  suo  immacolato 
concepimento.  Intervenne  a  due  concla- 
vi, e  morì  in  Burgos  nel  1  £79,  donde 
trasportato  in  patria  fu  sepolto  nella  cat- 
tedrale. 

PACHNAUMIS.  Sede  vescovile  del 
bassoEgitto,  nella  seconda  provincia,  sot- 
to il  patriarcato  d' Alessandria, eretta  nel 
IV  secolo.  Ebbe  3  vescovi.  Oriens  dir. 
t.  2,  p.  567. 

PACI  A  NO  (s.),  vescovo  di  Barcello- 
na. Nacque  nella  Spagna  nel  IV  secolo, 
di  genitori  assai  ragguardevoli,  e  fu  dap- 
prima stretto  in  matrimonio,  dal  quale 
<-bbe  un  figlio  per  nome  Destro  ,  che 
giunse  alle  prime  dignità  dell'  impero. 
Padano  si  rese  commendevole  per  l'in- 
nocenza e  per  la  santità  della  vita,  ed 
essendosi  in  seguito  posto  al  servigio  del- 
la Chiesa,  nel  373  fu  fatto  vescovo  di 
Barcellona.  Edi  meritò  di  essere  anno- 
vera  lo  tra  i  più  degni  pastori,  ed  ezian- 
dio di  occupare  un  posto  distinto  tra  i 
più  dotti  uomini  del  suo  tempo,  per  la 
sua  eloquenza  e  per  l'eleganza  del  suo 
>tile.  Mori  in  età  molto  avanzata  verso 
la  fine  del  IV  secolo,  ed  è  nominalo  nel 
martirologio  romano  il  giorno  9  di  mar- 
zo. Abbiamo  ancora  alcune  opere  di  que- 
sto santo,  ch'i  posto  nel  numero  dei  pa- 
dri della  Chiesa. 

PACIFICHE  LETTERE.  V.  Lette- 
re APOSTOLICHE  C  PELLEGRINI. 

PACIFICO  ni  s.  Severino  (s.).  Nac- 
que nel  i6t3  a  Sanseverino,  città  del- 
la Marca  d'Ancona,  di  nobile  famiglia, 
avendo  per  genitori  Anton  Maria  Di- 
vini e  Maria  Angela  Bruni.  Fin  dai  ori- 


PAC  99 

mi  anni  mostrò  pie  inclinazioni,  ed  a- 
vanzando  in  età  fece  rapidi  progressi 
nella  virtù.  Morto  suo  padre,  fu  messo 
in  casa  d'un  suo  zio,  uomo  d'indole  du- 
ra e  tirannica,  che  lo  trattò  con  molto 
rigore.  Nel  1670,  seguendo  il  consiglio 
del  »uo  confessore,  e  col  consenso  dello  zio, 
entrò  nell'ordine  dei  minori  osservanti  ri 
formati  aTorano,  nella  diocesi  di  Osioio 
Il  suo  fervore  era  pe'  suoi  fratelli  mo- 
tivo di  edificazione  :  egli  possedeva  tut- 
te le  virtù  che  un  superiore  può  deside- 
rare in  un  novizio,  ma  soprattutto  l'u- 
miltà, per  cui  cercava  le  occupazioni  più 
penose  e  gl'impieghi  più  bassi  e  vili.  Fat- 
ta la  sua  professione  solenne  a'  28  di- 
cembre 1671,  i  superiori,  scorgendo  il 
suo  ingegno  e  la  sua  pietà,  lo  destinalo 
no  al  santo  ministero.  Pacifico  si  diede 
dunque  allo  studio  della  filosofia  e  del 
la  teologia,  e  fu  poscia  ordinato  prete 
Da  questo  istante  Pacifico  non  visse  che 
per  Gesù  Cristo,  come  Gesù  Cristo  vi 
veva  in  lui.  Esattissimo  a  conformarsi 
alle  osservanze  del  suo  ordine,  facevasi 
ammirare  colla  sua  obbedienza  verso  1 
superiori,  coli'  attaccamento  al  suo  sta- 
to, e  colla  sua  profonda  venerazione  pei 
la  s.  Sede.  Nominato  guardiano  di  un 
convento  del  suo  ordine  nella  città  di 
Sanseverino,  lo  governò  con  moltasaviez- 
za  e  grandissimo  zelo.  Oltre  di  che  predi 
cava  assai  spesso,  spiegava  il  catechismo; 
assisteva  gl'infermi  e  i  moribondi,  e  spe- 
cialmente nel  tribunale  della  penitenza 
dimostrava  il  suo  zelo  per  la  gloria  di 
Dio,  e  la  sua  abilità  nel  convertire  i  pec 
catori.  Il  suo  storico  riferisce,  giusta  i  fat- 
ti raccolti  per  la  sua  canonizzazione,  ch'e- 
gli ebbe  il  dono  dell'  orazione  in  grado 
elevalo  ,  e  quello  della  profezia  ;  addu- 
cendo  parecchie  predizioni  del  santo  che 
furono  verificate  dall' avvenimento,  co- 
me altresì  un  gran  numero  di  miracoli 
operati  da  lui  in  tempo  di  sua  vii.  1,0  per 
di  lui  intercessione  dopo  la  sua  morte 
Soffrì  molti  mali  con  angelica  pazienza 
e  morì  santamente  in  età  di  68  annidi'- 


ioo  PAC 

ca,  a'i4  settembre  del  1721  ,  nel  qual 
giorno  si  celebra  la  sua  memoria.  Pio  VI 
nel  1785  lo  comprese  nel  novero  de'bea- 
ti,  eda'26  maggio  1 83c)  fu  solennemen- 
te canonizzato  da  Gregorio  XVI.  Ne 
scrisse  la  Vita  il  p.  Stanislao  Melcbiorri 
minore  osservante,  Roma  i83g. 

PACIFICO  di  Ceredaso  (b).  Nato  nel- 
la  diocesi  di  Novara,  si  segnalò  nell'or- 
dine di  s.  Francesco  colla  sua  capacità 
per  la  direzione  delle  anime.  Compose  ti- 
ra somma  dei  casi  di  coscienza  ,  che  fu 
chiamata  Somma  ponti  ficaie ,  perchè  ap- 
provata da  Papa  Sisto  IV.  La  santità 
della  sua  vita  e  i  suoi  frutti  nella  predi- 
cazione indussero  lo  stesso  Pontefice  a 
crearlo  commissario  apostolico  per  pre- 
dicare la  crociata  control  turchi,  che  da- 
vano allora  guasto  all'Italia.  Questo  san- 
to religioso  morì  nell'isola  di  Sardegna 
nel  1482.  Il  suo  ordine  ne  onora  la  me- 
moria a'  5  di  giugno. 

PACOMIO  (s.),  abbate  di  Tabenna 
ed  institutore  dei  cenobiti.  Nacque  nel- 
l'alta Tebaide  verso  l'anno  292,  da  ge- 
nitori idolatri,  che  lo  fecero  allevare  nel- 
le superstizioni  del  paganesimo  e  nelle 
scienze  degli  egiziani.  All'età  di  20  anni 
fu  aggregato  alle  truppe  levate  dall'  im- 
peratore Massimino,  per  prepararsi  alla 
guerra  contro  Licinio  e  Costantino.  L'as- 
sistenza ch'egli  ebbe  da  alcuni  cristiani, 
e  le  virtù  che  in  essi  ammirò,  fecero  una 
▼iva  impressione  sull'animo  suo,  e  si 
accese  del  desiderio  di  servire  a  quel  Dio 
che  inspirava  tali  sentimenti  a'suoi  ado- 
ratori. Laonde,  terminata  la  guerra,  si 
ritirò  in  una  borgata  della  Tebaide,  ove 
i  cristiani  aveano  una  chiesa,  ed  ivi  si  po- 
se nel  numero  de'  catecumeni.  Dopo  le 
prove  ordinarie,  duranti  le  quali  si  mo- 
strò fervidissimo,  ricevette  il  battesimo. 
Ritiratosi  inseguito  presso  un  vecchio  no- 
minato Palemone,  che  serviva  a  Dio  nel 
deserto  con  molta  santità, si  esercitòcon 
esso  nelle  virtù,  nella  penitenza,  nelle  o- 
razioni,  lavorando  eziandio  per  guada- 
gnarsi il  vitto  ed  avere  di  che  assistere 


PAC 
i  poveri.  Orando  un  giorno  Pacomio  nel 
deserto  di  Tabenna,  sulle  sponde  del  Ni- 
lo, intese  una  voce  che  gli  ordiuava  di 
fabbricare  in  quel  luogo  un  monastero,  e 
nel  medesimo  tempo  gli  apparve  un  an- 
gelo, dal  quale  ricevette  delle  istruzioni 
intorno  la  vita  monastica.  Tornatoa Pa- 
lemone, gli  narrò  quanto  eragli  avvenu- 
to; quindi  si  recarono  entrambi  a  Ta- 
benna e  vi  fabbricarono  una  celletta  ver- 
so l'anno  32  j.  In  seguito  Palemone  tor- 
nò nella  solitudine ,  e  poco  dopo  morì 
santamente,  essendo  ricordato  nel  mar- 
tirologio romano  agli  1  1  di  gennaio.  Il 
primo  discepolo  eh'  ebbe  s.  Pacomio  fu 
Giovanni  suo  fratello  maggiore,  e  in  bre- 
ve si  vide  alla  testa  di  cento  monaci.  E- 
resse  sei  altri  monasteri  nella  Tebaide,  e 
nel  338  scelse  per  sua  dimora  quello  di 
Pabau  o  Pau  ,  nel  territorio  della  città 
di  Tebe,  il  quale  divenne  più  numeroso 
e  più  celebre  di  quello  di  Tabenna.  Fab- 
bricò eziandio  una  chiesa  in  un  vicino 
villaggio,  a  comodo  dei  poveri  che  guar- 
davano le  greggie,  ed  in  essa  leggeva  al 
popolo  la  parola  di  Dio,  convertendo 
molti  infedeli;  ma  la  sua  umiltà  gli  fece 
sempre  ricusare  I'  onore  del  sacerdozio. 
Un  altro  monastero  fece  pure  edificare 
sull'altra  sponda  del  Nilo,  per  sua  sorel- 
la ch'era  venuta  a  visitarlo,  il  quale  ben 
presto  fu  pieno  di  vergini  accese  di  zelo 
neh'  esercizio  d'  ogni  virtù.  Nel  333  s. 
Atanasio  si  recò  a  Tabenna  per  visitarvi 
s.  Pacomio,  del  quale  faceva  grande  sli- 
ma. L'eminente  santità  di  Pacomio  non 
valse  a  guarentirlo  dagli  strali  dell'invi- 
dia.  Egli  fu  citato  nel  347  o  348  davan- 
ti un  concilio  che  si  tenne  a  Latopoli  , 
per  rispondere  ad  alcuni  capi  d'  accusa 
che  gli  erano  stati  dati,  dei  quali  egli  si 
purgò,  confondendo  la  malizia  de'  suoi 
nemici  ,  e  guadagnandosi  l'ammirazio- 
ne di  tutti  i  padri  del  concilio.  In  quel- 
l'anno la  pestilenza  involò  cento  de  suoi 
monaci,  ed  egli  stesso  cadde  malato, 
e  morì  in  età  di  5*  anni.  Il  suo  ordine 
durò  in  Oliente  fino  all'  XI  secolo,  ed 


PAD 

Anselmo  vescovo  di  Avelburgo  l'accorila 
aver  veduto  nel  monastero  di  Costanti- 
nopoli 5oo  religiosi  che  seguivano  que- 
sto istituto.  La  testa  di  s.  Pacomio  è  se- 
gnata a'  i  4  di  maggio.  Delle  istituzioni  ce- 
nobitiche di  s.  Pacomio  e  di  quanto  pro- 
priamente fece,  trattai  in  più  luoghi  e 
ne'  voi.  XX,  p.  112,  XLVI,p.  52  e  53, 
mentre  a  p.  41  ragionai  delle  sue  mo- 
nache. 

PADERBONA  (  Paderbonen  ).  Cit- 
tà con  residenza  vescovile  nella  Vest- 
falia, degli  stati  prussiani,  reggenza  e  ca- 
poluogo di  circolo,  a  14  leghe  da  Min- 
deu  ,  alla  sorgente  della  Pader.  E  resi- 
denza d'  un  tribunale  di  giustizia  pro- 
vinciale superiore  ,  la  cui  giurisdizione 
comprende  la  reggenza.  E  cinta  da  mu- 
ra con  5  porte,  ed  ha  1  piazze  pubbli- 
che. La  cattedrale  è  ampia,  di  eleganti 
forme,  sotto  l'invocazione  di  s.  Liborio 
vescovo  di  Le  Mans,  il  cui  corpo  ivi  si  ve- 
nera, ed  è  patrono  di  tutta  la  diocesi;  vi 
è  il  baltisterio,  e  la  cura  delle  anime  è  af- 
fidata a  un  canonico,  assistito  da  un  vi- 
cario. Il  capitolo  si  compone  di  2  dignità, 
prima  delle  quali  è  il  prevosto  ;  di  8  ca- 
nonici, compresi  il  penitenziere  e  il  teo- 
logo, di  4  onorarii,  di  6  vicari  e  di  altri 
ecclesiastici.  Niella  città  sonovi  altre  4. 
chiese  parrocchiali,  munite  del  fonte  sa- 
cro, monasteri  di  religiosi  e  di  monache, 
diverse  confraternite,  seminario,  ed  alcu- 
ni ospizi  e  ospedali.  L'episcopio  è  gran- 
de e  decente.  Vi  sono  pure,  chiesa  lu- 
terana e  sinagoga,  scuola  d'ostetricia  e 
orfanotrofio.  Possiede  l'università  Teo- 
dosiaoa  fondata  nei  101  ~>,  un  ginnasio, 
ed  il  Furstenberger-hofj  antico  palazzo 
de'sovrani  d  Alemanna.  Ila  fabbriche  di 
tabacco  e  di  birra.  Paderbona  o  Padcr- 
born,  Piih  rùorna,  è  aulicissima  e  cele- 
bre e  vi  furono  tenuti  due  concili!:  il  i.° 
nel  -'7  per  stabilitela  fede  cristiana  nel- 
la Sassonia;  il  .'..  nel  786 per  lo  stesso  og- 
getto e  per  regolare  gli  allàri  di  quella 
chiesa.  Fu  per  qualche  tempo  la  residen- 
te di  Cario  Magno,  allorché  taceva  gueri  1 


PAD  1  o  1 

ai  (assoni,  e  vi  fece  erigtie  un  vescovato 
nel  -i|j  siitTraganeodi  Magonza;  ora  però 
lo  è  di  Colonia.  La  sua  signoria  tempo- 
rale fu  aumentata  dall' imperatore  En- 
rico li,  poiché  il  vescovo  divenne  sovia- 
no  dello  stato  e  principe  dell'impero. 
Questo  stato  si  formò  d'un  territorio  di 
82  leghe  quadiate,  con  uua  popolazio- 
ne di  circa  100,000  abitanti  e  Paderbo- 
na per  capitale.  Il  suo  importante  com- 
mercio, oggi  quasi  nullo,  la  fece  ammet- 
tere nella  lega  anseatica.  A  S.  Leo.ne  III 
ho  detto  come  si  recò  a  Paderbona,  e  co- 
me Carlo  Magno  splendidamente  l'ono- 
rò nel  -99,  alloggiandolo  nel  suo  palaz- 
zo. ZSelie  poche  settimane  che  il  Papa  si 
trattenne  con  Carlo  Magno  in  Paderbo- 
na, concorsero  persone  da  tutte  le  par- 
li per  vederlo  e  venerarlo.  Cousagrò  in 
Paderbona  un  altare,  in  cui  collocò  le 
reliquie  di  s.  Stefano,  seco  portate  da  Ro- 
ma. Ritornando  a  questa,  Carlo  Magno 
fece  accompagnare  il  Papa  dagli  arcive- 
scovi di  Colonia  e  Salisburgo,  da  4  ve- 
scovi e  3  conti.  Neh  622  il  duca  di  Bruna- 
v\  idi ,  alla  testa  de' protestanti ,  se  ne 
impadronì  e  saccheggiò  la  cattedrale. 
Passò  in  seguito  ai  landgravi  di  Assia 
enei  1802 agli  stati  prussiani.  Nel  1807 
questo  vescovato  entrò  nella  formazione 
del  regno  di  "Vestfalia,  ma  nel  1814  ri- 
tornò sotto  il  dominio  prussiano. 

Il  primo  vescovo  di  Paderbona  fu  Ar- 
maro  o  Allumalo  sassone,  istruito  nel- 
la fede  cristiana  da  s.  Burcardo,  che  pel 
suo  merito  Carlo  Magno  nel  ~qo  lo  no- 
minò alla  sede,  e  moiì  neh' 804:  quan- 
to ai  successori  si  può  vedere  il  t.  I  del- 
la Slor.  eccl.  d'  Alemagna.  Onorio  III 
creò  cardinale  il  celebre  vescovo  Olivie- 
ro. 11  vescovo  Ermanno  colla  spesa  <U 
5,ooo  scudi  fece  la  statua  di  s.  Gio- 
vanni apostolo  nella  basilica  Laterauen- 
se  ,  e  donò  la  relìquia  di  s.  Liborio  a 
Clemente  XI,  il  quale  nel  i~>»i  lo  lin- 
ci aziò  di  tulio  cou  breve;  altro  glie- 
ne diresse  nel  1706,  acciocché  si  oppo- 
nesse alle  insìdie  degli  ciclici,  sui  brogli 


102  PAD 

che  facevano  nell'elezione  del  vescovo  di 
Mùusler,  Francesco  Arnaldo.  Per  mor- 
ie di  questi,  essendo  pur  vacante  la  chie- 
sa di  Paderbona,  Clemente  XI  ad  istan- 
za del  duca  di  Baviera  concesse  al  figlio 
Clemente  Augusto  1'  indulto  apostolico 
di  eleggibilità  alle  due  chiese,  ed  essendo 
stato  eletto,  nel  1719  il  Papa  l'appro- 
vò, quindi  lo  consagrò  nel  1727  in  Vi- 
terbo Benedetto  XIII,  essendo  pure  elet* 
tore  e  arcivescovo  di  Colonia.  Suoi  suc- 
cessori nella  sede  di  Paderbona  sono  i 
registrati  dal  1763  nelle  Notizie  di  Ro- 
ma. Gregorio  XVI  nel  1845  per  la  bol- 
la De  salute  animarum,  di  Pio  VII,  ri- 
conobbe la  nomina  fatta  dal  capitolo  del- 
l'odicruo  vescovo  mg.r  Giovanni  Fran- 
cesco Drepper  di  Mellrich  arcidiocesi  di 
Colonia.  Nel  184 3  aveva  fatto  vescovo 
di  Licopoli  l'alluale  su  (fraga  neomg.T  An- 
tonio Holtgreven  della  diocesi  di  Pader- 
bona. Questa  è  amplissima  e  contiene 
molti  luoghi  e  parrocchie.  Ogni  vescovo 
è  tassato  in  fiorini  6G6,  avendo  di  ren- 
dita 8000  monete  imperiali  prussiane, 
coi  rispondenti  a  scudi  %ioo. 

PADERNO(s).  V.  Paterno  di  Vajt- 

NLh   (S.). 

PADERNO,  Pattrnum.  Città  vesco- 
\ile  d'Italia  della  Magna  Grecia,  sulla 
costa  occidentale,  verso  il  capo  Alice  in 
Calabria  Ulteriore  secouda.  La  sede  ve- 
scovile appartenne  alla  provincia  eccle- 
siastica di  Sanse-verino,  ed  il  suo  vesco- 
vo Abbondanzio  fu  uno  de'lre  legati  che 
d  Papa  s.  Agatone  mandò  al  concilio  di 
Costantinopoli  nel  G80.  Quando  i  sarace- 
ni invasero  l'Italia,  Paternum  fu  distrut- 
ta interamente,  ed  è  comune  opinione 
che  il  vescovato  fosse  trasferito  ad  L'in- 
briatico ,  forse  verso  il  secolo  X.  In  se- 
guito venne  fabbricata  nel  medesimo 
luogo  una  nuova  città  col  nome  di  Cri- 
misa3  oggi  Ciro,  sulla  sommità  d'  una 
collina  ,  circa  8  leghe  da  Colrone,  ca- 
poluogo di  cantone.  F  cinta  di  mura, 
con  castello  fortificato,  3  chiese,  palaz- 
zo del  vescovo  ci'  Umbriatico  e  semina 


PAD 
rio.  Fu  patria  del  celebre  Gigli,  tifoi 
matore  del  calendario  ecclesiastico. 

PADIGLIONE  o  Sinnicchio. Distin- 
tivo e  insegna  delle  basiliche  io  foggia 
di  grandissimo  ombrello  ,  formato  di 
drappij  il  cui  uso  di  portarlo  nelle  pro- 
cessioni, probabilmente  derivò  dalla  ne- 
cessità di  mettersi  sotto  un  padiglione  al 
coperto  dalle  pioggie  nelle  lunghe  pro- 
cessioni. V.  Ombrellino.  Ne  parlai  in 
molti  luoghi,  anche  come  insegna  della 
Chiesa  romana  colle  chiavi  incrociate. 
Vedasi  il  Macri,  in  Processio. 

PADOVA  (Pacluan).  Città  con  resi- 
denza vescovile  antichissima,  distante  cir- 
ca 20  miglia  da  Venezia,  1  5  da  Vicenza, 
24  da  Treviso,  e  1 49  da  Milano,  in  mez- 
zo ad  una  fertile  e  bella  pianura,  in  un 
clima  sanissimo.  Il  Brenta  ed  il  Bacchi- 
gliene, unitisi  in  un  solo  alveo  non  lun- 
gi dalla  città,  serpeggiano  nell'  interno 
d'essa,  ne  bagnano  per  così  dire  ogni 
parte,  fanno  girare  quantità  di  mulini  e 
mantengono  la  nettezza  della  città.  E- 
sternamente  si  estende  la  così  delta  spia- 
nata o  campagna  rasa,  ordinata  dalla 
repubblica  veneta  nel  1 5 1  3  dopo  la  guer- 
ra di  Massimiliano  I.  La  città  è  di  figu- 
ra triangolare,  cinta  di  mura  con  larghe 
e  poco  profonde  fosse,  20  bastioni  e  7 
porte.  Queste  tutte  sono  degne  di  osser- 
vazione, principalmente  quella  di  Portel- 
lo ornata  più  delle  altre,  giacché  nella  par- 
te esterna  ha  più  il  carattere  d'un  arco 
trionfale  che  di  porta;  e  le  altre  due  di  Sa- 
vonarola e  di  s.  Giovanni,  la  prima  del- 
le quali  lodata  da  Vasari  ed  altri  scrittori. 
E  sede  di  regia  delegazione,  di  tribuna- 
le civile  e  criminale,  d'intendenza  di  fi- 
nanze e  di  altri  provinciali  dicasteri,  co- 
me capoluogo  di  un  distretto  di  i5  co- 
muni, che  conta  circa  80,000  abitanti, 
compresi  quelli  della  capi  tale  che  supe- 
rano 4o>ooo.  Da  alquanti  anni  assai  ab- 
bellita e  quasi  trasformata,  le  case  souo 
altee  ben  fabbricale, ordinariamente  con 
arcale.  Fra  i  pubblici  edifizi  merita  il 
primo  luogo  il  palazzo  di  giustizia,  del- 


PAD 
lo  della  Ragione,  posto  nel  centro  della 
città,  in  mezzo  a  due  delle  sue  belle  piaz- 
zej  circondato  da  bei  portici,  meraviglio- 
so lauto  per  la  sua  ampiezza,  quanto  per 
l'arditezza  delle  sue  volte.  La  sua  gran 
sala,  che  piuttosto  si  può  dire  uua  piaz- 
za coperta  di  piombo  ,  è  di  figura  rom- 
boidale, ed  ha  3oo  piedi  di  lunghezza  e 
ioo  d'altezza,  talché  il  Milizia  la  disse 
la  più  grande  ch'esista  nel  moudo,  altri 
la  chiamarono  miracolo  dell'arte  :  altra 
ampia  sala  è  in  Mosca  (f^-),  e  dicesi  la 
più  vasta  eh'  esista.  Si  ascende  per  4 
scale  laterali  a  due  superbe  loggie  della 
medesima  lunghezza,  fatte  a  volta,  rico- 
perte di  piombo  e  sostenute  da  56  colon- 
ne di  marmo  bianco  e  rosso,  e  adorne 
di  58o  colonnette  del  marmo  istesso, 
dalle  quali  si  entra  nella  sala,  ch'essendo 
di  una  sola  volta,  e  senza  sostegno,  fuori 
che  le  sue  mura,  sorprende  chiunque  la 
mira.  Le  4  muraglie  si  vedono  tutte  dipin- 
te dall'alto  al  basso  di  pitture  a  fresco,  con- 
dotte nella  maggior  parte  da  Giotto  sul- 
le invenzioni  di  Pietro  d'Abano,  ristaura- 
te  poscia  nel  i6o8,nel  i  74-4^  e  nel  1762. 
La  mitologia  degli  antichi,  gli  emblemi 
di  astronomia,  le  figure  simboliche  di 
tutti  i  generi  sono  ivi  rappresentate,  e  vi 
si  vedono  iscrizioni  e  scolture  di  vario 
genere.  Tra  le  altre  meritano  osservazio- 
ne i  busti  in  basso  rilievo,  attorniati  di 
chiaro-scuri  del  famoso  padovano  Cam- 
pagnuolaj  posti  nel  i565  sulle  4  porte 
del  salone.  Figurano  essi ,  Tito  Livio 
principe  degli  storici,  fr.  Alberto  agosti- 
niano teologo  prestantissimo,  Paolo  giu- 
reconsulto, e  Pietro  d'  Abano.  Ultima- 
mente fu  posta  sopra  l'  arco  della  prin- 
Btpal  port;i  il'  ingresso  una  medaglia  in 
marmo  scolpita  dall'  esimio  padovano 
Rinaldo  Rinaldi,  esprìmente  V  immagi- 
ne del  famoso  viaggiatore  belzoni,il  qua- 
le in  vita  ornò  questo  stesso  salone  con 
due  statue  egizie.  Evvi  inoltre  alcuni  mo- 
munenti  nella  facciala  n  ponente.  Quel- 
la ool  busto  in  marmo  iti  Sperone  Spero* 
in,  filosofo,  oratore  e  poeta,  porla  la  da- 


PAD  io3 

la  del  1  *><)\;  e  l'altro  dell'eroina  Lu- 
crezia Dondi  Orologio,  fu  eretto  dalla 
città  nel  i66r,  poiché  essa  nel  i6j>4  a- 
veva  imitato  nella  morte,  superandola 
nella  costanza,  l'antica  romana  Lucre- 
zia. Oltre  a  questi  evvi  pur  anco  il  mo- 
numento eretto  a  Tito  Livio,  ove  sono 
riposte  le  credute  sue  ossa.  Ciò  che  vi  ha 
di  singolare  anche  in  questa  sala,  si  è 
che  i  raggi  solari  entrando  per  le  fine- 
stre, cadono  successivamente  di  mese  in 
mese  sui  medesimi  segni  del  zodiaco, 
ne'  quali  esso  si  trova  nel  cielo.  Secon- 
do l'opinione  comune  se  ne  vuole  archi- 
tetto Pietro  di  Cozzo  di  Limena,  e  che 
sia  incominciata  questa  gran  mole  nel 
1172,  avendosi  dovuto  prima  seccare 
un  rigagnolo  d'acqua.  Gettate  le  fonda- 
menta e  alzate  eguali  al  terreno,  dicesi 
che  sia  restato  interrotto  il  lavoro  sino 
al  1209,  affinchè  meglio  si  rassodassero 
Ripigliatolo  poi  in  quell'anno,  si  prose- 
gui in  modo  che  nel  12  19  il  saloue  fu 
coperto  di  legnami  con  archi;  ma  nel 
1  3o6  per  consiglio  e  opera  di  fr.  Giovan- 
ni agostiniano,  si  cambiò  il  tetto  rifab 
bricandoloa  volta,  con  arte  meravigliosa, 
e  con  lastre  di  piombo  si  ricoperse,  aven- 
dosi nello  stesso  tempo  aggiunto  le  due 
loggie  laterali.  A'2  febbraio  1420,  attac- 
catosi fuoco,  tutto  il  tetto  restò  incene- 
rito, ma  tosto  fu  di  nuovo  ripristinato 
come  prima, e  demolite  duemuiaglie  che 
lo  dividevano  in  tre  parti,  venne  a  com- 
parire più  maestoso.  Nel  1-  56  a'  17  ago- 
sto violentissimo  turbine  svelse  quasi 
tutto  il  pesante  coperto,  e  fu  restaurato 
sotto  la  direzione  del  celebre  ingegnere 
bassanese  B.  Ferracina,  il  quale  vi  ag- 
giunse la  meridiana, 

In  un  angolo  del  prato  della  Vaile 
s'erge  la  maestosa  chiesa  di  s.  Giustina 
patrona  di  Padova,  una  delle  più  ma- 
gnifiche e  superbe  d'Italia,  e  che  pei  sim- 
metria,ampiezza  di  mole, sveltezza  e-tan» 
ti  altri  pregi,  forma  e  formò  sempre  l'ani* 
mtrazione'de1  viaggiatori  e  degl'intelli- 
genti. Nel  1  ">"  1  demolita  già  la 


io4  PAD 

vecchia, s'incominciò  a  fondai  neuna  nuo- 
va sul  modello  del  p.  d.  Girolamo  da 
Brescia.  Per  le  voragini  incontrate,  in- 
credibile fu  la  spesa  nelle  fondamenta, 
le  quali  assorbirono  i  materiali  già  pre- 
parati per  l'erezione  di  tutta  la  fabbrica. 
Per  gli  errori  trovati  nel  disegno,  si  so- 
prassedette dal  proseguire  la  fabbrica  si- 
no al  i  5 1  5,  nella  quale  epoca  si  propose 
un  altro  modello  di  Sebastiano  da  Lu- 
gano, ma  risultando  questo  di  spesa  enor- 
me, nell'anno  seguente  fu  data  commis- 
sione di  farne  un  terzo  ad  Andrea  Bio- 
sco,  detto  Puccio  dai  capelli  inanellati, 
padovano ,  che  fu  anche  pioto  per  la 
fabbrica,  con  qualche  piccola  alterazione 
nel  progresso.  Nel  i52i  si  pose  mano 
alla  grande  opera  ,  che  nel  giro  di  non 
pochi  anni  fu  condotta  a  fine,  tranne  la 
facciata  che  non  fu  mai  eretta.  Salita  la 
maestosa  gradinata,  che  le  sta  davanti, 
meraviglioso  ed  ollremodo  armonico  è  il 
tutto  insieme  che  all'occhio  dell' ammi- 
ratore si  presenta.  La  pianta  è  di  cro- 
ce latina,  ed  ha  tre  navate;  la  lunghez- 
za interna  della  principale  è  piedi  368, 
l'altezza  dal  pavimento  sino  all'  arco  82 
e  la  larghezza  42.  Le  due  navate  late- 
rali sono  lunghe  ago  piedi,  alte  41  e 
22  taighe.  La  crociera  è  lunga  252  pie- 
di, alta  e  larga  come  la  navata  di  mez- 
zo. Le  8  cupole  vedonsi  esternamente 
coperte  di  piombo;  quella  di  mezzo,  che 
di  poco  supera  le  altre  in  altezza,  ha  in- 
teriormente piedi  1 33,  e  nell'esterno, 
compresa  la  statua  di  s.  Giustina,  piedi 
176.  Due  ordini  di  pilastri  primario  e 
secondario,  ambedue  jonico-composti,  a- 
dornano  questo  tempio;  tutti  due  posa- 
no sul  medesimo  piedistallo  e  base:  l'or- 
dine primario  regge  maestosamente  la 
gran  navata  di  mezzo,  ed  il  secondario 
le  laterali.  De'  4  inlerpilastri  a  ciascun 
lato  della  nave  maggiore,  ognuno  de'tre 
primi  dà  ingresso  a  due  cappelle,  e  l'ul- 
timo ad  una  sola,  cosicché  di  qua  della 
crociera,  vengono  a  cadere  7  cappelle 
por  lato;  sopra  il   centro  della  crociera 


PAD 

s'innalza  una  gran  cupola,  ed  altre  due 
appena  minori  sopra  le  braccia  della  me- 
desima, come  pure  una  4-'  sopra  la  tri- 
buna. Queste  4sian  cuP0'e>  posano  so- 
pra grandi  arcate,  ed  evvi  una  cornice 
architravata  su  cui  gira  una  balaustra- 
ta. Agli  angoli  della  crociera  s'innalza- 
no altre  cupole  minori  rette  d'arcate  di 
ordine  secondario  nelle  navi  minori,  e 
che  prendono  in  mezzo  la  cupola  mag- 
giore. Di  là  della  crociera  vi  sono  altre 
due  cappelle  da  ogni  lato,  l'ultima  delle 
quali  fa  capo  alle  navi  minori;  nel  mez- 
zo vedesi  la  tribuna  ed  il  coro.  Entrando 
in  chiesa  la  prima  tavola  che  meriti  es- 
sere osservata  è  quella  nel  fondo  del  coro 
medesimo,  opera  del  sommo  Paolo  Ca- 
gliari, ove  in  gran  tela,  con  grandiosa  e 
nobile  invenzione,  si  rappresenta  il  mar- 
tirio della  santa  titolare.  Tutto  l' inter- 
no della  chiesa  è  ricco  di  eccellenti  pit- 
ture e  di  ornati.  Appartenente  ai  mona- 
ci benedettini,  alla  magnificenza  di  que- 
sti corrispondeva  anche  il  nobile  ed  im- 
ponente monastero  vicino,  ornato  di  4 
superbi  chiostri,  con  buone  pitture  e  sta- 
tue, con  comoda  e  grandiosa  disposizio- 
ne de'piaui  superiori.,  con  elegante  e  ric- 
ca libreria.  Serbato  questo  edilìzio  a  va- 
ri usi,  finalmente  fu  in  esso  istituita  una 
grande  e  ben  regolata  caserma  degl'in- 
validi. Della  chiesa,  abbazia,  monastero 
e  celebre  congregazione  di  s.  Giustina 
dell'ordine  di  s.  Benedetto,  poi  unita  a 
Monte  Cassino,  parlai  in  più  luoghi,  co- 
me nei  voi.  VII,  p.  277,  X,  p.  149  e 
1  5o,  XXXI,  p.  2  1  7,XLVI,  p.  181.  Ab- 
biamo, Jac.  Cavacii:  Histor.  coenobiid. 
Justinae  Patavinae,  Venetiis  1606  et 
Patavii  1696.  Celso  di  Verona  :  Nar- 
raz.  della  traslazione  de  corpi  santi  dal* 
la  cìiiesa  vecchia  alla  nuova  di  s.  Giu- 
stina di  Padova^  ivi  1628.  Descrizione 
della  chiesa  di  s.  Giustina  di  Padova, 
e  delle  cose  più  notabili  che  in  essa  sono, 
Padova  i  74 1  - 

La  basilica  di  s.  Antonio,  volgarmen- 
te delta  \\  Santo,  de' minori  conventuali, 


PAD 

è  senza  contraddizione  pel  tutto  insieme 
uno  de'più  celebri  santuari  del  mondo, 
ove  il  corpo  e  la  prodigiosa  lingua  di 
questo  santo  protettore  della  città,  che 
vi  si  venera,  richiama  un  sempre  cre- 
scente numero  di  divoti  :  oltre  alla  sua 
biografìa,  ne  trattai  in  diversi  luoghi, 
come  di  sue  traslazioni,  di  questo  tem- 
pio, e  perchè  sebbene  di  Lisbona  questo 
francescano  è  chiamato  di  Padova,  nel 
■voi.  XXVI, p. 58,  61  e  74.  Questa  vasta 
e  grandiosa  mole,  non  compreso  il  san- 
tuario, ha  piedi  padovani  280  di  lun- 
ghezza, 1  38  di  larghezza  e  1  io  di  mag- 
gior altezza.  Del  genere  volgarmente 
chiamato  gotico  antico,è  terminata  da  6 
cupole,  fiancheggiate  da  due  campanili 
di  antica  costruzione.  Fu  incominciato 
questo  tempio  nel  1255  dal  celebre  Ai- 
colo  Pisano  e  compito  nel  i3o7,  dalla 
cupola  in  fuori  che  sta  sopra  il  coro, 
fatta  soltanto  nel  \ùp.[y  Tre  volle  fu 
danneggiato  dal  fuoco:  la  1."  nel  1  3q4 
a  cagione  di  un  fulmine  che  vi  recò  non 
poco  danno;  la  2/  il  3o  novembre  1  567, 
in  occasione  che  s' illuminarono  i  cam- 
panili per  la  creazione  del  doge  Pietro 
Loredano,  mentre  cadendo  alcuni  fuo- 
chi sui  tetti  della  chiesa,  squagliarono  i 
piombi  che  li  ricopre,  e  quindi  appicca- 
rono anche  il  fuoco  ai  legnami.  Final- 
mente nella  notte  28  marzo  1749  suc- 
cesse quel  tenibile  incendio  che  consu- 
mò non  poca  parte  del  tetto,  le  cupole 
del  coro  e  del  presbiterio,  quella  detta 
dell'  Angelo  e  l'altra  di  s.  Felice,  tutto 
il  coro  eie  cantorie  coi  famosi  sedili,  fi- 
nissimi lavori  di  tarsia.  L'interno  di  que- 
sta basilica  corrisponde  al  maestoso  suo 
esterno,  adornando  ogni  più  minuta  par- 
te la  prolusione  de'martni,  pitture,  scul- 
ture, bassorilievi,  bronzi,  statue,  metal- 
li, gemme,  ec.  Sorprendente  è  la  mae- 
stosa cappella  nel  cui  mezzo  stanno  le 
Ceneri  del  gran  taumaturgo,  la  (piale  può 
contarsi  Ira  le  più  ricche  e  magnifiche 
del  mondo  cristiano,  sì  per  la  preziosi- 
tà delle  materie,  che  per  l'eccellenza  dei 


PAD  io5 

lavori,  essendovi  quivi  l'oro,  l'argento, 
il  bronzo,  il  granito,  il  verde  antico,  e 
tanti  altri  preziosi  marmi  impiegati  sen- 
za risparmio  al  suo  maggior  ornamen- 
to. La  facciata  tutta  di  fiuissimi  marmi, 
anch'essa  maestosamente  si  vede  ador- 
na di  statue,  ornamenti  e  colonne,  e  nel- 
l'interno oltre  a  tanti  altri  riputati  la- 
vori si  scorgono  in  9  bassorilievi  in  mar- 
mo carrarese,  altrettanti  fatti  o  princi- 
pali prodigi  operali  in  vita  ed  in  morte 
dal  santo  medesimo.  Merita  anche  par- 
ticolare menzione  l'altra  cappella  detta 
del  santuario,  nella  quale  si  custodisco- 
no preziose  reliquie,  raccolte  in  oltre  60 
reliquiari  antichi  e  moderni,  la  maggior 
parte  d'argento  doralo  e  non  pochi  ar- 
ricchiti di  preziose  gemme.  Si  diede  prin- 
cìpio all'  erezione  di  questo  luogo  nel 
1690,  ma  soltanto  nel  174?  si  potò 
trasferire  le  reliquie  suddette  dalla  sa- 
grestia, ove  prima  si  conservavano.  Os- 
servabili sono  le  tre  porte  che  chiudono 
gli  armadi  o  nicchie  delle  reliquie,  tut- 
te ricoperte  di  metallo  dorato,  su  cui 
vedonsiin  vaga  forma  disposti  molti  pez- 
zi d'argento  lavorati  a  cesello.  In  molti 
altari  nelle  sparse  cappelle  e  principal- 
mente in  quelle  dietro  il  coro,  tutle  di 
ragione  di  nobili  famiglie  padovane,  ve- 
donsi  molte  pregiate  pitture.  Il  presbi- 
rio,  che  per  l'eccellenza  della  sua  strut- 
tura, per  l'egregia  sua  architettura,  no- 
biltà e  ricchezza  de'suoi  ornamenti,  fra' 
quali  si  ammirano  i  bassorilievi  in  bron- 
zo incassati  nella  mensa  e  nelle  pareli 
del  celebre  Donatello,  del  Riccio  e  del 
\  ellano,  merita  un  esame  particolare:  è 
fiancheggiatodallecantorie,  sopra  le  qua- 
li stanno  appoggiati  a  4  pilastri  altret- 
tanti grandi  organi  con  due  (àccie  per 
cadauno,  cosicché  ne  vengono  a  forma* 
re  8,  tutti  messi  a  oro  e  ornati  con  sta- 
tue parimenti  dorate.  Vi  si  vede  pure 
un  gran  candelabro  di  bronzo,  opera  tiri 
Riccio, nella  quale  ti  spese  10  anni  di 
lavoro,  chiamato  dal  Cicogoara  il  più 
bello  del  mondo.  A  maggiore  decoro  del 


i  oG  P  A  D 

tempio  concorrono  alcuni  monumenti, 
fra'quali  meritano  menzione  quello  fat- 
to erigere  da  Girolamo  Quirini  patrizio 
veneto,  a  memoria  del  suo  amico  car- 
dinal Bembo;  l'altro  eretto  nel  i555 
ad  Alessandro  Contarmi  generale  della 
repubblica  veneta;  il  deposito  di  Giro- 
lamo Michieli  nobile  veneto;  quello  dei 
Marchetti  nobili  padovani,  due  medici 
di  chiaro  nome;  l'altro  di  Catterino  Cor- 
naro  generale  del  mare,  ed  il  mausoleo 
cretto  al  conte  Orario  Secco  padovano, 
morto  sotto  le  mura  di  Vienna  nel  1 683, 
oltre  a  moltissimi  altri  monumenti  com- 
presi quelli  de' chiostri.  Sulla  piazza  di 
questo  tempio  si  vede  la  statua  equestre 
di  bronzo,  posta  sopra  un  eminente  pie- 
distallo, che  rappresenta  il  famoso  Era- 
smo di  Natili  detto  Gattamelata,  forse 
la  piìi  insigne  opera  del  celebre  Dona- 
tello, ivi  collocata  per  decreto  del  sena- 
to veneziano  a  perpetua  di  lui  memo- 
ria, e  riguardala  dagl'  intendenti  come 
la  prima  statua  fusa  dopo  il  risorgimen- 
to delle  arti.  Del  sontuoso  tempio  di  s. 
Antonio,  abbiamo:  Valerio  Polidoro  dei 
conventuali,  Le  religiose  memorie  della 
chiesa  del  glorioso  s.  Antonio  confesso- 
re da  Padova,  Venezia  i  5qo.  Pietro  Sa- 
violo,  Arca  del  santo  di  Padova,  ove  si 
contengono  gli  ordini  e  le  regole  colle 
aitali  vengono  amministrale  le  oblazio- 
ni e  l'entrate,  Padova  1 673.  Le  due  chie- 
se di  s.  Antonio  e  di  s.  Giustina,  l'orlo 
de' semplici,  le  accademie,  le  pitture  prin  - 
cip  ali  delle  chiese,  e  il  catalogo  de' corpi 
santi,  Padova  1*767.  Bonaventura  Peris- 
sutti  de'  con  ventilali,  Notizie  divote  ed  e- 
ruditc  intorno  alla  vita  ed  all'  insigne 
basilica  di  s.  Antonio  di  Padova,  ivi 
1  796.  Angelo  Bigoni  de'conventuali  (poi 
generale  benemerito  del  suo  ordine,  di  cui 
parlai  come  delle  altre  sue  opere  nel  voi. 
XXVI,  p.  1  33)  :  Il  forastiere  istruito  del- 
le meraviglie  e  delle  cose  più  belle,  che 
si  ammirano  internamente  ed  esterna- 
mente nella  basilica  del  gran  tauma- 
turgo s.  Antonio  di  Padova,  con  una 


PAD 

raccolta  intera  e  ordinata  di  tutte  le  iscri- 
zioni della  chiesa  e  de'chioslri,  con  rag- 
giunta di  tutte  le  sacre  funzioni  che  vi  si 
eseguiscono  fra  V  anno,  Padova  nella 
stamperia  del  seminario  18  16. 

Degna  di  osservazione  è  pure  l'odier- 
na cattedrale,  eretta  sopra  un  modello 
delSansovino,  con  alcune  eccezioni,  poi- 
ché vuoisi  del  Buonarroti,  dedicata  al- 
l'Assunzione della  Beata  Vergine.  A' io 
maggio  i55i  si  diede  principio  al  lavo- 
ro, il  quale  nel  1 570  fu  condotto  a  com- 
pimento, insieme  con  le  sagrestie  ed  il 
campanile.  Si  proseguì  in  seguito  la  chie- 
sa sulla  norma  del  coro,  ma  per  oltre 
due  secoli,  che  vi  si  spese  dietro,  soggiac- 
que a  notabili  cambiamenti ,  secondo 
le  varie  opinioni  di  chi  ebbe  il  carico  di 
proseguir  la  fabbrica, che  fu  compita  nel 
1754;  tranne  la  cupola  sopra  la  crocie- 
ra maggiore.  Maestosa  è  questa  fabbrica 
ed  adorna  di  belle  pitture,  ma  soprat- 
tutto è  degna  la  collezione  di  bei  qua- 
dri che  si  ammira  nella  sagrestia.  L'al- 
tare maggiore  è  rimarchevole,  cos'i  il 
sotterraneo,  ove  sono  in  venerazione  le 
ossa  di  s.  Daniele  martire,  uno  de'pro- 
tettori  della  città,  possedendo  la  chiesa 
altri  tre  corpi  santi,  con  altre  reliquie. 
Ornano  l'ingresso  il  monumento  dedi- 
cato a  s.  Gaetano  dell'  illustre  famiglia 
Tiene,  ed  il  mausoleo  dell'  imperatrice 
Berta  moglie  di  Eurico  IV,  che  avea  ri- 
parato l'antica  cattedrale.  Ricca  è  la  bi- 
blioteca del  capitolo  e  racchiude  codici 
preziosi.  11  capitolo  si  compone  delle  di- 
gnità di  arciprete,  arcidiacono,  decano 
e  primicero,  di  27  canonici  compresi  il 
teologo  e  il  penitenziere,  12  semi-pre- 
bendati, 12  altri  beneficiati,  e  60  e  più 
cappellani  o  mansionari,  a  G  de' quali  è 
affidala  la  cura  delle  anime.  Da  questo 
illustre  capitolo  uscirono  quasi  tutti  i 
Papi  veneziani,  cioè  Eugenio  IV,  Pao- 
lo 11,  Alessandro  Vili  e  Clemente  XIII; 
più  di  18  cardinali,  ed  un  grandissimo 
numero  di  vescovi,  nonché  \ì  Petrarca. 
Successivamente  venne  ornalo  di  molli 


PAD 
privilegi  da  Calisto  II,  Alessandro  III, 
Urbano  111,  Innocenzo  111  e  Pio  II.  Il 

vescovo  cardinal  Rezzonico  ottenne  pel 
capitolo  da  Benedetto  XIV,  con  la  bol- 
la Simili  acj  dei1)  febbraio  i  744)  ai  ca" 
Donici  l'uso  della  cappa  magna  e  roc- 
chetto in  tempo  d'inverno,  cotta  e  roc- 
chetto nell'estate,  come  quelli  delle  ba- 
siliche di  Roma,  il  cordone  rosso  al  cap- 
pello, l'uso  del  canone  e  della  bugia  nel- 
la messa,  i  privilegi  de'piotonotari  apo- 
stolici, e  di  ornare  col  cappello  prelatizio 
di  essi  i  loro  slemmi.  Il  cardinale  per 
memoria  pose  una  lapide  nel  coro  della 
cattedrale,  facendovi  incidere  la  conces- 
sione. Divenuto  egli  Clemente  XIII,  di- 
resse al  successore  il  breve  Quanlopere 
Palavìnam,  de' 1 6  aprile  1763,  ed  al 
capitolo  il  breve  Singalaris  amor,  con 
27  croci  di  argento  smallate  in  azzurro, 
colle  immagini,  da  una  parte  della  Bea- 
la Vergine  Assunta  e  dall'altra  del  b. 
cardinal  Gregorio  Barbarigo  già  vesco- 
vo di  Padova,  e  da  lui  beatificato  colla 
bolla  Inter  assiduas,  ed  ordinò  che  le 
croci  il  vescovo  con  fettuccia  rossa  le  ap- 
pendesse al  collo  de'  canonici,  e  di  esse 
usassero  in  ogni  luogo,  acciocché  dalla 
immagine  della  loro  patrona  si  accre- 
scesse la  loro  divozione  verso  di  essa,  e 
da  quella  del  beato  vescovo  si  eccitas- 
sero maggiormente  a  imitarne  gli  esem- 
pi. Volle  in  fine,  che  alla  morte  d'  ogni 
canonico,  la  croce  si  portasse  al  tesorie- 
re del  capitolo,  e  che  la  prima  dignità 
l'imponesse  al  nuovo  canonico.  Prossimo 
alla  cattedrale  è  il  magnifico  episcopio. 
Altre  chiese  degne  di  speciale  men- 
zione sono  quelle  di  s.  Michele,  ridot- 
ta in  umile  sialo,  dell' Annunziata  e  di 
s.  Agostino  ;  e  fuori  della  città  il  san- 
tuario dell'Arcella.  La  chiesa  di  s.  Mi- 
chele era  ragguardevole  pel  suo  vesti- 
bolo, nel  quale  si  vedevano  i  ritratti 
di  alcuni  Carraresi,  antichi  principi  di 
Padova,  ed  i  singolari  funerali  di  Maria 
\  ergine,  ove  le  ligure  dipinte  di  \  spet- 
tatori si  credevano  i  veri  ritraili  di  Dan- 


PAD  107 

te,  Boccaccio,  Petrarca  e  Pietro  d'Aba- 
no. La  chiesetta  dell'Annunziata  dell'A- 
rena, così  chiamata  perchè  costrutta  nel 
i3o3  sopra  le  fondamenta  d'un  antico 
anfiteatro  romano,  il  cui  interno  è  tut- 
to dipinto  a  fresco  dal  celebre  Giotto, 
con  fatti  dell'antico  e  nuovo  Testamen- 
to e  con  altre  figure  allegoriche,  espri- 
menti diverse  virtù  e  vizii.  Si  rimarca 
soprattutto  il  primo  riparto  a  sinistra, 
in  cui  è  dipinto  l' inferno  e  i  tormenti 
che  soffrono  le  anime  dannate,  il  (piale 
fu  così  espresso  da  Giotto,  dietro  i  sug- 
gerimenti di  Dante,  che  portossi  in  Pa- 
dova nel  1  3o6  per  trovare  l'amico.  Po- 
co appresso  si  ammira  pur  anco  la  va- 
sta chiesa  degli  agostiniani  eremitani,  fab- 
bricata sul  finire  del  secolo  XII  e  consa- 
grata nel  i3o3  dal  trevigiano  cardinal 
Boccasini,poi  dal  b.  Benedetto  XI,  assi- 
stito da  due  patriarchi ,  da  un  arcive- 
scovo e  da  alcuni  vescovi,  come  si  leg- 
ge nello  Scolo,  Memorie,  p.  7  1 .  E  ric- 
ca essa  di  molti  oggetti  preziosi  riguar- 
danti le  belle  arti,  fra' quali  primeggiali 
dipinto  di  Guido  Reni  con  s.  Giovanni, 
l'altro  del  maecior  altare  di  Lodovico 
Fiumicelli,  i  vari  freschi  del  coro  di  Gua- 
riento,  e  quelli  preziosissimi  nella  gran 
cappella  a  destra,  del  celebralo  Mante- 
gna,  del  Buono  e  dell'Ansuino.  Sono  as- 
sai pregievoli  i  monumenti  in  marmo 
dell'Ammannati  e  del  Canova.  Il  primo 
scolpì  quello  del  celebre  professore  Be- 
navides;  ed  il  secondo  condusse  gli  altri 
del  principe  d'Orange  e  della  principessa 
Callemburgo.  La  piccola  chiesa  dell'  Ar- 
cella  è  distante  mezzo  miglio  fuori  della 
città  per  la  porta  Coalunga,  presso  la  re- 
cente strada  ferrala  che  conduce  a  Man- 
tova e  deve  arrivare  a  Milano.  In  essa  mu- 
li s.  Antonio  di  Padova,  onde  il  luogo  fu 
ridotto  a  chiesa,  essendo  un  ospizio  del- 
l'ordine serafico  con  monastero  di  mo- 
nache fondato  da  s.  Francesco.  ~Sv\h\ 
grande  spianata  del  i5og  furono  levate 
le  monache  e  tradotte  in  città,  ed  at- 
terralo il  monastero;  ma  per  quanti  sfoi- 


108  PAD 

zi  si  facessero  per  distruggere  la  cella  do- 
ve il  santo  passò  ai  beati  riposi,  non  vi 
si  potè  mai  riuscire  ;  più  tardi  le  fiuma- 
ne che  allagarono  le  propinque  campa- 
gne non  osarono  mai  penetrarvi,  quan- 
tunque d'un  piede  più  basso  al  circostan- 
te suolo  della  chiesa  che  la  racchiude. 
Questa  per  opera  del  p.  Azevedo  fu  re- 
staurata nel  1770,  il  quale  avea  forma- 
to un'unione  di  divoti  di  tutta  Italia.  Ai 
nostri  giorni  poi  e  nel  1837  >  alcuni  di- 
voti e  i  religiosi  del  santo,  sostenuti  dal- 
la pietà  dell'attuale  vescovo,  rifabbrica- 
rono la  chiesa,  l'ingrandirono  e  abbelli- 
rono, dandogli  miglior  forma,  edifican- 
dovi eziandio  un  piccolo  convento  per 
3  o  4  minori  conventuali.  I  fabbricieri 
in  onore  di  s.  Antonio  domandarono  e 
ottennero  da  Gregorio  XVI  un  bellis- 
simo calice  d'  argento  con  coppa  d'  oro 
pel  santuario  dell' Arcella,  quale  il  Pa- 
pa consegnò  al  lodato  p.  Bigoni.  Grego- 
rio XVI  fu  sempre  tenero  di  divozione 
verso  il  gran  santo,  e  quando  monaco  e 
abbate  camaldolese  abitava  nelle  vacan- 
ze un  casino  di  campagna  a  Palluello, 
lungi  circa  8  miglia  dalla  città,  avanti 
l'alba  col  lanternino  si  partiva  per  cele- 
brare il  santo  sacrifizio  Dell' Arcella.  Al- 
lorché poi  dimoiava  in  Padova  nel  con- 
vento d  Ognissanti,  di  frequente  recavasi 
alla  basilica  del  santo  a  celebrare  la  mes- 
sa; talvolta  tanto  era  sollecito  che  gli  toc- 
cava aspettare  che  uè  venissero  aperte 
le  porte. 

La  celebre  e  benemerita  università 
di  Padova,  che  tanto  lustro  accrebbe  a 
questa  nobile  città,  si  pretende  da  alcu- 
ni ripeterne  i  primordii  da  Carlo  Ma- 
gno. Discordi  gì'  istorici  sull'  origine  ,  i 
più  accreditati  l'assegnano  al  1222  pei 
privilegi  concessi  da  Federico  li  ,  per 
esservi  stata  fin  d'allora  copiosa  affluen- 
za di  scolari  di  altre  nazioni  ;  ma  con- 
siderata però  come  università  di  studii, 
con  determinate  leggi,  viene  assegnato 
ad  essa  il  12G0  come  primo  anno  di  sua 
istituzione.  Nel  1261  con  bolla  l'appio- 


PAD 

vò  Urbano  IV  concedendogli  privilegi  ; 
altrettanto  poi  fecero  altri  Papi ,  mas- 
simamente Clemente  VI  ed  Eugenio  IV, 
con  bolle,  quali  si  riportano  da  Antonio 
Puccobono,  De  gymnasio  Patavino,  lib. 
1,  cap.  2,  e  da  Filippo  Tomassini,  cap. 
6,  Agri  patavini  inserì pliones  sacrae  et 
prqfanae.  Altri  privilegi  e  particolari 
prerogative  ottenne  l'università  da  diver- 
si imperatori  ed  altri  monarchi,  e  dal- 
la repubblica  veneta.  Il  suo  locale,  co- 
munemente chiamato  il  Lo,  non  deriva 
già  dal  numero  delle  60  cattedre,  come 
alcuno  s'immaginò,  ma  perchè  quivi  e- 
sisteva  un  albergo  coll'insegna  del  Bue. 
La  fabbrica  presente,  sulla  cui  architet- 
tura divisi  sono  ancora  gì'  intelligenti 
fra  Sansovinoe  Palladio, eretta  dalla  ma- 
gnificenza della  veneta  repubblica,  fu 
principiata  nel  i4«)3  e  compiuta  nel  1  552. 
Il  portone  principale  è  fiancheggiato  da 
due  colonne  scanalale  d*  ordine  dorico. 
Trovasi  al  primo  ingresso  un  grau  cor- 
tile quadratola  cui  regolare  costruzio- 
ne presenta  due  ordini ,  1'  uno  dorico  e 
l'altro  jouico,  e  vedesi  dintorno  ad  esso 
un  gran  portico  sostenuto  da  un  altro 
superiore  e  con  balaustrate  in  forma  di 
loggie.  Le  sale  delle  lezioni  sono  gran- 
di e  comode.  Sulla  scala  a  destra  si  ve- 
de la  statua  della  famosa  Elena  Lucre- 
zia Cornaro  Piscopia,che  con  singolare 
onore  ricevette  in  questa  università  la 
laurea  in  filosofìa.  Quivi  è  annesso  (pian  - 
lo  può  contribuire  alla  sua  maggior  ce- 
lebrità. Racchiude  una  ricca  biblioteca 
di  circa  5o,ooo  volumi;  un  gran  teatro 
anatomico,  eretto  nel  1  5()4,  di  cui  ere- 
desi  aver  dato  l'idea  fr.  Paolo,  e  dove  il 
primo  a  dar  lezioni  fu  il  professore  Gi- 
rolamo Fabrizio  d'  Acquapendente;  un 
museo  d' istoria  naturale,  ricchissimo  di 
produzioni  preziose,  accresciute  dal  ce- 
lebre cav.  Vallisnieri;  il  teatro  di  Tisica 
esperi  mentale,  eretto  sopra  l'invenzione 
del  prof,  march.  Poleui,  colla  coutigua 
sala  delle  sue  copiose  e  scelte  macchi- 
ne; le  sale  della  storia  naturale,  receu- 


PAD 

temente  disposte  ed  ingrandite  con  una 
bella  collezione  di  molluschi  dal  prof. 
Renier, oltre  alle  pregiatissime  collezio- 
ni di  preparazioni  anatomiche  in  cera  ; 
la  raccolta  delle  petrificazioni  de'  mon- 
ti vicentini  e  veronesi, dono  del  prof.  Van- 
delli,  ed  oltre  a  tutto  ciò  che  serve  a  ren- 
der sempre  più  famigerata  questa  uni- 
versità, frequentata  prima  degli  ultimi 
sconvolgimenti  politici  da  circa  1 800  sco- 
lari, e  considerata  come  corpo  insegnan- 
te e  come  corpo  accademico.  Il  i.°  è  di- 
viso in  4  sezioni  dette  studi) ,  cioè  :  teo- 
logico, politico-legale,  medico-chirurgi- 
co-farmaceutico,  filosofico-matematico; 
il  1°  in  4  sezioni  dette  facoltà.  L'or- 
to botanico  o  de'  semplici  ,  dipendente 
anch'esso  dall'università,  è  posto  in  unsi- 
loamenissimoe  bagnato  da  un  rivo  d'ac- 
qua corrente.  Fu  piantato  per  ordine  della 
repubblica  nel  i54?  sul  disegno  del  Puc- 
cio padovano,  e  fu  questo  il  primo  de- 
gli orti  pubblici  che  sorgesse  in  Europa 
alla  istruzione  degli  studiosi,  onde  in  al- 
tre parti  poscia  ne  fu  imitalo  V  esem- 
pio. Per  un  portone,  situato  all'  estre- 
mità di  un  ponte,  si  entra  in  un  bel  via- 
le. A  sinistra  evvi  un  giardinetto,  ove  si 
custodiscono  le  piante  più  rare,  che  nel- 
l'inverno si  conservano  col  mezzo  di  stu- 
fe ;  a  destra  si  trova  un  delizioso  e  ben 
ordinato  boschetto  di  alberi  forestieri.  A 
capo  del  suddetto  viale  sta  V  orto  in  fi- 
gura rotonda  ,  attorniato  da  un  muro  , 
coronato  da  bella  balaustrata,  ed  a  ca- 
po delle  due  vie  che  lo  tagliano  ad  an- 
goli ietti,  ha  4  gran  porte,  ornate  di  pi- 
lastri, vasi  di  pietra  e  rastrelli  di  ferro. 
L' area  ha  di  diametro  piedi  ?. ^o,ed 
è  divisa  in  4  comparti  principali.  Va- 
rie sono  le  vie  che  danno  agiato  e  deli- 
fioso  passeggio.  In  somma  I'  armonica 
distribuzione  di  questo  luogo  ,  la  copi;» 
e  preziosità  delle  piante  che  vi  si  col- 
tivano, làmio  che  siccome  per  antichità 
Supera  tutti  gli  altri  orti  pubblici  del- 
l'Europa, così  ad  alcuni  di  essi  non  sin 
inferiore  in  ricchezza.  l>en  a  ragione  il 


PAD  109 

3o  giugno  1  84 ""  si  celebrò  il  giorno  an- 
niversario di  sua  nascita  ,  ed  insieme  il 
compimento  del  3.°  secolo  di  sua  esisten- 
za.Parve  giusto  al  prof.  Iioberto  de  Vi- 
siani  che  lo  governa,  di  festeggiare  que- 
sto tempo,  che  ricorda  una  istituzione, 
a  cui  la  botanica,  la  medicina,  l'orticol- 
tura e  le  arti  sono  debitrici  di  segnalati 
progressi,  con  una  qualche  pubblica  so- 
lennità, mediante  l'assenso  del  governo, 
della  reggenza  dell'  università  e  del  ret- 
tore magnifico  il  eh.  Lodovico Menin  (au- 
tore della  classica  opera  :  Il  costume  di 
tutte  le  nazioni).  Pertanto  il  zelante  prof. 
Roberto  aprì  neh'  orto  e  in  tal  giorno 
una  pubblica  esposizione  di  piante,  che 
desse  un  saggio  di  quelle  che  si  tengo- 
no negli  altri  stati  non  solo,  ma  sì  an- 
cora nelle  altre  parti  dell'austriaca  do- 
minazione ,  accoppiando  al  diletto  I'  u- 
tilità,  con  premio  al  proprietario  della 
più  rara  o  più  bella  pianta,  o  della  col- 
lezione più  completa  che  fosse  inviata 
alla  esposizione  di  un' opera  recentissi- 
ma di  botanica  e  orticoltura,  onde  sem- 
pre piti  promuovere  fra  noi  l'amore  del- 
l' orticoltura.  La  scuola  di  chimica,  ap- 
partenente pure  alla  università,  deve  la 
sua  istituzione  al  conte  Marco  Carburi 
di  greca  famiglia.  Per  essa  fu  saggiamen- 
te scelto  un  glande  locale  isolato,  nella 
contrada  di  s.  Giacomo;  ciò  a  riguardo 
del  fuoco  e  delle  fumigazioni  :  quivi  è 
annesso  il  laboratorio  per  uso  delle  ope- 
razioni, un  teatro  per  gli  esperimenti,  un 
gabinetto  pegli  strumenti  e  chimiche  pre- 
parazioni, osservandosi  anche  utilissime 
raccoltedi  minerali  forestieri.  Degnod 'es- 
sere veduto,  dipendente  anch'esso  dal- 
l'università, è  il  famoso  e  compiutoos- 
servatorio  astronomico ,  volgarmente 
detto  la  specola,  eretto  nel  1767  BOprn 
un'alta  torre  del  castello  vecchio,  in  cui 
al  tempo  di  Ezzelino  vi  erano  orribilissi- 
me prigioni,  come  si  vede  dal  distico  po- 
sto sopra  la  porta.  E  alto  1  Jo  piedi  pa- 
dovani ,  per  cui  ha  libero  e  vastissimo 
orizzonte,  che  lascia  luogo  alle  più  leu- 


no  PAD 

tane  osservazioni.  Le  adiacenze  eseguile 
poscia  a  maggior  comodo  ed  uso  delle 
osservazioni  medesime,  e  così  pure  il  co- 
pioso ed  eccellente  corredo  degli  istru- 
menli  astronomici,  fa  che  si  possa  con- 
tare fra  le  più  ragguardevoli  specole  del- 
l'Europa.  La  scuola  veterinaria,  sta  nel 
soppresso  convento  della  Maddalena.  Le 
vicine  provincie  vi  mantenevano  parti- 
colari collegi,  ed  uno  ve  ne  avevano  i 
napoletani  presso  s.  Caterina,  altro  per 
pio  legato  era  destinato  a' greci  di  Cipro, 
altro  del  medico  Andrea  da  liecanati  in 
favore  d'  Osirno  {V).  In  Padova  il  car- 
dinal Gini  Malpighi  istituì  il  collegio 
Tournay ,  e  il  cardinal  Amulio  quello 
del  suo  nome.  Grande  è  la  copia  d'uo- 
mini illustri,  che  insegnarono  nella  pa- 
tavina università,  e  che  da  quel  luogo 
diffusero  lumi  e  scoperte  pel  mondo  in- 
civilito in  ogni  scienza.  Basterà  qui  il  ci- 
tare per  tutti  i  nomi  immortali  di  Ga- 
lilei, Petrarca,  Accolti,  Alano,  Alberti, 
Branca, Dandini,  Lampugnani,  Speroni, 
A malteo, Gualdo.  Landi,  Poleni,  Conci- 
lia, ec.  ;  giacché  il  voler  di  tutti  far  no- 
ta sarebbe  opera  lunga  ,  potendosi  ap- 
pagare le  brame  degli  studiosi  in  que- 
ste opere:  Fasti  gymnasii Patavini,  del 
Facciolati.  Francesco  M.  Colle.  Storia 
scientifico- letteraria  dello  studio  di  Pa- 
dova, con  annotazioni  di  Giuseppe  le- 
dova,  ivi  1824.  Fasti  gymnasii  Pala- 
vini  iconibus  exornati  ab  anno  ijSj 
usane  ad  1 787  a  F.  31.  Colle  Bellunen- 
si  elucubrati,  notisque  aneli,  et  usque  ad 
1840  perducti  a  Josepho  Vedova  pa- 
tavino, Patavii  1  84 1- 

II  Prato  della  Falle, già  Campo  Mar- 
zio, che  trovasi  in  capo  di  una  lunga  e 
bella  contrada,  è  una  piazza  che  per  la 
sua  situazione  ed  ampiezza  forse  non 
ha  l'eguale.  Un  tempo  altro  qui  non  si 
vedeva  fuorché  acque  stagnatili  e  palu- 
di,e  non  visi  respirava  che  un'aria  mal- 
sana ,  ma  il  genio  singolare  del  veneto 
patrizio  Andrea  Memmo  diede  a  questo 
luogo  un  aspello  del  tutto  nuovo,  ed  ora 


PAD 

il  Prato  della  Valle  fa  la  delizia  degli 
abitanti  e  I'  ammirazione  degli  stranie- 
ri. La  sua  figura  è  pressoché  triangola- 
re e  contiene  23  campi  di  terra.  I  bei 
palazzi  e  gli  altri  edilizi  che  lo  circonda- 
no gli  formano unanfiteatrodelizioso per 
gli  spettacoli  che  vi  si  danno,  Quivi  le 
corse  de' cavalli,  il  numeroso  concorso 
dellecarrozze,la  copia  infinita  degli  spet- 
tatori forma  un  colpo  d'  occhio  che  sor- 
prende ed  impone.  Ma  1'  isoletta  che 
soi'ge  nel  mezzo  della  piazza  é  quella  che 
merita  tutta  la  maggior  attenzione.  Di 
figura  elittica,  viene  circondata  da  una 
corrente  d'acqua  diramata  dal  Brenta, 
ch'entra  ed  esce  per  canali  sotterranei.  11 
canale  è  attraversato  da  4  bellissimi  pon- 
ti, che  danno  ingresso  all'isola;  le  sponde 
dentro  e  fuori  sono  adorne  di  parapetto, 
che  serve  di  comodo  sedile,  di  quando  in 
quando  interrotto  da  rotondi  piedistalli 
con  statue  rappresentanti  illustri  uomi- 
ni padovani, ochecou  Padova  ebbero  uti- 
le od  onorevole  rapporto,  ciò  che  dimo- 
strato viene  dalle  iscrizioni.  Le  più  ri- 
marchevoli sono  quelle  del  marchese  Po- 
leni  benemerito  della  cupola  Vaticana, 
scolpita  nell'  età  giovanile  dal  Canova, 
e  l'altra  del  Cesarotti  di  mano  del  Fer- 
rari, lo  zio  del  quale  soprannominato  To- 
retti,  che  fu  il  primo  maestro  di  Cano- 
va, egregiamente  scolpì  pure  i  4  Papi 
che  sono  sopra  uno  de'  ponti.  Oltre  il 
grato  passeggio  interno  ed  esterno  din- 
torno al  canale,  due  larghi  viali  che  s'in- 
contrano nel  mezzo,  fiancheggiati  da  una 
parte  e  dall'  altra  da  piramidi,  vasi  e- 
l ruschi  e  altri  ornamenti,  tutti  in  pie- 
traie formano  un  altro  non  meno  de- 
lizioso. Altra  spaziosa  piazza  di  figura 
elittica  é  l'  Arena  ,  così  chiamata  per- 
ché le  mura  che  la  circondano  segna- 
no le  vestigia  di  un  anfiteatro  fabbri- 
cato al  tempo  de'  romani.  Fra  le  altre 
piazze  quella  detta  delle  Erbe,  che  for- 
ma un  parallelogrammo  cinto  da  bel- 
le fabbriche,  è  la  più  frequentata  del- 
la città,  perchè  oltre  erbaggi  diqualuu- 


PAD 
que  genere  si  tiene  giornalmente  mer- 
cato della  maggior  parte  de'commesti- 
bili.  La  piazza  chiamata  dei  Frutti  è  al- 
la parte  opposta,  ed  in  vicinanza  avvi 
quella  de' Signori,  la  più  nobile  e  bel- 
la ,  lastricata  di  pietra  ,  tutto  un  capo 
della  quale  è  occupato  dal  così  detto  pa- 
lazzo del  Capitano,  la  cui  magnifica  fac- 
ciata, la  torre  dell'  orologio  (  di  quello 
ivi  eretto  nel  XIV  secolo  pallai  a  Oro- 
logio), il  complicato  quadrante  e  tutti 
glialtriornatipresentano  un  colpo  d'oc- 
chio mirabile.  In  un  lato  della  istessa 
piazza,  innalzata  sopra  una  maestosa 
gradinata,  si  mostra  l'antica  loggia  det- 
ta sala  del  consiglio  ,  tutta  coperta  di 
piombo,  ora  però  stabilita  ad  uso  di  cor- 
po di  guardia.  Il  monte  di  pietà,  vicinis- 
simo al  palazzo  del  Capitano,  è  un'altra 
magnifica  fabbrica  a  due  facciate,  di  bel- 
la architettura.  Nel  gran  cortile  del  Ca- 
pitaniate, e  nella  sala,  altre  volte  chia- 
mata degl'  imperatori  o  dei  giganti  (per- 
chè in  figure  gigantesche  vi  sono  dipin- 
ti a  fresco  dal  celebre  Campagnola  an- 
tichi imperatori  ed  eroi ,  e  ritratti  di 
mano  del  Vecellio),  esiste  la  copiosissi- 
ma pubblica  biblioteca  ,  ricca  di  oltre 
4o,ooo  volumi,  numero  che  va  di  gior- 
no in  giorno  aumentandosi  delle  nuo- 
ve edizioni  che  si  fanno  nelle  provincie 
lombardo-venete, e  delle  altre  pregiate 
estere  a  scelta  del  bibliotecario  coi  fon- 
di che  il  governo  gli  accorda.  Seguen- 
do la  via  della  menzionata  biblioteca 
si  giunge  alla  riva  del  Brenta,  che  scorre 
a  traverso  della  città,  la  quale  si  uuisce 
mediante  t\ue  ponti  di  antica  e  recente 
costruzione.  Devesi  rimarcare  il  recente 
che  mette  sulla  riviera  di  s.  Benedetto, 
tutto  di  l'erro,  simile  a  quelli  usati  oggi 
in  Inghilterra,  in  Francia  e  in  altre  par- 
ti d'Europa.  Il  seminario  fiorentissimo, 
vasta  e  magnifica  fabbrica,  già  monastero 
di  benedettini,  cui  successero  i  canonici 
di  s.  Lorenzo  Giustiniani.  Questi  essen- 
do stati  soppressi,  il  b.  Gregorio  cardi- 
nal Barbarico  ,  benemerito  vescovo  dì 


PAD  in 

Padova,  nel  iC>6\  fece  acquisto  del  luo- 
go per  erigervi  il  seminario,  che  istituì 
anche  erede  del  suo  patrimonio.  L'  al- 
tro vescovo  cardinal  Rezzonico,  poi  Cle- 
mente XIII  ,  intraprese  a  rifabbricai  Io 
e  ne  giltò  i  primi  fondamenti.  L'archi- 
tettura n'  è  solida  e  grandiosa:  la  fac- 
ciata dalla  parte  orientale  ha  4^6  pie- 
di di  lunghezza  e  comprende  tre  spazio- 
si e  magnifici  cortili.  Bellissima  e  ricca 
è  la  biblioteca  che  1'  adorna  ,  come  fa- 
mosa la  sua  stamperia  per  classiche  e- 
dizioui,  che  ognor  più  meritamente  fio- 
risce. Questo  seminario  diede  alla  Chiesa 
6  vescovi  e  un  cardinale,  e  molti  uomi- 
ni illustri  nelle  scienze  e  nelle  lettere  : 
basta  per  tutti  i  nomi  di  Cesarotti,  Bar- 
toli,  Facciolati,  Dalle  Lasfe,  Assemani, 
Toaldo,  Pimbiolo,  Pasini,  ec. 

In  una  deliziosa  situazione  e  separa- 
to dalla  città  fu  fabbricalo  il  nuovo  spe- 
dale ,  che  pei1  ampiezza,  solidità  ed  ele- 
ganza della  struttura  può  dirsi  uno  dei 
più  bellid'Italia  :  incominciato  nel  i  ""Q, 
fu  in  pochissimo  tempo  compito.  La  fac- 
ciata principale  ha  4 1  '  piedi  di  lunghez- 
za, e  l'interno  è  diviso  in  tre  grandi  cor- 
tili ;  quello  di  mezzo,  quadrato  perfetto, 
ha  ioo  piedi  per  ciascun  lato.  I  porti- 
ci che  lo  circondano,  sostenuti  da  belle 
doppie  colonne  ,  che  portano  una  su- 
perba loggia,  accoppiano  alla  comodità 
la  vaghezza.  Tutta  la  fabbrica  è  a  4  P'a" 
ni,  e  vi  si  trova  in  essa  riunito  tutto  quel- 
lo di  cui  può  abbisognare.  Deve  la  città 
questo  salutare  soggiorno  alla  pietà  di 
chi  vi  cooperò,  specialmente  alla  gene- 
rosità e  zelo  del  suo  vescovo  Nicolò  An- 
tonio Giustiniani.  Fra  le  moderne  fab- 
briche è  pur  degno  di  particolare  osser- 
vazione il  maestoso pubMico  macelli)  del 
rinomato  architetto  Giuseppe  Jappellij 
ad  ooor  sommo  del  (piale  sorge  pure  in 
Padova  il  famoso  stabilimento  di  caflè, 
di  sua  invenzione,  eretto  per  cura  e  a 
tutte  spese  di  Antonio  Pedrocchi  pado- 
vano, proprietario  del  medesimo,  il  qua- 
le coll'ccouoinia  del  suo  semplice  calle 


ii2  PAD 

tanto  ha  lucrato  tla  poter  intra  prendere 
e  sostenere  le  spese  di  un'opera  sì  gran- 
diosa. Le   botteghe    di  caffè   furono  in 
origine  piccole  stanze,  quasi  taverne,  nel- 
le quali  un  veneto  con  un  orientale  mu- 
sulmano, trattando  del  loro  commercio, 
prendevano  quell'  amara  piacevole  be- 
vanda gustata  in  principio  da  pochi.  Ora 
il  caffè  che  dal  proprietario  ha  preso  il  no- 
me di  Pedrocchi,  è  un  gran  palazzo  co- 
struito dalle  fondamenta,  di  bellissima  ar- 
chitettura, con  colonne,  capitelli,  pilastri, 
ricchi  marmi,  bassorilievi,  pitture,  stuc- 
chi, dora  tu  re,  padiglioni,  sale  ed  apparta- 
menti nobilissimi.  1  bassorilievi  di  marmo 
che  rappresentano  la  sera  e  il  mattino  so- 
no del  romano  Giuseppe  Petrelli;  lepit- 
lure  bellissime  eseguite  da  diversi  artisti, 
le  principali  sono  lodata  opera  dei  bellu- 
nesi Giovanni  de  Min  e  singolarmente 
del  suo  valente  discepolo  cav.  Pietro  Pao- 
letti,  al  quale  aumentarono  la  sua  glo- 
ria artistica,  da  ultimo  eclissata  da  im- 
matura e  pianta  morte.  L'  edilìzio   fu 
costruito  sopra  un'area  irregolarissima  : 
il  piano  terreno  serve   ad    uso  di   caf- 
fè, il  piano  nobile  per  adunanze,  ed   il 
secondo  per  Tabitazione  del  proprieta- 
rio. I  laboratoi  sono  egualmente  rimar- 
chevoli per  eleganza  e  comodo;  poiché 
in  tutto  gareggia  il  buon  gusto  dell'ar- 
chitetto, colla  splendidezza  del  proprie- 
tario, come  nelle  suppellettili  e  nella  squi- 
sitezza delle  bevande,  paste,  gelati,  con- 
fetture, ec.  Pel  complesso  di  tanti  pre- 
gi il  Cajfe  Pedrocchi  viene  meritamen- 
te riguardato  pel  pi ìi  cospicuo  e  magni- 
ficò eh'  esista  per  tutto  1' universo,  per 
cui  lunga  ne  sarebbe  la  descrizione. 

Poche  città  al  paro  di  Padova  avea  un 
sì  gran  numero  di  chiese,  di  conventi, 
monasteri  e  confraternite:  si  contavano 
i  5  case  religiose  e  28  di  monache,  fra  le 
quali  alcune  di  considerazione  ,  con  le 
loro  chiese,  molte  contenenti  buone  pit- 
ture: le  parrocchie  erano  32.  Inoltre 
Padova  ha  un  ginnasio,  scuole  elemen- 
tari, accademia  di  scienze,  lettere  ed  aiti, 


PAD 

casa  di  ricovero  e  parecchi  altri  istituti 
di  pubblica  beneficenza.  Tre  sono  i  tea- 
tri, il  Nuovo,  il  Nuovissimo,  ed  il  pic- 
colo in  s.  Lucia.  Molti  de'  suoi  nume- 
rosi palazzi  particolari  sono  degni  di  es- 
sere veduti  per  la  loro  architettura  e  per 
le  gallerie  e  le  cose  rare  che  racchiudono, 
come  biblioteche,  collezioni  archeologi- 
che, essendo  in  quello  de'  Maldura  la  ra- 
ra collezione  delle  Storie  d'  Italia.  Fra  i 
giornali  che  ora  si  pubblicano  in  Padova, 
ricorderò  il  riputato  periodico  intitolalo: 
//  clero  cattolico.  Vi  è  ancora  una  vastis- 
sima e  ben  regolata  casa  di  forza.  Vi  si  ten- 
gono due  celebri  fiere  di  bestiami  ed  al- 
tro di  i5  giorni,  cioè  il  i3  giugno  det- 
ta del  Santo  dalla   festa  di  s.  Antonio, 
ed  il  G  ottobre,  con  grandissimo  concor- 
so di  forestieri,  massime  alla  prima.  Vi 
sono  diverse  buone  fabbriche  di  drappi, 
con  corrispondente   commercio.  La  più 
grande  fertilità  si   dispiega  nel  territorio 
padovano,  e  nulla  vi  ha  di  più  roman- 
tico de'  suoi  deliziosi  colli  Euganei,  che 
sul  lato  occidentale  per  sei    leghe  si  e- 
stendono,  in  un  clima  dolce.    Abbonda 
di  granaglie,  buon  vino,  frutta  eccellen- 
ti ,  buoni  pascoli ,   lane   morbidissime  e 
altri  prodotti,  per  cui   vi  furono  taluni 
che  chiamarono  il   Padovano,  giardino 
d'  Italiaj   inoltre  si  disse,  pinguem  es- 
se Bononiam  sed  Patavium  pinguius.  Le 
fabbriche   di   lana  erano   molto  celebri 
e  floride  anche  ai   tempi  della  romana 
repubblica,  e  Marziale  e  Strabone  assai 
le  decantano.  Piinomate  sono  le  sorgenti 
termali  e  fanghi  caldi  de'  colli  Euganei, 
come  quelle  calde  d'Abano,  Battaglia,  ec. 
Vi  si  scavano  pietre  da  lavoro  e  da  cal- 
ce.  Questo   territorio   formava    antica- 
mente parte  della  Venezia,  ed  avea  for- 
se termini  più   estesi ,  soprattutto  dalla 
parte  di  mezzodì  e  di  levante  ,  prima 
che  si  formasse  il  dogado  di   Venezia.  I 
dintorni  di  Padova  hanno  frequenti  deli- 
ziosi casini  e  ville.  Mirabile  è  la  strada  fer- 
rata che  congiunse  a' nostri  giorni  Pado- 
va a  Venezia  mediante  un  immenso  pou- 


PAD 

le,  monumento  veramente  gigantesco. 
Fra  i  tanti  illustri  uomini  eli  cui  Pado- 
va è  la  patria,  oltre  quelli  che  poi  no- 
minerò, qui  rammenterò  Tito  Livio,  del 
quale  si  mostra  la  casa;  A  Scanio  Peda- 
nioil  giovane,  grammatico;  Lorenzo  Pi- 
gnorò antiquario;  Orsato  istoriografb ; 
Benedetto  Dordone,  geografo  e  cosmo- 
grafo; Francesco  Squarcione,  Guarien- 
to,  Campagnola  ed  Alessandro  \  arotta- 
li, pittori  distinti;  Albertino  Mussato 
poeta,  istorico  e  oratore;  Antonio  da  Rio 
generalissimo  delle  milizie;  Azzo  IX  da 
Este  famoso  capitano;  gli  abbati  Fortis 
e  Cesarotti  ;  Girolamo  .Negro  ed  Emi- 
lio Campolongo,  celebri  medici;  Spero- 
ne Speroni  filosofo,  oratore  e  poeta;  Gio. 
Antonio  Volpi;  il  famoso  viaggiatore  Bol- 
zoni, oltre  a  tanti  altri  :  vi  fiori  assai  il 
celebre  pittore  Mantegna,  che  lo  Squar- 
cione adottò  per  figlio.  Fra  le  case  so- 
vrane d'Italia  quella  dei  Carrara  che  do- 
minò Padova  ,  forse  produsse  maggior 
numero  di  uomini  insigni.  Padova  fu 
pure  patria  di  molti  che  fiorirono  in  san- 
tità, de'  quali  scrissero  lo  Scardeonio 
ed  il  Cavacio  ,  e  in  dignità  ecclesiasti- 
che, di  moltissimi  vescovi  e  de' seguenti 
8  cardinali,  che  hanno  biografie  in  que- 
sto mio  Dizionario  :  Badoario,  Capili' 
siio,  Mezzarota,  due  Paltiweri,  Prata, 
Oleario  e  Zabarella.  Degli  illustri  pa- 
dovani trattano  lo  Scardeonio  e  il  Por- 
tinai i.  Fra  gli  storici  nominerò  :  Lo- 
renzo Pignorò  ,  Le  origini  di  Padova, 
ivi  ii)2  j;  Sertorio  Orsato,  Motoria  di 
Padova  dalla  sua  fondazione  sino  al 
1173,  ivi  1678;  Monumenta  Potavi- 
na,  ivi  1  6  la  ;  Cronologia  de'  reggimen- 
ti di  Padova,  ivi   ìGbb. 

La  fondazione  di  Padova,  Virgilio 
ne\Y  Putidi1  ,  Menala  Corvino  nel  libro 
De  Augusti  progenie,  e  Sesto  Aurelio  Vit- 
tore, Deorig.gentis  roman.,  l'atti  buisco- 
110  al  greco  Antenore  principe  troiano, 
che  vi  condusse  gli  eneti  di  Patagonia  ed 
i  troiani:  tale  essendo  anche  il  sentimeo- 
to  di  tutta  l'antichità,  benché  non  man- 

VOL.   L. 


PAD  1 1 3 

chino  plausibili   congetture  per  credere 
che  Padova  esistesse  avanti   l'  arrivo  di 
Antenore  medesimo,  e  ch'egli  non  l'ab- 
bia fondata,  ma  ingrandita  ed  amplia- 
ta, dandole  leggi  e  divenendone  re,  on- 
de Padova  fu  detta  regia  avita* j  talché 
in  qualunque  modo  è  più  antica  di  Ro- 
ma stessa.  Secondo  le  più  erudite  ricer- 
che, le   venne  dato  il  nome  di  Padova, 
Patavium,  dalla   palude   Patina,  presso 
la  quale  fu  essa  città  piantata  ;  a  iti  i  ri- 
feriscono che  Antenore  prima  la  chiamò 
Antenorea  e  poscia  Padua,  forse  per  con- 
tentare gli  eneti  che  in  Patagonia  avea- 
no  la  città  di  Patavio,  o  dal  vicino  fiu- 
me Pado,  dove  si    pretende  esservi  sta- 
to sepolto  ;   indi   divenne  comune   agli 
eneti,  ai  troiani,  ai  veneti  ed  agli  euga- 
nei.  I  suoi  compagni  Ateste  e  Opsicella 
si  dicono,  il  i.°  fondatore  di  Este,  ÌI2.0 
del  castello  da  cui  derivò  Monselice.  E 
certo  che  gli  euganei ,   illustre  popolo, 
tennero  sino  dalla  più  remota  età  que- 
sto suolo,  e  che  di  una  città  Euganea,  la 
quale  da'colli  al  pianosi  estendesse.,  man- 
tiene corrottamente  la  ricordanza  il  vil- 
laggio di  LWsegana  o  Brusegana,  qua- 
si Borgo  Euganeo.  Gli  euganei  vi  si  fer- 
marono reduci  con  Ercole  dalla  Spagna, 
scacciandone  gli   aborigeni,  e  si  dicono 
colonia  de'  "reci.  Gli  eneti  ed  i  troiani 
approdandovi   cangiarono  il  nome  alla 
regione,  e  divenne  Padova  capitale  della 
Venezia.  Come  una  delle  più  celebri  cit- 
tà  d'Italia,  secondo  Strabone,  poteva 
sempre  mettere  in  piedi  un'armata,  ed 
avea  5oo  persone  dell'  ordine  equestre* 
ciò  che  for-e  dir  non  si  poteva  di  alcu- 
n 'altra città  italiana.  Dicesi  che  le  truppe 
ih  Padova  molto  contribuirono  a 
vezza  di  Roma,  allorché  fu  pres  1  d 
li;  anzi  resero  vana  l'armata  spedizione 
di  Cleonimo  re  di  Sparta,  che  dall'  A- 
drialico  rimontando  il  Dienti   eoo  leg- 
gieri navigli,  e  con  numerosa  oste  ponen- 
do a  ruba  i  dintorni  della  Veoeeia,  as- 
salito dai  militi  di  Padova,  ebbe  appe- 
na l'agio  di  riguadagnar  l'onde  cou  san- 
8 


xr 


■^. 


n4  PAD 

guinosn  strage  de' suoi.  I  vittoriosi  pa- 
dovani appesero  i  vostri  delle  navi  ne- 
miche nel  tempio  di  Giunone,  avendo 
anch'essi  le  loro  navi  che  tenevano  nelle 
lagune  lunge  i4  miglia.  Dopo  la  secon- 
da guerra  punica  assoggettatasi  col  resto 
d'Italia  alla  romana  repubblica,  diven- 
ne colonia  latina,  e  nell'anno  70$  di  Ro- 
ma ascritta  alla  tribù  Fabia,  senza  che  vi 
si  deducessero  nuovi  coloni,  ma  col  da- 
re agli  antichi  abitanti  il  diritto  di  cit- 
tadinanza e  di  capacità  alle  pubbliche 
cariche,  eziandio  conservando  il  diritto 
di  scegliere  i  suoi  senatori.  Indi  a  non 
molto  fu  dichiarata  nobilissimo  munici- 
pio, nel  qua!  tempo  era  famoso  ne'colli 
Euganei,  presso  le  acque  d'Abano,  il  tem- 
pio di  Gerione  pe'suoi  oracoli,  e  l'augu- 
re Caio  Cornelio  vaticinò  le  sorti  di  Far* 
saglia.  Quanto  poi  sotto  Augusto  ed  i 
seguenti  imperatori  Padova  fiorisse  e 
fosse  in  pregio,  ben  lo  dimostra  la  serie 
d' insigni  uomini  che  in  Roma  risplen* 
dettero,  come  Tito  Livio  e  sua  illustre 
famiglia,  il  poeta  Volusio,  il  console  Lu- 
cio Pedanio,  il  dotto  Ascanio  Pedanio, 
il  centurione  Lucio  Cassio,  il  tribuno  mi- 
litare Borisco,  i  celebri  coniugi  Cecinna 
Peto  e  Ama,  Trasea  Peto,  Lucio  Ai  ini- 
zio Stella,  Massimo  Olibio,  ed  altri  pa- 
dovani che  glorificarono  la  patria.  Del- 
la fede  padovana  verso  la  repubblica  ro- 
mana e  del  loro  afletto  parlano  gli  sto- 
rici, e  per  avere  scacciato  M.  Antonio  ne 
rende  chiara  testimonianza  Cicerone;  ed 
il  codice  Teodosiano  riporta  varie  leggi 
imperiali  emanate  da  Padova,  ove  so- 
vente Arcadio,  Onorio,  Graziano,  Va- 
Jenliniano  e  Teodosio  si  compiacquero 
dimorare,  avendole  Augusto  conserva- 
la la  sua  libertà.  Nel  206  entrata  discor- 
dia tra' padovani  discendenti  dagli  eu- 
ganei,  eneti,  troiani  e  veneti,  fu  spedito 
da  Roma  il  console  M.  Emilio  Lepido 
a  pacificarli.  I  padovani  obbedirono  al 
pretoro  delle  Gallie  ed  agli  imperato- 
ri d'  oriente  sino  alla  venuta  dei  barba* 
li»  contro  i  quali  Graziano  munì  Pado- 


PAD 
va.  Tutta  volta  nel  409  Alarico  re  dei 
goti  saccheggiò  e  incendiò  la  città,  on- 
de gli  abitanti  superstiti  si  rifuggirono 
nelle  vicine  isole,  paludi  o  lagune,  massi- 
me in  Piialto  o  Rivoalto,  che  divenne 
come  un  loro  porto  pel  commercio  ma- 
rittimo e  poscia  il  nucleo  dell'origine  di 
Venezia  (f.).  Mentre  era  ritornata  al 
regime  dell'impero,  nel  £55  nuova  e  fe- 
roce distruzione  ricevette  dall'  abbrucia- 
mene di  Attila  re  degli  unni,  dopo  aver 
inutilmente  contro  di  esso  aiutato  Aqui- 
leia.  Quindi  nuovamente  i  padovani  pas- 
sarono a  Rialto,  con  altri  convicini  po- 
poli nelle  circostanti  isole,  gittando  così 
i  primi  fondamenti  dell'amplissima  e  glo- 
riosa Venezia. 

I  padovani  dopo  tanto  miserabile  ec- 
cidio procurarono  ristabilire  la  città,  go- 
vernandosi a  forma  di  repubblica,  quan- 
do ecco  nuovo  invasore  d'Italia  in  Odoa- 
cre  re  degli  eruli,  che  nel  476  distrusse 
l'impero  d'occidente.  A  salvarla  dal  sac- 
co gli  spedirono  ambasciatori  e  si  assog- 
gettarono al  suo  dominio.  A  poco  a  po- 
co Padova  aumentò  il  numero  degli  a- 
bi tanti,  e  per  aver  Tcodorico  re  de'  go- 
ti nel  493  vinto  Odoacre,  passò  sotto 
la  sua  obbedienza,  e  ne  ebbe  fortifica- 
zioni e  abbellimento.  Ma  Totila,  uno 
de'  suoi  successori,  onde  punirla  del  pat- 
teggiare pei  greci,  nel  j  >o  1'  assediò  e 
distrusse  ,  ricevendo  nuovi  danni  ila 
Bucellino  capitano  dei  franchi  e  col- 
legato di  Teia  ultimo  re  goto.  Nel  5  j  f 
fu  tolta  a'  goti  da  Narsete  capitano  im- 
periale, che  egualmente  volle  renderla 
munita  e  riedificata  con  nuove  fabbriche, 
come  pur  fece  l'esarca  Longino.  Intasa 
1'  Italia  nel  568  da' longobardi,  i  pado- 
vani fedeli  all' imperatore  d' oriente  si 
difesero, e  dipoi  l'esarca  Callinico  vi  po- 
se un  presidio.  Indispettiti  perciò  i  lon- 
gobardi, assediò  la  città  il  re  Agilulfo, 
ilio,  non  potendola  acquistare  col  ferro, 
nel  Go  1  la  die  in  preda  alle  fiamme;  quin- 
di impietositosi  dall'estremo  eccidio, con- 
cesse agli  abitanti  vita  e  libertà,  pei  cui 


PAD 

l'emigrazione  de'cilladini  fu  grande  nelle 
venete  lagune  e  in  Ravenna.  Sotto  la  do- 
minazione de'longobardi  e  per  quasi  due 
secoli  Padova  e  il  suo  territorio  restò  con 
pochi  abitatori,  soffrì  molti  danni  e  fu 
trattata  come  paese  di  conquista.  Final- 
mente Carlo  Magno  nel  773  circa  avendo 
distrutto  il  regno  longobardico,  Padova 
risorse,  poiché  porlatovisi  quel  principe, 
preso  da  compassione,  ne  ordinò  la  re- 
staurazione e  fortificazione,  ripopolando- 
la e  comprendendola  col  territorio  nella 
Marca  Trevigiana,  e  al  dire  dell'UghelIi  : 
Palavìum  ipsum,  tantam  iirbetn,  pata- 
vinis  praesulibus  dono  dedit.  Il  di  lui 
nipote  Lolario  I  meritò  l'amore  de'  pa- 
dovani, i  quali  anche  da  altri  imperato- 
ri conseguirono  distinzioni  e  privilegi, 
indi  patirono  travagli  per  le  moltiplici 
mutazioni  de'  principi  che  siguoreggia- 
rono  l'Italia.  Questa  dopo  il  902  si  vi- 
de invasa  dagli  ungali,  ed  i  padovani  na- 
scoste le  cose  sagre  si  ritirarono  a  Vene- 
zia .  Continuando  gli  ungari  a  mano- 
mettere la  bella  regione,  alcuni  milane- 
si, coi  Denti,  i  Lcmizioni  e  Lenguazzi, 
che  tulli  discendevano  da  un  ceppo,  nel 
924  ripararono  in  Padova,  ove  Andrea 
Denti  stabilì  la  sua  famiglia,  che  cresciu- 
ta poi  in  potenza,  contese  coi  Carraresi 
il  dominio  della  patria.  I  padovani  si  di- 
fesero dagli  ungari,  e  nel  g^5  con  altri 
lombardi  si  recarono  all'  assedio  di  Pa- 
via. Verso  il  9^0  fermò  la  sua  dimoia 
in  Padova  Gomberto  del  sangue  de'PiOS- 
siglioni  principi  francesi  o  de'longobar- 
di, i  cui  discendenti  si  chiamarono  Car- 
rara, dal  castello  di  questo  nome,  di  cui 
furono  infeudati  nel  padovano,  e  lun- 
gamente signoreggiarono  Padova  ,  ove 
i  loro  antenati  eransi  distinti  anche  per 
generose  e  pie  donazioni.  Dopo  l'impero 
d'Ottone  1  sembra  clic  il  territorio  pa- 
dovanosi  erigesse  in  separata  provincia, 
bensì  sotto  il  di  lui  figlio  Ottone  li  i 
padovani  furono  travagliati.  Nel  1007, 
intesa  la  venuta  in  Brescia  dell'impera- 
tore Corrado  li,  inviarono  ambasciatori 


PAD  1  1  -> 

per  confermargli  la  loro  fedeltà  e  rico- 
noscerlo  per  signore,  i  quali  benignamen- 
te ricevuti,  ebbero  la  conferma  di  lutti 
i  privilegi  imperiali  e  regi,  compreso  il 
reggimento  della  città.  Nel  ioj3  succes- 
sero vari  combattimenti  tra  i  padovani 
ed  i  vicentini  pei  confini  del  territorio, 
ed  essendo  vescovo  Maltraverso,  per  vi- 
sione avuta  di  s.  Prosdocimo,  in  s.  Giu- 
stina mirabilmente  si  trovarono  tre  cor- 
pi de'ss.  Innocenti  e  quelli  de'ss.  Giulia- 
no (che  da  Gerusalemme  gliavea  portati 
a  Padova  sua  patria),  Massimo  vescovo 
e  Felicita  vergine,  forse  monaca,  ivi  na- 
scosti. Putornando  dall'Ungheria  in  Pio- 
ma  il  Papa  s.  Leone  IX,  anch'egli  vi  si 
recò  incontrato  dal  vescovo,  clero  e  po- 
polo processionalmente,  venendo  splen- 
didamente alloggiato  neh'  episcopio.  Si 
recò  in  s.  Giustina  onorato  dall'abbate 
e  dai  monaci  ;  venerò  le  sacre  reliquie, 
vi  celebrò  pontificalmente,  e  concesse  al- 
l'abbate le  insegne  della  mitra,  guanti, 
dalmatica  e  sandali  nelle  solennità.  Nel 
1081  fu  pure  in  Padova  l'imperatore 
Enrico  IV  con  Berta  sua  moglie  e  l'an- 
tipapa  Clemente  UT,  indi  ne  partì  e  poi 
vi  ritornò,  abitando  Certa  1'  episcopio  e 
mostrandosi  benefica  colla  città;  impe- 
trò ed  ottenne  dal  consorte  la  conferma 
del  municipale  reggimento,  col  quale  sì 
governava  Padova  a  modo  di  repubbli- 
ca, con  proprie  leggi  e  facoltà  di  eleg- 
gersi i  consoli;  ed  in  segno  di  città  li- 
bera, in  guerra  le  fu  concesso  l'uso  del 
carroccio  (del  quale  e  sua  concessione 
parlai  a  Campanile),  che  dal  nome  del- 
l'imperatrice fu  chiamato  Berta.  Questo 
era  condotto  da  diversi  paia  di  buoi  ; 
nel  mezzo  si  poneva  il  maggior  stendar- 
do, con  croce  rossa  in  campo  bianco,  in- 
segna di  Padova;  e  vi  prendevano  luo- 
go il  capo  dell'esercito,  coi  principali  ca- 
pitani. Al  capitolo  fu  concesso  per  le  so- 
lennità e  processioni  un  purpureo  sten- 
dardo, e  il  vescovo  fu  dichiarato  conte 
di  Pieve  di  Sacco,  castello  appartenente 
ai  vescovi.  Da  quest'  epoca  il  padovano 


n6  PAD 

;i  guisa  di  sialo  libero  si  eresse  in  corpo 
indipendente,  circoscritto  dai  propri  limi- 
ti, come  si  trovava  sotto  la  veneta  re- 
pubblica. Deve  notarsi,  che  non  tutta 
la  provincia  formò  un  corpo  solo,  e  nei 
seguenti  secoli  si  trova  divisa  in  vari  ter- 
ritori!, il  maggiore  de*  quali  fu  sempre 
quello  della  città  di  Padova,  e  gli  altri 
erano  compresi  nel  marchesato  d' Este 
(di  cui  parlai  a  Ferrara  e  Modena),  nel- 
la contea  di  Camposampiero  e  nelle  altre 
piccole  signorie,  che  poi  tutte  coll'andar 
del  tempo  furono  incorporate  nel  terri- 
torio della  città. 

Diversi  padovani  come  crocesignati  si 
trovarono  alla  liberazione  di  Gerusalem- 
me; nel  mio  guerreggiando  coi  venezia- 
ni furono  rotti,  indi  pacificali  da  Enrico 
V.  Nel  i  i  1 5  ebbero  dispareri  coi  vicen- 
tini, per  la  navigazione  dell'Adigee  del 
Bacchigliene.  Successivamente  i  padova- 
ni tornarono  alle  mani  coi  veneti,  colla 
peggio  ;  fecero  lega  coi  trevigiani,  cene- 
desi  e  coneglianesi  conilo  i  vicentini,  i 
quali  li  disfecero,  e  poi  si  pacificarono: 
fu  nel  i  146  the  si  manifestarono  in  Pa- 
dova le  perniciose  fazioni  de  guelfi  e  ghi- 
bellini. Per  volere  dell'  imperatore  Fe- 
derico I  i  padovani  si  collegarono  coi  fer- 
raresi, veronesi  e  vicentini  contro  i  ve- 
neti; per  le  insolenze  poi  de'ministrj  im- 
periali, si  sollevarono  ed  entrarono  nel- 
la lega  lombarda,  partecipando  alla  fa- 
mosa pace  di  Costanza.  Al  governo  dei 
consoli  e  tribuni  successe  quello  degli  e- 
strauei  podestà,  ma  ciò  non  bastò  ad  eli- 
minare i  fòmiti  della  discordia  cittadi- 
na; il  i.°  podestà  fu  il  marchese  Obizo 
da  Este,  come  narra  lo  Scardeonio,  Delle 
antichità  dì  Padova  e  suoi  cittadini  il- 
lustri, cioè  nel  117761178.  Felice  Osio 
pubblicò  i  cataloghi  de' podestà  di  Pa- 
dova. Per  ispirilo  di  fazione  taluni  git- 
taudo  il  fuoco  nelle  case  de'  loro  avver- 
sari, cagionarono  il  terribile  incendio  del 
1  174,  che  ne  consumò  i  migliori  edili- 
zi. Nulladimeno  ben  presto  la  repubbli- 
ca padovana  ritornò  in  fiore  e  tanto  si 


PAD 
accrebbe,  che  i  vicini  paesi  e  principi  po- 
tenti ne  ambirono  la  cittadinanza.  Aqui- 
leia  fu  la  prima  ad  ottenerla,  indi   Bel- 
luno, Sacile,  Feltre  e  ancor  Trento  per 
qualche   tempo,  e  piti  lungamente  Vi- 
cenza, la  cui  provincia  dominarono  i  pa- 
dovani sino  al    1  3  1  1  -  Nelle  guerre  dei 
guelfi  e  ghibellini,  Padova  molto  si  di- 
stinse e  divenne   principal  teatro  della 
feroce   tirannide   di  Ezzelino  o  Eccelli- 
110  III  da  Piomano  il  Feroce,  onde  pre- 
metterò  un  cenno  di  sua   famiglia.  E- 
gli  era  figlio  di  Ezzelino  li  il  Monaco 
e  nipote  di  Ezzelino  I  il  Balbo.  Questi 
nacque  da  Alberico  da  Romano,  proni- 
pote d'un  Ezzelino  che  verso  il    1  1  37 
avea  accompagnato  in  Italia  l'imperato- 
re Corrado  III,  ricevendo  da  lui  in  feu- 
do le  terre  di  Onara  e  di  Romano  nella 
Marca  Trevigiana;  però  l'Orsalo  nana 
che  Onara  già  era  stata  data  in  investi- 
tura da  Ottone  111  ad  Alberico  d'Olan- 
da, padre  d'Ezzelino  il  Tedesco,  bisavo  di 
Ezzelino  1 II  sterminatoredi  Padova, laon- 
de Corrado  III  avrà  confermato  il  feudo 
d' Onara  ed  aggiunto  quello  del  castel- 
lo di  Romano,  per  cui  gli  Ezzelini,  che  si- 
no allora  chiamavnnsi  da  Onara,  si  dis- 
sero da  Romano.  È  indubitato  che  aven- 
do tali  signori  accresciuto  il  patrimonio 
di  loro  casa  con  Bassano,   Marostica  e 
parecchie  grosse  ville  e  castella  confi- 
nanti col  padovano,  l'unione  de  loro  feu- 
di formando  già  un  piccolo  principato, 
Ezzelino  I  lo  rese  più  potente  maritan- 
do suo  figlio  a  Cecilia  d'Abano,  ricca  e- 
rede  già  promessa  a  Gherardo  di  Cam- 
posampiero,  da  cui  provenne  tra  le  due 
famiglie  sanguinosa  inimicizia.  Ezzelino 
II  verso  il  1  180  successe  al  padre,  e  per 
le  ricchezze  e  gran  numero  di   castella 
che  possedeva  sui  monti  Euganei,  lo  fe- 
cero considerare  come  il  primo  cittadi- 
no delle  repubbliche  vieiue.    Uniti  con 
Ezzelino  11,  i  padovani  nel  12  1  3  sotto- 
misero il  castello  d'Este  colle  terre  adia- 
centi al  loro  comune,  cièche  fu  cagione 
delle  posteriori   inimicizie  tra  Ezzelino 


TAD 
III  e  gli  Estensi:  delle  dissensioni  tra  i 
padovani  e  tal  possente  famiglia,  tratta 
il  Muratori,  Amichila  Estensi.  A  sopir- 
le s'interpose  Innocenzo  III,  ma  il  mar- 
chese Aldobrandino  tutta  volta  dovette 
prendere  la  cittadinanza  di  Padova,  che 
portava  un  misto  di  soggezione  e  di  le- 
ga. Indi  nel  1220  Federico  II  ordinò  a 
Padova  di  non  ingerirsi  nella  giurisdi- 
zione d'Este,  Calaone,  Montagnana,  ed 
altri  stati  estensi,  senza  che  con  questi  la 
buon'armonia  s'interrompesse.  Prima  di 
quest'epoca  divenuto  Ezzelino  li  capo- 
parte de'nobili  e  de'ghibellini,  accompa- 
gnò Ottone  IV  a  Roma,  e  nel  suo  ri- 
torno ottenne  da  lui  il  governo  di  \  i- 
cenza,con  titolo  di  vicario  imperiale;  in- 
di divise  i  suoi  beni  a  Ezzelino  III  e  Al- 
berico suo  figlio:  al  r .°  die  quelli  situati 
nello  statodi  \  Lenza,  al  2. °  quelli  pres- 
so Treviso.  Gregorio  IX  dichiarò  ereti- 
co patari no  Ezzelino  II  e  lodò  lo  zelo  're- 
ligioso ile' padovani  contro  l'eresia.  Di- 
venuto Ezzelino  III  principe  di  Bussa- 
no, di  Marostica  e  de'castelli  situati  nei 
monti  Euganei,  di  20  anni  manifestò 
già  i  suoi  rari  taleuti  per  la  guerra,  dis- 
simulazione, pazienza  e  coraggioche  im- 
piegò nel  fondar  la  più  orribile  tirannia 
che  l'Italia  o  il  mondo  avessero  veduto 
mai.  Divenne  con  Salinguerra  da  Fer- 
rara il  più  zelante  ghibellino,  sottomise 
al  suo  giogo  Verona,  dopo  averne  espul- 
so coi  guelfi  Azzo  VII  marchese  d'Este, 
essendo  Salinguerra  podestà  della  città, 
protetto  dall'imperatore  Federico  II,  che 
gli  die  Vicenza  in  governo.  Nel  1287 
Ezzelino  III  si  fece-  consegnare  Padova, 
■imi  più  forte,  più  ricca  e  più  potente 
delle  due  che  possedeva,  e  dove  die  a 
poco  a  poco  principio  a  quella  strepito- 
sa e  formidabile  tirannìa  che  fece  pian- 
gere tanti.  Per  domarne  lo  spirito  av- 
H7/u  al  reggimento  del  popolo,  volle 
ostaggi  da  tutte  le  famiglie  considerabili, 
fece  arrestare  i  più  influenti  e  spianò  le 
case  degli  emigrali,  occupandone  le  ca- 
stella, Dopo  aver  distrutto  iu  Padova  lo 


PAD  117 

spirito  pubblico,  incominciò  a  sfogare  la 
sete  di  vendetta  e  quella  ferocia  che  fu 
la  base  del  suo  carattere,  facendo  perire 
nel  fuoco  o  sul   patibolo  quei  che   pro- 
pendevano per  la  libertà.  Estese  le  sue 
conquiste  sul  marchese  d'Este,  sul  conte 
di  s.  Bonifazio,  sulla  repubblica  di  Tre- 
viso, assoggettando  Belluno  e  Feltre.  Nel 
1238  sposò  Selvaggia  figlia  naturale  di 
Federico  II,  il  quale  lo  creò  vicario  im- 
periale de'paesi  situati  fra  le  alpi  di  Tren- 
to ed  il  fiume  Oglio.  Per  tutto  fece  scor- 
rere a  torrenti  il  sangue,  immolando  il 
fiore  della  nobiltà  con   raffinamenti   di 
crudeltà  i  più  orribili   e  tremendi,  mu- 
tilando persino  i  cadaveri.  iVel  1  2D0  mor- 
to Federico  li,  Ezzelino  III  divenne  mag- 
giormente sfrenato,  considerandosi   so- 
vrano indipendente.  Il  Papa  Alessandro 
IV,  per  le  sue  inaudite  crudeltà,  ad  istan- 
za di  Azzo  VII,  pubblicò  una  crociata  e 
sacra  lega  contro  il  tiranno,  dopo  aver- 
lo scomunicalo,  sentenza  che  venne  pro- 
mulgata nel  1  2  56  in  Venezia  dal  suo  le- 
gato Filippo  arcivescovo  di  Ravenna,  an- 
che come  eretico.  I  potenti  crociati,  con- 
dotti dal  pontificio  legato  eaiulati  dai  ve- 
neti, presero  Padova  a'  1  9  giugno,  fuggen- 
do il  crudele  ministro  Ansidisio;  ma  Ez- 
zelino III    immolò  per  vendelta  più  di 
1  1 ,000  padovani  che  militavano  nel  suo 
esercito,  onde  sempre  più  fu  dichiara- 
to nemico  di  Dio  e  degli  uomini,  senza 
religione, benché  superstiziosissimo.  Pie- 
no di  rabbia  Ezzelino  III   coi  vicentini 
si  recò  ad  assediar  Padova,  il  legato   lo 
costrinse  però  a  ritirarsi.  Sbaragliato  e 
ferito  dai  crociali  cremonesi,  mantova- 
ni e  ferraresi  condotti  da  Azzo  VII,   al 
ponte  di   Cassano  nel  settembre    : 
sulla  strada  di  Bergamo,  squarciandosi 
le  piaghe  mori  il  mostro  a  Solicino  dan- 
ni 6a,  e  34  di  regno,  con  universale  al- 
legrezza  di  tutta  Lombardia    ed  Italia. 
Quindi  da  Treviso  fu  scacciato  il  fratel- 
lo Alberico,  non  meno  di   lui  crudele  e 
libidinoso,  dalla  lega  guelfe  di  Asso  \  li, 
coi  padovani,  veneziani  ed  alti  1.  e  tu  tal- 


n8  PAD 

to  perii  e  colla  moglie  e  figli:  in  lui  fan 
la  casa  degli  Ezzeliui,  dopo  un  secolo 
circa  di  gloria  e  di  delitti.  La  storia  di 
questa  poteute  famiglia, che  fece  tremare 
tutta  la  Lombardia,  la  pubblicò  Giam- 
battista Verci  da  Bassano  e  stampata  nel 
1779  in  Venezia.  Durò  in  Padova  5j 
anni  la  calma  ;  la  parte  guelfa  prevalse 
e  per  lungo  tempo  governò  lo  stato. 

Nel  12G0  ebbe  luogo  una  transazio- 
ne tra  Azzo  VII  marchese  d'Este  e  il  co- 
mune di  Padova ,per  Este,  Calaone,  Mon- 
selice,  Montagnaua  ed  altre  terre,  le  qua- 
li formavano  ampia  e  fertile  contrada, 
il  cui  alto  dominio  il  marchese  ricono- 
sceva dagt'  imperatori,  e  Padova  vi  pre- 
tendeva giurisdizione.  Nel  i2cj3  segui- 
rono altri  accordi  tra  il  comune  e  Aldo- 
vraudino  II,  quindi  i  padovaui  occupa- 
iono  alcuni  stali  estensi  e  nel  i3o7  fe- 
cero lega  con  Azzo  Vili.  Ed  eccoci  ad  uu 
tratto  assai  importante  della  storia  di  Pa- 
dova, ed  ulla  dominazione  de'  Carrai  osi. 
Giacomo  I  di  questa  famiglia,  persegui- 
tata nel  principio  del  secolo  XIII  dai  ghi- 
bellini, nel  1  3  1 4 si  fece  capo  d'una  trup- 
pa di  sediziosi  che  cacciò  o  fece  perire 
gli  antichi  magistrati,  ed  a'  i3  luglio 
1  3  1 S  fu  dichiarato  signore  della  repub- 
blica, favorito  da  Cane  della  Scala  signo- 
re di  Verona  e  nemico  di  Padova  che  as- 
salì nel  i3ic).  Giacomo  I  dovette  sem- 
pre combattere  per  conservare  la  sovra- 
nità, quale  fu  obbligalo  dividere  con  Fe- 
derico duca  d' A  usti  ia,  onde  ottenere  soc- 
corsi, e  fini  quale  suo  luogotenente  nel 
i3i/l.  Gli  successe  il  nipote  Marsilio  di 
Carrara,cui  mosse  guerra  lo  zio  Nicolò: 
igli  preferì  dare  in  isposa  a  Mastino  II 
nipote  di  Cane  della  Scala,  Taddea  liglia 
di  Giacomo  I,  trasferendo  in  Cane  la  si- 
gnoria di  Padova  a' 7  settembre  i3?.8, 
sebbene  egli  vi  esercitasse  la  principale 
autorità,  anche  sotto  Alberto  li,  che  alla 
morte  dello  zio  Cane  nel  i320)  era  pas- 
salo in  Padova.  Volendo  le  repubbliche 
di  Firenze  e  Venezia  abbassare  1'  orgo- 
glio dei  della  Scala,  Marsilio  aprì  loro  le 


PAD 

porle  della  cillà  a'  7  agosto  1  337  (il  Mu- 
ratori dice  a'  3  agosto  1 338  per  coope- 
razione de' veneziani).  Alherto  li  vi  fu 
imprigionato  per  opera  di  Ubertino  Car- 
rara, in  vendetta  di  aver  violentato  la 
moglie,  e  venne  restituita  a  Marsilio  la 
sovranità.  Nel  1  338  gli  successeli  nipote 
Ubertino,  coll'approvazione  della  signo- 
ria di  Veuezia  e  di  tutto  il  partito  guelfo, 
ed  anche  di  Mastino  II  nella  pace  gene- 
rale, sebbene  la  rivalità  tra  le  due  case 
non  cessò.  Nel  i33q  il  Papa  Benedetto 
XII  dichiarò  vicario  di  Padova  Ubertino, 
che  poi  morì  nel  i3.p  odiato  per  le  sue 
qualità  ,  dichiarando  Successore  Marsi- 
liello  Pappafava  di  Carrara  suo  lontano 
parente.  Appena  riconosciuto  signore  di 
Padova,  fu  assassinato  da  Giacomo  II  fi- 
glio del  suddetto  Nicolò,  compianto  per 
bontà  e  giustizia.  Giacomo  II  reclamò  la 
signoria  com'eredità  di  cui  era  slato  spo- 
gliato, e  fu  riconosciuto  poi  dal  popolo; 
governò  in  pace  con  molta  prudeuza,  e 
si  cattivò  l'amore  de' sudditi.  Rimprove- 
rando le  dissolutezze  a  Guglielmo  ba- 
stardo d'un  zio,  nel  1  35o  questi  l'uccise, 
ma  subito  venne  fatto  in  pezzi.  Giaco- 
mino fratello  del  defunto  fu  acclamato 
signore  di  Padova,  col  nipote  Francesco  I 
figlio  di  Giacomo  II, il  quale  dopo  aver 
con  armonia  fatto  prosperare  Io  stalo, 
nel  1372  imprigionò  lo  zio  per  regnare 
solo.  Egli  comandò  la  lega  dc'principi  di 
Lombardia  contro  i  Visconti  signori  di 
Milano,  da  cui  erano  minacciati.  Aven- 
do Luigi  I  re  d'Ungheria  invasi  gli  stati 
di  Veuezia,  benché  alleato  di  essa,  per 
salvare  i  suoi  Francesco  I  somministrò 
viveri  e  ospitalità  al  re, che  nel  i3uo  idi 
die  in  compenso  Felìre  e  Belluno,  seco 
lui  collegaudosi.  I  veneti  per  vendicarsi 
gli  mossero  guerra  e  costrinsero  a  ver- 
gognosa pace;  ina  Francesco  I  per  risen- 
timento si  uuì  anche  ai  genovesi  allorché 
scoppiò  la  guerra  di  Chioggia,  di  cui  feci 
parola  a  Genova.  Nel  1  38. j  acquistò  Tre- 
viso, Ceneda,  Fellre  e  Belluno,  quando  1 
veneziani  col  costaule  inlcndimeulod  in- 


PAD 
deboli  re  i  signori  di  Padova  e  di  Verona, 
gli  suscitarono  contro  Antonio  della  Sca- 
la, che  fu  vinto  da  Francesco  1  in  due 
grandi  battaglie.  Sostenuto  Antonio  dai 
veneti,  per  affrontare  la  nuova  aggres- 
sione, Francesco  1  a  malincuore  accettò 
l'alleanza  di  Gio.  Galeazzo  Visconti,  altro 
aspirante  agli  stali  de' due  belligeranti. 
In  fatti, avendo  Visconti  conquistato  Ve- 
rona nel  1387,  senza  alcun  motivo  rup- 
pe guerra  a  Francesco  I  e  l'obbligò  a  con- 
segnargli Padova  a'  2  \  novembre  1  388, 
indi  Fellre  e  Belluno,  i  veneziani  ricu- 
perando Treviso.  Il  Visconti  restituì  al 
marchese  Alberto  d'Este  la  nobil  terra 
d'Esle, occupata  dai  padovani  tanti  anni 
prima;  ed  in  vece  d'una  città  di  Lombar- 
dia in  compenso,  venne  rinchiuso  Fran- 
cesco I  nel  castellodi  Como, ove  morì  nel 
i3c)3,  altri  dicono  nelle  carceri  di  Mon- 
za. Il  suo  figlio  Francesco  II  Novello, 
barbaramente  trattalo  dal  Visconti,  dal- 
la freddezza  e  indifferenza  de'  suoi  anti- 
chi amici,  ai  colpi  raddoppiati  della  for- 
tuna oppose  un'  indomabile  energia,  e 
co'  suoi  alleati,  sostenuto  dai  fiorentini  e 
dai  veneti  gelosi  de'  Visconti,  favorito 
dagli  antichi  suoi  sudditi,  Padova  gli  aprì 
le  porte  agli  1  1  giugno  ijijo,  indi  fu  ri- 
conosciuto nel  i3q2  sovrano  libero,  nel- 
la pace  tra  il  signore  di  Milano  e  la  lega 
cuelfa,  mostrandosi  grato  colle  repubbli- 
che di  Firenze  e  Venezia.  Alla  morte  del 
Visconti  potè  Francesco II nel  1404  ri- 
stabilire in  Verona  Guglielmo  della  Sca- 
la, e  allorché  morì  s'  impadronì  della  cit- 
tà. Per  qualche  giorno  signoreggiò  Bre- 
scia, ed  era  sul  punto  di  conquistare  \  i- 
cenza ,  «piando  i  veneziani  temendone 
l'ingrandimento,  presero  a  difendere  i  \  i- 
sconti  mediante  la  cessione  di  tal  città  ,  e 
ruppero  guerra  al  Carrara.  Abbandona- 
to da' suoi  alleati,  fu  obbligato  consegnar 
Verona  nel  i£o5}  e  a'i-  novembre  do* 
pò  infinite  calamità  di  peste  e  lame,  ri- 
tiratosi nella  cittadella  capitolò  por  Pa- 
dova, ov'erano  entrali  i  veneziani  eoa  in- 
telligenza de'ciltadini  :  il  Muratoli  scrive 


PAD  119 

3*26  novembre.  Franccaco  II  portatosi 
a  Venezia  con  Francesco  III  primogeni- 
to,contro  i  patti  furono  posti  in  prigione, 
e  nel  febbraio  i4oG  furono  dalmati  a 
morte,  con  Giacomo  altro  figlio  che  già 
teneva  Verona,  ingiustamente  e  in  onta 
al  diritto  delle  genti  e  alla  fede  de'giu- 
lamenti,  altri  dicono  in  punizione  di  lo- 
ro ingratitudine,  non  senza  orrore  di  tut- 
ta Italia.  I  veneziani  posero  taglia  sopra 
gli  altri  due  figli  Ubertino  e  Marsilio  di- 
moranti in  Firenze  ;  ma  il  primo  perì  di 
malattia  in  quella  città, ed  il  secondodopo 
aver  guerreggiato  contro  i  veneziani,  nel 
tentativo  che  nel  1 4. 35  fece  su  Padova 
perde  la  testa  sul  patibolo,  terminando 
con  lui  la  discendenza  legittima  della 
casa  de'Carraresi,  nobilissima  e  celebre, 
de'quali  ne  pubblicò  di  recente  la  bella 
storia  il  eh.  Cittadella. 

Nel  i4o5  con  la  città  tutto  il  pado- 
vano fu  ridotto  in  provincia  veneta,  en- 
trando i  padovani  a  partecipar  delle  glo- 
rie della  repubblica  di  Venezia,  sogget- 
ti alle  savie  leggi  di  essa,  come  ai  suoi 
destini.  >~è  valse  V  immenso  esercito  di 
Massimiliano  1  imperatore  a  far  vacil- 
lare la  data  fede,  che  nel  l'Soq  sosten- 
ne Padova  intrepidameute  l'assedio,  e 
ributtati  i  ripetuti  assalti  obbligò  I'  ini- 
mico alla  ritirata.  Per  avere  gli  scolari 
dell'  università  potentemente  contribui- 
to alla  difesa  della  città  ,  furono  ricol- 
mati dalla  repubblica  veneta  di  privi- 
legi e  franchigie.  Invece  il  Muratori  scri- 
ve, che  Massimiliano  I,  profittando  del- 
la formidabile  rotta  de' veneziani  in  Ghia- 
radadda  ,  potè  avere  le  chiavi  di  Pa- 
dova e  di  altre  città;  ma  Andrea  dit- 
ti provveditore  veneto  seppe  trovate  il 
modo  di  rientrarvi  a' io  giugno  con  l'a- 
iuto de'  cittadini,  ricuperando  altresì  E- 
ste,  Montagnana  e  Mouselice  che  avea 
occupato  il  duca  di  Ferrara.  Pollatosi 
l'imperatore  all'assedio  di  Padova  for- 
tificata dai  veneti ,  per  quanti  stoni  in 
due  mesi  vi  facesse,  venne  con  di>[ 
epoca  sua  gloria  costretto  ad  abbande 


120  PAD 

narlo.  Indi  la  repubblica  meglio  fortifi- 
cò Padova  con  mura  e  20  bastioni,  fra 
j  quali  i  due  detti  Cornalo  e  Santa  Cro- 
ce, opera  di  Sanmichieli,  stimati  due  ca- 
pi d'opera  di  militare  architettura.  Una 
parte  della  città  fu  distrutta  dall'  orri- 
bile tremuoto  de'  17  agosto  1756.  Nel- 
lo stesso  secolo  e  nel  1  782  fu  onorata 
dalla  presenza  di  Pio  VI  reduce  da  Vien- 
na. A'  io  maggio  vi  giunse  da  Vicen- 
za, incontrato  a  Slesega  dal  vescovo  e 
da  Alvise  Mocenigo,  capitano  e  vice  po- 
destà della  città  ,  da  tulli  gli  ordini  di 
essa  festeggiato  con  singolari  dimostra- 
zioni di  pietà.  Smontò  al  monastero  di 
s.  Giustina  dopo  le  ore  2  3,  e  prese  al- 
loggio in  nobile  appartamento  prepa- 
rato. Nella  mattina  seguente  servito  di 
bellissima  carrozza  dal  Mocenigo,  si  re- 
cò a  celebrare  e  ad  ascoltare  la  messa 
nella  cappella  di  s.  Antonio  nel  magni- 
fico suo  tempio,  e  ne  venerò  e  baciò  la 
lingua.  Passato  nella  contigua  scuola  o 
confraternita,  dalla  loggia  benedì  l'im- 
menso popolo;  indi  pertossi  in  cattedra- 
le a  venerare  il  corpo  del  b.  Barbarigo, 
ed  in  sagrestia  die  a  baciare  il  piede  al- 
l'illustre  clero;  nel  palazzo  pubblico  e 
nella  sala  della  Ragione  ammise  al  ba- 
cio del  piede  la  nobiltà  ,  e  dalla  loggia 
ribenedì  il  popolo.  Nel  palazzo  dell'  li- 
ni versila  ammise  tutti  i  professori  al 
bacio  del  piede.  Mercoledì  t.j  maggio  il 
Papa  ascoltò  la  messa  in  s.  Giustina,  e 
alla  riva  del  Brenta  ascese  in  nobile  bur- 
chiello  per  recarsi  a  Venezia,  ammet- 
tendovi i  due  procuratori  di  s.  Marco 
Contarmi  e  Manin,  dalla  repubblica  de- 
putati per  accompagno,  il  Mocenigo,  il 
prelato  Marcucci ,  i  nunzi  di  Vienna  e 
Venezia,  ed  altri  prelati  del  seguilo,  pas- 
sando il  rimanente  in  altri  burchielli. 
A'  19  maggio  Pio  VI  ,  da  Venezia  per 
la  laguna  di  Fusina,  indi  per  terra,  ri- 
tornò ad  un'  ora  di  notte  a  Padova  che 
trovò  sfarzosamente  illuminata.  Asceso 
neh'  appartamento  di  s.  Giustina  ,  co- 
me avea  fallo  la  prima  volta,  dalla  log- 


PAD 

già  del  monastero  benedì  il  popolo,  tra 
le  più  vive  acclamazioni  ;  indi  donò  una 
preziosa  corona  con  indulgenze  a  Polis- 
sena Contarmi  moglie  del  Mocenigo,  al 
quale  fece  le  più  affettuose  dimostrazio- 
ni di  gradimento  e  di  benevolenza.  Fi- 
nalmente nel  seguente  lunedì,  ascoltata 
la  messa  in  s.  Giustina,  partì  per  Fer- 
rara, passando  per  R.ovigo.  Tanto  é  me- 
glio si  legge  nel  Diario  del  viaggio. 

Caduto  nel  1  797  il  governo  di  Ve- 
nezia, passò  pure  il  territorio  padovano 
con  la  città  in  potere  de'  francesi ,  che 
nel  luglio  l'incorporarono  nella  repub- 
blica Cisalpina  ;  quindi  pel  trattato  di 
Campo-Formio  fu  ceduto  all'Austria  in 
unione  agli  stati  veneti  al  principio  del 
1  798.ElettoPio  VII  nel  conclavedi  Ve- 
nezia nel  1800,  a'  i5  maggio  ne  partì 
per  visitare  il  santuario  di  s.  Antonio  in 
nobile  burchiello.  Giunto  a  Fusina  mon- 
tò in  carrozza  (che  ivi  trovò  con  altre 
due  già  appartenenti  al  palazzo  aposto- 
lico, dalla  rapacità  repubblicana  porta- 
te a  Livorno  e  ricuperate  dagli  austria- 
ci ),  incontrato  da  un  distaccamento  di 
cavalleria  imperiale  e  a  porta  Portello 
dai  deputati  de'  cassinesi  di  s.  Giustina, 
alla  cui  congregazione  avea  appartenuto. 
Entrò  in  Padova  addobbata  a  fe>ta,  fra 
i  più  giulivi  evviva,  nella  carrozza  dona- 
tagli al  Dolo  dall'arciduchessa  Marian- 
na, fra  numerosissimo  popolo.  Smontò 
alla  chiesa  di  s.  Giustina,  ricevuto  da  tre 
cardinali,  da  molti  prelati  e  vescovi,  e 
dal  p.  abbate  Campolongo,  che  poi  lece 
vescovo  d'  Adria,  insieme  coi  mouaci , 
che  poscia  ammise  al  bacio  del  piede. 
Dopo  la  visita  dell'arciduchessa,  dalia 
loggia  benedì  il  divoto  popolo,  e  pas- 
sò al  monastero  delle  benedettine,  che 
gli  donarono  un  antifonario  miniato  dal 
Mantegna  ,  indi  ricevette  il  lenente  ma- 
resciallo Manfrault,  governatore  della 
piazza  di  Venezia,  e  il  marchese  Ghis- 
lieri  che  Io  avevano  preceduto.  Nel  se- 
guente lunedì  celebrò  e  ascoltò  la  mes- 
sa in  s.  Giustina,  ammettendo  al  bacio 


PAD 

del  piede  in  coro  molla  nobiltà  e  popo- 
lo; passò  poscia  a  visitar  l'arciduchessa 
Marianna  nel  ritiro  delle  dimesse,  e  tor- 
nato in  s.  Giustina  ricevè  gli  ossequi  del 
capitolo  e  monsignori  canonici,  de'  de- 
putati rappresentanti  la  città,  con  tutti 
i  corpi  de'  pubblici  ullizi  ,  indi  i  nobili 
padovani,  i  professori  dell'  università  e 
la  presidenza  dell'  arca  del  santo.  Nelle 
ore  pomeridiane  il  Papa  si  trasferì  nel 
monastero  delle  benedettine  di  s.  Sofia, 
poscia  in  quello  delle  monache  france- 
scane della  b.  Elena  e  ricevè  l'olferta  d'un 
Crocefisso  d'  avorio.  Nel  dì  seguente  Pio 
VII  celebrò  e  ascoltò  messa  in  s.  Anto- 
nio, e  visitò  la  scuola  del  santo,  dalla  cui 
loggia  benedì  il  popolo:  nelle  ore  pome- 
ridiane si  portò  alla  cattedrale  e  in  sa- 
grestia ricevè  al  bacio  del  piede  il  capi- 
tolo e  clero,  ed  in  biblioteca  fu  trattato 
di  rinfresco;  indi  passò  nel  monastero 
delle  canonichesse  regolari  Iateranensi 
dette  di  Betlemme,  che  offrirono  al  Pon- 
tefice la  reliquia  di  s.  Agostino,  in  ova- 
to d'  argento  con  doppio  cappio  di  per- 
le. Nella  sera  accolse  gli  omaggi  dell'an- 
tichissimo collegio  de'parrochi.  Nel  mer- 
coledì 28  maggio  visitò  nuovamente  il 
ritiro  delle  dimesse,  celebrò  e  ascoltò  in 
coro  la  messa,  comunicando  l'arciduches- 
sa; indi  passò  dalle  monache  benedetti- 
ne di  s.  Agata.  Nel  dopo  pranzo  Pio  VII 
visitò  i  monasteri  delle  benedettine  di  s. 
Pietro,  s.  Benedetto  e  s.  Prosdocimo,  ri- 
cevendo dal  primo  una  cassettina  di  Ci' 
lagrana  d'  argento  con  parte  del  brac- 
cio di  s.  Giulio  senatore  romano,  ed  in 
quello  di  s.  Benedetto  una  mappa  di  fio- 
ri con  reliquiario  d'  argento  e  la  reliquia 
del  b.  Giordano  Fonate  benedettino  fon- 
datore di  esso.  Nella  mattina  seguente  il 
Papa  fu  visitato  dall'  arciduchessa  Ma- 
rianna, benedì  dalla  loggia  il  popolo,  e 
nelleore  pomeridiane  andò  alla  visita  del 
monastero  delle  benedettine  di  s.  Aiuti, », 
ove  ricevè  unsuperbo calice;  indi  a  quelli 
di  s.  Stefano  e  s.  Giorgio,  ricevendo  dal 
primo  uu  bellissimo  menale, dal  secondo 


12  1 


PAD 

una  pianeta  ricamata  in  oro  e  seta;  e  per 
ultimo  visitò  il  monastero  delle  eremite. 
Nella  sera  ricevè  gli  augurii  di  felice  viag- 
gio dai  deputali  della  città  ;  e  nella  se- 
guente mattina  3o  maggio  benedì  il  po- 
polo dalle  loggie  di  s.  Giustina  e  del  pa- 
lazzo pubblico  ,  e  partì  in  carrozza  per 
Venezia,  ove  si  recò  pel  Brenta  in  bur- 
chiello.  Nella  dimora  di  Pio  VII  a  Pado- 
va fu  sempre  coi  teggiatodul  principe  Rez- 
zonico  senatore  di  Roma,  recatovisi  dal- 
la sua  delizia  di  Bassano.  La  descrizio- 
ne di  questo  soggiorno  del  Papa  in  Pa- 
dova, e  le  spleudide  dimostrazioni  fatte 
dai  divoti  abitanti,  si  legge  nel  Cancel- 
lieri ,  Storia  de  possessi ,  p.  4>3  e  seg. 
Pel  trattato  di  Presburgo  del  27  dicem- 
bre i8o5,  Padova  col  padovano  fu  uni- 
ta al  regno  Italico  e  formò  il  dipartimen- 
to del  Brenta.  Napoleone  vi  fu  non  bene 
accolto,  ma  venne  placato  dal  Cesarot- 
ti; indi  conferì  l'onorario  titolo  di  duca 
di  Padova  al  generale  Arrighi.  Nel  1 8  1 4- 
tornò  sotto  lo  scettro  dell'  Austria,  e  fu 
eretto  il  padovano  in  provincia,  la  quale 
mandava  due  deputati  alla  congregazio- 
ne centrale  di  Venezia,  ed  uno  ne  invia- 
va Padova  suo  capoluogo.  I  distretti  sono 
12,  suddivisi  in  102  comuni. 

La  sede  vescovile  di  Padova  fu  eretta 
nel  I  secolo,  sufhaganea  del  patriarca- 
to d'Aquileia,  poi  di  quello  di  Venezia, 
di  cui  lo  è  tuttora.  Il  primo  vescovo  fu 
s.  Prosdocimo  ,  greco  di  nazione,  disce- 
polo di  s.  Pietro,  che  l'ordinò  vescovo  nel- 
l'anno 46  e  Io  spedì  a  Padova  per  pre- 
dicarvi il  vangelo.  Portatosi  il  santo  nel- 
la città,  pieno  di  zelo  promulgò  la  fede 
cristiana,  sanando  gl'infermi  e  cacciando 
i  demonii  nel  nome  di  Ge>ù  Cristo,  laon- 
de convelli  molti.  Fra  questi  vi  fu  (Giu- 
stino \  italiano  (dalla  cui  famiglia  si  vuo- 
le derivata  quella  odierna  de'  Borromei 
di  Milano,  per  aver  adottato  un  \ 
ni  ili  Padova) ohe  pure  guarì  <\a  una  ma- 
lattia, uno  de' pi  il  insigni  padovani,  con 
Prepedigna  sua  consolle  e  con  tutta  la 
famiglia;  all'esempio  de'  quali  molli  ri- 


ii2  PAD 

ceverono  il  battesimo.  Convertì  il  lem- 
pio  d'Apollo  o  Giunone  al  culto  divino 
sotto  1'  invocazione  della  santa  Sapienza 
o  s.  Sofia;  indi  propagò  la  vera  fede  nel 
padovano  e  luoghi  vicini,  abbattendone 
l'idolatria.  In  Padova  adoravansi  Cibele, 
Vesta,  Proserpina,  Caronte,  Giano,  Cere- 
re, la  Fortuna,  la  Concordia,  Iside,  Mer- 
curio e  Giunone,  la  quale  avea  due  tem- 
pli: ne'  colli  Euganei  prestavasi  culto 
principalmente  ad  Apollo,  Bacco,  Vene- 
re e  Diana.  Propagò  il  vangelo  s.  Pro- 
sdocimo  nella  Venezia,  in  Aitino,  Bellu- 
no, TrevisOj  Oderzo  ed  altre  parti,  come 
Este,  Monselice,  Montagnaua.  Alle  sue 
orazioni  Prepedigna  divenuta  feconda  , 
partorì  s.  Giustina  che  da  lui  fu  educa- 
ta. Nella  persecuzione  di  Massimiano  fu- 
rono martirizzati  molti  padovani  con  s. 
Giustina,  e  s.  Prosdocimo  la  seppellì.  Ve- 
dasi Antonio  M.  Trevisolo  :  Difesa  del- 
la missione  apostolica  di  s.  Prosdocimo 
vescovo  alla  città  di  Padova ,  ed  osser- 
vazioni sopra  i  sacri  monumenti  antichi 
che  sono  in  s.  Giustina,  Padova  i  774-- 
Morì  s.  Prosdocimo  in  età  mollo  avan- 
zata, nell'anno  i  3g,  e  fu  sepolto  presso  s. 
Giustina  nell'oratorio  da  lui  eretto  alla 
Beata  Vergine  :  Padova  lo  venera  pel  suo 
principale  patrono.  A  questi  nel  i4o  suc- 
cesse s.  Massimo  de'Vitaliani  padovano, 
che  governò  con  grandissimo  zelo  27  an- 
ni e  morì  santamente  nel  166;  la  sua  fe- 
sta celebrasi  a'2  agosto.  Nel  168  diven- 
ne vescovo  s.  Fidenzio  armeno, ch'ebbe  la 
corona  del  martirio.  Tra  i  successori  ricor- 
derò s.  Leonino  padovano  del  2  36,  dotto; 
s.  Ilario  romano  del  842  ;  b.  Severiano 
Paulo  padovano  del4 1 9  ;BerauIo italia- 
no del  42§,  crie  Per  'a  totale  desolazione  di 
Padova  cagionata  da  Attila,  si  trovòco- 
st  retto  d'impetrare  da  s.  Leone  I  di  trasfe- 
rire la  sua  sede  vescovile  in  Blalamocco 
(f.),  ed  ivi  morì.  Giovanni  padovano  di 
santa  vita,  del  4^>6,  fu  il  secondo  vescovo 
che  visse  in  Malamocco,  e  procurò  l'erezio- 
ne della  cattedrale.  Gli  successe  nel  4">7 
CiprianoUalianOjche  in  Malamocco  come 


PAD 

vescovo  di  Padova  sedè  38  anni.  Nicolò 
padovano  del  49^, per  aver  Teodorico  re- 
staurata Padova  e  riparati  ancora  i  ba- 
gni d'Abano,  lasciato  dopo  due  anni  Ma- 
lamocco restituì  alla  patria  il  seggio  ve- 
scovile e  la  governò  altri  io  anni.  Nel 
55 1  il  b.  Pietro  da  Limena  padovano; 
nel  5g4  Felice  III  italiano,  che  dopo  le 
rovine  cagionate  a  Padova  dai  longobar- 
di, fu  obbligato  passare  al  solito  rifugio 
di  Malamocco,  ed  ivi  morì.  Nel  611  gli 
successe  Audacio  greco  ,  morto  pure  in 
Malamocco;  e  nel  620  fu  vescovo  il  pa- 
dovano Tricidio  Fontana,  il  quale  la- 
sciato Malamocco  restituì  la  residenza  ve- 
scovile alla  patria,  riavutasi  alquanto  dai 
disastri,  e  rifabbricò  la  cattedrale  in  mez- 
zo delle  nuove  abitazioni, cioè  nel  luogo 
ov'  è  l'attuale,  essendo  prima  a  s.  Sofia. 
Nel  646  gli  successe  Bergualdo,  il  quale 
non  volendoconseulire  ai  longobardi, che 
nelle  città  vescovili  volevano  due  vesco- 
vi, cattolico  uno,  ariano  1'  altro,  ritornò 
a  Malamocco,  e  solo  nel  656  potè  ritor 
naie  alla  propria  sede.  Dopo  questo  ve 
scovo  Malamocco  divenne  anch'esso  se 
de  vescovile,  poi  trasportata  a  Chioggia 
Nel  66  1  il  b.  Vitale  padovano  fu  prò 
clamato  vescovo  ;  nel  y65  GiosefTe  ita 
liano  che  riparò  la  cattedrale;  nel  780 
Rodo  italiano,  al  cui  tempo  Carlo  Magno 
concesse  ai  vescovi  ampli  privilegi,  con- 
fermati dal  nipote  Lodovico  II;  nell'849 
Rosio  o  Rorio  francese,  sotto  il  quale 
Lotario  I  con  diploma  pose  la  chiesa  di 
Padova  sotto  la  protezione  imperiale,  e 
viveva  nell'874-  Questo  insigne  vescovo 
chiamò  in  Padova  una  colonia  de'bene- 
detlini  di  Monte  Cassino  nell'860,  ovve- 
ro li  ripristinò,  poiché  si  dicono  intro- 
dotti a  tempo  di  Carlo  Magno,  li  pose 
in  s.  Giustina  e  confermò  loro  il  posses- 
so di  tal  basilica  allora  de'vescovi,  onde 
non  pochi  viaveano  abitato,  fabbricò  per 
essi  il  monastero  e  in  morte  li  dichiarò 
eredi.  Nell'894  Osbaldo,  sotto  di  cui  Be- 
rengario I  donò  la  corte  poi  pieve  di  Sac- 
co, beneficandone  i  canonici,  in  occasio- 


P  AD 

ne  che  si  recò  a  Padova  per  opporsi  à« 

gli  ungali  ;  nel  91  i  Sibico  oltramonta- 
no die  ristorò  la  chiesa  dai  mali  sofferti 
pei  gli  ungali,  anche  ne' suoi  privilegi  -, 
nel  f)i2  Yualasso  francese  che  ricorse 
contro  gli  uugari  a  Rodolfo  di  Borgogna 
e  re  d'Italia,  ed  ottenne  la  conferma  dei 
privilegi  della  chiesa  ;  nel  938  Pietro  III 
Picacapra  padovano,  cui  si  dà  il  titolo  di 
beato,  avendo  uè'  due  anni  del  suo  ve- 
scovato difesa  la  cattolica  fede,  mentre 
1'  eresia  ariaua  contaminava  ancora  la 
Lombardia;  nel  qìS  Ihldeberto  ol tra- 
montano che  celebrò  nella  cattedrale  di 
s.  Maria  uu  sinodo  pei  bisogni  della  chie- 
sa ed  estirpazione  dell'eresia  ariaua,  in 
cui  riuscì  felicemente,  confermando  ai 
canonici  le  loro  possessioni  che  pure  am- 
pliò, e  procurandone  la  conferma  da  Be- 
icngario  11.  Nel  qG4  a  vantaggio  di  que- 
sta sede  vi  fu  promosso  Gauslino  Tran- 
salgardo  padovano,  che  subito  commosso 
dall'infelice  stalo  della  chiesa  di  s.  Giu- 
stina, per  ripararvi  fece  donazione  ai  mo- 
naci d'alcuni  beni,  e  portatosi  in  Acqua- 
pendente da  Ottone  I,  conseguì  ampio 
diploma  di  conferma  ai  privilegi  e  beni 
della  chiesa  padovana  e  loro  appartenen- 
ze, con  facoltà  di  fabbricare  castelli  e  for- 
tezze, ed  altre  concessioni;  però  recan- 
dosi in  Padova  il  di  lui  figlio  Ottone  II 
nel  983,  tranne  pochi  riuscì  a  tutti  mo- 
lesto, e  nel  99)  vi  fu  pure  Ottone  III. 
Prima  di  morire  Gauslino  ebbe  la  conso- 
lazione dello  scuoprimento  del  corpo  di 
s.  1  ulenzio,  e  nel  1 009  ne  occupò  la  sede 
Orso  francese  di  segnalata  bontà,  anche 
igli  benemerito  del  monastero  di  s.  Giu- 
stina, ottenendo  da  Enrico  II  la  confer- 
ma delle  prerogative  di  sua  chiesa,  indi 
fondo  il  monastero  di  s.  Pietro.  Porta- 
tosi dall'imperatore  Corrado  II,  anco  da 
Ini  (Etienne  egual  conferma,  avendo  l'im- 
peratore con  diploma  approvato  la  do- 
nazione Bitta  all'abbazia  ile' cliiniacensi 

di  Carrara,  da  LitoHb  lìdio  di  Gomber- 
lo  da  Carrara,  stipite  di  tal  celebre  fa» 

miglia.  ÌNcl  iuji  dncuuc  vescovo  Biu- 


PAD  ia3 

cardo  di  Gei  mania,  leggendosi  prima  di 
lui  odi' Italia  sacra  un  Astolfo:  bene- 
ficò il  monastero  di  s.  Giustina  e  quel- 
lo di  s.  Stefano,  e  nel  io44  g''  successe 
Arnaldo  di  Germania  che  impetrò  da 
Enrico  III  l'approvazione  delle  immu- 
nità ed  esenzioni  godute  dai  canonici. 
Nel  1049  il  b.  Bernardo  de' conti  Mai- 
traverso  padovano,  il  quale  ricevette  dal 
nominato  imperatore, a  mezzo  dell' im- 
peratrice Agnese,  autorità  di  battere  mo- 
neta in  Padova  nel  1049,  come  eseguì, 
con  facoltà  di  mettervi  da  un  lato  l'im- 
periale effigie  ,  dall'  altro  la  figura  della 
città,  com'egli  vi  signoreggiasse,  perchè 
forse  il  vescovo  era  allora  capo  del  co- 
mune. Delle  monete  di  Padova  fu  rac- 
coglitore il  conte  Giovanni  Lazzara  pa- 
trizio padovano:  il  .Muratori  nella  (Us- 
seri. 27  parla  di  diverse  di  esse  battute 
dalla  repubblica  padovana,  ed  anche  dai 
Carraresi  Francesco  I  e  Francesco  li.  Di 
altre  cose  fu  benemerito  il  b.  Bernardo, 
che  in  Padova  accolse  s  Leone  IX,  da  cui 
implorò  1'  assoluzione  per  le  censure  in- 
corse dai  fautori  dell'arianismo, eia  con- 
ferma de'  privilegi  di  sua  chiesa. 

L  Merico  germano  fu  vescovo  nel  1  oGo 
che  s.Gregorio  VII  spedì  legato  ad  En- 
rico IV  con  s.  Pietro  Igneo:  ritrovando- 
si sotto  di  lui  il  corpo  di  s.  Daniele  le- 
vita e  martire  in  s.  Giustina,  trasferito 
alla  cattedrale, a  questo  edificò  una  chie- 
sa ,  ordiuando  1'  ampliazione  e  abbelli- 
mento dell'altra.  Per  gli  abusi  che  na- 
scevano nelle  elezioni  dei  vescovi,  s.  Gre- 
gorio VII  decretò  che  ne  fossero  eletto- 
ri,oltre  i  canonici  della  cattedrale,  abba- 
ttili s.  Juslinac,  s.  Sopliiae,  s.  Andreae 
piiii-positus,  primiceriumque  poncho* 
rum  dioccesis.  Durando  lo  coi 
delle  investiture  ecclesiastiche  e  I  inimi- 
cizia di  Enrico  IV  contro  S. 
A  II,  l'imperatore  lece  1  '. 

pa  i  .Irniente   III,  e  portatosi  COO   I 

Padova  rimosse  l  Iderioo  dalla  sede  e 
v'intruse  Mi  Ione  nobile  tedesco,  paren- 
ic  dcU'iinperalrice  Berta, cb<  pei 


i^4  PAD 

fìzi  onde  fu  largo  coi  padovani,  non  sa- 
pendosi più  contezza  di  Ulderico,  fu  nel 
1086  riconosciuto  per  vescovo.  Milone 
si  fece  quindi  mediatore  cogl'  imperiali 
coniugi  di  tutte  le  grazie  e  favori  che 
prodigarono  a  Padova,  come  del  suo  in- 
grandimento; e  poscia  in  Pieve  di  Sac- 
co rifabbricò  la  chiesa  maggiore,  istituì 
la  collegiata  de' canonici ,  e  donò  molte 
possessioni  alle  monache  di  s.  Pietro,  con 
approvazione  dell'antipapa,  cui  allora  fa- 
talmente obbedivano  i  padovani,  conva- 
lidala uel  1091  da  quella  di  Enrico  IV 
che  ancora  dimoiava  in  Padova.  Nel 
1  100  gli  successe  il  vescovo  Pietro  Ter- 
gola  padovano,  che  ratificò  e  ampliò  i 
beni  di  s.  Giustina,  compì  la  detta  chie- 
sa in  Pieve  di  Sacco,  e  nel  1  1  1  7  f u  te- 
stimonio del  diroccamento  della  catte- 
drale di  s.  Giustina  pel  tremendo  terre- 
moto che  rovinò  molte  città,  indi  gareg- 
giò coi  padovani  e  coi  monaci  per  la  ri- 
parazione dei  due  templi.  Nel  1  1  1  8  gli 
successe  Sinibaldo  oltramontano,  zelan- 
te di  dette  riparazioni  ;  per  sua  morte  il 
capitolo  si  divise  nella  scelta  del  succes- 
sore, onde  Calisto  II  nel  1  123,  dopo  aver 
confermato  i  privilegi  della  chiesa  pado- 
vana e  quelli  di  s.  Giustina,  e  posto  sotto 
la  protezione  della  s.  Sede  il  capitolo,  scel- 
se l'arciprete  della  cattedrale  s.  Bellino  di 
Germania  e  lo  consagrò  per  vescovo,  di- 
chiarando soggetto  alla  sede  apostolica  il 
nuovo  monastero  di  Praglia,  fondato  dai 
Maltraversi,  il  quale  soppresso  nelle  vi- 
cende degli  ultimi  tempi,  anni  addietro 
fu  meritamente  riaperto.  Bellino  curò  il 
compimento  della  riedificazione  della  cat- 
tedrale, si  portò  in  Roma  al  concilio  di 
Laterano  11,  celebrato  da  Innocenzo  II, 

che  dichiarò  il  monastero  di  Praslia  ad- 

o 

detto  al  celebre  Polirone  di  Mantova, 
ciò  che  confermò  Eugenio  III  e  Innocen- 
zo IV,  mentre  Nicolò  V  l'unì  al  mona- 
stero di  s.  Giustina.  Nel  1  1 48  s.  Bellino 
morì  vittima  e  martire  dell'odio  di  Ca- 
podivacca,  per  difendere  le  decime  e  le 
ragioni  di  sua  mensa,  onde  i  canouici, 


PAD 

con  l'abbate  di  s.  Giustina,  ed  altri  cui 
spettava  eleggere  il  successore,  nel  1  149 
sostituirono  Giovanni  Caccio  nobile  pa- 
dovano, chiaro  nella  scienza  legale  dei 
canoni  e  di  esemplare  vita,  al  cui  tempo 
Adriano  IV  confermò  i  privilegi  de' ca- 
nonici -.sebbene  prima  del  1  1  5o  vi  furo- 
noaltri  arcipreti  di  Padovani  documento 
riporta  lodali  Ughelli  ne  incomincia  la  se- 
rie a  tale  anno  e  prosiegue  al  1  7  1  3.  Nel 
1  1 69  gli  stessi  elettori  gli  diedero  in  suc- 
cessore Geraldo  Pomedello  nobile  pado- 
vano, professore  di  leggi,  prudente  e  vir- 
tuoso pastore:  sotto  di  esso  confermò  i 
privilegi  alla  chiesa  e  canonici  Alessan- 
dro III,  ed  egli  compose  le  differenze  tra 
i  monaci  di  s.  Giustina  ed  i  canonici,  ed 
intervenne  al  concilio  di  Laterano  III. 
Giordano  Maltraversi  preposto  di  Mo- 
dena venne  eletto  nel  1214,  nel  cui  ve- 
scovato furono  introdotti  in  Padova  i  do- 
menicani. Nel  1  229  gli  successe  Giacomo 
Corrado  arciprete,  che  per  morte  di  s. 
Antonio  ne  promossela  canonizzazione, 
quale  celebrò  Gregorio  IX  con  bolla  di- 
retta alla  città,  Curii  dical  Domitius,  e 
con  altra  indirizzata  a  lutti  i  fedeli. 

Per  la  tirannide  di  Ezzelino  vacò  la 
sede  dal  1239  al  i25o,  in  cui  fu  vesco- 
vo M.  Gio.  Battista  Forzate  nobile  pa- 
dovano, dotto  in  giurisprudenza,  ma  si- 
no alla  morte  d'Ezzelino  si  astenne  dal 
recarsi  alla  sede,  ed  impetrò  da  Urba- 
no IV  l'approvazione  apostolica  dell'  u- 
niversità.  Nel  i3o2  Pagano  Tulliani 
nobile  milanese,  di  singolari  doli  ornato, 
che  riedificò  con  maggior  magnificenza 
l'episcopio  e  fece  altre  cose,  lldebrandi- 
110  Conti  nobile  romano,  munifico  coi  po- 
veri, lodato  pastore,  al  cui  tempo  e  uel 
1  34o  il  cardinal  Guido  di  Boulogne,  le- 
galo di  Benedetto  XII,  tenne  un  conci- 
lio in  Padova  per  la  riforma  de'  costu- 
mi e  il  bene  della  chiesa,  coll'interven  • 
to  di  Bertrando  patriarca  d'Aquileia: 
gli  alti  sono  nelle  raccolte  de'  coucilii  ; 
altri  lo  registrano  al  1  35o,  e  dicono  il 
cardinale  legato  di   Clemeule  VI.  Nel 


PAD  PAD                     i  a  5 

i3^9  Pileo  de'conli  Praia  padovano,  inconsulto  e  studiosissimo  ,  autore  delle 
che  fu  largo  di  beneficii  con  la  chiesa:  Vite  de  Papi:  abbellì  e  aumentò  I' epi- 
nel  i3yo  traslato  a  Ravenna,  'meli  crea-  scopio.  Nel  1/181  Pietro  Fosearo  nobile 
to  cardinale,  fondò  in  Padova  il  collegio  veneto,  indi  cardinale.  Nel  i4S5  Inno- 
Pratense, e  di  lui  parlo  alla  sua  biogra-  cenzo  Vili  ne  affidò  l'amministrazione 
fra,  quale  l'hanno  gli  altri  vescovi  di  Pa-  al  cardinal  Giovanni  Michitli  nipote  di 
dova  cardinali.  A  suo  tempo  Urbano  V  Paolo  li,  a  fronte  che  i  veneziani  non 
istituì  nell'università  Io  studio  generale  gli  volevano  dare  il  possesso,  perchè  bra- 
di teologia.  Questo  Papa  da  Cervia  qui  mavano  eletto  il  raccomandato  dai  pa- 
tiasferì  Giovanni  Piacentini  di  Palina,  dovani.  Nel  1 488  Pietro  Barocci  nobile 
che  neh  3yo  passò  ad  Orvieto,  nel  1  376  a  veneto,  traslato  da  Belluno,  dottissimo 
Venezia,  fatto  anticardinaledall'antipapa  e  di  somma  integrità,  autoredi  opere, 
Clemente  VII.  Allorché  Padova  fu  si-  onde  Pio  li  lo  voleva  cardinale  se  egli 
gnoreggiatadal  Visconti, questi  nel  i38q  non  moriva,  e  fu  eccellente  vescovo,  al- 
otlenne  per  vescovo  Giovanni  Anselmini  tamente  encomiato  :  nell'aula  dell' epi- 
nobile  padovano,  ma  al  ritorno  dei  Car-  scopio  fece  dipingere  la  serie  de'vescovi. 
ra resi  fu  trasferito  ad  Adria  nel  1  3g3,  e  Nel  i5oc)  il  cardinal  Sisto  Gara  della 
fatto  successore  Ugo  Roberti  di  Reggio  Piovere.  Nel  1 5 1  7  il  cardinal  .Marco  Cor- 
vescovo  di  detta  chiesa,  nel  1402  tra-  naro,  già  patriarca  di  Costantinopoli  e 
slato  al  patriarcato  alessandrino.  Allo-  poi  arciprete  Vaticano.  Nel  1  5^4  il  car- 
ia Bonifacio  IX  dichiarò  amministratore  nal  Francesco  Pisani,  che  rifece  sontuo- 
Stefano  Carrara  figlio  di  Francesco  II,  samente  la  cattedrale,  ed  abbellì  l'epi- 
e  canonico  della  cattedrale  :  accrebbe  gli  scopio.  Esso  nel  1  T28  cede  la  sede  al 
ornamenti  della  cattedrale  e  vi  eresse  nipote  Luigi  Pisani  poi  cardinale,  il  qua- 
l 'a  Ita  re  di  s.  Stefano;  ma  presa  Padova  le  edificò  il  monastero  di  s.  Marco.  -Nel 
dai  veneziani,  si  rifugiò  a  Roma  e  fu  1  T70  s.  Pio  V  nominò  vescovo  >icolò 
fatto  da  Innocenzo  VII  vescovo  di  JN'ico-  Ormanetto  veronese,  encomiato  per  let- 
sia,  poi  di  Teramo  e  di  Tricarico,  e  mo-  telatura  e  virtù  ,  imitatore  di  quelle  di 
rendo  in  Roma  nel  1 44f)  ^u  sepolto  in  s.  Carlo,  e  nunzio  benemerito  in  Spa- 
s.  Clemente  con  marmorea  iscrizione.  Nel  gna  di  Gregorio  XIII.  Questi  nel  1^77 
i4^8  Pietro  Donato  nobile  veneto,  dot-  da  Bergamo  vi  trasferì  Federico  Corna- 
tissimo  nel  gius  canonico  e  governatore  ro,  che  nelle  due  chiese  eresse  il  semina- 
di  Perugia,  uno  de'presidenti  del  conci-  rio,  e  fece  quelle  opere  narrate  alla  sua 
lio  di  Basilea,  adoperato  in  altri  gravi  biografìa,  indi  cardinale.  Da  Ceneda  vi  fu 
affari  della  Sede  apostolica.  Ristatilo  Te-  traslato  il  cardinal  Pietro  Valerio,  mor- 
piscopio,  fece  confermare  da  Eugenio  IV  to  nel  1628,  cui  successe  nel  i6?.q  il 
i  privilegi  dell'università,  ed  aumentò  i  cardinal  Federico  Cornare,  già  di  Vicen- 
pregi  della  chiesa  padovana.  Nel  i448  za,  poi  nel  i632  patriarca  di  Venezia, 
da  Creta  vi  passò  Fantino  Dandolo  no-  Nel  1664  il  b.  Gregorio  cardinal  Barba- 
bile  veneto,  chiaro  per  dottrina  e  altre  figo,  modello  de'  vescovi,  sommamente 
doti.  Per  morie  di  Gregorio  Corrado,  de-  benemerito  di  Padova,  celebrato  nella  sua 
gno  vescovo  designato,  nel  i4~«)  Pioli  biografia  ed  altrove.  Gli  successe  nel  «697 
dichiarò  amministratore  il  cardinal  Pie-  il  cardinal  Giorgio  Cornaro,  ampliò  le  pie 
tro  Barbo  veneto,  che  governò  un  anno  istituzioni,  protesse  lo  studio  delle  lette- 
cori  integrità  e  nel  t\(ì{  Fu  esaltato  al  re  e  l'incremento  del  seminario  e  del- 
pontificato  col  nome  di  Paolo//.  In  sua  la  disciplina  ecclesiastica  :  con  questi  nel' 
vece  Pio  lì  trasferì  da  Belluno  Giaco-  l'Imbelli,  Italia  sacra',  t.  5»,p.  )i8,e  i<>, 
mu  Zeno  nobile  vcucto,  gravissimo  giù-  p.  323,  si  termina  la  serie  de'vescovi .  the 


i  26  P  A  D 

compirò  colle  Notizie  di  Roma.  172  3 
cardinal  Gio.  Francesco  Barbarigo,  tra- 
slato da  Brescia,  loda  rissimo;  i7  3oGio. 
Ottoboni  nobile  veneto,  traslato  da  Na- 
zianzo  in  parlibus,  con  ritenzione  del  ti- 
tolo arcivescovile;  1  743  cardinale  Carlo 
Rezzoiiico  consagrato  da  Benedetto  XIV, 
cui  nel  1758  successe  col  nome  di  Cle- 
mente XIlIj  1708  Santi  Veronese  no- 
bile veneto,  indi  cardinale;  1767  cardi- 
nale Antonio  Marino  Prìuli nobile  vene- 
to, traslato  da  Vicenza;  1772 Nicolò  An- 
tonio Giustiniani  cassiuese,  nobile  vene- 
to, trasferito  da  Verona,  benemerentis- 
simo vescovo  ,  morto  nel  1796,  dopo 
avere  nel  1786  in  Padova  pubblicato: 
Serie  cronologica  de  vescovi  di  Padova, 
dedicata  a  Pio  FI.  Nel  1807,  dopo  sede 
vacante,  Francesco  Scipione  de'marchcsi 
Dondi  dell'Orologio,  nobile  padovano, 
già  di  Tremito  inparlibus,  fatto  nel  1 80  *>, 
come  vicario  capitolare  e  canonico  del- 
la cattedrale:  benefico  col  seminario,  la 
sua  carità  venne  principalmente  speri- 
mentata nella  carestia  del  18  17,  ricusò 
la  chiesa  di  Milano  per  amore  alla  pro- 
pria, e  morendo  nel  1819  lasciò  diverse 
opere  stampate  in  Padova,  frutto  dei 
suoi  dotti  e  indefessi  studii,  fra  le  quali 
nominerò:  Due  lettere  sopra  la  fabbri- 
ca della  cattedrale  di  Padova:  Sinodo 
inedito  e  memorie  della  vita  di  Pileo 
Praia;  Dissertazione  sopra  la  storia  ec- 
clesiastica di  Padova;  Serie  storico  cro- 
nologica de1  canonici  di  Padova  ;  Dis- 
sertazione sopra  li  riti,  la  disciplina  e  le 
costumanze  della  chiesa  di  Padova  sino 
al  XIV  secoloj  oltre  le  molte  Pastorali, 
Omelie  e  Lettere.  Pio  VII  nel  1  82  1  pre- 
conizzò vescovo  l'attuale  monsignor  Mo- 
desto  Farina  di  Lugnano  diocesi  di  Co- 
mo. Dall'  ultima  proposizione  concisto- 
riale si  rileva:  che  nella  città  vie  ilcou- 
vento  de'francescani  con  ventilali, con  con- 
servatorio, diverse  confraternite,  e  3or) 
parrocchie  nell'ampia  diocesi  ;  che  ogni 
vescovo  è  lassato  in  fiorini  2008,  ascen- 
dendo le  rendile  a  scudi  664.0. 


P  A  D 

PADRE,  Pater.  Questo  nome,  olire 
la  suaordinaria  significazione,  cioè  il  ma- 
schio di  qualunqne  animale  che  ba  fi- 
gliuoli, dicesi:  i.°  della  prima  persona 
della  ss.  Trinità,  il  Padre  Eterno,  e  si 
dà  spesso  a  Dio  il  nome  di  padre  e  di 
padre  celeste;  il  nostro  padre  è  Dio  per- 
chè qualunque  sia  il  rispetto  che  dob- 
biamo ai  padri,  giusta  i  dettami  della  na- 
tura, Dio  deve  trovare  nel  nostro  cuo- 
re una  preferenza  universale  al  disopra 
di  quelli:  Gesù  Cristo  è  chiamato  padre 
del  secolo  futuro,  perchè  egli  ci  genera 
per  l'eternila. 

2.0  Dei  Patriarchi  o  capi  di  famiglie 
e  delle  generazioni,nominati  nell'antico 
Testamento  da  Adamo  fino  a  Giacobbe: 
il  primo  padre  de'  viventi  è  Adamo  ;  il 
padre  de'ciedenti,  il  padre  della  circon- 
cisione è  Àbramo,  eh'  è  detto  anche  il 
padre  di  molte  nazioni,  essendo  usciti  da 
lui  gli  ebrei,  ismaeliti,  idumei  e  molli 
altri  popoli.  Padre  nella  sacra  Scrittura 
si  prende  eziandio  per  l'avo,  il  bisavo  e 
il  primo  padre  d'una  famiglia. 

3."  Degli  antichi  Dottori  della  Chiesa 
che  ce  ne  hanno  conservata  la  tradizio- 
ne ne'loro  scritti:  la  qualità  di  padri  at- 
tribuita  agli  antichi  patriarchi,  perchè 
essi  erano  i  padri  e  i  dottori  delle  loro 
famiglie,  passò  dal  vecchio  al  nuovo  Te- 
stamento; la  Chiesa  onorò  di  questo  ve- 
nerabile titolo  i  dottori  che  fiorirono 
durante  i  primi  dodici  secoli  di  essa, 
cioè  dopo  gli  apostoli  fino  a  s.  Bernar- 
do, chiamalo  V  ultimo  de' padri  ,  non 
già  perchè  ne  sia  distrutta  la  sorgente, 
ma  perchè  essendo  nata  in  quei  tempi 
la  scolastica  (cioè  quella  parte  di  teolo- 
gia, la  quale  discute  le  questioni  col  soc- 
corso della  ragione  e  degli  argomenti),  i 
teologi  adottarono  nuove  determina/io- 
ni, prendendo  un  nuovo  metodo  di  spie- 
gare. 1  teologi  della  chiesa  romana,  che 
trattarono  dell'autorità  de'padri,  i  qua- 
li ingeneratesi  può  dire  che  furono  l'a- 
nima e  lo  spirito  de'concilii  (il  3.°  di  Co- 
stantinopoli ed  8.°  generale  comandò  se« 


PAD 

^uire  i  decreti  de'  padri,  riguardarli  co- 
me fiaccole  che  sempre  c'illuminano  e  la 
cui  luce  non  può  essere  spenta),  hanno 
intorno  a  ciò  diverse  opinioni  :  gli  uni 
hanno  data  troppa  estensione  all'auto- 
ritàstessa,  parificandola  a  quella  de'pro- 
fetic  degli  scrittori  sacri; altri  l'hanno  ri- 
stretta di  troppo; altri  finalmente  tenen- 
dosi in  un  giusto  mezzo  hanno  accorda- 
to ai  padri  l'autorità  legittima  che  loro 
è  dovuta,  senza  attribuire  ad  essi  quella 
che  non  viene  loro  accordata  dalla  Chie- 
sa. E  quindi  da  ritenersi  costantemente 
che  le  diverse  mende  che  si  rilevano  nel- 
le opere  de'padri,  non  ne  affievoliscono 
punto  l'autorità,  e  che  utilissima  ne  è  la 
lettura,  quando  si  fa  colla  stessa  disposi- 
zione d'animo  colla  quale  vennero  com- 
poste, cioè  con  uno  spirilo  di  umiltà,  eli 
rettitudine,  di  carità  e  di  zelo.  Abbiamo: 
Della  lettura  de'padri  della  Chiesa ,o  me- 
todo per  leggerli  utilmente, Parigi  1697. 
().  Cubauchet,  Istoria  de'  pruni  tempi 
della  Chiesa  e  dell'  impero  sino  al  con- 
cilio di  Nicea  I, connotizia  sul  pruni  pa- 
dri della  Chiesa  sino  al  II'  secolo,  Mi- 
lano 184". 

4-°  Del  sommo  Pontefice  che  chia- 
miamo Santo  o  Santissimo  o  Beatissimo 
(/'.)  Padre;  il  nome  padre  è  convenien- 
lissimo  al  Papa  (^.),  come  padre  di  tut- 
ti i  fedeli  e  de  pastori, come  vescovo  dei 
vescovi,  quindi  padre  de'  padri,  e  padre 
della  Chiesa  universale  e  apostolica  ro- 
mana cui  presiedeva  quale  è  madre  co- 
mune di  tutte  le  chiese,  occupando  il 
luogo  del  principe  degli  apostoli,  ed  es- 
sendo vicario  di  Cristo.  Tertulliano  nel 
Il  secolo  denominò  il  Pontefice  romano, 
Pontefice  massimo,  veSCOVO  de'  vescovi. 
/'.  Nomb  db'  Pam.  Stefano  vescovo  di 
Cartagine  nella  lettera  scritta  a  s.  Dama- 
lo I  Papa  del  3f>-,  a  nome  ili  tre  eon- 
cilii  africani,  lo  chi. uno  Patire  de'  padri, 
sublimato  al  colmo  apostolico,  e  sommo 
Pontefice  di  tutti  1  presidi  j  ed  lucilia  io 
di  Reimv'/i  Concd.  Pont.'ng.  can.  1,  de- 
nominò il  Papa,  l\idi  t  tpiriiuale  Hi  tulli 


PAD  i»7 

1  fedeli,  sommo  Pontefice,  Papa  vene- 
rabile ed  universale.  Il  Papa  s.  Felice 
III  del  484  fu  il  primo  a  chiamare  V  Im- 
peratore (che  come  i  re  ed  altri  sovra- 
ni cattolici  scrivendo  al  Pontefice  lo  dila- 
niano padre  e  si  sottoscrivono y?^// )col 
nome  di  Figlio,  al  quale  articolo  e  a  Difen- 
sore della  Chiesa  parlai  delle  adozioni 
cheiPapi  facevano  di  figli,  tanto  gl'impe- 
ratori che  i  re.  A  Cbistiabissimo  di->-«i  del 
titolo  d'i  figlio  primogenito  della  Chiesa 
dato  dai  Pontefici  ai  re  di  Francia.  Delle 
forinole  usate  dai  Papi  scrivendo  ai  so- 
vrani, cardinali,  vescovi,  ec.^  parlo  ai  ri- 
spettivi articoli,  tuttavia  si  può  consul- 
tareEMiNENZA, Diletto,  Fratello,  Let- 
tere apostoliche,  Diploma.  -Nella  Difesa 
del  diploma  di  s.  Gregorio  I,  Calogerà, 
t.  46,  p.  18  e  if),vi  sono  esempi  in  cui  i 
Papi  chiamarono  figli  gli  arcivescovi  ed 
i  vescovi,  e  questi  fecero  il  simile  con  al- 
tri vescovi. 

5.°  Dei  vescovi,  e  fu  loro  anticamen- 
te particolare,  come  osserva  il  Musanzio, 
in  Tahiti,  chronnl.  p.  ~3;  mentre  il  Cu- 
rio afferma,  in  NoLrom.  Pont.  p. 
eh' è  pure  antico  l'uso  di  chiamar  padri 
i  preti  regolari  o  religiosi  :  con  questo  no- 
me principalmente  furono  distinti  i  fon- 
datori degli  ordini  e  congregazioni  reli- 
giose, ed  i superiori  generali  di  essi.  Dei 
titoli  de*  regolari  d'ambo  i  sessi  parlo  ai 
loro  articoli,  come  C a: \o.\ico  ,  Monaco, 
Frate  ,  Don,  Reverendissimo  ,  Mvpre  , 
Moh  ICA,  Suora  ed  altri.  Il  Parisi,  Istru- 
zioni t.  3,  p.  -8  e  i.p,  osserva  diverse 
l'orinole  sul  titolo  patite  e  paternità,  e 
che  i  vescovi,  gli  abbati  e  le  persone  che 
esercitavano  autorità  sopra  i  loro  suddi- 
ti, col  titolo  di  paternità,  sono  stali  sem- 
pre ossequiati  nelle  lettere  degli  scrittori, 
massime  ecclesiastici  de' tempi  messane 
chiamandosi  padre  ogni  superiore,  av- 
vertendo che  i  religiosi  non  si  sotl 
Tono  col  titolo  patire,  uè  le  monache  con 
quello  di  madre,  bensì  colfr.,  a 
col  suor. 

0.  Di  quelli  che  si  sono  disliuti  in  miai- 


1^8  PAD 

clic  scienza  e  meglio  per  gì'  istitutori  di 
un'arte  o  scienza,  e  vale  anche  autore;  è 
pur  termine  di  rispetto,  alleilo  e  riverenza 
che  gl'inferiori  danno  spesso  ai  loro  supe- 
riori e  magistrati,  ai  tutori,  educatori  e 
maestri,  i  sudditi  al  sovrano,  i  beneficati  al 
benefattore.  Dicesi  padre  a  coloro  che  so- 
no venerabili  per  la  loro  età,  per  le  loro 
virtù,  per  le  loro  qualità, pei  servigi  ri- 
levanti resi  al  pubblico  e  alla  patria  ;  i 
romani  diedero  il  titolo  di  padre  della 
patria  a  Furio  Camillo  quando  liberò 
Pio  ma  dai  galli  senoni,  ed  a  Cicerone  al- 
lorché scampò  Roma  dalla  congiura  di 
Caldina;  dai  romani  furono  pure  chia- 
mali padri  della  patria,  Romolo  fonda- 
tore dell'alma  città,  Augusto  e  gl'impe- 
ratori successori  ;  ed  a  sua  moglie  Livia, 
da  lui  costantemente  amata  per  1'  eccel- 
lenza di  sue  virtù,  gran  prudenza,  sape- 
re e  alto  valore,  fu  dato  il  titolo  di  ma- 
die  della  patria.  Questo  glorioso  titolo 
si  meritarono  molti  Papi,  il  cardinal  Fi- 
tellcschi }  molti  sovrani  e  benemeriti  per- 
sonaggi. Padri  si  chiamavano  i  senatori 
romani,  come  quelli  di  altre  repubbliche, 
patres,  patres  conscripti.  Romolo  aven- 
do scelto  per  consiglieri  i  oo  distinti  per- 
sonaggi, li  chiamò  senatori,  avuto  riguar- 
do o  all'età,  o  alla  prudenza,  che  ordi- 
nariamente è  propria  de' vecchi;  li  chia- 
mò altresì  patres, padri,  o  per  denotare 
il  rispetto  che  ad  essi  eia  dovuto, o  per 
far  loro  conoscere  che  doveano  essere  i 
protettori  e  quasi  padri  del  popolo.  1  pri- 
mi senatori,  aumentati  da  Romolo  e  da 
altri,  si  chiamarono  patrizi,  e  i  loro  di- 
scendenti si  dissero  di  famiglia  patrizia; 
ma  coloro  che  i  consoli  ed  i  censori  sce- 
glievano fra  i  cavalieri  per  cuoprire  i  po- 
sti vacanti  nel  senato,  erano  chiamati  »a< 
tres conscripti,  perchè  i  nomi  loro  e  quel- 
lo de'primi  senatori  detti  patres  adscri- 
pli,  furono  inscritti  in  un  medesimo  li- 
bro. V .  Nobile,  Patrizio. 

7.0  Più  particolarmente  il  nome  di  pa- 
dre è  proprio  di  quello  che  ha  procrea- 
to figli  ;  a  Madre  dissi  della  voce  Tata 


PAD 

che  presso  il  nostro  volgo  suona  padre, 
mentre  nelle  classi  civili  ordinariamen- 
te dicesi  papà.  Il  patrigno,  vitricus,  è  il 
marito  della  madre  di  colui,  a  cui  sia 
morto  il  padre;  la  matrigna,  noverca,  è 
la  moglie  del  padre  di  colui,  a  cui  sia  mor- 
ta la  madre.  Dicesi  padre  spirituale  il 
Confessore  {V.)-,  ed  anche  il  compare  o  il 
santolo  o  il  Padrino  [V.) ,  così  la  Madri- 
na. Il  4°  precetto  del  Decalogo  ordina 
ai  figli  di  onorare  i  loro  genitori,  pater 
et  genitrixj  ed  a  questi  di  amare  i  loro  fi- 
gli :  de'doveri  di  marito  e  moglie  coniugi, 
e  di  quanto  li  riguarda, come  de'  doveri 
verso  i  figli,  vedasi  Matrimonio,  ove  nel 
§  IV  trattai  delle  adozioni  o  parentela  le- 
gale. I  padri  e  le  madri  hanno  tre  sorta 
di  doveri  da  compiere  verso  i  loro  figli  : 
gli  uni  riguardano  il  corpo  e  la  vita  na- 
turale, gli  altri  la  sostanza  e  la  vita  ci- 
vile, e  gli  ultimi  l'anima  e  la  vita  della 
grazia.  L'educazione  delle  donne  è  forse 
più  interessante  di  quella  dell'uomo,  per 
la  civile  convivenza,  perchè  divenute  ma- 
dri sono  le  prime  educatrici  dell'  uomo 
e  ne  dirigono  i  primi  passi  nel  cammi- 
no della  vita.  Aurea  è  l'opera  del  cardi- 
nale Silvio  Antoniani  :  Dell'  educazione 
cristiana  e  politica  de'  figliuoli,  Milano 
1821.  Eusebio  ossia  della  cristiana  edu- 
cazione, Roma  1828.  Farini,  Del  troppo 
e  del  poco  nell'educazione,  Lugo  1 834- 
Plutarco,  Dell'educazione  de'  figliuoli, 
Pistoia  1806.  Card.  Sadoleto,  Sulla  edu- 
cazione de'  figliuoli,  Pesaro  1 833.  Essen- 
do reciproci  i  doveri  de' genitori  verso  i 
figli,  e  di  questi  verso  quelli, in  qualun- 
que grado  o  condizione  si  trovino  i  figli 
debbono  a'  loro  padri  e  madri  :  1 .°  rispet- 
to e  riverenza  con  gli  alti  e  con  le  paro- 
le, perchè  i  genitori  sono  le  immagini  vi- 
ve del  padre  comune  di  tutte  le  creatu- 
re Iddio;  2.0  amore  di  benevolenza  per 
la  stretta  unione  che  hanno  con  essi,  e  an- 
cor di  gratitudine  per  i  benefizi  ricevuti 
di  vita  e  di  educazione;  3.°  obbedienza 
pronta  e  compiacente  in  tutto  ciò  che  non 
è  peccato  ,  per  1'  autorità  che  i  genitori 


PAD 

per  legge  naturale  e  divina  hanno  sopra 
eli  loro;  4-°aml°  e  sovvenirnento  ne'  lo- 
ro bisogni,  come  nella  vecchiezza  ,  nelle 
malattie,  nella  povertà:  in  tutti  questi 
casi  un  figlio  deve  stimarsi  fortunato  di 
rendere  a  suo  padre  e  a  sua  madre  una 
parte  di  ciò  che  da  loro  ha  ricevuto.  V. 
Uomo,  Donxa,  Figlio,  Fratello. 

PADRINO,  P.atrixo.  Quello  che  tie- 
ne alcuno  o  alcuna  al  Fonie  sacro  o  Bat- 
tesimo, od  alcuno  alla  Confermazione  o 
Cresima  (V-),  dicendosi  madrina  quel- 
la che  fa  altrettanto.  Il  padrino  si  chia- 
ma pure  compare  o  santolo;  egualmen- 
te la  madrina  appellasi  comare  o  san- 
tola ;  dicendosi  rispettivamente  figlioc- 
cio o  figliano  ,  e  figlioccia  o  fìgliana , 
secondo  i  sessi,  i  tenuti  ai  medesimi  sa- 
gramene. A  Comare  e  Madrina  parlai 
del  comparatico,  suoi  vocaboli,  ed  alli- 
nda o  parentela  spirituale,  della  quale 
come  impedimento  spirituale  tenni  pa- 
rola anche  a  Matrimonio  §  IV  (la  quale 
non  contraggono  tra  loro  quei  padrini  e 
madrine  che  tennero  alcuno  anco  insie- 
me al  battesimo),  che  si  contrae  dal  pa- 
drino e  dalla  madrina  coi  figliarti  o  figlia- 
ne, ed  eziandio  coi  loro  genitori,  e  perciò 
è  proibito  al  padre  e  alla  madre  d'  es- 
sere padrino  o  madrina  ile'  loro  figli  :  il 
battezzalo  e  il  battezzante  ,  il  cresimato 
e  cresimante  contraggono  alleanza  o  pa- 
rentela spirituale.  A  Capelli  notai  che 
diveniva  patire  spirituale  chi  accettava 
quelli  d'  alcuno.  Il  Muratori  nella  (Us- 
seri. 33 parla  della  voce  Madrina,  chia- 
mata anche  l'ostetrice  o  Levatrice {F.), 
quasi  una  piccola  madre, orni 'è  pur  detta 
mammana,  e  che  il  compare  dicesi  ezian- 
dio compadre.  Padrino  è  amo  quegli  che 
inette  in  campo  il  cavaliere  nel  Ducilo 
(^.),  e  1'  assiste,  in  alitine  diocesi  nelle 
"vestizioni  delle  monache  hanno  luogo  i 
padrini  e  le  madrine  :  a  Campana  dissi 
dell'antico  abuso,  poi  tolto» di  dare  com- 
pari e  comare  alle  nuove  campane,  nel 
loro  pretesa  battesimo.  L'uso  de'  padri- 
ni  nel  battesimo  è  antichissimo,  e  dicon- 

VOI..   I. 


PAD  iag 

si    istituiti  per  tradizione  apostolica  ;  e- 
gualmente  antichissimo  è  quello  de' pa- 
drini nella  confermazione, come  si  bada  s. 
Gregorio  I  del  T90  e  da  s.  Tommaso  d'A- 
quino. Nell'antica  disciplina  gì' infanti  e 
gli  adulti  erano  cresimati  subito  dopo  il 
battesimo,  il  quale  uso  nella  chiesa  la- 
tina sembra  durato  fino  al  secolo  XII  , 
continuandosi  nella  greca  l'antica  disci- 
plina. Si  attribuisce  a  s.  Igino  Papa  del 
1  3  j  la  prescrizione  di  aggiungere  al  mi- 
nistro del  sagramento  del  battesimo  un 
uomo  o  una  donna  ,  che  servino  di  pa- 
drino e  madrina  :  vedasi  Tertulliano,  De 
baptis.  cap.  1  3.  Nella  dissertazione  sopra 
questo  argomento  del  p.  Chardon,  tra- 
dotta in  latino  con  erudite  note  dal  Zac- 
caria, che  trovasi  nella  raccolta,  De  di- 
sciplina populi  Dei  t.  1,  dissert.  3,  p.  54, 
e  nel  Martene,  De  anliq.  eccl.  rit.  lib.  1, 
art.  6,  molte  cose  si  rinvengono  intorno 
ai  padrini  del  battesimo.  Si  chiamarono 
padrini  ne'primi  tempi  della  Chiesa  quel- 
li che  presentavano  al  battesimo  i  Catecu- 
meni (ove  dissi  chegl'istruivano  in  man- 
ca nzade'catechisti),  e  dopo  essere  sta  ti  im- 
mersi li  ricevevano  al  sortire  de  sacri  fon- 
ti, de  lavacri  fonte  susci piuntj  per  questa 
ragione  si  dicevano  anche  susceptores,  ri- 
cevitori.  I    padrini   furono  chiamati  da 
s.  Dionisio areopagila,  fìdejussores,  quasi 
sicurtà  alla  Chiesa  con  guarentirne  la  te- 
de, dalla  qual  testimonianza  si  rileva  sta- 
biliti i  padrini  nell'oriente  nei  tempi  a- 
postolici  ;  da  Giustino  o/ferentes;  da  Ter- 
tulliano sponsores  o  mallevadori  ;  da  s. 
Agostino  fida  magistri  o  maestri  del  vi- 
vere cristiano;  da  s.  Gregorio  Nasiante- 
no  initiatores,  quasi  maestri  dei  novizi  ; 
dai  concilii  cotnpalres,  vale  a  dire  com- 
pagni ai  padri  nell' educare  i  6gli;edal 
menzionato  s.  Igino  pattini 3  comi 
coli  0  vice-padri,  dal  quale  pure  ri 

(he  più  padrini  si  solavano  1  >  - 1 1  <  • .  men- 
tre un  concilio  di  Parigi  gli  appell 
troni,  forse  per  errore  dello  scrittoi  l 
ooodoil  Maeri  Questo  concilio  celebrato 
nell'  S?.q  decretò,  non  doversi  ricevere 

9 


i3o  PAD 

per  padrini  né  al  battesimo,  uè  alla  con- 
fermazione quelli  che  non  sono  istruiti, 
perché  sono  obbligali  istruire  quelli  dei 
(fnali  si  fanno  mallevadori  presso  Dio; 
imperocché  se  nei  primi  secoli  ne'  quali 
baltezzavasi  quasi  soli  adulti,  si  richie- 
devano padrini  che  per  loro  promettes- 
sero, molto  più  ne'secoli  posteriori  quan- 
do poco  meno  che  soli  fanciulli  si  battez- 
zavano. 11  concilio  di  Metz  dell'888  or- 
dinò che  un  fanciullo  non  sia  tenuto  al 
(onte  da  più  d'  uno,  per  timore  di  non 
dare  occasione  al  demonio  di  avvilire  un 
tal  ministero.  Ma  non  venne  eseguito,  poi- 
ché talvolta  se  ne  presero  sei,  tre  d'  un 
sesso  e  tre  d'un  altro.  11  concilio  tenuto 
in  York  nel  i  icj5  dispose,  che  nel  bat- 
tesimo non  potessero  intervenire  che  due 
padrini  e  una  madrina,  o  due  madrine 
e  un  padrino, disciplina  che  durò  lunga- 
mente, e  in  Francia  nel  secolo  XVII  sus- 
sisteva. Quellodi  Augusta  del  i348  pre- 
scrisse, che  i  padrini  e  le  madrine  saran- 
no interrogati,  e  se  non  sono  bene  istrui- 
ti, e  se  non  hanno  l'età  richiesta,  saran- 
no licenziati.  Nel  1  536  il  concilio  di  Co- 
lonia volle  avvertili  i  padrini  e  le  ma- 
drine ,  che  levano  un  bambino  al  sacro 
fonte,  che  lo  presentano  al  battesimo  a 
nome  della  Chiesa  e  sulla  fede  della  Chie- 
sa, e  che  si  rendono  in  qualche  modo  mal 
levadoii  del  fanciullo,  rispondendo  in  no- 
me suo  ;  che  perciò  avranno  cura,  subito 
che  il  suo  spirito  coruincierà  a  sviluppar- 
si, d'insegnargli  il  simbolo,  l'orazionedo- 
menicale,  e  di  esortarlo,  quando  l'occa- 
sione il  richieda,  di  tenere  una  condotta 
degna  di  Gesù  Cristo  e  dell'impegnoch'e- 
gli  ha  contratto  nel  suo  battesimo;  il  per- 
chè sarà  meglio  eleggerli  di  età  matura, 
che  troppo  giovani. 

Anticamente  di  rado  i  padrini  impo- 
nevano ai  loro  figliocci  il  Nome,  sul  cam- 
biamento del  quale  parlai  pure  a  Con- 
ierm azione.  Si  faceva  ai  padrini  ed  ai 
ministri  sacri  un  laulissimo  banchetto  nel 
giorno  che  divenivano  padrini,  che  poi 
iu  moderato  dal  ?..°  concilio  di  Magon- 


P  AD 

za  ;  mentre  altri  concilii  posero  limite  ai 
donativi  de'  con) pari  e  Comari  (F.),ove 
ne  feci  parola.  Si  attribuisce  a  s.  Adeo- 
dato Papa  del  61  5,  la  proibizione  ai  pa- 
dri e  alle  madri  di  fare  da  padrini  o  ma- 
drine ai  loro  figli,  e  che  il  figlio  del  pa- 
drino non  potesse  sposare  la  donna  che 
suo  padre  avea  tenuta  al  battesimo, ou- 
de  nacque  il  grado  di  affinità  spirituale 
tra' compari,  la  quale  forse  meglio  inco- 
minciò neirVIII  secolo;  non  maucano  e- 
sempi  di  matrimoni  sciolti  per  questa  pa- 
rentela spirituale, e  all'articolo  Francia. 
si  vedono  quelli  dei  re  Chilperico  1,  Ro- 
berto II  e  Filippo  V.  Nelle  leggi  di  En- 
rico I  re  d'Inghilterrra  si  comanda,  che 
1'  uccisore  di  un  padrino  paghi  la  pena 
al  figlioccio  e  viceversa  1'  uccisore  del  fi- 
glioccio la  [laghi  al  padrino, a  proporzio- 
ne di  quanto  avrà  lassato  il  fisco:  tanta 
era  I'  affinila  fra' padrini  e  i  figliocci.  Il 
p.  Chardon,  Storia  de  sagrai/tenti  cap. 
1 4,  l»*a  le  altre  cose  dice,  parlando  de'  pa- 
drini, che  gli  scomunicati, i  penitenti  pub- 
blici, ed  i  mouaci  non  devono  farsi  pa- 
drini ,  citando  il  canone  d'  un  concilio. 
Elia  vcsco*o  d'  Usez  esclude  da  questo 
ministero  quelli  che  non  ricevettero  il  sa- 
gramento  della  confermazione;  e  s.  Cai  lo 
arcivescovo  di  Milano  proibì  ai  pieli  tarsi 
padrini.  Gli  statuti  sinodali  di  Verdun 
fanno  la  slessa  proibizioneai  religiosi  pro- 
fessi e  alle  religiose  ,  alle  quali,  essi  ag- 
giungono, dalla  legge  è  proibito  farsi  dei 
compadri  o  delle  commadri:  questi  stes- 
si statuti  lo  proibiscono  a'fanciulli,  e  ra- 
gione ne  rendono  perchè  ella  è  cosa  ri- 
dicola, che  alcuno  divenga  padre  spiri- 
tuale d'un  altro,  quando  secondo  le  leg- 
gi della  natura  non  può  ancora  avere 
la  qualità  di  padre.  Tra  le  erudi/ioni  ri- 
portate a  Confermazione  sui  padrini  e  ma  - 
di  ine,  evvi  la  disposizione  di  Celestino 
Y,che  in  essa  un  solo  uomo  o  donna  sie- 
110  il  padrino  o  la  madrina  ,  secondo  il 
loro  sesso,  mentre  nel  battesimo  si  con- 
cedono I'  uno  e  l'altra.  Nel  t.  1,  p.  176 
del  Bull,  de  prop./ì<!e)  si  riporta  il  bre- 


PAD 

ve   dì  Clemente  X  degli  i  i  settembre 
1671,  Ca  e  le. sii  bus,  che,  declarat  cerias 
proposiliones  circa  palrinos  in  confinila- 
lione,  et  pò  le  sta  te.  regnlarium  confn  li- 
di confinnationeiii  et  ovdines minores.  Il 
concilio  di  Trento  decretò  che  al  più  nel 
battesimo  si  ammetta  un  padrino  e  una 
madrina,  non  due  uomini  o  due  donne. 
Dal   sinodo  di   Faenza  e  da  alcuni  dot- 
tori venne  approvata  come  lodevole  con- 
suetudine, clic  uno  solo  sia  il  padrino, e 
questo  sia  uomo,  se  il  battezzato  è  fan- 
ciullo, o  donna  se  fanciulla;  al  qual  si- 
nodo concorda  per  modo  di  esortazione 
quello  di  Ferrara  del  17  1  1.  Con  viene  che 
i  padrini  e  le  madrine  sieno  in  età  al- 
meno di  pubertà,  non  meno  di    i4  an- 
ni, e  sieno  munite  della  cresima.  A  que- 
sto uffizio  sono  esclusi  gì'  infedeli  o  ere- 
tici, i  pubblici  scomunicati  o  interdetti, 
non  che  i  pubblici  peccatori,  gli  scandalo- 
si o  infami,  chi  non  adempì  al  precetto 
pasquale  ,  ed  inoltre  quelli  che  non  so- 
no di  sana  mente,  e  neppure  quelli  che 
ignorano  i  priucipiidi  nostra  fede.  A  que- 
sto uffizio  final  niente  non  si  debbono  am- 
mettere i  monaci  e  le  monache,  uè   al 
tri  regolari  di  qualunque  ordine  segre- 
gati dal  secolo,  né  quelli  che  sono  ordi- 
nati in  sacris,  senza  espressa  licenza  del- 
l'ordinario o della  Sede  apostolica.  Il  pa- 
drino o  madrina  del  battesimo  non  può 
esserlo  della  cresima  ,  nella  quale  il  pa- 
drino o  madrina  devono  solo  tenervi  per- 
sone del  loro  sesso,  e  perciò  si  ammette 
un  sol  padrino  o  inaili  ina  ;  nel  battesi- 
mo una  donna  può  sola  fare  da  madri- 
na ad  un  bambino  ,  così  un  uomo  può 
siilo  lare  da   padrino  ad  una  bambina. 
Ninno  può  tenere  a  cresima  nello  stesso 
giorno  più  d'uno,  senza  licenza  dell'  or- 
dinario.  Allorché    nel  battesimo  vi  è   il 
padrino  e  la  madrina,  ambedue  debbo- 
no toccare  e  tenere  l'infante,  onde  con 
questo  contrarie  la  cognazione  spiritua- 
le ,  eccettuato  però  il  caso  in  cui   il  pa- 
drino deputi  un  procuratore,  contraen- 
dosi allora  la  cognazione  dal  mandante 


PAD  1 3 1 

soltanto  e  non  dal  procuratore   Delle  di- 
verse cerimonie  e  riti  usale  nel  battesi- 
mo de' fanciulli  o  degli  adulti,  vedasi  d 
Diclich,  Diz.  sac.  //'/.,  agli  articoli  Dui/e- 
simo. Si  possono  ancora  leggere  le  Tstrw 
zioni  e  avvertimenti  per  li  cresimandi, 
che  ogni  anno  per  la  Pentecoste  suole 
pubblicare  in  Roma  il  cardinal  vicario. 
A  Fascie  benedette  parlai  di  quelle 
donale  dai  Papi  formalmente  ai  reali  in- 
fanti, massime  ai  primogeniti  de' sovra- 
ni,  ad  alcuni  de' quali  fecero  da   padri- 
ni ;  ed  a  Battesimo  §  V,  dissi  di  quel- 
lo amministralo  dai    Pontefici.  Qui  ri- 
porterò alcuni  esempi  di  Pontefici  che  si 
degnarono  esercitare  il  ministero  di  pa- 
drino. Mentre  s.  Gregorio   1  del  5go  , 
prima  di  salire  al  pontificalo,  era  apo- 
crisario  di  Pelagio  II  in  Costantinopoli, 
tenne  al  battesimo  il  figlio  dell'impera- 
tore Maurizio.  Nel  7G1   con  ricevere  s. 
Paolo  I  dal  re  Pipino  le  fascie  in  cui  era 
stata  posta  la  figlia  dopo  battezzata,  re- 
stò suo  compare  ;  dei  doni  che  mandò 
il  Papa  parlai  ne' voi.  XXIII,  p.  2^3,  e 
XLIX,  p.  1.37.  Adriano  I  nel  781  fu  pa- 
drino del  battesimo  di  Pipino  figlio  di 
Carlo  Maguo,  e  l'unse  re  d'Italia.  L'an- 
tipapa Giovanni  XVII  avea  tenuto  a  bat- 
tesimo l'imperatore  Ottone  III  e  il  Papa 
Gregorio  V  cui  successe  nel  997  caccian- 
do il  quale  dalla  sede,  fu  punito  orrenda- 
mente dallo  stesso  figlioccio  Ottone  III 
Nel   1 377  Gregorio  XI  pacificatosi  con 
Francesco  de  Vico  prefetto  di  lloma  e  ti- 
ranno di    Viterbo,  per  le  sue  preghiere 
tenne  al  battesimo  la  figlia,  cui  pose  il  no- 
me di  Gregoria,  facendosi  la  funzione  con 
solenne  pompa.  Pregato  Gregorio  X  1 1  da 
Uladislao  V  redi  Polonia  a  levare  al  <a- 
cro  fonie  chi  partorirebbe  la  regina,  con 
diploma  dato  in  Siena  a*25  luglio  1  i<-s, 
deputò  i  vescovi  Alberto  di  Posoani  1  e 
Pietro  di  Cracovia  a  fare  le  sue  veci.  Nel 
1  566  s.  Pio  V  fece  da  padrino  pel  nunzio 
Castagna  poi  Urbano  VII,  ad  Isabella  li- 
glia  di  Filippo  li  redi  Spagna,  nata  nel 
1  566.  Sisto  V  nel  1  58  7  die  la  commissione 


i32  PAD 

al  cardinal  Sfondrati,  poi  Gregorio  XIV, 
di  recarsi  a  Torino  per  levare  al  sacro  fon- 
te nel  pontificio  nome  Filippo  Emmanue- 
le,  primogenito  di  Callo  Emmanuele  I  du- 
ra di  Savoia.  Clemente  Vili  dichiarò  lega- 
to a  latere  il  cardinal  di  Gioiosa  per  tenere 
in  di  lui  nome  a  battesimo  il  delfino  di 
Francia  poi  Luigi  XIII,  cui  poi  donò  pel 
primo  delle  fàscie  benedette;  il  cardina- 
le in  appresso  cresimò  il  principe  e  l'un- 
se re.  Nel  1626  Urbano  Vili  inviò  le- 
gato a  latere  in  Madrid  il  nipote  cardi- 
nal Francesco  Barberini,  per  levare  nel 
proprio  nome  al  sacro  fonte  Maria  Eu- 
genia figlia  di  Filippo  IV,  la  quale  fu 
battezzata  dal  cardinal  Zappata  arcive- 
scovo di  Toledo.  Innocenzo  X  deputò  il 
cardinal  Albergali  a  fare  da  padrino  nel 
suo  nome,  al  battesimo  di  Leopoldo  pri- 
mogenito del  granduca  di  Toscana  Fer- 
dinando II.  Clemente  IX  dichiarò  lega- 
to apostolico  in  Parigi  il  cardinal  de  Van- 
dome  per  tenere  nel  suo  nome  a  batte- 
simo il  delfino  di  Luigi  XIV.  Clemen- 
te XI  fu  il  padrino  di  Clementina  So- 
bieski,  poi  moglie  di  Giacomo  III.  Nel 
1718  Clemente  XI  non  solo  coli' impe- 
ratrice tenne  al  sagro  fonte  la  figlia  del- 
l'ambasciatore  imperiale,  la  cui  solenne 
funzione  descrissi  nel  voi.  XXIX,  p.  1 08, 
ma  a  mezzo  del  nipote  cardinal  Albani 
fece  levare  al  medesimo  sagro  fonte  d. 
Orazio  ,  partorito  dalla  nipote  d.  Tere- 
sa. Nel  1733  il  cardinal  vicario  solenne- 
mente in  s.  Pietro  battezzò  il  nipote  del 
re  di  Marocco  (^.),  tenuto  qual  padri- 
no da  Clemente  XII,  rappresentato  dal 
nipote  principe  Bartolomeo  Corsini.  A 
Confermazione  parlai  di  diverse  ammi- 
nistrate dai  Papi,  e  di  alcuni  personag- 
gi padrini.  A  Fascie  benedette  dissi,  che 
facendo  Clemente  XIV  da  padrino  al  fi- 
glio di  Carlo  IH,  questi  deputò  a  rappre- 
sentarlo.Nel  n.°8598del  Diario  dì  Roma 
17  74  vi  è  la  descrizione  del  battesimo  fat- 
to dal  cardinal  patriarca  Saldanha  in  Li- 
sbona, dell'  infanta  d.  M.  Clementina  fi- 
glia del  re  Giuseppe  1,  di  cui  fu  padrino 


PAD 
Clemente  XIV,  facendone  le  veci  il  prin- 
cipe di  Beila, e  madrina  l'infanta  d.  M. 
Francesca.  Nel  11. °  77  del  Diario  di  Ro- 
ma 1816  si  legge  come  il  cardinal  Con- 
salvi alla  presenza  del  sacro  collegio  fe- 
ce le  veci  di  Pio  VII,  che  tenne  al  fonte 
battesimale  il  figlio  del  duca  di  Blacas  am- 
basciatore di  Francia  :  la  funzione  la  fe- 
ce il  cardinal  Arezzo  nel  palazzodell'am- 
basciatore  ;  il  cardinal  Consalvi  impose 
al  neonato  il  nome  di  Pio  e  gli  appose  al 
collo  una  corona  di  lapislazzuli,  con  me- 
daglia contornata  di  brillanti  e  contenen- 
te la  reliquia  della  ss.  Croce.  Ne'  voi. 
XXVII,  p.  286,  e  XXXII,  p.  323  dissi 
come  Gregorio  XVI  fece  da  padrino  al 
figlio  della  regina  di  Portogallo,  alla 
quale  per  mg.r  \  izzardelli  donò  la  Ro- 
sa d'oro  benedetta  {J'.).  Nel  n.°  86  del 
Diario  di  Roma  1 84?  è  descritta  la  fun- 
zione del  battesimo  di  Maria  Pia  figlia 
del  duca  di  Savoia,  fatta  dall'arcivesco- 
vo di  Torino,  della  quale  fu  padrino  il  re- 
gnantePio  IX,  rappresentatoqualdelega- 
to  dal  nunzio  mg.'  arcivescovo  Anlonuc- 
ci,  perciò  dal  re  ornato  col  gran  cordo- 
ne de'ss.  Maurizio  eLazzaro,  mentre  l'u- 
ditore della  nunziatura  mg.1  Santucci  eb- 
be la  croce  di  tale  ordine,  per  aver  pre- 
sentato nel  nome  pontificio  il  donativo 
della  rosa  d'oro.  Inoltre  Pio  IX  a'  io 
dicembre  1848,  nella  cappella  del  suo 
appartamento  in  Gaeta,  cresimò  il  prin- 
cipe d.  Luigi  contedi  Trani,  ed  a'  7  a» 
gosto  1849  nella  cattedrale  di  tal  città 
battezzò  la  principessa  d.  Maria  Pia,  am- 
bedue figli  del  re  delle  due  Sicilie  Fer- 
dinando II  e  della  regina  Maria  Teresa, 
alla  quale  il  Papa  donò  la  Rosa  d'  oro 
benedetta  a'  2  settembre.  Dipoi  a'  28 
marzo  i85o  Pio  IX  cresimò  le  altre  fi- 
glie dei  reali  coniugi  Maria  Annunzia- 
ta e  Maria  Clementina,  nella  regia  cap- 
pella di  Caserta.  Nei  medesimi  Diari  di 
Roma  sono  le  descrizioni  di  battesimi  e- 
seguili  in  Roma,  in  cui  fecero  da  pa- 
drini vari  sovrani,  e  ne  accennerò  alcu- 
ni. N."  8006  del  1771    il  cardinale  de 


PAD 

Bernis  in  nome  del  re  di  Francia  ten- 
ne al  sacro  fonte  il  primogenito  del  du- 
ca Lante  ,  facendo  la  funzione  il  cardi- 
nal Orsini  con  dispensa  di  Clemente  XI V, 
perchè  dell'ordine  de'diaconi.  N.°  83?.o 
e  8322  del  1771  il  cardinal  York  bat- 
tezzò il  figlio  di  d.  Carlo  Barberini,  fa- 
cendo da  padrino  Carlo  III  re  di  Spa- 
gna, rappresentato  dal  detto  cardinal  Or- 
sini ministro  delle  due  Sicilie  ,  in  luogo 
di  mg. r  arcivescovo  Azpuru  ministro  di 
Carlo  III  in  Roma  e  indisposto.  N.°  122 
del  1776  il  re  e  la  regina  di  Sardegna 
tennero  a  battesimo  la  figlia  del  princi- 
pe Andrea  Doria  e  di  Leopolda  di  Sa- 
voia-Carignano  ,  facendo  le  loro  veci  il 
cardinal  Alessandro  Albani  protettorede- 
gli  stati  sardi  :  altro  flgl.odi  detti  coniugi 
fu  tenuto  al  sacro  fonte  da  Carlo  III  no- 
minato, rappresentato  dal  suo  ambascia- 
tore duca  Grimaldi  che  gl'impose  il  no- 
me del  re;  il  cardinal  Zelada  fece  la  pub- 
blica funzione,  avendo  eseguito  la  pri- 
vata il  parroco  di  s.  Maria  in  Via  Lata  , 
come  si  legge  nel  n.°  (S72  del  1781.N.0 
l3a8  del  i^K-,il  medesimo  re  di  Spa- 
gna Carlo  III  fece  da  padrino  al  figlio  del 
principe  Santacroce  e  di  d.  Giuliana  Fal- 
coniere nel  battesimo  eseguito  dal  car- 
dinal de  Bernis  con  intervento  di  molti 
cardinali;  il  re  fu  rappresentato  dal  suo 
ministro  cav.  de  Azara  che  pronunziò  un 
complimento,  donando  alla  principessa 
il  ritratto  regio  ricco  di  gemme,  ed  una 
rosa  di  grossi  brillanti  con  foglie  di  sme- 
raldi :  per  grazia  speciale,  il  gran  mae- 
stro di  Malta  insigni  il  bambinodella  cro- 
co di  cavaliere.  N.°ioo  del  1806  il  cardi- 
nal L'acca  battezzò  il  secondogenito  del 
duca  Braschi  nella  cappella  del  palazzo, 
essendone  padrino  il  principe  reggente  di 
Portogallo,  rappresentato  dall'ambascia- 
tore Pinto.  N."4°del  i83~  il  ree  la  regina 
di  Sardegna  tennero  al  fonte  sacro  il  tì- 
glio dell'  odierno  principe  Massimo,  na- 
to dalla  principessa  (I  Maria  Gabriella  di 
Savoia  Carignano,  deputando  con  ispe« 
procura  il  loro  ministro  marchese 


PAD  1 33 

dosa  e  sua  moglie,  i  quali  presentaro- 
no alla  principessa  per  parte  de'  loro  so- 
vrani un  vago  fiore  di  testa  composlod'un 
grosso  solitario  contornato  di  bellissimi 
brillanti,  e  in  dono  particolare  il  ritrat- 
to del  re  in  miniatura  situato  in  marmo 
nero.  Il  cardinal  Lambruschini  protet- 
tore del  regno  di  Sardegna,  vestito  pon- 
tificalmente nella  cappella  del  palazzo 
Massimo,  celebre  pel  miracolo  di  s.  Fi- 
lippo, ademp'i  il  sacro  rito  a'  1G  maggio, 
benché  il  bambino  fosse  nato  a'3  dicem- 
bre 1 836  e  gli  fosse  stata  subito  data  l'ac- 
qua battesimale.  Intervennero  alla  fun- 
zione molti  cardinali,  diversi  membri  del 
corpo  diplomatico,  prelatura,  nobiltà,  ec. 
PADRONATO  o  PATRONATO,  Pa- 
tronatus,  fus  patronalus.  Diritto  ossia 
facoltà  di  nominare  e  presentare  un  chie- 
rico, affinchè  sia  promosso  ad  un  vacan- 
te Beneficio  ecclesiastico  (P.)  con  tutti 
gli  onori  ed  oneri  ad  esso  inerenti.  Pa- 
dronato o  patronato  si  dice  anche  per 
protezione  e  protettorato,  Palrocinium. 
11  nome  di  patrono,  che  davasi  dai  ro- 
mani tanto  ai  padroni  che  avevano  ac- 
cordato la  libertà  ni  loro  schiavi,  con- 
servando però  ancora  su  di  essi  molti 
diritti,  quanto  ai  protettori  delle  città, 
comunità  e  collegi  d'arti,  fu  dai  cristia- 
ni dato  a  coloro  che  hanno  fondalo  o 
dotato  qualche  chiesa.  V.  Protettore. 
Nei  primi  secoli  della  Chiesa  i  soli  ve- 
.scovi  facevano  la  scelta  de' suoi  ministri 
sacri,  e  solo  nel  IV  o  V  secolo  s'  inco- 
minciò ad  accordale  il  diritto  di  padro- 
nato a  coloro  i  quali  fondavano  ovverodo- 
tavano  qualche  chiesa  :  di  questo  diritto 
se  ne  possono  vedere  le  prove  nel  concilio 
d'Orange  del  44  i ,  nel  concilio  d' A  rles  del 
/p2,  in  quello  d'Orleans  del  J4  1 ,  cau. 
33,  nel  quale  è  detto,  che  colui  che  vor- 
rà avere  una  parrocchia  nella  sua  terni 
la  provvedila  di  rendita  sufficiente  e  di 
ecclesiastici  per  ufficiarla.  Nel  o 
romano  dell' 8  73  fu  decretato  non  po- 
tersi conici  ire  benefìcii  .1  chierici  di  al- 
tre  diocesi]  Miiza  il  consenso  dell'ordì- 


j  34  PAD 

nario;  quello  d'  Ingelheim  del  948  vie- 
tò ai  patroni  altrettanto  ,  e  anco  di  le- 
vare i  chierici  dai  benefìcii  senza  permes- 
so dell' ordinano;  altre  disposizioni  sui 
patronati  si  possono  principalmente  ve- 
dere ne'concilii  di  Lateranolll  del  1  179. 
di  Chateaux-Gontier  del  1222,  di  Be- 
ziers  del  i223,e  di  Nantes  del  1264,  ol- 
ile quello  di  Trento.  Dei  patronato  si 
tratta  a  diversi  relativi  articoli:  si  pos- 
sono consultare  Viviani,  De  /tire  patro- 
nalus. Lamberlini,  De  Jure  patronalus. 
F.  Pilonii,  De  conlroversiis palronorum, 
disceptatìonum  ccclesiaslicarum,  Vene- 
liis  1733.  F.  De  Fargna,  Commentarla 
in  singulos  canones  de  jave  patronalus, 
Montifalisci  17  17,  Ravennae  i744>R°- 
mae  1 749>  Venetiis  1771.  Ippolito  Gior- 
gi 3  De  /are  patronalus  dissertalo,  Fer- 
rariae  1774-  C.  Gagliardi,  Commenta- 
riiim  de  jure  patronalus,  Nespoli  1842. 
Si  discute  la  materia  del  giuspatronato 
nel  sesto  delle  decretali  e  nelle  Clemen- 
tine. Di  due  qualità  è  il  giuspatronato, 
ecclesiastico  e  laicale.  L'  ecclesiastico  è 
quello  che  si  compete  alla  chiesa  o  al 
chierico,  non  per  ragione  e  titolo  di  pa- 
trimonio, ma  per  ragione  di  diguità.  11 
laicale  è  quello  che  viene  eretto  e  fon- 
dato coi  beni  de'laici,  e  che  compete  al 
chierico  non  per  ragione  della  chiesa,  ma 
del  patrimonio.  Da  questi  duegiuspalro- 
nati  ne  può  sortire  un  terzo  che  dicesi 
misto,  il  quale  compete  parte  in  ragione 
della  chiesa,  parte  del  patrimonio,  e  ciò 
sembra  possa  avvenire  dall'accordo  di 
due  patroni,  che  trasferiscono  il  loro  ri- 
spettivo diritto  in  favore  della  chiesa  stes- 
sa. 11  giuspatronato  può  essere  ereditario 
e  gentilizio,  il  cui  diritto  spella  all'erede  ; 
può  essere  agnatizio  o  familiare,  il  cui  di  - 
rittospetla  a  quelli  della  famiglia  ed  agna- 
zione; può  essere  anche  misto  provenien- 
te dall'  uno  ed  altro  caso  che  dicevi  di 
patto  o  provvidenza.  I  diritti  e  le  prero- 
gative che  hanno  i  patroni  si  dividono 
in  utili  ed  onorifici,  non  gli  stessi  da  per 
lutto, e  sono:  di  presentate  quel  henefi- 


PAD 
ciato  idoneo  da  istituirsi;  nelle  prelature 
però  che  si  conferiscono  per  elezione,  il 
patrono  non  ha  la  facoltà  di  presentare, 
ma  piacendogli  potrà  assistere  all'elezio- 
ne stessa  ed  acconsentire;  avere  un  luo- 
go distinto  in  chiesa  fra'  laici  e  fra  gli  ec- 
clesiastici., quando  vanno  in  processione 
solennemente;  in  alcuni  luoghi  riceveva- 
no l'acqua  benedetta,  il  pane  benedetto, 
e  sceglievano  il  giorno  per  presentarlo, 
l'incenso  e  la  pace  prima  degli  altri;  de- 
vesi  il  patrono  soccorrere  ed  alimentare 
ne'suoi  bisogni  se  fosse  miserabile.  I  pa- 
troni non  possono  ritenere,  possedere  ed 
ingerirsi  nell'amministrazione  dei  beni 
de' loro  patronati,  vietandolo  il  concilio 
di  Trento.  Non  è  loro  vietato  peraltro 
invigilare  affinchè  i  detti  beni  siano  util- 
mente custoditi,  acciò  non  vengano  dis- 
sipati e  dannificati;  come  d'invigilare  al- 
la celebrazione  de'divini  uffizi,  facendone 
denunzia  al  vescovo.  Si  acquista  il  gius- 
patronato  per  vari  modi  :  per  fondazione 
se  si  dà  un  predio  per  costruirvi  una 
chiesa  ;  per  costruzione  quando  a  proprie 
spese  si  fabbrica  una  chiesa,  o  diroccata 
si  riedifica;  per  dotazione  se  si  assegna 
alla  chiesa  una  congrua  dote,  o  in  con- 
tanti o  in  altro  modo,  per  la  conserva- 
zione della  chiesa  slessa,  de'suoi  addetti  e 
ministri,  loche  ed  acciò  tulio  stabilmen- 
te sussista  vi  necessita  il  consenso  e  l'ap- 
provazione del  vescovo.  Si  acquista  il  di- 
ritto di  giuspatronato  per  privilegio  pon- 
tificio; si  acquista  per  molte  e  replicate 
presentazioni,  fatte  senza  opposizione  e 
per  tempo  immemorabile.  Siccome  l' i- 
stituzione  de'patronati  produce  un  bene 
alle  anime  de'fedeli,  perciò  tutti  di  qua- 
lunque sesso  ,  età  e  condizione  possono 
acquistare  il  diritto  di  patronato. 

Il  tempo  per  esercitare  questo  diritto,, 
cioè  di  nominare  e  presentai  e  il  beneficia- 
lo, concesso  ai  patroni  laici,  è  di  4  mesi, 
colla  facoltà  di  variare  e  di  presentare  an- 
che altro  accordandosi  alti  elianto  lempo. 
Ai  patroni  ecclesiastici  ai  quali  uon  si  ac- 
corda ulterior  tempo,  si  diurno   soli  6 


PAD 
me-.:,  e  ad  ambedue  le  qualità  dal  giór- 
no della  ricevuta  notizie»  della  vacanza, 
ed  un  tal  tempo  deve  e>sere  continuo. 
Se  ii  giuspatronato  fosse  misto,  il  patro- 
no ecclesiastico  trae  ne'suoi  diritti  il  pa- 
trono laico,  ed  in  tal  caso  gode  anch'  e- 
gli  del  tempo  di  6  mesi  a  presentare,  go- 
dendo il  privilegio  del  patrono  ecclesia- 
stico, diversamente  sarebbe  inutile  il  det- 
to privilegioaH'ecclesiasticostesso.  Setau- 
to  il  patrono  ecclesiastico  che  il  laico  non 
presentassero  nel  tempo  sopra  stabilito, 
si  devolve  al  vescovo  la  destinazione  li- 
bera del  beneficiato  per  questa  volta.  Al 
patrono  ecclesiastico,  oltre  i  6  mesi,  non 
si  dà  altra  dilazione,  per  la  ragione  tra 
le  altre,  che  l'ecclesiastico  dev'essere  più 
istillilo  delle  regole  di  disciplina  eccle- 
siastica, di  quello  può  essere  un  laico. 
Al  patrono  è  vietato  presentare  sé  stes- 
so, per  impedire  qualunque  esempio  di 
turpe  ambizione,  tuttavia  opinano  alcu- 
ni possa  presentare  il  proprio  tiglio:  que- 
sta regola  ciò  non  ostante  in  qualche  ca- 
so speciale  può  avere  la  sua  eccezione, 
segnatamente  se  il  patrono  tosse  idoneo 
e  miserabile,  potrebbe  ottenere  la  istilli 
zionc,  non  come  presentato.  Se  tra  due 
o  più  patroni  nascesse  liteo  dissidio  sul- 
la nomina,  potranno  i  patroni  convenire 
di  fare  la  presentazione  allei  -nativamen- 
te; che  se  il  giuspatronato  spellasse  ad  un 
corpo  o  collegio,  il  maggior  numero  dei 
voti  e  l'idoneità  del  presentato  sarà  pre- 
ferita; se  pari  saranno  i  voti  e  non  re- 
io  composte  le  differenze  e  le  di- 
spute Ira'patroni,  scorso  il  termine  a  pre- 
sentare, ■    devolvi-  .il  vescovo  il    diritto 

«li  destinare  il  beneficiata  II  giuspatro- 
nato può  trasferirsi  per  successione,  pei 
donazione,  per  muta/ione,   per    vendili 
e  per  successione  quando  si  trasferisci 
»ou  Li  totalità  dell  credila  ii  testa  menta 
iia,  sia   intestala  o  uà   legittima    Si  tra 
(ferisce  in  solidi  ancorché  l'eredità  sia 
inegoalasente  divisibile, mentre  il  g  tu 
pallonaio  è  in  sé  (lesso  indivisibile:  in 
:  luccede  in  istirpi  e  non  in  capi, pei 


PAD  i3j 

cui  mancando  alcuni  de'palroni,  gli  alili 
che  restano  si  considerano  sempre  pel- 
li no  ,  perchè  tutti,  finché  uno  solo  ne 
rimane  ,  rappresentano  la  persona  sola 
del  defunto.  Per  don  azione  ed  anco  pei 
legato  può  trasferirsi  a  favore  di  un  laico 
o  d'un  chierico  privato,  ma  vi  vuole  il 
consenso  del  vescovo;  senza  un  tal  con- 
senso può  trasferirsi  a  favore  d'una  chie- 
sa, di  un  monastero  o  di  ecclesiastica  di- 
gnità ;  e  la  ragione  che  vi  occorre  un 
tal  consenso  del  vescovo  si  è,  perchè  il 
giuspatronato,  essendo  cosa  annessa  al- 
lo spirituale,  il  nostro  diritto  canonico  di 
buon  sentimento  ammette,  che  quello  che 
è  allo  spirituale  annesso  del  laico  si  ri- 
torni alla  chiesa,  li  patronato  si  trasferi- 
sce permutandolo  con  altra  co«a  spiritua- 
le, o  se  si  vende,  vendita  che  non  può 
farsi  isolatamente  e  separatamente,  men- 
tre c'interverrebbe  simonia;  può  far- 
si se  il  patronato  è  annesso  ad  una  te- 
nuità, ad  un  predio,  ad  una  unìversil 
di  l>eni,  ad  una  eredità  e  ad  un  cor- 
po cui  sin  annesso,  come  appunto  av  vie- 
ne quando  si  vende  un  feudo,  una  con- 
tea, una  baronia,  che  si  vende  anche  il 
titolo  ili  feudatario,  di  contea  e  baronia. 
Si  perde  il  diritto  ili  patronato,  se  il  pa- 
trono violentemente  aggredisse,  malme- 
na «se.  percuotesse,  ed  altro  facesse  a  gra- 
ve danno  del  rettore  o  ecclesiastico  che 
ritiene  e  gode  il  beneficio  di  patronato; 
se  il  patrono  divenisse  ei etico  e  come  ta- 
le Ici^se  condannato,  se  usurpasse  i  diritti 
della  chiesa,  -e  fendesse  separatamente 
il  diritto  di  patronato,  se  lo  ce  I.  - 
condonasse,  «e  lacbiesa  ove  fondato  o 

eietto    il  patron  ito  allatto  rovinile  ed 

insei  v ibile  >i  i<  dòV  >«<■  al     ggetl     è  cau 
sa  finale  del  giuspatronato  stesso   I    - 
Vermigiioli,  Lezioni  di  diritto  con 
I 
PADRONE,  Dominus.  Titolo  di  ono- 
re, o  colui  che  ba  dominio  <    signoria 
Quanto  al  pruno  e  iso  d  Pai  isi,  / 
mi,  t.  i ,  p  .li    -  dovn  b 

l'i   nelle  lettere  dai  -i  ai  odi   m  •. 


1 36  P  A  E 

non  agli  eguali  e  molto  meno  ai  subor- 
dinati ;  il  replicare  signore,  signore  pa- 
drone £  costumanza  di  secoli  barbari  :  ve- 
dasi Illustrissimo,  Signore,  Colendissi- 
mo. Al  nipote  del  Papa,  come  chiamato 
cardinal  Padrone,  si  dà  il  titolo  di  Pa- 
drone colendìssimo ,  in  vece  dell'  osser- 
vandissimo, anche  dai  cardinali  crea- 
ture del  suo  zio.  V.  Parenti  de'  Papi. 
Quanto  a  padrone  per  dominio  e  si- 
gnoria, V.  Dominus,  Famigliare,  Servi, 
Corte. 

PAESI  BASSI o OLANDA,  Neerlan- 
dai,  Ilolland.  Regno  del  mezzo  dell'Eu- 
ropa, fra  49°  3o'  e  53°  3o'  di  latitudi- 
ne nord,  e  frac)0  i3'  e  4°  5  2'  di  longitu- 
dine est.  Il  mare  del  nord  o  germanico 
lo  bagna  all'ovest  e  al  nord  :  confina  coi 
regni  del  Belgio,  d'Anuover,  di  Francia,  e 
la  parte  renana  degli  stali  prussiani.  1  Pae- 
si Bassi  non  hanno  frontiere  naturali  che 
dal  lato  del  mare,  ma  evvi  una  linea  di 
piazze  forti  importantissime,  onde  porli 
in  sicuro  da  \\\\  colpo  di  mano.  Le  coste 
sono  da  per  tutto  unite  e  spesso  al  disot- 
to del  livello  dell'alte  maree,  circostanza 
alla  quale,  unita  alla  qualità  limacciosa 
e  palustre  di  buona  parte  della  regione, 
il  regno  deve  il  nome  che  porla;  ma  di- 
verse dune  o  colline  di  sabhia  e  dighe 
artificiali  elevate  e  mantenute  con  grande 
ed  enorme  dispendio,  preservano  il  pae- 
se dalle  inondazioni,  per  cui  gli  abitatili 
coll'arte  frenarono  l'orgoglio  de'  minac- 
ciosi flutti.  Sgraziatamente  però  le  bur- 
rasche violenti  resero  sovente  inutili  tut- 
ti i  mezzi  di  conservazione,  onde  la  sto- 
ria particolarmente  d'Olanda  è  ferace  di 
racconti  luttuosi  d'inondazioni  e  alluvio- 
ni; in  genere  si  calcola  che  ogni  i5  an- 
ni ne  avviene  una  più.  o  meno  distrutti- 
va. Prima  dell'  era  cristiana  uno  di  tali 
disastri  incoiò  moltissime  città  0  borea  - 
te,  e  3oo,ooo  uomini  atti  alle  armi  pe- 
rirono in  tale  catastrofe;  altre  calamità 
memorabili  accaddero  negli  anni  di  no- 
stra era  800,  i23o,  1277,  1282,  1 477» 
1825.  I  Paesi  Basai  si  dividono  in  parte 


P  AE 

settentrionale  o  regno  d'Olanda  o  Paesi 
Bassi,  ed  in  parte  meridionale   o  regno 
del  Belgio.  La  regione  è  bagnata  da  un 
gran  numero  di  corsi  d'acqua,  che  di- 
scendono tutti  dai  bacini  del  Pieno,  del- 
la Mosa  e  della  Schelda,  ad  eccezione  di 
alcune  riviere  poco  importanti  che  van- 
no al  mare  direttamente.  Questi  corsi 
sono  navigabili  e  riuniti  la  maggior  par- 
te da  un   gran  numero  di  canali,  il  cui 
sistema  è  ammirabile,   mantenuti   colla 
maggior  cura  ;  l'Olanda  particolarmente 
ne  possiede  come  altrettante  strade  ;  il 
Belgio  pure  ne  ha  di  superbi.  L'aspetto 
del  suolo  nelle  diverse  parti,  varia  mol- 
to. Le  provincie  settentrionali  o  regno  di 
Olanda  non   presentano  che   una  vasta 
pianura  bassissima,  interrotta  da  dighe, 
canali,  fosse,  paludi;  sono  sparse  di  una 
quantità  di  città,  borghi  e  villaggi  opu- 
lenti, ed  abbondano  di  pascoli  eccellenti, 
che  nudriscono  mandrie  numerose;  ma 
il  clima  n'è  freddo,  umido  e  non  molto 
salubre.  Le  provincie  meridionali  o  parte 
Belgica  o  regno  del  Belgio  al  contrario 
gode  di  temperatura  assai  dolce,  ed  olire 
una  gran  varietà  di  ridenti  praterie,  col- 
line coperte  di  belle  foreste  e  campagne 
bene  coltivate,  tranne  le  vaste  lande  de 
la  Campine  nella  provincia  di  Limbur- 
go  e  di  Anversa,  essendo  il  Belgio   uno 
de'paesi  più  coltivati  del  mondo,  ove  la 
educazione  del    bestiame  si  diffuse   van- 
taggiosamente da  per  lutto.  11  suolo,  il 
eluna,  le  produzioni,  i  costumi  stabiliro- 
no una  barriera  naturale  fra  le  provincie 
settentrionali  e  le  meridionali.  Il  selvag- 
giume  è  quasi   del  lutto  mancante  nel 
nord,  nell'inverno  però  vi  proviene  dal- 
la Norvegia  e  da  altri  paesi.  La  pesca,  che 
forma  una  delle  principali  ricchezze  di 
questo  regno,  è  attiva  e  abbondante.  Il 
regno  minerale  è  povero  nei  Paesi  Bassi, 
massime  in  Olanda,  non  così  nel  Belgio. 
Le  sorgenti   minerali  sono  poco  nume- 
rose e  poco  cognite.  L'industria  è  molto 
più  florida  nelle  provincie   meridionali 
che  nell'Olanda,  ove  prevale  il  commer- 


PAE  PAE  li- 
do marittimo,  e  tra  le  ali  re  cose  vi  fnb-  del  mondo.  In  una  statistica  de'  Paesi 
bricano  tele  d'una  finezza  e  bellezza  stia-  Bassi  del  1846  sono  cosi  enumerati  gli 

ordinaria;  rinomate  sono  le  pannine  di  abitanti  delle  colonie.  Asia  6,54  t.-oo, 
Utrecht  e  di  Leida,  le  sete  d'Amsterdam  Batavia  4>8oo,70o,  Amhoine,  45,ooo, 
e  d'Anversa;  diverse  manifatture  sono  Banda  44>°°°>  Ternate  170,000,  Ma- 
numerose  nel  Belgio,  ove  primeggiano  i  cassar  3Go,ooo  ,  Sumatra  1,040.000, 
merletti  di  Fiandra  e  di  Brusselles,  i  co?  Timor  85,ooo,  Africa  e  forti  di  (.in- 
toni, i  tappeti,  le  carte,  i  libri,  il  ferro  la-  nea  1  ",000,  America  83, 100,  Suri  unni 
«orato,  ec.  Il  commercio  già  tanto  este-  57,040,  s.  Eustachio  1  3,7  io,  Curacao 
so  dell'Olanda  ,  sensibilmente  diminuì.  i2,35o. 

L'Olanda  è  uno  dei  pochi  paesi  d'Euro*  Le  principali  esportazioni  consistono 
pa,  in  cui  gli   antichi  usi  e  le  tradizioni  in  burro,  formaggi  rinomati  sotto  il  ito- 
si sono  più  conservati.   Gli  abitanti  dei  «ne  di  Olanda,  carne  e  pesce  salato,  ed 
Paesi  Bassi  appresero  nel  secolo  X  da-  in  particolarità  aringhe  apprezzatissime, 
gli  italiani  le  prime  nozioni  sulla  nego-  bestiame,   tabacco,  coita,  merletti,  ec. 
ziazione,  dacché  alle  rinomate  e  freqnen-  Le  grandi  pescagioni  della  balena  e  del 
ti  fiere  convenivano  con  affluenza  le  navi  merluzzo  vi  formano  marinai  eccellenti 
venete,  genovesi  e  pisane.  Le  sue  flotte  e  danno  importanti  prodotti.  Prima  era 
formidabili  o  tolsero  o  menomarono  nel-  immenso  il   vantaggio  che  risultava  al- 
le  Indie  occidentali  e  orientali  le  compii-  1' Olanda  dalla  pesca  delle   aringhe,  in 
ste  de'porloghesi ,  e  condussero  la  prò-  cui    s'impiegavano    annualmente  circa 
sperila  nazionale  a  sì  alto  grado,  che  a  200  navigli.  L'origine  di  questo  coni- 
tutte  le  genti  soniministraronsi  merci  e-  mercio  rimonta  al  secolo  XII,  ma  il  mo- 
sotiche  dalle  sue  fattorie:  ma  le  contese  do  della  conservazione   devesi  al  secolo 
con,  l'Inghilterra,  le  gare  civili  e  la  rivo-  XV  a  Guglielmo  Beukelsz  fiammingo, 
luzione  francese  mollo  scemarono  si  este-  onorato  perciò  dalla  nazione  con  Pinna  I- 
so  lucro.  I  Paesi  Bassi  ricuperarono  nel  lamento  d'una  statua,  e  dall'imperatore 
181  5  la  maggior  parte  delle  colonie  pos-  Carlo  V  nel  1  536  visitato  nel  suo  avel- 
sedute  dall'Olanda;   hanno  nelle   isole  lo.   I  diversi  famigerati  porti  de'  Paesi 
della  Sonda,  Java  ove  si    trova  Batavia  Bassi  aprono  sicuro  asilo  alle  navi,  ma 
utW  Oceania  (f  '.),  il  centro  de'loro  sia-  lungo  lecoste  il  cabotaggio  è  periglioso, 
bilimenti  in  questa  parte  del  globo;  Ma-  Il  commercio  de' libri  nel  Belgio  è  ora 
dura,  Banca,  una  parte  di  Borneo,  Ben-  immenso, a  cagione  della  pronta contraf- 
culen  e  Billiton,  pur  nell'  Oceania,  non  fazione  delle  opere  pubblicate  in  Frau- 
possedendo   queste  due  ultime  che  dal  eia,  che  ristampale  nel  Belgio  si  vendo- 
1823,  in  cui  furono  cedute  ad  essi  dagli  no  a  prezzo  assai  minore.  Dopo  il  i83o, 
inglesi  in  cambio  dei  loro  stabilimenti  per  l'apertura  della  Schelda,  l'industria. 
sulia  coita  dell'Indo.  Una  parte  di  Cele-  belgica  riprese  il  suo  vigore,  per  cui  IO- 
be  ed  una  buona    parie  dell'  arcipelago  landa  avea  poslo  molti  ostacoli;  i  canali 
delle  Mo Iucche  nella  stessa  regione,  loro  e  le  strade  di    fèrro    ne  aumentarono   i 
pure  appartengono.  I  Paesi  bassi  hanno  vantaggi  e  l'opulenza  in  ogni  luogo.  11  re- 
in  Africa  alcuni  banchi  sulla  costa  di  Gui-  gno  de'  Paesi  Bassi  formato  dall  Olanda 
uea,  ma  perdettero   la  bella  colonia  del  al  notdsi  compone  delle  seguenti  ia  pro- 
capo  di  Buona  Speranza.  La  Gujana  o-  vineie,  che  distinguerò  in  carattere  . 
landese  nell'America  meridionale, le iso-  vo,coll'altro  registrando i  rispettivi  capo* 
le  di  Curacao  e  di  s.  Eustachio  e  la  me-  luoghi  che  hanno  arinoli  in  questo  / 
tà  di  quella  di  s.  Martina,  sono  i  prin-  tu/rio,  tranne  Amsterdam,  Assen, Zvroll, 
cipali  loro  possedimenti  in  detta  parte  Ainhem,  non  che  Hasselt,  Arlon  e  Lu- 


i 38  P  A  E 

xembourg,  di  cui  parlerò  in  fine  di  que- 
sto, descrivendo  i  4  vicariali  apostolici 
dell'Olanda  e  la  missione  delle  7  arci- 
preture  secondo  recenti  notizie.  Inol- 
tre citerò  gli  altri  articoli  di  città  ap- 
partenenti alle  stesse  provincie.  Birban- 
te nord  o  settentrionale  con  Bois  le  Due. 
Gueldrìa  con  Arnhem;  vi  è  ancora  Ni' 
mega  {V.).  Olanda  meridionale  con  Aia 
capitale  del  regno;  vi  è  ancora  Dordre- 
cht e  Harlem  (^.).  Olanda  settentrio- 
nale o  Nord  -  Olanda  con  Amsterdam. 
Zelanda  con  Middelburgo.  Utrecht  con 
Utrecht.  Frisia  con  Leuvarden.  Over 
Yssel  con  Zwoll;  vi  è  ancora  Deventer 
(P-)  Groninga  con  Groninga.  Drenlhe 
con  Assen.  Limburgo  ducato  con  Mae- 
stricht;  vi  è  ancora  Ruremonda.  Luxetn- 
bourg  granducato  con  Luxembourg.  Se- 
condo la  statistica  del  1846,  gli  abitanti 
sommavano  a  3,158,976.  11  regno  del 
Belgio  formato  dalla  Belgica  si  compone 
delle  seguenti  <j  provincie(dividendo  con 
quello de'Paesi  Bassi  le  provinciedi  Lim- 
burgo e  Luxembourg)  che  distinguerò 
in  carattere  corsivo,  coll'altro  registrando 
i  rispettivi  capoluoghi  che  hanno  articoli 
nel  Dizionario,  tranne  Mons  di  cui  farò 
parola  a  Toumay.  Inoltre  citerò  gli  altri 
articoli  appartenenti  alle  medesime  pro- 
vincie. Anversa  con  Anversa  ;  vi  è  an- 
cora Malines  (P.),  (ove  parlai  del  Col- 
legio ecclesiastico  Belgico  fondato  in  Ro- 
ma nel  1  844)-  Brabante  meridionale  o 
sud  con  Brussellcs.  Fiandra  occidenta- 
le con  Bruges;  vi  è  ancora  Vpres  (f/.). 
Fiandra  orientale  con  Gand.  Hainant 
con  Mons;  vi  è  ancora  Toumay  {f/.). 
FÀcgi  con  Liegi.  Limburgo  con  Mosseli. 
Luxembourg  con  Arlon.  Namur  con  Na- 
inur.  Secondo  la  statistica  del  1846, 
gli  abitanti  sommavano  a  4>335,3ir).  11 
re  de'Paesi  Bassi  principe d'Orange-Nas- 
san,  come  granduca  di  Luxeniburgo  ap- 
partiene alla  confederazione  germanica, 
che  vi  ha  la  formidabile  fortezza  federale 
di  tal  nome:  ha  tre  voli  nell'assemblea 
generale,  uno  iu  quella  ordinaria.  Egli 


P  A  E 

colla  famiglia  reale,  le  primarie  autorità 
ed  il  corpo  diplomatico,  risiede  all'Aia, 
ove  la  s.  Sede  vi  tiene  un  inlernunzio  a- 
poslolico  e  vice  superiore  delle  dette  7  ar- 
cipreture  ;  mentre  a  Brusselles  presso  il 
re  del  Belgio  ha  un  nunzio  apostolico.  Il 
re  de'Paesi  Bassi  tiene  in  Roma  un  in- 
viato straordinario  ministro  plenipoten- 
ziario, altro  eguale  ministro  vi  tiene  il 
re  del  Belgio.  Gli  olandesi  discendono 
dagli  alemanni  e  dagli  antichi  baiavi  e 
frisoni;  parlano  una  lingua  particolare 
che  ha  qualcheanalogia  col  tedesco;  han- 
no carattere  freddo,  serio  e  grave;  sem- 
pre si  sono  dedicati  al  commercio  con  ar- 
dore: ebbero  ed  hanno  il  coraggio  di  com- 
battere contro  l'oceano  e  la  natura,  traf- 
ficano, mangiano  e  dormono  tranquilla- 
mente cinti  d'  un  muro  di  fango  che  li 
protegge  contro  il  mare,  il  cui  livello  è 
20  piedi  più  allo  del  suolo  pantanoso 
che  abitano  ;  muro  tanto  dispendioso  , 
che  fu  calcolato  meglio  era  il  fare  le  di- 
ghe di  rame.  Attualmente  la  grande  im- 
presa in  Olanda,  olire  il  prosciugamento 
(mediante  macchine  a  vapore)  del  vasto 
lago  o  mare  di  Harlem  e  di  quello  di 
Zuiderzee,  per  ritogliere  al  mare  immen- 
si terreni  una  volta  fertili  e  popolosi,  è 
di  costruire  una  diga  che  riunisca  le  i>ole 
di  Texel,  Ulieland  e  Scelling,  al  Fries- 
land  o  a  Groninga.  I  belgi  aitivi,  spiri- 
tosi, laboriosi,  sono  in  pai  te  discendenti 
dai  germani,  in  parte  dai  celti:  parteci- 
pa no  molto  del  carattere  dei  francesi  , 
di  cui  han  comune  l'origine  e  de'  quali 
la  lingua  è  generalmente  parlata  nelle 
città  ;  il  popolo  delle  campagne  deli'  o- 
vest  si  serve  del  fiammingo,  che  deriva 
dall'  olandese,  e  quello  dell'est  parla  il 
vallone,  che  altro  non  è  che  un  linguag- 
gio grossolano  francese;  il  tedesco  è  assai 
sparso  nel  granducato  di  Luxembourg. 
Tuttavolta  l'idioma  neerlandese,  diviso 
ne'due  dialetti  olandese  e  fiammingo,  si 
parla  in  tutta  la  monarchia.  1  belgi  so- 
no zelantissimi  cattolici,  gli  olandesi  fer- 
vidi calvinisti  e  pretesi  riformali,  alla 


P  A  E 
quale  religione  appartiene  il  re  e  la  sua 
famiglia:  però  tutte  le  religioni  vi  sono 
tollerate.  Tra' belgi  non  mancano  quelli 
che  seguono  le  dottrine  de' luterani,  co- 
me 1'  odierno  re,  mentre  la  famiglia  è 
cattolica,  non  che  de'calvinisli  e  gianse- 
nisti ;  nei  Paesi  Bassi  e  Belgio  vi  si  con- 
tano circa  80^000  ebrei.  >el  Belgio  fio- 
renteè  la  gerarchia  ecclesiastica,  non  solo 
è  libero  il  cullo  cattolico,  ma  assai  vi  ri- 
splende, ed  è  in  affettuosa  comunicazio- 
ne colla  s.  Sede  il  rispettabile  corpo  epi- 
scopale. Vi  sono  gli  agostiniani,  i  dome- 
nicani, i  gesuiti,  i  liguorini,  i  minori  fran- 
cescani riformati,  ed  altre  congregazioni 
religiose  d'ambo  i  sessi.  Vi  sono  collegi 
di  missioni  in  Brusselles,  Lovanio,  Ma- 
jines  eNivelles.  Tutti  i  luoghi  de'  Paesi 
Bassi  e  del  Belgio  ch'ebbero  od  hanno 
sede  vescovile,  o  in  cui  fu  tenuto  un  con- 
cilio, hanno  articoli  iti  questo  Dizionario, 
e  possono  supplire  alle  notizie  ecelesiasli  - 
die  de'due  regni. 

SonoviG  università:  nel  regno  de' Pae- 
si Bassi  quelle  di  Utrecht,  Groninga  e 
Leida;  nel  regno  del  Belgio  quelle  di  Lie- 
gi, Gand  e  Lovanio,  della  quale  parlerò  a 
Università'.  Si  contano  di  più  nelle  pro- 
vincie  settentrionali  3  atenei  superiori,  ad 
Amsterdam,  Francker  e  Deventer;  ras- 
somigliano molto  alle  università,  ma  non 
hannodirillodi  conferire  il  grado  di  dot- 
tore. Gli  atenei  delle  provincie  meridio- 
nali, tranne  quello  di  Brusselles  che  pre- 
se da  poco  tempo  una  maggior  estensio- 
ne, hanno  una  grande  analogia  coi  gin- 
nasi e  le  scuole  latine  dell'  Olanda.  Al- 
la testa  àVcorpi  letterari  e  scientifici  dei 
Paesi  1  ìassi  si  trova  1'  istituto  reale  dei 
Paesi  Bassi,  la  cui  sede  è  Amsterdam  ;  lo 
creò  Luigi  Bonapartc  poco  dopo  1'  ere- 
zione della  repubblica  Baiava  in  regno 
il' Olanda,  quasi  sulle  basi  dell'  istituto 
di  Francia.  Dopo  la  sua  abdicazione,  Na- 
poleone conservò  lo  slabili  mento,  e  alla 
fondazione  del  regno  de'  Paesi  Bas-i  il 
nuovo  re  protesse  questa  grande  e  bella 
blituziouc.  L'accademia  reale  dille  seicn- 


PAE  i3r) 

ze  e  belle  lettere  di  Brusselles  occupa  il 
primo  posto,  per  non  dire  qui  delle  al- 
tre numerose  società  di  scienze  e  belle  ar- 
ti. I  regni  de'Paesi  Bassi  e  del  Belgio  pro- 
dussero un  grandissimo  numero  di  uo- 
mini celebri,  fra' quali  ne  citerò  alcuni,  di 
altri  facendone  menzione  alti  ove,  agli  ar- 
ticoli delle  città  e  luoghi  della  regione, 
mentre  i  santi  registrati  nel  martirolo- 
gio romano  hanno  biografìe,  comel'lian- 
no  4  cardinali  che  portarono  il  cogno- 
me di  Luxembourg ,  il  Papa  Adriano 
FI,  ed  i  cardinali  d'  Alsazia  de'  prin- 
cipi di  Chimay,  Encìiein'oer ,  Goessen, 
Guido  e  Slusio  :  Gregorio  XVI  elevò  a 
tale  dignità  l'arcivescovo  di  Malines.  A- 
dunquegli  uomini  d'una  fama  più  distin- 
ta sono  principalmente  Erasmo,  Grozio, 
Arminio,  Coccejus,  Huygens,  Ballliazar 
Becliet,  Woel,  Wicquefort,  Boerhaave, 
Swielez,  Tu!p,Kampfer,  Spinosa,  Hem- 
slerhuis  ,  1'  istorico  Hooff ,  Codioni ,  il 
principe  Maurizio  d' Grange,  gli  ammi- 
ragli Trompe  e  Ruyter;  Bareni  e  Fleem- 
skeik,  che  primi  videro  lo  Spitzberg  e 
loslrello  di  Valgaseli;  Scliouten  e  le  Mai- 
re, a  cui  si  deve  la  scoperta  del  capo  Horn. 
L'  architettura  rimarca  Vati  Campen 
ch'eresse  il  palazzo  comunale  d'Amster- 
dam; l'intaglio  in  rame  e  pei  sigilli  vi  fu 
floridissimo  nel  secolo  XVII  ;  la  pittura 
vi  possedette  principalmenle  Luca  ili 
Leyden,  Bembrandt,  Van-Dyck ,  Ru- 
bens, ma  nato  in  Colonia,  Gerardo  Dow, 
i  due  Teniers ,  Filippo  de  Champa- 
gne^ ec,  Ad  Andrea  Vesalio  anatomico 
ora  Brusselles  ha  eretto  una  statua  in  piai 
za  delle  Barricate.  Gretry  è  il  musico 
di  cui  possa  insuperbirsi  la  regione,  ove 
la  musica,  benché  molto  coltivata,  non 
fece  però  manifesti  progressi;  ila  ultimo 
furono  istituiti  conservatorii  reali  di  mu- 
sica e  di  canto.  La  stampella  e  l  arte  li- 
braria sono  in  uno  stato  prospero.  Que- 
sto paese  è  pur  celebre  per  le  >ue  scuo- 
le fiamminga  e  olandese  ,  e  può  andai 

fastoso  de' suoi    musei  di  quadri  ad   Ani 

slerdam,  Anvei  russelles,  ce  :  Ir 


i4o  PAE 

esposizioni  pubbliche  di  quadri  si  fanno 
o"iii  anno  alternativamente  in  diverse 
città;  in  alcuni  luoghi  sono  superbi  ga- 
binetti di  storia  naturale,  celebri  biblio- 
teche, scuole  di  belle  arti.  Il  gusto  del  tea- 
tro è  meno  vivo  e  meno  in  generale  dif- 
fuso in  Olanda  che  in  molti  altri  paesi; 
in  alcune  provincie  sono  teatri  ambu- 
lanti; la  francese  è  la  sola  lingua  usata 
ne' teatri;  quello  diBrusselles  è  il  più  os- 
servabile. Istituzioni  benefìchee  filantro- 
piche sono  in  ciascuna  provincia  ,  città 
e  villaggio.  Vi  sono  società  per  il  miglior 
trattamento  de'  detenuti,  casse  delle  pen- 
sioni per  le  vedove  e  gli  orfani ,  società 
caritatevoli  per  diminuire  il  numero  dei 
poveri,  per  prevenire  I'  indigenza  ,  per 
scuole  dei  poveri, per  case  di  lavoro,  per 
depositi  di  mendicità,  per  colonie  agri- 
cole, per  casse  di  risparmio  ,  per  monti 
di  pietà;  ed  altre  intente  a  migliorare  i 
costumi  ,  1'  industria,  il  commercio,  ec. 
Ciascuna  provincia  è  amministrata  da  un 
governatore  e  si  divide  in  circondari,  can- 
toni e  comuni  :  i  circondari  sono  gover- 
nati da  commissari;  ciascun  comunella 
un  borgomastro,  che  fa  I'  uffizio  di  po- 
destà, ed  è  assistito  da  due  scabini  ;  que- 
sta riunione  prende  il  nome  di  consiglio 
di  reggenza.  Il  governo  de' due  regni  è 
costituzionale;  il  potere  legislativo  ed  e- 
secutivo  è  esercitalo  dal  re,  la  cui  per- 
sona è  inviolabile  ,  e  dagli  stati  generali 
divisi  in  due  camere;  i  ministri  sono  re- 
sponsabili. Da  ultimo  la  legge  fondamen- 
tale venne  rinnovata. 

Molti  furono  i  popoli  anticamente  spar- 
si nella  superficie  di  questo  stato.  I  bel- 
gi si  noverano  primi,  che  alla  Gallia  Co- 
rnata appartenendo,  le  fertili  rive  occu- 
pavano dello  Schelda  ;  vengono  poscia  i 
baiavi,  derivati  dai  batti  e  cinti  all'  in- 
torno delle  due  braccia  del  Reno  ,  ulti- 
mi sono  i  frisoni  che  tra  le  foci  del  Re- 
no e  dell'Ems  stanziavano.  Nel  lato  poi 
orientale,  che  si  appartiene  più  al  suo- 
lo alemanno  ,  i  sicambri  ,  i  menapi  ,  gli 
eburoni,  gli  ardcui ,  i  nervi  e  gli  ubi  a- 


PAE 

vevano  la  sede  più  oltre  degli  attuali  con- 
fini dilatata.  Si  conosce  un  frisone  ,  ca- 
po delle  genti  batave,  che  tre  secoli  in- 
nanzi 1'  era  volgare  teneva  in  Leida  la 
sua  dimora.  Ma  le  nozioni  più  esalte  in- 
cominciano dal  romano  conquisto  ,  che 
ridusse  quella  terra  in  provincia  dell'im- 
pero, sotto  il  qual  dominio  visse  sino  al 
secolo  V.  Di  queste  popolazioni,  come  del- 
l'introduzione  del  cristianesimo,  parlo 
ai  loro  articoli  succitati  e  altri  relativi. 
La  Belgica,  che  in  origine  formava  la  par- 
te settentrionale  delle  Gallie^P.),  fu  con- 
quistata da  Giulio  Cesare  5i  anni  prima 
tli  Gesù  Cristo.  Era  allora  molto  più  e- 
stesa  del  giorno  d'oggi,  e  comprendeva 
tutto  il  vasto  paese  cinto  dal  Senna  e  dalli 
Marna,  che  la  dividevano  dalla  Gallia  Cel- 
tica al  sud  ,  la  Manica  ed  il  mare  del  nord 
all'ovest,  il  Reno  all'est,  ed  il  YYhaal  al 
nord.  Nella  divisione  delle  Gallie  fatta  da 
Augusto, fu  divisa  in  3  provincie:  i .° Bel- 
gica, che  comprendeva  i  paesi  de'treve- 
rini,  dei  nervi,  degli  atrebati,  dei  mori- 
ni ,  dei  menapi  occidentali ,  dei  medio- 
matrici,  dei  remesi,  degli  ambianesi,  dei 
bello  vachi,  dei  suessioni,  ec,  cioè  a  dire 
la  maggior  parte  del  Luxembourg,  del- 
l'IIainaut,  della  Fiandra  e  del  nord  del- 
la Francia.  2.°  Prima  Germanica,  for- 
mata dai  paesi  de'  tribochi ,  dei  nerneti, 
dei  vangioni  e  dai  caracati  ,  ove  si  tro- 
vavano Strasburgo,  Spira,  Worms  e  Ma- 
gonza.  3.°  Seconda  Germanica,  che  rin- 
chiudeva i  menapi  orientali,  gli  eburo- 
ni, gli  aluatichi,cioè  a  direi  paesi  di  Ju- 
liers,  Liegi,  Namur,  Anversa,  Brabante, 
Limburgo,  Colonia,  ec.  A  questi  popoli 
furono  riuniti  i  batavi,  i  caninefati,  ed  i 
frisoni  che  abitavano  I'  Olanda  attuale. 
Al  principio  del  IV  secolo  la  porzione 
che  avea  conservato  il  nome  di  Belgica, 
lù  ancora  divisa  in  prima  all'  est  e  se- 
conda all'  ovest.  Tutta  la  Belgica  restò 
soggetta  ai  romani  per458  anni,  ma  riu- 
nita poi  alla  Francia^.),  fu  incorporala 
nel  638  nella  vasta  porzione  di  questa  con- 
trada che  prese  il  nome  d'Austrasia  con 


PAE 

Metz  per  capitale.  Compresa  nella  par- 
te che  toccò  a  Lotario  1  figlio  di  Luigi  I 
re  di  Francia  ,  al  tempo  della  divisione 
degli  stati  di  questo  principe  fra  i  suoi  tre 
figli,  fece  parte  nell'  855  della  Lotarin- 
gia  o  Lorena  (f.),  che  si  divise  nel  959 
in  Alta  e  Bassa:  la  l."  comprendeva  il 
paese  irrigalo  dalla  Mosella;  la  Bassa  Lo- 
taringia,  che  si  estendeva  dalla  Schelda, 
il  Beno  e  la  Mosella  sino  al  mare,  dopo 
essere  stata  governata  dalla  sua  forma- 
zione da  vari  duchi  della  casa  di  Arden- 
ne,  passò  nel  1  1  06  a  quella  di  Lovanio 
che  la  possedette  3oo  anni.  Il  feudale 
regime  creò  ne'  Paesi  Bassi  4  duca- 
ti, 7  contee,  un  marchesato,  e  5  signo- 
rie, ond'ebhero  origine  le  17  provincie 
unite  di  cui  parlerò  dipoi. 

L'Olanda,  provincia  la  più  ricca  e 
popolata  de'Paesi  Bassi,  era  un  tempo, 
come  dissi  ,  abitata  dai  baiavi,  dai  ca- 
ninefati,  ed  altri  popoli  germani,  il  cui 
nome  si  perdette  dopo  le  conquiste  dei 
franchi.  Si  crede  che  la  contea  dJ01an- 
da  sia  stata  eretta  nel  92 3,  prima  sotto 
il  nome  di  contea  di  Frisia;  il  nome  d'O- 
landa, paese  concavo  o  terra  concava, 
esprimente  il  suolo  generalmente  con- 
cavo e  basso  sotto  il  livello  del  mare  ed 
il  letto  de'  fiumi,  non  incominciò  ad  es- 
sere usato  che  nel  ioGr  sotto  Thierry 
V.  Guglielmo  II,  il  più  illustre  de' suoi 
conti,  dopo  la  deposizione  di  Federico  1 1, 
Innocenzo  IV  lo  fece  eleggere  impera- 
tore a'  29  settembre  1247  ,  morto  nel 
1  256  e  sepolto  in  Middelburgo;  ne  par- 
lai ne' voi.  XXIX,  p.  149,  e  XXXV,  p. 
3o2,  3o3  e  3o[  Qui  noteiò  che  dalla 
casa  di  Luxembourg  uscirono  gl'impera- 
tori Enrico  VII,  Carlo  IV,  Wenceslao  , 
.Tosse  e  Sigismondo,  de'quali  trattai  nel 
voi.  XXIX,  p.  1  7  1  e  Kg.  e  in  alili  ar- 
ticoli che  li  riguardano.  Quanto  all'  O- 
l.uiil,!,  nel  i3oo  la  sovranità  del  paese 
passò  alla  casa  d'IIainaut,  poi  nel  1  34  5 
a  quella  di  Baviera  ,  mediante  il  matri- 
monio di  Margherita  d'Hainaut  coli'  im- 
peratore Lodovico  V  il  Bavaro:  Giaeo- 


P  A  E  1  i  . 

mina  di  Baviera  nel  1 436 cedette  i  suoi 
stati  a  Filippo  il  Buono  <\na\  di  Borgo- 
gna, che  riunì  sotto  il  suo  scettro  le  17 
provincie  o  altri  stati  de'Paesi  Bassi,  es- 
sendo successivamente  entrate  nella  ca- 
sa di  Borgogna  per  successione,  per  con- 
quista o  per  acquisto;  cioè  1'  Artois,  la 
Fiandra  eia  signoria  di  Malinesnel  /  38  >; 
la  provincia  di  Namur  nel  1421  ;  il  Bra- 
bante,  il  Limburgo  ed  il  marchesato  di 
Anversa  nel  i43o;  l'Hainaut,  l'Olanda, 
la  Zelanda  e  la  Frisia  nel  i436  suddet- 
to; ed  il  Luxembourg  nel  l442  e  '  i(')? 
Morto  nel  1467  il  duca  Filippo,  gli  suc- 
cesse Carlo  il  Temerario,  ultimo  duca  di 
Borgogna,  ucciso  nel  1 4-7 7  avanti  Nan- 
cy. Allora  tutti  questi  paesi  passarono  al- 
la casa  d'Austria,  pel  matrimonio  di  Ma- 
ria di  Borgogna  figlio  ed  erede  del  de- 
funto duca,  con  Massimiliano  I  figlio  del- 
l' imperatore  Federico  III  ,  ed  impera- 
tore anch'  esso  nel  1 493,  de'  quali  par- 
lai,come  dei  successivi  imperatori, aGaa- 
mama.  Massimiliano!  ebbe  da  Maria,  Fi- 
lippo che  sposò  Giovanna  erede  della  mo- 
narchia di  Spagna  (P  •) ,  da' quali  nac- 
quero Carlo  V  e  Ferdinando!  impera- 
tori. A  Carlo  V  oltre  la  Spagna  tocca- 
rono gli  stati  materni  de'Paesi  Bassi  ^ot- 
to di  lui  le  provincie  d'Utrecht  e  di  O- 
ver  Yssel,  ed  il  paese  di  Drenthe  vi  fu- 
rono uniti  nel  1527;  la  signoria  di  Gro- 
ninga  e  le  Ommelandes  nel  1 536,  ed  il 
ducato  di  Gueldria  colla  contea  di  Zut- 
phen  uel  1  543.  Con  questa  unione  del- 
la contrada  ,  Carlo  V  nel  1  ;5j.o  la  sot- 
topose sotto  lo  stesso  uniforme  governo. 
Temperata  n'era  la  forma  e  guarentiti 
i  vari  privilegi  delle  diverse  provincie, 
uè  si  potevano  emanar  leggi  ,  decretare 
imposizioni,  disporre  cT  impieghi  in  fa- 
vore dello  straniero,  né  ammettersi  trup- 
pe estere  seuza  il  consenso  degli  siati,  i 
quali  erano  presieduti  da  un  principe 
chiamato  «ftaÀ-AoWrrcioèguardiaoodel 
paese,  o  capitano  generale  o  luogoteneo< 

te  di  tutta  la  lia^sa  Alemanna. 

Filippo  11  re  «li  Spagna,  tiglio  ed  ere- 


\\i  l'AE 

de  di  Cai  lo  V  anche  perla  sovranità  dei 
Paesi  Bassi,  cioè  dell'Olanda  e  del  Bel- 
gio, dopo  aver  Patio  celebrare  al  padre 
in  Brusselles  quei  sontuosissimi  funerali 
che  riportai  nel  voi.  XXXVIIf ,  p.  33, 
diede  nel  i55q  il  governo  delle  Provin- 
cie d'Olanda,  Zelanda  ,  Frisia  ed  U- 
trechta  Guglielmo  I  il  Taciturno  dell'il- 
lustre casa  di  Nassau  {V-),  (dalla  quale 
era  uscito  nel  1292  l'imperatore  Adol- 
fo, di  cui  parlai  ne' voi.  Ili,  p.  1  27  e  1  28, 
e  XXIX,  p.  i5i)  e  principe  d'  Orange 
(/"'.),  antico  feudo  del  regno  d'Arles  nel- 
le Gallio ,  che  dalla  famiglia  di  Chalons 
avea  per  donazione  conseguilo.  Tutte  le 
altre  provincie  poi  erano  rette  in  nome 
del  sovrano  da  Margherita  d'Austria  du- 
chessa di  Parma  e  sorella  naturale  di  Fi- 
lippo II.  Volle  questi  estendere  a' Paesi 
Bassi  quell'assoluta  autorità,  con  che  do- 
minava le  Spagne,  ed  incominciò  ad 
abrogar  leggi  ,  ad  imporre  tasse  arbitra- 
rie,  a  nominar  nuovi  vescovi,  ed  a  fare 
altre  non  meno  pericolose  innovazioni. 
Vane  furono  le  rimostranze,  e  sebbene 
rispettosamente  avanzate,  si  ebbero  in 
conto  di  ribellione.  Inviati  il  conledi  Berg 
e  il  signore  di  Montmorency-Monligny 
a  pie  del  trono,  chiesero  l'allontanamen- 
to del  primo  ministro  e  consigliere  della 
governatrice,  cardinale  ili  Gra>tt'ela,e  la 
corte  mandò  in  sua  vece  1'  impetuoso  e 
sanguinario  Ferdinando  Alvarez  di  To- 
ledo spaglinolo  e  duca  d'Alba,  anche  per 
^stabilirvi  1'  inquisizione.  Nel  1 566  pre- 
ceduto da  numerose  truppe  spaglinole  ed 
italiane, il  duca  si  annunziò  coi  patiboli  e 
colle  scuri.  Dieciotto  gentiluomini,  in  uu 
ai  conti  di  Egmont  e  di  Morii,  furono  qua- 
si subito  nella  piazza  di  Brusselles  deca- 
pitale fu  questa  la  prima  scintilla  del  più 
terribile  incendio.  Il  principe  Guglielmo  I 
d'  Orange  ,  benché  condannato  a  mor- 
te, percorse  la  Germania  onde  allestire 
un'armata,  perchè  la  maggior  parte  dei 
fiamminghi  essendo  passata  sotto  le  sue 
insegne,  era  divenuto  capo  d'  una  con- 
federazione contro  la  Spagna  ,  e  perciò 


PAE 

dichiarato  co'  suoi  partigiani  reo  di  le- 
sa maestà,  indi  disfatto  nelle  pianure  di 
Gemmingen.  Radunato  poderoso  eserci- 
to, spedì  Guglielmo  I  il  suo  fratello  Lui- 
gi in  Frisia,  che  subito  venne  sconfìtto. 
Non  per  questo  il  principe  si  atterrì,  ma 
si  pose  ad  organizzare  nuova  armata  di 
alemanui  e  francesi  avventurieri,  né  po- 
tendo penetrare  ne'  Paesi  Bassi ,  si  pose 
a  rafforzare  gli  eretici  ugonotti idi  Fran- 
cia. In  questo  tempo  ,  lungi  la  corte  di 
Spagna  dal  condurre  i  popoli  a  termini 
di  pacificazione,  raddoppiò  invece  le  ava» 
nie  e  colla  grave  imposizione  del  deci- 
mo sulla  vendita  de' beni  mobili,  del  vi- 
gesimo  sugi'  immobili  e  del  centesimo 
de'  fondi  ,  portò  1'  indignazione  al  col- 
mo, specialmente  ne' fiamminghi.  Entrò 
infine  Guglielmo  nel  IJ70  nel  Braban- 
le  e  si  ritirò  in  Zelanda  e  nell'  Olanda. 
Fece  da  prima  una  guerra  piratica,  nia 
poscia  gli  stati  di  quelle  due  provincie 
radunati  a  Dordrecht  lo  proclamarono 
stalolder,  e  nulla  vollero  aver  più  di  co- 
mune col  gabinetto  spaglinolo.  La  per- 
dila delle  due  provincie  produsse  il  ri- 
chiamo del  duca  dJ  Alba,  che  gloriavasi 
d'aver  fatto  troncare  18,000  teste  du- 
rante la  sua  amministrazione.  Nel  1  ~>-  > 
gli  successe d.  Luigi  Requesens  gran  com- 
mendatore di Castiglia, sotto  il  quale  con- 
tinuò la  guerra  col  maggior  accanimen- 
to ,  e  sebbene  nel  1  5-.\  V  armata  d'O- 
range  fosse  nuovamente  battuta  ,  e  pe- 
rissero sul  campo  i  fratelli  stessi  di  Gu- 
glielmo I,  pure  uno  straordinario  corag- 
gio accompagnò  sempre  le  imprese  degli 
olandesi;  e  dopo  il  memorando  assedio 
di  Leida,  le  provincie  fiamminghe,  sen- 
za consultare  né  il  re  di  Spagna  ,  né  il 
suo  governatore,  vennero  ad  un  tratta- 
to di  pacificazione  colle  altre, decretaro- 
no I'  amnistia,  resero  i  prigionieri  ,  de- 
molirono le  fortezze, ed  ordinarono  la  di- 
struzione della  statua  dell'  odiato  duca 
d'Alba,  innalzala  nella  cittadella  d'An- 
versa. 

Dopo  la  morie  del  gran  commenda- 


PAE 

loie,  sperò  Filippo  li  die  valesse  a  ri- 
condurre la  pace  il  suo  fratello  natura- 
le d.  Giovanni  d'Austria,  celebre  per  la 
vittoria  navale  di  Lepanto  e  per  V  am- 
bilo regno  di  Tunisi  ,  nominandolo  go- 
vernatore generale.  Ma  in  vece  il  Bi  aban- 
te  riconobbe  suo  governatore  Guglielmo 
l,e  la  gelosia  eccitata  ne' magnati  di  quel 
paese  edella  Fiandra  per  tale  avvenimen- 
to, preservò  per  allora  io  provincie  dal- 
la totale  emancipazione.  Fu  chiamato  da 
esse  l'arciduca  Mattia  d'  Austria  ad  es- 
sere governatore  generale,  ed  il  principe 
d'  Orange  fu  dichiarato  dagli  stati  suo 
luogotenente.  Il  disordine  e  1'  anarchia 
s'impadronì  de'  partiti,  in  mezzo  a'  qua- 
li cessò  di  vivere  d.  Giovanni, che  fu  rim- 
piazzalo dall'altro  non  men  celebre  guer- 
riero Alessandro  Farnese  duca  di  Par- 
ma ePiacenza,  figlio  di  Margheritad'Au- 
striagovernatrice  delle  Fiandre  dal  i  559 
al  i  508.  Non  fu  però  dato  al  medesimo 
d  impedire  la  famosa  unione  d'Utrecht, 
ove  a'  23  geunaio  i5~9  fu  proclamata 
solennemente  l'indipendenza  e  confede- 
razione, delle  selle  provincie  unile  d'  Gh- 
ianda, Gueldria,  Zelanda,  Utrecht,  Gro- 
ninga,  Fiisia,  ed  Over  Yssel ,  e  la  loro 
erezione  in  repubblica  d'  Olanda  ,  del- 
la quale  Guglielmo  I  fu  dichiarato  capi- 
tano, ammiraglio  generale  e  statolder.  Le 
altre  dieci  provincie  frattanto  vacillava- 
no neh'  incertezza.  La  frizione  dell' arci- 
duca Mattia  s'indebolì  tanto  nella  Fian- 
dra e  nel  Brabaute,  che  fu  egli  dagli  stati 
generali  rinviato  con  pensione.  A'aG  lu- 
glio i58l  gli  stati  uniti  de'  Paesi  Bassi 
dichiararono  Filippo  II  decaduto  dal  re- 
gno,esi  sciolseciascuno  colla  propria  au- 
torità dal  giuramento  a  lui  per  lo  innan- 
zi prestato.  Ma  il  desiderio  di  essere  pio- 
tetti  da  un  principe  straniero,  rivolse  il 
pensiero  de'lìamininghi  a  Francesco  du- 
ca d'  Angiò,  fratello  di  Enrico  111  re  di 
Francia,  che  riconosciuto  duca  del  Bra- 
baute  e  conte  di  Fiandra  ,  coli'  aspirare 
al  dominio  assoluto  perdette  ben  presto 
ogni  ascendente,  e  dopo  essergli  fallito  il 


PAE  i43 

colpo  d  impadronirsi  per  sorpresa  della 
fortezza  di  Bruges  e  d'Anversa.,  colla  fu- 
ga nascose  in  Francia  il  proprio  dispet- 
to. Rimasero  allora  da  un  lato  lo  stalol- 
der  Guglielmo  I,  dal  re  di  Spagna  pro- 
scritto colla  taglia  di  scudi  1 5, 000  alla 
sua  testa,  e  dall'altra  il  Farnese  che  mi- 
rava a  ricuperare  la  totalità  de'dominii. 
1  Paesi  Bassi  divennero  il  teatro  più  il- 
lustre delle  guerre  in  Europa  ,  e  vi  ac- 
corsero i  prodi  a  dar  saggio  di  loro  bra- 
vura; il  cardinal  Bentivoglio  colla  sua 
penna  meravigliosamente  le  descrisse  : 
Storia  delle  guerre  di  Fiandra,  di  cui  sì 
hanno  molle  edizioni.  La  scrisse  pure  il 
celebre  gesuita  Famiano  Strada  in  pur- 
gatissimo  latino  :  De  Belgico  deca^  pri- 
ma ab  excessa  Caroli  V  usque  ad  cu- 
mini 1578,  Romae  1640.  Decas  secati- 
da  ab  anno  1  5y8  ad  annum  1  Igo,  Ro- 
mae 1647,  ed  è  la  migliore  edizione:  al- 
cuni dissero  l'autore  parziale  degli  spa- 
gnuoli.  Questa  storia  fu  volgarizzata  da 
Carlo  Papini  che  tradusse  il  1 .  tomo, 
e  da  Paolo  Segneri  che  tradusse  il  1°,  e 
fu  stampata  in  Roma  nel  1 638.  Ange- 
lo Gallucci  fece  una  continuazione  allo 
Strada,  ma  assai  inferiore:  De  Btllo  Bel- 
gico ab  anno  1  5 $3  ad  annuiti  1609,  Ro- 
mae 1673.  Anche  questa  venne  volm- 
rizzata  da  Jacopo  Cellesi  e  stampata  in 
Roma  nel  1 67 3.  Dopo  varie  trame  fe- 
licemente sventale  contro  la  vita  di  Gu- 
glielmo I,  cadde  egli  al  fine  nel  1  58  \  in 
Delft,  colpito  dal  pugnale  di  Baldassaie 
Gerard  nativo  della  Franca  Contea  0  Al- 
ta Borgogna,  sotto  gli  occhi  di  Luisa  di 
Coligny  sua  sposa,  che  avea  già  perdu- 
to in  egual  modo  nella  strage  di  s.  Bar- 
tolomeo  l'ammiraglio  suo  padreugonot« 
to,  ed  il  primo  consorte  Teligni.  Mauri- 
zio figlio  dell'  ucciso  fu  proclamato  nuo- 
vo statolder  e  bastò  a  proseguire  la  lotta, 
e  11  (  sciando  col  Farnese  in  valore.  Li  re* 
pubblica  olandese  invocò  il  soccorsodel" 
l'Inghilterra,  e  la  regi  ni  Elisabetta  le  in- 
viò il  conte  di  Leicester  con  ^000  solda- 
ti. L'Olanda  pervenne  ad  un  allo  grado 


144  PAE 

di  prosperità,  e  soprattutto  divenne  pos- 
sente per  la  sua  formidabile  marina  che 
dominava  tutti  i  mari,  onde  il  suo  com- 
mercio divenne  floridissimo:  questa  ma- 
rina contribuì  alla  distruzione  di  quella 
famosa  flotta  spedita  da  Filippo  II  con- 
tro l'Inghilterra. 

Una  guerra  sì  lunga  e  piena  di  vicen- 
de, non  fu  capace  di  rendere  alla  Spa- 
gna le  perdute  provincie,  uè  di  torgli  le 
rimanenti.  La  repubblica  d'Olanda  edel- 
Ie  sette  provincie  unite  fu  consolidata,! 
Paesi  Bassi  rimasero  sotto  1'  antico  do- 
minio, e  si  distinsero  col  nome  di  Fian- 
dra {V.).  Gli  olandesi  incominciarono 
nell'Asia  i  conquisti  coli' impossessarsi 
delle  Molucche  e  col  formare  degli  stabi- 
limenti nelle  coste  di  Giava.  La  compa- 
gnia delle  Indie  orientali  (F-)  triplicò 
in  poco  tempo  i  suoi  capitali.  Con  solen- 
ne ambasciata  il  monarca  di  Siam  si  ono- 
rò di  ricercare  l'amicizia  di  questo  nuo- 
vo stato  nel  1608;  nel  seguente  anno 
gli  olandesi  in  Aia  conchiusero  un  trat- 
talo di  commercio  cogli  ambasciatori  del 
Giappone  {f/-)ì  mentre  l'imperatore  di 
Marocco  aspirò  alla  loro  alleanza.  La 
guerra  intanto  proteggeva  dalla  viola- 
zione i  loro  limiti,  il  commercio  dilata- 
va la  sua  influenza,  la  temperanza  e  l'o- 
perosità abbelliva  l' interno  del  paese. 
Ancor  qui  pervennero  funesti  germi  di 
divisione  fra'prolestanti,  per  le  religiose 
questioni:  Gomar  ed  Arminio  spinsero 
sino  al  furore  le  dommatiche  dispute  in 
Leida  e  diedero  origine  a  due  nuove  set- 
te, e  per  colmo  di  sventura  si  pose  alla 
testa  degomaristi  o  contro  rimostranti 
lo  stalolder  Maurizio,  mentre  gli  armi- 
ninni  o  rimostranti  godevano  il  favore 
del  gran  pensionano  d'  Olanda  Barne- 
velt,  magistrato  e  capo  del  partito  re- 
pubblicano, il  quale  voleva  che  il  pote- 
re fosse  diviso  ed  amovibile,  e  che  la  par- 
te legislativa  fosse  maggiore  di  quella 
dello  stalolder.  Il  principe  si  valeva  dei 
primi  per  ampliare  la  propria  autorità 
ed  agevolarsi  la  via  alla  monarchia,  ed 


PAE 

il  civico  magistrato  coll'aiuto  de'secondi 
si  adoperava  per  frenarla  ;  quindi  disor- 
dini, sedizioni  e  stragi.  Un'assemblea  di 
calvinisti  accorsi  da  tutte  le  sedicenti  chie- 
se riformate  d'Europa,  tranne  le  france- 
si, che  per  divieto  regio  non  potevano  a- 
vervi  parte,  convenne  in  Dordrecht,  e 
condannò  gli  arminiani.  Nell'età  di  72 
anni,  dopo  averne  consumato  4<>  in  ser- 
vizio della  patria  coi  politici  negoziati, 
Barnevelt  perì  all'Aia  sul  palco.  11  famo- 
so Grazio  fu  condannato  a  perpetua  pri- 
gione, donde  seppe  trarlo  il  coniugale 
eroismo.  Un  figlio  del  pensionano  cospi- 
rò contro  Maurizio,  ed  ebbe  tempo  di 
fuggire,  mentre  si  carceravano  e  decapi- 
tavano i  congiurati;  il  minor  germano 
però  subì  1'  estremo  supplizio,  per  non 
aver  rivelato  la  colpa  fraterna:  scene  sì 
desolanti  sparsero  uell'Olanda  la  coster- 
nazione e  il  terrore.  IndilTerente  al  par- 
teggiare, prosperava  sull'oceano  la  com- 
pagnia dell'Indie,  e  costruivano  gli  olan- 
desi nel  16  18  la  famosa  Batavia,  in  on- 
ta de're  indigeni  esoltogli  occhi  dell'In- 
ghilterra; inoltre  discacciarono  i  porto- 
ghesi-spagnuoli ,  e  li  rimpiazzarono  negli 
stabilimenti  indiani  :  veleggiavano  pure 
nell'America  meridionale,  organizzando 
la  nuova  compagnia  d'occidente,  che  tolse 
al  Portogallo  il  Brasile  dai  162  3  al  i63G, 
e  versò  in  Amsterdam  i  tesori  del  nuovo 
mondo  presi  alla  Spagna  ne'  combatti- 
menti marittimi,  la  quale  Ini  dal  g  aprile 
iGoqavea  riconosciuto  l'indipendenza 
della  repubblica.  In  pochi  anni  si  contaro- 
no 545  navi  spagnuole  predate;  ed  il  va- 
loroso ammiraglio  Pietro  Hein  in  una  so- 
la spedizione  s  impadronì  de'galeoni  spa- 
gnuoli  reduci  d'Avana  con  carico  di  4 
milioni  di  scudi.  Finalmente  dopo  80  an- 
ni di  contrasti,  tranne  12  di  tregua,  so- 
stenuti con  egual  gloria  ne'  Paesi  Bassi, 
nell'Indie  orientali  e  nelle  Americhe,  sot- 
to i  torbidi  governi  di  Enrico  Federico, 
successo  al  fratello  Maurizio  nel  1625, 
e  di  suo  figlio  Guglielmo  11,  divenuto  alla 
sua  morte  nel  1  (347   statolder,  avvenue 


PAE 
la  famosa  pace  di  West&lia  nel  i(3q8pel 
congresso  di  Mùnster,  mediante  la  qua- 
le fu  riconosciuta  solennemente  l'indipen- 
denza della  repubblica  d'Olanda,  e  di 
prendere  rango  fra  le  potenze  d'Europa. 
Guglielmo  II  morì  nel  i  65o  lasciando 
incinta  Enrichetta  Maria  Stuard  figlia 
di  Giacomo  II  re  d'Inghilterra,  il  cui  na- 
to ebbe  il  nome  di  Guglielmo  III.  La 
repubblica  nel  i652  giunse  a  muover 
guerra  all'Inghilterra  sua  antica  alleala, 
l'eguagliò  nel  numero  de' vascelli  che  a- 
\ea  armato,  ed  oppose  all'ammiraglio 
Black  l'olandese  ammiraglio  Tromp,che 
solo  morendo  in  battaglia  cede  al  primo 
il  trionfo  della  vittoria.  Intanto  gli  olan- 
desi s'impadronirono  del  capo  africano 
di  Buona  Speranza,  togliendolo  ai  por- 
toghesi. Sorse  allora  il  gran  pensionarlo 
d'Olanda  de  Wilt,che  a  vendicar  la  mor- 
te del  suo  antecessore  Barnevelt,  fece  sop- 
primere nel  1667  lo  statolderato  e  abo- 
lirne Io  ristabilimento  ,  onde  impedire 
l'Incremento  della  possanza  della  casa 
d'Orange,  dopoavere conchiuso  nel  1  6" 4 
la  pace  col  protettore  Cromwell  :  un  ar- 
ticolo di  essa  stabilì,  che  la  dinastia  degli 
Stuardi  non  avrebbe  trovato  sostegno  nel- 
le provincie  unite,  e  che  eletto  nou  a  vreb- 
beastatoldero  ammiraglio  generale  nes- 
sun principe  della  casa  d'Orange.  Tut- 
tavolta  allorché  gli  olandesi  si  trovaro- 
no stretti  d'ogni  parte,  dopo  aver  nomi- 
nato Guglielmo  III  capita  no  e  ammiraglio 
generale,  credettero  trovare  salvezza  nel 
ristabilimento  d'  una  dignità  dittatoria, 
ali. dandogli  lo  statolderato  a'25  febbraio 
)(>-?.,  malgrado  le  lagnanze  e  proteste 
del  coraggioso  Witt,  che  ne  restò  col 
fratello  Cornelio  vittima,  trucidato  dal 
cieco  furore  popolale.  Richiesta  l'Olan- 
da di  aiuto  dalla  Danimarca,  mentre  Car- 
lo X  redi  Svezia  assediava  Copenaghen, 
gli  spedì  l'ammiraglio  Oldam.  Ebbe  suc- 
cessi anche  più  fu  lunati  nel  umiliarsi 
di  nuovo  coli'  Inghilterra  sotto  Carlo  11, 
ina  in  parte  nel  1  672  fu  conquistata  dal- 
la Frauda.  Per  la  quadruplice  alleanza 

TOL.   L. 


PAE  i45 

stabilita  all'Aia,  Luigi  XIV  fu  costretto 
rinunziare  il  già  eseguito  conquisto  del- 
le Fiandre,  ed  a  far  la  pace  colla  Spa- 
gna, i  di  cui  interessi  contro  la  Francia 
si  rivolse  la  repubblica  a  sostenere  per 
tutto  il  secolo  XVII.  Guglielmo  III  fo- 
mentò in  Inghilterra  {V '.)  la  ribellione 
contro  il  suocero  Giacomo  II  cattolico, 
e  ne  divenne  re  al  declinar  del  1688,  e 
lo  riconobbe  lo  stesso  Luigi  XIV  per  la 
pace  di  Riswicknel  169-,  conservando 
la  dignità  di  statolder,  ma  si  disse  ch'e- 
ra statolder  in  Inghilterra  e  re  in  Olan- 
da ;  morì  nel  1 702.  L'Olanda  si  mantea- 
nesempre  nel  suoanticolimitedelle sette 
provincie,  ed  i  paesi  che  conquistò  sulla 
Spagna  si  ridussero  a  poche  terre  nelle 
provincie  di  Brabante,  di  Fiandra,  di 
Limburgo  e  della  Gueldria  meridionale, 
con  Maestricht  spettante  al  vescovato  di 
Liegi:  si  chiamarono  questi  Paesi  della 
generalità,  perchè  amministrati  in  co- 
mune dagli  stati  olandesi,  senza  che  mai 
partecipassero  a' loro  privilegi.  I  conqui- 
sti della  Francia  nella  Fiandra,  nell'Ari- 
nonia  o  Hainaut,  nel  Luxembourge  nel- 
l' Arteria  si  dissero  Paesi  Bassi  francesi, 
ed  il  rimanente  delle  1-  provincie  con- 
servato dalla  Spagna  fino  al  1  7  1 4  riten- 
ne il  nome  di  Paesi  Bassi  spagnuoli,  che 
dopo  la  cessione  allora  fattane  all'impe- 
ratore Carlo  VI  fu  in  quello  di  Paes.i 
Bassi  austriaci  convertito,  conseguenza 
della  guerra  della  successione  alla  mo- 
narchia di  Spagna,  avvenuta  per  la  mor 
te  di  Carlo  li  nel  1  700. 

Col  declinar  del  secolo  XVII  la  p  1 
tenza  olandese  diminuì  :  fu  sul  punto  di 
perdere  Amsterdam  assediata  dai  fran- 
cesi, onde  nel  1702  ottenne  Luigi  XIV 
la  cessione  delle  Fiandre,  all'Austria  ri- 
tolte; ma  nel  i~o6  la  battaglia  di  K a- 
milliers  fece  cangiare  aspetto  alle  cose,  e 
la  pace  d  Utrecht  nel  1713  ne  rese  al- 
l'Austria  il  possesso,  cioè  del  Belg  0  0 
Paesi  Bassi  austriaci.  Restò  all'Austria 
fino  al  i"4'>  epoca  in  cui  i  francesi  n^ 
fecero  la  conquista  :  in  oppresso  le  armi 

10 


i4G  PAE 

anglo- olandesi  Io  riportarono  sotto  l'ob- 
bedienza austriaca.  Memorabile  è  il  la- 
conico discorso  tatto  dal  cardinal  d'  Al- 
sazia arcivescovo  di  Malines  e  discenden- 
te dai  conti  di  Fiandra,  al  re  Luigi  XV 
nel  1 746,  allorché  presa  Brusselles  dopo 
assedio  si  recò  alla  cattedrale.  Sulla  por- 
ta il  cardinale  lo  accolse,  indirizzando- 
gli queste  parole.  »  Sire,  il  Dio  delle 
armate  è  anche  il  padre  delle  misericor- 
die; mentre  V.  M.  gli  rende  grazie  per 
le  ottenute  vittorie,  noi  gli  domandiamo 
di  farle  terminare  felicemente  con  una 
pace  pronta  e  durevole.  Il  sangue  di  G. 
C.  è  il  èolo  che  scorra  sugli  altari  nostri, 
qualunque  cosa  ne  intimorisce;  un  prin- 
cipe della  chiesa  può  senza  dubbio  con- 
fessare questo  timore  dinanzi  ad  un  re 
cristianissimo.  Conquesti  sentimenti  noi 
andiamo  ad  intuonare  il  Te  Deum,  cui 
V.  M.  ci  ordina  di  cantare".  Nel  «747 
lo  slalolderato,  che  dalla  morte  di  Gu- 
glielmo III  era  stato  sospeso  o  soppresso, 
fu  ristabilito  e  dichiarato  ereditario  nel- 
la casa  d'Orahge,  e  statolder  fu  Gugliel- 
mo IV,  che  nel  17^1  ebbe  a  successole 
Guglielmo  V,  il  quale,  qui  noterò,  per 
le  vicende  che  vado  ad  accennare,  nel 
1785  fu  destituito,  indi  nel  1787  reinte- 
grato, abdicò  poscia  nel  i/<)5  e  morì 
nel  1806.  Di  nuovo  la  repubblica  d'O- 
landa si  misurò  colla  Francia  nel  17^6, 
e  nel  1780  con  l'Inghilterra;  ma  germi 
di  corruzione  aveano  già  pullulato  in 
quel  suolo, e  la  divisione  fra  gli  orangi- 
sti  ed  i  repubblicani  diede  l'ultimo  col- 
po fa  tale.  Una  nuova  rivoluzione  nel  1  789 
distaccò  il  Belgio  o  Paesi  Bassi  austriaci 
dall'Austria,  quindi  dopo  la  morte  di  Giu- 
seppe li,  mediante  l'influenza  dell'Olan- 
da, Inghilterra  e  Prussia,  ritornò  sotto  il 
dominio  imperiale.  Ma  quanto  riguarda 
l'insurrezione  de' Paesi  Bassi  austriaci  e 
loro  successive  vicende,  fino  all'erezione 
del  regno  del  Belgio,  a  quest'  articolo 
ed  a  quelli  analoghi  ne  trattai ,  come 
Germania,  Franchemberg  cardinale,  Ma- 
iines.  Si  può  vedere  anche  il  Bercastel, 


PAE 
Storia  del  crisi,  voi.  35,  sulle  riforme  ec- 
clesiastiche che  Giuseppe  II  voleva  in- 
trodurre ne'Paesi  Bassi;  il  Tavanli,i<Vz- 
sli  di  Pio  VI,  t.  2  ;  il  Beccalini  ,  Storia 
di  Pio  VI,  t.  2  ;  ed  il  Jauffret,  Memoi- 
res  t.  2.  Per  le  accennate  scissure  l'O- 
landa fu  nel  1787  invasa  da 25,ooo  prus- 
siani sotto  gli  ordini  del  duca  di  Brun- 
swick, che  non  v'incontrarono  la  meno- 
ma resistenza;  ma  nel  1788  dipendeva 
quasi  in  tutto  dall'Inghilterra.  Sopravve- 
nuta quindi  la  rivoluzione  francese,  nel 

1794  le  Fiandre  ne  secondarono  il  mo- 
vimento. Gli  eserciti  repubblicani  fran- 
cesi ne  occuparono  il  territorio  nell'an- 
no stesso,  e  nel  seguente  ottennero  dal- 
l'Olanda la  cessione  de' paesi  della  gene- 
ralità, tranne  il  Brabante.  11  trattato  di 
Campo  Formio  del  1797  e  le  delibera- 
zioni del  congresso  di  Bastadt,  confer- 
male colla  pace  di  Luneville,  operaro- 
no la  cessione  non  solo  di  queste  con- 
trade, ma  eziandio  dello  stato  del  vesco- 
vato di  Liegi.  L'Olanda  dominata  da  un 
malcontento  generale,  non  solo  fra'calto- 
lici,  che  a  buon  diritto  sospiravano  la  lo- 
ro liberazione,  ma  eziandio  fra'  membri 
della  chiesa  riformata  dominante  ,  nel 

1795  stesso  conquistata  dal  generale  Pi- 
chegru  si  eresse  in  repubblica  Batava, 
che  organizzò  un  direttorio  a  somiglian- 
za di  quello  di  Francia  cui  erasi  alleata, 
con  Sckimmelpennik  gran  pensionano, 
rifugiandosi  lo  statolder  Guglielmo  V 
in  Inghilterra.  I  belgi  che  aveano  comu- 
ne l'origine  coi  francesi,  non  furono  alie- 
ni dalla  dipendenza  della  Francia.  Dopo 
alcuni  cangiamenti  avvenuti  nel  i8o5, 
l'imperatore  Napoleone  trasformò  1'  O- 
landa  in  regno  e  ne  investì  nel  5  giugno 
1806  il  principe  Luigi  Bonaparte  suo 
fratello,  il  quale  favorì  il  cattolicismo  e 
si  rese  benemerito  delia  nazione,  che  gli 
si  mostrò  nel  rovescio  riconoscente.  La 
moderata  sua  condotta  nel  regime  spiac- 
que al  fratello, che  dapprima  nel  1809 
a'  1  o  dicembre  decretò  trasferita  la  coro- 
na nel  suo  primogenito  benché  fanciul- 


P  A  E 

Io,  e  Gufi  poi  col  riunire  nel  »)  luglio  1810 
all'impero  francese  tutta  l'Olanda,  di  cui 
formò  i  dipartimenti  del  Zuidcizce  e 
delle  Bocche  della  Mosa,  accordando  al 
principino  i  ducali  di  Berg  eCleves,  poi 
attribuiti  alla  Prussia:  Luigi  mori  con- 
te di  s.  Leu  in  Firenze.  Nel  182.3  a  Pa- 
rigi si  pubblicò  ,  La  cour  de  Ilollandc 
sousle  regie  de  Louis  Bonapar le  (il  cui  fi- 
glio principe  Luigi  a'  1  o  dicembre  1848  Tu 
eletto  presidente  della  repubblica  fran- 
cese). Ma  i  rovesci  che  provò  l' impero 
francese  nel  18  1  3,  dopo  inauditi  trionfi, 
ai  quali  il  Belgio  avea  preso  parte  come 
membro  della  gran  nazione,  ne  divise- 
ro nuovamente  questa  contrada,  al  pari 
dell  Olanda,  i  cui  costumi  erano  incom- 
patibili con  quelli  de  francesi,  e  che  vide 
giungere  con  gioia  l'epoca  della  sua  in- 
dipendenza, la  quale  acquistò  anche  l'O- 
landa dopo  le  insurrezioni  d'Aia  e  d'Am- 
sterdam. Questi  due  paesi  divisi  nel  1  5^0), 
furono  ancora  riuniti  per  la  convenzio- 
nedi  Londra  del  20  giugno  18  14,  per  for- 
mare uno  stato  particolare,  i  cui  limiti 
furono  fìssati  pel  trattatodi  Vienna  del  9 
giugno  18  i5,  e  prese  il  nome  di  regno 
ile  Paesi  Bassi,  che  venne  dato  a'  16  del 
precedente  marzo  al  la  casa  d'Orange-Nas- 
sau,  nella  persona  di  Guglielmo  I  figlio 
dell' ultimo  statolder  di  Olanda  e  suoi 
discendenti, dichiarato  a' io  maggio  gran 
duca  del  Luxembourg.  I  belgi  però  non 
senza  ripugnanza  si  videro  obbligati  a 
far  parte  del  nuovo  reame  olandese.  La 
legge  fondaiiicntale  dello  stato  in  Olan- 
da stabilì  che  il  principe  sovrano  doves- 
se professare  la  religione  cristiana  rifor- 
mata, e  sebbene  l'articolo  1  34  dichiaras- 
se che  sarchi).' accordata  un'eguale  prò- 
tezione  a  tutti  i  culti,  l'articolo  r36  con- 
teneva  una  eccezione  positiva,  ordinando 
•  he  il  pubblico  erario  continuerebbe  a 
pagare  alla  chioa  riformata  le  provvisio- 
ni, pensioni,  ed  i  soccorsi  alle  vedove,  gj 
fanciulli,  alle  scuole  ed  accademie  ch'e- 
rano per  lo  innanzi  pagate;  mentre  che 

per  gli  altri  culti,  ed  in  conseguenza  pei 


PAL  i47 

cattolici  in  primo  luogo,  giacché  essi  e- 
ranoi  più  numerosi,  l'articolo  limitavasi 
a  dire,  che  sulla  domanda  che  ne  fareb- 
bero, il  principe  sovrano  di  concerto  co- 
gli stati  generali  poteva  provvedervi  in 
una  maniera  equa.  Per  l'unione  col  Bel- 
gio, accresciuto  di  milioni  il  numero  dei 
cattolici,  la  legge  fondamentale  del  1  <S  1  ~> 
stabilì  le  condizioni  per  ottenere  gl'im- 
pieghi e  gli  uffizi  pubblici  ;  ma  non  si 
eseguirono  fedelmente  siffatte  disposizio- 
ni, ed  in  Olanda  nemmeno  dopo  il  1 83o. 
Nel  18  i5  dopo  il  ritorno  di  Napoleo- 
ne dall'isola  dell'Elba,  la  guerra  ricomin- 
ciò fra  i  francesi  e  gli  alleati,  e  fu  anco- 
ra nella  Belgica  che  si  rinnovarono  le 
ostilità:  la  battaglia  di  Waterloo  perdu- 
ta dai  primi  il  18  giugno,  a  qualche  le- 
ga da  Brusselles,  loro  tolse  Quievrain, 
Philippeville  e  Mariemburg,  che  furono 
dati  ai  Paesi  Bassi,  pel  trattato  di  Pari- 
gi de' 20  novembre.  Quanto  al  famoso 
Waterloo,  questo  villaggio  non  è  propria- 
mente il  luogo  della  strepitosa  battaglia, 
ove  si  combattè  col  più  feroce  accani- 
mento, ma  il  luogo  del  quartiere  gene- 
rale del  duca  di  Wellington.  Le  sole  ar- 
mate alleate  vi  perderono  j8,ooo  uo- 
mini fra  uccisi  e  feriti.  S'impiegarono  1  5 
giorni  a  bruciarne  i  cadaveri:  la  sua  pol- 
vere inondata  di  sangue  ne  forma  il  suolo, 
ch'è  sparso  di  monumenti  sepolcrali.  Tale 
suolo  colleceneri  de'cadaveri  di  tanti  pro- 
di guerrieri  divenne  più  fecondo.  Sopra 
una  montagna  costruita  dai  belgi  e  alta 
più  di  200  passi,  i  medesimi  vi  colloca- 
rono il  loro  leone,  per  onorare  il  luogo 
ove  fu  ferito  il  principe  d'Orante.  L'al- 
bero  sotto  il  quale  Stette  Wellington,  du- 
rante l'azione,  fu  dagl'inglesi  trasforma* 
to  in  tabacchiere.  La  sua  tenacità  e  resi- 
stenza, ed  i  suoi  sforzi  sovraumani  ripa- 
rarono il  fallo  della  presa  posizione.  L'in- 
tervento di  Blucher  co'  suoi  100,000 
prussiani  decise  poi  della  vittoria,  e  non 
fu  dato  ai  generali  d'  impedire  la  fre- 
nesia de' massacri.  Napoleone  mirò  stu- 
pefatto   apparir    Blucher    in    vece    dei 


j48  pae 

4o,ooo  nomini  di  Grouchy,  e  a  fronte 
tli  tutta  l'immensa  scienza  militare  che 
egli  vi  pose,  tutto  fu  perduto.  Vero  è  pe- 
lò, che  l'ormata  degli  alleali  della  7." 
coalizione,  era  superiore  alla  sua  di  qua- 
si due  terzi.  Il  re  Guglielmo  I  nel  1816 
istituì  l'ordine  equestre  di  Guglielmo  I 
(V.).  Del  concordato  da  questo  re  con- 
chiuso con  Leone  XII,  parlai  a  Belgio, 
e  lo  riporterò  poi  dicendo  delle  notizie 
ecclesiastiche, avendolo  riprodotto  il  cav. 
Artaud  nella  Storia  dì  Leone  XI I,  t.  3,p. 
1  1 9  e  seg.,  in  un  all'allocuzione  pronun- 
ziata dal  Papa  in  concistoro  li  17  set- 
tembre 1827  e  le  lettere  apostoliche  dei 
17  agosto,  le  quali  confermano  e  spie- 
gano detta  convenzione  ch'era  stata  sot- 
toscritta il  18  giugno.  Ne  furono  pleni- 
potenziari il  cardinal  Cappellai-i  poi  Gre- 
gorio XVI, e  l'ambasciatorecontedi  Cel- 
Jes,  il  quale  come  ricordai  nel  voi.  XV, 
p.  3  1  45 pei'  morte  di  Leone  XII  si  portò 
Jformalmenteal  conclave, con  quellapom- 
pa  che  si  legge  nel  n.°  2  3  del  Diario  di 
Roma  1829,  in  un  al  discorso  pronun- 
ciato al  sacro  collegio  con  la  risposta  del 
cardinal  Bertazzoli.  L'eletto  Pio  Vili  con- 
fermò il  concordato.  Intanto  i  belgi  da 
mollo  tempo  si  lagnavano  delle  soverchie 
imposizioni ,  della  preferenza  accordata 
agli  olandesi  sì  nelle  cariche  civili,  sì  nel- 
le militari, e  del  mantenimento  di  un  mi- 
nistero poco  in  armonia  collo  spirito  ge- 
nerale delle  provincie  meridionali,  oltre 
altre  cose  gravose  e  spiacevoli,  massime 
riguardatili  la  religione  cattolica.  Dopo 
la  conoscenza  degli  avvenimenti  accaduti 
in  Parigi  nel  mese  di  luglio  i83o,  i  bel- 
gi si  prepararono  ad  una  ribellione  che 
scoppiò  a  Brusselles  nella  notte  del  i5 
al  26  agosto  seguente,  e  che  la  forzaar- 
mata  non  potè  reprimere.  Ebbe  origine 
l'amimilinamentodel  popolo,  che  nutri- 
va opinioni  liberali,  dopo  la  rappresen- 
tazione del  dramma  Massaniello.  La  par- 
te cattolica  non  potendo  più  pensare  al- 
l'Austria, poiché  l'imperatore  Fraocesco 
I  avea  dichiarato  che  il  Belgio  dovea  ap- 


PAE 

pnrtenere  alla  Francia  per  l'unità  di  lin- 
gua e  religione,  appoggiò  un'aperta  ri- 
voluzione contro  i  proleslanti,distruttori 
de'diritli  della  chiesa  cattolica.  Una  com- 
missione fu  incaricata  dagli  abitanti  di 
portare  al  re  che  si  trovava  all'Aia,  h 
lista  degli  atti  di-  cui  si  chiedeva  il  mi- 
glioramento, esprimendo  altresì  il  voto 
dellaseparazione  dell'Olanda  e  della  Bel- 
gica quanto  all' amministrazione.  Il  re 
adunò  il  1  3  settembre  gli  stati  generali,  le 
cui  sedute  non  offersero  alcun  risultamen- 
to,  malgrado  le  circostanze  gravi  in  cui 
si  trovava  lo  stato,  e  fece  avanzare  dalle 
provincie  settentrionali  gran  numero  di 
truppe  verso  Brusselles;  ma  già  la  solle- 
vàzioneerasi  estesa, e  Liegi  e  Lovanio  an- 
cora insorsero.  Però  il  governo  adoprò 
grandemente  per  comprimere  la  mossa 
della  popolazione;  il  23  settembre  l'ar- 
mata olandese  strinse  Brusselles,  perven- 
ne anche  a  penetrarvi;  ma  il  popolo, col- 
l'aiuto  de'volontari  liegesi, la  sforzò,  do- 
po un  combattimento  ostinato  e  sangui- 
noso, a  ritirarsi  il  26.  Incoraggiali  dalla 
sconfìtta  della  truppa,  gli  abitanti  di  qua- 
si tutte  le  citlà  e  delle  campagne  non 
tardarono  a  scacciarne  gli  olandesi,  i  qua- 
li non  contarono  allora  più  nella  Belgica 
che  alcune  piazze.  Un  governo  provviso- 
rio si  organizzò  ben  presto,  proclamò  l'in- 
dipendenza della  Belgica  e  la  sua  esistenza 
come  stato  proletto  dalla  Francia  e  dal- 
l'Inghilterra. Interposte  a  mediatrici  le  5 
potenze  d'Austria,  Francia,  Inghilterra, 
Prussia  e  Bussia,  col  mezzo  de' loro  am- 
basciatori residenti  a  Londra,  si  ottenne 
la  separazione  del  regno  de'Paesi  Bassi, 
cioè  dell'Olanda  e  della  Belgica  o  Bel- 
gio, e  la  loro  formazione  in  due  regni 
distinti,  restando  del  primo  assoluta  so- 
vrana la  casa  d'  Orange  Nassau,  nella 
persona  di  Guglielmo  1,  ed  eleggendosi 
a  re  del  secondo  il  principe  Leopoldo  I 
di  Sassonia -Coburgo,  che  rinunziatoavea 
prima  al  trono  di  Grecia  (di  cui  parlai 
anche  nel  voi.  XXXV,  p.  1  1 9,  1  2  1 ,  1  29) 
e  la  cui  solenne  inaugurazione  seguì  an- 


PAE 

che  in  Brusselles  a'  21  luglio  i83i.  Un 
trattato  di  conciliazione  esteso  in  24  ar- 
ticoli, col  riparto  approssimativo  de'Pae- 
s\  Bassi  in  due  stati  distinti  e  indipenden- 
denti,  cioè  regno  de'Paesi  Bassi  o  Olan- 
da^ regno  del  Belgio,  fu  fumato  in  Lon- 
dra a'  1 4  ottobre  dai  rispettivi  plenipoten- 
ziari delle  suddette  cinque  potenze.  Gre- 
gorio XVI  riconobbe  il  Belgio  costitui- 
to in  regno  nel  i832,  a'  23  novembre 
ricevette  il  ministro  del  re  Leopoldo  I, 
cui  a'  6  dicembre  rispose  alla  lettera  col- 
la quale  aveagli  partecipato  l'assunzione 
al  trono;  poscia  nel  1 834  spedì  a  Brus- 
selles il  rappresentante  della  s.  Sede,  cui 
poi  die  la  qualifica  di  nunzio,  e  nel  i838 
creò  cardinale  l'arcivescovo  di  Malines 
Engelberto  Sterckx.  Lo  statuto  del  re- 
gno del  Belgio  è  quello  d'una  monarchia 
rappresentativa.  Il  re  del  Belgio  Leopol- 
do!, benché  luterano,  non  fa  ostacoli  al 
cattolicismo,  e  fa  educare  nella  religione 
cattolica  i  suoi  figli  Leopoldo  duca  del 
Brabante,  Filippo  conte  di  Fiandra  e  la 
principessa  Maria;  dipoi  fondò  l'ordine 
equestre  di  Leopoldo (^.J.Nel  voi.  XLV, 
p.  194,  riportai  la  pompa  funebre  del 
suo  ministro  morto  in  Roma.  Avendo 
Guglielmo  1  re  de'  Paesi  Bassi  o   d'  O- 
landa  abdicato  la  corona,  gli  successe  a'7 
ottobre  1840  il  re  Guglielmo  II,  che  re- 
gnò con  meno  rigore  verso  i  cattolici,  be- 
nignità che  nou  usò  il  suo  genitore.  Tut- 
lavolta  egli  nou  pose  iu  esecuzione  il  con- 
cordato, ma  i  cattolici  d'Olanda  ulti- 
mamente indirizzarono  una  supplica  al 
regnante  Pio  IX,  per  ottenere   de'   ve- 
scovati. Per  morte  di  Guglielmo  II,  av- 
venuta  a'  17  marzo  1849,  6''  succes- 
se il  figlio  Guglielmo  111.  Si  legge  nel- 
V  eccellente  rivista  olandese,  il  Cattoli- 
co,  che  il  governo  protestante  d'Olanda 
nel  dicembre  1  8  jo   ha   manifestato   un 
profondo  rispetto  alla  libertà   religiosa, 
col  dichiarare  che  vedrebbe  colla  mag- 
giore soddisfazione  il  ristabilimento  della 
gerarchia  ecclesiastica  ne'Paesi  Bassi  (co- 
ni* Pio  IX  nel  i85o  fece  in   Ingllilter- 


PAE  ,49 

ra)  coerentemente  al  principio  ed  alla 
comunicazione  fatta  nel  184^.  al  sinodo 
della  chiesa  riformata  neei  landese,  per 
la  libera  organizzazione  delle  deferenti 
comunioni  religiose,  principio  conferma- 
to poi  nella  revisione  delle  leggi  fonda- 
mentali. Vedasi  De  Gerlache  ,  Histoire 
da  royaume  des  Pays  Bai,  Bruxelles 
1889  Galeazzo  Gualdo  Priorato,  Tea- 
tro del  Belgio  o  sia  descrizione  delle  dic- 
asene provincie  del  medesimo,  con  le 
piante  delle  città  e  fortezze  principali,  da. 
chi  al  presente  possa  se,  come  e  in  quat 
modo ,  ed  in  aitai  tempo  acquistate, 
Francfort  1673.  De  la  Barre,  Le  Hol- 
landaìs,  ou  lettres  sur  l'  Ilollande  an- 
cienne et  moderne,  Francfort  ijìS.Ba- 
tavia  sacra,  Lugduni  Batavorum  1719. 
Synodicon  Belgicum,  Mechliniae  1828. 
E.  Reidani,  Belgarum  aliarumque gerì- 
tium  annales  cuoi  interpr.  P'ossio,  Lug- 
duni Batav.  i633. 

Notizie  ecclesiastiche  dell'  Olanda  e  Pae- 
si Bassi,  riguardanti  la  religione  cat- 
tolica e  la  pretesa  riformata.  Scisma 
della  chiesa  d'  Utrecht.  Concordato 
tra  Leone  XII  e  Guglielmo  Un  faso- 
re de'  cattolici  belgi  ed  olandesi.  Dei 
collegi  olandesi,  delle  sette  arcipreture 
della  missione  d'Olanda,  e  de  quat- 
tro vicariati  apostolici  di  Boisle-Duc 
con  i  amministrazione  apostolica  di 
Gravai,  Ravestcin  e  Megen;  di  Sie- 
da, di  Litnburgo,  di  Lussemburgo. 

II  cristianesimo  fino  dai  primi  tempi 
della  Chiesa  fu  predicato  ne'  Paesi  Bassi, 
dove  prima,  dovedopo:  verso  il  111  secolo 
ai  belgi  dai  santi  vescovi  di  Colonia  e  di 
Treveri  ;ai  frisoni  lo  promulgarono  s.  Eli* 
gio,  s.Wilfrido,  S.Bonifacio,  s.Willibror- 
do  primo  vescovo  d'Utrechl  ;  a  Malines  s. 
Romoaldo;  s.  Platone  a  Tournay  ;  nelle 
Fiandre  i  ss.  Aristobolo,  Vittorio  e  Fu- 
sciano;  s.  Lebwino  patrono  di  Deventer 
nel  paese  d'Ower  Yuel .  1.  PleJiehno  in 
Gueldria  e  ducalo  di  Cle-es,  per  non  di- 


i5o  PAE 

re  di  altri  apostoli  delle  altre  regioni , 
nominati  a'  loro  luoghi.  Quindi  per  le 
relazioni  colla  s.  Sede,  ben  presto  furo- 
no stabiliti  in  Roma  scuole  e  ospizi  con 
spedali  e  chiese,  da  alcuni  nazionali  dei 
Paesi  Bassi.  Della  scuola  e  ospizio  dei 
frisoni  eretta  nell'VllI  secolo  presso  la 
basilica  Vaticana,  parlai  ne'  voi.  XII,  p. 
2  38,  e  XXIX 3  p.  i  i3;  cioè  vicino  alla 
liliale  chiesa  de' ss.  Michele   e  Magno, 
della  quale  trattai  ne'  voi.   II,  p.  3o5, 
XIf,p.242,XXIX,p.  ii3,28i, eXLiV, 
p.  1  1  7, 1  1  8.  Nella  fondazione  della  chie- 
sa e  spedale  nazionale  di   s.  Maria  del- 
l'Anima, vi  ebbero  parte  i  fiamminghi 
ed  altri,  in  favore  de'  popoli  della  Bassa 
Germania, come  dissi  ne' voi.  IV,  p.  254, 
XXIX,  p.  io5,  176:  in  tale  chiesa  so- 
no sepolti  Adriano  VI, cardinali  e  perso- 
naggi de'Paesi  Bassi.  Indetto  voi.  XXIX, 
p.  in,  feci  cenno  dell'  ospizio  e  chiesa 
di  s.  Giuliano  de'  fiamminghi   o  belgi. 
Finalmente  riportando  le  notizie  dell'ar- 
ciconfraternita  di  s.  Maria  in  Camposan- 
to, ne' voi. XXI, p.  iG3,eXX!X,p.  ni, 
notai  che  venne  fondala  per  gli  aleman- 
ni, fiamminghi  e  svizzeri.  Molte  iscrizio- 
ni di  defunti  sepolti  nel  camposanto   si 
leggono  nell'Alveri,  Roma  in  ogni  stato, 
t.  1,  p.  ii5.  La  pretesa  riforma  della  Chie- 
sa ,  che  dovrebbe  piuttosto    chiamarsi 
abolizione  o  cambiamento,  fu  comincia- 
ta da  Lutero  e  Calvino  in  Germania  ed 
in  Francia:  ella  fu  propagata  colla  spa- 
da, ed  avea  guadagnato  terreno  colle  co- 
modità e  colla  speranza  di   temporali 
vantaggi.  I  Paesi  Bassi  che  furono  lunga 
pezza  agitati  da  intestine  discordie,  e  che 
mercè  della  situazione  e  del  commercio 
loro,  erano  in  relazione  giornaliera  coi 
mentovati  regni  ,   dovevano  necessaria- 
mente risentire  l' inlluenza  di  cotale  av- 
venimento. A  sostenimento  della  catto- 
lica religione,  Filippo  11  supplicò  il  Pa- 
pa Paolo  IV  di  aggiungere   ne'  Paesi 
l'.assi  agli  antichi  vescovati  di  Utrecht, 
Cambray,  Tournay,  Maeslricht  e  Arras, 
elevando  1  due  primi  ad  arcivescovato, 


PAE   , 
i  seguenti  :  s.  Omer  ,   Namur,   Hai  lem, 
Leuvarden,  Groninga  ,  Ypres  ,  Bois-lc- 
Duc,  Middelburg,  Anversa,  Gand,  Bru- 
ges, Ruremonda,  e  Malines  in  arcivesco- 
vato. Il  Papa  l'esaudì  colla  bolla  Super 
universa,*'  12  maggio  l55g,  unendo  a 
Malines  la  dignità  primaziale  del  Belgio. 
Noterò   che  tutti  i   nominati    vescovati 
hanno   articoli  nel  Dizionario;  che  U- 
trecht  anticamente  era  stata   sede  arci- 
vescovile ;  che  Cambray  Gregorio  XVI 
la  ripristinò  nel  grado  arcivescovile,  es- 
sendo ora  nella    Fiandra    francese,  ap- 
partenendo alla  Francia  auche  Arras,  già 
capitale  dell'  Àrtesia,  e  s.  Omer  in   cui 
Paolo  IV  vi  trasferì  la  sede  della  distrut- 
ta TherouanneoTerovanne,  la  qual  dio- 
cesi comprendendo  la  Fiandra,  n'ebbero 
parte  anche  i  vescovati  di  Boulogne.s.  O- 
mer  e  Tournay.  Intanto  i  molteplici  cam- 
biamenti  delle  case  regnanti    ne'  Paesi 
Bassi   aveano   indebolito   l' alfezione  ai 
principi  temporali;,  ed  il  pregio  in  cui  si 
tenevano  le  immunità  e  i  privilegi,  fece 
apparire  tutti  i  provvedimenti   abbrac- 
ciati da  Filippo  II  principalmente,  come 
infrazione  de' diritti  veri  o  immaginari. 
L'  agitazione   da    ciò  prodotta  dilatossi 
viemmaggiormente,  ed  i  mezzi  severi  po- 
sti in  opera  dal  governo  per  infrenare  ed 
estìnguere  il  male  serpeggiante,  accreb- 
bero il  malcontento.  L'  irritazione  nata 
dai  gravi  provvedimenti  presi  dal  governo 
per  respingere  la  nuova  dottrina,  e  le  san- 
guinose conseguenze  di  essa,  delle  (piali 
la  Germania  era  a  quel  tempo  il  teatro, 
nudrita  da  coloro  che  non  ad  altro  mira- 
vano che  alla  libertà,  li  congiunse  in  co- 
mune alleanza  ;  e  coloro  che  poscia  cad- 
dero vittima  de'  propri  loro  sforzi,  s'im- 
piegarono come  cooperatori,  per  innal- 
zar quelli  che  in  progresso  di  tempo  di- 
vennero gli  oppressori  e  persecutori  lo- 
ro. Parecchi  cattolici  si  lasciarono  sedur- 
re, lusingati  che  si  combatterebbe  pei  la 
libertà,  e  che  l'esercizio  della   religione 
cattolica  romana  sarebbe  mantenuto  sen 
za  ostacolo  alcuno,  oltraggio  o  ingiuria. 


PAE 
Ribellatisi  gli  olandesi  ed  altri  popoli 
de'  Paesi  Bassi  a  Filippo  II,  s.  Pio  V  be- 
nedì  medaglie  con  indulgenze  per  coloro 
che  combattevano  i  Mendichi  o  Gelisi 
{V)  ,  eretici  calvinisti  de' Paesi  Cassi, 
onde  ebbero  origine  le  Medaglie  bene- 
dette {V.).  Nello  stesso  tempo  il  Papa  in 
premio  al  duca  d'Alba  della  vittoria  ri- 
portata contro  di  essi,  gli  mandò  in  do- 
no il  Cappello  e  lo  Stocco  benedetto. 

Alla  ribellione  delle  provincie  unite, 
nel  i  572  successe  in  molte  la  rinunzia 
alla  fede  cattolica  ereditata  dai  padri  lo- 
ro, e  fra  le  tante  vittime  che  immolaro- 
no, la  Chiesa  celebra  i  Martiri  di  Gor- 
rum  in  Olanda  (P '.).  Vani  riuscirono  gli 
sforzi  di  Filippo  II  e  le  sollecitudini  del 
clero,  pel  mantenimento  della  vera  re- 
ligione :  la  fazione  calvinista  invase  que- 
ste regioni  con  quella  rapidità,  con  cui 
scende  un  torrente  dal  monte,  commet- 
tendo inaudite  crudeltà.  Parecchi  ma- 
gistrati, rammentandosi  del  loro  giura- 
mentOj  non  vollero  accudire  agli  sforzi 
diretti  contro  il  governo  che  reggeva  an- 
cora, e  soprattutto  non  vollero  per  nul- 
la assentire  a'  cambiamenti  che  cerca- 
ronsi  introdurre  nella  religione;  e  molli 
governi  dal  1572  al  1 5^7  protestarono 
sul  mantenimento  libero  dell'  esercizio 
della  cattolica  religione.  Intanto  nulla  fu 
risparmiato  per  aumentare  il  partito,  ed 
attrarre  a  sé  molti  con  belle  promesse  : 
lultavolla  vi  fu  sempre  aggiunta  1'  assi- 
curazione,  che  la  religione  de'  loro  pa- 
dri rimarrebbe  intatta  e  non  si  farebbe 
violenza  alle  coscienze.  Con  queste  es- 
presse condizioni  gli  slati  d'Olanda  nel 
i  "ini  invitarono  all'unione  Amsterdam. 
Egual  contegno  e  tentativi  si  adoperò 
presso  i  governi  delle  altre  città,  e  se  que- 
ste cedettero,  fu  sempre  sotto  la  solenne 
condizione,  che  la  religione  cattolica  ri- 
marrebbe libera  e  intatta,  compresi  i  re- 
ligiosi de' due  sc^si.  L'arcivescovo  d'  U- 
trecht  ed  i  vescovi  d'Harlem  ,  Gronin- 
ga,Middclburgo,  Leuvarden  e  Deventer 
costituivano  l'episcopato  d'Olanda.  Ce- 


PAE  i5i 

lebrarono  essi  un  sinodo  provinciale,  for- 
nirono di  salutari  avvisi  il  clero  ed  il  po- 
polo ;  ma  si  armò  di  difesa  la  rocca  quan- 
do vi  era  entrato  il  nemico.  Tali  prov- 
vedimenti non  valsero  a  trattenere  il  tor- 
rente de'  mali,  che  inondava  tanti  cam- 
pi della  chiesa  d'occidente.  1  protestanti 
presero  la  somma  delle  cose,  persegui- 
tarono il  clero,  invasero  i  monasteri  e  le 
proprietà  monastiche, oppressero  in  piìi 
modi  i  fedeli  cattolici.  Il  clero  secolare 
e  regolare  fu  cacciato  dalle  provincie  u- 
nite  all'Olanda;  la  sede  arcivescovile  di 
Utrecht  e  le  suffraganee  furono  empia- 
mente distrutte, ed  i  cattolici  miseramen- 
te dispersi  e  esiliati:  tuttociòad  onta  del- 
le precedenti  convenzioni  e  trattati,  ri- 
conosciuti e  confermati  a'  2  3  gennaio 
1579  ne^'  unione  d'Utrecht  coll'artico- 
lo  i3,  giusta  il  convenuto  nella  pace  di 
Gand.  Appena  fu  dichiarato  Filippo  li 
decaduto  dal  regno,  quelli  che  aveano 
sempre  protestato  di  non  aver  giammai 
imbrandito  le  armi  a  causa  della  religio- 
ne, pubblicarono  severissimi  editti,  ol- 
traggiosi alla  religione  de'  loro  padri  ed 
a  coloro  che  la  professavano;  allora  fu 
posto  in  obblio  lo  zelo  dimostrato  per  lo 
innanzi  contro  gli  editti  che  proibivano 
la  predicazione  di  nuova  dottrina.  Gu- 
glielmo I  proibì  nelle  chiese  adunanze 
per  praticare  gli  esercizi  di  religione,  che 
chiamò  esercizi  papali^  i  pellegrinaggi , 
gli  assembramenti  e  le  radunanze  reli- 
giose, dopo  laute  promesse  di  libertà  re- 
ligiosa. I  cattolici  furono  calunniati  d'in- 
telligenze coi  nemici, e  la  religione  qua- 
lificata con  parole  ingiuriose  di  supersti- 
ziosa, di  papismo  idolatra,  di  brutalità 
de'papalini.  Nel  1  j8o,  morto  l'arci  vesco- 
vo e  ridotti  a  pochi  i  sacri  ministri,  co- 
minciò a  piangere  più  amaramente  sol- 
le sue  rovine  la  chiesa  d'Olanda  ,  men- 
tre la  massa  della  popolazione  belgica 
seguì  la  religione  cattolica  de* padri  suoi. 
Accorse  a  porre  un  riparo  all'  urgenza 
de' mali  Gregorio  XIII.  poiché  di  mi- 
gliaia di  sacerdoti  ch'erano  in  Olanda, 


i5*  PAE 

la  riforma  era  stata  cos'i  intollerante  che 
se  ne  trovarono  appena  i5}  onde  si  era 
costretti  a  chiamare  gli  stranieri  ;  ad  ec- 
cezione d'Utrecht,  Harlem,  Deift  e  Am- 
sterdam, non  se  ne  trovava  uno  negli  al- 
tri luoghi.  Era  stalo  nell'anno  stesso  del- 
la fataleapostasia  ordinato  sacerdote  Sas- 
boldo Vosmeero,  che  oppose  un  petto 
sacerdotale  in  difesa  de'  fedeli,  dagli  as- 
salti degli  acattolici,  e  non  risparmiò  in- 
comodi,  travagli  e  pericoli  in  soccorso 
della  desolata  chiesa  olandese;  onde  il  suo 
zelo  contro  gli  empi  indusse  il  Papa  nel 
i583  a  crearlo  vicario  apostolico  di  tut- 
ta la  missione  d'Olanda,  per  essere  mor- 
to l'ultimo  arcivescovo  d'Utrecht,  per 
cui  la  Sede  apostolica  dipoi  riguardò  iti 
fatto  fin  d'allora  quella  sede  come  estin- 
ta. Nel  1 592,  mosso  a  pietà  di  sua  patria, 
il  sacerdote  Giovanni  Smezio  si  recò  in 
Roma  a  domandarne  riparo  alla  s.  Sede. 
Clemente  Vili  vi  spedì  i  gesuiti  belgi, 
come  pratici  della  lingua,  degli  usi,  de- 
gl'  inganni  e  delle  arti  degli  eterodossi 
olandesi  ;  dipoi  nel  1 6  r 4  furono  seguiti 
dai  francescani,  nel  i63o  dagli  agosti- 
niani j  quindi  dai  carmelitani ,  domeni- 
cani e  cappuccini^,  tutti  animati  da  zelo 
d'alzare  i  caduti,  d'  incoraggire  i  deboli 
e  di  confermare  i  costanti.  Clemente  Vili 
a  vantaggio  spirituale  de'  belgi,  istituì  la 
nunziatura  apostolica  di  Brusselles,  cui  fu 
poi  concessa  la  giurisdizione  delle  mis- 
sioni del  Belgio,  d'Olanda  ed  anche  d'In- 
ghilterra, come  dico  a  Nunzio.  Quindi 
ben  conoscendo  di  quanta  utilità  sareb- 
be in  Olanda  la  presenza  d'  un  vescovo 
per  l'amministrazione  dell'ordine  e  del- 
la cresima,  chiamò  in  Roma  Sasboldo,  e 
consecratolo  arcivescovo  di  Filippi  in 
partibusìo  rimandò  in  Olanda,  dove  l'ar- 
ciduca Alherto  d'Austria  e  Isabella  sua 
sposa  figlia  di  Filippo  II  (sposati  da  Cle- 
mente Vili  al  modo  detto  nel  voi.  XXIV, 
p.  1 5o),  a'  quali  la  dominazione  de'  Pae- 
si Bassi  uniti  era  stata  ceduta,  non  aven- 
do rinunziato  al  regno  dell'Olanda,  Pa- 
vesilo nominato  alla  sede  d'Utrecht.  Ve- 


PAE 

nendo  a  conoscere  Paolo  V  che  le  Pro- 
vincie unite  olandesi  costringevano  alla 
pace  Filippo  III  sovrano  deJ  Paesi  Bassi, 
vivamente  raccomandò  al  re  ch'esigesse 
il  libero  esercizio  della  cattolica  religione 
in  Olanda  e  provincie  unite.  Queste  pe- 
rò vi  ripugnarono  costantemente,  per  cui 
gli  spagnuoli  a'  9  aprile  1609  conchiu- 
seio  tregua  per  12  anni,  senza  badare  al 
decoro  della  religione  cattolica.  A'  3o 
maggio  1602  Sasboldo  venne  bandito 
dalle  provincie  protestanti,  con  confisca 
dei  suoi  beni, e  fissata  la  sua  residenza  in 
Colonia  vi  morì  a'3  maggio  1 6 1 4--  Paolo 
V  gli  sostituì  nel  vicariato  apostolico  Fi- 
lippo RooveenoRoveniodi  Ardensal,  che 
fu  da  Urbano  Vili  consecrato  arcivesco- 
vo di  Filippi,  e  morì  in  bando  il  1. "ot- 
tobre i65i, in  Utrecht,  giacché  i  vicari  a- 
postolici  non  abbandonarono  le  loro  gieg- 
gie,  non  ostante  la  sentenza  di  esilio,  per 
cui  Vosmeero  nel  161  1  trovavasias'Gra- 
venhage.  Intanto  i  cattolici  erano  tratta- 
ti come  traditori  del  paese;  occupati  i  lo- 
ro templi,  onde  riunì  vansi  non  senza  pe- 
ricolo nelle  stalle  e  rimesse.  1  sacerdoti 
erano  esiliati,  altri  però  soltentravano  in 
loro  vece,  e  sprezzavano  la  prigione  e  la 
morte;  anzi  il  loro  numero  ascese  tan- 
t'ollre,  che  nel  1614  s'  contavano  170 
luoghi  circa  di  congregazione  ne'  Paesi 
Bassi  uniti,  e  nel  1622  erano  già  fissati 
56  nuovi  luoghi  di  congregazioni  stabili. 
]  cattolici  ad  onta  delle  persecuzioni,  e- 
storsioui  ed  altri  mali,  mai  pensarono 
a  vendicarsi,  ascendendo  allora  a  circa 
3oo  o  4oo  mila,  con  466  sacerdoti.  A 
Rooveen  successe  Giacomo  Torre  dell'A- 
ia arcivescovo  d' Efeso  in  parlibus,  che 
Urbano  Vili  gli  avea  dato  in  coadiutore. 
Dopo  la  pace  di  Mùnster  o  Westfa- 
lia,  i  pretesi  riformati  erano  in  possesso 
di  tutte  le  chiese  e  de'  beni  ecclesiastici  ; 
il  numero  di  essi  era  sì  grande  ,  che  or- 
mai non  si  avrebbe  potuto  supporre  che 
i  cattolici  dovessero  in  avvenire  essere 
considerati  e  trattati  come  nemici  del  pae- 
se. Peròuon  passò  lungo  tempo  che i  cai- 


PAE 

telici, il  cui  numeroeragià  estremamen- 
te cresciuto  in  mezzo  all'oppressione,  po- 
terono precisamente  argomentare  dagli 
alti  del  governo  quali  essi  fossero  agli 
occhi  de'  loro  superiori  e  come  si  pensas- 
se di  agir  contro  loro.  Gli  editti  contro  i 
papisti  furono  confermati  nel  i65i  al- 
J'  Aia,  i  cattolici  vennero  esclusi  da  tut- 
te le  cariche,  tranne  la  facoltà  di  sparge- 
re sangue  in  difesa  della  patria;  la  per- 
secuzione fu  sì  molesta  in  quella  parte  di 
Trabante  vinto  colle  armi,  che  i  cattoli- 
ci furono  dai  magistrati  afflitti  con  ogni 
maniera  di  tormenti.  Alessandro  VII  nel 
i656  accordò  per  coadiutore  al  Torre, 
Zaccaria  Mez  vescovo  Trallense,  il  qua- 
le a' 1 2  giugno  1 66 1  premorì  all'Efesi- 
no, che  fu  colpito  dalla  morte  nel  mo- 
nastero d'Huyberge  a'  i  6  settembre  del- 
l' anno  stesso.  Allora  Alessandro  VI I  de- 
stinò pernuovo  vicario  Balduino  Cotzdi 
Gorcum,  e  per  suo  coadiutore  Giovanni 
Neercassel  della  congregazione  dell'ora- 
torio, ambedue  consecrati  in  Colonia  a'9 
settembre  1662,  il  i.°  in  arcivescovo  di 
Filippi,  il  2.0  in  vescovo  di  Castoria  ,  il 
quale  morto  il  Cotz  a'  18  maggio  i663 
restò  solo  vicario.  Sotto  di  Neercassel' 
vennero  a  devastar  la  vigna  del  Signore 
gli  errori  di  Giansenio  ,  che  si  dilfusero 
io  tutte  le  missioni  d'  Olanda.  Frattan- 
to per  le  conquiste  fatte  da  Luigi  XIV 
ne'  Paesi  Bassi ,  Clemente  IX  nel  1668 
gli  concesse  facoltà  di  poter  nominare  ai 
benefizi  ecclesiastici  di  Tournay  ed  Ar- 
ras. Clemente  X  s'interpose  per  la  pace 
tra  il  re  e  le  provincie  unite  olandesi,  al 
qual  fine  deputò  un  vescovo  ad  Utrecht 
da  lui  conquistata.  Nell'Olanda  e  provin- 
cie soggette  i  cattolici  furono  sempre  se- 
gno agl'insulti  ed  oltraggi  degli  eterodos- 
si e  del  governo;  iooumerabili  multe  di 
denaro  vennero  estorte  dalle  loro  borse 
e  con  un  rigore  incredibile;  curati  git- 
tati  in  prigione, profanazioni  della  ss.  Eu  - 
carislia,  per  non  dire  di  altre  persecuzio- 
ni, segnalarono  la  seconda  metà  del  se- 
colo XVII.  Essendo  il  numero  delle  sta- 


P  A  E  i  53 

zioni  e  de'sacerdoti  diminuito,  in  sequela 
della  vendetta  presa  dagli  stati  delle  dif- 
ferenti provincie  contro  la  revoca  dell'e- 
ditto di  Nantes,  ben  presto  i  cattolici  po- 
terono respirare  più  liberamente  e  ripa- 
rarono le  sofferte  perdite;  al  che  contri- 
buì soprattutto  una  moltitudine  di  pro- 
testanti che  ritornavano  alla  fede,  cioè 
circa  1  000  all'anno.  I  cattolici  presero  o- 
gni  volta  coraggio,  quando  qualche  av- 
venimento pose  in  eguaglianza  i  loro  di- 
ritti; ritornaronoalle  loro  chiese,  quando 
le  dischiuse  la  mano  del  vincitore, sempre 
tranquillamente,  senza  vendette  o  tomai- 
li.  Accusalo  Neercassel  di  giansenismo  fu 
chiamato  in  Roma,  e  nelle  sale  del  s.  of- 
fìzio  ritrattogli  errori  e  sottoscrisse  il  for- 
molario  di  Alessandro  VII,  togliendo  il 
sospetto  di  eresia.  Mori  a'6  giugno  1686 
in  Zi  voi,  ed  Innocenzo  XI  nel  1688  gli 
surrogò  Pietro  Codde  della  stessa  con- 
gregazione dell'oratorio,  che  finto  come 
il  predecessore,  menava  vita  austera  e 
penitente,  nel  1689  consagrato  dall'ar- 
civescovo di  Malines  a  Bruxelles  in  arci- 
vescovo di  Sebaste.  Sotto  di  questi  trion- 
fò subito  nell'Olanda  il  giansenismo,  ed 
egli  accusalo  di  26  capi  fu  chiamato  a  Ro- 
ma nel  1699,  non  avendo  voluto  sotto- 
scrivere il  forroolariodi  Alessandro  VII. 
Dopo  trattata  la  sua  causa  ,  nella  quale 
fu  sentilo  avanti  Clemente  XI  per  la  sua 
difesa  ,  non  riuscendo  al  Papa  vincerne 
l'ostinazione  e  indurlo  a  sottoscrivere  il 
formolario,  con  solenne  decreto  della  con- 
gregazione di  propaganda  fide  (  sotto  la 
cui  giurisdizione  sono  le  missioni  d'  O- 
landa  e  i  vicariali  apostolici  )  de' 7  mag- 
gio 1  702,  e  con  breve  pontificio  de'7  a- 
prile  1  to3,  presso  il  Bull,  de  prop.  fide, 
Appendix  t.  ij  p.  36 1,  fu  sospeso  dal 
vicariato  apostolicoegli  fu  sostituito  Teo- 
doro Kolz  o  Cock  pro-vicario.  Indi  la  con- 
gregazione del  s.  olìizio  con  decreto  de'  3 
aprile  i"o4  proscrisse  e  condannò  due 
apologie  del  Codde  e  lo  rimosse  intera- 
mente dal  vicariato.  Trentun' altre  ope- 
re apologetiche  del  medesimo  e  de'  re- 


i  54  P  A  E 

frattali  d'  Utrecht  furono  proscritte  con 
breve  de'  4  ottobre  1707,  Bull.  Rom.  t. 
1  o,  par.l,p.  1 87,  diretto  ai  cattolici  d'O- 
landa da  Clemente  XI,  il  quale,  tornato 

™ià  il  Coddeda  Pioma  in  Utrecht  e  morto 
o 

impenitente  a' 18  dicembre  17  io, conde- 
creto dell'inquisizione  dei  3o  dello  stes- 
so mese  e  con  altro  de  i4  gennaio  1  7  1  1, 
Bull,  fllagn.,  t.  8,  p.  4°°j  -°  dichiarò 
morto  colla  scomunica,  e  però  indegno 
della  sepoltura  ecclesiastica  e  de'suffragi 
de'  fedeli,  nel  tempo  appunto  che  i  suoi 
complici  facevano  incidere  una  stampa 
in  cui  il  Codde  medesimo  si  rappresen- 
tava entrando  con  trionfo  in  cielo. 

Inoltre  Clemente  XI  avendo  inteso  che 
nel  congresso  d'  Utrecht  i  principi  ere- 
tici procuravano  con  ogni  sfòrzo  la  rivo- 
cazione di  tutto  quello  che  nella  pace  di 
Riswick  si  era  stabilito  a  favore  della  cat- 
tolica religione  ,  ricorse  all'  imperatore 
Carlo  VI  e  a  Luigi  XIV,  eccitandoli  ad 
opporsi  a  tali  tentativi  e  difendere  illese  le 
ragioni  della  fede  cattolica,  in  particola* 
re  il  4°  articolo  di  detta  pace.  Altre  pre- 
mure fece  il  Papa  a  diversi  sovrani  tede- 
schi, ed  il  prelato  Passionei  che  avea  man- 
dato nunzio  segreto  al  congresso,  secon- 
dò talmente  le  sollecitudini  di  Clemente 
XI,  che  vi  ottenne  quanto  domandò,  e  la 
pace  fu  sottoscritta  ad  Utrecht  li  1  1  a- 
prile  1713.  Essendo  giunto  a  notizia  di 
Clemente  XI,  che  il  principe  Guglielmo 
di  Nassau  Siegen  o  Usingen,per  bisogno 
trattava  di  cedere  ad  un  principe  acat- 
tolico suo  cugino  i  propri  stati,  tosto  scris- 
se all'  elettore  di  Magonza,  per  far  desi- 
stere Guglielmo  dal  suo  proponimento  , 
o  annullarne  il  contratto  se  seguito.  Da 
questo  ramo  cattolico,  ora  luterano,  d'U- 
RÌngen,  uscì  Carlo  Enrico,  celebre  per  la 
sua  vita  di  venturiere  e  intrepido  gene- 
rale, diseredato  da  un  illegittimo.  Quin- 
di Clemente  XI sapendo  i  gravi  danni  ca- 
gionali ai  cattolici  dal  re  di  Prussia  nel- 
la Gueldria,  che  pei  trattati  d'Utrecht  e 
llastadt  eragli  stata  ceduta  dalla  Fran- 
cia, colle  condizioni  di  non  cambiar  nul- 


PAE 

la  in  rapporto  alla  religione  cattolica,  e- 
gli  raddoppiò  isuoi  urlici  a  diversi  sovra- 
ni, affinchè  si  opponessero  a  tanto  male. 
Per  la  pacifica  condotta  de'  cattolici  ,  i 
severi  editti  non  furono  eseguiti  in  tutte 
le  parti,  laonde  dal  1G88  al  1701  po- 
terono erigere  29  stazioni;  ma  la  condi- 
scendenza de'  magistrati  solo  ottennero 
con  somme  considerabili,  anche  annue, 
quali  pagavano  pure  i  preti  per  essere  am- 
messi all'  esercizio  del  ministero,  altri- 
menti erano  severamente  multati.  Tra  le 
vessazioni  patite  dai  cattolici  e  la  restri- 
zione de* diritti  civili,  fu  loro  tolto  quel- 
lo di  disporre  a  loro  grado  per  testamen- 
to de'  propri  beni.  La  discordia  religio- 
sa fra' pastori  cattolici,  tuttoché  per  pa- 
recchi funesta,  servì  d'incitamento  ai  ve- 
ri cattolici  per  unirsi  più  strettamente  al 
centro  dell'unità. Gli  scismatici  trovarono 
magistrati  zelanti  de'  loro  interessi,  im- 
perocché questi  considerarono  la  divisio- 
ne propria  a  danneggiare  la  suprema  au- 
torità del  Papa, e  con  piacere  videro  sor- 
gere in  Olanda  una  chiesa  chiamata  na- 
zionale: tutte  le  risoluzioni  governative 
furono  contro  il  numeroso  stuolo  de'bno- 
ni,  e  in  favore  di  una  mano  di  malinten- 
zionati. 

Frattanto  il  pro-vicario  Cock,  contro 
il  quale  i  partitanti  del  Codde  avevano 
guadagnato  i  principali  membri  degli  sta- 
ti generali ,  non  potè  far  uso  di  sue  fa- 
coltà ,  fu  bandito  dall'  Olanda  e  venne 
costretto  tornare  in  patria.  Clemente  XI 
Io  chiamò  in  Pioma,  e  fece  suo  caudata- 
rio e  canonico  di  s.  Lorenzo  in  Damaso, 
nel  qual  tempo  il  Cock  giustificò  la  con- 
dotta della  s.  Sede  contro  il  Codde,  col 
libro  :  De  Petro  Coddeo  archiep.  Sèbast. 
in  Hollandia  acfacderatisprovinciis  w- 
carii  apostolici  potestale  potilo,  functoac 
defunclo  libri  tres,  ubi  ali  apostolica  5e- 
dc  lati  in  etwi  judicii  aequitas  demon- 
stralur,  Romae  1715.  Diversi  parrochi 
furono  esiliati  e  proibito  ai  sacerdoti  l'e- 
sercizio del  loro  ministero  ,  mentre  nel 
1708  tutti  i  gesuiti  furono  scacciali  dal- 


P  A  E 

I'  Olanda  e  dalla  Frisia  occidentale.  Il 
Papa  nel  i  7  1  r>  nominò  vicario  apostoli- 
co Gerardo  Potkam  di  Transilvania,che 
legalo  occultamente  coi  refrattari  gian- 
senisti, dopo  un  mese  passò  all'altra  vi- 
ta. Vivente  ancora  il  Codde ,  i  suoi  se- 
guaci, che  lo  erano  pure  di  Giansenio  e 
Quesnello,  immaginarono  sussisterei  due 
capitoli  d'  Utrecht  e  di  Ilarlem,  venuti 
meno  da  più  d'un  secolo,  e  li  vollero  com- 
posti di  8  canonici,  come  quando  esiste- 
vano. Questi  secondo  1'  uso  delle  catte- 
drali cominciarono  ad  esercitare  la  giu- 
risdizione che  si  erano  usurpata,  edavea  • 
no  conferito  l'amministrazione  della  chie- 
sa d'Olanda  a  tre  pro-vicari,  per  cui  Cle- 
mente XI  a  mezzo  del  cardinal  Paoluc- 
ci  avea  loro  interdetto  ogni  atto  di  giu- 
risdizione. Il  Papa  per  morledi  Potkam 
conferì  il  vicarialo  a  Adamo  Daemen  ca- 
nonico della  cattedrale  di  Colonia,  cre- 
dendolo gradito  agli  stali  della  repubbli- 
ca d'Olanda,  come  nato  da  famiglia  il- 
lusile d'Amsterdam,  e  lo  nominò  arcive- 
scovo di  Adrianopoli  ;  ma  i  falsi  canonici 
non  lo  ricevettero,  anzi  ottennero  dagli 
stati  generali  un  bando  per  lui  e  per  quel- 
li che  l'obbedivano,  ond'egli  morì  in  Co- 
lonia nel  1717-  Non  ebbe  più  felice  sor- 
te il  di  lui  successore  Giovanni  Bey levelt 
parroco  dell'  Aia  ,  il  quale  bandito  per 
opera  de'  refrattari  ,  morì  a  Brusselles 
compianto  dai  cattolici  a'  20  gennaio 
1  -  -.  Dopo  di  lui  prese  cura  del  vica- 
riato il  nunzio  di  Colonia  Bussi,  e  dopo 
questi  Santini  internunzio  a  Brusselles, 
onde  ai  nunzi  di  Colonia  e  a  quelli  del 
Belgio  per  lungo  tempo  rimase  interinai" 
incute  affidata  la  missione  d'Olanda  e  le 
missioni  inglesi  ,  col  titolo  di  vice- supe- 
riori, anzi  nel  declinar  del  secolo  decor- 
so, hi  cessare  la  nunziatura  di  Brussel- 
les, il  nunzio  di  Colonia  ne  esercitò  l'uf- 
fizio, finché  nel  1800  venne  conferito  al 
protonotario  apostolico  Luigi  Ciamber- 
lani.  Prima  della  morte  di  Bey  levelt  ,  i 
pretesi  canonici  del  capitolo  metropoli- 
Uno  d'  L'trcchl ,  u'  2j  api  ile   17*3    per 


P  A  E  i55 

colmo  di  sacrilego  attentato,  avendo  ot- 
tenuto dai  magistrati  di  potersi  scegliere 
un  arcivescovo,  elessero  per  loro  chimeri- 
co arci  vescovo. Cornelio  Sleenhoven,  già 
indegno  alunno  del  collegio  Urbano  ,  e 
ciò  per  sostenere  la  setta  de'  refrattari  , 
che  senza  nuove  ordinazioni  non  era  lon- 
tana ad  estinguersi  :  si  pensò  di  obbligale 
tutti  i  cattolici  a  sottomettersi  a  lui,  ciò 
che  non  riuscì  mediante  supplica  indiriz- 
zata agli  stati.  Informati  i  cardinali  della 
congregazione  di  propaganda  di  siffatta 
elezione  dall'  eletto  e  dagli  elettori,  che 
scismaticamente  chiedevano  la  conférma, 
rescrivendola  riguardarono  inutile  e  noi- 

o 

la.  I  canonici  però  non  solo  non  obbedi- 
rono agli  ordini  e  alle  paterne  ammoni- 
zioni di  Pioma  ,  ma  aggiungendo  atten- 
tato ad  attentato,  procurarono  all'eletto 
la  sacrilega  consecrazione.  Si  rivolsero  ad 
un  vescovo  d'Irlanda  e  ad  alcuni  vesco- 
vi delle  Gallie,  ma  chiusa  mediante  prov- 
vide cure  questa  strada,  si  prestò  all'em- 
pia opera  in  Amsterdam  a'  i5  ottobre 
1  -  a :  j  Domenico  Maria  Varlet  francese, 
vescovo  di  Babilonia,  ancor  egli  sosppso, 
interdetto  e  scomunicata  per  solenne  de- 
creto della  s.  Sede.  In  vece  di  (\wc  visto- 
vi assistenti ,  supplirono  due  falsi  cano- 
nici, fautori  acerrimi  del  giansenismo, 
contro  la  disciplina  ecclesiastica.  Questo 
è  il  principio  dellostabilimento  della  pre- 
tesa nuova  chiesa  e  scisma  d'  Utrecht, 
che  fatalmente  ancora  dura,  né  evvi  spe- 
ranza per  ora  di  ravvedimento.  Bene- 
detto XIII  colla  bolla,  Qui sollicitudinf, 
de'  20  febbraio  172T,  Bull.  Rom.  t.  1  1, 
par.  2,  p.  37  ~,  dichiarò  nulla  l'elezione 
ilei  pseudo-arci  vescovo  e  sacrilegi  la  con- 
sagrazione,  ed  annodò  con  ecclesiastiche 
censure  elettori  ed  eletto,  consagrante  0 
consagrato,  fautori  e  aderenti,  e  tutti  di- 
chiarò scismatici  vitandi.  Il  famoso  W  m 
Espen  canonica  di  Lovanio  ,  molto  so- 
spetto  in  materia  di  religione,  compose 
il  libro:  De  tpiscoph  rrtfnisitis  ad con- 
secrationeniy  nel  quale  sembra  approi  1- 
ìc  la  consagrazione  di  Steenhoven  ;  uni 


.56  P  A  E 

questo  alTire,  unito  alla  maniera  di  pen- 
sare di  Waii  Espen  sulle  questioni  del 
giansenismo,  1'  obbligò  a  lasciare  la  sua 
cattedra  e  abbandonar  Lovanio.  E  sic- 
come dalla  morte  di  Steenhovenede'suoi 
scismatici  successori ,  i  pseudo-canonici 
sogliono  eleggere  altro  pseudo  arcivesco- 
vo e  informare  il  Papa  dell'elezione,  chie- 
dendone la  conferma,  i  Pontefici  rinno- 
vano le  censure  di  Benedetto  XIII.  A  U- 
TRECHTdiròdella  continuazione  dello  sci- 
sma e  sostenitori  falsi  arcivescovi,  sino  a 
noi.  Quanto  riguarda  il  preteso  capito- 
io  d'  Utrecht  e  il  vescovo  di  Babilonia, 
e  quanto  appartiene  allo  scisma,  potrà  sa- 
persi dalla  storia  e  dalla  confutazione  del- 
le loro  pretese,  pubblicatadal  celebre  car- 
dinal d'  Alsazia  de'  principi  di  Chimay, 
già  alunno  del  collegio  Germanico,  che 
per  essere  stato  arcivescovo  di  Malines 
celebrai  pure  a  quell'articolo,  come  be- 
nemerito della  Sede  apostolica  e  della  re- 
ligione cattolica,  e  di  santi  costumi. 

Lo  scisma  portò  subito  molto  male  ai 
cattolici,  giacché  per  esso  perderono  5a 
stazioni  e  la  maggior  parte  de'pro  venti  pe- 
cuniarii ,  che  servirono  eccellentemente 
agli  scismatici  pel  mantenimento  del  loro 
scisma;  tuttavolla  alcune  stazioni  perdu- 
te ritornarono  sotto  l'autorità  legittima, 
e  nella  maggior  parte  degli  altri  luoghi, 
ove  non  erano  rimaste  chiese  cattoliche, 
sene  eressero  delle  nuove.  Intanto  le  ves- 
sazioni de'  cattolici  non  provennero  sol- 
tanto dagli  sconvolgimenti  giansenistici; 
i  predicatori  eziandio  della  chiesa  domi- 
nante, gl'istigatori  ordinari  degli  stati,  non 
sapevano  rendere  più  venerabili  le  sino- 
dali loro  congreghe,  senza  fare  uscire  del- 
le accuse  contro  i  cattolici.  Le  loro  chie- 
se o  piuttosto  oratorii ,  avendo  bisogno 
di  riparazione,  talvolta  fu  sorgente  d'in- 
credibili difficoltà,  anzi  nel  i  y3o  era  sta- 
to definito,  che  tranne  quelle  esistenti  non 
potranno  più  essere  fabbricale  chiese  pa- 
piste,  e  che  non  saranno  permesse  le  co- 
s'i dette  stazioni,  né  un  numero  maggio- 
re di  ecclesiastici  in  ciascuna  di  esse,  e 


PAE 

che  altre.M  le  chiese  non  potranno  esse- 
re ingranditene  rinnovate,  senza  specia- 
le consenso  de'  borgomastri  o  consiglie- 
ri deputali.  I  più  piccoli  appigli  erano 
sufficienti  a  far  chiudere  le  chiese  de'cat- 
tolici ,  anche  per  molti  anni ,  ed  a  tener 
imprigionati  i  sacerdoti  ;  la  conversione  di 
qualche  membro  dalla  chiesa  dominante 
alla  cattolica,  ed  il  recarsi  fuori  di  patria, 
ne  furono  tal  volta  la  cagione  nelBrabante 
settentrionale.  Sino  al  1787  doveansi  pa- 
gare grosse  somme  di  danaro  ai  magistra- 
ti, perchè  permettessero  l'esercizio  del- 
la religione  ,  ricoguizioni  che  abrogaro- 
no gli  stati  generali.  Ad  onta  di  tante  ves- 
sazioni, delle  ordinarie  imposizioni  e  del 
peso  di  provvedere  gli  ecclesiastici,  i  cat- 
tolici nella  loro  pietà  fondarono  dal  1  736 
al  1794  in  2°  luoghi  nuove  parrocchie, 
provvedendole  di  chiese  e  case  pastorali; 
riparando  e  abbellendo  le  esistenti,  ed  e- 
dificandone  delle  nuove.  Anche  i  poveri 
erano  a  loro  carico,  perchè  le  fondazio- 
ni de'  loro  padri  erano  perdute  per  es- 
si; basti  il  notare  che  nel  1783  i  catto- 
lici d'Amsterdam  contribuirono  225,ooo 
fiorini  per  l'erezione  di  una  casa  per  le  or- 
fanelle.  Quanto  riguarda  l'insurrezione 
de'Paesi  Bassi  sotto  Giuseppe  II,  pei  nuovi 
sistemi  di  ecclesiastica  disciplina  da  lui 
introdotti  e  pel  seminario  generale  eret- 
to in  Lovanio,  ne  feci  cenno  di  sopra, 
mentre  della  secolarizzazione  delle  signo- 
rie unite  ai  vescovati  e  della  nuova  cir- 
coscrizione di  diocesi,  ne  trattai  a  suo 
luogo. 

Nella  stessa  guisa  come  i  cattolici  per 
una  rivoluzione  di  stato  aveano  perdu- 
to i  loro  diritti,  li  ricuperarono  per  un 
avvenimento  somigliante.  Laonde  non  è 
a  meravigliare  che  i  cattolici  dopo  due 
secoli  di  oppressione,  nel  1787,  allorché 
spera  vasi  un  cambiamento,  desiderassero 
alleviamento  del  loro  giogo  e  divenir  e- 
gualia'loroconcittadini  protestanti;  poi- 
ché sebbene  la  chiesa  cattolica  fosse  anno- 
verata fra  le  religioni  tollerate  dallo  sta- 
to ,  luttavolta  era  soggetta  a  provvedi- 


PAE 

melili  di  eccezione  coi  quali  era  estre- 
mamente vessata.  11  crollamento  dell'e- 
di Tizio  dello  stato,  causato  da  difetti   in- 
teriori, e  le  in  allora  apparse  idee  di  li- 
bertà ed  eguaglianza,  diedero  loro  dopo  il 
i  70 5  quello  che  desideravano.  Nel  1798 
apparve  finalmente  l'atto  costituzionale, 
pel  quale  i  cattolici  poterono  ricuperare 
le  chiese  e  gli  edilìzi  fabbricati  dai  loro 
antenati  per  l'esercizio  del  proprio  cul- 
to.   Neil'  Olanda  settentrionale  e  meri- 
dionale, per  l'immensa  maggioranza  dei 
cattolici,  le  chiese   si  dovevano  dare  ad 
essi  ,  e  pure  in  una  sola  comune  otten- 
nero la  chiesa  pubblica  ,  ed  ovunque  si 
usarono  ogni  maniera  di  pretesti  contro 
di  essi.  Solo  riuscì  loro  ricuperare  le  chie- 
se ne' luoghi,  ove  piccolo  era  il   numero 
de'riformati;  nel  resto  molto  mancò  che  i 
cattolici  in  un  tempo  di  libertà  ed  egua- 
glianza  fossero  trattati  realmente  secon- 
do la  norma  della  vera  eguaglianza:  ciò 
mostra  che  i  membri  della  chiesa  rifor- 
mata, già  dominante  e  privilegiata,  sot- 
to la  libertà  Batava  non  perderono  il  lo- 
ro dominio  e  privilegi.  Nel  1806  i  catto- 
lici  provarono    miglioramenti    nell'in- 
segnamento primario,  poi  diminuiti  sen- 
sibilmente da  restrizioni.  L'amministra- 
zione francese  inviò  in  Olanda  per  suoi 
agenti  molli  stranieri,  parecchi  de' quali 
professando  solo  di  nome  il  catlolicismo, 
questo  non  ricavò  alcun  profitto  dalla  lo- 
ro dimora.  Dall'essere  la  chiesa  riforma- 
ta e  i  suoi  istitutori  privati  di   reudite  , 
risultò  ch'essa  non  poteva  stare  senza  l'ap- 
poggio dello  stato.  Liberata  l'Olanda  dal 
giogo  straniero,  la  chiesa  cattolica  fu  nuo- 
vamente posta  sotto  una  specie  di  tute- 
la; si  operò  sempre  a  danno  de'dintti  ilei 
cattolici  ,  finché  sopraggiuose  la  rivolu- 
zione nel  Belgio. 

Allorché  Guglielmo  1  nel  181  5  divin- 
ile re  de'Paesi  Bassi, con  solenne  diebia- 
rione  assicurò  alla  chiesa  cattolica  il  suo 
slato  e  la  sua  sicurezza.  Agitala  l'Olan- 
da dalla  sua  piccola  chiesa  scismatica  , 
riprovata  anche  da  Leone  XII,  come  dis- 


PAE  1J7 

si  nel  voi.  XXXVIII, p.6G,  in  pari  tempo 
trovossi  il  Belgio  in  commozioni  religio- 
se, in  detto  luogo  riportate,  che  forse  pre- 
pararono gli  avvenimenti  del  1  83o.  Vi 
si  trattava  la  soppressione  de'  seminari 
vescovili  e  l'istituzione  di  un  collegio  fi- 
losofico, che  avrebbe  facilmente  aperto 
1'  adito  alle  dottrine  protestanti  }  e  ciò 
per  due  decreti  antipolitici  emanati  dal 
renel  1824. Tutti  i  capi  delle  diocesi  nel 
i8?.5  si  riunirono  all'arcivescovo  di  Ma- 
lines  Francesco  de'  principi  di  Mean,  per 
comporre  una  querela  comune  ;  altret- 
tanto fece  mg.r  Luigi  Ciambellani  vice- 
superiore delle  missioni  d'Olanda,  cogli 
arcipreti  di  questa.  11  Papa  a  mezzo  del 
cav.  Reinhold  inviato  straordinario  e  mi- 
nistro plenipotenziario  in  Roma  del  re, 
a  questi  fece  pervenire  un  fortissimo  re- 
clamo, ed  avvertì  i  vescovi  a  tenersi  pu- 
ramente passivi ,  se  il  governo  procede- 
va all'esecuzione  de'  suoi  decreti.  In  fat- 
ti lutti  gli  ordinari  del  Belgio  e  dell'O- 
landa rimasero  estranei  alla  soppressio- 
ne de'  seminari,  che  operossi  dall'auto- 
rità laica,  innanzi  alla  quale  il  potere  e- 
piscopale  stette  passivo.  Questi  seminari 
erano  stati  istituiti  da  zelanti  ecclesiasti- 
ci, che  vennero  così  spogliati  del   frutto 
del  loro  zelo.  11  collegio  di  Malines  e  quel- 
lo d'Alost  incontrarono  la  medesima  dis- 
grazia :  i  maestri  erano  assai  eruditi,  e 
rendevano  molti  servigi  alle  diocesi  di  Ma- 
lines  e  di  Ganci  ;  godevano  una  gran  ri- 
putazione in  tutto  il  Belgio,  e  il  colpo  che 
li  distrusse  proveniva  da  un  sistema  tri- 
stamente ben  concertato  d'  intolleranza 
e  di  persecuzione.  L'arcivescovo  di  Ma- 
lines, dopo  aver  scritto  una  lettera  con- 
tenente i  suoi  più  vivi  reclami,  si   ritirò 
per  alcuni  giorni    in  una  delle  sue  terre 
di  Liegi,  per  non  essere  testimonio  di  de- 
terminazioni così  desolanti.  Tuttavolla 
in  mezzo  ad  una  opposizione  sì  viva  e  si 
giusta,  il  collegio  filosofico  di  Lovanio  si 
aprì  a'i  -  ottobre  1820,8  froute  di  quan- 
to era  accaduto  nel  1787  per  conseguen  - 
za  di  altro  fallo.  Per  la  fermezza  con  cui 


,  58  P  A  E 

Leone  XII  area  biasimalo  la  condotta  del 
governo  de'  Paesi  Bassi  f  che  obbliava  i 
riguardi  dovuti  ai  cattolici  del  Belgio  , 
Guglielmo  I  venne  colpito  dall'effetto  che 
aveva  prodotto  in  Brusselles,  a  Lovanio 
ed  a  Gand  l'enunciazione  si  precisa  del 
malcontento  del  Pontefice  ,  e  giudicò  a 
proposito  d'inviare  a  Roma  nel  ìSifiil 
conte  di  Celles  membro  degli  stati  gene- 
rali, cattolico  e  caldo  liberale,  per  acco- 
modare le  cose.  Ebbe  udienza  da  Leone 
XII,  se  ne  mostrò  soddisfattissimo  pel 
desiderio  manifestato  di  ria V vicinarsi  al 
governo  de'  Paesi  Bassi,  e  partì  dalla 
capitale  del  cristianesimo  portando  una 
pontificia  lettera  pel  re,  il  quale  si  dichia- 
rò assai  contento.  Rispose  al  Papa  coi 
termini  più  rispettosi,  come  avrebbe  fat- 
to qualunque  sovrano  cattolico,  ed  offrì 
1o,ooo  franchi  per  la  riedificazione  del- 
la basilica  di  s.  Paolo.  Indi  Guglielmo  I 
rimandò  in  Roma  il  conte  di  Celles  col 
titolo  di  ambasciatore,  con  Germani  pei' 
referendario  e  consigliere  d'ambasciata, 
il  marchese  di  Trazegnics  per  addetto, 
e  Serruys  già  segretario  della  preceden- 
te legazione. 

Aspirando  il  contedi  conchiudere  un 
concordato  religioso,  nel  (piale  gl'inte- 
ressi de'belgi  e  degli  olandesi  cattolici  si 
accordassero  con  quelli  del  re  de'  Paesi 
Bassi,  che  dovea  avere  de' riguardi  alle 
pretensioni  della  vecchia  Olanda,  Leone 
XII  nel  novembre  1826,  aderendo  ai 
voti  dell'ambasciatore,  venne  a  stabilire 
il  suo  plenipotenziario  nella  persona  del 
cardinal  d.  Mauro  Cappellai-i,  cui  aggiun- 
se mg.1  Capaccini,  come  al  conte  lo  fu 
Germani.  Il  cardinale  poi  presiedeva  ai 
congressi  pel  concordato,  composti  dei 
prelati  Nasalli,  Mazio,  Capaccini  e  Belli, 
come  giù  dissi  nel  citato  voi.  p.  72.  Le 
conferenze  ebbero  luogo  nelle  modeste 
stanze  del  cardinale  neh'  ospizio  de' ca- 
maldolesi a  s.  Romualdo,  ove  fu  sotto- 
scritto il  seguente  concordato  a' 18  giu- 
gno 1827. 

«In  nome  della  ss.  e  indi  visibile  Trini- 


PAE 

tà.  Convenzione   Ira  sua  Santità  Leone 
XII  sommo  Pontefice  e  sua  Maestà  Gu- 
glielmo I  re  de'Paesi  Bassi.  Sua  Santità 
il  sommo  Pontefice  Leone  XII  ,  e  sua 
Maestà  Guglielmo  I  re  de'  Paesi   Bassi 
principe  d'Orange-JNassau,  granduca  di 
Lussemburgo,    desiderando  concertarsi 
sugli  affari  della  Chiesa  cattolica,  aposto- 
lica, romana,  in  tutto  il  regno  de'  Paesi 
Bassi,  hanno  nominato  a  loro  plenipolen- 
ziarii  :  Sua  Santità  il  sommo  Pontefice, 
sua  eminenza  d.  Mauro  Cappella  ri  prete 
cardinale  della  s.  romana  Chiesa,  prefetto 
della  congregazione  di  propaganda  ;  e  sua 
Maestà  il  re  de'Paesi  Bassi,  sua  eccellenza 
Antonio  Filippo  Piaerio  Ghislain  conledi 
Celles,  cavaliere  del  Leone  belgio,  mem- 
bro della  à.a  camera  degli  stali  generali, 
ambasciatore  straordinario  e  plenipoten- 
ziario presso  la  s.  Seùe.  I  due  plenipo- 
tenziarii,  assistiti  il  i.°  da  mg.r  France- 
sco Capaccini,  sostituto  della  segreteria 
de'brevi,  ed  il  ■?.."  dal  referendario  di  1.' 
classe  al  consiglio  di  stato,   Gio.  Pietro 
Ignazio  Germani,  consigliere  d'ambascia- 
ta ,  dopo  aver  cambiati  i  loro  pieni  po- 
teri, che  si  sono  trovati  in  buona  e  de- 
bita forma,  hanno  convenuto  ne'seguenti 
articoli.  i.°Ilconcordatodel  1801  tra  sua 
Santità   l'io  VII  ed  il  governo  francese 
(lo  riportai  nel  voi.   XVI,  p#.  3q),   eh  è 
in  vigore  nelle  provincie  meridionali  del 
regno  de'Paesi  Bassi,  sarà  applicato  an- 
che alle  provincie  settentrionali.  i.°  O- 
gni  diocesi  avrà  il  suo  capitolo  ed  il  suo 
seminano.  3.°  Pel  caso  previsto  dall'ar- 
ticolo j 6.°  della  convenzione  del  i8or 
è  statuito  quanto  segue.  Ogni  volta  che 
una  sede  arcivescovile  o  vescovile  andrà 
vacante,  i  capitoli  delle  chiese  vacanti ,  nel 
primo  mese,  decorrente  dal  giorno  dell' av- 
venuta vacanza,  a  via  uno  cura  di  far  cono- 
scere a  sua  Maestà  i  nomi  dei  candidali 
appartenenti  al  clero  del  regno  de'Paesi 
Bassi,  ch'essi  avranno  giudicati  degni  e 
capaci  di  governare  la  chiesa  arcivesco- 
vile o  vescovile,  e  ne'quali  avranno  essi 
riconosciuto  la  pietà,  la  dottrina,  la  più- 


PAE 
denza,  che  le  leggi  della  Chiesa  richiedo- 
no da  un  vescovo.  Se  fra'candidati  alcu- 
ni si  trovassero  per  avventura  che  non 
l'ossero  egualmente  graditi  al  re,  i  capi- 
toli scancellerehhero  i   loro  nomi  dalla 
lista,  la  quale  dovrà   tuttavia  rimanere 
composta  d'un  numero  di  candidati  suf- 
ficiente, perchè  la  scelta  del  nuovo  ar- 
civescovo o  vescovo  possa  effettuarsi.  Do- 
po ciò  i  capitoli  procederanno  all'elezio- 
ne canonica  dell'arcivescovo  o  del  vesco- 
vo da  essi  prescelto,  secondo  le  forme  ca- 
noniche d'uso,  fra  i  diversi  candidali  ri- 
masti sulla  lista,  e  dentro  il  mese  stesso 
invieranno  al  santo  Padre  l'atto  auten- 
tico di  questa  elezione.  11. sommo  Pon- 
tefice, a  tenore  dell'  istruzione  promul- 
gata da  Urbano  VI II  di  felice  memoria, 
farà  instituire  il  processo  d'informazione 
sullo  stato  della  chiesa,  e  sulla  qualità 
della  persona  destinata   ad  essere  pro- 
mossa alla  dignità  arcivescovile  o  vesco- 
vile, e  dopo  avere  raccolte  le  necessarie 
notizie,  se  giudicherà  che  le  doli  richie- 
ste da'eanoni  in  un  vescovo  Irovansi  pos- 
sedute dalla  persona  eletta,  le  concederà 
la  canonica  istituzione  per  mezzo  di  let- 
tere apostoliche,  nelle  debite  forme  e  nel 
più  breve  tempo  possibile.  Che  se^  al 
contrario,  la  elezione  uon  fosse  stata  ca- 
nonicamente costituita,  se  il  candidalo 
dal  santo  Padre  non  fosse  slato  ricono- 
sciuto dotato  delle  richieste  qualità,   il 
sommo  Pontefice,  per  ispeciale  grazia, 
concederà  al  capitolo  la  facoltà  di  pro- 
cedere ad  una  uuova  elezione,  come  so- 
pra, da  eseguirsi  nelle  forme  canoniche. 
Le  ratifiche  della  presente  convenzione 
saranno  ricambiate  in   Roma  entro  Go 
giorni,  o  piìi  presto  se  sarà  possibile. 

»  Fatta  in  lì  orna,  il  i  <S  giugno  iS?.~. 

»  Sottoscritti -Mauro  caidmale  Cap- 
pellai-i -  Francesco  Capaccini. 

»  Il  conte  di  Celles- Gennaio  ". 

Leone  XII  con  sensi  di  gratitudine 
al  re  Guglielmo  I,  in  concistoro  mani- 
festò ai  cardinali  la  seguila  convenzione, 
che  confermò  e  spiegò  con  lettere  npo- 


PAE  i5g 

stoliche, delle  quali  riporterò  il   più  in- 
teressante. Il  Papa   stabili  il    numero  e 
la  circoscrizione  delle  diocesi,  per  l'ac- 
crescimento della   religione  cattolica  e 
per  la  salute  delle  anime,  ristabilendo  e 
creando  3  nuove  sedi  vescovili,  oltre  le 
5  esistenti,  dividendo  il  regno  de' Paesi 
Bassi  in  8  diocesi  con  altrettante  chiese 
cattedrali,  cioè  Malines  per  metropolita- 
na e  le  altre  sulTraganee.  Il'territorio  dio- 
cesano di  Malines  lo  compose  con  quel- 
lo delle  intere  provincie  del  Brabante  me- 
ridionale e  di  Anversa.  Le  7  suffraganee 
furono  Liegi,  Xamur,  Tournay  e  Gami 
esistenti;  Amsterdam,  Bruges  eBois-le- 
Duc  nuovamente  create.  Lachiesadi  Lie- 
gi comprenderebbe  tutte  le  provincie  di 
Liegi  e  di  Limburgo;  la  chiesa  di   Na- 
mur,  la  provincia  di  Xamur  e  il  grandu- 
cato di  Lussemburgo;  la  chiesa  di  Tour- 
nay, l'Hainaut;  la  chiesa  di  Gand,  tut- 
ta la  Fiandra  orientale;  la  chiesa  d'Am- 
sterdam,le  provincie  dell'Olanda  setten- 
trionale ed  orientale,   di  Utrecht,  d  ()- 
\er  Yssel,  di   Frisia,  di  Groninga  e  di 
Drenthe  ;  la  chiesa  di  Bruges,   tutta   la 
Fiandra    occidentale;  quella  finalmente 
di  Bois-Ie-Duc,  le  provincie  del  Braban- 
te settentrionale,  della  Gueldiia  e  della 
Zelanda.  Venne  pure  statuito,  che  ogni 
chiesa  cattedrale  avrebbe  il  suo  capitolo 
con  congrua  e   perpetua  dotazione,  ed 
altra  per  le  stesse  sedi  vescovili.  Per  que- 
sta prima  volta  Leone  XII  si  riservò  di 
provvederedi  pastori  le  chiese  del  regno 
de'Paesi  bassi,  come  di  concedere  in  se- 
guito ai  vescovi  l'aiuto  di  vescovi  ausiliari 
in  qualità  ili  sulfraganei,  se  il  bisogno  lo 
esigerà, ed  il  re  accoiderà  loro  convenien- 
te dotazione.  Inolile  il   Papa  acconsenti 
al  giuramento  di  fedeltà  al  le  d'ogni  ani- 
vescovo  e  vescovo,  e  degli  altri  a 
siici,  a  seconda  del  citato  concorda  lodi 
Pio  VII,  preseci  vendo  per  forinola  di  pre- 
ghiera: Domine,  salvimi  fac  regem  no- 
strum Guillelmum.  Disp<  se  ili'-  1 
vi  avi  anno  la  libera  nomina  de'li  ro  vi- 
cari generali  per  le  cose  spirituali,  e  pie- 


i6o  PAE 

scrisse  quanto  riguardava  l'istituzione 
vantaggiosa  de'semiuari,  l'insegnamento, 
I' amministrazione  ed  il  mantenimento. 
La  pubblicazionedel  concordato  conchiu- 
so dalle  parti  con  piena  buona  fede,  si 
elfettuò  nel  regno  a' 2  dicembre  e  venne 
letto  colle  più  grandi  dimostrazioni  di 
gioia.  11  conte  di  Celles,  ch'erasi  reca- 
to dal  re  a  dare  alcune  spiegazioni,  ri- 
tornò poi  in  Roma,  dopo  essere  stato  as- 
sicurato della  piena  soddisfazione  del  go- 
verno per  questo  suo  lavoro  ;  ed  il  car- 
dinal Cappellaio  ricevette  dal  re  una  ta- 
bacchiera d'oro  col  suo  ritratto  contor- 
nato di  brillanti,  accompagnata  da  ono- 
rifica lettera.  Ma  fatalmente  prima  che 
il  concordato  fosse  pubblicato,  ne'  Paesi 
Bassi  già  era  slato  commentato,  tortu- 
rato, messo  a  brani,  perchè  spiaceva  ai 
protestanti.  Il  prelato  Capaccini  fu  spe- 
dito a  BrusselleSjOve  riaprì  la  nunziatu- 
ra nel  1829,  ed  all'Aia  per  regolare  l'è- 
sedizione  del  trattato  ratificato  anche  dal 
re.  Il  protestantismo  de'consiglieri  risve- 
gliò quello  del  re,  ma  gli  costò  poi  la  per- 
dila del  regno  del  Belgio,  per  l'esaspe- 
ramento de' cattolici,  come  dimostra  il 
cav.  Arlaud,  a  p.  i4o,  dopo  avere  ri- 
portato la  circolare  del  suo  governo  con- 
tro 1'  insegnamento  de'  chierici  devo- 
luto ai  soli  vescovi,  e  che  presentò  il  con- 
cordato come  un  giuoco,  difendendo  il 
collegio  filosofico  come  approvato  dal  Pa- 
pa, mentre  non  avea  fatto  mai  parola  di 
istituzione  sì  anti-cattolica,  solo  avea  la- 
sciato d'insistere  per  la  soppressione,  per 
non  rompere  la  intavolata  negoziazione. 
Il  eh.  autore  aggiunge  queste  rimarche- 
voli parole.  «  Se  d  principe  nel  difendere, 
nel  far  eseguire  l' intatto  concordato  a- 
vesse  impiegatola  metà  del  coraggio  che 
spese  per  iscegliersi  una  sposa  cattolica 
(in  seconde  nozze),  oltrepassando  la  linea 
delle  severe  convenienze  reali,  sarehbe 
rimasto  sul  suo  trono,  senza  aver  per- 
duto il  Belgio  ". 

Verificatosi  questo  avvenimenlo  nel 
i83o,  tuttavia  nell'Olanda  i  cattolici  re- 


PAE 

starono  privati  del  pieno  godimento  dei 
loro  diritti.  Nel  i83o  contavansi  nelle 
provincie  settentrionali  dei  Paesi  Bassi 
836,920  anime,  e  pel  loro  culto  godeva- 
no 400,000  fiorini  sul  preventivo  dello 
stato;  quando  i  protestanti,  ch'erano  al- 
lora 1,04.1,7  {8,  numero  che  non  forma- 
va il  doppio  de'cattolici,  ricevevano  una 
somma  di  i,3oo,ooo  fiorini,  vale  a  dire 
piìi  del  triplo  de'  primi.  Ma  ciò  non  era 
sulfjciente:  sebbene  gli  stati  generali  ac- 
cordassero tutti  gli  anni  400,000  fiorini 
in  favore  de'cattolici,  seppesi  pur  tro- 
vare il  mezzo  di  privarli  ogni  anno  di 
100000  e  d'impiegarli  in  tutt'altra  de- 
stinazione. In  questa  guisa  i  cattolici,  ol- 
tre ad  essere  trattati  con  disuguaglianza, 
perderono  sì  rilevante  somma.  Tultocliè 
i  cattolici  olandesi  fossero  lesi  ne'loro  di- 
ritti e  privati  de'  vantaggi  che  ogni  cit- 
tadino può  pretendere,  senz'altro  soccor- 
so che  i  loro  deboli  mezzi,  si  può  dire 
ch'essi  operarono  prodigi.  Imperciocché, 
oltre  al  mantenimento  del  loro  clero  e 
de'  loro  poveri,  dovettero  provvedere  e- 
zia  ndio  a  Ila  erezione  del  le  scuole  per  l'am- 
maestramento degli  ecclesiastici,  dacché 
gli  stabilimenti  che  avevano  fondato  pres- 
so i  belgi,  per  le  persecuzioni  anteriori 
erano  stati  da  essi  perduti  dopo  il  domi- 
nio francese.  Dal  I7q5  al  1840  stabili- 
ronsi  nella  sola  missione  olandese  60  nuo- 
ve stazioni  e  449  cmese>  '  ^o  almeno  del- 
le quali  furono  innalzale  dai  fondamenti, 
mentre  le  altre  furono  meglio  acconciale 
alla  loro  destinazione,  con  lavori  ed  or- 
namenti interni  ed  esterni.  Queste  spese 
possono  valutarsi  circa  5  milioni,  e  se  il 
pubblico  erario  vi  contribuì  quasi  per  un 
quinto,  devesi  ancora  notare  che  questa 
contribuzione  provenne  in  gran  parte  dal- 
le somme  accordate  pel  clero  cattolico  e 
non  domandate  da  lui.  I  fedeli  olandesi 
non  mostraronsi  meno  zelanti  per  acqui- 
stare a  loro  proprie  spese  i  cimiteri,  sebhe- 
ne  in  un  gran  numero  di  comuni  devono 
contribuire  ancora  al  mantenimento  dei 
cimiteri  civili,  che  sono  mauteuuli  dalle 


PAE 
casse  comunali, cui  ossi  appartengono,  op- 
pure che  sono  passati  nelle  mani  delle 
comunità  riformate,  e  de'qualii  cattolici 
non  fanno  uso.  Innumerevoli  somme  so- 
no state  altresì  spese  nell'acquisto  degli 
ornamenti  di  chiesa,  per  poter  dare  al 
culto  il  conveniente  splendore.  Ma  una 
rassegna  storica  e  assai  importante  intor- 
no allo  stato  della  religione  cattolica  in 
Olanda,  dalla  fatalissima  riforma  all'ab- 
dicazione del  re  Guglielmo  I  nel  1840, 
estratta  da  un  giornale  olandese  e  tra- 
dotta nel  nostro  idioma,  si  legge  negli 
Annali  delle  scienze  religiose,  ne'  voi .  i  5, 
p.  409  ;  1 6,  p.  240  ;  1  7,  p.  36  ;  già  i) 
precedente  voi.  i4,avea  dato  un'indi- 
cazione a  p.  277,  dello  stato  della  reli- 
gione protestante  in  Olanda  nel  1841., 
di  cui  darò  un  brevissimo  cenno. 

Ivi  dicesi  che  il  protestantismo  im- 
perversava piìi  che  mai  contro  il  catlo- 
licismo;  ma  la  sua  rabbia  altro  non  es- 
sere che  gli  ultimi  contorcimenti  di  un 
uomo  che  muore;  imperocché  si  può  af- 
fermare che  il  protestantismo,  conside- 
rato come  una  religione  che  abbia  alcun 
che  di  positivo,  più  non  esiste  in  Olan- 
da. La  chiesa  riformata  o  calvinistica, 
ch'era  per  lo  innanzi  la  chiesa  dominante, 
ormai  più  non  si  considera  che  come  una 
sezione  della  pretesa  chiesa  evangelica, 
siccome  si  piace  appellarsi  ;  la  qua  le  pro- 
lessa  non  so  quale  cristianesimo  generale 
o  negativo,  senza  domini,  senza  misteri 
e  senza  articoli  determinati  di  fede.  I  pri- 
mieri antagonisti  della  setta  dominante, 
vogliam  dire  i  rimostranti  ovvero  armi' 
niani,  gli  anabattisti  ovvero  mennonili, 
gli  antichi  ed  odierni  luterani,  hanno  dal 
canto  loro  rinunziato  alle  peculiari  dot- 
trine della  loro  setta,  ed  hanno  dato  una 
inano  amica  a'  loro  antichi  nemici  i  cal- 
vinisti. Le  anzidette  cose  debbono  ascri- 
versi all'opera  di  una  società  che  appel- 
lasi :  società  per  l'utilità  generale,  for- 
matasi nel  1787,6  che  palesemente  di- 
chiara di  voler  propagare  un  ciistiane- 
Mino  generale,  os.mu  f  indifferentismo  e 

VOI..  L. 


PAE  ,Gt 

l'incredulità.,  la  quale  tra  tulli  gli  ordi- 
ni de'protestanti  regola  e  governa  l'istru- 
zione pubblica  e  ne  gode  il  monopolio; 
e  per  tal  modo  pone  indefesse  fatiche  nel 
pervertire  i  figli  de'cattolici,  i  quali  do- 
mandano indarno  la  libertà  d'  istru- 
zione. Questa  società  ha  guadagnalo  una 
piena  vittoria  sul  protestantismo  positi- 
vo,con  inleudimentodi  fermare  una  stret- 
ta alleanza  delle  varie  sette  negative  con- 
tro il  cattolicismo.  Il  sinodo  della  chiesa 
riformata,  ultimamente  dichiarò  :  egli  è 
ormai  tempo  di  collegare  le  forze  contro  la 
chiesa  papale.  Taluni  ministri  si  sono  se- 
parati dalla  chiesa,  che  tuttora  denomina- 
si riformata,  ed  alcune  migliaia  di  minu- 
to popolo  sono  ite  dietro  le  loro  pedate. 
Sotto  il  governo  del  re  Guglielmo  I,  que- 
sti erano  perseguitati  secondo  il  rigore 
delle  leggi,  sotto  colore  che  formassero 
una  nuova  setta;  fu  loro  vietato  di  pren- 
dere il  nome  di  riformati,  imperocché 
dicevasi  ingiuria  fatta  ai  diritti  della  chie- 
sa riformata  e  riconosciuta  dalla  légge. 
Il  re  Guglielmo  II,  come  buono  e  giusto 
principe,  lasciò  loro  la  facoltà  di  stabili- 
re chiese  separate,  e  di  fatti  han  preso  lo 
strano  nome  di  cristiani  separali.  Sono 
ultra-calvinisti  e  sono  imbevuti  de'più 
neri  pregiudizi  contro  la  chiesa  cattolica: 
ma  tra  loro  non  regna  unione  e  non  ha 
guari  si  smembrarono  in  differenti  sette. 
Vi  ha  eziandio  de'  ministri  della  chiesa 
legale,  i  quali  si  lamentano  della  dege- 
nerazione e  finanche  dell'apostasia  della 
loro  chiesa.  Questi  presentarono  al  sino- 
do la  domanda  in  cui  chiedevano  il  ri- 
pristinamento  della  liturgia  riformata  e 
gli  antichi  regolamenti  ;  ma  il  sinodo  ri- 
spose che  non  dava  ascolto  a'ioro  ricorsi. 
Conchiude  l'articolo:  niente  altro  man- 
ca a  noi  cattolici  per  conquidere  il  pro- 
testantismo in  Olanda,  the  la  libertà  per 
la  chiesa  e  la  libertà  d' istruzione  ;  ma 
non  ostante  le  buone  intenzioni  di  detto 
re,  il  quale  portava  benevolenza  ai  cat- 
tolici, gli  avversati  per  mantenere  il  lo- 
ro influsso,  sono  ben  destri  a  non  lasciar- 
1  1 


i6i  PAE 

si  fuggir  di  mano  ii  potere;  gli  eccessi 
però  del  male  produranno  da  loro  stes- 
si il  rimedio.  Finalmente  nel  voi.  5, 
p.  438  di  detti  Annali  serie  2.",  è  la  ne- 
crologia del  benemerito  della  chiesa  cat- 
tolica di  Neerlandia  ,  Lesageten  Brock, 
intrepido  difensore  della  medesima, mor- 
to nel  1847,  fondatore  e  redattore  in  ca- 
po di  due  giornali,  che  in  Olanda  fu  il 
padre  della  stampa  cattolica.  Dalla  me- 
desima necrologia  si  apprende  che  i  cat- 
tolici, senza  contarvi  il  ducato  di  Lussem- 
burgo, erano  1,200,000, ed  i  protestan- 
ti suddivisi  come  altrove  in  infinità  di 
sette,  1,800,000,  e  che  questi  nelle  ca- 
mere neerlandesi  hanno  fatto  ammettere 
il  placet  regioj  in  manifesto  detrimento 
della  chiesa  e  religione  cattolica.  Si  ap- 
prende dalla  Civiltà  cattolica  t.  2,  p.  5g2 , 
che  nel  i85o  il  Publìciste  de  la  Hayt 
diede  la  consolante  notizia  dello  stabili- 
mento ne' Paesi  Bassi  di  14  nuove  con- 
ferenze della  società  di  s.  Vincenzo  de 
Paoli ,  che  sono  ora  colà  in  n.°  38  :  es- 
se si  occupano  della  visita  de'  poveri,  de- 
gli orfani,  delle  unioni  illecite  cui  san- 
tificano col  sagraniento;  e  pei  prodigi 
di  carità  operati  nel  cholera  si  concilia- 
rono anche  la  stima  de'  protestanti.  Ora 
passiamo  adire  dei  collegi  olandesi,  fon- 
dati dopo  l'introduzione  della  pretesa  ri- 
forma. 

Tre  erano  i  collegi  o  seminari  desti- 
nati a  formare  i  ministri  pel  santuario. 
Niuno  veniva  promosso  agli  ordini  sagri, 
se  non  vi  avea  passati  4  anni,  ed  in  que- 
sto spazio  di  tempo  si  era  reso  capace 
di  reggere  le  anime,  e  ciò  per  riguardo 
a  quelli  che  si  ordinavano  a  titolo  di  mis- 
sione; meno  rigorosamente  si  procedeva 
con  chi  si  ordinava  a  titolo  di  patrimo- 
nio. Il  inseminano  era  quello  di  Utre- 
cht per  la  diocesi  di  quella  città  e  dei 
suoi  sulfraganei,  tranne  quella  di  Ilar- 
lem.  Era  stato  fondalo  nel  16 io  in  Co- 
lonia da  nig.r  Sasbold  Vosmeer  vicario 
apostolico,  poco  dopo  trasferito  in  Lo- 
vanio, e  situalo  in  un  colle,  perciò  det- 


PAE 

lo  Allocollense.  Era  sotto  l' invocazio- 
ne de'  ss.  Willibiordo  e  Bonifacio.  Nel 
1 723  vennea  soffrire  gravissimi  danni  per 
opera  degli  scismatici  d'Utrecht, ai  qua- 
li il  rettore  infetto  di  giansenismo,  tras- 
metteva le  rendite  del  seminario.  Mor- 
to quel  rettore,  non  furono  migliori  i 
successori  fino  alla  nunziatura  delle  Fian- 
dre di  Giuseppe  Spinelli  poi  cardinale, 
imperocché  fu  fortunato  quell'insigne 
prelato  di  cacciare  i  refrattari  e  restitui- 
re ai  cattolici  l'amministrazione  del  se- 
minario. Riuscì  però  agli  scismatici  otte- 
nere, che  la  causa  si  vedesse  nel  tribu- 
nale supremo  del  Brabanle  nel  1756, 
ove  esaminate  le  ragioni  ne  furono  esclu- 
si i  giansenisti,  ma  ne  prese  l'ammini- 
strazione il  principe  e  la  ritenne  per  mol- 
ti anni,  nominando  il  presidente  del  col- 
legio e  i  provvisori  per  modutn  provisio- 
nis.  In  quei  tempi  poche  rendile  rima- 
nevano al  collegio  o  seminario.  Neil'  i- 
stessa  Lovanio  nel  1616  fu  fondato  un 
secondo  seminàrio  detto  di  s.  Pulcheria, 
per  la  diocesi  di  Harlem.  Il  prelato  Sa- 
sbold avea  ricevuto  dai  capitolari  di  Har- 
lem una  somma  pel  seminario  fondato 
in  Colonia,  questi  però  in  detto  anno  la 
ritrassero  e  la  convertirono  nella  dota- 
zione del  collegio  di  s.  Pulcheria.  Primo 
presidente  di  questo  collegio  fu  Cornelio 
Giansenio,  poi  vescovo  di  \pri,  che  colla 
sua  infelice  produzione  intitolata  Augii- 
stinus ,  lacerò  le  viscere  materne  della 
chiesa  romana,  per  l'erroneo  sistema  del 
Giansenismo  (V\  Non  si  fossero  mai 
Formati  i  teologi  sotto  la  sua  disciplina, 
che  non  sarebbero  usciti  a  turbare  spe- 
cialmeule  1' università  di  Lovanio  e  la 
fede  cattolica.  Questo  collegio  fondato 
dal  clero  d' Harlem ,  di  cui  la  priucipal 
parte  forma  il  capitolo  scismatico^  ha 
avuto  provvisori  e  presidenti  talvolta  cat- 
tolici, tale  altra  scismatici.  11  collegio  pos- 
sedeva più  borse  o  foudi  per  pensioni; 
manteneva  fuori  di  esso  gli  studenti  di 
filosofìa;  i  teologi  abitavano  dentro  ilsuo 
recinto,   e  vi  erauo  mantenuti  ;  aìcuui 


P  A  E 

somministravano  tenue  somma  pel  Joro 
sostentamento.  Un  terzo  collegio  per  la 
chiesa  d'Olanda  era  stato  fondato  a  Do- 
Tai,  ed  aveva  il  titolo  di  propaganda  fi- 
de. Manteneva  29  alunni,  de' quali  i4 
erano  destinati  per  Je missioni  d'Olanda 
propriamente  detta,  3  appartenevano  al- 
la diocesi  di  Dois-Ie-Duc,  i  rimanenti 
erano  addetti  alle  chiese  di  Colonia,  di 
Ruremonda  e  di  Liegi.  Fioriva  questo 
collegio  per  l'osservanza  della  disciplina 
e  per  la  coltura  delle  lettere,  e  possede- 
va più  borse  pei  giovani  ecclesiastici  del 
ducalo  di  Cleves.  Gli  olandesi  potevano 
udire  teologia  anche  nei  seminari  di  Ru- 
remonda e  di  Colonia,  quantunque  pei 
decreti  de'nunzi  apostolici  avessero  do- 
vuto attendere  a  quella  facoltà  nell'uni- 
versità di  Lovanio.  Non  erano  però  am- 
messi alla  cura  d'anime,  se  non  dopo  un 
rigido  esame  presieduto  dal  nunzio  e  da 
4  dottori  in  sacra  teologia;  anzi  dovea- 
110  trovarsi  idonei  a  reggere  le  anime 
prima  di  ascendere  al  suddiaconato, per- 
chè le  parrocchie  fornivano  l'unico  mez- 
zo di  sussistenza  e  quasi  tutti  si  ordina- 
vano a  titolo  di  missione. 

Missione  delle  sette  arciprcture 
d'  Olanda. 

La  giurisdizione  delle  missioni  olande- 
si si  estende  alle  7  provincie  settentriona- 
li de' Paesi  Tassi,  che  abbandonarono  la 
religione  cattolica  per  abbracciare  il  cal- 
vinismo, ribellandosi  a  Filippo  11.  Que- 
ste missioni  si  dividono  in  7  distretti  , 
cioè  di  Olanda  e  Zelanda ,  di  Utrecht, 
di  Gueldria,  dì  Over  Yssel  o  Twcnthe, 
di  Sallandc  Dren(he,d\  Frisia  o  Fries- 
Lnui,  e  di  Groninga.  Le  quali  provincie 
così  divise  costituiscono  7  arciprcture  o 
distretti,  a  ciascuno  de'quali  presiede  un 
arciprete  che  ha  sotto  di  sé  molti  pasto- 
ri o  parrochi,  residenti  in  divei  Se  stazio- 
ni. Le  arci  pretti  re  vengono  suddivise  in 
decanati  eoo  (06  parrocchie  e  \  >o  chiese, 
Questa  missione  dipende  immedia  lanini- 


PAE  i63 

le  dalla  sacra  Congregazione  di  propa- 
ganda fide  (U ■).  L'incaricato  d'affari  del- 
la s.  Sede  all'Aia,  mg.r  Carlo  Belgrado 
internunzio  e  delegato  apostolico,  è  il 
vice-superiore  attuale:  che  detto  incari- 
cato abbia  questa  ingerenza  lo  decretò 
la  congregazione  agli  1  1  dicembre  i83r, 
e  Gregorio  XVI  approvò.  I  sacerdoti  so- 
no circa  600  ;  vi  si  trovano  gli  agostinia- 
ni che  hanno  una  stazione,  i  domenica- 
ni che  ne  hanno  7,  i  gesuiti  3,  i  rifor- 
mati francescani  10,  ed  i  carmelitani 
una.  1  pii  stabilimenti  sono:  2  seminari, 
cioè  uno  grande  con  6  professori  e  ^  "* 
teologi,  in  Warmond,  il  quale  pare  che 
sia  comune  a  tutte  le  missioni  dell'  Olan- 
da ;  ed  il  piccolo  seminario  in  Hagevelt 
con  G  professori,  due  cattedre  di  filoso- 
fia, e  85  tra  umanisti  e  filosofi:  esso  è 
stato  eretto  a  spese  dell'Olanda  e  Zelan- 
da, perciò  vi  s'istruiscono  gli  alunni  di 
queste  provincie.  Sonovi  molte  scuole 
cattoliche,  4  case  delle  sorelle  della  ca- 
rità :  gli  orfani,  i  poveri,  i  vecchi  hanno 
pii  stabilimenti.  In  tutta  l'Olanda  vi  so 
no  istituii  di  pubblica  istruzione,  ed  in 
Monfort  le  sorelle  della  carità.  Nelle  7 
antiche  provincie  unite  e  nelle  fortezze 
di  barriera,  i  matrimoni  contratti,  non 
osservatele  forme  prescritte  dal  concilio 
di  Trento,  sono  validi  a  seconda  della 
dichiarazione  di  Benedetto  XIV  de'  \ 
novembre  i^-f1-  I  cattolici  olandesi  non 
possono  testare  adpias  causas.  Il  gover- 
no nel  i834ofliì  uno  stipendio  al  clero 
cattolico.  In  Amsterdam,  anzi  in  tutta 
l'Olanda,  dovea  essere  libertà  di  culto, 
ciò  che  si  è  verificato  dopo  Guglielmo  I, 
poiché  sotto  il  suo  governo,  mentre  ogni 
religione  vi  trovò  protezione  e  tolleran- 
za, la  cattolica  vi  era  trattata  con  durez- 
ze. I  piccoli  seminari  ultimamente  non 
godevano,  come  i  grandi,  il  privilegio 
dell'esenzione  dalla  milizia;  si  operava 
però  per  ottenerla  e  forse  si  consegui  l'in- 
tento. Nel  seminano  di  Warmond  gli 
alunni  pagano  annui  fiorini  3.»  \  di  pen- 
lione.l)  presente  monarca  In  peinic">*v> 


164  PAE 

la  costruzione  de'  seminari  ed  il  riatta- 
mento de'  pericolanti.  In  Olanda  tra  il 
clero  va  introducendosi  il  sacro  costume 
de'ritiri  annuali.  GregorioXVI  nel  i832 
dichiarò  vescovo  di  Cumini  [V.)  il  be- 
nemerito Cornelio  Lodovico  barone  di 
"Wykerslooth  e  di  SchalkAvyk,  il  primo 
vescovo  che  dopo  i  oo  e  più  anni  risie- 
de in  Olanda;  egli  consagrò  vescovi  i 
vicari  apostolici  delle  missioni  del  regno, 
e  nel  1840  fu  in  Roma  a  visitare  i  sacri 
limiui,  accolto  con  paterna  amorevolez- 
za dal  lodato  Pontefice:  questo  zelante 
prelato  dal  1 833  al  i843  ha  consagra- 
to 5o  chiese  olandesi.  Molte  chiese  sono 
in  costruzione  ne' villaggi  d'Olanda.  11  cle- 
ro de'Paesi  Bassi  nella  massima  parte  si 
distingue  per  esemplarità  e  zelo.  Si  cal- 
cola che  iu  tutta  1'  Olanda  gli  acattolici 
superano  i  cattolici  di  circa  G6o,ooo  ; 
le  conversioni  degli  eretici  sono  frequen- 
ti. Dal  i8i4  al  i84i  il  governo  accor- 
dò per  costruzione  di  nuove  chiese  e  ca- 
se parrocchiali,  o  per  le  riparazioni  delle 
già  esistenti,  scudi  2.39,422  nella  sola 
Olanda  eZelanda.  Le  chiese  costruite  per 
nitro  nelle  missioni  olandesi  e  ne'  suoi  vi- 
cariati furono  1G2,  le  riparate  246,  le 
case  parrocchiali  costruite  79,  le  ripa- 
rate io5.  In  alcune  chiese  di  Olanda  si 
trova  una  direzione  di  laici  per  l'ammi- 
nistrazione de'beni  delle  parrocchie:  ivi 
non  sono  conventi  di  religiosi,  poiché  i  re- 
golari abitano  nelle  case  de'secolari  pres- 
so i  loro  oralorii.  Le  parrocchie  de'rego- 
lari  sono  le  più  numerose,  imperocché 
non  essendo  in  Olanda  circoscrizione  di 
diocesi,  ed  i  fedeli  essendo  liberi  di  sce- 
gliere la  parrocchia  a  cui  vogliono  ap- 
partenere, più,  volentieri  si  sottomettono 
ai  regolari.  Il  governo  olandese  assegnò 
al  culto  cattolico  400,000  annui  fiorini, 
il  triplo  a  quello  protestante. 

A 'rei pretura  di  Olanda  e  Zelanda. h  'O- 
landa  provincia  è  divisa  in  due  parti,  me- 
ridionale e  settentrionale  che  si  chiama 
anco  West-Frisia:  la  popolazione  alcu- 
ni la  fauno  ascendere  a  750,000  abilau- 


PAE 

ti.  La  Zelanda  propriamente  detta  non 
componesi  che  d'isole  formate  dalle  due 
braccia  dello  Schelda,  dal  mare  e  da  un 
braccio  della  Mosa  :  la  principale  delle 
isole  è  quella  di  Walcheren;  queste  isole 
sono  popolate  da  i36,ooo  abitanti.  La 
popolazione  cattolica  dell'  Olanda  e  Ze- 
landa è  di  256,ooo,  con  184 parrocchie 
o  stazioni  e  190  chiese.  II  distretto  ed 
arcipretura  di  Olanda  e  Zelanda  è  divi- 
so in  8  decanati.  Il  i.°  decanaio  è  quel- 
lo di  Amsterdam  ,  ove  risiede  il  deca- 
no. A  msterdam,  Amstelodainum,  capitale 
dell'Olanda,  la  più  grande,  la  più  bella,  la 
più  ricca  e  la  più  popolosa  città  del  re- 
gno, è  capoluogo  del  Nord-Olanda.  11  fiu- 
me Amstel  dopo  averla  attraversata,  s'in- 
tromette neh'  Y,  canale  del  Zuyderzee. 
Fondata  in  terreno  palustre,  ha  dovuto 
interamente  innalzarsi  sopra  palafitte  a 
foggia  di  semi -circolo,  le  di  cui  estremi- 
tà nello  stesso  Y  mettono  capo,  che  for- 
mandone la  boreale  barriera  compone  il 
suo  ampio  e  comodo  porto.  Due  ordini 
di  palafitte  ne  chiudono  l'ingresso,  dal  fan- 
goso banco  detto  pampus  maggiormen- 
te guarnito,  e  lasciano  21  aperture  pel 
passaggio  delle  piccole  navi,  le  quali  sol- 
tanto possono  penetrare  nell'interno.  Al 
di  fuori  sogliono  ancorarsi  i  grossi  va- 
scelli, e  molti  fra  essi  non  oltrepassano  i 
paraggi  del  Texel.  Larghe  fosse  e  turri- 
ti bastioni  ombreggiati  dagli  alberi,  mu- 
niscono la  città  dal  lato  di  terra;  il  suo 
circuito  è  di  4  leghe.  La  facilità  d'inon- 
dare il  paese  con  aprire  le  dighe  ,  offre 
il  più  sicuro  mezzo  per  lihaltere  le  ag- 
gressioni, e  ne  diedero  gli  abitanti  valen- 
te prova  nell'assalto  di  Luigi  XIV,  che 
nel  1672,  rinnovando  l'esempio  della  vo- 
lontaria inondazione  di  Leida,  respinse- 
ro con  sommo  eroismo.  I  molti  canali  che 
la  intersecano  ornati  di  verzure  ,  la  di- 
vidono in  90  isolette  che  hanno  290  pon- 
ti di  comunicazione;  magnifico  è  quello 
suU' Amstel.  Le  strade,  fiancheggiate  di 
belle  case,  sono  illuminale  la  notte  con 
profusione.  Il  palazzo  pubblico  si  riguar- 


PAE 
da  meritamente  come  una  fra  le  mera- 
viglie europee  Costrutto  sopra  parecchie 
migliaia  di  palafitte  con  belle  pietre  qua- 
dre, ornato  agli  angoli  con  statue  di  bron- 
zo, viene  sormontato  da  una  torre,  di  cui 
1'  orologio  rende  armonico  suono  me- 
diante artificiosa  macchina,  che  agita  u- 
na  serie  di  campanelli.  Nella  sala,  nelle 
gallerie,  nelle  camere,  i  marmi,  i  bassi- 
rilievi,  le  scolture,  i  dipinti  rispondono 
all'esteriore  eleganza  e  magnificenza.  SJi- 
naugurò  nel  1 655,  e  servirono  per  lun- 
go tempo  i  suoi  sotterranei  a  tenere  cu- 
stodito il  gran  tesoro  della  famosa  banca 
fondata  nel  1609.  Sono  inoltre  celebra- 
ti gli  edifizi  dell'  ammiragliato,  dell'ar- 
senale, della  borsa,  della  compagnia  del- 
l'Indie  e  del  monte  di  pietà.  Vi  si  nu- 
merano 49  templi  di  vari  culti  cristiani, 
cioè  20  dei  cattolici,  \i  de'  calvinisti,  2 
de'luterani,3  degli  anabattisti,  ed  uno  gli 
armeni  scismatici  e  gli  episcopali;  i  qua- 
queri  hanno  una  riunione,  mentre  gli  e- 
brei  che  in  più  di  20,000  abitano  un 
separato  rione,  hanno  tre  sinagoghe,  li- 
na delle  quali  di  graziosa  architettura. 
Sono  poi  rimarchevoli  le  chiese  di  s.  Ni- 
cola e  di  s.  Caterina  degli  acattolici.  La 
prima, detta  vecchia  chiesa,  ha  bella  vol- 
ta sostenuta  da  42  colonne,  sulle  quali 
riposa  stupenda  torre  alta  240  piedi, chie- 
sa che  contiene  le  tombe  di  molti  illu- 
stri guerrieri.  Quella  di  s.  Caterina  ,  o 
chiesa  nuova, che  passa  per  una  delle  più 
bello  fabbricate  ne1  Paesi  Bassi,  oltre  le 
tombe  di  molti  uomini  celebri,  racchiu- 
de quelli  del  famoso  ammiraglio  lAuy- 
tor,  morto  nel  1  (>  —  *_>.  Vi  sono  3  teatri,  ti 
orfanotrofi,  molti  ospedali,  asili  di  bene- 
ficenza, ed  utili  stabilimenti  di  pubblica 
gratuita  istruzione.  Il  regio  istituto  fon- 
datovi nel  1808  è  ormai  giunto  a  splen- 
dida rinomanza,  e  nel  1817  tì  si  aggiun- 
te l'accademia  ili  belle  arti.  Vi  sono  scuo- 
le di  medicina,  di  chirurgia, di  mai  ina,  di 
artiglieria;  giardino  botanico,  anfiteatro 
anatomico,  gabinetto  di  storia  naturale, 
musco,  ospizio  pei  cicchi,  altro  pei  pai- 


PAE  i65 

zi  ,  e  G  ca?e  correzionali.  .Molte  ed  illu- 
stri sono  le  accademie:  quella  denomina- 
ta Felix  merilis,  procura  con  pubbliche 
lezioni  spandere  su  tutte  le  classi  nozio- 
ni di  lettere,  commercio,  musica,  scien- 
ze esalte  e  belle  arti;  altra  ha  per  epi- 
grafe, Concordia  et  libcrtas.  Ampii  so- 
no i  cantieri  da  costruzione  ,  comodo  il 
lazzaretto  e  rigorosi  i  regolamenti  sani- 
tari. Le  operazioni  di  banca,  le  intrapre- 
se delle  assicurazioni,  l'estesissimo  traf- 
fico, sono  le  basi  di  sua  perenne  floridez- 
za e  prosperità  ;  l'industria  somministra 
manifatture  d'  ogni  sorta  di  stoffe,  mer- 
letti, tappezzerie,  ec.  ;  vi  sono  pure  raf- 
finerie di  zucchero,  fonderie  di  ferro,  fab- 
briche di  carta,  ec.  ;  le  tipografie  sono  dal- 
la prima  introduzione  giunte  all' apice 
dell'eccellenza,  e  ne  uscirono  superbe  e- 
dizioni  delle  opere  più  classiche.  Tutte  poi 
le  produzioni  dell'antico  e  nuovo  mon- 
do ,  anche  per  le  compagnie  delle  Indie 
orientali  e  occidentali,  colano  pel  suo  gi- 
gantesco traffico  io  questo  generale  em- 
porio ,  che  posto  fra  il  nord  ed  il  sud 
dell'Europa,  sembrò  destinato  dalla  na- 
tura ad  occupare  un  posto  sì  eminente. 
A  fronte  che  il  suo  commercio  terrestre 
e  marittimo  non  è  paragonabile  col  pas- 
sato, pure  diverse  centinaia  di  navi  co- 
prono sempre  le  sue  acque.  La  gran  lie- 
ra  di  settembre  rigurgita  di  stranieri,  e 
il  portofranco  europeo  le  presagisce  nuo- 
vi destini.  Tanto  ha  potuto  operare  l'in- 
stancabile attivila  degl'industriosi  abi- 
tanti, ad  onta  della  sterilità  e  pericoli  del 
basso  terreno,  e  malgrado  eli  ostatoli  vii 
un'incomoda  navigazione,  che  questo  re- 
moto angolo,  ricco  solo  di  pescagione,  ai 
signori  d'  amstel  spettante,  ed  ai  conti 
d'  Olanda  poscia  ,  d i venne  ed  è  tuttora 
il  centro  della  nazionale  opulenta  Am- 
sterdam è  patria  de'  pittori  Bergheim  , 
aerlseo,  Verkolie,  Van-der-Noer,  Van 
Huysum,  Veeninx,  del  geografo  e  stami' 
patore  Blaeu,  del  letterato  Filippo  d'Or- 
ville ,  del  poeta  Luca  Rotgans,  del  so- 
li •'  1  Spiuosa,  del  medico  Paw    di  m  il  l 


i66  PAE 

ina  Koerthen,  e  di  molti  altri  personag- 
gi illustri  nelle  arti  e  nelle  scienze.  A- 
vanti  il  1204  Amsterdam  era  un  piccolo 
castello  chiamato  Amstel,  il  cui  signore 
Gisberto  I  ne  fece  dimora  di  pescatori , 
indi  diveune  borgo,  ed  il  co>-te  d'Olan- 
da FlorentIV  nel  1235  gli  accorciò  pri- 
vilegi. Dopo  averlo  Gisberto  II  abbellito 
con  edifizi  e  fortificato  con  torri,  comin- 
ciossi  a  chiamar  città  col  nome  di  Atri- 
sleìoòam, chiusa  dell'  Amstel.  Come  com- 
plice della  morte  di  Florent  V,  il  conte 
GuglielmoIII  lo  cacciò,  e  nel  i  2  0,61a  riu- 
nì a'suoi  domimi.  Divenuta  importante, 
per  gelosia  i  vicini  di  Gueldria  la  pose- 
ro a  ruba  ed  a  fuoco;  indi  tentò  impa- 
dronirsene nel  i525  Giovanni  di  Ley- 
den  calzolaio,  alla  testa  degli  anabattisti. 
Nel  1578  dopo  lungo  assedio  si  rese  agli 
stali  federati  e  fu  la  prima  a  raccogliere 
il  frutto  dell'emancipazione.  Da  quest'e- 
poca Amsterdam  ripete  il  suo  vero  splen- 
dore ,  divenendo  l'asilo  degli  emigrati 
de'  Paesi  Bassi,  per  le  persecuzioni  reli- 
giose degli  spaguuoli  e  crudeltà  del  duca 
d'  Alba.  La  chiusura  della  Schelda  nel 
1  648,  facendo  perdere  ad  Anversa  la  pre- 
ponderanza commerciale,  accrebbe  quel- 
la d'Amsterdam.  Si  ai  rese  nel  i  rr)5  alle 
truppe  repubblicane  di  Francia,  quindi 
divenne  la  capitale  del  nuovo  regno  d'O- 
landa, e  dal  iSioa]  1 8  1 4-  *'  capoluo- 
go del  francese  dipartimento  di  Zuyder- 
fcee,e  dichiarata  da  Napoleone,  dopo  Pa- 
rigi e  Roma,  la  3/  città  dell  impero.  Die- 
tro i  memorabili  avvenimenti  del  1814, 
ritornata  sotto  il  dominio  de'  suoi  anti- 
chi signori  della  casa  di  iS'assau-Orange, 
all'  istituzione  del  regno  de'  Paesi  Bassi 
fu  dichiarata  con  Brusselles  residenza  del 
re,  benché  la  corte  antepose  Aia,  slata 
residenza  de'  conti  d'Olanda.  Separati  i 
Paesi  Bassi  dal  Belgio,  Amsterdam  si  con- 
sidera come  la  capitale  dell'Olanda  e  la 
principale  del  reame.  Un  secolo  addietro 
la  popolazione  ascese  a  più  di  400,000, 
ora  lo  è  di  220,000,  de  quali  60,000 
cattolici.  Questi  nel  distretto  hanno  23 


PAE 

pastori  0  parrochi,  190  sacerdoti,  oltre 
i  domenicani,  gesuiti  e  riformati  france- 
scani, delti  anche  recolletti,  Squali  han- 
no ciascuno  due  stazioni  in  città.  Ivi  i 
cattolici  hanno  ospizi,  anche  per  gli  or- 
fani, ospedali,  conservatorio  per  le  zitel- 
le ,  confraternita  dello  Spirilo  Santo,  e 
sono  ammessi  agl'istituti  e  società  lette- 
rarie, comuni  a  tutti  i  cittadini.  La  città 
di  Delfi  appartiene  al  decanato  d'  Am- 
sterdam; ha  società  di  pubblica  benefi- 
cenza, due  chiese  e  7000  cattolici.  Que- 
sto decanato  si  divide  in  23  stazioni  o 
parrocchie. 

11  2."  decanato  deli'arcipretura  d  0- 
landa  e  Zelanda  è  quello  di  Delfland;  il 
decano  risiede  a\V  Aia(V.)  con  18,000 
cattolici,  4  parrocchie  e  5  chiese,  2  di- 
rette dal  clero  secolare  e  2  dal  regola- 
re ;  pastori  1  3,  cappellani  6,  oltre  i  do- 
menicani e  gesuiti.  Questo  decanato  ha 
i3  stazioni.  Il  3."  decanato  è  quello  «li 
West- Frisia; il  decano  ha  domicilio  nul- 
la città  di  Warfersokre,  con  2  3  pastori. 
Que^o  decanato  è  diviso  in  2  3  stazio- 
ni. Il  4°  decanato  è  quello  di  Nord-O- 
landa; la  città  d'  Alkmaer  è  la  residen- 
za del  decano,  con  27  pastori  e  stazio- 
ne de'  domenicani,  che  pur  1'  hanno  in 
Averhom.  Il  decanato  è  diviso  in  1-  sta- 
zioni. 11  5.°  decanato  è  quello  di  Kenner- 
rneland  :  Ilavlem  (T.)  è  la  residenza  del 
decano,  il  cui  2.0  vescovo  fu  cacciato  nel 
1572;  la  sua  cattedrale  era  la  più  gran- 
de dell'  Olanda.  Vi  sono  qooo  cattolici, 
20  pastori,  6  chiese, oltre  quella  de'recol- 
letti  e  quella  dedicata  a  s.Giuseppe,  che  fu 
consagrala  nel  1843  :  le  ullime  due  nuove 
chiese  fabbricale  in  Harlem  possono  con- 
tenere 2000  persone  ,  e  vi  concorse  con 
sussidio  pecuniario  il  governo,  non  senza 
timore  che  volesse  sopprimere  le  piccole 
chiese,  coni'  esso  ha  usato  e  pretende.  I 
missionari  sono  chiamati  i  capitolari  di 
Harlem,  non  perchè  vi  sia  propriamente 
alcun  capitolo,  ma  perchè  godono  di  al- 
cuni beni  appartenenti  al  distrutto  ca- 
pitolo. Eleggousi  un  vicario  capitolare  di 


PAE 

titolo,  dipendente  dall'  arciprete  del  di- 
stretto ,  per  impedire  che  venga  eletto 
dai  giansenisti,  i  quali  riconoscono  quel 
capitolo.  In  filiti  lo  scismatico  vescovo  di 
Harlem,  allorché  viene  eletto,  sempre  dà 
parte  di  sua  elezione  al  capitolo,  benché 
riporti  la  solita  risposta,  ch'essendo  essi 
cattolici,  non  hanno  che  fa  re  con  chi  èri- 
belle  alla  s.  Sede.  In  questo  decanato, che 
conta  20  stazioni,  esiste  il  nominato  pic- 
colo seminariodi  Hageveld  pei  bassi  stu- 
dii  de'chierici.  Il  6.°  decanato  è  quello  di 
Rhinland,ove  trovasi  il  suddetto  semina- 
rio per  gli  studii  sacri.  11  decano  risiede 
nella  città  di  Leida  oLeyden,  posta  in  de- 
liziosa pianura,  con  università,  2  ospe- 
dali, biblioteca  ricca  di  libri  e  mss.,  isti- 
tuti di  scienze  e  lettere.  I  cattolici  sono 
1 0,000, 6  le  chiese,  2  5  i  pastori.  Dopo  la 
separazione  del  Belgio  dall'Olanda,  i 
parrochi  del  Belgio  che  sono  sulla  fron- 
tiera, entravano  colla  giurisdizione  in  O- 
landa, e  quelli  d'Olanda  nel  Belgio.  Que- 
sto stato  di  cose  non  piacendo  al  sovra- 
no dell'Olanda,  ol tenuta  la  permissione 
e  quasi  rinunzia  del  vescovo  di  Gand,  si 
venne  ad  una  nuova  circoscrizione  di  dio- 
cesi, mediante  la  quale  ne  i  parrochi  o- 
landesi  entrano  nel  Belgio,  né  i  cui  ali  del 
Belgio  portano  la  loro  giurisdizione  den- 
tro il  regno  d'Olanda.  Il  decanato  è  di- 
viso in  2  5  stazioni.  Il  7.0  decanaio  è  quel- 
lodi  Schieland;il  decano  risiede  nella  cit- 
tà di  Botlerdam.  che  ha  più  stabilimen- 
ti  di  letteratura,  e  3  ospizi  comuni  a  tut- 
ti. I  cattolici  sono  24,000,  le  chiese  3  , 
e  2  stazioni  di  domenicani  ;  vi  sono  pu- 
re i  francescani.  Contiene  ancora  la  città 
di  Schiedam  con  più  chiese.  Questo  de- 
canato abbiacela  1 1)  stazioni.  L'8.° de ca- 
nalo è  stabilito  in  Heerembergh  nella  Ze- 
landa ,  di  cui  è  capoluogo  MuldeLburgo 
(P.),  il  cui  vescovo  per  malignità  degli 
eretici  durò  soli  i3  anni.  Sono  i  cattoli- 
ci 2000,  con  io  chiese  e  8  pastori.  11 
governo  d' Olauda  nel  i83S  fece  un 
decreto  ,  mediante  il  quale  accordava 
una  borsa  o   pensione   agli   studeuti    di 


PAE  167 

teologia.  Ma  il  vice-superiore  mg.T  An- 
tonucci seppe  illuminare  tutti  i  superio- 
ri, che  in  tal  modo  venivano  a  perdere 
la  libertà  dell'  istruzione  religiosa,  ed  il 
governo  veniva  ad  intrometlervisi.  Le 
pensioni  erano  di  tre  specie,  medie,  inte- 
gre e  doppie:  le  i.e  erano  per  gli  alunni 
de'piccoli  seminari,  le  2.e  per  gli  studenti 
teologi  de'grandi  seminari,  le  3.s  per  chi 
attendeva  ai  sacri  studii  nelle  università, 
dentro  e  fuori  del  regno. 

Arcipretura  dJ  Llreckt.Qiiesla  si  esten- 
de a  tutta  l'arcipretura  d'  Utrecht  (P.), 
ove  risiede  il  vescovo  giansenista,  forman- 
te il  principal  nucleo  dello  scisma.  Le 
stazioni  o  paiTocchie  sono  66  ,  le  chiese 
72,  i  cattolici  80,800, i  sacerdoti  1  06,  ol- 
tre i  domenicani  e  francescani  riforma- 
ti ;  esistono  4  orfanotrofi  in  Utrecht,  in 
Veenden,  inWick,  in  Heerverson,  ed  al- 
tre istituzioni  di  beneficenza,  di  carità  , 
di  lettere  e  scienze.  Le  città  principali 
sono:  Utrecht  capoluogo  della  provincia 
con  17,000  cattolici,  9  chiese,  2  stazioni 
de'domenìcani,  oltre  le  2  di  Tiel;  Amer- 
fort,  grande  e  bella  ,  capoluogo  del  cir- 
condario di  tal  nome suIl'Eeen, con  7000 
e. Ululici  ;  Cudembourg  coi  gesuiti  ;  Mon- 
fort  con  seminario  direltodai  gesuiti,  tra- 
sferito dalla  contea  di  s.  Heerembergh, 
ove  era  stato  fondato  nel  1799,  con  9 
professori  e  120  alunni  ;  ed  un  istituto 
di  suore  con  cappellano.  Laaren  è  par- 
rocchia con  i5oo  cattolici;  i  francesca- 
ni riformati  hanno  stazioni  in  Gorvum 
o  Gorcum,  Woerdeu  e  Onde  Water.  In 
Amerfort  hannogli  scismatici  il  seminari  i 
teologico,  nel  quale  risiede  il  pseudo-ar- 
civescovo di  Utrecht.  Nel  1842  la  cou- 
gregazione  di  propaganda  commise  al  vi- 
ce-superiore delle  missioni  di  eriu< 
concerto  coli' arciprete,  dei  decanati.  II 
governo  olandese  avrebbe  voluto  fabbri- 
care vaste  e  belle  cinese  nelle  città  del 
regno,  colla  condizione  di  sopprimere  i 
piccoli  pastorali  o  stagioni  o  parroci  Ine. 
11  detto  vice-superiore  incaricato  d'  at- 
tui pontificio,  si  oppose  al  progetto,  che 


i68  PAE 

non  piaceva  al  clero  ed  al  popolo,  per 
prudenti  ragioni.  Si  credette  vedervi  il 
diseguo  d'allontanare  dall'Olanda  gli  or- 
dini regolari  molto  accetti  ai  cattolici  ,  i 
quali  appunto  posseggono  i  piccoli  pasto- 
rati. 

Arcìpretura  di  Gueldria,  con  Arn- 
hem  per  capoluogo.  Questa  città  vaga  e 
forte  è  antichissima,  situata  sulla  destra 
riva  del  Reno,  a  poca  distanza  dall'Ys- 
sei,  lungo  la  falda  d'un'  amena  collina. 
Al  valente  Coehorn  è  dovuta  1'  amplia- 
mone delle  fortificazioni  ,  che  la  rendo- 
no ben  munita.  E'  degno  di  osservazio- 
ne il  così  detto  palazzo  del  principe,  an- 
tica residenza  de' duchi  diGueldria,  po- 
scia de'governatori  della  provincia.  Nel- 
la principale  chiesa  dedicata  a  s.  Euse- 
bio, veggonsi  i  sepolcri  di  questi  duchi  e 
de'conti  di  Gucldria,  e  insieme  quello  del 
turbolento  duca  Carlo  d'Egmond.  Essa 
produsse  molti  uomini  di  leltere,  e  fra 
gli  altri  Alberto  Kivet  ed  Everardo  de 
lleide  celebre  storico.  Vi  fioriscono  al- 
cuni istituti  letteraiii  e  scientifici,  ed  il 
conservatorio  filarmonico  ,  non  che  di- 
verse fabbriche.  Questa  città,  nominata 
da  Tacilo,  era  già  conosciuta  nell'  Vili 
secolo,  Arnoldi  villa,  Arenacuni,  Arnlu- 
miuni.  Ottone  IV  duca  di  Gueldria  l'a- 
vea  fortificata;  Carlo  V  vi  pose  nel  i 543 
il  consiglio  di  Gueldria  e  di  Zutphen,  e 
Filippo  II  nel  i55q  vi  stabilì  la  camera 
de'conti  per  queste  due  provincie.  Fu  tol- 
ta dagli  olandesi  agli  spagnuoli  nel  i585, 
poscia  insieme  con  tante  altre  città  nel 
1672  cadde  in  potere  di  Luigi  XIV,  che 
1'  abbandonò  due  anni  dopo,  avendone 
prima  demolitele  fortificazioni,  ripristi- 
nate nel  1702.  Nel  1 8  i  3  fu  conquistata 
dai  prussiani.  Vi  sono  9000  cattolici  con 
una  chiesa;  quelli  di  tutta  l' arcìpretura 
ascendono  a  77,781,0011  80  chiese,  56 
parrocchie  o  stazioni,  e  96  sacerdoti.  Vi 
è  stato  formato  un  fondo  risultante  da 
questue  in  sollievo  de'  chierici  bisogno- 
si, onde  compire  il  corso  teologico.  L'i- 
stituzione d'  un  fondo  pel  mantenimen- 


PAE 

10  d'  un  alunno  in  Olanda  dicesi  borsa. 

11  re  Luigi  Bonaparte  fece  restituire  ai 
cattolici  dai  calvinisti  molte  chiese,  mol- 
te ne  restaurò  o  dotò,  altre  ne  edificò  dai 
fondamenti  o  permise  fossero  fabbricate. 

Arcìpretura  di  Over  Yssel  o  Twen- 
theo  Tubanzia, comprende  il  sud-est  del- 
la provincia  di  Over  Yssel.  N'  è  capoluo- 
go di  cantone  Delden.  I  cattolici  sono 
36oo,  vi  hanno  una  chiesa  e  in  tutta  l'ar- 
cipi  etura  35,  con  3i  parrocchie,  som- 
mando in  tutto  essi  42>l04-  '  preti  so- 
no 62,  pastori  o  cappellani.  Vasse  presso 
Almeloo,  altro  capoluogo,  è  la  residenza 
dell'  arciprete.  I  vescovi  d"  Utrecht  per 
concessione  di  Enrico  111  furono  sovra- 
ni di  questa  provincia  dal  secolo  XI  fino 
al  1 522,  ed  in  appresso  per  qualche  tem- 
po fu  essa  dipendente  dal  vescovodi  Rfftin- 
sler.  La  maggior  parte  delle  chiese  di  que- 
sto distretto  fu  ricuperata  dai  protestanti 
(che  se  n'  erano  resi  padroni  Dell'epoca 
dell'invasione  dell'  eresia),  per  opera  di 
Luigi  Conapai  te,  il  quale  si  rese  eziandio 
benemerito  della  religione  cattolica  col 
fabbricarne  delle  nuove.  Fra  le  chiese 
ricuperate,  evvi  pure  la  bella  e  antica  col- 
legiata di  Oldenzael. 

Arcìpretura  di  Salland  e  Drenthe. 
Sallandia  forma  il  paese  di  sud-ovest  del- 
la provincia  di  Over  Yssel.  N'è  capoluo- 
go Zwolle  o  Zwol,  Zuvolla,  città  forte 
a  (pialelie  distanza  dalla  destra  sponda 
dell' Yssel,  cui  trovasi  unita  mediante  il 
canale  Guglielmo,  aperto  nel  1819.  Fra 
le  chiese  rimarchevole  è  la  principale  per 
l'antichità,  pel  suo  organo  e  pel  pulpito 
notabile  per  le  scolture.  Di  fianco  a  Zwol- 
le sorge  la  montagna  di  s.  Agnese,  con 
giardini  e  passeggi  ameni,  do\e  un  tem- 
po era  il  convento  agostiniano,  in  cui  nel 
secolo  XV  visse  Kempis,  autore  del  li- 
bro :  Imitazione  di  Gesù  Cristo.  Il  vesco- 
vo Willebrand  di  Oldemburg  diede  a 
Zwolle  la  forma  di  città  nel  1233.  Fu  in- 
cendiata nel  1324,  accresciuta  poi  e  ri- 
costruita, divenne  città  libera  ,  imperia- 
le, e  fece  parte  della  lega  anseatica.  Nel 


PAE 

i  o8o  se  ne  impadronirono  i  cattolici,  ma 
fu  loro  tolta  dagli  olandesi  ,  a'  quali  la 
presero  i  francesi  nel  if>72,  lasciandola 
poi  dopoaverlasmantellata.  Rimasesom- 
mersa  nel  turbine  del  febbraio  1820.  In 
Zwolle  vi  è  un  convento  di  agostiniani., 
ospizio  per  orfani,  asilo  per  le  donne  po- 
vere avanzate  in  età,  con  55oo  cattolici. 
La  provincia  di  Drentbe  ha  Assen  per 
capoluogo  e  vi  risiede  1'  arciprete.  Que- 
sta città  posta  sull'IIoorn-Diep,  nel  cen- 
tro della  provincia,  è  assai  bene  edifica- 
ta, e  comunica  col  Zuyderzee  per  un 
canale,  che  costò  io  anni  di  lavoro. 
JNVsuoi  contorni  si  trovano  le  tombe  de- 
gli antichi  germani.  Vie  un  collegio  ed 
una  commissione  di  agricoltura.  In  tut- 
to il  distretto  i  cattolici  sono  28,100,  le 
parrocchie  27,  due  spettanti  ai  regolari, 
le  chiese  32.  Appartengono  a  questa  ar- 
cipretura  anche  le  città  di  Campen  e  De- 
vcnler  (V.),  con  bella  cattedrale;  in  am- 
bedue vi  sono  asili  per  le  povere  vecchie. 
In  tutta  Parcipretura  isacerdoti  sono  4*« 
Arciprctura  di  Frisia  0  Fricshind, 
con  Leuwarden  (V.)  per  capoluogo: 
ivi  sono  i  domenicani,  ed  i  francescani  ri- 
formati in  3  stazioni  ;  orfanotrofio  ed  o- 
spizio  pei  poveri  cattolici,  con  4  chiese 
e  4^00  cattolici.  Nella  città  di  Sueek  vi 
è  l'orfanotrofio,  e  nella  città  di  JBolsward 
a  parrocchie  coi  parrochi.  In  tutta  l'ar- 
cipretura  i  cattolici  sono  2  1,200,  le  par- 
rocchie 3 1 ,  le  chiese  33,  i  sacerdoti  38, 
quasi  tutti  esercitanti  l'ufficio  di  curato. 
Nella  provincia  di  Frisia  il  calvinismo 
vi  è  dilfusissimo  a  segno,  che  quasi  tutta 
la  popolazione  ne  professa  i  perniciosi 
errori.  Nel  collegio  Tavverschoof  di  Lo- 
vanio  cranvi  delle  borse  o  pensioni  pel 
mantenimento  d'alcuni  chierici  del  di- 
stretto, fondate  da  Veglio  de  Ayta  fri- 
sone, le  (piali  dopo  la  distruzione  del  col- 
legio fàtla  dai  francesi,  non  si  poterono 
rivendicare.  Nella  diocesi  di  Bolsward  i 
fedeli  nel  1  835  a'  3i  agosto  furono  di- 
spensati dall'astcnersi  dalle  opere  servili, 
fenno  l'obbligo  di  sentir  la  messa,  csscn- 


PAE  169 

do  ivi  di  precetto  la  festa  di  s.  Martino, 
forse  patrono  della  città. 

Arciprctura  di  Groninga,  provincia 
che  ha  per  capoluogo  la  città  di  Gronin- 
ga  {f/.),  con  54oo  cattolici,  stazioni  di 
domenicani  e  agostiniani.  Vi  si  trovano 
molti  istituti  di  beneficenza  e  pubblica 
istruzione  ,  orf  motrofio  ed  ospizio  pei 
vecchi  cattolici,  che  vi  ricevono  vitto  e 
vestito.  I  seguenti  villaggi  cattolici  han- 
no parrocchie  :  Aduard,  Appingadam, 
I3edum,  Delfzyl,  Hoorn,  Kleine  Meer, 
Peke!a,  Uithuizen,  Veendam  e  Wischo- 
ten.  Il  seminario  di  s.  Heeremberg,  og- 
gi di  Culemberg,  mantiene  due  alunni 
di  questo  distretto.  L'arcipretura  al  pre- 
sente dipende  dall'arciprete  di  Sallandia. 
I  cattolici  sono  1 3, 200,  le  parrocchie  1  1, 
le  chiese  1 5,  isacerdoti  18.  La  provin- 
cia di  Groninga  è  stata  per  qualche  tem- 
po soggetta  al  vescovo  d'Utrecht,  fino  a 
Carlo  V.  Ultimamente  il  governo  accor- 
dò ai  cattolici  la  gran  chiesa  detta  di 
Broeclekerke  nella  città  di  Groninga.  Per 
altro  è  interdetta  l'ufhziatura  nelle  sta- 
zioni minori,  dovendo  tutti  i  parrochi  e 
cappellani  per  turno  ogni  domenica  eser- 
citare in  questa  chiesa  il  sacro  ministe- 
ro. Vi  si  trova  qualche  legato  pio.  Alcu- 
ne chiese  non  possono  contenere  tutti  i 
fedeli  per  la  loro  angustia  ;  negli  ultimi 
anni  ne  furono  rifabbricate  3  dai  fonda- 
menti. Le  obblazioni  de'  fedeli  manten- 
gono le  chiese  e  gli  ecclesiastici.  Questo 
distretto  possedeva  molti  ospizi  usurpa- 
ti dagli  eretici  e  convertiti  in  luoghi  pro- 
fani, lu  Groninga  eranvi  il  convento  pei 
domenicani  ed  il  monastero  per  le  Cla- 
risse; furono  convertiti  in  orfanotrofi,  og- 
gi goduti  dagli  acattolici. 

Vicariato  apostolico  di  BoisleDuc,  ed 
amministrazione  apostolica  di  Gravet 
Ravcs  icin  e  Me  gai. 

La  repubblica  delle  7  provincie  unite 
s'impadronì  nel  secolo  XVII  di  quella 
pur/.iouc  di  Brattante,  chiamato  poi  Bra- 


i7o  PAE 

barite  settentrionale  o  olandese.  II  pos- 
sesso gli  fu  ratificato  pel  trattato  di  West- 
falia  nel  1648.  Fu  allora  soppresso  il  ve- 
scovato di  Bois-le-Duc^.),  (o bosco  del 
duca,  da  cui  era  prima  occupata  avanti 
che  il  fondatore  lo  facesse  tagliare  per  re- 
primere le  scorrerie  di  que'di  Gueldria, 
e  se  ne  servì  per  fabbricare  la  città  cinta 
di  mura  nel  1  196)  il  cui  vescovo  era  sta- 
to cacciato  in  un  agli  ecclesiastici  ed  ai 
religiosi,  soppressi  i  capitoli  di  Bois-le- 
Duc  e  Breda  ;  quindi  la  s.  Sede  stabili 
due  vicariati  apostolici  per  la  parte  del- 
la diocesi  di  Anversa,  che  si  estende  al 
Brabante  settentrionale.  Gregorio  XVI 
avendo  eletto  amministratore  apostolico 
del  vicariato  di  Bois-le-Duc  a'  5  giugno 
1  83 1 ,  d.  Enrico  Den-Dubbelden,  a'  >4 
gennaio  184^  lo  fece  vicario  apostolico 
e  vescovo  di  Emausa  o  Ernmaus  in  par- 
tibusj  nello  stesso  tempo  gli  assegnò  per 
coadiutore  mg.r  Giovanni  Zaysen  ,  di- 
chiarandolo vescovo  di  Geira  in  parli- 
bus,  poiché  in  tutti  i  vicariati  apostolici 
d'Olanda  egli  volle  pone  de'vescovi.  Il 
governo  stava  per  dare  al  prelato  vica- 
rio apostolico,  residente  in  s.  Michele  di 
Gestel,  un  ampio  palazzo  prossimo  alla 
cattedrale.  Evvi  il  seminario  diviso  in 
due  sezioni,  una  in  campagna  in  Gestel 
parrocchia  di  s.  Michele:  contiene  160 
alunni,  che  per  la  massima  parte  si  man- 
tengono del  proprio,  ed  8  professori  che 
insegnano  le  lettere  e  le  scienze  che  apro- 
no la  via  alle  facoltà  più  alte.  L'altra 
sezione  è  nel  villaggio  di  Haaren,  con 
100  alunni  che  ricevono  qualche  aiuto 
dalle  pensioni;  visi  apprende  V  intera 
filosofia,  i  canoni,  la  teologia  e  la  scrit- 
tura. In  Bolduc  vi  è  l'ospizio  de'fanciul- 
li  ed  altro  per  fanciulle.  Si  sono  aperte 
scuole  quasi  in  tutte  le  parrocchie  per  i 
fanciulli  d'ambo i  sessi.  Vi  sono  case  del- 
le sorelle  della  carità,  che  osservano  i 
voli  e  la  vita  comune,  monastero  di  trap- 
pisti in  Darfeld,  e  due  ospedali  comuni 
a  tutti  gli  abitanti.  I  canonici  piemostra- 
tensi  ebbero  già  uu'ubbazia  in  Berne,  fon  - 


PAE 

data  nel  1 1 33.  Questo  pio  stabilimento 
soggiacque  all'universale  proscrizione, 
quando  le  7  provinciede'Paesi  Bassi,  sot- 
trattesi al  governo  di  Filippo  II  re  di  Spa- 
gna, si  eressero  in  repubblica,  e  passaro- 
no dalla  religione  cattolica  al  calvinismo. 
L'abbate  ed  i  suoi  monaci  si  rifugiaro- 
no in  Bois-le-Duc,  che  si  manteneva  fe- 
dele al  suo  sovrano;  ma  nel  1629  cadu- 
ta anch'essa  in  potere  de'  ribelli,  ne  fu- 
rono espulsi  i  religiosi  e  spogliati  de'loro 
beni.  L'abbate  si  portò  in  Vilvorde,  dio- 
cesi di  Malines,  di  dominio  austriaco,  i 
canonici  regolari  restarono  in  Bois-le-Duc 
come  preti  secolari  ad  assistere  i  fedeli. 
Nel  1648,  rallentata  la  persecuzione,  i 
premostratensi  ristabilirono 9 parrocchie 
in  Bois-le-Duc,  che  sono  da  essi  ammi- 
nistrate. L'abbate  resta  in  Vilvorde,  do- 
ve si  tiene  il  capitolo  e  si  elegge  il  supe- 
riore. 11  maggior  numero  de'premostra- 
tensi  è  in  Bois-le-Duc,  dimoranti  due  o 
tre  per  ogni  parrocchia,  e  non  in  comu- 
ne, perchè  vige  il  decreto  di  soppressio- 
ne. Nel  1801  soppressi  in  Francia  tutti 
i  luoghi  pii,  ad  istanza  del  governo  fran- 
cese fu  quasi  obbligata  la  s.  Sede  a  sop- 
primere anche  l'abbazia  di  Berne.  Que- 
sti canonici  regolari,  quantunque  disper- 
si, conservarono  lo  spirito  della  loro  vo- 
cazione, sempre  disposti  a  tornare  a  far 
corpo  religioso,  come  avvenne  dopo  il  ro- 
vescio delle  armate  francesi  nel  181 5. 
Tornato  in  vita  l'ordine  premostraten- 
se,  le  cose  però  non  progredirono  rego- 
larmente, per  cui  nel  1839  si  giunse  a 
dubitare  della  validità  della  professione 
religiosa  e  degli  altri  privilegi  propri 
degli  ordini  monastici.  Dedotta  la  causa 
innanzi  il  tribunale  della  congregazione 
di  propaganda,  ne  usci  il  decreto  che  le 
cose  progredissero  com'erano  procedute 
per  1'  innanzi.  Dopo  la  rivoluzione  del 
Belgio,  alcuni  luoghi  delle  diocesi  di  Lie- 
gi e  Namur,  rimasti  all'Olanda,  furono 
riuniti  a  questo  vicariato.  L'odierno  vi- 
cario apostolico  acquistò  un  latifondo  a 
beneficio  de'suoi  successori.  Delle  inoltu* 


PA  E 

pie  fondazioni,  poche  ne  sono  stale  ricu- 
perate. Previo  il  placet  regio,  da  poco 
tempo  statuito,  si  possono  lasciar  legati 
a  poveri  cattolici,  ed  il  cattolicistno  è  in 
aumento.  E  slata  croata  una  commissio- 
ne per  la  questua  e  per  la  retta  ammi- 
nistrazione dell'edificio  di  Harlem  :  essa 
è  composta  di  ecclesiastici  e  laici  integer- 
rimi ;  l'edificio  riceve  qualchesussidio  da- 
gli stali  provinciali.  Si  trovano  nella  dio- 
cesi alcuni  benefìcii  e  alcune  fondazioni 
per  anniversari,  per  alquanti  anni  o  per- 
petui. Molti  benefìcii  sono  in  potere  dei 
protestanti,  dai  quali  non  si  ricuperano 
senza  grande  difficoltà.  Oggi  evvi  la  li- 
bertà del  culto  cattolico,  quantunque  di 
trailo  in  tratto  la  direzione  generaleema- 
ni  decreti  contrari  ai  diritti  della  Chie- 
sa. Sono  veri  parrochi  gl'incardinati  alle 
chiese,  sebbene  vivano  di  oblazioni  dei 
fedeli  e  di  qualche  sussidio  che  sommi- 
nistra il  governo;  sono  perpetui  e  nelle 
feste  applicano  pro-populo.  L'abbate  di 
Berne  ha  diritto  di  presentare  i  suoi  ca- 
nonici a  8  paslorati  o  parrocchie:  prima 
poteva  presentare  a  molle  parrocchie  an- 
che nel  Belgio,  ove  oggi  forse  soli  due  par- 
rochi premostratensi  vi  sono.  I  religiosi 
di  s.  Francesco  recolletti  presentano  a 
due  paslorati.  Quattro  famiglie  ancora 
pretendono  al  patronato  laicale,  e  ne  sono 
in  possesso,  ma  senza  titolo.  Un  giorno  la 
ss.  Eucaristia  non  si  poteva  conservare 
che  nelle  case  de'pastori,  come  anco  ades- 
so conviene  praticare  in  alcuni  luoghi; 
ma  oggi  si  conserva  con  la  debita  lam- 
pada in  tutte  le  chiese  parrocchiali.  Tutte 
le  parrocchie  hanno  determinati  confini 
e  la  loro  chiesa:  in  questa  diocesi  di  ia- 
do  avvengono  matrimoni  misti.  Un  tem- 
po il  pubblico  insegnamento  era  affida- 
lo ai  soli  protestanti,  oggi  lo  possono  e- 
sercitare  ambe  i  cattolici,  ma  non  come 
quelli,  ed  il  governo  non  ha  ancora  sod- 
disfatto ai  reclami  de' cattolici  che  chie- 
dono poter  fondare  scuole  a  proprie  Bpe- 
se,  e  clic  nelle  scuole  de'protestanti  nin- 
na menzione  facciasi  di   religione.  Tutti 


PAE  171 

i  parrochi  secolari  o  regolari  hanno  sus- 
sidio dal  governo.  In  Bobine  non  esiste 
convento  alcuno,  tranne  il  monastero  di 
Tilburg,  ed  i  religiosi  che  vi  si  trovano 
vivono  dispersi  nelle  parrocchie.  Tutti 
gli  ecclesiastici  regolari  o  secolari  vesto- 
no abili  laicali,  ma  decentissimi  e  distin- 
ti dal  modo  di  vestire  de' cittadini.  Esi- 
ste in  Olanda  la  direzione  del  culto  cat- 
tolico, ma  però  è  funestissima  alla  reli- 
gione, e  non  sussiste  che  per  travagliare 
e  ledere  i  diritti  della  Chiesa.  Alcune  di 
queste  notizie  sono  comuni  agli  altri  tre 
vicariati  apostolici;  anche  queste  notizie 
sono  di  recente  data. 

Nel  i84'  i  cattolici  della  diocesi  era- 
no 327,74  r>  'e  chiese  pan-occhiali  2  ~\, 
gli  oratorii  16.  Il  vicariato  è  diviso  in  g 
decanati,  ognuno  de  quali  ha  sotto  di  sé 
un  numero  dove  maggiore,  dove  mino- 
re di  parrocchie.  I  sacerdoti  sono  26  r, 
i  parrochi  254,  ed  olirei  premostraten- 
si e  trappisti,  vi  sono  i  gesuiti,  i  reden- 
t oii sii,  i  cappuccini.  i.°  decanato  in  Bois- 
le-Duc.  I  18,000  abitantisono  quasi  tut- 
ti cattolici.  Sonovi  4  parrocchie  eia  1 ." 
ch'è  anche  cattedrale  è  sotto  l'invocazio- 
ne di  s.  Giovanni  evangelista,  che  in  bel- 
lezza non  ha  altra  chiesa  in  Olanda  che 
la  superi  ;  la  2.a  è  sacra  a  s.  Pietro,  la 
3.'  a  s.  Giacomo,  la  4-3  a  s-  Caterina. 
Evvi  un  oratorio  delle  sorelle  della  cari- 
tà, vicino  alla  cattedrale,  con  rettore.  Vi 
sono  ancora  le  religiose  penitenti  del  3.° 
ordine  di  s.  Francesco.  Casa  delle  sorel- 
le della  carità  di  s.  Vincenzo  de  Paoli, 
che  hanno  cura  delle  fanciulle,  dei  sor- 
do muti,  delle  vecchie  e  degl'infermi.  \  i 
sono  le  sorelle  agostiniane,  che  nel  pas- 
sato secolo  per  la  soppressione  de'iuoghi 
pii,come  oriunde  olandesi,  dal  Belgio  tor- 
narono in  Olanda  e  presero  a  conserva- 
le l'istituto;  Dio  lo  benedì  e  fiorisce  as- 
sai, ricevendone  la  gioventù  salutare  i- 
struzione.  2.0  decanato  d  Oithen.  I  cat- 
tolici sono  33,oo2.  I  luoghi  con  pastori 
e  alcuno  anche  con  cappellani  sono  l  >. 
le  chiese  22,  compresa  quella  di  s.  Mi- 


,72  PAE 

chele  di  Grstel.  In  questo  decanato  vie 
ospizio  di  sordomuti  ;  le  sorelle  della  ca- 
rila istruiscono  le  fanciulle  povere,  men- 
tre i  poveri  fanciulli  apprendono  mestieri. 
Doveansi  introdurre  i  fratelli  delle  scuo- 
le cristiane.  Vi  sono  scuole  domenicali 
erette  sotto  la  direzione  de'parrochi,  pei 
poveri  che  ne'd'i  feriali  devono  attende- 
re ai  lavori.  3.°  decanato  di  Bommelen, 
nella  provincia  di  Gueldria.  I  cattolici 
sono  22,86 1,  i  luoghi  21  e  alcuni  con 
più  villaggi  ,  le  chiese  20  con  pastori. 
4."  decanaio  di  Kilvaris  Beeken.  I  cat- 
tolici sono  ig,423,  i  luoghi  1  1,  le  chie- 
se 1  1  con  pastori  e  due  oratorii.  Vi  si 
trovano  le  sorelle  del  terzo  ordine  di  s. 
Francesco,  le  sorelle  della  carità  che  vi 
hanno  pure  il  noviziato;  vi  è  altro  isti- 
tuto delle  sorelle  della  carila,  che  hanno 
cura  degl'infermi,  istruiscono  i  fanciulli 
e  li  allontanano  dalle  scuole  de'protestan- 
ti:  questo  istituto  ha  molte  sezioni  sta- 
bilite d'autorità  del  superiore  in  più  de- 
canati. 5.°  decanato  di  Eindhovien.  I  cat- 
tolici sono  38,2oo,  i  luoghi  3o,  le  chie- 
se 3i  con  pastori.  6.°  decanato  d'  Os- 
sen.  I  cattolici  sono  i4,3o4,  i  luoghi  e 
le  chiese  i4  con  pastori.  7.0  decanato 
del  Monte  di  s.  Geltrude.  I  cattolici  so- 
no 25,32 o,  i  luoghi  18,  le  chiese  i3  con 
pastori.  In  questo  decanato  si  trovano  le 
sorelle  cristiane  e  formano  una  sezione 
di  quelle  stabilite  io  Gueldria.  8.°  deca- 
nato di  Hensden.  I  cattolici  sono  4,255, 
i  luoghi  6  con  molti  villaggi,  le  chiese  G 
con  pastori.  c).°  decanato  di  Elmonden. 
1  cattolici  sono  43,273.,  i  luoghi  25,  lo 
chiese  3o  con  pastori. 

tinnii  ni  strazi  oiì  e  apostolica  dì  Gra- 
ve ,  Ravestein  e  Megen.  Avendo  la  re» 
pubblica  olandese  nel  principio  del  pas- 
sato secolo  fatto  nuove  conquiste,  e  ot- 
tenuto cessioni  sulle  provincie  austriache 
del  Brabante, Fiandra,  Limburgoe  Guel- 
dria, che  si  chiamarono  paesi  della  ge- 
neralità, per  essere  amministrate  in  co- 
mune dagli  stali  olandesi,  convenne  eri- 
gere l'altro  vicariato  apostolico  detto  di 


PAE 

Grave  dalla  residenza  del  vicario,  pei 
luoghi  già  compresi  nelle  limitrofe  dio- 
cesi di  Ruremonda  e  Aquisgrana.  Sop- 
presso finalmente  pel  congresso  di  Rad- 
stadt  e  per  la  pace  di  Luneville,  nella 
fine  del  secolo  scorso,  e  incorporato  alla 
repubblica  francese  il  vescovato  di  Liegi, 
ne  fu  traslatato  il  vescovo  all'arcivesco- 
vato di  Malines,  e  al  medesimo  fu  data 
l'amministrazione  di  due  distretti  esi- 
stenti nella  Gueldria,  cioè  di  Ravestein 
e  Megen.  Morto  quest'ultimo,  né  poten- 
dosi perle  ultime  vicende  esercitare  più 
la  giurisdizione,  da  Gregorio  XVI  nel 
1 83  1  vi  fu  eretto  un  vicariato  apostoli- 
co, indi  fatto  amministratore  apostolico 
Enrico  van-den-Velden,  coadiutore  del 
vicario  apostolico  di  Bois-le  Due.  Quin- 
di in  virtù  del  breve  apostolico  di  Gre- 
gorio XVI  del  2  giugno  1840, quasi  l'in- 
tiero vicariatoapostolico  di  Grave, ed  i  di- 
stretti di  Ravestein  e  Megen  furono  riuniti 
al  vicariato  apostolico  di  Bois-le  Due.  Il 
breve  però  non  ebbe  totalmente  esecu- 
zione, perchè  per  un  decreto  di  propa- 
ganda del  novembre  1840,  sanzionato 
da  detto  Papa,  quei  luoghi  furono  sot- 
toposti alla  giurisdizione  di  un  ammini- 
stratore apostolico.  In  tutte  le  parrocchie 
di  Ravestein  e  Megen  si  trovanodelle  pie 
fondazioni,  come  si  trovano  in  G  parroc- 
chie del  distretto  di  Grave.  L'  ammini- 
stratore apostolico,  coadiutore  del  vica- 
rio apostolico  di  Bois-le-Duc,  riceve  dai 
vicari  il  volontario  sussidio  di  5  annui 
fiorini  olandesi  e  io  dai  pastori.  In  tutti 
i  luoghi  del  vicariato  si  osservano  le  fe- 
ste e  i  digiuni.  Gli  eretici  nel  distretto 
di  Grave  hanno  23  chiese  e  altrettanti 
ministri.  Nei  distretti  di  Ravestein  e  Me- 
gen una  chiesa  e  un  ministro;  questi  e- 
retici  sono  tutti  della  setta  di  Calvino. 
Fuori  di  detti  due  distretti,  l'esercizio 
del  culto  cattolico  non  è  ovunque  pub- 
blico e  libero.  I  chierici  quando  hanno 
atteso  per  due  anni  alla  teologia,  sono 
promossi  agli  ordini  a  titolo  di  patii 
mouio.  Ne' monasteri  si  osserva  la  vita 


PAE 

comune,  si  fanno  i  consueti  voti  di  po- 
vertà, castità,  obbedienza  e  di  clausura, 
la  quale  però  ab  immemorabili  non  si 
osserva  ne'due  conventi  di  Haren  e  Deur- 
sen.  Lo  stato  della  religione  da  20  anni 
è  in  aumento.  Per  diritto  di  presentazio- 
ne 3  parrocchie  spettano  ai  francescani 
riformati,  una  in  Nimega,  una  in  Ny- 
clien,  la  terza  in  Ilernen.  Due  parrocchie 
in  Nimega  e  Neerbosch  spettano  ai  do- 
menicani ;  due  ai  gesuiti,  una  in  Ni  me- 
ga  detta  de' canonici  regolari,  l'altra  in 
Kavestein.  La  parrocchia  de'carmelilani 
in  Boxnieer  è  stata  incorporata  al  loro 
convento  che  vi  hanno.  In  tutte  le  par- 
rocchie si  conserva  la  ss.  Eucaristia.  Nei 
due  distretti  di  Ravestein  e  Mesren  vi 
arde  innanzi  continuamente  la  lampada, 
non  cosi  nelle  chiese  del  distretto  di  Gra- 
ve. Molti  sacerdoti  di  questi  tre  distret- 
ti si  trovano  nel  vicariato  di  Limburgo, 
nella  diocesi  di  Liegi,  in  Anversa  ed  al- 
trove, e  ciò  in  virtù  di  discessi  legitti- 
mamente ottenuti.  Si  trovano  nella  cit- 
tà di  Nimega  4  chiese  parrocchiali;  una 
è  retta  dai  gesuiti,  già  de' canonici  rego- 
lari, le  altre  sono  dedicate  a  s.  Agostino, 
a  s.  Francesco,  a  s.  Domenico.  Vi  è  un 
seminario  informe,  poiché  mancando  la 
abitazione,  gli  alunni  dimorano  nelle  ca- 
se de'cittadini  più  onesti:  sono  29  e  at- 
tendono alla  filosofia,  teologia,  storia 
ecclesiastica  e  sacra  scrittura.  Vi  sono  5 
monasteri  di  monache  e  piti  case  di  re- 
ligiosi francescani  riformati,  domenica- 
ni, gesuiti,  carmelitani,  cappuccini.  In 
Deursen  vi  è  il  monastero  delle  cano- 
nichesse  di  s.  Agostino;  in  LJden  mona- 
stero dell  Ordine  di  s.  Brigida;  in  Megen 
monastero  delle  Clarisse  assistito  dai  fran- 
cescani; in  Harem  monastero  delle  re- 
ligiose francescane  del  terz'ordine:  tutti 
questi  monasteri  sono  soggetti  all'ammi- 
nistra tore  apostolico.  Inoltre  in  Deursen 
vi  è  un  monastero  di  s.  Brigida,  in  Velp 
conventode'cappuccini,in  Boxmeer  con- 
vento de' carmelitani,  cui  è  soggetto  il 
monastero  di  quelle  carmelitane,  ^ue- 


PAE  173 

sta  amministrazione  apostolica  o  quasi 
diocesi,  confina  ad  oriente  con  quella  di 
Munsler  di  dominio  prussiano  e  col  vi- 
cariato di  Limburgo,  a  mezzogiorno  e  a 
occidente  col  vicariato  di  Bois-le-Duc,  a 
settentrione  colle  missioni  olandesi.  Gra- 
ve, Ravestein  e  Megen  sono  tre  città  e 
circondarii,  parte  nel  Brabante  settentrio- 
nale e  parte  nella  Gueldria,  e  costitui- 
scono l'amministrazione  apostolica.  Gra- 
ve è  città  forte,  sulla  sinistra  della  Mo- 
sa  ;  fu  oggetto  di  grandi  contestazioni  fra 
i  duchi  del  brabante  e  i  conti  d'Olanda, 
che  pretendevano  al  dominio,  il  quale 
nel  161  1  fu  assicurato  alla  casa  di  Nas- 
sau. Piavestein  sulla  riva  sinistra  del  Mu- 
sa, ha  un  vecchio  castello  munito.  Me- 
geu  è  città  antica,  posta  similmente  sul- 
la sinistra  di  detto  fiume.  In  questi  3  di- 
stretti si  trovano  71  parrocchie  conde- 
terminati confini,  e  circa  mezz'ora  di 
cammino  tra  loro  distanti;  71  chiese  e 
alcune  cappelle;  tutti  i  parrochi  hanno 
seco  cappellani  e  assistenti.  I  cattolici  so- 
no 83,ooo,  i  preti  secolari  i4^-  Nel  di- 
stretto di  Grave  sono  56  luoghi  e  <i  1 
chiese,  compreso  Grave  e  Nimega  ove 
sono  gesuiti,  domenicani,  cappuccini, 
francescani,  carmelitani  e  agostiniani. 
Nel  distretto  di  Piavestein,  compresa  la 
città,  sono  12  luoghi  con  17  chiese,  cap- 
puccini e  gesuiti.  Nel  distretto  di  Megen, 
compresa  la  città,  sono  4  luoghi  con  6 
chiese. 

Vicariato  apostolico  di  Brain. 

Preda  è  titolo  di  vicariato  apostolico 
e  comprende  parte  della  soppressa  dio- 
cesi d'  Anversa  nel  Brabante  settentrio- 
nale, e  quella  porzione  della  Zelami. 1  clic 
spettava  al  vescovo  di  Gand.  Brecla  eal« 
là,  capoluogo  di  circondario  e  ili  canto- 
ne, Milla  Merck,  una  delle  più  forti  del 
legno,  con  buone  fortificazioni, cittadella 
e  paludi  che  si  possono  inondare  per  dife- 
sa. E  rimarchevole  il  bel  castello  costrut- 
to dai  principi  di  Nassau  baroni  di  Bre- 


i74  PAE 

da  ;  il  giardino  delizioso  di  W  alkenberg  ; 
la  chiesa  maggiore,  sormontata  da  alla 
Ione  che  contiene  il  mausoleo  d'Engel- 
berto  II;  il  palazzo  pubblico,  l'ospedale 
militare  ,  le  amene  passeggiale.  Sonavi 
manifatture  e  buon  commercio  di  pesca. 
La  città  produsse  molti  uomini  celebri, 
fra' quali  Adamo  Kecelius,  Antonio  Bu- 
senius,  Guglielmo  Abselius,  Gerardo  di 
Breda,  il  famoso  scultore  Desjardins  ed 
altri.  Maurizio  di  Nassau  con  stratagem- 
ma prese  la  città  nel  i5c)o.  Ripresa  nel 
1 6^4  dagli spagn uoli,  il  principe  d'Oran- 
ge  se  ne  impadronì  nel  1637.  Ivi  si  sot- 
toscrisse il  trattato  fra  gli  olandesi  e  gì' in- 
glesi nel  1667.  Nelle  ultime  guerre  i  fran- 
cesi la  presero  e  ripresero.  L'antica  ba- 
ronia o  signoria  libera  di  Breda,  era  an- 
ticamente unita  alla  contea  di  Stryen  , 
da  cui  fu  staccata  verso  il  1  100  ;  dive- 
nuta di  Giovanni  Polan,  la  sua  figlia  Gio- 
vanna portolla  nel  i4°4  m  dote  a  ^"* 
gellierto  di  Nassau  ;  rimase  in  possesso 
di  questa  ili u tre  casa,  indi  dello  statol- 
der  ereditario  delle  provinole  unite.  La 
popolazione  di  Breda,  nella  massima  par- 
te cattolica  ,  contiene  1  1,000  abitanti. 
La  resilienza  del  vicario  apostolico  è  in 
Iloeven.  Questo  vicariato  eretto  da  Pio 
VII  nel  i8o3,fu  meglio  stabilito  nel 
1841  da  Gregorio  XVI  ,  il  quale  a'  14 
gennaio  1842  fece  vicario  apostolico  e 
vescovo  di  Dai  dania  in  parlil>usn)«.x  Gio- 
vanni Van  -Hooyponk,  già  amministrato» 
re  sino  dal  1827  :  Pio  IX  gli  die  in  coa- 
diutori a'  17  novembre  1846  mg-T  An- 
tonio Van  Dyk,  vescovo  d'Adratam  par- 
tibus,ed  a'22  marzo  18  >o  l'attuale  mgr. 
Giovanni  Van-Genk  vescovo  d'Adi  a  in 
partibus.  Questo  vicariato  ha  la  facoltà 
di  permettere  1'  acquisto  de'  beni  eccle- 
siastici, usurpati  dopo  il  trattato  del  1  80  1  : 
il  medesimo  riceve  dal  pubblico  erario  la 
pensione  di  25oo  fiorini  olandesi.  Non  vi 
sono  che  pochi  e  piccoli  pii  legati,  tulio 
essendo  perito  neh'  invasione  calvinisti- 
ca. Pochi  sono  i  nobili  cattolici  -,  molli 
esercitano   la  mercatura    ed  i  mestieri; 


PAE 

moltissimi  sono  i  poveri  cattolici.  Gli  e- 
retici  sono  pochi,  specialmente  nel  Bra- 
bai\te  settentrionale;  hanno  chiese  e  mi- 
nistri, seguono  gli  errori  di  Calvino,  po- 
chi quelli  di  Lutero  o  a  meglio  dire  so- 
no indifferentisti.  I  parrochi  della  parte 
del  vicariato  della  soppressa  diocesi  d'An- 
versa, sono  perpetui,  ed  i  parrochi  del- 
la Zelanda  sottomessa  a  questo  vicaria- 
lo, non  sono  perpetui  che  6,  gli  altri  so- 
no amovibili:  i  medesimi  si  eleggono  dal 
vicario  apostolico,  quantunque  gli  abbati 
di  Tongerloo  e  s.  Bernardo  aveano  il  di- 
ritto di  presentare  ad  alcune  parrocchie. 
Le  parrocchie  conservano  i  confini  che 
aveano  quando  spettavano  alle  diocesi 
d'  Anversa  e  di  Gand  ;  in  esse  si  conser- 
va con  decenza  la  ss.  Eucaristia.  Delle  par- 
rocchie, 5  erano  addette  all'abbazia  pre- 
mostratense  di  Tongerloo,  4  all'abbazia 
di  s.  Bernardo  presso  la  Schelda,una  al 
monasteiodis.  Maria  in  Huynbergen del- 
l'ordine di  s.  Guglielmo;  i  superiori  so- 
levano presentare  un  loro  religioso.  Non 
è  permesso  ai  cattolici  aprir  scuole  per 
insegnar  cose  di  fede,  al  cui  officio  si  pre- 
stano buone  persone  destinate  dai  par- 
rochi. I  pastori  vivono  delle  oblazioni  dei 
fedeli  e  delle  pensioni  del  governo.  I  sa- 
cerdoti che  non  hanno  cura  d'anime,  si 
mantengono  del  proprio  :  alcuni  di  es>i 
si  trovano  in  Anversa  o  in  Malines.  Dal 
i83o  al  184.,  pel  significante  accresci- 
mento de'caltolicijSi  fondarono  io  nuo- 
ve parrocchie.  In  questa  parte  della  Ze- 
landa non  si  trovano  sacerdoti,  fuori  dei 
pastori  e  vice  pastori  ;  due  di  questi,  nati 
in  Zelanda,  gli  altri  vennero  dalle  missio- 
ni d'  Olanda  o  altri  vicariati  del  regno, 
o  dalla  diocesi  di  Gand  cui  apparteneva 
la  Zelanda.  I  pii  stabilimenti  sono:  il  se- 
minario in  due  sezioni,  una  nel  castello 
di  Hoeven,  vicino  alla  residenza  del  vi- 
cario apostolico, con  35  alunni,  il  presi- 
dente e  3  professori  ;  vi  si  studia  filoso- 
fia, teologia  e  sacra  scrittura,  storia  ec- 
clesiastica e  quanto  può  essere  utile  alla 
cura  delle  anime,  lu  Oudeubosch  è  l'ai- 


PA  E 

tra  sezione  del  seminario  ,  che  contiene 
4o  alunni  ;  vi  è  il  supeiiore  e  5  profes- 
sori; vi  si  studiano  le  lingue  e  le  arti,  che 
preparano  i  giovanetti  agli  sludii  più  alti  : 
ivi  è  pure  un  conservatorio  di  religiose. 
Le  scuole  in  tutte  le  parrocchie  fnrono 
stabilite  dal  governo,  ma  con  professori 
che  seguono  la  religione  dominante  e  per- 
ciò pregiudizievoli.  Non  si  trovauo  più 
monasteri  o  conservatorii  del  terz'ordine 
di  s.  Francesco;  fanno  le  monache  i  vo- 
ti semplici,  ed  osservano  la  clausura  quan- 
to permettono  le  circostanze;  la  loro  vi- 
ta è  comune,  ed  altre  servono  gl'infermi 
negli  spedali,  altre  attendono  all'educa- 
zione delle  donzelle  e  sono  di  edificazione 
e  giovamento  a' fedeli.  Sono  ospedali  in 
Breda,  Berg-op-zoom  e  Oosterhouti  ser- 
viti da  dette  terziarie.  Vi  è  un  conser- 
vatorio di  religiose  in  Bergen,  altro  in 
Breda  ,  altro  in  Ronzendaul.  Nel  castel- 
lo di  Oosterhouti  evvi  un  monastero  di 
monache  premostratensi  della  valle  di  s. 
Caterina,  fondato  dai  signori  di  Breda  e 
approvalo  da  Pio  li;  è  soggetto  alla  cu- 
ra del  pi  eposi  to  che  le  monache  scelgo- 
no tra  i  canonici  regolari  pure  di  s.  Nor- 
berto, il  quale  riceve  l'istituzione  dal  vi- 
cario apostolico,  dalla  cui  giurisdizione 
ad  iiuium  della  s.  Sedt  dipende.  In  Hei- 
ke  vi  è  confraternita  della  ss.  Trinità,  in 
favore  dei  poveri  del  vicariato.  La  po- 
polazione cattolica  del  vicaiiato  è  di 
1  16,000;  y4  parrocchie,  cappella  pub- 
blica in  Steeubergen,  cappelle  private  nel- 
le case  delle  religiose  e  de'  sacerdoti,  do- 
ve si  conservano  i  vasi  sacri;  tutte  le  par- 
rocchie hanno  la  propria  chiesa.  I  sacer- 
doti sono  1  49,  de' quali  122  si  trovano 
nella  parte  del  vicariato  posta  nel  Bra- 
bante  ,  e  27  nelle  parrocchie  della  Ze- 
lauda. 

Vicariato  apostolico  di  Limburgo. 

La  provincia  di  Limburgo  civilmentesi 
divide  ne'  tre  circondarli  ih  Hasselt,  Mae- 
*tricht  e  Ruremonda.  Prende  il  uomcdal- 


PAE  177 

la  città  di  Limburgo,  diversa  da  quella 
del  ducato  di  Nassau  con  sede  vescovile. 
Limburgo  de'  Paesi  Bassi,  capoluogo  di 
cantone,  sopra  una  montagna  presso  la 
riva  destra  della  Vesdre,è  cinta  di  mu- 
ra. Un  tempo  fu  capitale  del  ducato  del 
suo  nome;  fu  presa  dagli  olandesi  neh  633 
e  ripresa  poco  dopo  dagli  spagnuoli  ;  indi 
se  ne  impadronì  Luigi  XIV  nel  1675,  ma 
il  trattato  di  Nimega  nel  1675  la  restituì 
alla  Spagna.  Gl'imperiali  ed  altri  l'occu- 
parono nel  1702,  e  gli  austriaci  ne  pre- 
sero possesso  nel  1703.  Nel  1 83  1  il  re 
Guglielmo  I  accettò  il  ducato  di  Limbur- 
go, non  come  granduca  di  Luxembur- 
go,  ma  per  riunirlo  ai  suoi  stati.  La  se- 
de vescovile  di  Ruremonda  nel  180  1  fu 
riunita  a  quella  di  Liegi  :  alcuni  luoghi 
dismembrati  dalla  diocesi  di  Liegi  furo- 
no sottoposti  a  questo  vicariato,  allorché 
Gregorio  XVI  con  estensionegrandissima 
lo  istituì  col  breve,  Ubi  universalis  Ec- 
desine,  de'  2  giugno  1840,  Bull,  de 
Prop.  fide  t.  5,  p.  iq2.  Lo  stessoPonte- 
fice  a'  24  novembre  fece  vicario  aposto- 
lico e  vescovo  d'  Aria  o  Irina  in  parti- 
bus  mg.r  Giovanni  Augusto  Paredis.  Le 
fondazioni  pie  in  favore  di  alcune  chiese 
si  sono  aumentate;  i  beni  delle  chiese  so- 
no amministrali  dai  fabbricieri.  Gli  an- 
tichi benefìzi  ecclesiastici,  specialmente  di 
Ruremonda,  parte  sono  periti  e  parte  in 
potere  degli  eretici.  Gli  eretici  sonoi  784» 
gli  ebrei  853;  i  primi  hanno  18  chiese 
e  altrettanti  ministri  luterani  o  calvini- 
sti. In  Eysden  i  cattolici  sono  obbligati 
officiare  in  ore  diverse,  nella  medesima 
parrocchia  coi  protestanti.  Dodici  par- 
roclii  sono  perpetui,  gli  altri  amovibili. 
In  tutte  le  chiese  parrocchiali  si  conserva 
con  decenza  la  ss.  Eucaristia.  \  i  si  con- 
traggono matrimoni  misti,  con  dispensa 
pontificia  e  richieste  condizioni.  In  Mar- 
leni,  diocesi  di  Limburgo,  detesi  osserva- 
re pei  matrimoni  il  decreto  del  concilio 
Tridentino.  Il  clero  è  sufficiente  pel  cul- 
lo e  per  V  istruzione.  I  due  collegi  di 
Werthe  e  di  Verradio dipendono  dal  »i« 


176  PAE 

cario  apostolico,  ed  i  profossori  sono  sa- 
cerdoti. Nove  sacerdoti  del  decanato  di 
Ruremonda  servono  i  fedeli  della  dio- 
cesi di  Liegi.  Ultimamente  si  eressero  5 
parrocchie.  Più  sacerdoti  sono  rettori  del- 
le chiese  nelle  diocesi  di  Liegi  ,  Namur 
e  Colonia.  Ne'  pochi  conventi  de'  rego- 
lari si  mena  vita  comune  e  si  osserva  la 
clausura.  I  regolari,  in  quanto  alle  fun- 
zioni fuori  del  proprio  convento,  dipen- 
dono dal  vicario  apostolico,  e  vivono  del- 
le oblazioni  de'fèdeli.  Quanto  a'  pii  sta- 
bilimenti, in  Ruremonda  vi  è  il  semina- 
rio con  5  professori  e  4°  alunni;  vi  si 
apprende  la  sacra  scrittura,  la  storia  ec- 
clesiastica ,  teologia  dommatica,  morale 
e  liturgia.  Vi  è  convento  di  minori  os- 
servanti, casa  de'  redenloristi,  i  spedali, 
i  ospizi.  Prima  i  gesuiti  vi  ebbero  col- 
legio. Vi  era  una  ricca  abbazia  fondata 
nel  i32o.  In  ogni  parrocchia evvi  la  scuo- 
la ,  e  specialmente  ne'  villaggi  i  maestri 
istruiscono  anche  ne'  misteri  della  i\;de. 
Le  scuole  della  città  sono  frequentate  dai 
cattolici  e  dagli  eretici ,  ma  vi  si  evita 
quanto  riguarda  la  religione.  In  Roden 
è  un  piccolo  seminario.  I  cattolici  sono 
178,300,  le  parrocchie  1  /[ G  ,  le  chiese 
187,  le  cappelle.!^,  i  preti  indigeni  220, 
quelli  forestieri  120;  vi  sono  più  vicari, 
redentoristi  4,  minori  osservanti.  Il  vi- 
cariato si  divide  in  undici  decanati.  1 .° 
decanato  di  Ruremonda  con  21  luoghi. 
2.0  decanato  di  Galoppe  con  20  luoghi, 
casa  de'  redentoristi^  casa  di  s.  Orsola  e 
più  case  di  terziarie  francescane.  3.°  de.' 
canato  di  Kerkrade  con  1  4  luoghi.  4-° 
decanato  di  Maestricht  con  5  parrocchie: 
i  gesuiti  vi  ebbero  un  celebre  collegio; 
"vi  sono  2  ospedali,  2  ospizi,  2  case 
delle  sorelle  della  carità  di  s.  Vincenzo 
de  Paoli.  5."  decanato  di   Meersen  con 

16  luoghi.  6.°  decanato  dì  Schinnen  con 
1  5  luoghi.  7.0  decanato  di  Siltardien  con 

17  luoghi.  S.°  decanato  d\  Venloocon  12 
luoghi.  C].° decanato  di  Wyk  con  10  luo- 
ghi, io."  decanato  di  Verradien  con  38 
luoghi.  1  i.°  decanato  di  Werth  con  16 


PAE 

luoghi:  vi  è  il  convento  de'  minori  os- 
servanti, soggetti  al  provinciale  residen- 
te in  Iloorn  in  Olanda,  dove  hanno  le 
missioni.  Qui  darò  un  cenno  della  città 
di  Hasselt  capoluogo  di  Limburgo  pel  re- 
gno Belgico,  sulla  Demer.  E'  sede  delle 
autorità,  circa  6  leghe  da  Maestricht.  E' 
assai  ben  fabbricata,  ha  un  collegio,  grati 
numerodi  distillerie  con  importante  com- 
mercio. Fu  cinta  di  mura  nel  1282  ,  e 
nel  1567  divenne  il  teatro  d'  una  sedi- 
zione tendente  a  sostituire  il  sedicente 
culto  riformato  alla  religione  cattolica, 
ma  il  vescovo  di  Liegi  giunse  a  sedarla. 
Nel  villaggio  Mùnster-Bisten  esisteva  il 
famoso  capitolo  di  nobili  canonichesse  , 
ora  secolarizzato,  fondato  da  s.  Landra- 
de  nel  680,  la  cui  badessa  avea  il  titolo 
di  principessa. 

Vicariato  apostolico  di  Lussemburgo. 

Il  granducato  di  Lussemburgo,  Lu- 
cemburgo  oLuxembourgdelre  dei  Pae- 
si Bassi, quanto  al  militare  per  la  fortez- 
za dipende  dalla  confederazione  Germa- 
nica. E'  una  provincia  del  regno,  si  com- 
pone dell'antico  ducato  di  tal  nome  e  di 
quello  di  Buglione,  indi  nel  18  1 4 eretto  in 
granducato.  Il  titolo  di  contea  l'ebbe  dai 
re  francesi  della  seconda  stirpe,  e  l'  im- 
peratore Carlo  IV  nel  1 354  l'eresse  in 
ducato.  La  città  di  Lussemburgo  n'è  il 
capoluogo,  come  di  circondario  e  di  can- 
tone. Essa  è  una  delle  più  forti  d'Euro- 
pa^ di  videsi  in  alta  e  bassa;  la  prima,  an- 
tichissima, situata  sopra  una  roccia  ele- 
vata e  scoscesa  ,  è  cinta  da  forte  mura- 
glia ,  da  fosse  profonde  e  da  doppia  li- 
nea di  opere  esterne;  la  città  bassa, irri- 
gata dall'Elsa  o  Alzette  ;  è  altresì  circon- 
data da  mura  ,  e  si  divide  in  due  quar- 
tieri ,  che  possono  essere  considerali  co- 
me i  sobborghi  della  fortezza.  Lussem- 
burgo, assai  ben  fabbricata,  è  piccola  e 
possiede 4chiese,  una  dedicata  as.  Pietro, 
un'altra  a  s.  Michele  arcangelo  con  par- 
roco e  decano,  un  ateneo  ed  un  ospeda- 


PAE 

le  militale.  Sonovi  diverse  fal)I)i  iche.  I 
francesi  se  ne  impadronirono  nel  i  Ip, 
inaili  spaguuoli  la  ripresero  Dell'anno  se- 
guente. Il  duca  di  Guisa  fu  costretto  le- 
varne l'assedio  nel  l55q,  così  pure  il 
maresciallo  di  Biron  nel  097.  Più  for- 
tunato Luigi  XIV  la  prese  il  i.° giugno 
1684,  e  rimastagli  pel  trattato  di  Rati- 
sbona,  con  fortificazioni  la  rese  fortezza 
famosa,  Pel  trattato  di  Puswick  nel  1697 
la  cedette  alla  Spagna.  I  francesi  la  ri- 
presero nel  1  70 1,  ma  alla  pace  d'Uliecht 
fu  ceduta  all'Austria.  Nel  1795  i  fran- 
cesi la  forzarono  a  capitolare  a'7  giugno, 
e  nel  1814  divenne  parte  del  regno  dei 
Paesi  Bassi.  La  luce  del  vangelo  la  ricevè 
das.  WilIibrordo,che  vi  si  recò  dalla  gran 
Brettagna  o  Irlanda.  Gregorio  X\  I  nel 
1840,  col  medesimo  breve  che  eresse  il  vi- 
cariato apostolico  di  Limburgo,  istituì 
questo  di  Lussemburgo, aggregandovi  al- 
cuni luoghi  che  spettavano  alle  diocesi  di 
LiegieNamur.Giàa'6  luglio  1  834  viavea 
stabilito  per  vicario  apostolico  d.  Giovan- 
ni Van-der-Noot,  ma  a'2  5  febbraio  18  {.a 
vi  nominò  mg.r  Gio.  Teodoro  Laurent 
vescovo  ii\  CUeisonain parliùus.  Il  re  dei 
Paesi  Bassi  lo  ha  riconosciuto  con  3soo 
fiorini  annui  di  peusione,  e  1000  come 
lettore  della  suddetta  chiesa  parrocchia- 
le di  s.  Pietro,  oltre  la  contigua  casa.  L'e- 
rezione d'un  seminario  cattolico  in  Lus- 
semburgo non  piacque  al  governo  ,  che 
procura  in  vece  erigervi  un'  università 
pei  laici  che  frequentano  quelle  del  Bel- 
gio e  di  Germania.  Nel  vicariato  evvi  un 
seminario,  cui  il  re  accordò  pel  diretto- 
re 1000  fiorini,  ed  alcune  borse  o  pen- 
sioni in  favore  di  alunni  meritevoli  e  bi- 
sognosi. Vi  sono  ancora  suore  ospedalie- 
re e  istilutrici,alle  quali  fu  permesso  con 
regio  decreto  del  18J?.  di  ammettere  un 
numero  diimitato  di  novizie,  derogan- 
dosi ad  un  antico  decreto  che  lo  vieta- 
va. I  cattolici  io  lutto  il  vicariato  sono 
200,000,  le  parrocchie  160,  i  sacerdoti 
%So:  vi  fu  già  una  celebre  abbazia.  In 
Lussemburgo  la  maggior  parlesono  cat- 

V  OL.    L. 


PAF  177 

tolrei.  In  Asperen,  piccola  città  di  uooo 
abitanti,  quasi  tutti  sono  cattolici  :  altri 
luoghisono  le  città  di  Bondorff,  Bettem- 
burg,  Epternac;  altri  luoghi  finalmente 
sono  Dierkich  ,  Elazzavallensid  ,  Ba- 
rn uk,  Vianden  e  Wittez.  Quanto  ad  Ar- 
lon,  A  rianimili  ^  Orolaunuut,  città  an- 
tica e  capoluogo  della  parte  spettante  al 
Belgio  ,  essa  è  posta  sopra  una  colina 
presso  la  sorgente  del  fiume  Semoy.  E 
dominata  da  un  castello  elevato,  le  cui 
fortificazioni  nel  167  1  atterrarono  i  fran- 
cesi. Vi  sono  diverse  in  inifitlure  con  ri- 
levante commercio.  Vuoisi  che  vi  fosse 
all'epoca  romana  un  tempio  e  altare  che 
i  trevirieni  aveano  consagrato  alla  Luna, 
doude prese  il  nome:  negli  scavi  trovaron- 
si  monumenti  di  sua  antichità  remola. 
Ebbe  titolo  di  marchesato  nel  1  io3  in 
luogo  di  quello  di  contea,  sotto  il  quale 
avea  fatto  parte  sino  allora  del  paese  de- 
gli ardeni.  Fu  riunita  alla  contea  di  Lu- 
xemburgo  nel  12  i4)  ceduta  alla  Fran- 
cia nel  1681  col  suo  territorio  dagli  spa- 
gnuoli  cui  apparteneva  ,  ed  a  questi  re- 
stituita nel  1698.  A'  19  aprile  1  —  » > 3  i 
francesi  comandati  da  Jourdan  vi  ebbe- 
ro celebre  vittoria,  e  nel  1  7q4  se  ne  im- 
padronirono dopo  altro  glorioso  combat- 
timento. 

PAFLAGONIA,  Paphlagonia.  Pro- 
vincia ecclesiastica  dell'  esercato  di  Pon- 
to, fu  considerata  parte  della  Cappado- 
ciaj  soggiacque  ai  medi,  poi  ai  romani, 
indi  scosso  il  loro  gogò,  esperimento  le 
forme  democratiche  ed  aristocratiche. 
L'  imperatore  Giustiniano  I'  unì  all'  O- 
noriade  e  ne  fece  una  sola  provincia,  li- 
mone che  non  cambiò  disposizione  alle 
due  provincie,  poiché  Gangra  e  Cini- 
diopoli  continuarono  a  godere  de'diritti 
di  metropoli,  la  1/  della  Pali  igonia,  la 
2.'  dell'  Oooriade. 

PAFNUZIO  (s.),  vescovo.  Egiziano  di 
nascita,  venne  fatto  vescovo  nella  Teb  li« 
de, dopo  essere  vissuto  parecchi  anni  nel 
deserto  sotto  la  disciplina  di  -  Polonio. 
Sotto  il  tiranno  Massiaùno  Datagli  fu 
1  • 


i78  PAF 

cavalo  1'  occliio  desilo,  e  tagliatoli  ner- 
vo del  garretto  sinistro  ,  per  cui  rimase 
zoppo  in  tuttala  sua  vita,  quindi  fu  con- 
dannalo a  lavorare  nelle  miniere.  Tor- 
nata poi  la  pace  alla  Chiesa,  si  restituì  al 
suo  gregge,  emoslrossi  pieno  di  zelo  con- 
tro l'arianismo,  che  si  dilatava  in  Egit- 
to. La  sua  eminente  santità  ed  i  segni 
gloriosi  della  sofferta  persecuzione  ,  gli 
meritarono  la  venerazione  dei  padri  del 
concilio  di  Nicea,  al  quale  intervenne,  e 
l'imperaloreCoslantino  lo  teneva  in  gran- 
dissima stima.  S.  Pafnuzio  fu  sempre  in- 
timamente stretto  con  s.  Atanasio  e  co- 
gli altri  vescovi  cattolici ,  e  lo  accompa- 
gno con  s.  Potamone  di  Eraclea  e  47 
altri  vescovi  egiziani  al  concilio  che  si  ten- 
ne a  Tiro  nel  335,  composto  di  prelati 
per  la  maggior  parte  ariani.  Avendo  ve- 
duto fra  essi  Alassimo  vescovo  di  Geru- 
salemme, il  quale  aveva  palilo  come  lui 
nelP ultima  persecuzione,  lo  staccò  dal 
loro  parlilo  e  lo  rassodò  per  sempre  nel- 
la comunione  del  santo  patriarca  di  A- 
lessandria.  Ignorasi  1'  epoca  della  morte 
di  s.  Pafnuzio.  Il  martirologio  romano  ne 
celebra  la  memoria  agli  i  i  di  settembre. 
PAFO,  Paphos.  Sede  vescovile  del- 
l'isola di  Cipro.  Vi  furono  in  quell'isola 
due  città  di  questo  nome,  l'antica  e  la 
nuova,  ambedue  antichissime  ;  la  i ."  ce- 
lebre per  aver  dato  i  natali  a  Parto  re 
di  Fenicia  e  pel  famoso  tempio  di  Vene- 
re ;  la  2."  costrutta  da  Agapenore  capi- 
tano d'Agamennone.  La  nuova  chiama- 
ta oggi  Bafo  o  Barta  è  sulla  costa  con 
forte  castello  alla  sponda  del  mare.  In 
questa  approdò  l'apostolo  s.  Paolo  con 
s.Barnaba,  ove  trovò  il  mago  Barjesu,ed 
il  proconsole  Sergio  Paolo  che  si  conver- 
tì, al  che  opponendosi  il  primo  divenne 
cieco.  Partendo  l'apostolo  lasciò  alla  col- 
tura della  nascente  chiesa,  il  discepolo 
s.  Tichico  che  fu  i.°  vescovo  di  Calce- 
donia,  e  morì  nell'anno  58  in  Pafo.  La 
sede  vescovile  fu  successivamente  surtia- 
ganea  di  Salamina,  Famagosta  e  Nico- 
sia.  Commanville  dice  che  i  Ialini  uel 


PAG 

1 156  vi  stabilirono  un  vescovo  del  loro 
ì  ilo,  obbligando  quello  greco  di  prende- 
re il  titolo  d'Arzes,  il  quale  ritornando- 
vi nel  secolo  XVI  assunse  il  titolo  di  ar- 
civescovo onorario.  Il  i.°  vescovo  fu  s. 
Epafra  discepolo  di  s.  Paolo,  ordinalo 
da  Eraclide,  che  il  martirologio  romano 
registra  a'  19  luglio  vescovo  di  Colossi. 
Tito,  che  s.  Paolo  aveva  convertito  con 
Sergio,  fu  ordinato  diacono,  ed  in  segui- 
to vescovo  di  Pafo  dal  medesimo  apo- 
stolo. Quanto  ai.  di  lui  successori,  sino  a 
Francesco  Contarmi  veneto  del  i56o,il 
quale  morì  quando  i  turchi  assediarono 
Kicosia  nel  1 570,  vedasi  YOriens  christ. 
t.  3,p.  1 1 1 8;  e  Terzi,  iS/'/'/V*  sacra.  Al  pre- 
sente Pafo,  Paphìen,  è  un  titolo  vesco- 
vile/// partibus,  sotto  l'arcivescovato  pu- 
re ih  parlibus  di  Nicosia,  che  conferisco- 
no i  Papi,  e  Pio  IX  lo  die  nel  1848  a 
mg.T  Ilario  Alcazar  domenicano,  facen- 
dolo coadiutore  del  vicario  apostolico  del 
Tunkino  orientale. 

PAGANESIMO,  PAGANO. Religio- 
ne pagana,  religio  filmica.  Colui  eh' è 
della  nazione  o  sella  che  adora  gl'idoli, 
elhmcus,  paganus.  II  Bergier,  nel  Diz. 
all'articolo  Paganesimo,  Pagani, così  lo 
definisce.  Il  paganesimo  è  il  politeismo 
unito  all'  idolatria,  vale  a  dire  la  cre- 
denza di  molti  dei,  e  il  cullo  che  loro  si 
rende  negl'  idoli  o  simulacri  che  li  rap- 
presentano. Credesi  che  questo  nome  sia 
derivato  perchè  dopo  lo  stabilimento  del 
cristianesimo,  gli  abitanti  della  campa- 
gna che  si  chiamano  paesani,  pagani, 
furono  gli  ultimi  che  restarono  tena- 
cemente attaccali  alle  superstizioni,  e 
più.  tardivi  a  rinunziare  all'  idolatria  e 
al  culto  de'  falsi  dei,  e  continuarono  a 
praticarlo  quando  gli  abitanti  delle  cittì» 
e  tutti  gli  uomini  istrutti  si  erano  fatti 
cristiani.  Quindi  avvenne  che  politeismo, 
idolatria ,  paganesimo  divennero  termi- 
ni sinonimi.  11  p.  Mamachi,  Costumi  dei 
primitivi  cristiani,  ecco  come  spiega  per- 
chè i  pagani  fossero  così  chiamati.  Dopo 
la  propagazione  dell'  evangelo  que'  che 


PAG 

rimasero  nell'ostinazione,  i  quali  poiché 
ne' pagi,  cioè  ne*  castelli  o  viveanooa- 
veano  la  permissione  di  sacrificare,  nei 
secoli  susseguenti  furono  dai  cristiani  ap- 
pellati pagani.  Che  poi  nel  secolo  IV  i 
gentili  cominciassero  ad  essere  chiamati 
pagani,  ella  è  cosa  con  fortissime  ragio- 
ni provata  e  stabilita  da  molti  illustri 
scrittori,  sebbene  questi  tra  loro  iutor- 
no  alla  derivazione  di  quel  nome  con- 
trastino,  volendo  altri  che  gl'infedeli 
fossero  così  appellati  perchè  si  erano  ri- 
tirati uè  pagi,  altri  perchè  non  erano 
ascritti  alla  sacra  cristiana  milizia,  poi- 
ché coloro  che  non  militavano  erano  da- 
gli antichi  detti  pagani;  altri  perchè  pres- 
so gl'idolatri  erauo  in  uso  solamente  nei 
pagi  e  nelle  campagne  i  sacri  paganali, 
essendo  slati  tolti  quasi  affatto  d;ille  cit- 
tà i  superstiziosi  loro  sagrifizi.  Sull'eti- 
mologia del  vocabolo  pagano  diverse  e- 
rudite  spiegazioni  dà  ai>cora  il  p.  Me- 
noehio  nel  t.  2,  Stuoie  p.  371.  In  so- 
stanza il  paganesimo  altro  non  è  se  non 
che  l'unione  di  que'  sistemi  religiosi,  i 
quali  ignorano  o  nascondono  alla  plura- 
lità 1'  unità  di  un  Dio,  autore  e  ordina- 
tore supremo  dell'  universo  e  di  tutto- 
ciò  che  contiene.  La  lotta  del  cristianesi- 
mo contro  il  paganesimo  fu  sempre  quel- 
la della  verità  contro  l'errore  e  le  su- 
perstizioni ,  ed  è  già  da  lungo  tempo 
quella  della  civiltà  contro  la  barbarie, 
quindi  progredisce  essa  rapidamente,  e 
sempre  nuovi  trionfi  ne  riportano  i  mis- 
sionari ed  i  gloriosi  mai  tiri  del  cristia- 
nesimo, nelle  più  remote  regioni  e  in 
ogni  parte  del  inondo,  come  si  può  ve- 
dere ai  numerosissimi  analoghi  articoli. 
Si  può  anche  vedere  Idolatria,  Genti- 
le, Cristianesimo,  Martiri,  Missionari. 
La  caduta  del  paganesimo,  essendo  un 
avvenimento  di  suprema  importanza, 
dal  quale  dipendono  altri  innumcrahili 
latti  ancor  osi  importanti,  Tu  l'oggetto 
di  molte  opere,  nella  qual  materia  due 
opere  furono  da  ultimo  pubblicale,  di 
cui  parlano  gli  Annali  delle  scienze  re* 


PAG  i-.j 

Hgiose  ne'  voi.  2,  p.  38  j,  e  8,  p.  292.  A. 
lieugnol,  Istoria  a'el  decadimento  delpa- 
ganesimo  in  occidente _,  Parigi  1 83  5.  De 
Mont-Ilond,  Quadro  storico  della  de- 
cadenza e  della  distruzione,  del  pagane- 
simo in  occidente ,  da  Costantino  a  Car- 
lo Magno.  Quanto  alle  false  deità  si  può 
leggere:  Dizionario  storico-mitologico  di 
tutte,  le.  nazioni, con  supplemento,  Livor- 
no 1824-1828.  OdolantDesnos,  La  mi- 
tologia descritta  e  dipinta  ossia  istoria 
metodica  universale  dei  falsi  numi,  cor- 
redata di  circa  1  00  tavole  in  rame,  To- 
rino 1837.  Banier,  La  mitologìa  e  le  fa- 
vole spiegate  colla  storia,  Napoli  1  7  ~  j 

PAGANO,  Cardinale.  Pagano  fu 
creato  cardinale  diacono  di  s.  Nicolò  iu 
Carcere  da  Pasquale  li,  e  nel  1  1  1  1  sot- 
toscrisse una  di  lui  bolla  per  la  chiesa  di 
Troia. 

PAGGIO,  Puer.  Donzello  o  giovinet 
to  nobile  che  serve  a  gran  personaggio 
per  onore,  ed  anche  famigliare,  perchè 
d'ordinario  ne'tempi  antichi -i  paggi  avea- 
no  cura  delle  cavalcature,  ed  eranvi  pog- 
gi di  valigia  che  probabilmente  serviva- 
no come  corrieri.  Gli  antichi  romani,  se 
patrizi  o  ricchi,  tenevano  per  il  loro  ser- 
vizio una  truppa  di  garzoncelli  riccamen- 
te vestiti  e  scelti  tra  i  fanciulli  che  mag- 
giormente dislinguevansi  per  la  lorobtd- 
kzza  e  vivacità,  i  quali  si  facevano  edu- 
care sotto  la  sorveglianza  di  alcuni  vlv 
chi  chiamati  pedagoghi, eeiascunodi  quei 
giovanetti  indica  vasi  col  nome  di  poeda- 
gogìanus  puer  j  laonde  si  pretende  che 
il  vocabolo  moderno  di  paggio  sia  deii  • 
vaio  come  abbreviazione  del  latino poe- 
dagogium,  e  che  da  quell'uso  antico  sia 
venuto  nelle  corti  moderne,  massime  dei 
sovrani,  il  costume  di  avere  de'paggi.  Un 
tempo  si  poneva  grandissima  cura  a  istrui- 
re i  paggi  e  nell'addestrarh  agli  esercizi 
di  scudieri  e  cavalieri,  essendo  questi  1 
gradi  cui  potevano  aspirare  ;  ilchefòr- 
mava  una  specie  di  scuola  di  nobiltà. 
Quindi  i  paggi  adempivano  gli  uffizi  di 
domestici  pressa  la  persona  de"  Lio  pa- 


1 80  PAG 

elioni  o  padrone,  accompagnandoli  alla 
caccia,  ne' viaggi,  nelle  visite,  ne' passeg- 
gi ;  portavano  i  loro  messaggi  e  serven- 
doli anche  alla  mensa  si  formavano  sul 
modello  de'cavalieri  e  si  accostumavano 
n  quelle  grazie  e  pulitezze  esterne,  delle 
quali  soltanto  il  gran  mondo  poteva  da- 
re l'insegnamento.  Dalla  scuola  de' pag- 
gi si  usciva  all'età  di  i4  anni,  venendo 
ricevuti  quei  giovani  gentiluomini  tra  gli 
scudieri  mediante  una  cerimonia  religio- 
sa. Questa  consisteva,  che  i  genitori  del 
paggio  Io  presentavano  all'altare,  lenen- 
do ciascuno  di  loro  un  cereo  acceso,  e 
mentre  andavano  essi  all'  offerta,  il  sa- 
cerdotecelebrante  piglia  va  sull'altare  una 
spada  e  un  pendaglio  (foruinienlo  che 
serve  a  sostenere  la  spadai  che  attaccava 
al  fianco  del  giovane  gentiluomo,  dopo 
avere  benedetto  quegli  oggetti. 

Tuttora  in  Roma  il  Senatore  (?  ■) , 
nelle  comparse  di  formalità  è  accompa- 
gnato da  2  o  4  Pagg'  elegantemente  ve- 
stiti :  anche  anticamente  erano  4>  che 
nelie  funzioni  pubbliche  incedevano  e 
vestivano  come  riporta  il  Vitale,  De'  se- 
nalnri di  fioma}p.  319.'»  Essi  cavalca- 
vano con  mezze  copertine  di  panno  ros- 
so con  frangie  di  seta  rossa  e  fornimenti 
di  corame  rosso,  con  un  berrettino  di 
scarlatto  e  lo  portavano  in  mano,  con 
un  giubbone  di  raso  cremesino,  con  cal- 
ze una  i-ossa  di  scarlatto,  l'altra  alla  li- 
vrea de' colori  del  senatore,  con  un  sa- 
ione  scollato  liscio  di  damasco  rosso,  con 
tàscie  di  velluto  giallo  e  trine  di  seta 
bianca^  con  una  manica  rossa  e  l'altra 
de'colori  dell'arme  del  senatore;  con  una 
banda  rossa  e  una  targa  all'  antica  col- 
l'impresa  del  senatore.  Andavano  due  a 
due,  e  nelle  feste  positivamente  andava- 
no alla  stalla  al  senatore  senza  banda  e 
scudo'.  11  Cancellieri  nelle  Campane, 
p.  1  16, riprodusse  le  cavalcate  de' sena- 
tori descritte  dal  diarista  Gigli  dal  1616 
al  i64".  In  quella  del  1629  interven- 
nero a  piedi  alcuni  paggi  con  taighe  e 
rotelle  in  mano  con  l'arme  del  senatore, 


PAG 
ed  altri  due  a  cavallo  con  simili  scudi  e 
un  altro  paggio  col  cappello  del  senatore 
dietro  alle  spalle,  quindi  incedeva  il  se- 
natore Cartaro.  In  quella  del  i633  al- 
cuni paggi  a  piedi  portavano  targhe  e 
rotelle,  due  paggi  a  cavallo  lo  stocco  e  il 
cappello  senatorio,  seguiti  dal  senatore 
Albani.  In  quella  del  1647  12  paggi  a 
piedi  portavano  alcune  taighe  dipinte,  e 
un  paggio  a  cavallo  lo  stocco  e  il  cappello 
del  senatore,  indi  cavalcava  il  senatore  lo- 
ghi rami.  A  M'articolo  Cava  LC  ATA  del  sena- 
tore ni  Roma  pel  possesso,  descrivendo 
quelle  del  1719.  edel  18  18,  notai  che  nel- 
la prima  cavalcarono  1  3  paggi  con  ban- 
de e  penne  rosse  e  gialle,  tenendo  alcu- 
ni la  spada  impugnata  e  la  targa  collo 
slemma  del  senatore,  due  i  grandi  sten- 
dardi con  tale  arme,  e  due  1o  stocco  e  il 
cappello  senatorio  ;  nella  seconda  rimar- 
cai l'intervento  di  5  pnggi  a  cavallo,  uno 
colla  valigia  del  senatore, due  cogli  sten- 
dardi del  popolo  romano  e  del  senatore, 
due  col  cappello  e  lo  stocco  senatorio. 
Al  presente  i  paggi  del  senatore  di  Ro- 
ma vestono  calze  di  seta  gialla,  scarpe 
con  rosette  di  seta  rossa  amarante  e  oro, 
calzoni  corti  di  panno  di  tal  colore  gal- 
lonati d'oro  con  fiocchetti  e  rosette  co- 
me le  nominate,  corpetto  con  maniche 
di  lama  d'oro,  giubboncino  di  panno 
rosso  amarante  senza  maniche,  con  ba- 
varo  o  rivolto  di  seta  gallonato  d'  oro  , 
collare  con  doppi  cannelli  di  merletto, 
del  quale  sono  pure  i  manichini,  guan- 
ti bianchi,  berretto  di  velluto  nero  filet- 
tato d!  oro  con  penne  bianche  e  gialle. 
Questo  vestiario  de'paggi  lo  somministra 
la  magistratura  romana.  I  paggi  li  no- 
mina il  senatore,  di  mediocre  statura,  or- 
dinariamente che  nell'  età  non  superino 
i  1 4  anni;  divenuti  maggiori  di  età  e 
cresciuti  in  altezza,  sono  ringraziati  dal 
senatore  con  una  regalia.  I  paggi  tan- 
no parte  dell'anticamera  e  del  corteggio 
del  senatore,  incedendo  in  una  delle  cai- 
rozze  della  magistratura  col  sacerdote 
maestro  de'paggi  che  ne  ha  la  cura.  IT- 


P  A  G 

tìzio  de'paggi  è  ili  seguire  il  senatore,  i 
nelle  funzioni  ordinarie,  4  nelle  solenni, 
sostenendogli  la  coda  del  rubbone,  tran- 
ne nelle  processioni  del  Corpus  Domini 
e  alla  presenza  del  Papa.  IVe  riporta  la 
figura  il  Capparroni,  Raccolta  ec. 

Anticamente  aveano  paggi  il  Gonfa- 
loniere, il  Prefetto  ed  i  Caporioni  di  Ro- 
ma [F.),  come  riporta  il  Vitale  p.  3  1 4> 
3  i  (3  e  317.  I  paggi  del  gonfaloniere  ve- 
stivano berrettino  di  scarlatto,  giubbone 
di  raso  rosso,  con  calze  una  di  scarlatto, 
l'altra  gialla  e  lionata, ebe  è  la  livrea  del 
gonfaloniere,  con  saione  crespo  scollato 
e  aperto  dai  fianchi  di  damasco  giallo 
con  fascie  guarnite  di  damasco  rosso  con 
ricami  dì  ai  genio,  e  le  maniche  una 
gialla,  l'altra  lionata  e  gialla  :  cavalca- 
vano con  una  mezza  coperta  e  pettorale 
fallo  a  pendoni, con  l'arme  di  ricamo  del 
gonfaloniere  di  panno  lionato,  con  fascie 
di  velluto  giallo  con  frangie  e  fiocchi  e 
passamani  di  seta  rossa  e  argento,  con 
fornimenti  di  velluto  lionato.  Nelle  feste 
militari  poi  portava  uno  de' paggi  una 
mazza  ferrata  e  la  celata  del  gonfalonie- 
re con  pennoni  in  testa,  con  una  banda 
rossa;  e  quando  il  gonfaloniere  non  por- 
ta va  lo  stendardo  grande,  lo  portava  que- 
sto paggio, e  l'altro  portava  una  zagaglia 
(sorte  d'arma  in  asta)  e  lo  scudo  collo 
stemma  del  gonfaloniere  con  la  medesi- 
ina  banda  e  pennoni  alla  testa  del  ca- 
vallo. 11  paggio  del  prefetto  cavalcava  in 
mezzo  ai  paggi  del  gonfaloniere  con  una 
mezza  copertina  e  pettorale  fatto  a  pen- 
done di  panno  torchino  con  un'  aquila 
d'argento,  con  passamani  e  frangie  e  fioc- 
chi di  seta  rossa  e  argento,  con  pennoni 
alla  testiera  del  cavallo.  Vestiva  il  pag- 
gio con  berrettino  di  scarlatto  e  giub- 
bone di  raso  torchino,  con  una  calza  di 
scarlatto  e  l'altra  bianca  e  toi  china,  che 
è  la  livrea  del  prefetto,  un  saione  crespo 
scollato  di  velluto  rosso  listato,  con  fa- 
scie  di  damasco  torchino  con  ricami  d'o- 
ro e  d'argento,  e  le  maniche  una  rossa  e 
l'altra  di  velluto  bianco  e  torchino,  con 


PAG  181 

una  banda  rossa  e  gialla.  Nelle  feste  mi- 
litari il  paggio  portava  la  celala  del  pre- 
fetto in  testa,  sempre  precedendolo  con 
frusta  in  mano,  in  segno  che  gì'  incom- 
beva castigare  i  malfattori.  Indi  caval- 
cavano il  gonfaloniere,  il  prefetto  e  il 
senatore.  1  paggi  dei  caporioni  erano 
preceduti  dai  tamburi  de'  Rioni  di  Ro- 
ma {J/ .),  che  seguivano  i  marescialli  o 
marescalchi,  con  berretta  all'  antica  di 
panno  rosso  con  piume,e  giubbonegial- 
lo,  con  calze  all'antica,  una  rossa  di  pan- 
no e  l'altra  secondo  la  livrea  del  rione, 
con  casacca  liscia  di  panno  rosso  con 
passamani  gialli,  con  faldoni  e  maniche 
una  rossa  e  l'altra  del  colore  della  divisa 
del  rione,  con  una  banda  de' colori  del- 
l'arme de'  caporioni  ;  sopra  i  tamburi 
erano  dipinti  i  segni  de' loro  rioni  con 
queste  sigle  +*+  S.  P.  Q.  R.  Appresso  i 
tamburi  venivano  i  paggi  d'  ogni  capo- 
rione, a  due  a  due  secondo  le  loro  pre- 
cedenze, portando  ciascuno  l'insegna 
dei  rioni,  cavalcando  con  fornimenti  di 
velluto  rosso  e  mezze  copertine  fatte  a 
pendoni,  con  pettorali  di  panno  del  co- 
lore dell'impresa  del  rione,  con  l'arme  di 
ricamo  al  pettorale  del  cavallo  del  ca- 
porione, essendo  il  fornimento  fatto  a 
frangie,  con  frangia  e  fiocchi  d'argento 
alla  testiera  del  cavallo  colle  piume.  Que- 
sti paggi  prima  portavano  un  berrettino 
all'antica  di  scarlatto,  cioè  nelle  feste  sen- 
za la  bandiera,  ma  nelle  feste  militari 
portavano  in  testa  la  celata  con  piume 
de'caporioni  e  con  la  bandiera  de'capo- 
rioni,  con  giubbone  di  raso  giallo,  con 
calze  di  scarlatto  una,  l'altra  simile  alla 
divisa  del  rione,  con  saione  colle  mani- 
che una  di  damasco  rosso  come  il  saio- 
ne e  l'altra  eguale  alla  divisa  del  popo- 
lo romano,  edera  scollato  e  liscio,  giui- 
nito  con  certe  fascie  corrispondenti  alla 
livrea  dell'arme  del  caporione  Seguiva- 
no i  paggi  i  loro  caporioni  col  propria 
priore  in  mezzo  nell"  ultima  fila  con  6 
paggi  avanti  colle  loro  bandiere  Nel 
per  l' Ingresso  solenne  in  Roma(t  )  di 


1 8-a  PAG 

Carlo  V  imperatore  nella  pompa  inter- 
vennero paggi,  e  l'Amidenio,  Delle  fami- 
glie romane,  parlando  della  Caffarelli  nar- 
ra, che  fra  i  paggi  che  il  popolo  romano 
deputò  a  Carlo  V  nella  sua  venuta   in 
Roma,  fu  Ascanio  Caffarelli, a  cui  l'im- 
peratore donò  un  sito  di  fianco  del   pa- 
lazzo Capitolino  sopra   la  rupe  Tarpea, 
oggi  detta  Monte  Caprino.  Nel  medesimo 
articolo  Ingressi  riprodussi  altri  esempi 
sull'intervento  de' paggi.  Nel  \5rji  per 
l'ingresso  in  Roma  di  M.  A.  Colonna,  ri- 
porta il  Cancellieri  ne' Possessi,  che  do- 
po i   marescialli  seguivano  i  paggi  dei 
caporioni  a  cavallo,  due  a  due,  con  l'in- 
segne del  loro  rione,  vestili  di  paonazzo 
e  casacche  con  veste  di  velluto  verde  e 
frangie  di  taffettà  rosso,  con  celata  in 
testa  con  pendoni  de' caporioni,  ed  a  ca- 
vallo in  girelle  di  raso  paonazzo,  guar- 
nite d'argento  variamente,  chi  a  spina, 
ehi  a  onde  molto  vagamente.  Precedeva 
il  priore  de'caporioni  il  suo  paggio  a  ca- 
vallo con  girelle  di  ra<o  paonazzo,  guar- 
nite di  rocche  o  tocche   d'oro  a   lune, 
ch'era  l'arme  del  priore  (Creseenzi),  ed 
armato  con  pendoni  di  caporioni  alla  ce- 
lata, con  l'insegna  in  mano,  vestilo  di  cal- 
ze e  torriccio  paonazzo  con  liste  di  vel- 
luto verde  e  giallo  con  filetti  di  taffettà 
cremesino,  con  cintura,  fodero  di  spada 
e  scarpe  gialle.  De'paggi  del  Colonna  fe- 
ci cenno  nel  voi.  XLV,  p.  i  i  2.  Anche  i 
baroni  e  principi  romani  tennero  paggi 
nelle  loro  corti;  di  onore  tuttora  li  con- 
serva la  principesca  casa   Barberini,  i 
paggi  della  quale,  per  le  sue  benemeren- 
ze col  Collegio  Urbano  [U.), nelle  scuo- 
le del  medesimo  sono  ammessi. 

Anche  i  Papi  ehhero  i  paggi  nobili 
romani  nella  solennità  del  Possesso.  Nel 
voi.  Vili,  p.  177,  e  IX,  p.  172,  descri- 
vendo tal  funzione  e  se  nella  cavalcata  i 
Pontefici  cavalcarono  o  andarono  in  let- 
tiga o  in  sedia  ,  notai  chi  nominava  i 
paggi,  il  loro  numero,  come  vestiti,  del 
loro  uffizio  e  delle  onorificenze  equestri 
e  doni  chericevevano. Nel  voi.  XXX  Nili, 


P  A  G 
p.  ìjo,   riportai  che  nel    1  jyo  i  paggi 
circondarono  anche  la  lettiga  nella  qua- 
le andò  Gregorio  XIV,  avendo  prima 
cavalcato.   Che  in  altri    possessi  i   paggi 
circondarono  a  piedi  come  nelle  caval- 
cate e  fecero  ala   alla   lettiga  in  cui  an- 
dava il  Papa,  si  legge  nelle  relazioni  dei 
Possessi  che  pubblicò  il  Cancellieri,  ed  ec- 
cone  gli  esempi,  perchè  sembra  che  l'in- 
troduzione de'paggi  ne'possessi  fosse  per 
le  cavalcate  con  cui  lo  prendevano  i  Pon- 
tefici, non  trovandosene  memoria  prima 
del   1  Ticjo.  Intervennero  i  paggi  nel  pos- 
sesso che  Clemente  Vili  e  successori  pre- 
sero in  lettiga;  in  quello  di  Leone  XI 
fiorentino  furono  ammessi  4°  pagg1  no" 
bili  fiorentini,  guida  de' quali   fu  Paolo 
Orsini   collo  stendardo  di   s.  Chiesa  ;   in 
quello   di  Urbano   Vili  con  4°   Pagg' 
presi  dalle  famiglie  più  nobili;  in  quel- 
lo d'Innocenzo  X  romano  con    >o  paggi; 
di  Alessandro  VII  con  4o  paggi  ephebo- 
riirn  e  sphndidissimìs  romanorum patri- 
liorum  familiisj  di  Clemente  IX  pistoie- 
se con  24  pagg'  della  nazione  fiorentina, 
oltre  i  giovanetti  romani  da   1  2  a  20  an- 
ni ;  di  Clemente  X  romano  in  cui  ani- 
bulabant  5a  sui  adole^eenudi,  paggi  bo- 
ritati, seu paggii;  d'  Innocenzo  XI li  ro- 
mano con  5o  paggi  nominati  dal  cardi- 
nal camerlengo,  dai  tre  conservati  ni   e 
dal  priore  de'caporioni,  1  o  per  cadauno, 
3o  de'quali  nel  ritorito  con  torcie  acce- 
se fecero  ala  alla  cai  rozza  in  cui  ascese  il 
Papa  (ad  alcuni  paggi  somministrò  gli 
abitila   magistratura    romana);  di    Cle- 
mente XII  che  vi  andò  in  sedia  scoper- 
ta con  2:1  paggi,  de'quali  5  ne  nominò 
il  cardinal  camerlengo,  gli  altri  in  nu- 
mero eguale  i  tre  conservatori  e  il  prio- 
re de'caporioni;  di   Benedetto  XIV  con 
a5  paggi   nominati  come  nel  preceden- 
te possesso  dai  medesimi  cardinali  e  ma- 
gistrali,  5  per  cadauno;   di   demento 
XIII  con  26  paggi  riccamente  vestiti  con 
abiti  di  lama  d'argento  e  divisa  de'pag- 
gi,  uno  de' (piali  aveva  in  mano  un  sci u- 
gatore  cremesi  con  merletto  d'oro,  con 


PAG 

entro  un  cappello  pontificale,  guanti  e 
altro  bisognevole  pel  Papa,  fiancheggiati 
tutti  dai  soliti  3Iaestri  di  strada  (^.); 
di  Clemente XIV  che  tornò  a  palazzo  in 
carrozza  servito  dai  i5  paggi  intorno  al- 
la medesima,  poi  presentati  giusta  la  con- 
suetudine dai  conservatori  di  Roma  al 
Papa.  Pio  VI  fu  l'ultimo  Pontefice  che 
Bel  possesso  ebbe  i  paggi,  quali  furono 
a5,  nominati  5  dal  cardinal  camerlengo 
e  5  pei*  ciascuno  de'  tre  conservatori  e 
priore  de' caporioni.  Inoltre  nelle  citale 
relazioni  dei  possessi  si  legge  il  numero 
e  il  nome  de'  paggi  che  v'intervennero, 
le  foggie  de'loro  bellissimi  vestiari,  i  do- 
nativi e  le  onorificenze  pontificie  con  bre- 
vi che  solevano  dai  Papi  dirigersi  ad  un 
paggio,  ove  si  nominavano  tutti,  venen- 
do in  essi  chiamati  pueri  honorarii.  Nei 
Possessi  di  Cancellieri,  p.  269,  e  nelle 
Memorie  dello  Speron  d'oro  p.  55,  si  leg- 
gono due  formolo  de'brevi  per  la  creazio- 
ne de'paggi  in  cavalieri.  Nel  voi.  XXXI V, 
p.  87, dissi  come  Clemente  VIII  fece  ca- 
valieri i  14  paggi  the  Imola  gli  man- 
dò incontro. 

PAGI  Antonio.  Nacque  nel  1624  a 
Rognes,  borgo  di  Provenza,  minore  con- 
ventuale, insegnò  teologia  e  filosofia,  e 
si  acquistò  la  stima  de' suoi  confratelli, 
che  quattro  volte  l'elessero  provinciale. 
Malgrado  le  sue  occupazioni,  si  applicò 
con  molto  zelo  allo  studio  della  storia  e 
della  cronologia,  e  vi  fece  notabili  pro- 
gressi, né  si  poteva  staccarlo  da'  suoi  li- 
bri. Ad  una  grande  erudizione  accop- 
piò molta  dolcezza  e  modestia,  e  mori 
a  Nizza  a'  5  giugno  1699.  Ecco  le  sue 
opere:  1 .°  Dissertalo  liypaliea  seu  de 
consulibus  caesareisjec,  Lugduni  1G82. 
i.°  Dissertazione  sui  consolati  degl'im- 
peratori romani.  3.°  Critica  historico- 
chronologica  in  Annales  ecclesiasticos 
card.  Baronii,  Antuerpiae  i-oì.  Que- 
sta insigne  opera,  cui  il  p.  Pagi  deve  tut- 
ta la  sua  riputazione,  fu  più  volte  ristam- 
pata. 

PAGI  Francesco.  Nipote  del  prece* 


PAL  i83 

dente,  nacque  a  Lansbesch  a'  7  settem- 
bre i6')4>  e  vestì  l'abito  de' francescani 
conventuali,  tra'  quali  occupò  le  prima- 
rie cariche,  e  morì  a'  2  1  gennaio  1721, 
dopo  aver  pubblicato:  Breviarium  hislo- 
rico  -  chronologico  •  crilicuni  illustriora 
Ponlìfìcuin  romanorum  gesta,  conci- 
liorum  generalium  acta,  necnon  compia- 
ra  cum  sacrorum  riluuni,  tutu  anliauae 
ecclesiae  disciplinae  capita  complectenst 
Antuerpiae  1717. 

PALAFRENIERE  o  PARAFRE- 
NIERE,  Strator.  Quegli  che  cammina 
alla  stafFa  del  palafreno  o  cavallo  da  ca- 
valcare, e  che  lo  custodisce  e  governa, 
che  oggi  diciamo  più  comunemente  staf- 
fiere, agaso,  equicurator,  ed  ancora  per 
famigliare, %ev\\dovc.fam'dus.  Questi  ul- 
timi vocaboli  furono  appropriati  ai  Servi 
{f)  di  livrea  dopo  l'introduzione  delle 
Carrozze  ( ^.),  prima  delle  quali  andan- 
dosi da  tutti  a  Cavallo^.),  numerosi  era- 
no i  palafrenieri  in  tutte  le  corti  anche  ec- 
clesiastiche, addetti  alla  scuderia  o  stalla 
di  cavalli,  apule  seu  palafrenaria;  restan- 
do poscia  il  nome,  non  l'antico  uffizio 
di  palafrenieri,  e  ancora  Io  porta  soltan- 
to una  classe  di  famigliari  pontificii,  che 
stanno  in  sala  del  Papa,  vanno  dietro  o 
avanti  la  di  lui  carrozza,  coi  sediari  lo 
portano  in  sedia  gestatoria  e  in  lettiga 
o  portantina,  e  prestano  diversi  uffizi 
domestici.  Un  tempo  fu  omaggio  di  ri- 
spetto l'esercitare  dai  grandi  e  da' signo- 
ri nelle  solennità  I'  uffizio  di  palafreniere 
o  stalliere  ai  sovrani  ;  ai  vescovi  nel  lo- 
ro ingresso  o  possesso,  ai  quali  tuttora 
in  diversi  luoghi  praticasi  dai  primari 
delle  città,  e  in  alcuni  articoli,  come  a  Ca- 
hors,  notai  che  il  vescovo  deve  donare  il 
cavallo  cavalcato  e  altro;  e«.l  ai  Papi  nel- 
le Cavalcate  [/'.)  sia  de'loro  Possi  w,  0 
recandosi  alle  funzioni.  Nelle  CoronaziO' 
ni  de  re  e  imperatori  (P.)  fette  dai  Pon- 
tefici, era  prescritto  dal  Cerimoniale  10- 
niano,  che  i  re  e  gl'imperatori  colla  co 
Iona  in  capo  reggessero  la  stalla  nella 
scendere  il  Papa  a  cavallo,  e  questo  iu- 


184  PAL 

di  per  un  tratto  di  strada  addestrassero 
condncendolo  per  la  briglia.  Anche  fuo- 
ri di  tal  funzione  i  sovrani  i  più  potenti, 
vestiti  di  loro  insegne,  si   fecero  un  alto 
pregio  d'esercitare  l'uffizio  di  palafreniere 
o  stalliere  coi  Papi,   venerando  in  essi   i 
padri  comuni  de' fedeli,!  successori  di  s. 
Pietro,  i  vicari  di  Gesù  Cristo,  e  moltis- 
simi esempi  ai  loro  articoli  riprodussi  di 
sì  edificanti  dimostrazioni.    Al  Cavalle- 
rizzo maggiore,  del  Papa  (F.)   spettava 
presentargli  il  cavallo  e  riprenderlo  al- 
lorché ne  discendeva,  supplendo  al  prin- 
cipe assistente  al  soglio  (ed  anticamen- 
te al  prefetto  di  Roma,  o  senatore),  ai 
conservatori  di  Roma,  quando  nelle  ca- 
valcate non  intervenivano,  nel  consegnar- 
gli le  redini,  tenergli  la  staffa  e  addestrar- 
gli tutta   la  strada  il  cavallo  stesso  :   il 
Maestro  di  camera  {V.)  appoggiava  il 
Pontefice  nel  salire  e  nello  scendere,ag- 
giustandogli  le  vesti.  Quindi  al  principe 
assistente  subentravano  per  tutta  la  stra- 
da a  portare  i  cordoni  e  briglie  del  ca- 
vallo i  conservatori,  dopo  che  il  i.°avea 
tenuto  l'altra  staffa  nel  montare  il  Papa, 
alternativamente   lungo  la   strada    con 
l'ambasciatole  di  Bologna.  Sugli  antichi 
freni,  anche  ornati  con  gemme,  del  fre- 
no di  Costantino   formato  con    uno  dei 
chiodi  della  croce,  vedasi  Filippo  Inver- 
imi, De  fraenis  eorumnitc  generibus  et 
pnrtibus   apud  vcteres,   Romae    i^ST. 
L'effemeridi  di  Roma  di  qnell'  anno  ne 
parlano  a  p.  177.  Giuseppe  Stefano,  De. 
ritti  tenendi  fvaenum  et  slaphades  snm- 
mis  Pontificibus  ab  imperatonbus.  Note- 
rò  alcuni  sovrani  che.  anco  fuori  della 
funzione  della  coronazione  resero  ai  Pa- 
pi il  duplice  omaggio  di  staffiere  e  pala- 
freniere, ad  esempio  di  Costantino  che 
condussealla  basilica  Lateranense  s.  Sil- 
vestro I,  tenendo  la   mano  al  freno  del 
suo  cavallo,  come  fece  dipingere  Sisto  V 
nel  contiguo  palazzo.   Avvertono  i  Bol- 
landisti^cto  ss.  maii,  t.  \,  di  essere  as- 
sai difficile  rintracciare  il  primo  impera- 
tore o  sovrano,  che  al  Pontefice  in  occa- 


P  AL 

sione  di  cavalcare  abbia  prestalo  l'osse- 
quio di  staffiere  con  servirlo  alla  staffa, 
o  di  palafreniere  conducendo  il  cavallo 
per  la  briglia;  dichiarano  inoltre  senza 
fondamento  quanto  si  asserisce  di  Co- 
stantino, che  lo  abbia  esercitato  con  ». 
Silvestro  I,  bensì  il  religioso  e  di  voto  co- 
stume essere  antichissimo,  e  praticato 
per  molti  secoli  sino  e  inclusivatnente 
all'imperatore  Carlo  V. 

Stefano  II  detto  III  nel  7  5 3  fu  incon- 
trato in  Francia  dal  re  Pipino,  il  quale 
a  piedi  per  un  tratto  gli  addestrò  il  ca- 
vallo ,  e  poi  da  un  lato  lo  servì  da  scu- 
diere e  condusse  al  palazzo  regio.  Allor- 
ché neh'  858  s.  Nicolò  I  andò  a  Tor  di 
Quinto  a  trovare  l'imperatore  Lodovico 
Il  ,  questi  uscì  a  riceverlo  e  per  un  tiro 
di  saetta  condusse  il  suo  cavallo  per  la 
briglia,  facendo  lo  stesso  quando  partì', 
ed  altrettanto  praticando  per  tre  volte 
con  Adriano  li  neh'  867.  Tale  omaggio 
resero,  nel  ioq5  in  Cremona  a  Urbano 
11,  Corrado  re  de'romani  figlio  dell'im- 
peratore Enrico  IV;  nel  1  120  in  Troia 
a  Calisto  IT  ,  Guglielmo  II  duca  di  Pu- 
glia e  Calabria;  nel  1  1  3 1  1'  imperatore 
Lotario  II  in  Liegi  a  Innocenzo  li  ;  nel 
1  i  55  l'imperatore  Federico  I  presso  Ci- 
vita Castellana  a  Adriano  IV;  nel  1  i63 
Lodovico  VII  re  di  Francia  vicino  a  Pa- 
rigi, ad  Alessandro  III,  il  quale  ricevet- 
te eguale  ossequio  da  Enrico  li  re  d'In- 
ghilterra, e  nel  1177  dall'imperatore  Fe- 
derico I  in  Venezia;nel  1372  Carlo  I  re 
di  Sicilia,  in  Roma  a  Gregorio  X  nel 
possesso;  nel  1294  Carlo  lì  re  di  Napoli 
e  Andrea  III  re  d'  Ungheria,  in  Aquila 
a  s.  Celestino  V,che  per  umiltà  cavalcò 
un  asino;  nel  1  2q5  i  detti  re  a  Bonifa- 
cio Vili  in  Roma  pel  possesso  e  colla  co- 
rona in  capo;  nel  i3o5  in  Lione  Gio- 
vanni II  duca  di  Bretagna,  Fdippo  IV 
re  di  Francia  ed  il  fratello  Carlo  di  Va- 
lois  a  Clemente  V;  nel  1  34^  Giovanni 
conte  di  Normandia,  poi  re  di  Francia, 
nel  possesso  preso  in  Avignone  da  Cle- 
mente VI  j  coi  duchi  di  Borgogna  e  di 


PAL 

Borbone;  nel  1  3ò8  1'  imperatore  Carlo 
IV  in  Roma  a  Urbano  V,  con  Amadeo 
VI  conte  di  Savoia;  nel  i  3~o  Luigi  du- 
ca d'  Angiò  fratello  del  re  di  Francia,  in 
Avignone  a  Gregorio  XI;  nel  i  383  Car- 
lo 111  re  di  Napoli  col  manto  reale,  in 
Anversa  a  Urbano  VI  ;  nel   141  '  Luigi 
d'  Angiò  re  di  Napoli,  in  Roma  a  Gio- 
vanni XXIII;  nel  14  '  7  1  imperatore  Si- 
gismondo in  Costanza  a  Martino  V,  con 
Federico  marcbese  di  Brandeburgo  ed  e- 
lettore.ed  il  piimoancoin  Cebenes;  Pao- 
lo 1 1  non  permise  nel  1  468  che  simile  uf- 
fìzio gli   prestasse  l'imperatore  Federico 
111;   lilialmente  fecero  da  palafreniere  e 
stalliere  nei  possessi  in  R.oma,nel  idit 
Alfonso   I  duca  di   Ferrara  ,  e  Lorenzo 
de  Medici  duca  d'Urbino  e  Camerino,  a 
Leone  X;  e  nel  1  585  gli  ambasciatori  del 
Giappone  a  Sisto  V.  Nel  1  -o  1  si  era  e- 
sib.to  nel  possesso  di  Clemente  XI  ,  di 
prestare  omaggio,  il  fiatello  di  France- 
sco Farnese  duca  di  Parma.  Aggiunge- 
rò che  nei  possessi   de'   Papi  fecero  da 
palafrenieri  e  staffieri,  nel  1227  a  Gre- 
goro  IX;  il  prefetto  e  il  senatore  di  Ro- 
ma ;  nel  ì-\[~  n  Nicolò  V,  gli  aragone- 
si, i  baroni  e  il  senatore;  nel  i/i84.a  In- 
nocenzo Vili,  il  senatore  e  conservatori, 
che  altrettanto  fecero  nel  i5o3  a  Giu- 
lio II.  Per  le  circostanziate  notizie  si  veg- 
gano i  rispettivi  articoli. 

Nel  secolo  passato  aveano  il  titolo  di 
palafrenieri  i  servitori  de' cardinali,  am- 
basciatori, principi,  ec;  ma  nel  corrente 
è  rimasto  a  quelli  soli  del  Papa,  che  stan- 
no in  sala  coi  sediari,  i  quali  sono  cos'i 
chiamali  dall'  essere  prima  stati  esclusi- 
vamente impiegati  a  portare  il  Pontefice 
in  Lettiga  (/  .),  o  portantina  o  altre  spe- 
cie di  sedie  portatili.  Quanto  alle  notizie 
sui  servitori  de'  cardinali  ,  prelati  ,  am- 
basciatori e  altri  signori,  si  possono  \e- 
dere  gli  articoli  che  vi  hanno  rapporto, 
massime  quelli  chi-  riguardano  funzioni 
civili  ed  ecclesiastiche  ,  non  che  ( 
Domestico,  Famiglia»  ,  Famigli*  imi 
>  udì  vali  1  PBUATi»  Cappelle  po3  firn  ir. 


PAL  1 8  5 

cardinalizie,  prelatizie,  ec.  ec.  Quanto  ai 
palafrenieri  de'   Papi  ,  antichissima  è  la 
loro  origine  e  può  stabilirsi  dall'  epoca 
in  cui  i  sommi  Pontefici  dopo  il  IV  se- 
colo poterono  comparire  pubblicamente, 
circondati  da   un  corteggio  conveniente 
alla  loro  sublime  dignità,  e  di  più  quan- 
do ne'  primi  del  secolo  Vili   divennero 
sovrani  temporali,  laonde  si  può  legge- 
re Famiglia  pontifici v  e  gli  altri  analo- 
ghi articoli.  Il  loro  capo  si  chiamò  Ma- 
gisler  palafrenariae,  poscia  decano,  e  do- 
po di  hii  avvi  il  sotto  decano,  che  prece- 
dono anche  ai  sediari,  i  quali  sono  uniti 
ai  palafrenieri  nel  servire  il  Papa   nelle 
loro  attribuzioni.  Oltre  quanto  dirò,  par- 
lando del  loro  sodalizio  istituito  nel  1  3-8, 
il  più  antico  e  sicuro  documento  dello 
stato  e   condizione  dei  palafrenieri  pon- 
tificii, con  questo  nome  appellati,  lo  ab- 
biamo dal  p.  Gattico,  Ada  caeremonia- 
lia,p.  i-i,  tratto  da  un  codice  vaticano, 
secondo  la  relazione  fattane  nel  1  4 09  ad 
Alessandro  V,  ch'è  del  seguente  tenore, 
XXV.  De  pala  frena  ri  a.  Item  teiendtun 
estj  quod  extra  Palatium  solebat  esse  ti- 
nu$  locus  idoneuspro  equis  sunvni  Ponti- 
fici*: pio  quorum  equorum,  ac  loci  regi- 
mine deputatur  unus,  qui  vocatur  Magi- 
ster palafrenariae,  tive  stabuli,  ad  cujus 
otjìcium  pertinet  custodia  et  gubernatio 
equorum.  et  aliorum  animalium  in  pala- 
fi  enaria  prò  servizio  stimmi  Polittici*. 
Ad  ipsum  etiam  officium  pertinet  emere 
faentini,  arenarti,  biadata,  paleas  et  a- 
ha  necessaria  prò  animalibus  praediclts, 
et  ea  visitare ,  ferrari  et  munii  in  facete 
per  marescallum  (di  questo  oiìizio  pili- 
tino  parlai  verso  il  fine  dell'articolo  Mi- 
resciallo)  ad  hoc  ordinatimi.  Peni  quia 
die  tu<!  ma  gis  ter  pala  frena  riae  communi- 
ter  laictis  al,  solet  sibi   ilari  per  genles 
carnei  ae  unus  eie  ficus,  qui  VOCOiUt  <le- 
riciU  palafittai  iac,  qui  habet  omnia  , 
quae   enut,   vel  expendit  ispe  magn>tcr 
prò   usti  o/Jìcii  fidelt:  bere,  et 

òcripturam  uuim,  quando  1  ■am- 

putimi ab  ipso  magistra  exignur,  carne- 


186  PAL 

ratio,  et  gentibus  camerae  assegnare,  ut 
sic  veraciter  gentes  possint  scire  rece- 
ptum,  et  expensas  dictae  palafrenariae. 
Item  ad  ipsius  magistiì  ojjìcium  perù- 
net  custodia  omnium  sellarum  [idest  e- 
phippiorum),f menomili,  Cooper  turatimi, 
calcar  tu  ni,  bastonimi  [idest  baculorum)y 
et  aliorum  ornamenlorum  pertinenlium 
ad  ornatimi  equorum  stimmi  Pontifìcis, 
et  qffìcium  palafrenariae  necessarium. 
Jtem  ipsc  magister  sub  se  habet  famulos } 
qui  vocantur  palaj renard,  secundum  nu- 
merimi equorum,  et  aliorum  animali  uni 
in  palaj renarla  existenlium  ;  ideo  isto- 
rimi non  est  numcrus  determinatus s  se.d 
si,  et  qui  ad  ofjìcium  fucrint  recepii,  per- 
petui vocantur,  in  tantum  quoti  secun- 
dum antiquas  observantias  summus  Po/i- 
lifex  debet  eisdem,  quantumeumque  pio- 
pler  debilitateti!,  antiquilateni ,  seti  alias 
setvire  non  possent ,  de  victu,  et  vesti  tu 
quandiu  vixerint,  providere.  Ite  ni  scien- 
dutn,  quoti  ipsi  palafrenarii  habent  sti- 
pendia, contenta  in  libris  camerae,  ultra 
quae  de  palatio  nihil  recipiunt,  itisi  vestes 
semel  in  anno.  Item  dictus  magislerpala- 
fienariac  de  consuetudine  sui  officii polcst 
tenere  unum  equum  suum  in  palafrena- 
ria  propriis  expensis  situimi  Ponli/icis. 
Ilabel  etiam  aliqua  jura  j  quae  expri- 
inentur,quando opus eril.  Itemscienduni, 
quoti  in  palatio  stimmi  Ponti fìcis  non 
consueverunt  recipi  cani,  vel  alia  ani- 
malia  quoroeumque  aliorum,  quantum- 
eumque ipsi  stimino  Pontifici  propinquo- 
rum,  seti  doinesticorum.  Item  in  palatio 
apostolico  solct  esse  unus, qui  pulsai  cani- 
panam  prò  consistoriis,  et  aliis  horis  con- 
s iteti s  j  et  ipse  habet  vietimi  prò  persona 
sua  dumtaxat.  Item  debet  esse  unus , 
vel  duo  scobatores,  qui  debent  extra  ed- 
tneras  papales,  linellum,  ambulatoria , 
plateam t  seti  plateas  palatii  inundare  j 
et  isti  etiam  habent  vietimi  in  palatio. 
Item  adverlendum  est,  quod  de  omnibus, 
quae  traduntur  offlciariis  suprascriptis 
ad  eorum  o/Jìcium  pertinentibus ,  sicul 
panelcriis,  buticulariis,  magislro  aquaei 


PAL 

cerne ,folrarìae,  confessoriseu  sacrìstae, 
magistro  palafrenariae ,  seti  stabulari 
debent  inventaria  disimela  piena  fieri  per 
clericum,  seti  clericus  camerae  per  ca- 
merarium  ad  hoc  deputalum  ;  quorum 
originalia  in  thesauraria  camerae  apo- 
stolicae  reponi  debent,  et  eorum  copiae 
penes  singulos  officiarios,  prout  ad  eos 
pertinent,  remanere,  ut  sic  semper  rema- 
nere  possit,  quae,  et  quae  alia  eorum 
quilibet  in  sua  habet  custodia,  et  peri- 
culo,  si  quae  perdita  fuerinl.  Supradi- 
cta  omnia,  et  singula  prò  aliquali  in- 
formatione palatii  apostolici  scripta  sunt, 
salva  semper  oinnimodo  delerminalione 
Domini  nostri,  etc.  » 

Nel  ruolo  di  Pio  II  del  1460  sono 
distintamente  nominati  i  palafrenieri , co- 
sì il  palafreniere  del  Corpus  Domini, 
pala  fi  enarius  Corporis  Christi,  cioè  quel- 
lo che  addestrava  il  cavallo  o  chinea  che 
portava  la  ss.  Eucaristia  che  precede  nei 
viaggi  il  Papa  (P-);  talora  erano  due. 
Si  apprende  dal  ruolo  di  Giulio  III  del 
i  5  mi,  il  più  antico  eh'  esista  nel  pahiz- 
zoaposlolico,  che  i  palafrenieri  erano  5o, 
con  5  oflìziali,  il  cappellano  ed  il  deca- 
no: recandosi  a  Viterbo  portò  seco  4^ 
palafrenieri,  4  oflìziali  e  il  decano;  pe- 
rò ancora  non  erasi  introdotto  l'uso  del- 
le carrozze  e  si  viaggiava  a  cavallo.  Nei 
ruoli  di  l'aolo  IV  del  i  555,  si  ha  che  i 
palafrenieri  erano  44>  CL1'  furono  aggiun- 
ti altri  5:  aveanoj  servi  ed  un  cavallo. 
In  altro  ruolo  di  Paolo  IV  sono  registra- 
ti 49  palafrenieri,  compresi  i  del  Corpus 
Domini  e  del  ss.  Sagramento;  più  il  lo- 
ro cappellano,  4  ollìziali  o  inservienti, 
ed  il  decano.  A  Famiglia  pontificia,  ove 
sono  le  notizie  de'palafrenieri,  decani  e 
sotto  decani,  e  loro  differenti  onorarii, 
riportai  i  nomi  de'palafrenieri  e  decano 
di  Paolo  IV.  Nel  pontificato  di  s.  Pio  V 
del  i  566  sono  registrati  20  palafrenieri, 
il  palafrenieie  del  ss.  Sacramento,  il  cap- 
pellano ed  un  servo,  imperciocché  ripor- 
ta il  Catena  nella  T'ita  di  s.  Pio  f,  p. 
3f),  che  diminuì  il  numero  de' famiglia- 


PAL 
ri,  massime  de'palafrenieri  che  ridusse  a 
20,  avendo  dato  un  dono  in  contanti  a 
quelli  che  licenziò.  Dipoi  non  ebhe   più 
luogo  il  pagamento  di  70  ducati  d'oro, 
che  ogni  nuovo  cardinale  dava   al  colle- 
gio de'palafrenieri  de'cardinali,  che  Ur- 
bano VI  del    1  37S  avea  applicato  alla 
chiesa  della  loro  confraternita  di  s.   An- 
na, poiché  spendendone  io  in  una  ricrea- 
zione, nella  divisione  de'  60  che  rimane- 
vano nascevano  sconcerti.  Quella  regalia 
dai  cardinali  era  stata  sostituita  al  lauto 
e  sontuoso  convito,  che  anticamente  un 
cardinale  novello  imbandiva  agli  altri  car- 
dinali. Ne* ruoli  di  Sisto  V  del  1  58  j  si 
trovano,  oltre  due  inservienti,  21  pala- 
frenieri col  decano,  cioè  due  servi    vec- 
chi del  cardinalato,  gli  altri  messi  al  suo 
servizio  dai  cardinali,  da  qualche  amba- 
sciatore, ed  uno  dalla  sorella  d.  Camilla. 
Nei   ruoli  di   Clemente  Vili,  eletto  nel 
1  '")C)-2,  si  legge  decano,  soprastante  alle 
lettighe,  altro  individuo,  più  2q  palafre- 
nieri  e  2  oflìzinli,   tutti  con  pane,   vino 
ed  altro;  cioè  i  primi  3  con  mensili  paoli 
35,  i  palafrenieri  con  scudi  87,  gli  ulti- 
mi con  paoli  3o  pel  companatico,  essen- 
do allora  tenuissimi  gli  onorarli  de'fami- 
gliari  pontifìcii,  supplendosi   con  pensio- 
ni. Era  vi  pure  il  custode  della  cappella 
de'palafrenieri  in  palazzo,  ove  ogni  gior- 
no celebrava  la  messa  il  loro  cappellano. 
Nel  i633  sotto  Urbano  Vili  i  palafre- 
nieri erano  4°,  con  3  uffizioli;  nel  iG>3 
sotto  Innocenzo  X,  43  compreso  il   de- 
cano, il  cappellano,  l'ufTiziale  e  il  garzo- 
ne; 4<>  nel  1675   di  Clemente  X,  e  4> 
nel  1679  d'  Innocenzo   XI,  e  nel    l6g3 
47  compreso  il  decano  d'Innocenzo  MI. 
Nel  ruolo  del    1700  di  Clemente   XI   il 
decano  aveva  mensili    scudi   ">  e  bai.  qa 
e  l»a;  3-  palafrenieri  scudi   1710  bai. 
1?.   \p.\  7  portasedie  o  sediari  scudi  -  \ 
e  bai.  37    1/2;  un  linellante  con  scudi  ti 
e  bai.  aa  1/  '..  Nel  ruolo  di  Clemente  XII 
del  1738  il  decano  con  paoli  qq,  il  sotto 
decano  con  paoli     j<>  e  bai.  2    1/2  ,  3t 
palafrenieri  e    1  1   sedioli  o  Litighici i. 


PAL  187 

Nel  1744  il  ilecan0  aNa  dispensa  delle 
medaglie  dal  maggiordomo  ne  riceveva 
una  d'oro  ed  altra  d'argento,  i  36  pala- 
frenieri ed  i  io  sediari  ciascuno  una  di 
argento.  Dopo  il  1800  le  medaglie  d'oro 
non  più  si  dispensarono:  ora  il  decano 
ne  ha  due  d'argento,  così  il  sotto  deca- 
no, ed  una  ciascun  palafreniere  e  sedia- 
ro.  Nel  1  76I  Clemente  XIII  avea  deca- 
no, sotto  decano,  34  palafrenieri  e  7. se- 
diari.  Sotto  Pio  VI  erari  decano,  sotto 
decano,  3q  palafrenieri  e  12  sediari.  Nei 
primi  del  pontificato  di  l'io  VII,  decano, 
sotto  decano,  12  palafrenieri  e  6  sedia- 
ri;  stabilite  le  cose  palatine,  fu  fissato  il 
numero  de'palafrenieri  a  12,  ed  i  sediari 
a  12  con  promiscuità  di  servizio  in  sai  1 
e  fuori,  sebbene  ai  secondi  toccherebbe 
portare  soli  la  lettiga o  portantina,  tran- 
ne la  quale,  prima  i  sediari  uou  presta- 
vano altri  servigi. 

Il  decano  del  Papa  è  sempre  quello 
che  avea  nel  cardinalato,  il  sotto  decano 
quello  ch'era  decano  del  predecessore, il 
i.°con  mensili  scudi  28, il  2.0  con  6  oltre 
la  mesata  di  palafreniere  per  la  piazza 
che  acquistava;  ogni  palafreniere  scudi 
12, ogni  sediaro  i4>  i  quali  lo  sono  a  vi- 
ta ed  hanno  soprannumeri.  I  palafrenie- 
ri terminano  di  esserlo  colla  morte  del 
Papa.  Gregorio  XVI  pel  primo  nel  l'ac- 
cordare pensioni  mensili  agl'intimi  fami- 
gliari de'  Papi  dopo  la  loro  morte,  as- 
segnò ai  decani  scudi  i5.  Egli  con  chi- 
rografo abolì  la  consuetudine  della  ven- 
dita de'  positi  di  palafreniere  delti  piaz- 
ze dì  palazzo,  e  stabilì,  com'era  per  l'an- 
tico, che  i  primi  12  cardinali  vescovi 
suburbicari  e  preti  nominassero  palafre- 
niere il  più  antico  esperimentato  loro  fa- 
migliare di  livrea,  e  qualora  non  voles- 
se lasciare  il  suo  padrone,  il  palazzo  u- 
postolico  gli  classe  un  compenso  di  scu- 
di 100,  restando  in  libertà  i  Papi  di  so- 
stituirgli altri;  e  ciò  per  avere  nella  pon- 
tificia corte  palafrenieri  non  più  venali 
e  poco  capaci  ,  ma  idonei  e  conoscitori 
del  servigio  di  cortigiano.  Anticamente 


188  PAL 

eletto  il  Papa  ,  quelli  che  aspiravano  a 
servirlo  erano  raccomandali  dai  cardina- 
li, dagli  ambasciatori,  dai  prelati,  dai  pa- 
renti del  Pontefice  e  da  altri  personag- 
gi. Il  Maggiordomo  (7^.)  ne  faceva  no- 
ta coi  requisiti  e  raccomandazioni  ,  av- 
vertendo se  aveano  servito  altri  Ponte- 
fici onde  considerarli, quindi  il  Papa  sce- 
glieva. Dallo  Studilo  dell' arciconf inter- 
nila de' palafrenieri  si  rileva  che  già  nel 
1554  il  palali eniere  più  antico  de'  car- 
dinali entrava  al  servigio  del  nuovo  Pa- 
pa per  palafreniere.  Nel  Lunadoro,  lì  e- 
lazione.  della  corte,  di  Roma  ,  stampata 
nel  1G46,  a  p.  16  si  legge.  »  Ogni  nuo- 
vo Pontefice  è  solito  pigliare  persimi  pa- 
lafrenieri tulli  i  decani  de'  palafrenieri 
de'  cardinali  e  ambasciatori  che  si  tro- 
vano in  Roma  alla  sua  esaltazione,  qua- 
le consuetudine  si  osserva  inviolabilmen- 
te, e  vestono  di  drappo  rosso  ovvero 
bianco  (  poi  ne  riporterò  gli  esempi  ), 
come  che  vogliono  a  spese  però  di  sua 
Santità".  Inseguito  e  per  quasi  tutto  il 
secolo  passalo,  ecco  quanto  si  praticò, co- 
me ho  letto  in  carte  autentiche.  Tutti  i  po- 
sti di  palafreniere,  in  numero  di  4o  circa, 
dai  Papisi  conferivanoai  decani  dei  pala- 
frenieri de' cardinali  dell'  ordine  de'  ve- 
scovi e  de'pre  ti,  cioè  a  quelli  chei  cardina- 
li presentavano  con  loro  patente  di  nomi- 
na, salva  I'  approvazione  del  Pontefice. 
]  decani  degli  altri  cardinali  preti  e  dia- 
coni, e  degli  ambasciatori  straordinari 
al  conclave,  muniti  di  altestato  di  an- 
zianità de'  loro  padroni  ,  prima  aveano 
un  vestiario  completo  e  poi  scudi  1  00  per 
cadauno  ,  come  si  praticò  nelle  elezioni 
d'Innocenzo  XIII,  Renedetto  XIII,  Cle- 
mente XII  e  Renedetto  XIV.  Per  que- 
st'ultimo si  conferirono  i  posti  di  pala- 
freniere pontificio  a  4°  decani  de'  car- 
dinali più  antichi  vescovi  e  preti  ;  i  de- 
cani di  a6  cardinali  preti  e  diaconi  che 
non  l'ebbero,  e  i  decani  dei  tre  amba- 
scialo! i  dell'  imperatore  ,  di  Francia  e 
di  Venezia  al  conclave  ,  con  chirogra- 
fo di   Renedetto   XIV  de'  16  gennaio 


PAL 

1 74- '  >  ricevettero  ciascuno  il  donati- 
vo di  scudi  100  ,  inclusivamente  al  più 
antico  servo  del  cardinal  Cenci,  ch'essen- 
do morto  in  conclave  non  gli  avea  rila- 
sciato patente  ,  perciò  sanato  dal  Papa. 
In  progresso  di  tempo  ed  inclusivamen- 
te al  conclave  del  ib'oo,  il  donativo  dei 
scudi  1  00  1'  ebbero  i  soli  decani  o  più 
antichi  famigliari  di  livrea  de'  primi  5 
cardinali  diaconi,  perchè  non  aventi  la 
prerogativa  che  all'  unica  percezione  di 
tal  pecuniario  compenso,  solo  presentan- 
do al  palafrenierato  i  6  cardinali  dell'or- 
dine de'  vescovi  ed  i  cardinali  preti  più 
anziani.  A  delta  epoca  i  donativi  furono 
aboliti,  e  solo  restarono  le  presentazio- 
ni di  12  palafrenieri;  ma  chi  ricevet- 
te la  patente  di  nomina  vendette  le  sue 
ragioni  ,  in  tempo  ordinariamente  di 
sede  vacante  ,  ad  un  estraneo  ,  per  4  ° 
5oo  scudi  ed  anche  più  (  ovvero  dava- 
no un  compenso  a  chi  per  loro  conto  e- 
sercitava  l'uffizio,  il  quale  non  si  poteva 
fungere  da  altro  palafreniere),  che  pre- 
vio esame  de'  suoi  requisiti,  con  appro- 
vazione del  maggiordomo  veniva  ammes- 
so ,  restando  a  servire  il  suo  padrone  il 
venditore  della  piazza  ;  finche  per  insor- 
ti abusi  e  perchè  talora  gli  acquirenti  del- 
le piazze  aveano  eccezioni,  Gregorio  X\  l 
vi  providde,  e  il  successore  regnante  Pio 
IX  die  esecuzione  al  di  lui  chirografo: so- 
li due  o  tre  accettarono  il  compendo  di 
100  scudi  restando  a  servire  gli  antichi 
loro  padroni ,  ed  il  Papa  nominò  altri  a 
suo  piacere.  Il  privilegio  dunque  del  la  pre- 
sentazione a  palafreniere  ad  ogni  nuovo 
Papa  sempre  lo  godono  i  6  cardinali  ve- 
scovi suburbicari ,  ed  i  6  primi  cardinali 
dell'  ordine  de'  preti,  ancorché  non  in- 
tervengano al  conclave,  e  ne  rilasciano  la 
patente  anche  anticipatamente  al  servo 
più  antico  che  abbia  portato  o  porli  la 
livrea,  la  quale  patente  ha  valore  ezian- 
dio dopo  la  morte  del  cardinale.  Sicco- 
me l'eletto  Papa  rilascia  ad  un  suo  ser- 
vo egual  patente  ,  se  egli  è  del  suddetto 
numero  de' cardinali, il  7. "cardinale  pie- 


PAL 

te  godrà  della  presentazione,  pei  che  il 
sotto-decano  acquistando  la  piazza  (ìndie 
erano  venali,  il  numero  de'  palafrenieri 
restava  a  12.  Se  muore  il  palafreniere 
della  nomina  del  Papa,  il  suo  famiglia- 
re più  anziano  del  cardinalato,  prima  del 
nuovo  sistema,  presentava  il  successore, 
ciò  che  tre  volte  si  verificò  nel  pontifi- 
cato di  Gregorio  XVI, e  riuscì  a  vantag- 
gio di  tutta  la  famiglia  di  livrea,  perchè 
l'atea  presa  tutta  in  un  giorno,  onde  non 
eravi  il  più  anziano  ;  altrettanto  in  si- 
mili circostanze  praticarono  diversi  car- 
dinali. Se  poi  muoiono  altri  palafrenie- 
ri ,  subentrano  al  godimento  della  pre- 
sentazione al  palafrenierato  i  cardinali 
preti  che  in  ordine  succedono  immedia- 
tamente all'ultimo  presentatore.  Se  fruis- 
sero di  cpiesta  prerogativa  tutti  i  cardi- 
nali preti  che  viveano  all'epoca  del  con- 
clave, le  posteriori  nomine  sono  devolu- 
te al  Pontefice.  1  cardinali  che  godono 
di  questa  benigna  consuetudine,  non  ri- 
lasciano nuova  patente  a  chi  già  la  fruì, 
ma  ad  altro  servo  più  anziano.  Prima  a 
quello  che  aveva  acquistato  la  piazza  del 
Papa,  gli  spettava  il  tinello  per  le  tavo- 
le della  settimana  santa  e  per  la  villeg- 
giatura di  Castel  Gandolfo.  I  palafrenie- 
ri godono  la  precedenza  secondo  i  car- 
dinali che  li  presentarono,  e  pel  1 .°  quel- 
lo del  Pontefice.  Essendo  slato  preterito 
dal  cardinal  de  Petris  il  servo  più  anti- 
co, questi  ricorse  a  Pio  VII  che  lo  gra- 
ziò, non  badando  alle  rimostranze  del  por- 
porato. 

Anticamente  il  decano  del  Papa  non 
dovea  essere  coniugato.  In  un  libro  in- 
titolato; Fxilus  cappella  e  s.  Annae  1 5 1 4, 
>i  legge  che  in  quel  tempo  era  decano 
Pietro  Briseti  canonico  Landanen;  e  che 
nel  i532  era  decano  pontifìcio,  venera- 
bili', vir  Franaseli*  de  Cavalli*  canoni- 
cus  Papieu.  Da  ciò  rilevasi  in  quale  lu- 
stro fosse  prima  il  celo  de'  palafrenieri 
pontifìcii  per  le  incombenze  eh 'esercita« 
vano,  tanlodi  guidare  il  treno  del  caval- 
lo che  portava  la  ss.  Eucaristia   innanzi 


PAL 


8 


9 


ai  Papi,  come  di  guidar  quello  cavalca- 
to dal  Papa  stesso  (  come  facevano  coi 
cardinali  i  loro  palafrenieri  ),  uffizio  che 
divotamente  esercitarono  gl'imperatori, 
i  re  ed  altri  sovrani.  Laonde  si  appren- 
de da  un  moto-proprio  di  Clemente  VII, 
eletto  nel  1  523,  diesi  accordava  in  par- 
ticolare al  decano  e  palafrenieri  del  Pon- 
tefice la  nobiltà  personale,  la  ficoltà  di 
creare  notali  e  conti  palatini,  e  tali  era- 
no pur  essi  ;  potevano  laureare  con  pre- 
cedente esame  in  teologia  ed  in  ambo 
le  leggi;  legittimavano  i  spuri  ;  godevano 
l'uso  dell'altare  portatile,  la  facoltà  di 
eleggersi  il  confessore,  che  li  potesse  as- 
solvere anco  da  censure  riservate  al  Pa- 
pa, con  indulto  di  commutare  i  voti;  e- 
ragli  permesso  rassegnar  benefìzi  anco  in 
tempo  di  morte,  oltre  la  prelazione  del- 
l'espetlativa  che  si  concedeva  di  certi  be- 
nefìzi eziandio  a  conclavisti  o  ad  altri;  i 
tre  più  anziani  palafrenieri  ,  essendo  di 
civil  condizione  e  colti,  se  volcano  appli- 
carsi allo  stato  chiericale,  si  notavano  nel 
ruolo  delle  espeltative  de'benelizi,  e  non 
potendo  o  non  volendo  farsi  ecclesiasti- 
ci, succedevano  gli  altri  gradatamente  , 
ed  un  simile  ruolo  si  legge  in  una  bolla 
d'Innocenzo  Vili.  Ma  questi  ed  altri  ec- 
cessivi privilegi  ben  presto  non  furono 
più  accordati;  e  s.  Pio  V  derogò  a  mol- 
te prerogative  che  godevano  i  palafre- 
nieri, dicendosi  dal  Catena  citato,  che  ai 
palafrenieri  che  s.  Pio  V  ritenne  al  ser- 
vigio, distribuì  4,000  scudi  per  tanti  luo- 
ghi eli  monti,  acciocché  né  a  benefizi,  né 
a  pensioni  aspirassero.  Il  Lutto  più  diffu- 
samente viene  riportato  negli  Slattiti  del- 
l' areieonfraternita  di  s.  Anna  deJ pala- 
frenieri del  Papa,  cardinali ,  ambascia- 
tori, principi,  servitori  de'  prelati  e  ca- 
valieri romani.  Nella  funzione  poi  della 
coronazione  e  possesso  del  Papa,  i  pala- 
frenieri de' cardinali  si  appropriavano  le 
coperture  e  guarnizioni  de'  cavalli  che 
aveano  guidali  ai  loro  rispettivi  padro- 
ni. Che  i  palafrenieri  precedevano  auli- 
ci niente  il  Papa  e  i  cardinali  con  basto- 


i9o  TAL 

ni,  onde  rimuovere  la  folla  ilei  popolo  , 
lo  dissi  a  Mazza  ;  mentre  a  Ombrellino 
parlai  pure  di  quello  the  si  porta  dai  pa- 
lafrenieri o  decano  del  Pupa,  anche  nei 
possessi.  Che  con  bastoni  i  servitori  dei 
cardinali  accompagnano  i  pranzi  in  con- 
clave, lo  descrissi  a  Dapiferi;  menile  due 
di  que'servitori  che  i  cardinali  portano  in 
Conclave  (V .)  in  questo  precedono  i  car- 
dinali infermieri  con  bastoni.  Ma,  lo  ripe- 
to, ai  rispettivi  articoli  parlo  dell'  inter- 
vento alle  funzioni  o  tuli'  altro  che  ri- 
guarda i  palafrenieri  pontificii  ,  i  servi- 
lori  de'  cardinali,  prelati  ed  altri  (co- 
me Funerali  e  Lutto,  ove  dissi  del  cor- 
ruccio e  quarantena  diritto  )  compren- 
sivamente alle  propine  e  Mancia  (V-)- 
Queste  le  riscuote  un  palafreniere  o  se- 
cliaro  deputato  dal  decano  ,  e  suole  fi- 
re  il  simile  per  altri  famigliari  pontifìcii. 
Le  cos'i  delle  c\x\(\\\e.  famiglie,  di  palaz- 
z-o,  che  percepiscono  le  mancie,  sono  gli 
scopatori  segreti, i  palafrenieri  esediari,  i 
famigliari  del  maggiordomo,  quelli  del 
maestro  di  camera,  la  guardia  svizzera. 
Anche  di  quanto  appartiene  al  deca- 
no e  sotto  decano  del  Papa,  ne  discorro 
a'  loro  luoghi  e  funzioni,  Treni,  Udien- 
za, Maestro  di  Camera  ,  ec.  11  loro  ve- 
stiario lo  descrissi  a  Famiglie  dei  car- 
dinali :  prima  e  fino  inclusive  a  Pio  VI, 
essi  in  un  ai  palafrenieri  portavano  la 
spada  con  impugnatura  dorata.  11  Luna* 
doro,  Corte  eli  Roma  (Diacciano  1646), 
p.  179,  dichiara  che  3o  palafrenieri  di 
Clemente  Vili,  in  busto  e  spada  e  con 
torcie  incontrarono  gli  ambasciatori  di 
Persia.  11  p.  Bonanni  nelia  Gerarchia 
ecclesiastica  p.  480,  parlando  del  deca- 
no, palafrenieri  e  sediari  pontificii,  ci  dù 
le  figure  :  del  palafreniere,  come  vestito 
in  sala  e  giornalmente  incedendo  per  le 
strade,  come  in  tempo  delle  cappelle  so- 
lenni,e  con  veste  di  lana  paonazza  di  cam- 
pagna, la  quale  non  più  si  usa;  la  figu- 
ra del  decano  vestito  ;  e  quella  del  seg- 
getliero  o  sediaro  pontificio  con  palan- 
dia.  Souo  tutte  esatte,  C.anue  die  il  cap- 


PAL 

pello  di  tulli  ora  è  appuntalo;  che  il  col- 
lare giornaliero  di  tela  non  più  si  usa  , 
solo  quello  di  merletto  i  palafreuieri  e 
sediari  ora  lo  portano  nelle  solenni  fun- 
zioni ;  e  che  la  gonnella  usata  in  queste 
dai  palafrenieri  ,  non  più  da  loro  s'  in- 
dossa. Pio  VII  col  moto-proprio:  L'eco- 
nomia del  pubblico  erario,(\t  20  novem- 
bre 1800,  regolò  la  scadenza  della  di- 
stribuzione e  specie  de'  vestiari,  sì  d'  e* 
stale  che  d'  inverno.  I  palafrenieri  e  se- 
diari  sempre  incedono  con  cappello  nero 
appuntalo,  calzedi  seta  rossa  e  fìbbie  al- 
le scarpe,  le  quali  oggi  sono  a  bande  co- 
me prima,  con  rivolto  di  pellerossa.  Gior- 
nalmente, sì  nell'estate  che  nell'inverno, 
per  le  trottate  in  campagna  ,  per  Viag- 
gi e  Villeggiature  {V.),  essi  vestono  ca- 
sacca di  panno  bleu  e  calzoni  simili  fal- 
li a  bolla,  guarniti  con  trine  e  fiocchetti 
di  seta  rossa.  In  sala  e  ne'  treni  di  città 
sempre  vestono  casacca  cou  finte  ma- 
niche pendenti  ;  cioè  nell'  eslate  di  da- 
masco cremisi  fiorato  cogli  slemmi  ponti- 
ficii, con  calzoni  a  botta  dello  stesso  drap- 
po, e  corpetto  di  seta  rossa  e  liscio;  nel- 
l'inverno di  velluto  rosso  conlra taglialo  a 
fiorami,  con  corpetto  di  damasco. Quan- 
do i  sediari  ed  i  palafrenieri  portano  il 
Papa  in  Sedia  gestatoria  (V-) ,  sopra 
dello  vestiario  assumono  la  zimarra  di 
panno  rosso  guarnita  di  seta  simile,  sen- 
za maniche,  ma  con  due  finte  pendenti, 
veste  che  ha  la  forma  del  mantcllonejcyie- 
sta  zimarra  allora  eziandio  1'  assumono 
sull'  abito  nero,  depouendo  il  ferraio-Ione 
di  seta,  il  decanoe  sotto  decano  che  invi- 
gilano alla  portala  della  sedia.  Eglino  cou 
12  tra  sediari  e  palafreuieri,  così  vestiti 
con  zimarra,  con  torcie  di  cera  accese 
intervengono  alle  processioni  per  la  fe- 
sta di  s.  Anua  intorno  alla  macchina,  a 
quelle  delle  basiliche  Laterauense  e  Va- 
ticana neli'ollava  del  Corpus  Domini  in- 
torno al  Santissimo,  qualora  il  Papa  non 
vi  si  rechi,  ed  intervenivano  in  quella  del- 
Y  areico  afra  le  mi  la  di  s.  Maria  della  .Ve- 
ti', perchè  Gregorio  XVI  come  proietto* 


PAL 

re,cos'i  vestili  vi  mandava  8  tra  palafre- 
nieri e  sediari.  Questi  ultimi  inoltre  han- 
no altra  veste  solo  propria  di  loro,  per 
indossarsi  in  portare  la  lettiga,  e  si  chia- 
ma palandra,  specie  di  zimarra  senza 
maniche,  corta  sino  alle  ginocchia,  e  ser- 
ve per  cuoprire  la  cinta  di  pelle  con  fìb- 
bie nella  quale  s' infilano  le  stanghe  del- 
la lettiga  ,  ed  a  tal  uopo  la  palandra  ha 
sole  due  apertili  e  laterali  ai  fianchi:  que- 
sta veste  dei  sediari  nell'  estate  è  di  da- 
masco cremisi  fiorato,  nell'inverno  di  vel- 
luto rosso  conlralagliato  a  fiorami.  I  pa- 
lafrenieri e  sediari  hanno  pure  il  ferraio- 
Ione  o  mantello  (  prima  era  di  panno 
paonazzo  1'  usuale,  e  di  velluto  fiorato 
nelle  solennità  )di  saia  scura,  con  bava- 
retto  guarnito  di  trine  rosse  che  si  pro- 
lungano sino  alle  estremità.  Questo  man- 
tello si  assume  allorché  i  palafrenieri  e 
sediari  a  piedi  precedono  il  treno  nobile j 
quando  debhono  andare  con  frulloni  col 
coppiere  a  portare  il  cappello  ai  cardi- 
nali, o  col  segretario  d'ambasciata,  o  con 
formalità  in  qualche  luogo;  ed  in  alcune 
processioni  ,  come  per  l'anno  santo,  ed 
in  quelle  di  penitenza,  come  pel  cholera; 
non  che  nel  venerdì  santo  accompagnan- 
do il  Papa  in*.  Pietro,  e  allorché  il  suo 
cadavere  vi  si  trasporta. 

Altre  notizie  sulle  differenze  de'veslia- 
iii,  secondo  i  tempi,  si  apprendono  dalle 
relazioni  de'  Possessi 'de'  Papi  ;  ne  ripor- 
terò alcune  con  altre  nozioni.  Nel  i  535 
per  quello  di  Paolo  111,  per  staigli  più  vi- 
cini i  palafrenieri  ebbero  contralto  coi 
caporioni.  Nel  i  Sqo  per  quello  di  Gre- 
gorio XIV  si  legge:  dopo  il  crocifero  e 
prima  de'  poggi  che  facevano  corona  al 
Papa,  procedeva  una  schiera  di  5o  pa- 
lafrenieri di  sua  Beatitudine,  con  nuove 
vesti,  cioè  giubboni  di  raso  cremesiuo, 
calzoni  di  velluto  dell'istcsso  colore,  cal- 
zette di  stame  rosso  con  sotto  calze  I'.. Mi- 
che, casacche  di  velluto  nero  trinate,  cap- 
potti del  medesimo  foderati  di  cremisi 
fiorato  con  trine,  berrette  dell'istesso  \  ri- 
luto iu  mano,  spade  dorale  cou  fodero  e 


PAL  191 

cinture  di  velluto.  Nel  i6o5  pel  possesso 
di  Leone  XI  ante  leclicam  Ponlifìcis  pa- 
rafi enarii  Sanctitalis  siine  Go  et  ultra,  pe- 
dites  incedcbanl  novo  set  non  vulgati  ha- 
bitu  indiai ,  idesl  caligis,  et  sago  ex  se- 
rico albo  ,  rpiod  rasimi  vocant,  pallium 
veroexeodem  serico,  non  rubei,sed  spa- 
dicei  colori.  In  altra  relazione  poi  si  leg- 
ge: 60  palafrenieri  del  Papa  vestiti  tutti 
di  raso  bianco  con  cappotti  del  medesi- 
mo, ma  di  color  lionato  (aggiunto  di  co- 
lore simile  a  quello  del  lione  ,  ora  tanè 
chiaro,  e  altri  gradi  di  questo  colore  ). 
Nello  stesso  160  5  per  Paolo  V  avanti  gli 
andavano  a  piedi  circa  4°  palafrenieri , 
nuovamente  vestiti  con  calzoni  di  vellu- 
to cremisino,  giupponi  di  raso  rosso,  ca- 
sacca e  cappotto  di  raso  lionato  e  spade 
indorale.  Nel  1623  per  Urbano  V71I1  nel- 
la basilica  Lateranense  parafrenarii  ac- 
ceperunt  vesles  rubeas  solilas,  et  porta- 
runt  Paparn  in  sede  pontificali  gesta'o- 
ria.  Nel  1G44  pel  possesso  d'  Innocenzo 
X  5o  palafrenieri  incedevano  avanti  e 
dopo  la  croce.  Nel  1667  per  quello  di 
Clemente  IX  lo  precedevano  5o  palafre- 
nieri con  giuppone  di  ra^o  cremisino,  cal- 
Koni  di  velluto  simili  trinali  ,  ferraiuolo 
di  panno  paonazzo  (era  il  3  luglio),  spa- 
de dorate  con  foderi  e  cinture  di  vellu- 
to :  altrettanto  dicesi  di  Clemente  X  che 
prese  possesso  a'  7  giugno  1670. 

Nel  1  3-8,  sotto  il  pontificato  di  Ur- 
bano VI,  i  palafrenieri  del  Papa  istituiro- 
no una  pia  adunanza  o  compagnia,  nel- 
la cappella  che  secondo  l'Alteri  eressero 
e  dedicarono  a  s.  Anna  nella  vecchia  ba- 
silica Vaticana,  e  presero  la  santa  per  pro- 
tettrice. In  progresso  di  tempo  vi  furo- 
no annoverati  i  palafrenieri  de'cardinali, 
e  già  lo  erano  nel  1  53?..  Pio  IN  nel  i~.i>"i 
con  bolla  die  facoltà  di  edificarsi  la  pro- 
pria chiesa  in  Borgo  Pio,  in  coi  esercii  ne 
più  comodamente  le  pratiche  relig 
i  divini  attui,  dichiarandola  cnch 
la  giurisdizione  ordinaria  del  vicario  di 
Roma,  sottomettendole  ella  protenone 
immcdiala  del  l\ipa  e  della  5.  Sede;  cju- 


i92  PAL 

fermando  inoltre  alla  confraternita  i  pri- 
vilegi che  le  aveano  concesso  i  predeces- 
sori, massime  Paolo  III  e  Giulio  111,  an- 
che intorno  alle  regalie  ed  altre  ragio- 
ni. Tuttavolta  i  palafrenieri  continuaro- 
no ad  uffiziare  nella  cappella  Vaticana, 
finche  per  l' ingrandimento  della  basili- 
ca fu  demolita.  Vi  mantenevano  il  cap- 
pellano, altro  nella  loro  chiesa,  un  3."  in 
quella  di  s.  Gregorio  a  Monte  Celio  per 
celebrarvi  pei  loro  defunti.  Nel  voi.  XII, 
p.  284  riportai  l'opinione,  che  gli  otta- 
goni di  detta  basilica  fossero  edificati  per 
servire  d'oratorii  a  questoe  ad  altri  sodali- 
zi addetti  alla  medesima.  Nel  secolo  XVII 
successivamente  furono  aggregati  al  soda- 
lizio anche  i  palafrenieri  degli  ambascia- 
tori, de'prelati  di  fiocchetti,  del  senatore, 
nel  1702  de' principi,  e  nei  1748  ezian- 
dio i  servitori  de'prelati  e  cavalieri  roma- 
ni. Benedetto  XIV  a'3o  settembre  1  749, 
col  breve  Clini  nos,  confermò  le  indulgen- 
ze e  privilegi  del  sodalizio  e  de' palafre- 
nieri, e  l'eresse  in  arcicoufratcrnita.  Di 
questa  parlai  con  altre  notizie  a  Arcicon- 

FRATERNITA  DI    S.   Anna    De'  P AI. AFREMERI. 

.Si  apprende  dal  Martinelli ,  Roma  ex 
filmica  sacra  p.  1 87,  che  alle  radici  del- 
l'Aventino  i  palafrenieri  dei  Pani  e  car- 
dinali ebbero  già  una  chiesuola  dedica- 
ta a  s.  Anna  e  a  s.  Maria  Annunziata  , 
che  nel  1  745  passò  alla  confraternita  dei 
calzettai-i,  ed  oggi  la  custodisce  un  ere- 
mita. 11  Piazza,  Eusevologio  romano  trai, 
e),  cap.  io,  parla  della  confraternita  dei 
parafrenieri,  e  la  dice  eretta  da  Urbano 
VI  nel  1378, e  della  cavalcata  colla  qua- 
le recavansi  alla  loro  chiesa  nella  vigilia 
della  festa,  partendo  dal  palazzo  del  car- 
dinal decano  loro  protettore,  che  gli  da- 
va un  rinfresco.  I  Diari  di  Roma  inco- 
minciati nel  1  7  16  principiarono  nel  i"23 
a  pubblicare  che  in  tal  giorno  i  palafre- 
nieri facevano  la  solenne  processione,  u- 
scendo  dal  palazzo  del  cardinal  decano  e 
poi  dalla  chiesa  vicina, e  si  portavano  pri- 
ma a  quella  delle  monache  benedettine  di 
s.  Anna  (ora  dell'  Ospizio  dis.  Maria  As- 


PAL 

sunta  detto  di  Tata  Giovanni),  indi  alla 
propria  chiesa,  e  che  la  mattina  della  festa, 
dopo  il  rinfresco,  dallo  stesso  palazzo,  ca- 
valcando le  mule  de' cardinali  con  fini- 
menti pontificali  e  i  loro  cappelli  dietro  le 
spalle,  ritornavano  in  Borgo  alla  loro  chie- 
sa. Dai  medesimi  diati  rilevai,  che  nel 
1  769  e  in  altri  anni  v'intervennero  pure  i 
ca potori  colle  i4bandierede'rioni  di  Ro- 
ma; che  nel  1770  l'arciconfraternita  fece 
una  macchina  nuova  rappresentante  s. 
Anna  colla  Beata  Verdine  sua  figlia  in 
atto  di  leggere  i  salmi  di  Davide  ;  che  nel 
1  7-  5e  in  altri  anni  alla  processione  v'in- 
tervennero ancora  gli  alunni  dell'ospizio 
di  s.  Michele  e  gli  orfanelli;  che  la  detta 
macchina, custodendola  ledette  monache, 
la  processione  si  recava  a  prenderla  iti 
detta  chiesa,  ed  in  quella  della  ss.  Con- 
cezione a  Campomarzo,  dopoché  neh  jqj 
ivi  passarono  le  monache.  Ora  la  mac- 
china si  custodisce  dallo  stesso  sodalizio. 
La  Chiesa  di  s.Anna[F.)  fu  edificata  nel 
1  7-3  con  disegno  di  Michelangelo  Buo- 
narroti  ovvero  come  altri  vogliono  di  Ba- 
rozzi  da  Vignola  ,  eseguito  da  Giaciuto 
suo  figlio, in  onore  di  s.  Anna,  nellocale 
acquistato  dai  palafrenieri  del  sodalizio, 
oltre  a  vari  comodi  locali  per  uso  dei 
confrati.  L'  Alveri  ,  Roma  in  ogni  sla- 
to t.  •?.,  p.  1 18  e  seg.,  ci  dà  importanti 
notizie  della  chiesa,  de' suoi  altari,  delle 
iscrizioni  da  cui  rilevasi  le  pie  lascite  e  le 
elargizioni  de'  benefattori.  Clemente  XI 
fece  fare  la  facciata;  nel  174^  fu  costrui- 
ta la  cupola  dall'  architetto  Navone,  in- 
di Gregorio  XVI  la  fece  molto  restau- 
rare ed  abbellire,  mentre  era  per  minare, 
onde  i  confrati  vollero  incisa  sull'  altare 
maggiore  l'iscrizione  che  si  legge  nel  sup- 
plimento'del  n.°  3i  del  Giornale  Roma- 
no 1848,  pubblicata  da  Costantino  Zan- 
zari  decano  generale.  L'  altare  maggio- 
re, consagrato  nel  1728  da  Benedetto 
XI  li, ha  un  buon  quadro  con  Maria  Ver- 
gine col  Bambino  e  s.  Anna;  le  pitture 
a  fresco  sopra  le  4  porte  laterali  sono  d'I- 
gnazio Stein.  L'  altare  a  sinistra  è  dedi- 


P  A  L 

calo  a  s.  Eligio  abbate,  quello  a  destra  al 
cardinal  s.  Cariò  Borromeo.  Morcelli  chia- 
ma il  sodalizio,  Schola  Stralorum. 

PALATINA TO,  Palalinalus,  Pfalz. 
Antico  paese  dell' Alemagna,  di  viso  in  irts- 
so  e  allo  Palalinalo.  Il  [."chiamato  pu- 
re Palali/iato  del  lieno,^  estendeva  sulle 
due  rive  del  Reno,  fra  i  territorii  di  Ma- 
gonza,  Katzenelubogen  ,  Wiirtemberg, 
Baden  e  Treveri,  1'  Alsazia  e  la  Lorena. 
Comprendeva  i  principati  di  Simmern, 
Due  Ponti  e  Veldenz,  la  contea  di  Spati- 
heirn  ed  il  Palatiuato  propriamente  detto 
o  Elettorale;  quest'ultimo  avea  per  città 
principale Manheim  ed  Heidelberg.  Oggi 
iJ  circolo  bavarese  del  Reno  con  Spira 
(/-'.)  per  capoluogo,  e  la  provincia  prus- 
siana del  Basso  Reno  con  Aquisgrana 
[f.)  per  capoluogo,  possedono  la  parte 
situata  alla  sinistra  del  Reno,  che  i  fran- 
cesi avevano  riunita  nel  loro  dipartimen- 
to del  monte  Tonnerre  e  del  Reno  e  Mo- 
sella  ,  e  dove  stavano  Due  Ponti  ,  Sim- 
mern, Veldenz,  Spanheim  ed  una  parte 
del  Palatinato  proprio.  Il  nord  del  gran- 
ducato di  Baden  (f.)  racchiude  la  mi- 
glior porzione  della  divisione  alla  destra 
del  fiume;  vi  si  trovano  Manheim,  di  cui 
feci  parola  al  detto  articolo  e  a  Bavie- 
ra ,  ed  Heidelberg  (J7.);  il  granducato 
d'  Assia  Darmstadt  (V.),  ha  i  baliaggi 
di  Lindelfels,  Umstadt  ed  Uzberg.  L'al- 
to Palatinato  o  Palalinalo  di  Baviera  3 
die  non  toccavaaltro,  era  cinto  dalla  Boe- 
mia, la  Baviera  propria  ed  i  territorii  di 
Bayreuht,  Ncuburg  o  Neoburga  e  No- 
rimberga. Sta  presentemente  nei  circoli 
bavaresi  della  Regencon  Ralisbona[P/.) 
per  capoluogo,  e  del  Meno  superiore  oal- 
to,  con  Bayreulli  per  capoluogo,  il  cui 
i.°  presidiato  è  Bamberga  (1-).  11  Pa- 
latinato di  Baviera  era  una  porzione  del 
Nortgaw  e  più  rimolamente  il  paese  de- 
gli auliclii  narisci  al  di  là  del  Danubio, 
ed  avea  Amberg  per  capitale, città  bella 
8  forte.  11  nome  di  Palalinalo  proviene 
da  quello  de' conti  Palatini  (V .),  antichi 
siguori  dei  paese,  che  non  erano  dappri- 

VOL.   L. 


PAL  i93 

ma  che  i  magistrati  temporanei  incari- 
cati di  amministrare  la  giustizia  in  diver" 
si  palazzi,  palalia,  sparsi  nell'Alemagna- 
Nel  secolo  XI  questo  impiego  divenne  e- 
reditario  nella  famiglia  degli  Hermann, 
che  governava  il  territorio  di  Heidelberg; 
molte  altre  famiglie  ebbero  successiva- 
mente il  Palatinato.  1  conti  palatini  au- 
mentando a  poco  a  poco  i  loro  possedi- 
menti.  divennero  assai  potenti  e  furono 
investiti  della  dignità  di  Elettori (P\) del- 
l' Impero  (P.),  per  cui  a  quegli  articoli 
dissi  quanto  riguarda  la  dignità  e  prero- 
gative de'  conti  palatini  e  duchi  di  Ba- 
viera,come  elettori  del  sacro  romano  im- 
pero. Insegna  del  Palatinato  è  il  leone  m 
piedi  coronato.  Vedansi  le  Memorie  sto- 
riche dell'impero  germanico ,  del  suo  ri- 
sorgimento da  Carlo  Magno, e  suo  scio- 
glimento sotto  Francesco  II  ci'  Austria, 
.Milano  1806. 

Rilevasi  dal  Muratori,  Antich.  Esten- 
si, t.  i,  p.  376,  che  il  Palatinato  del 
Reno  nel  1  ic)3  fu  concesso  in  investitu- 
ra dall'imperatore  Enrico  VI,  ad  Esten- 
se Guelfo  figlio  d'Arrigo  V  il  Leoneda- 
ca  di  Baviera, ossia  Arrigo  V  I,  che  acqui- 
stò sì  insigne  eredità,  per  avere  sposato 
l'unica  figlia  di  Corrado  conte  palatino 
del  Reno  e  zio  paterno  dell'  imperatore 
che  moiì  nel  1  1  93.  A  Baviera  ed  a  Ger- 
mania parlai  delle  principali  gesta  degli 
imperatori  della  casa  di  Baviera  :  nel 
i4oo  lo  divenne  Roberto  conte  palati- 
no e  duca  di  Baviera,  sepolto  in  Heidel- 
berga  :  egli  nel  grande  scisma  segui  le 
parli  di  Gregorio  XII,  come  dissi  a  Pisa; 
ed  uno  de'procuratori  di  tal  Papa  al  con- 
cilio di  Costanza  (f^.)  fu  Lodovico  con- 
te palatino,'  come  rilevasi  nel  voi.  II,  p. 
209.  Carlo  V  concesse  all'  elettore  pa- 
latino Federico  lì  il  Saggio,  che  pones- 
se nelle  sue  armi  il  globo  imperiale,  la 
quale  insegna  questi  palatini  consegna* 
vano  in  mano  del  nuovo  imperatore.  Fe- 
derico li  fatalmente  trattò  con  grande 
predilezione  i  protestanti  appena  inco- 
minciali ne"  suoi  stati;  ed  Ottone  Eun- 
i3 


UH 


l'AL 


co  suo  nipote,  che  gli  successe  nel  1  lo  4, 
adoltò  apertamente  la  pretesa  religione 
luterana. Non  avendo  questi,  né  il  fratel- 
lo Filippo  il  Bellicoso,  lasciato  figli,  l'an- 
tico ramo  elettorale  si  trovò  estinto  nel 
i557,  e  l'elettorato  passò  al  ramo  di 
Simmeren,  di  cui  fu  il  primo  Federico 
III  il  Pio.  Abbracciò  la  religione  rifor- 
mata o  calvinistica,  e  con  sì  stretto  at- 
taccamento, che  tutti  gli  sforzi  dell'im- 
peratore Ferdinando  1  non  riuscirono  a 
riportarlo  in  seno  alla  religione  cattolica, 
oche  avesse  adottato  la  luterana,  essendo- 
si anzi  collegalo  cogli  ugonotti  di  Fran- 
cia. Nel  1  /j 7 G  gli  successe  il  figlio  Luigi 
il  Facile,  che  abbandonò  il  calvinismo 
per  farsi  lutei  ano  ;  ma  suo  fratello  Gio- 
vanni Casimiro  durò  nella  setta  di  Cal- 
vino e  ne  fu  gran  fautore,  come  dissi  nel 
voi.  Ili,  p.  2  j3,  parlando  degli  ugonot- 
ti. Di\enuto  egli  tutore  del  nipote  Fe- 
derico IV,  gliela  fece  abbracciare  ;  fu  sot- 
to questo  elettore  conte  palatino  che  nel 
1G06  Manheiin,  semplice  villaggio  con 
castello  fortificato,  divenne  città  bella  e 
piazza  di  guerra,  residenza  degli  eletto- 
ri, quindi  aumentala  da  suo  figlio  Fe- 
derico V  che  gli  successe  nel  1610.  Que- 
sti ben  presto  diventò  il  capo  del  parti- 
to protestante  in  Alemagna,  per  cui  ri- 
bellatisi quelli  di  Boemia,  lo  elessero  in 
re.  Tale  avvenimento  fu  il  segnale  della 
guerra  di  3o  anni;  l'imperatore  Ferdi- 
nando 11  vittorioso,  pose  Federico  V  al 
bando  dell'impero,  e  dispose  de  suoi  sta- 
li eredilarii,  e  della  dignità  elettorale  nel 
1G23  in  favoie  di  Massimiliano  il  Gran 
de  duca  di  Baviera,  che  nel  i6->4  hi  am- 
messo nel  collegio  elettorale  :  allora  fu 
che  gran  parte  della  famosa  biblioteca 
palatina  di  Ileidelbergu  capitale  del  Pa- 
latiualo,  venne  trasportata  nella  Vatica- 
na ;  questa  città  molto  soffrì,  cos'i  Man- 
heiin popolata  degli  eretici  de'  Paesi 
Bassi.  Federico  V  fuggitivo  inori  nel 
i632,  ed  il  secondogenito  Carlo  Luigi 
solo  nel  1648  per  la  pace  di  AVesliàlia 
fu  reintegralo  del  basso  Palafittato,  ed  un 


PAL 

ottavo  elettorato  venne  creato  a  suo  fa- 
vore, poiché  il  duca  di  Baviera  restò  nel- 
la dignità  con  l'alto  Palatinato;  colla 
morte  di  Carlo,  figlio  di  Carlo  Luigi,  si 
eslinse  il  ramo  Simmeren  nel  1 685,  e 
subentrò  nell'  elettorato  palatino  il  ramo 
Sultzbach.  Tutti  questi  avvenimenti  e 
loro  particolarità  descrissi  a  Elettori 
dell'impero, Heidelberg.*,  Baviera,  Ger- 
mania. In  delti  articoli  riportai  varie  no- 
tizie analoghe,  pel  zelo  religioso  di  Cle- 
mente XI ,  il  quale  mostrò  molta  pre- 
mura d'  indurre  Carlo  conte  palatino  a 
contrarre  nuovo  matrimonio,  onde  assi- 
curarne la  successione,  con  la  principessa 
Maria  Casimira  Sobieski  nipote  di  Gio- 
vanni III;  nel  voi.  XXI, p.  192,  ricordai 
come  lai  Papa  ottenne  dall'elettore  Gio- 
vanni Guglielmo  fratello  di  Carlo  la  re- 
vocazione del  Reccssus,  pregiudizievole 
al  cattohcismo,  al  quale  effetto  aveapur 
scritto  all'  altro  fratello  arcivescovo  ed 
elettore  di  Treveri  ;  nel  voi.  I V,  p.  2  53, 
dissi  come  Clemente  XI  restituì  alla  ve- 
ra chiesa  Leopoldo  Gustavo  de'conti  pa- 
latini, il  quale  promosse  la  religione  cat- 
tolica nel  ducato  di  Due  Ponti  quando  ne 
prese  possesso.  Altra  conversione  nel  se- 
colo XY111  di  Federico,  altro  cunte  pa- 
latino del  Beno,  si  rileva  dalle  lettere  del 
gesuita  p.  Seedorf,  stampate  in  Firenze 
nel  1754  e  in  Roma  nel  1828.  A  facili- 
tare il  ritorno  alla  chiesa  romana,  nel  Pa- 
lafittato e  ducato  di  Xeoburgo,  Clemen- 
te XU  emanò  la  provvidenza  che  accen- 
nai nel  voi.  XXII,  p.  47  j  il  breve  Inter 
rnultiplices ,  si  legge  nel  t.  2,  p.  107, 
Bull,  de  prop.fide.  Carlo  Teodoro  prin- 
cipe di  Sullzbach,  elettore  palatino,  nel 
1741  ebbe  i  ducali  di  Juliers  e  Bcrg,  fu 
benemerito  di  Manheiin,  al  modo  detto 
a  Baviera,  ed  essendo  morto  Massimilia- 
no Giuseppe  III  duca  ed  elettore  di  Ba- 
viera, terminando  con  esso  il  ramo  pri- 
mogenito della  casa  Palatina,  egli  come 
capo  del  ramo  cadetto,  nel  1777  gli  suc- 
cesse negli  stati  e  dignità.  Nel  1  -  7  \  Carlo 
Teodoro  si  recò  in  Roma, come  riportai 


1'  AL 
ne' voi.  XV,  p.  290,  e  XLI,  p.  i  jG;  po- 
scia nel  i  783  ottenne  da  Pio  VI  l'istitu- 
zione della  nunziatura  di  Monaco  (F.)} 
sua  capitale  e  residenza,  pei  domimi  Ba- 
varo-Palatini.  Mori  senza  prole  nel  1  "99, 
e  come  ultimo  del  ramo  palatino  Sultz- 
bach,  ebbe  a  successore  nell'elettorato  e 
sovranità  il  duca  di  Due  Ponti  Massimi- 
liano Giuseppe,  che  nel  1 806  divenne  pri- 
mo redi  Baviera,  cui  successe  nel  182 5  il 
re  Lodovico,  il  quale  nel  1848  a' 20  mar- 
zo abdicò  al  regnante  figlio  Massimiliano 
re  di  Baviera  e  conlepalatino.  Dal  1777 
tutto  il  Palatinato  fu  considerato  come 
una  dipendenza  della  Baviera  sino  alla 
conquista  della  riva  sinistra  del  Reno  fatta 
dai  francesi,  e  confermata  nel  1801  dal 
trattato  di  Luneville.  Nel  1802  lostato  di 
Baden  e  l'Assia  Darmstadt  acquistarono 
le  nominate  parli  del  Palatinato  che  con- 
servano anche  adesso,  Darmstadt  conte- 
nendo anche  Magonza  e  TT'onns  j  e  nel 
18  i  3  la  Baviera  rientrò  in  possesso  di 
una  porzione  del  paese  invaso  dalla  Fran- 
cia. Ileidelberga  aulica  capitale  del  Pa- 
latinato ora  appartiene  al  granducatodi 
Baden,  come  Manhcim  già  capitale  e  re- 
sidenza de' conti  palatini.  II  granducato 
componendosi  eziandio  degli  antichi  ve- 
scovati di  Spira  e  Costanza,  con  piena 
libertà  di  culli,  con  1'  arcivescovato  di 
Fnburgo,  uu  terzo  degli  abitanti  sono 
cattolici. 

PALATINO  o  PALADINO,  Palati- 
nits.  Vocabolo  col  quale  furono  antica- 
mente chiamati  alcuni  cardinali  diaco- 
ni, ed  ora  quei  cardinali  che  nomine- 
rò, in  un  ai  prelati  ed  altri  famigliari 
pontificii  che  servono  domesticamente  il 
Papa  ed  aiutano  nel  suo  palazzo.  Il  vo- 
cabolo di  Palazzo  (f.)  prendesi  soven- 
te dagli  scrittori  per  la  corte  del  prin- 
cipe, quindi  si  appellarono  palatini  i  suoi 
ulli/iali  di  palazzo  e  anche  gli  altri  cor- 
tigiani abitanti  in  esMi.  Palatino  è  anche 
titolo  di  onore  dato  da  Carlo  .Magno  a 
i>  nomini  valorosi,  de' quali  si  serviva 
a  combattere  per  la  tede  insieme  ojii  cs- 


P  A  L  ig5 

so  lui.  e  furono  quelli  che  i  poeti  ne'loro 
versi  celebrarono  come  eroi  :  dagli  egre- 
gi fatti  di  questi  Paladini  fu  poscia  per 
similitudine  detto  agli  uomini  valorosi 
ed  eccellenti.  Così  il  Dizionario  dellalin- 
gua  italiana.  All'articolo  Covte  PALA- 
TINO, O  Co\TE  DEL  PALAZZO  OWeiO  Cfj\- 
TE  DEL    SACRO    PALAZZO   E    DELL*  AULA   Ll- 

tera.\e>se,  parlai  dell'origine  di  questa 
dignità  e  titolo  onorifico  conferito  dai 
Papi,  dagl'imperatori  e  dai  re,  loro  pre- 
rogative, autorità,  loro  diverse  specie  ed 
erudizioni;  può  vedersi  a  oche  Palazzo  L\- 
tera.n-en-se.  V.  Curopalatae,  De  officia- 
libus  palatii  Constantinopolitani s  Lug- 
duni  1 588,  ed  il  voi.  XXXVI, p.  1 8  5.  Il 
Borgia,  Breve  istoria  p.  32  5,  prova  del 
titolo  di  conte  palatino  usato  avanti  as- 
sai del  secolo  XII,  nel  quale  il  Conrigio 
pretese  averlo  inventato  per  la  prima 
volta  l' imperatore  Federico  I.,  per  cosi 
distinguere  i  conti  del  Reno.  Clero  pa- 
latino chiamavansi  i  preti,  diaconi,  ec 
del  palazzo  sovrano,  formanti  nobilissi- 
ma collegiata  nella  chiesa  situata  entro 
il  palazzo:  questa  cappella  l'avevano 
gì'  imperatori  d'oriente  e  i  membri  del- 
la famiglia  imperiale  che  abitavano  al- 
trove. L'ebbero  tutti  gli  altri  monarchi 
dell'antichità,  specialmente  i  re  di  Fran- 
cia, anche  sotto  la  1."  stirpe.  I  palazzi 
reali  e  loro  abitanti  erano  assistiti  dal 
clero  palatino.  Non  dipendevano  dal  ve- 
scovo del  luogo,  ma  dal  vescovo  arci- 
cappellano,  oggidì  grande  Elemosinie- 
re [t  '.),  il  quale  è  l'ordinario  della  fami- 
glia sovrana,  suoi  palazzi,  ubi  tanti,  e  in  al- 
cuni stati  delle  milizie  ancora.  Delle  cap- 
pelle palatine,  del  clero  palatino  e  della 
liturgia  palatina  degl'imperatori  d'orien- 
te e  d'occidente  e  dei  re  e  sovrani  d  Eu« 
ropa,  tratta  il  Carafa,  De  captila  regi*. 
Alle  indicale  nozioni  sul  titolo  di  conte 
palatino,  altre  qui  ne  aggiungerò  col- 
I*  autorità  del  eh.  ilei  Bue,  Deli  origine 
dell' araldica,  cap.  7,6  del  titolo  di  Con- 
te Palatino.  I  conti  pillimi  furono  così 
chiamati  dal  conte   PaLmno  del  /, 


196  PAL 

e  di  Baviera  (F.),  la  cui  denominazione, 
secondo  alcuni  scrittori,  deriva  da    una 
torre  o  palazzetlo,  di  cui  rimasero  le  re- 
liquie a  distanza  di  mezzo  miglio  da  quel 
iiume,  ov'èfama  che  i  passeggeri  pagas- 
sero tributo.  Altri  vogliono  the  così  fos- 
se nominata  la   famiglia   Palatina,  per 
distinguerla  dalle  altre  che  godevano  ti- 
tolo di  conte  di  qualche  castello  o  for- 
tezza eretta  in  contea,  come  pure  da  lut- 
ti gli  altri  palatini  ;  soggiungendo  inoltre 
che  quella  ottenesse  titolo  dal  gran  trat- 
to di  paese,  che  nella  contea  di  lei  è  ba- 
gnato dal  fiume  Reno.  Circa  la  palatina 
di  pelliccia  o  fazzoletto  da  collo  lavoralo 
a  straforo,  che  portano  sul  collo  le  don- 
ne, noterò  che  i   francesi  fauno  deriva- 
re tal  denominazione  da  una  figlia  del- 
l'elettore  palatino  che  sposò  il   fratello 
di  Luigi  XIV,  la  quale  per  la  prima  usò 
tal  ornamento,  affine  di  evitare  V  inde- 
cenza della  nudità  delle  spalle  e  del  se- 
no. In   Ungheria  un  arciduca  d'  Austria 
come  palatino  occupò  il  primo  luogo  do- 
po il  re.  Il  titolo  di  conte  palatino  si  ac- 
quistò non  solo  per  concessione  del  prin- 
cipe o  del  Papa,  ma  ancora  con  laurea 
di  Dottore  (I7-),  professando  e  dettando 
leggi  sulle  pubbliche  cattedre  pel  corso 
di  20  anni  continui.  Neil'  università  di 
Padova,  per  privilegio  particolare,  a  ciò 
bastava  il  corso  di   16  anni.  In  Bologna 
godeva  altra  voltatale  privilegio  non  so- 
lamente l'università  de'legisti,  ma  anche 
quella  degli  artisti  ;  anzi  questa  per  con- 
cessione di  Carlo  V,  poteva  non  solo  crea- 
re conti  palatini,  ma  anche  cavalieri  au- 
reali  dello  spermi  d'oro,  coi  privilegi  dei 
creati  dagl'imperatori.  Alcuni  collegi  di 
dottori  godevano  pur  essi  il  titolo  di  con- 
ti palatini  e  cavalieri  aureali,  e  fra  que- 
sti quelli  di  Milano  e  di  Cremona,  ed  i 
secondi  qualificati  conti  del  sacro  palaz- 
zo Lateranense,  ciò  che  significava  lo  stes- 
so che  conti  palatini.  Il  titolo  di  conte 
palatino  da  vitaliziarlo  divenne  eredita- 
rio, o  per  concessione  o  per  consuetu- 
dine. 


PAL 

A  Diaconie  cardinalizie,  parlandodel- 
l'origine  e  differenti  specie  di  cardinali 
diaconi,  dissi  de'palatini,  stazionari  e  re- 
gionari :  il  Baronio   dice   che  i  palatini 
erano  G,  il  Zaccaria  4>  e^  •'  Novaes  as- 
serisce che  s.  Gregorio  III  nel  y35,  ve- 
dendo che  i  cardinali  diaconi  regionari 
da  7  erano  divenuti  i4,  egli  ne  aggiun- 
se 4  col  nome  di  palatini,  i  quali  dura- 
rono poco,  per  assistere  sempre  il  Papa 
mentre  celebrava  nelle  basiliche  Latera- 
nense e  Vaticana,  perciò  detti  ancora  ba- 
silicali e  misseles.  Era  proprio  de'  car- 
dinali palatini  cantare  l'evangelo  nel  La- 
lerano,  a  diversità   dei  regionari  che  lo 
cantavano  nelle  proprie  legioni,  fra 'qua- 
li vi   era  lo  stazionario  e  l'oblazionario; 
il  i.°  servi  va  il  Papa  nellestazioni  cantan- 
do il  vangelo,  ed  era  officio  temporaneo 
come  il  2.0,  che  offriva  al  cardinale  ar- 
cidiacono pane  e  vino  pel  sagrifìzio.  Per 
testimonianza  del  Funaioli  all'anno  io5y, 
n.°  19,  in   quell'anno  esistevano  6  dia- 
coni palatini,  che  sovrastavano  alle    12 
diaconie  dei  cardinali  regionari.  Vi  furo- 
no anche  7  suddiaconi  basilicali  e  pala- 
tini,che  servivano  il  Ponteficeallorquan- 
do  celebrava,  e  portavano  la  croce  avan- 
ti di  lui;  come  pure  7  suddiaconi  regio- 
nari e  7  stazionari  e  oblazionari,  o  della 
scuola  de'cantori,  secondo  il  Rinaldi.  Nei 
secoli   posteriori  ,  cardinali  palatini  si 
chiamarono  i  cardinali  nipoti  o  Parenti 
del  Papa  (A'.)jil  Segretario  di  stalo (I7-), 
(e  quello  per  gli  affari  di  stato  interni  sot- 
to Gregorio  XVI),  il  segretario  de'  Bre- 
vi [V.),  il  Datario  (l7.),  il  segretario  dei 
Memoriali  (F.),  nonché  i  cardinali  pro- 
Udilore  (P.),  quando  vi  è  stato,  ed  il 
Bibliotecario  (P '.),  quando  ha  abitato  nel 
Vaticano.  Avendo  il  regnante  Pio  IX  as- 
segnata la  eminente  carica  di  prefetto  dei 
ss.  palazzi  apostolici  ad  un  cardinale,  che 
prima  riuniva  il  maggiordomo,  nel  r.°  no- 
vembre 1848  la  conferì  al  cardinal  Gia- 
como Antonellijlaondeecco  un  altro  car- 
dinale palatino.  I  cardinali  palatini  sono 
notati  nelle  Notizie  di  Roma,  alla  cale- 


P.\  L 
goiia  :  Filmigli  a  pontificia,  pei  primi,  e 
ciò  fin  dal  i  72  \.  Per  la  gerarchia  d'or- 
dine ivi  sono  registrali,  non  secondo  la 
loro  nomina  alla  carica  palatina,  ma  per 
ordine  gerarchico  di  vescovi,  preti  e  dia- 
coni. Risiedono  ne'palazzi  pontificii, o  nei 
propri  con  annuenza  del  Pontefice,  >e 
nei  primi  in  sala  e  nella  camera  ilei  tro- 
no non  possono  alzare  il  baldacchino,  ma 
il  solo  dossello.  Dal  Maestro  di  came- 
ra (P '.)  ricevono  nelle  dispense  le  meda- 
glie di  argento,  e  sono  invitati  ad  alcu- 
ne particolari  funzioni  cui  assiste  il  Pa- 
pa.  Molte  notizie  che  li  riguarda  sono 
pure  a  Famiglia  pontificia,  e  in  altri 
articoli,  principalmente  nel  voi.  X,  p.  10 
e  1  1  ;  avendo  notato  quanto  si  pratica 
per  quelli  che  muoiono  ne'palazzi  Qui- 
rinale e  Vaticano,  nel  voi.  XXVIII,  p. 
40  e  4">  1°  che  in  parie  ha  luogo  pei 
prelati  e  altri  palatini  che  ivi  terminano 
di  vivere.  Al  citato  articolo  si  parla  ezian- 
dio dei  prelati  palatini  e  altri  famigliari 
cosi  denominati,  ed  abitanti  negli  stessi 
palazzi,  nonché  della  congregazione  pala- 
tina istituita  da  beone  \ll  e  tuttora  in  vi- 
gore pel  miglior  ordine  dell'amministra' 
zione  de'  Palazzi  apostolici  {f/.).  Degli 
antichi  giudici  palatini  si  discorre  a  Giu- 
dice; ed  a  Maggiordomo,  capo  de'prelati 
palatini,  dicesi  degli  uffiziali  palatini  an- 
tichi e  moderni.  Si  rileva  dal  Parisi,  Istru- 
zioni t.  3,  p.  ili)),  che  i  prelati  palatini 
»  latti  cardinali,  hanno  il  privilegio  di 
aggiungere  all'  arme  propria  quella  del 
l'apa,  e  che  ne' tempi  addietro  o  pone- 
vano fuori  del  loro  scudo  sotto  il  cappel- 
lo uno  scudetto  caricato  dell'arme  pon» 
tilicia,  o  cari*  li  ino  di  essa  arme  il  ca- 
po dello  sondo  proprio  ;  ora  sogliono 
portare  lo  scudo  suo  partito  ed  accolla- 
lo dell' arme  del  Papa  loro  creatore  ", 
Riportando  nel  voi.  XXIII,p.g6il  bre- 
ve di  l'io  VI,  con  cui  concesse  i  solili  pri- 
vilegi agl'intimi  famigliari  palatini,  d  il 
prelato  maggiordomo  ai  \  aiutanti  di 
e, onera  incinsi  ve,  si  legge  che  li  dichiarò, 
secondo  il  Consuelo,  nutari,  conti  late;  a- 


P  \  L  197 

nensi,  cavalieri  dello  speron,  nobili  ro- 
mani, ec,  autorizzandoli  ad  usare  il  mio 
stemma  gentilizio  separatamente  o  per 
intiero  o  unito  al  loro.  Non  avendo  i 
successori  di  Pio  VI  spedito  il  breve  dei 
privilegi  ai  palatini,  ora  i  soli  maggior- 
domo e  maestro  di  camera  a  destra  dei 
loro  stemma  inquartano  quello  del  Pi- 
pa che  servono,  e  quello  solo  di  chi  li 
creò  cardinali  essendo  nelle  dette  cari- 
che. Tuttavolta  Gregorio  XVI  nel  crea- 
re cardinali  Frezza,  Mezzotanti  e  Altie- 
ri, già  prelati  palatini,  permise  loro  d'in- 
quartale  il  suo  stemma.  Quanto  alla 
guardia  palatina  de' sacri  Palazzi  apo- 
stolici, a  questo  articolo  ne  parlo. 

PALATINO  DEL  BENO  e  DI  BA- 
VIERA, r.  Pai.vt.vato. 

PALAZZO  o  PALAGIO,  Paladina, 
Domus.  Casa  grande  e  isolata  costrutta 
con  magnificenza.  Dissi  a  Monti  ni  Ro- 
M\,che  avendo  Augusto  pel  primo  edifi- 
cato sul  monte  Palatino  una  magnifica 
abitazione,  l'edilìzio  prese  dal  luogo  il 
nome  di  Palatami j  e  siccome  gì'  impe- 
ratori successivi  altre  ancora  ve  n'eres- 
sero, cos'i  avvenne,  che  ne'  bassi  tempi  le 
case  ove  dimoravano  i  principi  si  dices- 
sero palazzi  o  palagi  :  questa  medesima 
appellazione  quindi  si  andò  estendendo 
di  mano  in  mano  eziandio  alle  case  dei 
grandi  ed  a  tutti  quegli  edilizi  sontuosi 
e  splendidi  eretti  dai  ricchi  per  abitarvi. 
Marquez,  Delle  case  di  città  degli  anti- 
chi romani,  Ruma  1 -rp.  Il  vocabolo  di 
palazzosi  piglia  sovente  per  la  Cortei^".) 
ilei  principe,  aula,  e  quindi  vennero  le 
cariche  e  i  nomi  di  Maestro  o  M  : 
domo  (A^.Jdcl  palazzo,  d'intendente  del 
palazzo  e  simili,  ed  altri  uffizi,  che  trat- 
to ai  loro  articoli  ;  come  il  vocabolo  Pa- 
latino (/'.),  gli  ufficiali  e  cortigiani  dei 
principi  sovrani.  Loco  come  il  Moreelli 
chiamò  diverse  specie  di  palassi  :  della 
1  igione,  il  palano  della  giustizia,  difesa 
dei  cittadini  ,  basilica  judiciorum  arx 
civiu/H,  Palazzo  del  Papa,  dotimi  ponti- 
ficatisi del  principe  Id  pubbli 


i98  TAL 

co,  basìlìcaj  della  città,  curiaj  ducale, 
curia  ducisj  del  senatore,  domicilium 
senaloriiimj  reale,  regiaj  vescovile,  ae- 
dcs pontificales ;  di  villa, praetorium.  Ol- 
tre gli  articoli  Palazzi  apostolici  o  pon- 
tificii, e  Palazzi  di  Roma,  in  cui  farò  pa- 
rola su  questa  specie  di  edifizio,non  man- 
co di  far  menzione  de'  principali  palaz- 
zi a'ioro  luoghi,  anco  descrivendo  bre- 
vemente i  più  importanti  e  magnifici,  sia 
delle  accennate  spècie,  che  di  altre.  A. 
Immunità  ho  detto  come  il  diritto  d'asi- 
lo e  immunitario  fu  esteso  al  palazzo  e 
abitazioni  de'  vescovi  chiamato  Episco- 
pio (F.),  dicendosi  palazzo  arcivescovile 
ed  archi  episcopio  quello  dell'  Arcivesco- 
vo (  V.),  e  patriarcale  o  Patriarchio  (F.) 
quello  del  patriarca.  Sebbene  il  titolo  di 
sacro  palazzo  è  proprio  di  quello  abita- 
to dal  Papa,  si  rileva  dal  Borgia,  Me- 
morie,  t.  3,  p.  4°9>  cne  8U  arcivescovi 
di  Benevento  lo  diedero  alla  loro  abita- 
zione, nostri  sacri  palatii.  Nelle  antiche 
cute  i  termini  fri  sacralissimo  Episco- 
pio o  Archi  episcopio,  d'  ordinario  allu- 
dono alla  chiesa  cattedrale,  e  non  al  pa- 
lazzo abitazione  di  vescovo  o  arcivesco 
vo.  Della  residenza  de'  vescovi  presso  la 
loro  cattedrale,  sono  a  vedersi  le  Scrit- 
ture del  Pallavicino  e  dell'Olstenio,  sul 
luogo  che  conviene  ad  abitare  al  Papa, 
pubblicate  dal  Zaccaria,  di  cui  parlo  a 
Palazzo  Vaticano;  più  l'articolo  Con- 
gregazione DELLA  RESIDENZA  De'  VESCOVI. 
Egualmente  a  Immunità  parlai  dell'im- 
munità de' palazzi  de' cardinali  dentro  e 
fuori  di  Roma,  e  di  quelli  anuessi  ai  lo- 
ro titoli  e  diaconie,  riconosciuta  anche 
dal  concilio  di  Laterano  V;  come  Pio  IV 
e  Gregorio  XIII  proibirono  che  i  palaz- 
zi de' cardinali  e  ambasciatori  servissero 
di  asilo  a'delinquenti  e  malfattori,  e  co- 
me altri  e  quali  Papi  rinnovarono  tale 
divieto,  e  quanto  combatterono  le  fran- 
chigie con  fortezza  d'animo,  quali  inR.o- 
ma  gli  ambasciatori  pretendevano  gode- 
re eziandio  intorno  ai  loro  palazzi  e  tal- 
volta nelle  case  adiacenti,  riportandone 


P  AL 

le  gravi  e  funeste  conseguenze  :  notai  pu- 
re che  Alessandro  Vili  proibì  ai  citta- 
dini e  nobili,  tranne  i  principali  baroni, 
i  ministri  e  gli  ambasciatori  esteri,  di  te- 
nere sulle  loro  porte  gli  stemmi  ponti- 
fìcii. 

Il  Bernini,  Storia  delle  eresie,  sec.  VI, 
cap.  9,  narra  che  Belisario  donò  a  s.  Pie- 
tro una  croce  d'oro  del  peso  di  100  lib- 
bre e  ornala  di  gemme,  la  quale  poi  si 
smarrì  nella  sede  vacante  che  precedette 
il  pontificato  di  Stefano  V  detto  VI,  per 
la  pessima  usanza  ,  quae  inoleverat ,  ut 
mortilo  summo  Ponti/ice  invaderent  ho- 
mines  sedia  apostolicae  Patri archium,  at- 
que  depraedarcntur  ipsunij  proibita  poi 
rigorosamente  da  Giovanni  IX,  come  no- 
tai nei  voi.  XI,  p.  66,  e  XXI,  p.  206. 
Tuttociò  meglio  racconta  il  Rinaldi,  an- 
no 885,  n.°  4?  dicendo, che  lo  stesso  Pa- 
pa si  recò  in  guardaroba  e  in  sagrestia, 
e  le  trovò  spogliate,  come  trovò  vuoti  i 
granai  e  le  cantine,  che  servivano  prin- 
cipalmente per  sovvenimento  de'  poveri. 
A  Cella  del  conclave,  parlando  di  quel- 
le saccheggiate  ,  rimarcai  che  dall'  abu- 
so di  spogliare  il  palazzo  del  vescovo  de- 
funto e  anco  del  Papa  morto,  derivò  quel- 
lo di  depredare  il  palazzo  che  il  novello 
Papaabitava  da  cardinale.  Questi  depre- 
damenti furono  condannati  con  censure 
ed  altre  pene  dai  Pontefici  e  dai  concilii, 
massime  da  Onorio  III  e  Bonifacio  VIII; 
dalla  sess.  41  del  concilio  di  Costanza  e 
da  quello  di  Laterano  V,  con  bolla  di  Leo- 
ne X,  Temerarium,(\e'ii  marzo  i5i6, 
Bull.  Rom.  t.  3  ,  p.  4^3.  Prima  e  dopo 
queste  rigorose  proibizioni  e  penali,  non 
essendosi  pienamente  eliminato  questo  ri- 
provevole ladroneccio,  come  altrove  re- 
gistrai, ne  sieno  prova  questi  esempi.  Ab- 
biamo dal  Fantoni ,  Storia  d'  Avignone 
t.  1.  p.  264,  che  nel  i3-8  nel  conclave 
in  cui  fu  eletto  al  Vaticano  Urbauo  VI, 
avendo  domandato  i  romani  ad  un  mi- 
nistro del  vescovo  di  Marsiglia  custode 
del  conclave,  dalla  risposta  andate  a  s. 
Pietro  ,  essi  intesero  fosse  eletto  il  cardi- 


P  A  L 

nal  di  s.  Pietro  Tebaldeschi,  onde  talu- 
ni, asserendo  essere  l'uso,andaronoa  ra- 
pire i  mobili  della  casa  di  detto  cardina- 
le. Nel  i44?  nel  conclave  per  l'elezione 
di  Nicolò  V,  il  cardinal  Prospero  Co- 
lonna degradato  dal  defunto  Eugenio  IV, 
fece  di  tutto  per  succedergli ,  ma  indar- 
no gli  aragonesi  e  Colònnesi  perciò  si  af- 
faticarono. Tuttavolta  essendo  corsa  la 
voce  di  sua  elezione,  il  popolosecondo  l'a- 
busivo costume  andò  a  saccbeggiargli  la 
casa,  mentre  in  vece  si  proclamava  il  ve- 
ro Papa.  A  Cella  riportai  quanto  avven- 
ne per  l'elezione  di  Pio  II.  Neil'  elezione 
d'  Innocenzo  X  un  muratore  nel  disfa- 
re le  celle  del  conclave,  gridò  vìva  Papa 
Innocenzo:  il  popolocapì  Crescenzo  e  cor- 
se al  palazzo  Crescenzi  alla  Rotonda  ,  o- 
ve  abitava  il  cardinal  Pietro  Paolo.  Ma 
poi  seppe  che  nou  era  vero  e  passò  a  da- 
re il  sacco  al  palazzo  Pampini j,  di  cui  aprì 
le  porte  la  stessad.  Olimpia  cognata  d'In- 
nocenzo X,  mostrandone  gran  contento, 
giacché  essendo  stata  precedentemente 
avvisata  da  un  prelato  che  suo  cognato 
sarebbe  eletto  Papa,  avea  nascosto  il  più 
bello  e  il  più  prezioso.  Dopo  la  morte 
d' Innocenzo  X  corse  pericolo  di  nuovo 
saccheggio. 

Nel  secolo  IX  principalmente  fu  in  u- 
so  la  stessa  rapina  al  palazzo  de' vescovi 
nella  loro  morte,  benché  i  Difensori  del- 
la Chiesa  {V.)  doveano  impedirne  il  sac- 
cheggio, ed  invigilare  in  sede  vacante  sui 
beni  della  mensa.  Dissi  già  che  siffatto 
spoglio  fu  rigorosamente  proibito  uel- 
I'8g8  da  Giovanni  IX, come  rilevasi  dal 
Pagi,  Drev.  Boni.  Pont.  t.  i  ,  p.  4'Oj  'n 
vita  Sleph.  V.  Analoghe  e  belle  erudizio- 
ni  ci  dà  il  Borgia,  Memorie  t.  2,  p.  32". 
Edi  dice  che  1'  abuso  di  dar  il  sacco  al 
palazzo  e  robe  del  defunto  Pontelìce  a- 
vea  procurato  lo  stesso  s.  Leone  IX  di 
toglierlo  quanto  ai  vescovi.  Già  in  orien- 
te i  padri  del  concilio  di  Calcedonia,can. 
Non  lieeat  q.  2, caus.  12,  aveano  vietato 
ai  chierici  d'  invadere  i  beni  del  vesco- 
vo defunto.  Altrettanto  poi  si  lece  in  occi- 


PAL  199 

dente  nel  concilio  di  Lerìda  nel  $24, can. 
//rt(°f,q.  2,  caus.  1 1.  Quindi  ne  venne  che 
in  alcuni  luoghi  i  beni  della  chiesa  dopo 
la  morte  del  vescovo,  erano  raccoman- 
dati al  metropolitano  o  a  qualche  vesco- 
vo de'piìi  vicini.  Dai  chierici  passò  la  rea 
usanza  nei  laici,  e  sebbene  s.  Leone  IX  vi 
dasse  riparo,  pur  tuttavia  fu  d'uopo  che 
Urbano  II  nel  concilio  di  Clermont,  can. 
De  laicis,q.  2,  caus.  12  del  iocp,  Cali  - 
sto  II  in  quellodi  Tolosa  del  1  iqq,  can.  j, 
ed  Innocenzo  II  nel  concilio  ili  Latera- 
110  II,  can.  Illud,  q.  2,  caus.  12  del  1  i  3q, 
tornassero  a  farnegravissimodivieto.  Per 
quanto  sembra,  l'abuso  di  saccheggiare 
le  facoltà  del  vescovo  morto  trasse  l'ori- 
gine dalla  comunione  de'beni,  cioè  (pian- 
do i  vescovi  prendevano  tutte  le  decime 
e  le  altre  rendite  ecclesiastiche,  per  far- 
ne poi  la  quadruplice  divisione.  Cessata 
questa  economia,  ebbe  anche  fine  l'abu- 
so di  occupare  le  robe  del  vescovo  dopo 
la  di  lui  morte.  La  quadruplice  divisio- 
ne durò  più  o  meno  secondo  i  luoghi  : 
Carlo  Magno  e  Lodovico  I  ne'loro  capi- 
tolari ne  parlano  come  di  cosa  ancora  pra- 
ticata e  la  prescrivono.  Nel  secolo  X  e  XI 
se  ne  trovano  degli  esempi,  ed  anche  nel 
secolo  XII, come  nel  concilio  Aquense  del- 
la provincia  di  Narboua  del  1  m.  ;  e  ne! 
io32  Atenulfo  arcivescovo  di  Capua  ne 
diede  esempio  con  bolla  a  Benedetto  ve- 
scovo di  Sessa.  JNelle  carte  del  secolo  XII 
non  pai  e  chevisieno  memorie  della  qua- 
druplice divisione  de'beni,  onde  crede>i 
cessata  l'antica  disciplina  e  per  conseguen- 
za I'  abuso  di  dar  sacco  alle  robede've- 
scovi  defunti. 

PALAZZI  APOSTOLICI  o  POX- 
l  IFICII.  Il  palazzo  papale  è  la  venera- 
bile casa  e  residenza  ordinaria  del  supre- 
mo gerarca  della  cristi  nula,  capo  visibi- 
bilc  della  Chiesa  cattolica,  del  più  antico 
Sovrano  d'  Europa,  chiamata  per  eccel- 
lenza sacra,  sacri  Palatii,  dotnus  Ponti- 
ftcalis t sacrae  Donni*  Chiamasi  aucora 
palazzo  apostolico  quello  ove  dimorano 
1  rappresentanti  pontificii,  con 


200  P  A  L 

Nunzi ,  Delegati  ed  altri  ministri  diplo- 
matici o  governativi:  de'  principali  si  fa 
memoria  a'  loro  luoghi.  Il  titolo  di  sacro 
palazzo  fu  dato  a  quello  de'romani  Ponte- 
fici, senza  confronto  più  ragionevolcnen- 
tedi  quello  cheun  tempo  portarono  quel- 
li degl'  imperatori,  re  di  Francia,  il  do- 
ge di  Venezia  nel  982,  il  principe  di 
Capua  nel  112  1,  come  osserva  il  Nardi, 
De'  parrochi,  t.  2,  p.  i58  e  357:  in  Pa- 
via (f.)  risiedevano  i  conti  del  sacro 
palazzo  d'Italia.  In  fatti  ne'  palazzi  apo- 
stolici si  dierono  gli  esempi  delle  più 
sublimi  virtù,  si  fecero  i  più  grandi  atti 
di  suprema  autorità  pontificale  e  sovra- 
na, onde  si  possono  chiamare  monumen- 
ti storici  interessanti  tutte  le  nazioni,  per 
tanti  moti  vi  e  ragioni  che  facile  è  spiegare. 
11  Nardi  rileva  che  il  titolo  di  sacro  pa- 
lazzo dato  all'abitazione  del  Papa,  già 
era  in  uso  a  tempo  di  s.  Gregorio  Ili 
del  731  :  nel  conciliabolo  romano  del 
963  è  appellato  sanclurn  palatium.  Al- 
tri documenti  sono  del  1  o  1  G,  del  1029 
nel  concilio  romano,  in  cui  un  cardina- 
le diacono  era  canccllarius  sacri  pa- 
lata. Nelle  Cappelle  pontifìcie  (f.)  dei 
palazzi  apostolici  il  Papa  celebra  o  assi- 
ste alla  maggior  parte  delle  sacre  funzio- 
ni ,  con  isplendore  e  decoro  di  ecclesia- 
stica magnificenza,  coll'interventode'car- 
dinali,  patriarchi,  arcivescovi  e  vescovi  , 
curia  e  corte  romana,  e  di  personaggi  e 
sovrani  d'ogni  nazione  :  nel  voi.  Vili,  p. 
229,  287  e  seg.,  riportai  le  osservazio- 
ni da  me  fatte  sulle  funzioni  celebrate, 
massime  della  settimana  santa,  se  i  Papi 
abitavano  il  Quirinale;  e  nel  voi.  IX,  p. 
44?  7I5  78  e  101  quelle  per  le  feste  del 
Corpus  Domini,  s.  Pietro  e  Natale.  Del- 
le funzioni  poich'ebbero  luogo  nelle  cap- 
pelle segrete  de'  palazzi  apostolici,  ordi- 
narie e  straordinarie,  vedasi  il  detto  voi. 
IX,  p.  1  52  e  1 63.  Le  cappelle  e  predi- 
che ,  che  hanno  luogo  nel  palazzo  apo- 
stolico ,  si  celebrano  in  quello  dove  fa  il 
Papa  l'ordinaria  dimora.  Nel  Concisto- 
ro (F\))  il  Pontefice  provvede  di  vescovi 


PAL 

tutto  il  cristianesimo,  crea  i  cardinali, 
tratta  la  canonizzazione  de'beati  e  gli  af- 
fari più  importanti  della  Chiesa;  avendo 
già  nell'aula  concistoriale  investito  di  re- 
gni i  sovrani,  ricevuto  imperatori,  re  e 
principi,  in  un  ai  loro  ambasciatori,  ciò 
che  ora  fa  nelle  Udienze  (^.),  che  il  Pa- 
pa accorda  nelle  sue  domestiche  came- 
re, ricevendovi  l'omaggio  de'cattolici  che 
si  recano  in  Roma,  non  meno  che  degli 
acattolici.  Ne'  primi  tre  secoli  le  abita- 
zioni de'  Papi,  per  le  persecuzioni,  erano 
ordinariamente  o  le  Catacombe  e  Cimi- 
teri^.) (  tuttavolta  si  ha  che  Giovanni 
HI  del  56o  abitò  nel  cimiterio  de' ss.  Ti- 
burzio  e  Valeriano  ),  o  le  case  de'più  fe- 
deli patrizi  o  altri  cristiani,  e  delle  più  e- 
semplari  matrone,  che  dalla  gentilità  pas- 
sate a  professare  la  legge  di  Gesù  Cristo, 
noumeno  offrivano  le  loro  sostanze  pel 
mantenimento, che  i  loro  palazzi  al  ricet- 
to di  essi.  Ivi  i  Pontefici  nascosti  e  ritira- 
ti celebravano  anche  i  divini  misteri.  11 
Martinelli  chiamò  la  chiesa  di  s.  /Ilaria  in 
via  Lata  (V.)  prima  residenza,  tribuna- 
le e  trono  della  maestà  di  s.  Pietro,  ed  in 
conseguenza  episcopio,  patriarchio,  reg- 
gia de'  Papi,  e  grembo  di  s.  Chiesa,  li- 
no a  s.  Silvestro  I,  dopo  il  quale  fu  eletto 
e  stabilito  il  Lalerano.  Questa  gloria  pe- 
rò s.  Maria  in  via  Lata  la  divide  con  la 
Chiesa  di  s.  Pudenziana  (V.).  11  Moretti 
poi  dichiara  primo  episcopioo  patriarchio 
pubblico  di  JAoina  quello  di  s.  Calisto  I 
del  22  i  presso  la  Chiesa  dì  s.  Maria  in 
Trastevere ,  come  dico  parlando  del  suo 
palazzo.  Nel  IV  secolo,  donata  da  Co- 
stantino la  pace  alla  Chiesa,  assegnò  per 
abitazione  comoda  e  decente  del  Ponte- 
fice (amando  di  esaltarlo  non  meno  del 
gentile,  il  qual  pontefice  pure  abitava  in 
palazzo  pubblico)  l'imperiale  palazzo  di 
Lalerano  (l\),  contiguo  al  quale  edificò  la 
basilica  del  Salvatore,  prima  chiesa  del 
mondo,  ed  in  cui  per  molti  secoli  i  Papi 
abitarono  quale  loro  proprio  e  sicuro  sog- 
giorno, come  dirò  nel  descriverlo;  e  par- 
lando di  quello  faticano,  si  vedrà  che 


P  AL 

i  Pontefici  nel  delto  secolo  comincia- 
rono a  dimorarvi  ,  mentre  la  residenza 
Quirinale  ebbe  principio  nel  XVI.  Inol- 
tre i  Papi  abitarono  presso  le  Chiese  di 
Roma  (A7.),  come  dirò  descrivendo  le  lo- 
ro principali  residenze:  s.  Paolo  I  dalla 
sua  casa  contigna  alla  Chiesa  eli  s.  Silve- 
stro in  Capile  ,  nell'estate  essendo  pas- 
sato ad  abitare  presso  la  basilica  di  s. 
Paolo  ivi  morì.  Il  Cancellieri  nella  Lette- 
ra sull'aria  di  Roma,  notò  i  divetsi  luo- 
ghi successi  vanieuteabitati  dai  Papi,  mas- 
sime nella  stagione  estiva,  ciò  che  può  ve- 
dersi ai  rispettivi  articoli  ed  ai  seguen- 
ti. La  varietà  di  abitazioni  in  tanti  diver- 
si rioni  di  Roma  provenne  o  da  circo- 
stanze particolari,  o  per  migliorare  aria  e 
soggiorno,  o  per  stabilirsi  ne'  luoghi  ove 
era  il  fòrte  della  popolazione,  e  per  mag- 
gior comodo  della  curia  e  di  quelli  che 
doveano  trattare  affari. 

Ben  presto  il  palazzo  apostolico  diven- 
ne l'ospizio  e  l'asilo  de'  poveri.  Pelagio 
II  del  5y8  vi  raccoglieva  i  poveri,  mas- 
sime vecchi, come  se  fosse  il  loro  ospeda- 
le. Il  successore  s.  Gregorio  I  ridusse  il 
suo  palazzo  (abitò  pure  nel  monastero  e 
Chiesa  de' ss.  Andrea  e  Gregorio  [V.)  in 
scuola  di  virtù,  di  dottrina  e  di  canto  ec- 
clesiastico, ed  ogni  giorno  vi  chiamava  a 
mensa  12  poveri  ,  come  a  suo  esempio 
praticarono  moltissimi  de'  suoi  successo- 
ri ,  lo  che  dissi  ancora  ad  Elemosine- 
ria  apostolica  (P.)-  Questa  antica  e  be- 
nefica istituzione  del  palazzo  apostolico, 
stabilita  dai  Papi  in  favore  de'  poveri  , 
donde  ne  derivarono  altre  benefiche  isti- 
tuzioni, come  delle  maestre  pie,  de'mae- 
stri  regionari ,  medici ,  chirurghi  e  spe- 
zierie  a  vantaggio  degl'  indigenti  d'  ogni 
rione  di  Roma.  A  Medicina  dissi  che  qui-. 
vi  anticamente  vi  furono  scuole  di  que- 
sta scienza  salutare,  con  orto  di  sempli- 
ci. A  Maestro  del  sacro  palazzo  ,  ed  a 
Lettori  del  SACBO  ni  \//.o  ,  parlai  dello 
scuole  che  sino  a  Leone  V  i  Pontefici  a- 
veano  tenuto  nel  loro  palazzo  ,  per  inse- 
gnarvi le  scienze  come  in  una  università, 


PAL  20  r 

Da  tempo  immemorabile  si  aduna  nel 
palazzo  apostolico  e  col  titolo  di  sacro  il 
tribunale  dalla  Rota^F.),  ed  il  luogo  de- 
stinato all'udienza  delle  cause  si  chiama 
auditorio.  In  progresso  di  tempo  vi  furo- 
no stabilite  anche  stanze  per  le  Cotigre- 
gazioni  Cardinalìzie  (A'.),  compresa  l'ali* 
bellissima  Segnatura,  e  la  congregazione 
di  consulta.  A  delto  articolo  notai  ,  che 
tenendosi  prima  tali  congregazioni  nelle 
case  private  de'  cardinali  più  anziani  di 
ciascuna  ,  Alessandro  VII  introdusse  di 
adunarle  nel  palazzo  apostolico,  ove  sta- 
bilì per  esse  appositi  archivi:  ora  leggo 
nel  l'ucci,  De  giubilei  p.  120,  che  nel  lu- 
glio 1600  ordini)  Clemente  VIII  che  le 
congregazioni  de' cardinali,  che  prima  si 
tenevano  avanti  il  cardinal  decano  e  pre- 
fetti delle  stesse  congregazioni  ,  in  avve- 
nire si  facessero  nel  palazzo  Vaticano,  on- 
de potervi  intervenire  qualche  volta,  co- 
me fece.  Alessandro  VII  dunque  avrà  pe- 
rò stabilito  questo  nuovo  metodo:  si  de- 
ve notare  che  le  adunanze  di  dette  con- 
gregazioni e  tribunali  hanno  luogo  in  quel 
palazzo  dove  il  Pontefice  fa  la  sua  ordi- 
naria residenza.  L'introduzione  nel  pon- 
tificio palazzo  de' Procuratori  delle  cause 
del  sacro  palazzo  apostolico  {V-),  edel- 
l' Archivio  e  Biblioteca  della  s.  Sede  (V.) 
risale  ai  primi  tempi  della  Chiesa;  suc- 
cessivamente furonvi  stabilite  le  diverse 
Segreterie  (T7-),  e  Gregorio  XVI  vi  pose 
l'archivio  de' Maestri  delle  cerimonie pon- 
ti  fide  {V.).  Della  Camera  apostolica,  già 
fissala  ne'  primi  seooli  nel  sacro  palazzo, 
come  della  Floreria  apostolica,  ove  par- 
lo delle  diverse  guardarobe,  sono  a  ve- 
dersi quegli  articoli  e  gli  altri  riguardan- 
ti le  altre  officine.  A  Palazzo  Vaticano 
e  LATBBAlfEgSB,  li  celebro  come  divenuti 
emporio  e  sede  delle  arti  belle,  per  la  pro- 
tezione de'  P.ipi. 

Degli  antichi  e  numerosi  uffici  del  pa- 
lazzodel  Papa,  come  degli  odierni,  ne  p  ir- 
lo ai  loro  articoli:  i  primari  antichi  fu- 
rono il  Primii i-io.  il  VicedomìnOi  il  Se* 
conducro,  il  Protoscrinario,  il  Pruniceio 


?.o2  TAL 

ile'  difensori, V  Arcario  o  Tesoriere, \\  Ve- 
slarario,  il  Saccllario,  il  Nomenclatore, 
il  Superista,  il  Camerlengo ,  il  Maestro 
thl  sacro  ospìzio,  il  Maresciallo {V.);  gli 
attuali  sono  il  cardinal  Prefetto  de  sacri 
palazzi  apostolici,  il  prelato  Maggiordo- 
mo, il  Foriere  maggiore  ( procurator  a 
supcllecti li  sacri  palalii),  che  in  assenza 
del  prelato  ne  fa  le  veci,  il  Cavallerizzo 
ìnaggiore,  il  Maestro  di  casa  (V.),  ed  al- 
tri nominati  a  Famiglia,  pontificia,  nel 
quale  articolo  ed  a  Maggiordomo  trat- 
tai dell'amministrazione,  giurisdizione 
e  govcrnainento  del  palazzo  apostolico; 
e  quali  palazzi,  edifizi  e  fabbriche  gli  so- 
no addetti,  comprensivamente  alla  vigna 
ili  Papa  Giulio  III  [V.).  Sotto  gli  au- 
spicii  del  palazzo  apostolico  è  l'Ospizio 
de 'coiwer tendi  (V.).  A  Maggiordomo  dis- 
si pure  ch'egli,  come  primo  ministro  del 
palazzo  apostolico,  non  solo  esercita  giu- 
risdizione ne' palazzi  apostolici,  ma  nei 
luoghi  altresì  ove  il  Papa  assiste  e  cele- 
bra le  funzioni  e  nc'luoghi  in  cui  si  fer- 
ma ne'viaggi  e  villeggiature.  De'  cardi- 
nali palatini,  de'  prelati  palatini,  ed  altri 
uffizia li  e  individui  abitanti  ne' palazzi  a- 
poslolici  e  appellati  col  vocabolo  Cubicu- 
lario o  Palatino,  V.  tali  articoli,  ove  feci 
avvertenza  che  ne'  palazzi  apostolici  dai 
cardinali  non  si  può  alzare  il  baldacchino, 
e  siccome  tali  sono  considerati  quelli  del- 
la Consulta,  della  Dateria,  della  Cancel- 
leria, della  Curia  romana,  della  Congre- 
gazione di  propaganda,  neppure  in  que- 
sti  si  erige,  per  venerazione  alla  suprema 
giurisdizione  del  sommo  Pontefice.  In  ri- 
spetto a  questa  nel  citato  articolo  accen- 
nai quanto  praticasi  con  chi  muore  nei 
palazzi  Quirinale  e  Vaticano.  Alle  bio- 
grafie de'cardinali  dico  di  quelli  eh'  eb- 
bero l'abitazione  in  palazzo,  per  distin- 
zione, amorevolezza  e  altri  molivi,  come 
per  servirsi  i  Papi  con  più  comodo  dei 
loro  consigli  ;  lo  che  praticarono  pure  con 
prelati  e  altre  ragguardevoli  persone.  In 
diversi  articoli  rimarco  quali  sovrani  eb- 
bero ospitale  e  splendido  alloggio  nel 


P  A  L 

pontificio  palazzo.  A  Maestro  osturio 
ho  parlato  di  questo  uffizio,  e  di  quelli 
cui  eia  affidata  la  custodia  del  palazzo 
e  delle  porte,  su  di  che  può  vedersi  an- 
che Guardie,  Lancie  spezzate  ,  Caval- 
leggieri,  Corazze,  Guardie  nobili:  nel 
voi.  XXXV,  p.  221,  dissi  degli  amichi 
portinari  palatini.  La  guardia  Svizzera 
(/\)  in  alcune  circostanze  spara  i  mortali, 
e  prima  i  cannoni  eh'  erano  nel  palazzo, 
massime  per  solenni  cavalcate,  creazione 
di  nuovi  cardinali,  ed  altre  funzioni: 
quella  dell'antica  Civica  scelta,  e  quella 
dei  Capolorio  milizia  urbana,  dal  regnan- 
te Pio  IX  riceverono  il  titolo  di  guardie 
palatine  pontificie,  quindi  per  dar  loro 
un  migliore  ordinamento  perchè  formi- 
no un  solo  corpo  e  ne  venga  regolato  l'o- 
norevole servigio,  a'  «4  dicembre  iSjmi 
fece  pubblicare  dal  cardinale  Giacomo 
Antonelli  prefetto de'sacii  palazzi  aposto- 
lici il  Regolamento  della  guardia  palali" 
na.  Con  questo  al  i.° gennaio  i85i  ven- 
nero sciolte  le  due  guardie  palatine  della 
civica  scelta  e  della  milizia  urbana,  e  si 
formò  il  nuovo  corpo  della  Guardia  pa- 
latina, il  quale  si  compose  con  gl'indivi- 
dui d'ambedue,  coi  rispettivi  gradi  e  an- 
zianità, con  uniforme  stabilito.  Quauto 
alle  future  ammissioni  è  prescritto,  che 
saranno  gli  ulfiziali  presi  dalla  nobiltà  e 
dai  negozianti  possidenti,  mediante  nomi- 
ne del  cardinal  prefetto  coli' annuenza 
sovrana, i  bassi  uffiziali  e  guardie  dovran- 
no essere  bottegai  proprietari,  e  questi 
colla  condizione  che  cessando  d'  essere 
capi  di  bottega  devono  essere  diminuiti 
dai  ruoli  :  tutti  dovranno  prestare  giu- 
ramento di  fedeltà.  Questo  corpo  fu  tat- 
to in  tutto  dipendente  dal  prefetto  dei 
ss.  palazzi  apostolici,  e  sarà  composto  ili 
uno  stato  maggiore  e  comandato  da  un 
tenente  colonnello  (il  quale  potrà  sceglier- 
si fuori  del  corpo)  e  di  due  compagnie 
di  80  teste  per  ciascuna.  Quanto  al  ser- 
vizio, la  guardia  palatina  essendo  desti- 
nala al  servigio  della  persona  del  Papa, 
prende  posto  nell'  anticamera  dopo   la 


P  AL 
guardia  nobile,  interviene  ai  pontificali 

e  cappelle  pontifìcie  nello  stesso  modo  e 
collo  stesso  regolamento  già  osservato  dal- 
la cessata  civica  scelta.  Allaguardia  pala- 
tina furono  accordati  diversi  privilegi  e 
prerogative.  Inoltre  essendovi  ne'palazzi 
pontificii  anche  i  gendarmi  (già  carabi- 
nieri) pontificii,  questi  hanno  luogo  nella 
i."  anticamera  pontificia  in  tempo  di  u- 
dienza,  come  le  altre  guardie;  mentre  la 
svizzera  custodisce  sempre  gl'ingressi  dei 
palazzi  e  degli  appartamenti  pontificii.  Nei 
palazzi  Quirinale  e  \ alleano,  i pompieri 
hanno  il  qunrliere.  Del  riprovevole  abu- 
so di  depredare  il  palazzo  apostolico  nel- 
la morte  dei  Papi,  parlai  a  Palazzo.  In 
sede  vacante  il  cardinal  Camerlengo  (F.) 
ha  cura  de'palazzi  apostolici,  ed  affida  ai 
prelati  Chierici  di  camera  (V.)  la  custo- 
dia delle  varie  sue  parti  ed  officine.  A- 
vendo  Gregorio  X  statuito  che  nel  pa- 
lazzo abitalo  dal  Pontefice  defunto,  si 
formasse  il  Conclave  (F.)  per  eleggere 
il  successore,  in  tale  articolo  dichiarai 
dove  quindi  furono  eletti,  nella  maggior 
parte  al  Vaticano,  segnatamente  dopo 
Gregorio  XI,  e  stabilmente  dopo  Nico- 
lò V  sino  e  inclusive  a  Pio  VI  :  gli  ultimi 
4  conclavi  si  celebrarono  nel  Quirinale. 
In  diversi  tempi  iPapi  risiedendo  in  Or- 
vieto, Viterbo,  Perugia,  Assisi,  Segni, 
Tcrracina,  Anagni,  Monte  Fiascone,  ed 
altri  luoghi,  vi  ebbero  palazzi,  ed  ivi  ne 
parlai  ;  altrettanto  in  quelli  ove  fecero 
Villeggiatura  (  V.) ,  come  in  Frascati 
(F.),  oltre  l'odierno  di  Castel  Gandoìfo 
{V.),  e  dove  alloggiarono  ne' viaggi  o 
dimore  in  città  e  luoghi.  Ne'seguenti  ar- 
ticoli descriverò  i  principali  palazzi  abi- 
tali dai  Pontefici,  singolarmente  gli  at- 
tuali Quirinale  e  Vaticano,  i  quali  in  un 
al  Lateranense  furono  da  Leone  XIIcol- 
la  bolla  Super  universum,  quarto  kal. 
nov.  1  8>.  j,  inclusi  mila  parrocchia  da  lui 
istituita  nel  palazzo  apostolico,  col  pre- 
iato Sagrista  (/' '.)  per  parroco,  ili  che 
tenni  proposito  nel  voi.  XLV,  p.  [90  e 
scì;.  ed  a  Parrocchia 


PAL  ao3 

Dalla  lettura  dell'intera  collezione  dei 
Diari  di  Fonia,  incominciata  nel  1  7  1  6, 
oltre  alle  citate  sulla  celebrazione  delle 
funzioni,  ho  potuto  fare  le  seguenti  os- 
servazioni sulla  dimora  de'  Papi  ne'due 
palazzi  Vaticano  e  Quirinale,  mentre  in 
quali  de'due  morirono  i  Papi,  dopo  l'e- 
rezione del  secondo,  è  notato  nel  citato 
■voi.  XLV.  Va  avvertito  che  prima  del- 
l' erezione  del  palazzo  Quirinale  soleva- 
no i  Papi  neh'  estate  partirai  dal  Late- 
rano  o  dal  Vaticano,  per  andare  altro- 
ve a  respirare  un'aria  migliore,  massime 
ne'tempi  antichi,  in  cui  le  strade  di  Ro- 
ma non  erano  selciate  e  le  acque  invece 
di  avere  i  loro  scoli  restavano  stagnanti 
con  infezione  dell'aria:  per  evitar  questa 
i  Papi  fabbricarono  in  varie  città  e  luo- 
ghi di  buon  clima  palazzi  adalli  al  lo- 
ro uso  :  in  Pioma  i  notati  ne'seguenti  ar- 
ticoli e  per  ultimi  quelli  di  s.  Marco, 
d'Aracoeli  e  del  Quirinale. Clemente XI 
fece  1'  ordinaria  sua  residenza  al  Quiri- 
nale, ma  abitò  anche  al  Vaticano,  come 
rilevo  dal  Cecconi,  il  quale  narra  che  vi 
si  recò  dal  Quirinale  a'  2 3  novembre 
1707,  e  dal  Valesio  che  riferisce  il  suo 
passaggio  al  Quirinale  a' 1  2  giugno  1708 
per  dimorarvi  nella  stagione  estiva.  Il 
successore  Innocenzo XIII  nel  172  1, do- 
po la  coronazione,  passò  ad  abitare  il  pa- 
lazzo Quirinale,  per  comodo  del  popolo 
e  della  curia.  Benedetto  XIII  li  2  luglio 
1  724,  pei'  godere  il  vantaggio  di  aria  più 
pura,  si  recò  dal  Vaticano  al  Quirinale 
in  treno  semi  pubblico,  visitando  le  chie- 
se di  s.  Pietro,  di  s.  Maria  Maggiore  e 
di  s.  Andrea  al  Quirinale;  nell'ottobre 
soleva  come  nel  carnevale  ritirarsi  nel 
convento  de'  suoi  domenicani  a  Monte 
Mario,  del  quale  parlo  a  Monti  ni  Ro- 
ma, quindi  portavasi  al  Valicano.  Nel 
detto  auno  1724  si  restituì  a'  ag  no- 
vembre al  Vaticano  :  alli-etlanto  fece 
nel  i"ìj,  come  nel  recarsi  e  partire 
dal  Quirinale.  Indi  nel  17*6  passò  ad 
abitare    il    Quirinale    a'  3  agosto,    però 

precedentemente  vi  si  recava  dal  Nati- 


2c>4  P  A  L 

cano  pei  concistori,  esame  de'  vescovi  e 
congregazioni.  Nel  1727  di  sabato  e  nel 
i.°di  agosto  si  portò  ad  abitare  il  Qui- 
rinale, dopo  aver  celebrato  messa  a  s.  Fi- 
lippo Neri  e  visitata  la  cbiesa  de'ss.  Apo- 
stoli per  l'indulgenza  della  porziuncula  ; 
quindi  a' 1  8  novembre  di  sabato,  aven- 
do celebrato  a  s.  Filippo  e  visitatola  chie- 
sa di  s.  Maria  sopra  Minerva,  dal  Qui- 
rinaie  recossi  a  risiedere  nel  Valicano. 
Nel  1728  Benedetto  XIII  passò  al  Qui- 
rinale il  giorno  di  s.  Ignazio,  il  cui  alia- 
re visitò  al  Gesù  ;  vi  restò  inlerrottamen- 
te,  facendo  la  principal  dimora  al  Va- 
ticano, ov'era  nel  fine  di  settembre.  An- 
che nel  1  729  Benedetto  XIII  stette  sem- 
pre al  Vaticano,  però  gran  parte  di  ot- 
tobre e  novembre  diinorò  nel  suddetto 
convento,  meno  le  funzioni.  Clemente 
XII  nel  1730,  lunedì  1  7  luglio,  dopo  la 
coronazione,  in  compagnia  di  due  cardi- 
nali, si  recò  ad  abitare  il  Quirinale  per 
comodo  della  curia  e  del  popolo,  e  vi 
restò  fiuchè  visse.  Nel  1  740  coronato  che 
fu  a'22  agosto,  nel  seguente  lunedì  Be- 
nedetto XIV  passò  al  Quirinale,  per  co- 
modo del  popolo  e  della  curia,  e  vi  ri- 
mase in  tutto  il  suo  lungo  pontificalo: 
bensì  soleva  pernottare  nel  Vaticano  per 
la  festa  del  Corpus  Domini,  e  talvolta  le 
sere  del  giovedì,  venerdì  e  sabato  santo, 
ecpjelladella  vigilia  di  s.  Pietro.  Per  l'an- 
no santo  del  giubileo  ,  onde  aprire  la 
porta  santa,  porlossi  al  Vaticano,  e  vi  dor- 
mì dalla  vigilia  di  Natale  fin  dopo  la 
3."  festa.  Nel  1758  dopo  la  coronazione 
ClementeXllI,  lunedì  17  luglio, coi  car- 
dinali decano  e  sotto  decano,  per  como- 
do della  cittadinanza  e  della  curia  si  tra- 
sferì alla  residenza  del  Quirinale.  Per  le 
funzioni  della  settimana  sauta, si  recava 
al  Vaticano  nel  mercoledì  santo  e  ne 
partiva  nelle  ore  pomeridiane  di  Pasqua, 
come  Benedetto  XIV;  soleva  dormirvi 
anche  nelle  sere  delle  vigilie  del  Corpus 
Domini  e  di  s.  Pietro.  Nel  1767  per  la 
canonizzazione  di  sei  santi,  che  celebrò  ai 
16  luglio,  tre  giorni  prima  Clemente  XIII 


PAL 
passò  ad  abitare  il  Valicano.  Clemente 
XlV  dopo  la  coronazione,  lunedi  5  giu- 
gno 1769,  si  portò  a  risiedere  al  Quiri- 
nale con  treno  pubblico,  in  carrozza  con. 
due  cardinali.  Eletto  nel  t  775  Pio  VI  a' 
1 5  febbraio,  restò  ad  abitare  nel  Vatica- 
no; nella  prima  sortita  passò  soltanto  a 
pranzo  al  Quirinale,  ove  andò  in  forma 
pubblica  ad  abitare  domenica  mattina  9 
luglio,  ritornando  al  Vaticano  martedì 
5  dicembre.  In  tutto  il  suo  lungo  pon- 
tificato tenne  poi  questo  metodo:  con 
treno  di  ciltà  o  semipubblico,  col  mag- 
giordomo e  maestro  di  camera,  a'3o  giu- 
gno e  nelle  ore  pomeridiane,  previa  la 
visita  della  contigua  basilica, dal  Valica- 
no passava  ad  abitare  il  Quirinale  (tran- 
ne il  1  79 1  che  ciò  fece  il  1 ."  luglio,  a  mo- 
tivo della  processione  dell'ottava  del  Cor- 
pus Dommi,e  nel  1  797  che  partì  dal  Va- 
ticano pei  suoi  incomodi  a' 7  luglio); 
quindi  a' 1 8  novembre  da  questo  palaz- 
zo si  restituiva  al  Vaticano, e  siccome  ri- 
correva la  festa  della  dedicazione  di  det- 
ta basilica, prima  vi  celebrava  messa  al- 
l' altare  papale,  ascoltandone  in  quello 
della  cattedra  altra  d'un  cappellano  se- 
greto, indi  venerava  le  reliquie  (però  nel 
1787  si  recò  al  Vaticano  a'  ig  novem- 
bre, e  nel  1796  per  tutto  trovò  schiera- 
ta la  numerosa  milizia  arruolata  per  le 
politiche  viceude).  Pio  VII,  eletto  nel 
1800  in  Venezia,  li  3  luglio  passò  ad  a- 
bitare  il  Quirinale  e  vi  stabilì  la  sua  or- 
dinaria residenza;  nel  mercoledì  santo 
per  le  funzioni  soleva  recarsi  al  Vatica- 
no, restandovi  sino  alla  3/  festa  di  Pa- 
squa. Li  6  luglio  1809,  dopo  essere  sta- 
to Pio  VII  nel  Quirinale  circa  due  anni 
senza  mai  uscirne,  fu  portato  via  pri- 
gione dai  francesi.  Piitornato  in  Roma 
nel  18  i4  tenne  il  precedente  sistema,  fin- 
ché non  ne  fu  impedito  dall'età  e  inco- 
modi ;  devesi  però  notare  che  nel  declinar 
del  18  16  si  recò  al  Vaticano  e  vi  restò 
alcuui  mesi  del  1817.  Leone  XII,  eletto 
li  28  settembre  1823  pel  primo  nel  Qui- 
rinale, ivi  rimase,  e  dipoi  passò  ad  ahi- 


PAL 

tare  il  Vaticano  li  7  maggio  1824,  e  vi 
restò  finché  visse.  Il  successore  Pio  Vili, 
eletto  li  3  r  marzo  1  82.C),  rimase  ad  abi- 
tare nel  Quirinale,  quindi  dopo  la  coro- 
nazione seguita  a*5 aprile,  dalla  basilica 
Vaticana  si  recò  a  risiedere  nel  contiguo 
palazzo,  e  dopo  la  festiva  ricorrenza   di 
s.  Pietro  nuovamente  passò  al  Quirina- 
le. Per  la  festa   della    dedicazione  della 
basilica  Vaticana,  nella  sera  precedente 
Pio  Vili  si  restituì  al  Vaticano,  e  nel  se- 
guente anno  1  83o  passò  nelle  ore  pome- 
ridiane della  2.'  festa  di  Pasqua  al  Qui- 
rinale. Gregorio  XVI,  eletto  a'2  febbraio 
j  83  1  al  Quirinale,  vi  restò  finché  coro- 
nato a'6  detto  in  s.  Pietro,  dopo  la  fun- 
zione passò  al  contiguo  palazzo:  per  le 
vicende  politiche  a'  3    marzo  ritornò  al 
Quirinale, donde  a' 3o  ottobre  nelle  ore 
pomeridiane   della  domenica  si    restituì 
al  Valicano.  IS'el  lungo  suo  pontificalo 
con  treno  di  trottata  e  talvolta  con  quel- 
lo di   città  (e  diverse  volte  festeggiato 
dagli  abitanti  del  rione  Borgo),  previa  la 
visita  della  basilica  Vaticana,  che  altre 
volte  eseguiva  dopo,  circa  la  metà  di  ot- 
tobre  dal  Quirinale  passava  al   paiano 
Valicano,  poscia  ne'  primi  di  luglio  dal 
Valicano  recavasi  al  Quirinale.  Soltanto 
per  motivi  di  salute  nel   i83q  restò  pili 
a  lungo  alla  residenza  del  Quirinale,  poi- 
ché passò  al  Vaticano  a'2  1    dicembre  e 
solo  per  la  cappella  dell'Avvento  eravisi 
portato  ;  e  nel  1840  ritardò  il  passaggio 
al  \  atieano  sino  a'  7  novembre.   Final- 
mente il  regnante  Pio  IX,  eletto  ai  iG 
gnigno    18.4G  nel  Quirinale,  in  questo 
palazzo  fece  la  sua  ordinaria  residenza, 
solo  passando  a  dormire  nel  Valicano  il 
mercoledì,  giovedì,  venerdì  e  sabato  san- 
to per  le  funzioni  della  settimana  santa. 
Partito  da  esso  e  da  Roma  a'?. 4  novem- 
bre 1848,  ritornando  alla  sua  ^dr  ai  2 
aprile  1 8;ìo  passò  ad  abitare  il  Vaticano. 
Nel  voi.  XLI,  p.  242  e  seg.  ho  detto, 
che  determinata    la  pontificia  residenza 
nel  patriarchio  Lateraoense,  un  numero* 
so  stuolo  di  persone  ecclesiastiche  e  laiche 


PAL  ao5 

furonvi    stabilite  in  diversi    ministeri  e 
domestici  servigi;  che  ivi  come  ne' seco- 
li precedenti  si  vivea  in  comune,  secondo 
il  costume  già  dai  Papi  tenuto  nel  Pa- 
lazzo Lattranense  [V.),  e  de' vescovi,  e  vi 
si  ammettevano  a  mensa  anco  gl'invita- 
ti dal  Pontefice  a  mezzo  del  nomencla- 
tore o  notaio  del  vicedomino,  quindi  nel 
palazzo  apostolico,  come  nel  precedente 
di  Roma,  vi  furono  diversi  tinelli,  coena- 
ciduiìì,  Inclinarla,  luogo  cioè  dove  man- 
giavano! cortigiani,  i  ministrie  famigliari 
pontificii,  secondo  il  grado,  ai  quali   ti- 
nelli  eranvi  addetti   particolari  ministri 
e  inservienti,  presiedendo  nei  solenni  con- 
viti gli  uffiziali  maggiori.  Un'idea   della 
primitiva  coclee  famiglia  pontificia  si  può 
apprendere  dal  ruolo  di  quella  di  Nicolò 
111  che  pubblicai  nel  voi.  XXIII,  p.  4°- 
Dal  numero  copioso  ivi  indicato  delle  vi- 
vande che  giornalmente  si    cucinavano 
nel  palazzo  apostolico,  e  siccome  i  vola- 
tili e  quadrupedi  selvaggi   formavano  la 
principale  parte  del  cibo,  così  per  farne 
preda  e  averne  pronti  all'occorrenza  non 
solo  furono  introdotti  nel  pontificio  pa- 
lazzo  i  cacciatori,  ma  i  Pontefici   nelle 
investiture  imposero  somministrazioni  di 
volatili  e  cani  atti  alla  Caccia  (  T'.).  Ces- 
sando a  poco  a  poco  per  le  vicende  dei 
tempi    l'antica  forma  della  vita  comu- 
ne, ed  intermesso  il  tinello,  cioè  il  tenere 
a  mensa  tutti  gli  uffiziali  e  famigliari  del 
Papa,  cessarono  in  corte  pontifìcia  i  cac- 
ciatori, ed  in  vece  furono  introdotte  le 
somministrazioni  di  pane,  vino,  comme- 
stibili, legna,  lumi,  mantenimento  di  ca- 
valli  ed  altro,  con  tenui  onorarn,  chia- 
mate parti  di  palazzo,  la  cui  quantità  e 
qualità  può  rilevarsi  ne' diversi  ruoli  pa- 
latini  clic  riportai  a   Famiglia  portoti» 
CU.  In  che  consistevano    le  partì  di  />,/- 
Lizzo,  poi  ridotte  a  sole  porzioni   di  pa- 
ne e  vino,  le  quali  nel  principio  di  luglio 
1  -<)-  furono  in    gran    parie  abolite  da 
Pio  VI,  e  definitivamente  da  Pio  \  1 1  nel 
1800  per  economia,  principalmente  lo 
narrai  nel  \oI.  X.\I,  p.  1  5 -,  e  XXIII, 


2o6  P  A  L 

p.  3p  e  seg.,  64,  88,  g4  e  §5',  non  che 
gl'individui  che  proporzionatamente  al- 
la diguilà  ed  uffizio  ne  partecipavano, 
lo  dissi  pure  nel  voi.  XL1V,  p.  287,  iu 
un  alle  prerogative  godute  dal  forno, 
mola  e  cantina  di  palazzo,  nella  prela- 
zione eziandio  agli  acquisti.  Nei  citati  ed 
nitri  luoghi  si  può  vedere  come  un  tem- 
po aveano  la  parte  di  palazzo  e  quale, 
oltre  i  cardinali  e  vescovi  assistenti  al 
soglio  dimoranti  in  Pioma  o  appena  vi 
si  recavano,  i  prelati  e  famigliari  ponti- 
ficii, gli  amhasciatori  ed  oratori  de' prin- 
cipi presso  la  s.  Sede,  i  parenti  del  Papa, 
alcuni  corpi  e  collegi,  ed  altri  molti  per- 
ciò c[un\\fical\  famigliari  comuni  e  com- 
mensali del  Papa.  Sulla  parie  di  palaz- 
zo, delta  anche  panem  honoris,  vedasi 
il  Bernini,  Trib.  della  Rota3  p.  5q.  A. 
Maestro  di  casa  de'  sacri  palazzi  apo- 
stolici, raccontai  come  questi  sino  al  ter- 
mine del  secolo  decorso  presentava  in 
nome  del  Pontefice  ai  sovrani  quando 
arrivavano  in  Roma,  ed  agli  ambascia- 
lori  quando  si  facevano  conoscere  for- 
malmente, i  donativi  di  copiosi  comme- 
stibili. 

Quanto  agli  addobbi  e  suppellettili 
delle  stanze  pontificie,  sono  semplici  e  in- 
sieme gravi  e  decorosi,  proporzionati  al 
venerabile  capo  della  Chiesa,  ima  vol- 
ta più  magnifici  pei  parali  di  velluti  e 
damaschi  rossi,  con  ricchi  galloni,  trine 
e  frangie  d'oro.  Al  presente  le  anticame- 
re e  le  stanze  domestiche  del  Papa  sono 
parate  di  damaschi  rossi,  con  cornici  di 
legno  dorato  o  cordoni  di  seta  intar- 
siati d'oro:  i  baldacchini  sono  di  da- 
maschi 0  di  velluti  rossi  con  trine,  galloni 
e  frangie  d'  oro.  Neil'  Effemeridi  lettera- 
rie di  Roma  1821,  t.  3,  p.  1 58,  si  rac- 
coglie che  nel  1572  si  addobbavano  gli 
appartamenti  neh'  estate  con  corami  di 
cuoio, chiamati  paramenti  falli  di  cuoi,  e 
simili  erano  le  portiere;  nell'inverno  con 
arazzi,  coi  quali  tuttora  sono  adornale 
alcune  sale  del  palazzo  Quirinale.  Dei 
parali  di  corame  messi  con  bei  lavori  a 


PAL 
oro,  rimane  memoria   in  inventarli  dei 
passati  secoli  e  in  qualche  antica  abita- 
zione. I  corami  del  Valicano  vi  rimase- 
ro fino  al  pontificato  di   Pio  VI.  Nella 
pontificia  cappella  segreta  di  Castel  Gan- 
dolfo,  le  pareti  sono  coperte  di  simili  co- 
rami messi  a  oro  con  arabeschi  e  stem- 
mi. Nei  palazzi  pontificii  di  Roma  la  co- 
perta di  qualche  tavolino  ha  bordi  di  co- 
rame a  oro, reliquia  dell'antico  addobbo. 
Che  le  camere  de'  principali  signori  di 
Bologna  nel  secolo  XVI  erano  addobba- 
te tutte  di  cuoio  di  varie  sorte  e  bellis- 
simo, si  legge   nel   Giornale  romano   il 
•Saggiatore^  voi.  4,  p-  209.  Essendo  ban- 
dite nelle  camere  pubbliche  le  sedie,  in 
vece  sonovi  banchi  di  legno  dipinti  cogli 
stemmi  e  nomi  del  Papa  regnante,  o  im- 
pellicciati introdotti  sotto  Gregorio  X  Y I, 
i  quali  souo  nelle  camere  più  nobili,  co- 
me nell'anticamera  segreta.  Nelle  Udien- 
ze [V.)  che  accorda  il  Pontefice  la  sedia 
solo  si  dà  ai  sovrani  e  principi  reali,  se- 
dendo i  cardinali,  gli  ambasciatori  e  quei 
prelati  che  hanno  quest'onore  su  sgabelli 
impellicciati  o  su  sgabelli  coperti  di  vel- 
luto o  damasco  cremisi  con  ti  ine  d'oro. 
Il  Papa  siede  sotto  il  baldacchino,  tanto 
nelle  udieuze  pubbliche  e  private,  che 
dove  mangia.  All'articolo  Udienza  dirò 
che  nelle  stanze  pontificie  non  si  ammet- 
tono donne,  tranne  le  sovrane  e  le  prin- 
cipesse di  sangue  regio  con  il  loro  seguito. 
Bromato  nel  t.  2,  p.  489  della  fila  di 
Paolo  IV ,  riporta  il  rigore  di  questi, 
che  nou  voleva  entrassero  femmiue  nel 
suo  palazzo  inclusivamente  alle  sue  ni- 
poti. Quasi  tutte  le  camere  hanno  il  Cro- 
cefisso, e  vi  è  ancora  sullo  scrittoio  pon- 
tificio; si   cuoprono  tutti  con  seta  pao- 
nazza nel  sabato  Sitienles,  copertura  che 
ne)  giovedì  santo  è  di  seta  bianca  in  quel- 
lo della  cappella  segreta  del  Pontefice. 
Negli  appartamenti  pontificii  sonovi  al- 
cune grandi  bussole  di  noce  avanti  le  por- 
te, con  tre  aperture  ;  in  quella  di  mezzo 
passa  il  Papa  ed  i  sovrani  o  sovrane  re- 
gnanti soltanto,  tutti  gli  altri  da  una  del- 


P  A  L 

le  due  laterali.  Leggo  nel  Luoadoro,  Re- 
lazione della  corte  di  /lama  (Bracciano 
1646),  p.  17,  clie  nella  parie  eli  mezzo  vi 
passavano  anche  i  fratelli  e  nipoti  del  Pa- 
pa vivente.  Delle  bussole  ove  il  Papa  a- 
scolta  la  predica,  V.  Predica.  I  palazzi  a- 
postolici  non  sogliono  illuminarsi  per  pub- 
bliche allegrezze,  nemmeno  dagli  abitan- 
ti in  esso,  i  quali  per  tali  occasioni  neppu- 
re apparanodi  drappi  le  finestre,  ciò  che 
non  si  osserva  strettamente  nei  fabbri- 
cali annessi  o  dipendenti.  Che  i  palazzi 
apostolici  però  s'illuminarono  per  Inno- 
cenzo X  e  sotto  Clemente  XIV,  lo  accen- 
nai ne'  voi.  X,  p.  1  70,  XX  VII  I,  p.  7  j  : 
qui  aggiungerò,  che  Clemente  XIV,  per 
la  riconciliazione  col  Portogallo,  a'  24  e 
l5  settembre  1770,  con  particolare  di- 
stinzione fece  illuminare  i  palazzi  Vati- 
cano e  Quirinale.  Ciò  che  ad  onore  della 
beata  Vergine  Assunta,  Gregorio  XVI 
fece  eseguire  nella  vigilia  e  festa  del  1837, 
per  invocarne  il  patrocinio  pel  morbo 
choleia,  si  legge  nel  n.°  G5  del  Diario 
di  Roma.  Il  prelato  maggiordomo  rila- 
scia i  biglietti  per  vedere  i  palazzi  apo- 
stolici, le  cappelle  e  giardini  pontificii. 
Vedasi  il  Gatlico,  A  via  caercmonialia. 

Palazzo  de'  ss.  Apostoli.  Mai  lino  V 
lo  1  ifabbricò  più  SOUluOM)  e  nel  i|27  *> 
si  recò  ad  ubitailo,  dimoiandovi  massi- 
me  nel!'  estale,  onde  si  hanno  bolle  e  di- 
plomi con  la  data  apud s.  Apostolos.  Vi 
abitarono  anche  altri  Pupi(  i  ribelli  ro- 
mani vi  volevano  porr»  prigione  Euge- 
nio IP  (l  ■),  come  Giulio  11,  Clemente 
^  Il  e  Paolo  III.  Anzi  i  primi  Pontefici 
che  risiederono  nel  Quirinale, avanti  che 
Paolo  V  *  i .  dificasse  la  magnifica  cappel- 
la, nella  contigua  1  bici  1  vi  celebraronodi- 
rene  funzioni.  Tot  lui  iportaine'vol.  V,p. 

\l,p.       'SS,    •<)<),  \IY,    [1.     I     M>,    178, 

285,388,296;  XLIII.p.  I77.  Si  leg- 
ge nel  Piatta,  Gerarchia  cardinaliziat 

p-  |<>i),  che  in  (fuetto  palazzo  Sitlo  l\  e 
Innocenzo  \  111  \i  alloggiarono  Andrea 
Paleologo  degl'  imperatori  greci  :  e  che 
•pii  tu  accompagnalo  con  solenuissima 


P  A  L 

cavalcata  di  cardinali  e  corte  romana 
Federico  conte  d'Urbino,  dopo  che  nella 
messa  e  cappella  solenne  fu  dichiarato  du- 
ca li  1 1  agosto  1  474  da  Sisto  IV:  il  Re- 
posati dice  a'  i3  marzo. 

Palazzo  d* Assisi.  Contiguo  alla  basi- 
lici o  sacro  convento,  che  per  avervi  di- 
moi alo  molti  Papi, d.  versi  de'quali  ram- 
mentati ad  Assisi,  e  per  ultimo  Gregorio 
XVI,  e  per  esservi  stato  lo  scrigno  e  l'ar- 
chivio della  sede  apostolica  ,  Benedetto 
XIV  elevò  detta  chiesa  al  grado  di  ba- 
silica patriarcale  e  cappella  papale,  co- 
me dissi  ne'  voi.  II,  p.  279;  Vili,  p. 
1  43; XXVI,  p.  70.-  1,7 ■>  ;  XXXI,  p.  62. 

Palazzo  d'  Aravoeli.  T' .  Chiesa  di 
s.  Maria  d'  Aracoeli  ,  il  voi.  XX\  I,  p. 
1  47,  ed  il  p.  Casimiro  da  Roma,  Memo- 
rie della  chiesa  e  convento  d' Aracoeli,  p. 
468  e  seg.,  il  quale  descrive  pure  le  an- 
tichità rinvenute  nelle  fondamenta,  al- 
lorché l'edificò  Paolo  III  sopra  l'orto  dei 
minori  osservanti,  facendo  uso  di  gran 
parte  dell'infermeria  e  di  altre  celle  dei 
fiati,  cui  iinpote  silenzio.  Volle  abitarlo 
per  l'amena  situazione  anche  PioH  .l'ac- 
crebbe di  molte  comodità,  l'ornò  e  ab- 
bellì con  pitture,  tra  le  quali  il  fregio 
della  sala  l'eseguirono  i  fratelli  Federico 
e  Taddeo  Zucca  ri,  e  Michelangelo  da  Ca- 
ravaggio vi  colorì  una  tresca  di  pulii.  A 
Palazzo  di  s.  Marco  dico  della  comuni- 
cazione che  aveano  ambedue. 

Palazzo d* Avignone.  Nei  primi  perio- 
di del  secolo  XIII  la  s.  Sede  divenne  si- 
gnora d'  una  gran  parie  della  contea  /  e- 
naissina  o  Venesina  (/'.).  in  Proven- 
za,  di  cui  era  capitale  Carpentrasso  (I    \ 
ed  i   Papi   incominciarono  a  governai  I» 
pei    rettori  nel   ia35.  Eletto  V  3 
i3o5  Clemente  V,  stabilì  l«  residenia 
pontificia  con  unta  la  curia  romana   in 
Francia  ,  quindi  nell'ottava  dell'  1 
aia  1  log  li  trasportò  io  pignone, 
me  Don  soggetta  al  re  di  Francia  ,  per 
iliè  appai  tenente  alla  Pro*ew  '•  di 

Dora  la  casa  d'  Angiò  regnante  sol 
trono  ili  Napoli  ,  e  |  otigoa  alla 


ao8  PAL 

contea  Venesina.  Incominciò  allora  Avi- 
gnone ad  essere  illustrata  dallo  splendo- 
re della  corte  pontificia,  ead  acquistale 
celebrità  pei  clamorosi  avvenimenti  che 
ne  derivarono  per  la  residenza  papale. 
Clemente  V soggiornò  talora  in  Monteos 
o  Maulacene,  come  dissi  nel  voi.  Ili,  p. 
3  7ZJ-  j  ove  edificò  un  magnifico  palazzo, 
morendo  a   Riquemaure  o  Rochemau- 
re  (in  cui  nel  i  356  il  cardinale  Bertran- 
do vescovo  d'Ostia  edificò  la  chiesa  prin- 
cipale con  capitolo  ),  indi  sepolto  in  U- 
sesta  presso  Bazas.    J\el  i3i6   in  Lione 
gli  successe  Giovanni  XXII,  che  ripristi- 
nò la  residenza  pontificia  in  Avignone,  o- 
ve  fece  distribuire  le  case  ai  cardinali.  Es- 
sendo egli  già  vescovo  d'Avignone, ivi  re- 
stò ad   abitare   nell'  episcopio,  che  am- 
pliò rinchiudendovi  la  chiesa  parrocchia- 
le di  s.  Stefano,  quale  trasferì  nella  chie- 
sa della  Maddalena  nel  dicembre  i  3  i  7  : 
morì  in  Avignone  e  fu  sepolto  in  catte- 
drale. Nel  1  334-  nel  primo  conclave  ce- 
lebrato in  Avignone,  lo  che  notai  nel  voi. 
XV,  p.  281,  parlando  di  quelli  ivi  tenu- 
ti, gli  successe  Benedetto  XII,  il  quale  dal 
cardinal  de  Voye  o   Via  acquistò  il  pa- 
lazzo da  lui  edificato  ,  e  lo  die  in  com- 
penso del  perduto,  divenuto  apostolico, 
ai  vescovi  di  Avignone.  Demolito  in  par- 
ie quello  abitato  da  Giovanni  XXII  ,  al 
mododettonel  voi.  Vili,  p.  12  i,con  gran- 
de spesa  lo  riedificò,  vi  aggiunse  la  parte 
settentrionale  e  la  cappella  pontificia;  ed 
eziandio  fece  riparare  i  palazzi  di  Roma 
rovinati.  Dimorò  qualche  tempo  uella  ter- 
ra del  Ponte  di  Sorga,  luogo  ameno  del- 
la diocesi,  morì  nel  palazzo  d'  Avignone 
e  fu  tumulato  in  cattedrale.  Nel  1  34^  in 
Avignone  venne  eletto  Clemente  VI,  che 
nel  i348  comprò  la  città  e  sue  pertinen- 
ze. Proseguì  la  fabbrica  del  vasto  palaz- 
zo pontifìcio,  fabbricandovi  tutto  il  da- 
vanti, e  la  gran  cappella  da  basso  verso 
il  palazzo  della  vicegerenza.  Soggiornò 
pure  di  frequentein  Villanova,  città  del- 
la diocesi  di  là  del  Rodano,  nel  palazzo 
edificalo  dal  cardinal  Napoleone  Orsini, 


PAL 

poscia  servito  a  diversi  altri  Papi  avigno- 
nesi  :  in  questa  città  il  nominato  cardi- 
nale Voye  vi  avea  edificata  la  sontuosa 
collegiata  di  Nostra  Signora  con  capito- 
lo e  dignità.  Clemente  VI  morì  in  Avi- 
gnone, e  fu  sepolto  nel  monastero  di  Ca- 
sa di  Dio   nelT  Auvergna ,  nel  mausoleo 
fabbricato  sotto  i  suoi  occhi  in  Villano- 
va. Nel  conclave  tenuto  nel  palazzo  apo- 
stolico, divenuto   comodo  all'  uopo,  nel 
i35a   venne  eletto  Innocenzo  VI.  Egli 
edificò  la  gran  cappellasuperioredel  pon- 
tificio palazzo  e  compì  tutto  il  corpo  di 
questo  nella  parte  meridionale.  Amò  sin- 
golarmente il  soggiorno  di  Villanova,  nel 
palazzo  da  lui  fabbricato  nel  1  3 56  men- 
tre era  cardinale,  presso  la  certosa  da  lui 
fondata  e  riccamente  dotata,  onde  abbia- 
mo molte  di  lui  bolle  e  brevi  colla  data 
di  Villanova;  benché  morisse  in  Avigno- 
ne ,  volle  essere  sepolto   nella  contigua 
chiesa.  Nel  i362  fu  eletto  nel  conclave 
d'Avignone  Urbano  V,  che  diede  1'  ul- 
tima mano  all'ampio  edifizio  del  palaz- 
zo apostolico.  Vi  fece  tagliare  nel  sasso 
il  gran  cortile  e  il  suo  pozzo;  vi  costruì 
l'appartamento  che  guardava  l'oriente, 
dalla  sala  de'  legati  imo  alla  gran  cap- 
pella,nel  quale  lavoro  dicesi  che  distrus- 
se i  vestigi  d'idolatria  che  apparivano  ne- 
gli avanzi  del  tempio  di  Ercole.  Essen- 
dovi nel  palazzo  f>  torri,  vi  aggiunse  ([nel- 
la dilaniata  degli  Angeli,  appellando  Ro- 
ma quella  parte  da  lui  aggiunta  all'edi- 
lìzio, amenissima  e  decorala  di  bellissi- 
mo giardino.  Nel  Ponte  di  Sorga  edifi- 
cò per  villeggiatura  de'Pontefici  un  ma- 
gnifìco  palazzo,  poi  distrutto  dagli  ere- 
tici. Considerando  Urbano  V  la  dignità 
papale  come  esiliata  al  di  là  de'  monti 
mentre  era  in  Avignone,  nel  i3r>7  si  re- 
cò in  Roma  e  dimorò  pure  in  Rlonlefia- 
scone[F.);  ma  ritornato  nel  i  370  in  Avi- 
gnone, cadde  infermo, e  dal  palazzo  apo- 
stolico si   fece  trasportare  in  quello  del 
cardinal  Grimoardi  suo  fratello,  vescovo 
d'  Avignone.   Quivi  morì  e  fu  seppellito 
in  s.  Vittore  di  Marsiglia.  Nel  conclave 


PAL 

del  palazzo  apostolico  nel  1370  gli  suc- 
cesse Gregorio  XI,  che  compiacevasi  vil- 
leggiare a  Villanova  ,  e  talvolta  al  Pon- 
te di  Sorga.  Nel  1876  par  fi  d'Avignone 
a' io  settembre,  e  portatosi  in  Roma  nel 
seguente  anno  a' 18  gennaio,  vi  ristabi- 
lì la  residenza  pontificia. 

Morì  Gregorio  XI  3*28  marzo  i3^8 
nel  palazzo  Vaticano,  mentre  nella  stes- 
sa notte  quello  d'Avignone  arse  di  fortui- 
to incendio, a  segno  che  ne  restò  grande- 
mente deformato.  Contro  l'eletto  Urbano 
VI  insorse  il  funestissimo  scisma,  poiché  in 
Fondi  fu  promulgato  antipapa  Clemen- 
te VII.  Portatosi  questo  in  Avignone  coi 
cardinali  che  sospiravano  il  suo  soggior- 
no e  ledelizie  di  Provenza,  la  città  diven- 
ne lagrimevole  teatro  principale  del  lun- 
ghissimo pernicioso  scisma,  sostenuto  da 
moltissimi  anticardinali  e  dai  pseudo- 
pontefici ,  da  molti  principi  e  nazioni, 
mentre  in  Roma  successero  i  Pontefici  ve- 
nerati da  altri.  Clemente  VII  nel  i3f)o 
si  portò  in  Bellocadiurn,  diocesi  d'  Ar- 
io, e  a'  1  2  ottobre  vi  creò  due  anticar- 
dinali.  Morì  nel  i3f)4  nel  palazzo  d'A- 
vignone, e  venne  sepolto  nella  chiesa  dei 
celestini.  Nel  conclave  ivi  celebrato  gli 
fu  sostituito  nell' antipapato  Benedetto 
XIII,  che  nel  1  397  per  la  peste  si  trasferì 
nella  fortezza  del  munitissimo  palazzo 
al  Ponte  di  Sorga,  dove  fece  due  promo- 
zioni di  pseudo-cardinali  ,  onde  forti- 
ficare il  suo  partito  scismatico,  e  vi  ce- 
lebrò il  Natale.  Nel  i3o,8  il  re  di  Fran- 
cia, dopo  che  Benedetto  XIII  erasi  re- 
stituito in  Avignone,  gli  fece  intimare  di 
rinunziare  al  preteso  papato,  invitando 
i  suoi  cardinali  a  sottraisi  dalla  sua  ob- 
bedienza. Questi  con  molti  prelati  e  mi- 
nistri pontifìcii  vi  acconsentirono,  e  per 
timore  del  presidio  aragonese  si  ritiraro- 
no a  Villanova.  Quindi  il  re  spedì  il  ma- 
resciallo Bussicardo  ad  occupare  il  Ve- 
nesino,  e  col  favore  del  popolo  entrò  in 
Avignone  agli  8  settembre,  obbligando 
l'antipapa  a  ritirarli  in  una  delle  due  Tor- 
tezze e  poi  nel  palazzo  apostolico,  che  ven- 
voi.  L. 


P  A  L  209 

ne  assediato.  Da  questo  Benedetto  XIII 
tra'  patimenti  e  le  privazioni  si  difese  va- 
lidamente e  con  bombarde  deformò   la 
città,  ricevendo  aiuti  dal  re  d'Aragona. 
Per  di  lui  opera  e  per  quella  del  duca 
d'Orleans,  nel  1  4o  1  l'antipapa  fu  libera- 
to e  passò  nel  Castel  Renard  di  Provenza, 
edificato  dal  re  Renato;  successivamente 
si  trasferì  a  dimoi  are  al  Ponte  di  Sorga, a 
Carpentrasso,  a  Salona,  a  Marsiglia,  e  nel 
i4o4aTarascona,cittàconsiderevoledel- 
la  diocesi  d'Avignone  con  munito  castello 
ed  insigne  collegiata.  Nel  l4<>5  Benedet- 
to XIII  passò  in  Genova,  indi  a  Portove- 
nere  per  la  peste,  a  Savona,  a  Monaco, 
a  Nizza  ed  a  Marsiglia.  Fece  munire  il 
palazzo  d'Avignone,  e  si  recò  nel  1 4°9> 
dopo  la  sua  deposizione  nel  concilio  di 
Pisa, a  Perpignano;  finalmente  dopo  es- 
sere stato  deposto  eziandio  dal  concilio 
di  Costanza,  nel  1 4 1 5  con  grosse  squadre 
passò  nel  forte  inespugnabile  di  Paniscola 
nell'  Aragona,  appartenente  alla  sua  fa- 
miglia de  Luna.  Intanto  Alessandro  V, 
eletto  nel  concilio  pisano,  avea  istituita 
in  Avignone  la  legazione  apostolica,  men- 
tre occupava  il  palazzo  e  altri  luoghi  for- 
ti per  l'antipapa  Rodrigo  de  Luna;  non 
senza  viva  e  lunga  resistenza  ne  fu  cac- 
ciato sotto  Giovanni  XXIII  nel  141  i5  re- 
stando danneggiati  il  palazzo  e  la  città. 
Morì  Benedetto  XIII  in  Paniscola  nel 
if2  4circa,  e  gli  successe  l'antipapa  Cle- 
mente Vili ,  obbligato  a  rinunziare  nel 
1  pr).  Il  palazzo  d'Avignone  divenne  re- 
sidenza de'legati  e  poi  de' vicelegati.  Gli 
ugonotti  posero  a  soqquadro  il   \ "diesi- 
no, e  nel  1  5(>2  bruciarono  interamente 
il  castello  del  Ponte  di  Sorga  e  il  bel  pa- 
lazzo pontificio.  Nel  1  563  in  quello  d'A- 
vignone con  real  magnificenza  vi  fu  ac- 
colto Carlo  IX  re  di  Francia, e  nel 
vi  ebbe  sontuoso  alloggio  il  duca  d    1'.- 
pernon  governatore  di  Provenza, dal  le- 
gato Grimaldi.  Con  magnificenza  il  vi- 
celegnto  Conti  vi  ricevette  M  11  .1  de  Ile* 
dici  che  recatali  a  sposare  lamico  IV; e 
e  nel   1660  vi  fu  pine  Luigi  XI V.  che 
•1 


210  PAL 

nel  mercoledì  santointei  venne  nella  gran 
cappella  di  palazzo,  e  nel  giovedì  santo 
nella  gran  sala  eseguì  la  lavanda  de'pie- 
di  a  i3  poveri  e  la  regina  a  i3  donzel- 
le, in  un  alle  altre  funzioni  proprie  di 
tal  giorno.  Innocenzo  XII  soppresse  la 
legazione  d' Avignone  e  pel  suo  gover- 
no istituì  la  congregazione  di  cui  parlai 
ne' voi.  XIV,  p.  i43,e  XXXIX,  p.  249. 
Clemente  XI  riparò  ed  abbellì  il  palaz- 
zo apostolico,  e  nel  1790  Avignone  e  il 
Venesino  occupato  dai  francesi,  fu  tolto 
al  dominio  della  sede  apostolica,  e  incor- 
porato alla  Francia,  insieme  a  Carpai' 
trasso  }  Cavaillon  e  Vaison  (V.),  altre 
sue  città  vescovili.  V.  Avignone. 

Palazzo  di  Castel  Gandolfo.  Subur- 
bano a  Roma  e  presso  il  monte  Albano 
(  di  cui  parlai  ancora  a  Marino,  a  Pas- 
sionisti,  ed  a  Lazio  (V.),  dicendo  d'Al- 
ba Longa  )  ed  il  lago  del  suo  nome,  sor- 
ge Castel  Gandolfo  (V.),  soggetto  al  go- 
verno del  prefetto  del  palazzo  apostoli- 
co, come  narrai  a  Maggiordomo  {V.), 
Paolo  V  voleva  destinarlo  per  Villeggia- 
tura  de  Papi  {V.) ,  ma  preferì  la  villa 
Mondragone  di  Frascati (V.).  Non  an- 
dò guari  che  Urbano  Vili  vi  fabbricò  il 
palazzo  apostolico  con  cappella  segreta  , 
contiguo  giardino  e  adiacenti  ameni  pas- 
seggi alborati,  per  soggiorno  e  ricreazio- 
ne de'  Papi.  L'abitò  poco,  perchè  sole- 
va dimorare  nel  palazzo  vicino  della  sua 
famiglia  Barberini  ;  bensì  fu  il  primo  a 
datare  le  sue  bolle  e  brevi  :  Datimi  ex 
Arce  Gandulphi.  Alessandro  VII  ingran- 
dì e  terminò  il  palazzo,  pel  primo  l'abi- 
tò stabilmente  e  formò  altra  via  albora- 
ta.  Inoltre  Alessandro  VII  restaurò  ed 
ornò  la  chiesa  parrocchiale  di  Castel  Gan- 
dolfo, dedicata  a  s.  Nicola  di  Mira.  In 
seguito  poi  distrusse  questa  chiesa  per 
ivi  erigerne  altra  dedicata  a  s.  Tommaso 
da  Villanova  da  lui  canonizzato/Affinchè 
non  venisse  in  conseguenza  a  diminuire 
la  divozione  a  s.  Nicola,  sotto  alla  nuo- 
va chiesa  fece  costruirne  altra  a  di  lui 
onore,  profittando  della  declività  del  col- 


PAL 

le  dalla  parte  del  lago.  È  a  queste  di- 
verse circostanze  che  alludono  le  3  se- 
guenti medaglie  con  l'effigie  del  Papa,  i 
cui  conii  sono  nella  zecca  pontificia.  1  .°col- 
l'iscrizione:  Divo  Nicolao  Myrae  Episc.j 
nelP  esergo  :  Castri  Ganci.  MDCLIX,  e 
facciata  della  chiesa  di  Castel  Gandolfo 
dalla  parte  del  lago.  2.°  del  medesimo  an- 
no, l'epigrafe:  Dilexi  Domine  Decorati 
Domus  Tuae,  e  facciata  antica  della  chie- 
sa di  Castel  Gandolfo.  3°  colle  parole  : 
Thomae  Ardi.  V  aleni.  Inter  Sa  net.  Re- 
lato j  nel  l' esergo:  MDCLIX }  e  facciata 
di  detta  chiesa  dalla  parte  della  piaz- 
za. Benemeriti  del  luogo  ,  come  del  pa- 
lazzo apostolico  ,  furono  pure  Clemente 
XI,  Benedetto XIV  e  Clemente  XIII;  i 
due  ultimi  vi  celebrarono  molte  funzio- 
ni, anco  solenni.  Altri  segnalati  vantag- 
gi fecero  al  palazzo  ed  al  castello  Cle- 
mente XIV,  Pio  VI  e  Pio  VII.  Al  tem- 
po dell'  ultimo,  avendo  occupato  lo  sta- 
to pontificio  Napoleone  imperatore  dei 
francesi,  questi  dichiarò  palazzo  imperia- 
le quello  di  Castel  Gandolfo, per  cui  do- 
veasi  ridurre  più  magnifico,  come  narra 
il  Bellomo  ,  Coni.  stor.  del  crist.  voi.  2, 
p.  86.  Pio  VI  li  in  questo  palazzo,  dopo 
averlo  ristorato,  vi  fece  trasportare  par- 
te de'mobili  e  delle  stampe  con  cui  Leone 
Xllavea  abbellito  la  Cecchignola,  luogo 
a  lui  caro,  che  descrissi  nel  voi.  XXXVIII, 
p.82.  In  modo  particolare finalmenleGre- 
gorio  XVI  fu  benemerito  del  palazzo  , 
del  Castello  e  sua  chiesa,  degli  abitanti 
e  de'  luoghi  propinqui  (  nell'  iscrizione 
riportata  nel  voi.  X,  p.  1^3,  dopo  la  pa- 
rola Munito, àevesì  aggiungere  Mollito- 
que  ),  edificandovi  eziandio  il  cimiterio 
con  chiesuola,  il  tutto  descritto  a  Castel 
Gandolfo  con  quanto  vi  fecero  i  suoi  pre- 
decessori. Presso  la  villa  Barberini  aven- 
do Gregorio  XVI  aperto  comodissima 
strada  per  agevolare  l'ingresso  principa- 
le del  Castello,  da  lui  già  reso  più  deco- 
roso e  agiato,  fuvvi  collocata  la  seguente 
marmorea  iscrizione,  ch'essendo  di  8  linee 
contraddistinguo  co'  numeri  il  capover- 


PA  L 

sodi  ciascuna,  i .  Ex  Auclorìlale.  2  Gre- 
gorii  XVI.  P.  M.  3.  Alerames  Pallavi- 
cino. 4.  Praeposilus  Sacrae  Domus  Pon- 
tificali1;. 5.  _"\cm'o  Viat  Tradii  Transver- 
sirn  Apei 'lo.  6. Inferiore in  Ainbiilationem 
Cimi  Superiore  Coniungi.  7.  l'jpcditio- 
rem  Ad  Castrimi  Aditimi  Sterni  dir. 
8.  Anno  MD  CC  C.XXXX/M.  Di  questa 
ultima  strada  ne  fu  architetto  il  cav.  Ga- 
spare Salvi,  insieme  al  sotto-foriere  cav. 
Filippo  Martinuod  ,  il  quale  poi  fu  ar- 
chi  tetto  delle  altre  strade  ivi  o  aperte  o 
migliorate,  non  che  del  campo  santo  e 
sua  chiesa. 

Palazzo  di  s.  Grisogono.  V.  Chiesa 
ni  s.  Grisocono,  Palazzo  dis.  Maria  ix 
Ta  *s  ;  r.vEP.E,  Trinitari. 

Palazzo  Laleranensc  o  Patriarchio 
Lateranrnse.  Celehratissima ,  antichissi- 
ma e  venerabile  abitazione  ordinaria  di 
tanti  santi  Pontefici  romani,  che  ivi  di- 
morarono per  quasi  io  secoli,  tranne  al- 
cune interruzioni,  in  cui  furono  in  Or- 
vieto, Viterbo,  Perugia,  Anagni,  Assisi 
ed  altri  luoghi,  fino  a  Benedetto  XI.  Da 
questo  luogo  il  cristianesimo  vieppiù  si 
propagò,  la  pontificia  giurisdizione  si  di* 
lato  mirabilmente  in  ogni  parte  del  mon- 
do ;  quivi  la  chiesa  romana  trionfo  dei 
nemici,  estirpò  scismi,  accolse  e  ricevet- 
te gli  omaggi  dei  più  possenti  re  e  im- 
peratori, e  celehrò  concilii,  5  de'quali  e- 
dimenici,  per  mostrare  e  stabilire  i  lòn- 
damenti  della  vera  credenza  ,  difendere 
l'ecclesiastica  disciplina  e  i  diritti  della 
Chiesa.  Siccome  vi  ebbero  sede  i  primi 
donimi  Pontefici  .  congiuntamente  alla 
prima  chiesi  patriarcale  di  Roma  e  del 
mondo,  così  riguardandosi  il  luogo  co- 
me centro  del  romano  patriarcato,  l'an- 
tico p  1  tuoi  contigui  edilìzi,  non 
meno  illustri  e  sacii,  prese  nel  IUO  111  1- 
gnifico  e  sontuoso  oomplesso  il  nume  di 
Patriarchio  Lateranense.  A  L  vttM  urooe- 

binai  questo  luogo,  BOgUitO  ne  1  isti  del- 

1 1  snle  apostolica,  lo  chiese,  b  isilii  he,o- 
1  ■torii,  cappelle,  ti  iclinii  detti  ani  he  pa- 
netterie, e  ni'  Datteri  che  m  esso  0  turo- 


PAL 
no  compresi  0  propinqui  ;  parlai 
limologia  Laterano,  e  di  altre  sue  deno- 
minazioni; di  chi  era  il  palazzo  imperia- 
le donalo  circa  il   3  1  3  da  Costantino  il 
Grande  in  paiie  a  Papa  t.  Melchi  1 
del   concilio  che  questi  subito   vi   temi  ■ 
per  la  causa  de*  donatisti, quindi  per  in 
tero  dato  da  detto  imperatore  al' 
Silvestro  I  verso  il  J  •.  \ ,  edificandovi  la 
basilica  del  Sai  valore,  o  Chiesa  di  s.  Gio- 
vanni in  Laterano  (V.)t  madre  e  capo  'li 
tulle  le  chiese  ;  dissi    [ime  delie  divei  -  ! 
opinioni  tu]  narrato,  e  su  quanto  i 
da  il  battesimo  di  Costantino;  come  vi 
fu  eretto  l'oratorio  di  s.  Lorenzo  0 
Cta  Sanctorutii  (V.),  ilbatlisterioo  Chie- 
sa di  s.  Giovanni  in  Fonte(ì  .),  edilicato 
accanto  al  palazzo  da  Costantino  slesso, 
edifizi  che  sussistono.  Inoltre  a  Lvtera- 
.\o  riportai  la  storia  di  tutti  i  concilii  ce- 
lebrali nel  palazzo  o  luoghi  annessi, spe 
ciccandoli, come  delle  tante  funzioni  nei 
medesimi  eseguite  dai  Papi,  e  parlai  del 
la  pianta  del  patriarchio  ne'  temp 
tteriori  a  Costantino,  dataci  dal    S 
rano,  riprodotta  dal  Ramponi,  e  mi 
ripubblicata  da  mg.1  Mazzuconi  nelle  Me- 
morie della  Scala  santa,  e  santuario  di 
Sonda  Sane torumttna  rettificata  da  alcu- 
ni cuori.  A  Biuliotec \  e  Arcamo  de 
scrissi  quelli   della   s.   Sede  stabiliti    nel 
patriarchio,  custoditi  dai  più  santi  e  dui 
ti  Bibliotecarie  Archivisti  [l')-  a  < 
tori  pontificii,  della  scuola  erettavi j 
Cecini  un  e  Notasi, delle  loro  sci 
essendovi  nel  luogo  allevati  sotti»  g 
chi  de'Papi   1  chierici  più  distinti,  e  «lil- 
la quale  virtui  -1  palestra  sortirono  tan- 
ti insigni  cardinali,  che  poi  salir*  n 
li  cattedra  di   t.  Pietro,  comi',  p.  1    la 

di  molti  altri,  furono  -   '  • 
1!.  Stefano  11   delio  III,  t.  Leone  III 
A  Palassi   apostolici  enumerai  1  prin- 
cipali uffisiali  della  1 
ciò  palazzo  Lateranense,  che  vi  ria 
vano  in  un  all'  Arcipret    e  ali    /■ 
cono  (/    Li  ad  alt]  i  Palatini  \  ■ 
lati  celebri  1  Giudici  palatini  |  ; 


2 1  ?.  PAL 

aula  Lateranense  ,'\  cui  distinti  uffizi  ab- 
bracciavano tutta  la  corte  romana  e  ne 
dilatavano  le  incumbenzepel  rimanente 
del  mondo,  come  osserva  il  Bernini,  Del 
trib.  della  Rota,  p.  281.  A  Conte  paia- 
tino  tenni  proposito  del  conte  del  palaz- 
zo Lateranense,  altro  uffiziale  del  mede- 
simo, e  dei  conti  palatini  creati  dai  Pa- 
pi e  dagl'  imperatori  ,  e  chiamati  conti 
del  sacro  palazzo  e  dell'  aula  Lateranen- 
se. A  Maggiordomo  tenni  proposito  del 
Vicedomino  o  vicario  del  Papa,  primario 
ministro  del  patriarchio  ,  del  vicedomi- 
nio sua  abitazione  in  un  a  quelli  che  l'a- 
bitavano, e  come  nel  palazzo  nella  vita 
comune  vi  fioriva  la  domestica  discipli- 
na e  le  scienze,  con  altre  analoghe  noli- 
zie.  Talvolta  il  pontificio  Fisco  [V.)  fu 
chiamato  Lateranense,  perchè  ivi  era  la 
Camera  apostolica  (F.):  si  può  vederne 
esempi  in  Borgia,  Breve  ist.  del  dominio 
della  Sede  ap.,p.  1 16,  parlando  delle  pe- 
ne imposte  ad  alcuni  baroni  siciliani  e  ap- 
plicate al  palazzo  Lateranense.  Altra  te- 
stimonianza del  IX  secolo  si  ha  dall'  au- 
tore delle  Osserv.  sulla  zecca pont.  p. 207, 
in  cui  si  legge  che  le  annue  rendite  do- 
veano  intromettersi  nel  palazzo  Latera- 
nense, col  qual  nome  allora  indicavasi 
la  camera  apostolica  o  sia  fìsco  pontifi- 
cio. Delle  carceri  Lateranensi  feci  paro- 
la ne' voi.  IX,  p.  263,  e  XI,  p.  69. 

L'antico  palazzo  Lateranense  donato 
da  Costantino,  cominciava  da  una  parte 
della  contigua  basilica  di  s.  Giovanni  in 
Laterano,  e  si  stendeva  sino  al  luogo  ove 
è  ora  la  suddetta  cappella  di  Sancta  San- 
do  rum.  Dopo  s.  Silvestro  I  il  palazzo  fu 
conservato  e  rinnovato  successivamente 
dai  Papi  nel  tempo  che  vi  abitarono  ,  e 
da  molti  di  essi  ampliato  con  aggiunger- 
vi basiliche,  oratorii,  triclinii  e  altre  fab- 
briche. La  scuola  di  canto  ve  la  pose  s. 
Gregorio  I,  vi  scrisse  l'antifonario  e  v'in- 
cominciò il  pio  costume  di  servire  a  men- 
sa i  poveri.  Nel  pontificato  di  Severino 
l'imperatore  Eraclio  fece  saccheggiare  il 
tespro  della  chiesa  e  palazzo  Lateranense, 


PAL 

fino  a  quel  dì  santissimo,  e  per  le  ves- 
sazioni il  Papa  ne  morì.  Nel  687  nel  pa- 
lazzo fu  eletto  s.  Sergio  I.  Sebbene  do- 
po Gregorio  IV  e  s.  Leone  IV,  che  re- 
staurarono il  patriarchio  ,  s'  ignori  che 
altri  vi  facessero  o  rinnovassero  cosa  al- 
cuna, sino  a  Calisto  II  che  vi  fece  la  cap- 
pella di  s.  Nicolò  vescovo,  quale  ancora 
è  in  piedi,  appartenente  ai  Penitenzie- 
ri  Lateranensi  (I'.),  il  patriarchio  mol- 
to soffrì  nelle  vicende  che  si  successero 
nei  secoli  IX,  X,  XI,  XII.  Sotto  s.  Gre- 
gorio V1I[V.)  l'occupò  l'imperatore  En- 
rico IV  e  l'antipapa  Clemente  III. fugati 
poi  dal  normannoRobeito  Guiscardo, che 
tanti  danni  recò  a  Roma  col  suo  eserci- 
to, massime  ne'  luoghi  prossimi  al  La- 
terano. Nel  1093  Urbano  II  ricuperò  il 
patriarchio  da  Ferrucchio  che  lo  teneva 
per  1'  antipapa.  Enrico  V  nel  1  1  18  co- 
strinse Gelasio  II  a  fuggire  dal  palazzo  e 
da  Roma;  altrettanto  dipoi  fece  Federi- 
co I  con  Alessandro  III:  prima  di  questi 
Innocenzo  II  restaurò  tutte  le  parti  del 
patriarchio  e  vi  fece  due  camere  dietro  la 
detta  cappella,  verso  la  fronte  della  chie- 
sa di  s.  Giovanni,  adornandole  di  pittu- 
re ,  in  una  delle  quali  fu  rappresentato 
Lotario  II  imperatore,  da  lui  coronato. 
Adriano  IV  a  tutte  le  stanze  che  per  vec- 
chiezza si  disfacevano  pose  riparo.  Cle- 
mente III  con  nuova  fabbrica  ampliò 
il  grand'  edifizio,  lo  ristorò  e  fece  orna- 
re di  belle  pitture.  Questo  venne  anco- 
ra aumentato  da  Celestino  III,  che  inol- 
tre vi  fece  la  porta  di  bronzo  sopra  le 
scale  del  palazzo,  la  quale  si  vede  ora 
nella  cappella  di  s.  Giovanni  Evangeli- 
sta nel  memorato  battisterio,ed  altra  por- 
ta parimenti  di  bronzo  che  si  vede  nella 
basilica  per  andare  alla  sagrestia,  come  si 
legge  nella  iscrizione  in  caratteri  mezzo 
gotici,  lavoro  di  Oberto  e  Pietro  da  Pia- 
cenza. La  detta  cappella  dell'evangelista 
fu  eretta  da  Papa  s.  Ilaro  del  46 1 ,  '1  quale 
nell'altra  da  lui  edificata  a  s.  Gio.  Bat- 
tista pose  porte  di  bronzo,  ancora  esi- 
stenti nel  suo  interno  con  propria  epi- 


PAL 
grafe  :  di  ambedue  le  cappelle  parlai  a 
Battisterio,  Laterano,  Chiesa  di  s.  Gio. 
iw  Fonte,  Pieve,  Servus.  Gregorio  IX  fece 
demolire  tutte  le  case  che  sorgevano  pres- 
so il  palazzo, aflì nchè  nobile  e  libero  fos- 
se il  prospetto  esterno  del  patriarchio,  e 
contribuì  all'  erezione  del  vicino  ospe- 
dale. Quanto  soffri  Innocenzo  IV  appe- 
na eletto  nel  palazzo  Lateranense,  lo  dis- 
si alla  sua  biografìa;  anzi  va  avvertito  che 
nelle  biografìe  de' Papi  sonovi  molte  no- 
tizie riguardanti  il  patriarchio,  per  la  di- 
mora che  vi  fecero.  Urbano  IV  restaurò 
1'  aula  massima  de'  concilii.  Adriano  V 
avea  incominciato  grandiose  riparazioni 
nel  patriarchio,  quando  fu  rapito  dalla 
morte;  indi  furono  portate  a  compimen- 
to da  Nicolò  III.  Inoltre  il  palazzo  an- 
che da  Nicolò  IV  fu  restaurato,  e  Boni- 
facio VIII  vi  fece  il  pulpito,  di  cui  par- 
lerò. Clemente  V  dopo  l'incendio  del  pa- 
lazzo e  della  chiesa,  accaduto  uel  i3o8, 
mandò  da  Francia  (dove  dal  i  3o5  risie- 
deva) denari  per  rinnovarlo;  il  simile  fe- 
cero gì'  immediati  successori  Giovanni 
XXII  e  Benedetto  XI I,  onde  ripararne  gli 
edilizi  crollanti  per  le  tante  peripezie  cui 
soggiacque  Roma  nell'  assenza  de'  sette 
Papi  dimoranti  iu  Avignone.  Uno  di  que- 
sti, Urbano  V,  tentò  ristabilire  in  Roma 
la  residenza  papale,  vi  si  recò  nel  1 367, 
abitò  il  patriarchio;  costretto  a  ritorna- 
re in  Avignone,  ivi  lo  successe  Gregorio 
XI, il  quale  concesse  al  capitolo  Latera- 
nense l'usufrutto  del  giardino  pontifìcio, 
nel  tempo  che  i  Papi  risiedevano  fuori  di 
Roma  ,  come  narra  il  Crescimbeni,  lst. 
dis.  Giovanni  aporta  Latina,  p.  32  1  .Fi- 
nalmente Gregorio XI  ripristinò  nel  1377 
la  papale  dimora  in  Roma  ,  ma  abitò  il 
palazzo  Vaticano.  11  patriarchio  fu  abban- 
donato anche  da  Bonifacio  IX,  che  andò 
a  dimorare  al  palazzo  Valicano,  ove  era 
stato  eletto  uel  1378  il  predecessore  Ur- 
bano VI.  Aucorchè  Eugenio  IV  ritor- 
nasse ad  abitare  il  patriarchio ,  e  lo  fa- 
cesse in  qualche  parie  restaurare  (  ag- 
giungendovi uu  sontuoso  mouastcro),  co- 


P  A  L  2 1 3 

me  pure  fecero  Sisto  IV,  e  Leone  X,  che 
dopoil  possesso  vi  si  trattenne  alcuni  gior- 
ni, sotto  Paolo  III  e  Giulio  III  minac- 
ciando rovina  ,  fu  quasi  finito  di  gittar 
a  terra,  e  restarono  solo  i  vestigi  di  al- 
tissime muraglie,  la  sala  detta  del  con- 
cilio, alcuni  corridori ,  e  4  cappelle  che 
si  demolirono  quando  fu  fatto  da  Sisto 
V  l'esistente  palazzo  ;  laonde  dell'antico 
patriarchio  soltanto  vi  rimane  attual- 
mente la  detta  cappella  di  Sancta  San- 
dorimi,  restata  sempre  intatta,  parte  del 
Triclinio  (V.),o basilica  Leoniana,  e  quel 
poco  che  abitano  i  mentovati  peuiteuzie- 
ri.  Prima  di  accennare  le  altre  antiche  e 
principali  parti  del  patriarchio  e  suoi  più 
rimarchevoli  edilìzi  noterò,  che  i  piom- 
bi scritti  rinvenuti  nel  i5q5  e  compro- 
vanti con  due  iscrizioni  l'identicità  del 
luogo,  già  de'  Laterani ,  da  cui  presero 
nome  il  patriarchio  e  la  basilica,  sulle  pa- 
reti del  corridoio  che  mette  alla  sagre- 
stia furono  collocati.  Delle  i4  medaglie 
o  monete  trovate  fra  le  rovine  dell'auli- 
co patriarchio,  nel  riedificarsi  il  nuovo  pa- 
lazzo, parlai  a  Medaglie  benedette.  I  due 
leoni  di  marmo,  che  il  p.  Lupi,  Dissert. 
t.  1,  p.  4,  riferisce  che  stavano  alla  por- 
ta del  patriarchio,  stimati  di  lavoro  gre- 
co, ivi  collocati  da  Gregorio  XI,  Sisto  V 
li  pose  alla  sua  fonte  a  Termini,  donde 
Gregorio XVI  li  trasferì  al  giardino  Qui- 
rinale, come  dissi  nel  voi.  XXV,  p.  i6b\ 
Avanti  il  patriarchio  fu  il  portico  ver- 
so tramontana,  incrostato  di  marmi  e 
musaici,  con  esteriori  archi  murati  so- 
pra colonne, ed  in  esso  erauo  le  scale  per 
salire  al  palazzo.  Nel  principio  del  por- 
tico verso  1'  Ospedale  del  ss.  Salvatore 
a  s.  Giovanni  in  Laterano  (P.),  e  il  pul- 
pito di  Bonifacio  Vili,  si  vedeva  una 
fabbrica  grande  quadrata  con  cortili',  e 
si  crede  fosse  stata  qualche  chu  si  o  uua 
delle  basiliche  del  palazzo,  forse  quel- 
la di  Zaccaria,  nella  quale  1  Papi  quau- 
do  tornavano  processioualinente  al  La- 
terano ne'  Possessi  dopo  la  Coronazio- 
ne  (  /  '.  ) ,  o  per  qualche  altra  luuziu- 


2i4  PAL 

ne,  ricevevano  le  acclamazioni.  Ne'  ri- 
spettivi articoli  si  dice  di  tutte  le  sa- 
cre funzioni  che  i  Pontefici  facevano  nel 
patriarchio,  massime  a  Cappelle  pon- 
tificie. Lo  stesso  Papa  s.  Zaccaria  ornò 
il  portico,  facendovi  dipingere  immagini 
sacre.  In  questo  portico  Adriano  I  per 
nutrimento  de' poveri  faceva  distribuire 
pane^  vino,  carne  e  minestra  abbondante, 
come  meglio  riportai  ad  Elemosiniere 
del  Papa,  dicendo  della  carità  splendi- 
damente esercitata  nel  patriarchio  dai 
Pontefici.  Nel  medesimo  portico  era  la 
Scala  santa  (I.),  che  vuoisi  trasportata 
da  Gerusalemme  da  s.  Elena  madre  di 
Costantino.  Nel  palazzo  vi  furono  due 
basiliche  Leoniane,  che  accennai  a  La- 
terano,  maggiore  e  minore,  erette  da  s. 
Leone  III  e  ristorate  da  s.  Leone  IV. La 
maggiore  assai  grande  con  tribuna  in 
<:apo  ornata  di  musaico,  e  altre  io  tri- 
lume  dalle  bande,  pavimento  di  marmo 
i  iònie  in  mezzo,  decorata  di  porfido. 
Era  dipinta  inlornocon  istorie  della  pre- 
dicazione degli  apostoli,  acciò  i  pellegri- 
ni di  tutte  le  nazioni,  mentre  vi  cenava- 
no, ricordassero  i  maestri  de' loro  ante- 
nati ;  nella  prima  tribuna  era  la  sedia  pon- 
tificale di  marmo.  Ivi  si  facevano  ancora 
le  cene  solenni  per  Natale  e  Pasqua.  Pri- 
ma che  si  demolisse,  n'  era  ingresso  la 
porta  che  vedesi  nella  basilica  Lateranen- 
se  nella  nave  della  porta  santa.  La  det- 
ta basilica  maggiore, o meglio,  come  altri 
vogliono,  la  minore,  fu  chiamata  sala  del 
concilio,  per  quelle  sessioni  che  vi  cele- 
brarono Eugenio  IV,  Giulio  II  e  Leone 
X.  In  capo  di  detta  scala,  prima  del  cor- 
ridore che  conduceva  alle  cappelle  di  s. 
Silvestro  e  di  Sancta  Sancforum,  si  tro- 
vava a  manca  il  pulpito  di  marmo  di- 
pinto e  intarsiato,  sporto  sopra  la  piaz- 
za, con  colonne  e  marmi,  pavimento  ad 
opera  tassellata  e  pitture  a  fresco  nelle 
pareli  di  Giotto  :  questo  pulpito  o  podio 
fu  fatto  da  Bonifacio  Vili,  per  darvi  la 
benedizione,  e  lo  descrissi  nel  voi.  Il,p. 
io'*).  Seguitando  detto  corridore,  s' in- 


PAL 

conlra va  a  sinistra  la  cappella  o  orato- 
rio di  s.  Silvestro,  della  quale  s' ignora 
1' autore,  alcuni  attribuendolo  a  Papa 
Teodoro,  celebre  per  le  particolari  fun- 
zioni che  vi  facevano  i  Papi,  tutte  ram- 
mentate a'  loro  luoghi,  come  la  cena  del 
giovedì  santo,  la  benedizione  delle  pal- 
me eseguita  dal  cardinal  di  s.  Lorenzo, 
e  vi  adoravano  le  reliquie  prima  d'inco- 
minciar le  processioni  :  ivi  dicesi  venisse 
conservata  1'  antichissima  dipintura  del 
Volto  santo,  ossia  immagine  del  Salva- 
tore. Sulla  porta  era  vi  un  tabernacolo 
con  due  colonne  di  porfido,  con  antica 
immagine  del  Salvatore,  che  percossa  da 
un  ebreo  usci  sangue.  Si  sa  che  s.  Zac- 
caria l'ornò  di  molte  pitture,  e  s.  Leone 
IV  fecevi  altri  abbellimenti. 

Indi  viene  nominata  la  basilica  di  s. 
Zaccaria, fatta  dal  Papa  di  tal  nome,  ove 
i  Pontefici  reduci  dalle  processioni,  pri- 
ma di  salire  nei  palazzo,  ricevevano  le  so- 
lite Laudi  ed  Acclamazioni  {V \)  (que- 
sta in  Costantinopoli  dicevasi  Polic/o- 
nio  (F-);  per  cui  si  congettura  che  fosse 
la  basilica  al  principio  del  portico,  che 
altri  pongono  più  addentro  del  palazzo, 
dicendo  che  i  Papi  facessero  coi  cardina- 
li la  cena  del  giovedì  santo.  Inoltre  s.  Zac- 
caria restaurò  il  patriarchio  in  ogni  sua 
parte,  costruì  un  triclinio  o  cenacolo  so- 
pra la  torre  da  lui  edificata  nel  palazzo; 
in  esso  fece  dipingere  tutte  le  parti  del 
mondo,  acciò  i  Pontelici  mirandole, 
quando  solevano  cenarvi,  si  ricordassero 
diedi  tutte doveano aver  pensiero, o  for- 
se ancora  perchè  venendovi  cibati  i  pel- 
legrini, questi  si  consolassero  in  sapere 
eh'  erano  di  continuo  presenti  alla  men- 
te del  supremo  pastore.  Passalo  l'orato- 
rio di  s.  Silvestro  si  vedevano  le  Scale 
sanie,  trasferite  poi  da  Sisto  V  presso  la 
cappella  di  Sancta  Sanctorum.  Seguiva- 
no di  là  le  altre  scale,  per  le  quali  scen- 
deva il  popolo,  ed  appresso  eravi  la  co- 
lonna divisa  in  due  parti  della  passione 
del  Signore,  con  altare  accosto  al  muro. 
Passate  queste  scale  a  destra  vedeva»  la 


PAL 

nominata  porla  di  bronzo  di  Celestino 
III,  per  la  quale  entra  vasi  nel  palazzo, 
e  si  andava  alle  basiliche  di  esso,  parti- 
colarmente a  quella  di  s.  Leone  HI  o 
Triclinio  Leoniano,  ove  celebra vansi  di- 
verse funzioni,  anche  solenni,  il  Papa  vi 
convitava  i  cardinali,  i  re  e  gl'impera- 
tori :  una  delle  tre  superstiti  grandi  ab- 
sidi o  tribune,  da  ultimo  restaurò  Gre- 
gorio XVI.  Dalla  basilica  Leoniana  mag- 
giore si  andava  al  rammentato  oratorio 
di  s.  Nicolò  o  vestiario,  ora  de'  peniten- 
zieri, elegantissima  chiesuola  di  forma 
oblunga:  fu  detto  vestiario,  per  le  due 
contigue  sale  che  vi  fece  fabbricare,  una 
per  uso  particolare  de'  Papi  e  per  loro 
guardaroba;  l'altra  per  trattarvi  i  pub- 
blici negozi  o  Camera  apostolica,  pei  cu- 
biculari e  per  le  udienze.  Vicino  sorge- 
va 1'  oratorio  di  s.  Cesareo  martire,  ove 
furono  riposte  le  immagini  di  Foca  im- 
peratore e  di  Leonzia  sua  moglie,  dopo 
le  solite  acclamazioni  dette  nella  basili- 
ca Giulia,  consuetudine  che  descrissi  nel 
voi.  XXXI V,  p.  20  e  i  i3:  il  Baronio 
con  altri  pretese,  che  ciò  praticavasi  nel- 
la Chiesa  di  s.  Cesareo  (K).  Insigne  fu 
la  basilica  Giulia,  forse  presso  l'oratorio 
di  s.  Silvestro,  o  nella  parte  esteriore 
del  palazzo,  o  dov'  eia  il  pulpito  o  verso 
il  fine  del  portico,  vicino  al  qual  luogo 
Sisto  IV  pose  la  statua  di  Marc'AureliOj 
che  Paolo  III  trasportò  in  Campido- 
glio (F.)  :  in  essa  s.  Simmaco  nel  5o2 
celebrò  un  concilio.  Se  ne  attribuisce  la 
dedica  a  s.  Celestino  I,  che  gli  donò  una 
patena,  2  vasi,  2  ampolle,  2  candelieri, 
io  corone  o  lampadari,  lutto  d'argento. 
La  basilica  di  Teodoro  fu  edificata  da 
quel  Papa  in  onore  di  s.  Sebastiano,  vi- 
cino alla  cappella  di  Sancla  Sanclorum, 
la  basilica  Giulia  e  il  campo,  chiamata 
anche  panetteria.  Avanti  di  essa  eravi 
un  triclinio,  rinnovalo  ila  s.  Zaccaria  e 
ornato  con  marini,  metalli,  musaico  e 
pitture.  L'oratorio  di  s.  Gregorio  pro- 
pinquo a  detta  cappella,  avea  due  aita- 
li, uno  in  mezzo,  Tallio  al  muto,  e  sussi- 


PAL  ut 

slette  sino  a  Sisto  V.  Fra  gli  altri  ora- 
torii  e  basiliche  del  patriarchio,  dirò  dei 
seguenti.  L'oratorio  magnifico  della  Cro- 
ce, forse  non  diverso  da  quello  descritto 
a  Laterano  ;  quello  della  Beata  Vergi- 
ne è  bellissimo  ;  quello  di  s.  Michele  ar- 
cangelo, eretto  da  s.  Leone  III  con  mu- 
saici e  pitture,  bellissimi  marmi  e  me- 
talli. L'  oratorio  di  s.  Pietro  restaurato 
da  s.  Gregorio  II,  che  vi  rinnovò  l'alta- 
re d'argento  e  fece  dipingervi  le  imma- 
gini de'  12  apostoli.  L'oratorio  di  s.  Se- 
bastiano, fabbricato  da  Papa  Teodoro  ; 
quello  di  s.  Giorgio,  con  suo  preposito. 
L'oratorio  o  basilica  di  Papa  Vigilio, 
decorato  di  nobili  pitture  d'istorie  e  sa- 
cre immagini  :  sotto  il  Pontefice  s.  Ni- 
taliano  vi  pranzò  1'  imperatore  Costante 
II.  Nel  patriarchio  solevano  pranzarvi 
gì'  imperatori,  dopo  eh'  erano  stati  co- 
ronati in  s.  Pietro  dal  Papa,  come  dis«>i 
a  Coronazione  dégl'  imperatoti  ed  a  Im- 
peratore. Dopo  avere  ricevuto  l'impe- 
ratore la  corona,  con  solenne  pompa  in- 
cavasi nella  basilica  Laterauense,  ov'era 
fatto  canonico  (quanto  praticò  Carlo  V 
coronato  in  Bologna, vedasi  il  voi.  X\  li, 
p.  223,  224)  ;  quiudi  nel  patriarchio  ove 
solevano  essere  alloggiati,  venivano  trat- 
tati con  solenne  convito.  Solo  noterò 
che  Enrico  VII  alloggiò  nelle  case  deco- 
lorine^ presso  il  medesimo  Lalerano; 
Carlo  IV  come  il  precedente  fu  coronato 
in  Roma,  benché  il  Papa  fosse  in  Avi- 
gnone, ed  ebbe  il  convito  nel  patriar- 
chio: quanto  di  particolare  accadile  Del 
l45?  a  Federico  III,  lo  narrai  nel  citato 
voi.  p.  220. 

M  1  ninna  cosa  è  eterna  nel  mondo. 
Il  gran  patriarchio,  già  antichissima  ibi- 
Iasione  de'Laterani,  poi  ca»a  ih  Fausta 
imperatrice  moglie  di  Costantino,  nuli 
per  io  e  più  secoli  sede  e  stanza  de'ro- 
mani  Pontefici  ;  chiaro  nella  storia  ec- 
clesiastica per  numerosi  coo<  ilo  • 
celebri  avvenimenti.,  santificato  ò.\  in  1- 
gni  reliquie,  ricco  ih  vetuste  dipinture, 
Statue,  colonne  e  musaici  ,  complcs>o  ih 


ai6  PAL 

templi  e  altri  edifizi  magnifici,  che  per 
munificenza  pontificia  assorbì  gran  par- 
te delle  rendite  della  chiesa  romana;  in- 
debolito per  incendii,  in  più  parti  scre- 
polato ne'muri,  prossimo  per  vecchiezza 
a  disfacimento,  si  ridusse  in  modo  che 
né  l'arie,  né  l'ingegno  poteva  sottrarlo 
alla  totale  rovina.  Cagione  di  tanta  de- 
cadenza incominciò  dopoché  fu  cinto  di 
mura  il  Vaticano  palazzo,  onde  i  Papi 
più  di  frequente  vi  fecero  dimora;  cad- 
de poi  in  maggior  abbandono  ne'tempi 
in  cui  7  Pontefici  abitarono/^i'/'^/?o/?e(/^.) 
e  tornati  in  Roma  preferirono  il  palazzo 
Vaticano  al  diruto  Lateranense,  anche 
in  riflesso  che  quello  trovandosi  più  pros- 
simo a  Castel s.  Angelo  (^.),  offriva  lo- 
ro un  pronto  e  sicuro  ricovero,  in  epo- 
che piene  di  tumulti,  sedizioni  e  guerre 
intestine,  nelle  quali  la  rabbia  delle  parti 
non  faceva  distinguere  il  sacro  dal  pro- 
fano. I  cospicui  avanzi  di  tanti  edifizi, 
divenuti  un  cumulo  di  rispettabili  ro- 
vine, parve  bene  a  Sisto  V  demolire  il 
poco  ch'era  sfuggito  alle  feroci  barbarie 
de'scellerati,  al  fuoco  de'normanni  e  al- 
l'edacità  de' secoli,  vedendo  non  potersi 
opporre  durevole  riparo  alla  caduta  del 
patriarchio.  Quindi  concepì  la  magnani- 
ma idea  di  rifabbricarlo  di  nuovo,  e  con 
tale  magnificenza  che  potesse  in  qualche 
modo  tener  luogo  del  crollante  patriar- 
chio, alleviando  così  il  compianto  di  Ro- 
ma e  della  cristianità.  Pertanto  Sisto  V 
commise  nel  i585  la  cura  di  erigere  un 
nuovo  palazzo  all'  architetto  Domenico 
Fontana  ;  quindi  fu  atterrato  il  super- 
stite patriarchio,  le  vicine  case  de'  cano- 
nici, e  quelle  degli  Annibaldi  della  Mo- 
lara.  Solo  venne  conservato,  come  accen- 
nai di  sopra,  la  cappella  di  Sancta  San- 
cloram  colle  insigni  reliquie  de'luoghi  di- 
strutti, unendovi  le  scale  sante  e  forman- 
done un  edifizio  separato,  ed  avente  con- 
tiguo il  nobile  avanzo  del  Triclinio  Leo- 
niano;  come  venne  risparmiato  l'orato- 
rio di  s.  Nicolò,  ove  abitano  i  peniten- 
zieri. Entro  il  breve  spazio  di  tre  anni, 


PAL 

non  solo  meravigliosamente  il  palazzo 
fu  compito  quale  si  ammira,  vasto  e  co- 
modo, se  non  con  tutta  quell'eleganza  e 
semplice  stile  che  si  potrebbe  desidera- 
re in  un  edifizio  così  cospicuo;  ma  Sisto 
V  volle  che  ad  ornamento  d'  una  delle 
tre  piazze,  che  sono  avanti  i  tre  Iati  del 
palazzo,  il  quarto  essendo  contiguo  alla 
basilica,  fosse  innalzato  {'Obelisco  Late- 
ranense  {V-)3  decorando  di  nuovo  pro- 
spetto, con  portico  e  loggia  per  la  be- 
nedizione (che  vi  fu  data  fiqchè  Clemen- 
te XII  eresse  quella  della  facciata  prin- 
cipale, e  ne'possessi  vi  fu  gettato  denaro 
al  popolo),  la  porta  minore  della  basilica; 
finalmente,  raddrizzò  e  rifece  le  strade 
che  vi  conducono.  Sisto  V  si  recò  ad  abi- 
tare il  palazzo,  vi  ricevette  in  concistoro 
con  gran  pompa  il  cardinal  Aldobrandi- 
no poi  Clemente  Vili,  reduce  dalla  fa- 
migerata legazione  di  Polonia,  e  ideava 
alloggiarvi  l'imperator  Ridolfo  II,  se  si 
fosse  recato  a  prendere  in  Roma  la  co- 
rona. Per  tale  concistoro  e  per  memoria 
dell'erezione  del  palazzo,  portico  e  obeli- 
sco, Sisto  V  fece  coniare  quella  medaglia 
che  riporta  il  p.  Bonanni,  t.  i,p.  4'4> 
Numism.  Pont.,  ove  detta  mole  e  fabbri- 
che si  vedono. 

Il  palazzo  Lateranense  occupa  uno 
spazio  quadrato  di  35o  palmi  per  ogni 
parte,  e  s'innalza  finoa  137:  ha  tre  gran- 
di prospetti,  uno  volto  a  levante  e  con- 
giunto colla  facciata  principale  della  chie- 
sa ;  il  2.0  esposto  in  faccia  a  tramontana, 
ed  è  il  maggiore;  il  3.°  che  guarda  il  po- 
nente e  si  unisce  col  portico  suddetto  :  tut- 
ti e  tre  i  prospetti  hanno  il  portone  or- 
nati di  colonne,  con  padiglione  innanzi, 
essendo  sovrastati  il  maggiore  e  quello 
di  tramontana  dallo  stemma  di  Sisto  V. 
Due  di  essi  però  sono  del  Fontana,  poi- 
ché quello  verso  la  facciata  principale 
della  basilica  venne  compito  d'ordine  di 
Clemente  XII  da  Alessandro  Galilei,  al- 
lorché fece  tal  facciata,  e  perciò  si  vede 
il  di  lui  stemma.  Il  palazzo  ha  tre  pia- 
ni, oltre  i  mezzanini  abitabili,  e  le  sue 


PAL 

forme  sono  maestose  e  imponenti.  L'in- 
terno ha  vasto  cortile,  tre  ordini  di  log- 
gie  o  portici  e  scale  magnifiche;  e  le  ca- 
mereda  Sisto  V  furono  adornate  con  oro, 
stucchi  ed  intagli,  facendole  dipingere  dai 
migliori  pittori,  cioè  Baldassare  Croce, 
Paris  Nogari,  Ventura  Salimbeni,  Gio. 
Iìattista  Riccij  Andrea  d'  Ancona  e  più 
altri:  questi,  più  o  meno,  in  mezzo  ai 
difetti  dell'epoca,  diedero  pruve  di  sa- 
pere e  d'ingegno  non  comune.  Il  i.°  log- 
giato terreno  del  cortile  gira  intorno  con 
28  archi  d'ordine  dorico  ;  il  i.°  d'ordi- 
ne ionico  gira  per  tre  lati  ,  ed  è  solo 
chiuso  nel  4-°  Per  dar  luogo  a  cinque 
stanze  che  guardano  la  bella  parte  del 
mezzogiorno;  il  3.°  è  murato,  ma  sopra 
ogni  arco  vi  è  l'apertura  d'una  finestra. 
In  esso  1'  ordine  di  architettura  è  com- 
posito con  capricciosa  invenzione,  impe- 
rocché dalle  seconde  alle  terze  loggie  si 
alzano  pilastri  a  foggia  di  termini,  che 
a  modo  di  cariatidi  sembra  che  sosten- 
gano il  cornicione.  Per  una  magnifica  sca- 
la regia,  che  da  una  branca  si  divide  in 
due,  ascendesi  da  una  parte  alla  gran 
loggia  delle  benedizioni,  posta  sulla  fron- 
te principale  della  basilica,  e  dall'  altra 
si  va  agli  appartamenti  pontificii ,  e  a 
quella  loggia  che  sia  sulla  fronte  e  por- 
tico minore  della  basilica  stessa.  Le  pa- 
reti e  le  volte  delle  scale,  come  dei  tre 
loggiati,  sono  decorate  con  pitture  e  grot- 
teschi, a  paesi,  a  fogliami,  sparse  di  mun- 
ti, di  stelle,  di  leoni,  di  fame  alate  e  di 
belle  imprese  con  motti  che  si  riferiscono 
a  Sisto  V.  Il  pian  terreno  componesi  di 
a5  grandi  stiinze,  14  delle  (piali  for- 
mano il  museo;  il  3.°  di  i.\  lunghi  e 
spaziosi  saloni, oltre  gli  accessoria  Splen- 
didi poi  sono  gli  appartamenti  ilei  -j." 
piano,  che  ha  17  stanze,  delle  quali  i3 
in  volta,  essendo  le  volle  dipinte  e  or- 
nate d'  oro,  cornici  e  stucchi,  e  le  al- 
tre 4  possono  chiamarsi  aule  ,  perchè 
grandissime,  ed  ebbero  da  Sisto  \  lacu- 
nari di  leggiadro  lavoro  in  legname  o 
doralo  o  dipinto.  La  maggiore  delle  au- 


P  A  L  217 

le,  detta  aula  massima  o  de  Pontefici, 
la  più  alta  di  tutte,  è  lunga  palmi  1  io, 
larga  Go;  la  a."  detta  degf  Imperatori  è 
lunga  palmi  71  e  non  meno  larga  della 
prima;  allungasi  egualmente  la  3/  a  pal- 
mi 7  1,  ed  allaFgasi  a  4  7,  chiamata  degli 
Apostoli;  finalmente  la  4-"  appellata  di 
Costantino,  ha  in  lunghezza  palmi  90, 
in  larghezza  60.  Ne  accennerò  breve- 
mente le  pitture  principali. 

h'aula  massima  o  de' Pontefici  ed  an- 
che regia,  cosi  della  per  memoria  di  quel- 
la del  patriarchio  e  nella  stessa  posizio- 
ne, destinata  egualmente  pei  concistori 
e  concilii,  con  corrispondenti  pitture.  Si- 
sto V  vi  fece  rappresentare  sotto  baldac- 
chini i  primi  18  Papi  e  s.  Silvestro  I, 
con  scritti  relativi  e  alcuni  medaglioni  a 
chiaroscuro  allusivi  alle  loro  gesta.  In 
altri  luoghi  le  pitture  e  le  iscrizioni  ram- 
mentano le  grandi  cose  operate  da  Sisto 
V  in  breve  tempo,  cioè  l'acqua  Felice,  il 
porto  di  Terracina,  le  paludi  Pontine,  il 
tesoro  posto  in  Castel  s.  Angelo,  la  bi- 
blioteca Vaticana,  la  pace  tra'  principi, 
il  porto  di  Civitavecchia,  la  strada  sul 
Quirinale,  la  fonte  di  Termini,  i  cavalli 
e  palazzo  del  Quirinale,  Montalto  sua 
pallia,  la  pubblica  tranquillità,  l'Abbon- 
danza, Loreto,  la  riedificazione  del  pa- 
triarchio. Tra  gli  altri  dipinti,  ricorde- 
rò quelli  di  Gesù  co'  discepoli ,  e  del 
medesimo  che  affida  a  s.  Pietro  le  sue 
pecorelle.  Il  soffitto  è  maestoso  a  casset- 
toni, con  intagli  ed  ornati,  e  nel  mezzo 
l'arme  di  Sisto  V.  La  seguente  aida  de- 
gl'Iinperatoii  s'ebbe  questo  nome  per  le 
monete  e  medaglie  imperiali  trovate  nei 
fondamenti,  e  per  le  immagini  di  quelli 
cui  appartenevano,  con  «pianto  aveano 
operato  perla  fede,  e  sono:  Costantino, 
Teodosio  I,  Arcadio,  Onorio,  Teodosio 
li,  Valentiniano  III.  Marciano,  Leone  I, 
Giustino  I,  Giustiniano  1,  Tiberio  li, 
Maurilio,  Foca  ed  Eraclio.  Sono  olire 
a  ciò  nelle  sale  due  pitture  ,  una  rappre- 
senta h  ('lnesa  venerata  dagl'  imperato- 
ri gcuullessi,  e  Sisto   V  che  benedice  e 


ai8  PAL 

privilegia  le  suddette  monete,  per  donar- 
le ai  principi  regnanti.  Fra  queste  e  le 
altre  due  aule,  sono  le  i3  stanze  a  vol- 
ta già  accennate;  delle  quali  6  rispon- 
dono sulla  piazza,  parte  a  ponente  e  par- 
te a  settentrione,  le  rimanenti  guardano 
sull'atrio.  La  i  .a  delle  6  appresso  all'au- 
la degl'Imperatori,  ha  sulla  volta  e  sul- 
l'alto delle  pareti  dipinti  i  principali  fat- 
ti di  Samuele,  e  vi  sono  oltre  a  ciò  in 
grandi  figure,  la  Fede,  la  Speranza,  la  Ca- 
rità e  la  Religione;  altrettante  figure  sono 
pure  negli  angoli.  Ivi  appresso  in  una  re- 
trostanza  che  conduce  alia  cappella,  nel- 
la cui  volta  hanno  luogo  le  pitture  a 
fresco  della  Trasfigurazione  nel  mezzo, 
della  Risurrezione,  Apparizione  a  s.  Mad- 
dalena e  a  s.  Tommaso,  d'Ascensione  del 
Signore:  negli  angoli  sono  figurali  gli 
evangelisti,  ed  8  fra'  principali  dottori 
della  Chiesa.  Congiunta  a  detta  cappella 
è  l'altra  mentovata  retrostanza  ,  dipin- 
ta nell'  alto  a  paesi,  arabeschi  e  figure 
simboliche  a  fresco,  ove  il  Papa  può, 
senza  essere  veduto,  udir  la  messa,  e  don- 
de per  scala  a  chiocciola  può  ascendere 
e  discendere  alle  altre  parti  dell'edilìzio. 
L'attuale  altare  della  cappella  nel  pontifi- 
cato di  Gregorio  XVI  lo  diede  il  capitolo 
Laleranense,  ed  è  quello  che  stava  nella 
cappella  di  s.  Giovanni  Nepomuceno,  dal 
medesimo  concessa  alla  nobile  famiglia 
Torlonia  .  E  di  marmo  bianco  venato 
con  specchi  di  porfido,  cornici  di  giallo 
antico  e  decorazioni  di  metalli  dorati.  Pas- 
sando alla  2.a  e  3/  delle  6  stanze  che 
guardano  la  piazza,  come  nella  prima  si 
volle  in  Samuele  adombrarsi  la  podestà 
pontificale,  cosi  nelle  due  che  seguono 
si  volleadombrare  la  santità  eia  sapien- 
za che  gli  debbono  essere  compagne,  cioè 
nella  i  .a  di  queste  venne  simboleggiata 
ne'fattidi  David,  nella  2.a  in  quelli  di  Sa- 
lomone; di  più  negli  angoli  della  prima 
stanza  sono  4  stemmi  di  Sisto  V,  ognuno 
con  due  virtù.  Succedono  la  4*  e  5. a  stati  - 
za;  nell'una  delle  quali  le  storie  d'Elia, 
ed  in  mezzo  la  Trasfigurazione,  uell'al- 


PAL 

tra  quelle  di  Daniele  vengono  figorate, 
quali  dimostratori  che  il  Pontefice  è  de- 
positario della  fede,  le  quali  storie  so- 
no inframmezzate  da  angeli  e  figure  em- 
blematiche. Finalmente  nella  6/  stanza, 
ove  imbandivasi  forse  la  mensa,  furono 
dipinte  le  stagioni,  con  intorno  figure  e 
arabeschi.  Ora  passerò  a  dire  delle  al- 
tre due  aule,  tralasciando  di  far  parola 
delle  stanze  interne  che  sovrastano  il  cor- 
tile. La  i."  aula  degli  Apostoli^  ha  nel 
mezzo  della  lunga  parete  a  destra  figu- 
rato Mosèj  che  per  comando  di  Dio  con- 
gregò 70  seniori,  perchè  seco  reggessero 
il  popolo  d'Israele,  in  che  furono  adom- 
brati i  discepoli  poi  eletti  da  Gesù  Cri- 
sto. Nella  parte  opposta,  cioè  nel  mezzo 
della  parete  a  sinistra,  vedesi  lo  Spirito 
Sauto  disceso  nel  cenacolo  :  tiene  il  mez- 
zo delle  pareti  minori  lo  stemma  di  Si- 
sto V,  e  presso  a  ciascuno  degli  angoli 
sono  due  quadri.  Nel  fondo  a  destra  veg- 
gonsi  i  poveri  pescatori  da  Gesù  chiama- 
ti a  seguirlo,  e  Matteo  che  obbedisce  la- 
sciando il  banco.  Nel  corrispondente  an- 
golo a  sinistra  rappresentasi  1'  elezione 
degli  altri  72  discepoli,  e  come  mandati 
a  predicare  e  scacciar  i  demonii.Le  due 
pitture  a  sinistra  di  chi  entra,  rammen- 
tano il  Signore  risorto  annuuziante  pace 
e  rimproverante  que' di  poca  fede;  fi- 
nalmente a  destra  vedesi  la  surrogazioue 
di  Mattia  a  Giuda  traditore,  e  lo  spar- 
tirsi che  fecero  gli  apostoli  delle  Provin- 
cie per  promulgarvi  1'  evangelo.  Nell'ul- 
tima grande  aula  di  Costantino  sono 
4  gran  quadri  intramezzati  da  paesi,  fi- 
gure e  imprese.  Di  faccia  all'  ingresso  è 
rappresentalo  il  battesimo  di  detto  im- 
peratore; sull'opposto  lato  l'apparizione 
ch'egli  ebbe  della  croce;  alla  destra  i  do- 
ni onde  fu  generoso  alla  Chiesa,  alla  sini- 
stra 1'  umile  atto  con  che  accompagnò 
qual  palafreniere  s.  Silvestro  I  alla  pro- 
pinqua basilica.  In  fondo  a  questa  pro- 
digiosa aulaj  apresi  sul  lato  destro  una 
porta, onde  si  usciva  in  ampia  scala,  che 
unita  a  magnifico  ambulacro  conduceva 


1' A  L 
al  gran  poi  lieo  della  basìlica  prenden- 
do quasi  tutto  lo  spazio  di  quella  faccia- 
ta del  palazzo  che  verso. oriente  guarda 
l'edifìzio  di  Sonda  Sanctorum  e  la  Chie- 
\d  (li  s.  Croce  in  Gerusalemme  (A'".). 
(Questo  passaggio  veramente  regio,  largo 
palmi  37  e  coperto  di  volte  fagamente 
dipinte,  fu  fatto  edificare  da  Sisto  V, 
perché  i  Papi  pontificalmente  vestiti,  e 
ila  tutta  la  corte  accompagnati,  potesse- 
ro maestosamente  dai  nobili  appartamen- 
ti discendere  ed  entrare  pei'  la  porta  mag- 
giore nella  basilica.  Lsso  non  fu  ne  offe- 
so nò  variato  quando  Clemente  XII  ri- 
dusse la  corrispondente  facciatasimileal- 
le  altre  due. 

Tale  fu  ed  è  11  grande  edifìcio  da  Si- 
sto V  surrogato  all'antico  patriarchio,  e 
da  lui  abitato  tratto  tratto;  ma  dopo  la 
sua  morte,  i  Pontefici  alternando  le  di- 
more ne'palazz.i  Quirinale,  Vaticano  e  di 
s.  Marco,  non  vi  si  recarono  a  dimorar- 
vi, sia  per  la  lontananza  ai  successivi 
luoghi  centrali  di  Roma,  sia  perchè  man- 
cante di  abitazioni  per  la  numerosissi- 
ma Famiglia  Pontifìcia  (P.)  Nondime- 
no giovò  ad  decortm  quondam  et  coti' 
p ucutiarn  ,  come  riflette  Raspnni,  ed  i 
nobili  appartamenti  del  2.0  piano  ser- 
vono ad  essi  di  riposo  ,  allorché  per  la 
cappella  dell'Ascensione  si  recano  ad  as- 
sistere alla  messa  nella  basilica,  e  pei  la 
scala  regia  si  portano  a  benedire  solen- 
nemente il  popolo  dalla  gran  Ioga 
talvolta  amo  in  altre  finizioni.  In  fatti 
dalle  descrizioni  de' possessi  de'  Papi  si 
I  :,  che  nel  1  "<m  Innocenzo  IX  si  por- 
tò nell'aula  ni  iggiore,  e  sedente  in  tro- 
vile laudi  proprie  della  solen- 
nità, donde  passò  a  dare  la  benedizione 
nella  log  1 1  sul  portico  Sistino,  indi  ri- 
tornato nella   Stetsa   sala  ,  e  deposti    gli 

abiti  sacri,  vi  prese  la  moni  tta  eia 
Clemente  \  III  ti  distribuì  pure  il  pre- 
sbiterio, e  si  spogliò  sulla  Ioga  1  Paolo 
\  fece  altrettanto.  Innocenzo  \  solo  si 
riposo- nel  palano  Alessandro  \  Il  nel- 
la medesima  sala  assisti  alle  laudi  e  di- 


P  A    L  ,  I  . :  , 

spi  osò  il  presbiterio.  I  successori  fecero 
queste  funzioni  in  chiesa, ma  soleva  pa- 
rarsi magnificamente  il  palazzo  ne'  luo- 
ghi ove  passava  il  Papa  per  andare  al- 
la loggia.  Né  inutili  si  rimasero  il  pia- 
no terreno  e  il  3. "  piano  del  palazzo,  i 
quali  servirono  ad  uso  di  gran  quartiere 
in  tempi  di  guerra  (come  nel  1  <> ',  o  sot- 
to l  1  bano  Vili),  di  ospedale  nell'affluen- 
za di  malattie,  di  lazzaretto  nelle  pesti- 
lenze, di  granai  quando  minacciò  la  ca- 
restia, di  ricovero  a' poveri  quando  la  fa- 
me cacciavali  dalle  provincie,  o  per  altre 
contingenze  si  aumentarono.  Abbiamo 
dal  "V'alena  che  Urbano  Vili  nel  l63o, 
per  rimediare  ai  poveri  che  in  numero 
di  circa  20,000  e  di  necessità  morivano 
per  le  strade,  ordinò  che  ne'  primi  3  gior- 
ni di  maggio  si  dovessero  trovare  i  mi- 
schi a  s.  Giovanni  in  Lalerano,  e  le  fem- 
mine all'ospitale  di  s.  Giacomo  degl'  in- 
curabili, dove  si  sarebbero  governati  e 
curali  dall'infermità.  Fu  accomodato  il 
palazzo  Lateraaense  e  detto  ospedale,  e 
scompartiti  nelle  stanze,  secondo  la  qua- 
lità delle  persone  e  de'mali,  con  b 
nio  ordine  e  con  pari  carità  dai  gesuiti 
e  dal  p.  Caravita  che  già  in  altri  modi 
avea  soccorsi  i  poveri:  molti  \i  si  con- 
dussero per  forza  e  più  di  6000  partiro- 
no da  Iloma.  Altrettanto  narra  il  diari- 
sta Gigli  sotto  Innocenzo  X  nel  16  j<),  il 
quale  ordinò  che  nel  palazzo  La  teranense 
si  radunassero  gli  stroppiati  ed  infermi, 
che  i  sani  andassero  a  lavorare  a  Civita- 
vecchia; ed  aggiungeche  il  zelante  gesuita 
p.  Caravita  fu  in  pericolo  di  vita:  1  he  nel 
giugno  per  la  fatica  de'  poveri  del  Lato  a- 
no  morirono  alcuni  gesuiti,  ed  altri  peli- 
e  cappuccini,  e  the  a'-  mai  pei  I 

1  ile  degli  stessi  gesuiti  : 

tutto   e  meglio  riporta   il  (.un  eli 

p         '..    Ad  Ospizio   si  03  1 
<l  s-i  rome  Paolo  \   donò  il  pa 

r  mense  all'  aie  pi  ete  e  canoi 
nensi  |  et  I01 0  abitazione  (<  io  1  In 
lèi  ma  il  citato  Ci  escimbeni  a  p 
e  coni  VII  in  ve 


220  P  A  L 

1 693,  dopo  avere  con  gran  dispendio  re- 
stauralo e  fortificato  tutto  il  palazzo,  e 
dopo  averlo  ridotto  ad  uso  di  grande  o- 
spizio,  donollo  al  detto  ospizio  apostoli- 
co, colla  sola  riserva  di  quelle  parti  che 
all'uso  de'  Papi  e  delle  pontificali  fun- 
zioni e  benedizioni  fossero  convenevoli 
e  necessarie.  Ivi  dissi  eziandio  che  vi 
formò  il  conservatorio  per  le  zitelle  po- 
dere ,  della  medaglia  coniata  rappre- 
sentante il  palazzo  Lateranense,  portico 
fistino  e  obelisco,  e  che  Pio  VI  nel  x  794 
trasportò  le  zitelle  nell'ospizio  apostolico 
da  lui  ingrandito.  Benedetto  XIII  divi- 
sava di  ridurre  il  palazzo  ad  uso  di  sta- 
bile conclave.  Dipoi  i  superiori  dell'o- 
spizio apostolico  nel  3.°  piano  del  pa- 
lazzo stabilirono  un  opificio  di  seta,  che 
dava  lavoro  alle  povere  zitelle  del  con- 
servatorio, e  nel  1776  venne  visitato  da 
Pio  VI.  Quindi  Pio  VII  nel  i8o5  vi  fé- 
ce  collocare  i  pubblici  archivi  in  alcune 
stanze  dell'  appartamento  riservato  ai 
Pontefici,  affinchè  gli  atti  de'notari,  non 
più  in  separati  e  umili  luoghi,  ma  in  quel- 
l' ampiezza  di  edilizio  decorosamente  si 
conservassero,  poscia  trasportati  altrove. 
E  quante  volte  i  regolatori  delle  cose 
pubbliche  a  giovarsi  di  qualche  parte  del- 
l'edifizio  ricorsero,  tante  convennero  sul 
prezzo  di  affitto  cogli  amministratori  del- 
l'ospizio apostolico,  il  quale  come  pro- 
prietario del  fondo,  ne  pagava  e  tuttora 
ne  paga  le  imposte.  Leone  XII  pose  il 
palazzo  nella  parrocchia  del  palazzo  apo- 
stolico, sotto  la  giurisdizione  del  parroco 
sagrista,  quindi  nel  1826  tolse  di  fatto 
il  palazzo  all'ospizio  apostolico.  Per  ri- 
durlo atto  a  riunirvi  i  conservatori  di 
Pioma,  chi  ne  esegui  gli  ordini  rovinò 
l' edilizio. 

In  tal  guisa  fino  a'noslri  giorni  si  man- 
tenne il  palazzo  Lateraneuse.  Le  cala- 
mità de'  tempi  lo  resero  bersaglio  di  mi- 
lizia straniera,  e  il  credere  che  quei  dan- 
ni non  fossero  imparabili  ,  cagionò  dan- 
ni maggiori;  prima  I'  abbandono,  poi  la 
presa  delermiuazioue  di  ridurlo  ad  umi* 


PAL 
le  stato,  dappoiché  i  maligni  e  gli    spe- 
culatori asserivano,  che  mai  più  non  sa- 
rebbe potuto,  almeno  in  parte,  tornare  a 
magnificenza.  Le  stanze  terrene  forate  e 
intramezzate,  guaste  per  tutto;  le  logge 
che  circondano  il  gran  cortile  ebbero  i 
dipinti  anneriti  dal  fumo  pel  fuoco  ac- 
ceso, il  quale  fece  crepacciar  le  volte;  nel 
3.°  pianocon  chiusure  fatte  con  muri  ne- 
gli angoli,  fu  impedito  il  passo  di  poter 
girare  intorno  le  logge,  tolte  le  comuui- 
cazioni,  la  luce  e  l'aria.  Il  piano  nobile 
di  mezzo  miseramente  deturpato,  soffri 
guasti  e  devastazioni  maggiori  :   distrut- 
te le  belle  e  nobili  balaustrate  che  face- 
vano parapetto  alle  logge,  in  due  ango- 
li con  muri  furono  tolte  le  comunicazio- 
ni, e  la  grande  scala  ne  rimase  oscurata 
e  separata  dall'edilìzio;  nelle  parti  inter- 
ne tutti  gli  ammattonati  andarono  di- 
strutti, tutte  le  porte  e  finestre,  com'  e- 
rasi  operato  negli  altri  piaui,  furono  im- 
piccolite; tutta  fu  manomessa  e  avvilita 
la  magnifica   abitazione  pontificale.  Le 
tre  grandi  aule  degl'  Imperatori  ,  degli 
Apostoli  e  di  Costantino  si  videro  inter- 
secate da  mostruosi  archi,  perchè  soste- 
nessero meschini  tramezzi  nel  3.°  piano, 
disparendo  così  i  lacunari ,  e  guastate  le 
pitture  delle  pareti.  La  grande  scala  in 
cui  i  Papi  potevano  discendere   pontifi- 
calmente nella  basilica  fu  distrutta,  e  con 
essa  vennero  meno  i  magnifici  dipinti  a 
fresco  della  gran  volta;  e  in  altro  luogo 
prossimo  abbattute  due  volte  similmen- 
te dipinte,  per  farvi  sorgere   augusta  e 
pericolante  scala  a  danno  de'  muri.  Lo 
squallore  che  tutto  ricopriva  il  deturpa- 
to edilìzio,  pur  dilfondevasi  alle  parti  e- 
sterne,  non  che  demolita  nella  sommità 
del  palazzo  la  sublime  loggia  ,  donde  io 
modo  meraviglioso  si  gode  la  vista  di  Ro- 
ma, delle  vaste  cafri  pagne  e  demoliti  cir- 
costanti. Tanto  vituperio  commosse  l'a- 
nimo di  mg.1  Tosti  tesoriere  generale  e 
presidente  dell'ospizio  apostolico,  ora  car- 
dinale ,  e  lo  portò  a  cognizione  di  Gre- 
gorio XVI,  il  quale  pel  coslaute  amore 


PA  L 

ch'ebbe  del  decoro  della  s.  Sede  e  di  Ro- 
ma, come  della  maestà  pontificia,  e  per 
la  conservazione  de' monumenti  cospicui 
per  antiche  memorie,  prontamente  glie- 
ne commise  l'intero  e  solido  ristaura- 
mento  e  abbellimento  a  spese  del  pub- 
blico erario.  Il  prelato  subito  alacremen- 
te diede  opera,  affinchè  tutte  le  parti  del- 
l' edilìzio  ripigliassero  l'antico  splendore; 
i  valentissimi  cav.  Luigi  Poletti  architet- 
to, ed  il  barone  Vincenzo  Camuccini  pit- 
tore offrirono  gratuitamente  le  loro  fa- 
tiche, econ  molto  zelo  l'eseguirono.  Quin- 
di colla  direzione  del  Poletti  i luoghi  fat- 
ti oscuri  vennero  ridonati  all'aria  e  al- 
la luce,  colla  demolizione  de'  muri  onde 
gli  archi  de'  loggiati  erano  stati  chiusi 
in  più  parti;  in  un  lato  delle  logge  del 
piano  nobile  furono  ristabilite  le  balau- 
strate con  pietra  tiburtina  ;  il  bel  corni- 
cione interno  fu  restaurato,  demolita  la 
scala  angusta  ,  tutte  le  sale  e  le  stanze 
de'pontifìcii  appartamenti  riebbero  l'an- 
tica ampiezza  di  finestre,  pavimento  a  va- 
rio disegno  formato  conpietruzze  colora- 
teall'uso  de' veneti,  ed  in  mezzo  a  quello 
dell'aula  massima  o  de'  Pontefici  fu  po- 
stolostemma  del  benefico  Gregorio  XVI. 
Furono  altresì  distrutti  nelle  aule  degli 
Imperatoli  ,  degli  Apostoli  e  di  Costan- 
tino gli  archi  da  fienile,  e  ricoperte  di 
soffitti  alla  sansovina  con  intreccio  di 
travi  e  cornici,  onde  si  formano  varie  fi- 
gure di  lacunari  adorni  di  eleganti  in- 
tagli,e  poi  dipinti  a  chiaroscuro  simme- 
tricamente con  borchie  d'  oro.  Nel  mez- 
zo de' tre  nuovi  soffitti  campeggia  I'  ar- 
me di  Gregorio  XVI,  fra  i  due  stemmi 
minori  dell'  ospizio  apostolico  e  del  be- 
nemerito cardinal  Tosti.  I  lunghi  e  va- 
sti saloni  del  3."  piano  furono  ridotti 
a  contenere  700  e  più  letti  per  qualun- 
que bisogno.  Colla  direttone  del  Camuc- 
cini furono  da  Giuseppe  Candida  restau- 
rate le  pitture  di  ([nasi  tutto  il  nobile  ap- 
partamento :  nell'aula  massima  da  An- 
drea Giorgini  vennero  egregiamente  ri- 
dipinte le  immagini  de'  santi  Pontefici 


PAL  ii\ 

Aniceto  e  Sotero,  che  per  1'  aprimenlo 
di  due  finestre  non  più  esistevano;  e  co- 
sì pure  nelle  seguenti  aule  degl'Impera- 
tori, degli  Apostoli  e  di  Costantino,  fu- 
rono ridipinte  dal  professore  Francesco 
Giangiacomo  altre  figure  guastate  per  le 
intestate  degliarchi,cioè  nella  prima  l'im- 
peratore Eraclio,  e  nelle  altre  due  alcu- 
ne figure  de'dne  quadri  maggiori  dipin- 
ti nel  mezzo  de'muri  laterali.  Dalla  sala 
di  Costantino  si  passa  al  luogo  ov'era  la 
grande  scala  che  comunicava  col  portico 
principale  della  basilica,  che  non  si  ria- 
prì per  la  sopravvenuta  morte  di  Gre- 
gorio XVI.  Si  ripristinarono  però  le  sca- 
le, vennero  restaurate  le  pitture  della 
volta  della  galleria  ;  e  le  lunette  del  primo 
ripiano  hanno  gli  stemmi  di  Gregorio 
XVI  e  della  chiesa  romana,  ambedue  a- 
venti  a'  lati  due  simboliche  figure, il  lut- 
to lavoro  del  prof.  Giangiacomo.  An- 
che la  loggia  nel  sommo  fastigio  venne 
decorosamente  ripristinata  e  decorata  con 
il  colonne,  come  la  piazza  innanzi  all'e- 
dilìzio selciata.  Finalmente  con  saggio  ac- 
corgimento e  per  rimuovere  il  pericolo  di 
vedersi  per  le  vicende  de'  tempi  di  nuo- 
vo il  palazzo  Lateranense  ridotto  a  mi- 
sera condizione,  con  iscandalodi  tutto  il 
mondo,  Gregorio  XVI  con  nuovo  lustro 
anche  lo  desinò  sede  delle  belle  arti,  for- 
mandovi il  vastoe  maqnifico/l/MWO  Gre- 
goriano Lateranense  (/^.),con  incremen- 
todi  gloria  all'immortale  suo  nome,  sicco- 
me attestano  i  tanti  monumenti  di  sua 
munificenza.  Nelle  sale  terrene  collocò  il 
museo  con  un  tesoro  di  marmi,  dì  super* 
be  statue  e  di  altri  pregievoli  monumen- 
ti. Negli  appartamenti  pontifìcii  riunì  pa- 
recchi eccellenti  quadri.  Per  meglio  pre- 
cisare ordinatamente  tutte  le  stanze  ove 
sono  collocati  gli  oggetti  d'  ambo  lo  spe- 
cie, ne  ri  peto  qui  l'enumerazione  perqa  il- 
che  mutamento  posteriore,  pinna  quelle 
del  museo,  poi  quelle  della  galleria;  e  ciò 
per  migliore  intelligenza  di  (pianto  accen- 
nai nel  citato  articolo,  ;  ita  l>  indo  .1  qoe« 
sto  la  dichiarazione  di  tutte  le  singole  lo- 


2  22  P  A  L 

calila.  Nella  i.*  stanza  terrena,  ingresso 
del  museo,  trovansi  i  calchi  del  Parteno- 
ne, e  nel  mezzo  del  pavimento  di  Lei  mar- 
mi parte  del  musaico  Antoniniano  con 
balaustra  intorno  di  noce.  Nella  2.a  altri 
calchi  del  Partenone.  Nella  3.a  il  celebre 
Anlinoo,  le  cui  forme  in  gesso  concesse 
Gregorio XVI  a  Nicolò  I  imperatore  del- 
le Russie  quando  fu  in  Roma,  insieme  a 
quelle  di  altre  statue  de' musei  Vaticani. 
Nella  4-a  i  calchi  d'Egina.  Usciti  da  essa 
si  trapassa  1'  androne  del  portone  prin- 
cipale, e  si  entra  nella  5/stanza  detta  del- 
la Cervia,  da  quella  che  vi  si  vede.  Nella 
6.a  sono  le  statue  di  Druso,  Agrippina  e 
Germanico.  Nella  7.?  quella  mirabile  di 
Sofocle.  Neil'  8."  il  torso  di  Claudio.  Nel- 
la q."  ornati  ebassorilievi. Nella  1  o.a  mo- 
numenti cristiani,  con  arme  di  Gregorio 
XVI  nella  parete  di  mezzo.  Qui   si  tra- 
passa l'androne  del  2.0  portone  e  si  per- 
viene neh'  ii.a  stanza,  denominata  di 
Diana  Efesina,  da  quella  che  primeggia 
tra  gli  altri  marmi.  Nella  1  2/  sono  vi  1'  ur- 
ne trovate  nella  vigna  del  cav.  Lozzano, 
in  una  camera  sotterranea  ,  visitata   da 
Gregorio  XVI  prima  di  rimoverle,  cioè 
■vicino  alla  porla  Viminale  e  quasi  dirim- 
petto al  Castro  Pretorio  :  la  descrizione  di 
quell'antico  sepolcro  e  bassorilievi  delle 
urne,  creduto  dell'epoca  degli  Antonini,  si 
legge  neln.0  3odel  Diario  di  Roma  i83q. 
Nella  i3.achesi  appella  di  Catone ,  per 
quel  marmo  proveniente  dal  Valicano. 
Nella  i4-8delleopere  non  terminate,  evvi 
lo  schiavo  e  un  torso  di  porfido  coi  punti 
di  richiamo,  oltre  le  due  colonne  di  pao- 
nazzetto  grezze,  e  i  gessi  del  Sofocle  sud- 
detto e  di  Aristide.  I  gessi  poide'colossidel 
Quirinale  erano  nella  galleria  dell'antica 
scala  che  conduceva  al  portico  maggio- 
re, prima  che  Pio  IX  li  donasse  all'  ac- 
cademia di  s.  Luca.  Ascendendo  al  pia- 
no nobile  ov' è  la  galleria,  trovasi  nella 
i.a  stanza  l'aula  o  sala  massima  de' Pon- 
tefici. Nella  2.a  l'aula  degl'Imperatori  con 
soffitto  di  Gregorio  XVI,  ed  il  gran  qua- 
dro del  cav.  Silvagni.  Nella  3.3coi  freschi 


PAL 

rappresentanti  i  fatti  di  Samuele,  ed  i 
musaici  da   triclinio.  Nella   4-a  con  pit- 
ture delle  gesta  di  Davidde,  sono  vi  i  qua- 
dri di  Cesare  da  Sesto,  dell'  Alunno  e  di 
Lippi.  Nella  5.a  con  affreschi  esprimen- 
ti i  fatti  di  Salomone,  parata  di  seta  ros- 
sa e  con  nobile  camino  di  marmo  bianco, 
si  vedono  i  due  arazzi  de'ss.  Pietro  e  Pao- 
lo. Nella  6.a  nella  volta  sono  le  pitture 
riguardanti  Elia.  Nella  7 .a  quelle  di  Da- 
niele. Neil'  8.a  sono  espresse  nella  volta  le 
Stagioni,  e  qui  sono  i  quadri  della  Deposi- 
zione, il  s.  Tommaso,  ed  ij  quadro  di  A- 
lunno,  rappresentante  quello  in  mezzo  la 
Crocefìssione  ,  essendo  in  forma  di  tritti- 
co :  ivi  Gregorio  XVI  fece  trasportare  il 
liei  mosaico  rinvenuto  nel  Palazzo  Soia 
(f-),  con  testa  in  mezzo,  e  ne'riquadri  fio- 
ri e  volatili;  intorno  vi  è  la  balaustrata  di 
noce.  Nella  q.a  o  aula  degli  Apostoli,  con 
soffitto  di  Gregorio XVI,  oltre  due  grandi 
tavolini  di  noce  con  lunghe  tavole  di  gra- 
nito bigio  orientale,  si  trovano  i  quadri 
dell'Annunziata,  di  Giorgio  IV  e  dell'As- 
sunzione. Nella  io.a  o  aula  di  Costanti- 
no, pure  con  soffitto  di  Gregorio  XVI,  col- 
la quale  ha  termine  il  secondo  braccio  e 
fa  angolo  alla  2.a  facciata,  si  ammira  cir- 
condato da  balaustrata  di  noce  il  celebre 
musaico  Antoniniano,  che  per  meglio  go- 
derlo si  ascende  alla  loggia  di  marmo  con 
balaustrata  ,  in  alto  della  parete  ;  onde 
per  memoria,  comedel  ristorainento  e  ab- 
bellimento dell'edilizio,  vi  fu  eretta  la  se- 
guente iscrizione  marmorea,  eh'  essendo 
di   tredici  linee ,  il  capoverso  di  ciascu- 
na distinguo  con   numeri.    1.  Gregorio 
XFI.  P.  M.  2.  Bonaruw  Artium  Fau- 
tori. 3.   Quod  Ae.dibus  Lateranensibus. 
4-  Dignità  ti  Prislinae  Restilutis.  5.  Per- 
grande  Opus  Musivum  In  Thermis  Ari- 
tonìanis  Deteclum.  6.  Extrahi  Instati- 
rari.  7.  Alque  II ic  Collocari  lusseril. 
8.  Antonius  Toslius  Praef.  Aerari.  q.  f- 
demaue  Praeses  Hospitii  fllichaeltani. 
io.    Penes    Quod  Acdittm   Dominami 
Est.  11.  Oh  Insigncm  Pmwidentissimi 
Piincipis.    12.   Munificcnlidin.    1 3.    A, 


PAL 
MDCCCXXXVIU.  Pont.  Bus  FU 
Gregorio  XV7!  fu  benemerito  della  basili- 
ca, per  quanto  dissi  a  Chiesa  di  s.  Giovan- 
ni inLatekano,  a  Fenestrella,  nel  voi. 
XXXII,  p.  3ai,  e  per  aver  fatto  restau- 
rare dal  comm.  Filippo  Agricola  le  bel- 
le pitture  a  fresco  quasi  perdute,  die  so- 
no nella  volta  del  gran  ciborio  dell'alta- 
re papale  ,  e  dal   medesimo  valente  ar- 
tista latte  dipingere  a  olio  le  figure  dei 
ss.  Pietro  e  Paolo  collocate,  ne'pilastri  la- 
terali,  per  cui  nella  stessa  volta  furono 
dipinti  i  suoi  stemmi.  Però  tali   ligure, 
insieme  allo  stemma  marmoreo  e  isai- 
zione  di  metallo  poste   nella  confessio- 
ne eretta  da  Gregorio  XVI, furono  tolte 
nel  i85l,  quando  il  regnante  Pio  IX  di 
suo  peculio  fece  eseguire  il  magnifico  re- 
stauro  di   detto   altare,  e  ciborio  o  ta- 
bernacolo  contenente   le    Teste  de'  ss. 
Pietro  e  Paolo  (F.).  Dell'antico  patriar- 
chio e  dell'  odierno  palazzo  trattarono  i 
seguenti  autori.  Nicolai  Alemanni:  De 
l.iitcranensibiis parielinis,  dissertatio  hi' 
storica,   Rocuae    l6l5,  ivi   poi  ripub- 
blicata nel  iy56,  addìtis  guae  ad  idem 
argumentum   spectantia  scripserunt  C. 
RasponilU  et  Josephus  Simonia*  Asse~ 
mannus.  Gio.  Severano  :  Memorie  sacre, 
Roma  i63o.  Caesare  Raspono  (poi  car- 
dinale): De  basdiea  et  patriarchio  Late- 
ranensi,Y\.omne  i656.  Nello  Spicilegiuni 
llomanum  del  ciottissimo  cardinal  Mai  , 
in  cui  pubblicò  un  frammento  del  trat- 
tato De  basilica  'Laterancnsi,  di  Panvi- 
nio, egli  avverte  che  il  Rasponi  tolse  in 
prestanza  dal  Panvinio  quasi  tutta  la  ma- 
tei  ia,  la  trattazione  e  1'  ordinamento  di 
essa,  e  appena  due  volte  il  nominò  (me- 
no* male,  pure  lo  nominò  ;  ma   fecero 
peggio  coloro  ebe  giovandosi   di  questi 
miti  laboriosi  Studìi,  non  imitarono  Ra- 
spolli ;   però  lo  sguardo  linceo  della  cri- 
tica li  giudicherà,  avendolo  già  fatto  il 
Tomasio,  De  plagio  luterano)  :  il  det- 
to frammento  riguarda  l'origine  del  no- 
dm  e  le  cose  della  genie  Sestia  lutera- 
na. Il  Ranghinaci,  Bibliografìa  dello  sta- 


PAL  223 

lo  ponti/. ,  p.  228,  parlando  dell'opera  del 
Rasponi,  riferisce  che  il  cardinal  Nico- 
lò Antonella  nell'opera  :  Vetus  mìssale  ro~ 
manum  monastico  Lateranense,  Romae 
1754,  pare  di  sentimento  che  il  Raspo- 
ni nella  sua  opera  pubblicò  quasi  il  ms. 
del  Panvinio,  ma  il  Rasponi  fu  difeso  dal 
Ginanni  :  conchiude,  che  lavorando  il  Ra- 
sponi sulla  storia  del  Panvinio  l'accreb- 
be, migliorò  ,  corresse  e  quasi  rese  sua 
propria.  Thomas  Reincsius:  De  palatio 
Laterancnsi ,  ejusque  comitiva.  Accedit 
Georgii  Schuberti,de  comUibiu  Palatini* 
caesarci.tjdisquisitiOjJenae  if)-r,.I)a  ul- 
timo il  eh.  march.  Riohdi  descrisse  breve- 
mente con  erudizione  ed  eleganza-la  sto- 
ria dell' edilìzio,  in  un  alle  ultime  ripa- 
razioni ed  abbellimenti  con  l'opuscolo: 
Intorno  ilrestauramento  del  palazzo  poti' 
tiflcio  Lateranense,  orazione  alla  Santità 
di  N.  S.  Papa  Gregorio  XVI,  presenta- 
ta dal  marchese  Luigi  Biondi  nel  giorno 
dell' Ascensione  del  Redentore,  Roma  ti- 
pografia dell'ospizio  apostolico  1 83 5. 

Palazzo  di  Loreto.  Fu  cominciato  da 
Giulio  II,  che  dichiarò  cappella  papale  il 
propinquo  santuario  della  s.  Casa,  men- 
tre il  predecessore  Alessandro  VI  avea 
già  principiato  la  grand' opera  del  log- 
giato. Il  magnifico  edilìzio  principalmen- 
te fu  continuato  da  Gregorio  XIII,  indi 
fino  al  punto  incui  esiste  compito  da  Be- 
nedetto XIV.  Vi  fecero  precario  sog 
no  molti  Papi,  e  per  ultimo  Gregorio  \  \  l 
benemerito  della  città  e  del  santuario. 
Inoltre  nel  palazzo  si  ospitarono  un  gran 
numero  di  sovrani,  principi,  cardinali  e 
altri  personaggi,  essendo  decorosamente 
fornito  dell'occorrente.  F.  Lonr.To. 

Palazzo  di  s.  Marco.  A  Ciuesv  ni  s. 
Marco  (  F.)  ho  detto  del  luogo  ove  sor- 
ge; come  Paolo  11,  già  titolare  della  me- 
desima e  nipote  d'Eugenio  I\  ,  l'edificò, 
incominciandolo  mentr'era  cardinale,  pei 
successori  litolari,  e  compi  fatto  Papa  nel 
1  j»>  j,  e  cerne  vi  si  recò.  Riedificò  la  chie- 
sa (il  cui  soffitto  reputato  il  primo  latto  in 
Roma,  ha  il  suo  stemma  e  quello  di  Gre- 


524  PAL 

gorioXVIcome  benemerito  tli  esso),  l'ab- 
bellì e  vi  fece  il  portico  con  loggia  per  la 
benedizione (  da  Clemente  XIV  conces- 
sa all'ambasciatore  veneto,  che  ne  coprì 
gli  archi  e  riunì  alle  sue  stanze  ).  Dis- 
si pure  del  corridore  coperto  di  comu- 
nicazione coli 'al  Irò  palazzo  pontificio  d'A- 
raceli ;  che  i  Papi  l'abitarono  almeno  fi- 
no a  Clemente  Vili,  portando  fino  a  que- 
sti la  maggior  parte  delle  bolle  ede'bre- 
vi  la  data  apud  s.  Marcimi;  e  feci  paro- 
la della  piazza  di  s.  Marco  e  del  simula- 
cro di  madama  Lucrezia.  Nella  detta  chie- 
sa non  solo  i  Papi  vi  fecero  le  ordinarie 
funzioni  proprie  del  palazzo  apostolico 
e  altre,  ma  assisterono  eziandio  all'ulfi- 
ziatura  quotidiana  palatina.  Nel  palazzo 
vi  si  tennero  un  grandissimo  numero  di 
concistori  pubblici  e  segreti,  si  ricevero- 
no e  anche  alloggiarono  sovrani,  princi- 
pi e  altri  personaggi  ,  e  si  trattarono  gli 
alfari  della  Chiesa  universale.  La  contra- 
da incui  trovasi  questo  ampio  e  maesto- 
so palazzo  nel  rione  Pigna,  nella  via  pa- 
pale fino  dal  r  124  si  vede  notata,  per  quel- 
la che  i  Papi  facevano  recandosi  dal  Va- 
ticano al  Laterano  pel  possesso,  ed  ivi  a- 
vea  luogo  il  Lello  de  paramenti,  per  ri- 
poso del  Papa,  ed  il  4-° gettito  della  mo- 
neta al  popolo,  come  dichiarai  a  Elemo- 
siniere del  Papa  ed  a  Curia  romana.  No- 
tai a  Colosseo  che  con  parte  de'suoi  ma- 
teriali fu  fabbricato  questo  palazzo,  e  do- 
ve presi,  ed  il  Martinelli,  Roma  ricerca- 
ta, p.  212,  scrive  dal  lato  verso  la  chie- 
sa de'  ss.  Gio.  e  Paolo.  Anche  il  Sanso- 
vino  dice  che  fu  edificato  coi  travertini 
e  cementi  del  Colosseo,  serviti  pure  per 
l'annessa  chiesa,  e  che  il  lastrico  delle  ca- 
mere del  palazzo  era  come  quello  del 
Colosseo.  Narra  il  Galimberti,  File  dei 
cardinali,  p.  2o3 ,  che  il  cardinal  Mez- 
zanità, censurando  il  cardinal  Barbo  ve- 
neziano, poi  Paolo  II,  che  spendesse  tan- 
ti denari  nella  fabbrica  del  palazzo  di  s. 
Marco,  meritò  che  Barbo  gli  rispondes- 
se, ch'era  meno  male  eccedere  in  una  o- 
Dorata  fabbrica,  che  in  vituperevole  giuo- 


PAL 
co,  poiché  Mezza  rota  giuocava  a'  dadi 
4  o  5ooo  scudi  per  volta.  Dicesi  che  Ve- 
difizio  fu  terminato  colla  spesa  di  scudi 
1  16,000,  e  ne  fu  architetto  Giuliano  da 
Maiano  o  Maganense  fiorentino,  per  te- 
stimonianza del  Vasari.  Questi  nella  vi- 
ta di  Vellano  da  Padova  dice  che  dise- 
gnò pel  palazzo  di  s.  Marco  un  cortile 
stupendo  con  una  salita  di  scale  comode 
e  piacevoli,  ma  sopravvenendo  nel  i47r 
la  morte  di  Paolo  II  ,  ogni  cosa  rimase 
imperfetta.  Sàlmon  lo  chiama  il  più  bel 
palazzo  di  Boma  in  genere  di  architet- 
tura. Che  vi  fu  propinquo  un  giardino  o 
orto ,  lodato  con  epigramma  ,  che  vi  la- 
vorarono anche  altri  architetti,  si  rile- 
va dalle  erudite  notizie  che  ci  danno  del 
palazzo  il  Marini,  Archiatri,  t.  2,p.  199, 
ed  il  Cancellieri ,  Possessi ,  p.  3i  1.  Nel 
marzo  1466  già  Paolo  11  abitava  il  pa- 
lazzo, come  si  vede  dalla  data  della  sua 
3."  costituzione,  presso  il  Bull,  del  Coc- 
quelinesjanzi  a' 1  3  febbraio  vi  avea  con- 
vitato il  senatore,  i  principali  cittadini  ro- 
mani ed  i  più  cospicui  forestieri.  De'ban- 
chetli  fatti  da  Paolo  II  in  questo  palaz- 
zo nel  carnevale  _,  del  denaro  che  dalle 
finestre  faceva  gettare  al  popolo,  e  delle 
corse de'ca valli  e  altri  animali,  e  di  uomi- 
ni,dall'arco  di  Marc'Aurelio  poi  di  Por- 
togallo, presso  il  palazzo  Otloboni,  e  po- 
scia dalla  porta  Flaminia  al  palazzo,  on- 
ere la  via  prese  il  nome  di  Corso,  ne  par- 
lai nel  .voi.  X,  p.  84,  88,  89,  90,  91  e 
luoghi  relativi  ,  dicendo  pure  de'  luoghi 
ove  prima  si  facevano  le  corse,  come  nel- 
la via  Florida  poi  Giulia.  Nel  1470  nel 
suo  giardino  diede  Paolo  li  un  pranzo  ai 
cittadini,  nel  lunedì  di  carnevale.  Come 
poi  nel  1 4-7  '  >1  Papa  ricevette  in  palaz- 
zo Borso  d'  Este  ,  che  in  s.  Pietro  creò 
duca  di  Ferrara,  lo  dissi  nel  voi.  XXIV, 
p.  107.  Nella  zecca  pontificia  vi  è  il  co- 
nio d'  una  medaglia  coll'effigie  di  Paolo 
11,  e  nel  rovescio,  racchiusa  in  corona 
di  quercia  ,  questa  iscrizione  che  si  rife- 
risce all'  edificazione  del  gran  palazzo  : 
Anno  Chris  ti  MCCCCLXX.  Has  Hae- 


P  A  L 

des  Conditili.  Nel  p.  Bonanni,  Numi  sin. 
Pont.,  t.  i,  p.  8  >,  si  dcscii  ve  e  riporta  il 
disegno,  con  un'  idea  dell'edilìzio,  d'una 
medaglia  colla  medesima  iscrizione  e  l'an- 
no 1 465,  avvertendo  che  quella  del  14-0 
piuttosto  debba  riferirsi  al  ciborio  del- 
l'altare maggiore  Valicano.  Su  questo 
punto  si  può  inoltre  leggere  quinto  di- 
ce a  p.  88.  Anche  Alessandro  \  1  abitò 
nel  palazzo,  e  vi  alloggiò  Carlo  Vili  re 
di  Francia,  giunto  in  Roma  l'ultimo  del 
1  \()\.  pei  motivi  che  raccontai  nel  voi. 
\  \  \  Il  ,  p.  5  e  G ,  onde  il  Papa  si  riti- 
rò in  Castel  s.  Angelo,  mentre  i  romani 
in  questo  palazzo  portarono  le  chiavi 
della  città  al  re.  A'  2  j»  gennaio  ne  par- 
li, ed  a'20  maggio,  reduce  da  Napoli,  l'a- 
bitò due  giorni.  Racconta  il  Valesio,  che 
sulla  porta  laterale  del  palazzo,  eh' è  nel- 
la piazza  alla  line  del  Corso,  era  dipinta 
a  destra  del  fìnestrone  l'arma  di  Carlo 
Vili  in  memoria  del  suo  alloggio,  la  qua- 
le guantata  dalle  palle  di  moschetto  tira- 
tegli dai  soldati  imperiali  nel  sacco  di  Ro- 
ma, nel  171  5  l'ambasciatore  Duodo  nei 
ristoramene  dell'edilìzio, avendo  ingran- 
dita la  finestra  in  forma  di  ringhiera,  l'ar- 
ma  fu  tolta.  Sotto  Paolo  III  fu  eretto  un 
magnifico  arco  nella  piazza  di  s.  Marco 
avanti  il  palazzo,  per  l' Ingresso  in  Ro- 
ma (V.)  di  Carlo  V.  Non  solo  Paolo  III 
l'abitò,  recandovisi  a'  2  giugno  i  "53  5  , 
avendovi  già  pernottato  nella  sera  del 
possesso  agli  11  aprile,e  sottoscrivendovi 
i  capitoli  della  zecca  a'  17  agosto  1  Vii-, 
come  vi  si  recò  di  ritorno  da  Bologna  ai 
io  agosto  1  743  ;  ma  nel  i~\G  con  breve 
del  18  febbraio  ordinò  il  compimentodel 
mirabile  passaggio  coperto  e  arco  di  co- 
municazione (  tuttora  si  vedono  due  ar- 
chi di  congiunzione  sulle  vie  di  s.  M  irco 
e  Pedacchia  )  ai  palano  d'  Araceli.  Nel- 
la annessa  chiesa  celebrò  la  processione 
del  Corpus  Domini  con  2.3  cardinali,  ai 
io  giugno  1  5  \q  ,  uscendo  per  la  porta 
grande  e  rientrando  in  chiesa  per  l.i  por- 
ticela, il  cui  ingresso  è  quello  del  palai' 
70  dalla  pai  te  del  Corso.  Quando  il  cai- 

\OL.    L. 


P  A  L 
d.iiil  Cervini  venne  in  Roma  e  poi  fu 
Marcello  II.  lo  vulìe  Paolo  III  prei 
se  nel  palazzo  di  s.  Marco.  Abbiamo  che 
Giulio  III  a'  23  giugno  i55o  si  recò  a 
dormirvi  ;  nel  i55a  ciò  fece  a'  3o  giu- 
gno, e  nel  1  553  a'  >-  agosto.  Paolo  I  V 
da  cardinale  a'  2  settembre  1  j3-  vi  a- 
vea  ricevuto  il  pallio  da  Paolo  III;  fatto 
Papa  a'23  maggio  1  5  5  7.  nel  primo  con- 
cistoro vi  accolse  i  tre  ambasciatori  d'In- 
ghilterra, che  gli  prestarono  obbedienza 
per  la  regina  Maria  e  pel  regno.  Il  sog- 
giorno di  s.  Marco  era  riputato  salubre 
pei  l'estate,  più  avea  il  vantaggio  dell'  a- 
tueno  palazzo  d'  Araceli  vicino  e  in  co- 
municazione. Il  Garampi,  Osservazioni, 
p.  2  J9,  riporta  un  brano  del  Diario  d'An- 
gelo Massarelli  del  3  giugno  1  jj">,  parlan- 
do di  Paolo  IV.  Consueverant  hactenut 
stimmi  Ponlificesin  aestale,  relieto  palalio 
apostolico,  profìscisci  ad  aedes  d.  Mar 
ci  in  regione  Mondimi,  lurn  oh  aeris  in- 
temperiem,  quam  magis  in  Ch'itale  Leo- 
nina, quam  in  Urbe  vigere  lestanlur,  Inni 
oh  commoditatem  Cnnac ,  anae  in  hit 
maximis  calorìbus  non  posset  absque  vi- 
ta discrimine pontem  Adriannm  lran*gre- 
di ,  vastantque  ,  ac  perpetnis  flammis  u- 
ventati  ab  ipso  ponte  nsqne  ad  Valica- 
man  viam  peragrare  non  posset;  quod  e- 
ti  a  m  Paulus  IV ,  efììccre  volcns  ,  hodie 
die  lunae  3  Jnn.  recessit  ex  d.  pala- 
do  apostolico  profectusque  esl  in  Arccm, 
seu  Molem  Adriani,  ut  ibidem  pernocm- 
vilj  die  vero  seguenti  ad  aedes  d.  Marci 
profcclus  est  Pio  IV  che  pure  abitò  que- 
sto magnifico  palazzo,  ne  destinò  parte  al 
cardinal  titolare  e  parte  lo  donò  alla  re- 
pubblica veneta  per  residenza  del  suoam- 

itore,  e  mi  breve  de'  1  0  giugno 
in  premio  di  quanto  scrissi  a  NuimOj  al 
quale  in  \  enezi  a  il  senato  donò  | 
sidensa  altro  palazzo.  D'  allora  in  poi  il 
palazzo  di  s.  Marco  divenne  l'ordinaria 
abitazione  dell'ambasciatore  di  / 
ed  a  poco  a  poco  prese  questo  nome,  co- 
me  ora  è   appellato.  Il  dooO  di   Pio   IV 
viene  ricordato  da  questa  iscrizione  :  Pnit 
1  5 


226  PAL 

II' '  Medices  P.  M.has  httedes  reip.  Ve- 
netae  argunieriium  amoris  et  studii  sui 
sponte  donavi t:  Jacobo  Superando  equi- 
te  oratore.  MDLX1F.  Tutla volta  i  Pon- 
tefici continuarono  ad  abitare  quella  par- 
te riservata  ai  cardinali  titolari  di  s.  Mar- 
co, sino  a  Clemente  Vili,  al  quale  erro- 
neamente alcuni  attribuirono  la  cessio- 
ne alia  repubblica  veneta.  L'abitò  Gre- 
gorio XI li  ed  il  successore  Sisto  V.  Nel 
iSqo  dimorandovi  Gregorio  XIV,  nel- 
l'agosto e  settembre  per  40  giorni  vi  trat- 
tò con  tantissimo  ospizio  Alfonso  II  du- 
ca di  Ferrara.  Sotto  di  lui  ,  per  abita- 
le i  Papi  questo  palazzo  e  quello  Qui- 
rinale, stabilmente  si  confermò  la  sepa- 
razione delle  funzioni  coronazione  e  pos- 
sesso. Ammalatosi  Gregorio  XlV  a'4  ot- 
tobre 1 59 1  nel  Vaticano,  immediata- 
mente in  questo  si  fece  portare  e  fu  tut- 
to intorno  sbarrato  ,  allineile  il  rumore 
delle  carrozze  non  fosse  altro  impedimen- 
to al  sonno  e  alla  necessaria  quiete,  che 
in  veruna  guisa  poteva  goderne  il  bene- 
ficio. Alla  sua  biografia  dissi  quanto  ri- 
guarda l'infermità  e  la  morte  avvenuta 
nel  palazzo  a'  i5  ottobre,  onde  un  sati- 
rico scrisse  :  Mors  intravit  per  canal- 
los.  Compito  da  Paolo  V  il  palazzo  Qui- 
rinale, questo  di  s.  Marco  servì  di  resi- 
denza ,  oltre  la  parte  di  ragione  dei  ti- 
tolari  e  loro  famigliari,  agli  ambasciato- 
tori  veneti.  L'  ultimo  litolare  che  vi  a- 
b'rtò  fu  il  cardinal  Flangini ,  fatto  nel 
1801  patriarca  di  Venezia.  Egli  avea 
avuto  tal  titolo  nel  1800,  ma  già  vi  a- 
bitava  perchè  il  commendatario  di  s.  Mar- 
co cardinal  Carlo  Rezzonico  gli  avea  ce- 
duto 1'  appartamento,  ed  i  famigliari  di 
questo  restarono  nelle  loro  abitazioni  del 
palazzo  ,  finché  fu  occupato  dopo  la  se- 
conda invasione  francese  dal  ministro  del 
governo  d'  Italia.  Tambroni  rappresen- 
tante delta  repubblica  Cisalpina  l'abitò 
in  detta  epoca  e  sino  al  termine  dell'im- 
pero eh  Napoleone.  A'20  aprile  18 ^di- 
venne dell'Austria,  per  cui  l'asscguò  per 
resideuza  de'  suoi  ambasciatori. 


PA  L 

In  di  verse  epoche  i!  palazzo  di  s.  Marco 
o  di  Venezia,  la   repubblica  lo  fece   re- 
staurare, come  pure  l'imperatore  d'Au- 
stria, dopo  che  gli  stali  veneti  fecero  par- 
te dei  suoi  dominii.  a  mezzo  de' loro  am- 
basciatori, ed  al  presente  vi  dimora  quel- 
lo di  detto  imperatore.  La  vasta  piazza 
nella  quale  va  a  terminare  la  nobilissi- 
ma strada  del  Corso  (in  gran  parte  pro- 
prietà dello  stesso  patazzo)^  ha  preso   il 
nome  di    Venezia   da  quello  di  questo 
gran  palazzo,  la  cui   architettura  tende 
allo  stile  detto  erotico.  In  esso  si  vedono 
piuttosto  le  forme  d'un  gagliardo  castel- 
lo, die  quelle  d'un  palazzo,  pel  suo  a- 
spetlo  severo  e  gigantesche  proporzioni. 
È  bello  osservare  questo    monumentale 
e  celebre  edifizio  a   lume  di  luna,  che 
stende  le  grandiose  sue  linee  e  veneran- 
do apparisce  per  la  sua  struttura    e  per 
la  tinta  che  gli  ha  impresso  il  lungo  vol- 
gere degli   anni.  Ecco  come  lo  descrive 
Milizia.  »  Il  suo  esteriore  è  della  maggior 
semplicità. Que'suoi  finestroni  incrociati 
di  travi  di  marmo  sono  maestosi,  e  ben 
profilali  i  loro  stipili  (oggi  lesole  finestre 
dell'  appartamento   già  abitato  dal  tito- 
lare, cioè  quella    parte  del  i.°  piano  del- 
la  via  che  conduce  al  Gesù,  incomin- 
ciando dal  gran  portone,  non  hanno  più 
le  incrociature),  come  anche  quelli  delle 
porte  (ove  sono  gli  stemmi  cardinalizi  e 
cappello  con  4  ordini  di  fiocchi  del  suo 
fondatore,  altra  prova  che  da  cardinale 
lo  incominciò).  La  corona  di  merli   sos- 
tenuta da  arcucci,  vale  a  cornicioni  e  ba- 
laustrate. La  grandezza  delle  sue  divi- 
sioni impone.  E  così  nudo  com'è,  e  lascia- 
to in  rustico  pare  Ercole  che  si  rida  del- 
le zerbinerie  delle  fabbriche  adiacenti. 
Nel  cortile  maggiore  presso   la  scala  è 
una  decorazione  di  travertino,  nella  qua- 
le, sì  ne'portici  di  sotto,  come  nelle  log- 
ge di  sopra,  sono  piloncini  con  archi.  Ai 
pi  I  onci  ni  di  giù  sono  inserite  mezze  co- 
lonne doriche,  a  quelli  di  su  corintie  :  en- 
trambi su  piedistalli  alti  e  secchi.  L'altro 
cortile  è  anche  a  due  piani  :  il  1 ,    di  co- 


P  AL 
lonne  corintie  isolate,  non  già  rotonde 
ma  poligone  ;  e  sui  loro  ardii  sono  nel 
2.0  piano  altre  colonne  ioniche  parimen- 
ti con  archi.  Se  l'interno  ora  non  è  co- 
modo, è  certamente  grandioso".  In  ci- 
ma alla  vasta  scala  si  vede  una  testa  di 
Paolo  II,  lavoro  del  suddetto  Vellano  da 
Padova,  scultore  del  secolo  XV.  Gli  ap- 
partamenti interni  sono  vasti  e  propor- 
zionali alla  grandezza  dell'esterno.  La 
corte  ha  un  grazioso  porticato  doppio  da 
un  solo  lato,  non  essendo  stato  il  palaz- 
zo giammai  terminato,  massime  dal  la- 
to incontro  la  casa  e  chiesa  del  Gesù  si- 
no alla  chiesa  di  s.  Marco.  xS'egli  archi- 
travi delle  porte  e  finestre  si  vedono  gli 
slemmi  e  le  iscrizioni  di  Paolo  II,henchè 
come  ho  avvertito,  in  più  luoghi  sonovi 
quelli  di  quando  era  cardinale,  come  nel 
>òlto  della  porta  principale.  Dai  lato  del 
Corso  e  a  destra  del  portone,  in  cui  è  il 
minore  ingresso  della  chiesa,  quasi  infor- 
ma di  torre  quadrata,  sull'edilìzio  si  ele- 
va una  fàbbrica  di  tre  piani.  Questa  tor- 
re è  assai  più  antica  del  palazzo  e  nel 
i  3  i  2,  come  luogo  forte,  lo  tenevano  gli 
Annibaldeschi,  come  notai  nel  voi.  XV, 
p.  21.  Più  avanti  e  a  pianterreno  avvi 
un  divoto  oratorio,  con  immagine  mira- 
colosa della  Beata  Vergine  dipinta  dal 
cav.  Gagliardi,  secondo  il  Venuti,  Roma 
moderna  p.  6S(ì,  che  ci  dà  pure  il  dise- 
gno del  palazzo.  Sul  cantone  poi  del  pa- 
lazzo, rispondente  alla  piazza  di  s.  Mar- 
co, nella  via  che  conduce  alla  Ripresa 
de'  barberi,  vi  è  uni  divota  immagine 
dilla  B.  Verdine  che  nel  i  706  mosse  pro- 
digiosamente gli  occhi,  come  attesta  Mar- 
chetti,  Dt'prodigii  p.  17  L  Nora  ilBom- 
helli,  Raccolta  d'immagini  t.  \,  p.  i  2  ">, 
che  il  luogo  occupato  dall'  oratorio,  es- 
seudo  un  passaggio  oscuro,  pericoloso  ed 
incomodo,  pel  quale  dalla  piazzi  di  Ve- 
nezia si  passava  a  quella  di  s.  Marco, 
onde  eliminare  i  disordini  che  vi  si  po- 
tevano commettere,  il  zelante  sacerdote 
veneto  Farsetti  fece  ripulire  quel  pas- 
setto e  nascondiglio,  e  vi  colloco  l'unni  i- 


PAL  2i7 

gine  di  Maria  Vergine  col  Bambino,  ili- 
pinta  in  muro  dal  nominato  artista.  Po- 
co dopo  e  nel  1GG8  avendo  l'immagi- 
ne ivi  reso  inutili  i  colpi  mortali  d'un 
traditore,  si  aumentò  la  divozione  verso 
di  essa  e  con  pie  oblazioni  si  cangiò  il 
luogo  in  oratorio,  indi  notabilmente  ab- 
bellito nel  1677  da  Anton  Barbaro  am- 
basciatore di  Venezia.  Nel  1(182  tornan- 
do da  Vignanello  il  marchese  Ruspoli, 
venne  mortalmente  gettato  da  cavallo, 
ma  invocando  questa  sacra  immagine, 
che  ogni  giorno  visitava,  potè  ricupera- 
re la  sanità,  e  tacendo  il  suo  nome  fece 
erigere  l'altare  ove  si  venera  con  iscelti 
marmi,  e  l'epigrafe  ex  voto.  Nell'ango- 
lo opposto  e  precisamente  sul  cantone 
della  via  detta  ripresa  de'  barberi,  evvi 
una  loggia  da  un  lato  della  quale  nel  Car- 
nevale si  pongono  i  pallii  per  premiare  i 
cavalli  vincitori  della  corsa,  a  giudicare  i 
quali  e  consegnare  il  pallio  si  portano  il 
governatore,  senatore  e  conservatori  di 
Roma,  ricevuti  nelle  camere  della  loggia 
dal  maestro  di  casa  dell'ambasciatore,  nel 
cui  nome  sono  essi  e  il  loro  corteggio  ogni 
giorno  serviti  di  rinfresco,  come  prati- 
cavano gli  ambasciatori  veneti;  i  quali 
personaggi  sono  visitati  nel  luogo  dal- 
l'ambasciatore il  1  ,°  giorno  di  carneva- 
le, e  qualche  volta  anche  nell'ultimo  gior- 
no. Questa  esposizione  de'pallii  neh'  ac- 
cennato luogo  ha  origine  da  Paolo  II, 
come  accennai  di  sopra  :  nel  voi.  X\  MI, 
p.  24  e  seg.  parlai  di  quanto  si  pratica 
da  tali  personaggi  nell'  intervento  alla 
loggia  del  palazzo,  riportando  \  analo- 
ghe relazioni.  Della  fontana  d'acqua  di 
Trevi  o  Vergine,  già  situata  tra  detto  an- 
golo e  la  porta  deli'  oratorio,  parlai  nei 
voi.  XXIII,  p.  107,  e  XXV,  p.  178,  cioè 
di  quella  collocatavi  da  Paolo  II  e  poi 
trasferita  a  piazza  Farnese,  e  di  quella 
sostituitavi  sotto  Clemente  Vili  con -no 
beneplacito  e  del  senato  romano,  laonde 
fi]  apposta  quella  marmorea  iscrizione 
che  ivi  si  leceva  e  riporta  il  Fea,  Sto- 
ria  delle  acque  p.  3o?,  avvertendo  ciò 


228  PAL 

non  doversi  attribuire  a  Gregorio  XIII, 
dal  quale  anche  il  Cassio,  Corso  delle 
acque  t.  2,  p.  294,  diceva  riconoscersi 
quest'  acqua.  Ora  1'  antica  conca  della 
fontana  è  sepolta  ove  slava,  e  in  vece 
nel  destro  lato  si  è  fabbricala  altra  fon- 
te con  due  bocche  d'  acqua,  alla  quale 
si  scende  per  alcuni  scalini,  essendo  sot- 
to il  livello  della  strada  l'acquedotto.  La 
j;osizione  geografica  la  dichiararono  Con- 
ti e  Ricchebach,  i  quali  dicono  nel  loro 
opuscolo,  die  la  chiesa  e  il  palazzo  oc- 
cupano  il  sito  della  villa  pubblica  degli 
antichi. 

Palazzo  di  s.  Maria  Maggiore  o  Libe- 
riano. Prende  il  nome  dalla  contigua  ba- 
silica Liberiana  o  Chiesa  di  s.  Maria 
Maggiore  (F-),  ove  diverse  notizie  ri- 
portai, per  cui  qui  sarò  breve.  Presso 
questa  patriarcale  basilica  fu  il  patriar- 
chio del  patriarca  d'Antiochia,  e  diversi 
Pontefici  vi  fecero  residenza.  Benedetto 
X  antipapa,  deposto  nel  1  059,  abitò  quin- 
di in  s.  Maria  Maggiore  e  in  essa  fu  se- 
polto,  come  testifica  Papebrochio,  in 
Propylaeo  p.  iq4-  Clemente  III  essen- 
do stato  nudrito  presso  la  basilica,  po- 
scia canonico  della  medesima,  lo  che  af- 
ferma nel  libro  de'  benefattori  di  essa 
Agostino  Fascina  p.  20,  divenutone  an- 
che arciprete  e  nel  1  187  Papa,  donò  al 
capitolo  il  contiguo  palazzo  da  lui  edifi- 
cato prima  pei  vescovi  di  Palestrina.  O- 
norio  III  del  12  16,  già  arciprete  della 
basilica,  un  tempo  dimorò  nel  suo  pa- 
lazzo, ed  in  morte  fu  sepolto  in  chiesa. 
Trovandosi  Roma  desolata  per  l'assenza 
di  molti  Papi,  Nicolò  IV  eletto  nel  1  288, 
per  comodo  della  curia,  fece  l'ordinaria 
sua  dimora  nell'  ampio  palazzo  Liberia- 
no: due  bolle  colla  data,  datum  Roniae 
apnd sanctam  Mariani  Majorem}A\  Ni- 
colò IV,  riportano  Borgia  nel  t.  3,  p. 
258  delle  Memorie ,  ed  il  Galletti  p.  347 
Del  primiceroj  la  i.aidib.  martii  an.  2.0, 
1'  altra  29  novembre  an.  4-°  Anche  1'  U- 
gonio,  Delle  stazioni,  parla  non  solo  della 
residenza  di  Nicolò  IV  in  queslo  luogo, 


PAL 

ma  ancora  delle  beneficenze  fatte  alla 
basilica  ove  fu  sepolto.  Morendovi  a'  4 
aprile  1292,  nel  palazzo  fu  incomincia- 
to il  conclave  dagli  1  1  cardinali  che  for- 
mavano il  sacro  collegio;  divisi  però  in 
due  fazioni,  fu  trasferito  nel  convento 
di  s.  Maria  sopra  Minerva,  e  per  discor- 
dia indi  si  tenne  in  Perugia.  Urbano  VI 
nel  i3^8  abitò  nel  palazzo,  donde  pas- 
sò in  quello  di  s.  Maria  in  Trastevere. 
Martino  V  egualmente  fecevi  qualche  di- 
mora. Nicolò  V  del  i447  rifabbricò  de- 
coroso palazzo  accanto  la  basilica,  per 
uso  de'  Papi,  con  1'  edilìzio  preesistente 
che  rovinava,  ed  un  lempo  vi  si  recò  ad 
abitarlo.  Egualmente  vi  dimorò  Calisto 
III  che  gli  successe  nel  i455,edipoi  Si- 
sto IV  del  1 47  r-  Paolo  V  del  i6o5  e- 
dilicò  la  sagrestia  e  il  coro  pei  musici,  e 
sopra  costruì  comodissime  camere  pei 
canonici.  Avendo  compito  il  palazzo  Qui- 
rinale, fu  il  i.°de'  Pontefici  che  da  esso 
datarono  le  bolle  e  brevi  apud s.  Mariani 
Majorem,  come  basilica  patriarcale  più 
vicina,  per  cui  sogliono  intervenire  a 
qualche  particolare  funzione,  come  allor- 
ché si  espone  il  ss.  Sacramento  per  qua- 
rant'ore.  Anche  Paolo  V  venne  tumula- 
to nella  basilica.  Laterali  alla  facciata 
principale  sono  due  fabbriche,  la  1/  a 
destra  di  chi  guarda,  fu  edificala  da  Pao- 
lo V  per  uso  dell'  arciprete  e  canonici; 
l'altra  dal  cardinal  Gio.  Francesco  Ne- 
groni,  coi  disegni  di  Simeone  Costami, 
compila  poi  dal  cardinal  Gio.  Battista 
Spinola  nel  1721,  in  mezzo  alle  quali  fu 
eretto  detto  prospetto  da  Benedetto  XIV. 
Nelle  stanze  de' canonici  talvolta  si  riti- 
rano i  Papi,  allorché  nella  notte  della 
vigilia  di  Natale  si  recano  alla  funzione, 
massime  se  vi  hanno  celebratoli  vespe- 
ro.  Vi  si  recò  pure  Gregorio  XVI,  dopo 
aver  consagrato  all'altare  papale  tre  ve- 
scovi. Deve  notarsi,  che  l'antico  palazzo 
pontificio  vuoisi  sia  quello  detto  di  Ra- 
venua,  incontro  alla  porteria  del  mona- 
stero de'  vallombrosani,  di  proprietà  del 
capitolo  Liberiano. 


PAL 

Palazzo  di  s.  Maria  in  Cosmedin.  V. 
Chiesa  di  s.Mariv  ir  Cosmedin. 

Palazzo  di s.  Maria  ad  Martyres.  L'e- 
dificò Anastasio  IV,  onde  abbiamo  sue 
carte  colla  data  apud  s.  Mariani  Rotun- 
darn,  e  può  vedersi  tutto  l'articolo  Chie- 
sa di  s.  Maria  ad  Martyres  detta  la  Ro- 
tonda,essendo  essa  stata  in  qualche  tem- 
po anche  cappella  papale,  e  per  la  cui 
conservazione  Benedetto  XIV  l'annove- 
rò tra  le  dipendenze  de'  palazzi  aposto- 
lici, sgravandone  di  tal  pensiere  la  ma- 
gistratura romana,  come  riporta  Fea,  Dei 
diritti  del  principato,  e  nell'Integrità  del 
Panteon  ora  s.  Maria  ad  Martyres.  Os- 
serva il  Cassio,  Corso  delle  acque  t.  a, 
p.  4'  '>  che  il  palazzo  edificato  da  Ana- 
stasio IV,  è  quello  de' marchesi  Crescen- 
zi  (oggi  de'  Bonelli),  del  quale  feci  men- 
zione a  Palazzo.  Prima  di  detto  Papa 
dimorò  presso  la  chiesa  l'antipapa  Cle- 
mente HI. 

Palazzo  di  s.  Maria  in  Trastevere.  In 
questa  regione  s.  Pietro  fu  albergato  ap- 
pena venne  in  Roma,  presso  la  Chiesa 
dis.  Cecilia  (^.).  Verso  il  224  s-  Cali- 
sto I  fabbricò  la  chiesa  di  s.  Maria  in 
Trastevere,  e  nella  casa  paterna  eresse 
un  patriarchio  o  episcopio  per  sua  abi- 
tazione ,  che  il  Moretti,  De  s.  Callisto 
ijusque  basilica  p.  1  23,  chiama  primtun 
publicum  Urbis  F.piscopiuniseu  Patnar- 
chiuni,  giacché  le  abitazioni  pontificie  di 
s.  Pietro  presso  s.  Maria  in  Via  Lata  e 
s.  Pudenziana,e  quelle  di  altri  Papi,  deb- 
bono considerarsi  private,  poiché  la  1." 
chiesa  pubblica  edificata  in  Roma  e  la 
prima  ivi  eretta  cun  autorizzazione  im- 
periale in  faccia  ai  pagani,  è  quella  di 
Trastevere.  Continuando  le  persecuzio- 
ni, s.  Calisto  I  si  ritirava  nell'adiacente 
casa  di  Ponziano,  e  tenuto  prigione  in 
luogo  propinquo  consumò  il  martirio, 
ove  fu  fabbricata  poi  la  chiesa  di  s.  Ca- 
listo. In  procrealo  di  tempo  i  Papi  eros* 
sero  presso  la  chiesa  <  basilica  ih  S.  .Ma- 
ni ni  Trastevere  iu\  monastero  ai  ca- 
nonici regolari,  il  quale  fu  poi  abitalo  da 


PAL  229 

alcuni  Pontefici,  ed  il  p.  Antonino  Bre- 
mond,  nella  prefazione  al  t.  I,  n.  12  del 
Bull,  domenicano,  parla  di  bolle  :  Dat. 
apud  s.   Mariani    Trans    Tyberitn.    A 
Chiesa  di  s.  Maria  in  Trastevere  discor- 
si della  residenza  fattavi  da  Urbano  VI 
e  dei  grandi  atti   che  vi  promulgò  nel 
i3-8  e  altri  anni,  anco  pel  grande  sci- 
sma di  Clemente  VII,  che  depose   con 
Giovanna  I  sua  fautrice,  il  cui  regno  die 
a  Carlo  III  nel  i38o  nel  medesimo  pa- 
lazzo o   monastero,   rs'el   principio  dello 
scisma  Urbano  VI  erasi  ritirato  in  que- 
sto palazzo,  ma  dopo  la  vittoria  riporta- 
la ne'dintorni  di  Marino  dalle  sue  mi- 
lizie, su  quelle  dell'antipapa,  con  solen- 
ne processione  tornò  al  \  aticano,  ren- 
dendo grazie  a    Dio  e  attribuendo  alle 
preci  di  s.  Caterina  da  Siena  il  felice  av- 
venimento.  Il    p.    Richa,    Notizie  delle 
chiese  fiorentine  t.  3,  p.  36,  racconta  che 
Eugenio  IV  mentre  abitava  questo  luo- 
go, si  ribellarono  i  romani,  con  gente  ar- 
mata attorniarono  questo  palazzo  ponti- 
ficio, ritenendo  come  prigioniero  il  Pa- 
pabili riuscì  fuggire  a  Firenze  a'  1 8  mag- 
gio i43  i,  votilo  da  monaco  benedetti- 
no o  da  francescano.  Il  medesimo   Mo- 
retti, Derit.  dand  prcsbyt.,  appetii!.  3,n. 
5,  riporta  altro  documento  del  soggior- 
no che  fece  Eugenio   IV  in  questo   pa- 
lazzo, ove  spedi  la  bolla  contea  expila- 
tores  palatiorutn  s.  Crysogoni,  et  s.  Ma  - 
riae  Transtybcrim,  in  cui   il  Papa  chia- 
mò principalmente  il  2.0  palatami  110- 
strae  residentiae.  Che  Eugenio  IV  abi- 
tò anche  nel  Palazzo  di  s.  Grisogono  ai 
rileva   pure  dalla   bolla  sexto   id.   ni  liì 
1  i  >  j,  con  la  quale  unì  la  sede  vi- 
le di  Cittanova  a  quella  di  Parenzo.  Il 
palazzo  divenne  quindi  del  capitolo  del- 
la basilica,  e  Paolo  V  Io  donò  in  un  al- 
l'altro del  titolare  di  s.  Maria  in  Traste- 
vere, che  molti  confusero  con  quello  della 
Chiesa  di  s.  Calisto,  come  ho  avvertito  1 
questo  articolo,  e  restauralo  dal  cai  dina  I 
Moroni,  ai  monaci  cassinesi  in  compul- 
so di  quello  del  Quii  alalo,  col  quale   il 


23o  TAL 

Papa  ingrandì  il  palazzo  apostolico  ;  i 
monaci  pui  rifabbricarono  quello  de' ca- 
nonici. Ciò  meglio  dissi  a  Chiesa  di  s.  Ma- 
fia in  Trastevere,  Cassinesi,  MoRom,e 
nel  voi.  XII,  p.  i3o. 

Palazzo  di  s.  Prassede.  Il  luogo  si 
contende  l'onore  con  la  Chiesa  di  s.  Pu- 
denziana {J/^))  per  avervi  alloggialo  s. 
Pietro  nel  palazzo  del  senatore  Punico 
Pudenle  presso  le  terme  o  Bagni  'V.  ) 
di  Novato  e  Timoteo  suoi  nipoti,  cri- 
tico argomento  che  tratta  Benigno  Da- 
vanzali :  Notizie  al  pellegrino  della  basi- 
lica dis.  Prassede,  Roma  i  7^5.  Egli  di- 
ce che  il  medesimo  titolo  di  Pudente, 
Pastore,  Prassede  e  Pudenziaua,  gli  scrit- 
tori confusero  in  uno,  o  uno  coll'altro,  e 
ne  fecero  comuni  le  importanti  notizie. 
Sostiene  il  Davanzali  che  il  titolo  di  Pa- 
store il  più  antico  di  Roma,  fu  poi  mu- 
tato in  quello  di  s.  Prassede  figlia,  come 
s.  Pudenziana,  di  s.  Pudente  giuniore  fi- 
glio del  Punico  e  padre  pure  de' ss.  No- 
vato e  Timoteo  costruttori  delle  terme; 
s.  Punico  Pudente  marito  di  s.  Priscilla 
celebre  pel  suo  Ci  mite  r  io  [V.),  fu  ivi  bat- 
tezzato da  s.  Pietro,  perciò  il  primo  che 
abbracciò  la  fede  in  Roma,  secondo  Da- 
vanzali,il  quale  inoltre  alferma  ches.  Pie 
tro  in  questo  luogo  incominciò  la  predi- 
cazione e  l'esercizio  del  suo  apostolico  mi- 
ni siero.  Presso  la  Chiesa  dis.  Prassede 
(P-)  abitarono  anche  altri  Papi,  come 
Nicolò  IV  nel  1288,  onde  vi  sono  docu- 
menti con  la  data  apud  s.  Praxedem. 

Palazzo  di  s.  Pudenziana.  Nell'anno 
4-5  circa  a'  18  gennaio  s.  Pietro  stabilì 
in  Roma  la  sua  Cattedra  {V.).  Dal  Tras- 
tevere il  patrizio  e  senatore  s.  Punico 
Pudente  lo  condusse  alle  radici  del  monte 
Viminale  nel  suo  palazzoni  quale  si  pro- 
traeva fino  al  luogo  ove  fu  poi  eretta  la 
chiesa  di  s.  Prassede,  lo  che  e  per  quan- 
to accennai  nel  precedente  articolo,  die- 
de motivo  agl'istorie!  di  attribuire  ad  am- 
bedue i  luoghi  le  medesime  grandi  cose 
che  vi  operò  s.  Pietro,  benché  alla  pri- 
mazia di  questo  di  s.  Pudenziana  se  ne 


P  AL 

contrasti  il  merito  da  allre  chiese,  come 
s.  Maiia  in  Via  Lata,  ed  è  a  vedersi  an- 
che Chiesa  di  s.  Prisca,  ed  il  voi.  XI,  p. 
s65.  Devesi  notare  col  Davanzati,  die 
s.  Punico  Pudente  ebbe  in  moglie  s.  Pri- 
scilla celebre  pel  suo  Cimiterio,  da'qua- 
li  nacque  s.  Pudente  giuniore.  Questi 
sposò  s.  Sabina  o  Sabinella,  che  lo  fece 
padre  de' ss.  Novato  e  Timoteo  e  delle 
ss.  Pudenziana  e  Prassede.  Secondo  il 
Davanzali,  s.  Pudente  giuniore  e  s.  Sabi- 
na furono  battezzati  da  s.  Paolo  nell'ora- 
torio presso  s.  Maria  in  Via  Lata,  ed  i 
loro  figli  e  figlie  forse  ebbero  il  battesimo 
das.  Pio  I  prima  che  fosse  Papa.  Dopo  la 
morte  di  s.  Novato,  la  sorella  s.  Prassede 
avendo  ereditato  il  luogo  che  avea  abita- 
to s.  Pietro,  e  perciò  seminario  de'primi 
pastori  e  propagatori  dell'evangelo,  che 
quel  Pontefice  inviò  da  Roma  in  molte 
parti,  lece  erigerlo  in  titolo  e  chiesa  da  s. 
Pio  I,  che  gli  die  il  nome  di  Pudente,  in 
memoria  del  suo  avo  e  padre.  Prese  poi 
il  titolo  di  Pastore,  per  quanto  narra  il 
Piazza  nel  suo  Menologio.  Essendo  insor- 
to contrasto  intorno  al  giorno  di  cele- 
brare la  Pasqua  di  risurrezione,  volen- 
do alcuni  che  si  pigliasse  il  i4-°  giorno 
della  luna  di  marzo  in  qualunque  gior- 
no della  settimana  cadesse,  ed  altri  che 
fosse  sempre  di  domenica,  apparve  un 
angelo  in  forma  di  pastore  a  s.  Ermete 
o  Pastore  fratello  di  s.  Pio  I,  e  gli  rive- 
lò essere  volere  divino  che  per  tal  cele- 
brazione si  stabilisse  la  domenica.  Dipoi 
s.  Prassede  ottenne  dallo  stesso  s.  Pio  I, 
che  la  chiesa  o  titolo  fosse  iu  onore  di 
sua  sorella  s.  Pudenziana,  e  questa  deno- 
minazione prevalse  agli  anteriori  titoli  di 
Pudente  e  Pastore.  Tanto  afferma  il  Da- 
vanzali, per  concordare  le  differenti  o- 
piuioni.  Adunque  presso  la  Chiesa  dis. 
Pudenziana (!'.),  e  nel  palazzo  contiguo 
abitò  s.  Pietro,  e  forse  qualche  altro  suo 
successore,  ed  iu  secolo  meno  lontano  vi 
fece  lunga  residenza  Nicolò  V  eletto  nel 
1 44-7>  ec^  ampliò  l'abitazione.  Dimoran- 
dovi spedì  molli  diplomi ,  bolle  e  brevi 


P  A  I, 

colla  data  apuil  s.  Pudentianain;  una 
bolla  del  l.°  novembre  i  \^H  riguarda 
gli  arcivescovi  di  Salisburgo,  altra  del  6 
settembre  l44°.  ^  circa  i  liti  latini.  Del- 
la rinomata  biblioteca  che  nel  monaste- 
ro ebbero  i  monaci  cistcrciensi  quando 
l'abitarono,  vedasi  V  Eusevologio  del  Piaz- 
za,  trat.   1  3,  cap.  1  7. 

Palazzo  de' ss.  Quattro  Coronali.  Con- 
tiguo alla  Chiesa  de'  ss.  Quattro  Coro- 
nati, nel  palazzo  de' cardinali  litolari  a- 
bitavauo  s.  Leone  IV  e  Stefauo  V  detto 
VI  quando  furono  eletti  Papi  nella  sles- 
sa chiesa,  poscia  Inabitato  dagli  arcive- 
scovi di  Treveri.  Pascpjale  II  fabbricò 
adiaceute  un  magnifico  palazzo  pontificio 
e  forse  vi  dimorò.  In  esso  venne  allo"- 

o 

gialo  nel  1 4^33  l'imperatore  Sigismondo. 

Palazzo  Quirinale.  iNel  rione  Trevi  e 
sulla  vetta  del  monte  Quirinale  è  que- 
sto nobilissimo  e  sontuoso  palazzo  pon- 
tificio ,  ordinaria  residenza  de'  Papi,  il 
quale  domina  la  parte  maggiore  di  Ilo- 
ma,  in  aria  perfèttissima  e  salubre.  Di 
questo  celebre  colle,  uno  de'7  dell'alma 
città,  delle  sue  quattro  cime,  delle  sue 
cinese  e  palazzi  parlai  nel  voi.  XL\  I,  p. 
t.j  1 ,  altre  nozioni  potendosi  leggere  ne- 
gli articoli  ivi  citali.  Feslo  dichiara  es- 
sere stalo  detto  Agonus,  e  la  porta  Col- 
lina all'estremità  di  esso  Agonensis,  voci 
sabine  corrispondenti  a  Collis  e  Colli- 
nus,  poiché  i  romani  lo  dicevano  Colle, 
Collis,  per  eccellenza  e  per  la  sua  confi- 
gurazione piìi  gibbosa  degli  altri  colli,  a 
segno  ebe  \  airone  nomina  4  cime  di 
esso,  che  traevano  nome  da  are  consa- 
crate ad  altrettanti  numi  ,  cioè  la  Qui- 
rinale t  dall'ara  di  Quirino  presso  il  .suo 
tempio  eretto  a  Romolo  ;  la  Salutare,  da 
quella  della  Salute  DUI'  pi  esso  il  suo  tem- 
pio (eretto  da  dumo  Bruto,  le  cui  inu- 
la dipinse  a  fresco  C.  Fabio,  eoo  opere 
che  si  conservarono  sino  all'incendio  del 
tempio  avvenuto  sotto  l'imperatore  Clau- 
dio); la  A/onuTi/e,  da  quella  di  Marie  pres- 
to il  tempio  di  Sanco  o  di  Fidio;  e  la 
Laziale!  da  quella  del  nume  modifica* 


PAL  »3i 

zione  di  Giove.  Queste  4  cime  quantun- 
que spianate  o  almeno  poco  riconoscibili, 
vengono  però  determinate  dalle  località: 
il  tempio  di  Quirino  fu  nell'orto  de' ge- 
suiti, quindi  ivi  dappresso  fu  il  Collis 
Quirinalis;  quello  della  Salute  fu  nelle 
vicinanze  delle  4  fontane,  e  perciò  il 
Collis  Salutaris  fu  la  punta  che  venne 
spianata  nel  fare  il  giardino  pontificio 
a' tempi  di  Urbano  Vili;  il  tempio  di 
Sanco  o  di  Fidio  era  ne'  dintorni  della 
piazza  odierna  di  Monte  Cavallo,  e  per- 
ciò il  Collis Marlialis  fu  la  [muta  demo- 
lita d'ordine  di  detto  Papa,  ed  esistente 
dentro  il  giardino  Colonna,  indi  meglio 
spianata  da  Innocenzo  XIII  nell' eriger- 
vi le  stalle  pontificie  (altri  in  questo  luo- 
go posero  il  tempio  del  Sole  o  della  Sa- 
lute); finalmente  il  collis  Latialis  sì  rav- 
visa nella  punta  esistente  in  parte  anco- 
ra nel  giardino  Aldobrandino  Quanto 
al  nome  di  Quirinale,  lo  ebbe  o  dal  Gino 
o  tempio  qui  dedicato  a  Quirino  ossia 
Romolo,  o  pure  dalla  città  di  Curi,  per 
essersi  quei  popoli,  guerreggiando  coi  ro- 
mani, accampati  su  questo  monte  con 
Tazio  loro  re,  che  poi  nella  pace  diede- 
ro il  nome  di  quiriti.  Vicino  al  tempio 
era  un  portico  che  fi]  detto  portico  di 
Quirino,  in  cui  si  trattavano  gli  accordi, 
i  parentadi  e  le  paci.  Questo  bel  colle 
chiamasi  ancora  Monte  Cavallo,  dai  due 
cavalli  ili  marmo  e  colossali,  che  sono 
in  mezzo  alla  piazza  omonima.  Il  mon- 
te nel  punto  culminante  entro  il  giardi- 
no Barberini,  ha  circa  180  piedi  di  al- 
tezza sopra  il  livello  del  mare:  il  piano 
ilei  cortile  del  palazzo  papale  ne  ha  1  60, 
secondo  le  misure  di  Calandrella  Rico- 
nobbe il  Brocchi,  che  il  nocciuolo  di  que- 
sto eolle  è  formato  di  tufi  granulare,  in 
molti  luoghi  però  coperto  da  depositi 
Eluviali.  Su  questo  monte  0  prossima  al 
Quirinale,  o  sul  propinquo  Esquilinoeo 
me  pretendono  altri,  ebbe  la  casa  Pia- 
tine, in  cui  Pomponio  Leto,  cui  poi  la  la- 
sciò, \  1  tondo  il  primo  museo  e  la  prima 
accademia  archelogica  d'Europa,  edivi 


232  PAL 

incomincio  a  celebrare  il  natale  di  Pio- 
ma,  come  può  vedersi  ne'  voi.  I,  p.  39 
eseg.,  XVI I,  p.  1 75,  e  XLVII,  p.  56.  Nel 
voi.  XLV,p.  236  dissi,  che  sul  colle  Gio- 
vanni Lascaris  aprì  un  collegio  per  le 
scienze  e  lettere  greche.  Finalmente  sul 
medesimo  monte  vi  ebbe  un  palazzo  il 
cardinal  Oliviero  Caraffa,  ed  il  cardinal 
Gio.  Bellay  ne  fabbricò  altro  magnifico 
negli  orli  Quirinali  :  l'amenità  e  salubri- 
tà del  primo,  la  celebrò  il  suo  segretario 
e  medico  Crenzio. 

Trovandosi  Paolo  III  oppresso  dagli 
anni  e  dalle  fatiche,  soleva  portarsi  spes- 
so nel  palazzo  degli  eredi  del  cardinal 
Carafià,  per  respirarvi  la  salubrità  del- 
l'aria. Per  ultimo  vi  si  recò  a'6  novem- 
bre 1  549  dal  Vaticano,  ma  ivi  sorpreso 
dalla  febbre  mori  a' io  di  detto  mese,  e 
senza  pompa  i  suoi  domestici  trasporta- 
rono il  cadavere  in  s.  Pietro.  Tanto  af- 
ferma Angelo  Massarelli,  nel  diario  mss. 
del  conclave;  ma  il  Firmano  nel  suo  dia- 
rio riferisce  ch'egli  morì  in  monte  Caballo 
(detto  pure  Caballino),  in  domo  card. 
Ferrerii ante  equos  lapideos,  cioè  ai  ca- 
valli colossali  summentovati.  Alcuni  cre- 
dono che  Paolo  III  abbia  incominciato  a 
edificare  sulla  vetta  del  Quirinale  una 
particolare  abitazione  per  la  stagione  esti- 
va a  comodo  de'Pontefici, a  cagione  che  il 
palazzo  Vaticano  come  luogo  più  basso 
in  tal  tempo  riusciva  poco  salubre.  Tut- 
tavolta  abbiamo  dal  p.  Carrara,  nella 
vita  di  Paolo  1 V  Caraffa  del  1 555,  che 
questi  era  solito  servirsi  del  palazzo  dei 
suoi  parenti  Caraffa  in  Monte  Cavallo, 
andando  ivi  spesso  ad  abitare  per  gode- 
re l'amenità  del  sito  e  la  salubrità  della 
purissima  aria,  giacche  i  Papi  non  avea- 
no  sul  colle  abitazione  propria;  e  solo 
molti  anni  dopo,  considerando  essi  aver 
il  cardinal  Olivieri  scelto  il  miglior  sito 
di  Roma,  comperarono  quegli  edificii, 
e  con  rnagnificenlissima  sontuosità  Io  fe- 
cero luogo  di  loro  residenza.  Certo  è  che 
Gregorio  XIII  ricevendo  in  donodal  car- 
dinal Luigi  d'Este,  o  come  altri  voglio- 


PAL 

no  acquistasse  dal  cardinal  Ippolito  d'E- 
ste, l'amena  villa  0  giardino  che  questi 
possedeva  sul  Quirinale,  onde  se  ne  vede- 
vanogli  stemmi  negli  arconi,  egli  vi  eres- 
se un  palazzo  assai  maestoso,  per  abita- 
zione estiva  de'suoi  successori  e  pel  bene- 
ficio dell'aria.  Flaminio  Ponzio  lombar- 
do, architetto  giudizioso,  fu  il  primo  che 
pose  mano  all'edilìzio;  in  seguito  poi  ven- 
ne tirato  innanzi  coi  disegni  di  Ottavio 
Mai  diesino,  pittore  e  architetto  bologne- 
se (morto  sotto  Paolo  V),  il  quale  fu  au- 
tore della  comodissima  e  bellissima  sca- 
la a  chiocciola  dell'appartamento  nobile, 
del  portico  e  della  galleria  o  loggia  indi 
chiusa,  dove  poi  di  sopra  fu  collocato  l'o- 
rologio. Da  un  documeuto  pubblicato 
dal  giornale  il  Saggiatore  an.  3,p.  69,  si 
rileva,  che  Gregorio  XIII  a'  5  ottobre 
1578  andò  a  Monte  Cavallo  »  mostra 
tuttavia  desiderio  di  pigliare  quel  luogo 
e  farvi  una  bella  fàbbrica".  Altra  piova 
che  prima  di  lui  non  esisteva  in  questo 
luogo  alcun  palazzo  papale.  Si  sa  che 
Gregorio  XI II  incominciò  ad  abitare  por- 
zione del  palazzo  nel  i582.  11  successo- 
re Sisto  V  con  l'opera  dell'architetto 
Doineuico  Fontana  proseguì  la  fàbbrica, 
innalzando  quella  parte  che  rimane  dal 
lato  della  piazza  e  la  strada  che  conduce 
a  porta  Pia,  e  ne  decorò  la  piazza,  tras- 
portandovi il  Fontana  dalle  propinque 
terme  i  colossi  de'cavalli,  ed  erigendovi 
un  fonte  rimpetlo  al  palazzo.  In  questo 
pel  primo  morì  a'27  agosto  1590;  il  cor- 
po fu  portato  nella  basilica  Vaticana,  ed 
i  suoi  precordi  furono  tumulali  nella  vi- 
cina chiesa  de'  ss.  Vincenzo  e  Anastasio, 
allora  parrocchia  del  palazzo.  JNel  voi. 
XLV,  p.  190  e  191,  descrivendosi  que- 
sta chiesa  ei  precordi  de'Papi  ivi  deposti, 
si  possono  vedere  quelli  che  morirono  in 
questo  palazzo.  Eletto  nel  consueto  con- 
clave del  Palazzo  faticano  (  V.  )  per 
successore  a  Sisto  V  il  Pontefice  Urba- 
no VII,  questi  dopo  due  giorni  si  am- 
malò, ond'era  in  procinto  di  passare  al 
Quirinale  pel   vantaggio  dell'  aria  ;  ma 


P  AL 
perchè  venne  avvertito  non  convenire  al 
Papa  Tarsi  vedere  per  Roma  non  anco- 
ra coronato,  rimase  al  Vaticano  e  morì 
a' 27  settembre  i5go.  Allorché  i  Papi 
abitavano  il  Palazzo  Lateranense  (V-), 
si  portavano  nella  basilica  Vaticana  pei* 
la  coronazione,  indi  passavano  alla  La- 
teranense  pel  possesso,  per  ultimare  le 
cerimonie  della  coronazione,  e  vi  resta- 
\ano  a  dimorare.  Giulio  11  separò  le  due 
funzioni,  e  meglio  stabilì  questo  provve- 
dimento Gregorio  XI V,  dopo  eh  era  ces- 
sata la  necessità  di  passare  i  Ponteiici  al 
Laterano  appena  coronati  onde  farvi  re- 
sidenza, per  l'edificazione  prima  del  Pa- 
lazzo di  s.  Marco  (?'■),  quindi  di  questo 
che  divenne  il  soggiorno  prediletto  dei 
Papi. 

Elevato  al  pontificato  Clemente  Vili, 
fu  il  primo  che  partì  dal  Quirinale  per 
prendere  possesso  della  basilica  Latera- 
nense,  cioè  a'  12  aprile  i5q2.  Dimoian- 
do nel  Quirinale,  vieppiù  nobilitò  l'edi- 
lìzio, massime  dalla  parte  delle  attuali 
stanzedomestichedel  Pontefice, enei  con- 
tiguo giardino  eresse  il  sontuoso  nicchio • 
ne,  di  cui  parlerò.  Egli  si  servì  come 
Sisto  V  dell'  architetto  Domenico  Fon- 
tana. Iuoltre  Clemente  Nili,  al  dire  del 
Cassio,  arricchì  detto  giardino  con  diver- 
se forili  d'acqua  Felice  e  Tolgano  idi  au- 
lico nel  detto  nicchione.  Aggiunge  il  Ca-,- 
sio  :  »  e  nel  cortile  del  palazzo  riuscì  am- 
mirevole per  salienti  e  musaici  sotto  al- 
l' alta  nicchia  la  fontana  dal  bianco  oc- 
cidentale delle  scale".  Da  Paolo  V  Bor- 
ghese il  palazzo  ricevette  un  novello  e 
>plendido  aumento  e  perfezionamento. 
>ei  voi.  X,  p.  i5o,  XI,  p.  3o3,Xll,  p. 
iG8e23o,ho  detto  come  Paolo  V,  vo- 
lendo effettuare  questa  ampliazione,  nel 
1608  rimosse  i  benedettini  cassiuesi  dai 
contiguo  monastero  e  chiesa  di  s.  Satur- 
nino ile  Calmilo  ,  apud  equo»  marmo- 
reo s  ,  loro  dato  da  Giulio  11  por  ospizio 
nella  stagione  estiva,  edilìzi  che  io  parte 
demolì,  in  parte  incorporò  nell  ingran- 
dimento della  fàbbrica  ;  come  il  Papa 


PAL  233 

compensò  i  monaci,  cioè  colla  chiesa 
di  S.Calisto  e  propinqui)  palazzo  del  ti- 
tolare di  s.  Maria  in  Trastevere  (  perciò 
questi  indennizzato  con  annui  scudi  4?o), 
rifabbricato  dal  cardinal  Moroni,  notan- 
do la  diversità  che  ha  con  quello  edifi- 
cato poi  dagli  stessi  monaci,  e  annesso  al- 
la basilica  e  riunito  all'altro  ;  più  gli  as- 
segnò una  barca  sul  Tevere,  per  como- 
do de'  trasporti  al  loro  monastero  di  s. 
Paolo  presso  la  basilica  omonima.  Quin- 
di Paolo  V  colf  opera  di  Carlo  Mader- 
no  eresse  i  due  gran  lati,  con  cui  formò 
e  compì  il  bel  cortile  riquadrato,  conti- 
nuando la  fabbrica,  dal  sito  presso  l'oro- 
logio fino  alla  strada  che  conduce  a  por- 
ta Pia,  e  da  questo  punto  ali  angolo  prin- 
cipale del  palazzo  ,  presso  il  suo  grande 
ingresso  corrispondente  alla  piazza,  seb- 
bene questo dovea  essere  quello  del  por- 
tone dell'edilìzia  di  Paolo  V,  ordinaria- 
mente chiuso,  posto  in  delta  strada,  ch'i 
anzi  dovea  essere  adornalo  colle  statue 
che  sono  in  quello  della  piazza.  Costruì 
T  appartamento  detto  de'  principi,  da 
quelli  che  vi  fuionoalloggiali,  con  le  cap- 
pelle dell'  Annunziata  nel  piano  supc- 
riore, e  del  Presepio  nel  pianterreno, 
che  descrissi  nel  voi.  IX  ,  p.  1  Jo,  160  , 
16  r  ,  un  lato  del  quale  guarda  il  giar- 
dino: nelT  altro  poi  verso  la  strada  ,  nel 
pianterreno  avvi  la  cappella  dell'Assun- 
zione del  tribunale  della  rota,  con  al  ti  e 
stanze  per  questo  tribunale,  per  quello 
pure  della  camera  con  cappella  e  per  al- 
tri tribunali,  ed  ove  si  tengono  eziandio 
le  congregazioni  de'cardinali,  che  prima 
aveano  luogo  nelle  stanze  terrene  dell'al- 
tro lato;  il  tutto  descritto  nel  detto  vo- 
lume, p.  1  (>  i  e  162.  Finalmente  nella  par- 
te superiore  di  quesl'  ultimo  edilìzio,  e 
sopra  quello  di  Sislo  V,  fabbricò  la  m  1- 
gnifica  sala  regia  e  la  sontuosa  cappella 
pontificia  Paolina  dell'  Assunzione,  ove 
si  celebrano  le  funzioni  allorché  1  Papi 
quivi  dimoiano,  avendo  T  una  e  l'altra 
docilità  ikl  voi  Vili,  p.  l38  e  seg.,  in 
un  a  pianto  ri  fecero  gli  altri  Pontefici  . 


a34  PAL 

nell'esterno  si  vede  una  specie  di  attico 
ben  alto,  diviso  in  due  piani,  e  cinto  al- 
l' intorno  da  una  ringhiera  di  ferro.  A. 
Cappelle  pontificie  è  notato  quali  prin- 
cipali funzioni  assisterono  o  celebrarono 
i  Papi  nella  cappella  Paolina,  avverten- 
do principalmente  di  quelle  che  soglio- 
no farsi  altrove;  parlando  di  quelle  del- 
la vigilia  di  Natale,  narrai  d  modo  e  do- 
ve nel  Quirinale  si  teneva  anticamente 
la  cantata  e  la  cena;  nel  voi.  IX,  p.  i63 
e  seg.  riportai  le  funzioni  ch'ebbero  luo- 
go nelle  cappelle  segrete  del  palazzo  Quiri- 
nale, ordinarie  e  straordinarie,  ed  ai  luro 
luoghi  le  straordinarie  eseguite  nella  cap- 
pella Paoliua  suddetta.  Inoltre  Paolo  V 
fece  fabbricare  la  stalla  pei  cavalli  e  per 
quelli  delle  guardie  Corazze  e  Cavalleg- 
gieri(P'.);  le  camere  pel  tribunale  di  Da- 
teria (P-),  le  cpiali  poi  assegnò  per  abita- 
zione della  famiglia  pontificia,  allorché 
per  la  Dateria  destinò  il  palazzo  vicino  de' 
Maffei:  fornì  gli  edilizi  di  acque  e  dilatò  il 
giardino,migliorando  la  piazza  erendeu- 
do  meno  ripide  le  due  grandi  strade  che 
conducono  al  Quirinale.  Dal  Cassio,  Cor- 
so delle  acque ,  si  rileva  come  Paolo  V 
eresse  nel  giardino  diverse  fonti  coll'ac- 
qua  Felice,  della  quale  parlo  a  Fontane 
di  Roma  ,  ed  anche  per  esse  si  servì  del 
Maderno.  11  p.  Bona  imi,  Nutnism.  Pont. 
t.  2,  p.  5og,  riporta  tre  medaglie  fatte 
coniare  da  Paolo  V,  due  nel  16  i  i  e  16  12 
per  1'  ampliazione  e  compimento  del 
magnifico  palazzo,  che  si  vede  in  ambe- 
due nel  rovescio;  e  la  3.3  nel  1619  con 
la  gran  parte  della  cappella  Paolina,  per 
celebrare  l'erezione  di  questa  ,  il  cui  co- 
nio è  nella  pontifìcia  zecca.  Il  Cancellie- 
ri, Notizie  sui  conclavi  p.  7  1,  narra  che 
perirono  18  persone  nel  demolire  una 
fabbrica  vecchia,  e  riproduce  l'epigram- 
ma con  cui  il  p.  Silùsencomiò  questa  pon- 
tificia reggia;  l'avea  già  pubblicato  nel- 
la Lettera  al  D.r  Koreff  sull'aria  di  Ro- 
ma, p.  3o8,  in  Un  all'  altro  epigramma 
sul  pontificio  palazzo  di  s.  Marco  dello 
Messo  autore.  Avendo  Paolo  V  fissatola 


PAL 

sua  abitazione  nel  Quirinale,  il  contem- 
poraneo diarista  Gigli  ci  avverte  ch'egli 
a'  14  gennaio  1  6  i4  cominciò  a  spedire 
le  bolle  e  brevi  colla  data  apud  s.  Ma- 
riani Majo rem, come  basilica  patriarcale 
più  vicina,  facendo  altrettanto  i  succes- 
sori, laddove  per  1' avanti  aveano  conti- 
nuato ad  usare  la  data  apud s. Marcimi. 
È  degna  però  l'osservazione  che  fa  il  Bor- 
gia, Memorie  di  Benevento,  t.  3,  p.  2  5q, 
che  nelle  carte  dei  primi  Pontefici  che 
abitarono  nel  Quirinale  ,  fu  adoperata 
anche  questa  forinola  ,  datum  in  Monte 
Quirinali,  finché  Paolo  V  la  cambiò  con 
quella  in  uso. 

Gregorio  XV  abitò  e  morì  nel  Quiri- 
nale, ove  fece  celebrare  delle  accademie 
da  uomini  dotti.  11  successore  Urbano 
Vili  ridusse  meglio  il  grandioso  edifizio 
in  isola,  tranne  un  arco  di  comunicazio- 
ne col  palazzo  della  Dateria,  circondan- 
dolo di  alte  e  forti  mura  con  artiglierie, 
massime  dalla  parte  del  giardino  da  lui 
miglioralo  molto.  Dal  citato  Cassio  ,  che 
ne  riporta  l'analoga  iscrizione  a  p.  347  » 
si  rileva  che  Urbano  Vili  introdusse  nel 
giardino  molle  oncie  di  acqua  Felice,  per 
formare  nuove  fonti  nel  medesimo.  Si 
ha  dal  Ricci,  ne' suoi  Giubilei,  p.  224, 
che  Urbano  Vili,  per  maggiore  como- 
dità, léce  allargare  la  piazza  Quirina- 
le, con  gettare  a  terra  eziandio  antiche 
fabbriche  considerabili,  e  per  sicurezza 
del  palazzo  apostolico  ,  al  lato  destro 
della  porta  principale  eresse  un  baluar- 
do, ancora  esistente,  con  artiglierie  a 
suo  tempo.  Il  Cancellieri  a  p.  55  della 
citata  lettera  ,  ci  racconta  col  Gigli ,  che 
nel  1625  Urbano  Vili  per  la  guerra  for- 
tificò Roma,  guastò  il  giardino  de'Colon- 
nesi  spianandone  le  grandi  anticaglie  del 
palazzo  di  Nerone,,  per  farvi  uua  fortez- 
za comoda  per  esercito,  e  fu  cinta  di  for- 
tissime mura  tutta  la  tenuta  del  palaz- 
zo papale  e  giardino  di  Monte  Cavallo. 
Nel  1640  Urbano  Vili  fece  coniare  una 
medaglia,  il  cui  conio  è  in  zecca,  colf  e- 
pigralé:  Ad  Aedium  Ponlificurn  Securi- 


PAL 

latem,  e  la  veduta  del  palazzo,  baloardo 

e  Unii  :  il  p.  Boriarmi  la  descrive  a  p.  ")<)'>. 
Da  questi  pure  rilevasi  che  ii  Papa  co- 
struì il  quartiere  e  le  case  per  la  guardia 
svizzera,  nell'angolo  orientale  del  palaz- 
zo ,  quindi  :  horologium  addidit  tribus 
campani»  ,  per  ipsum  benedica' ,  graeco 
nomine  cuique  imposilo  ,  quo  earum  ex- 
plicabanlur  mania,  pulsano  videlicel  ho- 
ramni  integrarum,  earittnque  quadrati- 
lem ,  cimi  tinlinnabulo  majoi  i  prò  horìs  , 
oc  minori  prò  iiidetn  quadrantibus  ,  tur- 
riqae  in  fronte  peristili i.  /lord  vero  ae- 
quatae planitiae,  utdixinius}jam  in  un- 
mensuni  excurrunt.  Recto  in  dlis,longissi- 
inique  Xyslilonsilibus  ciudi  planctis, m'ir- 
ilio, bttxo,  dipresso, lauro, /unipero,citro, 
innumeri  fonte.*,  stationes  cameraiae  fio- 
ribus  ramis,  seinper  virenlibus  foliis,  spa- 
da disparlila  pomis  et  Jloribus.  Inoltre 
Libano  Vili  per  la  segreteria  de'  brevi 
ed  abitazione  della  numerosa  famiglia 
pontifìcia,  ridusse  l'antico  convento  dei 
cappuccini  detto  di  s.  Felice  come  la  sua 
eccellente  acqua  ,  e  posto  rimpetto  alle 
fabbriche  di  Clemente  XIII,  di  cui  si  di- 
rà, e  della  Dateria  :  meglio  ili  tutto  può 
vedersi  ne'  voi.  IX,  p.  208,209,  X\Y, 
p.  1  i»(),  XL,  p.  74-  Quanto  alla  squisita 
acqua  detta  di  s.  Felice  ,  dal  nome  del 
convento  così  eletto  perchè  vi  mori  s.  Fe- 
lice da  Cantalice,  solo  aggiungerò:  il  Cas- 
sio, del  Corso  delle  acque  t.  1 ,  p.  3/j.  1  e 
|di,  parlando  dell  acqua  Felice,  diver- 
sa dalla  nominata  introdotta  da  Sisto  V 
nel  Quirinale,  e  delle  acque  nascenti  da 
vene  su  questo  colle,  rigettando  l'opinio- 
ne che  quella  di  s.  Felice  derivi  da  una 
fintola  dell'  aequa  Felice  ,  ragiona  della 
Ionie  e  quantità  dell'acqua  di  s.  Felice, 
e  la  dichiara  fi?»  sorgente  del  Quirina- 
le stesso,  che  nasce  KOttO  il  palazzo  delia 
Consulta  :  pero  è  di  fatto  eh'  essa  uasce 
in  altro  luogo  ben  Lutano,  cioè  in  una 
grolla  situata  sotto  la  piazza  del  Quiri* 
itale.  Tuttavolta  I'  acquaiolo  di  palano 
si  reca  con  mula  e  bariletti  ad  attingere 
ta  di  Trevi  nella  vicina  maggioi  fon- 


PAL  2  3  ~> 

lana,  pel  Papa  e  primari  ministri  pala- 
tini. Nel  i638a'a5  optile  per  avere  Ur- 
bano Vili  dal  Vaticano  trasportata  la  sua 
dimora  nel  Quirinale,  la  mutazione  del- 
l'aria gli  cagionògi  avissimo  male.  In  que- 
sto palazzo  abitò  pure  il  successore  Inno- 
cenzo X,  e  dalla  loggia  più  volte  diede 
la  solenne  benedizione  con  indulgenza  ple- 
naria, come  nell'Epifania  dell' anno  sau- 
to lG5o  ,  a'  j>  giugno  lesta  di  Penteco- 
ste, ed  il  i.°  novembre  testa  d'  Ognissan- 
ti. Innocenzo  X,  come  Libano  \  III  e 
Gregorio  XV, nell'inverno  abitò  nel  \  a- 
ticano  :  quali  ilei  luoghi  sia  più  conve- 
niente alla  residenza  diri  Papa, e  delle  a- 
rie  d'ambedue  i  palazzi,  ne  parlo  a  Pa- 
lazzo Vaticano.  Alessandro  VII  con  ar- 
chitettura del  cav.  Lorenzo  Bernini  vi  ag- 
giunse comodi  appartamenti  per  la  fa- 
miglia pontificia,  verso  la  porta  Pia,  pro- 
lungando notabilmente  da  quel  lato  l'e- 
difizio.  Fece  dipingere  la  lunga  e  mae- 
stosa galleria  corrispondente  alla  piazza, 
piacevole  e  salutare  passeggio  de'  Papi, 
dalla  sublime  dignità  imprigionati,  come 
si  esprime  il  Novaes  nella  vita  del  medesi- 
mo, che  attesta  aver  esso  data  la  sopì  in- 
tendenza dell'esecuzione  di  tali  pilline  al 
celebre  dipintore  Pietro  da  Cortona.  Nel 
l65ofu  coniata  la  medaglia  monumen- 
tale, il  conio  della  quale  conservasi  in  zec- 
ca,col  lungo  prospello  del  palazzo  della  fa- 
miglia pontificia,  cioè  dal  palazzo  di  Pao- 
lo V  sino  alla  fabbrica  di  Clemente  XII, 
di  cui  parlerò,  compreso  il  proseguimen- 
to d'  Innocenzo  XIII  ,  con  cartel!  1 
tante  questa  iscrizione  :  Alcxand.  I  1 1  P. 
M.  Fornii  Ponti/.  Conunod.  Et  Palai. 
Quiriti.  Ornamento.  An. Sai. M Di  'LI  \ 
La  descrive  il  p.  Conanui,  [>.  68  >.diceu- 
dochei  piani  terreni  si  diedero  alla  gu  ti 
dia  svizzera,  che  tuttora  vi  abita  ;  il  piano 
superiore  ai  famigliari  pontificii,  fra  qua- 
li il  Maestro  del  nero  palano,  ed  d  iSz- 
gróla  (della  cappella  del  «piale  parlai  nel 
voi.  IX,  p.  16  a),  che  continuano  a  risie- 
dervi. Il  braccio  di  Alessandro  \  11,  In 
noceuzo  XI 11  e  Clemente  \ II,  compie-  1 


236  PAL 

il  suo  palazzine»,  è  lungo  circa  34o  passi. 
Morì  Alessandro  VII  nel  Quirinale  a'aa 
maggio  1667, e  al  modo  narrato  nel  voi. 
XV,  p.  277,  inutilmente  fu  proposto  di 
celebrarsi  il  conclave  nel  Quirinale  ,  in 
vece  del  Vaticano,  poiché  allora  quell'a- 
ria non  era  divenula  sospetta,  special- 
mente per  quelli  che  non  vi  sono  nati  e 
che  non  sono  avvezzi  di  abitarvi  stabil- 
mente nel  corso  di  tutto  1'  anno.  A  Pa- 
lazzo Vaticano  riporterò  quanto  si  scris- 
se in  favore  e  contro  I'  aria  del  Vatica- 
no. Ad  Arciconfraterkita  del  ss.  No- 
me di  Maria  ,  dissi  come  Innocenzo  XI 
gli  concesse  il  privilegio  in  vigore,  di  re- 
carsi nel  cortile  Quirinale  in  processio- 
ne e  ricevervi  l'apostolica  benedizione,  dal 
balcone  principale  sotto  l'orologio, essen- 
do il  Papa  vestito  di  mozzetta  e  stola;  di 
che  feci  pur  memoria  nel  voi.  V,  p.  76, 
parlando  delle  benedizioni  date  dai  Pa- 
pi dalla  loggia  del  Quirinale,  e  nel  voi. 
XLI,  p.  142.  Mi  piace  qui  ricordare,  che 
nel  voi.  X,  p.  195,  e  XLV,  p.  122,  de- 
scrissi la  benedizione  pontificia  che  in  que- 
sto cortile  e  talvolta  nel  Valicano,  per  la 
festa  di  s.  Michele  vi  riceveva  il  presidio 
e  bombardieri  di  Castel  s.  Angelo ,  con 
sparo  sulla  piazza  di  cannoni,  mortali  e 
moschetti.  Questi  spari  solevano  farsi  in 
certe  solennità  anche  da  questo  Palazzo 
Apostolico,  al  quale  articolo  sono  molle 
notizie  comuni  pure  al  Quirinale.  Nel- 
la zecca  papale  evvi  il  conio  della  me- 
daglia del  1699  d'Innocenzo  XII,  col  mot- 
to Sub  tuum  praesidium.  Si  rappresenta 
la  Beata  Vergine  col  Bambino,  secondo 
il  disegno  di  quella  dipinta  da  Carlo  Ma- 
ratta, eseguila  in  musaico  da  Giuseppe 
Conti, e  posta  poi  sotlol'orologio.  Nell'an- 
no santo  1700  Innocenzo  Xll  che  abita- 
va al  Quirinale,  si  forzò  nel  sabbato  in 
Albis  di  recarsi  al  Valicano  per  benedi- 
re i  pellegrini,  ma  tornato  al  Quirinale 
terminò  di  vivere  a'27  settembre.  A  Pa- 
lazzi Apostolici  notai  i  Pontefici  che 
abitarono  in  questo  palazzo  e  quelli  che 
dimorarono  al  Valicano,  come  l'epoche 


PAL 

degassaggi  dall'uno  all'altro,  incomin- 
ciando da  Clemente  XI,  sino  ed  inclusi- 
ve a  Pio  IX  che  regna.  Nella  detta  zecca 
vi  è  il  conio  della  medaglia  di  Clemente 
XI,  anno  XVII,  colle  parole:  Virgo  pò- 
teus  ora  prò  nobis,  e  la  descritta  imma- 
gine di  Maratta.  Forse  il  Papa  la  fece 
terminare  onde  collocarla  dove  si  ammi- 
ra, avendolo  impedito  la  morte  al  pre- 
decessore. Clemente  XI  arricchì  di  sin- 
golari abbellimenti  il  palazzo,  ne  accreb- 
be le  comodità,  rese  il  giardino  più  ame- 
no,e  nel  bellissimo  nicchione  di  Clemen- 
te Vili  restaurò  il  di  lui  melodioso  or- 
gano che  suona  con  macchinismo  a  acqua, 
ed  alla  cappella  pontificia  diede  copiosi 
arredi  d'argento.  Nel  ripiano  della  dop- 
pia scala  fece  trasportare  dalla  tribuna 
della  Chiesa  deJss.  A postoli (V.),  la  mi- 
rabile pittura  segata  dal  muro  di  Meloz- 
zo  da  Forlì,  che  fu  il  primo  a  fare  le  fi- 
gure di  sotto  in  su,  secondo  alcuni,  rap- 
presentante l'Ascensione  del  Signore,  in 
mezzo  ad  una  turba  d'angeletti:  essen- 
do esso  in  atto  terribilissimo,  vuoisi  che 
se  ne  giovasse  il  Buonarroti  per  quello 
fulminante  nella  cappella  Sistina  ;  ma  la 
pittura  avendo  solferto,  ha  perduto  di 
molto  le  sue  antiche  bellezze. 

Innocenzo  XIII  bramoso  di  ulterior- 
mente decorare  il  palazzo  Quirinale  e  in- 
teramente compirlo,  incominciò  la  con- 
tinuazione degli  appartamenti  di  Ales- 
sandro VII,  con  lunghi  corridori  per  la 
famiglia  pontificia,  corrispondenti  in- 
contro alla  chiesa  di  s.  Andrea  e  novi- 
ziato de'  Gesuiti  (V.),  essendo  il  porto- 
ne quasi  in  faccia  a  detto  tempio.  Da 
questo  punto  precisamente  si  vede  il 
proseguimento  d'Innocenzo  XIII,  termi- 
nando al  portone  la  fabbrica  di  Alessan- 
dro VII.  Priucipiò  pure  la  grandiosa 
fabbrica  della  scuderia  pei  cavalli  ed 
annessa  abitazione  pei  famigliari  addetli 
alla  medesima,  incontro  al  palazzo  apo- 
stolico e  contiguo  al  giardino  de'Colon- 
na,  edilìzio  che  prolungato  da  un  lato 
culle  rimesse  pontificie  per  conservare 


TAL 

le  carrozze, si  congiunge  coll'allro  detto 
di  s.  Felice,  avente  a  sinistra  di  chi  guar- 
da e  annesso  il  quartiere.   IN'e  fu  archi- 
tetto Alessandro  Specchi.   JN'el  1723   il 
Papa  si  condusse   a   piedi  a   vedere  la 
nuova  scuderia,  rimesse  e  abitazioni  dei 
cocchieri:  si  crede  die  la  scuderia  venis- 
se edificata  ov'era  la  decantata  torre  di 
Nerone,   i   cui   fondamenti  si  dovettero 
rompere  a  furia  di  scalpelli  e  mine,  co- 
me leggesi  nel  Diario  di  Roma  n.°  926. 
Sopra  1'  appartamento  de'  principi,   In- 
nocenzo X11I  abbellì  i  mezzanini  dal  la- 
to del  giardino,  fino  allora  poco  abitati, 
ristorandoli  ed  ornandoli  con  vedute  del- 
le ville  e  luoghi  di   sua    famiglia  Conti, 
e  di  molte  fabbriche  di  E.oma,  secondo- 
che  si  ammirano  da  quel  luogo  elevato, 
per  cui  non  se  ne  vedono  che  l'estremi- 
tà. Dicesi  che  vi  ponesse  ad  abitare  il 
nipote  1 .°  carnei iere  segreto  (piacendo 
a  Gregorio  XV  I  l'amena  e  tranquilla  si- 
tuazione, frequentò  queste  camere  e  le 
addobbò  con  stampe,  quadri  e  altri  og- 
getti d'arte,  dopo  avere  ristorato   il   lo- 
cale). Superiormente  all'orologio  del  pa- 
lazzo, come  memoria  ch'egli  fu  ristora- 
tore di  quel  corpo  di  fabbrica  e  perchè 
finalmente  vi  pose  il  suddetto  musaico 
della  B.  Vergine,  si  legge  in  lettere  d'o- 
ro in  campo  azzurro:  Innocentius  XIII. 
Anno   sai*.   MDCCXXIII   Pont.  II. 
Noterò,  che  presso  la  scuderia  si  eleva- 
va un  antico  e  maestoso  pino  che  sorge- 
va nel  propinquo  giardino  tra  le  rovine 
del  tempio  che  Adriano  dedicò  al  Sole. 
Secondo  una  tradizione  volgare  fu  pian- 
tato nel  giorno  che  morì  Cola  di  Rien- 
zo, acerrimo  nemico  de'  Colounesi.  L'al- 
bero certamente  era  annoso,   alto  circa 
164  palmi,  essendo  il  diametro  un  me- 
tro e  5  j.    Riguardato  tra    le   rarità  ro- 
mane, il  Tournon  scrisse,  che  tra  gli  e- 
difiti  di  videa  l'attenzione  tra  le  cupole 
e  gli  obelischi.  Il  folgore  nel  1  84*  lo  col- 
pì due  volte,   svelse   uno   de'  principali 
rami,  che  fornì   1  '">  carri  di  legnami,  in- 
di a  poco  a  poco  si  diseccò  e  fu  taglia- 


PAL  237 

tonel  18.4.6  i»  marzo.  A  J  Innocenzo  XIII 
nel  1724  successe   Benedetto   XIII,  che 
lasciò  imperfette  le  opere  sue^  le  quali 
trovarono  un  magnanimo  continuatore 
in  Clemente  XII,  che    ne  compì  l'im- 
presa al  modo  narralo  dal  prelato  e  pa- 
trizio forlivese  Giambattista  Gaddi,  nel- 
la sua  Roma  nobilitata   dalle  fabbriche 
di  Clemente  XII.  servendosi  dell'archi' 
tetto  Ferdinando  Fuga,  cui   dal    mag- 
giordomo Acquavi  va  il  Papa  nella  di  lui 
cappella   lece  conferire  la  croce  di  ca- 
valiere di  Cristo.  Clemente  XII  non  so- 
lo portò  a  compimento  il  lungo  braccio 
di  Alessandro  VII,  alquanto  continuato 
da  Innocenzo  XIII,  ma  costrusse  le  due 
scale  a  lumaca  che  dalle  cantine   ascen- 
dono sino  all'ultimo  piano  delle  grandi 
soffitte  abitabili,  per  passare  dal  cortile 
degli  svizzeri  a  tutti  i  corridori   del  i.° 
e  2.°  piuno,  ove  sono  le  abitazioni  dei 
famigliari  pontificii.  Essendo  i  corridori 
con  finestre  sotto  archetti,  negli   angoli 
laterali  esterni  de'  quali  sonovi  gli  stem- 
mi di  Alessandro  VII,  Innocenzo  XIII  e 
Clemente  XII,    si  può  chiaramente  co- 
noscere l'opera  di  ciascuno,  di  che  è  me- 
moria nell'iscrizione    posta  sul  portone 
di  mezzo  rimpelto  a  quello  del  giardi- 
no. Seguendo  poi  il  medesimo  ordine  e 
simmetria,  atterrando  alcune  case,  fece 
terminare  sì  imponente  braccio  di  fab- 
brica anche  con  vaghissimo   palazzino  , 
alquanto  più  elevato  e  senza  paragone 
più  abbellito,  cioè  una  parte  fu  l'atta  tut- 
ta di  pianta,  mentre  altra  venne  restau- 
rata sopra  del  vecchio,  e  la  destinò  per 
abitazione  del  segretario  della  cifra,  nel- 
la nuova  ponendo  il  capitano  degli  sviz- 
zeri e  altri, con  bella  scala  quadrata,  an- 
ch'essa  corrispondente  ai  due  corridori 
del  menzionato  braccio.  Questo  palazzo, 
senza  riconoscersi  l'antico,  tranne  la  po- 
tè interna  con  porlichctto,  por/ione  de- 
gli stemmi  di  Uibano  Vili  edMonoces- 
1  1    \lll   che  sono  sulle   mensole  della 
loggia  coperta,  posta  sul  cintone  ilei  1." 
piano  (  precisamente  incontro  al  collegio 


a38  PAL 

Belgico, di  cui  parlai  a  !\lAUNEs),è  ripar- 
tito nell'architettura  in  tre  ordini,  dori- 
co, ionico-dorico  e  dorico,  e  termina  con 
nobile  cornicione.  Il    suo   gran  portone 
decorato  di  sua  arma  ed  iscrizione,    in- 
troduce al  cortile  degli  svizzeri,  cioè  al 
suo  termine,  avente  in  faccia  sul  muro 
del  giardino  una  nicchia  con  vasca  e  fon- 
te nel  mezzo,  decorata  da  due  delfìni  e 
scogli  ,   tra'  quali    un   mascherone   con 
conchiglia  in  capo  gitta  l'acqua.  Quasi 
ri m petto  Clemente  XII  fece  costruire  la 
chiesuola  pegli  svizzeri  ora  parrocchiale, 
i  quali  hanno  per  custodia  delle  loro  ar- 
mi  un'  ampia  sala.  Inoltre  questo  Papa 
terminò  sotto  la  direzione  del  suddetto 
Fuga  l'ampia  scuderìa  d'InnocenzoXIII, 
comesi  legge  nell'iscrizione  sopra  la  gran 
porta,  essendovi  sul  cornicione  il  di  lui 
stemma  Corsini  :   a    queste  stalle  si  sale 
per  una  doppia    e    comoda    cordonata  , 
fatta  agevole  pei  cavalli,  che  si  abbeve- 
rano ad  un  vicino  fontanile.  Sotto  que- 
sto edilìzio  dal  lato  che  guarda  tramon- 
tana e  levante,  è  il  quartiere  pei  soldati 
di  linea,  che  custodiscono  il  luogo,  chia- 
mato il  quartiere  della  reale.  L'esterno 
si  compone  d'un    porticato   chiuso  da 
cancelli  di  ferro  e  sormontato  da  trofei 
militari.  Inoltre  Clemente  XII,  con  ar- 
chitettura  dello  slesso  Fuga,  e  sulla  me- 
desima piazza  del  Quirinale,  incontro  i 
colossi  de' cavalli  eresse  il  palazzo  della 
Consulta,  di  cui  parlo  a  Palazzi  di  Ro- 
ma, pel  segretario  di  essa,  segretario  e 
ministri  de'  brevi,  corazze  e  cavalleggie- 
ri.  Clemente  XII  concesse  al   celebre  a- 
stronomo  Celsio  di  fare  nel  1734  osser- 
vazioni astronomiche  nella  gran  sala  esi- 
stente sotto  l'orologio,  dove  il  Celsio  con- 
dusse una  meridiana  e  dove  si  osserva  an- 
cora lo  spiraglio  gnomonico.  A  Pranzo 
e  altrove   si  dice  dell'alloggio  e  pranzo 
dato  nel  palazzo  Quirinale  da  Clemen- 
te XII  al  viceré  di  Napoli  Visconti. 

Benedetto  XIV  nel  giardino  edificò  il 
caffeamns  o  caffè-house,  palazzino  di  ri- 
tiro ove  ricevette  il  re  Carlo  III.  ludi  Cle- 


PA  L 

mente  XIII  abbellì  le  stanze  assegnate  da 
Paolo  V  agli  uditori  di  rota,  ed  altre  ne 
accordò  pel  loro  archivio.  A  maggior  co- 
modo della  famiglia  papale,   tra  l'editi - 
zio  della  Dateria  e  quello  antico,  alme- 
no nel  1 .°  e  i.°  piano  ov'è  I'  abitazione 
del  i.°   aiutante  di  camera,    che  si  con- 
giunge col  torrione  o  baloardo  di   Ur- 
bano VIII,  falle   demolire  le  anteriori 
irregolari  case  che  minacciavano  rovina, 
con  architettura  di   Alessandro  Dori  e- 
resse  un  braccio  di  tre  piani  (qui  abita- 
no i  prelati  elemosiniere  e  uditore),  e  sul 
portone  d'  ingresso  che  dà  adito  al  cor- 
tile della  panetteria,  venne  eretta  la  sua 
arme  con  analoga  iscrizione  ;   la    quale 
arme  in  piccolo  si   vede   ripetuta   negli 
angoli  laterali  degli  archetti,  risponden- 
ti a  detto  cortile,  ove  il   r.°  piano  è  de- 
corato di  portico.  Nella  zecca  avvi  il  co- 
nio  della  medaglia  perciò  fatta  nel  17G6 
coll'epigrai'e  :  Palatium  Quirinale  Novo 
Latere  Amplifleat.  Quindi  per  divozio- 
ne alla  B.  Vergine,  ch'è  sotto  l'orologio, 
collocò  dinanzi  *\ue  lampioni  sorretti  da 
cornucopii   di  metallo  dorato,  pei    lumi 
die  per  la  prima  volta  furono  accesi  a'7  di- 
cembre 1768;  a  tal  uopo  venne  costruita 
una  ringhiera  di  ferro.  Pio  VI  dall'abate 
Giuseppe  Calandrelli   fece  fornire  il  pa- 
lazzo di  conduttori,  onde  preservarlo  dai 
fulmini.  Vedasi  il  Ragionamento  sopra 
il  conduttore  elettrico    Quirinale,  Roma 
1  780.  Di  questo  se  ne  tiene  proposito  nel- 
V Effemeridi  lett.  di  Roma  di  detto  anno. 
Per  nobilitare  la  piazza  Quirinale  ,  non 
solo  Pio  VI  fece  voltare  i  colossi  de'  ca- 
valli ,  ma  in  mezzo  fece  elevare  1'  Obeli- 
sco Quirinale  U7 .).  Nel   1798  proclama- 
ta la  repubblica  romana  dai  francesi,  Pio 
VI  fu  portato  via  prigioniero  dal  Vati- 
cano, e  il  palazzo  Quirinale  soggiacque 
allospoglio.  Gì'  imperiali  francesi  nel  pon- 
tificato di  Pio  VII  tornarono  a  invadere 
lo  stato  pontifìcio,  e  non  avendo  il  Papa 
esaudito  le  domande  inammissibili  di  Na- 
poleone, mentre  a'  1  febbraio  1808  as- 
sisteva alla  cappella  nella  Paolina,  i  Iran- 


P  A  L 
cesi  ostilmente  entrarono  in  Roma,  po- 
nendo 8  pezzi  di  cannone  avanti  il  gran 
portone  del  Quirinale,  d'ordine  del  ge- 
nerale Miollis.  A'7  aprile  si  effettuarono 
nel  palazzo  un  cumulo  di  violenze,  im- 
padronendosi i  francesi  delle  armi  dei 
ca potori  e  delle  guardie  nobili,  mol- 
te delle  quali  furono  arrestate,  intiman- 
dosi al  capitano  degli  svizzeri  dover  di- 
pendere da  loro:  Pio  VII  restò  nel  pa- 
lazzo senza  più  uscirne.  Indi  a'  18  giu- 
gno il  cardinal  Gabrielli  prosegretario 
di  stato  fu  arrestato  e  deportato.  Il  sur- 
rogato cardinal  Pacca  corse  lo  stesso  pe- 
ricolo a'6  settembre,  se  non  si  opponeva 
il  Papa, che  comandò  agli  svizzeri  non  la- 
sciare l'ingresso  a  veruno  nel  palazzo.  Fi- 
nalmente a'  6  luglio  i8oq  i  francesi  coi 
loro  fautori  scalato  il  portonedella  panet- 
teria ed  altii  luoghi,  atterrate  le  porte, 
s'  impadronirono  sacrilegamente  di  Pio 
/  Il  (A'.), eco!  cardinal  Pacca  lo  traspor- 
tarono prigioniero  altrove.  11  Quirinale 
fu  da  Napoleone  dichiarato  palazzo  impe- 
riale, e  gran  lavori  fui  odo  ordinati  ed  ese- 
guiti in  gran  parte  per  cambiargli  aspetto. 
Ritornatogloriosamente  in  Roma  lJio  \  1 1 
a'24  maggio  1  <S  1  \,  per  non  essere  le  Mie 
stanze  convenienti  ad  alloggiarlo,  passò 
in  quelle  del  maggiordomo,  le  cui  fine- 
stre restano  incontro  al  monastero  delle 
Cappuccine (F.),  al  principio  ilei  ?..u  pia- 
no del  gran  braccio  verso  la  strada  di  por- 
ta Pia  :  della  cappella  in  cui  in  tal  tempo 
celebrò  messa  fino  al  23  luglio,  parlai 
nel  voi.  IX,  p  iti?..  Il  Papa  nel  vicolo 
di  Scanderberg,  appresso  l'edilìzio  di  Cle- 
mente \lll,  aggiunse  un  tratto  di  fab- 
brica per  abitazione  dei  Famigliari;  re- 
stauro ed  abbellì  d  palazzo,  le  camere 
dometinhc  ne' soffitti,  come  pur  fece  a 
quelli  d'altre  stanze,  le  cappelle  Paolina 
e  dell' Annunziata,  al  modo  detto  nel  suc- 
citato luogo,  ed  eresse  quella  del  Rosa* 
no,  descritta  nel  voi.  I\,  p.  160  :  nella 

2.*  pose  quell'armadio  con  organo,  di  cui 
a  detto  articolo  feci  parola  .  di  esso  ab- 
I    uno  di  A.  Dova,  Ragguaglio  d'un  ino- 


P  A  L 
bile  architettato  di  nuova  invenzione  e 
che  deve  servire  per  custodire  gii  arredi 
sacri  del  sommo  Pontefice.  Milano  1818. 
Volendo  nel  1 8 19  ricevere  decorosa  men- 
te l'imperatore  Francesco  I  (nel  medesi- 
mo appartamento  ove  furono  da  Pio  \  I 
benedette  le  Fascie  pel  suo  figlio  Ferdi- 
nando I)  e  l'imperatrice,  il  Papa  fece  ma- 
gnilicamenteaddobbaree  abbellire  l'ap- 
pai -lamento  de'principi  al  ripiano  e  con- 
finante col  suo.  La  corte  imperiale  fu 
convenientemente  alloggiata  in  altre  abi- 
tazioni del  palazzo  e  di  quello  della  Con- 
sulta. Celebrò  questo  avvenimento  (che 
descrivo  a  Pio  VII),  nel  1820  con  me- 
daglia il  cui  conio  è  in  zecca.  Nel  rove- 
scio si  legge:  Frane.  I.  Ausi.  Imp.  In. 
Quirinali  Ilospes.  Neil'  esergo:  Anno 
MDCCCXIX.  Inoltre  Pio  VII  compi 
1'  ornamento  della  piazza  con  sontuosa 
fonte  che  descrissi,  in  un  ai  colossi,  al 
memorato  articolo  Obelisco.  Essendo 
morto  in  questo  palazzo  a' 20  agosto 
l823, come  in  morte  di  Alessandro  \  II, 
fu  progettato  celebrarvi  il  conclave,  e 
venne  risoluto  di  eseguirlo,  stabilendosi 
percappelladegli  scrutini  la  Paolina,  per 
loggia  oude  annunziare  il  nuovo  Papa 
la  gran  loggia,  per  celle  de'cardioali  ed 
abitazioni de'concla visti  e  degl'inservien- 
ti al  conclave,  il  lungo  braccio  corrispon- 
dente che  conduce  a  porta  Pia.  Tutto 
descrissi  dettagliatamente  nel  voi.  X\  , 
p.  »77,  2-s,  -?-c)  fino  ed  inclusive  a  p. 
3  18.  L'eletto  fu  Leone  XII,  ch'eresse  nel 
palazzo  apostolico  la  parrocchia  nella 
chiesa  degli  s\  i/zeri,  dichiarò  curato  il  pre- 
lato sagrista,  cui  assegnò  per  vice- curato 
unsuocorreligiot  il  niano, compren- 
dendo ndia  sua  giurisdizione  tutti  1  ti- 
migliari  palatini,  abitanti  ne' palazzi  a- 
postolici,  sci  bando  illesa  la  consuetudine 

che  i  precordi  de'Papi  defunti  -1  tumu- 
I  isserò  nell'antica  pai  1  oc.  Ina  de  ».  \  in- 
censo e  Anastasio.  Leone  MI  nell'appar- 
tamento de' principi  alloggiò  la  regina 
vedova  di  Sardegna  Maria  reresa  colle 
reali  figlie  Maria  <  rislina  poi  refina  di 


24o  PAL 

Napoli,  e  Maria  Anna  imperatrice  d'Au- 
stria, che  vi  riceverono  anche  le  visite 
de'cardinali  nuovi,  come  rilevai  nel  voi. 
XIX,  p.  179, avendo  notato  nel  voi.  VII, 
p.  io3,che  i  cappellani  segreti  e  comu- 
ni celehrarono  la  messa  sì  alla  regina 
che  al  suddetto  imperatore.  Pio  Vili  e 
Gregorio  XVI  egualmente  furono  elet- 
ti nel  conclave  del  Quirinale.  Di  questo 
palazzo  fu  grandemente  benemerito  Gre- 
gorio XVI,  benché  avesse  una  propen- 
sione maggiore  per  quello  Vaticano,  e 
l'abitò  nelle  stagioni  eslive  del  suo  lun- 
go pontificalo  :  con  impegno  ne  esegui- 
rono il  volere,  i  prelati  maggiordomi,  e 
il  foriere  maggiore  marchese  Sacchetti. 
Primieramente  ridusse  ad  appartamento 
pontificio  quello  de'principi,  che  ancora 
in  gran  parte  sussisteva  come  si  era  ac- 
comodato per  ricevervi  l'imperatore  di 
Austria;  vi  fece  tre  bussoloni  di  noce, 
secondo  l'antica  etichetta  de'palazzi  apo- 
stolici, e  vi  dimoiò,  tranne  qualche  ora 
del  giorno  che  abitava  le  camere  dome- 
stiche dal  lato  della  piazza.  Con  solidis- 
sime e  dispendiose  soslruzioni  rafforzò  i 
muri  maestri  che  sorreggono  la  grande 
e  duplice  scala,  e  la  sovrastante  immen- 
sa sala  che  ha  16  grandi  finestre  dai  due 
lati,  impedendone  lo  sfacellamento.  E- 
guali  sosti'uzioni  fece  eseguile  ne'  muri 
che  sostengono  la  volta  dell'edilìzio  incoi 
è  l'orologio.  Ripose  gli  stemmi  e  le  iscri- 
zioni de' suoi  predecessori  sulle  diverse 
parti  del  palazzo  ed  annessi,  atterrati  e 
tolti  nella  straniera  invasione,  e  fece  il 
grandioso  lavoro  della  ingegnosa  e  ne- 
cessaria cloaca,  di  cui  mancava  il  palaz- 
zo, nel  braccio  rispondente  alla  strada  di 
porta  Pia,  rimovendone  così  le  iucon- 
venienze;  fu  pertanto  costruito  uno  spe- 
co sotterraneo,  con  cunicolo  cavato  nel- 
la tuli-i- litoide  del  monte  Quirinale,  il 
quale  imbocca  nell'antica  cloaca  che  dal- 
le terme  Diocleziane  va  alla  Suburra  e 
di  là  al  Tevere;  nello  speco  fanno  capo 
per  molti  veicoli  le  acque  ,  un  volume 
delle  quali  sempre  in  esso  come  nel  cu- 


PAL 

nicolo  corrono.  Questa  sotterranea  ope- 
ra, disegno  dell'architetto  camerale  cav. 
Filippo  Martinucci  sotto-foriere  de'  pa- 
lazzi apostolici,  venne  lodata  dal  ch.Ga- 
sparoni  nel  n.°  7  del  Girovago  184O, 
che  ne  rimarca  la  pregievole  esecuzione. 
Gregorio  XVI  trovando  l'annesso  giar- 
dino indecente  e  abbandonato,  per  de- 
coro lo  rese  degno  del  principe  e  di  Ro- 
ma, corrispondendovi  egregiamente  l'in- 
telligente giardiniere  Giovanni  Formil- 
li,  con  buon  gusto  e  cognizioni  botani- 
che. Restaurò  un  tratto  del  muraglione 
che  minacciava  rovina  ;  ristorò  ed  ab- 
bellì il  casino  nobile  di  Benedetto  XIV; 
il  nicchione  di  Clemente  Vili  ebbe  da 
lui  grandissimi  restauri  e  quasi  salvò  da 
imminente  rovina,  monumento  stupen- 
do pei  musaici  di  rilievo,  stucchi  e  pit- 
ture ;  nel  contiguo  organo  rifece  la  mac- 
china idraulica  di  nuovo,  e  si  costruiro- 
no le  sonate  moderne  del  Nabucco  e  del 
Mosè;  fece  serre  calde  o  stufe  per  pian- 
te botaniche,  ed  una  sontuosa  per  gli 
ananasse,  con  disegno  del  cav.  Gaspare 
Salvi,  architetto  de'palazzi  apostolici, che 
inoltre  diresse  altre  belle  opere;  piantò 
un  piccolo laberinlo di  busso,  le  cui  pian- 
te non  dovessero  superare  l'ordinaria  al- 
tezza umana  ;  collocò  copioso  numero  di 
piante  rare  e  fioriture  diverse  ;  tra  le 
lontane  che  vi  eresse  ,  nominerò  quel- 
la magnifica  che  nobilita  il  parterre  del 
principale  ingresso  del  giardino,  il  quale 
corrisponde  al  portone  di  mezzo  del  lun- 
go braccio  delle  abitazioni;  e  per  non  di- 
re altro,  pose  nel  palazzo  l'archivio  dei 
maestri  delle  cerimonie  pontificie;  rego- 
larizzò la  distribuzione  delle  abitazioni 
de'famigliari,  segreterie  e  officine  di  pa- 
lazzo, con  porre  sulle  porle  corrispon- 
denti iscrizioni  in  marmo,  lo  che  meglio 
a  Famiglia  pontificia  e  Maggiordomo,  ar- 
ticoli che  hanno  relative  notizie;  fece  fi- 
nalmente quelle  altre  cose  che  accenne- 
rò nella  descrizione  degli  appartamenti, 
addobbati  sotto  la  direzione  del  fioriere 
cav.  Filippo  Berlazzoli,  come  del  giar- 


P  A  L 

(lino,  avendo  n  tutto  accresciuto  magni- 
ficenza, splendore  e  comodità.  Per  mol- 
te di  Gregorio  XVJ  nel  conclave  de]  Qui- 
rinale fu  elettoli  legnante  l'io  1\  (sulla 
Struttura  di  questo  conclave,  con  cenno 
die  lo  riguai  da,  si  possono  leggere  i  voi. 
XLI,  p.  2i)  {,?.()"),  e  XLII,  p.  -:.  - 
che  abitò  sino  al  ■?.[  novembre  1 8  [&.  Ri- 
dusse la  macchina  dell'orologio  all'astro- 
nomica, detto  volgarmente  alla  francese, 
in  un  alla  mostra,  suonando  al  presente 
prima  le  ore,  poi  i  quarti  doppii,  i  quali 
nelle  ore  intere  non  suonano:  la  macchina 
fu  rimessa  in  opera  a'  -  novembre  1846, 
quindi,  tranne  pochissimi,  adottarono 
questo  metodo  gli  altri  orologi  di  Roma. 
iS'ella  cappella  Paolina  per  la  Purificazio- 
ne del  i'^4")  Sl  v'('e  'I  palco  nobile  o  tri- 
buna pei  sovrani,  fatloappositamcntecon 
disegno  del  Marlinucci.  La  segreteria  del- 
l'interno ch'era  al  \  aticano,  fu  trasferita 
nel  Quirinale,  onde  ebbero  luogo  nuovo 
1  iordinamento  di  località  alle  segreterie  e 
officine  palatine;  per  cui  la  cappella  del 
Presepio  descritta  nel  voi.  IX,  p.  i6r, 
ch'era  stala  compresa  nel  locale  dato  al- 
la Fioraia  {f/.)y  poi  divenne  della  se- 
greteria di  stato:  talvolta  vi  si  celebra  la 
messa,  lo  che  fece  pure  il  Pontefieea'27 
dicembre  1846  e  i8.j"-  Inoltre  Pio  IX 
con  la  direzione  del  cav.  Marlinucci  fe- 
ce aumentare  le  spranghe  elettriche  in 
diversi  punii  del  palazzo,  restaurò  e  de- 
corò più  nobilmente  le  stanze  domesti- 
che e  quelle  dei  mezzanini  sopra  le  me- 
<i<  siine  per  la  sua  biblioteca;  non  che 
ode  galleria  e  le  seguenti  stanze, 
donde  si  passa  alla  loggia  della  benedi- 
zione, e  quelle  che  da  questa  conducono 
alla  sala  regia,  oltre  il  pavimento  alla 
veneziana  nella  vasta  sala  solto  l'orolo- 
gio, al  modo  che  dirò  parlando  di  esse 
»:  di  altre  cose  eseguite  d'ordine  del  me- 
desimo Papa  con  sovrana  splendidezza. 
Il  magnifico  palazzo  apostolico  e  pon- 
tificio del  Quirinale  ha  cinque  ingressi  : 
il  pi  incapale  o  quello  della  piasi  1.  quel- 
lo pur  principale  ordinariamente  chiuso 
\  01 .  1 . 


PAL  241 

dell'edifizio  di  Paolo  V,  due  nel  lungo 
braccio  propinquo  ,  e  quello  della  fab- 
brica di  Clemente  XIII,  il  cui  cortile  det- 
to della  Panetteria,  ha  pure  altro  porto- 
ne ora  sempre  cbiuso  ,  die  risponde  al- 
le mura  del  giaidino.ed  al  lavatore  det- 
to del  Papa,  lontanile  pubblico  per  lava- 
re panni  ;  la  strada  poi  che  dal  termiae 
del  lungo  braccio  delle  abitazioni  de' pa- 
latini, pro9Ìegue  per  tutte  le  mura  del 
giardino ,  sino  alla  salita  che  conduce  a 
detto  portone  col  lavatoio,  si  deve  a  Be- 
nedetto XIV.  L  ingresso  principale  del- 
la piazza  ha  innanzi  il  suolo  in  forma  di 
padiglione  a  cordonata  con  liste  di  gra- 
nito nel  mezzo;  il  padiglione  è  cbiuso  al- 
l'intorno con  24  colonne  basse  di  grani- 
to rosso.  L'ardiitettura  della  porla  è  di 
Bernini,  e  consiste  in  due  colonne  ioni- 
che di  cipollino,  le  quali  sorreggono  un 
gran  frontespizio  tagliato  nel  mezzo,  e  nei 
lati  sonovi  le  statue  di  marmo  giacenti 
de'  ss.  Pietro  e  Paolo,  la  prima  scolpita 
da  Stefano  Maderno, l'altra  da  Gugliel- 
mo Bertolot.  Sull'arco  della  porta  in  car- 
tella di  marmo  bianco  si  legger  Panini 
V.  P.  il/.  A.  MDXK  Pontif.  XI.  Simi- 
le iscrizione,  collo  stemma  di  marmo  di 
questo  Papa  ,  è  pure  sopra  1'  altro  suo 
portone  grandioso.  Per  di  sopra  al  fron- 
tespizio è  la  gran  loggia  di  travertino  con 
pilastri  ai  lati  ,  sorreggenti  un  frontone 
ch'elevasi  sino  al  cornicione,  e  nel  cui 
timpano  è  situata  la  statua  di  Maria  Ver- 
gine col  divin  Figlio  in  grembo,  opera  in 
marmo  di  Pompeo  Ferrucci.  Da  questa 
:  il  Papa  benedice  il  popolo,  e  dal 
l8a3  vi  si  annunzia  il  nuovo  Pontelìce, 
dopo  la  demolizione  del  muro  con  cui  vie- 
ne chi  usa  pel  conclave.  Di  soprasi  è  detto 
che  già  nel  i65o  dalia  loggia  il  Papacom- 
partiva  la  solenne  benedizione.  N    '  I 

Alacri,  che  nelle  vile  de'  Papi  s  incontra 
spessoil  vocabolo Menianum  (o  Podiumì 
poggi uolo)  per  edilìzio  che  risiila  fuori 
del  muro  a  guisa  di  ringhiera,  dell 
garmente  migniano,  da  Meniocensoreche 
Ini  ventò  e  gli  diede  il  nomi'  ;  celie  da  tale 
ili 


a£a  PAL 

luogo  solevano  dare  la  benedizione  al  pò- 
polo.  Dentro  il  portone  a  destra  è  la  guar- 
dia svizzera,  a  sinistra  ilquarlierede'pom- 
pieri ,  essendo  il  vasto  cortile  lungo  i5o 
passi  e  largo  ^5,  ossia  lungo  palmi  470 
e  largo  1  35.  E  circondalo  da  tre  spazio- 
sissimi portici  aperti,  girati  in  archi,  e 
sostenuti  da  gagliardi  pilastri  in  traver- 
tini; percorrendo  il  primo  dell'ingresso,  in 
fondo  trovasi  a  sinistra  la  scala  per  cui 
si  ascende  alla  cappella  Paolina  e  ai  due 
appartamenti  pontificii.  Avvi  altro  por- 
lieo  di  ironie  in  fondo  al  cortile, più  al- 
to e  chiuso  con  bussole  e  cristalli,  il  qua- 
ledà  passaggio  agli  appartamenti  del  car- 
dinal Segretario  di  stalo  e  sua  segreteria 
(prima  in  vece  di  questa  vi  abitava  detto 
cardinale,  e  l'attuale  sua  abitazione  a  si- 
nistra l'occupava  il  cardinal  segretario 
àe\31emoriali)  a  destra, come  pure  fa  ca- 
po alla  scala  a  chiocciola  in  colonne  d'or- 
dine dorico,  per  cui  si  ascende  all'ap- 
partamento pontifìcio  per  la  via  segreta, 
ed  a  quello  già  detto  de' principi.  Sopra 
quest'  ultimo  portico  si  alza  un  secondo 
ordine  di  pilastri  d'ordine  ionico  con  5  ar- 
cate con  balaustre  etelari  con  lastre;  sul- 
la sua  cima  vedesi  il  grande  orologio,  or- 
nato con  intelligenza  e  buon  gusto,  co- 
me osservò  il  Cancellieri  nelle  sue  Cam- 
pane :  di  sotto  è  il  descritto  musaico  col- 
la Beata  Vergine.  Gli  altri  tre  portici,  co- 
me spaziosissimi  e  coperti  con  volte, sos- 
tengono gli  appartamenti  pontifìcii;  quel- 
lo verso  tramontana  ha  di  sopra  nel  mez- 
zo un'  ala  di  attico  fìnestralo,  nell'  altro 
verso  settentrione  trovasi  la  scala  magnifi- 
ca a  due  ampie  rampe,  di  cui  già  parlai.  Al 
ripiano  delle  seconde  rampe,  una  condu- 
ce all'antico  grande  ingresso  dell'apparta- 
mento detto  de'principi,per  quelli  che  vi 
furono  alloggiati,  ed  all'abitazione  del  se- 
gretario de'  brevi  a'principi  (già  di  quel- 
lo delle  lettere  latine),  l'altra  mette  alla 
sala  regia.  In  questa,  oltre  quella  d'in- 
gresso, sono  5  porte,  due  a  sinistra,  del- 
le quali  una  dà  comunicazioue  all'abi- 
tazione della  famiglia  palatina,  l'altra  al- 


PAL 

l'appartamento  del  maggiordomo,  peri) 
ordinariamente  chiuse;  delle  tre  porte  a 
destra,  la  i.a  dà  ingresso  all'appartamen- 
to pontifìcio  già  detto  de'  principi,  la  2/ 
all'  altro  appartamento  pontifìcio  corri- 
spondente alla  piazza;  la  3. a  alla  cappella 
Paolina,  la  quale  in  un  alla  sala  descris- 
si al  luogo  suindicato. 

L'ingresso  del  primo  appartamento  è 
una  lunga  galleria  con  finestre  dal  lato 
del  cortile  :  ivi  sono  il  decano  coi  pala- 
fi  enieri,  sediari  e  dragoni  ordinanze.  Se- 
gue la  sontuosa  sala,  già  ingresso  accen- 
nato, ove  talvolta  si  tiene  il  concistoro 
pubblico,  con  1 G  finestre  dal  cortile  e  dal 
giardino,  dai  quali  lati  rispondono  le  se- 
guenti tre  stanze.  Sull'  architrave  della 
porla  minore,  la  marmorea  iscrizione  di- 
ce come  Gregorio  XV  I  ridusse  questo  ap- 
partamento per  uso  de'  Papi,  le  sostru- 
zioni e  decorosi  abbellimenti  operativi. 
Ivi  sono  i  gendarmi  di  palazzo.  Prima  c- 
ravi  uno  sfondalo  con  prospettiva  attorno 
di  sotto  in  su  perfettamente  inteso  e  la- 
voraloda  Agostino  Tassi.  In  mezzo  è  an- 
cora l'arma  di  Paolo  V  sostenuta  da  due 
angeli,  e  nel  giro  della  prospettiva  posa- 
no diverse  ligure  che  rappresentano  va- 
rie virtù,  di  Orazio  Gentileschi.  Si  legge 
nel  Venuti,  Roma  moderna,  p.  2  38,  che 
Innocenzo  XII  fece  trasportare  in  questa 
grandiosa  sala  dal  portico  superiore  Va- 
licano, per  decorarne  le  pareti  ,  i  carto- 
ni di  storie  sagre,  fatti  da  Andrea  Sacchi, 
Pietro  da  Cortona  e  Ciro  Ferri  pei  mo- 
delli dellecupole  inferiori  di  detta  basilica. 
Segue  la  prima  anticamera  con  due  belli 
quadri  a  olio  di  prospetti  va  del  lìombelli, 
rappresentanti,  uno  l'interno  della  basili- 
ca di  s.  Paolo  fallo  eseguire  da  Gregorio 
XVI,  tanto  eminentemente  benemerito 
di  quel  splendidissimo  tempio,  l'altro  l'in- 
terno della  basilica  di  s.  Pietro,  dono  fat- 
to da  quel  Papa  al  palazzo  apostolico  con 
testamento  olografo,  col  quale  pure  lasciò 
al  palazzo  gli  altri  Ire  quadri  di  cui  fa- 
rò parola  :  in  questa  anticamera  sta  la 
guardia  palatina.  Nella  seguente  stanza 


P  A  L 
in  fondo  è  l'ingresso  alla  cappella  dell'An- 
nunziata di  Paolo  V,  che  descrissi  al  ci- 
tato volume  :  in  questa  stanza  vi  è  una 
raccolta  di  eccellenti  quadri  di  rinomati 
autori,  fra' quali  si  distinguono  come  ca- 
polavori dell'arte:  la  Risurrezione  del  Si- 
gnorerii  YVan-Dych;  la  Madonna  col  Bam- 
bino di  Guido  Reni,  già  di  s.  Maria  Mag- 
giore ;  Saulle  e  David  del  Gennari,  bra- 
vo scolare  del  Quercino;  la  disputa  di  Ge- 
sù coi  dottori  di  Caravaggio;  due  quadri 
del  Bassano  pregievoli,  ed  altre  pitture 
di  merito.  In  questa  stanza  dimorano  i 
bussolanti.  Nella  seguente  stanza  delle 
guardie  nobili ,  è  un  quadro  del  Garofa- 
lo ,  rappresentante  Augusto  colla  sibilla 
Tiburtina,  e  l'arazzo  di  Paris  tratto  dal- 
l'originale di  Paiol,  clono  di  Leone  XI i, 
che  l'avea  ricevuto  da  Carlo  X,  e  rappre- 
sentante s.  Stefano  vicino  ad  essere  la- 
pidato, con  molle  figure.  La  grande  stan- 
za oblunga  che  viene  dopo  con  nobile  ca- 
mino, parata  di  damasco  rosso  con  tro- 
no ,  ha  sull'  alto  un  fregio  in  bassorilie- 
vo, in  cui  si  esprime  il  trionfo  di  Traiano, 
in  seguito  mutato  in  Costantino,  lavoro  in 
plastica  stimalo,  dello  scultore  cav.  Car- 
lo Finelli  :  (piesta  serve  di  anticamera  d'o- 
nore, di  sala  per  udienze  pubbliche,  per 
concistoro  segreto,  per  darvi  la  berretta 
ai  cardinali,  per  l'esame  de' vescovi  e  con- 
gregazioni avanti  il  Papa.  Qui  incomin- 
cia il  superstite  primario  edilizio  di  Gre- 
gorio XI  II,  le  cui  stanze  guardano  il  gran 
cortile,  il  giardino  dal  lato  del  nicchionedi 
Clemente  VI  II,  ed  il  cortile  detto  della  Pa- 
netteria, per  la  distribuzione  delle  parli 
<ìi  paniche  ivi  si  facevano,  di  che  tenni 
proposito  a  Palazzi  pontificii  ,  parlan- 
do  delle  parti  palatine  di  pane  e  vino.  Non 
esistono  più  gli  antichi  soffitti  ricchi  d'o- 
ro e  fregi,  dipinti  nobilmente  con  istorie 
e  figure  nella  maggior  parie  del  cav.  d  Al- 
pino, che  in  una  cappelletta,  non  più  esi- 
liente, eziandio  colorì  alcune  storie  di  s. 
Gregorio  I.  Di  questi  ornamenti,  affreschi, 
fregi,  quadri  a  olio,  e  di  un  Ecce  IFomo, 
che  dicefali  dell  Albano,  se  ne  fa  inctuo- 


PAL  ^43 

ria  nella  Rama  sacra  e  moderna  di  Pan- 
ciroio,  accresciuta  dal  Posteria,  nella  de- 
scrizione di  questo  palazzo.  Nel  voi.  IX, 
p.  161,  ricordai  il  detto  Gesù  coronato 
di  spine,  e  trattai  della  cappella  segreta 
ov'  era,  demolita  dai  francesi  nella  ridu- 
zione dell'edifizioa  palazzo  imperiale.  Do- 
po la  memorata  grande  stanza  oblunga, 
che  chiamasi  pure  anticamera  d'onore, 
si  passa  all'anticamera  segreta,  luogo  del 
prelato  maestro  di  camera  ede'camerie- 
ri  segreti.  In  questa  camera  parata  di  da- 
masco rosso,  in  alto  si  vede  un  fregio  io 
plastica,  bassorilievi  del  cav.  Massimilia- 
no Laboureur, e  nella  volta  il  cav.  Tom- 
maso Maria  Conca  vi  dipinse  a  olio  Co- 
simo de    Medici  ,  che  accoglie  i  dotti  di 
Costantinopoli;  nelle  pareti  vi  è  il  quadro 
indiano,  dono  di  Gregorio  XVI, che  de- 
scrissi nel  voi.  XXXIV  ,  p.   2 1 6,  2  1 7  e 
219.  L'anticamera  segreta,  oltre  quella 
d'ingresso,  ha  tre  altre  porte, una  mette 
alla  camera  particolare  di  detto  prelato 
con  soffitto  antico  (nel  cui  passetto  è  la  sca- 
la per  scendere  in  giardino  con  porla  in- 
controalla  cisterna);  la  2.»  alla  loggia  chiù* 
sa  o  galleria  sotto  l'orologio,  mentovata 
di  sopra,  la  cui  porta  è  l'ingresso  a  que- 
sto appartamento  della  scala  a  chioccio- 
la, la  quale  loggia  anticamente  era  aper- 
ta, poiché  esistono  le  finestre,  che  danno 
lume  ad  un  grandioso  salone,  ove  sono- 
vi  alcune  decorazioni  di  pittura  e  le  fi- 
gure di   tutte  le  provincie  del  dominio 
temporale  della  chiesa  romana.  Questo 
salone  situato  propriamente  sotto  l'oro- 
logio, ha  4  porte  con  stipiti  di  giallo  an- 
tico (quelli  delle  altre  sono  di  granito  o- 
rientale  rosso  nella  più  parte  ,  di  verde 
antico,  di  rosso  antico,   di  marmo  bian- 
co; (piasi  tutte  le  porle  sono  di  mogano, 
e  le  bussole  di  damasco  rosso  con   trine 
d'oro)  :  una  mette  alla  detta  loggia  chiu- 
sa o  galleria,  ove  quando  il  Papa  riceve 
particolarmente,  vi  sono  gli  scopatori  se- 
creti ed  i  palafrenieri  ;  altra  è  di  contro 
alla  stanza,  ove  una  collezione  dì  qm- 
dri  ;  quella  a  sinistra  conduce  alla  stau- 


a44  P AL 

za  con  parato  rosso  ;  chiusa  è  quella  a 
destra,  ma  dal  lato  destro  ha  il  piccolo  in- 
gresso segreto  del  la  camera  d'udienza.  Ri- 
tornando all'anticamera  segreta,  la  terza 
sua  porta  introduce  alla  stanza  dell'  u- 
dienza,  ordinaria  dimora  del  Papa  nel- 
l'estate. Questa  magnifica  gran  camera 
lia  il  pavimento  di  bei  marmi  con  mu- 
saico antico  in  mezzo,  postovi  da  Grego- 
rio XVI,  bardielio  alto  di  marmo  bian- 
co,  superbo  camino  simile  (  fatto  dai  fran- 
cesi come  altri  abbellimenti) con  quattro 
eleganti  colonnine,  tra  le  quali  sono  due 
belle  statuine  di  re  prigionieri  e  basso- 
rilievi con  emblemi  militari.  Sopra  que- 
sto camino  è  il  grandioso  quadro  in  a- 
razzo  di  s.  Stefano  protomartire,  con  de- 
corosa cornice  dorata  e  stemmi  di  Gre- 
gorio XVI,  di  cui  è  dono,  il  quale  lo  ri- 
cevette dal  re  Luigi  Filippo,  ed  ivi  lo  pose. 
Le  pareti  sono  coperte  di  damaschi  ros- 
si, con  baldacchino  sotto  cui  siede  il  Pa- 
pa allo  scrittoio.  In  aitosi  ammira  il  bas- 
sorilievo in  plastica  del  comm.  Tborwald- 
sen  celebre  scultore  che  vi  effigiò  l'ingres- 
so di  Alessandro  Magno  in  babilonia  ; 
nella  volta  Andrea  Corsi  rappresentò  a 
olio  Napoleone  sotto  l'efligie  di  Traiano 
che  dispensa  i  regni.  Seguono  due  stanze 
con  sofìilli  e  fregi,  coi  fatti  dell'Iliade  ed 
altri  ornati  :  nella  i  .n  è  un  trono,  ove  nel- 
1'  inverno  il  Papa  regnante  riceve  le  si- 
gnore, che  nelle  altre  stagioni  ammette 
al  bacio  del  piede  in  giardino.  Viene  do- 
po la  i.3  una  grande  enobile  stanza,  con 
loggia  rispondente  al  giardino,  donde  si 
gode  1'  imponente  veduta  della  città  :  è 
parata  di  drappo  rosso  vellutato  con  a- 
rabeschi,  essendovi  sopra  V  elegante  ca- 
mino di  granito  rosso  l'arazzo  del  s.  Re- 
migio vescovo,  dono  di  Leone  XII  che 
1'  ebbe  da  Carlo  X.  Nella  volta  Pelagio 
Palagi  o  Palazzi  dipinsea  olio  Giulio  Ce- 
sare in  alto  di  dettarea  quattro  amanuen- 
si indiversi  linguaggi;  ma  l'effigie  di  quel 
grande  è  quella  di  Napoleone.  Viene  ap- 
presso un  gabinetto  accomodato  per  Fran- 
cesco I,  e  vi  soleva  iu  certe  ore  dimora- 


PAL 
re  Gregorio  XVI,  dal  quale  per  un  ele- 
gante anditello  si  può  salire  ne'  mezza- 
nini abbelliti  da  detto  Papa  e  da  Inno- 
cenzo XIII.  Appresso  al  gabinetto  è  una 
nobile  stanza  con  stipiti  di  rosso  antico  e 
vaga  volta,  ove  dormì  il  nominato  im- 
peratore. Siegue  una  gran  camera  di  for- 
ma oblunga,  con  prezioso  camino  di  por- 
lido  rosso  :  questa  è  dipinta  di  colore  ver- 
de, decorandone  le  pareti  diversi  buoni 
quadri,  fra'  quali  primeggiano  i  ss.  Pie- 
tro e  Paolo  di  fr.  Bartolomeo,  di  cui  fe- 
ci parola  nel  voi.  XLV,  p.  2  3y;  una  Ma  - 
donna  di  Guido  Reni  ;  la  sacra  Famiglia, 
del  Baltoni  ;  s.  Giorgio  a  cavallo  ,  del 
Giorgione,  e  s.  Bernardo  di  fi*.  Seba- 
stiano del  Piombo,  ivi  posto  da  Gregorio 
XVI,  che  l'ebbe  in  donativo  dal  cardi- 
nal Tosti  e  poi  fece  incidere.  Proseguen- 
do il  cammino  si  entra  nella  stanza  ove 
pranzava  Francesco  I,  e  al  presente  il  Pa- 
pa che  regna  (  che  a  tale  elFetto  fece  n- 
prire  una  comunicazione  colla  credenza 
e  cucina  ):  ha  bel  camino  e  trono  ,  con 
pareti  abbellite  di  damaschi  rossi.  Dalla 
loggia  coperta  sporgente  in  fuori,  soglio- 
no i  Papi  vedere  I  illuminazione  della  cu- 
pola Vaticana  e  dare  il  segno  per  l'incen- 
dio della  girandola  (sulle  quali  può  ve- 
dersi il  voi.  XXVI II  ,  p.  73  ,  74,  7$), 
facendo  presentare  fuori  della  finestra  dal 
decano  una  torcia  di  cera  accesa,  cui  se- 
gue l'innalzamento  di  due  razzi  e  Io  spa- 
ro de'  mortai  i  che  si  fa  dagli  svizzeri  per 
segnale  al  Castel  s.  Angelo.  Termina  l'ap- 
partamento denominato  prima  dei  prin- 
cipi, colla  seguente  camera,  le  cui  pareti 
sono  coperte  di  damasco  cremisi,  doli- 
le per  una  piccola  galleria  o  passetto  si 
comunica  coll'allro  appartamento  papa- 
le che  vado  a  descrivere. 

Dissi  che  nella  sala  regia,  a  destra  del 
suo  ingresso  nella  a."  porta  vi  è  quello 
del  pontificio  appartamento  che  guarda 
la  piazza.  La  1.'  sala  di  questo  è  segui- 
ta da  altre  5  stanze,  le  cui  finestre  so- 
no nel  cortile  incontroall'orologio,  aven- 
ti iu  alto  fregi  con  pitture  a  fresco,  come 


p  a  l 

ne  sono  decorate  le  volle,  eseguite  da  dif- 
ferenti artefici,  massi  me  da  Pasquale  Ca- 
ti  di  .lesi  (dice  il  l'osteria  che  a  suo  tem- 
po si  vedeva  la  piccola  stanza  contigua 
alla  sala  regia,  dipinta  con  singoiar  stu- 
dio da  Antonio  Caiacci),  ina  nella  volta 
agli  stemmi  di  Paolo  V  furono  sostituiti 
quelli  di  Pio  VII  ristoratore  dell'appar- 
tamento, cui  ora  furono  surrogati  quelli 
del  regnante  Pio  IX, per  l'abbellimento 
di  recente  eseguito.  Entro  la  3.'  stanza 
vi  fil  già  una  .Natività  ti'  autore  ignoto, 
e  nella  j.'  la  Cena  del  Signore  di  Lan- 
franco, assai  stimala,  benché  non  semini 
finita.  Nell'ultima  stanca  è  una  porta  che 
conduce  ad  un  elegante  stanzino  o  coret- 
to rispondente  alla  gran  cappella  Paoli- 
na, decorato  di  stucchi  a  oro  e  pitture 
a  colori,  ritrovato  di  recente  :  fu  ornalo 
solto  Paolo  V,  come  vedesi  dallo  stem- 
ma ,  e  in  i\im  bassorilievi  di  stucco  sono 
rappresentati  .Musò  che  fa  scaturire  l'ac- 
qua,ed  il  Redentore  die  allìda  il  gregge  a 
s.  Pietro.  Sembra  che  abbia  anche  servi- 
to da  cappella  privata,  ed  il  finestrino  ri- 
spondente alla  cappella  Paolina  è  mura- 
to. Il  Papa  Pio  IX  restaurò  ed  abbellì  la 
suddetta  sala  dei  palafrenieri,  ove  fece  il 
pavimento  alla  veneziana,  e  seguenti  quat- 
tro stanze,  delle  quali  le  due  prime  con 
intonaco  alle  pareti  di  scagliola,  con  a- 
naloghi  zoccoli  e  sguinci,  le  cui  volte,  co- 
mealle  altre  due  che  conducono  alla  log- 
gia, ebbero  dipinte  le  tolte  dal  Mantova- 
ni e  dall'Angelini,  con  diversi  ornali  e  do- 
i  iiui  e,  nuovi  parati  di  damasco  e  nell'ut* 
tima  con  arazzo.    Dopo  (paste  stanze  vi 

è  quella  della  loggia  per  le  benedizioni, 

che  a  sinistra  ha  la  porta  che  introdu- 
i  i  alla  (appella  Paolina,  a  destra  una  «tau- 
rina clic  serve  di  sagrestia,  ove  i  novelli 

Papi  appena  eletti,  deposti  gli  abiti  cardi- 
nalizi, assumono  i  pontificii.  In  queste  due 

e. micie    Gregorio    XVI,    Come    amatore 

delle  belle  ai  ti  e  delle  cose  antiche  ih  pre- 
gio, collocò  sulle  pareti,  come  tanti  qu  I 
iln  con  cornici  dorate,  i  preziosi  para- 
menu  d'arazzi  finissimi  di  Clemente  \  III. 


P  A  L  45 

i  cui  tessuti  paiono  miniature  ,  che  ser- 
vivano nelle  funzioni  del  giovedì  santo, 
come  feci  cenno  nel  voi.  Vili,  p.  »q  '  ed 
altrove.  Tanto  nella  stanza  della  loggia, 
che  nella  stanzina  fece  i  pavimenti  alla 
veneziana,  ed  adorni)  le  volte  con  pilline 
nei  tondi  degli  stucchi.  Dalla  >.  'delle  me- 
morate stanze,  per  un  elegante  passetto, 
ora  eziandio  restaurato,  si  entra  nella  pri- 
ma delle  tre  grandi  sale,  ridotte  tali  dai 
francesi,  poiché  in  avanti  l'urinavano  u- 
na  sola  galleria,  veramente  sontuosi  e 
sorprendente  per  le  sue  profuse  decora- 
zioni, ampiezza,  altezza  e  lunghezza  ,  e 
per  aver  finestre  dal  lato  della  piazza  e 
del  cortile ,  le  quali  sono  però  coperte 
dagli  arazzi  ;  questi  poi  furono  rimossi 
ora  dalla  3.a  e  vi  è  il  solo  damasco  ros- 
so. Le  pitture  a  fresco  dell'aulico  e  nuo- 
vo Testamento,  al  modo  superiormente 
dichiarato,  come  il  soffitto  intaglialo  e 
dorato,  si  devono  ad  Alessandro  VII,  che 
il  tutto  fece  eseguire  nel  iti  "ili,  mentre 
la  peste  infuriava  con  istrage.  NI  i  i  soffit- 
ti furono  rinnovati  dai  francesi  con  du.i 
roscuri, quadri  edorature  edanco  in  parte 
da  l'io  VII"  decorarono  poi  le  pareti  dei 
tramezzi, con  che  divisero  la  galleria  io 
tre  differenti  sale,  mediante  grandi  qua- 
dri a  olio  ed  a  tempra  di  argomento  pro- 
fano, che  furono  tolti  da  Pio  IX  e  man- 
dati al  palazzo  Lutei anense,  laonde  fra 
parentesi  ne  farò  menzione  per  memoria. 
Si  deve  pure  all'epoca  imperiale  fran- 
cese gli  stipiti  ih  granito  rosso,  le  bussole 
di  mogano, ed  i  camini  di  nobilissimi  in  ir- 
mi ,  nonché  altre  significanti  variazioni. 
In  queste  tre  magnifiche  stanze,  oltre  al* 
tri  mobili,  sonovi  alcuni  superbissimi  va- 
iti di  porcellana  della  Cina  e  del  Giap- 
pone a  colori,  d'un  i  straordin  iri  »  gran- 
dezza, i  quali  limitivi  collocati  da  Bene 

dello  \l  \  ;  diversi  hanno  basi  doi  I 
Menimi  pontificii,  anzi  nella  prima  del- 
le suddette  1  .stanze  sonovi  altri  grandio- 
si vasi  cinesi, ma  di  miuor  pi<  g  o  I .  i  i 
■ala  (  pinna  cravi  il  quadro  della  balla- 
glia  delle  Termopili  >!<l  «.v»    Giacomi 


246  PAL 

Conca),  detta  del  concistoro  segreto,  do- 
ve per  le  funzioni  delle  cappelle  si  pone 
il  Letto  de  paramenti  {P .),  ha  le  pareti 
fregiate  con  bellissimi  arazzi  di  Francia, 
lavorati  in  tempo  di  Luigi  XIV.  La  pa- 
rete in  fondo  ha  un  affresco  in  cui  Fran- 
cesco Mola  da  Lugano  espresse  Giusep- 
pe ebreo  riconosciuto  dai  fratelli.  Nell'o- 
vato della  i  .a  finestra  da  mano  dritta  scor- 
gesiMosè  al  roveto  ardente,  di  Gio.  Fran- 
cesco Grimaldi  bolognese,  e  nello  spazio 
tra  le  due  finestre,  il  passaggio  del  ma- 
re Rosso  eseguito  dagli  ebrei, di  Giovanni 
Miele.  Inoltre  il  bolognese  Grimaldi  con- 
dusse entro  l'altro  ovato  della  finestra 
gli  esploratori  della  terra  promessa.  Isac- 
co e  1'  angelo  nell'  opposto  lato  è  opera 
dello  stesso  pittore,  come  lo  è  1'  altro  o- 
valocou  Giuseppe  ebreo  venduto  dai  fra- 
telli ;  il  quadro  di  mezzo  esprimente  l'in- 
contro di  Giacobbe  con  Esaù,  fu  colorito 
da  Fabrizio  Chiari.  Pio  IX  ne  rinnovò  il 
solfato  com'  era  l'aulico,  decorandone  i 
fondi  con  ornati,  nel  mezzo  essendovi  il 
di  lui  stemma;  restaurò  il  fregio  e  le  pit- 
ture. La  2.a  sala,  denominala  delle  udien- 
ze, è  ornala  più  magnilìcamente  della  pre- 
cederne; le  pareti  sono  coperte  da  alcu- 
ne delle  più  belle  tappezzerie  di  Gobelins, 
già  delle  Tuilleries,  donale  da  Napoleo- 
ne a  Pio  "VII,  come  dissi  ne'  voi.  IX,  p. 
5o,  e  XVII,  p.  227.  Le  storie  a  fresco  di 
Susanna  e  di  Ester  che  si  vedono  in  que- 
sta sala,  sono  di  buona  maniera.  Sopra 
la  parete  destra,  fra  le  pitture  a  fresco  , 
scorgesi  il  gran  quadro  della  battaglia  di 
Giosuè  che  arrestai!  sole,  di  Guglielmo 
Cortesi  detto  Borgognone.  Gedeone  che 
cava  la  rugiada  dalla  pelle,  è  dipinto  di 
Salvatore  Rosa  (  prima  eravi  il  quadro 
moderno  a  olio  dello  spagnuolo  Madras, 
collocato  incontro  alle  finestre,  rappre- 
sentante la  pugna  fra  Achille  ed  Et- 
tore pel  cadavere  di  Patroclo).  Isella  pare- 
te incontro  osservasi  l'arca  di  Noè  con  di- 
verse specie  d'animali,  colorila  dal  tede- 
sco Gio.  Paolo  Scor  e  lodalo  lavoro.  Nel 
mezzo  il  sagrilizio  d' Abramo  figuralo  con 


PAE 

energia,  è  di  Giaunangelo  Canini  roma- 
no (  pi  ima  le  due  minori  pareti  rima- 
nevano abbellite  da  due  dipinti  moderni 
a  olio  :  uno  esprimente  Orazio  Coclite 
combattente  sul  ponte  Sublicio,  ed  è  mol- 
to bella  composizione  di  Luigi  Agricola; 
1'  altro  nel  lato  opposto  figurava  il  trion- 
fo di  R.omolo  vincitore  del  re  Acrone,  e- 
seguito  da  M.  Ingres,  da  ultimo  direttore 
dell'accademia  di  Francia  in  Roma  ).  Pio 
IX  fece  risarcire  il  soffitto  e  restaurare  le 
pitture  a  fresco,  non  che  il  fregio. 

La  3.a  sala  chiamala  delle  congrega- 
zioni, in  cui  il  Papa, prima  che  Gregorio 
XVI  accomodasse  l'altro  appartamento, 
soleva  ricevere,  ha  pavimento  di  bei  mar- 
mi e  pregiati  musaici  antichi,  nel  resto 
adorna  con  più  splendidezza  delle  altre. 
Tra  le  antiche  pitture  superstiti,  a  ma- 
no dritta  vi  è  il  giudizio  di  Salomone  di 
Carlo  Cesi;  la  storia  del  re  Ciro  in  gran 
quadro,  l'Annunziazione  in  ovato,  sono 
lavori  del  romano  Ciro  Ferri.  A  sinistra 
vedesi  in  ovato  la  creazione  di  Adamo, 
e  in  altro  il  sacrifizio  d'Abele,  di  Egidio 
Scor  fratello  del  nominato.  Il  quadro 
grande  con  Dio  Padre  che  scaccia  dal 
paradiso  terrestre  Adamo  ed  Eva,  è  del 
Canini  lodato.  La  parete  del  fondo,  ove 
era  collocalo  il  trono,  al  presente  posto 
incontro  alle  finestre  in  luogo  del  cami- 
no, è  decorata  dalla  pittura  di  Carlo  Ma- 
ratta, che  vi  rappresentò  con  molte  figure 
la  Natività  del  Signore,  già  incisa  da  Gio. 
Rallista  Poilly,  di  recente  scoperta  (colla 
rimozione  di  uno  de'lre  moderni  quadri 
a  tempera  che  ivi  erano,  rappresentanti 
Traiano  che  riceve  il  disegno  della  ba- 
silica Ulpia  e  foro  Traiano:  due  di  que- 
sti quadri  i  francesi  aveano  posto  sopra 
parete  antica,  poiché  come  notai,  gli  al- 
tri servirono  d'abbellimento  ai  tramezzi 
da  loro  innalzali).  Si  apprende  dal  citalo 
Posteria,  che  in  questa  galleria  Lazzaro 
Baldi  vi  colorì  David  che  uccide  il  gi- 
gante Goliat  ;  che  in  ovato  Egidio  Scor 
\i  figurò  il  diluvio  universale;  e  che  le 
ligure  e  ornamenti   di  chiaroscuro  che 


PAE 

tramezzano  i  descritti  dipinti  furono  con- 
dotti dai  pennelli  del  Chiari,  del  Canini, 
del  Cesi  e  di  Egidio  Scoi-;  i  paesi  e  pro- 
spettive con  colonne  e  vedute,  essere 
lavori  di  Gio.  Francesco  bolognese  e 
Gio.  Paolo  Scor:  va  avvertito  che  i  pae- 
si ed  i  chiaroscuri  furono  cancellati  dai 
francesi  nella  loro  amministrazione.  Fio 
IX  volle  risarcito  il  soflìlto  e  le  pitture 
a  fresco,  dipinto  di  nuovo  il  fregio  con 
ornati  e  figure  a  chiaroscuro,  rappresen- 
tanti le  Virtù, eseguite  dal  cav.  Minardi; 
intorno  poi  al  quadro  della  Natività  fe- 
ce dipingere  dal  Cav.  Coghetti  quattro 
angeli.  Lateralmente  alla  Natività  di  Ma- 
ratta sono  due  porte;  da  quella  a  sinistra 
guardando  tal  pittura  si  passa  alle  ca- 
mere particolari  del  Papa,  da  quella  a 
destra  entrasi  in  una  piccola  galleria  di- 
pinta a  tempo  d'  Urbano  Vili  con  le 
principali  fabbriche  e  restauri  eseguili 
nel  suo  pontificato,  con  belle  prospettive 
e  ligure  di  Gio.  Francesco  Grimaldi  bo- 
lognese (  eccellente  prospettico,  architet- 
to, figurista  e  intagliatore),  come  l'inter- 
no della  basilica  Vaticana,  il  suo  porti- 
co, la  chiesa  di  s.  Bibiana,  quella  de' ss. 
Cosma  e  Damiano,  ed  altre.  Al  termine 
di  questa  galleria  prima  eranvi  gli  scopa- 
tori segreti,  ed  ora  è  di  passaggio,  e  tro- 
vasi la  porta  che  mette  alla  camera  d'u- 
dienza, già  anticamera  segreta  e  da  pran- 
zo :  a  destra  si  passa  alla  piccola  cappel- 
la eretta  da  Pio  VII,chedescrissi  nel  voi. 
IX,  p.  160,  il  cui  altare  ora  si  è  chiuso 
con  sportelli,  servendo  di  camera  per  gli 
scopatori  segreti  ;  quindi  per  altra  camera 
si  passa  alla  porta  d' ingresso  della  sca- 
letta segreta  che  risponde  alla  scala  a 
chiocciola.  La  prima  camera  particolare 
del  Papa  è  un  elegantissimo  gabinetto 
con  bardiglio  di  marmo  bianco,  parato 
rosso,  e  trono,  sotto  di  cui  è  lo  scrittoio 
pontificio  :  la  volta  è  vagamente  deco- 
rata d' innumerabili  figurine  bellissime, 
edin  mezzo  (quello  ch'eravi  prima  a  olio 
è  stato  trasportato  nel  palazzo  Latera* 
nense)  un  dipinto  tondo  di  Giuseppe  Man- 


PAE  »47 

no  con  allusione  al  Pontefice  Pio  IX,  cioè 
Dio  in  gloria  sul   monte  Gabaon,  che 
avendo  infuso  la  sapienza  a  Salomone, 
questi  gli  offre  sull'altare  mille  ostie  di 
riconoscenza.  Nella  2/ camera  parata  di 
rosso  dorme  il  Pontefice  :  per  volere  del 
Papa  che  regna  nel  nuovo  soflìtto  il  lo- 
dato artista  rappresentò  nella  volta  l'ar- 
cangelo s.  Michele,  in  atto  di  protegge- 
re la  Chiesa  e  il  suo  vicario,  minaccian- 
do a  uu  tempo  il  demonio  sotto  forme 
di  dragone  ch'è  precipitalo  negli  abissi; 
fu  fatta  la  cornice  di  stucco  all'imposta 
della  volta  con  ornati  lumeggiali  in  oro. 
Segue  la  3.a  di  passaggio,    di  dietro   vi 
è  il  letto  del  i.°  aiutante  di  camera,  per 
disposizione  di  Leone  XII,  ivi  dormendo 
prima  i  Pontefici.  Quindi  si  entra  nella 
camera  d'  udienza  ,  memorabile  per  la 
cattura  fattavi  di    Pio   VII,  nobilmen- 
te decorata  con  eleganti  restauri  da  Pio 
IX  :  le  pareli  sono  coperte  di  velluto  ros- 
so contratagliato,  e  sotto  il  trono  è  Io 
scrittoio  del  Papa;  la  finestra  incontro 
ostata  chiusa,  e  nella  parete  si  ammira 
il  quadretto  di  superbo  musaico  in  pie- 
tra dura,  rappresentante  l'angelo  che  an- 
nunzia il  mistero  dell'  incarnazione  alla 
Beata   Vergine.   11  camino   è  di   nobili 
marmi,  come  lo  è  il  pavimento,  di  cui 
parlai  nel  voi.   IX,  p.    137.  Sopra  i  4 
vani  delle  porte,  DellaBitta  con  plastica 
vi  eseguì  in  bassorilievo  la  Concordia,  la 
Foltezza  d'animo,  la  Speranza  in  Dio, 
l'Istruzione  morale.  11  quadro  che  deco- 
rerà  il    mezzo  della  volta  ,   rappresenta 
Gesti  Cristo  che  prodigiosamente  si  sos- 
tiene sospeso  in  aria,  nell'  alto  che  i  giu- 
dei,  istigati  dai  farisei,  lo  spinsero  dal  - 
l'orlo  della   rupe   acciò  perisse.    Aven- 
do Pio   IX   ordinato  al  cav.   Overbeclt 
un  quadro  che  ricordasse  detto  arresto, 
l'esimio  dipintore  concepì   tal  concet- 
to che  sta  eseguendo  egregiamente    Nei 
quattro  tondi  della  sless.i  tolta   l'Àque« 
ni  colorì  la  Carità,  la  Fortezza,  la  si 
pienza  e  la  Giustizia.  Gli  ornati  sono 
opcie  del  Bisco.  Nel  basamento  sotlo  1 


248  1J  A  L 

pilastri  sono  gli  slemmi  di  metallo  dora- 
to di  Pio  IX,  al  quale  alludono  i  basso- 
rilievi e  le  pitture.  Da  questa  camera  si 
ha  comunicazione  per  una  piccola  galle- 
ria all'ultima  camera  dell'  appartamento 
opposto  detto  de'principi,  e  parala  di  da- 
maschi cremesi  esummentovata:  anche 
quest'altra  galleria  sotto  Urbano  Vili  fu 
dipinta  come  la  precedente  con  opere  al- 
lusive al  da  lui  operato,  ed  oltre  il  Gri- 
maldi vi  lavorò  ancora  Agostino  Tassi 
o  Buoncompagni  buon  pittore;  si  ve- 
dono l'armeria  pontificia,  la  galleria  ab- 
bellita, che  Gregorio  XIII  lece  al  Vati- 
cano, campi  di  battaglia  e  piante  di  for- 
tezze. Essendo  ora  state  contornate  con 
cornici  di  legno  clorate,  le  dette  pitture 
al  muro  sembrano  quadri,  essendo  il  re- 
sto delle  pareti  coperte  di  damaschi  ros- 
si. Dalle  porle  della  prima  galleriola  si- 
ilo alla  seconda,  e  da  quelle  delle  camere 
domestiche  pontificie  inclusi  vamen te  al- 
la camera  d'udienza,  l'erezione  forse  si 
deve  a  Clemente  Vili  ;  certo  è  che  il  no- 
bile sollìlto  di  legno  portava  i  suoi  stem- 
mi. Però  Paolo  V  volle  dimidiare  1'  al- 
tezza di  queste  quattro  stanze  e  due  gal- 
leriole,  per  formare  camere  più  raccolte 
per  dimora  de'Pontefìci,  ricavandoci  al- 
trettanti mezzanini,  la  cui  porla  e  sca- 
letta sta  nell'intercapedine  di  quella  che 
snelle  al  gabinetto.  Il  regnante  Pio  IX 
ha  nobilmente  ridotto  questi  mezzani- 
ni per  la  sua  libreria,  ed  ha  magni  fìca- 
mente  adornato  le  descritte  camere  do- 
mestiche. .Nell'inverno  ricevendo  il  me- 
desimo in  della  restaurala  camera, ecco 
il  giro  dell'appartamento  per  umiliarsi 
alla  di  lui  udienza.  Per  la  scala  a  chioc- 
ciola si  entra  nella  loggia  chiusa  o  galle- 
ria sotto  1'  orologio,  ov'  è  il  decano  coi 
palafrenieri  ed  i  dragoni  ordinanze;  indi 
si  prosiegue  nel  grandioso  salone  conti- 
guo, in  cui  sono  i  gendarmi;  si  entra  po- 
scia nella  gran  camera  oblunga  dipinta  di 
colore  verde  con  raccolta  di  quadri,  in  cui 
dimorano  i  bussolanti  e  la  guardia  pala- 
tina; si  passa  alla  camera  da  pranzo,  ove 


PAL 

sono  le  guardie  nobili,  indi  nella  came- 
ra parata  a  rosso,  in  cui,  come  anticamera 
d'onore,  sonovi  i  camerieri  di  lai  specie, 
servendo  l'annessa  piccola  galleria  d'an- 
ticamera segreta,  e  perciò  luogo  del  mae- 
stro di  camera  e  camerieri  segreti.  Nella 
sera  poi  e  ne' giorni  di  private  udienze, 
dal  salone  si  passa  subito  neil' anticame- 
ra d'onore.  Tutte  queste  particolarità  e- 
rano  indispensabili  accennarsi,  pei  tanti 
articoli  relativi,  pei  diversi  mutamen- 
ti operali,  e  perchè  tutto  ciò  che  riguar- 
da il  sommo  Pontefice,  singolarmentela 
sua  ordinaria  residenea,  interessa  tutte 
le  nazioni. 

Hi  tornando  nel  vasto  coi  tile  e  passando 
in  quello  lunghissimo  degli  svizzeri,  esso 
è  formato  dal  muro  minore  del  giardi- 
no pontificio  e  dalla  fabbrica  delle  abi- 
zioni  degli  svizzeri  e  della  famiglia  palati- 
na. In  fondo  per  alcuni  scalini  si  ascen- 
de ad  un  ripiano  che  introduce  ali  abi- 
tazione delta  del  segretario  della  cifra  e 
altri,  il  quale  fondo  prima  aveva  dipin- 
ta una  prospettiva  con  colonnato,  come 
il  vicino  fonte  de  delfini,  che  anticamen- 
te gettavano  acqua,  avea  pitture  a  guaz- 
zo con  aria  e  figure  boscareccie.  Clemen- 
te XII,  pei  bisogni  spirituali  della  guardia 
svizzera  pontifìcia,  al  piano  di  detto  cor- 
tile, contigua  al  palazzino  da  lui  eretto 
e  terminando  il  braccio  della  fabbrica  da 
esso  compita,  edificò  una  chiesuola  al 
beato  Nicolò  de  Fine  loro  protettore.  Que- 
sta ha  due  svelte  porle  che  servono  al- 
l'ingresso, obbligale  a  cosi  costruirsi  per 
non  declinare  dall'ordine  degli  archi  dei 
con  idori  che  sopra  vi  sono.  La  chiesi na 
è  ricca  di  stucchi  con  diversi  pilastri, 
capitelli,  membretti  e  sfondi  riquadrati 
d'ordine  Corinto,  ed  ha  di  faccia  l'altare 
col  quadro  del  b.  Nicolò  vestito  con  to- 
naca francescana,  in  atto  di  estinguere  un 
incendio,  buona  pittura  di  Sebastiano 
Ceccarini,  con  cornice  e  rabeschi  di  fio- 
ri, e  con  due  angeli  nel  frontespizio,  che 
sostengono  una  corona  parimenti  di  bo- 
ri. Questo   altare  privilegialo  ha  balau- 


PAL  PAL                     »4g 

sitala  di  legno,  con  ciborio  ci i   ninnilo,  Natale.  Fu  Innocenzo  X  che  con  decre- 
sopra  il  quale  venerasi  una  divota  im-  to  de'ai  novembre  1 648  approvò  il  cu  1- 
magine  della  15.  Vergine  del  Buon  Con-  to  immemorabile  del  b.  Nicolòde  Fine, 
tiglio  col  divinFiglio.  Fuori  della  balau-  che  in   italiano  si  direbbe  della  Rupe, 
slrata  sono  lateralmente  due  confèssio-  nato  a' »o  marzo  1 4*7  in  Sasler, nel  can- 
nali di  noce  incassati  nel  muro.   Nella  tone di  Unterwalden,  da  antichissima  fa- 
volta  vedonsi  due  affreschi,  uno  grande  miglia  svizzera,   pastoie  di   professione, 
col  beato  in  gloria  con  angeli,  nell'altro  morto  d'anni  70  a'3  r   marzo   1  {.87  (nel 
minore  altri  angeli  tengono  emblemi  di  qual  giorno  si  celebra  la  sua  festa),  a  veni 
penitenza.   Nel  n.°   2780    del  Diario  di  do  passato  22   anni  senza   veruna   sorte 
Roma  1  73  5  si  legge,  che  sabato  ?.  1  mag-  di  cibo  né  bevanda  (come  attesta  Lem- 
gio  nel  pontificalo  di  Clemente  XII,  mg/  bei-lini,  De  canon,  ss.  lib.  ?.,  cap.  1 .{, 
Gio.   Battista  Gamberucci,  arcivescovo  11. "  1  3),  dopo  che  nel    i.jiiS  erasi  «epa - 
d'Amasia  inparlibus  e  prefetto  delle  ce-  rato   dalla   moglie,  da  cui  aveva  avuto 
rimonie  pontificie,  benedì  solennemente  dieci  figli.    La  vita  di  questo  servo  di 
la  nuova  chiesa  della  guardia  pontificia,  Dio,  il  quale  nella  Svizzera  è  in  gran  \e- 
iu  onore  del  b.  Nicola  de   l'Ine  eremila  uerazione,  la  scrissero:  Enrico   Lupolo, 
svizzero,  e  consagrò  il  nuovo  altare  della  Vita  Nicolai  de  Saxo  crcmilac,  l'iibur- 
medesima,  entro  di  cui  ripose  le  reliquie  gi  1G08.  Gioacchino  Eicbornio,  Rosdra- 
de' ss.  Bonifacio,  Clemente  e  Vittorino,  chii   i(ii3.  l'etri  Hugonis  (gesuita  sviz- 
quali  erano  stale  esposte  dal  prelato  la  zero),  VilaacresgesiaevenerabilisNico- 
sera  precedente  e  lìiltevi  le  consuete  vi-  lai  de  Rupe  Sàxulae  in  Helvetia ,  brevi 
gilie.  A  destra  dell'ingresso  della  chiesi-  commentatio  comprclicnsae  in   Aclis  ss. 
na  vi  èallra   minore  cappella   e    aitare  Bollane,  die 22  marlii,  t.  3, p.  3o8,  j.3g: 
con  quadro  rappresentante  la  Beata  Ver-  fu  stampata  pure  in  Buina  nel   i<>Jo   e 
giue  col  Bambino,  ed  i  ss.  Gio.  battista,  nel  i(>"i.  I'.  L.  de  Bau  le  vai,   /  rie  da 
Gioacchino  ed  Elisabetta,  bel  dipinto  bienheureux  f fere  Nicolas  de  la  Roche t 
della  scuola  del  Vasari  :  inoltre  vi  è  io  hermite  de  la  l'alleai Uterwaldtcanton 
venerazione  un  quadrello  del  Cuore  di  de  la  Suisse,  Strasbourg  i"3~. 
Gesù.  Dal  lato  dell'epistola  la  porla  con-  Nello  stesso  cortile  degli  svizzeri   è  il 
duce  in  sagrestia,  A  sinistra  poi  della  porta  nobilissimo  giardino  pontificio.  Nel  mes- 
si' ingresso  è  uno  stanzino  oblungo  in  cui  zo  trovasi  il  principale  ingresso  con  cau- 
si suona  la  campanella,  avente  in  londo  cello  di  ferro, essendo  lateralmenlea  ri- 
mila parete  e  in  alto  un  antico  affresco  dosso  del  muro  esterno  due  fontane  per 
dipinloal  murocoil'eflìgie  di  Maria  Ver-  uso  degli  svizzeri  e  palatini,  1  quali  hanno 
gine  cun  stella  in  petto  e  il  divin  Figlio  pura  il    lavatoio  in    stanza   pianici  iena  ; 
in  grembo.  Quivi  è  il  fonte  battesimale,  per  uso  degli  svizzeri  vie  ancora  l'osteria. 
che  si   compone  d'  una  base  ili   marmo  Presso  la  fontana  a  sinistra  di  chi  entra 
bianco,  d'un  rocchio  di  colonna  di  ci  poi-  è  l'ingresso  minore  del  giardino,  ove  si 
lino,  con  concadi  pietra  di  portasanta  trova  il  custode  por  li  naro.  Altro  princi- 
rossa,e  sopra  al  coperchio  l'Agnello  con  pale  ingresso  al  giardino,  munito  pure  di 
croce  di  legno  doralo,  serve  d'ornamen-  cancello  ih   ferro,  sta  in  fondo  del  pil- 
lo. Il  baltistei  10  si  eresse  dopo  che  beo-  ino  portico  inconlro  al  gran  portone  del- 

ne  Xll  dichiarò  la  cinesi  parrocchia  dui  la  piazza,  il  cui  vestibolo  ha  pitture  bo- 

palazzo  apostolico,  in  cura  del  prelato  sa-  scareccie,  con  uccelli,  il  tulio  fatto  rimo- 

grista,ep.  vice-curato, il  quale  ollìzia  pu-  dernare  da  Gregorio  Wl;  la  porta  poi 

re  nella  chiesa,  \i  celebra  la  messa  e  le  per  le  carrette  resta  nel  cortile  de  la  P«  • 

principali  novene  della   Madonna  e  del  nelteria.  Il  Papa  vi  discende  per  due  i 


a5o  PAL 

le,  una  dal  lato  dell'orologio,  l'ultra  da 
quella  della  sala  regia.  Questo  superbo 
giardiuo  è  situato  sul  ripiano  dell'antico 
Collis  Salutaris,  a  lato  del  palazzo  pon- 
tificio, ed  ha  quasi  un  miglio  di  circuito. 
Tutta  la  superficie  comprende  il  ripiano 
o  giardino,  propriamente  detto ,  ed  i 
contraforli.  Il  ripiano  ha  la  forma  ret- 
tangolare di  lunghezza  dal  nord  al  sud 
di  circa  iooo  piedi, e  di  larghezza  dall'est 
all'ovest  di  quasi  56o  piedi.  Le  grandi 
muraglie  di  recinto  coslruite  di  cementi, 
sono  rivestite  in  tutta  la  interiore  super- 
ficie di  muro  vegetale.  In  questo  a  dati 
intervalli  sono  incavate  alcune  nicchie  o 
spazii,  ove  si  veggono  o  statue  di  marmo 
o  celli  grotteschi  versanti  acqua  in  leg- 
giadri bacini  o  vasi,  e  altri  ornamenti. 
11  giardino  è  assai  maestoso  e  delizioso 
pei  suoi  spaziosi,  lunghi  e  ameni  viali  ; 
passeggi  comodi,  ombrosi  e  coperti  ;  bo- 
schetti e  belle  prospettive  ;  lunghissime 
mura  arboree  di  piante  vive  e  verdi,  di 
bosso  o  mortella,  buxus  sempervirens,  e 
d'elee,  quercus  ilcx,  i  cui  rami  troncati  e 
tagliati  uniformi,  rappresentano  anche 
porte  arcuale  egualmente  sempre  verdi. 
Di  bosso  sono  altresì  le  folte  spalliere 
alte  circa  3o  piedi,  tagliate  a  superfìcie 
piane  ed  alte  7  piedi;  dentro  di  esse  si 
coltivano  alberi  di  frulli  ed  erbaggi;  al- 
tre con  fioriture  variale,  e  queste  con 
bordi  della  stessa  pianta  di  bosso,  uni- 
formi e  alti  mezzo  piede.  Numerose  sono 
le  spalliere  o  aranciere  di  cedri,  limoni 
e  portogalli  ;  oltre  i  moltissimi  e  gran- 
diosi vasi  di  terra  colta  con  stemmi  pon- 
tifìcii (  i  più  antichi  sono  di  Benedetto 
XIV,  i  più  recenti  di  Gregorio  XVI)  su 
pilastri  di  pietra,  con  magnifiche  pian- 
te ubertose  de'  nominati  e  altre  qualità 
di  questa  specie  di  agrumi.  Abbelliscono 
il  giardino  busti  di  marmo  su  pilastri, 
statue  di  marmo  già  della  villa  Cibo  di 
Castel  Gandollo,  ed  altre  sculture;  di 
marmo  sono  pure  molti  seditori.  Sono 
copiose  d'  acqua  le  fontane,  le  vasche  e 
lazze,  piacevoli  per  la  loro  varietà  e  co- 


PAL 

me  ben  distribuite,  con  giuochi  idraulici, 
zampilli  e  scherzi  bizzarri  d'acqua.  Le 
piante  e  le  fioriture  sono  collocate  in 
aiuole  eleganti,  con  variati  disegni,  linee 
simmetriche  e  forme  ornamentali.  Altre- 
sì è  copiosa  la  raccolta  di  parecchie  cen- 
tinaia di  diverse  specie  di  piante  grasse; 
come  si  ammirano  piante  rarissime,  ed 
anche  cinesi,  asiatiche,  africane,  ameri- 
cane ed  oceaniche.  Per  queste  sonovi 
serre  o  stufe  calde  o  temperate,  destina- 
te a  formare  un  estate  artificiale  anche 
nel  freddo  dell'inverno,  per  conservare 
e  far  vegetare  le  piante  di  climi  più  cal- 
di ;  essendo  le  piante  con  un  solo  cristal- 
lo preservate  dall'acqua,  freddo,  nevi  e 
geli.  In  somma  in  questo  giardino,  prin- 
cipalmente pei  singolari  abbellimeuti  e 
miglioramenti  di  Gregorio  XVI,  si  tro- 
va tuttociò  che  può  desiderarsi  di  va- 
ghezza, di  diletto,  d'  amenità  e  di  ma- 
gnificenza. Di  sopra  narrai  il  suo  prin- 
cipio e  incremento,  qui  appresso  ne  ac- 
cennerò le  parti  principali,  essendo  1'  a- 
rea  del  ripiano  divisa  in  due  parli  quasi 
eguali,  da  un  grande  spazio  quadrilungo. 
Entrando  nel  principale  ingresso  del 
giardino  nel  cortile  degli  svizzeri,  impo- 
nente è  l'area  che  si  presenta  innanzi, ani- 
mata nel  bel  mezzo  dalla  grandiosa  fon- 
tana, con  ampia  vasca  rotonda,  dal  cen- 
tro della  cui  bella  tazza  sgorga  in  alto 
un  grosso  fiocco  d'acqua,  munificenza 
di  Gregorio  XVI  e  disegno  del  Marli- 
nucci.  L'area  quadrilunga  è  circondata 
da  mura  arboree,  ed  in  quella  di  fronte 
un'apertura  circolare  contiene  un  colos- 
sale busto  marmoreo,  che  risalta  mira- 
bilmente. Prima  dirò  delle  cose  più  im- 
portanti che  si  vedono  nella  parte  sini- 
stra del  giardino,  indi  della  destra,  poscia 
de' contraforti  e  suo  termine.  L'  edificio 
del  Caffeaus,  che  altri  dicono  Caffeaus, 
Caffèhaus ,  Cqffthaos  o  Caffè-house  , 
casino  di  delizia  principesco,  o  come  al- 
tri vogliono  casa  destinata  a  bere  il 
cade,  si  deve  a  Benedetto  XIV,  ed  al- 
l'architetto cav.  Fuga.  Nel  n.°  3  747  del 


PAL 

Diario  di  Rotini  f^i  *'  'cS3e  c'lc>  ^L*' 
nedetlo  XIV  col  rituale  romano  beliceli 
privatamente  i  fondamenti  di  questa  fab- 
brica e  vi  pose  la  prima  pietra,  nellaqua- 
le  oltre  alcune  medaglie  che  dentro  vi 
furono  collocate,  venne  inciso:  Benedi- 
dus  XIV  P.  M.  primarium  liane  la  pi- 
llali impostai  die  prima  Augusti  i-  {  r. 
Pont.  Attuo  I.  La  Cact  erigere  a  proprie 
spese  a  comodo  de' l'api,  per  poter  ivi 
unire  al  benefìcio  dell'  aria  quello  delle 
privale  udienze  e  trattamento  di  affari. 
In  fatti  i  Pontefici  sogliono  ammettervi 
al  bacio  del  piede  anche  le  signore.  A. 
questo  palazzino  di  ritiro,  come  lo  chia- 
ma il  Venuti,  Roma  moderna  p.  232, 
si  ascende  per  spaziosa  scala,  ed  ha  il 
cornicione  decorato  di  busti  in  marmo* 
Esso  è  composto  di  un  portico  o  vesti- 
bolo o  galleria,  che  dà  l'ingresso  a  due 
stanze  laterali  ornate  di  pitture  e  di  stuc- 
chi messi  a  oro.  In  quella  a  destra,  dipin- 
ta a  giotteschi  dal  CoccioJini,  avvi  due 
grandi  quadri  nelle  pareti,  rappresentanti 
paesi,  dipinti  da  Francesco  Wan  Blu* 
ìnen  fiammingo,  soprannomalo  l'Oiiz- 
zonte.  Nella  volta  Pompeo  Battoni  ef- 
figiò Gesìi  Cristo  che  dà  le  chiavi  a 
.s.  Pietro,  e  ne'  4  ovati  degli  angoli  gli 
Evangelisti.  Aerila  stanza  a  sinistra  Ago- 
stino Masucci,  scolare  del  Battoni,  gel  la 
volta  colorì  in  forma  quadrilunga,  il  Si- 
gnore alla  pesca  degli  apostoli,  all'alando 
il  gregge  a  s.  Pietro,  e  ne'  4  «vat'  degli 
angoli  i  Profeti.  I  due  quadri  grandi  rap- 
presentanti la  piazza  di  s.  Maria  M  ig- 
gioie  e  quella  di  Monte  C'avallo,  sono 
di  Gio.  Paolo  Pannini.  Uscendo  da  que- 
sto luogo  verso  il  palazzo,  nel  lato  di 
Gregorio  X11I  e  del  giardino  del  cardi- 
nal d  Este,  travati  una  vasta  cisterna  di 
■equa  potabile,  pai  terre  con  gianduia 
arme  pontifìcia  di  bordi  di  bosso,  entro 
della  (piale  con  etto  sempre  formasi  lo 
■lemma  del  Papa  regnante;  e  balaustra* 
la  di  pietra,  con  simili  piramidi,  vasi  e 
con  /amplili  il'  acqua,  indi  altra 
balaustrata,  edificata  ila  l'io  \  I,  sulle  so- 


PAL  2^i 

tt ruzioni;  da  questo  luogo  si  gode  un  ma- 
gnifico e  magico  prospetto  delle  grandez- 
ze di  Roma.  Retrocedendo  a  fianco  del 
palazzo,  trovasi  il  laberinto  di  bosso,  a- 
venle  l'impello  un  piccolo  edilizio  di  Ur- 
bino Vili,  abbellito  da  Gregorio  XVI, 
il  cui  stemma  è  formato  da  vetri  colorali 
trasparenti  nella  finestra  che  illumina 
1'  elegante  scaletta  donde  si  ascende  ad 
una  loggia  scoperta.  Si  apprende  dal  ci- 
tato \  enuti,  che  in  questo  luogo  Be- 
nedetto XI 11  eresse  una  cappelletta,  e 
da  Giovanni  Odazi  vi  fece  dipingere  al 
muro  la  Beata  Vergine,  s.  Douieuico,  s. 
Filippo  Neri  e  altri  santi,  la  qua!  pittu- 
ra esiste  nella  stanza  d'  ingresso.  Dietro 
a  questo  sito  meritano  menzione  una 
casetta  a  foggia  svizzera  eretta  da  Gre- 
gorio XVI  ,  ove  fu  posta  un'aquila  viva  ; 
un  fonte  rustico  posto  in  antro  grottesco, 
con  musaico,  giuochi  d'acqua  e  stemma 
di  Gregorio  XIII,  per  cui  il  suddetto  giar- 
dino d'Este  si  estendeva  a  questa  area; 
ed  il  locale  o  recinto  ove  posero  due  gran- 
di struzzi  vivi,  donati  a  Gregorio  XVI 
dal  viceré  di  Egitto. 

Ritornando  all'ingresso  del  giardino, 
dalla  parte  destra  si  passa  ad  ammirare 
in  vasta  e  decorata  area  chiusa  da  ornati 
cancelli  di  ferro,  e  vivificata  da  due  fon- 
tane laterali,  la  grande  serra  o  stufa  di 
ananassi,  D /omelia  ananas,  tutta  sontuo- 
samente eretta  da  Gregorio  XVI,  il  cui 
nome  è  inciso  ucl  frontespizio:  è  alla 
palmi  5o  nel  massimo,  lunga  qo,  essendo 
larga  i\o,  ed  ha  incavate  5  grandi  nic- 
chie, alle  lunette  delle  «piali  arriva  il  tet- 
to di  cristallo.  La  bellissima  armatura  di 
ferro,  pure  fatta  dal  nominato  Pontefice, 
essendo  stata  posta  in  opera  sotto  il  suc- 
cessore Pio  IX,  il  di  lui  stemma  di  in  li- 
mo venne  collocato  nel  centro  della  I 
lina  di  messo.  Avanti  questa  a  nai 
ra,  ve  ne  sono  dai  lati  due  piccole.  Pro- 
cedendo verso  la  destra  s>  osserva  un 
fabbricato  «h  Gregorio  \\l,chc  com- 
prende le  serre  o  stufe  temperate, 
varie  camere,  ove  sopra  regolari  scaffali 


25a  P  A  L 

sono  disposti  i  vasi  con  piante  rare  e 
straniere.  S'incontrano  altresì  presso  la 
casa  del  giardiniere  alcune  rinchiuse o  fre- 
gidari,  ove  hanno  asilo  le  numerose  ca- 
melie e  altre  piante.  Più  avanti  nell'in- 
verno si  erigono  capanne  quadrilunghe 
coperte  di  tetto  e  stuoie,  per  contenere 
e  coprire  le  piante  di  agrumi.  Innanzi 
a  tpieste  capanne  si  presenta  all'  occhio 
un'immagine  de'giardini  cinesi  o  inglesi 
per  l' irregolare  situazione  degli  oggetti, 
tortuosità  de' sentieri  e  natura  degli  or- 
namenti; ma  che  siffatta  forma  di  giar- 
dini irregolari  non  è  invenzione  uè  ci- 
nese, uè  inglese,  ma  italiana,  lo  afferma  il 
eh.  Raro  bel  li,  Invenzioni  e  scoperte  ita- 
liane  leti.  o,,  e  prova  Ippolito  Piudemon- 
te  ,  Dissert.  sui  giardini  inglesi,  e.  sul  me- 
rito  in,  ciò  deli' Italia ,Padova  1 8  1 8. Quin- 
di trovatisi  boschetti,  cespugli,  praticelli, 
laghetti  con  piante  acquatiche,  pagoda 
cinese  e  capanna  campestre,  decorata  e 
dipinta  dal  summentovato  giardiniere, 
il  tutto  formando  un  complesso  che  di- 
letta e  ricrea.  Quindi  urne  con  bassori- 
lievi, cippi,  vasche  con  pesci  di  varie  tin- 
te, uccelliere,  magnifico  orologio  solare, 
ed  altri  oggetti  analoghi  e  leggiadri.  Pel 
viale  delle  serre  temperate  tornando  in- 
dietro ,  per  un  cancello  di  ferro  si  di- 
scende per  la  cordonata  agi'  inferiori  ri- 
piani de'conlraforti  ed  orti,  essendo  le 
mura  del  recinto  vestite  di  spalliere  di 
agrumi,  A  sinistra  si  trova  un  grandioso 
e  pittoresco  ninfeo  con  caduta  d'acqua 
in  varie  fogg'ie,  chiamato  fonte  del  di- 
luvio, con  piante  che  amano  i  luoghi 
umidi  e  ombrosi.  Quivi  Gregorio  XVI 
fece  situare  i  due  leoni  di  marmo,  di  cui 
parlai  nel  voi.  XXV,  p.  167  e  1 68  (co- 
llie dissi  di  altri  che  tal  Papa  pose  nella 
fontana  della  Piazza  di  Termini,  don- 
ile, come  rilevai  a  questo  articolo,  di 
recente  furono  restituiti  al  giardino), 
che  Gregorio  XI  avea  posto  alla  porta 
del  palazzo  o  basilica  Lateranense,e  Si- 
sto V  al  suo  fonte  di  Termini.  (Munti  al 
piano  del  declivio  si  presenta  un'urea  cou 


PAL 

vastissima  vasca  ovale  con  pesci, decora- 
ta di  balaustrata  con  molte  bocche  d'ac- 
qua ;  a  sinistra  sono  gli  arconi  e  ricor- 
date sostruzioni  erette  da  Pio  VI,  cou 
fonte:  e  finalmente  di  prospetto  si  vede 
il  maestoso  nicchione  fatto  da  Clemente 
Vili,  ed  interamente  ristorato  da  Gre- 
gorio XVI,  come  rilevasi  dai  suoi  stem- 
mi. In  questo  nicchione  si  ammirano  bel- 
lissimi musaici  di  rilievo  e  rustici,  che 
abbelliscono  la  volta  e  le  pareti,  e  nel 
centro  è  un  armonioso  orzano  idraulico. 
Jn  due  stanze  laterali,  a  destra  si  vede 
la  fucina  di  Vulcano  coi  ciclopi,  tutte 
statue  di  marmo;  a  sinistra  altrettante 
rappresentano  Apollo  e  le  Muse,  che  al 
due  del  Venuti  prima  col  l'artifìcio  del- 
l'acqua suonavano  musicali  strumenti. 
In  questa  stanza,  nel  piano  del  nicchio- 
ne e  nelle  scale  che  ad  esso  conducono, 
sonovi  moltissimi  giuochi  d'  acqua  na- 
scosti. Dalla  propinqua  porta  delle  car- 
rette, si  esce  nel  cortile  della  Panetteria. 
Palazzo  di  s.  Sabina.  Era  contiguo 
alla  Chiesa  di  s.  Sabina  (P-),  al  quale 
articolo  già  ne  parlai,  sul  Monte  Aven- 
tino, di  cui  trattasi  a  Monti  di  Roma, 
del  (piale  furono  signori  i  Sacelli  (?'•), 
mentre  del  baluardo  edificatovi  da  Pao- 
lo III, si  dice  a  Mura  di  Roma.  Nel  palaz- 
zo, secondo  Xovaes,  File  de' Pont.  t.  8,  p. 
1  1  7, dimorarono  i  Papi  dal  1  200  al  1  288. 
Che  in  questo  palazzo  vi  stanziarono  ol- 
tre Onorio  HI  ed  Onorio IV  altri  Papi,  si 
raccoglie  dal  Navarro,  Commentario  del 
giubileo.  Il  Borgia,  Memorie  t.  3,  p.  2  ">q, 
dice  soltanto  Onorio  III  e  Onorio  IV, 
ambedue  de'  Savelli,  onde  si  hanno  loro 
diplomi  e  bolle  colla  data  a  pud  s.  Sabi- 
nani.  A  delta  chiesa  dunque  narrai,  ol- 
tre le  notizie  del  palazzo,  come  vi  abitò 
Onorio  III,  che  v'istituì  il  Maestro  del 
saero  palazzo  (/'.)  e  le  scuole,  donan- 
done una  parte  ai  domenicani,  laonde 
nel  loro  convento  venne  poi  racchiuso  il 
palazzo  pontificio,  essendo  ancora  I'  an- 
tico recinto  di  esso  difeso  da  torri.  Nel 
palazzo  certamente  vi  fece   V  ordinaria 


P  A  L  P  A  L                    2  53 
dimora  Onorio  HI,  eletto  nel  r?if>:  non-  grandiosità  e  splendore  che  si  ammira, 
dimeno  si  vuole  che  talvolta   abitasse  stabilendo  così,  a  preferenza  dell  impe- 
presso  la  chiesa  de' ss.  Giovanni  e  Paolo,  riale  coll<,-   Palatino,  in  quello  Vaticano 
ora  ile'  Passionisti(V.').  Siccome  poi  Ilo-  la  loro  sede  e  quella  delle  arti.  A  Moirri 
ma  fu  desolata  dalle  fazioni  e  i  Papi  fug-  J>i  Rom  \  parlai  ilei  colle  Valicano  e  me- 
gìaschi  dimorarono  in  buon  numero  al-  glio  lo  dirò  a  Vaticano,  anche  per  I  eti- 
ti ove,  abbandonato  il  Laterano  e  il  Va-  mologia, oltre  ciò  clic  già  riportai  aCiiiE- 
ticnno,  Onorio  IV   del    1285,  a  riserva  sa  di  s.  PlBTBO  IH  Vaticaho,  ove  pali  glo- 
dell'estate  che  passava  a  Tivoli,  dimorò  rioso  martirio  ed  è  sepolto  ne' sagri  £i- 
sempre  colla  curia  in  questo  palazzo  e  vi  mini  (f.)  il  principe  degli  apostoli  e  pri- 
inorì  nel  1287.  Perciò  quivi  si  adunò  il  ino  romano  Pontefice  s.  Pietro.  Della 
Conclave  che  fu  il  primo  tenuto  in  Roma  regione  di  Borgo,  in  cui  trovasi  il  cele- 
dopo  le  leggi  di  Gregorio  X,  come  dis-  bralissimo  palazzo  e  tempio  \  aticano  e 
si  a  Nicolò  IV  die  ne  uscì  eletto,  e  nel  sue  adiacenze,  compresa  nella  Città  Leo- 
toI.  XV,  p.  279.  Sino  a  Clemente  XIV  t/i/ia,  a  quegli  articoli  tenni  proposito,  in 
nel  primo  giorno  di  quaresima  con   Ca-  un  ai  più  segnalali  avvenimenti  che  lo 
valcata  IV.)   i  Papi  si  recavano  a  cele-  riguardano,  di  che  parlo   pure  ai   tanti 
brarvi  nella  contigua  chiesa  la  cappella  rispettivi  luoghi  ,  insieme  alle  politiche 
delle  Ceneri  (F.).   Xel  convento  soleva  vicende  cui  andò  soggetto  il  gran  palaz- 
1  itii-ar  visi   Clemente  IX  nel    carnevale,  zo.  Hi  ferisce  Chattard,   che   questo  va- 
cuine lo  frequentò  Benedetto  XI11  che  vi  stissimo  e  maraviglioso  palazzo,  il  quale 
avea   fatto  il   noviziato,   talvolta  pian-  al  dire  del  p.  Bonanni,  del  cav.   Fonta- 
zando  nel  refettorio.  na  e  del  cav.  Taja,  può  a  ragione  cbia- 
Palazzo  Faticano.  Reggia  de'  sommi  niarsi  un  composto  di  palazzi,  compi  en- 
Pontefìci  e  delle  belle  arti,  meglio  coni-  de  un'estensione,  che  secondo  il  Fonta- 
plesso  di  nobilissimi  edilìzi  ed emporio  del-  na  e  la  pianta  di  Gio.  Battista  Nolli,ab- 
le  scienze  e  delle  arti   antiche  e  moder-  braccia  co'  suoi  giardini  una  superficie 
ne,  che  grandioso  palazzo, può  chiamar-  di  canne  Ko.cjGo,    pari  a  palmi    romani 
si  il  Vaticano,  il  quale  insieme  alla  ha-  800,600,  vale  a  dire  circa  24  rubina  di 
silica  fu  detto  Compendium  totius  l  ibis,  terreno.  Composto  esso  viene  da  tre  ap- 
Ouesto  composto  di  splendide  e  sorpren-  parlamenti  reali,  ossia  di  tre  piani  (quali 
denti  meraviglie  che  racchiude  la  prin-  intende  il  Chattard  per  appartamenti  e 
cipale  e  piò  augusta  abitazione  pontili-  piani,  lo  dice  nel  t.  2,  p.  xu  eseg.),che 
eia,  rifulge  di   cristiana  magnificenza  ,  in  sé  comprendono  parecchi  e  diversi  ap- 
mentre  gli  altri  sontuosi    palazzi   di  cui  parlamenti,  copiosissimi  ili  sale  d'un'ain- 
a  dovizia  abbonda  l'alma  Roma,  in  con-  piezza  considerevole,  di  vaste  e  maestose 
fronte  al  palazzo  Valicano  non  sono  che  cappelle,  d'  infinite  camere  granili  e  pic- 
minutisstme  stelle  in  faccia  al  sole,  come  cole,  e  di  altri  luoghi  opportuni,  di  gì  an- 
si espresse  il  Taja  (nella  descrizione  che  diose  gallerie,  di  lunghi  corridori,  di  o  r- 
nel  1 7  1  •>.  presentò  a  Clemente  XI ,  che  la  sie  d'  una  sorprendente  lunghezza,  del- 
postilli),  quindi  aumentata  e  pubblicata  l'armeni,  biblioteca  e  archivio  pontifi- 
cai bottan),  quando  ancora  non  erano  cii.  Vi  si  comprendono  due  palazzotti  0 
stali  eretti  in  esso  i  suoi  cinque  linoni-  nobili  casini, Situati  uno  in  fàccia  al  giar- 
parabili,  preziosi  e  ricchissimi   musei.  I  dino  segreto  o  della  Pigna,  I  altro  quasi 
Papi  e  massimamente  quelli  che   vi  le-  nel  mezzo  del  sorprendenti ssimo  giardi- 
cero  l'ordinaria  loro  dimor.i,  a  i^ua  si  no  boschereccio.  Gli  spaziosi  cortili  poi, 
studiarono  di  ampliarlo,  abbellirlo  e  con*  i  solliiti,  i  pianterreni,   i   sotterranei,  i 
durlo  a  mano  u  mano  a  <  1 1 1  e  1 1 0 stato  di  quartieri  della  guardia  svizzera,  lediti- 


a54  l1  AL 

ciò  della  zecca,  la  fonderìa,  il  mulino  (un 
tempo  il  forno  eli  palazzo  per  questo  era 
in  attività  ),  gli  acquedotti  e  le  fontane 
corrispondono  a  meraviglia  ad  un  cos'i 
sterminato  edilizio  o  riunione  di  amplis- 
simi fabbricati.  Il  medesimo  Chattard 
enumerò  due  nobilissime  cappelle  pub- 
bliche, la  Sistina  e  la  Paolina,  i  5  gran- 
diose sale,  20  spaziosi  cortili,  oltre  5  di 
minor  struttura,  e  5  altri  pensili  o  vo- 
gliali! dire  terrazzi  ;  228  corridori  fra 
grandi  e  piccoli  ;  8  maestose  scale,  par- 
te a  cordonata,  alcune  con  gradini,  ed 
altre  a  chiocciola  o  lumaca  di  nobile 
struttura,  e  228  più  piccole  di  differen- 
te forma,  le  quali  conducono  in  diversi 
appartamenti,  composti  di  un  numero 
infinito  di  bellissime  stanze,  cameroni  e 
corsie;  più  centinaia  di  piccole  stanze, 
2C)  lunghissimi  soffitti,  i3  vaste  cucine, 
senza  calcolare  le  minori  innumerabili; 
44  spaziose  cantine,  quindi  grotte,  stal- 
le, rimesse.  Il  Venuti  dice  che  le  came- 
re del  palazzo  al  suo  tempo  erano  circa 
1  r,5oo;  e  che  il  p.  Donarmi  enumerò 
1 3,ooo  stanze,  comprese  le  cantine  e 
luoghi  inferiori.  Come  dirò,  il  Chat  fard 
pubblicò  la  Descrizione  del  Faticano 
nel  1  766,  dopo  la  cui  epoca  vennero  fon- 
dati nel  palazzo  i  5  mentovali  musei,  ed 
operati  aumenti  ed  ornamenti  propor- 
zionali all'  immensa  mole  complessiva 
di  tante  illustri  fabbriche. 

A  Palazzi  apostolici,  accennando  le 
nozioni  generiche  che  li  riguardano,  ed 
agli  articoli  successivi  degli  altri  palazzi 
pontificii  ho  detto  de'  luoghi  abitati  dai 
primi  Papi,  incominciando  da  s.  Pietro; 
mentre  a  E*  a  lazzo  Lateranense  descris- 
si quel  venerabile  e  famigerato  patriar- 
chio, residenza  de'  Pontefici  per  tanti  se- 
coli, dopo  la  donazione  fallane  da  Co- 
stantino imperatore  ai  Papi  s.  Melehia- 
de  e  s.  Silvestro  I,  ne'  primi  anni  del  se- 
colo IV,  quando  la  divina  provvidenza 
consolidò  in  Roma  la  sede  de'  sommi 
Pontefici,  per  la  salutare  libertà  e  gran- 
dezza della  gerarchia  ecclesiastica,  che  in 


P  A  L 

ogni  tempo  eminentemente  infilò  per  la 
maggior  propagazione  e  libero  esercizio 
del  catolicismo.  Abbiamo  dallo  stesso 
Chattard,  che  si  pretende  da  alcuni  au- 
tori, come  dal  Ciampiui,  De  seterìa  aedi- 
Jiciis  a  Conslantino  Magno  constructis, 
cap.  4)  che  questo  imperatore  dopo  aver 
fatto  erigere  sul  Vaticano  la  basilica  in 
onore  de'ss.  Pietro  e  Paolo,  facesse  ezian- 
dio innalzare  due  grandi  palazzi,  delti 
allora  episcopiis  uno  a  destra  fuori  del 
quadri  portico,  che  andato  poi  in  rovina 
fu  convertilo  in  abitazione  per  alcuni 
canonici,  e  in  processo  di  tempo  riedifi- 
cato divenne  quella  del  tribunale  o  con- 
gregazione dell'  inquisizione j  l'altro  a  si- 
nistra, a  settentrione  dello  stesso  quadri- 
portico,  da  servire  di  dimora  ai  Papi. 
Però  il  p.  Bonanni  è  di  altra  opinione, 
dichiarando  che  i  detti  palazzi,  dito  epi- 
scopio, ab  ufroqite  latcrc,  fossero  edifica- 
ti da  s.  Simmaco  eletto  Pontefice  nel 
498,  secondo  Anastasio  Bibliotecario , 
cioè  uno  attaccato  alla  chiesa  di  s.  An- 
drea, dove  i  Papi  tenevano  concistoro  e 
vi  celebravano  i  concilii,  come  si  vedo 
dagli  atti  di  Bonifacio  II  nel  53o.  Co- 
munque stia  la  cosa, si  ha  per  certa  tra- 
dizione, avere  i  Papi,  da  s.  Liberio  del 
3  T2  fino  a  s.  Simmaco,  abitato  il  palaz- 
zo congiunto  alla  basilica  Vaticana,  laon- 
de sembra  che  s.  Simmaco  non  fosse  l'e- 
dificatore, ma  il  ristoratore.  Non  devo- 
no essere  mancate  abitazioni  pontifìcie 
anticamente  a  s.  Pietro,poichè  s.  Leone  l 
del  4  t°  stette  al  suo  sepolcro,  orando 
giornoenotte  tutta  la  quaresima, e  di  con- 
tinuo vi  celebrava  le  vigilie  e  feste,  come 
leggesi  ne' suoi  sermoni.  Il  Borgia,  Me- 
morie t.  3,  p.  i5q,  alferma  che  i  pontefici , 
oltre  la  principal  loro  residenza  nel  La- 
terano,  verso  la  fine  del  V  secolo  inco- 
minciarono talvolta  a  dimorare  presso  il 
Vaticano.  A  Cantori  pontificii  notai  che 
s.  Gregorio  I  del  oqo  edificò  due  scuo- 
le o  orfanotrofi  pel  canto  ecclesiastico, 
propinqua  una  al  patriarchio,  vicina  l'al- 
tra alla  basilica  di  s.   Pietro,  alle  quali 


PAL 

egli  stesso  presiedeva  e  insegnava  ;  sii  di 
che  [>nò  vedersi  anche  Cubiculario.  Do- 
po il  "41  s.  Zaccaria  ampliò  la  bibliote- 
ca ch'esisteva  presso  il  Vaticano,  come 
dissi  nel  voi.  XXX  VI  II,  p.  184.  Appres- 
so la  basilica  Stefano  II  detto  111  del 
7  ">  2.  fabbricò  due  ospedali  ;  e  Adriano  t 
del  772  un  ospizio.  Fino  a  questo  Papa 
non  trovasi  più  menzione  da  s.  Simma- 
co in  poi, di  palazzi  Vaticani,  e  forse  a 
cagione  delle  rovine  sofferte  nel!'  inva- 
sione deJ  barbari  ;  tuttavolta  ad  onta  di 
tempi  sì  disastrosi,  riesce  singolare  come 
Adriano  I  potè  accogliervi  e  ospitarvi 
Carlo  Magno,  e  succedendogli  s.  Leone 
III,  questi  piii  a  lungo  vi  alloggiò  lo  stes- 
so principe,  benché  avesse  in  lui  ripri- 
stinato l'impero  d'occidente,  per  cui  de- 
ve ritenersi  che  1'  abitazione  fosse  con- 
veniente e  magnifica.  Racconta  1'  Ana- 
stasio, che  non  solo  s.  Leone  III  vi  ri- 
storò le  abita/ioni,  ma  vi  fabbricò  dai 
fondamenti,  domimi  mirae  magnitudi- 
nix,  et  puichriludinis  decoralam,  facen- 
dovi dentro  un  accubito,  ovvero  sala 
grande,  dove  i  Pontefici  mangiassero  i 
giorni  delle  solennità  maggiori,  poi  ri- 
fatto da  s.  Leone  IV  per  testimonianca 
dellostesso  Anastasio.  Inoltre s.  LeonellI 
eresse  nelle  adiqcenze  la  chiesa  di  s.  Pel- 
legrino romano,  extra  portarli  P'irida- 
nani,  presso  I' antica  naumachia  di  Ne- 
rone, poi  restaurata  nel  1  "cjo  dalla  ba- 
silica Vaticana,  in  un  all'altare  maggio- 
re dedicato  alla  Beata  Vergine,  ed  al- 
l'altro altare  a  sinistra  sacro  al  transito 
di  s.  Giuseppe,  come  si  ha  dall'  Alvei  i, 
Ilo  ma  in  ogni  stato,  t.  2  (e  non  1 .",  come 
parlando  di  questa  chiesa  é  detto  per  er- 
rore di  stampi  nel  voi.  XII.,  p.  02-),  p. 
HI,  che  riporta  ancora  alcune  iscrizio- 
ni mortuarie.  Descrive  la  chiesa  anche 
Cbattard,  t  '>.  p  I  lo,  dicendo  che  gli 
antichi  pellegrini,  dopo  aver  visitato  i 
sacri  hmini  ,  visitavano  anche  questa 
chiesa  e  vi  lasciavano  doni  ed  offerte,  e 
1  he  nel  1671  eli  svitzerì  pontificii  sotto 
Clemente  \  la  ristorarono  ed  abbellirò' 


PAL  2  ~>  > 

no.  Neil'  interno  della  chiesa  vi  sono  al- 
cuni monumenti  sepolcrali,  ed  unito  ad 
essa  è  il  cimiteiio  degli  svizzeii,  che  han- 
no vicino  il  quartiere. 
Il  Novaes  narra  che  Gregorio  IV  del- 
ristorò  e  ampliò  l'abitazione  ponti- 
fìcia \  atican.i.  pi 'eSSO  la  basilica.  L'Ana- 
stasio poi  riferisce  avervi  fabbricato  ho» 
tpilium   pai  vani  ,  sed  honeste   contini- 
cium,  et  picùirù  decoratimi  eximiis  prò 
quiete   Pontificii  poti  oralionet  mattili- 
n  ila  ,  et  mitrai  uni  solennità.  Segni  po- 
co dopo  sotto  Sergio  II   l'invasione  dei 
saraceni  e  il  sacco  della  basilica  di  s.  Pie- 
tro ,  che  diede  occasione  a  s.   Leone  IV 
di  cingerla  attorno  colle  annesse  abitazio- 
ni di  muraglia,  comprendendovi  i  mol- 
ti monasteri,  ospizi,   ospedali,   collegi  o 
scuole  nazionali,  nobilissimi  seminari  di 
pietà  e  di  dottrina.  Adunque  le  mura  e 
fortificazioni  ,  con  cui  s.  Leone  III  avea 
incominciato   a  circondare  i   sobborghi 
vaticani  ,    furono  grandemente  amplia- 
te con  porte,  torri  e  bastioni  da  s.  Leone 
IV  dopo  l'84-O,  onde  l'area  del  recinto 
prese  il  nome  di  Città  Leonina  ,  e  com- 
prese principalmente  la  basilica   \  atica- 
na  e  adiacente.  Al  citato  articolo  15on- 
c.iii  di  roma  dissi  delle  loro  posteriori  de- 
nominazioni, e  come  si  formarono  i  bor- 
ghi ;  qui    aggiungo  che  uno  de'  piò  an- 
tichi tra'borghi  edificati  dai  Papi  èil  Vit- 
torio, perchè  dicesi  fabbricalo  ila  X  i t to- 
te 111  del  1086.  Rileva  il  Pallavicini,  che 
Comprendendo S  Leone  1\    nel  recinto  il 
colle  e  tempio  Vaticano  insieme  al  borgo, 
questo  nome  fu  tratto  dalle  lingue  setten- 
trionali, come  osservò  pure  l'Anasl   •    , 
perchè  molti  di  quelle  nazioni  e  1 
per  divo/ione  p    1  lavansi   1   I   Ùl 
pi  de'  santi  apostoli;  e  perchè  nel  miscu- 
glio ili  tanti  oltramontani, ed  ambe  po- 
\ fi  1 ,  non  cagionasse  infezione  eli  1 
fui  ono  edificate  fuoi  i  di  essa  e  vm  ino  al 
tempio  alcune  t-bitazioD  idoad 

ogni  nazione  la  sua  p  11  : 

tendo  1   Papi  in  que*  tempi  dimoi  • 

couiinuo  al  Vaticano, per  la  lontananza 


2  %  P  A  L 

del  patriarchio  Lateranense  o  per  man- 
canza  di  sicurezza  nelle  tante  turbolen- 
ze d'  Italia  e  rivoluzioni  di  Roma,  non- 
dimeno lo  frequentavano  giorno  e  notle 
per  l'obbligo  eziandio  delle  funzioni.  Nel 
luogo  ove  sorge  la  sagrestia  Vaticana  e- 
ravi  nel  secolo  XII  un  ospizio  o  comoda 
abitazione  pel  Papa  e  sua  corte,  con  stal- 
le pei  cavalli,  in  occasione  che  pernottava 
presso  la  basilica  di  s.  Pietro  ,  al  modo 
narrato  nel  voi.  XLI,  p.  182  ;  ciò  rile- 
vasi dall'ordine  romano  XI,  scritto  verso 
il  1  r  43.  Dal  Novaes  si  apprende  che  Eu- 
genio III  del  1  i45  ,  propriamente  fu  il 
primo  a  fabbricare  un  palazzo  pontificio 
vicino  a  detta  basilica  e  vi  abitò, e  si  crede 
sia  stalo  il  principio  dell'odierno:  in  esso 
vi  abitò  ancora  Adriano  IV  del  1  1  54»  on- 
de si  hanno  di  lui  e  di  Eugenio  111  bolle 
colla  data  a  pud  s.  Petrum.  Nel  ii5o  i  sa- 
cri comizi  per  l'elezione  di  Alessandro  I II, 
successore  di  Adriano  IV,  si  fecero  nel 
Vaticano.  Vi  sono  anteriori  esempi  di  al- 
tri Papi  eletti  nel  Vaticano,  anzi  l'Olste- 
nio  osserva,  che  il  sacro  vicino  tempio  fu 
sempre  riconosci  ulo  come  proprio  per  l'e- 
lezione de'Papi,  e  se  erano  eletti  altrove, 
in  s.  Pietro  furono  sempre  consertali  e 
intronizzali  nella  sua  cattedra,  dove  per- 
ciò mai  fu  lecito  celebrare  altra  consagra- 
zione  vescovile,  che  quella  sola  del  som- 
mo Pontefice,  mentre  alle  altre  erano  de- 
stinate le  vicine  basiliche  de'  ss.  Andrea, 
Martino,  Stefano  ed  altre.  Celestino  III 
del  1  1  e)  1  pel  primo  tentò  di  ristorare  il 
palazzo  pontificio  Vaticano,  come  che  ro- 
vinato. Nel  1200  il  successore  Innocenzo 
HI,  stimando  utile  e  conveniente  che  il 
Pontefice  avesse  un  decoroso  palazzo  in 
vicinanza  della  chiesa  di  s.  Pietro,  prose- 
guì I'  opera  di  Celestino  III,  accrescen- 
dovi le  cappelle,  le  sale,  le  dispense,  le  cu- 
cine, le  scuderie,  il  forno,  la  cancelleria  : 
fece  abitazioni  pel  maresciallo,  pel  can- 
celliere, pel  camerlengo,  peri' elemosi- 
niere, pei  cappellani  e  camerieri;  restau- 
rò gli  appartamenti  pontificii,  ornò  1' e- 
difizìo  di  loggie,  lo  circondò  di  mura  e 


PAL 

sulle  porte  eresse  torri.  Nelle  adiacenze 
comprò  una  casa  e  la  destinò  al  medico, 
come  afferma  anche  il  eh.  Hurter,  Storia 
d' Innocenzo  III,  voi.  2,lib.  2 1.  Inquesto 
palazzo  Innocenzo  III  splendidamenteo- 
spitò  Pietro  II  re  d'  Aragona  col  suo  nu- 
meroso seguito,  allorché  nel  1204  lo  co- 
ronò, come  dissi  nel  voi.  XVII,  p.  229. 
Nicolò  III  nel  12-8  rifabbricò  nobil- 
mente e  con  magnificenza  il  palazzo, au- 
mentandone gli  edilìzi  per  la  numerosa 
sua  corte,  che  enumerai  a  Famiglia  pon- 
tificia pubblicandone  il  ruolo.  \  i  aggiun- 
se ampio  e  vago  giardino  ,  e  lo  cinse  di 
mura  e  di  torri  a  guisa  d'una  città,  e  lo 
attesta  anche  Martino  Usentino.  L'abitò 
ancora  Nicolò  IV  del  1289,  come  si  ri- 
cava da  una  lettera  da  lui  scritta  a  Fu- 
tana  re  de'  tartari  e  ad  altri  personag- 
gi, colla  data  apud  s.  Petnim  II'  non.  a- 
prilis.  Che  Bonifacio  Vili  l'abitava  nel 
1  296  si  comprova  dalla  sua  epistola  538, 
diretta  al  rettore  dell'arcispedale  di  s.  Spi- 
rito in  Sassia.  Morì  nel  palazzo  Valica- 
no agli  1  1  ottobre  i3o3,  ove  si  celebrò 
il  conclave  ,  e  fu  il  i.°  dopo  la  legge  di 
Gregorio X che  si  tenne  nel  palazzo  \n- 
ticano  ,  ed  il  2.°  conclave  dopo  tale  leg- 
ge tenuto  in  Roma  ,  poiché  il  primo  e- 
rasi  adunato  per  l'elezione  di  Nicolò  IV 
nel  palazzo  di  s.  Sabina,  ov'  era  morto 
il  predecessore. 

Il  l.°  Papa  dunque  eletto  nel  concla- 
ve Vaticano  fu  llencdclto  X  I,  ch'essendo 
morto  in  Perugia,  in  quel  conclave  fu  crea- 
to nel  1  3o5  Clemente  V,  che  stabilì  la  re- 
sidenza papale  in  Avignone,  ove  dimora- 
rono 7  successori,  per  cui  il  palazzo  \  a- 
ticano  venne  occupato  nella  loro  assenza 
dai  vicari  legali  che  spedivano  in  Roma  : 
l'immediato  successore  Giovanni  XXII. 
come  dissi  nel  voi.  Ili,  p.  1  -  ">,  inclinava 
a  ritornare  in  Roma,  avendo  ordinato  il 
restauro  del  palazzo  e  giardini  papali,  ma 
non  vi  si  recò.  Urbano  V  tentò  ripristi- 
narvi la  sede  pontificia,  ed  a  tal  elletto 
scrisse  al  suo  legalo  cardinal  Albornoz 
nel  1  366,  perchè  assistesse  Gauceliuo  di 


PAL 

Prndalho,  da  lui  mandato  in  Roma  a  ri- 
parare ed  apparecchiare  il  palazzo  Va- 
ticano, ciò  che  venne  adempito,  essendo 
quasi  diruto  particolarmente  ne'tetti,  on- 
de si  ridusse  magnificamente.  Quindi  il 
Papa  partito  d'Avignone  entrò  in  Roma 
fra  il  giubilo  de'  romani  a'  16  ottobre 
1  367,  al  modo  detto  nel  voi.  XXIV  ,  p. 
88.  Visitata  la  basilica  passò  ad  abitare 
il  contiguo  palazzo.  Nell'estate  si  trasferì 
a  Viterbo  e  Montefiascone,  ma  fu  costret- 
to dalle  circostanze  a  ritornare  in  Avi- 
gnone, imbarcandosi  a  Corneto  a'  3  set- 
tembre 1370.il  successore  Gregorio  XI, 
fermo  nel  proponimento  di  restituire  a 
Roma  la  papale  residenza  ,  vi  si  recò  ai 
17  gennaio  del  1377,  vigilia  del  giorno 
in  cui  s.  Pietro  vi  avea  stabilito  colla  fe- 
de la  cattedra  apostolica.  Passò  ad  abi- 
tare questo  palazzo,  e  dopo  avervi  fatto 
diverse  riparazioni  e  abbellimenti,  vi  mo- 
ri la  notte  de' 28  marzo  1378.  Nel  con- 
clave memorabile  ivi  tenuto,  e  narrato 
nel  voi.  Ili,  p.  20  1  e  seg.  ed  altrove., fu  e- 
letto  Urbano  VI  napoletano.  Grave  tram- 
busto insorse  per  parte  dei  romani  che 
volevano  un  loro  concittadino,  onde  il  po- 
polo irritatosi  cacciò  tumultuando  in  con- 
clave: voleva  uccidere  l'eletto  e  i  cardi- 
nali, i  quali  per  evitare  la  furia  si  nasco- 
sero ne'  luoghi  più  reconditi  del  palazzo, 
finché  si  quietò  per  interposizione  d'  A- 
gapito  Colonna,  Cadone  di  s.  Eustachio, 
il  cancelliere  della  città,  l'abbate  di  Monte 
Cassino  ed  altri  personaggi.  Tuttavia  non 
tardò  a  scoppiare  il  furioso  scisma,  sos- 
tenuto in  Avignone  dall'  antipapa  Cle- 
mente VII  e  suoi  successori.  Per  morte 
di  Urbano  VI,  che  avea  alternatola  sua 
residenza  tra  il  Vaticano  e  il  palazzo  di 
s.  filaria  in  Trastevere,  nel  1  38t)  fu  crea- 
to Bonifacio  IX,  il  quale  volendo  meglio 
stabilire  1  abitazione  pontificia  nel  pa- 
lazzo Valicano,  fortificò  con  solidità  le 
parti  più  deboli,  lo  adornò, ed  edificò  no- 
bilissime abitazioni.  Il  successore  Inno* 
cento  VII  pure  l'abitò,  e  quando  ruggì 
a  Viterbo  per  l'insurrezione  ile  'romani, 

VOL.  L. 


PAL  2  J7 

lo  saccheggiò  Giovanni  Colonna,  chedor- 
mì  nelle  stanze  pontificie  e  si  fece  chia- 
mare Giovanni  XXII,  come  può  veder- 
si nel  voi.  XIV  ,  p.  284.  Ad  Innocenzo 
VII  successe  nel  1  |o(i  Gregorio  XII, 
che  pure  vi  risiedette,  finche  per  lo  sci- 
sma gli  convenne  vagare  in  piìi  luoghi. 
Alessandro  V,eletto  in  Pisa  nel  1  4°9j  non 
si  recò  mai  in  R.oma,bensì  per  mezzo  del 
suo  legato  lo  fece  odi  ire  a  Loilovicod'An- 
giò  che  aveva  riconosciuto  per  re  di  Na- 
poli, onde  fuvvi  ricevuto  splendidamen- 
te; e  di  bel  nuovo  vi  venne  ospitato  da 
Giovanni  XXIII  suo  successore.  Questo 
Papa  nel  1 4-  *  1  demolì  alcune  mura  e  torri 
di  s.  Leone  IV  per  ingrandire  il  palazzo, 
ed  incominciò  quel  lungo  corridore  co- 
perto, pel  quale  i  Pontefici  dal  Vatica- 
no possono  passare  in  Castel  s.  Angelo  per 
sicurezza,  compito  da  Alessandro  VI  e 
ristorato  da  altri  successori,  ciò  che  de- 
scrissi nel  voi.  X,  p.  18  i  e  1  83.  Laonde 
non  pare  che  s'incominciasse  da  Alessan- 
dro V,  come  pretende  Chattard:  ne  tie- 
ne le  chiavi  il  prelato  maggiordomo.  Con 
Martino  V  ebbe  fine  il  funesto  scisma; 
nel  i4^o  si  portò  in  Roma  a'28  settem- 
bre e  dimorò  al  Vaticano  sino  al  i4^7, 
in  cui  passò  al  palazzo  de  ss.  Apostoli. 
Da  Avignone  fece  trasferire  nel  palazzo 
Vaticano  la  Biblioteca  della  s.  Sede  e  X  Ar- 
chivio (f/.). 

Eugenio  IV  per  le  vicende  de'  tempi 
solo  negli  ultimi  anni  abitò  in  Vaticano, 
ove  mori  nel  14  [",  dopo  avervi  rifatto  i 
tetti  eh'  erano  rovinati.  Nicolò  V,  eletto 
come  lui  nel  convento  della  Minerva,  con 
architettura  di  Bernardo  Rosellini  vole- 
va formare  tre  strade  ed  edificare  con- 
tiguo un  luogo  per  la  Coronazione  dei 
Papi  (/>.),  l'abitazione  pei  cardinali  ed  al- 
tri,con  quantonotai  nel  voi.  XIII, p.  »53j 
bensì  colle  sue  strutture  fu  benemerito 
del  palazzo,  poiché  fece  erìgere  parte  del- 
la fabbrica  di  Belvedere,  fabbricò  la  cap- 
pella pubblica  del  ss.Sagt  amento,  ove  poi 
fu  costruita  la  Paolina,  l'appartamento 
pontifìcio  cou  sale  che  poi  servirono  agli 

•7 


i58  P  A  L 

svizzeri  e  palafrenieri,  e  la  cappella  se- 
greta o  privata  esistente,  e  di  tutte  que- 
ste cappelle  pallai  nei  voi.  Vili, p.  124, 
1 34,  IX,  p.  i54  e  seg.,  XV,  p.  283.  E- 
dificò  ancora  l'antica  libreria,  cinse  il  pa- 
lazzo con  alte  muraglie  munite  di  torri, 
capaci  di  resistere  a  qualunque  assalto 
nemico  ;  di  queste  n'esiste  ancora  la  ro- 
tonda detta  torrione  a  lato  e  sotto  del  pa- 
lazzo eretto  da  Sisto  V,e  riguarda  i  pra- 
ti chiamati  Neroniani,  e  l'attesta  Maffeo 
Vegio.  In  questo  torrione  era  l'abitazio- 
ne del  segretario  de'  Brevi  (F.)  e  del- 
V Elemosiniere  del  Papa  (V.)t  e  da  que- 
sto luogo  solevano  i  Papi  far  vedere  la 
girandola  a' principi  stranieri.  Morendo 
nel  i455,  il  conclave  nuovamente  fu  te- 
nuto nel  palazzo  Vaticano,  e  restò  elet- 
to Calisto  III;  da  questi  sino  e  inclusive 
a  Pio  VI  tutti  i  conclavi  furono  celebra- 
ti in  questo  luogo.  Di  tali  conclavi  si  trat- 
ta a  Conclave,  ed  alle  biografie  dei  Pa- 
pi ;  quanto  però  alla  struttura  nel  voi. 
XV,  p.  295  e  seg.  ed  agli  articoli  Cella, 
Maresciallo  del  conclave,  Governato- 
re e  Maggiordomo.  Pio  II  arricchì  di  al- 
tre fabbriche  il  palazzo,  come  apparisce 
dai  suoi  stemmi,  e  dal  nome  che  portò 
quel  tratto  di  stanze  da  lui  edificate;  e 
decorò  le  scale  della  basilica  colle  statue 
de'  ss.  Pietro  e  Paolo,  rimosse  da  Pio  IX 
(P.).  Paolo  II  vi  aggiunse  dalla  parte  del- 
la piazza  Vaticana  portici  e  corridori  va- 
stissimi, e  splendidamente  gli  adornò,  es- 
sendovene  memoria  nella  cappella  della 
Madonna  del  Portico  nelle  grotte  Vatica- 
ne ,  nella  cui  volta  il  palazzo  è  rappre- 
sentato con  vivi  colori  :  ne  fu  architetto 
Giuliano  da  Maiauo ,  da  cui  avea  fatto 
elevare  il  palazzo  di  s.  Marco,  il  quale 
alternò  la  dimora  de'Pontefici  col  Vati- 
cano. Quindi  Sisto  IV  che  gli  successe  nel 
1  47  J  >  con  no"  minore  ampiezza  e  spe- 
sa, eresse  i  corridori  e  portici  dal  lato  del- 
la città,  accrebbe  notabilmente  la  biblio- 
teca incominciala  a  fabbricare  da  Nico- 
lò V  e  collocata  nel  cortile  detto  de'  pap- 
pagalli da  quelli  che  vi  sono  dipinti  (in 


PAL 

due  facciate  per  molti  palmi  sotto  al  tet- 
to a  boscareccia  con  altri  volatili  e  ani- 
mali) in  origine  da  Pierin  del  Vaga,  poi 
destinata  per  la  Floreria  (P.).  A  Sisto  IV 
egualmente  si  deve  la  celebre  e  sontuosa 
Cappella  Sistina,  ove  tuttora  si  celebra- 
no le  pontificie  funzioni ,  e  dopo  quella 
di  Nicolò  V,  sino  a  Pio  VI  servì  anco- 
ra ne'conclavi  per  cappella  degli  scrutimi  : 
la  descrissi  nel  voi.  Vili,  p.  12 5,  e  le  fun- 
zioni a  Cappelle  pontificie.  Dobbiamo 
al  medesimo  Papa  spaziose  sale  ,  abita- 
zioni assegnatestabilmentea'ministri  pa- 
latini, il  quartiere  e  le  case  per  la  Guar- 
dia svizzera  (^.),  da  lui  introdotta;  fi- 
nalmente l'ingrandimento  delle  abitazio- 
ni erette  da  Paolo  II.  Secondo  Chattard, 
Sisto  IV  presso  il  palazzo  apostolico  e- 
resse  il  quartiere  e  abitazioni  della  guar- 
dia svizzera,  nel  luogo  anticamente  chia- 
mato Ruga  Francigena,  per  esservi  la 
scuola  de'franchi,  come  medio  raccontai 
nel  voi.  XXVI,  p.  228  ed  altrove,  oltre 
altra  scuola  ed  ospizio  che  i  francesi  a- 
veanonel  vicino  borgo  s.  Spirito  inSaftsia. 
Le  abitazioni  degli  svizzeri  sono  a  fron- 
te del  torrione  di  Nicolò  V  e  quasi  lo 
circondano.  Hanno  tre  vasti  cortili  di  for- 
me diverse,  con  altrettante  porte  e  cinte 
di  mina:  la  principale  porta  corrispon- 
de dal  lato  del  colonnato  di  s.  Pietro,  le 
altre  due  dalla  parte  di  Belvedere  e  ritn- 
petto  la  chiesa  de' palafrenieri.  Incontro 
al  pozzo  fu  poi  edificala  la  chiesa  ,  nel 
1."  cortile;  nel  2.°  è  il  lavatoio,  l'osteria, 
l'armeria  e  la  guardaroba  ;  nel  3.°  il  car- 
cere. Però  Leone  XII  trasportò  detto  prin- 
cipale ingresso  dal  i.°  al  2. "cortile,  sot- 
to l'arco  di  Alessandro  VI,  ed  eresse  in 
esso  un  nuovo  braccio  di  fabbrica  per  l'a- 
bitazione del  capitano  ,  con  due  caser- 
me e  dormitorii  per  le  guardie.  Ne  fu  lo- 
dato architetto  Raffaele  Folo ,  come  ri- 
porta il  n.°  78  del  Diario  di  Roma  1  82", 
nel  quale  anno  fu  compito  l'edilizio  ivi 
descritto,  notandosi  che  in  questa  occa- 
sione si  riaprì  l'antica  porta  di  s.  Pelle- 
grino. Di  questa  e  delle  altre  porte  dei- 


P  AL 

la  Citta  Leonina  parlai  a  questo  artico- 
lo ctl  a  s.  Leone  IV.  Stefano  Piale  ci 
die  la  dissert.  Delle  mura  e  porle  del  Va- 
ticano. Il  quartiere  degli  svizzeri  con  abi- 
tazioni anticamente  era  più  vasto  ,  e  lo 
restrinse  Alessandro  VII  quando  col  co- 
lonnato ne  occupò  parte  dell'area.  Suc- 
cesse a  Sisto  IV  il  Papa  Innocenzo  Vili, 
cui  si  attribuisce  I'  introduzione  della 
guardia  de'  Cavalleggieri  :  a  questo  arti- 
colo dissi  del  quartiere  e  abitazioni  che 
aveano  presso  il  Vaticano  ;a  Corazze  del 
loro  quartiere;  a  Guardie  nobili  del  luo- 
go ove  tengono  i  loro  cavalli  allorché  si 
recano  al  Vaticano;  mentre  i  gendarmi 
già  carabinieri  palatini  hanno  la  caser- 
ma e  le  abitazioni  accanto  la  Chiesa  di 
s.  Stefano  de'  Mori  (V.),  ed  i  dragoni 
scelti, caserma  e  stalle  vicino  al  forno  pon- 
tificio. 11  quartiere  reale  della  truppa  di 
linea  è  sulla  piazza  Vaticana.  Innocenzo 
Vili  compi  le  fabbriche -del  predecessore 
ecostruì  il  palazzetto  di  Belvedere,  ador- 
nandolo con  vaghe  pitture  e  cappella  che 
descrissi  nel  voi.  IX, p.  1 55  (ove  un  tem- 
po tenne  la  sacra  Lancia),  da  quella  par- 
te che  guarda  la  valle  dell'Inferno  e  Mon- 
te Mario.  Ivi  Clemente  XIV  e  Pio  VI 
formarono  una  garleria  di  statue,  di  cui 
parlai  a  Museo  Vaticano,  mentre  a  Mu- 
seo Gregoriano  Etrusco  dissi  altre  no- 
tizie su  detto  palazzetto, dovendosi  purea 
Innocenzo  Vili  il  giardiuodi  Belvedere. 
Alessandro  VI  aggiunse  un  sontuoso 
appartamento  sopra  il  teatro  palatino  Va- 
ticano, ossia  alla  testata  del  vastissimo  cor- 
tile di  Belvedere,  con  torre  detta,  come  le 
stanze,  di  Borgia  dal  suo  cognome,  e  ne 
tenni  proposito  a  Museo  Vaticano,  pre- 
cisamente nel  voi.  XLVII,  p.  <.)">.  Unì 
altresì  alle  fabbriche  d'  Innocenzo  Vili 
lo  stupendo  portico  di  marmo  a  tre  or- 
dini,che  si  congiungeva  all'antica  faccia- 
ta della  basilica  e  serviva  ai  Pontefici  per 
dare  al  popolo  la  solenne  benedizione  : 
questo  portico  fu  atterrato  iu  un  al  ma- 
gnifico edilizio  eretto  da  Innocenzo  \  III 
per  la  Dateria  (/'.),  quando  Paulo  V  01  - 


P  A  L  a  jg 

dini)  l'erezione  della  giunta  alla  chiesa  di 
Giulio  II.  D'uu  giuoco  d'armi  fatto  sot- 
to Alessandro  VI  nel  cortile  del  palaz- 
zo, e  del  torneo  eseguito  in  quello  di  Bel- 
vedere nel  pontificato  di  Pio  IV  ,  tenni 
discorso  nel  voi.  XLV,  p.  i  1 2  e  1 1 8  :  a 
Pomi'Ieri  farò  parola  delle  manovre  che 
ivi  si  fecero  a'nostri  giorni,  alla  presenza 
di  Gregorio  XVI  e  di  Pio  IX,  che  le  vi- 
dero il  i.°  dalla  loggia  ch'èin  mezzo  al- 
la galleria  di  Gregorio  XIII,  il  2. °da  al- 
tra appositamente  eretta  nel  piano  infe- 
riore. Morendo  nel  1 5o3  Alessandro  VI, 
il  figlio  Cesare  Borgia  (P '.)  fece  chiu- 
dere le  porte  delle  stanze,  e  s'impadro- 
nì di  tutti  gli  argenti  e  di  10,000  duca- 
li ;  ed  i  servitori  presero  le  poche  mas- 
serizie restate,  lasciando  il  cadavere  sen- 
za guardia  ,  come  narra  Burcardo  nella 
descrizione  del  suo  conclave.  In  questo  fu 
eletto  Pio  HI ,  che  per  impotenza  venne 
consagrato  nella  camera  detta  de'pappa- 
galli,e  prendendo  possesso  nella  contigua 
basilica,  in  altra  sala  del  palazzo  ricevet- 
te il  solito  omaggio  dagli  ebrei.  Giulio  1 1 
oltre  di  avere  all'antica  basilica  sostituito 
la  nuova  sontuosissima,  miracolo  delle  ai- 
ti, con  immenso  accrescimento  di  lustro 
all'annesso  palazzo  Vaticano,  in  questo 
fece  atterrare  uu  loggiato  eretto  da  Pao- 
lo II,  altro  n'eresse  con  architettura  del 
famoso  Bramante,  compito  poi  da  Leo- 
ne X,  e  per  mezzo  di  tale  artista  ridusse 
in  forma  di  teatro  rettangolo  quello  spa- 
zio frapposto  fra  il  palazzo  d' Innocenzo 
Vili  iu  Belvedere,  il  vecchio  palazzo  Va- 
ticano e  1'  appartamento  di  Alessandro 
VI, cioè  l'inferiore  valle  e  ilsuperioresuo- 
lo.  Bramante  formò  pertanto  un  cortile 
lungo  4oo  passi  con  gran  nicchione  in  fon- 
do nella  parte  elevata,  a  forma  di  tribu- 
na, detto  poi  del  giardino  segreto  della 
Pigna,  il  quale  nicchione  situò  in  mezzo 
a  due  palazzetti  compagni  ,  e  per  a«,cen- 
dervi  lece  nobilissima  scala  doppia  con 
fonie,  ponendo  ai  lati  colonne  di  grani- 
to il'  online  dorico.  1  portici  intorno  al 
cortile,  onde  racchiuderlo.,  furono  talli 


a6o  P  A  L 

di  pilastri  d'ordine  dorico,  e  sopra  un  se- 
condo ordine  ionico  con  finestre;  nella 
testata  fece  una  grande  scalinalasemicir- 
colare  a  foggia  d'anfiteatro,  per  quelli  che 
volevano  vedervi  gli  spettacoli  o  tornei  e 
le  feste.  Volendo  poi  Sisto  V  trasportare 
la  biblioteca  dal  pianterreno  di  Sisto  IV, 
fabbricò  a  traverso  del  cortile  avanti  la 
scala  una  grandissima  e  lunga  sala  a  vol- 
ta, cb'è  la  presente  biblioteca  Vaticana. 
Pio  VII  fra  la  biblioteca  e  la  delta  nic- 
chia dipoi  eresse  il   braccio  del  suo  mu- 
seo Chiaramonti.  Per  queste  fabbriche 
e  per  gli  altri  mutamenti  e  alterazioni,  il 
piìi  magnifico  cortile  del  mondo  ,  come 
lo  chiamò  Milizia,  fu  ridotto  nella  parte 
superiore  a  giardino  della  Pigna,  a  brac- 
cio nuovo  del  museo  Chiaramonti,  a  bi- 
blioteca, ed  in  quello  che   ha   il    nome 
di  Belvedere, ove  si  dispensa  l'elemosi- 
na per  1' anniversario  della  coronazione 
del  Papa  ,  ciò  eh'  ebbe  origine  e  si  fa  al 
modo  narralo  a  Elemosiniere  del  Papa; 
menile  i  laterali  contl'aforti  eretti  dadi- 
versi  Papi ,  terminarono  di  guastare  in 
gran  parte  il  sublime  concepimento  di 
Bramante,  giacché  mancava  di  solidi  là 
il  da  lui  troppo  rapidamente  costrutto. 
\a  però  avvertito,  che  quanto  ai  due  lun- 
ghissimi bracci  o  corridori ,  onde  riunire 
i  memorati  palazzi,  riuscì  a  Giulio  11  ed  a 
Bramante  innalzare  solo  quello  che  guar- 
da i  prati  Neroniani  ;  dell'altro  braccio 
di  contro,  dopo  essere  slati  gettati  i  fon- 
damenti, perla  morie  d'  ambedue  non 
ebbero  la  gloria  di  proseguirlo ,  ciò  che 
però  fecero  i  Papi  che  nominerò, e  fu  com- 
pito da  Pio  IV.  Il  corridore  rispondente 
ai  detti  prati  e  a  destra  dell'  emiciclo  o 
testata  del  cortile,  fu  denominato  di  Cleo- 
patra ,  a  motivo  d'un'  insigne  statua  in 
fondo  di  esso  collocata,  vicino  alla  fine- 
stra ove  ora  trovasi  nel  Museo  il  famoso 
Torso  di  Belvedere,  dipoi  da  Pio  VI  tras- 
portata in  fondo  alla  galleria  delle  sta- 
tue nell'appartamento  d'Innocenzo  Vili, 
nello  stessa  museo.  Però  la  statua  fu  in 
seguilo  riconosciuta  per  un'Arianna,  ou- 


P  AL 
de  in  prova  ulteriore  Gregorio  XVI  nel 
1  <S  \  j  vi  fece  porre  accanto  un  simile  basso- 
rilievo, come  riportai  a  Museo  Vaticano. 
Inoltre  Bramante  d'ordine  di  Giulio  II  fe- 
ce altresì  nel  palazzetto  d'Innocenzo  Vili 
in  Belvedere,  con  tre  principali  ordini  di 
architettura  dorico,  ionico  e  corintio,  la 
bella  scala  detta  di  Bramante,  circolare 
a  chiocciola,  con  colonne  binate  nel  cen- 
tro, prendendo  a  modello  il  celebre  cam- 
panile di  Pisa.  Questa  serviva  per  ascen- 
dere dal  piano  della  corte  alla  pparta  men- 
to di  Belvedere.  A  somiglianza  di  essa  fu 
in  seguito  costruita  la  scala  del  palazzo 
Quirinale  in  fondo  al  cortile ,  quelle  dei 
palazzi  Barberini  e  Borghese  ed  altre. 
Buonarroti  d'ordine  di  Giulio  li  dipin- 
se la  volta  della  cappella  Sistina.  Dipin- 
sero nel  medesimo  pontificato  Pierin  del 
Vaga  e  Daniele  da  Volterra  una  stan- 
za detta  il  gabinetto  o  lo  spogliatole  di 
Giulio  II;  ma  secondo  l'uso  de' tempi  es- 
sendo le  pitture  riuscite  troppo  prolane, 
attirò  sempre  l'interesse  de'  curiosi  e  fu- 
rono anche  disegnate  e  scolpite  in  rame  : 
di  recente  per  prudenziali  riguardi,  es- 
sendo le  pitture  ormai  poco  godibili,  fu- 
rono coperte  da  una  mezza  tinta;  la  fab- 
brica che  contiene  il  gabinetto  è  fra' cor- 
tili del  Maresciallo  e  de'  Pappagalli.  Leo- 
ne X  innalzò  o  meglio  coni  pi  i  triplici  por- 
tici superiori  o  loggie  nel  cortile  di  s.  Da- 
rnaso,  con  disegno,  pitture  e  altri  ornati, 
ogni  cosa  di  RalFaele  ede'suoi  scolari;  dal 
medesimo  fece  proseguire  le  pitture  in- 
cominciate sotto  Giulio  II  nelle  stanze  di 
Nicolò  V  e  Sisto  IV,  celebratissime  sot- 
to il  nome  di  stanze,  di  Raffaele,  che  de- 
scrissi  a  Museo  Vaticano.  Delle  contigue 
sale  vecchie  degli  svizzeri  e  palafrenieri 
abbellite  da  Leone  X,  in  seguilo  ne  farò 
cenno.  Dell'  elefante  che  fece  seppellire 
presso  la  torre  del  palazzo, parlai  nel  voi. 
XXXVllI,p.  3<S.  Clemente  VII  non  man- 
cò di  accrescere  e  abbellire  le  abitazioni 
dei  palatini  ,  compì  la  pitlura  di  dette 
stanze,  ornò  di  portici  e  colonne  il  coiti- 
le, quantunque  il  suo  pontificato  fosse  sta- 


PA  L 
to  pieno  di  disgrazie,  fra  le  quali  il  fiele- 
stabile  sacco  di  Roma,  che  descrìssi  a  Mi- 
lizie pontificie,  e  Castel  s.  Angelo,  an- 
che per  quanto  riguarda  questo  palazzo 
esue  vicende, avendo  notato  nel  voi.  XLl, 
p.  247  ''  bruciamento  degli  arcbivii  pa- 
latini. Paolo  HI  eresse  la  Cappella  Pao- 
lina, fece  ornare  di  pitture  la  sala  regia  che 
l'unisce  alla  Sistina,  avendo  l'una  e  l'al- 
tra descritto  nel  voi.  Vili,  p.  1  34:  a  lui 
pur  si  deve  l'immenso  dipinto  della  Si- 
stina, il  giudizio  universale,  che  affidò  ad 
un  custode;  ed  a  Palazzi  apostolici  fe- 
ci menzione  anche  de' custodi  e  portine- 
ri  di  essi.  Uestaurò  i  cortili,  i  portici,  le 
sale  e  le  camere  del  palazzo.  Il  gran  cor- 
ridore detto  di  Cleopatra,  edificato  da 
Giulio  11  e  andato  in  rovina  ,  fu  da  lui 
totalmente  riparato.  Come  per  la  setti- 
mana santa  del  l536  alloggiò  nel  palaz- 
zetlo  d'Innocenzo  Vili  l'i  (operatore  Ilar- 
io V,  lo  toccai  nel  voi.  XLI,p.  255, con- 
futando a  Palazzo  Stoppata  (F.)  1' er- 
rore che  in  esso  avesse  dimoiato  :  in  al- 
tri luoghi  si  tratta  di  altri  sovrani  ospi- 
tali in  Vaticano,  come  fecero  Innocen- 
zo Vili  con  Zizimo  fratello  dell'  impe- 
ratole de'  turchi,  Sisto  V  col  gran  mae- 
stro dell'ordine  gerosolimitano,  Alessan- 
dro VII  colla  regina  Cristina  nello  stes- 
so palazzetto  di  Belvedere,  dal  20  al  26 
dicembre  1  655,  ed  altri  notati  a  Ingressi 
in  Roma  ed  altrove.  Finalmente  Paolo  HI 
edificò  propinquo  alla  basilica  la  chiesa 
e  ospedale  di  s.  .Marta  pei  famigliari  pon- 
tificii, e  ni'  tenni  ragione  nei  voi  \\lll. 
p.  74  «  7  "  r  £L1V,  p.  1  1  7.  1  Papi  do- 
po aver  abbandonato  il  Laterano,  si  sta- 
bilirono al  Vaticano;  da  questo  nella  sta- 
gione estiva  gj  recavano  ad  abitare  altro- 
ve per  respirare  aria  più  perfetta,  o  nel 
palazzo  di  s.  Marco  o  io  /  iUeggiature  (P '.) 
ne' dintorni  di  Roma.  Paolo  IH  nel  1  >4g 
si  recò  a  dimorare  sul  Monte  Quirinale 
nell'abitazione  del  cardinal  Cauli,  ed 
ivi  mori.  Ciò  die  motivo  adi  scrittori  di 

o 
celebrarlo  come  il  primo  che  incomin- 
ciasse a  fabbricare  il  Palano  Quirùialet 


PAL  261 

lo  che  non  mi  è  riuscito  di  verificare,  an- 
zi dimostrai  il  contrario.  Giulio  III  che 
gli  successe  ,  erasi  proposto  perfezionare 
il  palazzo  di  belvedere  d'Innocenzo  Vili 
e  l'annessa  sua  villa  Innoceiiziana,  come 
chiamatasi  a  quell'epoca  il  suo  giardi- 
no; solo  potè  ornare  di  pitture  qualche 
camera,  e  di  stucchi  la  villa  ,  la  porta  e 
il  cortile  inferiore  presso  il  luo^o  ove  gia- 
ceva la  statua  di  Cleopatra.  Quindi  nel 
cortile  di  Belvedere  e  contiguo  alle  stan- 
ze della  contesa  Matilde  {V.),  fabbri- 
cò un  appartamento  con  cappella,  di  cui 
feci  la  descrizione  nei  voi.  IX,  p.  1  55,  e 
X,  p.  iq-,  e  servì  per  l'alloggio  de' prin- 
cipi. Marcello  11  del  1  j  "55  rispose  a  quel- 
li che  gli  domandarono  se  i  parenti  do- 
veano  passare  ad  abitare  il  Valicano,  che 
hanno  che  fare  col  palazzo  apostolico?  E 
forse  loro  patrimonio?  Paolo  IV  abbel- 
lì con  dipinti  la  sala  ducale,  contigua 
alla  regia,  onde  nel  voi.  IX,  p.  1 3<S 
ne  feci  cenno,  come  degli  altri  Papi  che 
ne  proseguirono  gli  oruati  (  ora  si  è  sco- 
perto un  bellissimo  fregio  alto  circa  ? 
palmi,  e  Pio  IX  lo  fece  ristorare),  i 
(piali  in  seguito  nominerò  ;  aggiunse  va- 
rie stanze  presso  la  sala  vecchia  dei  pa- 
lafrenieri ,  ed  alle  radici  della  collina 
«Iella  macchia  0  bosco  ilei  giardino  gittò 
i  fondamenti  d'un  bel  palazzine  :  benché 
conservasse  domestici  unente  la  semplici- 
tà della  vita  privata  e  religiosa,  volle  con 
isplendore  rappresentare  la  sovranità.  Il 
successore  Pio  IV  proseguì  il  palazzino, 
ed  è  il  nobile  carino  di  Pio  IV  :  il  Cas- 
sio, Corso  ih  Ile  a (•< pie,  p. 368,  parla  del- 
le fonti  erette  da  Pio  IV  a  Tor  de1  \  enti 
presso  la  creduta  statua  di  Cleopatra,  e 
due  nel  bosco,  per  opera  dell'  architetto 
Pollaioli,  con  l'acqua  che  Traiano  rac- 
colse oltre  allo  sponde  del  lago  Sabati- 
no.  Le  sue  opere  fatte  nel  palazzo* 
dina  sono  descritte  pine  dal  p  Bouanni, 
Numi*.  Poni.  t.  ■».,  p.  ."s  ■.  che  ne  ripor- 
ta eziandio  le  iscrizioni  eia  medaglia  co- 
niata per  taleedifiziocon  l'epigrafe  :  Stim- 
mi PaLitù  Cubicula, col  disegno  del  me 


262  P  A  L 

desimo.  Noterò  che  il  palazzo  Vatica- 
no più  volte  si  vede  rappresentato  nelle 
medaglie  pontificie,  per  celebrarne  i  pro- 
gressivi incrementi.  Inoltre  Pio  IV  deco- 
rò di  belle  pitture  la  camera  dt  para- 
menti e  quella  che  la  precede;  in  parte  le 
cappelle  Sistina  e  Paolina,  e  compì  le  de- 
corazioni della  sala  regia  che  le  unisce, 
con  altre  pitture,  superbi  stucchi  e  fini 
marmi.  Altri  miglioramenti  operò  nella 
«ala  vecchia  de'  palafrenieri  e  nella  cap- 
pella privata  di  Nicolò  V.  Stabilì  nel  pa- 
lazzo la  stamperia  Vaticana,  ponendovi 
a  dirigerla  Paolo  Manuzio.  Ristorò  Scap- 
pella comune  dell'appartamento  de' prin- 
cipi, e  la  sala  di  Costantino  nelle  camere 
di  Raffaele. Fece  dipingere  il  2.°  e  Bipia- 
no delle  loggie,  nel  cortile  di  s.  Damaso, 
dalla  parte  orientale.  Presso  il  palazzelto 
di  Belvedere  fatto  da  Innocenzo  Vili,  se- 
guendo il  disegno  di  Bramante,  eresse  ai 
lati  della  gran  nicchia  1'  appartamento 
pontificio  detto  di  ritiro,  di  Belvedereoài 
Tor  deJ  Venti,  di  cui  e  di  quello  d'  Inno- 
cenzo VIII  parlai  nei  citati  articoli  Mu- 
seo Gregoriano  Etrusco,  Museo  Grego- 
riano Egizio,  e  nel  voi.  IX,  p.  i56,  in- 
sieme alla  cappella.  Fece  la  facciata  del- 
la nicchia  e  le  pitture  della  gran  sala  e  ca- 
mere, e  perfezionò  i  due  bracci  della  gal  - 
leriae  di  Cleopatra,  incominciati  da  Giu- 
lio II. 

Presso  le  camere  dell'appartamento 
Borgia,  come  dissi  a  Museo  Vaticano, 
altre  ne  aggiunse  s.  Pio  V;  eresse  quelle 
tre  cappelle  che  descrissi  nel  voi.  IX,  p. 
i  56,  i  57,  ed  arricchì  di  codici  la  biblio- 
teca. Delle  statue  del  teatro  di  Belvede- 
re, donate  da  s.  Pio  V  al  Campidoglio, 
parlai  nel  voi.  XLVII,  p.  81.  Nel  mede- 
simo palazzo  e  presso  il  quartiere  degli 
svizzeri,  in  onore  de'loro  protettori  i  ss. 
Martino  e  Sebastiano,  s.  Pio  V  fece  edi- 
ficare nel  i568  una  chiesa  per  como- 
do di  tal  guardia  e  delle  loro  famiglie, 
cui  volle  che  si  facessero  catechismi  e 
prediche  nella  loro  lingua.  L'unico  alta- 
re è  sacro  all'  Annunziazioue  di   Maina 


P  AL 

Vergine.  Nella  facciala  si  vede  l'arme  di 
marmo  del  Pontefice,  ed  è  composta  da 
4  pilastri  e  conlropilastri,  con  basi  e  ca- 
pitelli d'ordine  dorico,  i  quali  sostengo- 
no il  superiore  architrave,  fregio  e  cor- 
nice. La  chiesa  è  larga  palmi  25  e  lun- 
ga 4o  circa,  ed  in  essa  dalla  cappella  Pao- 
lina si  trasporta  a  custodirvi  la  ss.  Euca- 
ristia, quando  la  cappella  serve  alle  fun- 
zioni,  come  nella  settimana  santa,  per 
cui  quei  della  parrocchia  del  palazzo  vi 
si  recano  ad  adempiere  il  precetto  pa- 
squale. La  descrive  Chattard  t.  3,p.  33 1, 
insieme  al  quartiere.  Gregorio  XIII  fece 
edificare  il  magnifico  appartamento  del- 
la Bologna,  delto  così  dalla  sala  di   cui 
parlerò,  colla  dilettevole  loggia  e  torre, 
rinomata  per  la  sua  altezza  e  struttura, 
indicante  il  soffio  de' venti,  per  cui  prese 
il  nome  di  Tor  de' Venti,  con  meridiana 
e  specola.  A  Calendario  e  ne'relativi  ar- 
ticoli narrai  come  per  correggerlo  Gre- 
gorio XIII  nel  palazzo  Vaticano  radunò 
i  più  eccellenti  matematici,  fra' quali   il 
domenicano  p.  Ignazio  Danti  perugino, 
che  al  dire   del  Bianchini  e  di  altri   co- 
strusse  la  meridiana  Vaticana  (oltre  quel- 
la di  s.  Petronio  in  Bologna  e  le  A  rimi- 
le di  Firenze)  per  farvi  le  necessarie  os- 
servazioni astronomiche.  Quindi  la  me- 
ridiana e  specola  Vaticana  servì  alla  su- 
blime operazione  della   riforma  del    ca- 
lendario, che  tanto  onore  fece  alla  s.  Se- 
de. Nel  pontificato  di  Pio  VI  della  spe- 
cola ne  divenne  direttore  mg  r  Filippo 
Gilii.  Dipoi  per  l'antica  sua  importanza 
nel  18  19  la  visitò  l'imperatore  d'Austria 
Francesco  lei'  imperatrice  sua  consor- 
te. In  detto  ultimo  anno  il  celebre  d. 
Giuseppe  Calandrelli  nel  romano  Gior- 
nale arcadico{\\  quale  contiene  molte  no- 
zioni astronomiche  e  le  osservazioni  me- 
teorologiche fatte  nella  specola  del  col- 
legio romano,  le  quali  ora  periodicamen- 
te si  riportano  nell'officiale  Giornale  di 
Roma)  t.  2,  p.  4°4i  e  *•  3>  p-  ^35,  pub- 
blicò interessanti  notizie  storiche  sul  ca- 
lendario Gregoriano  e  l'astronomia  10- 


PAL 

malia,  segnatamente  sulla  specola  o  os- 
servatorio Vaticano,  come  alcuni  lo  chia- 
mano, dichiarando  che  propria  mente  non 
fu  tale,  altro  non  essendo  che  un  luogo 
alto  dove  l'animosi  ricrea  colla  vista  dei 
colli  e  campi  latini,  un'elevata  torre  in- 
dicante il  soffio  de' venti,  per  cui  prese  il 
noraedi  Torre  de'  Venti.  Inoltre  avverte, 
come  erroneamente  furono  in  Roma  chia- 
mati osservatorii  astronomici  altri  luoghi 
alti  ed  eminenti,  massime  quelli  del  pa- 
lazzoOrsiniedel  convento  d'Araceli, don- 
de si  poterono  fare  osservazioni.  Nel  det- 
to t.  3,p.  278,  dal  dotto Fea  furono  con- 
fidate (con  articolo  riprodotto  nel  1820 
a  p.  1 53  dell'opuscolo:  Varietà  di  No- 
tizie) le  asserzioni  del  Calandrelli  contro 
la  specola  Vaticana,  tale  ancora  essendo 
prima  del  1^84,  in  cui  sulla  porta  che 
dalla  biblioteca  conduce  alla  torre  il 
cardinal  Zelada  fece  porre  l'iscrizione: 
Specula  Vaticana,  col  desiderio  di  for- 
marvi un  osservatorioastronomico.  Della 
specola  fatta  costruire  dal  cardinale,  ples- 
so il  nicchione  di  Belvedere,  nelle  stanze 
del  presente  Museo  Etrusco,  parlai  ne'vol. 
V,p.  22g,eXLVII,p.  1  1  idei  Dizionario. 
Nello  stesso  tomo  a  p.  356,  rispose  il  Ca- 
landrelli, che  la  meridiana  formata  dal 
Danti  sulla  torre  non  servì  per  le  osser- 
vazioni astronomiche,  ma  per  far  vedere 
a  Gregorio  XIII  co'propri  occhi, che  l'e- 
quinozio di  primavera  cadeva  li  1  1  mar- 
zo, e  che  fu  eretta  5  anni  dopo  i  con- 
gressi tenuti  per  la  correzione  del  ca- 
lendario. Bensì  affermò,  che  la  meridia- 
na Vaticana  di  Danti  fu  la  seconda  dopo 
la  prima  condotta  in  Roma  da  Manlio 
per  ordine  di  Augusto  (come  dissi  nel 
voi.  XLVIII,  p.  l8a  e  i85,  descriven- 
do l'uso  degli  obelischi, e  nel  voi.  Xl.l.Y, 
p.  i34  e  l35,  parlando  degli  orologi), 
con  l'uso  dell'obelisco  ora  ili  Monte  Ci- 
torio,  quale  meridiana  ritenendosi  uni- 
forme a  quella  poi  collocata  sulla  piana 
di  s.  Pietro,  il  Calandrelli  a  questi  io 
esattezza  dà  la  prefèrenaa.  Digli  antichi 
iservatoi'ii  e  specoli"  ili    Roma,  in  un  a 


PAL  203 

quella  del  collegio  romano,  pai  lai  nel  voi. 
XIV,  p.  201  e  202  ;  di  quella  del  duca 
Caetani,  nel  voi.  VI,  p.  218;  dell'osser- 
vatorio astronomico  de\\' università  ro- 
mana, situato  in  Campidoglio,  feci  cenno 
nel  voi.  I,  p.  4{>  laonde  può  vedersi  Pie- 
tro Biolchini:  Notizie  istoriche  intorno 
all'osservatorio  del  Campidoglio,  Roma 
184.1.  Il  n.°  82  del  Diario  di  Roma 
1847  pai'a  dello  stato  di  questo  osser- 
vatorio e  delle  osservazioni  ivi  fatte.  Nel- 
l'ottobre 1848  il  duca  d.  Mario  Maxi- 
mo ministro  de'  lavori  pubblici,  ordinò 
una  meridiana  nel  Castel  s.  Angelo  e  se 
ne  incominciarono  i  lavori:  dipoi  nelle 
Tavole  orarie  del  prof.  Ignazio  Calan- 
drelli, si  propone  la  detta  costruzione  per 
rendere  più  sensibile  il  mezzodì  vero. 

Gregorio  XIII  successivamente  per- 
fezionò ne' suoi  ornati  la  sala  regia  ;  di- 
spose meglio  con  nuovi  restauri  la  sala 
ducale;  con  pitture  fece  adornare  la  1/ 
e  2."  camera  de'  paramenti,  parte  della 
cappella  Sistina  eia  volta  della  Paolina. 
Con  nuovi  colori  eziandio  fece  ricoprile 
la  sala  vecchia  degli  svizzeri  e  la  cappella 
privata  di  Nicolò  V,  ed  alzò  la  volta  nel- 
la sala  di  Costantino,  nelle  stanze  di  Raf- 
faele. Compì  la  sala  vecchia  de'  palafre- 
nieri. Adornò  di  pitture  e  di  stucchi  il 
braccio  del  i.°2.°e  3.°  loggiato  esistenti 
sopra  la  fontana  di  s.  Datuaso.  Fece  la 
cappella  comune  nell'appartamento  dei 
principi  forestieri,  descritta  nel  voi.  IX, 
p.  1  5S,  e  compì  le  stanze  del  medesimo. 
Decorò  con  ornati  e  pitture  le  stanze  del- 
l'archivio segreto.  Pel  passeggio  de' Papi 
costruì  la  magnifica  galleria  delle  carte 
geografiche,  onde  chiudere  il  teatro  di 
Belvedere,  dalla  Torre  Borgia  al  pai  1? 
zo  di  Pio  IV;  nella  quale  dipoi  solevano 

trattenersi  i  cardinali  nella  vigilia  di  Na- 
tale, quando  avea  luogo  la  cena  e  la  cui 
tata  pastorale  nella  sala  di  Costantino, 
al  modo  narrato  nel  voi.  IX,p  to5.  Gre- 
gorioXIII  alloggiò  nell'anno  santo  1  "-  5 
nell'appartamento  d'Innocenzo  \  I  II.  I  1 
neslo  figlio  d'  Alberto  duca  di  Baviei  1 


264  PAL 

col  seguito  eli  60  persone,  dopo  averlo 
fatto  trattare  per  tutto  lo  stato.  Lo  stes- 
so fece  col  suo  cugino  Carlo  Federico 
principe  ereditario  di  Cleves  e  Juliers, 
che  vi  morì  di  vaiolo  a'  9  febbraio  e  fu 
sepolto  nel  luogo  detto  al  voi.  XXIX, 
p.  1  io;  il  granduca  di  Toscana  France- 
sco Maria,  ed  il  duca  di  Parma  Ottavio, 
con  tutta  la  corte  nelle  stanze  di  Belve- 
dere splendidamente.  11  Palazzo  Quiri- 
nale (/"'.)  riconosce  il  principio  da  Gre- 
gorio XIII.  Pei  motivi  detti  nel  voi.  IX, 
p.  1  53,  e  coi  disegni  di  Domenico  Fonta- 
na, altri  aggiungono  Giacomo  della  Por- 
ta, Sisto  V  gittò  i  fondamenti  ed  inco- 
minciò il  magnifico  palazzo  dalla  parte  o- 
rienlale  nel  cortile  poi  detto  di  s  Damaso, 
in  oggi  abitazione  ordinaria  dei  Papi,  e 
chiamato  palazzo  nuovo,  per  distinzione 
dal  vecchio  ;  fece  le  scale  segrete  per  scen- 
dere dalla  sagrestia  della  cappella  Sistina 
alla  contigua  basilica  (  nella  quale  per 
essa  tuttora  vanno  i  Papi  recandovisi  par- 
ticolarmente e  colla  Camera  segreta)  e 
sagre  grotte;  e  restaurò  le  pitture  di  det- 
ta sala  di  Costantino,  non  che  molti  luo- 
ghi del  palazzo.  Eresse  nel  centro  del 
vasto  cortile  di  Belvedere  la  biblioteca 
Vaticana,  delle  cui  pitture  tenni  anche 
proposito  nel  voi.  XXXVIII,  p.  1  18  e 
seg.,  e  ripristinò  nel  palazzo  la  stampe- 
ria. Decorò  la  piazza  dell'  Obelisco  Vali- 
ratio  (fy.),  con  l'opera  dello  stesso  Fonta- 
na (cui  die  per  slemma  uu  obelisco  d'oro 
in  campo  azzurro)  e  fu  il  primoPapa  che 
morì  nel  palazzo  Quirinale  nel  1  5qo,  ed 
il  primo  i  cui  precordi  furono  deposti  nel- 
la vicina  chiesa  de'ss.  Vincenzo  e  Anasta- 
sio, come  praticasi  tuttora,  sebbene  i  Pon- 
tefici muoiano  al  Vaticano:  quel  li  che  qui- 
vi terminarono  di  vivere,  sono  notati  nel 
voi.  XLV,  p.  190,  191,  insieme  a  quelli 
i  cui  precordi  furono  tumulati  nella  ba- 
silica di  s.  Pietro.  Gregorio  XIV  abbellì 
con  stucchi  dorati  e  pitture  le  camere  su? 
periori  di  Gregorio  XIII,  ampliando  l'ap- 
partamento di  torre  Boi  già,  che  descrissi 
a  Museo  Vaticano,  come  ora  facenti  par- 


PAL 

te  della  pinacoteca.  Stabilì  megliola  sepa- 
razione delle  funzioni  della  coronazione 
e  possesso,  poiché  colle  erezioni  dei  palaz- 
zi di  s.  Marco  e  Quirinale,  era  cessalo  il 
motivo  per  cui  i  Papi,  dopo  coronati  in 
Vaticano,  subito  si  recavano  al  Laterano 
pel  possesso  e  vi  restavano  ad  abitare.  Cle- 
mente Vili  nel  i5g2  fu  il  primo  che  par- 
tì dal  Quirinale  per  la  funzione  del  pos- 
sesso ;  tutla volta  altri  successori  partiro- 
no dal  Vaticano,  e  Pio  VI  per  ultimo. 
Clemente  Vili  proseguì  e  compì  il  palaz- 
zo di  Sisto  V,  e  sue  pure  sono  la  regia  sa- 
la Clementina  che  abbellì  di  marmi  pre- 
ziosi e  pitture,  eia  cappella  segreta  del- 
la nascita  di  Gesù  Cristo,  descritta  nel 
voi.  IX,  p.  i53.  Questo  quadrato  di  pa- 
lazzo, quasi  tutto  staccato  dall'immensa 
vastità  dell'antico  e  connesso  solamente 
da  un  angolo,  Sisto  V  lo  concepì  non  solo 
con  tutti  i  comodi  e  la  magnificenza  con- 
veniente, ma  perchè  godesse  aria  perfetta 
l'eresse,  non  come  gli  altri  vecchi  apparta- 
menti, verso  il  bosco  e  la  campagna,  ma 
verso  la  città  che  eminentemente  domi- 
na. Egli  lo  alzò  dal  piano  terreno  col  di- 
visamente che  il  piano  terreno  del  pa- 
lazzo rimanesse  superiore  ai  portici  di  s. 
Pietro,  appoggiandolo  ad  un  fianco  del 
cortile  delle  loggie  o  di  s.  Damaso.  Aven- 
dogli impedito  la  morte  di  compirlo,  ciò 
effettuò  Clemente  Vili,  proseguendo  il 
disegno  di  Domenico  Fontana.  In  que- 
sto agiatissimo  e  sontuoso  palazzo  non 
vi  sono  molte  cose  spettanti  alle  belle  ar- 
ti, come  dirò,  essendo  ciò  provenuto  dal- 
l'abitare alternativamente  il  nuovo  pa- 
lazzo Quirinale  i  Papi,  i  quali  non  solo 
ad  esso  profusero  le  loro  cure,  ma  per  la 
centrale  situazione  e  purezza  dell'  aria 
preferirono  nella  più  parte.  Clemente 
Vili  inolile  fortificò  il  cortile  di  Belve- 
dere con  4  piastroni,  che  gli  servono 
anche  d'ornamento,  e  nelle  parti  vecchie 
eresse  salee  corsie.  Nell'anno  santo  1600 
alloggiò  in  questo  palazzo  il  cardinal  An- 
drea d'Austria,  e  morendovi,  il  Papa  lo 
assistè,  celebrando  nella  sua  camera  e  co- 


TAL  PAL  iCr> 
inimicandolo;  avendo  pure  ivi  visitato  si  in  queir  orticolo,  e  per  non  dir  ai- 
prima  di  nutrire  il  cardinal  Badzvil,  e-  tro  edificò  due  gran  pilastroni  nel  cortile 
gualmente  da  lui  ospitato  pel  giubileo,  di  Belvedere  e  le  gran  fontane  eolla  sua 
Paolo  V  eresse  l'edilizio  a  torre  Bor-  acqua  Paola  erette  ne' giardini, che  sgor- 
gia, donde  perle  stanze  pontificie  si  di-  ga  dal  tònlanone  in  cima  alla  macchia 
scende  al  giardino  boscareccìo,  chiuse  da  o  bosco;  della  quantità  ti' acqua  conces- 

quella  parte  le  camere  del  palazzo,    per  sa  al   Valicano,  parlai  nel  voi     XXV,    p. 

l'addietro  aperte  con  porta,  però  munita  if>j,  1 65,  ed  a  p.  1  j  j  dissi  della  uia- 
ili  «rossi  stipiti,  e  circondò  il  giardino  di  gOÌ6ca  Ionie  della  piazza  Vaticana  ilal 
salile  mura,  erigendovi  Ire  ampie  porte,  lato  del  palazzo,  opera  dell'ingegno  di 
Costruì  lo  spazioso  stradone,  il  quale  dal  Maderno,  e  diquella  incontro  di  Clemcn- 
vastissimo  arco  clie  tiene  a  capo,  [torta  le  X.  Sull  acqua  con  cui  l'aolo  V  arrie- 
al  superiore  boscareccio  e  giardino  di  chi  il  palazzo  e  giardino  Vaticano,  ve- 
Belvedere,  e  divide  il  palazzo  daigiardi-  dasi  il  Cassio,  Corso  delle  aeque  t.  i,  p. 
ni.  Altro  edilìzio  o  palazzo  edificò  sul-  377 e seg.,ilquale descrive  ancora  il  fon- 
l'area  di  quello  d'Innocenzo  Vili,  ingran  te  con  elie  nella  piazzetta  detta  antica- 
parte  diroccato.  Ristorò  le  sale  edificate  inente  della  Panetteria,  ornò  il  prospet- 
da  Paolo  III,  dopo  aver  demolito  buona  lo  dei  portoni  che  conducono  al  palazzo 
paite  di  abitazioni  de' palatini  ed  il  porli-  e  al  giardino,  a  pie  della  salita  per  cui 
CO  eretto  da  Alessandro  VI, attesa  lamio-  si  va  alla  zecca  ed  al  forno  e  abitazioni 
va  giunta  e  grandiosa  lacciaia  della  Da-  de  famigliari  di  scuderia;  la  fonte,  pure 
silica  ;  indi  ampliò  e  spianò  l'immensa  di  Maderno,  è  composta  in  5  tazze  gra- 
piazza.  Per  consci  vaie  la  memoria  degli  duate  con  conca  ottagona,  a'nosli  i  gior- 
edifizi  nominati  ed  altri  distrutti,  Paolo  ni  fu  rimodernala  in  miglior  forma  da 
Y  li  fece  dipingere  nelle  pareti  del  pa-  Gregorio  XVI.  A  p.  3~  7  narra  poi  che 
lazzo,  come  si  ha  da  Ciacconio.  Eresse  l'aolo  \  diseppellì  nel  cortile  ili  Belve- 
ancora  una  gran  porta  di  marmo  d'  or-  dere  il  gran  calino,  conca  o  piatto  per 
dine  composito,  adorna  di  fronte  da  due  bagni,  rotondo  e  di  marmo  oumidico, 
colonne  egizie,  al  ili  sopra  da  due  auge-  trasportatovi  nel  i5io  dalle  terme  ili 
lidi  marmo  grandissimi,  sostenendo  l'or-  Tito  da  Giulio  II.  Quindi  su  muro  e  La- 
nato  di  bellissimo  musaico  con  sopra  la  se  intagliata  collocò  la  tazza  sferica,  a- 
BU8  arme  Borghese,  i  quali  sei  vivano  co-  venie  nel  mezzo  copioso  zampillatile  si- 
ine di  base  all'eminente  torre  in  cui  era  Ione,  e  4  fiàlole  s'innalzano  ilalla  conca 
l'orologio  pubblico,  con  diverse  campa-  bassa.  Inolile  il  Cassio  riporta  due  ana- 
ne pel  duplice  suono  dalie  ore.  Nella  pon-  loglie  iscrizioni  di  Paolo  V,  una  delle 
ti  fi  eia  sacca  è  il  conio  che  ci  ricorda  la  quali  giustamente  dichiara  che  Giulio  II 
porla  e  l'orologio,  coli' epigrafe  :  Palatii  trovò  e  qui  trasportò  la  granconca,che 
/  aticaiu  l'ordì  Restiutta.  Ma  la  porta  e  il  Venuti  dice  di  granito  orientali-,  eoa 
l.i  Ione  furono  gettata  a  terra  da  Ales-  io5  palmi  di  circonferenza,  essendo  Sta- 
sandro  \  1 1,  quando  nobilitò  la  pia/za  coi  lo  architetto  di  SÌ  maestosa  funi. ma  il 
Corridori  senati  e  colonnato.   Pece  inol-  .Maderno.  A   p.  3cj  j   il  Cassio  traila  ilei 

tre  l'aolo  \   dipingere  la  camera  sopra  suddetto  fonie  di  Clemente  X,  e  sua  quan« 

il  suddetto  arco,  la  cappella  dell' appar-  tiiìi  d'acqua. 

lamento  di  Giulio  HI,  la  .sala  del  con-  l  rbono  \  III  assegnò  il  luogo  per  li 

intoni,  ed   altra  sala  nell' appartamene  daini, 1,  perla  demolizione  di  quella  di 

lo  di  Clemeute  \  III,  l'archivio  segreto  Innocenzo  \  IH  (alta  da  l'aolo  \  ,  la  cui 

che  meglio  sialuli  presso  la    biblioteca  porta  ènei  1.'  pianodelle  loggie,  incon- 

[la  quale  ampliò  e  abbellì),  siccome  dis-  tiu  alla  gran  ringhiera;  omo  iu  parte  il 


2G6  PAL 

loggione  del  2.°  piano;  eresse  nell'appar- 
tamento di  s.  Pio  V  quella  cappella  che 
descrissi  nel  voi.  IX,  p.  i58,  oltre  di  a- 
•vere  ornato  l'ingresso  della  segreta  at- 
tuale e  fatto  dipingerla,  in  un  ad  alcune 
stanze  ed  a'  mezzanini  del  corrisponden- 
te appartamento.  Indi  restaurò  la  volta 
e  il  gran  corridore  della  Cleopatra,  e  no- 
bilitando il  sottoposto  corridore  lo  desti- 
nò ad  armeria  pontificia,  fornendola  di 
gran  copia  d'armi  e  militari  strumenti, 
di  che  tenni  proposito  nel  voi.  XLV,  p. 
i  17;  oltre  di  avere  aumentato  le  mura 
e  i  bastioni  della  Città  Leonina.  Gli  udi- 
tori di  rota  avendo  l'uditorio  nel  palaz- 
zo fin  da  quando  Gregorio  XI  vi  rista- 
bilì la  residenza  papale,  Urbano  Vili  gli 
destinò  apposito  luogo  e  stanze,  in  vece 
del  demolito  da  Paolo  V,  con  cappella  e 
campana.  Del  rinvenimento  dell'  acqua 
saluberrima  fatto  da  Urbano  Vili  nel 
colle  Vaticano,  dal  suo  cognome  chiama- 
ta Barberina  e  generalmente  delle  Api, 
che  in  numero  di  tre  formano  il  suo 
stemma,  come  della  fonte  che  vi  eresse 
ove  la  trovò  appiè  della  salila  carrozza- 
bile sotto  il  portico  occidentale  del  cor- 
tile di  Belvedere, parlai  nel  voi.  XXV,  p. 
1  5g,  ove  pure  notai  come  Gregorio  XVI 
con  macchina  idraulica,  con  direzione  del 
sotto  foriere  cav.  Martinucci,  la  fece  sali- 
re sino  al  tetto  del  palazzo,  e  utilmente 
dispensare  all'appartamento,  credenza  e 
cucina  pontificia,  ed  a  diverse  abitazioni 
de'famigliari,pel  quale  beneficio  fu  eret- 
ta dal  maggiordomo  Massimo  quell'iscri- 
zione marmorea  che  riporta  1'  avv.  con- 
cistoriale De  Dominicis  a  p.  53,  Dissert. 
de  operibus  publicis.  Finalmente  avver- 
te il  Cassio  che  l'acqua  delle  Api  è  affat- 
to diversa  da  quella  di  s.  Damaso,come 
credeva  il  volgo.  Dell'acqua  raccolta  uel 
monte  Valicano  dal  Papa  s.  Damaso  I, 
onde  ne  prese  il  nome,  pel  nocumento 
che  recava  alla  basilica  e  corpi  de'  ss. 
martiri;  del  fonte  da  lui  eretto  nell'atrio 
della  basilica  anche  per  battisterio  (cioè 
a  sinistra,  essendo  il  fonte  di  Papa  s.  Sina- 


PAL 

maco  a  destra  del  portico);  di  quello  col- 
la stessa  acqua  eretto  da  Innocenzo  X, 
con  architetture  ed  opere  scultorie  e  suoi 
stemmi  del  cav.  Algardi  (il  cui  bassori- 
lievo nel  corpo  della  vasca,  rappresen- 
tante la  storia  di  s.  Clemente, divenne  in- 
visibile pel  tartaro),  nel  cortile  delle  log- 
gie  di  Raffaele  o  di  s.  Damaso,  ragionai 
ne' voi.  XII,  p.  i5i,  XXV,  p.  159,  e 
XXXVII,  p.  194.  Parlando  il  Cassio  a 
p.  4'7  e  seg-  dell'acqua  di  s.  Damaso 
rinvenuta  da  Innocenzo  Xche  ne  risar- 
cì il  condotto,  rimarca  che  s.  Damaso  I 
fu  il  i.°  Papa  che  introdusse  l'acqua  in 
Roma  e  con  nuovo  acquedotto  dispen- 
dioso, avendo  origine  1'  acqua  nel  sito 
detto  s.  Antonino,  non  molto  fuori  di 
porta  Cavalleggieri;  acqua  chiarissima  e 
salubre,  ch'egli  con  ragionamenti  vuol 
provare  andasse  dispersa  sotto  Adriano 
1  nell'VlIl  secolo,  indi  introdotta  nel  pa- 
lazzo Vaticano  da  Innocenzo  X  e  dira- 
mata al  forno  pontifìcio,  al  palazzo  del- 
la congregazione  del  s.  Oilìzio  con  fonte 
saliente  sulla  t.a  loggia,  alla  zecca  papa- 
le e  sotto  l'arco  di  mezzo  della  gran  log- 
gia del  palazzo  nel  cortile,  che  perciò  al- 
lora prese  il  nome  di  s.  Damaso.  Questo 
fonte  formasi  di  larga  conca  di  marmo 
bianco,  avente  nel  centro  un  piedistallo 
scolpito  su  cui  posa  ovata  tazza,  dalla 
quale  continuando  a  salire  più.  assotti- 
gliato il  di  lei  sostegno,  finisce  in  for- 
ma di  giglio  ,  stemma  d'  Innocenzo  X  , 
dalla  cui  cima  esce  saliente  sifone;  men- 
tre due  delfini  marmorei  ne'  laterali  pi- 
lastri dell'arco  spandono  dalle  loro  boc- 
che altra  acqua  nella  tazza.  Il  tutto  ce- 
lebra la  lapide  posta  sull'architrave.  Tut- 
tavolta  il  Fea,  in  diverse  opere,  massi- 
me nella  Storia  citile  acque, p.  41  e  3  1  8, 
dichiara  quest'acqua  falsamente  attri- 
buita a  s.  Damaso  I,  essere  l'acqua  di 
Belvedere  condotta  da  Giulio  II,  solo  a- 
verla  da  Belvedere  coudotta  Innocenzo 
X  e  decorata  con  vaga  mostra  di  mar- 
mi, a  comodo  del  palazzo;  doversi  per- 
ciò chiamare  acqua  Giulia,  perchè  Giù- 


P  AL 
lio  dal  luogo  detto  s.  Antonino  la  portò 
all'  altezza  di  Belvedere,  e  che  le  acque 
da  s.  Dainaso  I  allacciate  erauo  solo  dei 
mouti  e  perciò  ben  diverse  da  questa 
sorgente  alta.  II  Fea  riporta  tutti  gli  au- 
tori che  ripeterono  l'errore,  compreso 
Chatlard,  e  li  confuta  nella  loro  inter- 
pretazione dell'  acqua  di  Belvedere  per 
quella  di  s.  Damaso  I. 

Alessandro  VII  non  volendo  che  la 
magnificenza  della  basilica  Vaticana  an- 
dasse disgiunta  da  quella  della  piazza,  in 
cui  torreggia  l'ampia  e  alla  mole  del  pa- 
lazzo Valicano,  la  decorò  con  portici  e 
semicerchi  d'imponente  e  maestoso  co- 
lonnato, terminato  poi  da  Clemente  IX, 
per  cui  il  quartiere  delja  guardia  •svizze- 
ra ebbe  demolite  diverse  abitazioni.  lJer 
lo  stesso  oggetto  quella  parte  di  fabbrica 
rispondente  alla  piazza  Vaticana,  eretta 
da  Giulio  II  e  Leone  X,  ed  ornala  nel- 
l'esterno da  Paolo  V,  la  ridusse  in  (òrma 
di  cembalo  con  pubblico  orologio:  in 
questa  fabbrica  ha  l'appartamento  il  car- 
dinal prò -datario,  il  cui  ingresso  è  al 
principio  del  piccolo  corridoio  che  dalla 
sala  ducale  conduce  alle  loggie  di  Bafl'ae- 
le.  Inoltre  innalzò  la  scala  regia,  descrit- 
ta nel  voi.  Vili,  p.  i  36;  adornò  con  ar- 
co e  panneggiamento  le  sale  ducali,  le 
quali  da  due  ridusse  cosi  ad  una  ;  nella 
volta,  nelle  lunette,  nelle  fregiature  e  nel 
cornicione  sono  pitture  di  ornati,  di  sto- 
riette,  d'armi,  di  pattini,  di  grottesche, 
di  geroglifici,  d'imprese  e  di  paesi,  il  tut- 
to a  buon  fresco:  fra  le  storielte  rimar- 
chevoli sono  quelle  di  Ercole.  Alessan- 
dro VII  perfezionò  le  pitture  del  3.° 
braccio  del  a.°  loggiato  e  della  volta  del- 
la cappella  Segreta;  abbellì  la  galleria  e 
il  prossimo  archivio  segreto,  aumentan- 
do la  librerìa  con  quella  del  duca  d'Ur- 
bino. Stabilì  che  le  Congregazioni  dei 
cardinali  (/'.)  si  tenessero  nel  palano 
apostolico,  collidasi  incornine  iato  a  Li 
ic  da  Cleaaente   Vili;  destinando  nel 

|658  pei    i'sm    lo<  il;   ['i  _;li  alt  Invi,    uno 

•li  quali  assegnò  pei  le  lettere  denunzi. 


PAL  267 

Al  presente  le  camere  per  dette  congre- 
gazioni e  per  quelle  dei  tribunali  prela- 
tizi, sono  nel  [."loggiato  del  cortile  di 
s.  Dainaso.  Contiguo  al  palazzo  e  al  giar- 
dino, dal  lato  del  casino  di  Pio  IV,  corri- 
spondente al  fonte  de'  Torroneini,  tras- 
portò la  Zecca  pontificia,  della  quale 
discorro  nel  voi.  XLVI,p.  1  iG;  e  per  al- 
cuni giorni, come  notai,  nell'appartamen- 
to d'Innocenzo  Vili,  vicino  a  Tot  dei 
l 'enti,  alloggiò  la  regina  di  Svezia  Cristi- 
na. I  successori  non  mancarono  di  curare 
la  conservazione  del  palazzo,  quindi  Cle- 
mente XI  restaurò  il  nicchione  di  Bel- 
vedere e  contiguo  palazzetto,  risarcì  le 
pitture  della  biblioteca,  delle  cappelle 
Sistina  e  di  Nicolò  V,  le  stanze  di  Raf- 
faele, per  non  diredi  allri  luoghi  ;  fu  pure 
benemerito  de' giardini,  delle  loro  fonti, 
giuochi  d'acqua  e  viali.  Aumentò  l'ar- 
meria, eresse  tre  pilastroni  nel  cortile  di 
Belvedere,  e  dalla  villa  di  Papa  Giulio 
III  trasportò  nel  cortile  ottagono  delle 
statue  la  mirabile  gran  tazza  di  porfi- 
do, che  Pio  VI  collocò  nella  sala  roton- 
da del  Museo.  A  Palazzi  pontificii  ho 
notato  come  i  Papi,  da  Clemente  XI  al 
regnante,  alternarono  la  loro  resilienza 
nel  Quirinale  e  nel  Vaticano,  rimarcando- 
ne l'epoche.  Inoltre  definitivamente  Cle- 
mente XI  terminò  gli  ornati  del  colon- 
nato della  piazza  Vaticana,  ponendo  le 
statue  sulle  balaustre  in  cima  ai  vestiboli 
o  gallerie  coperte.  Benedetto  XIII  dopo 
avere  ridotto  l'appartamento  domestico 
al  modo  semplice  detto  nella  sua  bi 
ha,  adornò  di  nuovi  altari  di  marmo  le 
cappelle  di  Xicolò  V,  s.  Fio  V,  s.  Pietro 
martire;  eresse  quella  del  Rosario,  ili  cui 
feci  parola  nel  vol.lX.p.  1  )  >.  dicendo  di 
altre,  e  avendo  riferito  a'Ioro  luoghi  gli 
altari   che   consagrò.  Aumento  le  abita- 

rioni  nel  cortile  degli  archi  vii,  < . 

troni  nel  cortile  di  Belvedere,  >  ! 
Bggiunseabbellimen li  nell'appartamento 
presso  1  or  de  \  enti  t  il  ni<  cbione  ;  così 
m  quelli  de'nipoti  de'Papi,  poi  del  mae- 
stre di  La  uri  a  ed  oia  del  cardinal  segre* 


2G8  P  A  L 

tario  di  stato,  ed  abitato  talvolta  anche 
da  quel  Papa,  e  nell'altro  superiore dét- 
l'archiatro,  poi  del  primo  aiutante  di  ca- 
mera, ora  del  cameriere  segreto  guarda- 
roba, essendovene  memorie  in  ambedue 
(  con  scaletta  segreta  che  dalle  intime 
camere  pontifìcie  conduce  ai  due  appar- 
tamenti); finalmente  chiuse  il  giardino 
segreto  o  della  Pigna,  con  gran  casotto 
per  riporci  i  vasi  d'agrumi  e  di  fiori,  ove 
poi  Pio  VII  eresse  il  suo  museo,  moren- 
do nel  palazzetto  presso  Tor  de'  Venti 
nel  iy3o.  Clemente  XII  aggiunse  nuo- 
va e  lunga  corsia  alla  biblioteca,  che  pu- 
re aumentò;  ingrandì  e  abbellì  1'  arme- 
ria. Questa  meglio  venne  poscia  ridotta 
da  Benedetto  XIV,  che  nella  libreria  for- 
mò il  museo  sacro  e  posevi  altre  cose  pre- 
ziose, di  cui  parlo  purea  Palazzo  Carpe- 
gxa.  Nel  cortile  di  Belvedere  Benedet- 
to XIV  edificò  due  pilastrini  e  ridusse  a 
miglior  forma  l'emiciclo  ;  rese  vantaggi 
alla  coltura  e  forma  de'  giardini  segreto 
e  boscareccio,  e  restaurò  diverse  abita- 
zioni. Clemente  XI li  coprì  con  letto,  vol- 
ta e  pareti  laterali,  la  gran  loggia  che  vie- 
ne dopo  la  galleria,  che  da  un  secolo  era 
rimasta  scoperta  con  grave  danno  del  sot- 
toposto braccio  di  libreria  ;  dipoi  com- 
piendo Pio  VI  la  copertura  di  un  tratto 
di  loggia  eh' era  vi  rimasta.  Inoltre  Cle- 
mente XIII  ridusse  a  simmetria  i  cortili 
di  s.  Damaso  e  de)  maresciallo  del  con- 
clave; con  due  pilastroni  compì  quelli 
del  gran  cortile  di  Belvedere,  ove  si  ve- 
dono le  armi  de'Papi  che  li  costruirono; 
ristorò  anche  con  pitture  l'appartamento 
della  contessa  Matilde;  rifece  il  cortile  e 
la  scala  che  conduce  alle  slauze  del  tri- 
bunale della  rota,  ornandole  in  uu  alla 
cappella;  e  per  non  dire  di  altri  miglio- 
ramenti, rifece  alcune  abitazioni  nel  cor- 
tile del  tinello  de'palafienieri.  Del  tinel- 
lo, panetteria  e  parti  di  palazzo,  ho  par- 
lato a  Palazzi  apostolici. 

Clemente  XIV  cominciò  il  museo,  il 
quale  fu  magnificamente  proseguito  da 
Pio  VI,  cou  grandiosi  edilìzi,  descritti  a 


PAL 

Museo  Vaticano.  Nel  1783  Pio  VI  al- 
loggiò nel  palazzo  1'  elettore  di  Baviera 
Carlo  Teodoro,  di  cui  era  stato  ospite  a 
Monaco;  beneficò  la  biblioteca  e  miglio- 
rò i  giardini.  Mentre  Pio  VI  vi  dimora- 
va nel  1798,  i  repubblicani  francesi  in- 
vasero Roma  ,  proclamarono  a'  1  5  feb- 
braio la  repubblica  romana,  onde  il  com- 
missario Haller  svizzero,  con  feroce  bal- 
danza, si  recò  ad  annunziarglielo.  Quin- 
di a' 1  7  dello  stesso  mese,  in  nome  della 
repubblica  francese,  s'impadronì  il  com- 
missario del  vastissimo  edifizio,  impron- 
tando per  tutto  il  suo  sigillo.  Nell'appar- 
tamento del  Papa  s'impossessò  della  sua 
privata  importantissima  biblioteca  e  ric- 
ca guardaroba,  formate  da  Pio  VI  con 
acquisti  ocon  doni  o  con  lascili.  Consigliò 
arrogantemente  Pio  VI  a  partire  da  Uo- 
ma  e  ritirarsi  nel  palazzo  di  Castel  Gan- 
dolfo,  ovvero  in  Toscana,  ed  in  questa 
violentemente  fu  portato,  a'  20  febbraio 
lasciando  per  sempre  il  prediletto  Vati- 
cano, un'ora  avanti  l'alba.  Indi  seguiro- 
no le  depredazioni  dei  francesi  nel  palaz- 
zo, narrate  dal  Baldassarre  Relazione  dei 
patimenti  di  Pio  FI,  t.  2 ,  p.  346  e  seg. 
Pio  VII  eletto  nel  i8oo,fu  poi  deportato 
dagl'imperiali  francesi  nel  1809,  i  qua- 
li s'impadronirono  anche  del  palazzo  Va- 
ticano. Ritornando  nel  181  4  Pio  VII  in 
Roma,  abbellì  con  pitture  come  Pio  VI 
un  braccio  della  biblioteca,  che  pure  in  al- 
tri modi  rese  più  pregievole,  e  diede  no- 
vello lustro  al  museo  coll'aggiunta  d'altro 
dal  suo  cognome  detto  Chiaramon  ti,  e  de- 
scritto a  Museo  Vaticano.  Ai  lati  delle  fi- 
nestre della  galleria  di  Gregorio  XIII,  fe- 
ce collocare  72  erme  antiche  di  marmo  as- 
sai belle  e  parecchi  seddi.  Leone  XII  vo- 
lendo ripristinare  la  residenza  pontificia 
in  questo  palazzo,  lo  ristorò  in  molte  parti, 
si  recò  ad  abitarlo  a'  7  maggio  182  \,  e 
vi  restò  finché  visse.  Collocò  lo  studio  del 
Musaico  (F.)  in  uno  de'  bracci  della  gal- 
leria di  Belvedere,  con  ingresso  nel  corti- 
le di  s.  Damaso;  ed  in  fondo  a  quello  di 
Belvedere  vi  pose  lo  studio  per  restau- 


PAL 
rare  le  sculture  antiche.  Aumentò  con 
nuova  fàbbrica  il  quartiere  degli  svizzei  i, 
ed  istituendo  la  parrocchia  de  palazzi  a- 

postolici ,  vi  comprese  il  palazzo  \  atica- 
110  ;  assegnò  pei  parrocchiani  la  cappella 
Paolina  e  per  vice-parroco  il  p.  sotto  sa- 
ggista sempre  in  esso  residente  ,  dichia- 
rando parroco  il  sagrista.  Dispose  che  i 
battesimi  continuassero  alarsi  nella  con- 
tigua basilica,  antica  parrocchia  del  pa- 
lazzo, e  la  chiesa  esponente  fosse  quella 
de'ss.  Michele  e  Magno,  succursale  del- 
la stessa  basilica, di  cui  trattai  uè' voi.  XII, 
p.  1 85, a 38,  32",  \.\IX,p.  1 1 3, 281. Di 
questa  chiesa  abbiamo  del  Torrigio  :  Nar- 
razione dell'  origine  dell'  antichissima 
chiesa  ec.  con  la  vita  di  s.  Magno,  Pio- 
ma  1 629.  Parlando  de'funerali  de'  fami  • 
gliari  pontificii]  notai  ove  si  fecero,  ed  a 
P  u.  \ti\i  le  avvertenze  per  chi  muore  nel 
palazzo  apostolico. 

Gregorio  XVI  amò  assai  la  maestosa 
residenza  del  Vaticano  ,  celebratissima 
per  isteriche  e  venerabili  memorie,  e  nel 
suo  lungo  pontificato  1'  abitò  ogni  anno 
pei'  più  ili  8  mesi,  ed  in  esso  soavemen- 
te rese  l'anima  al  Creatore.  Nei  grandio- 
si restauri,  riparazioni,  innumerabili  ab- 
bellimenti, e  incremento  di  splendore  che 
léce  a  questo  immenso  complesso  di  edi- 
li/i, emulò  le  glorie  e  i  fasti  de' più  ma- 
gnifici suoi  predecessori  verso  il  mede- 
simo, poiché  sempre  indefesso  e  con  som- 
mo zelo  uni  alle  molteplici  cure  del  sa- 
cro principato,  l'amore  il  più  vivo  per  la 
conservazione  degli  antichi  monumenti  e 
degli  oggetti  delle  belle  arti,  che  sono  di 
tanto  splendore  e  vantaggio  a  Roma.  Te- 
mendo che  sortisse  da  Roma  la  super- 
ba collezione  di  quadri  dell'  inarrivabile 

Venceslao  Peter  tedesco,  che  nel  rappre- 
sentare ;d  viso  ogni  animale, ninno  potrà 
superili  lo  in  verità  e  diligenza,  l'acquistò 
nel  1 83 1,  lece  fiuti  a  tutti  nobili  cornici 
dorate  ,  nuli  vi  decorò  V  antica  sala  del 
concistoro,  da  Leone  XII  ridotta  a  biblio- 
teca privata;  poscia  con  dono  unì  alla  col- 
lezione il  bel  ritratto  dell'autore, eseguito 


P  A  L  269 

da  questo  istrsso.  La  collezione  si  com- 
pone :  del  grandioso  e  mirabile  quadro 
rappresentanteil  paradiso  terrestre; quin- 
di dei  grandi  quadri  del  l'ione,  della  lio- 
nessa  ,  della  tigre  ,  della  zebra  ,  del  cin- 
ghiale coi  cani, del  combattimento  tra  il 
lione  e  la  tigre  (questi  ultimi  tre  erano 
al  Quirinale,  e  Gregorio X\  I  li  riunì  alla 
collezione);  e  dei  minori  quadri  rappre- 
sentanti, due  ripetutamente  il  gallinac- 
cio, il  caprioche  fugge,  la  gallina  coi  pul- 
cini e  il  gallo,  le  lontre,  i  lepri,  ed  il  fal- 
co che  ha  rapito  una  palomba.  Fraspor- 
tò  la  galleria  de' quadri  presso  le  stanze 
di  Ralfaele  e  l'aumentò  di  alcuni;  pose 
gli  arazzi  di  Raffaele  nella  seguente  gal- 
leria, ed  in  quella  abbellita  da  Leone  XII 
e  Pio  Vili  ;  ordinando  cos'i  questa  parte 
del  museo,  la  riunione  progressiva  delle 
opere  di  Ralfaele  riuscì  mirabile.  Inoltre 
Gregorio  XVI,  presso  la  prima  di  dette 
gallerie,  nella  sala  sovrastante  l'arco  e 
facente  parte  dell'  edifizio  aggiunto  da 
Paolo  V  ,  donde  si  cala  in  giardino  per 
la  scala  segreta  ,  precisamente  tra  1'  ap- 
partamento di  s.  Pio  V  e  la  galleria  di 
Gregorio  XIII  ,  fece  collocare  22  facsi- 
mile dei  pilastri  dipinti  ad  ornato  den- 
tro le  loggie  di  Kallaele;  questi  fac-simi- 
le  ebbero  qui  regolare  simmetrica  dispo- 
sizione ,  e  fanno  bellissima  mostra:  essi 
■vennero  eseguiti  da  differenti  artefici  ro- 
mani, i  quali  v'impiegarono  moltissima 
arte  e  diligenza.  Primo  di  questi  fu  il 
biavissimo  Luigi  Fabiani  di  Riofrcddo, 
che  tanto  si  distinse  negli  ornali  e  negli 
animali.  Egli  è  inoltre  autore  dei  dise- 
gni ili  tutti  i  detti  pilastri  ,  avendoli  di- 
segnati già  e  dipinti  pel  re  d  Inghilter- 
ra, che  glieli  pagò  35  luigi  d'oro  ognu- 
no, a  ciò  prescelto  nel  concorso  di  108 
;n  listi.  Negli  acquistati  ila  <  ìregoi  io XVI 
il  Fabiani  dipinse  gli  animali  «•  molti  or« 
nati; gli  altri  artisti  furono  Sei  alino  Ce- 
s  11  etti  figurista,  Benedetto  Bacinetti  or- 
natista, e  Giuseppe  Foi  chieri  paesista  Lo- 
devole divisameli  lo  >li  Gregorio  \\  I  Fu 
l'acquisto  e  collocamento  de  suddetti  pi- 


57o  PAL 

lastri,  imperocché  in  tal  guisa  si  manterrà 
ne'  posteri  bella  e  verace  ricordanza  di  la- 
vori che  sempre  meritarono  V  ammira- 
zione di  tutti ,  e  che  per  colpa  del  tem- 
po, di  mano  in  mano  si  van  perdendo. 
Essendo  ciò  provenuto  dall'umidità  e  ac- 
qua che  filtrava  dal  pavimento  delle  ter- 
ze loggie  superiori,  queste  Gregorio  XYI 
chiuseconfìnestronionderimoverela  cau- 
sa di  sì  fatale  deperimento,  e  ad  un  tem- 
po magnificamente  restaurò  le  stesse  ter- 
ze loggie,  anzi  divisava  di  terminare  tut- 
te le  altre  o  non  compite  o  ridotte  a  sta- 
to infelice, se  le  circostanze  de'tempi  glielo 
avessero  permesso.  Ridusse  a  loggia,  on- 
de i  sovrani  e  le  persone  distinte  possano 
ricevere  le  solenni  benedizioni,  quel  trat- 
to di  tetto  che  copriva  il  vestibolo  o  cor- 
ridoio ove  risiede  la  guardia  svizzera  alla 
porla  di  bronzo  presso  I'  abitazione  del 
maggiordomo,  il  cui  ingresso  rimane  nel 
cortile  di  s.  Damaso.  Eondò  e  compì  i 
sontuosi  e  preziosi  Musei  Gregoriano  E- 
/rusco,  e  Gregoriano  Egizio,  ai  quali  ar- 
ticoli celebrai  ancora  chi  n'eseguì  il  ma- 
gnanimo divisamente:  le  finestre  dell'e- 
dilizio che  li  contengono,  rispondono  al 
cortile  degli  archivii  e  al  giardino  della 
Pigna.  Aumentò  il  museo  sacro  anche 
con  particolari  doni,  quali  compartì  pu- 
re alla  biblioteca  che  lo  contiene  (di  cui 
feci  menzione  nel  voi.  XLIV,  p.  80  e  81, 
in  uno  alle  celebri  collezioni  di  me- 
daglie e  cammei  perdute),  in  cui  for- 
mò una  preziosa  raccolta  delle  più  anti- 
che immagini  del  culto  cristiano,  secon- 
dato dallo  zelo  e  gusto  artistico  di  mg/ 
Gabriele  Laureani  primo  custode  della 
medesima.  Inoltre  riunì  alla  biblioteca 
l'appai  lamento  Borgia,  onde  gli  derivò 
doppio  ingresso  e  maggior  decoro,  restan- 
do così  alla  pubblica  vista  i  libri  stampati. 
Restituì  all'  antico  lustro  ed  abbellì  la 
magnifica  cappella  Paolina,  e  nella  Sisti- 
na fece  nuovamente  lumeggiare  a  oro  i 
bassorilievi,  ed  elevò  con  disegno  del  Mar- 
ti micci  la  stabilee  nobile  tribuna  pei  so- 
vrani. Non  solo  abbellì  la  camera  dei  pa- 


PAL 

ramenti,  quella  della  falda  e  la  scaletta 
che  vi  conduce,  presso  detta  Sistina,  ma 
alla  sagrestia  donò  nobilissimo  camice  ed 
i  ricchissimi  paramenti  simili  a  quelli  da 
lui  usati  nella  canonizzazione  de' 5  bea- 
ti, quali  avea  regalato  alla  s.  Casa  di  Lo- 
reto, come  dissi  nel  vol.XXXlX,  p.  265. 
Per  Gregorio  XVI  inoltre  fu  la  sagre- 
stia provveduta  di  suppellettili,  arredi  e 
abiti  sagri,  oltre  il  triregno  con  gemme, 
mentre  prima  l'usuale  era  ornato  di  talco. 
Gli  appartamenti  di  Gregorio  XIII,  mas- 
simamente quello  di  Clemente  Vili  sua 
ordinaria  abitazione,  in  un  alla  cappel- 
la segreta,  ricevettero  da  Gregorio  XVI 
quel  decoroso  ornamento  e  addobbamen- 
to nobile  e  grave  cui  si  addice  alla  mae- 
stà pontificia  :  1'  anticamera  segreta  e  la 
camera  d'  udienza  in  modo  particolare 
furono  ristorate  con  nuovi  eleganti  sof- 
fitti. Nelle  contigue  superiori  camere  e 
mezzanini  raccolse  libri,  stampe,  quadri 
e  oggetti  d'  aite  pregievoli  ,  pel  gusto  e 
trasporto  ardente  ch'ebbe  sempre  per  le 
scienze  e  per  le  arti.  Nell'appartamento 
del  cardinal  segretario  di  stato  e  sua  se- 
greteria, collocò  il  cardinal  segretario  per 
gli  affari  di  stato  interni  colla-Segreteria, 
ed  al  presente  vi  tiene  udienza  il  cardi- 
nal segretario  di  stato.  Nobilitò  l' ingres- 
so al  palazzo  dal  lato  dei  fondamenti  del- 
la basilica,  nel  modo  descritto  nella  la- 
pide marmorea  eretta  dal  maggiordomo 
Massimo  che  si  lei^e  nella  citata  Disserl. 
del  De  Dominicis  a  p.  5^,  insieme  a  tre 
altre;  cioè  una  celebra  I'  abbellimento 
dell'  ingresso  al  giardino  Vaticano,  l'al- 
tra lo  splendido  e  ameno  stato  cui  ridus- 
se tal  giardino,  la  terza  la  riunione  for- 
mata di  diverse  buone  acque  con  le  qua- 
li eresse  un  pubblico  fonte  presso  il  pri- 
mo de'  due  nominati  ingressi. 

Il  giardino  poi  ricevette  singolari  e  no- 
bilissimi abbellimenti  da  Gregorio  XVI, 
in  che  egregiamente  lo  servì  il  giardinie- 
re Sebastiano  Rinaldi  romano,  infatica- 
bile e  impegnatissimo  per  rendere  il  lim- 
ilo deimo  delle  sollecitudini  del  Politeli- 


PAL 

ce,  amante  del  decoro  del  principato  e 
del  Vaticano,  edella  sua  antica  rinoman- 
za e  lustro.  Nel  1 83 1  incominciò  a  re- 
staurare, abbellire  e  mobiliare  il  casino  di 
Pio  IV,  che  come  poi  dirò  ridusse  a  pic- 
colo museo.  Rialzò  tutte  lemma  del  giar- 
dinoda  Belvederesino  all'estremo  punto 
ov'  è  Porta  Pertusa  o  Viridaria  e  anche 
detta  Tre  Porte,  ingresso  ordinariamen- 
te chiuso,  come  vedesi  dai  suoi  stemmi 
marmorei,  e  gran  tratto  di  esse  restaurò, 
essendo  queste  mura  anche  del  circuito 
che  cinge  la  città,  praticandovi  nella  par- 
te interna  un  largo  viale  per  passeggia- 
re. Avanti  il  vasto  viale  della  giostra,  da 
un  lato  fatto  selciare,  nella  sottoposta  val- 
lecjuadrata,  chiusa  da  muri  e  da  due  can- 
celli di  ferro,  la  cui  area  è  circa  un  rub- 
ilo,formò  un  giardino  diviso  in  i  6  qua- 
dri con  disegni  arabeschi,  ed  in  4  col  bos- 
so si  formò  lo  stemma  pontificio,  con  o, 
fontane,  tra  le  quali  primeggiano  4  'a* 
terali,  e  principalmente  quella  del  centro 
per  struttura  ecopiad'acqua.  Questa  ma- 
gnifica fonte  consiste  in  tazza  di  granito 
con  ampia  conti 'o tazza  circondata  da  giuo- 
chi d'  acqua,  avente  ai  lati  4  staine  di 
marmo.  Sono  pure  d'ornamento  i.i\  gran 
vasi  con  bellissime  piante  d'  agrumi  su 
piedestalli,  disposti  simmetricamente, 
spalliere  di  piante  di  limoni  e  Portogal- 
li, ogni  sorta  di  fioriture  e  due  serre  di 
ananassi.  Nel  i83?.  Gregorio  XVI  ridus- 
se l'antica  macchia  o  bosco  a  giardino 
irregolare  detto  all'inglese,  diviso  in  viot- 
toli, boschetti,  aiuole  di  rose  ,  altri  fiori 
e  piante,  ed  abbellito  con  cippi,  busti  e 
statue  di  marmo,  non  che  con  tinti  avan- 
zi di  edilìzi;  vi  furono  pure  costrutti  fon- 
ti, getti  d'acqua,  laghetto  eoo  pooticel- 

lunedili  di  inalino  e  capanna.  >cl  |K33 
si  rinnovò  il  locale  pesi i  animali  traboc- 
chi presso  il  viale  della  giostra,  e  in  mez- 
zo si  costruì  una  loggia  per  veder  la  pro- 
spettiva dell'agro  romano.  In  fonilo  d'u- 
no dei  due  locali  I. iter. ili  ti  fabbricò  \w\ 
antro  grottesco  con  macigni  per  i  icovero 
de  capri  e  altri  quadrupedi,  coti  getto  d'ac- 


PAL  2-t 

qua  e  laghetto.  Il  diconlro  viale  fu  ador- 
nato di  spalliere  d'  agrumi,  ed  in  mezzo 
si  eresse  grandiosa  fonte,  con  gitto  salien- 
te di  acqua  ch'esce  da  un  globo  di  tra- 
vertino collo  stemma  pontificio,  essendo 
nella  vasca  pesci  di  colori  differenti.  In- 
di le  uccelliere  vennero  rinnovate  e  in- 
grandite ,  pei  fagiani  e  pavoni ,  ed  ap- 
positi muri  s' innalzarono  nel  i8>  \  con 
prospetto  al  pollaio  :  il  pollaio  èantichis- 
simo,  i  pavoni  con  altri  rari  volatili  già 
esistevano  sotto  Clemente  XIII, come  ri- 
levasi da  Chattard,  ed  i  fagiani  gì' intro- 
dusse Leone  XII.  Nel  seguente  anno  nel 
giardino  della  Pigna  il  Papa  dal  cav.  Ga- 
spare Salvi  architetto  pontificio  fece  tras- 
portare su  apposita  base  il  celebre  pie- 
distallo colossale  della  colonna  Antonina, 
dal  fonte  della  Zitella  avanti  cui  stava,  e 
quindi  meravigliosamente  ne  vollerestau- 
rati  i  bassorilievi.  Nel  1 836  il  tratto  eh' è 
innanzi  al  casino  di  Pio  IV  fu  ridotto  a 
giardino;  e  poscia  il  terreno  dietro  l'edi- 
lìzio fu  decorato  con  piante  d'aranci,  bo- 
schetti e  fiori.  Nel  1 838  la  vigna  in  gran 
parte  fu  disposta  a  banconi,  spianandosi 
monti  di  tei  ra  che  gravitavano  sulle  mu- 
ra; essa  ha  3  cancelli  di  ferro  e  in  fondo 
fu  eretto  un  bel  canotto  o  bersò  elevato, 
con  loggia  per  vedute  presso  l'antica  Por- 
ta Pertusa.  Successivamente  fu  ampliala 
l'area  avanti  l'ingresso  segreto, si  aggiun- 
terò altri  viali  e  giardini,  con  erme  e  sta- 
tue di  marmo, e  venne  restaurato  il  luo- 
go per  la  ciccia.  Nel  i  84-4-  ne"'  angolo 
sinistro  di  Belvedere  e  del  giardino  detto 
Galera  (l'antico  boscareccio)  da  quella 
che  nel  fonte,  l'orto  si  ridusse  s  giardi- 
no:la  parte  superiore  fu  decorata  di  bu- 
sti, statue  e  monumenti  marmorei,  con 
ameni  viali;  l'inferiore  chiusa  da  I  ciu- 
ccili di  ferro,  ebbe  la  scala  di  traverti- 
no, copioso  numero  di  piante  gì  asse,  con 
parterri  di  fiori  e  arabeschi  di  DOSSO,  due 
bellissime  fontane  ,  ed  a  ridosso  ilei  ba- 
itionedi  Paolo  III  fu  costruita  la  ni 
fica  gran  sena  o  stufa  d'ananassi  Q  - 
ita  ■    tutta  di  ferro  toso  Dell'armatura 


272  PAL 

che  con  cristalli  la  cuopre,  lunga  palmi 
70,  larga  più  di  21  ,  venendo  sovrastata 
dall'arme  marmòrea  del  Pontefice.  Quin- 
di si  ricostrussero  muri  e  formarono  al- 
tri giardini  per  ogni  parte,  venendo  sin- 
golarmente nobilitatoquello  della  Pigna, 
cose  tutte  che  richiederebbero  dettaglio 
e  lunga  descrizione.  Non  si  deve  però  ta- 
cere ,  che  la  valle  e  prati  di  Belvedere 
sotto  le  mura  del  giardino,  ove  giocava- 
si  col  pallone  ed  a  boccie,  ed  avanti  il 
grande  ingresso  del  cortile  omonimo,  fu 
spianala  e  dal  Martinucci  venne  ridotta 
a  pubblico  passeggio  chiuso  ,  ornato  di 
piante;  che  Gregorio  XVI  si  rese  bene- 
merito per  l'incremento  dello  studio  di 
mosaico;  che  restaurò  molte  abitazioni  e 
rifece  i  muri  deboli;  operando  cpielle  al- 
tre cose  superiormente  rammentate  o  di 
cui  si  farà  menzione,  descritte  eziandio  ai 
loro  articoli,  come  Gregorio  XVI,  Mu- 
sei, Cappelle  pontificie.  Corrisposero  al- 
le cure  del  Papa  per  l'abbellimento  ul- 
teriore e  conservazione  del  Vaticano,  i 
prelati  maggiordomi,  il  foriere  maggiore 
marchese  Sacchetti,  l'architetto  cav.  Sal- 
vi, il  cav.  Martinucci  sotto  foriere  (il  qua- 
le inoltre  ridusse  a  più  comodaemiglior 
forma  l'ingresso  dalla  parte  deTondamen- 
li  della  basilica  nel  terreno  pensile  a  si- 
nistra, l'ingresso  al  giardino  a  metà  del- 
lo stradone,  e  diresse  i  restauri  del  casino 
di  Pio  IV),  il  cav.  Bertazzoli  fioriere  per 
gli  addobbi  degli  appartamenti  ,  e  que- 
gli altri  artisti  e  ministri  de'palazzi  apo- 
stolici Iodati  a'  loro  luoghi. 

o 

Il  regnante  Pio  IX,  con  l'opera  dello 
stesso  Martinucci  architetto,  nell'antica. 
mera  segreta  e  nelle  stanze  domestiche 
del  letto  e  del  pranzo  fece  fare  nuovi  pa- 
vimenti di  marmi  colorati, delle  due  ulti- 
me rinnovò  le  decorazioni  dei  soffitti  e 
delle  pareti;  nella  seguente  antica  sala  già 
del  concistoro,  ed  ora  particolare  libreria 
dei  Papi,  oltre  il  pavimento  di  marmo  fe- 
ce di  nuovo  il  vasto  soffitto,  decoralo  del 
pontificio  stemma  ;  con  dipinti  di  Man- 
tovani, di  Angelini,  t'istaurò  il  fregio,  pò- 


PAL 

se  nuove  scanzie  pei  libri,  conservando- 
vi la  magnifica  collezione  di  quadri  col- 
locatavi dal  predecessore  Gregorio  XVI. 
Nella  sala  poi  della  biblioteca  Vaticana  e- 
reità  da  Sisto  V,  fece  il  magnifico  pavi- 
mento di  marmo  e  bardiglio, quale  vuo- 
le protrarre  per  tutto  il  braccio  della  bi- 
blioteca stessa:  ne  risarcì  le  scanzie,  nuo- 
vamente dipinte  da  Filippo  Grefoni  con 
bellissimi  fiori  e  animali.  Inolile  decorò  la 
porta  che  conduce  alla  stanza  degli  scrit- 
tori con  duecolonnedi alabastro,  ponen- 
do nella  medesima  sala  un  sontuoso  va- 
so di  alabastro  di  Egitto  con  zoccolo  di 
verde  antico.  Inoltre  alla  biblioteca  donò 
un'antica  croce  d'argento,  ed  alcune  o- 
pere  magnifiche.  Vi  collocò  la   raccolta 
di  4jOOo  monete  pontificie  fatta  acqui- 
stare pel  palazzo  apostolico  dal  cav.  Bel- 
li: de'  suoi  pregi  parlai  nel  voi.  XLVI, 
p.  107,  facendo  voli  perchè  si  realizzas- 
se quanto  si  effettuò,  onde  compensare 
in  parte  la  biblioteca  delle  perdute  col- 
lezioni, ricordate  di  sopra,  perdite  di  re- 
cente aumentate  da   mano  rapace.   Nel 
museo  Egizio  pose  alcuni  antichi  monu- 
menti ricevuti  in  dono  da  Clot-Bey.  Al 
museo  Etrusco  donò  quegli  oggetti  rin- 
venuti alla  sua  presenza  negli   scavi   di 
Pompei,  preziosi  per  l'antichità,  cioè  fi- 
gurine di  bronzo,  vasetti  di  rame,  il  bas- 
sorilievo rappresentante  Alessandro  che 
doma  il  suo  famoso  bucefalo  o  bucefala, 
e  altro.  Fece  porre  nel  museo  Vaticano 
la  statua   rinvenuta   nell'ottobre    1849 
negli  scavi  del   vicolo    delle   Palme  in 
Trastevere  e  rappresentante  \oSpremen- 
testo  Strigilatore  di  Lisippo,  capolavoro 
di  scultura  che  i  greci  chiamano  Apo- 
xiomeno  ed  i  latini   Distrigete  se,  per- 
chè figura  un  atleta  che  uscito  dal  cali- 
dario delle  terme  spremesi  collo  striglie 
il  sudore  della  persona. 

Il  palazzo  apostolico  Vaticano  ha  tre 
ingressi.  Il  principale  trovasi  alla  line  di 
quel  braccio  del  colonnato  ,  che  rimane 
verso  settentrione,  ma  la  carrozza  non 
può  andare  più  olire.  11  2.0  è  dalla  par- 


PAL 

te  delle  fondamenta  della  basilica,  avan- 
ti la  piazzetta  delta  già  della  Panetteria 
perchè  questa  gli  era  vicina;  a  sinistra  per 
la  cordonata  si  ascende  alla  zecca,  al  for- 
no palatino,  alle  scuderie  ed  abitazioni 
de'coccliieri,  e  per  lo  stradone  al  giardi- 
no pontifìcio.  L'arco  del  porlone  che  in- 
troduce a  detta  piazzetta  ha  lo  stemma 
di  Paolo  V ,  indi  si  entra  nel  porlone  del 
palazzo  ed  al  i.°  cortile  dello  della  Sen- 
tinella (per  quella  svizzera  che  ivi  fa  la 
guardia  e  la  notle  dorme  nel  casotto  a  de- 
stra dell' ingresso),  mentre  a  sinistra  vi 
è  1'  entrata  del  portico  che  conduce  al 
cortile  di  Belvedere.  Il  2*°  cortile  dicesi 
delPortoncinodi  ferro  o  Borgia,  perquel- 

10  che  si  vede  sotto  l'edifìzio  Borgia;  il 
3.°  si  chiama  del  Pappagallo,  per  quelli 
ivi  dipinti,  avente  a  destra  il  cortile  del 
Maresciallo;  quindi  per  un  androne  si 
passa  nel  nobile  e  maestoso  cortile  delle 
loggie  o  di  s.  Damaso,  ove  ascendono  e 
discendono  dalla  carrozza  i  Papi  e  gli  al- 
tri,  incontro  al  quartiere  de'  pompieri , 
cioè  sotto  l'androne  (questo  porta  al  cor- 
tile di  Sisto  Vo  Clemente  Vili,  dettodel- 
la  Camera,  per  le  stanze  che  vi  ha  il  tri- 
bunale di  essa  a  destra  dell'ingresso  alle 
belle  scale'  a  chiocciola  )  delle  scale  che 
conducono  all'appartamento  pontificio 
ed  a  quello  del  segretario  di  stato  (pri- 
ma anche  del  maestro  di  camera)  con  fi- 
nestre che  guardano  la  piazza  Vaticana. 

11  cortile  della  camera  in  fondo  condu- 
ce al  torrione  di  Nicolò  V,  a  destra  alla 
comoda  scala  a  chiocciola  pel  segretario 
di  stato,  cucina  e  credenza  segreta  pon- 
tificia, al  passetto  segreto  delle  camere  del 
Papa, a  varie  abitazioni, ed  incimaaquel- 
la  (già  del  i.°  aiutante  di  camera)  del 
cameriere  segreto  guardaroba,  con  fine- 
stre corrispondenti  a  detta  piazza.  Final- 
mente il  3.°  ingresso  al  palazzo  Vatica- 
no è  quello  del  cortile  di  Belvedere,  il  cui 
portone  è  ordinariamente  chiuso,  nel  qua- 
le cortile  già  descritto,  sono  pure  le  ri- 
messe e  sellerie  pontificie.  Sotto  il  porti- 
co di  prospetto  a  questo  portone  trovasi 

vol.  t. 


PAL  273 

la  fontana  delle  Api,  e  volgendo  a  sini- 
stra per  un  lungo  androne  si  ascende  al 
detto  cortile  della  Sentinella.  Bitornan- 
do  all'ingresso  principale  dalla  parte  del- 
la piazza  Vaticana,  il  portone  si  appella 
di  Bronzo  dalle  sue  porte,  ed  anche  del- 
la Guardia  Svizzera,  perchè  questa  di 
conlinuo  ne  ha  la  custodia  :  essa  prima 
aveva  il  cannone  che  sparava  in  qualche 
solennità  ,  come  nel  passaggio  della  ca- 
valcata pel  censo  della  Ghinea,  la  quale 
era  pure  salutata  dalle  artiglierie  di  Ca- 
stel s.  Angelo.  Questo  ingresso  ha  ne'la- 
ti  due  colonne  dorichedi  paonazzetlo,  sos- 
tenenti un  frontespizio  di  marmo;  le  im- 
poste delle  porte  sono  foderate  di  bron- 
zo, ed  hanno  innanzi  due  grosse  colon- 
nette d'africano  coli'arme  di  Paolo  V  au- 
tore di  questo  ingresso.  Per  di  sopra  al 
frontespizio  è  un  quadio  grande  di  mu- 
saico della  Beata  Vergine  col  Bambino 
e  lateralmente  i  ss.  Pietro  e  Paolo,  ese- 
guito dal  Cristofari  sull'originale  del  cav, 
d'  Arpino.  Procedendo  pel  lungo  e  va- 
sto ambulacro  o  vestibolo,  galleria  o 
corridore,  a  destra  prima  trovasi  un  lun- 
go corridore,  restaurato  e  chiuso  con 
porta  da  Gregorio  XVI,  indi  la  cordo- 
nata che  introduce  al  cortile  di  s.  Da- 
maso, la  quale  ha  termine  avanti  al  no- 
bile ingresso  del  palazzo  incominciato  da 
Sisto  V  presso  il  nominato  luogo  ove  si 
ascende  in  carrozza  ,  e  perciò  è  di  buo- 
na architettura  in  mezzo  a  due  colonne, 
e  con  iscrizione  che  celebra  il  magnani- 
mo Sisto  V,  ed  anche  da  questo  si  può 
salire  la  scala  pontificia,  riparata  con  bus- 
sola e  cristalli  :  incontro  evvi  l' ingresso 
alla  floreria  ed  alle  tre  loggie,  quasi  e- 
guale  nel  disegno  e  decorazione  a  quello 
di  Sisto  V,  con  arme  ed  iscrizione  di  Pio 
IV.  La  cordonata  che  per  questa  parte 
conduceva  alle  loggie,  alle  vecchie  sale  de- 
gli svizzeri  e  palafrenieri,  ed  alla  cappel- 
la di  Nicolò  V,  pei  medesimi  luoghi,  fa 
da  Pio  VII  ridotta  a  comoda  scala  :  il 
valente  capo  mastro  Luigi  Bighini  che 
la  costruì ,  per  non  fare  una  riempitura 
18 


M 


PAL 


pregiudizievole  alle  volle  sottoposte,  sep- 
pe  prendere  il  ripiego  di  collocate  nell'in- 
terno vasi  (l'agrumi  capovolti,  onde  ap- 
poggiare gli  scalini,  e  riuscì  opera  lodata 
e  solida.  La  cordonata  era  di  Bramante, 
ed  a  capo  d'ogni  bianco  di  scala  nelle  lu- 
nette furono  dipinte  storielle  a  fresco  dal 
Vasari,  o  terminate  con  suoi  disegni  da 
Donato  di  Formello  e  da  altri,  descritte 
dal  Taia  p.  i  o  i .  Una  scala  a  cordonata  è 
presso  lo  studio  del  musaico  eanco  per  es- 
sa dal  cortile  di  s.  Damaso  si  sale  alle  Jog- 
gieealtre  parli  del  palazzo  :  queste  cor- 
donate servivano  per  distribuire  l'acqua 
(massime  prima  dell'introduzione  in  pa- 
lazzo dell'  acqua  di  Paolo  V  e  de'  suoi 
successori  )  con  barili  portali  dai  muli  , 
condotti  dagli  aequaroli  pontificii;  ed  an- 
ticamente quando  i  Papi  uscivano  a  ca- 
vallo, per  non  essere  ancora  introdotto 
l'uso  delle  carrozzerà  mula  ocavallo  che 
doveva  condurli,  si  presentava  al  ripia- 
no del  loro  appartamelo  ,  ed  a  questo 
nel  ritorno  era  riportata.  Dalla  cordona- 
ta slessa  che  conduce  all'ingresso  di  Sisto 
V,  si  perviene  prima  c\i  questo  a  quello 
dell'abitazionedel  maggiordomo,  il  quale 
ne  ha  altro  nel  cortiletto  contiguo  a  quel- 
lo di  s.  Damaso  verso  la  piazza  di  s.  Pie- 
tro: l'appartamento  di  questo  prelato  ha 
la  sua  cappella,  e  per  un  passetto  segreto 
da  quello  del  segretario  di  slato  può  re- 
carsi dal  Papa.  Tornando  all'ambulacro 
o  galleria,  da  questa  si  giunge  alla  scala 
regia,  prima  della  quale  trovasi  a  sini- 
stra 1'  ingresso  al  sontuoso  portico  della 
basilica,  ed  a  destra  un  piccolo  passag- 
gio al  palazzo.  Giunti  nella  sala  regia  a 
destra  è  la  cappella  Paolina,  a  sinistra 
quella  Sistina,  ed  incontro  a  questa  la 
sala  ducale,  indi  le  due  camere  o  stan- 
ze de' pai-amenti.  La  i.ahail  soffitto  or- 
nato d'intagli  dorati  con  in  mezzo  l'ar- 
nie di  Pio  IV  e  iscrizione  del  i563,  le 
pitture  nel  1^77  le  fece  eseguire  Grego- 
rio XI II, di  cui  si  legge  un'epigrafe  a  pie 
del  suo  slemma.  Queste  pitture  sono  nei 
fregi  e  riparlile  in  varie  storie  ,  dipinte 


PAL 

a  buon  fresco  da  Marco  de'Marchelli  da 
Faenza, da  Gio.  Battista  Lombardellidel- 
la  Marca  e  da  altri.  Nella  2.a  camera  ov'è 
il  letto  de paramenti ',  si  vede  il  soffitto  in- 
tagliato e  messo  a  oro ,  nel  cui  centro  è 
un  pregiatissimo  dipinto  di  Girolamo  Mu- 
ziani,  esprimente  la  venuta  dello  Spirilo 
Santo,  con  numerose  figure  maggiori  del 
vero.  Tanto  da  queste  due  stanze,  che 
dalla  sala  ducale;  si  può  aver  adito  alle 
loggie  rispondenti  al  coitile  di  s.  Damaso. 
Paolo  II  fece  fare  de' disegni,  come  si 
crede,  a  Giuliano  da  Maiauo  fiorentino, 
per  il  loggiato  in  corrispondenza  al  cor- 
tile grande  verso  la  basilica,  nel  sito  ove 
si  ammirano  le  loggie  del  cortile  cui  dan- 
no il  nome.  Quindi  Giulio  li,  volendo 
edificare  nuovamente  con  più  vasta  idea 
le  antiche  loggie  o  portici  fabbricati  da 
Paolo  li  e  proseguiti  dal  proprio  zio  Si- 
sto IV,  ordinò  a  Bramante  Lazzari  di 
Castel  Durante,  che  con  miglior  disegno 
dasse  mano  all'  opera.  Mentre  con  stu- 
penda simmetria  e  attenla  sollecitudine 
incamminavasi  il  lavoro,  la  morte  del 
Papa  nel  i5i3,  e  quella  dell'architetto 
nel  1 1 14,  ne  troncò  il  felice  proseguimen- 
to. Allora  Leone  X  ne  conferì  tutta  l'in- 
gerenza all'altro  urbinate  Raffaele  San- 
zio o  meglio  Santi,  non  solo  perchè  ter- 
minasse 1'  edifizio,  ma  eziandio  lo  deco- 
rasse di  stucchi  e  pitture,  come  in  gran 
parte  eseguì  con  qualche  variazione  al- 
ranteriorearchitettura;  servendosi,  prin- 
cipalmente negli  ornati,  del  suo  disce- 
polo Giovanni  Nanni  da  Udine, che  loera 
pure  stato  di  Giovanni  Fiammingo  ec- 
cellente maestro  nel  fare  vagamente  frut- 
ti, foglie  e  fiori  similissimi  al  vero  natu- 
rale. Alcuni  riferiscono  che  Giulio  li  an- 
cora avea  commesso  a  Raffaele  l'ornato 
delle  loggie,  le  quali  a  buon  diritto  si 
chiamano  loggie  di  Raffaele.  L'aspet- 
to della  corte  riuscì  meraviglioso  e  assai 
magnifico,  poiché  in  tre  lati  trovasi  cir- 
condala da  tre  corpi  di  fabbrica  eguali, 
con  quattro  ordini  di  loggie.  Il  pianter- 
reno di  queste  ne  ha  per  di  sopra  due 


P  A  L 
murate  in  archi  retti  da  pilastri,  essen- 
do l'ultima  in  colonne  sorreggenti  un  ar- 
chitrave.  Le   tre   loggie   propriamente 
hanno  nel  lato  presso  detta  scala  ducale 
i3  arcate,  in  quello  verso  la  piazza   di 
s.  Pietro  i)  arcate,  quello  incontro  al  pri- 
mo 8:  il  i.°  loggiato  ha   in   mezzo  del 
i.°  e  2.0  braccio  una   ringhiera.    Usciti 
adunque  dalla  sala  ducale,  o  dalle  ca- 
mere de'paramenti,  s'incontra  la  i."  log- 
gia, 2.a  dopo  i  portici  o  loggie  del  pian- 
terreno. Questa  loggia  gira  ne'  tre  accen- 
nati lati,  e  componevi   di  3g  arcate.   Il 
i.u  lato  venne  dipinto  ad   arabeschi   di 
vario  genere  e  con  altri  diversi  ornati  da 
Giovanni  da  Udine,  sui  disegni  di  Piaf- 
faele,  che  diresse  anche  il  lavoro.  Gli  or- 
namenti di  ciascuna  volticella  e  tutto  il 
muro  di  dentro  resta  dipinto,  tranne  i 
siti  delle  porle  e  finestre  aperte,  con  grot- 
tesche di  figurini,  vasi,  festoni,  animali, 
mostri  marini  :  i  sotto  archi  sono  deco- 
rati di  ripartimenti  scorniciati  e  d'inta- 
glio di  diverse  foggie  in  bassorilievi   di 
figura  ovata  o  pentagona  o  simile,  con  al- 
cune figurine  di  perfetto  gusto.  Quindi 
pergolati,  spalliere  con  fiori,  uccelli   ed 
altri  volatili,  imprese  di  Leone  Xe  bel- 
lissimi   stucchi.   Per  l' inclemenza  delle 
stagioni  e  perchè  gli  archi  si  muravano 
in  occasione  di  conclave,  nella  maggior 
pai  le  sì  stupende  cose  sono  guaste.  11  2.° 
lato  fu  colorito  da  diversi    artefici  nel 
pontificato  di  Gregorio  XIII,  dirigendo 
il  lavoro  Cristoforo  Pv.oncalli  (detto  Po- 
marancio  come  il  suo  maestro  Chcisna- 
ni,  che  altri  dicono  direttore  dei  lavori) 
e  il  p.  Ignazio  Dante  ;  ma  le  pitture  so- 
no d' inferiore  pregio  a  quelle  del   pre- 
cedente lato,  per  essere  decaduta   l'ec- 
cellenza dell'arte  ;  il  nome  di   Gregorio 
XIII  vi  si  vede  ripetuto.  Il  3.°  ed  ultimo 
Iato  rimone  tuttavia  rustico  e  disadorno 
in  8  arcate  di  fianco  al  palazzo  nuovo. 
Saliti  alla  2.3  loggia,  che  può  ben  dirsi 
di  Raffaele,  perchè  in  essa  o  dipinse  di 
sua  mano  o  lo  fece  eseguire  con  suoi  di- 
segni ,  veggonsi   le    1 3  arcate  colorile 


PAL  275 

con  j2  quadri,  4  pei"  ognuna,  rappre- 
sentanti soggetti  sagri  del  vecchio  e  nuo- 
vo Testamento,  cominciando  dalla  crea- 
zione del  mondo^  fino  all'ultima  cena  di 
Gesù  Cristo.  Le  dette  arcate  sono  co- 
perte da'  volte  sostenute  da  pilastri  e 
contrcpilastri,  il  tutto  splendidamente 
ornato  di  finissimi  e  graziosissimi  stuc- 
chi e  pitture,  rappresentanti  con  fino  in- 
tendimento araheschi,  fruiti,  animali, 
figurine,  finti  cammei,  grotteschi  di  va- 
rie foggie,  trofei,  vasi,  quali  coloriti  al 
naturale,  quali  di  chiaroscuro,  quali  di 
graffito  in  fondo  d'oro,  assai  ben  dispo- 
sti ed  eseguili  egregiamente.  Oltre  di  che 
vi  si  veggono  vari  ripartimenti  di  corni- 
ciami, di  architettura,  di  padiglioncini, 
di  paesi,  di  targhette,  di  armature,  di 
maschere,  di  emblemi  di  Leone  X;  ed 
in  una  parola  vi  si  scorge  tutto  ciò  che  la 
natura,  l'arte,  il  capriccio  e  la  poesia 
seppe  mai  suggerire  alle  più  fecoude  im- 
maginazioni pittoriche.  Le  quali  deco- 
razioni sono  sorprendenti  e  degne  della 
più  grande  ammirazione,  quantunque 
v'  abbia  chi  pensi  averle  Pialfaele  copia- 
te o  almeno  imitale  da  quelle  antiche 
delle  terme  di  Tito,  ovvero  che  ne  tras- 
se l' idea.  Tutte  queste  mirabili  pitture 
hanno  assai  sofferto,  e  solo  dopo  tre  se- 
coli circa  si  pensò  ad  impedire  gli  effetti 
dell'intemperie  delle  stagioni,  col  chiu- 
dere con  cristalli  tutti  i  vani  degli  archi, 
senza  provvedere  ad  eliminare  l'umidità 
derivante  dalle  loggie  superiori,  al  che 
supplì  Gregorio XVI,  riparando  anch'es- 
se con  cristalli  e  tendine.  Al  principio  di 
queste  loggie  con  ragione  si  vede  il  busto 
in  marmo  di  Piaffaele,  dalla  cui  mente 
uscirono  tante  bellezze,  scolpito  da  A- 
lessandro  d'Este,  sopra  bel  rocchio  di 
breccia  corallina  lumachellata. 

Limitandomi  a  indicare  ciò  che  rap- 
presentano i  5i  quadretti  a  fresco ,  i 
quali,  come  dissi,  sono  invenzioni  subli- 
mi e  indubitate  del  gran  maestro,  che 
se  non  tutte  di  sua  mano  eseguì,  da  mol- 
ti suoi  scolari  fece  dipingere.  La  I,"  ar- 


276  PAL 

cata  contiene  i  quadretti  seguenti,  il  pri- 
mo colorilo  da  Raffaele  stesso,  quasi  co- 
me esemplare  per  i  suoi   discepoli,  che 
doveano  eseguire  le  altre  composizioni 
sopra  i  suoi  disegni  ;  alcuni  però  ricono- 
scono il  pennello  di  Giulio   Pippi  detto 
Romano,  autore  delle  tre  seguenti,    i ,° 
La  divisione  del  caos.  2.0  11  limite  delle 
acque  adunate  e  separazione  della  luce 
dalle  tenebre.  3."  La  creazione  del  sole, 
della   luna  e  degli  altri  minori  pianeti. 
4-°  La  creazione  degli  animali.   II."  ar- 
cata dipinta  pure  da  Pippi.  i.°  La  crea- 
zione della  donna.   2.°  La  trasgressione 
del  divieto.  3.°  11  discacciamento  di  A- 
damo  ed  Eva  dal  paradiso  terrestre.  4-° 
Le  conseguenze  della  colpa  d'  origine. 
HI."  arcata  egualmente  di  Pippi.  i.cLa 
costruzione  dell'arca.  -^L'universale  di- 
luvio. 3.°   La  sortita  di  Noè   dall'  arca. 
4-°  11  sagrifizio  di  Noè.  lV.a  arcata  di- 
pinta da  Gio.  Francesco  Penni  detto  il 
Fattore.  i.°  L' offerta  di   Melchisedech. 
2."  La  promessa  di  Dio  fatta  ad  Àbra- 
mo. 3.°  Abramo  che  adora  i  tre  angeli. 
4°  La  fuga  di  Lot.  Y.a  arcata  colorita 
dal  medesimo  Penni.  i.°  Dio  che  vieta 
ad  Isacco  di  andare  in  Egitto.  2.°  Il  dis- 
coprimento di  Rebecca.  3.°  La  benedi- 
zione di  Giacobbe.  4°  Esclamazione  di 
Esaù  al  lettodiGiacobbe  suo  padre.  VI." 
arcala  dipinta  da  Pellegrino  Mu nari  da 
Modena,  i .°  La  scala  di   Giacobbe.  2.° 
Rachele  al  pozzo.  3.°  Riconciliazione  di 
Giacobbe  con  Labano.  4-°  H  ritorno  di 
Giacobbe  in  patria.   VII."  arcata  dello 
stesso  Pippi.  i.°  Giuseppe  che   narra   i 
suoi  sogni  ai  fratelli.  2.0  Giuseppe  ven- 
duto. 3.°  Giuseppe  fugge  dalla  consorte 
di  Putifaf.  4-°  tìi riseppe  spiega  il  doppio 
sogno  di  Faraone.  Vili."  arcata  dipinta 
da  Pierino  Buonaccorsi  detto  del  Vaga. 
i.°  Mosè  bambino  rinvenuto  nel   Nilo. 
2.°I1  roveto  ardente.  3.°  Il  passaggio  del 
mare  Rosso.  4-°  Mosè  fa  scaturire  l'ac- 
qua nel  deserto.  IX. a  arcata  colorita  da 
Raflaellino  detto  dal  Colle  di  Borgo  s. 
Sepolcro,  i  .c  Mosè  sul  monte  Sinai.  2.° 


PAL 

Il  vitello  d'oro.  3.°  Dio  che  parla  a  Mo- 
sè da  una  colonna  di  nubi.  4°  Le  nuo- 
ve tavole  della  legge.  X.*  arcata  esegui- 
ta dal  Buonaccorsi  ricordato.  i.°  Passag- 
gio dell'arca  in  mezzo  al  Giordano,  i? 
Caduta  prodigiosa  delle  mura  di  Gerico. 
3.°  Giosuè  che  ferma  il  sole.  4°  Divisione 
della  terra  promessa  fra  le  tribù  d'Israe- 
le. XI."  arcata  altresì  del  Buonaccorsi. 
i.°  Unzione  di  Davidde  in  re  d'Israele. 
2.°  Morte  del  gigante  Golia.  3.°  Il  trion- 
fo di  Davidde.  4-°  U  peccato  di  David- 
de. XII.a  arcata  dipinta  dal  nominato 
Munari.  i.°  Unzione  di  Salomone  in  re 
d'Israele.  2.°  Giudizio  di  Salomone.  3." 
La  regina  Saba  4° Costruzione  del  tem- 
pio di  Salomone.  XIII."  arcata  colorila 
anche  questa  da  Pippi.  i.°  Il  presepio. 
2.°  L'adorazione  de'Magi.  3.°  Il  battesi- 
mo di  Gesù  Cristo.  4-° L'ultima  cena  del 
Signore.  Queste  loggie  furono  disegnate 
e  incise  più  volte  sia  ne' quadri,  che  ne- 
gli ornati  e  bassirilievi  ;  furono  pure  de- 
scritte da  diversi,  e  per  ultimo  da  Pie- 
tro Massi:  Loggie  di  Raffaello  al  Vali- 
cano, Roma  i  847- 

Dalla  loggia  descritta,  per  un  tramez- 
zo di  muro,  si  passa  nell'altro  braccio  del 
loggiato  fatto  ornare  da  Gregorio  XIII; 
trovatisi  prima  due  porte,  una  mette  alle 
stanze  della  contessa  Matilde,  l'altra  al- 
la gran  sala  di  Costantino  ossia  camere 
di  Raffaele.  Le  i  i  arcate  rappresentano 
fatti  della  vita  di  Gesù  Cristo,  in  pitture 
a  fresco.  I  pultini  e  le  virtù  sono  di  Ot- 
taviano IVlascherini,  che  colorì  alcune 
storie,  come  le  nozze  di  Cana.  Tutti  i 
grotteschi  sono  di  Marco  da  Faenza,  il 
quale  dipinse  ancora  alcune  storie,  tra 
le  quali  la  strage  degl'I  nuocenti:  Raflael- 
lino da  Reggio  lavorò  nella  io."  e  n.a 
arcala;  però  i  profanatori  del  tempio  scac- 
ciati è  opera  di  Paris  Nogari:  dipinsero 
ancora  in  questo  braccio  di  loggia,  Lo- 
renzino  Sabatini,  Baldassare  Croce,  Gia- 
como Stella,  Gio.  Battista  Naldini,  An- 
tonio Tempesta,  Girolamo  Massei  e  Ni- 
colò delle  Pomaiaucie.  Le  pitture  del- 


PAL 

l'altro  braccio  della  loggia,  consistenti  in 
8  arcate,  furono  fatte  nei  pontificati  di 
Clemente  VII,  Urbano  Vili  e  Alessan- 
dro VII,  ma  non  hanno   molto  pregio. 
Nell'ultima  arcata  verso  la  piazza  di   s. 
Pietro,  Lanfranco  dipinse  1'  Ascensione, 
non  terminata,  gli   Angeli   che  avverto- 
no gli  Apostoli  del  risorgimento  del  Si- 
gnore, e  la  partenza  degli  Apostoli  per 
la  predicazione.  La  3.a  loggia  venne  fat- 
ta colorire  da  Pio   IV  nel    i.°  braccio, 
nel  2.°  parte  da  lui  e   nel  resto  da  Gre- 
gorio  XIII,  e  questo  sotto  la  direzione 
del  p.  Dante.  Pio  IV  ne  commise  l'orna- 
mento a  Giovanni  Nanni  da  Udine,  ri- 
tornato in  Roma  d'  anni   circa  66,  che 
ponendosi  all'invenzione  di  sì  illustre  la- 
voro chiamò  a  sèi  suoi  due  discepoli  Gior- 
gio Bellunese  e  Girolamo  Amalteo  vene- 
ziano, valentissimi  in  questo  genere  di  or- 
nare, perchè  gii  fossero  di  aiuto  nelle  sue 
felici  immaginazioni:  in  due  anni  fu  com- 
pito il  lavoro,  cioè  dal    i56o  al  i56i, 
nelle  i3  arcate  o  lacunari,  tutti  ornati 
di  pitture  e  stucchi  messi  a  oro,  con  fre- 
gio di  altrettanti  paesi.  Nelle  pareli  vi 
sono  carte  geografiche  (nelle  quali  vi  eb- 
be parte  il  p.  Dante)  e  nel  basamento  al- 
tri paesi,  con  quadri  di  frutta  e  fiori  nello 
scomparto.  I  soggetti  de' quadretti,  che 
sono  due  per  lacunare  (nella  maggior  par- 
te con  figure  allegoriche,  di  cui  bello  e 
morale  è  il  significato),  rappresentano  nel 
i.°  la  ss.  Trinità,  incontro  il  Tempo  alato. 
•2.°  Carro  del  Sole  ripetuto.  3.°  Circo  con 
quattro  porte  e  due  cocchi,  e  carro  della 
Luna.  4°  Primavera  e  l'Estate.  5.°  Au- 
tunno e  l'Inverno.  6.°  Anno  e  la   Vita. 
7.0  Genio  della  vita  e  il  Secolo.  8.°  Fan- 
ciullezza cattiva  e  buona.  cj.°  Gioventù 
perversa  e  buona,    io."  Virilità  cattiva 
e  buona.  1 1.°  Vecchiezza  cattiva  e  buo- 
na. 12.0  Decrepitezza  mala  e  buoua  (in 
quest'arcatasi  vede  l'adunanza  tenuta  nel- 
la cattedrale  di  Trento  pel  sacrosanto  con- 
cilio). i3.°  Morte  e  gloria  celeste.  Tutti 
1  paesi  sono  ideali,  meno  alcuni  che  han- 
uo  rapporto  alle  carte  geografiche  stcs- 


PAL  277 

se,  le  quali  si  dividono  nelle  pareti  e  so- 
no le  seguenti.  La  i.1  carta  rappresenta 
il  regno  d'Inghilterra,  la  Scozia  e  l'Irlan- 
da. 2.a  Spagna.  3 .'Francia.  4-a  Italia  (ove 
sono  vedute  di  città,  come  di  Roma,  Ve- 
nezia e  sue  isole,  idea  e  invenzione  del 
p.  Dante  e  del  pittore  Varrese).  5. 3  Gre- 
cia. 6.a   Asia.  7/  Giudea  (mirabile  è  la 
Terra  promessa,  con  le  situazioni  ove  ac- 
caddero i  fatti  principali  della  vita  di  Ge- 
sù Cristo  ed  altri  ivi  indicati,  in  un  alla 
stazione  di   Mosè   nel  deserto  colle  no- 
menclature in  ebraico).   8.a  Germania. 
g.a  Ungheria  e  Polonia.  io.a  Scandia  o 
Svezia.  1  i.a  Mosco  via.  1  2.a  Scizia  e  Tar- 
tarea. 1 3. a  Groenlandia.  Inoltre  si  vedono 
diverse  arme  di  Pio  IV,  molte  iscrizioni 
che  lo  riguardano,  celebranti  le  opere  da 
lui  fatte,  o  analoghe  alle  cose  rappresen- 
tate, o  descriventi  le  carte  geografiche,  ed 
una  di  Gregorio  XIII,  che  ricorda  di 
aver  fatto  ricolorire  alcune  carte  geogra- 
fiche che  aveano  sofferto.  Da  Pio  IV  fi- 
no a  Urbano  Vili  le  volte  e  le  pareti  eb- 
bero a  soffrire  molti  danni,   de' quali  si 
fece  un  mediocre  restauro.  I  danni   se- 
guitarono poscia,  ma  non  le  riparazioni 
opportune  ;  laonde  pitture  sì  belle  nel  lo- 
ro genere  diedero  quasi  a  temere  di  an- 
dar perdute,  ed  alcune  figure,  molti  or- 
nati,  diversi  quadretti    e  vedute,   e   si- 
gnificanti tratti   di  carte  geografiche,  si 
dovettero  rifare,  quando  Gregorio  XVI, 
sempre   intento   al  maggior  incremen- 
to e  conservazione  delle  belle  arti,   vi 
pose  pronto  riparo,  e  ridonò  al   loro 
splendore  ,  ripristinando  pure  tutto  ciò 
eh'  era  perito  persino  neh'  intonaco.  Dal 
cav.   Salvi  fece  chiudere  gì'  intercolun- 
ni con  finestroni,  commettendo  il  restau- 
ro de'lacunari  e  loro  pareti  al  cav.  ora 
commend.  Filippo  Agricola  romano,  di 
concerto  col  barone  Camuccini.  Il  cav. 
Agricola  come  valente  professore  di  pit- 
tura, si  valse  all'uopo  di  bravi  artisti,  che 
furono:  i  pittori  cav.  Paoletti  bellunese, 
Toietti,  BrumidijBigioli,  Angelini,  Man- 
tovani, Scarabellotto,  Bresciano;  gli  scul- 


378  PAL 

tori  Stocchi  eBitta;Nagni  stuccatore  e  al- 
ti i,  oltre  i  doratori  e  intagliatori.  Nel  i  ° 
lacunare  verso  la  basilica,  su  fondo  az- 
zurrofu  posta  onorevole  iscrizionea  Gre- 
gorio XVI,  sotto  alla  quale  si  dipinse  una 
tenda  ricamata  in  oro  con  stemmi  pon- 
tifìcii, la  quale  forma  campo  al  busto  in 
metallo  dello  stesso  Papa,  situalo  sopra 
una  colonna  di  marmo  cipollino  :  inoltre 
nella  lunetta  dell'ultimo  lacunare  venne 
eseguita  la  di  lui  arme  gentilizia.  Que- 
sti nobilissimi  e  interessanti  lavori,  inco- 
minciati nella  metà  del  1840  ebbero  feli- 
ce compimento,  con  infinito  gradimento 
de!  Papa,  a'i2  marzo  184*2,  mercè  l'in- 
defesso zelo  e  perizia  del  cav.  Agricola, 
che  ci  diede  l'importante:  Relazione  dei 
testami  eseguiti  nelle,  terze  loggie  del  pon- 
tifido  palazzo  Faticane,  sopra  quelle 
dipìnte  dalla  seuola  di  Raffaello,  Roma 
1842.  Il  Pontefice,  l'Agricola  e -gli  altri 
artisti  meritarono  gli  encomi i  de'  più  in- 
telligenti, edanche  di  G.  13.  che  nel  184^ 
pubblicò  in  Roma  l'opuscolo:  Le  arti 
cristiane  nel  Faticano,  pensieri  di  un  ri- 
conoscente italiano. 

Il  2.  braccio  di  queste  terze  loggie 
compnnesi  di  1  1  arcale;  le  prime  tre  del- 
le quali  appartengono  nell'abbellimen- 
to a  Pio  1Y,  e  le  altre  a  Gregorio  XIII. 
Quasi  in  lutto  l'ornamento  di  questo 
braccio,  segue  l'andamento  del  preceden- 
te descritto.  Ad  indicale  le  cose  princi- 
pali, dirò  che  nella  1/  arcata  vedesi  la 
figura  d'un  giovane  addolorato,  ed  il 
profeta  Ezechiele  colla  visione  delle  os<a 
vivificate  :  due  mappamondi  dal  corni- 
cione al  pavimento,  uno  contenente  l'e- 
misfero d'Europa,  Africa  e  Asia,  l'altro 
l'America.  2."  Figura  d'un  vecchio  ripe- 
tuia  che  miia  detta  visione:  la  gran  por- 
ta è  decorata  dalla  processione  con  cui 
Gregorio XIII  porlo  nella  basilica  Vati- 
cana il  corpo  di  s.  Gregorio  Nazianzeno; 
carte  geografiche  con  parti  dell'Africa. 
3.a  Vedute  con  risorgimento  di  morti, 
fortificazione  di  Ravenna,  giudizio  uni- 
versale, e  processione  del  Corpus  Domi- 


PAL 

nij  il  regno  di  Cipro,  il  monte  d'Etiopia 
e  l'Abissinia.  4-*  1°  quest'arcata  s'inco- 
minciano a  notare  i  fasti  del  pontificato 
di  Gregorio  XIII,  come  fatta  colle  se- 
guenti eseguire  da  esso,  e  perciò  si  ve- 
dono anchei  di  lui  stemmi  :  oltre  diverse 
allegorie,  gloria  di  putti  e  di  vergini  co- 
ronate; proseguimento  della  detta  pro- 
cessione, che  continua  ne'fregi  delle  se- 
guenti arcate;  quindi  sono  rappresentati 
1  Egitto,  l'Arabia  Felice,  l'impero  Otto- 
mano fuori  d'Europa.  5.a  Diverse  vedute 
simboliche,  schiera  di  vergini  beatificate, 
e  la  Persia.  6.a  La  gloria  de'santi  e  l'In- 
die orientali.  7*  Gloria  di  beati  vescovi, 
patriarchi  e  Pontefici,  ed  altra  de 'nostri 
progenitori,  eia  Cina.  8.a  Replica dell'ul- 
l'ultima  gloria,  altra  de'martiri  ;  qui  la 
processione  da  Castello  procede  per  Ban- 
chi ;  poscia  la  Tarlarla,  nella  solita  carta 
geografica.  c).a  Gloria  di  vergini  e  altri 
santi,  gli  Evangelisti,  vedute  di  Castel  s. 
Angelo,  e  dell'America  e  Perù,  io."  La 
gloria  di  Maria  Vergine  e  degli  Apostoli, 
la  galleria  Vaticana,  cori  d'Angeli,  altre 
parti  d'America.  1  1.*  L'Assunzione  del- 
la ss.  Vergine,  la  ss.  Trinità,  fine  della 
processione  del  Corpus  Domini,  V  isole 
Canarie  e  altre.  Il  rimanente  del  brac- 
cio di  questa  loggia  che  volta,  non  è  ter- 
minato con  ornati  e  pittare,  solo  le  sue 
8  arcate  sono  colorite  in  fondo  celeste, 
con  riquadrature  e  scorniciamenlo  alla 
rustica,  e  nelle  vollicelle  l'arme  di  Cle- 
mente X. 

Non  solo  le  arcate  di  Gregorio  XIII 
furono  condotte  colla  direzione  del  ce- 
lebre p.  Dante  domenicano,  matematico 
e  cosmografo  pontificio,  ma  anche  con 
quella  eh  Nicolò  delle  Pomarancie,  o  col 
proprio  pennello  o  colla  soprintenden- 
za :  vi  dipinsero  nelle  volticelle  Antonio 
Circignani  delle  Pomarancie,  Paris  No- 
gari,  Gio.  Battista  della  Marca,  Roncalli 
ed  il  cav.  d'  Arpino.  I  paesi  bellissimi 
sono  di  Paolo  Brilli,  i  fregi  e  le  proces- 
sioni d'Antonio  Tempesta,  cou  vivace  e 
divoto  pennello.  Quanto  alle  tavole  geo- 


PAL 

grafiche,  almeno  per  tutto  il  primo  trat- 
to del  corridore,  vi  è  chi  porta  opinione 
essere  state  dipinte  dal  medesimo  p.  Dan- 
te o  Danti,  altri  le  attribuiscono  ad  An- 
tonio da  Varrese.  Noterò,  che  nella  de- 
cima volta  o  arcata  del  secondo  brac- 
cio di  queste  loggie,  vi  è  la  porta  che  con- 
duce alla  sala  delta  la  Bologna,  pres- 
so la  sala  del  Centauro.  Fu  delta  Bolo- 
gna perchè  in  una  parete  è  dipiuta  la 
pianta  di  quella  città  assai  distintamen- 
te; ne'due  lati  sono  due  Papi  in  trono 
che  danno  i  codici  delle  leggi  a  vari  dot- 
tori, perchè  Bologna  fu  sempre  riguar- 
data maestra  di  tal  facoltà.  Isella  volta 
sono  dipinti  i  segni  delle  celesti  costella- 
zioni, con  figure  simboliche.  Le  pitture 
vennero  eseguite  da  Durante  e  Giovan- 
ni o  Cherubino  Alberti.  Nella  facciala 
maggiore  poi  è  colorito  tutto  il  territo- 
rio bolognese,  prima  che  il  Beno  ne  a- 
vesse  inondato  un  tratto. 

Tornando  nuovamente  al  cortile  di  s. 
Damaso,  per  gl'ingressi  già  indicati,  per 
comoda  scala  si  salisce  al  i.°  piano,  ov'è 
1'  appartamento  del  segretario  di  stato, 
in  livello  e  corrispondeuza  alla  i.a  log- 
gia, come  lo  sono  della  2.a  il  pontifìcio, 
e  della  3.a  quello  del  segretario  di  slato, 
già  del  maestro  di  camera  (in  fine  del 
suo  appartamento  vi  è  la  vasta  sala  del 
Centauro,  così  chiamata  dalPesservi sta- 
to un  modello  di  gesso  del  Centauro,  che 
è  nella  villa  Pinciaua;  ora  serve  di  ma- 
gazzino alla  floreria,  ed  è  lunga  palmi 
1 62  e  larga  49),  e  d'un  cameriere  segre- 
to, essendo  il  palazzo  di  Sisto  V  e  Cle- 
mente Vili  congiunto  a  quello  di  Gre- 
gorio XIII.  Alcune  camere  dell'apparta- 
mento d'udienza  del  segretario  di  stato 
hanno  cornici  attorno  e  fregio  sotto  , 
scompartito  da  riquadri  dipinti  a  paesi, 
e  figure  a  sedere  tra  l'uno  e  l'altro,  con 
arme  di  Paolo  V  e  più  d'Urbano  VIII, 
alcuni  fregi  del  quale  si  ornarono  anco 
con  uccellami;  vie  pure  la  cappella  con 
solava  riquadrato  dipinto  a  rose  diverse 
e  fregio  sotto  rabescalo.  Montando  poscia 


PAL  279 

al  2.0  piano,  trovasi  l'ingresso  alla  son- 
tuosissima sala  Clementina,  nel  i5g5  e- 
dificata  e  ornata  da  Clemente  Vili ,  ove 
talvolta  si  fece  nel  giovedì  santo  la  la- 
vanda ai  i3  sacerdoti,  tale  altra  la  men- 
sa de'  medesimi,  finché  Gregorio  XVI 
stabilì  la  i.a  nella  basilica  Vaticana,  la  2.a 
nel  suo  atrio  superiore,  facendo  chiude- 
re gli  ampi  fìnestroni  con  telati  e  cristal- 
li. E  lunga  piedi  53,  8,  larga  43,  3,  os- 
sia lunga  palmi  63,  larga  78.  La  parte 
inferiore  come  il  pavimento  è  fregiata  di 
vaghi  marmi  colorali;  la  volta  e  le  pa- 
reti sono  dipinte  a  fresco.  Le  belle  pro- 
spettive e  le  storie  della  vita  di  s.  Cle- 
mente I,  sono  lavori  di  Durante  Alberti 
da  Borgo  s.  Sepolcro,  di  Baldassare  da 
Bologna  e  di  Cherubiuo  Alberti:  il  i.° 
dipinse  la  volta  fino  alla  cornice,  gli  al- 
tri due  dalle  cornici  in  giù.  In  fondo  è 
un  gran  camino  cou  stipiti  e  architrave 
di  marmo  brecciato,  con  un  mensolone 
per  parte  di  giallo  antico  e  basamento 
di  marmo  bianco,  e  nobili  camini  di  inar- 
mo sono  pure  Dell'  appartamento.  Nella 
sala  Clementina  risiede  la  guardia  sviz- 
zera, ed  i  famigliari  di  livrea  di  chi  re- 
casi dal  Papa,  per  disposizione  di  Grego- 
rio XVI, che  perciò  munì  la  porta  di  bus- 
sola e  cristalli,  come  pur  fece  a  pie  del- 
le scale,  essendo  per  tanti  individui  an- 
gusta l'ampia  sala  de'palafreuieri,ove  di- 
morano questi,  i  sediari,  il  decano  e  sot- 
to decano,  oltre  due  dragoni  ordinanze. 
Incominciando  da  questa  sala,  tranne  le 
4  stanze  domestiche  del  Papa,  i  fregi  fu- 
rono dipinti  sotto  Paolo  V,  come  si  vede 
dalle  armi.  Questi  fregi  sono  sparliti  di 
varie  figure,  e  traesse  alcuni  paesi  di  buo- 
na mano,  ma  alquanto  scoloriti  :  ne  furo- 
no autori  nella  più  parte  il  suddetto  Du- 
rante Alberti,  il  Celio,  il  Cati,  il  Vivia- 
ni,  il  cav.  d'Arpiuo  e  Paolo  Brilli.  I  sof- 
fitti sono  riquadrali  e  scorniciati  con  ar- 
me scolpita  nel  mezzo  di  Clemente  Vili, 
eccettuate  le  dette  camere  private  soia- 
rate.  Avanti  a  diverse  porte  sonovi  gran 
bussole  di  noce  con  tre  porte,  decorate  di 


28o  PAL 

bellissimi  fregi  intagliati,  cioè  di  Alessan- 
dro VII,  Innocenzo  XI  e  Urbano  Vili, 
e  ripristinate  da  Gregorio  XVI,  per  quan- 
to dissi  a  Palazzi  apostolici.  Prima  le 
due  stanze  dopo  la  sala  erano  parate  con 
corami  rabescati  d'oro,  poi  abbellite  con 
alcuni  cartoni  del  Zobboli  e  del  Riccio- 
lini, disegni  de'musaici  di  diverse  cupole 
minori  di  s.  Pietro.  Nella  i.a  stanza  do- 
po la  sala  de' palafrenieri,  vi  è  la  porta 
del  passetto  cbe  mette  alle  camere  inti- 
me del  Pontefice  e  quella  rispondente 
alla  scala  a  lumaca  cbe  finisce  nel  corti- 
le della  Camera.  In  questa  i.a  stanza  so- 
no i  gendarmi  già  carabinieri  della  bri- 
gala palatina.  Nella  2.a  stanza  ba  luogo 
la  guardia  palatina,  e  si  ammira,  come 
nella  seguente,  su  fondo  di  damaschi  ros- 
si, una  collezionedi  bellissimi  quadri,  rior- 
dinata notabilmente  da  Gregorio  XVI; 
alcuni  di  quelli  aggiunti  un  tempo  appar- 
tennero alla  galleria  del  Musco  Capito- 
lino :  furono  disposti  dal  cav.  Agricola 
nominato,  come  ispettore  delle  pitture 
de'palazzi  apostolici.  Alcuni  di  questi  qua- 
dri sono  del  Guercino,  del  Tempesta,  del 
Berettini,  di  Antonio  Caiacci,  di  Stein, 
del  Trevisani,  del  cav.  d' Arpino.  Nella 
camera  cbe  segue,  detta  de'  bussolanti 
perchè  dimora  di  questi,  adornano  le 
pareti  stupendi  quadri,  come  del  p.  Gia- 
como Borgognone,  dello  Scarsellino,  del 
Trevisani,  del  Baciccio,  del  Breugel,  del 
Muziano,  del  Tassi,  del  Bernini  e  del  Bas- 
sano,  senza  nominar  quelli  di  autore  in- 
certo, di  cui  sono  pure  stupendi  dipinti 
nella  camera  precedente. 

Segue  la  camera  residenza  delle  guar- 
die nobili,  ove  a  destra  si  vede  l'ingresso 
alla  cappella  segreta:  le  pareti,  come  tut- 
te quelle  delle  camere  che  dirò,  inclusive 
a  quella  da  pranzo,  sono  parale  di  dama- 
schi rossi,  e  vi  si  ammirano  i  4  originali  di 
Andrea  Sacchi,  trasportati  poi  in  musai- 
co e  posti  ne'4  altari  che  sono  nelle  grot- 
te Vaticane.  Indi  si  passa  alla  vasta  an- 
ticamera d'onore,  con  trono  pontifìcio, 
in  cui  sono  i  camerieri  d'onore:  quivi  si 


PAL 

tiene  il  concistoro  segreto,  le  congrega- 
zioni dei  riti  e  del  s.  offizio,  l'esame  dei 
vescovi,  e  nell'avvento  e  quaresima  si  fa 
la  predica.  Viene  dopo  l'anticamera  se- 
greta (essendo  questa  nell'angolo  del  Va- 
ticano con  finestre  tanto  dalla  piazza  di 
s.  Pietro  che  dalla  parte  de'  prati  e  di 
Castello,  il  Papa  vi  vede  la  girandola,  e 
da  una  delle  prossime  finestre  ne  fa  dare 
il  segnale),  ove  sta  il  prelato  maestro  di 
camera  ed  i  camerieri  segreti:  tanto  que- 
sta che  le  seguenti  tre  camere,  come  do- 
nieslichedel  Pontefice,  sono  con  finestre 
più  piccole  delle  altre,  ed  ancora  quanto 
all'ampiezza  più  raccolte  e  più  basse  del- 
le altre,  cogli  stipiti  col  nome  di  Paolo  V, 
il  quale  con  fai  le  dimezzare  ricavò  altret- 
tanti mezzanini  per  uso  privato  de' suc- 
cessori, e  ad  essi  si  ascende  per  interna 
scaletta.  Quindi  si  entra  nella  camera  ove 
dà  udienza  e  studia  il  Papa,  con  scrittoio 
sotto  il  trono,  ed  in  questa  Gregorio  XVI 
fra  tanti  sovrani,  ricevè  pure  Nicolò  I  im- 
peratore delle  Russie,  e  successivamen- 
te i  due  ambasciatori  ottomani  ;  poscia 
•viene  quella  in  cui  dorme,  indi  quella 
dove  pranza  sotto  il  trono  o  baldacchi- 
no, la  quale  serve  ancora  di  anticamera 
segreta  per  chi  riceve  privatamente.  In- 
contro alla  tavola  ove  mangia  è  un  Cro- 
cefisso, bel  dipinto  di  Wan-Dik:  in  que- 
sta stanza  la  notte  dorme  l'aiutante  di 
camera.  A  destra  evvi  una  porta  che  con- 
duce ad  un  passetto,  le  cui  pareli  ora  co- 
perte di  tela,  hanno  affreschi  di  decora- 
zione e  le  figure  de' ss.  Pietro  e  Paolo, 
ed  anticamente  nelle  descritte  stanze  pri- 
vate erano  fregi  e  figure  a  olio  di  Urba- 
no Vili.  Prosegue  la  stanza  degli  scopa- 
tori segreti,  indi  quella  descritta  nel  voi. 
IX,  p.  1  54)  con  tre  porte  :  la  i.a  risponde 
al  passetto  che  termina  nella  prima  stan- 
za dopo  la  sala  de'palafi  enieri  ;  la  2.  al- 
la cappella  segreta  ;  la  3.'  all'anticamera 
d'onore.  Retrocedendo  alla  camera  da 
pranzo  per  la  porta  incontro  a  quella  del 
dormire,  si  perviene  alla  sala  detta  del 
concistoro,  per  quello  che  prima  vi  si  te- 


PAL 

neva,  larga  palmi  55,  lunga  78,  con  tre 
grandi  finestre  (prima  con  soffitto  riqua- 
drato scorniciato,  avente  nel  centro  l'ar- 
ine di  Clemente  VI  II),  restaurata  con  le 
due  precedenti  dal  regnante  Pio  IX,  al 
modo  che  narrai  di  sopra.  Nel  fregio  di- 
pinto che  le  ricorre  attorno,  sono  espres- 
si alcuni  belli  paesi  con  molti  santi  ro- 
mitij  tra 'stemmi  di  Paolo  V.  Anticamen- 
te era  vi  il  trono,  le  pareti  erano  coperte 
di  velluto  cremisi  trinato  d'oro  con  fre- 
gio e  frangia  simile,  con  tre  belli  quadri. 
Ora  vi  sono  scanzie  per  libri,  e  la  colle- 
zione de'quadri  di  Peter  postavi  da  Gre- 
gorio XV  1.  Da  questa  bella  sala  si  passa 
ad  una  grande  stanza  bislunga  con  volta 
fregiata  dello  stemma  di  Pio  VI,  che  rie- 
sce alla  sala  Clementina;  anch'essa  anti- 
camente era  apparata  di  corame  rosso 
rabescato  d'oro,  con  arme  di  Clemente 
XI.  In  tal  modo  I'  appartamento  ponti- 
fìcio gira  intorno  al  cortile  della  Camera, 
ed  è  addobbato  con  mobili  decorosi. 

Lateralmente  al  camino  della  sala  Cle- 
mentina, per  due  porte  si  entra  nel  ma- 
gnifico gallerione  o  sala  del  concistoro, 
così  detta  per  quello  pubblico  che  ora 
vi  si  tiene  (e  talvolta  auco  il  segreto  al- 
lorché si  aumenta  il  numero  de'cardinali 
residenti  in  Roma).  Ad  essa  si  può  pure 
entrare  per  la  sala  de'  palafrenieri  e  per 
le  due  seguenti  stanze,  e  prima  nel  gio- 
vedì e  venerdì  santo  vi  s'imbandivano  i 
pranzi  a'cardinali,  tolti  da  Gregorio  XVI 
(talvolta  vi  si  fece  la  mensa  de'i3  sacer- 
doti nel  giovedì  santo,  il  bagno  e  la  be- 
nedizione degli  Agnus  Dei ,  oltre  altre 
funzioni  dette  a'ioro  luoghi),  e  nella  vi- 
gilia di  Natale  la  cena  ai  medesimi.  Que- 
sto gallerione  è  largopalmi  45,lungoio6, 
con  5  grandi  finestre  ;  il  soffitto  è  vera- 
mente meraviglioso,  formato  di  3o  cas- 
settoni o  sieno  sfondi,  con  diverse  scorni- 
ciature intagliate  e  riccamente  con  pro- 
fusione doiale,  con  i sbarre  e  stelle  allu- 
sive all'arme  di  Clemente  Vili,  che  lo 
fece  fare,  con  un  rosone  tutto  dorato  nel 
mezzo  di  ciascuno  degli  sfondi  in  campo 


PAL  281 

azzurro,  ed  un'arme  da  capo  e  da  pie- 
di del  medesimo  Papa.  Ricorre  all'intor- 
no una  cornice  tutta  intagliata,  con  mo- 
diglioni sotto  ed  ovoli  tutti  dorati,  essen- 
dovi nel  vano  tra  un  modiglione  e  l'al- 
tro, sbarre  e  stelle  in  fondo  azzurro. Se- 
gue sotto  di  essa  un  gran  fregio  compar- 
tito da  diversi  riquadri,  entro  de'quali  esi- 
stono dipinti  diversi  romitori-!  e  paesi,  rap- 
presentanti Vallombrosa,  Camaldoli  e 
l'Alvernia  con  altri  di  Toscana,  con  un 
riquadro  per  parte  più  piccolo  dai  lati 
di  quelli  di  mezzo,  in  fondo  d'aria,  ed 
una  figura  gialla  in  piedi  per  ciascun  la- 
to, sostenenti  una  veduta  d'architettura 
in  prospettiva,  ed  una  nicchia  accanto  di 
essi,  in  cui  figurasi  un  santo  a  sedere  per 
ciascuna,  fra'quali  s.  Igneo  (V.).  Inoltre 
questi  riquadri  sono  tramezzali  da  men- 
soloni a  chiaroscuro,  sostenuti  da  putti.  In 
due  de' 4  angoli  è  dipinto  il  padiglione 
colle  chiavi,  negli  altri  l'arme  Aldobran- 
dini  di  Clemente  Vili.  Autori  di  sì  bel 
fregio  sono  Gio.  Alberti  e  Paolo  fì.nlli. 
Resta  ornata  questa  stanza  da  damashi 
rossi,  da  una  collezione  di  grandi  e  belìi 
quadri,  e  dal  trono  pontificio.  Qui  termi- 
.na  propriamente  l'appartamento  di  Cle- 
mente Vili,  e  quello  tuttora  abitato  dai 
Papi,  incominciando  da  questo  lato  la  fab- 
brica o  palazzo  di  Gregorio  XlII,come 
vedesi  dagli  slemmi. Incontro  al  trono  so- 
no due  porte, quella  a  destra  conduce  a 
due  camere  chiuse,  che  in  delti  pranzi  e 
cena  servivano  di  credenza;  quella  a  si- 
nistra a  due  altre  di  passaggio  con  bellis- 
sime volte  ornate  di  gentili  stucchi  e  gra- 
ziosi dipinti,  cogli  stemmi  diGregoi  ioXIII 
e  Urbano  Vili,  il  primo  per  averle  fatte 
eseguire, onde  si  vedono  rappresentazio- 
ni allusive  ai  suoi  fasti,  ed  il  secondo  per 
averle  ristorate:  ne'4  angoli  della  prima 
camera  si  vede  l'arme  di  Gregorio  XIV, 
forse  per  averne  terminatogli  ornati.  Ir» 
queste  (\ue  stanze,  in  cui  dipinsero  Mat- 
teo fratello  di  Paolo  Brilli,  Ottavio  Ma- 
scherini  e  Marco  da  Siena,  prima  le  pa- 
reti erano  con  arazzi  istoriati,  ed  essendo 


282                    PAL  PAL 

limaste  nude,  Gregorio  XVI  le  fece  de-  prese:  colorirono  queste  finte  statue  a 
corare  con  buoni  quadri  dipinti  a  olio,  chiaroscuro,  Zucca.  Lombardelli,  Stella, 
ed  inoltre  copri  le  mura  della  seguente  Nogari,  Tempesta  ed  il  cav.  d'Arpino. 
sala  grande  $011  arazzi  importanti,  di  cui  Nella  2.a  sala  de'  palafrenieri  è  l' ingresso 
parlai  altrove,  come  nel  voi.  IX,  p.  5o.  alla  summentovala  cappella  di  Nicolò  V, 
Nella  volta  di  questa  sala  è  l'arme  di  Gre-  al  cui  appartamento  davano  principio 
gorioXlil,  e  quivi  si  fa  la  predica  nella  queste  due  sale.  Anche  la  sala  de'  pala- 
quaresima  eavventoai  famigliari  diquel-  frenieri  fu  ristorata  da  Leone  X  ,  come 
li  che  intervengono  alla  palatina,  e  serve  vedesi  dal  sontuoso  soffitto  decorato  di 
di  cappella  quando  nel  gallerione  si  dà  sua  arme.  A  chiaroscuro  egli  nelle  pare- 
dal  Papa  il  cappello  cardinalizio:  questa  ti  fece  dipingere  da  Raffaele  in  fìnti  nic- 
predica  anticamente  la  faceva  il  p.  ruae-  chioni  i  dodici  apostoli  ;  e  perGio.  da  U- 
stro  del  sacro  palazzo,  al  dire  del  Taia  e  dine  abbellì  le  nicchie  di  cornici  con  pa  p- 
di  altri,  poscia  ed  ancora  il  suo  p.  com-  pagalli,  babbuini,  gatti  mammoni,  zibet- 
pagno.  ti  ealtri  bizzarri  animali,  cheLeone  X  te- 
Dalia  sala  per  una  porla  a  sinistra  si  neva  per  diletto.  Ma  Paolo  IV  perrica- 
puòandareuellacnppellacomune  di  (ire-  vaici  alcuni  stanzini  per  suocomodo,git- 
gorio  XIII,  perciò  anche  detta  sala  della  tò  a  terra  alcune  pitture.  Dipoi  Grego- 
cappella  comune  ,  e  per  quella  a  destra  rio  XIII  restaurò  la  sala,  facendovi  dipin- 
gile duegalleriole  dell'appartamento  del-  gere  intorno  colonne  scanalate,  uobili  tre- 
la  contessa  Matilde,  di  cui  feci  parola  nel  gi,  figure  e  festoni  con  una  Virtù  pero- 
\ol.  XVII,  p.  64,  ov'è  l'appartamento  e  gni  frontespizio,  dai  fratelli  Gio.  e  Che- 
cappella  di  Giulio  III,  che  prese  il  nome  rubino  Alberti.  Le  figure  però  coi  putti 
di  Matilde  dopo  che  Urbano  Vili  nel  re-  sono  di  Taddeo  Zuccari,  il  quale  restati- 
staurarlo  abbellì  la  i.a  di  dette  gallei  io-  rò  con  rispetto  a  Raffaele  gli  Apostoli, 
le, facendovi  rappresentare  i  fasti  di  quel-  facendo  eseguire  altri  restauri  dal  filatel- 
ia eroina.  L'appartamento  ha  belli  sof-  loFederico,  da  Agresti  eda  Marciteci.  Ol- 
fltti  con  fregi  ,  con  eleganti  vedute.,  e  fu,  tre  gli  Apostoli  sonovi  ancora  gli  Evau- 
abitato  dal  cardinale  Barberini  cappuc-  gelisti,  il  Precursore,  s.  Lorenzo  e  s.  Fra  ri- 
cino, fratello  di  Urbano  Vili. Proseguen-  cesco.  Pei  successivi  ristauri  e  ritocchi 
do  il  cammino  s'incontra  la  2.a  gallerie-  di  Maratta,  fatti sottoClemente  XI,  e  per 
la, abbellita  con  pilluredaClementeXill.  quelli  di  altri  ,  queste  pitture  poco  con- 
Da  una  porta  si  passa  all'appartamento  servano  della  loro  antica  bellezza  e  per- 
architeltato  da  Bernardo  Roseli  ini  d'or-  fezione.  Ora  facciamo  ritorno  alla  galle- 
dine  di  Nicolò  V,  poi  stanze  di  PiafFaele,  viola  dipinta  nel  pontificato  di  Clemente 
il  cui  antico  ingresso  è  dalle  sale  de'  chia-  XIII,  da  cui  alle  stanze  di  '  Raffaele  si 
voscuri,cioè  dalla  sala  vecchia  degli  svizze-  passa. 

ri  e  dalla  sala  vecchia  de'palafrenieridet-  La  1."  stanza  di  Raffaele  è  la  sala  di 
la  anticamente  de' cubiculari.  A  queste  Costantino,  neli'ultimac'contigua  la  cap- 
salesi  perviene  per  la  suddetta  scala  ch'e-  pella  d'Lrbano  Vili.  Di  sopra  ho  già 
la  prima  cordonata,  per  un  corridore  de-  indicato  ove  parlai  delle  località  che  ap- 
nominato  de'chiaroscuri  dalle  pitture  di  pena  accenno.  Passando  all'appartameii- 
ambo  le  sale.  La  sala  degli  svizzeri  è  con  to  di  s.  Pio  V  trovasi  la  famosa  galle- 
ornato  soffitto,  fatto  da  Leone  X,  e  suo  ria  de' quadri  o  pinacoteca,  e  traversan- 
stemma. Nelle  pareli  con  finte  architetti!-  do  l'aulica  cappella  di  s.  Pio  V,  si  passa 
re  dipinte  da  Gio.  Alberti,  Gregorio  XIII  nella  i."  galleria  degli  arazzi,  in  fondo  al- 
vi fece  rappresentare  altrettante  nicchie  e  la  quale  per  una  porla  a  sinistra  si  entra 
a  chiaroscuro  molte  Virtù,  con  loro  im-  nella  sala  dell'edificio  eretto  in  fianco  da 


P  AL 

Paolo  V,  ed  ove  Gregorio  XVI  collocò  i 
facsimile  de'pi (astri delle loggie  di  Raf- 
faele, e  siccome  il  secondo  soleva  ammet- 
ter vici  le  dame  al  bacio  del  piede,  fu  la 
sala  nobilmente  mobigliata:  nella  vol- 
ta Guido  Reni  dipinse  magistralmente  a 
fresco  la  discesa  dello  Spirito  Santo,  l'A- 
scensione e  la  Trasfigurazione  di  Gesù 
Cristo  ;  il  tutto  ornato  di  cornici  e  stuc- 
chi dorati  ,  con  emblemi  di  Paolo  V,  il 
cui  nome  vedesi  nel  fregio.  Ritornati  nel- 
la galleria  degli  arazzi,  proseguendo  il 
cammino  si  giunge  nella  celebre  galleria 
di  Gregorio  X11I  o  delle  carte  £*eo<?rafi- 
che,  lunga  piedi  3r  i,  larga  17,  avendo 
3.2  palmi  d'altezza  fino  al  più  alto  della 
volta.  Essa  è  luminosissima  per  avere  fi- 
nestre d'ambo i  lati,  e  fu  tutta  dipinta  a 
fresco  d'ordine  di  Gregorio  XIII  dal  più 
volte  lodato  p.  Ignazio  Danti  ,  il  quale 
stupendamente  delineò,  colorì  ed  esegui 
le  piante  topografiche  dell'  intera  Italia, 
ponendo  da  un  lato  la  parte  antica, dal- 
l'altro la  moderna,  oltre  Io  stato  à'  Avi- 
gnone dominio  della  s.  Sed?;  accennan- 
dovi ancora  tutte  le  città,  i  luoghi  più 
celebri,  i  porti,  i  villaggi,  conforme  era- 
no a'suoi  tempi, divisi  in  provincie,  regni 
e  isole.  Sopra  la  porta  è  l'iscrizione  ana- 
loga di  Gregorio  XIII  del  1 58  1 .  Il  Nib- 
by  nel  discorso  preliminare  della  Carta 
de  dintorni  dì  Roma,  p.  III,  asserì  che 
le  carte  geografiche  le  disegnò  e  dipinse 
Antonio  Dante  perugino,  colla  direzio- 
ne del  p.  Ignazio  suo  fratello,  ma  di  ciò 
non  dice  parola  il  benemerito  p.  [Marche- 
se domenicano,  nelle  Memorie  de  più  in- 
signi pittori ,ec.  domenicani ,  parlando  dif- 
fusamente nel  voi.  2,  p.  3o  £  del  p.  Igna- 
zio Danti  matematico,  cosmografo,  inge- 
gnere earchitetto,  chiaramente  afferman- 
do che  il  p.  Ignazio  delineò  e  colon  le  car- 
te geografiche.  La  volta  di  questa  galleria 
rimane  scompartita  in  molti  riquadri, cir- 
condata di  vari  ornamenti  e  buoni  lavori 
in  istucco  messi  a  oro:  essa  venne  dipinta  a 
fresco, sotto  la  direzione  del  valente  pitto- 
re Girolamo  Muziani  da  Brescia,  altri  di 


PAL  283 

cono  di  Nicolò  Circignaui  delle  Pomaran 
eie,  da  Raifiellino  da  Reggio,  Paris  Nogari, 
Pasquale  Cali,  Ottavio  Mascheri oi,  Mar- 
co da  Faenza,  Giovanni  da  [Modena,  Giro- 
lamo Massei ,  Giovanni  Semenza  ,  Lo- 
renzino  da  Bologna  e  da  Antonio  Danti 
fratello  del  domenicano,  autore  delle  car- 
te topografiche.  Tutti  i  dipinti  di  essi  rap- 
presentano soggetti  cavati  dalla  Bibbia 
sacra  e  dalla  storia  ecclesiastica:  fra  que- 
sti ultimi  devesi  rimarcare  quello  eh'  e- 
sprime  il  divin  Maestro  in  atto  di  affida- 
re il  suo  gregge  a  s.  Pietro,  operato  da 
Gianfrancesco  Romanelli,  allorché  Li- 
bano Vili  fece  ristorare  l'intera  galleria 
rinfrescandone  le  pitture,  come  si  legge 
dalla  sua  iscrizione  del  1 63  l.  Al  presente 
si  stanno  eseguendo  altri  simili  ristami. 
Da  questa  galleria  si  passa  in  quella  degli 
arazzi, dalla  quale  si  entra  nel  Museo  fa- 
ticano :  dopo  la  galleria  de'  vasi  e  cande- 
labri ,  si  perviene  a  destra  al  Museo  E- 
trusco  Gregoriano.  Usciti  dal  quale  e 
scendendo  la  nobile  scala  che  comunica 
coll'altro  piano  del  Musco  Vaticano, col- 
la biblioteca  e  col  giardino,  di  rimpello 
si  apre  l'ingresso  del  Museo  Egizio  Gre- 
goriano. Sortendo  da  questo  si  passa  nel 
Museo  Pio  dementino,  principiando  dal- 
la sala  a  croce  greca  ,  e  percorso  che  si 
abbia  ,  giunti  al  vestibolo  del  Torso  di 
Belvedere,  si  discende  al  Museo  Pio  Chia- 
ramond,  trovandosi  prima  a  destra  il  can- 
cello di  ferro  del  giardino  della  Pigna. 
Camminando  pel  vasto  corridoio  del  no- 
minato museo  si  apre  a  dritta  il  braccio 
nuovo  pur  fondato  da  Pio  VII.  Retroce- 
dendo e  voltando  a  destra,  poco  dopo  si 
entra  al  gran  corridoio  delle  iscrizioni,  e 
dalla  stessa  manosi  giunge  alla  porta  del- 
la Biblioteca  Vaticana;  al  fine  poi  di  det- 
to corridoio  è  l'ingresso  del  Museo  Vali- 
cano dalla  parte  del  1 .°  piano  delle  log- 
gie di  Raffaele,  ed  a  destra  evvi  l'altro  del- 
la biblioteca  dal  lato  delle  stanze  Borgia. 
Dal  cortile  di  s.  Damaso  ritornati  fuo- 
ri dell'ingresso  del  cortile  della  Sentinel- 
la ,  rivolgendosi  a  destra  si  perviene  al- 


284  PAL 

l'circo  edificato  da  Paolo  V,  che  mette  al 
grande  e  lungo  stradone,  il  quale  è  chiu- 
so a  destra  dal  braccio  di  Belvedere,  che 
contiene  quello  della  biblioteca  e  della 
galleria,  con  diverse  rimesse  ai  piani  ter- 
reni ;  ed  a  sinistra  dal  muro  del  giardi- 
no boscareceio,  in  mezzo  del  quale  per 
un  cancello  di  ferro  si  potrebbe  entrare. 
In  fondo  allo  stradone  poi  si  trova  l'in- 
gresso principale  del  giardino,  con  mae<- 
stoso  cancello  di  ferro,  ov'è  il  portinaro, 
ed  ivi  si  entra  nel  medesimo, ammirabi- 
le per  ampiezza,  grandiosità,  lunghezza 
e  larghezza  di  viali,  amenità  di  boschetti, 
vaghezza  di  giardini,  nobili  edilizi  ,  co- 
pia di  acque  e  magnifiche  lontane.  Ho  già 
superiormente  narrato,  che  questo  giar- 
dino deve  l'origine  almeno  a  Nicolò  HI 
e  quali  Papi  ne  furono  più  benemeriti, 
come  Giovanni  XXII,  Nicolò  V,  Inno- 
cenzo Vili,  massime  in  quello  di  Belve- 
dere, così  Giulio  II;  quindi  Paolo  IV  in- 
cominciò e  Pio  IV  compì  il  palnzzetto. 
Questo  ultimo  e  Paolo  V  arricchirono 
d'acqua  il  giardino,  e  per  non  dire  di 
nitri,  nominerò  Clemente  XI,  Pio  VI, 
Leone  XII  e  principalmente  Gregorio 
XVI.  A  dritta  è  il  giardino  della  Pigna, 
a  sinistra  si  apre  il  gran  viale  della  gio- 
stra ,  e  primamente  si  vede  a  manca  il 
capannone  pegli  agrumi,  i  vasi  de' quali 
vi  si  ripongono  l'inverno;  di  contro  è  l'a- 
bitazione del  giardiniere  pontifìcio,  fami- 
gliare palatino  antichissimo.  A  Famiglia 
pontificia  parlai  ancora  di  esso  e  de'suoi 
dipendenti  addetti  al  giardino,  come  dei 
giardinieri  e  subalterni  de'palazzi  Quiri- 
nale e  di  Castel  Gandolfoje  nel  ruolo  che 
pubblicai  di  Pio  li  del  ì /±Go  si  trovano 
l'ortolano  segreto,  il  gallinaro,  il  custo- 
de della  vigna  e  l'ortolano.  Nel  ruolo  del 
i  55o  di  Giulio  III,  il  più  antico  eh'  esi- 
ste nel  palazzo  apostolico  ,  si  legge  che 
il  giardiniere  avea  pane,  vino,  castra- 
to e  vaccina;  eravi  il  soprastante  di  Bel- 
vedere, il  custode  di  Belvedere  ,  l'orto- 
lano di  Belvedere,  due  guardiani  di  Bel- 
vedere, il  custode  del  bosco  di  Belvede- 


PAL 

re,  il  portinaro,  lo  scopatore,  il  gallina- 
ro. Sino  e  inclusive  a  Pio  VI  ,  nelle  ca- 
valcate del  possessori  custode  degli  orti 
del  Papa,  dopo  i  gentiluomini  dei  cardi- 
nali e  prima  della  Lettiga  pontificia,  ca- 
valcava col  sartore,  fornaro  e  barbiere  pa* 
latini,  vestiti  con  casacche  o  cappotti  ros- 
si e  veste  lunga  del  medesimo  colore.  Nel 
i644  Pe'  possesso  d'Innocenzo  X  si  leg- 
ge ;  Sulor,  pistor,  et  custos  hortis  Quiri- 
nalis  ,  rubonibus  de  panno  rubeo  tinctìs 
ex  villoso  sirnililer  rubro  vestiti,  quorum 
primum  deferebat  valisiam  cum  mantel- 
lo Pontificis,  equitans  in  medio  pistoris  a 
dextris,  et  cuslodis  hortis  a  sinistris.  Se- 
guivano gli  scudieri  del  Papa  e  la  letti- 
ga. Anche  nelle  altre  cavalcate  per  le 
4  cappelle  dell'anno,  i  nominati,  col  cu- 
stode de'  giardini  pontificii,  aveano  luo- 
go e  cavalcavano  nel  solito  sito.  Nell'anti- 
chissima nota  degli  emolumenti  da  pa- 
garsi dai  nuovi  cardinali,  ve  n'è  uno  pel 
custode  dell'orto  segreto.  L'edilìzio  del- 
l'abitazionedel  giardiniere  è  pure  per  gli 
archi  vii.  A  fianco  del  dicoutro  capanno- 
ne è  un  gabinetto  per  uso  del  Papa,  on- 
de cambiarsi  le  vesti,  fatto  da  Gregorio 
XVI.  A  sinistra  dell'ingresso  al  viale  del- 
la  giostra,  altro  conduce  alla  porta  della 
scala  segreta,  da  cui  suole  scendere  il  Pon- 
tefice in  giardino,  e  alle  parli  di  cui  fa- 
rò menzione,  trovandosi  alla  metà  di  tal 
viale  a  sinistra  l'altro  ingresso  del  giar- 
dino per  le  carrozze  ,  anch'  esso  rispon- 
dente nello  stradone  fatto  da  Paolo  V,  ed 
anche  questo  munito  di  cancello  di  ferro. 
Nel  gran  viale  della  giostra  a  sinistra 
godesi  la  vista  del  giardino  segreto  degli 
agrumi,  ridotto  al  modo  che  si  ammira 
da  Gregorio  XVI,  ed  a  dritta  quella  par- 
te suindicata  con  bosco  d'elei  e  lauri,  viali 
coperti,  locale  pei  capri,  spalliere  di  agru- 
mi e  fonte.  Il  muro  dello  stesso  lato  riu- 
nisce l'abitazione  del  giardiniere  alla  uc- 
celliera,  pavoniera,  fagianiera  e  pollaio, 
ed  è  abbellito  da  spalliere  di  limoni  e  Por- 
togalli. Verso  il  fine  di  questo  viale  è  la 
foute  della  Zitella  che  sgorga  dal  piedi- 


PAL 

sfallo  d'una  statua  muliebre,  con  acqua 
detta  di  s.  Damaso  ,  il  cui  chiusino  tro- 
vasi nella  superiore  vigna  dalla  parte  del- 
le mura  con  toni,  come  all'erma  Chat- 
tard..  Questi  nel  descrivere  con  dettaglio 
architettonico  tutto  il  palazzo  Vaticano 
ed  annessi,  facendo  altrettanto  di  questo 
giardino,  dice  che  delta  statua  di  marmo, 
volgarmente  chiamata  zitella,  rappresen- 
ta la  famosa  Lucrezia  romana,  moglie 
oltraggiata  di  Collatino.  Quivi  si  aprono 
tre  ampi  viali  fiancheggiati  da  alte  spal- 
liere di  elcij  bosso  e  lauri,  che  conduco- 
no, due  al  cancello  di  fèrro  della  vigna, 
l'altro  costeggiando  il  detto  giardino  se- 
greto, porta  ad  altro  viale  che  mette  nel- 
la macchia  o  bosco  d'alti  alberi  e  alla  vi- 
gna, ed  eziandio  al  viale  che  finisce  nel- 
le mura  dette  di  Belisario,  presso  le  qua- 
li è  la  porta  delle  carrette.  Volgendo  a 
sinistra,  dopo  un  tratto  trovasi  a  manca 
l'ingresso  al  giardino  segreto  degli  agru- 
mi, e  i  impello  quello  al  palazzetlo  o  ca- 
sino di  Pio  IV  per  un  viale  coperto  d'el- 
ei, lauri  e  bosso.  Questo  elegante  edilì- 
zio, che  forma  uno  de'maggiori  ornamen- 
ti del  giardino  Vaticano,  con  nobilissimo 
recinto,  ebbe  un  tempo  propinquo  il  giar- 
dino de'semplici,  o  erbe  e  piante  che  s'u- 
sano per  medicina,  e  del  suo  custode  fe- 
ci parola  nel  voi.  XL1V,  p.  io3. 

Narra  Chattard,  che  avendo  destina- 
lo Paolo  IV  di  avere  in  questo  luogo  un 
piccolo  edificio  per  suo  ritiro  e  diporto, 
ne  die  commissione  a  Pirro  Ligorio,  ce- 
lebre architetto,  il  quale  al  dire  del  Ve- 
nuti formò  il  disegno  copiando  un  gra- 
zioso casino  rovinato  presso  il  lago  di  Ga- 
bio,  fabbricato  dagli  antichi  romani  per 
godervi  la  grata  vista  di  quelle  acque. 
IVla  non  appena  gittate  le  fondamenta,nel- 
l'agoslo  i55g  Paolo  IV  morì,  restò  l'o- 
pera interrotta  e  l'immediato  successore 
Pio  IV  la  proseguì,  perfezionò  eie  die  il 
nome,  onde  dicesi  il  Casino  di  Pio  1  A'.  Un 
leggiadro  atrio  o  portico  o  vaga  galleria 
sta  innanzi  al  palazzetlo, avente  tramez- 
zo un  teatro  scoperto  di  forma  ovale,  con- 


PAL  aSÌ 

tornato  con  seditori  di  travertino  e  de- 
corato di  busti  marmorei.  In  mezzo  del 
suolo  lastricato  del  teatro  si  eleva  una, 
fontana,  con  vasca  di  marmo  bigio  ova- 
le. L'atrio  sembra  edificato  in  mezzo  al- 
l'acqua,  a  motivo  della  sottoposta  gran 
vasca  di  figura  ovale  di  prospetto  che  lo 
circonda  anche  dai  due  la  ti.  E  questa  de- 
stinata ad  uso  di  vivaio  con  pesci,  e  vi  si 
accolgono  in  copia  le  acque,  che  pei  due 
canali  laterali  scorrono.  Tre  nicchie  a- 
dornano  il  prospetto  del  fonte,  ed  in  cia- 
scuna è  una  statua  antica  muliebre, rap- 
presentando quella  di  mezzo  Cibele  con 
corona  turrita,  sedente  su  eminente  sco- 
glio, dal  quale  sgorgano  copiosi  rivi  d'ac- 
qua; gli  spartimenti  del  prospetto  sono 
adornati  di  musaico  rustico  e  stucchi,  co- 
sì le  altre  facciate.  L'atrio  o  portico  è  d'or- 
dine dorico,  e  4  colonne  di  granito  orien- 
tale sostengono  l'architrave  della  loggia 
aperta  che  risponde  sul  fonte,  al  quale 
si  discende  per  due  scale:  la  volta  ha  stuc- 
chi e  pitture  a  fresco.  I  due  laterali  in- 
gressi al  teatro,  costruiti  a  guisa  di  archi 
trionfali  con  volle,  sono  abbelliti  con  ar- 
chitravi ,  musaici  rustici  ,  stucchi  e  nic- 
chie con  busti  di  marmo.  L'ingresso  poi 
al  palazzetlo  anch'esso  ha  il  nobilissimo 
portico,  sostenuto  da  4  colonne  di  gra- 
nito orientale.  Gli  ornamenti  della  fac- 
ciata, la  quale  è  di  bella  architettura, so- 
no di  stucco  e  di  leggiadrissime  forme  ; 
dimostra  poi  il  felice  ingegno  di  Ligorio 
la  bella  disposizione  che  seppe  dare  al- 
l'interno, cavando  un  decoroso  e  nobi- 
le partito  in  tanta  angustia  di  sito.  La  . 
volta  dell'ingresso  al  palazzetto  è  ornata 
d'istorielte  tratte  dal  vecchio  Testamen- 
to, dipinte  a  fresco  con  altri  pittoreschi 
scherzi,  invenzione  e  travaglio  di  Fede- 
rico Zuccari,  secondo  Chattard,  mentre 
il  Taia  dice  ch'egli  piuttosto  dipinse  nel- 
l'altro atrio  o  portico,  attribuendo  le  pit- 
ture di  questo  del  casino  a  Giovanni  dal 
Corso  schiavone.  Nelle  due  nicchie  del- 
le testate  sonovi  due  eleganti  conche  o- 
vali   di   marmo,   con    bellissimi   grotte- 


286  1'  A  L 

•scili  a  stucco,  essendo  le  pareti  coper 
tedi  musaico  Masticale.  Qui  si  entra  nel 
l'appartamento  terreno  e  nella  magni 
fica  sala  a  volta  con  pitture  sagre  di  Fé 
derico  Barocci,  bellissimi  stucchi  ed  altr 
ornali.  Nella  2. "stanza  minore,  nella  voi 
la  sono  i  medesimi  ornati  ed  affreschi  di 
Barocci,  come  sono  nella  3.a  a  sinistra, 
ov'  era  una  cappellata  che  ricordai  nel 
voi.  IX,  p.  1  56.  Taia  dice  che 'Leonardo 
Cuogi  e  Durante  del  Nero  di  Borgo  s.  Se- 
polcro) oltre  i  grotteschi  egli  ornati  del- 
le due  prime  stanze  ,  dipinsero  anche  la 
terza.  A  destra  si  ascende  nella  comoda  e 
Bella  scala  a  bianchetti,  che  conduce  al 
.superiore  appartamento  composto  di  \ 
stanze  solatale,  e  rispondenti  le  tre  pri- 
me alla  descritto,  la  4-a  poi  o  loggia  co- 
perta si  estende  per  tutto  il  sito  che  so- 
vrasta l'inferiore  portico.  Questa  è  il- 
luminata da  5  finestre,  tre  di  prospetto 
e  due  laterali.  Viene  ricoperta  da  volta 
con  diversi  ornali  e  pittine,  e  spartita  da 
riquadri  di  stucco. Nello  specchio  dimez- 
zo rappresentò Zuccari  la  sacra  Famiglia, 
contornala  con  cammei,  quadretti  e  ton- 
di sul  gusto  delle  loggie  di  Ralfacle.  E- 
guale  cornice  le  ricorre  intorno  e  le  fa  li- 
nimento. Nella  4-a  stanza  la  volta  fu  ab- 
bellita con  4  quadretti  della  vita  di  Ge- 
sù Cristo  ,  e  negli  angoli  colle  figure  di 
8  virtù.  Si  vuole  da  Chattard,  che  Zucca- 
ri  abbia  travagliato  nella  3.a  stanza, orna- 
la di  grotteschi  dallo  Schiavone,  eche  t'ul- 
tima sia  stata  colorita  da  Sante  Titi.  Dalla 
4-n  stanza,  per  una  scaletta  a  lumaca  si  en- 
tra ne' soffitti  e  nella  loggia  coperta.  Sot- 
to al  pianterreno  vi  è  la  cucina  e  la  grot- 
ta, e  siccome  questo  elegantissimo  edilì- 
zio è  chiuso  d'ogni  porte,  da  quella  del 
monte  vi  è  un  muro  di  sostruzione  che  lo 
rende  isolato,  anche  ue'lati  laterali  e  po- 
steriore. 

Avendo  questo  ameno  luogo  assai  sof- 
ferto dalle  ingiurie  del  tempo,  Leone 
XII  \i  operò  qualche  restauro,  massi- 
me nel  vivaio  e  nell'  architettura  che  lo 
sovrasta, formando  la  fronte  dell'edilizio, 


P  A  L 

come  rilevasi  dall'iscrizione.  Era  però  ser- 
bato a  Gregorio  NVI  di  ricondurre  que- 
sto palazzetto  ed  annessi  al  conveniente 
splendore,  anzi  di  accrescerlo  e  farlo  mag- 
giormente importante.  Dopo  avello  in- 
teramente restauralo  e  mobigliato,  ne 
ornò  tutto  l' interno  a  foggia  di  museo, 
con  oggetti  d'arte  pregie  voli,  busti  di  mar- 
mo, fra 'quali  molti  superbi,  come  è  ri- 
marchevole quello  di  Pio  II  ,  con  ricchi 
pilastri  e  colonne  per  sostenerli;  vi  p<>se 
pure  statuine,  bassorilievi  e  cippi  di  mar- 
mo, e  principalmente  rese  preziosa  la 
1  .a  stanza  nobile  del  1 ."  piano,  ove  con 
bell'ordine  fece  collocare,  parte  incassati 
nel  muro  e  parte  in  armadi,  i  bassorilie- 
vi di  terre  cotte  che  appartennero  al  cav. 
d'Agincourt  (meno  quella  porzione  de- 
stinata pel  suo  museo  Etrusco)  e  molti 
di  quelli  adunati  dal  marchese  Canova  , 
col  busto  di  questi  in  marmo.  Nella  det- 
ta loggia  coperta  o  stanza  bislunga  so- 
vrastante al  portico,  dal  Fabiani  lodalo 
di  sopra,  il  Papa  fece  dipingere  i  pilastri  di 
sua  invenzione,  anche  questi  sul  gusto  di 
quelli  di  Raffaele;  il  medesimo  artista  nel- 
la contigua  ampia  camera  parata  di  da- 
masco rosso,  pure  di  sua  invenzione  ese- 
giù,  come  nella  seguente  parata  di  dama- 
sco giallo,  bellissimi  ornati  a  chiaroscu- 
ri): bagli  ornamenti  mobili  della  inca- 
mera nominerò  il  quadro  con  arazzo  rap- 
presentante la  B.  Vergine  col  Bambino, 
coi  sette  cori  degli  Angeli,  e  l'effigie  di 
tutti  vuoisi  che  sieno  quelle  della  funi- 
glia  leale  di  Carlo  X,  poiché  l'arazzo  è 
uno  di  quelli  donali  da  quel  redi  Fran- 
cia a  Leone  XII.  Tante  magnificenze  di 
Gregorio  XVI  sono  accennale  nella  la- 
pide di  marmo  eretta  in  cima  alla  sca- 
la dal  maggiordomo  del  Drago  nel  i83?.. 
Nel  1847  m  esso  w  celebrato  il  Natale 
di  Roma,  al  modo  che  toccai  a  Mura  di 
Roma,  parlando  del  festeggiamento  pel 
giorno  natalizio  di  Roma. 

Uscendo  da  questo  ornalissimo  edifizio, 
e  pigliando  la  via  chea  destra  conduce  al- 
l'ingresso segreto  per  cui  i  Popi  scendo- 


P  AL 

no  nel  giardino,  da  un  lato  di  questo  tro- 
vasi pure  a  destra  la  fontana  degli  spec- 
chi, cosi  appellata  pe'  suoi  ornati  e  gra- 
ziosa struttura.  Equesta  una  piccola  slan- 
ziola  con  eleganti  decorazioni  ,  specchi 
scorniciati ,  musaici  di  rilievo  ,  rabeschi 
ed  emblemi  di  Paolo  V  che  l'edificò.  Vi 
sono  ancora  due  coloune  di  verde  anti- 
co, con  basi  e  capitelli  d'ordine  ionico, 
sostenenti  analogo  aichitrave  con  fondo 
simile  :  pel  fonte  vi  è  una  tazza  di  mar- 
mo bigio,  con  sottoposta  ampia  vasca  per 
le  acque,  che  scaturendo  dagli  scogli  riflet- 
tono negli  specchi.  Proseguendo  il  viale 
incontro  a  questo  fonte,,  a  ridosso  del  mu- 
ro di  recinto,  corrispondente  all'  edilizio 
della  zecca,   si  vede  la  bella  fontana,  e- 
ziandio  eretta  da  Paolo  V  con  disegno  di 
Maderno,  detta  de'  Torroncini   perchè 
fiancheggiata  da  due  torri  rotonde,  con 
arme  di  quel  Papa,  nicchia  incavata  con 
scogli,  vasca  ovale  di  travertino  e  piccola 
tazza  al  eli  sopra,  donde  sgorga   l'acqua. 
Continuando  lo  stesso  viale, come  gli  al- 
tri fiancheggiato  di  spalliere  di  elei,  lau- 
ro e  bosso,  in  cui    le  mura  di  Belisario 
separano  il  giardino  dagli   orti  e  vigne 
della  Città  Leonina,   di  fronte  si  pervie- 
ne alla  maestosa  fontana  dello   scoglio  e 
dell'Aquilone.  Questa  si  compone  d'alto 
masso  di  tufi  lavorati  a  forma  di  scogli, 
isojato;  il  prospetto  è  unagrau  nicchia  con 
due  altre  piccole  laterali.  Sopra  la  som- 
mità si  vede  un'  aquila  grande  di  mar- 
mo, che  dà  nome  al  fonte,  ed  a  pie  del- 
le tre  nicchie  si  estende  un  ampio  vasco- 
ne  semicircolare  con  anguille,  avendovi 
Paolo  V  che  l'edificò  fatto  costruire  da 
Maderno   zampilli  e  scherzi  d'acqua,  la 
quale  abbondantissima  sgorga  con  fra- 
gore. Seguitando  il  cammino  si  giunge  al 
cancello  della  vigna,  e  per  un  viale  lun- 
ghissimo decorato  di  spalliere  di  bosso  e 
lauro,  essendo  a   destra  il  canneto  ed  a 
sinistra  il  vignato,  si  arriva  alla  ricorda- 
ta loggia  coperta  o  bersò.  A  sinistra  di 
questa  è  la  Porta  Pertusa  (  o  Viridaria 
o  delle  tre  porte),  cosi  delta  dalla  sua 


P  A  L  287 

piccolezza,  che  solo  serviva  per  comodo 
della  corte  pontificia,  perchè  corrispon- 
deva a  questo  vasto  giardino.  Leone  X 
l'adornò  nel  prospetto  esterno  con  buo- 
na architettura  e  col  suo  slemma,  il  qua- 
le essendo  comune  a  Clemente  Vile  Pio 
IV,   alcuni  a  questi  due  1'  attribuirono  ; 
essa  è  sempre  chiusa.  Costeggiandole  mu- 
ra e  baluardi  o  bastioni,  a  un  tempo  del 
giardino  e  della  città,  a  destra  del  bersò 
si  apre  lungo  e  comodo  passeggio,  sinché 
arrivasi  a  Belvedere  e  al  giardino  della 
gran  serra  o  stufa  di  ananassi,  di  sopra 
rammentata  e  disegno  del  Martinucci.Da 
queslo  si  passa  al  giardino  detto  di  Bel- 
vedere e  poi  della  Galera,  dal  vascello  di 
rame  o  bronzo  lavorato  con  maestria  e 
dettaglio,  uscendo  da  esso  con    mirabile 
meccanismo  e  da  circa  5oo  fori ,  altret- 
tanti zampilli  d'acqua  in  forma  di  giran- 
dola, ed  i  cannoni  producono  un  rumo- 
re come  sparassero.  11  vascello  si  dice  fat- 
to da  Clemente  IX,   secondo  Pa  nei  ioli , 
Venuti  e  Chattard,  forse    restaurato  da 
Clemente  XI.  Essa  trovasi  nella  vasca  del 
bel  fonte  restauralo  da  Pio  VI  ,  attiguo 
alPedifizio  della  famosa  scala  di  Braman- 
te. Questo  luogo  ameno  e  delizioso,  per- 
chè godesi  la  vista  di  tolta  Romae  del- 
le circostanti  e  lontane  parti,  ebbe  nome 
di  Belvedere;  avendovi  Innocenzo  Vili 
edificato  il  palazzo,  fece  costruire  il  giar- 
dino proseguito  da  Giulio  li   anche  per 
lungo  tratto,  a  ridosso  del  braccio  detto 
di  Cleopatra  e  Ira  le  mura  in  parte  del- 
la città  :  una  porzione  credesi  architet- 
tata da  Bramante,  e  fu  pur  chiamato  giar- 
dino Boscareccio,  sebbene  questa  deno- 
minazione pai  e  comune  a  quello  eziandio 
presso  il  casino  di  Pio  IV,  ov'è  la  mac- 
chia, selva  o  bosco. 

Accanto  al  detto  fonte  chiamalo  del- 
la Galera  o  Vascello,  si  ascende  una  scala 
piena  di  giuochi  d'  acqua,  e  si  giunge  fi- 
nalmente all'antico  giardino  segreto  odi 
Belvedere,  e  più  conosciuto  sotto  il  no- 
me di  giardino  della  Pigna, da  quella  che 
sono  per  descrivere,  la  cui  area  quasi 


288  PAL 

quadrata,  come  termine  dell'antico  cor- 
tile di  Belvedere,  è  racchiusa  dagli  estre- 
mi bracci  di  esso  diesi  congiungono  al- 
l'edilìzio di  Pio  IV e  Innocenzo  Vili,  che 
ha  in  mezzo  la  gran  nicchia  o  tribuna,  de- 
scritta con   tale  edifìzio  a  Museo  Vati- 
caso,  in  un  al  braccio  nuovo  di  Pio  VII 
ri m petto  ad  esso.  Inoltre  questo  luogo 
venne  anche  denominato  di  Tor  de'Ven- 
li,  dalla  torre  edificata  da  Gregorio  XIII. 
La  colossale  pigna  di  metallo  già  dora- 
to posa  sopra   un  bellissimo  capitello  di 
marmo  antico  d'ordine  corintio,  l'orse  tol- 
to dalle  terme  Anloniane  di   Caracalla, 
di  bizzarra  composizione^otto  il  gran  nic- 
chione  nel  ripiano  in  cui  si  ascende  per 
due  scale,  avanti  a  maestoso  parapetto 
di  balaustri,  rifatto  colle  scale  da  Buo- 
narroti, essendo  l'anteriore  di  Bramante, 
e  vi  fu  collocata  da  Paolo  V.  Fu  ivi  tra- 
sportata la  pigna  e  i  due  pavoni  pure  di 
metallo  in  origine  dorali,  che  sono  su  pie- 
distalli lateralmente  alla  pigna,  quando 
ampliando  la  basilica  Vaticana  fu  distrut- 
to l'atrio  e  fonte  ov'  erano  questi  metal- 
lici e  famosi  monumenti.  La  pigna  è  alla 
circa  palmi  16,  larga  8,  e  nell'estremità 
si  legge  il  nome  di  chi  la  fabbricò:  P.  Cin- 
cillà P.L.Sahnus  fedi.  La  maggior  par- 
te degli  antiquari  riferiscono  che  la  pigna 
servì  in  origine  a  ornare  la  sommila  della 
JÌJole  Adriana,  poiché  gli  antichi  costu- 
ma vano  che  la  parte  più  elevata  delle  mo- 
li avesse  un  apice  conico  o  piramidale;  e 
the  in  essa  si  collocarono  le  ceneri  dell'im- 
peratore Adriano,  ciò  che  accennai  anco 
parlando  del  suo  sepolcro  nel  voi.  X,  p. 
176  e  191.  Altri  pretesero  chela  pigna 
fosse  posta  sull'occhio  del  Pantheon,  e 
Flamiuio  Vacca  la  volle  trovata  ne'lon- 
damenti  della  chiesa  della  Traspontina, 
mentre  vi  fu  pure  chi  ritenne  essere  sta- 
ta tolta  dalle  rovine  del  palazzo  del  con- 
sole Marc'Antonio.  Ovvero  in  questo  Ino- 
go,  a  parere  di  altri  (confondendola  pi- 
gna coi  pavoni,  che  inoltre  il  Nardini  vol- 
le avere  ornalo  il  mausoleo  di  Ottone  11), 
dicesi  rinvenuti  i  pavoni,  che  altri  voglio- 


PAL 

no  avere  ornato  il  sepolcro  di  Scipione 
africano,  posto  nella  regione  Vaticana,  co- 
me dissi  a  Citta  Leonida  ;  migliore  sem- 
bra l'opinione  di  coloro  che  opinano  a- 
vere  appartenuto  sì  belli  pavoni  al  mo- 
numento di  qualche  imperatrice  roma- 
na. Certo  è  che  questi  monumenti  sono 
d'una  rimota  antichità  e  che  li  preservò 
Papa  s.  Simmaco  del  49&i  quando  li  po- 
se per  ornamento  del  fonie  che  sorgeva 
nel  quadriportico  della  basilica  Vatica- 
na, come  ricordai  nel  voi.  XII,  p  7.12,  e- 
retto  già  da  s.  Damaso  I,  insieme  a  4  del- 
fìni dello  stesso  metallo  dorato  che  ver- 
savano l'acqua,  e  8  colonne  di  porfido,  con 
soffitto  di  bronzo  dorato  distinto  di  va- 
rie croci  e  palme.  Il  Cassio,  Delle  acque, 
t.  r,  p.  3"j7  e  358,  che  descrive  il  fonte 
elevalo  o  decorato  da  s.  Simmaco  con  ac- 
qua Traiana,  crede  che  la  pigna  fosse  tra- 
forata ne'  seni  che  contiene  il  frutto,  e 
che  per  ciascun  buco  spandesse  acqua  nel 
centro  del  fonte  con  piacevoli  scherzi  :  al- 
tri scrivono  che  un  zampillo  d'acqua  con- 
dono per  canali  di  piombo  innalza  vasi 
dentro  a  questo  pino,  e  spruzzava  tulio 
intorno  i  suoi  rami.  Sotto  alla  balaustra- 
ta è  una  fontanella  con  vasca  di  granito 
orientale. 

Altro  magnifico  e  più  sontuoso  orna- 
mento lo  ricevette  questo  luogo  da  Gre- 
gorio XVI,  come  il  più  cospicuo  di  tulio 
il  giardino,  col  farvi  trasportare  nel  suo 
bel  mezzo  su  proporzionata  base  il  gran- 
de piedistallo  della  colonna  eretta  da 
Marc' Aurelio  e  Lucio  Vero  (alcuno  pre- 
tese dal  senato  e  popolo  romano),  all'im- 
peratore Antonino  Pio  loro  padre,  di  cui 
parlai  nei  voi.  XIV,  p.  3 1 3  e  3  i4,  XIX, 
p.  44>  quindi  da  lui  fatta  restaurare.  Di 
tale  colonna  e  suo  piedistallo,  France- 
sco Cancellieri  pubblicò  in  Roma  nel 
1  Si  t  :  Lettera  sopra  lo  scoprimento  e  la 
traslazione  della  colonna  di  Antonino 
Pio.  Nel  1703  nel  giardino  della  Missio- 
ne fu  scoperta  la  colonna  e  nel  suo  pie- 
distallo l'iscrizione,  per  cui  il  Bianchini 
pubblicò  :  De  calendario,  et  cyclo  aie- 


P  AL 

saris,  ac  de  pa  sellali  canone  s.  Hippolyti 
M.  Dissert.  duae,quibus  inseritili' descri- 
plio,  et  explanalio  basis,  in  Campo  Mar- 
tio  nu per  de  tee  lae.  sub  Collimila  Antoni- 
no Pio  olirti  sacra,  Pioniae  i'-o3.  In  Na- 
poli nel  i"o4  la  Chausse  stampò:  Sulla 
colonna  nuovamente  trovala  nel  Campo 
Marzo,  ed  eretta  per  V  apoteosi  di  Anto- 
nino Pio.  Trasportali  quindi  per  ordine 
di  Clemente  XI  dal  cav.  Francesco  Fon- 
tana la  colonna  e  il  piedistallo  sulla  piaz- 
za di  Monte  Citorio,  il  Vignoli  ci  diede: 
De  columna  imperatoris  Antonini  Pii 
dissert.,  Romae  i  ^o5.  Clemente  XI  vole- 
va innalzarla  colonna  sul  piedistallo,  que- 
sto fece  ristorare  dagli  scultori  Vincenzo 
Felici  e  Giuseppe  Xapulioni  ;  e  Benedet- 
to XIV  fece  erigere  in  mezzo  a  detta  piaz- 
za il  piedistallo  con  solide  fondamenta 
e  proporzionata  base  dal  cav.  Fuga.  Pio 
VI  elevando  in  vece  l'Obelisco  di  Monte 
Citorio  {T' .),  nell'agosto  i  789  all'archi- 
tetto Autinori  (come  si  legge  ne'  Diari 
di  Roma  u.°  1 526  e  1 534),  ordinò  il  tras- 
porlo del  piedistallo  avanti  la  fontana 
della  Zitella  (coli' intendimento  di  collo- 
carlo nel  giardino  della  Pigna,  e  sopra 
erigervi  l' Obelisco  del  Pincio,  così  detto 
per  averlo  poi  collocato  su  quel  monte 
Pio  VII),  donde  Io  rimosse  Gregorio  XVI 
dall'umile  stato  in  cui  era,  e  ne  commise 
il  restauro  delle  sculture  all'esimio  com- 
mend.  Giuseppe  de  Fabris.  Questi  per 
corrispondervi  degnamente,  condusse  il 
difiìcile  e  lungo  lavoro  con  somma  dili- 
genza e  perfezione,  dando  ancora  buon 
conto  di  tutte  le  di  verse  cose  eseguite  con 
relazione  stampata  io  Roma  nel  1846, 
che  contiene  l'importante  storia  del  mo- 
numento medesimo:  Il  piedistallo  della 
colonna  Antonina  per  munificenza  della 
Santità  dilS.  S.  Papa  Gregorio  XVI  col- 
localo nel  giardino  della  Pigna  al  Fati- 
cano, brevemente  descritto  e  restaurato. 
Dopo  essere  stato  il  piedistallo  per  oltre 
a  mezzo  secolo  in  guisa  negletto,  che  l'in- 
curia andava  sempre  accrescendo  i  dan- 
ni già  gravissimi  del  tempo,  restaurato 

VOL.  L. 


PAL  289 

al  primitivo  aspetto  delle  sue  sculture, 
suppliti  ancora  di  bronzi  i  caratteri  della 
epigrafe  dov'erano  solo  i  cavi  delle  let- 
tere,l'inaugurazione  di  questo  monumen- 
to a  decoro  di  Roma  fu  fatta  a'  2  feb- 
braio 1  846,  anniversario  dell'elezione  di 
Gregorio  XVI.  Forse  uon  poteva  esser- 
vi luogo  più  acconcio,  per  la  colossale  pi- 
gna di  bronzo  memoria  d'  Adriano  pre- 
decessore d'Antouino,  e  per  essere  il  giar- 
dino quasi  il  centro  di  diversi  musei,  fra 
i  quali  l'Etrusco  e  l'Egizio  fondati  dallo 
stesso  munifico  Pontefice,  essendo  rim- 
petto  al  nicchione  il  vestibolo  con  ispon- 
denteal  Chiaramonli.  Per  le  indagini  del- 
1  encomiato  commeud.  Fabris,  essendosi 
scoperto  l'imoscapo  deIJa  colonna  di  gra- 
nito rosso,  che  già  fu  innalzata  su  que- 
sto piedistallo,  e  dov'  è  in  greco  scritta  la 
data  dell'anno  nono  di  Traiano,  l'altez- 
za di  questa  e  d'un' altra  colonna  com- 
pagna stata  cavata  insieme,  e  i  nomi  del 
procuratore  imperiale  Dioscoro  e  del- 
l'architetto Aristide,  il  Papa  amatore  del- 
le antichità,  volendo  che  l'importante 
iscrizione  non  sia  mai  più  separala  da 
quel  monumento  cui  appartenne,  la  fe- 
ce incassare  nel  zoccolo  del  piedistallo 
a  perpetua  conservazione  e  memoria. 
Questo  superbo  piedistallo  di  un  sol  [lez- 
zo di  marmo,  è  alto  palmi  18  e  mezzo; 
la  cimasa  e  il  sottogola  sono  intagliati: 
lo  zoccolo  di  marmo  greco  3  palmi  alto, 
ha  4  facciate,  tre  decorate  di  alti  e  pre- 
gievoli  bassorilievi,  ed  una  d'iscrizione: 
Divo  Antonino  Augusto  Pio,  Antonimi? 
Augustus  et  Verus  Augustus Filli.  L'alto 
bassorilievo  rappresenta  l'apoteosi  di  An- 
tonino e  di  Faustina  sua  moglie, non  che 
delle  decursioni  solenni  che  allora  ebbe- 
ro luogo  nel  circo.  Nella  facciata  opposta 
all'  iscrizione,  incisa  a  caratteri  di  bron- 
zo, vedesi  l'apoteosi  (di  questa  parlai  nel 
voi.  XXVIlI,p.  22)di  Antoniuo,  rappre- 
sentata nel  mezzo  da  un  genio  alato  in 
atto  di  volare,  che  porta  al  cielo  sulle 
spalle  detto  imperatole  e  Faustina  sua 
moglie.  Tiene  nella  destra  un  panno  e 
r9 


2t)0 


PAL 


nella  sinistra  un  globo  stellato,  cinto  dal- 
la fascia  zodiacale.  Veggousi  in  alto  due 
aquile  volanti,  una  per  parte.  Siede  di 
sotto  alla  sinistra  Roma  galeata  e  dolen- 
te, che  addita  con  una  mano  il  nomina- 
to genio,  e  si  appoggia  coli' altra  sopra 
uno  scudo,  in  cui  è  scolpita  la  lupa  coi 
gemelli  lattanti.  Dall'altra  parte  scorgesi 
un  giovine  seminudo  e  giacente,  in  alto 
di  abbracciare  un  alto  obelisco.  Le  altre 
due  facciate  del  piedistallo  rappresenta- 
no in  bassorilievo  una  decursione,  o  pro- 
cessione come  la  chiama  il  Fea,  citando 
Ficoroni,  Misceli,  di  molti  soldati  a  pie- 
di ed  a  cavallo,  che  portano  diverse  in- 
segne, labari  ed  immagini,  che  solevano 
condursi  in  giro  intorno  al  letto  funebre 
degl'imperatori.  Terminatosi  il  laborioso 
e  paziente  restauro  del  piedistallo,  fu  e- 
relto  intorno  ad  esso  una  barriera  che 
già  vi  fu  in  antico,  come  lo  dimostra  la 
medaglia  contemporanea,  cioè  una  ba- 
laustrata di  ferro  con  cancello  simile. 
Nello  stesso  tempo  il  giardino,  già  ab- 
bellito e  restaurato,  fu  reso  più  decoro- 
so, con  ridurne  il  piano,  abbassandolo  in 
linea  al  fabbricato,  con  erigervi  lateral- 
mente 4  fontane,  rifacendosi  i  cassettoni 
con  arabeschi,  piante  d'  aranci  e  limoni 
anche  in  vasi  posti  sopra  piedistalli,  con 
ordinarsi  meglio  i  marmi  e  le  sculture 
che  adornano  le  sue  pareli,  ed  aumen- 
tate notabilmente  con  vari  monumenti, 
busti,  iscrizioni,  urne  sepolcrali  e  fram- 
menti che  prima  esistevano  negletti  nei 
inagazzini  de' palazzi  apostolici,  onde  il 
giardino  della  Pigna  riunisce  un  com- 
plessodi  singolari  pregi.  Sovrasta  il  pie- 
distallo un  plinto,  nel  quale  è  l'iscrizio- 
ne che  ricorda  tutto  l'operato  da  Grego- 
rio XVI.  Usciti  dall'ingresso,  incontro  a 
quello  del  museo,  si  giunge  all'atrio  don- 
de si  può  andare  al  medesimo  museo  e 
biblioteca,  quindi  si  sorte  per  dove  erasi 
entrati. 

Sull'aria  del  Vaticano  e  se  al  Papa  con- 
tiene più  abitare  al  Vaticano  che  al  Qui- 
rinale, il  gesuita  Francesco  Antonio  Zac- 


PAL 

caria  pubblicò:  Scritture  contrarie  dtl 
cardinal  Sforza  Pallavicini  (che  difen- 
de il  Quirinale)  e  delch.  mg.'  Luca  01- 
s  te  ni  o  (che  difende  il  Vaticano), sulla  que- 
stione nata  a'  lenì  pi  di  Alessandro  VII j 
se  al  romano  Pontefice  più,  convenga  di 
abitare  a  s.  Pietro,  che  in  qualsivoglia  al- 
tro luogo  della  città,  ora  per  la  prima 
volta  date  in  luce  con  qualche  annota- 
zione, Roma  1776.  Se  ne  legge  il  giudi- 
zio nelle  Effemeridi  di  Roma  1776,  p. 
2  1 7,  e  nel  Giornale  d!  Italia,  stampato 
in  Modena  t.  12.  Quindi  Tommaso  M. 
Celoni  provò  che  l'aere  del  Valicauo  se 
non  è  più  salubre  di  tutti  gli  altri  siti 
di  Roma,  ad  essi  non  è  certamente  in- 
feriore, con  questo  opuscolo:  Ragiona- 
mento sull'aria  dtl  Vaticano  di  A renio 
Triense  P.  /,  Roma  1  780.  Sul  palazzo 
poi  del  Vaticano  e  sue  appartenenze,  si 
possono  leggere  :  Agostino  Taja  canonico 
di  s.  Angelo  in  Pescheria,  pubblicala  con 
aggiunte  dal  prelato  Gio.  Gaetauo  Bot- 
tari  :  Descrizione  del  palazzo  apostolico 
Vaticano,  opera  postuma  di  Agostino 
Taja  senese,  rivista  ed  accresciuta,  Roma 
1700.  Ne  tratta  il  Giornale  de  letterati, 
di  tale  anno  p.  120,  rilevando  l'operalo 
dal  Bottali.  Nel  1773  in  Roma  venne 
stampato:  Descriptio  palatii  Pontificis 
in  Vaticano,  ac  V indiani  celeher.  quo 
dìcitur  Belvedere.  Gio.  Pietro  Chaltard: 
Nuova  descrizione  del  T  aticano,  ossia 
del  palazzo  apostolico  di  s.  Pietro,  Ro- 
ma 1776.  Nella  prima  opera  vie  l'indi- 
ce de' pittori,  scultori  ed  architetti  no- 
minati, e  nella  seconda  l'indice  riesce  co- 
pioso e  comodo.  Erasmo  Pistoiesi  :  Va- 
ticano descritto  ed  illustrato  con  rami, 
Roma  1829 -1840. 

PALAZZI  Di  ROMA.  Sono  numero- 
sissimi e  formano  uno  de'  più  maestosi 
ornamenti  della  città,  per  la  loio  mole, 
magnificenza,  vastità  e  splendidezza,  a- 
vendocampanae  orologio  quelli  di  Cam- 
pidoglio e  della  Curia  romana.  Molli 
sono  pregievoli  per  squisite  decorazioni, 
marmi,   colonne  e  monumenti  antichi. 


PAL 
Ve  ne  sodo  con  nobili  portici  e  corte, 
grandiose  scale  ed  ampie  sale,  non  che 
con  meravigliose  cappelle  di  speciali  pri- 
vilegi dotate.  Numerosi  vanno  ricchi  per 
contenere  oggetti  preziosi  d'ogui  genere, 
per  materia  e  per  arte,  per  insigui  pit- 
ture e  stupende  sculture;  laonde  alcuni 
sono  ragguardevoli  per  musei  e  gallerie 
di  scelte  collezioni  di  quadri  e  statue,  al- 
tri sono  forniti  di  scelte  librerie,  altri 
hanno  contigui  deliziosi  giardini  e  ville, 
con  fonti  copiose  d'acqua.  A  tante  pro- 
fusioni si  aggiungano  quei  palazzi  che 
vantano  memorie  e  fatti  illustri,  e  taluni 
edificati  con  cementi  appartenuti  a  cele- 
bri edifizi,  o  occupaudo  il  sito  di  questi. 
Sopra  tutti  primeggiano  i  sontuosi  Palaz- 
zi apostolici  (f7-)-  A  Famiglie  nobili  di 
Roma  indicai  iu  quali  forti  luoghi  e  torri 
le  antiche  abitarono,  e  meglio  a'  loro  arti- 
coli,nonchèa  Nobile, come  pure  che  fu  di- 
stintivo di  nobiltà  romana  l'avere  ne'  pa- 
lazzi loggia  e  porticale.  e  la  prima  sopra 
l'edifizio  dopo  che  terminò  l'uso  de'bassi 
tempi  di  fabbricarvi  contigue  torri:  sono 
rimarchevoli  per  elevazione,  forma  ed 
ornato  le  loggie  coperte  dei  palazzi  Al- 
lemps,  Ruspoli ,  Albani,  Rospigliosi , 
iMattei,  Chigi,  Barbe/ ini,  Laterano,  ed 
altre,  anche  in  luoghi  claustrali  d'ambo 
i  sessi.  Scrive  l'Albertini,  che  sotto  Giu- 
lio Il  tutte  le  case  de* cardinali  e  baroni 
romani  avevano  torri.  A  Feudi  parlai 
della  grossa  catena  con  collana  di  ferro 
che  i  signori  di  feudi  avevano  nell'  in- 
gresso de'  palazzi,  per  la  berlina  dei  de- 
linquenti. Le  catene  di  ferro  unite  alle  co- 
lonne furono  segno  del  limite  di  giuris- 
dizione, o  per  impedire  l'ingresso  alle 
cai  rozze;  e  ad  Ospedale  della  Consola- 
zione dissi  quando  calatisi  le  catene  per 
quiete  degl'infermi.  Negli  antichi  palazzi 
di  signorotti  prepolenti  vi  furono  i  tra- 
bocchetti, luoghi  fabbricati  con  insidie, 
dentro  i  quali  si  precipitavano  con  ingan- 
no quei  chesi  volevano  furtivamente  uc- 
cidere. Nel  riattamento  di  diversi  edifizi 
di  Roma  furono  trovate  varie  cataste  di 


PAL  291 

ossa  di  morti,  vittime  infelici  dell'abuso 
crudele  de'trabocchetti,  de'quali  traila  il 
Bettinelli,  Risorgimento  d  Italia  t.  2,  p. 
33 1.  Sulle  Porte  (Fr.)  ed  ingressi  dei 
palazzi  romani,  fu  costume  tenervi  qua- 
si a  guardia  di  esso  o  per  vauità,  e  assi- 
curati a  catena,  orsi  ed  aquile  con  altre 
fiere  e  volatili,  uou  senza  funeste  conse- 
guenze, come  narrai  nel  voi.  XL1II,  p. 
297.  Verso  il  iySo  in  Roma  continua- 
vano alle  finestre  le  stuoie,  non  essendo 
ancora  comuni  le  persiane  tanto  più  co- 
mode e  sicure.  A  Campanella  e  Fami- 
glie de'cardinali  dissi  dell'uso  delle  cam- 
panelle (che  il  Luuadorodice  non  dover 
pesare  più  di  200  libbre)  ne'palazzi  dei 
cardinali  ;  a  Cappella,  Oratorio  e  Or- 
dine, deileloro  cappelledomestiche;  delle 
illuminazioni  a  lanternoni  o  torcie  dei 
palazzi,  e  delle  botti  che  si  bruciano  in- 
nanzi ad  essi,  ne  faccio  parola  dicendo 
delle  solennità  e  circostanze  in  cui  hanno 
luogo  tali  festive  dimostrazioni  e  lumi- 
narie, anche  a  Lumi  e  Fuoco;  degli  antichi 
ornamenti  con  cui  si  decoravano  le  fac- 
ciate de' palazzi  de' cardinali  nuovi  feci 
menzione  nel  voi.  IX,  p.  181,  e  delle  o- 
dierne  illuminazioni  ed  orchestre  a  p. 
3  1  2,  mentre  a  p.  3  1 4  nelle  due  colonne 
notai  per  quali  nuovi  cardinali  si  suona 
la  campana  del  palazzo  della  Curia  ro- 
mana. A  Palazzo  si  è  detto  degli  stemmi 
che  sovrastano  le  porle  e  delle  antiche 
immunità  e  franchigie,  delle  quali  quan- 
to ai  palazzi  de'  cardinali  e  privilegi  del- 
le loro  cappelle,  vedasi  pure  de  Luca,  Il 
cardinale  pratico  p.  i52.  I  baioni  ro- 
mani nelle  facciale  principali  de'ioro  pa- 
lazzi alzano  le  armi  dei  Pontefici  regnan- 
ti e  del  seuato  romano,  e  se  addetti  a 
qualche  sovrano  straniero  lo  stemma  pu- 
re di  questo;  ne'  palazzi  ove  risiedono  1 
membri  del  corpo  diplomatico  si  alza- 
no le  armi  di  detti  Papi  e  del  proprio 
monarca.  A  Chiesa  di  s.  Cesareo  ripor- 
tai che  chiamavasi  in  palazzo,  e  ciò  per 
ijuello  che  abitava  l'imperatore  quando 
recavasi  a  Roma,  denominandosi  anco 


2l,2 


P  AL 


sacro  palazzo,  e  forse  fu  pine  abitato  da 
qualche  Papa  ,  come  si  lia  dal  Rinaldi 
all'anno  6o3,  n.°  2.  Rilevasi  dall' Aca mi, 
Della  zecca  pontificia  p.  4>  che  '  ,c  di 
1  lancia  imperatoli  ebbero  palazzo  inR.o- 
ma,  edificalo  presso  s.  Pietro  da  Carlo 
Magno,  vi  fecero  dimora,  tennero  corte 
e  amministrarono  la  giustizia. 

All'antica  magistratura  romana  degli 
edili ,  successero  sotto  i  Papi  i  Maestri 
delle  strade  (P^.),  che  secondo  i  tempi  eb- 
bero di  verse  attribuzioni,  comprese  quel  le 
degli  edilìzi  e  ornamenti  della  città, oltre 
le  strade.  11  regnante  Pio  IX  con  moto- 
proprio  del  i.°  ottobre  1847  sull'orga- 
nizzazione del  consiglio  e  senato  di  Ro- 
ma, tra  le  cose  che  gli  attribuì,  secondo 
le  sue  antiche  ingerenze,  evvi  la  sorve- 
glianza alle  fabbriche  che  minacciano, 
l'allineamento  e  simmetria  delle  mede- 
sime, l'abbellimento  e  il  decoro  della  cit- 
tà, la  sorveglianza  e  cura  de'  fabbricati 
e  monumenti  pubblici,  antichi  e  moder- 
ni, le  strade  e  loro  nitidezza.  Va  molto 
encomiato  il  cav.  d.r  Andrea  Bel  li  pegli 
eruditi  e  importanti  articoli  pubblicali 
prima  nel  Diario  di  Roma  e  Notizie  del 
giorno,  sulle  case  di  Roma  abitate  dai 
grandi  uomini,  richiamando  ogni  nume- 
ro di  tali  fogli  il  precedente,  poi  riuniti 
in  un  opuscolo  di  1  20  esemplari  che  do- 
nò col  titolo:  Case  abitate  in  Roma  da 
parecchi  uomini  illustri,  Roma  i85o. 
Pertanto  si  meritò  lodi  dal  n.°  41  del 
Giornale  di  Roma  i85o.  Siccome  il  cav. 
Belli  per  amor  patrio  esternò  voti  onde 
con  brevi  marmoree  iscrizioni  si  facesse 
memoria  sulle  pareti  esteriori  delle  case 
abitate  da  coloro,  che  ispirati  dal  com- 
plesso meraviglioso  edal  placido  soggior- 
no dell' augusta  metropoli  del  mondo, 
compendium  lotius  orbis ,  col  loro  inge- 
gno gli  fecero  onore,  al  lodevole  modo 
costumato  in  Grecia  e  adoperalo  in  pa- 
recchie città  d'Italia,  così  io  alla  sua  ra- 
ra modestia, al  suo  profondo  sapere,  alla 
sua  edificante  religione,  spontaneamente 
qui  gli  rendo  omaggio,  cerio   di  ripor- 


PAL 
tare  l'approvazione  di  chi  rispetta  la  vii  - 
tìi.  Presso  la  falda  occidentale  del  Mon- 
te Pincio  e  sulla  piazza  di  Spagna  n.°  q 
abita  il  dottore  Andrea  cavalier  Belli 
romano,  tenero,  amatore  della  eterna  Ro- 
ma comune  patria,  de'faulori  e  cultori 
degli  studii  dell'  antica  sapienza  e  delle 
arti  creatrici  del  bello.  Stimando  quegli 
uomini  che  privilegiati  da  Dio  salirono 
all'  apogeo  di  gloria  immortale,  ne  rac- 
colse e  pubblicò  colla  stampa  le  notizie 
storiche  delle  case  che  abitarono  nell'al- 
ma città  (e  loro  gesta),  laonde  di  questa 
vieppiù  divenne  degno  e  benemerito.  Agli 
articoli  di  alcune  famiglie  descrissi  i  loro 
palazzi  di  Roma  ,  come  altresì  feci  de- 
scrivendo le  chiese  di  Roma  pei  conti- 
gui ;  altrettanto  praticai  con  quelli  an- 
nessi di  ordini  e  congregazioni  religiose; 
stabilimenti  d'amministrazione,  d'istru- 
zione e  di  beneficenza  ;  di  ospedali,  ospi- 
zi, collegi,  seminarli,  università,  congre- 
gazioni cardinalizie,  come  del  s.  oftìzio, 
di  propaganda,  della  fabbrica  di  s.  Pie- 
tro, ed  altri;  mentre  a  Ville  di  Roma  dirò 
de'loro  palazzi.  Qui  appresso  noterò  al- 
fabeticamente gli  altri  principali  palaz- 
zi di  R.oma,cioè  quelli  che  ordinariamen- 
te sono  riportali  nelle  descrizioni  e  gui- 
de di  Roma,  come  più  cospicui  per  pre- 
gi architettonici,  o  per  ricchezza  dioggetli 
preziosi  di  belle  arti  o  di  antiquaria,  per- 
chè lungo  sarebbe  enumerarli  tutti  ;  e 
siccome  in  alcuni  di  essi,  oltre  gli  orna- 
menti di  pitture  e  sculture  propri  dell'e- 
dilìzio, si  contengono  eziandio  magnifi- 
che gallerie  e  musei,  anche  di  queste  ter- 
rò breve  discorso,  pel  di  più  potendosi 
vedere  :  Gaspare  Celio,  Memoria  de*  no- 
mi degli  artefici  delle  pitture  che  sono 
utile  chiese,  facciale  e  palazzi  di  Roma, 
Napoli  i638.  F.  Titi,  Descrizione  delle 
pitture,  sculture  e  architetture  esposte  al 
pubblico  in  Roma,  ivi  1763.  Milizia, 
/ite  deJ  più  celebri  architetti,  Roma 
1768.  Pietro  Ferrerio,  Palazzi  di  Ro- 
ma de' più  celebri  architetti ,  incisi,  Roma. 
Gio.  Battista  Falda,  Nuovi  disegni  del- 


PAL 

V architetture  e  piante  de1  palazzi  di  Ro- 
ma de'pih  celebri  architetti,  Roma.  Ber- 
nardini, Rioni  di  Roma.  Venuti,  Roma 
moderna.  Vasi,  Itinerario  di  Roma.  Rac- 
colta di  staine  antiche  esistenti  ne' musei, 
palazzi  e  ville  di  Roma,  ivi  1804.  Ci- 
priani,    Itinerario  figuralo  degli  edifìzi 
piìi  rimarchevoli  di  Roma,  ivi    1 835  ; 
Descrizione  itineraria  diRomafw'x  1 838. 
Melehiori,  Guida  di  Roma.  Nibby,  Ro- 
manci 1838-1841.  Sarzana,  De  roma- 
norum  imperatorum  ac  summor.  Ponli- 
fìcum  sollecitudine  et providentia  in  con- 
servandis  veteribus  monumenlis,  Romae 
!  828.  Schuster,  Deldiritto  di  erigere  fab- 
briche  e  del  diritto  di  vietarle,  Firenze 
1  838.  Carlo  Fea,  Commissario  delle  an- 
lichilà  (al  quale  articolo  ed  a  Pittura  si 
può  vedere  quanto  fecero  i  Papi  per  la 
conservazione  de' monumenti  di  Roma, 
ed  ivi  parlai  della  sua  opera:  Dei  diritti 
del  principato  sugli  edifìzi  sacri  e  pro- 
fani) ci  diede  nel  1807:  L'integrità  del 
Pantheon    rivendicata  al  principato,  e 
Conclusione  per  l'integrità  del  Pantheon 
rivendicata  al  principe.  Nel  1826:  Pa- 
rere sull'aumento  delle  pigioni  delle  ca- 
se di  Roma,  2.a  ediz.  con  note  ed  appen- 
dice di  documenti,  che  danno  un  tratta- 
to compito  della  materia,  anche  secondo 
le  leggi  degli  stali  esteri.  In  questo  libro  ol- 
tre le  leggi  romane  pubblicate  sopra  si 
grave  argomento,  si  tratta  delle  costitu- 
zioni pontifìcie  perciò  espressamente  e- 
manate  in  difesa  dei  diritti  e  privilegi 
dell'inquilinato,  onde  eliminare  gli  enor- 
mi abusi  die  in  progresso  di  tempo  si 
rinnovarono  dai  proprietari  de'palazzi  e 
case,  i  quali  a'  nostri  giorni  giunsero  al 
colmo,  ad  onta  delle  paterne  provviden- 
ze degli  ultimi  Pontefici.  I  diritti  dell'in- 
quilinato nascono  dal  decreto  camerale 
di  Paolo  II  del  1464,  che  promulgò  sul- 
le case  e  pigioni.  Quindi  Sisto  IV  ripri- 
stinò il  retralto  o  diritto  di  prelazione, 
per  alcuni  casi,  nella  compra  delle  case 
e  ornato  della  città.  Il  retratto  esisteva 
nella  legislazione  romana,  fu  tolto  da 


PAL  2y3 

Valentiniano,  Teodosio  e  Arcadio,  fin- 
thè  Federico  11  lo  rimise,  emanando  una 
legge  sulla  prelazione  in  vari  contratti  . 
Giulio  II  confermò  ed  estese  il   decreto 
carnei  ale  sul  diritto  dell'inquilinato.  Pao- 
lo III  pubblicò  lo  stesso  decreto  sulle  ca- 
se e  pigioni  nell'anno  santo,  ed  agli  arti- 
coli  Asm  Saxti   rammentai   le   parziali 
analoghe  leggi  decretate  dai  Papi,  mas- 
sime in  vantaggio  de  forestieri  che  recan- 
si  in  Roma  a  lucrare  l'indulgenza  del  giu- 
bileo. Leone  X  e  Pio  IV  egualmente  ri- 
confermarono il  decreto  camerale;  ma 
s.  Pio  V,  considerandologravosoalle  pro- 
prietà, derogò  alle  costituzioni  del   re- 
tratto  per  la  prelazione  ai  vicini  e  agli 
inquilini  nelle  case  soltanto,  non  però  a- 
gli  altri  diritti  dell'inquilinato.  Tuttavol- 
ta  l'immediato  successore  Gregorio  XI  II, 
ad  istanza  del  senato  e  popolo  romano, 
pubblicò  una  costituzione  del  retralto, 
revocando  quella  di  s.  Pio  V  contro  di 
esso,  e  meglio  lo  sistemò.  Pio  VII  fissò 
il  valore  delle  case  a  tenore  della  pigio- 
ne, all' 8  per  cento  attuale  o  reperibile, 
ed    emanò    altre   benevole  disposizioni. 
Quindi  l'avv.   Luigi  Cecconi  pubblicò: 
Risposta  al  parere  siili 'aumento  delle  pi- 
gioni delle  case  in  Roma,  ivi  1826  pel 
Boulzaler.  Leone  XII  conoscendo  il  male 
dell'aumento  delle  pigioni  ,  per  rime- 
diarvi  alquanto  sgravò  i   padroni  delle 
case  d'  una  parte  della   tassa  fondiaria 
ossia  dativa  reale  (cioè  d'un  quarto,  per 
cui  d'allora  in  poi  incominciò  l'annuale 
vistosa  deficienza  dell'  erario  pontificio, 
aumentata  poi   per  tante  vicende,  come 
si  legge  nel  n.°  8  della  Gazzetta  di  Ro- 
ma 1848);  pione  sgravò  affatto  chi  fab- 
bricava case  nuove,  e  prorogò  a  6  mesi 
e  poi  a  3  anni  il  decreto  camerale  a  ve- 
nire dopo  l'anno  santo  da  lui  celebrato. 
Finalmente  il  Fea  rimarcò  che  anco  gli 
ebrei  godono  \\  j'us  gazagà   nelle  case, 
di  cui  feci  parola  ad  Ebrei,  che  impor- 
ta non  solo  un  diritto  d'inquilinato  ere- 
ditario, ma  ancora  la  pensione  regola- 
ta che  uou  può  accrescersi  a  capriccio. 


29I  P  A  L 

Gregorio  XVI  emanò  beneficile  provvi- 
denze riguardanti  le  pigioni  delle  case, 
onde  non  potessero  essere  espulsi  al  ter- 
mine delle  locazioni  quegP  inquilini  che 
pagavano  una  pigione  annua  non  mag- 
giore di  scudi  4°>  come  pure  ne  pubbli- 
cò sulla  nuova  edificazione  e  ampliazio- 
ne  delle  case  di  Roma,  con  premi  d'inco- 
raggimento.  Emanò  eziandio  un'ortato- 
ria  ai  possidenti  delle  case,  ed  in  ispecie 
ai  luoghi  pii,  perchè  si  astenessero  dal- 
l'aumentare  le  pigioni  agl'inquilini.  Il 
privilegio  poi  degl'inquilini  che  pagava- 
no pigioni  di  case  o  botteghe  non  mag- 
giore di  scudi  4°>  ea<  '  premi  a  favore 
di  coloro  che  ampliassero  il  fabbricato 
di  Roma,  d'anno  in  anno  lo  rinnovò, 
disposizioni  tutte  che  sono  nella  Raccol- 
ta delle  leggi  e  si  possono  rinvenire  ne- 
gP  indici  agli  artìcoli  Case  e  Pigioni.  Ol- 
tre a  ciò  Gregorio  XVI  vietò  ai  luoghi 
pii  concedere  in  enfiteusi  le  case,  senza 
l'obbligo  espresso  che  non  sarebbero  in- 
grandite, per  non  aumentare  la  deficien- 
za delle  case  di  tenui  pigioni.  A  Pasqua 
parlo  della  benedizione  delle  case. 

Palazzo  Accorambani.  Nel  rione  Bor- 
go, all'imboccatura  della  magnifica  piaz- 
za della  Cliìesa  di  s.  Pietro  in  faticano 
(P-),  fu  edificato  dal  cardinal  Rusti- 
euvei  (V.),  con  architettura  di  Carlo  Ma- 
derno,  e  die  il  nome  alla  piazza,  miglio- 
rata da  Pio  VI  I  che  fece  abbatterei  me- 
schini abituri  che  la  deformavano,  rego- 
larizzando alcune  case,  quindi  selciata 
nel  1 8-2  ^  dalla  rev.  fabbrica  di  s.  Pietro, 
come  dissi  nel  voi.  XXV,  p.  175,  par- 
lando della  fontana;  indi  passò  in  pro- 
prietà ai  marchesi  Accoramboni,  da  cui 
fiorì  un  cardinale.  La  facciata  è  soda,  e 
nelP  interno  sono  belle  camere  vaste,  e 
vi  si  ascende  per  comoda  scala. 

Palazzo  Albani.  Nel  rione  Monti,  nel 
quadrivio  delle  4  fontane,  per  le  quali 
vedasi  il  voi. XXV,  p.  168.  Oltrequanto 
dissi  ad  Albani  famiglia,  Clemente  XI, 
Biblioteca  albani  e  Palazzo  Mattei,  ae- 
giungerò  che  il  cardinal  Nerli  lo  prose  - 


PAL 

guì  e  compì,  indi  passò  ai  principi  Alba- 
ni che  l'ampliarono  con  disegno  di  Ales- 
sandro Specchi:  si  raccoglie  dal  Piazza, 
Eusevologio  trat.  1  3  ,  p.  17^  e  176,  la 
celebrità  della  libreria  che  vi  ebbe  il  car- 
dinal Francesco  Nerli,  e  quella  del  car- 
dinal Albani  in  cui  erasi  unita  quella  del 
cardinal  Rasponi.  Il  cardinal  Alessandro 
Albani  decorò  il  cortile,  le  scale  e  prin- 
cipalmente gli  appartamenti  con  molte 
preziose  antichità,  ed  arricchì  con  qua- 
dri insigni  la  galleria  dipinta  da  Paolo  da 
Piacenza.  Per  le  vicende  de'  tempi  furo- 
no tolti  la  maggior  parte  degli   oggetti  , 
primeggiando  nell'odierna  galleria  Apol- 
lo e  Dafne  di  Poussin,  Ercole  d'Anniba- 
le Caracci  e  alcuni  paesetti  di  Claudio  Lo- 
renese.  Nella  cappella  si  conserva  il  cor- 
po di  s.  Albano  ,  che  il  cardinal  Carpe- 
gna  trovò  nel  cimiterio  di  Ciriaca  e  nel 
1692  donò  alla  famiglia  Albani.  Lo  stes- 
so cardinal  Albani  fondò  la  Villa  Alba- 
ni (V.) ,  e  la  biblioteca  con  acquistare 
quella  famosa  di  Cassiano  del  Pozzo,  in 
cui  erasi  trasfusa  quella  dell'accademia 
de' Lincei.  Depredata  nel  1798,  d.  Car- 
lo Albani  principe  di  Soriano  (P.)  ricom- 
prò molti  libri  nel  i8o3,  indi  vi  furono 
riuniti  quelli  che  possedeva   a   Vienna  : 
anche  il  cardinal  Giuseppe  Albani  curò 
il  suo  incremento.  Il  palazzo  ha  due  fac- 
ciate, con  vastacortile,  fontana  infondo, 
scala  nobile  e  spaziosa  :  l'appartamento 
del  primo  piano  venne  dipinto  nelle  vol- 
te da  Nicolò  degli  Abbiccì,  con  comode 
e  ampie  sale.  Da  ultimo  lo  abitò  Maria 
Cristina  regina  vedova  di  Sardegna,  che 
rese  memorabile  la  visita  di  Gregorio  XVI 
con  stupendo  quadro,  di  che  parlai  nel 
voi.  XLI,  p.  146.  A  Biblioteca  Vatica- 
na, a  Medaglie  pontificie,  a  Museo  Ca- 
pitolino riportai  quanto  per  essi  fu  ac- 
quistato dalle  raccolte  Albani   in  meda- 
glie, medaglioni,  statue,  busti   ed  altre 
sculture. 

Palazzo  Alberini.  Nel  rione  Ponte, 
presso  e  prima  della  Chiesa  de' ss.  Celso 
e  Giuliano  a  dritta,  il  cav.  Giovanni  Al- 


PAL 

berini  romano  lo  fabbricò  con  disegno  di 
Giulio  Pippi  romano,  poi  diveuuto  di 
Cicciaporci  ne  prese  pure  il  nome.  E  mol- 
to stimato  per  l'architettura  semplice, se- 
vera e  maestosa,  murato  di  travertini  e 
con  maravigliosa  solidità  :  agiate  sono  le 
scale,  comodi  gli  appartamenti. 

Palazzo  Alberoni.  Nel  rione  Trevi,  l'e- 
resse il  cardinal  Alberoni  (di  cui  parlai 
ancora  a  s.  Marino,  a  Piacenza  ed  altro- 
ve) accanto  la  Chiesa  de' ss.  Angeli  Cu- 
stodi,  opera  di  architetto  di  non  gran  me- 
rito, o  almeno  lo  riedificò,  perchè  il  Ber- 
nardini lo  dice  già  de' Buratti  ;  nell'  in- 
ternoil  cav.  Gio.  Paolo  Panuini  con  mol- 
to garbo  dipinse  la  galleria. 

Palazzo  Aldobrandini.  V.  Ville  di 
Roma  :  pel  palazzo  della  villa  di  Frascati 
V.  Frascati  e  Aldobrandini  famiglia. 

Palazzo  Altemps.  Nel  rione  Ponte,  sul- 
la piazza  della  Chiesa  di  s.  Apollinare , 
edificato  dai  duchi  di  tal  nome  e  di  Gal- 
lese (V.)  (di  essi  ho  parlato  in  più  luo- 
ghi, come  a  Imola  pei  feudi  che  possede- 
vano nel  contado,  così  del  celebre  cardi- 
nal Altemps  nipote  di  Pio  IV 3  V.,  e  fra 
gli  altri  ne' voi.  XXVII,  p.  i5a,e  XLV, 
p.  1 12),  con  architettura  di  Martino  Lun- 
ghi il  vecchio,  altri  credono  la  fabbrica 
di  più  antica  data.  Ha  buona  facciata , 
ed  è  diviso  in  pianterreno  e  due  piani 
superiori  terminati  da  un  cornicione  e- 
legante,  con  bel  portone.  Il  cortile,  tenu- 
to bel  disegno  e  superiore  al  resto  del- 
l' edifizio,  credesi  di  Baipassare  Peruzzi 
o  di  lui  imitazione,  anzi  alcuni  lo  repu- 
tano primario  architetto  del  palazzo:  fa 
bella  mostra  il  cortile  per  ampiezza,  sim- 
metria e  ornati;  è  circondato  inferiormen- 
te da  portici  ed  archi  sostenuti  da  pie- 
dritti con  pilastri  dorici,  e  superiormen- 
te da  un  loggiato  anche  ad  archi  con  pi- 
lastri ionici  e  balaustri,  terminando  con 
attico  grande  e  buone  finestre.  Nel  palaz- 
zo primasi  ammiravanobuone  statue  ed 
altri  oggetti  d'arte,  e  tuttora  ve  ne  sono 
di  decorazione;  in  una  camera  Romanel- 
li ben  dipinse  Giove  e  Venere.  Nell'inter- 


PAL  a95 

no  esiste  una  gran  cappella  0  chiesa  pub- 
blica, ornata  con  pitture  a  fresco  di  Ot- 
tavio Leoni  e  Antonio  Pomarancio.  Sul- 
l'altare si  venera  l'immagine  della  Beata 
Vergine  che  credesi  dipinta  in  tavola  da 
Raffaele,  copia  di  quella  detta  della  Cle- 
menza esistente  nella  Chiesa  di  s.  Ma- 
ria in  Trastevere,  nella  cappella  gentili- 
zia degli  Altemps:  di  questa  del  palazzo 
e  come  coronata  dal  capitolo  Vaticano 
li  1 5  aprile  1673,  tratta  Bombelli,/too 
colta  delle  immagini  t.  2,  p.  49-  Fra  pa- 
recchie reliquie  si  conserva   il  corpo   di 
Papas.  Aniceto, rinvenuto nellecatacom- 
be  di  s.  Sebastiano  e  donato  da  Clemen- 
te Vili  al  duca  Gio.  Angelo ,  che  a'  28 
ottobre  1604  Io  collocò  in  una  bella  ur- 
na di  marmo  di  giallo  antico  (ove  giac- 
quero le  ceneri  dell'imperatore  Alessan- 
dro Severo,  come  attestano  alcuni)  e  nel 
1 6 1  7  ne  scrisse  la  vi  ta,  come  patrono  del- 
la famiglia.  A'  17  aprile  vi  si  celebra  so- 
lennemente la  sua  festa,  e  nel  1840,  ri- 
correndo   nel  venerdì   santo  ,  Gregorio 
XVI  permise  che  si  trasferisse  a'27  set- 
tembre, pontificando  la  messa  mg.r  Gra- 
ti  vescovo  di  Callinico,  con  isceltissima 
musica  vocale  e  istromentale.  Ricca  è  la 
sagristia  di  preziose  suppellettili,  ed  ewi 
la  pianeta  con  cui  celebrava  s.  Carlo  Bor- 
romeo, la  sorella  del  qualesposò  Annibale 
Altemps  genera  le  delle  milizie  pontifìcie. 
Palazzo  Altieri.  Nel  rione  Pigna,  sul- 
la piazza  del  Gesù,  a  sinistra  della  chie- 
sa di  tal  nome  ,  uno  de'  più  superbi  di 
Roma.  Ne  parlai  a  Altieri  famiglia  e 
di  questa  anche  in  molti  luoghi   (  come 
degl'illustri  personaggi  che  fiorirono  in 
essa,  e  di  Marcantonio  che  contribuì  al- 
la famosa  pacificazione  dei  Colonnesi,  Or- 
sini e  loro  attinenti  eseguaci,  a  Orsini  fa- 
miglia lo  celebrai),  mentre  del  palazzo 
della  Villa  parlerò  a  Ville  di  Roma.  In- 
cominciato dalcardinal  Gio.  Battista,  pro- 
seguito splendidamente  da  ClementeX,  fu 
compito  il  sontuoso  edifizio  dal  cardinal 
Palazzi.  Ad  onore  di  Clemente  X  ricor- 
derò, che  incontro  la  porta  minore  deb 


296  PAL 

]a  chiesa  del  Gesù  si  vede  una  porticel- 
la  con  piccola  finestra,  già  casipola  d'u- 
na vecchia  donna  che  costantemente  si 
rifiutò  di  venderla  al  Papa,  sebbene  ve- 
nisse compresa  nella  fabbrica  del  gran- 
dioso edilizio.  In  proseguimento  di  tem- 
po divenuta  proprietà  degli  Altieri ,  la 
fecero  restare  nella  sua  integrila  a  gloria 
del  Pontefice,  che  per  moderazione  non 
■volle  fare  uso  del  suo  poteresovrano.  Ag- 
giungerò i  principali  oggetti  che  accre- 
scono i  pregi  di  questo  palazzo;  in  mar- 
ini, due  statue  di  Venere  ,  una  testa  di 
rescennio  Negro  o  di  Severo  ,  un  Sile- 
no, un  prigioniero  barbaro,  una  Roma 
trionfante  di  verde  antico,  due  tavole  di 
lapislazzuli,  un'urna  cineraria  d' alaba- 
stro orientale  e  due  ricche  colonne  di  por- 
fido. Fra  le  pitture  meritano  special  men- 
zione,una  battaglia  del  Borgognone,  Cri- 
sto nel  sepolcro  diWan-Dick,  il  ritratto 
di  Tiziano  fatto  da  lui,  ed  un  gran  qua- 
dro con  bella  marina  di  Claudio.  La  cap- 
pella poi  è  tutta  colorita  dal  Borgogno- 
ne, egli  sfondi  bellissimi  della  sala  sono 
di  Carlo  Maratta.  Vi  sono  inoltre  le  4  sta- 
gioni di  Guido  Beni,  Marte  e  Venere  di 
Paolo  Veronese ,  s.  Gaetano  e  il  trionfo 
della  Clemenza  di  Maratta,  la  stupenda 
strage  degi'  Innocenti  di  Poussin,  la  Ma- 
donna di  Correggio,  un  buon  ritratto  di 
Raffaele,  la  Venere  di  Lauri,  la  graziosa 
Madonna  del  Parmigiànino,  l'ultima  Ce- 
na del  Muziauo,  la  celebre  Carità  roma- 
na del  Guercino,  ed  una  sua  predica  del 
Salvatore,  il  bel  giudizio  di   Paride  ,  ed 
un  putto  del  Tiziano.  Quanto  alla  pre- 
gévole libreria,  rinomata  per  antiche  e- 
dizioni,  essa  fu  riunita  dal  cardinal  Gio. 
Battista  Altieri  vescovo  di  Todi  co'libri 
di  Mario  suo  zio,  teologo  insigne  e  cano- 
nico teologo  di  s.  Pietro,  di  Botiliogian 
legista  e  per  lungo  tempo  avvocato  dei 
poveri,  e  di  alili  antenati  :  la  fornì  d'  o- 
pere  legali  e  di  quelle  d'ogni  autore  co- 
spicuo in  lettere.  In  seguito  fu  aumen- 
tata e  disposta  in  conveniente  sala  ,  con 
ingegnose  comode  scale  e  ringhiere  per 


PA  L 

girare  a  tutte  le  scansie.  Il  cardinal  Pa- 
luzzi  notabilmente  1'  accrebbe  con  gran 
copia  di  libri  a  slampa  e  di  mss.  impor- 
tanti del  pontificato  di  Clemente  X,  ri- 
ducendola sontuosa  coll'opera  del  dotto 
Cartari  archivista  di  Castel  s.  Angelo  e 
avvocato  concistoriale,  che  ne  fu  il  pri- 
mo bibliotecario  ,  ed  allora  fu  aperta  al 
pubblico,  quantunque  d'uso  privato, 
ma  poi  cessò  di  esserlo.  Vedasi  Piazza, 
Eusrvologio  romano,  trat.  1 3,  cap.  io, 
della  libreria  Altierana  al  Gesù. 

Palazzi  Apostolici.  ^.Palazzi  Apo- 
stolici: in  Roma  furono  quelli  de'ss.  A- 
postoli,  d'Aracoeli,  di  s.  Grisogono,  di  s. 
Maria  in  Cosmedin ,  di  s.  Marco  ,  di  s. 
Maria  Maggiore,  di  s.  Maria  ad  Marly- 
res,  di  s.  Maria  in  Trastevere,  di  s.  Pras- 
sede,  di  s.  Pudenziana  ,  de'  ss.  Quattro 
e  di  s.  Sabina;  sono  gli  attuali  quelli  del 
Laterano,  del  Vaticano  e  del  Quirinale. 
In  detto  articolo  si  tratta  di  tutti  e  dei 
principali  fuori  di  Roma. 

Palazzo  Astalli.  Nel  rione  Campitel- 
li,  della  Congregazione  della  rev.  fabbri- 
ca di  s.  Pietro  (P.)  :  è  solido,  ben  scom- 
partito nell'interno,  con  scala  comoda  e 
ornamenti  semplici. 

Palazzo  Barberini.  Nel  rione  Trevi , 
presso  il  quadrivio  delle  4  fontane  e  la 
piazza  del  suo  nome,  già  Grimani,  deco- 
rata dalla  fonte  descritta  nel  voi.  XXV, 
p.  1G8.  Alle  notizie  riportate  a  Barberi- 
ni famiglia,  e  Biblioteca  Barberini,  ag- 
gi ungerò  le  seguenti,  mentre  quelle  della 
famiglia  sono  ancora  a  Colonna  fami- 
glia, Urbano  Vili,  Palestrita,  Palazzo 
Sciarra  Colonna, e  relativi  articoli.  Nel 
1628  dall' architetto  Carlo  Maderno  lo 
fece  incominciare  Urbano  Vili  Barberi- 
ni e  terminare  dal  cav.  Bernini  :  riuscì 
sontuoso  e  vastissimo  ,  isolato  e  circoli- 
dato  già  da  fossi  a  guisa  di  fortezza  ,  a- 
vendolo  descritto  anche  Ilier.  Tetti  :Ae- 
des  Darberinae ,  Bomae  1642.  Sotto  il 
bellissimo  portico  della  magnifica  faccia- 
ta della  via  Felice  che  conduce  alle  4  fon- 
lane,  trovami  due  nobili  e  comode  sca- 


PAL 

le,  una  a  deslra  a  chiocciola  ad  imitazio- 
ne di  quella  di  Bramante  al  Vaticano  con 
colonne  binate,  l'altra  a  sinistra  più  bel- 
la e  maestosa,  decorata  di  statue  e  bas- 
sorilievi, fra  le  quali  primeggia  un  mi- 
rabile bone  antico.  La  vastissima  sala  che 
serve  a  dar  comunicazione  ai  diversi  ap- 
partamenti è  maravigliosa  per  ampiezza 
e  altezza,  come  pure  per  avere  la  sua  ster- 
minata volta  dipinta  superbamente  a  fre- 
sco da  Pietro  da  Cortona,  in  cui  simbo- 
licamente rappresentò  le  azioni  più  cele- 
bri e  le  virtù  di  Urbano  Vili,  mediante 
5  scompartimenti,  che  compreso  quello 
del  centro  formano  altrettanti  quadri  di 
composizione,  nel  cui  mezzo  l'arme  Bar- 
berina dalle  virtù  teologali  si  reca  verso 
il  cielo,  con  altre  ligure  simbolicbe,  tra 
le  quali  viene  portata  in  trionfo  la  Prov- 
videnza. Nel   r.°  scompartimento  si  vede 
Minerva  fulminare  i  Titani;  nel  2.°la  Re- 
ligione e  la  Fede  debellatrici  della  Volut- 
tà; nel  3.°  la  Giustizia,  l'Abbondanza,  ed 
Ercole  cbe  uccide  le  Arpie,  con  allegoria 
al  gastigo  de'  malvagi;  nel  4-°  la  Chiesa 
e  la  Prudenza,  la  fucina  di  Vulcano  eia 
Pace  che  chiude  il  tempio  di   Giano,  il 
tutto  descritto  e  spiegato  dal  citato  Te- 
li. Negli  splendidi  e  vasti  appartamenti 
sono  degne  d'ammirazione  molte  opere 
di  antica  scultura  e  parecchie  pregievoli 
pitture.  La  l."  contiene  i  cartoni  in   cui 
Pietro  da  Cortona  effigiò  le  principali  ge- 
sta di  Urbano  Vili  ,  oltre   varie  buone 
teste,  statue,   sarcofaghi  ed  importanti 
iscrizioni  in  marmo.  Dentro  le  camere  cbe 
costituiscono  gli  appartamenti  magnifici 
è  collocata  una  preziosa  collezione  di  car- 
toni e  quadri  del  Romanelli,  del  Camas- 
sei,  di  Ciro  Ferri,  del  Luti,  del  cav.  Ca- 
labrese e  di  altri  :  sono  di  maggior  me- 
rito, il  sagrifizio  a  Diana  di  detto  Pietro, 
s.  Cecilia  di  Lanfranco,  tre  paesi  di  Botò, 
5  ritratti  di  Tiziano,  uuo  d'  una  giovi- 
netta di  Leonardo  da  Vinci,  il  ritratto  di 
Guido  Ubaldo  1  duca  di  Urbino  del  Ba- 
rocci. Nelle  altre  seguenti  stanze  sono  vi 
belle  teste  di  putti  del  Maratta,  Madori- 


PAL  297 

na  di  Caracci  di  sommo  pregio,  s.  Bar- 
bara di  Ciro  Ferri ,  Maria  Vergine  col 
Bambino  d'Andrea  del  Sarto  e  bellissi- 
ma, s.  Giovanni  del  Guerciuo.  Nella  se- 
guente camera  sonovi   la  cospicua  Pietà 
di  Buonarroti,  la  Samaritana  di  Roma- 
nelli, il  sogno  di  Giacobbe  del  Lanfran- 
co, il  Salvatore  e  la  Maddalena  di  Tin- 
torelto,  il  rinomato  s.  Sebastiano  d'An- 
nibale Caracci,  un   elegante  quadro  del 
Pannigianino.  Tornando  nella  gran  sa- 
la trovatisi  il  baccanale  di  Poussin,  Ge- 
sù Dell'orto,  stupendo  lavoro  di  Gherar- 
do delle  Notti,  il  suonatore  del   liuto,  s. 
Caterina,  il  sagrifizio  di  Abramo,  opere 
di  Caravaggio.  In  altre  camere  si  ammi- 
ra Icaro  e  Dedalo  del  Guerciuo,  Ester  ed 
Assuero  del  medesimo,    Tobia  di  Van- 
tili. Neil'  altro  piano  del  palazzo  si  con- 
servano pure  marmi  diversi  e  pitture  an- 
tiche ,  come  Venere,  Roma  trionfante  ; 
altri  quadri  sono  in  diverso  appartamen- 
to, cioè  il  baccanale  di  Tiziano,  Adone  e 
Venere  dello  stesso,  la  vestale  di  Guido, 
del  quale  è  pure  la  Beatrice  Cenci  ,  s. 
Francesco  di  detto  Gberardo,  la  stupen- 
da Madonna  di  del  Sarto,   il  magnifico 
Germanico  di  Poussin,  s.  Andrea  Corsi- 
ni di  Guido  ,  I'  Erodiade  di  Rubens  ,  s. 
Girolamo  dello  Spagnoletto,  due  Evan- 
gelisti di  Guerrino,  ed  in  un  gabinetto  il 
ritratto  della  Fornarina  dipinto  da  Raf- 
faele suo  amante  ,  ed  altro  di  essa  forse 
di  Giulio  Romano.  Altri  moltissimi  qua- 
dri e  marmi  stupendi  si  vedono  in  altre 
stanze  ,  i  primi  e  secondi  non  senza  sin- 
golare pregio,  e  tra  gli  ultimi  il  rinoma- 
to Satiro  dormiente  di  Bernini,  una  ra- 
ra testa  d'  Alessandro  il  grande  ,  Diana 
cacciatrice,  due  leste  di  bronzo  d'Adria- 
no e  di  Settimio,  un  antico  musaico  col 
rapimento  d' Europa,   e  finalmente  uu 
singolare  ritratto  d'Urbano  Vili  di  ter- 
racotta, modellato  in  creta  col  solo  tat- 
to, dal  cieco  Giovanni  Cambiasi,  mentre 
in  pittura  vi  è  quello  del  Sacchi.  Conti- 
guo a  questa  mole  gigantesca  è  un  ame- 
no giardino,  ove  già  fu  ['Obelisco  del 


29S  P  A  L 

Pincio  (f  .),  nel  quale  si  vede  la  bella 
statua  colossale  d'Apollo,  oltre  altre  sta- 
tue, ed  il  mirabile  pino  bellissimo,  per 
altezza, diametro  e  ampiezza  di  rami  gi- 
gantesco e  per  longevità  sorprendente,  on- 
de fu  molte  volte  dipinto  dai  paesisti  e 
celebralo  dal  cav.   Belli  anche  ne'   Di- 
porti e  riposi  villarecci ,  p.  80.  Annesso 
vi  è  il  vasto   ed  apposito   locale  in  cui 
nell'estate  si  giuoca  al  pallone,  il  quale 
rilevo  da  un  Diario  di  Roma,  che  nel 
1742  era  stato  ripristinato  dalla  nobiltà 
romana  ,  dopo  un  secolo  che  più  non  si 
esercitava,  nel  cortile  del  palazzo  Gabriel- 
li a  Monte  Giordano.  Nel  voi.  XXXI,  p. 
i85(  a  p.  179  feci  menzione  della  gio- 
stra e  torneo  latti  nel  cortile),  parlando 
di  questo  giuoco,  dissi  in  quali  luoghi  di 
Pioma  si  eseguì.  Innanzi  all'ingresso  prin- 
cipale del  palazzo  apresi  uno  sterminato 
cortile,  e  sull'alto  è  situata  la  famosa  bi- 
blioteca Barberini ,  di  cui  trattò  anco  il 
Piazza  nell'  Eusevologio  trat.  i3  ,  cap. 
della  libreria  Barberini  alle  quattro  fon- 
tane y  e  ne  celebra  i  singolari  pregi  e  il 
museo  erettovi  dal  fondatore:  tuttora  so- 
no diverse  iscrizioni  prese  al  sepolcro  dei 
Scipioni,  sculture,  lavori  di  bronzo  e  ter- 
ra cotta,  qualche  vaso  etrusco,  ed  il  bel 
vaso  di  marmo  ornato  di  bassorilievi,  che 
vuoisi  abbia  contenuto  le  ceneri  dell'im- 
peratore Alessandro  Severo.  In  questa 
principesca    magione   abitarono  diversi 
gran  principi,  ed  anche  Carlo  IV  re  di 
Spagna,  e  la  regina  sua  moglie   Maria 
Luisa  vi  mori  nel  18 19,  ond'ebbe  luogo 
quella  pompa  funebre  narrala  nel  voi.  X, 
p.  3o7. 

Palazzo  Bassano.  Nel  rione  Trevi,  ac- 
canto alla  Chiesa  di  s.  Marcello,  archi- 
lettura  di  Tommaso  de  Marchis;  fu  già 
dei  Cesi,  Borromei ,  Mellini,  Falconieri, 
del  principe  della  Pace  d.  Emmanuele  Go- 
doi  spagnuolo,  da  cui  l'acquistò  Costa. 
L'edilizio  è  solido,  comodo  e  con  buona 
scala. 

Palazzo  Bernini.  Nel  rione  Colonna, 
presso  la  chiesa  di  s.  Andrea  delle  Fratte 


PAL 

de' Mìnimi,  edificato  dal  celebre  cav.  Lo» 
renzo  Bernini  scultore  e  architetto,  che 
l'abitò  (si  veda  il  voi.  XIV,  p.  218,  per 
ciò  ch'ebbe  luogo  in  questo  e  nel  dicon- 
tro edilizio  dell'emulo  Borromino  ).  Nel- 
l'altro palazzo  rimpetto  a  quello  de'  Ru- 
spoli,  tra  i  preziosi  oggetti  che  contiene, 
è  il  ritratto  di  Giacomo  I  re  d'Inghilter- 
ra, rappresentato  di  faccia  ,  di  profilo  e 
di  tergo  da  Wan-Dyck;  la  battaglia  del 
Borgognone,  il  Figliuol  prodigo  del  Bas- 
sano, la  Verità  statua  grandiosa  di  Ber- 
nini, e  il  bozzo  della  famosa  fontana  di 
piazza  Navona  da  lui  eseguita,  che  de- 
scrissi a  Obelisco  di  piazza  Navona. 

Palazzo  Bolognetti.  Nel  rione  Pigna, 
incontro  a  quello  di  Altieri, edificato  con 
due  altri  propinqui  dai  Petroni,  con  ar- 
chitettura del  cav.  Fuga  ,  sontuosa  ma 
bizzarra  negli  ornati.  Nella  cappella  do- 
mestica si  venera  l'immagine  della  Ma- 
donna, copia  a  olio  del  cav.  Conca  suli'o- 
riginale  di  Guido  Beni,  che  a'20  agosto 
1796  mosse  prodigiosamente  gli  occhi , 
alzando  e  abbassando  le  pupille,  rinno- 
vandosi il  miracolo  parecchie  volte  sino 
agli  8  dicembre  ,  come  descrive  Mar- 
chetti, De'  prodigi,  p.  171.  Quando  se- 
guì  il  miracolo  stava  nell'  altro  palaz- 
zo Bolognetti  a  piazza  di  Venezia  ,  ora 
Palazzo  Torlonia,  indi  fu  trasportala  iu 
quello  de'  Cenci,  doude  nel  181  1  fu  col- 
locata nella  cappella  interna  del  sudde- 
scritlo  palazzo. 

Palazzo  Borghese.  Nel  rione  Campo 
Marzo ,  superbo  e  veramente  signorile  , 
presso  la  Chiesa  di  s.  Lorenzo  in  Luci- 
na,ed  in  un  a  quello  incoutro  tra  la  piaz- 
za omonima  con  colonnine  e  catene  per 
dividerla  dalla  pubblica  via,  ne  parlai  a 
Borghese  famiglia  (^.),  della  quale  di- 
versi sono  gli  articoli  che  la  riguardano. 
Alle  cose  già  dette  aggiungerò  eh'  è  iso- 
Iato,  ed  ha  tre  principali  facciate,  con 
due  magnifiche  porte  e  bella  corte  poli- 
ticata con  colonne  di  granito  binate,  sul 
cornicione  delle  quali  girano  gli  archi;  il 
portico  inferiore  è  d'  ordine  dorico,  e  le 


PAL 

colonne  delle  logge  superiori  sono  ioni- 
che; fra  l'urie  e  le  altre  sono  i  oo.  In  fon- 
do al  cortile  si  vede  piccolo  e  vago  giar- 
dino, adorno  d'alberi,  statue  e  fontane  ; 
inoltre  il  cortile  è  decorato  da  statue  co- 
lossali antiche.  Si  sale  agli  appartamen- 
ti per  due  scale,  la  minore  essendo  a  chioc- 
ciola con  colonne  isolate.  Più  dell'archi- 
tettura, dà  altissimo  pregio  al  palazzo  la 
famosissima  galleriaecollezione  di  super- 
bi quadri  di  tutte  le  scuole,  la  più  bella 
di  quante  sieno  in  Roma  e  anche  la  più 
numerosa,  contandone  ben  1700  di  ori- 
ginali. I  quadri  di  questa   preziosa   rac- 
colta  sono  collocati  entro  undici  stan- 
ze, e  bisognerebbe  un'  opera  per  descri- 
verli,  laonde  solo  accennerò  i  principali 
tra' capolavori,  unici  per  bellezza  e  rari- 
tà: il  defunto  principe  d.  Francesco  dis- 
pose che  questa  galleria  e  gli  oggetti  che 
sono  nella  Villa  Borghese  (['■),  fossero 
inalienabili, assoggettandoli  al  vincolo  di 
fidecommisso.  L' ingresso  è  sotto  il  por- 
tico inferiore.  Nella  1."  camera  si  distin- 
guono la  Madonna  di  Garofalo,  altra  di 
Ghirlandaio,  la  sacra  Famiglia  del  Pol- 
laiolo, la  ss.  Vergine  abbozzala  da  Raf- 
faele, s.  Pietro  dello  Spagnoletto.  Nella 
2/  primeggiano  la  Maddalena  d'Agosti- 
no Caracci,  4  quadretti  del  Garofalo,  s. 
Girolamo  del  Muziano,  la  sacra  Famiglia 
di  Tiziano,  P  incendio  di  Troia  del  Bi- 
rocci, la  Venere  di  Scarsellino,  e  singolar- 
mente la  caccia  di  Diana  del  Domenichino. 
Nella  3/  sono  più  cospicui  s.  Antonio  di 
Padova  di  Paolo  Veronese,  la  propria  fa- 
miglia di  Pordenone, Lucilla  di  Lanfran- 
co, la  sacra  Famiglia  di  Pierin  del  Vaga. 
Nella  4-a  vanno  segnalali  il   Battista  di 
Giulio  Promano,  due  figure  di  Buonar- 
roti, Europa  rapita  del  cav.  d'  Alpino, 
precipuamente  la  deposizione  della  Cro- 
ce di  Raffaele  ,  acquisto  di  Paolo  V ,  la 
famosa  Sibilla  Cumanadel  Domenichino 
dipinta  pel  cardinal  Scipione  Borghese  , 
la  Visitazione  di  Rubens,  Davide  di  Gior- 
gione.  Nella  5.a  superano  gli  altri  in  pre- 
gio i  4  Elementi  d'Albano,  la  Madonna 


P  A  L  299 

di  del  Sarto,  la  Samaritana  del  Garofalo, 
il  Figliuol  prodigo  del  Guercino,  Lazzaro 
risuscitalo  d'Agostino  Caracci.  Nella  6.a 
sono  di  gran  pregio  Leda  col  cigno  del- 
la scuola  di  da  Vinci,  Susanna  di  Rubens, 
la  Fornarina  amata  da  Tialfaele  di  Giu- 
lio Romano,  Venere  di  Paolo  Veronese. 
Nella  j.a  adorna  di  specchi,   nelle  com- 
messure dipinse  bellissime  fantasie  Ciro 
Ferri.  Neil'  8.a  vi  sono  4  quadri  di  mu- 
saico assai  belli, uno  de'quali  rappresen- 
ta al  vivo  Papa  Paolo  V  Borghese  ,  più 
la  ss.  Vergine  del  Palma  e  altre  egregie 
pitture.  IV e 1 1 a  9.'1  superbi  sopra  gli   altri 
sono  il  Figliuol  prodigo  di  Tiziano,  la  con- 
versione  di  s.  Paolo  del  cav.  d'  A  r  pi  no  , 
la  Deposizione  dalla  croce  di  Pietro  Pe- 
rugino ,  il  famigerato  ritratto  di  Cesare 
Borgia  di   Raffaele  ,  ed  il  ritratto  di  un 
cardinale  del  medesimo  ,   un   ritratto  di 
Pordenone  ,  la  Madonna  di  Giulio  Ro- 
mano, l'amor  divino  e  profililo  di  Tizia- 
no, due  marine  di  Brilli ,  un  giovane  di 
Caravaggio.  Nella  io.a  i  più  rinomati  so- 
no la  risurrezione  di  Lazzaro  del  Garo- 
falo, Madonna  di  del  Sarto,  Sansone  di 
Tiziano,  di  cui  è  pure  Gesù  ed  i  farisei, 
la  ss.  Vergine  di   Scipione  da  Gaela,  le 
tre  Grazie  capolavoro  di  Tiziano  ,  e  la 
celebre  Danae  che  reputasi  di  Correggio. 
Neil'  ultima  camera  vanno  ricordati  la 
Madonna  di  Gio.  Bellini,  la  Giuditta  di 
Tiziano  in  cui  effigiò  la  sua  bella,  Lot  e 
le  figlie  di  Gherardo  delleNotli,  il  ritrat- 
to di  Ralfiele  è  di  Timoteo  della  Vite, 
Madonna  di  del  Sarto  ,  e  due  quadretti 
di  Carlin  Dolci.  Ne'superiori  appartamen- 
ti, entro  cui  sono  superbe  e  ricche  sup- 
pellettili, esistono  8  bei  paesi  di  Vernet, 
in  una  camera  gli  esimii  affreschi  usciti 
dalla  scuola  di  Raffaele,   e  condoni   sui 
di  lui  cartoui  ,  trasportati  dal  muro  iu 
tela  dal  casino  di  villa  Olgiati  ,  ora    fa- 
cente parte  della  Borghese  :  essi  rappre- 
sentano alcune  storie  delle  nozze  d'Ales- 
sandro con  R.ossane,  e  fra  tutti  riesce  mi- 
rabile quello  figurante  il  bersaglio.  Nel- 
1'  Eusevologio  del  Piazza,  trai.  i3,  cap. 


3oo                     PAL  PAL 
12,  della  libreria  Borghesiana,  si  legge  propri  giovani  si  adoperava  una  doppia 
che  nella  parie  settentrionale  del  palaz-  forbice  per  tagliare  i   panni  addosso  alla 
zo,  il  cardinal  Scipione  Borghese  coi  li-  gente  (anzi  quando  alcuno  voleva  mali- 
bri  degli  antenati  e  dello  zio  Paolo  V,  goare  altri  senza  affrontarne  il  risenti- 
fondò  cospicua  biblioteca.  mento  ,   nominava    autori   delia  critica 
Palazzo  B raschi.  INel  rione  Parione,  maestro  Pasquino  e  i  suoi  garzoni),  era 
Pio  VI  Braschinel  1791  lo  riedificò  su  il  convegno  degli  oziosi  e  maldicenti,  che 
quello  già  degli  Orsini  (V.)}  che  pagò  sul  limitar  della  porta  deridevano  i  pas- 
scudi  5o,ooo  ai  Caracciolo  Santobuono  seggieri.  Dopo  la  sua  morte,  rinvenuta 
proprietari  d'allora,  per  la  sua  famiglia,  detta  statua  innanzi  la  sua  bottega,  subi- 
cui  acquistò  pure  il  ducato  di  Nemi,  qua-  lo  gli  fu  dato  il  di  lui    nome,  ed  i  suoi 
le  descrissi  nel  voi.   XIX,  p.  32  e  seg.  amici  per  continuare  le  loro  mormora- 
Oltre  ciò  che  riportai  del  palazzo  a  Era-  zioni,  sindacazioni  e  amare  critiche,  iu- 
sch!  famiglia,  clevesi  aggiungere  cl/è  di  cominciarono  ad  attaccare  sul  piedestal- 
solida  struttura  e  imponente,  formandosi  lo  dell'informe  marmo  i  loro  scritti  ma- 
di  due  piani  nobili,  con  tre  porte,  corti-  ledici  e  ogni  specie  di  satire,  per  cui  dal 
le  e  due  scale;  una  di  queste  è  veramente  nome  della  statua  siffatte  riprovevoli  mor- 
bella  e  magnifica,   per    forme  eleganti  dacità    presero    quello    di    pasquinate. 
e  ricchezza  di  marmi.  Nell'appartainen-  Quindi  Papi,  cardinali,  prelati  ,  signori, 
lo  nobile  era  il  celebre  Antinoo  acqui-  forestieri,  tulli  furono  segni  de'pungen- 
stato  da  Gregorio  XVI  pel  suo  Museo  ti  motteggi  del  maligno  e  inesorabile  Pa- 
Gregoriano Laleranense  (F .):  sono  ope-  squino,  che  spesso  cambiò  la  satira  in  li- 
re assai  pregiate  le  statue  di  Cincinna-  belli  infamatoria  Sdegnato  di  ciò  Adria- 
to,   di  Giulia  Augusta,  di  Diana  e  di  no  VI,  per  reprimere  tanta  licenza,  che 
Bacco,  due  ampie  tazze  di  rosso  antico  e  avea  colpito  lui  ancora,  risolse  di  far  git- 
un  sarcofago  con  baccanale.  Nell'appar-  tare  la  statua  nel  Tevere,  ovvero  col  fuo- 
tamento  superiore  sono  quadri  in  picco-  co  farla  distruggere;  ma  ne  fu   distolto 
lo  numero,  ma  tulli  di  un  merito  distili-  da  un  sagace  domestico,  che  gli  fece  os- 
to, cioè  diversi  di  Garofalo,  massime  le  servare,  che  allora  Pasquino  si  farebbe 
nozze  di  Cana;  Sansone  e  Dalila  di  Ca-  sentire  più  forte  delle  rannocchie  che  so- 
ravnggio,  l'adultera  di  Tiziano,    la  Ma-  no  nel  fondo  delle  paludi, e  che  riducen- 
donna  di  Morillo,  la  sacra  Famiglia   di  dolo  in  poi  vere  i  poeti  ed  i  seguaci  di  P.i- 
Caiacci,  Lucrezia    di    Paolo  Veronese,  squino  celebrerebbero  ogni  annol'anni- 
l'adorazione  de'  Magi  di  Signorelli  e  lo  versarlo  del  supplizio  con  funerali  pieni 
sposalizio  di   s.Caterina  di  fr.  Bartolo-  di  sarcasmi,  lacerandola  memoriadi  quel- 
meo  da  s.  Marco.  Sul  cantone   del  pa-  Io  che  avealo  processato.  Laonde  restò 
lazzo  è  la  tanto  famosa  statua  mutilata  Pasquino  in  possesso  de'suoi  diritti  mor- 
di  Pasquino  che  dà  nome  alla  piazza,  daci,  lacerando  impunemente  con  salire 
creduto  Ercole  o  meglio  e  più  assai  prò-  1a  fama  de'  vivi  e  de'morti.  Questa  sta- 
labilmente  Menelao  che  sostiene  il  cor-  tua  dopo  il  suo  ritrovamento  ,  era  stala 
pò  dell'estinto  Patroclo  :  d'eccellente  scab  collocata  sul  cantoue  del  palazzo,  ma  uel- 
pello,  scavata  ivi  sul  principio  del  secolo  la  riedificazione  di  esso  fu  trasportata  nel 
XVI,  ed  assai  lodata  dal    Bernini,  ben-  lato  opposto  del  palazzo  Pamphilj  a'  1  f 
thè  così  monca,  senza  naso,  senza  brac-  marzo  1  791,  sopra  nuova  base  provviso- 
ria e  senza  gambe,  un  vero  tronco.  Nel-  ria,  donde  poi  fu  restituita  al  suo  .antico 
le  vicinanze  eravi  un  sartore  chiamato  silo;  né  si  deve  tacere,  che  in  alcune  fe- 
Pasquino,  fecondo  di  motti   pungenti  e  ste  della  città  e  in  occasione  de'  possessi 
satirici,  per  cui  la  sua  bottega,  dove  coi  de'  Papi,  passando  per  la  via  la  pompa 


PA  L 
della  cavalcata,  fu  abbellita  e  trasformata 

iu  varie  simboliche  figure.  Anche  i  poeli 
io  personificarono,  facendo  di  Pasquino 
un  figlio  di  Morno  e  della  Satira:  quindi 
ai  satirici  si  die  il  nome  di  secretai  ii  ma' 
gistri  Pasquilli.  In  argomento  ci  diede  e- 
rudite  notizie  il  Cancellieri  nelle  sue  o- 
pere  e  nell'opuscolo  -.Notizie  delle  due  fa- 
mose statue  di  un  Fiume  e  di  Patroclo, 
dette  volgarmente  di  Marforio  e  di  Pa- 
squino, Roma  1789.  colle  figure  d'am- 
bedue le  statue  ,  loquaci  per  deprimere 
l'altrui  riputazione,  e  di  altre  simili  par- 
lerò a  Palazzo  Stoppasi.  Altre  amene  e- 
rudizioni  su  Pasquino  e  Marforio  il  Can- 
cellieri riporlo  nel  Mercato, p.  i  55  e  seg. 
Del  simulacro  di  Marforio  compagno  an- 
tico di  Pasquino  nel  linguaggio  odioso,  mi 
sembra  opportuno  qui  farne  breve  cen- 
no, dopo  che  tanti  gravi  scrittori  tanto 
parlarono  di  ambedue  dai  primordi  del 
secolo  X\  I,  benché  ora,  senza  far  parla- 
re i  simulacri,  di  libelli  fatalmente  si  ab- 
bonda, tanto  per  esagerare  gli  altrui  ili- 
tetti,  che  per  calunniare.  La  statua  colos- 
sale di  Marforio,  di  bella  greca  scultura, 
è  giacente  con  urna  sotto  il  braccio  e  con 
nicchio  oconchiglia  in  mano,  avente  bar- 
ba e  lunghi  capelli.  Gli  archeologi  l'at- 
tribuiremo a  varie  deità  ,  come  Giove  e 
Nettuno,  non  che  a  vari  fiumi ,  come  il 
Reno,  il  Tevere  e  la  Nera  ,  però  comu- 
nemente è  tenuta  rappresentare  l'Ocea- 
no. Fu  ristorala  prima  del  1  5q5.  poiché 
vuoisi  che  avesse  perduto  mani  e  piedi, 
e  vi  fu  chi  disse  dal  Buonarroti,  che  pe- 
rò era  già  morto  nel  i56i.  Anticamen- 
te questa  famosa  statua  stava  nel  foro 
d'Augusto,  pressoi!  fòro  e  tempio  di  Mu- 
te, e  da  questo  prese  poi  il  nome  corrot- 
to di  Marforio.  Tale  tempio  e  foro  sta- 
vano incontro  al  Carcere  Mamertino,  nel 
luogo  che  ancor  oggi  dicesi  la  via  di  Mar- 
forio, la  quale  metteva  al  foro  e  al  tem- 
pio di  Marte  ,  nel  cui  sito  per  memoria 
il  Marlinno  pose  una  lapide.  I  romani  la 
rimossero  per  ornare  il  fonte  di  piaz?a 
Xavona;  ma  nel  trasporto,  giunta  la  sta* 


PAL  3oi 

tua  a  s.  Marco,  pensarono  meglio  di  si- 
tuarla in  Campidoglio.  Deve  notarsi  che 
nel  rimoverla  dall'antico  suo  luogo,  si 
rinvenne  quella  gran  tazza  di  granito  che 
ora  serve  di  fonte  presso  V Obelisco  Qui- 
rinale. Sisto  V  fece  collocare  la  statua 
nell'atrio  del  palazzo  de'conservatori,  poi 
Museo  Capitolino  ,  ove  Giacomo  della 
Porta  la  situò  per  prospettiva  della  sot- 
toposta fontana  ,  ornata  posteriormente 
da  Clemente  XII  con  altre  statue  di  sa- 
tiri ,  ch'erano  nel  palazzo  Valle  e  risto- 
rate ad  uso  di  Telamoni, verso  il  i-34- 
Xei  voi.  XV,  p.  i65,  pei  promovendi 
al  cardinalato  o  al  pontificato,  massi- 
me pel  conclave,  X\X\11I,  p.  14-,  e 
XL1Y,  p.  180,  riportai  le  pene  e  ceu- 
sure  emanate  da  s.  Pio  V,  da  Gregorio 
XI  \  e  da  altri  contro  gli  autori  delle  sa- 
tire e  dei  libelli,  parlando  pure  degli  a- 
nonitni,  per  punire  i  quali  provvidero  le 
leggi  canoniche,  fn  causa  V,  q.  r ,  per  tot. 
e  civili  in  1.  i,c  de  libel.  fatn.  Di  queste 
pene  tratta  ancora  il  Rodotà,  De' giuochi 
p.  -  e  seg.,  con  l'autorità  de' santi  padri, 
de'  giureconsulti  ,  delle  leggi  romane  e 
pontificie,  avendo  Carlo  Magno  ne' ca- 
pitolari assoegettati  gli  autori  de'  libelli 
famosi  alla  flagellazione.  L'Artaud,  Star, 
di  Leone  XII,  p.  26,  parla  delie  pub- 
blicazioni ordinarie  o  sia  del  genere  sa- 
tirico, o  sia  del  lodatario,  che  si  fanno 
sempre  in  occasione  de' conclavi,  frutto 
particolare  dello  spirito  de'romani,  e  ne 
riporta  alcune.  Anche  il  Xodari,  Vitac 
Poni.,  parla  di  queste  licenze  romane, 
che  appella  sa  lei  romanorum,  satyri- 
Ctis  argutias.  Vedasi  Persio  Fiacco,  Sa- 
tire ital.  lai.  tradotte,  dal  Monti  col  leito 
a  fronte,  Firenze  1826.  D.  G.  Giovenale, 
Satire  tradotte  col  testo  e  con  note  da 
Zeffirino  Re,  Padova  i838. 

Palazzo  CafT.irelli.  Nel  rione  Campi- 
te-Ili, sulla  sommità  occidentale  del  Mon- 
te Capitolino  (/'.),  nel  luogo  ov'  era  la 
famosa  rupe  Tarpea,  ciltadella  o  fortez- 
za dell'antica  Roma,  che  divenuto  deser- 
to e  pascolo  di  capre,  i\\  detto  monte  Ca- 


3os  P  A  L 

piino.  Fu  edificato  dai  ducili  CafTarelli  , 
donde  uscì  il  gran  cardinale  Scipione  Bor- 
ghese, con  architettura  di  Gregorio  Ca- 
nonica ,  da  dove  si  gode  una  delle  più 
belle  vedute  della  città.  Vuoisi  che  detta 
famiglia  fosse  la  prima  cui  venne  concesso 
l'onore  di  abitare  in  sito  sì  rinomato,  ed 
il  Cancellieri  nel  suo  Mercato,  p.  io,  rac- 
conta che  l'area  la  donò  Carlo  V  impe- 
ratore nel  i536,  quando  si  recò  in  Ro- 
ma, ad  Ascanio  Caffarelli,  uno  de'  suoi 
paggi,  non  perchè  la  famiglia  lo  avesse  al- 
loggialo nel  proprio  palazzo,  poi  degli 
Stoppante  ova  de'Vidoni,ciò  non  avendo 
avuto  luogo,  come  dissi  a  quell'articolo. 
Inoltre  il  Cancellieri  dice  che  il  vero  co- 
gnome antico  è  Caramelli  e  riporta  altre 
notizie  analoghe. 

Palazzi  di  Campidoglio.  Nel  rione 
Campitelli.  V.  Campidoglio,  Museo,  Ca- 
pitolino e  Monte  Capitolino.  Nel  museo 
fu  collocato  il  bellissima  cavallo  di  bron- 
zo, trovato  nell'aprile  1 1>49  ne"e  f°n- 
dnmenta  d'una  casa  al  vicolo  della  Pal- 
ma in  Trastevere. 

Palazzo  Camuccini.  Nel  rione  Ponte, 
nella  via  della  Maschera  d'oro  e  presso 
piazza  Fiammetta,  così  chiamata  dall'a- 
vere! abitato  una  favorita  di  Cesare  Bol- 
gia duca  Valentino  di  tal  nome,  come  nar- 
ra Cancellieri  nel  Alenato,  p.  128  ,  e  la 
Chiesa  di  s.  Tnfone(U.),  incontro  a  quel- 
la casa  di  assai  buona  architettura,  che 
sotto  le  finestre  del  primo  piano  contie- 
ne un  eccellente  fregio  dipinto  a  chia- 
roscuro, opera  esimia  di  Polidoro  da  Ca- 
ravaggio scolare  di  Raffaele,  rappresen- 
tante Niobe  quando  si  fa  adorare  alle  gen- 
ti che  portano  tributi,  vasi  e  altri  doni. 
La  facciata  di  questo  palazzo  egualmente 
era  tutta  dipinta  con  alheschi  dell'  en- 
comiato artista  ,  in  cui  espresse  il  ratto 
delle  Sabine,  che  l' intemperie  de' tempi 
fecero  perdere.  Ne'  voi.  I,  p.  43,  72,  XI, 
p.  1 36,  XIX,  p.  i5o,  XLV11I,  p.  295, 
XL1X,  p.  58,  narrai,  ehe  mentre  n'era 
proprietario  il  celebre  Federico  Cesi  vi 
istituì  l'accademia  de' Lincei  confarci  il 


PAL 
primo  orto  botanico  nel  giardino  tutto- 
ra esistente:  la  sala  in  cui  si  adunavano 
i  lincei  è  quella  che  viene  immediatamen- 
te dopo  la  cappella, e  nel  fregio  in  mezzo 
alle  finestre  dalla  parte  esterna  vi  è  un  tro- 
feodipinto colle  linee,emblerua  dei  lincei. 
Narrai  inoltre  che  nel  1798  l'acquistò  il 
marchese  Ulisse  Pentini,  al  cui  tempo  sot- 
to l'impero  francese  in  questo  palazzo  si 
fece  la  solenne  consagrazione  degli  olii 
santi,  vi  furono  consagrati  due  vescovi  , 
e  vi  ehbe  luogo  l'ordinazione  dei  chieri- 
ci. Da  ultimo  comprò  il  palazzo  il  baro- 
neCamuccini,  il  cui  celebre  padre  e  som- 
mo dipintore  Vincenzo  ricevè  questo  ti- 
tolo da  Pio  Vili  {V).  Delle  beneme- 
renze di  tal  personaggio  e  suoi  distinti 
pregi  ne  parlai  in  più  luoghi,  come  nel 
voi.  XI,  p.  18,  ed  a  Musei,  gloriandomi 
di  aver  goduto  la  sua  henevolenza.  La 
Depositala  Urbana }  che  un  tempo  fu  in 
questo  palazzo,  nel  marzo  i85o  venne 
trasferita  nel  palazzo  Palombara  io  via 
dell'Impresa. 

Palazzo  della  Cancelleria.  Nel  rione 
Pacione.  U.  Cancelleria  apostolica. 

Palazzo  Carpegna.  Nel  rione  s.  Eu- 
stachio, presso  la  piazza  omonima,  quasi 
centro  dell'abitato  di  Roma,  incontro  l'U- 
niversità romana  (V-)-  In  Roma  vi  so- 
no palazzi,  che  se  non  hanno  un  merito 
architettonico,  ebbero  celebrità  pei  mu- 
sei, gallerie  di  quadri  e  librerie  che  con- 
tennero, fra 'quali  uno  è  certamente  que- 
sto palazzo  vasto,  isolato  in  forma  di  cem- 
balo, da  ultimo  restaurato,  abbellito  e 
aumentato  dall'odierno  conte  Luigi  Car- 
pegna, massime  ne'  due  piani  nobili,  il 
primo  de'quali  con  grandeeleganza  e  ma- 
gnificenza. L'edilìzio  prima  eradei  mar- 
chese Baldinotli  (il  marchese  Cesare  nel 
secolo  XV  lì  maritò  sua  figlia  a  France- 
sco Maria  de' conti  Carpegna,  come  ri- 
levasi dal  Marchesi,  Galleria  dell'onore, 
che  tratta  della  storia  de'Carpegna  e  dei 
Baldinotti).  L'acquistò  il  cardinal  Gaspare 
Carpegna  nel  1  7  1  o,che  ne  decorò  le  sca- 
le di  belle  sculture;  tra  le  poche  supersti- 


P  A  L 
ti  merita  menzione  la  statua  di  Ma  re*  Au- 
relio che  nella  parte  interiore  ricevè  un 
cattivo  restauro.  Per  la  composizione  è 
lodata  la  fontaua  del  cortile,  rappresen- 
tante in  istucco  il  cavallo  Pegaseo.  Del- 
l'antichissima, potente  e  nobilissima  stir- 
pe de'Carpegna,  signori  sovrani  della  con- 
tea di  Carpegna  in  Alontefellro,a  questo 
articolo  e  a  s.  Marino  parlai,  e  meglio  a 
Urbino,  descrivendo  Carpegna  e  luoghi 
annessi.  JVelle  biografie  de' celebri  cardi- 
nali Ulderico  e  Gaspare  Carpegna  romani, 
accennai  (oltre  la  storia  dell'illustre  fa- 
miglia ;  altra  è  la  Genealogia  storica  del 
Guerrieri,  Rimini  1667,  avendone  par- 
lalo il  Marchesi  anche  nella  Storia  della 
città  di  Rimini)  che  il  primo  raccolse  e  ali- 
mentò gran  quantità  di  poveri  e  pellegri- 
ni nell'anno  santo  nel  suo  palazzo  ,  cioè 
non  in  questo,  ma  in  quello  de' conti  di 
Scavolinoa  fontana  di  Trevi,  accanto  al 
vicolo  che  dai  proprietari  del  palazzo  pre- 
se il  nome  di  Sca volino,  già  Yaini  ,  poi 
Cavalieri  (per  averlo  ereditato  nel  i-3i 
alla  morte  del  conte  Ulderico  Carpe- 
gna signore  di  Scavolino)  e  ora  Colli- 
cola.  ÌNella  biografia  del  cardinal  Gaspa- 
re, eruditissimo  e  versato  in  ogni  scien- 
za ,  riportai  che  essendo  egli  infermo, 
si  recò  nel  palazzo  Carpegna  a  s.  Eu- 
stachio (poiché  il  cardinale  già  da  molto 
tempo  lo  abitava  )  Clemente  XI  cou  35 
cardinali  a  tenere  solenne  congregazione 
nella  di  lui  camera,  ciò  che  il  cardinale 
fece  rappresentare  in  un  quadro; dissi  an- 
cora che  il  cardinale  in  questo  palazzo 
formò  museo  e  biblioteca,  con  collezione 
di  codici,  citando  l'opera  che  ne  traila  : 
essa  fu  scritta  dal  custode  e  prima  pub- 
blicata nel  16-9  a  Roma  in  italiano,  ma 
generalmente  si  attribuisce  al  Bellori,  al- 
meno le  spiegazioni.  Il  mu*eo  si  aumen- 
tò colle  antichità  trovate  nelle  catacom- 
be in  cercare  i  corpi  de'ss.  Mai  tiri,  poi- 
ché il  cardinale  come  vicario  di  Roma  pre- 
siedeva agli  scavi.  Il  senatore  fiorentino 
Filippo  Buonarroti  ,  discendente  di  Mi- 
chelangelo, ci  diede  la  dottissima  opera  di 


PAL 


3o' 


cui  tanto  mi  giovai  :  Osservazioni  iste- 
riche sopra  alcuni  medaglioni  antichi,  del 
museo  del  cardinal  Gaspare  Carpegna, 
con  rami,  Roma  [698.  Nella  Roma  sacra, 
antica  e  moderna,  ivi  stampata  nel  1687 
a  p.  82  della  par.  3.a  si  legge.  -■>  Il  pa- 
lazzo del  cardinal  Carpegna  nel  rione  di 
s.  Eustachio  è  ricco  di  bellissime  suppel- 
lettili con  famosi  quadri  di  valeuti  pitto- 
ri, con  buona  libreria  d'ogni  scienza  gre- 
ca e  latina,  e  studio  di  medaglie  e  meda- 
glioni d'oro,  argento  e  metallo,  carnei  e 
intagli  '".  Il  Cancellieri  ne'  Possessi  dei 
Papi  ricorda  diversi  personaggi  della  fa- 
miglia Carpegna,  intervenuti  alle  caval- 
cate col  baronaggio  romano  0  quali  Pag- 
gi dei  Papi  (F.),  ed  in  quello  di  Pio  "\  I 
fu  paggio  Giulio  Carpegna,  poscia  prela- 
to e  protonotario  apostolico  ,  col  quale 
grado  cavalcò  nel  possesso  di  Pio  VII  : 
narra  ancora,  che  Clemente  X  concesse 
ni  Carpegna  suoi  parenti  nel  1  673  la  cu- 
stodia di  Porta  Angelica  ,  la  quale  per 
morte  del  conteFrancesco  senza  figli  ma- 
schi, Benedetto  XIV  nel  1  7  5>o  conferì  al 
proprio  nipote  Lambertini.  Ne'  voi.  V  , 
p.  22  1,  e  XL1V,  p.  8  r,  col."  l."  e  2.a  rac- 
contai che  sotto  Benedetto  XIV  il  museo 
e  la  collezione  delle  medaglie  degl'  im- 
peratori e  de'medaglioni  fu  collocata  nel- 
la Biblioteca  Vaticana  e  contiguo  Mu- 
seo. Questi  preziosi  oggetti  non  furono 
venduti  dai  conti  Carpegna,  ma  deposi- 
tati nel  Musco  e  Biblioteca  T'aticana.on- 
de  fossero  meglio  custoditi,  come  risulta 
dal  chirografi)  di  Benedetto  XI V  del  1. 
maggio  i'-li.li  1 2  luglio  esibito  in  atti 

DO  /     ■      '  o 

di  Gregorio  Castellani  segretario  di  ca- 
mera, non  che  dal  successivo  moto-pro- 
prio del  medesimo  Papa  de'?.-  febbraio 
.•753  riunito  in  detti  atti.  Ma  come  ri- 
marcai ne'citati  luoghi  e  altrove, nell'in- 
vasione de'repubhlicani  francesi  nel  pon- 
tificato di  Pio  VI,  il  medagliere  e  alcuni 
altri  oggetti  furono  trasportati  a  Parigi. 
Palazzo  Cesarmi  Sforza.  Nel  rione 
Ponte.  V.  il  voi.  VII,  p.  191  e  192,  e 
per  la  famiglia,  Conti,  Genzano  e  gli  ar- 


3o4  PAL 

ticoli  in  essi  citati.  Della  sua  antica  e  co- 
spicua libreria  parlò  il  Piazza,  Eusevo~ 
logio  trat.  i3,  p.  177. 

Palazzo  Chigi.  Nel  rione  Colonna  e 
piazza  omonima,  del  cui  sito  ed  eiezione 
già  parlai  a  Biblioteca  Chigiana,  Chie- 
sa di  s.  Carlo  a'  CATi\ARi,e  Chigi  fami- 
glia. Questo  grandioso  palazzo  è  posto 
in  isola,  ha  due  facciate  e  ingressi  princi- 
pali, con  la  corte  fornita  di  buoni  e  so- 
lidi portici,  e  copiosa  fonte  di  acqua  Ver- 
gine. Dal  maestoso  vestibolo  a  dritta  s'in- 
contra la  scala  grande  e  comoda,  al  cui 
principio  sono  due  busti  di  marmo,  indi 
un  cane  mastino  bene  scolpito.  Nella  pri- 
ma vasta  anticamera  si  trovano  due  pre- 
gievoli  lavori  di  Bernini,  rappresentanti 
la  morte  e  la  vita  in  marmo  bianco  ,  la 
prima  l'espresse  con  teschio  umano,  l'al- 
tra in  un  fanciullo  dormiente,  e  posano  su 
due  cuscini  di  pietra  di  paragone.  Ivi  sono 
pure  l'affresco  delle  Grazie,  s.  Francesco 
di  Bacicelo,  e  s.  Pietro  di  Pietro  da  Corto- 
na. Nella  sala  seguente  le  importanti  sta- 
tue di  Venere,  Mercurio  e  Apollo,  oltre 
parecchie  pitture  -del  Garofalo  e  di  altri, 
s.  Cecilia  di  Guido  Pieni.  Segue  la  stan- 
za con  l'Angelo  custode  di  Pietro  da  Cor- 
tona, la  Flagellazione  del  Guercino,  i  Pro- 
fanatori del  tempio  d'  Albano,  Cristo  di 
Caiacci,  due  ritratti  di  Tiziano,  la  Mad- 
dalena dello  Spagnolello  e  altri  bei  qua- 
dri.  In  altra  camera  le  mezze  ligure  di 
Marte,  Venere  e  Amore  si  attribuisco- 
no a  Leonardo  da  Vinci  ;  evvi  eziandio  il 
bozzetto  del  famoso  s.  Romualdo  di  Sac- 
chi (che  altri  credono  possedere),  la  Pie- 
tà di  Guido,  s.  Pietro  del  Domenichino, 
ed  altri  dipinti  stimabili.  Nel  secondo  pia- 
no si  custodiscono  in  un  gabinetto  i  di- 
segni originali  di  Giulio  Romano,  Berni- 
ni, Sacchi  ed  altri  preclari  artisti,  oltre 
un  musaico  con  uccelli.  I  pregi  della  ce- 
lebre biblioteca  sono  ancora  riportati  dal 
Piazza,  Eusei'ologio  trat.  1 3,  cap.  8,  del- 
la libreria  Chi  già  na. 

Palazzo  Colligola.  Nel  rione  Trevi, 
presso  la  fontana  di  lai  nome,  già  de'Car- 


P  AL 
Dégna  e  deCavalieri,  architettato  dal  Bor- 
i-omino, che  fecevi  scala  a  chiocciola  sen- 
za gradini,  che  dolcemente  salendo  met- 
te alla  sommità  dell' edilìzio.  V.  Palaz- 
zo Carpegjva. 

Palazzo  Colonna.  Nel  rione  Trevi,  de- 
scritto ne'luoghi  citati  aPALAZZO  aposto- 
lico de'  ss.  Apostoli,  presso  la  cui  chie- 
sa sorge  vasto  e  magnifico,  e  dove  Pio 
VII  si  recò  a  battezzare  le  gemelle  vi- 
venti, le  già  imperatrice  d'Austria  e  du- 
chessa di  Lucca  e  di  Parma,  come  dissi 
nel  voi.  IV,  p.  21 3.  I  pianterreni  che  gi- 
rano attorno  ai  tre  lati  furono  dipinti  a 
fresco  da  Poussin, dal  Tempesta,  dal  Po- 
marancio,  da  Allegrini  e  dal  cav.  d'Ar- 
pino.  Nella  gran  sala  è  un  busto  colossa- 
le in  marmo  e  due  angeli  dipinti  dal  cav. 
d'Arpino  ;le  pitture  sulle  porte  della  pri- 
ma anticamera  sono  di  Sacchi.  Prima  la 
galleria  era  una  delle  più  ricche  di  R.o- 
ma  e  conteneva  i362  quadri,  divisi  fra 
gli  eredi  del  contestabile  d.  Filippo,  co- 
me dissi  nel  voi.  XIV,  p.  296,  parlando 
delle  cose  preziose  di  questo  appartamen- 
to. Ora  nelle  stanze  che  precedono  la  gal- 
leria sono  i  ritratti  di  Lutero  e  Calvino 
di  Tiziano,  l'Angelo  Custode  del  Guerci- 
no, il  ritratto  di  Francesco  Colonna  di 
Stali,  una  mirabile  Madonna  del  Guerci- 
no, il  genio  della  musica  di  Paolo  Vero- 
nese, la  risurrezione  di  Lazzaro  del  Par- 
migianino,ed  altri  quadri.  Entro  il  vesti- 
bolo della  gran  galleria  sonovi  buoni  di- 
pinti, e  delta  galleria  magnificentissima 
è  lunga  palmi  3^8,  larga  5o ,  divisa  da 
4  grandi  colonne  di  giallo  antico  :  V  in- 
cominciò Antonio  del  Grande  e  compì  Gi- 
rolamo Fontana:  nella  volta  dipinsero  pit- 
tori lucchesi  la  battaglia  di  Lepanto,  iu 
cui  Marc'  Antonio  Colonna  comandava 
quale  ammiraglio  di  s.  Chiesa.  Della  ce- 
lebre libreria  Colonnese  o  Sirleta  di- 
scorre il  Piazza,  Eusevologio, tvat  1  3,  cap. 
1  5  :  la  fondò  il  cardinal  Ascanio  Colou- 
na  e  accrebbe  il  cardinal  Sirleto. 

Palazzo  della    Consulta.    Nel    rione 
Monti  e  cosi  detto  per  averlo  edificato 


P  AL 

Clemenle  XII  per  la  Congregazione  di 
Consulta  (fy.)}  sulla  piazza  del  Quirina- 
le e  pertinenza  de'  palazzi  apostolici,  pel 
segretario  e  segreteria  de  Brevi  (ove  dis- 
si che  il  foriere  maggiore  pose  la  prima 
pietra  con  medaglie)  e  pei  quartieri  dei 
Cavalleggieri  e  Corazze  (F.)}  con  scude- 
rie pei  cavalli,  cui  successero,  come  nelle 
abitazioni,  le  Guardie  Nobili  (!*•)>  Il  Pa- 
pa fece  perciò  coniare  la  medaglia  col  pro- 
spetto del  palazzo  e  l' iscrizione  :  Adini- 
nisJLrorum  Comodo  Et  Equilum  Stallo- 
nibus  1737,  anno  in  cui  fu  compito.  L'ar- 
chitetto cav.  Fuga  nella  facciata  principa- 
le fece  tre  portoni,  i  laterali  pei  quartieri 
delle  guardie,  quello  di  mezzo  pel  cortile 
decorato  di  due  colonne  doriche,  con  so- 
pra due  statue  di  marmo  rappresentanti 
la  Podestà  pontificia  e  la  Giustizia,  opere 
di  Filippo  Valle;  mentre  sulle  altre  due 
porte  sono  trofei  militari  scolpiti  in  mar- 
mo. Al  cornicione  sovrasta  la  balaustra- 
ta di  travertini  e  in  mezzo  l'arme  di  Cle- 
mente XII  sostenuta  da  due  Fame,  scul- 
ture di  Paolo  Benaglia.  E'  pregievole  per 
sontuosità,  comoda  scala,  bello  scompar  • 
to  degl'interni:  il  gran  cortile  ha  4  Por* 
te,  ed  é  solido  edifizio.  Nel  muro  esterno 
laterale  del  palazzo  pel  vicolo  omonimo, 
entro  una  specie  di  cappelletta  incavata 
e  custodita  da  cancello  di  ferro,  si  con- 
serva l'immagine  di  Maria  Metter  graiiae 
et  misericordiae  dipinta  a  fresco  sulla  pa  • 
rete,  sedente  e  in  allo  di  sostenere  il  di- 
\in Figlio.  A'9  luglio  1  796  cominciò  mi- 
racolosamente ad  aprire  gli  occhi  con  di- 
versi e  frequenti  movimenti,  al  modo  nar- 
rato da  Marchetti,  De'  prodigii,  p.  i65. 
Al  presente  vi  abitano  anche  il  cardinal 
segretario  de'  memorali,  ed  i  gendarmi 
pontificii. 

Palazzo  de'  Converlendi.  Nel  rione 
Borgo.  V.  Ospizio  de'  convertendi. 

Palazzo  Corsini.  Nel  rione  Trasteve- 
re, già  descritto  a  Bibiioteca  Corsini  e 
Coasrat  famiglia,  in  un  a  quanto  vi  si 
ammira  di  più  raro  tra  i  dipinti  nella  co- 
spicua galleria  ,  cui  si  può  de'  più  scelli 
vol.  t. 


PAL  3o5 

aggiungere  la  sacra  Famiglia  di  Barocci, 
la  levata  del  sole  di  Berghem,  la  Vene- 
re d'  Albano  ,  la  Presentazione  di  Gesù 
al  tempio  di  Paolo  Veronese,  un  coni- 
glio d'Alberto  Duro,  Cristo  portato  alla 
sepoltura  di  Lodovico  Caracci,  la  Madon- 
na di  Sassoferrato,  altra  di  del  Sarto,  s. 
Girolamo  di  Tiziano,  s.  Pietro  e  s.  Gio. 
Battista  di  Guido  Reni,  il  Salvatore  di 
Carlin  Dolce,  la  Maddalena  di  Maratta, 
una  battaglia  e  s.  Sebastiano  di  Piubens, 
per  non  dire  di  altre;  meritando  ricor* 
darsi  una  sedia  curule  trovata  nel  Late- 
rano  ,  un  sarcofago  colle  Nereidi,  e  uà 
quadro  di  musaico  tratto  da  Guido. 

Palazzo  Costaguli.  Nel  rione  s.  Ange- 
lo, sulla  piazza  della  fontana  delle  Tarta- 
rughe, descritta  nel  voi.  XXV,  p.  169, 
eretto  nel  pontificato  di  Paolo  V,  con  ar- 
chitetture di  Carlo  Lombardo  aretino,  nel 
sito  ov  era  la  chiesa  di  s.  Leonardo,  di 
cui  parlai  nel  voi.  XI ,  p.  2o3.  Entro  il 
nobile  appartamento  sono  pitture  pre- 
gievolissime.  La  volta  d'  una  camera  la 
dipinse  a  fresco  l'Albano,  rappresentan- 
dovi  il  rapimento  fatto  di  Deianira  dal 
centauro  Nesso.  In  altra  evvi  nella  volta 
la  pittura  sublime  del  Domenichino,  e- 
sprimente  la  Verità  scoperta  dal  Tem- 
po, con  allusivi  episodii.  Nella  volta  della 
3.a  camera  pure  a  fresco,  Guerciuo  ef- 
figiò Armida  che  vagheggia  Rinaldo  dor- 
miente. In  quella  della  galleria  si  vede 
Venere,  Cupido  e  altre  deità  delca  v.  d' Ar- 
pino.  Segue  la  camera  nella  cui  volta  e- 
spresse  Lanfranco  la  Giustizia  e  la  Pa- 
ce. Nell'ultima  Romanelli  colorì  Arione 
sopra  un  delfino,  con  veduta  marina.  Con- 
tiguo a  questo  palazzo  è  quello  de'  Boc- 
capaduli  (del  quale  scrisse  importanti  no- 
tizie il  Bicci,  perciò  citato  in  più  luoghi 
del  Dizionario)  ora  de'Costaguti,ove  ani- 
miransi  bellissime  pitture  dei  Poussin  che 
a  lungo  vi  dimorarono,  ed  in  alcune  ca- 
mere fecero  belli  fregi  e  storie  romane  ; 
vi  sono  pure  egregi  paesi  eseguili  anco 
sui  mobili.  Qui  erano  i  sette  Sagrameu- 
ti  di  Nicolò  Poussin,  ora  in  Inghilterra, 
20 


3o6  BAL 

le  cui  incisioni  sono  nella  calcografia  ca- 
merale. 

Palazzo  della  Curia  Tnnocenzìana  . 
Nel  rione  Colonna.  F.  Curia  Innocen- 
ziana.  Al  presente  non  vi  è  più  il  Teso- 
riere o  ministro  delle  finanze,  ma  il  tri- 
bunale criminale  e  la  polizia. 

Palazzo  della  Dateria.  Nel  rione  Tre- 
vi. V.  Dateria  apostolica. 

Palazzo  Daria.  F.  Palazzi  Pamphilj. 

Palazzo  Falconieri.  Nel  rione  Rego- 
la, nella  via  Giulia,  accanto  alla  chiesa 
ihU'arriconfraternita  della  morie,  venne 
rimodernato  con  architetture  di  France- 
sco Borromini,  massime  nella  facciata. 
L'interno  è  bene  scompartito,  comode 
sono  le  scale,  vago  il  cortile  e  di  amena 
vista,  gli  appartamenti  signorilmente  ab- 
belliti. Vi  fu  già  una  raccolta  di  quadri 
antichi  stimata,  come  pure  la  celebre  gal- 
leria del  cardinal  Feseh,  che  vi  abitò. 
1  Falconieri  eredi  àe'MìWnì  hanno  vil- 
la a  31  onle  Diario,  e  propria  a  Fra- 
scati (F.). 

Palazzo  Farnese.  Nel  rione  Regola. 
V.  Farnese  famiglia. 

Palazzo  Farnesina.  Nel  rione  Tras- 
tevere. V.  Farnese  famiglia  e  Palazzo 
Regis. 

Palazzo  di  Firenze.  Nel  rione  Campo 
Marzo,  presso  la  chiesa  di  s.  Nicolò  dei 
prefetti  dell'ordine  de'  Predicatori,  dei 
granduchi  di  Toscana  ,  già  delle  fami- 
glie del  Monte  e  Cardelli.  Prima  dell'o- 
dierno signore,  il  palazzo  fu  in  parie  rie- 
dificato nelle  facciate  interne,  cortile  e 
giardino,  dall'architetto  Giacomo  Ba- 
rozzi  da  Vignola,  che  vi  adoperò  deco- 
razioni di  buon  gusto,  formando  nella 
corte  un  portico  quadro  in  colonne  an- 
tiche di  granito  d'elegante  mosti  a.  Il  me- 
desimo incominciò  egregiamente  il  lato 
verso  piazza  Nicosia,  ma  restò  incom- 
pleto. Si  ascende  per  comoda  scala  al- 
l'appartamento nobile,  adorno  di  pitture 
del  Primaticcio  ed  alfreschi  di  Prospe- 
ro Fontana.  Vi  risiede  il  ministro  ed  il 
console  generale  di  Toscana. 


P  A  L 

Palazzo  Gabrielli.  Nel  rione  Ponte, 
già  degli  Orsini  (F.),  sul  Monte  Gior- 
dano (F.),  ove  gioca  vasi  al  pallone,  di- 
vertimento che  ora  avendo  luogo  presso 
il  Palazzo  Barberini,  a  quell'  articolo 
notai  (piando  in  questo  Gabrielli  si  rin- 
novò. Alle  notizie  riunite  ne'  luoghi  ci- 
tati, aggiungerò  che  nel  decorso  secolo 
i  presenti  padroni  lo  ridussero  allo  stalo 
odierno,  con  architetture  di  Carlo  Rusl; 
più  moderne  sono  le  belle  scale.  Gli  ap- 
partamenti sono  bene  scompartiti,  con 
alcuni  antichi  marmi  e  busti,  primeg- 
giando il  Sileno  e  Diana  Efesina  ;  vi  so- 
no anche  bei  quadri  e  strumenti  di  fi- 
sica. Le  belle  pitture  a  tempera,  rappre- 
sentanti fatti  mitologici  e  della  s.  Scrit- 
tura, sono  di  Liborio  Coccelti.  Della  fa- 
miglia Gabrielli  parlai  a  Gucdio  e  alle 
biografie   de' cardinali. 

Palazzo  Gaetani  o  Caelani  o  Caser- 
ta. Nel  rione  Monti:  ne  parlai  in  un  ad 
altri  palazzi,  a  Caetani  famiglia  ed  a 
Palazzo  Mattei.  Vedasi  l'opuscolo  :  Re- 
censio  plantarum  villa  alane  orlo  bota- 
nico Francisci  Gaetani,  Romae  i8o3. 

Palazzo  dell'  ordine  Gerosolimitano 
o  di  Malta.  Nel  rione  Trevi,  incontro  a 
quello  di  Doria  Pamphilj  al  Corso.  Que- 
sto palazzo  venne  edificato  dal  duca  di 
Nevers  con  architettura  del  Rinaldi,  il 
quale  nella  facciata  sfoggiò  uno  stile  mez- 
zo italiano  e  mezzo  francese,  con  trop- 
pi ornati.  Luigi  XV  l'acquistò  per  l' Ac- 
cademia di  Francia  {F.),  ma  avendo  il 
granduca  di  Toscana  al  cominciar  di  que- 
sto secolo  ceduto  ad  essa  la  Fi  Ila  Medici 
.(F.),  ebbe  in  cambio  questo  palazzo  che 
vendè  all'ex  re  d'Olanda  Luigi  Bona- 
parte  conte  di  s.  Leu.  Da  questi  lo  com- 
prò Maria  Teresa  regina  vedova  di  Sar- 
degna, che  morendo  lasciollo  alla  figlia 
Maria  Cristina  regina  di  Napoli,  dalla  cui 
corte  l'acquistò  la  contessa  di  Rosemberg, 
di  cui  feci  cenno  nel  voi.  XIV,  p.  297  ; 
e  dagli  eredi  di  essa  per  scudi  80,000 
Io  comprò  il  luogotenente  Candida  per 
l'ordine  Gerosolimitano.  Il  portone  è  bel- 


1»  AL 

Io*  e  le  colonne  clie  l'adornano  sosten- 
gono la  loggia  del  piano  sovrastante  al 
piano  terreno  e  ai  mezzadi.  Ampio  è  il 
vestibolo,  con  sua  corte  in  fondo  ;  co- 
moda la  scala  e  bene  distribuiti  gli  ap- 
partamenti ;  tutta  la  fabbrica  ha  molla 
solidità,  parte  essenziale  degli  edilìzi. 

Palazzo  Giustiniani.  Nel  rione  s.  Eu- 
sta cb  io,  presso  la  Chiesa  di  s.  Luigi  dei 
francesi,  edificato  dal  marchese  Vincen- 
zo Giustiniani,  celebre  per  ricchezza  e 
logia  munificenza,  con  architetture  di 
Giovanni  Fontana,  facendovi  poi  il  Bor- 
rominola  porla  principale  e  l'ornato  del- 
le finestre.  Ampia  e  comoda  è  la  scala  ; 
nobile,  spazioso  e  ben  decorato  l'appar- 
tamento. Prima  superava  gli  altri  pa- 
lazzi romani  per  numero  di  bassorilie- 
vi e  statue  antiche  ;  avea  pure  insigni 
pitlure,  ma  tutto  andò  disperso,  tranne 
le  sculture  di  minor  pregio  e  qualche 
quadro.  Nel  1 84^  vi  alloggiò  Nicolò  I 
imperatore  delle  Russie,  come  abitazio- 
ne del  suo  ministro  cav.  de  Bouteneff. 

Palazzo  del  Governo  o  Madama.  Nel 
rione  s.  Eustachio.  V.  Governatore  di 
Romi.  AI  presente  vi  è  il  ministero  delle 
finanze,  V  amministrazione  del  debito 
pubblico,  la  depositeria  camerale  e  al- 
tri uffizi,  per  cui  vi  sono  state  eseguite 
grandi  riduzioni  eaumenti.  Dalla  loggia 
si  pubblica  l'estrazione  dei  lotti.  V .  Te- 
soriere. 

Palazzo  Grazioli  o  Gotlofredi.  Nel 
rione  Pigna,  incontro  l'angolo  del  palaz- 
zo di  Venezia  verso  il  Gesù,  edificato 
dai  Gotlofredi  o  Gotlifredi  coi  disegni 
di  Giacomo  della  Porta,  e  rimodernato 
da  Camillo  Arcucci.  Appartenne  anche 

all'ex  regina  d'Etruria  duchessa  di  Luc- 

o 

ca  che  vi  morì,  come  regislrai  nel  voi. 
XXXVI II,  p.  57,  ed  ora  al  barone  Gra- 
zioli, del  quale  parlai  nel  voi.  XXXVII, 
p.  2  19  e  seg.,  dicendo  di  Laurento  ora 
Castel  Porziano  sua  signoria.  Nella  no- 
bile e  decorosa  cappella  nel  gennaio 
1847,  come  si  legge  nel  n.°  9  del  Dia- 
rio  di  Roma,  dal  cardinal  Malici  fu  bat- 


P  A  L  3o7 

tezzata  la  giovane  Fatimè  circassa,  fa- 
cendole da  padrino  il  commendatore  Pio 
Grazioli,  e  la  contessa  de DivonneViel- 
là  da  madrina. 

Palazzo  Imperiali  o  T'alenlini.  Nel 
rione  Trevi,  sulla   piazza  della  Chiesa 
de'  ss.  apostoli,  maestoso  edifizio  che  si 
eleva  sulle  rovine  del  tempio  dedicato 
da   Adriano  a  Traiano  e  congiunto  al 
suo  foro,  di  mirabile  solidità,  buone  sca- 
le, vasti  e  ben  compartiti  appartamenti, 
con  porta  quadrata  ornata  di  due  colon- 
ne doriche  con  piedistalli  e  cornici  sor- 
reggenti leggiadra  ringhiera.  L'architet- 
tura  sì  esterna  che  interna  è  semplice  e 
grandiosa.  Nobile  il  portico  interno,  de- 
coralo di  sculture  e  di  statue  con  vasto 
cortile,  distinguendosi  quelle  di  Diome- 
de, Caracalla,  Adriano  e  Pertinace.   La 
magnifica  scala  ha  sculture  e  marmi,  e 
le  statue  di  Costantino  ,  del  Giuocatore 
e  dell'Autunno,  opere  lodale.   Si  vuole 
che  in  origine  fosse  edificato  dal  cardi- 
nal Bonelli  nipote  di  s.  Pio  V,  con  di- 
segno di   fri  Domenico  Paganelli  dome- 
nicano di  Faenza,  venuto  in  R.oma  nel 
1 585;  certo  è  che  fi".   Domenico  fab- 
bricò colla  spesa  di  60,000  scudi  e  sod- 
disfazione del  cardinale  un  palazzo  in  Ro- 
ma, e  lo  attesta  il  p.  Marchese  nelle  im- 
portanti Memorie  degli  architetti  ec.  do- 
menicani, voi.  1,  p.  344-  Passò  quindi 
in  proprietà  della  famiglia  Imperiali,  da 
cui  fu  magnificamente  rinnovato  co'di- 
segni  di  Francesco  Peparelli ,  ed  il  car- 
dinal Giuseppe  Pienato  Imperiali  vi  fon- 
dò quella  tanto  rinomata  biblioteca  che 
celebrai  alla  sua  biografia,  il  cui  Cata- 
logo fu  ristampato  in  Pioma  nel    1793. 
L'acquistarono  poscia  i  principi  Franca- 
villa,  i  quali  vi  fecero  delle  ampliazioni 
e  di  stupendi  marmi  lo  arricchirono;  ma 
il  maggior  suo  splendore  lo  deve  al  nuo- 
vo proprietario  cav.  Vincenzo  Valenti- 
ni,  il  quale  dal  cav.  Filippo  Navone  ar- 
chitetto fecevi  edificare  un'appendice  dal- 
la parte  del  foro  Traiano  o  Colonna  Tra- 
iana,  cavando  profitto  da  alcune  casi- 


?o8  TAL 

pole  e  congiungeudo  l'edilìzio  all'inter- 
na corte  del  palazzo,  Iodata  per  sempli- 
cità ed  eleganza.  Pel  cavaliere  il  palazzo 
divenne  piìi  ragguardevole,  pei  suoi  e- 
leganti  appartamenti  e  spaziose  sale,  e 
per  molti  abbellimenti.  Nella  galleria,  tra 
i  stupendi  marmi  primeggiala  Venere; 
e  nella  pregievole  raccolta  di  quadri,  ve 
ne  sono  di  Bolticelli,  di  Pinturicchio,  del 
Ghirlandaio,  del  Pollaiolo,  oltre  tre  qua- 
dri  del  b.  Angelico  da  Fiesole,  espri- 
menti le  glorie  della  celeste  Gerusalem- 
me; altri  dipinti  sono  i  paesi  di  Lo- 
cateli!, le  fatiche  d'Ercole  e  le  storie  de- 
gli  dei. 

Palazzo  Lancellotti.  Nel  rione  Pa- 
rione,  presso  la  Chiesa  di  s.  Simeone 
profeta.  Nel  pontificato  di  Sisto  V  s'in- 
cominciò a  fabbricare  con  architetture 
di  Francesco  da  Volterra  ;  indi  prosegui- 
to co'  disegni  di  Carlo  Maderno,  edifi- 
candosi il  portone  e  loggia  colla  dire- 
zione del  Domenichino.  Il  portico  del 
cortile  è  ornato  con  buone  colonne  di 
granito,  come  la  loggia  superiore.  Pri- 
ma nel  portico  era  una  famosa  raccolta 
di  sculture  antiche,  che  nella  più  parte 
"vennero  acquistate  pel  museo  Vaticano. 
Fra  le  superstiti  bellissima  è  la  Diana 
Efesina,  oltre  altra  statua  della  Pudici- 
zia e  il  bassorilievo  di  Medea.  Fra  i  qua- 
dri, mirabile  è  il  Sileno  ubbriaco  d'An- 
nibale Caiacci;  gli  affreschi  delle  stanze 
terrene  sono  andati  a  male.  Nelle  tre 
biografìe  de' cardinali  Lancellotti  sono 
notizie  di  questo  palazzo.  A  Piazza  Na- 
■vona  faccio  memoria  di  altro  palazzo 
Lancellotti. 

Palazzo  Laute.  Nel  rione  s.  Eusta- 
chio, con  due  ingressi,  in  origine  edifi- 
cato dai  Medici  di  Firenze  con  architet- 
ture di  Sansovino.  Venuto  poi  in  pro- 
prietà de'duchi  Lante,  il  cardinal  Mar 
cello  Lante  lo  fece  restaurare  e  rimoder- 
nare da  Carlo  Morena.  La  facciata  di 
contro  a  levante  può  dirsi  la  sola  com- 
pinta, il  cui  bel  portone  dà  accesso  al 
portico  gentilissimo  iu  colonne  di  già- 


PAL 

nito.  Nel  suo  braccio  meridionale,  è  nel- 
l' arcata  di  mezzo  vaga  fonte  con  pre- 
giala statua  antica  d'Ino  che  allatta  Bac- 
co. La  scala  è  comoda,  gli  appartamenti 
vasli_,  una  stanza  de' quali  ha  nella  vol- 
ta affreschi  del  Romanelli,  e  fra  le  sta- 
ine antiche  che  adornano  le  altre,  si  di- 
stinguono Bacco,  due  Muse,  Apollo  e 
Diana. 

Palazzo  Maccarani.  Nel  rione  Trevi 
ve  n'è  uno,  l'altro  in  quello  di  s.  Eusta- 
chio, congiunto  al  Lante,  edificato  dai 
Cenci  solidamente,  con  disegno  di  Giu- 
lio Romano,  ma  non  interamente  com- 
pito. 

Palazzo  Mariscotlì.  Nel  rione  Pigna, 
presso  l'arco  della  Ciambella,  avente  la 
facciata  di  ponente  non  terminata.  I 
MafFei  lo  fecero  edificare  da  Giacomo  del- 
la Porla,  poi  gli  Aeriamoli,  indi  i  conti 
Mariscotli.  Il  bel  portone  mette  in  spa- 
zioso cortile;  la  scala  è  comoda,  gli  ap- 
partamenti grandiosi  e  bene  spallili. Del- 
la nobile  famiglia  feci  parola  nel  voi. 
XLI,  p.  iqo,  ed  altrove. 

Palazzo  Massimi.  Nel  rione  Parione 
nella  strada  omoniuia,  lungo  la  via  pa- 
pale, e  presso  la  chiesa  di  s.  Pantaleo  de- 
gli scolopi.  Questo  elegantissimo  edilìzio, 
eretto  con  ottime  architetture  da  Bal- 
dassarre Peruzzi  da  Siena,  dagl'  inten- 
denti è  riguardato  come  un  capo  d'  o- 
pera  d'arte  e  dell'abilità  dell'artefice,  per 
averlo  saputo  ricavare  con  lanto  effetto 
e  illusione  di  magnificenza  che  lo  fa  cre- 
dere molto  più  ampio  e  adorno  di  quel- 
lo eh'  è;  tuttavia  niuna  cosa  gli  manca 
anche  nelle  minime  parti ,  semplicità  di 
stile,  ricchezza  d'ornamenti  e  comoda  di- 
stribuzione de'  locali  in  un  silo  obbliga- 
to, ed  in  una  strada  cosi  angusta,  che  bi- 
sogna quasi  guardarlo  di  sotto  in  su,  es- 
sendo stalo  l'architetto  forzato  d' innal- 
zare in  parte  la  nuova  fabbrica  sul  pia- 
llo dell'aulica;  laonde  la  facciata  esterna, 
dovendo  seguire  landamento  della  stra- 
da, è  curva  e  tutta  a  bugne  piane.  Que- 
sta già  esisteva  colla  denominazione  di  via 


PAL 

de' Massimi  nel  secolo  XII,  come  rilevasi 
dall' articolo  Presbiterio,  poiché  questa 
antichissima  famiglia  Massimo  vuoisi  deri- 
vare dai  celebre  Fabio  Massimo,  secondo 
il  Pan  vi  nio  nel  ms.  De  Genie  Maxima, 
nel  codice  6168  della  biblioteca  Vatica- 
na, pubblicato  nel  i843  dal  dotlo  car- 
dinal Mai,  nel  t.  9  del  suo  Spicilegium 
Roma num,  e  come  dimostra  il  eh.  conte 
Litta  nella  bella  Storia  delle  famiglie  ce- 
lebri d' Italia.  L'  abitazione  de'  Massimi 
ne' tempi  dell'antica  Roma  stava  nella  le- 
gione Esquilina  nel  vico  Patrizio,  ove 
ora  possiede  la  Villa  Massimo  (V.).  Col- 
1' andar  del  tempo  si  trasferì  nel  rione 
Parione,  in  cui  da  tempo  immemorabile 
hanno  la  sepoltura  gentilizia  nella  Chie- 
sa di  s,  Lorenzo  in  Damaso  (nel  quale 
articolo  parlai  dei  deposili  di  due  illustri 
principesse  ivi  sepolte,  ed  il  padre  di  d. 
Ci  istilla  ebbe  a  sorella  la  madre  di  Lui- 
gi XV  I  ,  Luigi  XVIII ,  e  Carlo  X  re  di 
Francia),  il  qual  rione  come  da  famiglia 
principale  prese  il  suo  stemma  d'  un  leo- 
ne rosso  in  campo  d'argento,  poi  cam- 
bialo in  un  grifo.  Avea  l'antica  abitazione 
un  portico  come  l'odierna,  già  indizio  di 
nobiltà  ,  onde  erano  i  Massimi  denomi- 
nati del  Portico.  Nel  memorabile  sacco  di 
Roma  del  i527,  incendiata  la  casa  dagli 
invasori  stessi  cui  avea  servito  di  alloggio, 
mentre  apparteneva  a  Domenico  Massi- 
mo, nato  da  Pietro  benemerito  dell'arie 
tipografica  introdotta  in  Roma,  ed  uno  dei 
più.  ricchi  e  potenti  cittadini.  Il  suo  figlio 
primogenito  Pietro  divenutone  nel  i532 
proprietario  e  dai  fondamenti  volendola 
riedificare  e  conservare  l'antica  denomi- 
nazione, per  distinguersi  da  altra  fami- 
glia dello  stesso  cognome,  ordinò  al  Pe- 
juzzi  che  vi  architettasse  un  portico,  co- 
me eseguì  con  travertini  ,  decorandolo 
con  colonne  doriche  isolate  e  architrave, 
con  bel  soffitto  di  cassettoni  e  altri  orna- 
ti di  stucco,  nel  mezzo  del  quale  primeg- 
gia in  rilievo  1'  arme  de'  Massimi  soste- 
nuta da  Ercole  fanciullo,  con  allusione  al 
primo  de'Fabi.  Sotto  al  portico  è  anche 


PAL  309 

rimarchevole  la  porto  d'ingresso,  un  poco 
più  larga  da  piedi,  che  da  capo.  Bellissimi 
sono  pure  gli  stucchi  che  ornano  le  vol- 
te dell'  audito  contiguo  e  dei  portici  la- 
terali al  cortile.  Nel  i.°  piano  nobile,  la 
sala  d'ingresso  è  decorata  di  affreschi  del 
celebre  Giulio  Romano,  rappresentanti 
le  forze  d'Ercole,  che  ne  formano  il  fre- 
gio sotto  al  magnifico  soffitto  di  legno  a 
cassettoni  intagliati.  Le  porle  delle  se- 
guenti stanze  sono  tutte  dirette  obliqua- 
mente verso  l'angolo  della  sala  del  Di- 
scobolo per  fare  scorgere  da  lontano  que- 
sta celebre  statua  antica  di  graudezza 
naturale,  copia  in  marmo  di  quel  bel- 
lissimo da  Miroue  condotto  in  bron- 
zo, rinvenuta  il  14  marzo  1781  nella 
villa  Palombara  svili*  Esqiiilino  ai  tro- 
fei di  Mario  nella  via  Labicana  ,  pro- 
prietà della  famiglia, derivata  da  Barba- 
ra ultima  de' Savelli,  il  cui  primogenito 
Carlo  abbellì  di  superbe  pitture  a  fresco 
l'altra  villa  Massimo  verso  il  Laterano, 
ed  istituì  una  Scuola  in  Trastevere.  Ab- 
biamo dal  Cancellieri  ,  che  nelle  sue  o- 
pere  dà  erudite  notizie  sui  Massimi:  Dis- 
sertazioni epistolari  di  G.  B.  Visconti , 
TVaquier  de  la  Barthe  sopra  la  statua 
del  Discobolo  scoperta  nella  villa  Pa- 
lombara, con  le  illustrazioni  pubblicate 
da  Fea  e  Guattanij  e  coli  aggiunta  delle 
illustrazioni  di  altri  due  Discoboli  disot- 
terrati nella  via  Appia  e  nella  villa  A- 
driana,  prodotte  da  E.  Q.  Visconti,  rac~ 
colte  e  arricchite  con  note  e  con  le  bizzarre 
iscrizioni  della  villa  Palombara,  Roma 
1806.  Nella  sala  del  Discobolo,  superbo 
è  il  soffitto  intagliato  e  dorato,  essendo  nel 
fregio  pitture  a  fresco  di  Giulio  Roma- 
no, esprimenti  la  storia  della  fondazione 
di  Roma.  Nelle  pareti  sono  quadri  di  au- 
tori classici,  come  in  altre  dell'apparta- 
mento, ove  pure  sono  dipinti  a  fresco  se- 
gati dal  muro  nelle  terme  di  Tito  dal  car- 
dinal Camillo  Massimo, ed  eccellenti  bu- 
sti d'imperatori  romani,  con  altri  rimar- 
chevoli oggetti  d'arte  anche  moderni.  Nel- 
la seguente  camera,  nel  pavimento  vi  è 


3id  TAL 

un  superbo  musaico  aulico,  trovalo  nel- 
la tenuta  di  Tor  Sapienza  spettante  al 
principe  Massimo  (titolo  conferito  da  Leo- 
ne XII, essendo  prima  marchese  di  Bal- 
dacchino, F.)  fuori  di  Porta  Maggiore. 
Nel  vaghissimo  fregio  di  vicina  stanza  , 
Pieno  del  Vaga  rappresentò  le  gota  di 
Fnea  e  di  Didone.  Nel  3.°  piano  vi  è  la 
ihiesa  domestica  con  tre  altari,  ornati  di 
colonne  di  marmo  e  di  preziose  suppel- 
lettili, ed  arricchita  di  grandissimo  nume- 
ro di  reliquie  e  privilegi,  fra' quali  Gre- 
gorio XVI  (che  fece  Maggiordomo ,  V .,  e 
creò  cardinale  il  defun tojgFrancesco  Sa- 
verio Massimo,  beneficò  in  più  modi  l'il- 
lustre famiglia  e  onorò  di  sua  presenza 
il  palazzo  d'Arsoli,  diocesi  di  Tivoli,  V .) 
la  dichiarò  chiesa  pubblica,  come  si  legge 
nella  iscrizione  marmorea,  ed   il  regnati- 
le Pio  IX  concesse  di  celebrarvi  la  mes- 
sa propria  nel  giorno  dell'  anniversario 
del  miracolo  ivi  operato  da  s.  Filippo  Ne- 
ri a'  16  marzo  1.583  ,  quando  risuscitò 
da  morte  a  vita  Paolo  de' Massimi  figlio 
di  Fabrizio  signore  d'Arsoli,  per  cui  la 
stanza  fu  ridotta  in  chiesa,  ed  in  tal  gior- 
no vi  accorre  molto  popolo  divoto.  Que- 
sta è  stala  visitala  da  diversi   Pontefici, 
compresi    i    due  lodatij    in  occasione  in 
cui  si  solennizza  dello  anniversario,  come 
si  legge  ne'  Diari  di  Roma  e  nel  n.°  7 
dell'  Album  18.47,  ov' e  l,n  bell'articolo 
sulla  celebrità  della  famiglia  Massimo,  ve- 
dulee  descrizione  del  palazzocdellachie- 
sa  :  del  solenne  battesimo  ivi  amministra- 
to al  primogenito  dell'odierno  prìncipe, 
feci  parola  a  Padrino, mentre  a  Massimo 
cardinale  dissi,  come  altrove,  di  alcuni 
personaggi  di  sì  cospicua  stirpe.  La  faccia- 
la posteriore  di  questo  palazzo  risponden- 
te alla  piazza  della  porteria  di  s.  Panta- 
leo, ossia  della  posta  vecchia,  eh  è  la  parte 
antica  dell'antica  abitazione  de'Massimi, 
è  di  assai  buono  stile,  in  cui  Daniele  Ric- 
ciarelli da  Volterra  dipinse  a  sgraffio  o 
chiaroscuro   alcuni   fatti  di   storia   sacra 
e  profana  con  figure  maggiori  del  ver.», 
poco  deteriorale  dal  lempo  :  queste  bel- 


PAL 

lissime  pitture  inedite  altri  dicono  di  Poli- 
doroda  Caravaggio,  edaesse  questo  palaz- 
zo viene  detto  istoriato.  Le  pitture  le  fece 
eseguire  Domenico,  in  occasione  del  ma- 
trimonio d'  Angelo  secondogenito,  con 
Antonina  Planca  degl'  Incoronali.  A  la- 
to del  palazzo  grande,  sulla  medesima 
via  de'  Massimi  e  papale,  trovasi  unito 
i!  palazzino  architettato  dal  Buonarroti. 
Questo  lo  edificò  dopo  il  sacco  di  Roma 
Angelo  Massimo  secondogenito  di  Do- 
menico, detto  poi  di  Pirro  dalla  famosa 
statua  colossale  da  lui  acquistata  pei-2,ooo 
ducati  d'oro,  perchè  era  creduta  rappre- 
sentare quel  re,  ma  veramente  è  Marte 
Ciprio,  ora  nel  museo  Capitolino.  Lo  fe- 
ce ornare  con  superbe  pitture  da  Giulio 
Promano  e  da  Daniele  da  Volterra  ,  alle 
(piali  il  figlio  Massimo  arcivescovo  d'A- 
malfi ve  ne  aggiunse  altre  per  mano  di 
Pierin  del  Vaga.  Questo  Angelo  fu  lo  sti- 
pite de'due.  rami  esistenti  de'Massimi  del- 
le Colonne,  e  de'Massimi  d'Aracoeli  dal 
palazzo  (  the  accenno  nel  seguente  arti- 
colo ■)  che  vi  possiedono,  cioè  pei  due  fi- 
gli, Fabrizio  padre  del  resuscitato,  e  Ti- 
berio; il  i.°fu  stipite  dei  primi, il  2. "dei 
Pugnano,  Il  palazzo  delle  Colonne  nel 
t65q,  estinta  la  linea  di  Pietro  suo  edi- 
ficatore, passóni  quella  de'siguori  d'Ar- 
soli che  tuttora  lo  possedono,  per  acqui- 
sto fattone  da  Fabrizio  II,  nella  cui  mo- 
glie Francesca  Madaleni  Capodiferro  si 
eslinse  la  discendenza  di  s.  Francesca  ro- 
mana fondatrice  delle  Oblato  di  Tor  dei 
Specchi  [J  .).II  terzogenito  poi  di  Dome- 
nico fu  Luca, che  alla  sua  morte  nel  i532 
(egli  potè  scamparla  nel  sacco  di  Uoma, 
ma  Giuliano  suo  4. °  fratello  vi  perì)  nel- 
la divisione  ebbe  1'  altro  palazzo  incon- 
tro a  quello  delle  Colonue, che  fa  canto- 
ne sulla  via  del  Paradiso  verso  quella  del- 
la Valle,  che  riempì  di  statue,  busti  e  al- 
tre antiche  rarità  ;  di  sua  discendenza  e 
stinta  parlai  nel  voi.  XIV.,  p.  5>  e  seg. 
ludi  iu  poi  il  ramo  primogenito  non  più 
del  Portico,  ma  fu  detto  de'Massimi  del- 
le Colonne ,  dalle  molle  colonne  che  ne 


PAL 
adornano  Liuto  il  prospetto  e  portico  e- 
I ittico  del  descritto  palazzo,  quanto  l'in- 
terno, fra  le  quali  sono  rimarchevoli  per 
Ja  rarità  della  loro  forma  le  due  ovali 
di  granito,  che  sostengono  i  portici  nel 
secondo  cortile,  e  per  la  qualità  del  loro 
marmo  bigio  le  due  ioniche  della  loggia 
al  i.°  piano,  decorato  inoltre  da  un  bel 
leone  antico  di  marmo  ivi  collocato  co- 
me allusivo  all'arme  della  famiglia  ,  da 
bellissimi  affi  escili  laterali  alla  porta  del- 
la menzionala  sala  grande  e  da  altre  pre- 
gievoli  sculture.  Dissi  che  Pietro  pa- 
dre di  Domenico,  stipite  delle  memorate 
tre  linee,  fu  benemerito  dell'arte  tipo- 
grafica, inventata  sotto  Eugenio  IV  e 
perfezionata  sotto  Nicolò  V  nel  i4^2? 
cioè  egli  col  fratello  Francesco  nel  pon- 
tificato di  Paolo  11  l'anno  i4^7  'u  Pl'°" 
pria  casa  diedero  il  primo  asilo  e  culla 
alla  preziosa  arte,  introdotta  in  Roma 
dai  due  stampatori  tedeschi  Corrado 
Sweyuheim  ed  Arnoldo  Pannartz,  ai  qua- 
li furono  da  essi  a  tale  effetto  assegna- 
le alcune  stanze  al  i.°  piano  dell'antico 
loro  palazzo  oggi  dello  istorialo ,  donde 
uscirono  alla  luce  nel  citalo  anno  le  pri- 
me edizioni  romane  in  Aedibus  de  Ma- 
ximis,  celebri  eziandio  per  la  loro  rari- 
tà, come  l'epistole  fumiliaii  di  Cicerone 
e  il  trattato  di  s.  Agostino,  De  Civilale 
Dei,  i  primi  libri  che  abbiano  veduto  la 
pubblica  luce  in  Roma  e  in  Italia,  dopo 
le  opere  di  Lattanzio  stampate  il  i4§5 
nel  monastero  di  Subiaco,  di  che  tratta  e- 
ruditamente  Quirini,  Vindicìae  Pauli  II, 
cap.  i,  e  ueli'append.  In  calce  delle  qua- 
li opere,  la  riconoscenza  de'tipografi  vol- 
le impiimere  i  nomi  de'  nobili  loro  be- 
nefattori, anche  colla  data  in  Domo  Pe- 
tti de  Maximis,  che  in  tal  guisa  videro 
la  loro  famiglia  per  la  prima  fra  le  ro- 
mane perpetuata  colle  stampe. 

Palazzo  Massimi.  Nel  rione  Campi- 
teli! sulla  piazza  d'Aracueli,  presso  le 
Oliate  di  Tor  de  Specchi,  già  de' paren- 
ti Boccabella  (in  cui  si  portò  Leone  XII 
al  modo  detto  nel  voi.  XXX  VI  li,  p.  63), 


PAL  3  n 

degli  attuali  duchi  di  Pugnano  (titolo  con- 
ferito da  Pio  Vili,  essendo  prima  mar- 
chesi), de'quali  feci  parola  a  Cesi  (oltre- 
ché nel  voi.  VI,  p.  8),  come  eredi  di  tal 
celebre  famiglia ,  derivando  la  loro  da 
quella  che  ho  descritto  a  Palazzo  Mas- 
simi nel  rione  Parione. Nell'appartamen- 
to superiore  sono  molti  buoni  dipinti  e 
in  ispecie  eccellenti  paesi  del  Poussin  e 
del  Rainart.  L'attuale  duca  d .  Mario 
Massimo,  cultore  esimio  delle  scienze  a- 
stronomiche,  in  questo  palazzo  ha  eret- 
to una  torre  con  specola ,  fornendola  di 
parecchi  stromeuti  e  macchine  astrono- 
miche. *    * 

Palazzo  Matlei.  Nel  rione  s.  Angelo, 
incontro  al  Conservatorio  di  s.  Cateti- 
na  de'  Funari  (F.) ,  che  meglio  si  può 
chiamare  un  aggregato  di  palazzi  ,  fab- 
bricati dai  signori  Matteì,  de'quali  e  di 
questo  edilìzio  parlai  a  quell'  articolo  ; 
anticamente  essi  abitavano  al  di  là  del 
Ponte  quattro  Capi  in  Trastevere.  Il  più 
magnifico  di  tutti  questi  palazzi  è  quel- 
lo rimpetto  al  conservatorio,  e  ne  fu  ar- 
chitetto Carlo  Maderno  d'  ordine  d'  A- 
sdrubale  Maltei  ;  riuscì  senza  cortile  cor- 
rispondente, ma  uno  de'  più  belli  edilizi 
di  Roma,  con  superbo  cornicione,  mae- 
stoso e  ben  distribuito.  Prima  eravi  una 
delle  più  copiose  collezioni  di  marmi  an- 
tichi, massime  raccolti  da  Ciriaco  Mat- 
tei  ,  ed  una  delle  più  numerose  e  scelte 
gallerie  della  città.  Ridolfiuo  Venuti  ci 
diede  iu  tre  grossi  volumi:  Velerà  mo- 
numenta j(]uae in  Hortis  Caelimonlanis, 
et  in  Aedibus  Malthaej  ornili  adservan- 
tur,  mine  primum  in  unum  collecta  ,  et 
adnotationibus  Clementis Orlandi,  elJoh. 
C/iristophori  Amadutii  illustrala,  quae 
compre/tendimi  statuas,prolomas3  her- 
mas,  clypeos,  anaglypha,  sarcopliagos, 
et  inscriptiones,  Romae  '779-  Ora  però 
di  tanti  pregievoli  oggetti  non  restano 
che  poche  cose,  collocale  nelle  due  cor- 
ti, e  uon  vi  rimangono  che  gli  affreschi 
nelle  volte,  che  sono  :  Afose  che  ringra- 
zia Dio  pel  passaggio  del  mar  Rosso,  di 


3n  PAL 

Gaspare  Celio; nella  r.*  anlicamera  a  si- 
nistra, tra  belli  stucchi  dorati  ,  la  storia 
di  Giuseppe  Ebreo  di  Cristoforo  Ron- 
calli, tranne  Giuseppe  venduto  eh' è  di 
Giacomo  Triga;  nella  2. "anticamera  Giu- 
seppe che  si  scuopre  a'fratelli  è  di  Grap- 
pelli  ;  nella  4-a  Giuseppe  fuggente  dalla 
moglie  di  Putifar  è  di  Lanfranco;  nella 
galleria  gli  ornati  sono  di  Pietro  Gobbo 
da  Cortona  ;  in  una  piccola  stanza  con- 
tigua si  vedono  pitture  di  Roncalli  ;  in 
altra  simile  Giuseppe  che  spiega  il  so- 
gno a  Faraone,  del  Domenichino;  tra  gli 
affreschi  delle  volte  delle  altre  stanze  vi 
è  Isacco  che  benedice  -Giacobbe  del  Dq- 
menichino;  la  visione  di  Giacobbe  dell'Al- 
bano; Giacobbe  e  Rachele  del  Domeni- 
chino,  tra  bellissimi  ornati  di  chiaroscu- 
ro lumeggiati  d'oro.  11  palazzo  congiunto 
e  rispondente  a  piazza  Tartarughe  fu 
architettato  da  Nanni  Bigio  per  volere 
di  Jacopo  Maltei,  e  nella  facciata  erauvi 
belle  e  buone  pitture  a  chiaroscuro,  e- 
sprimenti  i  fatti  di  Furio  Camillo,  esegui- 
te da  Taddeo  Zuccari,  che  neh'  interno 
dipinse  due  camere.  L'altro  palazzo  sul- 
la piazza  Paganica  (cos'i  detta  dai  Mat- 
tei  duchi  di  Paganica  ) ,  fu  eseguito  con 
buoni  disegni  di  Vignola;  quella  porzione 
phe  guarda  la  piazza  dell'Olmo  (così  chia- 
mata dall'albero  omonimo  lutto  tagliare 
dai  propinqui  abitanti  nel  1 682;sulla  chia- 
vica in  cui  sono  acque  che  servirono  per  le 
naumachie  del  circo  Flaminio  e  nel  1  797 
ridotte  per  due  macine  a  grano,  dà  no- 
tizie Cancellieri,  Mercato,  p.  9  1)  fu  fat- 
ta con  architettura  del  Brecciuoli.  Il  pa- 
lazzo poi  che  ha  l'ingresso  sulla  piazza  di 
s.  Lucia  de'  Ginnasi  (V '.),  venne  fitto  e- 
difìcare  nel  i564  da  Lodovico  Mattei, 
con  disegno  di  Bartolomeo  Ammannato, 
e  non  pare  di  Claudio  Lippi  da  Cara- 
vaggio come  si  vuole.  Anch'  esso  è  pre- 
gievolissimo  per  solidità,  semplicità  e  so- 
brietà d'ornali; comoda  la  scala,  appar- 
tamenti ben  distribuiti  e  buon  cornicio- 
ne. Successivamente  passò  in  potere  dei 
Negroni,  de'Durazzo  e  de'  Gaetani(V): 


PAL 

in  alcune  camere  sono  affreschi  di  Fran- 
cesco Castelli.  Sulla  erezione  de'  diversi 
palazzi  Mattei  però  si  legge  nell'  Ami- 
denio,  che  i  Mattei  divenuti  ricchissimi, 
comprarono  tutta  l' isola.  Ciriaco  e  A- 
sdrubale  fabbricarono  in  competenza  due 
sontuosissimi  palazzi,  superando  la  pri- 
ma fabbrica  di  Fabio  Mattei.  Muzio  che 
avea  parte  nell'isola,  non  avendo  sito  d'al- 
largarsi,per  compiacere  a  Sisto  V  che  a- 
prì  la  strada  di  s.  Maria  Maggiore  ,  con 
disegno  del  Fontana  fabbricò  nel  qua- 
drivio delle  quattro  fontane  un  palazzo 
magnifico,  acquistato  poi  dal  cardinal 
Massimi,  indi  dal  cardinal  Nerli,  ed  in  fi- 
ne dagli  Albani. 

Palazzo  Muti  Bussi.  Nel  rione  Cam- 
pitelli,  incontro  la  Chiesa  di  s.  Venanzio 
de  ' Camerinesi  (ne  parlai  ancora  nel  voi. 
XXXIII,  p.  71  e  72  )  e  la  Fontana  in 
piazza  d'Avacoeli  (^.),  ed  è  girato  in 
isola  con  due  portoni,  di  figura  irrego- 
lare ,  con  comoda  scala  e  appartamenti 
ben  distribuiti.  INe  fu  architetto  Gio.  An- 
tonio de  Rossi,  che  gli  die  molta  solidi- 
tà e  molti  ornamenti  esterni. 

Palazzo  Muti  Papazzurri.  Nel  rione 
Trevi,  sulla  piazza  de'  ss.  Apostoli,  ora 
del  marchese  Savorelli  ministro  della  re- 
pubblica di  s.  Marino,  che  l'ha  fatto  ri- 
stampare ;  l'abitò  Giacomo  III  re  cattoli- 
co d'  Inghilterra  e  vi  morì  colla  regina 
sua  moglie ,  onde  si  può  leggere  il  voi. 
XXXV,  p.  97  a  102.  Ha  tre  facciate, 
quella  però  a  levante  non  è  compita;  buo- 
ne sono  le  scale.  Ne  fu  architetto  il  mar- 
chese Gio.  Battista  Muti ,  che  vi  adope- 
rò un  bello  e  gentil  disegno.  Coutigua  al 
palazzo  e  sotto  arco  già  di  passaggio,  si  ve- 
nera la  bella  immagine  di  Maria  Mater 
ìniscricordiae,  perciò  detta  à&W  Archetto, 
dq)inta  a  olio  sopra  un  tegolone,  al  dire 
del  n.°  125  del  Giornale  di  Roma  18  ì  1, 
mentre  il  Marchetti,  De'prodigiip.  1  (be- 
ne informato  pel  processo  fatto  ai  prodi- 
giosi movimenti  degli  occhi  delle  sacre 
immagini  ),  la  dichiara  dipinta  sopra  te- 
la di  3  iu  4  palmi  ;  pei  suoi  prodigii  cou- 


PAL 

tiaui,  in  Roma  da  antico  tempo  cele- 
bratissirni,  è  molto  frequentata  dai  suoi 
innumerabili  divoti,  ed  in  parlicolar  mo- 
do per  essere  stata  nel  g  luglio  (  non 
ai  6)  1796  la  prima  fra  le  sacre  imma- 
gini dell'  alma  città  che  portentosamen- 
te mossero  le  pupille  ,  di  che  parlai  nel 
■voi.  XXXIV,  p.  21.  Nel  i85i  l'attuale 
proprietario  marchese  Alessandro  Muti 
Papazzurri  già  conte  Savorelli,  con  pia 
magnificenza  ha  dai  fondamenti  nobil- 
mente ricostruito  la  cappella  ,  con  ele- 
ganti e  lodate  architetture  del  conte  \  ir- 
ginio  Vespignani.  Si  ammira  ornata  di 
■vaga  cupola,  con  figure  di  gesso  rappre- 
sentanti angeli  a  foggia  di  cariatidi,  con 
islucchi  dorati  e  tramezzali  da  pitture  di 
angeli  e  virtù  eseguite  a  buon  fresco  ;  es- 
sendo l'edicola  o  tabernacolo  che  contie- 
ne la  prodigiosa  immagine  ,  tutto  rilu- 
cente d'oro  e  gemme  preziose,  decorato 
di  due  colonne  e  archivolto  di  marmo  e 
d'  intarsiature  di  malachite,  lapislazzuli, 
agate  e  diaspri:  svariati  marmi  colorati 
accrescono  gli  abbellimenti  di  porzione 
delle  pareli  e  del  pavimento.  Ma  tutte  le 
sue  parti  sono  descritte  dal  citato  Gior- 
nale, come  dell'apertura  di  sì  splendido 
luogo,  seguila  il  3i  maggio,  con  finter- 
\ento  del  re  Lodovico  di  Baviera,  di  al- 
cuni cardinali  e  altri  personaggi. 

Palazzo  Niccoli  ni  in  piazza  Colon- 
na. Nel  rione  Colonna,  incontro  a  quel- 
lo de'Chigi  e  in  un  lato  si  distende  sul- 
la via  del  Corso.  Fu  de' del  Bufalo,  poi 
de'  marchesi  Niccoliui  di  Firenze,  indi 
nella  maggior  parte  del  marchese  Bran- 
cadoro.  Venne  architettato  da  France? 
sco  Peparelli,  altri  dicono  da  Giacomo  deU 
la  Porta,  con  bella  facciala, 

Palazzo  Ni  eco  li  ni  in  Banchi.  Nell'io? 
ne  Ponte,  quasi  rimpetto  al  palazzo  Ab 
berini,  accanto  alle  fontanelle  di  Ban- 
dii. Fu  edificato  per  niesser  Roberto 
Strozzi,  indi  appartenne  ai  Gaddi,  ai 
Valdina  Cremona,  poi  ai  marchesi  Nic- 
colini  di  Firenze,  ed  ora  è  proprietà  di 
mg.1  Camillo  Amici  e  fratello  che  l'han- 


PAL  3.3 

no  restaurato.  L'edilìzio  è  lodala  archi- 
tettura di  Jacopo  Tatti  detto  Sansovino 
fiorentino,  il  quale  fecevi  una  buona  fac- 
ciata a  bugne  ben  ripartite  e  con  ottime 
finestre.  In  altri  tempi  si  vedeva  in  fondo 
della  graziosa  corte  un  gruppo  di  Mar- 
te e  Venere,  buona  scultura  del  Moschi- 
no,  artista  riputato  del  secolo  XVI. 

Palazzo  Oclescalchi.  Nel  rione  Tre- 
vi, incontro  la  chiesa  de' ss.  Apostoli. 
V.  Odescalcht  famiglia.  Sotto  l'arco  che 
congiungequesto  edilizio  al  Palazzo  Ruf- 
fo si  venera  l'immagine  della  B.  Vergi- 
ne dipinta  a  olio,  che  a' 9  luglio  1796 
principiò  a  muovere  portentosamente,  a 
girare  e  ad  abbassare  le  pupille,  siccome 
abbiamo  dal  Marchetti,  De  prodigii  p. 
160. 

Palazzo  Orsini  Sacelli.  Nel  rione  s. 
Angelo.  V.  Orsini  famiglia. 

Palazzo  Ottoboni  Fiano.  Nel  rione 
Colonna.  V.  Ottoboni  famiglia. 

Palazzo  Pamphilj  in  piazza  Navona. 
Nel  rione  Parione,  congiunto  alla  Chie- 
sa clis.  Agnese  (P.)t  dal  Iato  settentrio- 
nale, fatto  riedificare  nel  i65o  da  In- 
nocenzo X(P.),  con  architetture  di  Gi- 
rolamo Rainaldijgià  possedendolo  la  sua 
famiglia  :  a  Palazzo  dissi  del  suo  sac- 
cheggio. Ha  due  facciate,  una  sulla  piaz- 
za Navona,  1'  altra  lungo  la  strada  che 
dalla  piazza  di  Pasquino  conduce  alla 
chiesa  di  s,  Maria  dell'Anima;  in  cia- 
scuna è  il  portone  nel  mezzo.  Il  primo 
e  principale  meltenel  portico  e  alla  sca- 
la comoda  e  ampia  ;  dopo  il  portico  vie- 
ne la  corte,  in  fondo  della  quale  e  in  fac- 
cia al  primo  trovasi  l'altro  portone,  a 
destra  poi  si  passa  ad  altro  cortile.  L'in- 
gresso principale  è  ornato  di  colonne 
sorreggenti  la  loggia,  con  soverchi  ornati 
nel  prospetto  della  facciata,  essendo  l'op- 
posta più  semplice.  Fu  già  ricco  di  scul- 
ture antiche  e  altri  pregievoli  oggetti. 
Nel  contiguo  Collegio  Pamphilj  (V)  e- 
siste  ancora  la  celebre,  bella  e  copiosa  bi- 
blioteca, segnatamente  in  materie  lega- 
li, che  forse  supera  le  altre,  descritta  dal 


3.4  PAL 

Piazza  neWEusci'ologio,  trai,  i  3,  cap.  7, 
Della  librerìa  Pamfiliana.  La  dice  no- 
bilissima, arricchita  co'libri  di  Clemente 
Vili   Aldobrandini  e  da  esso  postillali 
(alcuni  anche  da  s.  Filippo  Neri),  con 
quelli  del  cardinal   Girolamo  Pamphilj 
che  fu  gran  legista,  d'Innocenzo  X  fon- 
datore della  biblioteca,  del  cardinal  Be- 
nedetto Pamphilj,  di  Ottavio  Falconieri 
importante  assai,  degli  atti  per  la  cano- 
nizzazione di  s.  Ignazio  e  di   altri   rari 
libri  e  codici   mss. ,  principalmente  dei 
pontificali  denominali  Papi.  Il  eh.  pro- 
fessore d.  Salvatore  Proja  nelle  Notizie 
biografiche  del  prof.  Domenico  Qaartan- 
ni  bibliotecario  della  Pampldliana,  Ro- 
ma 1840,  riprodusse  la  descrizione  del 
Piazza,  ne  rimarcò  i  singolari  pregi,  de- 
plorando  il  decadimento  del  suo  splen- 
dore perla  perdita  di  preziosi  mss.,  spe- 
rando che  l'odierno  principe  Dnria  Pam- 
philj voglia  ristorarla  dai  sofferti   danni 
e  riaprirla  con  un  degno  custode  a  van- 
taggio degli  studiosi.  Ora  vi  si  ammirano 
le  pilline  nella  volta  della  gran  galleria; 
di  Pietro  da  Cortona,  che  vi  espresse  i  fatti 
d'Enea  traiti  dall'  Eneide,  e  meritarono 
l'incisione  in  rame:  nelle  camere  sono 
bei  fregi  del  Romanelli, e  alcune  vollicelle 
dell'  Allegrini.   Dal  collegio  si   discende 
nella  propinqua  suddetta  chiesa  per  co- 
moda scala,  eguale  a  quella  che.  Borro- 
mini  fece  al  Palazzo  ColUcola.  Di  que- 
sto palazzo  e  di  chi  l'abitò,  erudite  noli- 
zie  pubblicò  il  Cancellieri,  Il  mercato, 
il  lago,  ed  il  palazzo  Pam  fili  ano,  Roma 
1  8  1  1 .  Fu  onorato  della  presenza  d'I  mio- 
cenzoX,  ed  anche  di  Leone  XII, come  no- 
tai nel  voi.  XXXV11I,  p.  61. 

Palazzo  Pamphilj  in  piazza  di  Vc~ 
nezia.  Nel  rione  Pigna  incontro  al  pa- 
lazzo di  Venezia,  congiungendosi  per  di 
dietro  col  seguente.  L'edificò  il  principe 
d.  Camillo  Pamphilj  nel  1743,  con  ar- 
chi  lettura  di  Paolo  Amalii.  La  fabbrica 
è  imponente  con  troppi  ornati;  bella  è  la 
scala  e  ben  divisi  sono  gli  appartamenti. 
Da  ultimo  fu  abitato  dal  cardinal   Cu- 


PAL 

valchini,  che  Leone  XII  volea  visitare, 
come  riportai  nel  voi.  XXX  Vili,  p.  66, 
e  dai  cardinali  Bernetti  e  Caprano,  vi- 
sitali da  Gregorio  XVI,  ed  il  primo  più 
volte. 

Palazzo  Pamplvlj  Doria  sul  Corso. 
Nel  rione  Pigna,  accanto  la  Chiesa  di  s. 
Maria  in    Via   Lataj  è  vastissimo,  si 
congiunge  al  precedente,  e   prolungasi 
per  buono  spazio  sulla  piazza  del  Colle- 
gio rornanoj  ha  due  prospetti,  uno  sul 
Corso  nella  facciata  abbellita  d'ordine  del 
principe  Camillo  Pamphilj,  con  architet- 
tura del  Valvasori,  criticata  per  diverse 
stravaganze;  l'altro  sulla  delta  piazza, 
che  si  pretende  murato  coi  disegui   del 
Borromino,   e  quantunque    non   abbia 
del  grandioso,  pure  ha  molto  del  leggia- 
dro e  del  solido.  Questo  secondo  palaz- 
zo fu  incominciato  dal  principe  d.  Ca- 
millo ex  cardinale  e  nipote  d'Innocenzo 
X,  e  compito  dal  suo  figlio  d.  Giovanni 
Battista. Nel  prospetto  sul  Corso  si  apro- 
no tre  portoni,  uno  nel  mezzo,  due  al- 
l'estremità; quello  è  adorno  di  4  colon- 
ne di  granito  bigio  sostenenti  una  loggia 
di  travertini  ;  questi  rimangono  fiancheg- 
giati da  due  colonne  di  cipollino,  sorreg- 
genti pure  due  loggie  abbellite  con  colon- 
ne di  ricchi  marmi   colorati.  Il  portone 
dell'angolo  meridionale  dà  accesso  ad  un 
androne  che  serve  ad   uso  di   magazzi- 
no; quello  di  mezzo  e  l'altro  all'angolo 
settentrionale  introducono  in  bel  porti- 
co quadro  in  colonne  di  travertino,  me- 
no le  4-  angolari  che  sono  di  granito  ros- 
so ;  il   qual  portico  è  di  ottima  archi- 
tettura, eha  perdi  sopra  una  loggia  chiu- 
sa di  bizzarro  disegno  negli  ornati  delle 
finestre,  e  nel  mezzo  racchiude  un  cor- 
tile, ridotto  da  ultimo  a  vago  giardino  con 
pai  leni,  spalliere  di  fiori  e  altre  belle 
piante.  Il  portone  del  centro  del  prospetto 
ha  subilo  entrati  nel  portico  la  scala  bel- 
la e  comoda,  e  per  essa  si  salisce  agli  ap- 
partamenti e  alla  galleria:  il  braccio  del 
portico  incontro  conduce  alla  spaziosissi- 
ma corte,  ove  sono  la  cavallerizza,  le  stai- 


P  A  L 

le  e  le  rimesse,  di  recente  ridotta  in  ot- 
timo stato;  poiché  ov' era  la  peschiera 
alle  pareti  si  sono  dipinti  gli  emblemi  e 
stemmi  gentilizi  de'Doria  Pampini},  e  do- 
po l'arco  si  è  formata  la  cavallerizza  co- 
perta di  ferro  fuso  con  vano  quadrato 
in  mezzo  con  cristalli  donde  riceve  lume. 
Questa  gran  corte  da  tramontana  rispon- 
de all'ingresso  sulla  piazza  del  collegio  ro- 
mano, ed  a  mezzodì  comunica  col  pa- 
lazzo Pamphilj  sulla  piazza  di  Venezia, 
formando  pittoresca  e  imponente  vedu- 
ta. L'altro  portone  all'estremità  setten- 
trionale, che  rimane  presso  delta  chiesa, 
mette  nel  braccio  del  portico,  da  cui  per- 
correndo un  androne  assai  lungo,  a  si- 
nistra del  quale  sono  i  bagni  di  fresco 
e  signorilmente  costruiti,  si  giunge  ad  un 
portico  di  colonne  di  granito,  sorreggenti 
una  volta  piana.  In  fondo  ad  esso  por- 
tico si  trova  la  scala  di  questo  Iato  di 
palazzo,  che  lino  al  primo  piano  ha  gra- 
dini di  finissimo  marmo  bianco  e  agia- 
tamente conduce  agli  appartamenti.  11 
palazzo  Doria  Pamphilj,  che  meglio  di- 
rebbesi  un  aggregato  di  palazzi,  ha  im- 
ponentissimo  aspetto  e  veramente  sem- 
bra più  un  regio  edilìzio,  che  una  prin- 
cipesca dimora.  Deve  sapersi  che  in  par- 
te dell'area  che  occupa  quello  del  Cor- 
so il  cardinal  Nicolò  Acciapacci  vi  co- 
minciò la  fabbrica  d'un  palazzo,  resta- 
to sospeso  nel  i447  Per  sua  moi"te;  '° 
proseguì  il  cardinal  Dionisio  Zecch,  indi 
lo  acquistò  già  compito  dal  precedente 
il  cardinal  Fazio  Scultorio,  al  quale  aven- 
dolo domandato  Giulio  li  premurosa- 
mentej  per  darlo  al  suo  nipote  France- 
sco Maria  duca  d'  Urbino,  il  cardinole 
glielo  donò;  ma  poscia  non  ottenendo 
il  cardinal  Santoiio  i  promessi  compensi, 
anzi  cadendo  dal  favore  del  Papa,  ne  mo- 
rì di  malinconia  nel  i'jio.  Dipoi  Cle- 
mente Vili  con  chirografo  de'2  {  agosto 
1601  concesse  al  nipote  cardinal  Pietro 
Aldobrandini  la  tratta  di  12,000  l'ub- 
bie di  grano,  per  pagare  col  riti  atto  tifi- 
la medesima  il  palazzo  da  lui  comprato 


P  A  L  %  1 5 

dal  duca  d'Urbino  al  Corso  presso  s.  Ma- 
ria in  Via  Lata,  come  riporta  il  Cancel- 
lieri nel  Mercato  p.  189.  D'allora  in  poi 
il  palazzo  prese  il  nome  Aldobrandino 
finché  lo  cambiò  in  Pamphilj,  quando 
divenne  proprietà  di  questa  casa,  per  lo 
sposalizio  di  Olimpia  Aldobrandini  ni- 
pote ed  erede  di  Clemente  Vili  e  del 
suddetto  cardinal  nipote,  col  mentovato 
d.  Camillo  Pamphilj  nipote  d'  Innocen- 
zo X,  e  dalla  medesima  Aldobrandini 
lasciato  al  loro  figlio  cai  -d'inai  Pamphilj; 
il  palazzo  prese  l'attuale  denominazione 
Dorici,  dagli  eredi  de'  Pamphilj  (^r). 
Quanto  al  palazzo  corrispondente  alla 
piazza  del  collegio  romano,  riporta  il  Gal- 
letti, Primiccro  p.  3~4>  crie  Clemente 
Vili  concesse  l'arco  di  Camigliano,  così 
allora  chiamandosi  il  campo  o  piazza  di 
detto  collegio,  presso  il  monastero  di  s. 
Salvatore  di  CamrcKano  ai  due  aman- 

o 

ti  (come  si  chiamava  la  regione,  for- 
se da  qualche  monumento  gentilesco  clie 
rappresentasse  due  amanti:  il  monaste- 
ro nel  1082  già  era  unito  a  quello  dei 
ss.  Ciriaco  e  Nicolò,  di  cui  feci  menzio- 
ne a  Chiesa  di  s.  Maria  i\  Via  Lat\, 
ove  riportai  diverse  notizie  sul  palazzo 
in  discorso,  mentre  nel  voi.  VII,  p.  273, 
descrissi  i  canonici  regolari  de  due  a- 
mantì  istituiti  in  Francia)  e  l'odierno  di 
s.  Marta,  di  cui  feci  cenno  nel  voi.  XTT, 
p.  1  8  1 ,  al  cardinal  Anton  Maria  Sai  via- 
li, il  quale  avendolo  demolito,  si  servì 
dei  cementi  per  erigere  il  suo  palazzo  in 
questo  luogo,  incorporato  poi  nel  gran- 
dioso de'  Pamphilj. 

Lungo  e  soverchio  sarebbe  il  novera- 
re le  ricchezze  dei  marmi  diversi,  i  co- 
modi d'ogni  sorta,  gli  abbellimenti  delle 
stanze  e  le  cose  preziose  (he  contengono. 
Quanto  alla  splendida  galleria  de'quadri 
si  anelerebbe  all'infinito  descriverli,  per 
cui  solo  accennerò  i  più  classici  o  famo- 
si, seguendo  1'  ordine  tenuto  dal  Ton- 
ci  :  Descrizione  ragionata  della  galleria 
Doria,  Roma  1  794-  Dopo  questa  drscii- 
zione  artistica,  molli  cambiarono  di  sito, 


3i6  PAL 

e  l'odierno  principe  d.  Filippo  ai  tanti 
miglioramenti  e  abbellimenti  operati  in 
questo  complesso  di  magnifici  edilìzi , 
volle  superbamente  ampliata  la  sontuo- 
sa galleria,  coli'  aggiunta  del  vasto  salo- 
ne Aldobrandino  ove  fece  collocare  molti 
quadri,  specialmente  diversi  di  quelli  che 
erano  nelle  stanze  dal  lato  del  collegio 
romano,  in  cui  egli  abita  colla  princi- 
pessa consorte,  in  una  delie  quali,  non  è 
gran  tempo,  fu  collocato  il  famoso  ri- 
tratto del  sublime  Andrea  Doria  (che 
celebrai  a  Genova  e  altrove),  eseguito 
da  frate  Sebastiano  del  Piombo.  La  gal- 
leria Doria  componesi  di  molte  stanze, 
parecchie dellequali appartenenti  a  quel- 
le del  principe,  come  del  gran  quadralo 
sovrastante  al  portico  dalla  parte  del  Cor- 
so. Sì  giunge  ad  essa  per  quella  scala  che 
trovasi  a  sinistra  entrando  dal  portone  di 
mezzo;  in  passalo  era  l'ingresso  per  la 
scala  grande  dal  lato  del  collegio  roma- 
no, donde  incomincierò  a  indicare  le  prin- 
ci  pai  issi  me  tra  le  tante  pitture  che  arric- 
chiscono la  decantata  galleria.  Perla  va- 
sta sala  del  baldacchino,  si  entra  nella 
prima  stanza  del  magnifico  appartamen- 
to, ripiena  di  paesi  eccellenti  ;  altri  su- 
perbi paesi  di  Nicolò  e  Gaspare  Pous- 
sin, Rosa,  Eremiti  e  altri  sono  nel  se- 
guente salone.  Nella  3.a  stanza  si  di- 
stinguono s.  Caterina  di  Scipioneda  Gae- 
ta, il  gran  quadro  di  Castiglione  con  o- 
jieutale  a  cavallo,  s.  Paolo  di  Taddeo 
Zuccari,  Madonna  di  Giovanni  Bellini, 
s.  Sebastiano  di  Agostino  Caiacci.  Nella 
4-'  vanno  rimarcati  l'Endimione  di  Guer- 
ci no,  la  Deposizione  di  croce  di  Paolo  Ve- 
ronese, i  ritratti  di  Macchia  vello  di  del  Sar- 
to, di  Bartolo  e  Baldo  diRalfaele, quello  di 
Giansenio  di  Tiziano,  la  Pietà  d'  Anni- 
bale Caiacci,  Diana  con  Endimione  di 
Rubens,  la  celebre  vedova  di  VVan-Dyck, 
di  cui  è  pure  un  ritratto,  dicesi  la  sua 
bella;  il  ritratto  di  d.  Olimpia  d'autore 
incerto,  il  riposo  in  Egitto  di  Luca  d'O- 
landa, e  s.  Girolamo  di  detto  Caiacci. 
Nelia  5.a  primeggiano,  Gesù  che  paga. 


PAL 

il  dazio  del  Calabrese,  il  ritratto  di  Hol- 
bein  e  sua  moglie  fitto  da  lui,  Semira- 
mide della  scuola  de'  Caiacci.  Nella  6." 
si  distinguono  la  fuga  di  Giacobbe  di  Bas- 
sano,  la  favola  d'Icaro  e  Dedalo  di  Al- 
bano, del  quale  è  ancora  il  Presepio,  s. 
Girolamo  del  Palma.  Nel  i.°  braccio  del- 
la galleria  sono  più  cospicui,  la  disputa 
di  Gesù  del  Dossi,  la  Visitazione  capo- 
lavoro del  Garofalo,  la  Maddalena  di  Ti- 
ziano; le  lunette  de'Caracci  con  la  fuga 
in  Egitto,  la  Visitazione,  l'Assunta,  Cri- 
sto portato  al  sepolcro,  la  sua  nascita, 
la  venuta  de'Magi;  gran  paese  di  Clau- 
dio, la  cena  d  Etnaus  di  Lanfranco,  Er- 
minia del  Guercino,  s.  Rocco  di  Schido- 
ne,  altro  superbo  paese  di  Claudio,  la 
Virtù  di  Correggio,  un  paese  del  Dome- 
nichino.  Nel  2.0  braccio  la  volta  ha  fre- 
schi del  Melani,  e  pel  gran  numero  di 
sue  finestre,  le  pareti  sono  coperte  di 
grandi  specchi  (di  cui  e  di  eccellenti  cri- 
stalli la  famiglia  ne  possiede  molti)  e  al- 
tri ornamenti.  Passando  nella  i.* stanza 
del  prossimo  appartamento  sonovi  bel- 
li paesi  e  marine  de'  citati  e  altri  auto- 
ri, come  di  Gaspare  degli  Occhiali  che 
in  due  vedute  di  Venezia  ha  imitato  il 
riflesso  degli  edilizi  nell'acqua,  s.  Pietro 
di  Guido  Reni,  quadro  simbolico  di  Ti- 
ziano. Nella  i.'  altre  vedute  di  mare, pae- 
si e  battaglie,  due  figurine  al  lume  di 
notte  di  Gherardo  delle  Notti.  Nella  3/ 
altre  vedute,  Leda  di  Tiziano,  ed  alcu- 
ni ritratti  fatti  da  lui,  la  Madonna  di  del 
Sarto,  il  Battista  di  Caravaggio,  la  presa 
di  Castro  del  Borgognone  e  di  Maratta, 
ritratto  di  Pordenone.  Nella  4-1  sono  più 
pregievoli  diversi  paesi  e  vedute,  1'  Er- 
minia di  Romanelli  II  3."  braccio  della 
galleria  precipuamente  comprende,  un 
stupendo  paese  di  Claudio,  mezza  figura 
di  Mori  Ilo;  sacra  Famiglia,  s.  Caterina 
ed  il  Presepio  di  Garofalo;  la  strage  de- 
gl'Innocenti di  Luca  Giordano,  il  figlio 
prodigo  e  s.  Agnese  del  Guercino,  la  Mad- 
dalena di  Carnas,  la  Madonna  col  Band- 
bino  e  Giuditta   di   Guido,  il  singolare 


PAL 

riti  alto  d' Innocenzo  X  di  Velasquez, 
Mai  zia  di  Caraccio  il  Presepio  del  Parmi- 
giauino,  Madonna  di  Sassoferrato,  s.Eu- 
slachio  d'Alberto  Duro,  Gesù  nel  deser- 
to di  Botb,  gli  avari  di  Menescalco,  sa- 
cra Famiglia  di  fr.  Bartolomeo,  i  4  Ele- 
menti di  Breugel,  paese  del  Domenichino, 
Susanna  di  Caracci,  Erminia  di  Pietro 
da  Cortona,  Sansone  del  Guerciuo,  s.  Pie- 
tro in  carcere  di  Lanfranco,  Cristo  in 
Croce  di  Michelangelo,  il  sagrifizio  di 
Abramo  e  la  Madonna  di  Tiziano,  un 
convito  di  Teniers,  il  ritratto  della  regi- 
na Giovanna  di  Leonardo  da  Vinci,  la 
Maddalena  di  Caravaggio,  la  bellissima 
copia  delle  nozze  Aldobrandini  di  Pous- 
sin, diversi  graziosi  paesi  e  vedute,  Beli- 
sario di  Rosa,  i  ritratti  di  Calvino  e  Lu- 
tero buona  copia  dell'originale  di  Gior- 
gione,  Madonna  di  Lodovico  Caracci  , 
per  non  dire  di  altri  molti,  anche  di  scuole 
ili  verse  e  di  autori  incogniti  ,  esistendo 
nella  galleria  del  braccio  degli  specchi  il 
bel  ritratto  della  pia  e  virtuosa  d.  Teresa 
Orsini  madre  dell'  attuale  principe,  del- 
lo spagnuolo  Caldarera. 

Palazzo  Patrizi.  Nel  rione  s.  Eusta- 
chio, incontro  la  chiesa  di  s.  Luigi  de'fran- 
cesi,  di  cui  parlai  nel  voi.  XXVI,  p.  23 1, 
primeggia  il  palazzo  de'  marchesi  Patri- 
zi, considerevole  per  l'ampiezza,  come 
pure  pe'  nobili  ornamenti  che  ne  deco- 
rano le  scale  e  le  stanze.  Di  cpiesta  illu- 
stre famiglia  e  della  villa  Patrizi  fuori  di 
Porla  Pia,  V .  Patrizi  cardinale. 

Palazzo  Pio.  Nel  rione  Parione:  ne 
parlai  ne' voi.  X,  p.  i  io,  XVI,  p.  i63, 
XXXIX,  p.  3  1 6.  Altre  volte  vi  erano 
moltissimi  quadri  rari,  che  Benedetto 
XIV  acquistò  per  la  galleria  di  Campi- 
doglio. 

Palazzo  Piombino.  Nel  rione  Colon- 
na :  vedasi  il  voi.  XL,  p.  i  1 2,  ove  ne 
parlo,  come  degli  altri  palazzi  de'  flou - 
compagn  o-  Lndovisi. 

Palazzo  Poli.  Nel  rione  Trevi:  vedasi 
il   voi.  XVII,  p.  8i. 

Palazzo  Rcgis.  Nel  rione  Parione,  sul- 


P  A  L  3.7 

la  via  de'  Baullari,  detto  la  Farnesina  di 
Michelangelo  :  de'suoi  pregi  e  contrasta- 
to autore  parlai  nel  voi.  XX11I,  p.  207 
e  208.  Fu  già  della  famiglia  dell'  Aqui- 
la, de'Silveslri,  ed  il  suo  prospetto  prin- 
cipale è  nel  vicolo  dell'Aquila  che  prese 
la  denominazione  dall'  antica  proprieta- 
ria dell'edilìzio  che  l'abitava.  Questa  ric- 
ca e  nobile  famiglia  in  Roma  possedeva 
altre  abitazioni,  ed  in  Borgo  era  il  pa- 
lazzo edificato  coi  disegni  di  Raffaele, 
ciò  che  avrà  dato  argomento  di  crederlo 
architetto  anche  di  questo  palazzo. 

Palazzo  Ricci.  Nel  rione  Regola,  lun- 
go la  via  Giulia,  già  degli  Acquaviva  :  se- 
condo il  Cancellieri,  Mercato  p- 1  87,  sem- 
bra che  il  palazzo  sia  stato  anche  de' Far- 
nesi, perchè  comprato  nel  1  53  1  da  Co- 
stanza dal  vescovo  di  Bisignano  Fabio 
Arcelli,  indi  ampliato  e  ridotto  in  forma 
piò  elegante.  Dopo  la  morte  di  Costan- 
za passò  al  cardinal  Guido  A  Scanio  Sfor- 
za, e  poi  al  conte  Sforza  di  lei  (iglio.  Fu 
eretto  con  semplici  e  sode  architetture 
da  Nanni  di  Baccio  Bigio  :  nelle  pareti 
di  esso,  dalla  parte  posteriore  che  guar- 
da la  piazzetta  verso  la  chiesa  degli  spa- 
glinoli di  Monserrato,  dipinsero  a  sgraf- 
fio o  a  chiaroscuro  Polidoro  e  Maturino 
da  Caravaggio;  ma  di  questi  pregiatissi- 
mi lavori  si  vedono  pochi  vestigi.  In  una 
delle  sale  interne,  d'ordine  del  cardinal 
Ricci  da  Montepulciano,  Cecchino  Sal- 
viati  dipinse  a  fresco  in  piò  quadri  molte 
storie  di  David,  e  fra  le  altre  Bersabea 
nel  bagno  è  rimarchevole;  in  altri  e- 
sprense  la  morte  di  Uria,  l'Arca,  e  la  bat- 
taglia di  tal  re. 

Palazzo  Rìnuccini.  Nel  rione  Pigna, 
sulla  piazza  di  Venezia,  ficendo  angolo 
sul  Corso.  Appartenne  agli  Asti,  indi  ai 
marchesi  Rinuccini  di  Firenze,  dai  qua- 
li l'acquistò  madama  Letizia  madre  del- 
l'imperatore Napoleone,  che  l'abitò  e  vi 
morì  (  V .  Passionate  ).  Lo  ha  eredi- 
lato  il  nipote  d.  Carlo  Bonaparte  prin- 
cipe di  Canino,  del  quale  e  della  fami- 
glia  parlai  nei  voi.   XX11I,  p.    199,  e 


3i8  l'AL 

XLV,  p.  1 58,  a  Parigi  ed  in  moltis- 
simi articoli  che  la  riguardano.  L'edi- 
lizio venne  eretto  con  architetture  di 
(iio.  Antonio  de  Rossi,  e  Dell'  insieme 
viene  lodalo;  il  portone  fu  abbellito  poi 
dagli  Aste.  Negli  appartamenti  sortovi 
oggetti  preziosi  ed  eccellenti  quadri. 
Palazzo  Rospigliosi.  Nel  rione  Monti. 

V.  ROSPIGLIOSI  FAMIGLIA. 

Palazzo  Ruffo.  Nel  rione  Trevi,  in- 
contro a  quello  de'Colonna.  Lo  fece  edi- 
ficare la  famiglia  Cibo,  indi  passò  in  do- 
minio de' duchi  Altemps,  de' marchesi 
I simbardi,  della  s.  Casa  di  Loreto,  del 
cardinal  Tommaso  Ruffo  per  la  prela- 
tura di  famiglia,  che  lo  fece  rimoder- 
nare da  Gio.  Battista  Contini.  Gli  ap- 
partamenti sono  vasti  e  bene  distri- 
buiti. 

Palazzo  Ruspoli.  Nel  rione  Campo 
Marzo  sul  Corso:  vedasi  il  voi.  XLI,  p. 
igo,  mentre  a  Museo  Vaticano  ricor- 
dai i  busti  marmorei  trasportati  dalla 
galleria  Ruspoli  al  braccio  di  Pio  VÌI. 
.Solo  aggiungerò,  che  nel  piano  terre- 
no, ov'è  il  rinomato  Caffé  nuovo,  dalle 
finestre  si  sono  tolte  le  ferrate,  e  pel  Car- 
nevale di  Roma  (  di  cui  parlai  ancora 
a  Giuoco  e  Ottoboni  famiglia,  quanto 
alle  più  antiche  notizie),  si  formano  in- 
nanzi tante  altre  loggie.  Non  èa  dire  que- 
sto luogo  centrale  della  magnifica  via 
(pianto  in  tal  tempo  particolarmente 
sia  brillante,  ed  in  ispecie  1'  ultima  se- 
ra di  carnevale  pei  famosi  moccoletli, 
che  diconsi  principiati  in  Roma  circa  il 
i  760. 

Palazzo  Sacchetti.  Nel  rione  Ponte, 
lungo  la  via  Giulia,  presso  la  chiesa  di 
s.  Riagio  della  Pagnotta,  che  Gregorio 
XVI  die  per  ospizio  alla  nazione  arme- 
na, onde  ne  parlo  a  Patriarcato  arme- 
no. Lo  fabbricò  per  proprio  uso  il  cele- 
bre architetto  Antonio  Sangallo  toscano 
«li  Mugello,  e  vi  pose  lo  slemma  farne  - 
siano  di  Paolo  III,  che  lo  protesse  sem- 
pre, coll'iscrizione  :  Tu  iniìuquodcumque 
hoc  rerum  est;  forse  per  allusione  all'a- 


PAL 
gialezza  ih  cui  vivea  per  le  munificen- 
ze di  quel  Papa.  Morto  Antonio  l'edilì- 
zio venne  acquistalo  dal  cardinal  Ricci 
di  Montepulciano,  che  lo  fece  compiere 
e  aumentare  colla  direzione  dell' archi- 
tetto Nanni  di  Baccio  Bigio  fiorentino, 
e  abbellire  con  pitture  di  Cecchino  Sal- 
viati  neh'  appartamento  più  uobile  del 
i.°  piano,  esprimendo  sulle  pareli  del- 
l'anticamera diverse  storie  del  Testamen- 
to vecchio,  con  molta  intelligenza  ed  a- 
more  ;  nella  galleria  vi  eseguì  altri  di- 
pinti a  fresco  (ma  i  Profeti  e  le  Sibille 
si  credono  de'suoi  allievi),  ed  alcune  del- 
le principali  azioni  di  David,  con  mera- 
viglioso disegno  e  colorito.  Il  palazzo  ven- 
ne definitivamente  compito  dai  succes- 
sivi proprietari  Ceoli,  indi  dagli  Acqua- 
viva,  finché  l'acquistarono  i  marchesi 
Sacchetti  attuali  signori  di  esso,  della 
qua!  nobile  famiglia,  oltre  le  biografie 
de'due  cardinali  Sacchetti,  parlai  in  piìi 
luoghi,  come  a  Frascati  e  Ostia,  per  le 
ville  che  vi  possedevano.  Questo  bel  pa- 
lazzo ha  il  portico  del  cortile  con  pila- 
stri dorici^  buona  scala  e  nobili  appar- 
tamenti. Anticamente eranvi  alcune  scul- 
ture pregievoli,  comprate  dal  marchese 
Lucalelli ,  e  moltissime  pitture  d'ottimi 
artefici., acquistale  daBenedettoXIV  pel 
museo  e  galleria  di  Campidoglio.  Dipoi 
furono  trasportati  nel  palazzo,  dal  casi- 
no del  pineto  de' Sacchetti,  due  bellissi- 
mi dipinti  di  Pietro  da  Cortona,  espri- 
menti Adamo  ed  Eva,  la  Madonna  col 
Bambino.  Nel  giardino  di  questo  palaz- 
zo, già  fornito  di  singolari  piante,  Ro- 
ma \i<le  la  prima  volta  in  opportuna  ba- 
checa vegetare  il  rarissimo,  oggi  comune, 
Nerium  oleandcr,  detto  ammazza  l'asi- 
no, di  fiore  rosso,  pervenuto  dall'  Indie. 
Palazzo  Sacripante.  Nel  rione  Ponte 
a  piazza  Fiammetta  (  così  detta  dal  cen- 
no fatto  a  Palazzo  Camuccini).  Appar- 
tenne ai  Ruizzi,iodi  l'acquistarono  i  mar- 
chesi Sacripante  di  Narni.  Fu  architetta- 
to da  Bartolomeo  Ammannalo,  alili  lo 
dicono  disegno  di  Bramante. 


PAL 

Palazzo  Salviati.  Nel  rione  Trasleve- 
re,  inconlio  al  porlo  Leonino,  nella  via 
LungaVa.  Oltre  quanto  dissi  nei  voi.  Il, 
p.  228,  e  VI,  p.  4'2r  aggiungerò  ch'esso 
apparteneva  ai  della  Cornia,  quindi  lo 
acquistò  e  ampliò  il  cardinal  Gio.  Sal- 
viati, benché  altri  lo  dicano  edificato  dal 
suo  fratello  cardinal  Bernardo  ,  il  quale 
soltanto  l'ingrandì  e  abbellì  per  ricever- 
vi Enrico  III  re  di  Francia  che  pensava 
di  portarsi  in  Roma.  Ne'signorili  appar- 
tamenti fra'  quadri  eranvi  i  ritratti  di  Ma- 
ria Sai  viati  madre  di  Cosimo  I,  e  di  Fran- 
cesca Salviati  madre  di  Leone  XI,  ese- 
guiti dal  Furiai.  Le  volte  di  due  ampi  sa- 
loni furono  colorite  a  fresco  da  Gio.  Maria 
Morandi  fiorentino,  che  vi  rappresentò 
Cefalo  e  Amore, Teseo  e  Arianna  :  la  cap- 
pella fu  dipinta  da  Sante  Ti  ti  e  da  Fran- 
cesco Salviati  ;  il  1 .°  vi  condusse  alcuni 
Apostoli  e  nella  facciata  dell'altare  il  Cro- 
cefisso, il  2.0  vi  eseguì  nella  volta  alcu- 
ne storie  di  s.  Giovanni.  La  contigua  de- 
liziosa villa,  caduta  in  (squallore,  Leone 
XII  ridusse  a  orto  botanico  per  l'univer- 
sità romana,  e  Gregorio  XVI  lo  miglio- 
rò ed  abbellì,  di  che  feci  cenno  nel  voi. 
XLIV,  p.  io3. 

Palazzo  Sampieri.  Nel  rione  Ponte,  in- 
contro a  quello  di  Sacripante.  E  gentile, 
con  facciata  a  bugne  di  buon  gusto  ,  e 
sembra  eretto  nel  secolo  XVI. 

Palazzo  Santacroce.  Nel  rione  Regola, 
sulla  piazza  di  Branca  ,  così  detta  dalla 
famiglia  di  tal  cognome  che  vi  possede- 
va un  palazzo,  come  rilevai  nel  voi.  XXI, 
p.  34-  De'quattro  cardinali  Santacroce  e 
di  alcune  notizie  della  famiglia,  parlerò 
a  quegli  articoli.  L'  architettura  di  que- 
sto edilìzio  è  di  Francesco  Peparelli,  che 
vi  adoperò  proporzioni  grandiose  sì  nel- 
l'interno, che  nell'esterno,  ed  eleganti  e  so- 
bri ornamenti.  Nel  fregio  ch'è  nel  corti- 
le sono  de'bassorilievi,e  per  le  scale  sta- 
tue e  busti.  Gli  alFreschi  della  galleria  gli 
eseguirono  il  Ruggeri  e  il  Ciatnpelli. 

Palazzo  Sciarra  Colonna.  Nel  rione 
Trevi  sul  Corso, nella  piazza  cui  dà  no- 


PAL  3ig 

me.  Ne!  voi.  XIV,  p.  298  parlai  de'  suoi 
architetti  :  ha  una  sola  facciata,  perchè 
non    furono    le    altre    tirate    a  compi- 
mento. La  bellezza  della  facciata,   alta- 
mente lodala  dal  Milizia,   è   nella   sem- 
plicità e  grandiosità,  avvertendo  che   il 
portone  tanto  ammirato  dal  volgo  per- 
chè lo  crede  di  un  sol  pezzo,  non  accor- 
da colla  semplicità  dell' edilìzio,  ed   ha 
piedistalli   troppo  alti,  profilati  e  incor- 
niciati. Il  portone  è  fiancheggialo  da  due 
colonne    doriche   di    travertino,   scana- 
late e  baccellate   nel   terzo  inferiore,  le 
quali  sorreggono  la  ringhiera.  Al  r.   pia- 
no di   questo  signorile  palazzo   trovasi 
la  galleria,  la  quale  va  adorna    di  bella 
e  pregievole  collezione  di  quadri,  che  al- 
la famiglia  Sciarra  Colonna  [V.)   pro- 
vennero dalla  divisione  fatta  coi  Barbe- 
rini dopo  la  morte   del   contestabile  d. 
Filippo.  Essa  può  dirsi   una  delle   mi- 
gliori  raccolte  di  dipinti   che    sieno  in 
Roma  ,   ma  accennerò  solo  i  più   clas- 
sici. La  deposizione  dalla  Croce  di  Ba- 
rocci, Mosè  di  Guido,  la  sacra  Famiglia 
e  la  Flagellazione  di  Searsellino,  s.  Pie- 
tro di  Pietro  da  Cortona,  di  cui  è  pure 
s.  Agostino;  le  Madonne  del  Francia,  di 
del  Sarto,  di  Sacchi  e  di  Maratta;  il  fa- 
mosissimo ritratto  incognito  dipinto  da 
Raffaele  nel   1  5  18,  conosciuto  sotto  il  no- 
me di  suonatore  del  violino j  la  decolla- 
zione del  Battista  del  Giorgione,  l'amor 
coniugale  di  Agostino  Caiacci,  i  giuocato- 
ri  di  Caravaggio,  la  Vanità  e  la  Modestia 
credute  di  Leonardo  da  Vinci  0  di  Luiui, 
la  Maddalena  di  Guido,  i  Re  magi  di  Ga- 
rofalo, la  famiglia  di  Tiziano  eseguita  da 
lui,  il  transito  di  Maria  d'Alberto  Duro, 
altra  Maddalena  di  Guido  detta  della  ra- 
dice,due  evangelisti  di  Guercino, oltre  di- 
versi paesi  di  Claudio.  Nella  raccolta  poi 
delle  antiche  statue  di  marmo,  primeg- 
giano due  di   bronzo,   una  grande  del- 
l'imperatore  Settimio   ed  altra   piccola 
d'Arpocrate. 

Palazzo  Serlnpi.  Nel  rione  Colonna, 
iti  YÌa  del  Seminario,  presso  il  Collegio 


L  0  O  U  7  J 


320                      PAL  PAL 

rfcJ  //oM',  già  de'  CvfsceirJ,  antichissi-  lupi  Crescerai ,che  da  ultimo  ebbero  un 

irta  e  ùobilé  filmigli;»  di  cui  parlai  indi-  cardinale.    L'  architettò   Giacomo  della 

versi  articoli,  ed  a  Palazzo   rammentai  Porta. 

quando  corse  pericolo  d'essere  saotlieg-  Palazzo  Sora.  Nel  rione  Parione  :  ne 

»ialo,  seppure  non  sia  l'altro  ora  de' Do-  parlai   ne'  voi.  XXIV,   p.   a5l,  e  \  L, 

uelli  :  poi  l'acquistarono  i  marchesi  Scr-  p.  i  12. 


UNE     DEL     NOLUME    CINOl  ANTESIMO. 


BX  841  .M67  1840 

sncR 

fioroni  ,  Gaetano, 

1802-1883. 
Dizionario  di  erudizione 

storico-ecclesiastica 
AFK-9455  (awsk)